Presentato il progetto di FederAnziani sull’ambiente “Non esiste un Pianeta B”

È stato presentato, a Scalea, Non esiste un pianeta B, il progetto di FederAnziani Calabria contro l’abbandono di mozziconi di sigarette nella comunità che provoca un alto tasso di inquinamento e che è stato proposto ai Comuni calabresi.

Nel corso della conferenza stampa di presentazione del progetto, nella sala consiliare di Scalea, sono emersi numeri preoccupanti per il territorio: il 26% dei calabresi fuma con una media di 15 sigarette al giorno, per un totale annuo di 2.750.000.000; si stima che il 60% dei fumatori non smaltisca correttamente i mozziconi di sigarette, così una gran quantità di esse invade fiumi, coste e spiagge finendo in mare.

Quindi 1 miliardo di mozziconi di sigarette, pari a 300 tonnellate di rifiuto speciale, provocano danni enormi al sistema ambientale calabrese”, si è ribadito, grazie anche al lavoro dell’ex assessore regionale all’ambiente Diego Tommasi.

Coinvolti, oltre a Federanziani, il Comune di Scalea, la Provincia di Cosenza, l’Opi di Cosenza, l’Anci e Federsanità Anci e l’associazione Volare. Insieme alle associazioni “Centro donne Roberta Lanzino” ed il centro di aggregazione sociale di Scalea è partita la prima tappa.

L’idea è quella di riempire i contenitori, consegnarli ed avere in cambio dei regali offerti da alcune aziende del territorio. Caffè e passata di pomodori, intanto. Soddisfatti il vicesindaco Annalisa Alfano e l’assessore all’ambiente Davide Manco.

«Le cattive abitudini dei fumatori sono anche associate alla mancanza di strumenti per disfarsi correttamente dei mozziconi; eppure una Legge dello Stato disciplina questa materia prevedendo l’installazione nelle strade, nei parchi e nei luoghi ad alta aggregazione sociale di appositi raccoglitori. Senza dimenticare le sanzioni che variano dai 25 a 300 euro», hanno ribadito Alfano e Manco, insieme al supporto tecnico della società Mia e di Azzurra che si occupano di smaltimento rifiuti e disinfestazioni varie.

«I senior sono persone che hanno più tempo libero e disponibile, se adeguatamente formati possono essere le sentinelle ed i custodi dei territori. Ed in questo modo si mantengono attivi e connessi con l’amministrazione collaborando alla salvaguardia dell’ambiente in cui vivono e possono avviare azioni di educazione civica verso i nipoti, che saranno i cittadini di domani», il pensiero della presidente di FederAnziani Calabria, Maria Brunella Stancato e di Antonio Volpentesta dell’Associazione Volare.

A settembre, dopo alcune tappe intermedie sul corso principale di Scalea, il resoconto delle attività. Poi spazio ai giovani, alle scuole, ai volontari ed a chi premia l’ambiente. (rcs)

Ambientalisti contro Occhiuto: non ci ha convocati per lo stato del mare

Italia Nostra, Legambiente, WWF e Lipu, le più importanti e rappresentative Associazioni Ambientaliste Calabresi, in una nota congiunta hanno rilevato come le continue richieste di incontri urgenti fatte al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, non hanno mai avuto risposta.

«La stampa di qualche giorno fa – hanno rilevato le Associazioni in una lettera rivolta a Occhiuto – ha doto notizia che il Presidente Occhiuto  ha illustrato ai giornalisti, ai sindaci  ed ad un’associazione  i provvedimenti adottati in questi giorni con l’Ordinanza n. 10 del 16 giugno 2022  in merito alla gestione della depurazione e per il  mare calabrese pietoso».

«La vicenda si ripete ed ancora una volta la stessa associazione è stata ricevuta ieri dal Presidente Occhiuto e nella giornata di oggi parteciperebbe all’incontro che lo stesso presidente Occhiuto terrà con tutti i Sindaci per una rendicontazione delle misure avviate» hanno rilevato ancora le Associazioni, ricordando che «il 15 dicembre 2021 le  hanno  chiesto  un incontro urgente  dopo aver presentato  insieme ad altre dodici Associazioni  due corpose e dettagliate osservazioni in merito all’Impianto di smaltimento di rifiuti pericolosi e non  di San Sago nel Comune di Tortora, posto sulle sponde del fiume Noce, di cui è in corso  la procedura di rinnovo AIA per la riapertura dell’impianto dopo 9 anni di chiusura. Non abbiamo ricevuto né una convocazione né una risposta».

«Analoga richiesta di incontro le stesse Associazioni, insieme ad altre 12 Associazioni – continua la nota – la quasi totalità di quelle presenti sulla fascia tirrenica cosentina, le hanno presentato   in data 01.04.2022,  poco dopo la pubblicazione dell’Ordinanza n. 09 del 17.03.2022 sullo smaltimento dei fanghi presenti negli impianti che avrebbero  impedito il corretto funzionamento dei depuratori». 

«Volevamo confrontarci – hanno spiegato – sui dati che i funzionari della Regione Calabria avevano raccolto relativi alle ispezioni ed alle verifiche dei depuratori della Provincia di Cosenza perché ritenevamo che il cattivo funzionamento della depurazione avesse origini ben più strutturali e non solo legate al trattamento dei fanghi. Anche in questo caso alcun incontro ci ha accordato ed oggi è lei stesso  ad affermare che l’intervento per lo smaltimento dei fanghi non è servito a niente  avendo appurato che  comunque gli impianti non funzionano bene».

«Si è ricorso ai ripari con una nuova Ordinanza, la n. 10 del 16 giugno 2022 – prosegue la nota – per interventi urgenti sui depuratori di 13 Comuni della fascia Tirrenica e sugli scarichi abusivi a stagione estiva già iniziata. Ancora provvedimenti di emergenza, molto tardivi che difficilmente, ma non ce lo auguriamo, possano produrre effetti significativi come quelli che vengono assicurati. Lo vedremo presto. Vorremmo ricordarle, Presidente Occhiuto, che il suo ruolo istituzionale non le consente di scegliersi associazioni di eventuale gradimento escludendo dal confronto tutte le altre, forse giudicate scomode, poco inclini a fare da megafono». 

«Con i nuovi provvedimenti tardivi – si legge ancora – si parla anche di monitorare e prevenire  scarichi abusivi,  di vietare la circolazione notturna degli auto spurgo, di pulizia dei corsi d’acqua, dei fiumi , di  monitorare i depuratori dei comuni montani  che scaricano in canali, torrenti che giungono a mare tramite l’immissione nei fiumi come il Noce, il Fiume Lao, l’Abatemarco ecc. Ci verrebbe da dire “benvenuta regione Calabria”. Sono anni che segnaliamo queste problematiche ad una Regione sorda e cieca e non ci siamo risparmiati ad inviare segnalazioni   alle autorità, a scrivere sui giornali, a darne spazio sui social, insomma cercando di fare tutto ciò che alle Associazioni è consentito per smuovere una situazione di spregevole paralisi».

«Presidente Occhiuto – si legge ancora – lei può concedere incontri a chi vuole, non per questo ci stracceremo le vesti. Ora verificheremo se le misure tampone costate ai Calabresi milioni di euro avranno quell’impatto promesso se attuate, pretendendo la massima trasparenza delle informazione e continueremo ad insistere per la realiz–zazione di un piano organico strutturale di efficientamento, ammodernamento ed adeguamento dell’intero sistema  depurativo della nostra costa che la Regione Calabria non ha,  senza il quale il mare presenterà  sempre delle criticità».

«Il mare è la nostra primaria risorsa – conclude la nota – che le classi dirigenti della nostra regione, nessuna esclusa,  hanno colpevolmente e completamente trascura to con le conseguenze che oggi vediamo. Non ci sarà un’altra volta per intervenire. Sappiatelo». (rrm)

ACQUA, AMBIENTE, ENERGIA: DALLA SVIMEZ
INDICAZIONI PER UTILIZZO RISORSE PNRR

In Calabria, l’attivazione in termini di valore aggiunto della produzione delle utilities (ambientale, idrico ed energetico), ha un’incidenza dello 0,5%. È il valore minimo rilevato nelle otto regioni meridionali dal Rapporto Sud I servizi pubblici locali nell’Economia del Mezzogiorno, elaborato da UtilitaliaSvimez.

Un dato che preoccupa, ma che deve far comprendere come sia importante investire le preziose risorse del Pnrr per migliorare la qualità della vita dei calabresi, partendo dall’acqua, dall’ambiente e dall’energia.

Soprattutto sull’acqua, la nostra regione ha un problema serio: è tra le più colpite per l’irregolarità nel servizio dell’erogazione dell’acqua e il 28,8% delle famiglie si lamenta del problema. Grave disagio, poi, anche sui consumi: il 38,2% delle famiglie ha dichiarato di non fidarsi a bere l’acqua del rubinetto.

Quello presentato è, infatti, un prezioso documento che analizza e valuta gli impatti economici e occupazionali nei vari settori in cui operano le utilities (ambientale, idrico ed energetico) nelle regioni del Mezzogiorno. Vengono messe a fuoco sia le criticità, legate ad alcuni ritardi storici e all’incalzare della crisi climatica e per la cui risoluzione vengono effettuate alcune proposte, sia le opportunità, moltiplicate dalla destinazione del 40% delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) alle regioni meridionali.

Secondo il rapporto, infatti, «i servizi di pubblica utilità, nello specifico quelli relativi alla gestione delle risorse idriche, ambientali ed energetiche, svolgono un ruolo particolare: sono vettori che possono accelerare il passaggio verso un’economia decarbonizzata, basata sulla circolarità delle risorse, sul miglioramento della qualità della vita e sul rafforzamento della resilienza dei sistemi economici e sociali».

«In quasi 290 mila gli addetti nel comparto delle utilities, di cui oltre 93 mila impiegati nelle unità locali situate nelle regioni meridionali. Il peso relativo del Mezzogiorno sull’Italia è dunque pari al 32%, in linea con il peso demografico di queste regioni e nettamente maggiore di quanto emerge da altri indicatori economici (la quota del PIL meridionale su quello nazionale, ad esempio, arriva a malapena al 22%). In termini di occupati, il peso relativo delle utilities sul totale dell’industria raggiunge l’8,9% nel Sud, ed è pari al 4,5% nel CentroNord».

«Passando, però – si legge – dal numero degli occupati alla produttività, l’equilibrio tra Nord e Sud viene ribaltato. Il valore aggiunto per occupato nelle utilities del Mezzogiorno è pari a circa 116 mila euro, mentre nel Centro-Nord si attesta a 166 mila euro, rispetto a valori pari, rispettivamente, a 48 e 67 mila euro per il totale dell’industria. Inoltre il Sud Italia è caratterizzato da una minore concentrazione di società rispetto al resto del Paese: delle 1.301 realtà a livello nazionale, soltanto 260 hanno sede nelle aree meridionali. Nel 2020, il valore della produzione (fatturato) dei servizi di pubblica utilità realizzato da 241 aziende con sede legale nelle regioni del Mezzogiorno ha sfiorato i 5 mld di euro, che corrisponde al 21% dell’intero fatturato prodotto su scala nazionale, nel medesimo anno, dalle aziende attive nei due settori considerati (idrico e servizio ambientale)».

«Il valore della produzione – viene spiegato – complessivamente attivato dalle utilities del Mezzogiorno qui considerate è pari, in valore assoluto, a circa 11 mld di euro a scala nazionale. Per offrire un termine di comparazione, quest’ultimo dato è pari a quasi lo 0,4% dell’intero valore della produzione nazionale al netto delle attività non market2 nel 2019. Per ogni euro di produzione realizzata nel Sud da parte delle utilities esaminate se ne attivano, in Italia, circa 2,2».

Tornando al discorso dell’attivazione in termini di valore aggiunto nelle otto regioni meridionali e la sua incidenza sul Pil, se la Calabria è quella che presenta il valore minimo, c’è la Puglia che, invece, presenta il valore più alto (1,6%).

Dunque, «In sei regioni su otto del Mezzogiorno, l’attivazione di valore aggiunto è uguale o superiore al punto percentuale (sul PIL regionale). Sono valori che indicano come, al di là delle funzioni di primaria importanza svolte da queste aziende (basti pensare a quelle attive nella raccolta dei rifiuti), esse presentano una “dimensione” economica non trascurabile. A fronte di un numero complessivamente esiguo di aziende, la loro capacità propulsiva appare comparativamente elevata».

Per Svimez e Utilitalia, poi, c’è un altro elemento da considerare, ossia che le aziende meridionali sono importanti attivatori di produzione e occupazione anche per le regioni del Centro-Nord. Se nelle regioni del Sud, per ogni milione di euro di produzione realizzata dalle utilities locali, si attivano dai 7 ai 10 addetti, la produzione totale attivata dalle aziende genera a livello nazionale da 2 a 3 posizioni lavorative aggiuntive che interessano le regioni del Centro-Nord. In altri termini, per ogni milione di euro di produzione realizzata dalle imprese meridionali, in media una quota prossima al 30% dell’attivazione complessiva di occupazione va a beneficio delle regioni centro-settentrionali».

Per quanto riguarda il settore idrico, è cosa nota che il Sud soffra di significativi ritardi sia sulla governance che sugli investimenti. Una condizione che aumenta il divario con il resto del Paese andando a creare quella che nel rapporto viene chiamata Water service divide.

«La presenza di piccoli operatori – si legge – spesso coincidenti con i singoli Enti Locali, e la mancanza di un ente di regolazione locale che coordini l’attività dei gestori sul territorio, hanno forti ripercussioni sulla pianificazione degli interventi e sulla determinazione delle tariffe: i gestori del servizio si ritrovano spesso in condizioni di difficoltà economica per cui l’obiettivo finale si focalizza più sulla necessità di contrastare eventuali squilibri di breve termine che su una pianificazione ottimale di lungo periodo che guardi all’efficienza della gestione. È dunque necessario garantire la piena operatività agli Enti di Governo d’Ambito, passaggio fondamentale per il superamento delle gestioni in economia (che al Sud servono il 26% della popolazione; vedi figura) e della frammentazione gestionale che rappresentano un freno allo sviluppo industriale e agli investimenti».

Per Svimez e Utilitalia, «sarebbe opportuno prevedere un’accelerazione nella realizzazione delle infrastrutture interregionali o comunque sovra-ambito (già previste nei piani di bacino e nel Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico) ecoerentemente, completare la costituzione di una nuova Società dello Stato (prevista dalla Legge di Stabilità per il 2018) che subentri all’EIPLI, ente definitivamente soppresso e posto ormai in liquidazione. Lo stallo sul destino di questo ente determina infatti un’elevata vulnerabilità del sistema di grande approvvigionamento di buona parte del Sud Italia, comportando un rischio significativo per l’uso civile dell’acqua ma anche per quello irriguo e industriale».

«Si tratta di interventi urgenti perché l’infrastruttura presente nelle regioni del Sud è stata in gran parte realizzata grazie alle risorse previste dalla Cassa del Mezzogiorno» viene evidenziato nel Rapporto, dove viene spiegato che il Sud deve fare i conti con la persistente scarsità della risorsa idrica.

Purtroppo, infatti, «in molte zone i problemi connessi alla disponibilità di acqua potabile costringono ogni anno le amministrazioni a emanare ordinanze di razionalizzazione delle acque, causando disagi alla cittadinanza soprattutto nel periodo estivo. Il quadro complessivo ha un impatto evidente sui consumi di energia elettrica: se da un lato il consumo di energia dell’acqua immessa in rete è abbastanza omogeneo, lo stesso non può dirsi in relazione ai volumi consegnati all’utenza».

E, proprio sulla dispersione dell’acqua, è stato rilevato come «in sei capoluoghi del Mezzogiorno si osservano perdite totali lineari sulla rete comunale di distribuzione dell’acqua potabile superiori a 100 metri cubi per chilometro di rete, che si traducono in perdite percentuali superiori al 50%. Basti pensare che la percentuale delle perdite di Siracusa è pari al 68% circa, mentre a Milano scende al 14%. %. Questa differenza è espressione del service divide che caratterizza il comparto idrico italiano, ovvero l’asimmetria in termini di qualità del servizio offerto tra Nord e Sud del Paese, che può essere riequilibrata solo con un piano di investimenti strategico per le regioni meridionali».

«Inoltre in 11 Comuni capoluogo di provincia/città metropolitana, localizzati tutti nel Mezzogiorno, si è fatto ricorso a misure di razionamento nella distribuzione dell’acqua potabile, disponendo la riduzione o sospensione dell’erogazione idrica. A 10 Famiglie e servizio idrico: nel Mezzogiorno maggiore irregolarità nel servizio e bassa fiducia nel bere acqua del rubinetto Attivazione complessiva degli investimenti nel periodo 2018-2023: in termini di produzione 3,2 mld € con 42mila ULA Enna, Pescara, Cosenza e Reggio di Calabria le restrizioni nella distribuzione dell’acqua potabile sono state estese a tutto il territorio comunale. Le situazioni più critiche si sono registrate ad Agrigento e Trapani, dove l’erogazione dell’acqua è stata sospesa o ridotta in tutti i giorni dell’anno, con turni diversi di erogazione estesi all’intera popolazione residente».

Da questi dati, dunque, emerge come le sfide più importanti per le utilities del Sud sono legate essenzialmente alla riduzione del service divide, soprattutto nei settori idrico e ambientale. L’obiettivo è migliorare i servizi erogati anche nell’ottica di aumentare il grado di resilienza di fronte agli effetti dei cambiamenti climatici.

A tal proposito dal rapporto emergono alcune precise proposte: è necessario sostenere e potenziare lo sviluppo industriale delle utilities nel Sud Italia favorendo le gestioni industriali per superare i problemi derivanti dalla frammentazione; migliorare e semplificare la governance, per garantire rapidità ed efficacia nel processo di evoluzione industriale, incentivando la completa realizzazione degli investimenti, e semplificare i procedimenti autorizzativi; completare il processo di costituzione di una nuova Società dello Stato, che subentri ad EIPLI, per garantire il riequilibrio della dotazione della risorsa idrica nel bacino distrettuale dell’Appennino Meridionale; incentivare il processo di digitalizzazione del comparto; e, infine, programmare lo stanziamento di nuove risorse destinate alle regioni del Meridione ed assicurare la realizzazione degli investimenti.

Nelle regioni del Sud inoltre – e in particolare in Sicilia, in Puglia e in Basilicata – è presente il maggior potenziale di sviluppo delle rinnovabili da solare ed eolico d’Italia. Ad oggi la produzione di energia rinnovabile da queste fonti, al Sud Italia, è pari a circa il 30% della produzione nazionale (dati Terna): un valore che può crescere sensibilmente, contribuendo al raggiungimento dei target previsti dalla normativa europea.

Per la Presidente di Utilitalia, Michaela Castelli, «l’unica strada percorribile per elevare il livello dei servizi pubblici al Sud è favorire una gestione industriale, ovvero una gestione unica che si occupi dell’intero ciclo dell’acqua come dei rifiuti. Come dimostrano le positive esperienze del Centro-Nord e quelle delle realtà industriali presenti nel Meridione, solo in questo modo è possibile ottenere un incremento degli investimenti e della qualità dei servizi offerti ai cittadini».

«Bisogna intervenire – ha evidenziato – nei territori in cui le amministrazioni locali non hanno ancora affidato il servizio a un soggetto industriale, con l’obiettivo di superare le gestioni in economia e la frammentazione gestionale. Per ogni euro di produzione realizzata nel Sud da parte delle utilities esaminate nel Rapporto se ne attivano, in Italia, circa 2,2: il comparto può dunque contribuire in maniera importante al rilancio economico del Meridione, anche dal punto di vista dell’impatto occupazionale diretto e indiretto».

Anche per il Direttore Generale della Svimez, Luca Bianchi «il comparto delle utilities risulta essere uno dei canali di trasmissione più idonei a mettere a terra con profitto le risorse del PNRR nel Mezzogiorno. La maggiore robustezza rispetto al resto dell’industria riscontrata nelle gestioni integrate idriche e dei rifiuti, così come la capacità progettuale e di governo del sistema dei Consorzi di Bonifica, sono gli elementi che lo studio mette in evidenza come leve cruciali per favorire la transizione digitale ed ecologica del Mezzogiorno».

«Puntare su modelli di governance – ha sottolineato – che si sono rivelati efficaci anche al Sud, rafforzandoli nei territori in cui ancora non si sono insediate le gestioni industriali e concentrandovi le maggiori risorse per investimenti del PNRR, può essere la soluzione per sopperire al deficit di capacità amministrativa che potrebbe compromettere l’efficacia del PNRR nel Mezzogiorno. Tanto più che l’impatto degli investimenti su questi settori risulta essere particolarmente incisivo nella formazione di nuova occupazione e riguarda gli ambiti più esposti alle sfide del cambiamento climatico».

«Gli investimenti sulla digitalizzazione delle gestioni idriche, dei campi agricoli, sulla depurazione e sul trattamento dei rifiuti possono produrre effetti a cascata (effetti spillover) nel lungo periodo di gran lunga superiori alle stime di impatto sul Pil e occupazione, peraltro già consistenti, elaborate in questo studio», ha concluso Bianchi. (rrm)

Mare Pulito incontra Occhiuto: Illustrate le attività messe in campo dalla Regione

È stato un incontro proficuo, quello avvenuto tra il presidente e il vice presidente dell’Associazione Mare PulitoAlessandro RuvioGiuseppe Dattilo, e il presidente della Regione, Roberto Occhiuto.

All’incontro, a cui erano presenti anche Salvatore Siviglia, dirigente del Dipartimento Territorio e Tutela dell’Ambiente e i responsabili degli uffici tecnici regionali, con cui l’Associazione ha potuto verificare quali azioni concrete la Regione ha messo in campo per la risoluzione delle note problematiche relative all’inquinamento del mar Tirreno.

Ai due esponenti di Mare Pulito, infatti, dopo un lungo incontro con il Presidente della Regione, è stata mostrata la documentazione delle attività realizzate fino a questo momento e sono stati illustrati i progetti in corso.

«L’appuntamento con il Governatore ha permesso, anzitutto – viene spiegato in una nota – di illustrare tutti i progetti realizzati dall’Associazione, ma si è concretizzato anche in uno scambio di pareri volto all’instaurazione di una sinergia tra la Regione e l’Associazione per discutere delle sorti del mare calabrese».

«L’Associazione, dopo aver verificato personalmente il lavoro che sta svolgendo la Regione Calabria e gli interventi di risoluzione che si stanno realizzando – spiega la nota – non può che esprimere soddisfazione. Non c’è dubbio che la problematica, purtroppo, sia grave e richiederà tempo e pazienza, tuttavia, finalmente, sembrerebbe che si stia andando nella direzione giusta».

Mare Pulito, poi, ha ricapitolato le attività realizzate e programmate dalla Regione:  il Dipartimento Territorio e Tutela dell’Ambiente ha costituito un gruppo di lavori con funzionari regionali, dipendenti Arpacal, dipendenti delle province e dipendenti dell’ufficio del commissario per monitorare lo stato di efficienza degli impianti di sollevamento e degli impianti di depurazione.

Inoltre, il Dipartimento sta predisponendo un sistema informatico territoriale per la gestione di tutte le informazioni legate alla tutela del territorio e del mare. Oltre a ciò, è stato preposto un gruppo di funzionari che si interfacciano giornalmente con cinque comuni affidati al loro controllo (1 funzionario ogni 5 comuni); sono stati individuati molti degli scarichi potenzialmente abusivi e segnalati ai singoli comuni, nonché alla Procura competente.

Come già annunciato nelle scorse settimane sono state mappate tutte le criticità sui corsi d’acqua e programmati gli interventi da realizzare; Calabria Verde ha già realizzato degli interventi di pulizia dei corsi d’acqua (Malpertuso di Falconara, Aron di Cetraro, il Savuto ecc.). Ancora, sono state risolte le criticità relative agli impianti di sollevamento e ai quadri elettrici. Viepiù, già negli scorsi mesi sono stati smaltiti i fanghi degli impianti di depurazione di tutti i comuni.

Entro il 15 luglio i comuni dovranno realizzare lavori di manutenzione e di ripristino della corretta funzionalità degli impianti, per i quali è stato già stanziato un finanziamento da parte della Regione. In totale, è stata programmata una spesa di complessivi 7 milioni di euro, di cui 3 già spesi e 4 già impegnati e liquidati durante lo stato di avanzamento dei lavori.

È stato confermato che dal 15 di luglio sarà in funzione, per 4 comuni dell’alto Tirreno (Tortora, Praia a Mare, San Nicola Arcella e Scalea), il battello ecologico “puliscimare”, per la pulizia delle acque superficiali.

Inoltre, il Presidente della Giunta Regionale ha predisposto specifiche ordinanze (la n. 9 e la n. 10), finalizzate alla rimozione dei fanghi e alla sistemazione degli impianti di sollevamento.

È stato, poi, instaurato un tavolo regionale con Procure, Prefetture, Capitanerie di Porto, Guardia di Finanza e Carabinieri per le attività di verifiche degli scarichi abusivi e delle anomalie presenti.

A conclusione dell’incontro, il Presidente della Regione ha comunicato che domani, presso la Cittadella regionale, si terrà una nuova riunione – alla quale parteciperanno anche delegati di Mare Pulito – con tutti i sindaci per una rendicontazione dello stato dei procedimenti avviati.

In ultimo, il Prefetto di Cosenza ha finalmente emanato l’ordinanza che impone il divieto di circolazione notturna dei veicoli adibiti allo spurgo dei pozzi neri e/o condotti fognari. (rcz)

 

In Cittadella regionale confronto su ambiente, salute e sport con l’Ammi Catanzaro e gli studenti

In Cittadella regionale si è svolta la terza edizione del progetto Green Ammi, organizzato dalla sezione catanzarese dell’Ammi – Associaizone Mogli Medici Italiani, che ha visto un importante confronto su ambiente, salute e sport.

«Il Green Ammi – ha affermato la presidente Silvana Aiello Bertucci – è incentrato sulla relazione tra ambiente, natura e salute, alla quale, per il terzo meeting, abbiamo aggiunto la parola sport, un altro elemento importante per la nostra salute psico-fisica».

«Ringrazio – ha aggiunto la presidente – la Regione Calabria che condivide con noi questo progetto sin dall’inizio. A fine incontro ci ha raggiunto il segretario particolare del presidente Roberto Occhiuto, Luigi De Rose, che ha accolto il dono fatto dall’Ammi alla Regione: un albero per diffondere il nostro messaggio di sostenibilità».

«Credo molto nei semplici ma significativi gesti e realtà come l’Ammi sono speranze per il futuro di questa Terra», sono state le parole di commento di De Rose.

Tanti e di rilievo gli interventi che si sono susseguiti.

Agostino Miozzo, consulente per la Regione Calabria in materia di sanità e protezione civile, ha coinvolto i ragazzi raccontando loro il mondo della protezione civile: «Parliamo sempre superficialmente dei problemi dell’ambiente – ha detto – . È importante conoscere per sapere come comportarci in caso di emergenza, per proteggere la propria esistenza e quella degli altri».

«È fondamentale acquisire una cultura di Protezione Civile – ha dichiarato Domenico Costarella, direttore generale della Dipartimento della Protezione Civile Calabria –. È venuto il momento di prendere coscienza per imparare ad essere custodi del territorio».

«Siamo quello che mangiamo – ha puntualizzato Ludovico Abenavoli, medico, componente dell’Unità di Crisi per il Covid-19 della Regione Calabria – per questo è dobbiamo seguire la dieta mediterranea e fare regolarmente attività sportiva: basilare per prevenire l’insorgere di patologie croniche».

Saverio Mirarchi, presidente Lega Nazionale Dilettanti Calabria e vice presidente Area Sud LND ha sottolineato il ruolo dello sport per i giovani come importante agenzia educativa.

L’avvocato Antonella Palaia Di Tocco si è soffermata sul recente inserimento della tutela dell’ambiente nei principi fondamentali della Costituzione; mentre il presidente del FAI Calabria, Annalia Paravati, ha raccontato la mission del Fondo Ambiente Italiano e la volontà di diffondere la “cultura del rispetto”.

Per Pietro Marino, presidente dell’associazione Vita Ambiente, «è importante fare rete e portare avanti le progettualità che scaturiscono da questi incontri. Grazie a queste iniziative riusciamo a sensibilizzare le comunità e a stimolare una cittadinanza attiva».

I veri protagonisti sono stati gli studenti del liceo scientifico “L. Siciliani” guidato dal dirigente scolastico Filomena Rita Folino, sempre attenta ai progetti di sensibilizzazione dedicati ai giovani, che ha ringraziato per la collaborazione le docenti Francesca Ferraro, Maria Minervini, Rosanna Ierardi e Caterina Palaia.

Stefano Rotella e Azzura Palmisani hanno presentato i lavori realizzati durante l’anno con i loro compagni e dedicati al tema della salvaguardia e tutela dell’ambiente, con proposte di riqualificazione di alcune aree presenti sul territorio calabrese.

E’ intervenuta anche Nuccia Carrozza, consigliera nazionale AMMI, e i docenti, Francesco Pirrone e Anna Minnicelli dell’Istituto Tecnico Tecnologico “B. Chimirri”, diretto da Roberto Caroleo, che sta lavorando molto sull’educazione alla cura e al rispetto degli spazi verdi.

Il Consiglio regionale approva la legge di riorganizzazione ambientale

Il Consiglio regionale della Calabria ha approvato, a conclusione dei lavori convocati per ieri dal Presidente Mancuso, la proposta di legge d’iniziativa della Giunta regionale “Organizzazione dei servizi pubblici locali dell’ambiente”. La delibera è stata approvata a maggioranza: il consigliere regionale Afflitto del M5S durante le dichiarazioni di voto, a sorpresa, si è unito al voto espresso dalla maggioranza dando anche il suo parere favorevole.

«Mi dispiace – ha detto il presidente Occhiuto a fine votazione – per le imboscate regolamentari di un’opposizione che sembra non conoscere i problemi della nostra Regione: abbiamo perso ancora tempo. Ci sarà un bando che scadrà il prossimo 19 maggio per recuperare le risorse che l’Aic, l’ente governato dai Comuni per la gestione dell’idrico, ha fatto perdere alla Calabria. Avevo detto al Consiglio regionale nei giorni scorsi che sarebbe stato già difficile prepararsi per centrare questo bando, e credo che una settimana può diventare decisiva per far perdere alla Calabria quest’occasione. Per fortuna sono riuscito a ottenere dal governo la possibilità di riaprire il bando con un’altra scadenza a ottobre. Mi auguro che per quella data riusciremo a recuperare le risorse perdute da chi finora si è occupato del settore idrico. È un peccato, ripeto, aver perso una settimana a causa di un cavillo regolamentare, perché avremmo potuto dimostrare al Paese di essere capaci di centrare l’obiettivo anche il 19 maggio. Pazienza, è andata così, ma oggi abbiamo ottenuto l’approvazione della legge. L’opposizione ha, invece, ottenuto pochi giorni fa una vittoria di Pirro, lo dimostra il fatto che oggi abbiamo avuto 22 voti ».

Entro venerdì è prevista la nomina del commissario della nuova Authority. «Ho detto al Consiglio regionale – ha dichiarato il presidente Occhiuto – che se ci saranno contributi migliorativi, dalla maggioranza o dall’opposizione, saremo disponibili a eventuali integrazioni. Vorrei solo che una volta tanto ci fosse un’opposizione che fosse in grado di proporre qualcosa, e non di opporsi in maniera pregiudizievole a qualsiasi proposta del governo regionale. Ma sono convinto che crescerà anche l’opposizione. Spesso i sindaci dei Comuni si sono lamentati di una Regione troppo distante rispetto ai problemi dell’idrico e dei rifiuti. Questa volta credo che il presidente della Regione abbia avuto coraggio, e trovo giusto che sia proprio il presidente della Regione a nominare chi debba occuparsi di riuscire a ottenere le risorse che servono alla Calabria per il sistema idrico e dei rifiuti. Entro venerdì conto di nominare il Commissario della nuova Authority. Sarà un calabrese, ci parlerò tra oggi e domani e conto di acquisire la sua disponibilità». (rrc) 

Ambiente e turismo, Mare Pulito sigla protocollo con lo Skal International Calabria

Un importante protocollo s’intesa p stato sottoscritto tra l’Associazione Mare Pulito e lo Skal International Calabria, con l’obiettivo di occuparsi, entrambe, dell’imprescindibile legame tra l’ambiente e la promozione turistica, con particolare riferimento alle problematiche collegate all’inquinamento del mare e delle coste.

Il protocollo, firmato da dai presidenti Francesco GentileAlessandro Ruvio, prevede di far convergere in un obiettivo condiviso la pianificazione dell’attività di promozione turistica, promossa dallo Skal, col progetto Bollino Mare Pulito, portato avanti dall’associazione Mare Pulito, e mirato, attraverso il rilascio di una certificazione gratuita, a ridurre l’inquinamento ambientale e a migliorare la qualità delle acque marittime.

Tale progetto si rivolge a tutte le attività e imprese turistiche che, operando nel rispetto dell’ambiente, si rivelano virtuose. Nella fattispecie, i requisiti richiesti per ottenere la certificazione gratuita, ovvero il “Bollino Mare Pulito”, prevedono l’essere in possesso di regolare allaccio alla rete fognaria comunale, corretto smaltimento degli oli esausti, utilizzo di detersivi e prodotti quasi del tutto biodegradabili, messa al bando della plastica usa e getta non biodegradabile né riciclabile, attuazione di una corretta gestione dei rifiuti.

L’accordo tra le due associazioni contribuirà indiscutibilmente ad una migliore qualità di vita dei residenti e garantirà maggiore visibilità alle attività e alle imprese turistiche sensibili alle tematiche ambientali e desiderose di opporsi alle problematiche che ostacolano la tutela della salute pubblica e la valorizzazione dell’ambiente, in particolar modo delle coste e del mare, oggetto principale dell’attrazione turistica della Regione Calabria.  (rcs)

Ambiente e Salute, Arpacal e Avis fanno rete per un progetto sull’epidemiologia ambientale

Importante partnership sarà firmata, il 1° febbrail, tra ArpacalAvis Provinciale di Catanzaro, per un progetto dedicato all’importante binomio ambiente e salute.

«Crediamo molto nel valore strategico del binomio ambiente e salute – ha dichiarato il direttore di Arpacal, Domenico Pappaterra – e per questo motivo abbiamo colto l’occasione di attivare una partnership con l’AVIS provinciale di Catanzaro, non solo per la sua meritoria storia nel volontariato, e quindi di presenza sul territorio, ma anche perché con essa siamo in grado di fare rete per un migliore servizio ai cittadini e, ciascuno per la propria competenza, anche al servizio sanitario regionale».

«Voglio ringraziare – aggiunge Pappaterra – per questo accordo non soltanto Francesco Parrottino, presidente dell’Avis provinciale di Catanzaro, ma anche il direttore scientifico, Michelangelo Iannone, che, con la sua esperienza come medico e docente universitario, ha dato il giusto impulso a questo progetto connesso all’epidemiologia ambientale ed altri che stiamo sviluppando».

Questa iniziativa, infatti, è stata fortemente voluta dal Direttore scientifico dell’Agenzia ambientale calabrese, Michelangelo Iannone, che, da medico nonché docente dell’Università Magna Grecia e ricercatore CNR di lungo corso nell’epidemiologia ambientale, ha già dall’anno scorso, in occasione di una interlocuzione con la facoltà di Farmacia dell’ateneo catanzarese per l’attivazione di un corso universitario in “One Health”, puntato molto anche sul binomio ambiente e salute.

«Il binomio salute e ambiente – ha dichiarato Iannone – è una visione ormai irrinunciabile per il sistema di protezione ambientale e questa convenzione è un modo concreto per riuscire a fare rete e migliorare le attività mettendole al servizio del sistema sanitario regionale e dei cittadini».

L’accordo fa forza sulla capillarità di un’associazione come Avis, particolarmente qualificata in ambito sanitario, per riuscire ad avvicinare lo scopo delle politiche ambientali all’esigenza di tutela della salute. Le attività previste dalla convenzione riguardano diversi  ambiti di indagine ambientale che hanno effetti sulla salute umana: dalla virologia ambientale, alla qualità dell’aria, dall’amianto, ai campi elettromagnetici solo per fare degli esempi.

Arpacal, inoltre, potrà avvalersi delle numerose sedi Avis per realizzare specifiche campagne ambientali, finalizzate alla divulgazione scientifica dei dati di monitoraggio che hanno effetti sulla salute. A partire dalla campagna di misurazione del radon, ad esempio, che è già operativa grazie al supporto di Salvatore Procopio, fisico del laboratorio “E. Majorana” del Dipartimento provinciale di Catanzaro, che ha avviato il monitoraggio di tutte le sedi Avis per realizzare una campagna mirata alla misurazione e la valutazione del rischio connesso alla concentrazione di attività del gas radon nei luoghi di lavoro e ambienti di vita (d.lgs. n. 101/2020).

Considerato che il gas radon negli ambienti confinati è classificato dalla OMS come cancerogeno certo di gruppo 1 ed è stimato come la seconda causa di rischio di insorgenza di tumore al polmone dopo il fumo, i dati del monitoraggio radon effettuato da Arpacal, attraverso il Laboratorio Fisico del Dipartimento di Catanzaro, risultano particolarmente significativi.

L’Isin, l’ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione, infatti, sulla base dei dati dell’agenzia, considera oggettivi i rischi di elevate concentrazioni di radon in Calabria, a conferma che la formazione rocciosa di tipo alpino e la presenza importante di faglie, rappresentano elementi assai predisponenti per la formazione del radon.

L’approccio che Arpacal salvaguarda in questo ambito di attività, nel binomio ambiente e salute, riprende e consolida il percorso di prevenzione, garantendo attraverso l’adozione di alcuni interventi tecnici, la riduzione e l’eliminazione del rischio radon per la salute. (rcz)

TRA RITARDI, COVID E CRISI ECONOMICA
CRESCE IL DIVARIO TRA CALABRIA E ITALIA

di SANTO BIONDO – La pandemia sta rialzando la testa e la Calabria non riesce ad uscire da una crisi pesante socialmente ed economicamente. La quarta ondata del Covid-19 ci sta trovando ancora una volta impreparati, dopo un 2021 che ne ha sensibilmente ridotto gli spazi di crescita ed accentuato le diseguaglianze all’interno del proprio territorio e fra questo ed il resto del Paese.

Nel settore sanitario ai ritardi con i quali già eravamo costretti a fare i conti, si stanno accumulando altri ritardi che provocano inefficienze e distorsioni nelle cui pieghe si insinua un virus sempre più indecifrabile e pericoloso.

Ma non solo la variante Omicron del Coronavirus, quasi che la nostra regione non fosse inserita nella storia pandemica dell’intera nazione, ci ha colpiti quando ancora siamo in attesa di vedere concretamente potenziate le postazioni di terapia intensiva; quando ancora stiamo aspettando che gli organici di medici e paramedici vengano potenziati; quando ancora siamo in attesa che la spesa venga certificata ed i fondi destinati alla lotta al Covid vengano utilizzati concretamente per ripagare gli sforzi di tutte quelle professioniste e tutti quei professionisti che hanno fatto enormi sacrifici nella lotta alla pandemia.

Mentre la nazione sta registrando un rimbalzo, seppur debole e frastagliato, dei suoi indici economici, la Calabria – che per oltre dodici mesi non è stata governata – rischia di veder allargare quel solco che la separa dal resto del Mezzogiorno, dell’Italia e dell’Europa.

I ritardi accumulati per insipienza sulla programmazione dei fondi europei potrebbero rappresentare una tara insuperabile per il futuro di questa terra. Una regione che la classifica della qualità della vita relega agli ultimi posti a livello nazionale, una regione che non è riuscita ad agganciare la pur debole ripresa nazionale, fatta di lavoro precario, e che si trova sempre più ai margini di un Paese che viaggia a velocità differita e che potrebbe – inevitabilmente – lasciare indietro quelle regioni che dimostrassero di essere incapaci nel gestire la grande messe di risorse che sono state messe a disposizione da un’Europa che, dopo anni di austerità, ha riscoperto la sua aspirazione solidale.

Adesso è il tempo di agire. Il 2022 per la Calabria dovrà essere l’anno della svolta, del cambiamento definitivo. Per questo siamo fermamente convinti che chi ha nelle mani la gestione della cosa pubblica regionale debba concentrarsi sullo sviluppo di tre assi fondamentali per ridisegnare il futuro di questa terra.

Intanto, è necessario agganciare concretamente le possibilità di sviluppo offerte dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e bisogna farlo in fretta. “Tempus fugit” e la scadenza di marzo 2022 per la presentazione dei progetti sembra assai vicina.

Per farlo è necessario, ovviamente, conoscere quali siano i progetti che la Regione Calabria ha deciso di mettere in campo per il finanziamento attraverso i fondi messi a disposizione dal Pnrr, togliendo su di essi quel velo omertoso che li ha coperti sino ad oggi e presentandoli al tavolo di confronto con il partenariato economico e sociale. In secondo luogo è determinante pensare ed applicare un urgente irrobustimento della macchina burocratica regionale, assai povera in termini di professionalità per la continua emorragia di esperienze e competenze verso altre parti del Paese e verso l’estero, attraverso l’apertura di una nuova stagione concorsuale che quelle esperienze sappia valorizzare, concentrandosi contemporaneamente nella ricerca delle risorse necessarie per ampliare il contributo lavorativo di Lpu ed Lsu e stabilizzare i lavoratori precari.

Allo stesso tempo, poi, è dirimente rendere operativa la cabina di regia, sulla quale è necessario l’interessamento anche del Consiglio regionale, che è istituita per il monitoraggio della spesa e per recuperare il ritardo rischioso accumulata sulla stessa e dare vita alla task force regionale di supporto agli enti locali per la gestione progettuale dei fondi europei.

Ancora è necessario dare una guida attenta e corretta ai meccanismi che intervengono sulla gestione dell’ambiente, la cui mala gestio in questi anni ha avuto ricadute importanti sulla salute dei calabresi ed ha regalato alla Calabria, soprattutto per i ritardi legati alla messa in sicurezza del sistema depurativo regionale, numerose e costose procedure di infrazione da parte dell’Europa. Così come è altrettanto determinante approntare una cura in grado di ridurre le ricadute del dissesto idrogeologico e approntare un piano efficace per ammodernare e rendere efficiente il sistema idrico regionale.

Sulla sanità, ancora, è necessario accelerare nell’azione di ricostruzione e riordino della spesa per mettere al riparo il settore ed i cittadini calabresi da quegli sperperi e quegli interessi illegali che abbiamo segnalato con un esposto alla Procura della Repubblica di Catanzaro in pieno lockdown.

La riorganizzazione della spesa sanitaria, insieme alla ricostruzione della sanità territoriale, la riorganizzazione del piano sanitario 21/23, deve procedere di pari passo con un intervento di sistema sull’informatizzazione di tutti i servizi sanitari, soprattutto di quelli inerenti alla spesa delle ingenti risorse messe a disposizione del comparto, correlandoli alla centrali di spesa nazionale al fine di mettere al riparo il Sistema sanitario regionale da ingordi interessi criminali ed evitare scorretti ed ingiusti dirottamenti della stessa.

In estrema sintesi, crediamo sia necessario correre spediti sul confronto operativo con le parti sociali su questi tre filoni fondamentali di intervento, al fine di sostenere una loro razionalizzazione e trasformare gli stessi in una importante macchina occupazionale al servizio dei cittadini calabresi onesti e non più di quella parte minoritaria che si muove solo per i propri loschi interessi.

Di questa azione di risanamento tutte le componenti sociali della Calabria, a partire dai sindaci delle grandi e medie città calabresi, dovranno sentirsi parte integrante nella convinzione che nessuno possa pensare di poter risolvere i tanti problemi di questa regione in maniera unilaterale. In questa delicata fase storica, infatti, è necessario amplificare al massimo l’azione di controllo sociale per alzare un muro invalicabile contro la criminalità organizzata.

Se si vuole cambiare la narrazione della Calabria, così come sostenuto dal Segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri dal palco della Fondazione Terina nell’ultima mobilitazione regionale prima dello sciopero del 16 dicembre, è necessario collegarsi al Paese reale, è necessario ascoltare le istanze che partono dal basso, è determinante frenare i facili entusiasmi legati alla crescita di qualche indice statistico e riconnettersi con gli italiani, quelli che non hanno un lavoro, che sono stati allontanati dal mondo produttivo, che non riescono ad arrivare a fine mese o che non possono curarsi vicino casa.

Quello messo in risalto lo sciopero generale del 16 dicembre, infatti, è un Paese che poggia su una ripresa occupazionale, fatta di lavoro precario, che esclude sempre di più le donne dal mondo produttivo; è un Paese che vede allargarsi le diseguaglianze già esistenti fra la sua parte ricca e quella più povera, che rischia di non capire le reali sofferenze della sua gente.

Lo sciopero generale del 16 dicembre ci ha detto c’è bisogno di una nazione diversa da quella uscita con le ossa rotte dalla prima fase pandemica, una nazione che deve essere ridisegnata attraverso una corretta riforma fiscale, messa in sicurezza da una moderna riforma previdenziale e resa produttiva da un potenziamento della sua offerta occupazionale. (sb)

NEL CICLO ILLEGALE DI CEMENTO E RIFIUTI
LA CALABRIA QUASI SEMPRE AI PRIMI POSTI

di ANTONIETTA MARIA STRATI – È davvero triste, oltre che desolante, rilevare come la Calabria occupi i primi posti in quasi tutte le classiche per il ciclo illegale del cemento e dei rifiuti, degli incendi e per i reati contro gli animali. È quanto emerge dal rapporto Ecomafie 2021 redatto da Legambiente con il sostegno di CobatNovammont.

Il Rapporto, che analizza i dati frutto dell’intensa attività svolta da forze dell’ordine, Capitanerie di porto, magistratura, insieme al lavoro del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente nato dalla sinergia tra Ispra e Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente e dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, indica un quadro davvero preoccupante per la nostra regione che possiede il triste primato per le interdittive antimafia con 194 provvedimenti, seguita da Camopania (100), Siclia (97) e Puglia (93).

Nei reati ambientali, è stato rilevato che Sicilia, Campania, Puglia e Calabria che incidono del 46,6% del totale nazionale e la nostra regione, purtroppo, nella classifica nazionale occupa il quinto posto, con 2.826 reati accertati, 2.259 persone denunciate, 24 persone arrestate e 1.054 arresti.

Vedendo più da vicino i dati, è Cosenza la città in cui sono stati fatti più reati, 921, con 639 persone denunciate, 6 arrestate e 282 i sequestri. Segue Reggio Calabria, con 820 reati totali, con 812 persone denunciate, 3 arresti e 428 i sequestri. A Crotone, 282 i reati 201 le persone denunciate, nessun arresto e 137 i sequestri. Catanzaro 246 reati, con 182 persone denunciate, 13 arresti e 90 sequestri. Chiude Vibo con 188 reati, 220 persone denunciate, 0 arresti e 87 sequestri.

Per quanto riguarda il ciclo illegale del cemento, sono 1.082 i reati, con 998 persone denunciate, 5 arresti e 353 sequestri. Tali numeri la colloca al quarto posto, mentre nella top 20 delle Province italiane, infatti, Cosenza è al 2° posto con 271 reati; Reggio si colloca al 5°posto; Crotone al 13° e Vibo al 14°posto.

Per quanto riguarda il ciclo illegale dei rifiuti, invece, la Calabria è all’8° posto con 456 reati. Nella top20 delle province italiane, Cosenza è all’8° posto, seguita da Reggio Calabria.

Dal 2002 ad oggi, tra le principali operazioni di polizia giudiziaria sull’art.452 quaterdecies del Codice Penale, sono state39 le inchieste che hanno riguardato la Calabria di cui 25 dirette dalle procure calabresi e 14 dalle altre procure d’Italia in cui è coinvolta la Calabria. Dall’operazione “Econox” del 20 aprile del 2002 a “Mala pigna” del 19 ottobre 2021, 193 sono state le ordinanze di custodia cautelare emesse; 616 le persone denunciate, 74 le aziende coinvolte. Ben 4 le operazioni nel 2021: “Erebo Lacinio”; “Quarta Chiave”, “Efesto 2” e “Mala pigna”.

La Calabria si colloca al 6°posto, invece, nella classifica dei casi di incendi ad impianti di trattamento smaltimento e recupero rifiuti che, dal 2013 ad oggi, in regione sono stati 88.

Nei reati contro la fauna, su terraferma e a mare, 5°posto per la Calabria con 527 reati. Reggio Calabria al 5°posto in Italia. Nella pesca illegale per km di costa, la Calabria è al 3° posto con 374 reati su 111,7 km di costa (3,3 reati per km di costa).

«La Calabria, tra i territori a tradizionale presenza mafiosa – ha dichiarato Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria –, continua a mantenersi sempre nei primi posti delle classifiche per il ciclo illegale del cemento e dei rifiuti, degli incendi e per i reati contro gli animali. Ad incoraggiarci è il ruolo della magistratura e di quei cittadini che hanno deciso da che parte stare. Tante le indagini che le procure calabresi stanno portando avanti con importanti risultati».

«Da parte nostra – ha aggiunto – continueremo a tenere alta l’attenzione attraverso la continua e pressante presenza nei territori con il prezioso contributo dei circoli locali, attraverso le nostre denunce e le diverse iniziative di sensibilizzazione. Siamo consapevoli però che tutto questo non può bastare se non verrà completato il quadro normativo sui reati ambientali soprattutto in vista dell’arrivo di ingenti somme di denaro, previste dal PNRR, che invece di sollevare la Calabria dal profondo gap infrastrutturale, rischia invece di soddisfare gli “appetiti” delle organizzazioni criminali».

«Non si deve assolutamente abbassare la guardia contro i ladri di futuro – ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – a maggior ragione in un momento storico in cui dovremo spendere ingenti risorse pubbliche previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Va scongiurato in ogni modo il rischio di infiltrazioni ecomafiose nei cantieri per la realizzazione di opere ferroviarie e portuali, impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili e di riciclo dei rifiuti, depuratori, interventi di rigenerazione urbana, infrastrutture digitali, solo per fare qualche esempio delle opere che servono alla transizione ecologica del paese».

«Il lavoro di repressione ha avuto un’impennata grazie ai delitti contro l’ambiente – ha aggiunto – che siamo riusciti a far inserire nel Codice penale nel 2015, dopo 21 anni di lavoro incessante. Ora è fondamentale un deciso cambio di passo che porti a completare il sistema normativo inserendo i delitti ambientali e di incendio boschivo tra i reati per cui è possibile, vista la loro particolare gravità e complessità, prorogare i termini di improcedibilità previsti dalla riforma della giustizia, approvata dal Parlamento. Va aggiornato il Codice penale inserendo tra i delitti anche le agromafie, il traffico di opere d’arte e di reperti archeologici e il racket degli animali».

«È poi fondamentale – ha proseguito alzare il livello qualitativo dei controlli pubblici ambientali in tutta Italia, a partire dal Centro-Sud. Servono nuove risorse finalizzate all’aumento del personale per le valutazioni e le ispezioni e all’acquisto della strumentazione innovativa per effettuare i monitoraggi. Si deve procedere speditamente all’approvazione dei decreti attuativi della legge 132 del 2016, che ha istituito il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente».

«I dati del Rapporto Ecomafia – dichiara Enrico Fontana, responsabile osservatorio ambiente e legalità di Legambiente – confermano l’urgenza di completare il quadro normativo a tutela dello straordinario patrimonio ambientale e culturale del nostro paese, della salute dei cittadini e della buona economia e di rimediare quanto prima a due errori: quello commesso dal governo e dal Parlamento nell’approvazione della riforma del Codice penale, avvenuta a settembre del 2021, a causa della quale, nonostante i forti appelli lanciati a più riprese da Legambiente, Libera, WWF, Greenpeace e Focsiv, scatterà la tagliola dell’improcedibilità per i delitti contro l’ambiente, per i quali deve invece essere garantito tutto il tempo necessario per fare giustizia; l’interpretazione restrittiva da parte del ministero dell’Interno della norma che introduce il potere sostitutivo dei prefetti di fronte all’inadempienza dei comuni, che emettono ma non eseguono ordinanze di demolizione di immobili abusivi, la cui applicazione riguarderebbe solo le ordinanze di demolizione emesse dopo l’approvazione della legge 120/2020, il cosiddetto decreto Semplificazioni entrato in vigore il 15 settembre del 2020».

L’Associazione ambientalista, tra le sue principali 10 proposte, chiede: «di inserire, come primo provvedimento utile, i delitti ambientali previsti dal titolo VI-bis del Codice Penale e il delitto di incendio boschivo tra quelli per cui non scatta l’improcedibilità; approvare delle leggi contro agromafie e saccheggio del patrimonio culturale, archeologico e artistico e introduzione nel Codice penale dei delitti contro gli animali;ripristinare, se necessario con una modifica legislativa, la corretta attuazione da parte delle prefetture di quanto previsto dall’articolo 10-bis della legge 120/2020, che ne stabilisce il potere sostitutivo in tutti i casi, anche antecedenti all’approvazione della norma, di mancata esecuzione da parte dei comuni delle ordinanze di demolizione di immobili abusivi; inasprire le sanzioni previste contro i traffici illegali di rifiuti; emanare i decreti attuativi della legge 132/2016 che ha istituito il Sistema Nazionale per la protezione per l’ambiente; garantire l’accesso gratuito alla giustizia da parte delle associazioni, come Legambiente, iscritte nel Registro unico nazionale del Terzo settore e impegnate di fronte a qualsiasi autorità giudiziaria in qualsiasi grado di giudizio nel perseguimento dei propri fini statutari». (rrm)