RIFIUTI IN MARE, LO STRETTO È DIVENTATO
LA PRIMA PATTUMIERA DEL MEDITERRANEO

di ANTONIETTA MARIA STRATI – Entrare nel Guinness dei primati è quasi sempre una cosa piacevole, ma non in questo caso visto che questo record, è una vera e propria vergogna, che getta un’ombra su uno dei più suggestivi e caratteristici tratti della Calabria: lo Stretto di Messina è il tratto di mare più inquinato del Mediterraneo, con una spaventosa discarica di rifiuti sul fondale.

Lo certifica uno studio di un gruppo internazionale di ricerca coordinato dall’Università di Barcellona e realizzato in collaborazione con il Joint Research Centre (Jrc) della Commissione europea e vede coinvolti diversi enti italiani, come l’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale (Ispra), la Stazione Zoologica Anton Dohrn, l’Università di Cagliari e l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs) e pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters, in cui viene rilevato che i rifiuti, in alcuni punti dello Stretto, raggiungono la densità di un milione di oggetti per chilometro quadrato.

«Lo studio – riporta l’Ansa – indica come i rifiuti stiano aumentando nei fondali marini di tutto il mondo: in alcuni casi la loro densità sarebbe addirittura paragonabile a quella delle grandi discariche presenti sulla terra ferma. Secondo gli esperti, questo trend è destinato a continuare, tanto che entro i prossimi 30 anni il volume dei rifiuti marini potrà superare i tre miliardi di tonnellate».

«La diffusione dei rifiuti nei nostri mari e oceani non è ancora pienamente conosciuta – ha spiegato Michele Canals, dell’Università di Barcellona all’Ansa –. Le regioni marine più colpite sono quelle circondate da terre o semi chiuse, i fondali vicino la costa, le aree prossime allo sbocco di grandi fiumi e quelle dove c’è un’intensa attività di pesca, anche lontane dalla terra».

«Nel Mediterraneo – ha aggiunto Canals – la spazzatura sui fondali è già un serio problema ecologico. In alcuni luoghi della costa catalana ci sono grandi accumuli. Quando ci sono forti tempeste, come la tempesta Gloria del gennaio 2020, le onde riportano i rifiuti sulla spiaggia. Alcune spiagge sono state letteralmente ricoperte».

Una situazione che, tuttavia, era già stata denunciata nel 2019, in un servizio su RaiNews24 a cura di Martino Seniga: «i rifiuti urbani abbandonati nelle discariche abusive sono stati trascinati fino a mille metri di profondità in fondo allo Stretto, e questo ha compromesso, in modo definitivo, l’ecosistema sottomarino».

A rilevare questa situazione anomala, sono stati i ricercatori del Cnr e della facoltà di geologia dell’Università degli studi di Roma, che hanno scoperto un’immensa discarica sottomarina che si sviluppa fino a mille metri di profondità al centro dello stretto. Lo hanno raccontato, tramite la loro testimonianza, Francesco L. Chiocci, prof. di Biologia marina presso l’Università La Sapienza di Roma, Martina Pierdomenico, naturalista e ricercatrice Cnr, Frine Cardona, biologa marina università di Bari nel servizio di Seniga.

A contribuire l’arrivo dei rifiuti nello Stretto, sono le fiumare di Reggio e Messina che, trasformate in vere e proprie discariche, con una piena, viaggiano con l’acqua fino ad arrivare al mare.

«Uno scempio che dura da decenni» ha detto Seniga, e che sono documentati grazie agli archivi della Rai.

Questo studio, dunque, dovrebbe far capire quanto sia necessario – se non fondamentale – risolvere la questione dei rifiuti a Reggio Calabria che, nel Report Rifiuti 2020 di Legambiente, ha registrato un peggioramento (2% sulla differenziata) insieme a Vibo Valentia (-4%).

E parte della soluzione è stata presentata con il nuovo piano del Conai, che propone l’installazione delle compostiere di prossimità e di quartiere per il conferimento dell’organico, la messa in posa di cassonetti intelligenti in aree circoscritte e videocontrollate, la possibilità di incentivi e premialità per gli utenti che effettueranno una differenziata corretta ed il passaggio ad un sistema cosiddetto “misto” che alterna la raccolta stradale a quella “porta a porta”.

L’obiettivo – ha spiegato l’assessore comunale reggino all’Ambiente, Paolo Brunetti – è di raggiungere, in due anni, la soglia del 65% della differenziata nel rispetto dei parametri fissati dalla Comunità europea. Puntiamo a vincere una sfida che è abbondantemente alla nostra portata. Ricordo, infatti, che, quando il sistema di raccolta e conferimento funzionava a dovere, eravamo riusciti a portare le quote di differenziata dal 7 al 60%».

Ma non c’è solo Reggio ad essere in emergenza rifiuti: è tutta la Calabria ad essere colpita da questa piaga che, purtroppo, continua a deturpare la nostra bella terra. Tante le denunce, infatti, che arrivano da tutta la regione: Italia Nostra Alto Tirreno Cosentino, recentemente, ha denunciato le condizioni in cui verte la strada Scalea.S. Domenica-Normanno, che è completamente invasa dai rifiuti. A Crotone, dove l’emergenza rifiuti è una costante, i leghisti Giancarlo Cerrelli e Marisa Luana Cavallo hanno proposto la realizzazione di un termovalorizzatore nella città pitagorica come soluzione all’emergenza rifiuti scoppiata nel mese di Natale, e che ha trovato un netto no da parte di Legambiente, che ha sottolineato che «in Calabria, sui rifiuti, bisogna fare scelte chiare che vadano nella direzione di un’economia circolare seria ed efficace, e devono essere costruiti gli impianti della filiera del riciclo, a partire dagli impianti di compostaggio e digestione anaerobica per la produzione di compost di qualità e biometano».

«Per superare la perenne emergenza nella gestione dei rifiuti – ha detto Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria – la Calabria deve uscire dalla logica degli inceneritori e delle discariche, sviluppando ogni possibile azione, per come previsto dalla normativa vigente, per far aumentare il riciclo da raccolta differenziata e lavorare  sulla riduzione alla fonte dei rifiuti,  seguendo l’esempio dei Comuni ricicloni e rifiuti free calabresi che anche quest’anno Legambiente premierà nel corso dell’Ecoforum regionale sull’economia circolare».

Per la città pitagorica, tuttavia, sembra avvicinarsi un punto di svolta sulla questione rifiuti: nei giorni scorsi, infatti, si è svolta l’assemblea dei sindaci dell’Ato – Ambito Territoriale Ottimale della Provincia di Crotone, dove sono stati definiti gli organismi e riorganizzata la struttura a sostegno dei sindaci per consentire il funzionamento dell’Ambito stesso, che sarà costituita dal dirigente del settore 4 (ambiente) con funzioni di direttore, dal dirigente del settore 3 (finanziario) come esperto contabile e tre funzionari del Comune di Crotone.

L’Assemblea, che intende applicare la parola autonomia al nuovo piano d’ambito, ha approvato una serie di punti che, nello specifico, sono importanti per il funzionamento dell’Ato e del ciclo dei rifiuti in questo frangente tra cui il mandato al Direttore dell’Ufficio Comune per la indizione della gara di appalto di servizio per il trattamento rifiuti solidi urbani, il mandato al Duc per l’indizione della gara di appalto di servizio per lo smaltimento degli scarti di lavorazione da raccolta differenziata, l’approvazione dello schema di contratto semestrale per l’impianto di trattamento rifiuti solidi urbani e l’approvazione dello schema di contratto semestrale per l’impianto di smaltimento scarti da raccolta differenziata. (ams)

REGGIO – La Commissione Ambiente approfondisce il ciclo integrato dei rifiuti

La Commissione Ambiente del Consiglio comunale di Reggio Calabria, presieduta dal presidente Giovanni Latella, si è confrontata sulla gestione del circuito dei rifiuti.

In audizione, ascoltato il dirigente del Settore Pianificazione, Ambiente e Leggi Speciali della Città Metropolitana, ing. Pietro Foti, che ha relazionato ai consiglieri entrando nel merito dello stato dell’arte del ciclo integrato dei rifiuti sul territorio metropolitano e, nello specifico, del Comune di Reggio Calabria.

«Una discussione molto produttiva – ha spiegato il presidente Latella – che ha consentito a tutti noi di approfondire alcuni aspetti legati al ciclo dei rifiuti e, in particolare, sulla gestione degli impianti di trattamento, sulla quale, da qualche mese, è subentrata la competenza gestionale della Città Metropolitana».

«Ringrazio il dirigente Foti per gli esaustivi approfondimenti – ha aggiunto Latella – che ci consentono di avere un quadro complessivo delle diverse iniziative messe in campo dagli Enti territoriali, grazie alla sinergia attivata tra il Comune e la Città Metropolitana, considerando quella dei rifiuti come una priorità assoluta per le due Amministrazioni».

«D’intesa con il sindaco Giuseppe Falcomatà – ha proseguito Latella – la maggioranza comunale intende affrontare la questione dei rifiuti considerandola come uno degli obiettivi strategici da risolvere in questo primo scorcio di consiliatura, attraverso una serie di correttivi della gestione organizzativa del ciclo integrato che puntano alla realizzazione di soluzioni definitive, stabili e soprattutto efficaci».

I lavori della Commissione Ambiente si sono aggiornati a giovedì 21 gennaio, quando a Palazzo San Giorgio saranno auditi l’assessore all’Ambiente del Comune, Paolo Brunetti ed il nuovo dirigente Domenico Richichi, per un focus specifico sulle attività di raccolta e riciclo dei rifiuti sul territorio comunale, con particolare riferimento al nuovo programma messo in campo dall’Amministrazione comunale che prevede la realizzazione di un sistema misto tra differenziata porta a porta e differenziata stradale. (rrc)

La Regione promuove la realizzazione di laboratori scolastici per progetti sulla difesa dell’ambiente

Sono 1 milione e 350 mila euro la somma che la Regione Calabria ha stanziato per allestire, nelle Scuole secondarie di II grado, i laboratori sulla misurazione dell’inquinamento ambientale e sull’osservazione astronomica.

La cifra è stata stanziata su proposta dell’assessore regionale Sandra Savaglio, nell’ottica del potenziamento della dotazione tecnologica e della strumentazione laboratoriale per la realizzazione di progetti educativi in materia di “Educazione ambientale, sostenibilità e osservazione astronomica”.

L’impegno finanziario è a valere sulle risorse del Por Calabria Fesr-Fse 2014/2020. La Giunta ha dato indirizzo al dipartimento Istruzione e Cultura affinché siano attivate le procedure amministrative.

«Tramite questa delibera – ha commentato l’assessore Savaglio – le scuole entrano concretamente nel mondo della ricerca scientifica, anche se in modo amatoriale, per interventi a difesa dell’ambiente. È simbolico chiudere l’anno con un’iniziativa così bella, perché l’auspicio è che i nostri ragazzi e ragazze, con il nuovo anno, ritornino tra i banchi. È, inoltre, per me motivo di felicità poter potenziare la scienza a favore della sostenibilità all’interno delle scuole calabresi».

«Una felicità – ha concluso la Savaglio – che condividono con il mio amico e collega Sergio De Caprio, la persona più attenta all’ambiente che io conosca». (rcz)

 

Parentela (M5S): Il progetto eolico tra Borgia e Squillace avrebbe impatto devastante

Il deputato del Movimento 5 StellePaolo Parentela, ha fatto una interrogazione al Governo sul progetto di due nuovi impianti eolici tra Squillace e Borgia, chiedendone la valutazione alla luce delle tutele del territorio in questione, in cui, si legge nell’atto parlamentare, «nei pressi insistono 2 aree Sic, un Sito di interesse regionale e un vincolo paesaggistico».

«Il Movimento 5 Stelle non è contrario – ha spiegato il parlamentare – a implementare la produzione energetica da fonti rinnovabili, ma ciò deve essere fatto con raziocinio e con rispetto della vocazione e dei vincoli del territorio. Nello specifico parliamo di un progetto della potenza complessiva di 60 Mw con 12 aerogeneratori, e di un altro da 22,4 Mw, con 5,6 Mw per turbina».

«Questi impianti andrebbero ad impattare – ha continuato il deputato – su un’area soggetta a vincoli paesaggistici e archeologici. Ricordo, poi, poco distante dal territorio interessato dal progetto c’è il Parco archeologico di Scolacium, sede del Segretariato regionale Mibact Calabria. Lì si trovano anche i resti della colonia romana e gli imponenti ruderi della chiesa abbaziale normanna di Santa Maria della Roccella, della Coscia di Stalettì, che termina nella punta di Copanello, come i resti della chiesa di San Martino e le vasche del Vivarium di Cassiodoro, il Castrum e la chiesa di Santa Maria del Mare, nonché la Grotta di San Gregorio. Peraltro, lungo il corso dell’Alessi, che lambisce le terre di Ceraso, insistono altre preziose testimonianze storico-archeologiche».

Nell’atto parlamentare il deputato Parentela ha riportato, inoltre, che «l’area manifesta il suo interesse archeologico non solo per la presenza di resti fittili che riconducono a presenze romane e tardo-antiche ma soprattutto per il rinvenimento di una importante epigrafe, ora murata nel municipio di Squillace che venne rinvenuta nel 1958, proprio nel fondo Ceraso, nel corso di lavori agricoli. La presenza dell’iscrizione e l’attestazione della necropoli rimandano evidentemente alla presenza, nell’area di Ceraso, di un insediamento in villa successivamente frequentato con la realizzazione, probabilmente, di un edificio di culto.

Nel primo medioevo, del resto, tutte queste ricche terre fecero parte integrante dei grandi possedimenti di Cassiodoro, che proprio a Squillace aveva trovato i natali.

«Inoltre – ha detto ancora Parentela – la possibile costruzione di questi parchi eolici preoccupa i residenti. Queste opere contrasterebbero con le attuali politiche locali, tendenti a perseguire uno sviluppo basato sui punti di forza del territorio, cioè il paesaggio, l’ambiente, le tradizioni, la cultura, l’enogastronomia e il turismo di qualità».

«Tra l’altro – ha concluso il parlamentare M5S – occorre valutare se la costruzione di altri parchi eolici in provincia di Catanzaro, dove già esistono moltissime pale eoliche, rispetti le linee guida sugli impianti alimentati da fonti rinnovabili, atteso che la Regione Calabria non ha un Piano energetico aggiornato né ulteriori strumenti di tutela». (rp)

Melicchio (M5S): La Regione Calabria al tracollo nella depurazione

Il deputato del Movimento 5 StelleAlessandro Melicchio, ha riferito che il «Ministero dell’Ambiente certifica il disastro della Regione Calabria nella gestione della depurazione, rispondendo ad una mia richiesta specifica in merito alla gestione del depuratore di Bisignano e all’inquinamento dei fiumi Crati e Muccone».

Melicchio, infatti, aveva presentato un’interrogazione parlamentare che, per come confermato dal Ministero, è poi sfociata nell’operazione Arsenico, condotta dalla Procura di Cosenza, a seguito delle indagini del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale di Cosenza.

«Il Ministero dell’ambiente – ha detto Melicchio – ha precisato che la depurazione e conseguentemente, la gestione degli impianti, si inserisce nel processo verticale del Servizio Idrico Integrato composto appunto da acquedotto, fognatura e depurazione e in questo settore chi ha governato la Calabria finora ha miseramente fallito. La nostra regione è tra quelle che, ad oggi, non hanno ancora provveduto a dare piena attuazione al servizio idrico integrato, causa di criticità organizzative, gestionali ed infrastrutturali e grave pregiudizio al territorio».

«Queste forti criticità nel settore fognario depurativo – ha aggiunto – sempre ignorate dalle varie Amministrazioni che si sono succedute alla guida della regione, hanno causato l’avvio di procedure d’infrazione comunitarie. Tra gli agglomerati coinvolti rientra anche quello di Bisignano, nello specifico per la procedura d’infrazione 2014/2059. Questo significa sanzioni elevate, parliamo di milioni di euro, che stanno pagando tutti i cittadini calabresi. Sarà un commissario straordinario a doversene occupare, vista l’inerzia delle Giunte calabresi. Insieme al Ministero dell’Ambiente continueremo a mantenere alta l’attenzione sulla mancata piena attuazione al Servizio Idrico Integrato, però, purtroppo, le notizie sull’Autorità Idrica della Calabria, che avrebbe dovuto partire a novembre del 2018 e che invece non ha ancora individuato neanche la tipologia di gestione da utilizzare, dove anche i Sindaci sono coinvolti, sono demoralizzanti».

«Intanto – ha detto ancora il deputato – i fiumi Crati e Muccone restano avvelenati, come hanno dimostrato dagli organi inquirenti, e chissà quali saranno gli effetti sulla salute dei cittadini. Siamo stanchi di dover pagare le carenze infrastrutturali, il dispendio di risorse, la pianificazione inesistente, le tariffazioni illegittime e anche l’inquinamento ambientale causato dalla classe politica regionale».

«È il momento – ha concluso – di cambiare, nel settore della depurazione come in quello della sanità e tutti gli altri settori». (rp)

d’Ippolito (M5S) contesta Ultimo per linee guida sui rifiuti in Calabria

Il deputato e componente della Commissione Ambiente del Movimento 5 StelleGiuseppe d’Ippolito, ha contestato le nuove linee guida del Piano di gestione dei rifiuti della Calabria annunciate all’assessore regionale all’Ambiente, Sergio De Caprio, definendole «una scrittura sulla sabbia, un palazzo privo di fondamenta, una mera trovata di propaganda politica».

«La riprova di questa evidenza – ha proseguito il parlamentare del Movimento 5 Stelle – è rappresentata dal fatto che Ultimo non ha detto alcunché su come voglia organizzare la struttura di gestione territoriale, cioè i famosi Ambiti territoriali ottimali. A riguardo regna sovrana una conflittualità con i Comuni, con un’autorità regionale che, come ben noto, non funziona affatto. Tutto il resto di quanto riassunto da Ultimo ai giornalisti rimane pertanto puro enunciato, flatus vocis».

«Ancora – ha aggiunto – Ultimo ha atteso ben otto mesi prima di rendere pubbliche queste sue linee guida, che riprendono molti nostri suggerimenti e sono giuste ma a questo punto irrealizzabili. Sin dal suo insediamento, gli avevamo dato consigli concreti su come cambiare la gestione regionale dei rifiuti. L’assessore era scomparso. Riappare soltanto adesso con questa mandrakata comunicativa, che in politica ci sta, salvo essere sgamata subito da chi ha competenza in materia.

«Ricordo a Ultimo – ha concluso D’Ippolito – che gli interventi che ha prospettato davanti alle telecamere necessitano di un cambiamento del Piano regionale dei rifiuti, che l’attuale giunta non può nemmeno proporre, trattandosi di atto di straordinaria amministrazione e perciò inammissibile. Per di più, il Consiglio regionale si avvia alla conclusione della propria esperienza, prevista nei prossimi giorni». (rp)

De Caprio incontra i sindaci di Belvedere Spinello e Cirò Marina: presto tavolo con Syndial

Aprire un tavolo di discussione con Syndial e chiedere la restituzione dei luoghi alla comunità. È stato questo il fulcro dell’incontro, avvenuto in Cittadella regionale, tra l’assessore regionale all’Ambiente, Sergio De Caprio, e i sindaci di Belvedere Spinello, Rosario Macrì, e di Cirò Marina, Sergio Ferrari.

Presenti, oltre all’assessore all’Università della Regione Calabria, Sandra Savaglio, il consigliere regionale Flora Sculco, i rappresentanti di Arpa (l’Agenzia regionale per la protezione ambientale), dell’Università della Calabria, dell’Avvocatura regionale e dell’Ufficio di bonifica della Regione Calabria.

I Comuni di Belvedere Spinello e Cirò Marina sono interessati dallo sfruttamento minerario del salgemma operato dagli anni 60 dalla società Montedison prima, Syndial, dopo, ed Eni Rewind, oggi. A seguito dell’abbandono della attività, anche per la scadenza della concessione, oltre che per il venir meno degli interessi industriali all’estrazione del salgemma (per lo più impiegato nella chimica), si è posta la problematica sia della restituzione dei luoghi alla comunità, sia della compensazione ambientale per i territori interessati dallo sfruttamento minerario, secondo il principio “chi inquina paga”.

«La Regione è solo l’insieme dei Comuni – ha sottolineato l’assessore De Caprio  – e segue la logica della prossimità sulla logica della verticalità. Nel tavolo saranno presentate proposte progettuali concrete e l’obiettivo sarà ottenere le compensazioni rivendicate dai Comuni e finora rimaste inascoltate».

«Non è la prima volta che i due assessorati, Ambiente e Università lavorano insieme e a fianco. Io e Sergio De Caprio  – ha dichiarato l’assessore Savaglio – siamo convinti che l’università sia una grandissima risorsa di sapere, che può dare moltissimo per l’ambiente, e che vada coinvolta sul campo e nelle fasi operative, non solo di ricerca». (rrm)

Mare pulito: sabato 3 ottobre a Grisolia incontro delle associazioni ambientaliste

Le associazioni ambientaliste dell’Alto Tirreno Cosentino si danno appuntamento sabato prossimo a Grisolia, al lido Ultima Spiaggia, per un incontro sul mare pulito. In una nota firmata e diffusa da Italia Nostra Alto Tirreno Cosentino – Comitato difesa ambiente Diamante e Cirella – Associazione Culturale Artemis Grisolia  – Lipu Birdlife Calabria– Legambiente Belvedere M. –WWF Calabria Citra – Comitato Ambientale Presilano – Calabria Nuova Grisolia – Baticos (Bio distretto Alto Tirreno Cosentino) – Mare  Pulito Salviamo il Tirreno Cosentino si legge: «Lo possiamo dire con totale tranquillità, questa estate passata è stata un’estate all’insegna del mare sporco, inquinato in alcuni tratti, con fogna a cielo aperto e immondizie e schiume di vario colore  galleggianti ovunque .  Un mare che solo a tratti ed in particolari giornate risultava pulito. I più, tra operatori ed autorità   hanno avuto inizialmente  un atteggiamento negazionista, che non ha assolutamente contribuito a prendere davvero coscienza del problema ed approntare almeno gli interventi più urgenti e necessari a  gran voce richiesti dalla gente  da tutti i territori costieri nessuno escluso.

«Eppure – prosegue la nota – il 14 luglio 2020 otto associazioni ambientaliste ( Italia Nostra , Lipu,Forum Ambientalista, WWf, Legambiente, Casa dei Diritti Sociali Cosenza, Comitato Difesa Ambiente Diamante Cirella, Costa Nostra Curinga) avevano denunciato pubblicamente  la situazione di  criticità delle acque di balneazione e richiesto alle istituzioni interventi immediati per porre rimedio agli innumerevoli episodi di evidente alterazione delle acque del mare. Nulla è stato fatto.

«Le nostre richieste di intervento all’Arpacal per monitorare le varie situazioni documentate hanno avuto da parte del Direttore del Dipartimento di Cosenza una risposta assolutamente inadeguata. La Regione Calabria, Settore Tutela Acque e Contrasto Inquinamento non ha proprio risposto. Nel frattempo, tutte le associazioni ambientaliste nelle settimane di luglio ed agosto e fino ad oggi sono state inondate dalle proteste di cittadini e da foto che hanno evidenziato in lungo e largo le criticità del nostro mare. Abbiamo dato voce alle proteste e spazio a tutte le immagini pervenute. I negazionisti a tutti i costi, alla fine hanno dovuto arrendersi di fronte all’evidenza. E chi fino a ieri ci dava per allarmisti, oggi non si azzarda più a parlare. Abbiamo nel frattempo  nuovamente lanciato  l’appello ai Sindaci di tutti i paesi costieri di incontrarsi, di prendere in mano la situazione, essendo in pericolo l’ambiente marino e l’economia del settore turistico,  di guardare in faccia la realtà e di operare in sinergia con provvedimenti ed iniziative, perché il problema non è del singolo comune ma di tutti i territori. Sappiamo che il tempo del risanamento non è immediato, ma finora non abbiamo notato segnali veramente risolutivi.

«Le Associazioni Ambientaliste, i Comitati  chiedono alle Istituzioni interventi immediati per porre rimedio agli innumerevoli episodi di evidente alterazione delle acque di balneazione che hanno destato da tempo e destano  grande allarme in tutta la costiera Calabra. È ora di rimboccarsi davvero le maniche per il futuro dei nostri territori, basta con l’indifferenza e la sottovalutazione di un  problema che se non risolto per tempo può travolgere l’intera economia regionale.

«Si devono  immediatamente  mettere in atto politiche di controllo del territorio e del mare atte ad evitare scarichi abusivi e interventi per un efficiente funzionamento degli impianti di depurazione. Bisogna individuare immediatamente i comuni a rischio, marini e montani. Ci sono comuni che ancora non hanno il completo collettamento alla rete fognaria, villaggi turistici interi i cui scarichi fognari bisogna sapere con precisione dove sono collegati, paesi montani e non  che scaricano nei fiumi, nei canali e torrenti che portano a mare, i cui impianti di depurazione sono da controllare costantemente soprattutto nel periodo estivo, corsi d’acqua superficiali interessati da scarichi urbani  da vigilare costantemente, condotte sottomarine che scaricano ad una distanza e ad una profondità non adeguata , depuratori che pur se a norma non riescono a smaltire correttamente tutto il carico in arrivo durante il periodo estivo  essendo sotto stimati nelle proprie funzioni. Un depuratore costruito per un carico di fino a 60 mila utenze non può sopportare 150 mila utenze nel periodo estivo.

«Ed inoltre gli stabilimenti balneari, di cui bisogna verificare l’allaccio alla rete fognaria e per chi non è collegato capire e verificare dove scarica e quanto scarica. Ma non sono solo i depuratori che hanno bisogno di controlli continui. La costa tirrenica, anche nelle peggiori stagioni giunge fino a circa 1 milione di presenze. Un turismo non solo fatto da chi sceglie gli alberghi, ma anche di camperisti fai da te, sui quali il controllo il più delle volte sfugge alle autorità, con spettacoli indecorosi di scarichi abusivi. Così come sfuggono gli auto spurgo, che pur se limitati negli orari di spostamento dalla Prefettura di Cosenza con un divieto nelle ore notturne, non vengono tracciati nel carico e nello scarico.

«Anche la navigazione sfugge al controllo. Sappiamo che le Guardie Costiere hanno poche imbarcazioni per controllare il mare e questo determina che barche a motore possano spostarsi come meglio credono lungo tutta la costa, inquinando attorno alle isole di Cirella e Dino, ormeggiando sulle praterie di Posidonia, che vengono anche distrutte dallo strascico abusivo di pescherecci provenienti dai nostri porti e dalla stessa Campania. Basta uno strascico all’alba, per smuovere i fondali, distruggere la Posidonia e riportare a galla la melma che si deposita nei fondali, che in aggiunta alle naturali fluorescenze, portano a riva uno spettacolo indecoroso per un territorio che si dice a vocazione turistica». (rcs)

L’assessore De Caprio: tavolo permanente con sindaci calabresi per le aree da bonificare

L’assessore regionale all?Ambiente, Sergio De Caprio, ha annunciato la volontà di costituire un tavolo permanente con tutti i sindaci dei Comuni calabresi, nei cui territori ricadono aree da bonificare, da collegare in network con gli Enti locali delle altre regioni.

«Con l’intento  – ha evidenziato l’assessore – di rendere organica e permettere un’attività coordinata per i progetti di risanamento ambientale e per poter svolgere, nei confronti dei responsabili dell’inquinamento e del Governo, un’azione sinergica, per affermare il principio che chi inquina paga».

L’assessore De Caprio, infatti, ha relazionato al convegno sul tema Bonifiche e messe in sicurezza dei siti di discarica. Indirizzi, interventi e proposte delle Regioni per il risanamento del territorio organizzato da RemTech Expo, presentando le Linee programmatiche relative alle bonifiche delle aree contaminate della Regione Calabria.

Il webinair, moderato dal commissario alle Bonifiche, Generale Giuseppe Vadalà,  ha visto la partecipazione degli assessori all’ambiente delle Regioni  Emilia Romagna, Campania, Sicilia e Puglia, del sottosegretario del Ministero dell’ambiente Roberto Morassut  e del direttore dell’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale (Ispra) Alessandro Bratti(rrm)

De Caprio illustra Il “Quadro di Azioni Prioritarie” a sostegno della biodiversità

«Uno strumento di lotta alla barbarie e di amore grande verso la natura e la bellezza». Così l’assessore regionale all’Ambiente, Sergio De Caprio ha definito il Quadro di Azioni Prioritarie, il documento di programmazione degli interventi a sostegno della biodiversità e più in generale dell’ambiente naturale, basato su un approccio integrato delle risorse economiche afferenti ai fondi comunitari Fesr, Feasr, Fse e Feamp.

Approvato in Giunta e in Consiglio regionale, dopo il parere favorevole dell’Unione Europea, il Quadro è stato dimensionato sui 92 milioni di euro e, per l’assessore De Caprio, «ora è necessario costruire, insieme al nostro Dipartimento, agli agricoltori, ai pescatori, agli allevatori, agli albergatori, ai ristoratori, agli enti locali, alle università, al nostro popolo i protocolli, imponendoci un livello alto di qualità dell’efficienza ecologica per rendere bellissimi e attrattivi i nostri territori».

All’incontro con la stampa sono intervenuti anche la dirigente generale del Dipartimento Ambiente Orsola Reillo e il dirigente del settore parchi e aree naturali protette Giovanni Aramini.

«Si rende necessario adottare il documento di indirizzo – ha spiegato De Caprio – finalizzato alla futura programmazione 2021-2027. Lo faremo coinvolgendo tutte i settori e le categorie preposte. Tutti insieme dobbiamo progettare immaginando una Calabria moderna, efficiente e improntata sull’efficienza ecologica».

«Questo è un sogno semplice  – ha aggiunto – che realizzeremo tutti insieme per trasformare tensioni e preoccupazioni in speranza».

Il dirigente Aramini, nell’illustrare nel dettaglio il programma ha dichiarato che “la Calabria è l’unica Regione d’Italia, insieme al Lazio, che ha già approvato questo importante strumento di tutela ambientale.

«La nostra – ha spiegato il dirigente Aramini – è una terra dal grande capitale naturale, basti pensare che dei 230 habitat riconosciuti dall’Unione Europea, ben 71 sono presenti in Calabria. Con questo piano l’Ue ci dà le risorse per intervenire sugli strumenti di tutela delle aree protette, attraverso misure dirette tra l’altro alla conoscenza, alla vigilanza e al sistema sanzionatorio, alla mitigazione dei rischi e alla valorizzazione delle aree di interesse».

«Tra l’altro – ha aggiunto – questo è un programma aperto al mondo dell’associazionismo con cui sarà importante dialogare e recepire suggerimenti. Per anni la Calabria è stata considerata esclusivamente una terra di mare. È un errore perché con tre parchi nazionali e uno regionale la dovremmo considerare piuttosto come una montagna che galleggia nel centro del Mediterraneo».

«Questo – ha infine sottolineato il dirigente generale Orsola Reillo – è uno strumento ‘abilitante’, vale a dire una pianificazione delle azioni prioritarie propedeutica alla futura spesa comunitaria delle aree protette calabresi. Dunque segna il futuro della nostra programmazione e culmina al termine di un percorso che ha visto prima l’approvazione del Piano da parte della Commissione Europea, poi della Giunta lo scorso giugno e del Consiglio regionale a luglio». (rrm)