Ultimo giorno di Calabria per il presidente albanese Begaj

Si conclude oggi il viaggio del presidente d’Albania Bajram Begaj in Calabria. Un viaggio molto emozionante che ha portato il Capo di Stato albanese in visita in molte comunità arbereshe oltre che a colloquio con il governatore Roberto Occhiuto e nella sede Rai Calabria di Cosenza dove ha potuto conoscere le misure che la televisione pubblica italiana sta attivando per le minoranze linguistiche. Nella sua ultima giornata calabrese il presidente Begaj visita Macchia Albanese, Falconara albanese per poi raggiungere il catanzarese a Vena di Maida.

In questi giorni nella nostra regione, Begaj ha preso parte, a San Demetrio Corone nella sede del Collegio di Sant’Adriano, alla commemorazione del 550esimo anniversario della morte dell’eroe nazionale albanese Giorgio Castriota Scanderbeg. Il presidente albanese ha visitato diverse comunità albanofone: Pallagorio, San Nicola dell’Alto, Carfizzi (in provincia di Crotone), Macchia Albanese, San Demetrio Corone, Santa Sofia d’Epiro e Spezzano Albanese. Begaj, insieme con l’assessore regionale Gallo che fra le sue deleghe ha anche quella relativa alle minoranze, ha inoltre incontrato quei sindaci delle comunità che non è riuscito a visitare in questo viaggio calabrese. (rcs)

Il premio Galarte Arbëreshë a tre autrici di San Giorgio Albanese: Hanno realizzato un abecedario della lingua

Prestigioso riconoscimento per le calabresi e cittadine di San Giorgio Albanese Annunziata Bua, Francesca Prezzo e Daniela Zanfini che, nei giorni scorsi, sono state insignite del Premio Galarte Arbëreshë per Arbërisht? Pse jo? Gjuha Jonëun abecedario dell’antica lingua arbereshe.

L’evento attorno al prestigioso riconoscimento organizzato dal Club della Grafica del maestro Giacomo Vercillo in partnership con l’associazione Fili Meridiani, quest’anno è stato ospitato nel borgo di Carfizzi, nell’Arberia crotonese, patria dello scrittore Carmine Abate, che ha partecipato alle fasi di premiazione.

Arbërisht? Pse jo? Gjuha Jonë è un prodotto pensato principalmente per il contesto scolastico e, più in generale, per quanti cercano un approccio alla conoscenza della lingua arbëresh, la lingua Madre – come la definiscono Bua, Prezzo e Zanfini nella prefazione al volume – perché un tempo i bambini imparavano prima la lingua della tradizione e solo successivamente, andando a scuola, l’Italiano.

Il volume è stato realizzato nell’ambito del progetto LeggiAmo – Leggere per crescere, finanziato dal Centro per il Libro e la Lettura (Cepell) e dal Ministero della Cultura ed è il risultato dell’esperienza svolta negli anni dalle autrici nell’ambito della loro attività di operatrici linguistiche-culturali.

L’opera, inoltre, è stata realizzata con la collaborazione del professore Francesco Altimari, a cui vanno i ringraziamenti, e il contributo di Sergio Esposito, coordinatore dello Sportello linguistico Arberia formato dai Comuni di San Cosmo Albanese, San Demetrio Corone, San Giorgio Albanese, Santa Sofia d’Epiro e Vaccarizzo Albanese e istituito grazie alla legge sulla Tutela delle Minoranze linguistiche storiche.

Si tratta di 130 pagine, scritto in arbereshe, con cui si può imparare l’alfabeto, contare, tradurre dall’italiano le parti del corpo, le stagioni, i giorni della settimana ed i mesi dell’anno. E poi leggere le favole della tradizione o seguire passo passo i procedimenti di una ricetta tipica.

«Con il lavoro di ricerca, approfondimento e divulgazione che fa da sottofondo al volume Gjuha Jonë  – hanno dichiarato il sindaco Gianni Gabriele ed il vicesindaco e assessore alla cultura Sergio Esposito – siamo di fronte ad un contributo preziosissimo per assicurare alla futura memoria storia, tradizioni e lingua della cultura arbëresh che da secoli si tramandano per via orale».

«È un testimone importantissimo – hanno concluso – da consegnare nelle mani delle nuove generazioni dell’Arberia». (rcs)

Tavernise (M5S): La Provincia di CS salvaguardi le minoranze linguistiche arbereshe con il dimensionamento scolastico

Il consigliere regionale del M5S, Davide Tavernise si è rivolto alla presidente della Provincia di Cosenza, Rosaria Succurro, affinché salvaguardi le minoranze linguistiche arbëreshë nel dimensionamento scolastico.

Ma anche «affinché cerchi di limitare i danni causati dal Governo Meloni, tutelando le minoranze linguistiche storiche calabresi, ma anche per combattere la dispersione scolastica contrastando una possibile diminuzione della qualità del servizio scolastico, soprattutto nelle situazioni di maggiore disagio sociale e lavorativo».

«Il Governo Meloni – ha spiegato – continua ad operare favorendo il Nord con normative che danneggiano i cittadini del meridione. Il piano previsto dall’ultima Legge di bilancio prevede, infatti, una serie di tagli e accorpamenti degli Istituti scolastici, stravolgendo le indicazioni del Pnrr, che, secondo i dati dei sindacati, farà sparire nei prossimi anni oltre 700 scuole, soprattutto al Sud. In Calabria, tra le regioni più penalizzate dalle nuove norme ministeriali, la razionalizzazione e programmazione della rete scolastica potrebbe portare alla chiusura di ben 79 Istituti, 29 in provincia di Cosenza».

«Le linee guida regionali possono, però – ha proseguito – opportunamente consentire di limitare i danni fatti dal governo di centrodestra nei confronti delle aree interne e disagiate e delle minoranze linguistiche della Calabria. E così, dopo le interlocuzioni con l’assessore Princi che mi ha rassicurato su questo, ho scritto al Presidente della Provincia di Cosenza, Rosaria Succurro, per invitarla a salvaguardare le attuali Istituzioni scolastiche che raggruppano 10 paesi arbëreshë del nostro territorio».

«Proprio gli enti provinciali e comunali, infatti – ha ricordato – saranno chiamati ad approvare i piani di dimensionamento, applicando le nuove linee guida regionali. I nuovi parametri non stabiliscono più un tetto minimo o massimo di studenti e così, a patto di garantire il numero delle autonomie calcolato sulla base della popolazione scolastica, la Provincia può individuare le aree in cui mantenere le dirigenze proponendo appositi piani».

«Sciaguratamente l’idea del centrodestra al Governo – ha detto ancora – è che anziché investire sulla scuola si debba tagliare, con una logica puramente ragionieristica, e questi tagli, a cui il Presidente Occhiuto purtroppo non si è mai opposto, causeranno la perdita di posti di lavoro, prevedibilissime difficoltà di gestione dell’offerta formativa e soprattutto mancanza di dirigenti in contesti sociali fragili. A pagarne le conseguenze saranno gli studenti e le famiglie, il personale scolastico e intere comunità, come quella interne della nostra provincia». (rcs)

La bella rassegna di cultura arbëreshë a Vaccarizzo Albanese (CS)

Una bella, bellissima rassegna di cultura e tradizioni arbëreshë a Vaccarizzo Albanese (Vakarici), giunta ormai alla sua 40sima edizione  a celebrare la centralità del territorio nell’enclave albanese della Calabria.

La cosa che più ha caratterizzato la rassegna è stata la riproposta della “serenata regale”, quella che un tempo nel cuore della notte svegliava tutti gli abitanti. E la Serenata di Santa Sofia d’Epiro ha conquistato il consenso della giuria presieduta da Italo Elmo e composta da Mimoza Belteshi, Andrea Kokeri, Giuseppe Liguori, Teresa Rossi, Franca Vita che ha decretato il vincitore di questa fortunata e partecipata edizione 2023 del Concorso Një Serenatë Mbretërore Në Arbërì. Il gruppo di S. Sofia ha prevalso du quelli di Civita, Lungro e Vaccarizzo Albanese  per il portamento, la regalità e la naturalezza delle donne in costume all’uscita dalla Chiesa e l’interpretazione della dichiarazione d’amore tra musiche e canti della tradizione.

Soddisfattissimo il sindaco Antonio Polilio che ha voluto sottolineare l’impegno che l’Amministrazione continua ad investire nella promozione di esperienze utili a far conoscere la storia e la tradizione arbëresh.

Tra gli ospiti del Festival delcostume arbëreshë il Maestro orafo Gerardo Sacco che nel corso della festa è stato insignito del Premio alla Carriera (60 anni di lunsighiera attività). Una vera e propria festa di popolo che esprimendo il forte senso di appartenenza e l’orgoglio delle radici ha voluto premiare un personaggio simbolo della Calabria migliore: Gerardo Sacco, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo,  porta lustro alla propria terra continuando a rivendicare l’orgoglio delle proprie origini e quel senso di calabresità che contraddistingue tutti coloro che sono andati via. Però Gerardo Sacco non è andato via: è rimasto, con temperanza e carattere nella propria terra, a respirare gli aliti della magna Grecia, sua grande ispiratrice, e trasmettere il messaggio di una terra ricca di storia, con una tradizione millenaria che il mondo ci invidia. La storia di Gerardo Sacco – è ljui stesso a ripeterlo – è fatta di duro lavoro, sacrifici e voglia di arrivare. Il successo premia una grande figura di artista con una creatività sena eguali.

Il Maestro ha presentato una sfilata dei suoi gioielli, tra cui quelli ispirati dalla tradizione arbëreshe. Il premio è stato consgenato dall’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo che ha anche l’importante delega delle minoranze linguistihe storiche della Calabria. (rrm)

Il presidente Mancuso ha incontrato una delegazione Arbereshe di Caraffa

La presidente del Consiglio comunale di Caraffa, Serena Notaro, insieme alla presidente della Pro Loco Arbereshe Mariangela Notaro, ha incontrato il presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso.

All’incontro, presenti anche delle ragazze vestite con costumi tradizionali della cultura arbëreshë.

«Grazie alle risorse derivanti dalla legge 15/2003, anche quest’anno, con grande successo – ha detto Notaro – si è svolta la quarta edizione del corso di alfabetizzazione arbëreshë che ha permesso ai ragazzi di cimentarsi non solo con la lettura ma anche con la scrittura arbëreshë. Tutto questo, come sempre, per valorizzare il patrimonio storico linguistico della comunità di Caraffa. Il nostro intento è ora quello di far conoscere la memoria di usi e costumi secolari, grazie ad un progetto legato all’artigianato che valorizzi il lavoro delle nostre sarte e sono sicura che la Presidenza del Consiglio regionale ci darà una mano come accaduto già nel recente passato».

«Per la nostra regione – ha sottolineato Mancuso – la minoranza arbëreshë rappresenta una matrice identitaria di cui andar fieri, costituisce un arcipelago linguistico e culturale che ci consente di valorizzare il patrimonio della nostra storia, facendone un prezioso attrattore turistico e un incubatore di relazioni d’amicizia e di scambi culturali».

«Nel Polo culturale ‘Mattia Preti’ di Palazzo Campanella – ha concluso Mancuso – disponiamo di una importante sezione digitale dedicata alle minoranze linguistiche. Uno spazio multimediale che ospita l’archivio digitale con 200 documentari e filmati, la maggior parte inediti, che testimoniano la ricchezza culturale, materiale e immateriale, delle nostre minoranze linguistiche». (rrc)

Al Senato la meravigliosa storia Arbëreshë

«Essere Arbëreshë o amare gli Arbëreshë. Abitarli. Io li abito, ho eredità, li amo. Ma non basta. Per realizzare una progettualità bisogna andare oltre. Soprattutto bisogna necessariamente andare oltre ciò che si chiama accademia. Restare dentro il pensare e il pensiero che è lingua, linguaggio, parola. È fondamentale cercare di legare/intrecciare tradizione, religiosità, storia con la letteratura che è alla base di una espressione linguistica, con le arti che sono manifestazioni complesse e articolate con i segni tangibili della creazione di una civiltà, con il rito che lega il tempo dell’Oriente con l’Occidente».

Un evento vero e proprio per il mondo delle Minoranze linguistiche in Italia l’incontro al Senato promosso dalla Fondazione Salvatore Crucitti Onlus, presente, insieme al gotha delle Minoranze linguistiche in Italia, anche Lendita Haxhitasim, Ambasciatrice del Kossovo in Italia. 

È la prima volta che il tema delle lingue parlate che rischiano l’estinzione arriva in una sede così prestigiosa e così solenne sotto il profilo istituzionale come lo è il Senato della Repubblica.

È Demetrio Crucitti, presidente della Fondazione Salvatore Crucitti Onlus promotore del Focus qui al Senato – ad avviare il dibattito, manifestando tutta la sua fierezza istituzionale per essere riuscito ad affrancare il tema della difesa della lingua arbëreshë in una sede così importante come Palazzo Madama. 

«Vuole essere questa – dice ancora Demetrio Crucitti– una intera Giornata di Studi con un tema centrale, “Istruzione e Comunicazione per la Tutela della Minoranza Linguistica Storica Arbëreshë”, e riteniamo sia solo l’inizio di un nostro viaggio all’interno della grande diaspora albanese di questo secolo, uno dei temi più affascinanti della letteratura e della storia moderna. Oggi qui parliamo della tutela della Lingua di Minoranza Storica Arbëreshë riconosciuta dalla Legge 482/99 che attua l’art. 6 della Costituzione ma poco applicata per questa Lingua di Minoranza». 

Forte la denuncia pubblica del vecchio dirigente Rai (Demetrio Crucitti è stato per 10 anni direttore della Sede calabrese della Rai): «Un rapporto dell’Onu – ricorda Demetrio Crucitti – parla di una lingua a rischio estinzione e che viene ancora parlata in Italia da circa 70.000 persone distribuite su 8 regioni prevalentemente del mezzogiorno d’Italia, questo è il dato reale con cui tutti noi dobbiamo confrontarci e misurarci».

Ad aprire i lavori del confronto è il vice presidente del Senato, Maurizio Gasparri, che anche in questa occasione, come sua abitudine, ha affrontato il tema in termini concreti e propositivi: «Trasferirò in Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai le vostre ansie e le vostre richieste, perché credo sia giusto e corretto che una grande azienda di Stato come la Rai trovi gli spazi giusti per diffondere le culture minoritarie come le vostre e dedichi attenzione alle popolazioni che ancora in questo Paese parlano lingue antiche ,orali, che rischiano di sparire per sempre».

Ma il senatore Gasparri non è nuovo a materie di questo genere, già in passato e per lunghi anni si è infatti adoperato perché le minoranze linguistiche presenti in Italia potessero trovare la loro giusta collocazione nel quadro più generale delle iniziative culturali più importanti del Paese. 

È il segretario Generale di Figec Carlo Parisi a spiegare il perché Figec abbia scelto di aderire a questa manifestazione così solenne: «Perché crediamo nel pluralismo sindacale e non solo, perché da sempre difendiamo le minoranze culturali e di ogni genere, e soprattutto perché abborriamo il pensiero unico».

Dopo di lui interviene il Presidente della Figec Lorenzo Del Boca, invitato alla manifestazione per spiegare quale è oggi il vero rapporto tra mondo della comunicazione e minoranze linguistiche: «Vicende storiche varie e complesse – spiega l’ex Presidente del Consiglio Nazionale dei Giornalisti Italiani hanno portato, nel corso dei secoli, allo stanziamento sul territorio dello Stato italiano di numerose comunità minoritarie, diverse per lingue, tradizioni culturali e condizioni socioeconomiche. Le minoranze linguistiche riconosciute e tutelate dalla legge oggi in Italia sono dodici: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo, ma la legge 482 nata per tutelarne il patrimonio storico non basta più a garantirne la sopravvivenza».

Messaggi forti, segnali precisi, indicazioni e suggerimenti istituzionali che ora finiranno sui tavoli che più contano per essere analizzati e valutati con la giusta attenzione. Non a caso lo stesso direttore della sede Rai della Calabria, Massimo Fedele ha raccontato ai presenti l’esperienza fondamentale che Rai Calabria «ha sempre svolto in difesa della tutela delle lingue in via di estinzione».

Dai temi centrali si passa quindi al tema più specifico della tutela della vecchia lingua parlata d’Arberia. 

In realtà il saluto e la premessa iniziale di Demetrio Crucitti consente agli interventi successivi di liberarsi dai soliti legacci e imbarazzi istituzionali e parlare del tema con la franchezza e serenità necessaria, cosa che fa per primo un grande intellettuale calabrese come Pierfranco Bruni, scrittore, poeta, italianista e critico letterario, esperto di Letteratura dei Mediterranei, Vice presidente nazionale del Sindacato libero scrittori, e rappresentante, per 6 anni consecutivi della cultura italiana nei Paesi esteri per conto del Mic.

«Essere arbëreshë o amare gli Arbëreshë. Abitarli. Io li abito, ho eredità, li amo. Ma non basta. Per realizzare una progettualità bisogna andare oltre…».

Nella sua veste di storico Presidente del Comitato nazionale per la promozione e la valorizzazione delle minoranze etno-linguistiche italiane del ministero della Cultura e consulente culturale della presidenza della Camera, e qui di relatore ufficiale del tema di apertura del Focus, Pierfranco Bruni ricorda che «non esiste ancora in Italia una Biblioteca Nazionale interamente dedicata alla storia e alla lingua albanese, che non esiste un archivio esclusivo dedicato alle minoranze linguistiche, e soprattutto che non esiste un Museo Nazionale della tradizione Arberesche, quanto basta per capire come la politica abbia trattato fino ad oggi questo mondo». 

Basterebbe rileggere la relazione di Tommaso Bellusci “Koine Liturgica nel Rito Bizantino delle Eparchie Arbereshe d’ltalia, per rendersi conto della dimensione reale del problema. Storico collaboratore della Rivista Italo – albanese  Lidhja- Unione  e della Rivista  Lajme – Notizie della Eparchia di Lungro degli italo-albanesi  dell’Italia continentale, Tommaso Bellusci ricostruisce nei minimi dettagli la storia della lingua Arbëreshë, puntando la sua lezione magistrale su quella che il vecchio giurista di Frascineto chiama “la sovranità spirituale nell’ Arberia bizantina”.

Tocca poi a Ernesto Madeo Commissario della Fondazione Regionale istituto di Cultura Arbereshe e sindaco di San Demetrio Corone (CS) spiegare le tante iniziative importanti che la Fondazione sta cercando di realizzare in difesa del patrimonio arberesche: «Siamo appena rientrati da Tirana dove abbiamo portato una delegazione di 200 persone in rappresentanza dei nostri paesi, e dove abbiamo legato con lo stato albanese rapporti di proficua collaborazione culturale».

Testimonianze di vita vissuta al servizio delle Minoranze arrivano anche da Vincenzo Cucci Presidente dell’Associazione Vatra Arbereshe, Chieri (TO);da Fernanda Pugliese, Coordinatore Sportelli Linguistici, Arbereshe e Croato Direttore Editoriale Rivista Kamastra e Videonotiziario, e da Diana Kastrati, Direttore Esecutivo del Centro Studi e Pubblicazioni per I’Arberesh del Ministero dell’Europa e degli Affari Esteri della Repubblica di Albania, che lancia all’assemblea di Sala Zuccari una ennesima provocazione «Si faccia un documento finale di questo incontro e lo si mandi al Ministro della cultura».

In realtà ci pensa l’Eparca di Lungro a chiudere in bellezza la prima parte del dibattito.

Mons. Donato Oliverio Vescovo dell’ Eparchia di Lungro degli ltalo Albanesi dell’Italia Continentale, tiene all’assemblea presente una vera e propria lectio magistralis sulla tradizione arberesche, ma chi meglio di lui?, un appello alla riscoperta dell’identità territoriale, un monito a non rinunciare mai alle battaglie intraprese, un consiglio al mondo della scuola perché nelle scuole si insegni la vecchia lingua parlata, un inno alla chiesa che ha saputo riunire in una sola lingua le varie identità dei territori e delle popolazioni, un richiamo alla responsabilità, e una esaltazione del ruolo dei sacerdoti spar4si per il territorio. 

Le conclusioni dell’assise sono affidate all’assessore regionale Gianluca Gallo, a cui il Presidente della Regione, Roberto Occhiuto ha assegnato la delega delle Minoranze: Faremo di tutto – dice l’esponente politico – per dare a questo tema e a questi problemi la giusta dignità politica e sociale, convinti come siamo che la storia di un popolo parta dalla tutela della lingua orale e che per rafforzare il legame tra presente e passato non si possa prescindere da tutto questo».

Un evento di altissimo valore sociale e politico, dunque dietro il quale – va ricordato – si muove l’attività del Comitato Scientifico, presieduto dallo stesso Pierfranco Bruni. Sarà ora questo Comitato a predisporre un Dossier sullo Stato dell’arte e proposte per l ‘applicazione della Tutela Costituzionale della Popolazione Italo -Albanese, Minoranza Linguistica Storica riconosciuta dalla Legge 482/99, parlante la Lingua Arbëreshë. Lingua a rischio estinzione (Onu). Presenti ieri all’incontro anche Sergio Ferrari, Presidente della Provincia di Crotone, e il sindaco di Lungro Carmine Ferraro, in rappresentanza delle loro rispettive comunità. (pn)

L’OPINIONE / Cataldo Pugliese: Gli Arberëshë, traino delle minoranze d’Italia

di CATALDO PUGLIESEDiventa sempre più necessaria la rimodulazione del posizionamento in Italia delle Comunità Arberëshë, la Minoranza etnico – linguistica più longeva al Mondo. Quella degli albanesi d’Italia che da oltre 600 anni custodisce la propria lingua e la propria identità rappresenta la massima espressione di integrazione sociale e culturale in Europa, con umiltà, fede, determinazione e coraggio.

Non basta, non è sufficiente ciò che le istituzioni hanno fatto e continuano a fare. I valorosi intellettuali arberëshë in prima linea al fianco di Garibaldo durante l’unità d’Italia, non lo avrebbero mandato a dire. Quegli stessi eroi in prima linea durante i moti cosentini, non avrebbero per nulla tollerato i soprusi subiti da una politica nazionale assente e per nulla riconoscente al proprio popolo. Un fazzoletto del nostro paese, caratterizzato da una tradizione diversa, composta da 50 comuni italiani, da un sapere diverso, fatto da qualche centinaio di migliaia di persone, e da un essere orientale, necessita oggi più che mai il giusto riconoscimento e rispetto morale verso i propri cittadini.

I confini non esistono più, come ripetutamente sosteneva uno dei sociologi più famosi del mondo Zygmunt Bauman; l’umanità deve imparare a collaborare attraverso il dialogo, le  diversità arricchiscono e rendono creativi gli esseri umani. Nel prossimo secolo c’è la necessità di unire in un nuovo matrimonio potere e politica e di sviluppare l’arte di coabitare tra culture diverse. Nessuno più del popolo Arbereshe (albanesi d’Italia) può testimoniarlo in Italia e in Europa.

Integrazione, inclusione e accoglienza sono temi su cui bisogna investire sempre più, per la crescita sociale ed economica del nostro paese sono anni che mettiamo in evidenza l’esperienza delle comunità arberëshë, è necessario destinare la dovuta importanza sui temi dell’integrazione e dell’inclusione, l’accoglienza non è in antitesi con identità.

Il 5% della popolazione italiana, ovvero 2,5 milioni di parlanti ha come lingua materna una lingua diversa dall’italiano, e se a queste aggiungiamo le nuove minoranze e i nuovi flussi migratori, ci si rende effettivamente conto, che è obbligatorio rivedere e riformare la legge 482/99 che tutela le minoranze etnico linguistiche. Diciamo no alle solite passarelle dei soliti ignoti, siamo stanchi dei pseudo intellettuali che da decenni invadono il campo generando sterili illusioni.

Occorre invertire la rotta con nuove energie e nuova vitalità, è fondamentale puntare su nuove strategie di comunicazione istituzionale, di un piano di marketing culturale, per sostenere nuove politiche sociali ed economiche, che ascoltino i diritti e che valorizzino le identità, pensando ora più che mai ad una grande Europa Mediterranea. (cp)

 

In Senato si parla degli Arbëresh, patrimonio culturale da preservare

Istruzione e Comunicazione per la Tutela della Minoranza Linguistica Storica Arbëreshe è il tema centrale di cui si parlerà oggi pomeriggio in Senato, nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, con Demetrio Crucitti, presidente della Fondazione Salvatore Crucitti e già direttore di Rai Calabria. Ha confermato la sua Presenza l’assessore regionale Gianluca Gallo che ha la delega per le minoranze linguistiche

Nella Sala Zuccari del Senato, dunque, alla presenza dei massimi rappresentanti delle minoranze linguistiche storiche, si parlerà di questa minoranza, che in Calabria conta 58.425 persone, in 35 comuni: 27 in provincia di Cosenza, 5 in provincia di Catanzaro, 3 in provincia di Crotone.

Di recente, inoltre, la presidente del Kosovo, Kvjosa Osmani – Sadriu è stata in visita in Calabria.

«Sono qui in mezzo ai miei fratelli e sorelle e porto i saluti affettuosi del mio popolo. Gli arbëresh sono una colonna dell’identità di tutto il nostro popolo e hanno giocato un ruolo importantissimo nel mantenimento della nostra cultura e della lingua», ha dichiarato la presidente durante la sua visita a Frascineto.

«Le comunità arbëreshe, presenti in tantissimi Comuni, per rilevanza numerica ma soprattutto per l’importanza storico-culturale, rendono la Calabria la regione italiana più rappresentativa della minoranza  arbëreshe», ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso in occasione della visita della presidente Osmani Sandriu.

«Il Consiglio regionale dispone, nel suo Polo culturale ‘Mattia Preti’ – ha ricordato –  di una rilevante sezione multimediale sulle minoranze linguistiche, continuamente implementata per rendere disponibili documenti, immagini e contributi su una realtà che ha una forte valenza anche sociale ed economica».

«Il Consiglio regionale – ha proseguito – per raccontare e valorizzare il patrimonio culturale sulle minoranze linguistiche – come prescrivono la legge 482/99 e quella regionale 15/2003 – di recente ha contribuito alla realizzazione della  Guida di ‘Repubblica’ (intitolata ‘Albanesi d’Italia storie e volti del mondo arbëreshe’) della collana ‘Le Guide – ai sapori e ai piaceri’  edita dal Gruppo Gedi,  che contiene un profluvio di notizie culturali e geografiche, corredate da belle foto, sul popolo arbëreshe in Calabria e nel Paese».

« Queste comunità – ha concluso – originarie dell’Albania e della Grecia, che giunsero in Calabria a seguito di diverse ondate migratorie tra il XV ed il XVIII secolo per sfuggire all’invasione ottomana, oggi  sono considerate un felice esempio di integrazione, proprio grazie al rapporto dialettico tra identità e alterità che i discendenti hanno saputo tramandare».

Sull’importanza che la politica deve dare alla tutela dell’identità arbereshe, patrimonio inestimabile delle bellezze d’Italia, ha parlato Cataldo Pugliese, promotore di Italia delle Minoranze svoltosi a giugno a Tirana, in Albania: «La politica ha la responsabilità morale per il mantenimento e lo sviluppo della comunità arbereshe d’Italia, è un valore distintivo ed unico al mondo. Un attento e accurato percorso di marketing culturale e sociale, diventa oggi più che mai fondamentale  – continua – Pugliese, affinchè rimanga viva la memoria arbereshe in quei 50 comuni italiani che rappresentano delle vere e proprie isole identitarie, d’oriente dentro l’occidente. Quello degli arbereshe è un patrimonio umanitario che affascina tutti coloro che lo scoprono e lo conoscono».

Per Pugliese «è importante che la Regione Calabria si attivi con determinazione per la definizione della Fondazione Arbereshe regionale, e che il Ministero alla Cultura non sottovaluti queste risorse del paese, e sostiene a gran voce le parole di Monsignor Donato Oliverio, vescovo di Lungro, che ci invita a fare rete e tessere relazioni tra tutti gli stakeholder arbereshe di buona volontà, perché l’Arberia tutta venga sempre più conosciuta e apprezzata per il bene turistico e culturale delle nostre comunità, per il bene dell’economia dei nostri borghi, per il futuro dell’Italia del Meridione, per tutte le Minoranze in Italia, per l’Italia intera». (rrm)

Da Vacarizzo il Premier Edi Rama: Ridare dignità e funzione a diverse leggi su tutela minoranze

Ridare dignità e funzioni diverse alle leggi sulla tutela delle minoranze. È l’appello che il premier albanese, Edi Rama, ha lanciato da Vacarizzo Albanese, nel corso della sua «visita speciale in Calabria».

Una visita che è iniziata dall’Eparchia di Lungro,  Frascineto, San Benedetto Ullano, fino ad arrivare a Vacarizzo «dove la cultura arbereshe è una gemma di storia e tradizione», ha detto Rama, di cui poi è diventato cittadino onorario.

L’appello lanciato dal Premier, per il sindaco Antonio Pomillo, «è dal significato profondo di questa denuncia e di questo appello che dobbiamo ripartire per ridare all’identità arbëreshe prospettive fino ad oggi sottovalutate. Tutti questi valori, questi metodi e queste sfide motivatamente rilanciate da Rama dalla sua visita in Calabria rappresentano l’unica uscita di sicurezza per un’Arberia e per un Mezzogiorno che, liberi da inutili divisioni interne e municipalismi autolesionisti, possono condividere una visione unitaria di sviluppo ed essere definitivamente protagonisti del proprio destino e senza alcun complesso di inferiorità in Europa e nel Mediterraneo».

Il primo cittadino, poi, ha evidenziato come da una parte ci sia «l’entusiasmo e la visione di quanti, come il neo concittadino Premier albanese Edi Rama, sono impegnati assieme a noi a costruire ponti di valori ed a rafforzare il dialogo interculturale; a preservare, condividere ed a rinnovare eredità e patrimoni identitari distintivi e ad indicare alternative di pensiero e di azione ad ogni tentativo di omologazione sociale, culturale ed economica, restituendo bellezza e volti attuali a legami secolari».

«Dall’altra, purtroppo – ha aggiunto – la violenza fisica e psicologica, l’arroganza e la barbarie culturale ed il tentativo di ricatto criminale di quanti, come gli ignoti delinquenti che hanno esploso colpi di pistola all’indirizzo di un nostro collega sindaco ed imprenditore dell’Arberia, vorrebbe far fare un percorso inverso alla storia ed al futuro delle nostre popolazioni e di tutta la nostra terra; una deviazione senza uscita, dalla libertà e dalla legalità, alla quale non ci piegheremo e rispetto alla quale, per usare le stesse parole dello stesso Rama, non possiamo permetterci di zoppicare».

«Facendoci interpreti delle preoccupazioni, dello sdegno e soprattutto della sana e pulita passione civica che anima tutta la grande famiglia arbëreshë della provincia di Cosenza e della regione – ha continuato Pomillo – condanniamo senza mezzi termini il gravissimo ed intollerabile atto intimidatorio perpetrato nei giorni scorsi contro la libertà, la serenità e la sicurezza non solo del collega Ernesto Madeo al quale ribadiamo la nostra stima ed amicizia e della sua lodevole e distintiva attività di impresa, ma anche contro quelle di tutto il territorio e della straripante maggioranza dei calabresi onesti e contrari ad ogni declino delle mafie, uniche forme di minoranza, da contrastare senza se e senza ma».

«Analoghi sentimenti di vicinanza e di solidarietà – ha proseguito il sindaco di Vaccarizzo Albanese – tutta la comunità arbëreshë trasmette alla collega Giusy Caminiti di Villa San Giovanni, anch’essa destinataria di ignobile intimidazione che condanniamo.

«Ed è a tutti i calabresi liberi e che sanno e vogliono guardare con i propri occhi al futuro forte ed autonomo della loro terra e di un Sud sempre più meridiano – ha scandito il primo cittadino – che ci rivolgiamo, per ribaltare l’amarezza e la rabbia per quanto accaduto sullo Stretto ed a casa nostra, per superare sempre ogni messaggio negativo e rilanciare semmai col sorriso, la caparbietà e con la qualità ereditata e sublimata da secoli di minoranza linguistica divenuta oggi valore aggiunto di una terra straordinaria, le parole, la gioia e la lucidità condivise nei giorni scorsi nell’auspicio manifestato dal Presidente Rama: sarà un onore – ci ha detto, inorgogliendo la nostra gente – ritornare qui un giorno senza la sicurezza e la scorta ma da solo con la mia famiglia per conoscere meglio questo territorio e la sua gente».

«Era esattamente questo – ha concluso – lo spirito autentico della nostra gente che volevamo far arrivare più di ogni altra cosa al nostro autorevole ospite; ed è, questa, l’istantanea più bella e vittoriosa sicuramente di un evento solenne e prezioso per tutto il territorio, svoltosi ancora una volta nel migliore dei modi grazie alla sensibilità di quanti ancora una volta hanno saputo fare squadra insieme all’istituzione pubblica. È stata e resterà anche e soprattutto l’immagine più bella di un intero popolo che ancora una volta dimostrerà come identità, legalità, cultura ed intraprendenza siano formidabili antidoti tanto all’oicofobia, quanto alla stessa ‘ndrangheta». (rcs)

Per la prima volta in Calabria il presidente del Consiglio d’Albania, Edi Rama

di ITALO ELMO – Il 3-4 giugno 2023 è un appuntamento storico per l’Arberia e per la Calabria che per la prima volta ospiteranno il Presidente del Consiglio d’Albania, Edi Rama. Tutta l’Arberia sarà fiera e onorata di accogliere il Premier Albanese, la sua Signora e la delegazione nelle nostre comunità arbëreshe del cosentino.

Una visita istituzionale e di lavoro tra le comunità arbëreshe, che rende viva e permanente la fiamma che illumina l’Arberia per la salvaguardia del suo patrimonio linguistico, delle sue tradizioni, dei suoi valori secolari.
Ed oggi ce n’è tanto bisogno!
Un insieme di paesi, in aree geografiche di sette Regioni in Italia, che raccolgono attorno a loro decine di migliaia di cittadine e cittadini, insegnanti, studenti, genitori, studiosi ed esperti, da sempre fermamente impegnati nella promozione dei valori e dei princìpi incarnati capace di confrontarsi con le migliori tradizioni europee, garanzia di uguaglianza nella formazione delle nuove generazioni.
Il Presidente del Consiglio d’Albania arriva in un momento in cui l’Arberia è pronta a rispondere in maniera adeguata alle sfide del futuro con investimenti in termini culturali, beni intangibili che potrebbero determinare un periodo di crescita della nostra etnia con in primo piano la salvaguardia della lingua arbëreshe e delle tradizioni locali.
Un viaggio programmato con cura per diverse settimane: era infatti un desiderio del Primo Ministro recarsi in Arberia il prima possibile in visita ufficiale, dando un messaggio molto chiaro in politica interna come in quella estera.
Questo viaggio in Arberia vuol rappresentare una saldatura istituzionale e l’incontro con persone che con ostinata continuità riannodano il filo mai reciso con la nostra storia, con le nostre radici, testimoni e fedeli alle tradizioni più antiche, nonostante le ineluttabili trasformazioni della dimensione spazio-tempo del nostro vivere contemporaneo.
E la memoria torna inevitabilmente a un’altra visita in Arberia del Premier albanese, a San Cosmo Albanese, Strighar, nell’ambito del Festival Euromediterraneo del 2003, quando era sindaco della Città di Tirana. I benefici di quella visita testimoniano i rapporti molto stretti di Edi Rama con l’Arberia sviluppando e favorendo, poi, in qualità di Presidente del Consiglio intensi rapporti con gli Albanesi in Italia, attraverso le istituzioni politiche, culturali e associative presenti sul nostro territorio.
La vista ufficiale in terra calabra, inizia quando nella prima mattinata del 3 Giugno, all’aeroporto di Lamezia Terme, il Presidente del Consiglio d’Albania, la Signora e la delegazione al seguito, vengono accolti dal Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto e dal Sindaco di Lungro Carmine Ferraro.
La prima tappa riguarderà la comunità arbëreshe di Lungro, con la cerimonia di benvenuto, “mirë se na erdhët”, nella Sala Consiliare, da parte del Sindaco, Carmine Ferraro.
Il programma della visita presenta alcuni appuntamenti significativi, come la tavola rotonda sul tema “L’Albania e l’Europa” che si terrà a Lungro nella tarda mattinata del 3 Giugno presso la Casa della Musica.
Interverranno all’importante appuntamento, il Presidente del Consiglio d’Albania, Edi Rama, Gianluca Gallo, Assessore alle Minoranze della Regione Calabria, Rosaria Sucurro, Presidente dell’Amministrazione Provinciale, Mons. Donato Oliverio, Vescovo dell’Eparchia di Lungro, Demetrio Crucitti, Presidente della Fondazione Crucitti, già direttore di “RAI Calabria”, Enrico Marchianò, Presidente del club “Unesco” di Cosenza.
A moderare l’importante tavola rotonda sarà l’ingegnere-giornalista, Giulia Fresca. La parte in lingua albanese è affidata a Saverina Bavasso dello Sportello Linguistico di Lungro.
Gli Arbëreshë attendono fiduciosi il nuovo corso in Albania che grazie all’azione politica del Presidente del Consiglio, Edi Rama, persona colta e sensibile con una visione europea alle problematiche della diaspora, può proiettare l’Albania in Europa per sposare in pieno anche i diritti delle minoranze etniche e linguistiche come strumento di tutela e di socializzazione.
Una importante occasione di confronto tra le due sponde su tematiche di elevato livello e rappresenterà indiscutibilmente un momento di aggregazione culturale e sociale fra persone che sono quotidianamente impegnate ad accrescere la tradizione secolare dei valori etnici.
Subito dopo, il gruppo di ricerca “Moti i Pare” saluta il Presidente del Consiglio e la Signora con alcuni canti della tradizione arbëreshe.
A Lungro, anche l’incontro ufficiale con l’Eparca degli italo-albanesi, Mons. Donato Oliverio.
È evidente il ruolo culturale che ha avuto la chiesa nel corso di quasi sei sei secoli per la conservazione della lingua e dell’identità arbëreshe.
L’Eparchia di Lungro, con tutti i paesi arbëreshë che la compongono, costituisce una mirabile e gloriosa corona che onora i secoli della nostra emigrazione e della nostra storia in terra italiana. Tanti uomini illustri della nostra Eparchia hanno trasmesso questi grandi valori anche nel campo letterario, artistico, culturale, sociale e politico.
Una Chiesa viva che nel corso dei secoli è stata un baluardo ed una difesa per la fede cristiana cattolica, la lingua, la cultura albanese attraverso il mantenimento costante del rito bizantino e portatori di una civiltà arbëreshe, che trasmette messaggi e valori di fratellanza, di amicizia, di collaborazione e di pace.
Lo slancio verso oriente del Vescovo di Lungro, non è passato inosservato al Presidente del Consiglio d’Albania che ha colto la rilevanza storica, sia ecumenica che sociale.
Il programma della visita prevede nel pomeriggio del 3 giugno, la visita ufficiale alla comunità di Vaccarizzo Albanese (Vakarici), dove l’evento non ha lasciato indifferente l’Amministrazione comunale guidata da Antonio Pomillo che ha scelto di convocare il Consiglio comunale e conferire la Cittadinanza Onoraria davanti all’intero consiglio comunale e alla popolazione, con successivo scambio di doni, evidenziando attraverso un riconoscimento formale il profondo legame che in via duratura legherà l’Arberia all’Albania e al suo Primo Ministro.
L’atto solenne con il quale il Consiglio Comunale di Vaccarizzo Albanese si appresta ad ascrivere tra i suoi cittadini onorari il Presidente del Consiglio d’Albania è, in primo luogo, il riconoscimento e l’alto apprezzamento all’uomo di cultura che occupa un posto di rilievo nella storia politica dell’Albania odierna.
Visita anche al Museo del Costume e degli Ori Arbëreshë, ospitato nel Palazzo Cumano, uno dei più antichi del paese, che ospita, nelle ampie sale, l’esposizione permanente degli splendidi costumi di gala, di mezza gala e giornalieri, di numerose comunità Arbëreshe.
Nella giornata successiva, tappa altrettanto importante sarà Frascineto. Dopo la cerimonia ufficiale nella Sala Consiliare del “Mirë se na erdhët” del Sindaco, Angelo Catapano e i saluti al Primo Ministro e Signora, da parte degli alunni della scuola “Ernest Koliqi” con alcuni canti tradizionali arbëreshë e inni nazionali, sarà visitato il Museo delle Icone e della tradizione Bizantina che rappresenta uno strumento di conoscenza della tradizione italo-albanese di alcune comunità in Calabria ed introduce al mondo bizantino con l’esposizione di alcune icone molte rare e particolari e libri liturgici dal XVII al XX secolo. La visita sarà accompagnata dal Direttore del Museo, Prof.ssa Caterina Adduci.
Da Frascineto, la delegazione albanese procederà per San Benedetto Ullano, che fu sede del Pontificio Collegio Corsini degli Albanesi di Calabria, faro culturale nel Settecento, che diede lustro a tutta l’Italia meridionale con personaggi di spicco.
Dopo la cerimonia di benvenuto da parte della sindaca, Rosaria Amalia Capparelli, nell’antico Palazzo Bisciglia e l’incontro con alcuni sindaci arbëreshë, alcuni provenienti anche dalla Sicilia, il Primo Ministro, la Signora e la sua delegazione, visiteranno la Chiesa della Madonna del Buon Consiglio; visita che sarà accompagnata da S.E. Mons. Donato Oliverio, vescovo di Lungro.
Come a Scutari dove all’interno della Cattedrale di Santo Stefano cattolica o Kisha e Madhe si conserva una copia della venerabile icona della Madre del Buon Consiglio, anche nella cappella della nobile famiglia dei Rodotà dei Coronei, a partire dal 1729, la Madonna del Buon Consiglio, Patrona dell’Albania e degli Albanesi iniziò ad essere venerata con il titolo di Buon Consiglio dagli Arbëreshë di San Benedetto Ullano.
Nel pomeriggio, nella fantastica cornice di AgriArt di Rosella Blandi, tra le più belle strutture agrituristiche dal sapore storico e tra i luoghi più raffinati, oggi, in Arberia, la delegazione albanese potrà ammirare il rituale della vestizione della sposa con il costume nuziale di San Benedetto Ullano, accompagnato da antichi canti di nozze, che permettono di ricostruire le scene nuziali del tempo passato.
A seguire l’inaugurazione del “Museo d’arte a cielo aperto del costume regale arbëresh”. Un percorso della memoria e dell’identità delle comunità, dove il lavoro artistico si rifà allo spirito delle genti, all’importanza delle tradizioni e degli usi e costumi antichi, che, se ben conservati e salvaguardati, possono essere ereditati in modo pieno e consapevole, per essere trasmessi alle generazioni future.
Il gruppo folk “Ullania”, infine, saluta il Presidente del Consiglio e la Signora con alcuni canti della tradizione arbëreshe.
Ringrazio gli amici dell’Albania, in particolare Andrea Kokeri, per essere stato scelto come interlocutore privilegiato e trait d’union tra l’Ufficio di Presidenza del Premier e i Sindaci Arbëreshë. Una fedeltà all’amicizia, mai sopita, profusa con sentimenti veri in tutti questi anni verso i fratelli albanesi dell’altra sponda.
Un plauso meritatissimo ai sindaci, molto sensibili e caparbi ad affrontare e concretizzare le varie problematiche emerse nel corso dei vari colloqui, che hanno permesso di organizzare l’agenda del Premier in modo ottimale, secondo le rispettive esigenze al fine di risolvere tutti gli aspetti tecnici e burocratici per una ospitalità, mikpritia, secondo i segni e i valori distintivi della tradizione albanese.
Nell’agenda del Premier, anche il cerimoniale in più comunità, per il conferimento di titoli a varie personalità, a chi ha operato per decenni, promuovendo la salvaguardia del patrimonio linguistico, letterario, storico e folklorico degli Albanesi d’Italia, favorendo altresì i legami tra gli albanesi d’Albania e di tutta la diaspora. (ie)
[Italo Elmo è Presidente del Centro Studi e Ricerche delle Tradizioni Popolari Arbëreshe di San Demetrio Corone]