REGGIO CALABRIA – Sei associazioni scrivono al ministro perché preoccupate per l’Aspromonte

Associazione Amici di Montalto; Club alpino italiano sezione Aspromonte; Fie Comitato regionale Calabria; Gea – Gruppo escursionisti Aspromonte; Slowfood Reggio Calabria Area Grecanica e Touring club italiano – Club di territorio di Reggio Calabria scrivono al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin perché preoccupate per l’Aspromonte.

«La presente per significarLe – scrivono – la grande preoccupazione di quanti hanno a cuore il Parco Nazionale dell’Aspromonte e per chiedere la Sua massima attenzione per quanto concerne tutte le questioni e le dinamiche che interessano l’Ente. Apprendiamo dalla stampa il pronunciamento negativo dell’Avvocatura dello Stato in merito alle ultime assunzioni, facendo emergere una possibile illegittimità delle azioni adottate dall’Ente. Tale circostanza rende ancora più debole l’azione amministrativa dello stesso che, con una pianta organica ridotta, fatica ancor di più a svolgere tutte le attività di competenza sul territorio e ad adottare tutte le opportune iniziative di tutela dell’ambiente naturale e della biodiversità, favorendo forme di turismo ed economia sostenibili, promuovendo le tradizioni locali, supportando le comunità locali e scongiurando così lo spopolamento dei territori».

«Auspichiamo – chiude la nota – pertanto che il Ministero sia solerte nel prendere in carico la riferita situazione, al fine di ricondurre il Parco alla piena efficienza, in ossequio altresì all’art. 9 della Cost. – che vorremmo vedere finalmente riconosciuto a un territorio montano dalle straordinarie potenzialità qual è l’Aspromonte – vigilando sul funzionamento dello stesso per valorizzarne i risultati». (rrc)

I Walk the line arriva nel cuore dell’Aspromonte

La linea di ‘I Walk The Line’, il progetto di inclusione sociale della Metro City, la cui parte finale è stata ideata ed organizzata da Svi.Pro.Re., continua a tracciare il proprio solco lungo i sentieri dell’Aspromonte tra i boschi di Gambarie. Dopo la visita al borgo incantato di Gerace, la nota località montana del Comune di Santo Stefano in Aspromonte ha accolto i numerosi studenti reggini ammaliati dai colori straordinari dell’autunno e dai maestosi faggeti.

«La vita è una linea, un cammino sul filo, dal quale spesso si può cadere. E a volte le cadute sono causate da cattive scelte. Il percorso finale di I Walk The Line ha come obiettivo quello di non farvi cadere, di farvi capire quali sono le scelte giuste e cosa fare per evitare i pericoli della vita e della rete. Dopo le settimane su legalità e bullismo, siamo entrati nel capitolo dedicato al territorio».

Sono le parole dell’amministratore unico Michele Rizzo che invita gli studenti a reagire, ad essere protagonisti e allo stesso tempo ad approfondire le potenzialità del territorio metropolitano e a coglierne ogni opportunità.

«Abbiate a cuore il vostro territorio, amatelo, rispettatelo e sfruttatelo nel migliore dei modi. Sappiate che ora tocca a voi. Rimboccatevi le maniche e inventatevi un lavoro, state a Reggio e siate, come ha detto il magistrato dott. Lico, la migliore versione di voi stessi. A voi il compito di risollevare le sorti del nostro territorio».

Oltre 40 studenti dell’istituto scolastico ‘Istituto tecnico commerciale ‘Raffaele Piria’ e dell’istituto tecnico tecnologico ‘Panella-Vallauri’ hanno partecipato attivamente al secondo appuntamento del ciclo dedicato al ‘Territorio’.

«La linea da cui partire non può che essere quella della legalità – spiega il sindaco di Santo Stefano in Aspromonte, Francesco Malara –. Se di base non c’è un comportamento corretto che segue le norme è impensabile poter costruire qualcosa di positivo per il proprio territorio. In una terra ricca come la nostra le opportunità devono essere sfruttate nel modo corretto e secondo la legge. Purtroppo ultimamente si da valore solo alle cose che hanno un prezzo e non alle cose che abbiamo gratuitamente e che la natura ci dona. Dobbiamo invertire questa triste tendenza. Perché rispettare la natura significa proteggere il prossimo».
«Come si fa a camminare sulla linea, a non cadere? – chiede Luca Lombardi ai ragazzi –. È importante riconoscere i veri valori, e noi come guide ufficiali del Parco Nazionale del Parco d’Aspromonte, insegniamo proprio questo, a saper riconoscere le caratteristiche virtuose ed uniche della nostra terra. Con la seconda tappa di Gambarie entreremo nel vivo del ciclo sul territorio, in quanto la meta più ricca sotto l’aspetto naturalistico. Percorreremo il sentiero qualificato come ‘faggeta del benessere’ certificato dal CNR come idoneo alla terapia forestale. Sarà un percorso straordinario».

Parola infine, prima di indossare lo zaino in spalla, alle immagini realizzate dal video Maker Pietro Vizzari. In un emozionante video si sono alternati decine e decine di panorami mozzafiato, dal mare alla montagna, dai borghi antichi della provincia al lungomare di Reggio Calabria, dalle innumerevoli  bellezze architettoniche dei 97 comuni della Città Metropolitana, ai prodotti tipici della nostra terra.‘I Walk The Line’ terminerà il suo viaggio con l’ultimo ciclo finale di incontri dedicati alle tradizioni, alla valorizzazione degli strumenti musicali, come la zampogna, l’organetto o il tamburello.

Sarà un’altra occasione per far comprendere ai giovanissimi le infinite potenzialità della Città Metropolitana di Reggio Calabria, un territorio unico e meraviglioso. (rrc)

REGGIO CALABRIA – Escursione di “Gente in Aspromonte” sulle tracce della vecchia mulattiera di Canolo

L’associazione escursionistica “Gente in Aspromonte” propone, per domenica 19 novembre, un itinerario che riguarda la vecchia mulattiera di Canolo.

Questa piccola porzione di territorio Aspromontano viene considerata una “finestra tettonica” in quanto geologicamente è un piccolo blocco calcareo-dolomitico rispetto al blocco granitico-cristallino di cui è composto l’Aspromonte. Ma accanto al panorama mozzafiato possiamo rimanere stupefatti anche per quello che contiene il sottosuolo. Numerose, infatti sono le grotte che possono essere visitate, la più grande tra tutte la grotta di Zagaria, nelle viscere del monte Giunchi. Un territorio peraltro dove si incontrano i due elementi della natura, aria e terra, con la roccia calcarea di Monte Mutolo che grazie alla sua robustezza, alla sua bellezza naturale e alla sua particolare cromatura è nota come la “Pietra di Canolo”. Siamo in un mondo di rocce austere, un deserto di terrore, al punto che non è facile descrivere o immaginare. Canolo e le sue rocce meritano di essere ammirati.

Tra i Santuari ricordiamo quello antichissimo dedicato a Maria S.S. di Prestarona e la Chiesa di San Nicola di Bari: “Eterno cantiere”, emblema negli anni, delle condizioni di dissesto e pericolo che hanno sempre dominato il paese ed ancora oggi simbolo di questa situazione. La leggenda vuole che proprio la bacchetta del Santo, rappresentata da una formazione rocciosa nella parete di Monte Petto, protegga il paese dal crollo di quest’ultimo. Nel 1723 era stato eretto l’altare del S.S. Crocefisso, ad opera del sacerdote Paolo Fazzari di Antonimina.

Per chi ha voglia di storia Canolo, per chi non lo conosce, merita una visita alle le sue case costruite una sull’altra, fra le viuzze strettissime che si stringono l’una all’altra. I vicoli del centro storico sono contornati da splendidi palazzi del passato, antichi fasti dei signori del luogo di cui ormai rimane ben poco. Primo fra tutti il Palazzo De Agostino. Costruito nel ‘700, è dotato di un portone d’ingresso di alto valore architettonico, opera delle maestranze dell’epoca.

L’abitato di Canolo Nuovo nato come conseguenza dell’instabilità geologica del vecchio centro si trova invece, oggi, sui piani della Melia al centro dell’omonimo altopiano. Dal centro di Canolo Nuovo, costeggiando nel primo tratto la strada asfaltata, prenderemo la pista a sinistra che presto ci porterà verso l’acqua di Gazzarri. Avendo unito i tratti più significativi dei vari sentieri in un percorso in linea, quindi, proseguiremo nella direzione di Passo Schiavone, toccando le terre dell’Africano per poi inoltrarci nella lecceta del “Fiorentino”. Da qui scenderemo verso il vallone di “Tri Furci” che ci guiderà sulle sponde della fiumara Ciurla, al bivio Malavindi, dopo aver ammirato il corso molto caratteristico della fiumara Serra. Raggiunta l’area della cabina Enel posta sulla strada provinciale, camminando tra i prati seguiremo la pista a destra che scende verso Zovaianni. Attraverseremo questo antico luogo abitato da pastori, famoso per le grotte, poste a ridosso del torrente Pachina, e anche per la produzione di un profumato formaggio di capra. Raggiungeremo, scendendo, la contrada Zimbario, ancora segnata dai resti delle antiche “Zimbe” dei maiali, mentre in lontananza faranno da sfondo le Timpe di Monte Mutolo. Ammireremo il forte contrasto dei colori, dato dal verde dei prati da una parte e dalle rocce del Mutolo dall’altra. Superato Monte Giunchi dopo piccoli tornanti ci troveremo ad imboccare una antica scaletta scavata nella roccia che ci porterà attraverso la via Castello al suggestivo Borgo di Canolo Vecchio. Il borgo pittoresco, con le case costruite una sull’altra, con le viuzze strettissime che si susseguono e i vicoli contornati da splendidi palazzi del passato, resta la testimonianza degli antichi fasti dei signori del luogo di un tempo, di cui ormai rimane ben poco.

La prenotazione all’Escursione si può fare, telefonando al 348.8134091, inviando una email a info@genteinaspromonte.it o, per i soci, inserendo un messaggio sul Gruppo di WhatsApp “Gente in Aspromonte”. (rrc)

REGGIO CALABRIA – Tre Aie risplende grazie ai volontari di Plastic free

Una mattina all’insegna della scoperta della natura selvatica dell’Aspromonte e della sua salvaguardia è stata quella di sabato 11 novembre sotto la guida di Plastic Free e delle associazioni escursionistiche reggine: Associazione Guide Parco, Cai Giovani Reggio Calabria, Passi Narranti e PerlAspromonte.

Un gruppo numeroso e unito che ha fatto squadra per prendersi cura del cuore verde della Calabria nell’area che va da Tre Aie a Fragolara.

«Un sentiero escursionistico frequentatissimo dai turisti e dai nostri concittadini e un’area picnic bellissima ma devastata dal passaggio dell’uomo. Ci siamo trovati di fronte a uno scenario disarmante, con centinaia di rifiuti di plastica e ingombranti abbandonati in natura là dove dovrebbe ancor più essere salvaguardata», affermano i referenti Plastic Free organizzatori dell’evento: Serena Pensanene, Ludovica Monteleone, Beatrice Romeo, Alberto Fio e Giovanni Mannuzza.

Di fronte a uno scenario del genere, però, il gioco di squadra ha fatto la differenza e in pochi minuti l’area picnic di Tre Aie è tornata al suo splendore.

Tra i rifiuti raccolti, uno ha destato particolare scalpore: una lattina di alluminio risalente al 1983, ritrovata in un sacco ormai inghiottito dalla terra nel vicino torrente.
Il segno e la dimostrazione di quanto impattanti possano essere per la natura i rifiuti abbandonati e quanto un gesto del presente possa avere poi forti ripercussioni anche nel futuro.

La giornata è stata arricchita dalla sapiente guida dell’Associazione Guide Parco, del Cai Giovani, di Passi Narranti e PerlAspromonte che hanno portato “a casa loro” i volontari in maglia blu, svelando segreti e curiosità del bosco dell’Aspromonte, unendo cultura e attivismo ambientale.

Si rientra in città, dunque, soddisfatti del lavoro svolto e con tanto entusiasmo da portare anche ai prossimi appuntamenti. (rrc)

REGGIO CALABRIA – Escursione di “Gente in Aspromonte” sulle tracce del Sant’Ilarione

L’associazione escursionistica “Gente in Aspromonte” propone, per domenica 12 novembre, un itinerario che riguarda Sant’Ilarione.

La particolarità, una tra le tante, è legata all’affascinante unione di colline, monti e cascate in un intreccio naturale che non può che estasiare chiunque la visiti. Nelle zone montuose delle Serre calabre si raggiunge un’altezza massima di 1241 metri, e dove troviamo una flora ricca di lecci, castagni, abeti e pini. Degradando verso la collina troviamo la tipica macchia mediterranea, mentre sulla costa un terreno argilloso da una parte e con agrumeti dall’altra. Il territorio è attraversato dalle fiumare Allaro, Amusa e Precariti.

L’Eremo di Sant’Ilarione, struttura di fondazione tarda bizantina che fu intitolata al culto del santo di Gaza dai monaci greci arrivati in Calabria nei secoli VIII-X nel cui interno sono conservati la statua in legno di Sant’Ilarione, un dipinto ad olio della Madonna col Bambino del ‘600, un dipinto del Beato Pietro e altre opere. Sant’Ilario Abate fu dichiarato protettore di Caulonia nel 1629 dal vescovo Carlo Pinto di Nicotera delegato di Papa Urbano VIII.

Cerchi un luogo che ti faccia staccare dalla routine quotidiana? Sei nel posto giusto. L’Eremo di Sant’Ilarione sorge su uno sperone di roccia che si insinua in un’ansa della fiumara Allaro, precisamente sul territorio di San Nicola, una frazione di Caulonia, in provincia di Reggio Calabria. Il complesso monastico presenta caratteristiche architettoniche tardo-medioevali che si possono facilmente ricondurre al monachesimo medioevale bizantino fortemente radicato nel territorio. Il Santo avrebbe, secondo la tradizione, trascorso gli ultimi anni della sua esistenza in questi luoghi: da qui l’origine del culto e dell’eremo a lui dedicato.

Il percorso agevole e raramente frequentato, permette di conoscere uno degli angoli più belli del territorio. Dopo aver lasciato il ponte di Agromastelli si scende verso la fiumara Precariti e ci immettiamo sulla pista del sentiero del Cammino della Fede, si percorre per qualche Km il greto del fiume nell’imbocco del Torrente Angri, si sale per un centinaio di metri e siamo al ponte storico di Campoli. Ci sono diversi terreni coltivati a vigneto, inoltre qui inizia la sua lunga discesa verso il mare del torrente Precariti. Si prosegue sulla strada asfaltata e dopo circa 1 Km siamo all’incrocio di Santo Todaro, ancora un centinaio di metri e raggiungiamo quindi la strada provinciale che attraversa sia Calatria che il vallone di Calatria che fiancheggia la strada, imbocchiamo ora il vallone ghiaioso e lo seguiamo a sinistra continuando a scendere mentre vediamo sfilare sulla nostra destra il borgo di Calatria. Anche il contesto rurale delle frazioni è interessantissimo: inoltrandosi nel cuore di questo territorio la vista offre vedute naturalistiche di incantevole bellezza, con paesaggi collinari dove si possono distinguere i vigneti e tutta la vegetazione tipica della macchia mediterranea. Al ponte si svolta a sinistra immettendoci in una strada di ghiaia dopo circa 1 Km raggiungiamo il ponte di San Nicola. Superato il ponte si scende sulla sterrata che ci porta al Convento incastonato tra le aspre montagne ricoperte di fichi d’India, alberi di cipressi, ulivi, aranci, e accompagnato dalla voce del fiume che scorre sotto. Qui sorge l’Eremo di Sant’Ilarione. La chiesetta, in pietra chiara, sul cui fianco sinistro è miracolosamente aggrappato un ulivo, è semplice al suo interno, ma forte di spiritualità. Oltre la Chiesa non è possibile visitare altro. Resta comunque il fatto che in luoghi come questi, è stata vitale la dottissima Calabria, che pochi conoscono, vale a dire quella forgiata dai monaci basiliani.

La prenotazione all’Escursione si può fare, telefonando al 348.8134091, inviando una email a info@genteinaspromonte.it o, per i soci, inserendo un messaggio sul Gruppo di WhatsApp “Gente in Aspromonte”. (rrc)

Escursione di “Gente in Aspromonte” sulle tracce dell’Anello di Monte Seduto e Laghetto Marzanello

L’associazione escursionistica “Gente in Aspromonte” propone, per domenica 8 ottobre, un itinerario che riguarda L’Anello di Monte Seduto e Laghetto Marzanello.

Il percorso si svolge quasi interamente nel bosco e si snoda attraverso ampie e distese faggete, abetaie e qualche pineta, su piste ben individuabili. Una vera e propria immersione totale nella natura più incontaminata dove nel silenzio della montagna si possono apprezzare scenari suggestivi, come il cinguettio degli uccelli e il fruscio dei passi sul tappeto di foglie secche che ricoprono le piste.

Monte Seduto era un crocevia per i pellegrini che si recavano a Fabrizia in occasione della festa di Sant’Antonio e a Serra per la Festa di San Bruno ma anche per i fedeli che dalle Serre raggiungevano il Santuario di San Nicodemo a Mammola.

Anticamente era considerata una mulattiera molto importante, perché era usata per collegare i Comuni di Galatro, Giffone, Passo di Croceferrata, Fabrizia, Serra San Bruno e Pizzo Calabro sul Tirreno. Al porto di Pizzo arrivavano le navi dal nord cariche di merluzzo secco (lo “Stocco”), poi attraverso questa via veniva trasportato a dorso di mulo fino a raggiungere Mammola. Attualmente una diramazione di questa mulattiera in direzione di Passo di Croceferrata è stata trasformata in una grossa arteria stradale, finalizzata ad avvicinare la Provincia di Reggio Calabria con quella di Vibo Valentia attraverso la catena delle Serre, completando così la Strada della Cresta Appenninica.

L’itinerario, completamente compreso nelle Serre Calabresi, poco più a nord della Limina, al confine del Parco Nazionale dell’Aspromonte non presenta particolari difficoltà, ed è accessibile anche ai camminatori meno esperti. Si parte da Monte Seduto (mt.1143) che è la parte più alta del territorio di Mammola, ai confini con i Comuni di Galatro, Giffone e Grotteria. Da Monte Seduto ci immettiamo nella strada principale, in terra battuta che scende a Mammola e si snoda attraverso ampie e distese faggete, abetaie e qualche pineta. Dopo circa 40 minuti, si arriva quindi sulla prima altura denominata Monte Cresta a mt. 1040 da dove si può ammirare una suggestiva veduta che domina una vasta vallata. Avanzando in direzione sud, il nostro itinerario incrocerà i sentieri: “Sentiero Italia”, “Sentiero del Brigante” e “Il Cammino della Fede”. Si prosegue in mezzo a rigogliosi faggi e attraverso un percorso in salita e in discesa di un quarto d’ora di cammino si arriva al laghetto Marzanello. Posizionato in una suggestiva valle naturale, contornato da un fitto bosco di abeti e pini, è utilizzato per la pesca sportiva ed il servizio antincendio, anche se è ancora da completare e valorizzare con aree attrezzate per il pic-nic. Il sentiero che costeggia il laghetto a questo punto comincia a salire gradatamente sempre in mezzo a maestosi faggi; in questa zona si possono raccogliere numerose specie di funghi (porcini, rositi, colombine e galletti) in tutti i periodi dell’anno, per le favorevoli condizioni climatiche. Il percorso continua poi su un vecchio sentiero in terra battuta in direzione della località Vardaro, e dopo 10 minuti si arriva alla “Casermetta” (caserma del CFS abbandonata da molti anni). Si riprende il sentiero che ricomincia a salire dolcemente, sempre in mezzo a maestosi faggi e dopo circa 40 minuti siamo al punto di partenza.

La prenotazione all’Escursione si può fare, telefonando al 348.8134091 o inviando una email a info@genteinaspromonte.it. (rrc)

REGGIO CALABRIA – Escursione di “Gente in Aspromonte” sulle tracce del “Passo della Croce”

L’associazione escursionistica “Gente in Aspromonte” propone, per domenica 1 ottobre, un itinerario che riguarda il Passo della Croce lungo il Cammino della fede.

Nel IX secolo alcuni monaci bizantini, spinti verso i confini dell’impero dalla furia iconoclasta, o in fuga dalla Sicilia a causa delle incursioni saracene, giunsero nel cuore dell’Aspromonte e, attratti dal fascino dei luoghi fondarono una piccola colonia ed una chiesa, dove oggi sorge il Santuario della Madonna della Montagna.
Al Passo della Croce tutti i pellegrini lasciavano cadere la pietra, presa lungo il sentiero e portata a spalla in segno di espiazione dei propri peccati (la pietra era proporzionata alle proprie forze!). Ancora oggi sono visibili parecchi cumuli di queste pietre votive.

Memorabile e simbolico, a tal proposito, è l’episodio narrato dallo scrittore Corrado Alvaro nel 1912, nella sua prima opera “Polsi nell’arte, nella leggenda e nella storia”. Racconta di una donna incinta, che recatasi in pellegrinaggio presso la “Madonna della Montagna”, in un momento di riposo, stanca ed assetata, dopo aver pregato la Vergine, vide apparire per incanto ai suoi piedi una fontana d’acqua freschissima. Ed è proprio quella che noi oggi conosciamo come “Fontana della Pregna”.

La natura mutevole ci accompagna per tutto il percorso, con il paesaggio dei boschi dell’Aspromonte che si trasformano e profumano di essenze diverse, mentre le fiumare mutano aspetto anche esse per via delle rocce di diversa composizione. Le sorgenti ci ricordano leggende lontane, mentre il sentiero ci porta in una profonda e remota vallata, intorno a cui convergono alte e scoscese pareti. Lo scenario è sorprendente, in alto ci sovrasta il massiccio di Pietra Castello e in basso intravediamo ciò che resta del lago Costantino. Questo tratto del Cammino della Fede è sicuramente il più suggestivo, per raggiungere a piedi il santuario di Polsi, in quanto si percorrono le antiche vie dei pellegrini e dei viandanti che si recavano nel famoso luogo di culto.

Il sentiero parte dal Passo della Cerasara a 1.400 metri di altezza. Ci immettiamo sulla sterrata che in pochi minuti ci porta al rifugio di Favazzina, subito ci troviamo sulla pista e dopo aver superato il torrente ci immettiamo nel sentiero e dopo circa 15 minuti giungiamo al casello Vocale. Il luogo è caratterizzato dalla presenza di rigogliose piante di abete rosso e da una serie di attrezzature, finalizzate al ristoro (qualche tavolo di legno e una preziosa fontana). Continuiamo lungo la pista (che è la stessa che in condizioni normali conduce a Polsi) e dopo 30 minuti arriviamo alla fontana della Croce. Abbandoniamo la pista carrabile e imbocchiamo un sentiero, ai lati del quale si trovano alcuni cumuli di pietre. Sono le pietre votive dei fedeli provenienti dal versante tirrenico che uniti in “carovane” si recavano nel famoso luogo mariano. Giungiamo quindi al casello del “Serro della Croce”, dal nome dell’omonima località.
Ci lasciamo il casello alle spalle e dopo poche decine di metri giungiamo ad una altura sgombra completamente da impedimenti visivi, una sorta di balcone panoramico a quota 1.345 m. Da qui possiamo godere di un paesaggio a 360°e spaziare con lo sguardo. Partiamo dal monte Montalto e a tutta la propaggine che degradando arriva al mare, continuiamo con l’imponente formazione rocciosa di Pietra Castello fino alle alture del piano Carrà, con in lontananza la sommità di monte Scordo e a seguire la cresta dell’Appennino, per poi ritornare nuovamente con lo sguardo a Montalto. Giù nella vallata vediamo il letto dei torrenti che poco più a valle si uniscono dando origine al torrente Bonamico. Polsi sembra ad un tiro di schioppo e un binocolo potrebbe essere utile. Questo e molto altro ancora è possibile ammirare dal belvedere del Serro della Croce. Una volta soddisfatta la naturale curiosità per l’incredibile straordinarietà dei luoghi, ci incamminiamo lungo la via del ritorno, che sostanzialmente ricalca il percorso dell’andata ma con qualche variante. Giunti alla “Fontana della Croce”, invece di ripercorrere la pista, prendiamo un sentiero posto sul lato sinistro della fontana, avendo l’accortezza di imboccare il sentiero giusto che, in leggera salita, ci porterà a visitare i rifugi Cusmano e Muccari realizzati dagli operai forestali, fruibili in caso di necessità, da tutti coloro i quali potrebbero averne bisogno. Unica avvertenza è quella di lasciare in ordine. Poco dopo ci immettiamo nuovamente sulla pista percorsa all’andata e ritorniamo sui nostri passi al punto di partenza. (rrc)

Saccomanno (Lega): Si intervenga subito con droni ed Esercito per Aspromonte che brucia

Il commissario regionale della Lega, Giacomo Saccomanno, ha chiesto di intervenire con droni ed Esercito contro gli incendi in Aspromonte.

«Che non si ripeta il dramma del passato! – ha ribadito –. È necessario far intervenire immediatamente i droni e l’esercito. Non è possibile che ogni anno si perdano ettari ed ettari di bosco per chissà quale incuria o mano nascosta! È incomprensibile di come si possano cancellare secoli di storia e di rigogliosa agricoltura in pochi attimi. Indipendentemente da possibili responsabilità, che certamente ci sono, ognuno deve intervenire e mettere a disposizione di una delle nostre più importanti ricchezze naturali tutte le proprie forze per salvaguardare una natura che ci viene invidiata da tutto il mondo».

«Che si assumano subito tutte quelle iniziative fondamentali – ha continuato – per porre fine ad una distruzione lenta, ma continua di un Aspromonte tanto tutelato e custodito dai nostri padri ed ora, fortemente, violentato forse da mani che hanno altri intollerabili interessi». (rrc)

REGGIO CALABRIA – Residenze artistiche in Aspromonte grazie ad Aspromondo

Si è tenuta nella mattinata di venerdì 21 luglio, presso il Castello Aragonese di Reggio Calabria, la conferenza stampa di presentazione della XII edizione del Face Festival: Aspromondo, progetto di residenza artistica in Aspromonte che prenderà il via il prossimo 6 agosto: un’esperienza di immersione naturale tra i profili montani e le suggestioni ancestrali del Parco Nazionale dell’Aspromonte, nella splendida cornice dell’Ex Vivaio Forestale Cucullaro e tra i boschi di Gambarie di Santo Stefano, per riscoprire le meraviglie nascoste della “montagna bianca” in Calabria attraverso un percorso simbiotico tra arte, natura e uomo.

Il progetto è stato presentato alla presenza di Paolo Genoese, ideatore e direttore artistico del festival insieme al regista Giacomo Triglia, di Irene Calabrò, Assessore alla Cultura del Comune di Reggio Calabria, e Francesco Malara, Sindaco di Santo Stefano in Aspromonte, si è evidenziato come Face Festival si sia ormai affermato come uno tra i progetti capofila a livello territoriale nel supporto e nella creazione di dialogo tra arte, comunità e territorio. L’assessore Irene Calabrò ha sottolineato come la sinergia, la comunicazione e la promozione di quello che accade su tutto il territorio metropolitano sia importante, e che un progetto come Face Festival è capace di riverberare le sue capacità virtuose dal territorio aspromontano fino al cuore della città di Reggio Calabria.

Per il Sindaco Francesco Malara «la presenza di tanto ossigeno e tanto fresco, di cui il nostro territorio è ricco, è uno degli ingredienti principali capaci di fare girare al meglio il cervello degli artisti che avremo il piacere di ospitare», chiosa ironicamente, rimettendo in luce in realtà l’importanza strategica del dialogo tra territorio e artisti coinvolti: «Gli artisti all’interno di un bosco bellissimo sperimenteranno e daranno vita alle loro creazione, permettendo a tutta la cittadinanza di godere di una passeggiata di tipo diverso! Fare un passeggiata nel bosco a Gambarie sarà un modo per celebrare la natura con l’arte!».

«Un festival che non avrebbe la sua poetica senza il suo radicamento territoriale, un appuntamento che acquista il proprio valore anche grazie a questo radicamento» – sottolinea il Direttore Artistico Paolo Genoese, che racconta come il processo culturale stia crescendo e che il bosco degli artisti sia stato visitato finora da 3500 persone, dando atto a «una purificazione per chi lo visita, grazie alla possibilità di ammirare opere d’arte in un contesto naturalistico di assoluto pregio, godendo di un panorama incredibile che si affaccia sullo Stretto».

Preview del Festival fissata il 31 luglio con il workshop “Adotta un robot” tenuto dall’artista, graphic designer, art director, Massimo Sirelli in collaborazione con il Museo e Parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri. Un appuntamento per grandi e piccini che potranno esplorare e costruire misurando la loro creatività il loro Robot giocattolo, utilizzando materiali di recupero, lasciandosi guidare da un’artista, punto di riferimento in Italia per l’arte applicata al concetto di upcycling, quella forma di creatività attraverso la quale materiali di scarto vengono trasformati in oggetti di valore esponenziale.

I creativi protagonisti della residenza, in partenza il 6 agosto, realizzeranno le loro opere in uno scenario naturalistico fortemente suggestivo, dalla bellezza autentica e “selvaggia”, attivando attraverso il linguaggio artistico, curiosità e interazione da parte di un numero sempre crescente di visitatori, di un piccolo museo incastonato nei boschi calabresi.

Da Maria Wozniak artista tessile e stilista canadese che si ispira all’ambiente naturale e all’esplorazione di pratiche sostenibili, al collettivo Zeroottouno la cui poetica artistica va verso una graduale attenzione al lavorio tecnico e all’uso alternato di procedimenti tradizionali e tecnologici che li ha portati oggi a spaziare il loro operato, dalla ceramica, alla scultura, alla meccanica, all’elettronica, alla fotografia, antropologia e geografia, passando per lo scultore Tonino Denami che nel marmo e nel legno incide la sua poetica legata all’essenziale, l’arte del togliere e il collettivo artistico multidisciplinare Galleria Technè che esplora il rapporto tra l’uomo e ambiente urbano o naturale, tra sé stessi e il mondo.

E ancora l’artista visivo Giuseppe Negro, che dal recupero, rilettura e rivisitazione di quanto attiene al passato basa gli elementi fondanti della sua ricerca, una sorta di metodologia nella sua complessa operazione artistica, che si sostanzia della necessità di far rivivere la memoria sopita dal tempo e minacciata dall’oblio, lo scultore Paolo Infortuna la cui ricerca artistica si muove lungo linee e forme dal linguaggio universale di conoscenza e confronto, la scenografa Federica Sorace che orienta la sua ricerca su interattività e multimedialità, Larissa Mollace il cui stile personale è ibrido tra fotografia e inchiostro, la scultrice e scenografa Tamara Marino il cui linguaggio artistico sperimentale miscela tutte le principali arti figurative, cercando connessioni coi nuovi linguaggi performativi e musicali e altri ancora da annunciare nei prossimi giorni.

L’idea generatrice del progetto è quella di ospitare, creativi provenienti dalle Accademie di Belle Arti italiane nonché artisti uniti da un comune obiettivo: realizzare in Aspromonte un museo a cielo aperto: il bosco degli artisti: per chi vuole scoprire le bellezze del territorio montano attraverso sentieri naturalistici e da oggi anche percorsi artistici.

Obiettivo principale del progetto è quello di valorizzare in modo totalmente inedito il territorio: il Massiccio Montuoso dell’Appennino Calabro, attivando processi e scambi creativi, volti alla creazione di un nuovo sentiero, un nuovo luogo, che possa essere conosciuto con uno sguardo attento e innovativo puntando sulla forza dell’arte contemporanea e della sinergia magica fra luogo e artisti.

Lanciata sulle pagine social la call per giovani registe/i che vogliano raccontare per immagini attraverso un corto il rapporto fra arte e natura, attraverso il loro linguaggio espressivo, amplificando la mission del progetto.

Il Festival lancia infine viviAspromondo: la possibilità di collaborare con alcuni degli artisti in residenza e interagire attraverso un percorso di costruzione partecipata alle opere che arricchiranno quest’anno il Bosco degli artisti.

Un progetto dal valore fortemente sociale che risiede in una caleidoscopio di risorse e di stimoli tradizionali e moderni che attraverso l’evento diventano proposte concrete di rinnovamento culturale per la Calabria.

Face Festival 12 РAspromondo ̬ tra gli Eventi di promozione culturale 2022 cofinanziati dalla Regione Calabria, con risorse Pac 2014/2020-Azione 6.8.3. (rrc)

COSOLETO (RC) – “Gente in Aspromonte” in visita al Santo Redentore

L’associazione escursionistica “Gente in Aspromonte” organizza una nuova tappa del suo percorso su Le Grandi Vie dell’Aspromonte. Domenica 16 luglio sarà la volta del Santo Redentore che interesserà i Comuni di Cosoleto, San Luca e Samo.

Raduno ore 10:30 bivio Montalto, partenza escursione ore: 10:45, (per quelli della Ionica incontro ore: 9.00 al Centro commerciale Center-Gross – Bovalino; per quelli di Reggio e Tirrenica indicazioni per Gambarie – Montalto).

La cima di Montalto domina con i suoi 1956 m. di altezza l’intero massiccio aspromontano. Da essa, a raggera, si dipartono innumerevoli profonde e strette vallate, una più bella e differente dell’altra, ognuna con una storia da raccontare: quella della “La Verde” e i suoi profondi canyon, quella dell’Amendolea e il suo popolo grecanico che ci ha vissuto per lunghissimi secoli, quella della Bonamico ed il suo lago naturale ormai estinto, tutte valli un tempo navigabili. A fare da cornice a questa spettacolare visuale, il più grande vulcano attivo d’Europa: l’Etna, ed ancora le Isole Eolie e la dorsale appenninica che procede con le Serre, la Sila ed il Pollino.

Il percorso ha anche una valenza religiosa. Era il 23 settembre del 1901. Sulla vetta più alta dell’Aspromonte, Montalto (1956 metri sul livello del mare), la maestosa statua del Cristo Redentore trovava collocazione. Su un terreno donato dal Barone Stranges di San Luca. L’opera in bronzo fu realizzata dall’artista reggino Francesco Jerace, in occasione del Giubileo del 1900 voluto da papa Leone XIII. È una delle 20 realizzate in quell’anno collocate su altrettante vette italiane.

Interesse anche dal punto di vista storico Sulla cima è stato posto un punto trigonometrico della rete geodetica nazionale istituito sin dal 1869, appartenente alla rete fondamentale nazionale. Per festeggiare il Giubileo del 1901 sulla cima è stata posta una statua del Redentore in bronzo (si veda Statue del Redentore per il Giubileo del 1900), il 23 settembre del 1901 dal cardinale Portanova. Quella attuale, invece è stata creata dallo scultore reggino Michele di Raco. Sempre in vetta è posta anche una rosa dei venti in bronzo su base di granito posta dal Gea (Gruppo Escursionisti d’Aspromonte) nel 1994.

Si parte dalla base di Montalto si imbocca il sentiero che si addentra nel bosco delimitato di una staccionata in abbandono, con frequenti aree di sosta fornite di panchine ora in stato d’abbandono, dalla salita molto dolce che si trova a sud – sud ovest – si sale in circa 30 minuti. Qui il panorama è grandioso, i nostri occhi potranno spaziare a 360° (visibilità permettendo) tra i due mari Ionio-Tirreno, da Roccella Ionica al Porto di Gioia Tauro, nonché tra le cime a Nord-Est quali Monte Cannavi, Monte Fistocchio, Monte Scorda, e più a Sud la valle delle Grandi Pietre, Pietra Cappa-Pietra Lunga-Pietra Castello. Saziati i nostri sensi proseguiremo verso la vetta più alta del massiccio dell’Aspromonte dove si erge la statua del Redentore in bronzo, eretta nell’anno 1901. Vi è anche una rosa dei venti in bronzo su base in granito posta dal Gruppo Escursionisti d’Aspromonte (Gea) nel 1994, inoltre vi è un pilastrino in rappresentante un punto Trigonometrico di Prim’ordine posto dall’Istituto Geografico Militare (Igm) all’inizio del 1900, coincidente con vertice Trigonometrico della rete Catastale.

Anche da qui il panorama sa di magia, se il cielo è sereno, ad ovest è possibile vedere ergersi nella sua maestosità il Monte Etna. Riprendiamo il sentiero che scende verso Polsi al primo tornante giriamo a sinistra e i pochi minuti siamo sulla strada asfaltata si prosegue per un centinaio di metri per prendere la strada che scende a San Luca seguendo il sentiero a sinistra della strada dopo 20 minuti siamo all’indicazione acqua Selvatica, si prosegue sulla sterrata sul sentiero Delianuova – Bova è una carrareccia quasi tutta in piano (molto monotona e rilassante), su questa ci sarà un affaccio verso Puntone l’Albara e più avanti, al bivio per Materazzelli, una ampia e gradevole radura verdeggiante. Pochi minuti di cammino sul sentiero Italia e siamo al punto di partenza. (rrc)