PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE IN CALABRIA
USARE IL MODELLO DEI PICCOLI BORGHI

di UGO BIANCO – Calo demografici e riqualificazione dei borghi: può essere utile questo focus sulle problematiche e gli strumenti necessari per affrontare il calo demografico. Particolare rilevanza è riservata ai piccoli centri urbani, che per un totale di 5.500 rappresentano il 69% dei comuni dell’intera penisola. In essi si contano 10.068.213 di residenti per un valore del 17% dell’intera popolazione nazionale. Dalla seconda metà del 900 ai nostri giorni tutti gli indicatori demografici identificano una cospicua riduzione della popolazione.

Al 1° gennaio 2021 i residenti erano 59.236.213, riducendosi di oltre 400.000 unità rispetto all’anno di inizio della pandemia da Covid-19. Nel corso del 2021 il saldo naturale (differenza tra nascite e decessi) ha raggiunto – 335.416. Il deficit delle nascite rispetto ai decessi è dovuto alla popolazione di cittadinanza italiana (386.000), mentre per la popolazione straniera cresce in modo sostenuto (+50.584).

Le aree interne sono caratterizzate da una significativa distanza dai principali centri di offerta di servizi (Salute, Scuola, Mobilità), ma anche da una disponibilità elevata di importanti risorse ambientali (idriche, sistemi agricoli, foreste, paesaggi naturali e umani) e risorse culturali (beni archeologici, insediamenti storici, abbazie, piccoli musei, centri di mestiere). L’esodo della nuove generazioni rappresenta una vera emergenza nazionale da mitigare per ridurne gli effetti. Sulla gazzetta ufficiale n. 220 del 14 settembre 2021 è stato pubblicato il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 luglio 2021 che stabilisce come 5518 piccoli comune, con popolazione sotto i 5 mila abitanti, possono beneficiare delle risorse stanziate dalla legge “Realacci” allo scopo di riqualificare i centri storici dei piccoli borghi (L. 6 ottobre 2017 n. 158).

Questa norma favorisce gli interventi a tutela dei residenti nei piccoli centri e delle attività da loro svolte con l’obiettivo di contrastare lo spopolamento e favorire il turismo attraverso i seguenti interventi: manutenzione del territorio con la riqualificazione degli immobili esistenti e delle aree dismesse, riduzione del rischio idrogeologico, la messa in sicurezza delle infrastrutture stradali e l’incentivazione dell’efficienza energetica. Un altro contributo a sostegno della crescita demografica può venire dai programmi d’investimento mondiali ed europei, a disposizione dei governi.

In primo luogo citiamo le strategie stabilite dall’Agenda globale per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (Agenda Onu 2030) che nel 2015 ben 193 paesi del mondo, compresa l’Italia, hanno condiviso in 17 obiettivi (Sustainable Development Goals o SDGs) e 169 target e raggiungibili entro il 2030. Con questo documento è stato stabilito che il sistema di sviluppo attuale è “insostenibile”, non solo a livello ambientale, ma anche sul piano economico e sociale.

L’idea condivisa consiste nel credere che non ha più senso pensare alla sostenibilità basata sulla sola soluzione di “questioni ecologiche”, ma lo sviluppo si deve fondare su soluzioni di crescita “integrate” a livello economico, sociale ed ambientale. Questa nuova cultura di progresso si basa sulla promozione di una crescita equa e condivisa, la protezione dei diritti umani e la salvaguardia delle risorse naturali. Non meno importanti sono i fondi strutturali e di investimento Ue che operano per sostenere la coesione economica, sociale e territoriale. Per ultimo, e non per questo meno importante, citiamo il Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) composto da un pacchetto di riforme e di investimenti finanziati dell’Ue per la ripresa economico-sociale post pandemia da Covid-19.

I fondi a disposizione ammontano a 191,5 miliardi di euro, da impegnare fino al 2026. Per utilizzare le risorse distribuite, gli stati devono predisporre un programma di riforme e di investimenti. L’erogazione delle risorse avviene due volte all’anno sulla base dell’effettiva realizzazione degli interventi predeterminati alle scadenze stabilite.

In conclusione possiamo sperare che le aree interne, per lunghi anni marginalizzate e degradate, alla luce di quanto ribadito finora, possano diventare un modello di sviluppo inclusivo, sostenibile e resiliente. Capace di rendere la popolazione meno vulnerabile e rilanciare l’economia dei propri territori. Solo così si può tendere verso un riequilibrio socio-economico dell’intero territorio nazionale con la conseguente ripresa economica. (ub)

[Ugo Bianco è dirigente nazionale Associazione Nazionale Sociologi]

 

ABBANDONO DEI BORGHI, RIFIUTO DEL SUD
SI VA ALLA RICERCA DEL SUCCESSO NEGATO

di GIUSEPPE ROMEO – Leggo spesso riflessioni sul l’abbandono dei piccoli paesi dell’entroterra calabrese. Una sorta di erosione umana continua, che nel suo manifestarsi come depopolamento rappresenta, di fatto, un risultato chiaro di un disboscamento antropologico oltre che di un abbandono di un passato ritenuto scomodo, da dimenticare, sacrificato sull’altare della modernità dei consumi, dell’effimero patinato utile alla massa e utile alla nostra vanità.

Insomma, posso essere d’accordo sul pathos che conquista le nostre anime camminando tra vicoli senza vita, apparente, ma direi che non è l’abbandono dei piccoli centri, o non solo quello, a dare un quadro disarmante alla nostra anima di eterni sentimentali. Ma è il rifiuto del Sud da parte nostra e dei giovani ciò che dovrebbe preoccupare…

Un rifiuto che depopola un’intera regione… Perché se ieri era il lavoro che andava cercato per emanciparsi dal ricatto del bisogno, oggi è il voler raggiungere il successo ciò che conta. Oggi è sbarcare a Milano o a Roma o in un celebrato altrove il vero sogno “calabrese”. Oggi è il riuscire tra colossei e madonnine ad “agganciare” il dominus politico, cinematografico o giornalistico la vera sfida. Una sfida con sé stessi e con la propria terra lanciata per soddisfare vanità da copertina o da potere rinnegando, poi, le origini salvo disvelarle solo se utili al proprio scopo.

Ne ho visti e conosciuti troppi di tali esempi e ogni volta ho notato la loro supponenza se non arroganza. So che sono parole non corrette per un lettore che vuole affidare il proprio sentire ad una narrativa emozionale, vivendo di tali pensieri positivi magari in attesa di cure non si sa da parte di chi.

Ma questo è un risultato antropoculturale testato sul campo. Avere la “cittadinanza” romana o milanese è oggi ciò cui ambiscono buona parte dei giovani, e non solo loro. Essere introdotti nei salotti che contano è il risultato da raggiungere, costi quel che costi. Sul resto possiamo scrivere di tutto, ma questo è un dato di fatto come è un dato di fatto che dei Borghi dell’entroterra importa solo per una stagione agli stessi calabresi di successo per un vanto con gli amici, preferibilmente romani o milanesi. Un buon argomento da conversazione al vespro laico dello spritz, o per una intervista in tv: nulla di più.

Vi è poi un Sud che condanna se stesso e i suoi Borghi incantati, impedendo il rientro di quei pochi che con nuove idee ne vorrebbero garantire il rilancio. Qui c’è la resistenza di chi è rimasto, arroccato nelle cittadelle politiche e occupato a difendere proprie rendite di posizione il quale, in una visione ad excludendum, non gradisce pensieri di ritorno sopratutto se portati da calabresi fuoriusciti. Meglio ospitare il forestiero. Costui si adegua subito alla realtà perché gli è permesso interpretarla come vuole non essendo riconosciuto come portatore di un interesse proprio (un competitor) e confidando nella sua generosa simpatia.

In fondo, al forestiero estasiato e ben guidato sulla strada del racconto enfatico delle eccellenze, cosa importa se la realtà dei Borghi spopolati è poi una realtà dovuta alla mancata capacità di creare economie circolari tra centri e periferie? O se questa sia il prezzo pagato da una comunità politica che presa e compresa da se stessa non comprende che il termine di conurbazione negli assetti metropolitani, ad esempio, racchiude significati più ampi e che abbracciano in modo sinergico l’ urbano e il rurale?

L’abbandono delle piccole economie rurali, mai messe in rete, e la negazione di un dialogo nei servizi ne ha poi concluso l’opera. E così l’incanto si disvela in amarezza. (gr)

(Analista e saggista politico)

La scrittrice Maria Caterina Mammola e i borghi antichi

di ARISTIDE BAVALa scrittrice Maria Caterina Mammola, componente del gruppo “Borghinfiore”, si è soffermata, con una sua relazione, nel corso della recente edizione del Premio, su alcuni aspetti dei borghi antichi che potrebbero diventare una “forza aggiunta” nella sfida per la candidatura della Locride a Capitale Italiana della cultura 2025. Ha parlato, soprattutto del loro patrimonio immateriale.

«I borghi antichi – dice la Mammola – sono depositari di storie millenarie, di storie scritte sulle pietre, tra i vicoli e i palazzi, sui campanili delle chiese, sulle cime dei colli che fanno da corona tutt’intorno. Ogni borgo è una visione, mutevole e fascinosa a modo suo, per il visitatore che cerca di valutare con gli occhi e con la mente lo scenario colorato che ha di fronte, mentre chi ci vive, magari sente la fatica, la solitudine, il peso di ambienti ritenuti distanti dai lussi urbani delle grandi città».

Considerazioni certo da condividere alle quali Maria Caterina Mammola che ha appena pubblicato ( addirittura a Monaco di Baviera) un suo ultimo libro dal titolo ” Parole e simboli di memorie”  aggiunge che «all’origine il borgo aveva il significato di agglomerato urbano ben protetto, fortificato, luogo sicuro per i residenti che ci costruivano le proprie dimore! Il castello – sintetizza la Mammola – per le famiglie feudali, il borgo per la cittadinanza operosa.  Il borgo, città medievale che si ingrandiva attorno a chiese, con i sobborghi, i casali, oppure, come  Gerace, col borgo maggiore e il borghetto!».

La scrittrice non manca di ricordare che «La visione del borgo nella  mente rimanda a una presenza umana forte tra le strade, le case, le numerose chiese, accanto a quella degli animali domestici» e si sofferma anche su Siderno antica, che sul colle alle spalle, aveva – come ha scoperto lo storico Domenico Romeo – le sue mura di protezione».

Maria Caterina Mammola parla anche del “linguaggio” dei Borghi  «che c’è nello cose, non solo nelle parole scritte nelle carte, nelle pergamene. I luoghi parlano, gli alberi parlano. Ma non sono “nostri”, cioè di nostra proprietà, di cui godiamo in senso materiale e in senso spirituale, sono di tutti, di tutti coloro che hanno occhi per vedere, intelletto per capire. È un patrimonio incommensurabile, come l’aria che respiriamo. Per questo, – dice la Mammola – alcuni luoghi speciali sono classificati come patrimonio Unesco. Il loro valore non è misurabile con i nostri simboli economici».

E poi il ricordo delle visite compiute  nei borghi vicini, e in altri dell’Italia con la precisazione, però, che «c’è qualcosa che distingue ognuno di essi, qualcosa che oltrepassa il visibile, va diritto al cuore: è un rivivere interiormente sentimenti di vicinanza ai luoghi, dare un senso alle radici di una comunità che quei luoghi ha plasmato, ci è vissuta, ha affrontato situazioni, difficoltà, peripezie, ha tramandato esperienze, progetti realizzati, ha trasmesso eredità, valori da non respingere. Un  patrimonio immateriale  dato da una “somma” di  valori, che non si estinguono con la decrescente demografia in atto in molti borghi ( nota dolente soprattutto dei borghi della Locride) , dietro visioni allettanti per i cittadini, in luoghi diversi e in forme diverse del vivere».

Però aggiunge Maria Caterina Mammola «anche se  si perde un po’ della propria identità locale, non si perde quella delle proprie radici. Ed è su queste radici che si innesca il patrimonio immateriale, fatto di tradizioni, di espressioni linguistiche, di suoni, colori, sapori, paesaggi, fiori, volti e figure di persone, attività stagionali, memorie personali e storiche».

La vera forza, insomma, di questi siti,  che si portano appresso la forte necessità della loro rivitalizzazione, una necessità indiscussa che, oggi più che mai potrebbe servire a ricreare, in questi siti, economia e sviluppo sociale e contribuire al loro ripopolamento. (ab)

 

I borghi antichi e le figure eccellenti della Locride

di ARISTIDE BAVAIn questi giorni si fa un gran parlare dell’importanza della rivalutazione e della rivitalizzazione dei borghi antichi della Locride, un patrimonio immenso del territorio che certamente è poco sfruttato ( e anche per certi versi poco conosciuto).

In questo contesto si inquadra perfettamente un progetto della associazione Fidapa dal titolo Tesori da scoprire che punta alla valorizzazione del turismo e dell’economia di questi siti anche attraverso il racconto che le Sezioni Fidapa dell’intero distretto meridionale sono state chiamate a fare dei loro territori, della cultura locale, degli eventi storici, di elementi naturalistici, di produzioni artigianali ed enogastronomiche e di siti archeologici.

E, ancora una volta, come ha evidenziato la presidente della Fidapa di Siderno, Cinzia Lascala, con una sua apprezzata relazione durante il recente incontro promosso dai club Lions di Locri, Roccella e Siderno, in un lavoro promosso dalla sezione Fidapa di Siderno, curato dalla stessa Lascala e dalla prof.ssa Caterina Mammola, apprezzata scrittrice,sono stati evidenziati alcuni significativi aspetti culturali che arricchiscono l’interesse dei borghi. Il progetto è nato durante il precedente biennio Fidapa presieduto dall’avv. Angela Giampaolo e nel progetto emerge e si ribadisce l’importanza di questi siti e la possibilità che con opportune iniziative si possa generare anche un ritorno culturale ed economico ad ampio respiro tale da innescare un sistema virtuoso di attrazione per i nostri borghi, le nostre città e la nostra Regione.

Il percorso dell’ipotesi progettuale elaborata illustrata da Cinzia Lascala, peraltro, è particolarmente interessante e singolare perchè “ripercorre” luoghi segnati da 4 figure eccellenti del  passato della Locride che spesso sono dimenticati. Parliamo di Corrado Alvaro per San Luca, Giuseppe Correale per Siderno, Nik Spatari per Mammola e Tommaso Campanella per Stilo, tutti nomi che certamente non hanno bisogno di presentazione.

I “tesori da scoprire” raccontati da Cinzia Lascala partono dai boschi solenni dell’Aspromonte Orientale, dal borgo di San Luca che ha dato i natali a Corrado Alvaro, che con il libro Quasi una vita ha vinto il premio Strega 1951. A San Luca  esiste  la casa natale, con gli arredi originali e i libri dello scrittore di Gente d’Aspromonte, adibita a sede della Fondazione Corrado Alvaro che conserva anche pubblicazioni, ricordi dello scrittore ed è aperta al pubblico.

Poi “l’itinerario” della Fidapa continua con Siderno che ha dato i natali allo scultore Giuseppe Correale, dove si può fare un importante passo nella storia del Seicento, piuttosto sconosciuta, nel borgo medievale di Siderno Superiore, dove è possibile  ammirare il busto di Paolo Piromalli nella piazza di S. Nicola presso l’omonima Chiesa  risalente all’XI secolo, che può essere considerata un piccolo museo e dove appunto da tempo si attende che venga collocato in uno dei pregevoli palazzi nobiliari esistenti proprio un museo dedicato a Giuseppe Correale. Ed ancora Mammola dove ci sono tanti luoghi  caratteristici segnati dall’artista Nick Spatari, scomparso due anni addietro che ha sviluppato un’arte legata a stilemi bizantini in sintonia con la storia della Calabria bizantina greca e moderna.

Ed, infine, Stilo, antico paradiso bizantino, che ci “parla” della nascita e della prima formazione di Tommaso Campanella, filosofo e poeta, intellettuale e militante tra Seicento e Settecento, autore della “Città del Sole”. Anche questa è la Locride. Quella Locride che ha presentato la sua candidatura a Capitale Italiana della cultura 2025 e che, certamente, merita molta più attenzione da parte del grande pubblico ma anche e soprattutto da parte degli organismi istituzionali che continuano a sottovalutare il grande potenziale qui esistente che potrebbe dare grande input allo sviluppo turistico nazionale.

Anzi, osiamo aggiungere, anche per parafrasare la conclusione data da Cinzia Lascala alla sua relazione forse è soprattutto questa la vera Locride, quella che “che profuma ancora dei gelsomini che danno il nome alla costa sottostante e della quale, per goderla appieno, non è necessario annusare solo il gelsomino e gustarne l’olfatto ma ci vuole il cuore”. (ab)

In copertina, Cinzia Lascala

Italia del Meridione: Non siano dimenticati Borghi e aree interne, strategici nel rilancio del Paese

I borghi e le aree interne sono strategici per il rilancio del paese. Per questo, non devono essere dimenticati. È l’appello fatto da Italia del Meridione, che ha ricordato come «i piccoli Comuni pagano anni di isolamento e scarsi investimenti in infrastrutture reali e digitali che contribuiscono a uno spopolamento oggi apparentemente inarrestabile».

«Sul fronte digitale, in particolare – viene spiegato in una nota – in oltre 2.100 dei 7 mila centri italiani che ricadono nelle cosiddette aree bianche” – di cui la maggior parte è costituita da piccoli Comuni – è oggi attivo il servizio di connessione, mentre in 3.200 Comuni sono in corso i lavori, allinterno di un percorso di realizzazione della BUL (banda ultra larga) che riguarda le aree più marginali rispetto agli interessi del mercato e che sarà completato entro il 2023. Al contempo, i centri che non contano più di 5 mila abitanti rappresentano il 72% delle municipalità italiane, insistono in aree di assoluto pregio ambientale, storico e artistico e costituiscono sempre più spesso degli ideali laboratori di economia circolare, democrazia energetica e innovazione sociale».

«Esperienze dinnovazione che, dalla Calabria al Piemonte – continua la nota – uniscono le possibilità offerte dalle nuove tecnologie a un turismo più sostenibile, a progetti di rigenerazione urbana, a una silvicoltura di precisione e a modelli di educazione inclusiva. Pertanto, L’Italia del Meridione, lancia un appello al Governo Draghi, per chiedere di non lasciare che i borghi e le aree interne siano fanalino di coda nella sfida per la ripartenza del Paese, garantendo unequilibrata distribuzione nonché una giusta attenzione nelluso trasversale delle risorse del Pnrr per la transizione ecologica e digitale».

«Con il nostro appello, vogliamo puntare i riflettori della politica sul ruolo strategico dei piccoli Comuni nel rilancio del sistema Paese, guardando anche e soprattutto alle realtà della nostra provincia. Realtà che mai come oggi si legano alla tenuta della comunità, a una migliore qualità della vita e a produzioni deccellenza del Made in Italy. È urgente creare le condizioni per riabitare questi territori spostando attività e lavoratori dello smart working in una grande proposta di rigenerazione urbana e sociale fondata sulla green economy», ha dichiarato Gabriele Iazzolino, referente direzione provinciale di Cosenza.

«La parità di condizioni tra grandi città e aree interne è essenziale – ha aggiunto il delegato al Dipartimento Transizione ecologica – per uno sviluppo sostenibile del Paese dal punto di vista economico, sociale e ambientale. Portare la fibra ottica in zone dove la qualità delle connessioni è perlopiù molto bassa, consente allItalia di colmare quel divario digitale che si avverte particolarmente nelle zone rurali e meno popolose e competere su un level playing field. Con la fibra ottica giochiamo la partita della parità, connettendo tutti al futuro».

«IdM ritiene, quindi, prioritario – viene evidenziato nella nota – destinare i fondi dei prossimi mesi ai piccoli Comuni, per promuovere la diffusione di comunità energetiche, ridurre il rischio idrogeologico, attrezzare nuovi prodotti turistici legati al cluster del ‘turismo attivo, lento e sostenibile’, favorire lo sviluppo di filiere locali, realizzare linfrastruttura leggera della rete unica in tempi certi anche nelle aree bianche, incentivare lo smart working e defiscalizzare servizi e attività economiche di qualità che qui potrebbero investire in lavoratori residenti e in centri innovativi di coworking».

«Per accelerare un cambio di passo, in particolare – spiega la nota – sarebbe importante istituire una linea di finanziamento Smart Working Borghi”, con agevolazioni fiscali per linsediamento di centri di ricerca e impresa digitale di prossimità nei piccoli comuni, incentivando la nuova residenzialità legata alluso di spazi abitativi abbandonati e recuperati. Prioritario, inoltre, dare immediata attuazione a dispositivi normativi come la legge Salva Borghi o le green community inserite nel Collegato ambientale, per mettere i piccoli centri nelle condizioni di competere ed esprimere il loro potenziale».

«La pandemia ha posto allattenzione di tutti la necessità di ripensare la fruizione dei territori e il Pnrr rappresenta unoccasione unica perché borghi e aree interne, soprattutto in provincia di Cosenza, – ha commentato Iazzolino – tornino ad avere la centralità che meritano, per riequilibrare storici divari e dare nuovo slancio alla lotta alla crisi climatica”. I piccoli Comuni, dunque, necessitano di risorse certe e politiche forti per promuovere la rivoluzione energetica e leconomia circolare, sviluppare il turismo lento e  di prossimità, favorire una mobilità e una vivibilità sostenibili, colmare il digital divide, semplificare le procedure per la messa in posa della banda ultra larga e implementare lagenda digitale».

«Queste le direttrici – ha concluso il referente provinciale di IdM – fondamentali lungo cui muoversi per innescare processi innovativi e sostanziali. IdM ha da sempre sostenuto, e continuerà a farlo, che i piccoli Comuni sono l’asse portante del nostro Paese, per questo oggi giocano un ruolo di primaria importanza in quella ‘rinascita e ripartenza’ che viene richiesta. Essi possono essere davvero il motore propulsore della transizione ecologica e digitale». (rcs)

Pnrr “Attrattività dei borghi”, il Comune di Maida candida il suo borgo cittadino

Il Comune di Maida, guidata dal sindaco Salvatore Paone, ha presentato per l’avviso del Pnrr sui borghi storici, il progetto Maida: Borgo Vit@le, richiedendo un contributo di oltre un milione e mezzo di euro.

In merito, è stata approvata la Delibera n. 40/2022 del 7 marzo che ha dato il via libera allo studio di fattibilità tecnica ed economica trasmesso al Ministero della cultura (Mic), in attuazione della linea di azione B “Progetti locali per la rigenerazione culturale e sociale” finalizzata alla realizzazione di progetti di riqualificazione in almeno 229 borghi storici italiani.

Si tratta di un progetto complesso e ben strutturato, quello voluto dall’amministrazione maidese, articolato in n. 12 interventi integrati che puntano a rivitalizzare l’intero borgo storico ripristinando aree ed immobili pubblici, al momento poco sfruttati, che saranno resi fruibili alla comunità locale, ai turisti ed a tutti gli amanti del territorio.

«La strategia di rigenerazione culturale e sociale del progetto “Maida: Borgo Vit@le” è coerente con gli obiettivi prefissati dall’amministrazione in relazione alle caratteristiche del contesto e ai fabbisogni rilevati grazie al coinvolgimento delle comunità locali e all’analisi del mercato di riferimento in termini di domanda/offerta del turismo sostenibile, dell’albergo diffuso e della valorizzazione del territorio per renderlo un brand chiaramente identificabile in ambito internazionale anche per contrastare l’inesorabile esodo di giovani che abbandonano il paese a vantaggio delle città del Nord – ha dichiarato il sindaco di Maida Salvatore Paone –. La nostra priorità è quella di creare nuova occupazione di qualità e di dotare tutta la comunità di strumenti innovativi capaci di intercettare le richieste sempre più esigenti dei turisti con lo scopo di rivitalizzare il borgo maidese per tutto l’anno».

«Infatti – ha proseguito il sindaco Paone – abbiamo voluto valorizzare gli ambiti imprenditoriali di riferimento del nostro territorio, quali le aziende agricole, i frantoi, gli agriturismi e il centro commerciale Due Mari, uno dei più grandi del Mezzogiorno, che dista solo 5 km dal borgo ed attira centinaia di persone/dì, per generare inclusione e innovazione sociale con particolare riferimento alla dimensione digitale (totem, proiezioni multimediali, QR code sui siti e monumenti di maggiore interesse, piattaforma digitale, infopoint digitale,…) con lo scopo anche di intercettare il flusso generato dallo shopping center maidese e trasformarlo in indotto del borgo a vantaggio delle attività economiche locali. “Maida BorgoVit@le” ripercorre e racchiude in un unico progetto tutta la strategia della nostra linea di mandato e rappresenta la nostra idea di borgo vivo, al passo col resto del mondo, capace di attrarre turisti internazionali».

«Grazie alla professionalità ed alla competenza dei funzionari comunali – ha detto ancora – abbiamo programmato interventi di rigenerazione e innovazione attraverso la riqualificazione degli spazi pubblici, il restauro del patrimonio storico-architettonico, investendo sulla promozione e sulla tutela della ricchezza del territorio e delle comunità locali, valorizzandone le risorse naturali e culturali, insieme all’attivazione di iniziative imprenditoriali e commerciali che creino nuovi circuiti occupazionali e nuove opportunità».

«Abbiamo, inoltre – ha concluso il primo cittadino – previsto azioni indirizzate a creare percorsi di sviluppo economico e di miglioramento della qualità della vita di sviluppo di un turismo culturale, delle radici, enogastronomico, esperienziale e green, di potenziamento di un’ospitalità diffusa, di sviluppo e supporto del comparto agricolo, di potenziamento della residenzialità,di riqualificazione urbana, di sostegno alla creazione di nuova occupazione di qualità, di promozione di moderne forme di digitalizzazione al servizio di tutta la comunità. Ora, non ci resta che attendere». (rcz)

Oriolo, Savelli, Badolato e Fiumefreddo tra i Comuni beneficiari del finanziamento per riqualificare i borghi

Oriolo, Badolato, Savelli e Fiumfreddo Bruzio sono i quattro Comuni calabresi ammessi, insieme ad altri 33 borghi del Sud, ammessi al finanziamento di 30 milioni per gli interventi di riqualificazione dei centri storici e di valorizzazione turistico-culturale firmato dai ministri Dario FranceschiniMassimo Garavaglia.

In particolare, per quanto riguarda gli interventi di valorizzazione turistico-culturale presentati da Comuni fino a 5.000 abitanti, per i quali sono disponibili 20 milioni di euro, sono stati ammessi a finanziamento i progetti presentati dai seguenti 23 borghi: Pollica (SA); Zungoli (AV); Candela (FG); Tiggiano (LE); Pietrapetrosa (PT); Deliceto (FG); Calvello (PT); Oriolo (CS); Guardia Perticara (PT); Morigerati (SA); Sasso di Castalda (PT); Pisciotta (SA); Summonte (AV); Valsinni (MT); Ferla (SR); Cetara (SA); Castiglione di Sicilia (CT); Roseto Valfortore (FG); Castel San Lorenzo (SA); Badolato (CZ); Savignano Irpino (AV); Savelli (KR); Sutera (CL).

Invece, per quanto riguarda gli interventi di riqualificazione dei centri storici presentati dai comuni fino a 10.000 abitanti, per i quali sono disponibili 10 milioni di euro, sono stati ammessi a finanziamento i progetti presentati dai seguenti 14 borghi: Vizzini (CT); Corigliano d’Otranto (LE); Casal Velino (SA); Corsano (LE); Moiano (BN); Gagliano del Capo (LE); Chiaramonte Gulfi (RG); Brolo (ME); Cammarata (AG); Sambuca di Sicilia (AG); Montalbano Jonico (MT); Fiumefreddo Bruzio (CS); Troina (EN); Roccaspide (SA). (rrm)

L’OPINIONE/ Gregorio Procopio: Valorizzare i borghi calabresi attraverso l’arte

di GREGORIO PROCOPIO – Arte e turismo, un connubio vincente, che il prossimo governo regionale calabrese dovrà ancora di più sostenere ed incentivare per valorizzare i suoi fiabeschi e pittoreschi borghi purtroppo “addormentati” come: Pentedattilo, Roghudi Vecchio, Acherentia (Cerenzia Vecchia), Cirella Vecchia, Africo Vecchio, Fantino e Carello (San Giovanni in Fiore), Papaglionti, Laino Castello, Panduri, Cavallerizzo di Cerzeto.

Dipingere questi borghi significherebbe raccontare storie, caratteristiche (storiche, architettoniche, geo-ambientali, antropologiche), ergo vorrebbe dire riscoprire questi luoghi ricchi di fascino.

Tutto ciò avrebbe un unico leitmotiv: valorizzazione.

L’idea è quella di promuovere la pittura en plein air, e precisamente le gare di estemporanea, in quanto attrarrebbero artisti da ogni angolo d’Italia. Gli eventi pubblicizzati dagli stessi pittori e dagli enti organizzatori sui media di massa, creerebbero curiosità al turista moderno, sempre più innamorato di luoghi abbandonati e del terzo paesaggio; alla ricerca di situazione semplici, ma autentiche; di luoghi che coinvolgono l’anima.

La Calabria deve diventare, quindi, meta di visionari. Le gare verrebbero organizzate in tutto l’arco dell’anno e nel contempo in questi luoghi “fantasma” sorgerebbero pinacoteche prestigiose che andrebbero ad accrescere l’offerta turistica.

L’auspicio è che la futura Giunta regionale possa istituzionalizzare questo progetto rendendolo prestigioso, appetibile, visibile; coinvolgendo enti pubblici, associazioni, scuole e artisti del settore. (gp)

[Gregorio Procopio è responsabile organizzativo estemporanea di pittura Panta Festival Montauro]

SPOPOLAMENTO DEI BORGHI E LE FUSIONI
I VANTAGGI DELLA COMUNIONE DEI COMUNI

di GIORGIO CASTELLA – Bisogna prendere atto che i Comuni giorno dopo giorno perdono  vitalità a causa della decrescita demografica. Il loro spopolamento è la causa principale della chiusura di molti servizi essenziali: uffici postali, scuole, tribunali, sedi INPS, uffici delle Entrate tributarie, ospedali.

I bilanci comunali coprono con difficoltà le spese del personale dipendente, mentre per gestire i servizi di acqua e spazzatura gli amministratori devono elevare i costi delle tariffe, mettendo in difficoltà le famiglie, sopratutto quelle a più basso reddito.

Da considerare, inoltre, che molti comuni limitrofi sono divisi soltanto nominalmente, in quanto le abitazioni sono attaccati e i loro cittadini  vivono e lavorano in ambiti intercomunali, usufruendo degli stessi servizi, in ambo i comuni. Inoltre usufruiscono degli stessi servizi, come le attività commerciali e in modo particolare i supermercati.

Visto che dal punto di vista urbanistico rappresentano un continuum senza soluzione di continuità e che i cittadini che li abitano vivono in simbiosi gli uni con gli altri, perché non costruire un progetto di coesione sociale per unire i diversi comuni confinanti in comunità urbane più grandi?

I vantaggi potrebbero essere innumerevoli:  il  patrimonio culturale di ogni comunità  verrebbe valorizzato, facendolo conoscere ad un pubblico più vasto; si potrebbe realizzare un’area per le attività produttive più efficiente, un trasporto pubblico urbano per favorire gli spostamenti nell’intera area dei diversi comuni, unico servizio per la raccolta differenziata, per l’erogazione dell’acqua potabile, unico comando della polizia municipale, un integrato itinerario turistico per valorizzare l’insieme delle bellezze del territorio. Da ultimo, ma non meno importante, rompere i confini fra Comuni, significherebbe trasmettere valori di umanità e fratellanza, di reciprocità e cooperazione.

Sarebbe una grande opportunità per i giovani per incontrare altri giovani, per vivere in un mondo aperto e con meno pregiudizi, un’occasione per saldare inoltre nuove amicizie e nuovi legami. I giovani del nuovo Comune più vasto potrebbero dare vita a cooperative sociali valorizzando il complesso delle risorse del territorio, sia per nuove attività agricole che turistiche, creando nuove opportunità di lavoro.

Senza trascurare, che i Comuni che fondano in un’unica conurbazione, possono usufruire di maggiore risorse da parte dello Stato, anche di tipo premiale, che potrebbero essere utilizzati per abbellire e mantenere i centri storici, realizzare nuove opere pubbliche, in modo razionale, creando una nuova città più attrattiva e inclusiva.

L’unificazione comporterebbe, ovviamente l’elezione di un solo Sindaco. È questo spesso il problema. Infatti, molti Sindaci, mentre a parole si dichiarano favorevoli alla conurbazione, nella realtà, non producono nessun atto formale e sostanziale per avviare la nascita di nuove città.

Alcuni di essi, il più delle volte sottotraccia, fomentano vecchi campanilismi, pur di non  privarsi della fascia di sindaco del proprio comune. In compenso, sono bravissimi a pubblicizzare  su internet le gesta delle loro capacità amministrative, anche se di fatto sono costretti a realizzare micro-interventi a ragione delle ristrettezze strutturali dei bilanci comunali. Sicché, a causa dell’impoverimento dell’offerta dei servizi pubblici essenziali e del complesso urbanistico, le comunità locali, sopratutto quelle più piccole e isolate, assistono ad uno stillicidio continuo di chiusura dei negozi, al deprezzamento sistematico degli immobili, al dilagare della disoccupazione giovanile per mancanza di prospettive di lavoro, deprivando i paesi di linfa vitale.

Anche nei Comuni demograficamente più grandi lo svuotamento  è sistematico:chiudono il Tribunale, il centro di salute mentale, il consultorio familiare, gli uffici dell’Entrate, lo sportello Inps, gli ospedali e gli altri presidi sanitari.

Tutto ciò dovrebbe far riflettere i sindaci, anche perché dando vita a nuove aggregazioni urbane potrebbero accrescere il loro peso istituzionale e il potere contrattuale nei confronti della Regione e della stessa Città Metropolitana o Provincia.

Va tuttavia considerato, che i sindaci eletti, essendo espressioni per lo più di liste civiche, di associazioni, di movimenti sociali o di piccoli partiti personali, non devono dar conto né ai parti né ad altre organizzazioni sociali e neppure ai programmi elettorali, a differenza dei  sindaci dei primi decenni del dopoguerra che erano espressioni dei partiti politici e dunque dovevano rispondere al partito sia del programma concordato, sia delle loro azioni personali.

Nel passato, negli anni del dei partiti di massa, la formazione delle liste dei candidati al consiglio comunale, avveniva in modo scrupoloso, in modo da individuare figure serie, oneste, competenti e portatori di valori senza  spazio per gli opportunisti, arrivisti e per le famiglie mafiose.

Oggi, al contrario, spesso la formazione delle liste avviene ingaggiando candidati che appartengono alle  famiglie più numerose e influenti, sulla base cioè del bacino elettorale, indipendentemente dalla loro capacità amministrativa, dell’integrità morale, della dedizione al bene pubblico.

La conurbazione e la fusione fra i comuni, costringerebbe a scegliere il candidato a sindaco con una visione aperta della società che rappresenta, così anche nella scelta dei consiglieri comunali:le competenze potrebbero così diventare la base del confronto con i cittadini, ponendo fine alla compravendita dei voti e aprendo una pagina nuova per la vita democratica municipale.

I sindaci che ostacolano la nascita di nuove città come esito dell’aggregazione di più comuni confinanti, pur di conservare le loro ambizioni personali, non vogliono bene  ai nostri giovani, che hanno diritto a una nuova prospettiva di vita, ma sono i veri responsabili dello spopolamento dei propri paesi. (gca)

 

Nucera: Rinascita dei borghi un tesoro per il futuro della Calabria

Giuseppe Nucera, de La Calabria che vogliamo, torna a parlare della valorizzazione e rilancio di borghi e centri storici calabresi, ribadendo che «i nostri borghi custodiscono una ricchezza immensa che non è valorizzata in modo adeguato, bisogna puntare in modo deciso sui giovani per ripopolarli».

«La mia idea, già proposta nel corso dell’ultima edizione di Bit –ha spiegato Nucera – è quella di inserire nella prossima programmazione dei fondi che consentano alla Regione Calabria di acquistare gli immobili disabitati. Queste case, successivamente, devono essere date in comodato d’uso gratuito a chi vuole tornare per fare impresa, che si tratti di giovani cittadini (calabresi e non) o di aziende che puntano a delocalizzare la loro attività e che in questo modo avrebbero la possibilità di assumere giovani disposti a trasferirsi in Calabria».

L’esperienza vissuta nel 2020, alle prese con l’emergenza Covid-19, ha modificato stili di vita e modelli di socializzazione. Lo smart working è letteralmente esploso, nel futuro (anche ad emergenza conclusa) è prevista comunque una percentuale crescente di cittadini che punteranno sul cosiddetto ‘lavoro agile’.

«La Calabria, con le proprie bellezze paesaggistiche – ha aggiunto l’ex presidente di Confindustria di Reggio Calabria – un clima da far invidia e il basso costo della vita, si presta perfettamente allo smart working. Non solo delocalizzazione e creazione di nuove imprese ma anche lavoro agile per chi ha già un lavoro al nord o all’estero. In questo modo possiamo ripopolare i nostri borghi e centri storici, culle della nostra storia millenaria».

«Per queste ragioni – ha insistito Nucera – chiedo alla Regione Calabria di inserire somme importanti nella nuova programmazione destinate esclusivamente allo scopo di acquisire case abbandonate e diroccate cosi da farle rinascere e donare in comodato gratuito a chi ne farà richiesta».

Perfetta sinergia tra tradizione e innovazione, i luoghi da rilanciare diventerebbero così una sorta di ‘hub’ su un tema specifico: agricoltura, turismo, tecnologia, big data ecc. Gli immobili, secondo l’idea di Nucera, andrebbero acquistati e ristrutturati dai Comuni e dati in comodato gratuito a chi ritorna, giovani e non solo, uomini del fare e cittadini che credono nelle potenzialità del territorio. Un modo ideale per fare sintesi tra i residenti e gli emigrati di successo che possono tornare e aiutare la Calabria a rinascere.

«La valorizzazione di centri storici e borghi – ha concluso Nucera – può rappresentare le bandiere di come la Calabria sa fare innovazione e migliorare la reputazione della nostra terra nel mondo. Si tratta di un progetto di fondamentale importanza, che assicurerebbe effetti positivi concreti sull’economia, creando un circuito virtuoso». (mp)