A Riace s’inaugura la Sala digitale espositiva sui Bronzi

Domani pomeriggio, nell’area della stazione ferroviaria di Riace, sarà inaugurata la sala digitale espositiva sui Bronzi. i tratta del primo museo innovativo e moderno realizzato a Riace, nei luoghi antistanti le acque del ritrovamento dei Bronzi.

L’evento sarà ripreso in alcuni momenti dal programma di Rai1 “Unomattina”.

L’opera, finanziata al Comune dal settore Cultura della Regione Calabria nell’ambito delle celebrazioni del 50esimo anniversario del ritrovamento dei Bronzi, si presenta alla Comunità scientifica anche come prossima sede di un importante Centro studi che ospiterà annualmente eventi congressuali, anche per fare il punto sulle ricerche archeologiche in corso dedicate ai Bronzi.

A seguire si terrà un incontro culturale pubblico nel corso del quale, dopo i saluti della vicepresidente con delega alla cultura, Giusi Princi, e del sindaco di Riace, Antonio Trifoli, interverranno esperti e professori di chiara fama internazionale che stanno seguendo le indagini archeologiche sui fondali del mare di Riace. Nell’occasione dell’evento illustreranno all’opinione pubblica l’evoluzione e gli sviluppi delle ricerche scientifiche.

Dopo Maria Mallemace, segretaria regionale del Ministero della cultura per la Calabria, interverranno Luigi Fozzati, direttore del Nucleo di archeologia umida subacquea dell’Italia, Maurizio Paoletti, presidente del sistema museale dell’Unical, Eligio Daniele Castrizio, professore all’università degli studi di Messina-dipartimento di civiltà antiche e moderne, Pietro Melia, giornalista.

L’iniziativa sarà moderata dal giornalista Paolo Di Giannantonio.

Il talk scientifico divulgativo sarà intervallato dalle letture teatrali dedicate ai Bronzi di Riace dell’attore Giancarlo Giannini e dai brani musicali della soprano Maria Pia Piscitelli, accompagnata dell’orchestra filarmonica del Maestro Filippo Arlia.

Prima dell’inaugurazione della Sala digitale, Giancarlo Giannini, visiterà il Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, accompagnato dalla vicepresidente della Regione Calabria  e dal direttore del Museo Fabrizio Sudano, e si intratterrà con i giornalisti per un punto stampa previsto per le 15. (rrc)

A Roma stasera al Teatro Manzoni “Il viaggio dei Bronzi di Riace”

di PAOLO DI GIANNANTONIO – Ogni volta, e sono parecchie ormai, che sono andato, a Reggio Calabria, ad ammirare i Bronzi di Riace ho pensato che non fosse sufficiente fare due giri intorno alle statue, ammirarle, dire “ma quanto sono belli” e andare via. Quello è – a mio avviso – solo l’inizio del processo di conoscenza dei Bronzi. C’è tutta una storia, una epica, da raccontare. E c’è da portarli, idealmente, fuori della Calabria. C’è da alimentare un flusso di notizie che li riguardano per fare in modo che il mondo continui ad interessarsi di loro, della Calabria e – più in generale – della cultura magnogreca.
Per questo abbiamo pensato, con gli amici che tra poco citerò, di mettere su uno spettacolo teatrale che stiamo portando in giro in Italia e, probabilmente, anche all’estero. Finora siamo stati a Montegrotto di Padova, Venezia, Gardone Riviera, Bergamo, Pizzo Calabro e Reggio Calabria, naturalmente.
I due capolavori si sono ‘riposati’ in mare per centinaia di anni, nei pressi della spiaggia di Riace. Poi sono stati ritrovati l, 52 anni fa, ed hanno ripreso – dopo complessi restauri – la eterna missione che è di raccontare al mondo la perfezione dell’arte greca, la storia, il mito e la leggenda della civiltà mediterranea.
In questi anni sono stati ammirati, indagati, studiati. Attorno a loro sono sorte – e non poteva essere diversamente – discussioni e polemiche tra esperti (e non) per stabilire chi fossero, da dove venissero e dove andassero prima di quel naufragio che li fece diventare calabresi a tutti gli effetti.
Oggi ci sono novità. Novità molto importanti.
Si debbono alla collaborazione (parola magica!) tra archeologi italiani e greci, culminata con una missione di un team italiano ad Argos, città del Peloponneso, ricca di testimonianze storico/archeologiche che non finiscono di stupire. Argos, a una decina di km da Micene, è la città di Heracles/Ercole e di Agamennone, di Tideo, il re che mangiava il cervello dei nemici, solo per fare tre esempi.
Ma eccoci alle novità che vogliamo raccontare con una serata che è informazione, intrattenimento ed anche performance artistica.
1.⁠ ⁠I Bronzi vengono certamente da Argos perché la “terra di fusione” servita a modellarli viene solamente da quella città. E questo è provato scientificamente.
2.⁠ ⁠Le statue erano esposte nell’Antica agorà di Argos: le impronte trovate su un basamento di pietra coincidono perfettamente con quelle del Bronzo B.
3.⁠ ⁠C’è una terza statua, in fase di restauro ad Atene, trovata ad Argos nei pressi di un antico laboratorio. La terra di fusione è la stessa degli altri due. Si confronterà anche la lega di bronzo e, se sarà uguale, i bronzi diventeranno tre.
Questo verrà spiegato da Daniele Castrizio, l’archeologo reggino che da anni studia i Bronzi e che è arrivato ad ipotizzare, in base a ricerche su autori greci e romani, anche l’identità delle due statue: Eteocle e Polinice, figli di Edipo, che si affrontano in uno scontro fratricida per il potere a Tebe. Eschilo racconta che si combattono fino a morire entrambi, sotto gli occhi della madre Eurigania, della sorella Giocasta e dell’indovino Tiresia. Una scena a cinque che potrebbe essere stata affidata ad una potente “scena teatrale” con cinque statue protagoniste.
Tutto questo è ricostruito dal visual designer Saverio Autellitano, che ha studiato i Bronzi millimetro per millimetro ed ha trovato tracce interessanti a conferma di questa tesi.
Castrizio e Autellitano spiegheranno anche perché sono convinti che le due statue fossero state portate a Roma, dove rimasero per parecchio tempo. Al Foro di Pompeo, a tre chilometri in linea d’aria , più o meno, dal teatro Manzoni, dove performereremo lo spettacolo.
All’intensità interpretativa della attrice Annalisa Insardà sono affidate le parti recitate che raccontano il culmine della tragedia dei fratricidi mentre la musica e le parole del
musicantore Fulvio Cama riportano all’atmosfera e ai miti della Magnagrecia.
Resta da accennare alla cronaca “nera”: c’è chi dice che i Bronzi nel mare di Riace fossero tre e che qualcuno ne abbia sottratto uno, facendolo partire clandestinamente per la California, destinazione Museo Getty, che però smentisce tutto. Si ricorda anche il
misterioso sequestro di Paul Getty III da parte della n’drangheta nel 1973. Si disse che forse si trattò di un modo per costringere il nonno miliardario a pagare quello che era stato
pattuito per la terza statua. Ma sono voci destinate a rimanere tali.
I Bronzi, intanto, si apprestano ad essere sottoposti ad una ennesima e provvidenziale fase di restauro… (pdg)

Al MArRC al via la campagna di manutenzione dei Bronzi

Al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria ha preso il via la campagna di manutenzione programmata dei Bronzi di Riace.

Questa azione rientra nell’ambito di un accordo quadro tra il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e l’Istituto Centrale per il Restauro (Icr), si avvia una nuova campagna di verifica e controllo dello stato di conservazione dei Bronzi di Riace e di Porticello.

Nelle giornate di attività del team scientifico, i visitatori avranno la possibilità di seguire i lavori in corso attraverso le vetrate di piazza Paolo Orsi e di approfondire vari aspetti relativi agli studi e al restauro dei Bronzi attraverso i contenuti multimediali appositamente predisposti. Inoltre, grazie alla collaborazione con la società Coopculture, concessionario dei servizi aggiuntivi del MArRC, i visitatori che acquisteranno il biglietto per le date in cui il progetto Check-up sarà all’opera, potranno utilizzare lo stesso titolo di accesso per entrare in sala Bronzi, entro 30 giorni dalla prima data di visita.

Per Fabrizio Sudano, direttore del Museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, si tratta di «una grande opportunità per il MArRC. A dieci anni dall’ultimo intervento di restauro sui Bronzi di Riace, avviamo una campagna di verifica e monitoraggio indispensabile per pianificare i futuri interventi di manutenzione e restauro sui nostri capolavori più pregiati».

«Abbiamo studiato e proposto all’Icr – ha spiegato – una modalità di indagini il più possibile attenta alle esigenze del visitatore, che potrà osservare da piazza Paolo Orsi le attività di check up in sala Bronzi. Visitatore che è sempre più attento alle problematiche di conservazione e restauro e potrà così essere informato direttamente dai professionisti del restauro e comprendere il perché ma soprattutto come si interviene su un bene di una tale importanza».

L’ultimo intervento di restauro sui Bronzi di Riace, che risale agli anni 2009-2013, è stato effettuato presso la sede del Consiglio Regionale della Calabria a Palazzo Campanella grazie alla collaborazione tra l’Istituto Centrale per il Restauro e l’allora Soprintendenza ai Beni Archeologici della Calabria. Le due statue, rientrate al Museo la notte del 21 dicembre del 2013, in questi anni sono state oggetto di interventi di manutenzione ordinaria e controlli strumentali da parte dei restauratori e degli archeologi del MArRC.

Nel marzo 2023 Museo e Icr hanno condiviso un programma di verifiche, strumentali e visive dello stato di conservazione dei reperti custoditi in Sala Bronzi, con le prime attività di controllo svolte già nel mese di settembre 2023. Le funzionarie del MArRC Barbara Fazzari, responsabile del Laboratorio di Restauro, e Daniela Costanzo, responsabile dell’Ufficio Collezioni, hanno coordinato e curato i rapporti tra il Museo e l’ICR e, insieme al direttore Fabrizio Sudano, seguiranno in prima persona i lavori in sala Bronzi. 

«Fin dall’arrivo delle preziose sculture bronzee al Museo Nazionale di Reggio Calabria (1983), l’Istituto Centrale per il Restauro – ha commentato il direttore delegato, arch. Giorgio Sobrà – ha progettato e messo in atto campagne di studio, ricerca e restauro volte alla loro salvaguardia e conservazione, congiuntamente con i colleghi reggini».

«Assolutamente attuale è, al riguardo – ha proseguito – il pensiero di Giovanni Urbani, poi ripreso da Michele Cordaro, circa la prioritaria necessità di prevenire il deterioramento dei materiali costitutivi dei beni culturali per mezzo di un’accurata politica di manutenzione e di un controllo costante delle condizioni ambientali. Nel solco di questa tradizione, l’ICR mette dunque a disposizione la propria decennale esperienza, al fine di definire le migliori strategie di conservazione per queste opere straordinarie». 

Il cronoprogramma della prima fase delle attività di verifica e monitoraggio predisposto in accordo con l’Istituto Centrale per il Restauro, prevede, nei mesi tra aprile a settembre, una media di due/tre giorni di attività svolti dal gruppo di esperti che sarà impegnato in indagini autoptiche e diagnostiche sui Bronzi di Riace e di Porticello. Il primo sopralluogo è previsto per il 15 e 16 aprile, seguiranno gli altri incontri fissati dal 27 al 30 maggio, dal 17 al 18 giugno, dal 1 al 3 luglio e dal 16 al 18 settembre. 

«Le verifiche sullo stato di conservazione dei Bronzi di Riace e Porticello – ha commentato Barbara Fazzari – rientrano in uno dei concetti più importanti del restauro moderno, ovvero la “conservazione preventiva”, che consiste nel pianificare tutte quelle azioni volte a prevenire i fenomeni di degrado, in modo tale che le opere abbiano sempre meno bisogno di essere restaurate. Accompagnati dagli esperti dell’ICR condivideremo infatti le strategie per minimizzare le possibili cause di alterazione dei bronzi, programmando tutte le attività di verifica e monitoraggio e gli interventi di manutenzione necessari a garantirne la corretta conservazione nel tempo». 

«Le prime indagini videoendoscopiche che abbiamo condotto all’interno delle due statue – ha ricordato Roberto Ciabattoni, responsabile scientifico del progetto per l’Icr – hanno permesso di attuare, nel corso degli anni nuovi protocolli di intervento, primi per tecnologia applicativa, che hanno consentito lavorazioni remotizzate all’interno di manufatti. In questa nuova campagna di approfondimento scientifico, si metteranno a punto, in collaborazione con i professori Paolo Piccardo e Roberto Spotorno dell’Università di Genova (Unige), Dipartimento di chimica e chimica industriale, Gruppo di ricerca Metal, delle procedure specifiche per gli approfondimenti diagnostici sulle leghe metalliche». 

«La tutela delle collezioni è un obiettivo prioritario per ogni istituto di cultura –  ha detto Daniela Costanzo – ma naturalmente l’importanza dei Bronzi di Riace esige una particolare attenzione per la salvaguardia di questi capolavori e la loro trasmissione alle generazioni future. Si tratta di un lavoro quotidiano e silenzioso, svolto di norma quando il Museo è chiuso al pubblico, ma in questo caso, vista la complessità delle attività da svolgere, abbiamo cercato un equilibrio tra le esigenze di tutela e quelle di fruizione pubblica, riducendo al minimo l’interdizione al pubblico della sala Bronzi».

«Le superfici delle sculture bronzee – hanno ricordato i restauratori dell’ICR Francesca Angelo, Davide Fodaro e Livia Sforzini – rivelano la loro lunga storia, a partire dal momento dell’esecuzione, passando per la giacitura in ambiente marino e attraverso i vari interventi conservativi cui sono state sottoposte».

«L’obiettivo della presente campagna di verifica e controllo – hanno sottolineato – mira a rilevare, comprendere e registrare, con metodologie integrate, la complessità delle patine presenti, morfologicamente diversificate e composite, al fine di poter monitorare nel tempo le superfici con la massima attenzione, proseguendo gli studi le ricerche per definire al meglio i protocolli conservativi mediante azioni dirette e indirette».

L’attività di monitoraggio diventa, quindi, un momento di scambio con il pubblico che così può comprendere quanto sia delicato e complesso il lavoro fatto per mantenere ciò che ci è stato tramandato, acquisendo una maggiore sensibilità sul concetto di salvaguardia e prevenzione del patrimonio archeologico. (rrc)

Il docufilm sui Bronzi di Riace tra le cinquine finaliste dei Nastri d’argento

Il docufilm sui Bronzi di Riace “Semidei” è tra le cinque finaliste ai Nastri d’argento, importante premio cinematografico italiano.

«Si tratta di un lavoro cofinanziato da Regione Calabria e Calabria film commission. Siamo fieri ed orgogliosi di questo risultato e ci auguriamo lo siano tutti i calabresi». A dirlo sono Giusi Princi, vicepresidente della giunta regionale della Calabria, e Anton Giulio Grande, commissario della Fondazione Calabria film commission, salutando con fervore la notizia dell’ingresso di “Semidei” tra le cinquine finaliste dei Nastri d’argento 2023, riconoscimento istituito dal Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani.

Selezionato tra gli oltre 130 documentari proposti nel 2023 dai festival più importanti o nelle rassegne specializzate e poi proposti in sala o presentati anche su reti o piattaforme televisive, “Semidei”, con la regia del reggino Fabio Mollo e di Alessandra Cataleta, si è guadagnato un posto nella top five nella sezione “Cinema, spettacolo, cultura”. Si giocherà la vittoria finale con “Enzo Jannacci – Vengo anch’io” di Giorgio Verdelli, “Io, noi e Gaber” di Riccardo Milani, “Kissing Gorbaciov” di Andrea Paco Mariani e Luigi D’Alife e “Profondo Argento” di Giancarlo Rolandi e Steve Della Casa.

«Cofinanziare questo prodotto è stata una scelta ben ponderata e oggi possiamo dire ampiamente ben riuscita – evidenziano inoltre Princi e Grande – risultati come quello dell’ingresso nelle cinquine sono riscontri importanti che premiano una Calabria caratterizzata dai bronzi e dalla storia che ne accompagna mezzo secolo di storia dal loro ritrovamento con interviste e documenti inediti, testimonianze dirette. Tramite “Semidei” la Regione Calabria ha inteso mandare al mondo un messaggio ben preciso: siamo una terra dalle forti radici identitarie legate alla Magna Grecia che ne caratterizza la cultura e i valori dell’inclusione, dell’integrazione, del rilancio culturale e del riscatto sociale. E la produzione, Palomar, è riuscita perfettamente a raccontare questo, con una chiave moderna. Pertanto – concludono – siamo molto soddisfatti del successo che il docufilm sta riscuotendo a più livelli. Oggi, ancora una volta, vince la Calabria, vincono i calabresi e chi crede nella cultura come motore di cambiamento e di sviluppo». (rcz)

La Regione chiude le celebrazioni dei Bronzi omaggiando il Maestro Gerardo Sacco

«A Gerardo Sacco, Maestro orafo che per sei decenni ha plasmato il suo destino nelle suggestioni della Magna Grecia, creando gioielli che narrano storie millenarie. Il suo percorso, intrecciato tra tradizione e innovazione, ha portato prestigio alla Calabria in Italia e nel mondo, ispirando le nuove generazioni con un fulgido esempio di intraprendenza, perseveranza e coraggio». Così il presidente della Regione, Roberto Occhiuto e la vicepresidente Giusi Princi, hanno voluto omaggiare il maestro orafo Gerardo Sacco per i suoi 60 anni di carriera.

E lo hanno fatto alla fine della proiezione del docufilm Semidei, realizzato da Carlo Degli Esposti e Nicola Serra con la regia di Fabio Mollo e Alessandra Cataleta e cofinanziato dalla Regione Calabria – Dipartimento istruzione, formazione, pari opportunità – e dalla Fondazione Calabria Film Commission, in occasione delle celebrazioni dedicate al 50° anniversario del ritrovamento dei Bronzi di Riace, andato in scena a un Teatro Francesco Cilea di Reggio Calabria che ha registrato il sold out.

«Gerardo Sacco – ha rimarcato la vicepresidente della Regione Calabria Giusi Princi nel corso della serata – è l’emblema per eccellenza di un terra operosa e virtuosa, che sa distinguersi ed emergere nonostante tutte le difficoltà. Con grande caparbietà e determinazione, partendo dal nulla, con le sue uniche forze, accompagnato unicamente dalla creatività e dalla passione, il Maestro è diventato l’artista che, nei suoi 60 anni di carriera, attraverso i suoi gioielli, ha saputo meglio rappresentare la Calabria, la sua storia, la Magna Grecia, le peculiarità che caratterizzano ogni territorio delle cinque province».

«Oltre che per l’arte – ha evidenziato –, la sua carriera è stata caratterizzata dalle Sue grandi qualità umane: ha sempre sposato tanti progetti umanitari, sostenendo con grande generosità tutte le cause volte a sostenere il sociale, la meritocrazia, la crescita dei giovani. Ed è rimasto sempre umile. Ed è anche questa la sua grande dote. Eppure i suoi gioielli sono stati indossati dalle più importanti star del cinema nazionale ed internazionale, i suoi manufatti artistici hanno insignito personalità celebri a livello mondiale, le sue idee hanno arricchito alte cerimonie di Stato così come eventi internazionali dello spettacolo».

«Tutto ciò – ha infine osservato la vicepresidente Princi – la non ha mai scalfito la sua umanità e quel suo tipico stare con i piedi per terra. Ha deciso di investire sulla Calabria e in Calabria, portando sempre alta la sua identità e le sue radici. All’artista, all’uomo umile, generoso e perbene, la Regione dice grazie, per avere sempre raccontato e rappresentato con fierezza, in Italia e nel mondo, l’immagine più bella della Calabria e della sua gente».

Semidei è stato presentato in anteprima alla 20esima edizione delle “Giornate degli autori” nella sezione “Notti veneziane” alla Mostra d’arte cinematografica di Venezia. È stato presentato inoltre a Nairobi in Kenya, nei prossimi mesi anche in Giappone a Tokyo, in Portogallo a Lisbona e in altri importanti Festival internazionali”.

Scritto da Armando Maria Trotta, Giuseppe Smorto, Massimo Razzi e Fabio Mollo, ripercorre mezzo secolo di storia raccontando la vicenda dei Bronzi di Riace, i due misteriosi guerrieri che riemersero dal mare di Riace nel 1972, dopo duemila anni passati sott’acqua. Attraverso interviste, documenti inediti, testimonianze dirette e il racconto di un presente in tumulto, il documentario ripercorrer periodi storici significativi grazie a preziosi materiali d’archivio e alle suggestive testimonianze di esperti e storici. (rrc)

Un francobollo per i cinquant’anni dal ritrovamento dei Bronzi di Riace

Una celebrazione che continua e si arricchisce di nuove iniziative. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Poste Italiane e il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria celebrano, con un francobollo il Cinquantesimo Anniversario della scoperta dei Bronzi di Riace, parte alla serie tematica “Il Patrimonio artistico e culturale italiano”.

La cerimonia di emissione del francobollo si terrà martedì 12 dicembre, alle 10.30 al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.

In programma i saluti del direttore del MArRC, Filippo Demma e delle autorità istituzionali, a cui seguiranno gli interventi dei referenti nazionali di Poste Italiane e dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.

«Il Museo è felice di ospitare un’iniziativa che celebra la cultura e la bellezza del patrimonio culturale che ha la fortuna di ospitare e il compito di conservare e valorizzare. Commenta il direttore Demma. – Ringraziamo Poste Italiane e tutte le autorità che, con la loro presenza, testimoniano l’importanza dell’iniziativa e del patrimonio materiale e immateriale che con essa di intende celebrare».

Il francobollo è stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e l’annullo primo giorno di emissione sarà disponibile dalle 10.30 alle 13.30 al Museo e negli orari d’ufficio presso lo sportello filatelico dell’ufficio postale di Reggio Calabria Centro. (rrc)

Ritrovamenti archeologici a Riace, la Soprintendenza è cauta

I reperti rinvenuti a Riace Marina, che qualcuno già attribuisce al contesto di provenienza dei Bronzi di Riace, sono finiti nel mirino delle autorità competenti.

La Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Reggio Calabria e Vibo Valentia «è molto attiva nel campo della tutela archeologica subacquea e monitora costantemente i fondali di relativa competenza grazie al lavoro del proprio funzionario archeologo subacqueo. Soprattutto durante i mesi estivi, raccoglie numerose segnalazioni di appassionati e di professionisti che si immergono nei mari calabresi e notano la presenza di reperti o individuano strane anomalie», fa sapere in una lunga nota in cui vengono ricostruiti i fatti degli ultimi giorni e in cui vengono annunciate le prossime mosse da compiere per le altre verifiche.

È compito della Soprintendenza, in costante collaborazione con i carabinieri del Nucleo Tutela patrimonio culturale di Cosenza e del Nucleo subacquei di Messina, riscontrare ognuna delle segnalazioni pervenute e agire di conseguenza con le attività di tutela e conservazione più idonee per la salvaguardia di contesti e reperti di interesse archeologico.

La Soprintendenza inizia a raccontare i fatti: «Una di queste segnalazioni è pervenuta al Soprintendente Fabrizio Sudano in data 2 agosto 2023, tramite denuncia di rinvenimento fortuito di reperti archeologici avvenuto sui fondali antistanti la frazione marina di Riace (Rc). La mattina del 3 agosto 2023, un funzionario archeologo della soprintendenza, supportato dai carabinieri del Nucleo Tutela patrimonio culturale di Cosenza, ha provveduto a recuperare i reperti dall’abitazione dello scopritore, per un totale di 9 manufatti di interesse archeologico, trasferendoli presso i depositi del Museo archeologico di Medma-Rosarno dove, successivamente, sono stati periziati dal funzionario archeologo responsabile per il settore subacqueo».

«La Soprintendenza Abap di Rc-Vv – è scritto ancora nella nota – prende atto della conferenza stampa svoltasi sabato 21 ottobre 2023 a Riace e informa che sta procedendo alle verifiche tecniche, agli approfondimenti del caso e al sopralluogo necessari a rispondere alle domande e ai dubbi sulla provenienza e sul contesto di rinvenimento dei reperti in questione. Infatti, in totale accordo con i carabinieri del Nucleo Tutela patrimonio culturale di Cosenza e del Nucleo subacquei di Messina, sono stati presi contatti diretti con un laboratorio universitario di primissimo livello specializzato per le analisi chimico-fisiche delle componenti materiche dei reperti ed eventuali alterazioni ed è stato programmato il sopralluogo istituzionale sui fondali di Riace».

Continua la ricostruzione dei fatti: «A quest’ultimo è stato invitato a partecipare lo scopritore anche al fine di indicare il punto esatto del rinvenimento, in considerazione del fatto che, nel verbale di consegna dei reperti, redatto il 3 agosto, lo stesso ha dichiarato di aver trovato il primo reperto a una distanza di circa 120-150 metri dalla battigia e gli altri manufatti alla distanza di circa 6-7 m dal primo rinvenimento, senza ulteriori indicazioni di orientamento. A seguito della mancata disponibilità a partecipare al sopralluogo da parte dello scopritore, lo stesso ha fornito, in data 10 ottobre 2023, le coordinate del luogo di rinvenimento, che ha dichiarato di aver acquisito qualche giorno dopo, nonché la batimetria».

Di conseguenza – continua il documento diffuso dalla Soprintendenza – «nei prossimi giorni avrà luogo, sulle coordinate fornite dallo scopritore, il sopralluogo istituzionale condotto dal funzionario archeologo subacqueo della Soprintendenza Abap di Rc-Vv con il supporto tecnico operativo del Nucleo carabinieri subacquei di Messina e il presenziamento dei Carabinieri del Nucleo Tutela patrimonio culturale di Cosenza».

«Questa attività – conclude la nota – è volta alla verifica dei fondali con prelievo di campioni dei sedimenti marini ai fini delle successive analisi comparative per cercare di chiarire, nel più breve tempo possibile, tutti gli interrogativi legati a questo rinvenimento. In attesa dell’esito del sopralluogo, dopo il quale sarà diramato un nuovo comunicato stampa, si ritiene improprio e prematuro attribuire uno o più dei reperti rinvenuti l’1 agosto al contesto di provenienza dei Bronzi di Riace. Si coglie l’occasione per sottolineare l’importanza, in caso di rinvenimento fortuito, come disposto dal Codice dei Beni culturali e del paesaggio (art. 90 del d.lgs 42/2004), di lasciare le cose mobili e immobili nelle condizioni e nel luogo in cui sono state rinvenute dandone denuncia entro le 24 ore. In caso di cose mobili delle quali non si possa altrimenti assicurare la custodia, lo scopritore ha facoltà di rimuoverle per meglio garantirne la sicurezza e la conservazione sino alla visita dell’autorità competente. Per quanto attiene i beni culturali provenienti da ambiente marino, si esorta a dare immediata comunicazione del rinvenimento ai fini di una pronta presa in custodia degli stessi per una corretta conservazione». (rrc)

L’OPINIONE / Giuseppe Nucera: Il 50esimo dei Bronzi occasione sprecata

di GIUSEPPE NUCERA – Reputo fuori luogo e senza senso organizzare un concerto per rappresentare l’ideale chiusura delle celebrazioni relative ai 50 anni dal ritrovamento dei Bronzi di Riace. Non si capisce quale sia il nesso tra le due cose, si intuisce invece l’improvvisazione degli amministratori che hanno optato per questo tipo di soluzione.

Questa importante ricorrenza andava promossa e veicolata a livello nazionale e internazionale, l’immagine dei Bronzi di Riace avrebbe dovuto fare il giro del mondo. L’obiettivo principale sarebbe dovuto essere favorire l’approdo di turisti a Reggio Calabria così da poter visitare il Museo Archeologico e al contempo la città, con un’operazione di marketing globale capace di rilanciare l’immagine del nostro territorio.

Non mi sembra che tutto questo si sia verificato, ed è rimasta soltanto una gigantesca occasione sprecata, al pari delle somme scialacquate per eventi che di sicuro non hanno promosso o veicolato i Bronzi di Riace al di fuori dei confini regionali.

Agli amministratori che hanno pensato di organizzare questi eventi per esaltare l’immagine dei due guerrieri, vorrei evidenziare che si è palesata soltanto la pochezza di idee a un’assoluta mancanza di visione progettuale. Le immense potenzialità di sviluppo e promozione del nostro territorio, non possono essere ridotte a poco più di una sagra di paese, rispetto la quale sono mancati soltanto i fuochi pirotecnici per essere davvero tale. (gn)

[Giuseppe Nucera è leader del movimento La Calabria che vogliamo]

Il documentario sui Bronzi “Semidei” sbarca al lido di Venezia

Prevista per mercoledì 6 settembre la proiezione del documentario “Semidei”, di Fabio Mollo e Alessandra Cataleta.

Il documentario “Semidei”, prodotto da Carlo Degli Esposti e Nicola Serra per Palomar Mediawan, realizzato con il sostegno della Regione Calabria – Dipartimento Istruzione, formazione e pari opportunità e Fondazione Calabria film commission, in occasione delle celebrazioni dedicate al 50° anniversario del ritrovamento dei Bronzi di Riace, per la regia di Fabio Mollo e Alessandra Cataleta sarà presentato in anteprima mondiale alla 20a edizione delle Giornate degli Autori nella sezione “Notti Veneziane”.

“Semidei”, documentario di Fabio Mollo (Il sud è niente, Il padre d’Italia, Anni da cane) e Alessandra Cataleta (La vita che mi diedi. Storia e gesta di Anna Cuticchio, Pupara) scritto da Armando Maria Trotta, Giuseppe Smorto, Massimo Razzi e Fabio Mollo, ripercorre mezzo secolo di Storia raccontando la vicenda dei due misteriosi guerrieri che riemersero dal mare di Riace nel 1972, dopo duemila anni passati sott’acqua. Attraverso interviste, documenti inediti, testimonianze dirette e il racconto di un presente in tumulto, i due cineasti accompagnano lo spettatore in un viaggio nel nostro passato e futuro. Perché i Bronzi di Riace incarnano i desideri di futuro, di pace e di bellezza che animano da sempre il genere umano. (rcz)

Perché l’incontro tra le due eccellenze mondiali di Reggio Calabria?

di PASQUALE AMATO – Ho preso spunto da una felice riflessione di Salvatore Settis (“Noi ci portiamo la Grecia in testa, soprattutto perché siamo figli di questa civiltà”)  per focalizzare le tante “buone ragioni” per cui vi è un’eccezionale sintonia tra il contesto storico-culturale-artistico che ha generato i Bronzi e il Museo e la Città che li custodiscono: I due capolavori sono stati ideati e realizzati nel V secolo a.C, età d’oro di quella civiltà ellenica che ha dato vita alla civiltà europea e occidentale. Civiltà che ebbe tra i suoi cuori pulsanti le città-stato della Magna Grecia e della Sicilia. Civiltà in cui brillò la polis Reghion (la prima della Calabria e una delle più antiche d’Italia, fondata nel 730 aC). Civiltà che si estese da Tanais alla foce del Don sul Mar Nero a Mainake (odierna Màlaga) con una miriade di pòleis (Città-Stato) con 156 Costituzioni indipendenti diverse, unite dal filo rosso di una comune cultura e da una lingua comune sebbene suddivisa in quattro idiomi differenti.  Civiltà che pertanto non diede mai vita ad uno Stato greco, nato soltanto nel 1831 al termine della Guerra di Indipendenza dall’Impero Ottomano iniziata nel 1821.

A Reghion operò nello stesso V sec. aC la Bottega di Scultura in Bronzo di Clearco, la più prestigiosa nell’Occidente ellenico, allo stesso livello di quella ateniese. Massimo esponente di quella Bottega fu il grande scultore Pitagora di Reggio, la cui arte eccelsa gli valse l’inserimento fra i cinque massimi scultori “greci” (assieme a Fidia, Policleto, Mirone e Lisippo) da parte del critico d’arte e scrittore Senòcrate di Atene.

Proprio a Pitagora di Reggio diversi studiosi (tra cui il prof. Daniele Eligio Castrizio) hanno attribuito la realizzazione dei due Bronzi di Riace sulla base delle testimonianze unanimi di autori greci (Diogene Laerzio) e latini (Plinio il Vecchio). Significativa è la descrizione di quest’ultimo. Pitagora Reggino fu “capace di rendere come nessun altro i riccioli di barba e capelli, e di fare “respirare” le statue, cioè rendere perfetta l’anatomia dei vasi sanguigni”. Elementi che ammaliano tutti coloro che visitano nel Museo reggino i Due Guerrieri.

I Bronzi di Riace sono certamente “greci”, come ha affermato il professor Settis. Ma in che senso? “Essere greci”, non essendo la Grecia mai esistita come Stato sino al 1831, significa per Settis (come per tutti gli studiosi dell’antichità) fare parte di quella eccezionale civiltà che si sviluppò in una miriade di città-stato indipendenti dal Mar Nero al Mediterraneo e raggiunse il suo massimo splendore nel V Sec. a. C.

I due capolavori sono pertanto figli di quella straordinaria fioritura culturale e artistica e il Museo della Magna Grecia di Reggio Calabria è la loro legittima casa naturale. È stato un destino benigno (e non una disgrazia, come qualcuno afferma a sproposito da molti anni) quello che li ha fatti naufragare vicino alla costa jonica della Calabria, nel cuore di quella parte dell’Italia dove ancora si respira la cultura greca. Vi sono a Sud di Reggio comuni dove si parla ancora il Greco. E non è un caso che l’altra comunità di lingua greca in Italia si trovi nel Salento. La punta e il tacco dello stivale sono tuttora aree di lingua e cultura greca, appartenenti alla stessa civiltà che ha generato i due Guerrieri.

I Bronzi di Riace hanno pertanto il pieno diritto di essere, e lo sono, i Beni Identitari e Inamovibili del Museo Archeologico della Magna Grecia di Reggio con il suo concentrato di Primati: pensato da Paolo Orsi, ottenuto da Orsi e da Umberto Zanotti Bianco, progettato (per la prima volta al mondo come edificio museale) dall’architetto Marcello Piacentini, ristrutturato da Paolo Desideri, prezioso per i tanti tesori che lo hanno reso uno dei più importanti e prestigiosi del mondo assieme a quelli di Atene e di Berlino.

Oltre ai due capolavori identitari, annovera i due Bronzi di Porticello (il Filosofo – primo ritratto in bronzo nel mondo di una persona vissuta, anch’esso attribuito a Pitagora Reggino da Daniele Castrizio come ritratto di Pitagora di Crotone – e la Testa di Basilea), il Kouros di Reggio (pregevole statua in marmo del VI sec. aC), i Dioscuri e i Pinakes di Locri, la Testa in marmo dell’Apollo di Cirò Marina.

I Bronzi e il Museo sono un binomio inscindibile: insieme costituiscono il bene culturale principale della Calabria, il simbolo della storia plurimillenaria di essa e dell’intero Sud, un orgoglio per la cultura ellenica madre della Civiltà europea e occidentale, il centro di attrazione primario per chi ama la cultura e l’arte”.

In sostanza sussistono “validissime ragioni storiche e culturali” per sgombrare il terreno da false verità e impedire la “deportazione dei Bronzi” prospettata da strani connubi tra aspiranti predatori (in particolare uno) e ascari* locali, complici o succubi 

Passando all’altra eccellenza mondiale,  ho trattato l’infondatezza di  luoghi comuni e  comportamenti errati che non hanno consentito al Bergamotto di Reggio Calabria la popolarità che avrebbe meritato e merita. E ho ribadito i cardini della campagna del Comitato per il Bergamotto di Reggio Calabria. Una  campagna lunga ma giusta, condotta con idee chiare, argomenti solidi, perseveranza e determinazione:

La storica sottovalutazione della sua unicità. Per secoli la commercializzazione è avvenuta senza mai chiamarlo per nome e cognome, privandolo in pratica della sua identità. Il contrario di quanto è avvenuto per l’Aceto Balsamico di Modena, dal 1600 commercializzato nel mondo con un unico Brand che ha procurato fama, prestigio e ricchezza a Modena e alla sua provincia.

La Regione lo ha declassato a “prodotto tipico”, tentando di appropriarsene e, comunque, privandolo della sua identità reggina.Il tentativo più serio fu quello del 1998-99 (DOP Bergamotto di Calabria). Tentativo che venne sventato grazie alla crociata condotta da Pasquale Amato e pochi altri. Quella crociata sfociò nel riconoscimento storico della “Dop Bergamotto di Reggio Calabria Olio Essenziale”. Se oggi si può parlare ancora di Bergamotto di Reggio Calabria e si può lanciare il Menù della Città Metropolitana con specialità al “Bergamotto di  Reggio Calabria” lo si deve a quella campagna risoltasi con esito positivo.

É una voce priva di fondamento quella sui rapporti quantitativi tra i Bergamotteti. Si confonde il Centro Storico Cittadino di Reggio con il vasto territorio del Comune, che si estende sulla costa da Bolano e Catona a Pellaro e Bocale e nelle falde aspromontane sino a Tre Aie di Podargoni, con vasti Bergamotteti sia sulla costa che sul versante della montagna sino a Gallina e Armo. In questo territorio la presenza dei Bergamotteti è ampiamente radicata e diffusa. È quello dove la pianta ha avuto la sua prima espansione nel ‘700 dopo la nascita del Principe nel cuore del Centro Storico, in cui comunque è tuttora presente; il caso del nostro Agrume è esattamente eguale a quello del “Prosciutto di Parma”.

Si chiama così perché quando l’area di produzione coinvolge più Comuni di una stessa Provincia prende il nome della Provincia. Caso diverso è quello del Formaggio Parmigiano Reggiano. Ha questo nome perché l’area di produzione coinvolge Comuni di due province: quelle di Parma e di Reggio Emilia. Diverso è ancora il caso delle Clementine che sono Calabresi perché l’area di produzione coinvolge Comuni di tutte le 5 province della Calabria. Altro esempio è quello del Grana Padano: essendo l’area di Produzione diffusa in comuni di più province di diverse Regioni ricadenti nella Valle Padana hanno trovato il nome che le poteva unificare;

Il “Prosciutto di Parma” è prodotto in diversi Comuni della Provincia di Parma ma non in tutti. Però tutte le Aziende lo chiamano “Prosciutto di Parma”, specificando giustamente a parte il nome dell’Azienda e il Comune in cui si trova la stessa Azienda. Nessuno dei Comuni e nessuna delle Aziende produttrici ha mai contestato la denominazione “Prosciutto di Parma”, magari sostenendo che gli allevamenti di una zona sono più numerosi di quelli di altre zone o della Città Capoluogo. E nessuno ha mai messo in discussione il brand “Prosciutto di Parma”;  “Aceto Balsamico di Modena”.

I produttori modenesi lo hanno reso famoso nel mondo dal 1600 commerciandolo ovunque come “Aceto Balsamico di Modena”. Lo hanno imposto continuando a insistere sempre sulla stessa denominazione. E lo hanno fatto quando non esistevano né l’Italia, né l’Europa, né la normativa della DOP. Anche i loghi e i marchi fanno parte del Brand e non li hanno cambiati mai. Infatti il Brand è la somma intangibile delle caratteristiche di un prodotto e rappresenta l’insieme delle percezioni della mente. La confusione delle denominazioni confonde il pubblico e provoca danni per l’immagine e per il riconoscimento certo. Io e tanti altri, per fortuna sempre più numerosi, non abbiamo bisogno di alcun politico per dire e scrivere “Bergamotto di Reggio Calabria”

Il nostro è l’unico luogo del mondo in cui si è costretti a discutere di argomenti di questo genere. Continuo a sperare, con paziente determinazione, di occuparmi non di questi argomenti ma di come sviluppare e diffondere in tutto il pianeta, tutti insieme come Reggini Metropolitani, con creatività e intelligenza, il brand unico al mondo: il “Bergamotto di Reggio Calabria”, Principe Mondiale degli Agrumi.

Pertanto, il brand unico “Bergamotto di Reggio Calabria” è fondamentale più che mai nella comunicazione della società globale dei social. Senza l’uso del Brand unico anche le iniziative più brillanti sono destinate a esiti modesti e privi di prospettive.

Siamo giunti alla quarta edizione del “Premio Bergamotto di Reggio Calabria”, riconoscimento destinato a chi abbia contribuito con azioni, iniziative e/o opere alla promozione, diffusione e salvaguardia del Bergamotto di Reggio Calabria. Gli insigniti del 2023 sono stati:  l’avv. Ezio Pizzi, Presidente del Consorzio di Tutela del Bergamotto di Reggio Calabria, Presidente dell’Unionberg e instancabile promotore e diffusore anche mediatico  del Principe Mondiale degli Agrumi sino all’estensione della Dop europea del 2001 dall’olio essenziale al frutto e suoi derivati. Iniziativa presentata lo scorso lunedì con i partners Camera di Commercio, Università Mediterranea e tutte le associazioni di Coltivatori;  il Mastro Spiritaro Vincenzo Amodeo, esperto nell’estrazione antica a mano con spugna della preziosa essenza.

È la forma di estrazione che dà il risultato più intenso e gradevole, ricercato dai migliori profumieri del Mondo e dai nostri chef, pasticceri e gelatieri. Il Comitato per il Bergamotto di Reggio Calabria ha lanciato la proposta agli enti metropolitani e al Dipartimento di Agraria di organizzare un master o un Corso in cui il Mastro Spiritaro Amodeo insegni ai giovani questa arte antica il cui valore plurisecolare ha diritto a non venire disperso e a continuare nel futuro. Il Mastro ha offerto una suggestiva dimostrazione pratica della sua arte.

Per coerenza, con l’obiettivo primario di valorizzazione del prodotto identitario il Premio, sin dal 2019, è un manufatto realizzato artigianalmente dall’artista reggino Enzino Barbaro affiancato da Olga Mafrici con legno dello stesso preziosissimo agrume.

La conclusione più gradevole tocca all’arte della pasticceria e gelateria a base di Bergamotto di Reggio Calabria organizzata dalla Conpait (Confederazione Nazionale dei Pasticceri Italiani). Presente con il Tesoriere Nazionale Davide Destefano, con il Presidente Regionale Rocco Scutellà e con un gruppo di Pasticceri del territorio metropolitano. Il reggino Angelo Musolino – Presidente Nazionale dei Pasticceri Italiani – è stato presente con i suoi Dolci ma per la prima volta assente perché impegnato a tenere un Corso formazione a Berlino su invito della Confederazione dei pasticceri tedeschi. Una testimonianza ulteriore del valore della grande tradizione reggina e dell’area metropolitana dello Stretto.

In conclusione l’Incontro ormai tradizionale tra le due Eccellenze di Reggio Metropolitana ha confermato la positività della strategia proposta con costanza e determinazione dal Comitato per il Bergamotto di Reggio Calabria. Una strategia che ha come riferimento il no all’autolesionistico detto  “Reggio non ha venduto mai grano”. 

Con un sì al “Bergamotto di Reggio Calabria, che da secoli profuma il mondo, cura il mondo, delizia i palati del mondo”. (pa)