Giuseppe De Bartolo: Minoranze etnico-linguistiche calabresi un patrimonio culturale a rischio estinzione

di GIUSEPPE DE BARTOLO* – La geografia etnica del nostro Paese è divenuta negli ultimi decenni sempre più articolata, dopo che l’Italia, dagli anni ’70 del secolo scorso, è stata interessata da flussi immigratori sempre più intensi provenienti dal Terzo Mondo e dai paesi dell’est Europa.

Tenuto conto di questa nuova realtà, le minoranze etniche italiane possono essere suddivise in minoranze di recente e di antico o antichissimo insediamento. Queste ultime, chiamate anche minoranze storiche o tradizionali, hanno subìto, durante i secoli, processi di assimilazione più o meno intensi, riducendosi viepiù di numero; pur tuttavia alcune di esse conservano ancora in una certa misura il tratto linguistico.

Sul territorio del nostro Paese possono essere individuati undici gruppi etnico- linguistici tradizionali, suddivisi in minoranze di confine, cioè che parlano una lingua di uno Stato confinante (i tedeschi dell’Alto Adige, gli sloveni del Friuli, i francesi della Valle d’Aosta); quelli che occupano alcune aree interne in seguito ad emigrazioni e diaspore, come gli albanesi del Mezzogiorno, i serbo-croati, gli occitani, i catalani di Sardegna. Abbiamo, infine, i cosiddetti gruppi residuali (grecanici, ladini, friulani e sardi). Di queste minoranze tre sono presenti in Calabria: quella albanese, la occitana e la grecanica della provincia di Reggio Calabria.

Dopo l’Unità, le minoranze etnico-linguistiche hanno avanzato tutta una serie di rivendicazioni di carattere sociale ed economico, tendenti alla riscoperta e alla rivalorizzazione della loro diversità. Rivendicazioni che, dopo la Seconda guerra mondiale, si sono concretate in un vero e proprio movimento culturale con l’obiettivo di dare corpo politico e giuridico alla loro realtà e ai loro ideali, nel tentativo di frenare il processo d’integrazione e di assimilazione che, come per i grecanici, è ormai in una fase molto avanzata.

Ricordiamo che in Italia la tutela delle minoranze è sancita dall’art. 6 della Costituzione, ma ha trovato applicazione soltanto in alcune regioni a statuto speciale che per la loro posizione di frontiera hanno una notevole importanza politica. Con la legge 482 del 1999 lo Stato italiano ha finalmente preso coscienza dell’esistenza anche di altre minoranze linguistiche storiche cosicché ne ha riconosciuto complessivamente dodici (albanese, tedesca, greca, slovena, croata, francofona, franco provenzale, friulana, ladina dolomitica, occitana, sarda) la cui popolazione nel 1995 era stimata dal Ministero dell’Interno in 3.261.600 persone. 

In Italia, la difesa delle minoranze è purtroppo un processo che conosce gravi ritardi. Non esistono, infatti, dati ufficiali aggiornati che li riguardino, dati che non sono disponibili nemmeno per le minoranze linguistiche, le quali sono senza dubbio le più interessanti dal punto di vista culturale. In passato, in verità, numerosi sono stati gli sforzi volti a censire la lingua parlata. Per esempio, in occasione del censimento del 1981 fallì il tentativo di far includere nel questionario del censimento alcune domande riguardanti la lingua parlata, com’era avvenuto nel corso dei censimenti che vanno dal 1861 al 1921, prassi che il regime fascista aveva poi interrotto, abolendo la domanda sulla lingua o il dialetto parlato, e che da allora non è stata più inclusa.

La comunità albanese (arbëreshë) è, fra quelle alloglotte, una delle più numerose. È presente in varie aree del Sud, ma le colonie più importanti si trovano in Calabria, conservando una certa unità territoriale e limitando nel tempo la commistione con le popolazioni italofone. Tutto ciò è stato favorito anche dal rito greco, praticato nelle cerimonie religiose, rito che utilizza esclusivamente la lingua albanese.

Nel corso del tempo, la minoranza arbëreshë ha subìto un forte processo di assimilazione, con la conseguenza che, in molti Comuni, la diffusione della lingua albanese si è ridotta notevolmente o è scomparsa del tutto. Di conseguenza, la parlata albanese oggi è presente solo in diciannove comuni della provincia di Cosenza e in tre in quelle di Catanzaro e Crotone. Oltre a ciò, si aggiunge che dal 1951 in poi le comunità albanofone della Calabria mostrano i primi segni di malessere demografico: la popolazione residente via via si riduce. In molti Comuni, soprattutto quelli più interni, si osserva un forte spopolamento. I residenti nei Comuni albanofoni che al 31-12-2019 sono risultati di 37.450 unità, secondo le nostre previsioni perderebbero ulteriori 10.000 abitanti nei prossimi trent’anni.

Nell’età bizantina tutta la Calabria era ellenofona. In età normanna rimase ellenofona solo la Calabria meridionale. Nel corso del tempo l’area grecanica si è ridotta sempre di più e oggi sopravvive solo in una area limitata della provincia di Reggio Calabria. Tra le cause più remote della diminuzione della grecità, ricordiamo l’abolizione del rito greco nelle cerimonie religiose, mentre dopo l’Unità, un ruolo importante ha avuto la lotta contro la lingua grecanica fatta dalla scuola italiana. Oggi quest’area conta 11.211 residenti e i parlanti sarebbero appena.2.724. Si prevede che, nel 2050, la sua popolazione supererebbe appena le 8000 unità.

Gli occitano – valdesi sono la più piccola tra le comunità alloglotte della Calabria. Essi sono giunti nella nostra regione, provenienti dal Piemonte, verso la fine del XIV secolo per sfuggire alle persecuzioni religiose. Oggi le colonie occitano-valdesi sopravvivono soltanto a Guardia Piemontese, San Sisto dei Valdesi e San Vincenzo la Costa, ma la lingua è presente solo a Guardia Piemontese. La popolazione di Guardia Piemontese, dopo l’Unità d’Italia ha conosciuto un intenso esodo migratorio e un forte malessere demografico, fenomeni che hanno prodotto un forte spopolamento.

Da queste brevi note emerge dunque che la Calabria rischia di perdere un patrimonio culturale di grande valore se non saranno messe in atto adeguate misure di salvaguardia che queste comunità da tempo reclamano, purtroppo fino ad oggi con scarso successo. (rcs)

*docente dell’Università della Calabria, estratto da un articolo pubblicato negli Atti del primo Convegno Unicart- International Conference Academic Research & Tourism, tenutosi a Bari nel 2019.

Calabria e Basilicata nella rete di legalità contro l’usura e il racket

Si chiama Economie di Libertà il progetto promosso dalla Fondazione Nazionale Interesse Uomo Onlus e finanziato dal Ministero dell’Interno nell’ambito del programma operativo Legalità, che vuole aiutare concretamente chi è stato colpito da usura ed estorsione, e che vede coinvolte la Calabria e la Basilicata.

Il progetto – che sarà presentato nella giornata di domani in conferenza stampa alle 12 – prevede la realizzazione di cinque presìdi di legalità nelle due regioni: in Calabria, a Cetraro, Cassano allo Ionio e Limbadi, in Basilicata a Potenza e Montescaglioso, e si  sviluppa attraverso un fitta rete operativa di diversi soggetti: partner ufficiale è la Fondazione Antiusura San Matteo Apostolo (Cassano allo Ionio); l’Associazione Antiracket Falcone e Borsellino (Montescaglioso); l’organizzazione di volontariato San Benedetto Abate (Cetraro); l’Università della Ricerca, della Memoria e dell’Impegno Rossella Casini (Limbadi).

L’obiettivo principale di Economie di Libertà è aiutare singoli cittadini o attività economiche in difficoltà caduti nella spirale dell’usura o del racket, accompagnare chi ha già sporto denuncia o chi lo farà grazie al supporto degli operatori che si metteranno a disposizione. Il progetto promuove percorsi di assistenza e sostegno per le vittime e per le loro famiglie e il supporto per favorire buone pratiche e creare una rete per il consumo critico.

Presentano il progetto don Marcello Cozzi, presidente della Fondazione ‘Interesse Uomo” e il Vescovo di Cassano allo Ionio Monsignor Francesco Savino. Alla conferenza parteciperanno anche i referenti dei presìdi di legalità. (rrm)

Mariateresa Fragomeni: Rivoluzione Verde e transizione ecologica siano protagonisti anche in Calabria

La candidata a sindaco di Siderno, Mariateresa Fragomeni, ha dichiarato che nel Recovery Fund ci sono molti e importanti obiettivi in materia di green new deal, che «potrebbero divenire occasione di riscatto per la nostra regione e per il territorio di Siderno che, proprio per la sua la natura, può offrire grandi opportunità in questa direzione».

«Grazie ad interventi – ha aggiunto – basati sulla sostenibilità ambientale e quindi delle energie rinnovabili, della corretta gestione dei rifiuti e del consumo equilibrato del suolo, della prevenzione da rischi idrogeologici e sismici e dell’idonea gestione delle acque. Interventi che dovranno contribuire ad inaugurare una nuovo modo per abbattere il divario economico e le disuguaglianze del nostro territorio, rispetto al resto dell’Italia, che sono cresciute, man mano, negli anni».

«Le risorse ci sono – ha proseguito – oltre un terzo degli oltre 220 miliardi di euro dei fondi europei, secondo il Piano dell’Ue, dovrà infatti essere destinato ad interventi green nel Paese. Le azioni da mettere in campo in Calabria sono tante e già ben individuate. Ed in particolare a Siderno, come stilato nei punti destinati al tema Ambiente inseriti nel nostro Programma. A partire dalla riqualificazione degli edifici esistenti, anche in termini di prevenzione dai mareggiate e terremoti, visto l’alto livello di rischio sismico della zona».

«Urgenti, poi – ha detto ancora – gli interventi da destinare alla lotta contro il dissesto idrogeologico e l’erosione costiera, fenomeni causati da una condizione geologicamente compromessa dettata dall’alternanza di stagioni “aride” a periodi di brevi, ma intense, e spesso devastanti alluvioni. Come si è verificato proprio ultimamente. Oltre all’abbandono delle aree interne del territorio, ed al conseguente abbandono dei terreni, anche coltivati. Sempre in tema di economia circolare, fondamentale sarà l’avvio di una corretta gestione dei rifiuti, con la necessaria “sistemazione” degli impianti già esistenti, penso a quello di San Leo, e l’eventuale realizzazione di ulteriori nuovi impianti, quali depuratori, lungo le coste».

«Ma anche – ha evidenziato – l’educazione della popolazione al non abbandono dei rifiuti, soprattutto nelle vicinanze di aree paesaggistiche di pregio. E, poi, la tutela dell’enorme patrimonio di boschi e foreste dei quali il nostro territorio è ricco, attraverso la lotta agli incendi boschivi, anche grazie all’uso di strumenti tecnologici per il controllo e la prevenzione dagli atti criminosi di piromani. Infine, importante il tema della rigenerazione urbana, e della lotta all’abusivismo che ha già pesantemente danneggiato molti borghi storici, che vanno opportunamente tutelati».

«Intervenendo – ha spiegato – per la preservazione dei luoghi che rappresentano  patrimonio comune, non solo a uso dei residenti, ma anche di chi viene a visitare i nostri territori, con benefico effetto sul turismo e conseguente ampio indotto economico».

«Un’occasione come quella del Recovery Fund – ha concluso –è un’occasione da non perdere e, riuscire a sfruttarla con interventi in chiave ecologica, rappresenta sicuramente una sfida vincente, per il presente e per il futuro di Siderno e di tutta la Calabria». (rrc)

Il sottosegretario Nesci incontra il presidente f.f.Spirlì

È stato un incontro proficuo, quello tra la sottosegretaria al Sud e alla Coesione Territoriale, Dalila Nesci, e il presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì.

Nel corso dell’incontro sono stati affrontati diversi punti, tra cui l’emergenza pandemica e la ripartenza economica della regione.

«In questa fase delicata per il Paese, per il Sud e per la Calabria – ha scritto su Facebook la sottosegretaria – non vi sono ideologie politiche ma uno stesso obiettivo: lavorare insieme per uscire da questa emergenza pandemica, grazie ai vaccini, e far ripartire l’economia». (rrm)

L’OPINIONE / La Calabria ai Calabresi

di GIUSY STAROPOLI CALAFATI – La Calabria è dei calabresi. La Calabria dei calabresi, è un immenso esercito di uomini e di donne, che per amore e per devotio, non è più disposto a munirsi di gentilezza, quale maggiore virtù dei Bruzi, affinché gli vengano garantiti i propri diritti.

E nella rabbia che monta, la Calabria dei calabresi, pretende e finalmente, dopo secoli di buona pace, le naturali spettanze con cui gli usurpatori, nell’avvicendarsi del tempi, si sono fatti sempre grosso il fatto proprio. 

La Calabria dei calabresi è stanca, e si frammenta. La società che la occupa, si divide bruscamente in due precise fazioni. I cittadini calabresi responsabili, e i responsabili della Calabria dei cittadini. L’amore, la pancia, il petto e la mente dei primi; il rigurgito, il tradimento e le responsabilità degli altri. 

Una dualità tra opposti che vede contesa una terra che è tragica e meravigliosa al contempo. È dura mandar giù la consapevolezza di essere sempre coda e mia testa. Di essere ciò che gli altri hanno scelto per noi. 

È dura vedere la propria terra, con annessi i sacrifici di intere generazioni, messa alla mercé di tutti, come se il popolo calabrese, fosse esso stesso la causa unica e assoluta del suo male. Un soffrire continuo la condizione di essere figli bastardi di un’Italia Madre che, accecata dalle storture, disconosce i calabresi come figli legittimi della sua stessa razza.

E qui la ‘ndrangheta non centra niente. È una questione atavica questa. E che forse il malaffare l’ha pure fomentato. Ferite inferte sopra altre ferite mai rimarginate, senza mai un sibilo di coscienza, tanto fuori dal culo mio dove piglia piglia.

Ma ora invece è proprio quel proso lì, quello rimasto fuori per troppo tempo, che deve cominciare a bruciare. E deve bruciare a voi calabresi che siete nemici dei calabresi stessi; a voi che venite da fuori con il piglio dei salvatori della Patria, e ci finite di rompere l’osso del collo. A voi che state sulle poltrone dirigenziali, su quelle istituzionali… A voi che pensate di far abboccare i calabresi come i pesci, definendovi l’anti-Calabria che salva, e invece siete il puzzo e siete il piscio.

A voi che non fate più paura, perché la Calabria dei calabresi ha una coscienza sana e responsabile, mentre la vostra quando vi richiamerà all’ordine, perché prima o poi chiama chiunque, a chi assegnerà il paradiso, a chi l’inferno.

Ma davvero vi sentite uomini degni del dono di questa terra?

No, perché la Calabria dei calabresi non si sente più rappresentati dalla vostra ciotìa. Il sistema che avete messo in atto, fa ribrezzo. Il sistema che avete messo in gioco, fa venire il vomito. Il sistema di cui vi asservite e per mezzo del quale vi pagate profumatamente, sulle spalle e sulla pancia dei calabresi, fa schifo.

Serve ridare dignità prima che immagine, a questa terra. E come si può fare senza un buon funzionamento della macchina dell’istruzione? Senza che proceda spedita quella della salute? E senza che quella economica sia sostenuta nel suo processo di pieno sviluppo?

Qual è il piano che avete in mente per noi? Pensate di costringerci tutti a partire, pur di lasciarvi liberi gli spazi, dove mangiare e bere meglio e a sazietà? O volete farci impiccare al chiuso nelle nostre case, o nei luoghi di lavoro, dove non vede niente nessuno, e con le nostre stesse mani, così che le vostre rimangono pulite da ogni responsabilità e non paghino nessuna colpa?

I calabresi vanno incontrati, i calabresi vanno parlati – e lo diceva bene Corrado Alvaro -. I calabresi non vanno più fottuti. Essi in questa terra hanno investito tutto e ora stanno perdendo tutto quello che hanno investito. Le forza, i sacrifici, la speranza…, ma soprattutto la pazienza.

Non potete sottrarvi alla Calabria se le avete giurato aiuto e collaborazione. In fondo per questo siete stati anche pagati.

Nessuno vi ha obbligati, i soldi finiscono e la gloria pure. Come la bellezza, non durano per sempre. E quando anche voi, vi ritroverete come quei nonni che in questi giorni, sotto il sole, sospirano una dose di vaccino, nel maremagnun di una disorganizzazione assoluta, per garantirsi un tramonto di vita dignitoso, sarà troppo tardi, perché non ci sarà neppure un cireneo a portare la vostra croce che sarà certamente più pesante di quella sopportata dal Cristo.

La vita è un Karma. Anche in Calabria. La Calabria è una terra fatta di carne umana, che merita rispetto. I calabresi sono uomini e donne fatti della propria terra e non vanno traditi.

La Calabria dei calabresi non può più vivere di elemosine, scherni e sputi.  Uomini e progetti responsabili, e la Calabria vien da sé.

Lo sforzo da fare per rimettere insieme i cocci in questa emergenza soprattutto, è troppo grande. Ma il desiderio e la necessità di risalire la china, sono molto più grandi e più forti. 

Là fuori, cari calabresi, ci sono da riconquistare 15000 km. quadrati di argilla verde con riflessi viola con cui Dio plasmò questa terra ne Il Giorno della Calabria.

Ad arruolarsi si fa in tempo oggi. Domani sarà già troppo tardi. (rvv)

ANTIMERIDIONALISMO, ODIOSO RITORNO
IL MINISTRO GARAVAGLIA: «PRIMA IL NORD»

di SANTO STRATI – Piacerebbe pensare che il neo ministro Massimo Garavaglia, cui sarà affidato il rinascente dicastero del Turismo, non sappia nemmeno di avere un sito a suo nome. Sarebbe il classico caso del “a mia insaputa” per giustificare la presenza dello slogan razzista, divisivo e stupido che appare su massimogaravaglia.net. Piacerebbe immaginare una schiera di super tecnici addestrati dagli uomini della “Bestia” di Matteo Salvini che in fatto di comunicazione sono travolgenti, cui è scappato il banner incriminato, ignorando il nuovo corso leghista del governo “tutti insieme appassionatamente”, ma sappiamo bene che è una pia illusione. L’atteggiamento arrogante e sfrontato dei polentoni leghisti (scusate, c’è scappato) non è una novità, né si può aspettare qualcosa di diverso quando, come al solito, prevale l’irragionevolezza (detta così sembra persino una cosa bella) sul fair play e sulla ovvia esigenza di superare steccati ideologici in una situazione che non permette divisioni geografiche. E invece no, si continua sull’atteggiamento ipocrita, antimeridionale e antitaliano, che ha il solo pregio di alzare il coperchio sul pentolone del razzismo nordico che il povero (?) Salvini ha cercato di mascherare nel tentativo (mezzo naufragato) di conquistare il Mezzogiorno.

Immaginiamo l’imbarazzo e la difficoltà di leghisti meridionali e intelligenti (ce ne sono, garantiamo) e gli ex (per esempio l’europarlamentare Vincenzo Sofo) di fronte a queste vergognose uscite pubbliche che si sono conquistate le prime pagine di tutti i media. Se l’obiettivo era di avere un po’ di visibilità, il ministro Garavaglia inciampa da subito su una brutta buccia di banana che sarà difficile far scomparire. Il danno è fatto e la memoria storica del web – come sanno tutti – non perdona. Cosa significa “Prima il Nord?” è una dichiarazione d’intenti, una classifica d’arrivo, un desiderio senza speranze, o solamente una stupida offesa al popolo meridionale? E il nostro presidente ff della Giunta di Germaneto, il quasi-leghista (non risulta iscritto, ma è stato scelto direttamente da Salvini) Nino Spirlì non ha nulla da obiettare?

Quando a Roma (e nella Pianura Padana) si pascolavano le pecore – ci sia consentito ripeterci – in Calabria i filosofi magnogreci gettavano le basi della civiltà, il teatro e la cultura mediterranea costituivano i caposaldi del sapere classico che il mondo a venire avrebbe fatto propri. Quindi gli amici (si fa per dire) leghisti si sciacquino la bocca quando parlano di Sud e soprattutto di Calabria, dal cui re Italo prese nome il nostro Paese. Non si può però considerare un semplice scivolone, è l’evidenza che non si può nascondere, che i fautori dell’autonomia differenziata non hanno mai smesso di considerare cittadini di serie B tutti quelli che abitano al di sotto del Rubicone. Non si può lasciargliela passare, sono da pretendere scuse, accettiamo anche l’ormai abituale “a mia insaputa”, diversamente il ministro apparirà titolare di un dicastero troppo orientato a Nord, inconciliabile con i progetti che vedono il Sud protagonista del Turismo, risorsa insostituibile del Paese.

Naturalmente, appena si è sparsa la voce, con relativo screenshot del banner razzista, sono state tante le reazioni. Prima su tutte quella di Giuseppe Nucera, già presidente degli industriali reggini e oggi leader del movimento La Calabria che vogliamo, che ha denunciato lo slogan che compare, in evidenza, sul sito ufficiale del ministro per il Turismo, Massimo Garavaglia, chiedendo al presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì, di prendere posizione in merito.

«Sembra – ha detto Nucera – di essere tornati indietro di 20 anni, alla Lega di Bossi e Borghezio con l’antimeridionalismo che soffiava forte e divideva in due l’Italia. È inaccettabile leggere questo tipo di slogan propagandistici nel 2021, a maggior ragione se presenti sul sito del Ministro per il Turismo. Si tratta di un settore di vitale importanza per tutta l’Italia, e in particolare per la Calabria: se il modus operandi del ministro interessato dovesse essere ‘Prima il Nord’ sarebbero guai per il nostro territorio. Mi rivolgo al presidente f.f. Spirlì chiedendogli di prendere ufficialmente posizione in merito, e invitare il collega di partito ad eliminare quella scritta offensiva verso la regione da Spirlì attualmente presieduta».

Garavaglia«Il ministro Garavaglia, con ogni probabilità, pecca di ignoranza – ha proseguito il leader de La Calabria che vogliamo –. Se correttamente informato sulla storia della Calabria e il patrimonio culturale-artistico di tutto il Sud, non avrebbe inserito quella frase sul proprio sito. Ai tempi delle scuole pitagoriche, della Magna Grecia, del genio di Archimede, forse al nord iniziavano ad imparare l’esistenza della ruota. Consiglio al ministro del Turismo un corso accelerato di storia del Meridione, in modo da poter svolgere al meglio il proprio lavoro in un settore così importante per l’Italia».

«È finito il tempo degli scippi – ha sottolineato l’ex presidente di Confindustria Reggio Calabria – di quando le risorse destinate al Sud venivano dirottate al Nord con nonchalance. Adesso, il Meridione rivendica con orgoglio e determinazione quanto gli spetta, a partire dai fondamentali fondi del Recovery Fund, decisivi per il rilancio e sviluppo del Sud. Parafrasando la discutibile frase presente sul sito di Garavaglia, potremmo dire che quanto previsto dal Recovery Fund e richiesto espressamente dall’Unione Europea per riequilibrare il divario socio-economico che separa le due estremità d’Italia, si può racchiudere in una frase: ‘Prima il Sud’».

«A gestire le importantissime risorse del Recovery Fund – ha detto ancora Nucera – in quanto ministro dello Sviluppo Economico, sarà un altro leghista, Giancarlo Giorgetti. Bisogna combattere con tutte le forze affinché gli investimenti previsti al Sud vengano rispettati».

«Il mio appello a Spirlì si fa doppio – ha concluso – che la Lega si ricordi della Calabria e delle sue esigenze senza effettuare pericolosi ritorni… al passato. Il movimento La Calabria che vogliamo ha dato e continuerà a dare battaglia su questi temi, essenziali per il futuro della nostra regione, e non mollerà sino a quando il Sud e la Calabria non avranno ogni centesimo previsto». 

Non sono teneri con il ministro neanche gli imprenditori napoletani Ruben Santopietro e Paolo Landi, che hanno fondato il portale Visit Italy: «Un rappresentante del Paese, così attento al web, non può lasciare messaggi che dividono l’Italia sul proprio portale. Il turismo è una risorsa essenziale anche per Centro e Sud Italia. Da Nord a Sud lo stivale ha bellezze paesaggistiche che il mondo ci invidia. Tra i compiti di un ministro, soprattutto come quello del turismo, c’è sicuramente la promozione dell’Italia e delle sue meraviglie».

E in tutto il Mezzogiorno non mancano decise prese di posizione: La deputata pentastellata Soave Alemanno (di Nardò, Lecce) partito (o MoviMento?) alleato di Salvini stigmatizza in un post non proprio tenero: «Ci dicono che la Lega del passato non esiste più, perché ora è un partito che guarda “al bene e agli interessi di tutto il Paese”…  Ne siano proprio sicuri? Quando si è ministri si portano avanti le istanze di tutto il Paese, non solo di una parte. Un ministro della Repubblica non può permettersi di dire che il territorio da cui proviene viene prima di altri. E se questo è grave sempre, lo è di più in un periodo complesso come questo, un momento cruciale dal punto di vista economico nel quale il turismo gioca un ruolo chiave, anche e soprattutto al Sud». (s)

Melicchio (M5S): Alla Calabria più di 292 milioni di euro per opere di messa in sicurezza

Sono più di 292 milioni di euro la somma destinata alla Calabria per per la prevenzione del rischio idrogeologico, incluse strade, ponti, viadotti, per l’efficientamento energetico degli edifici, con precedenza per quelli ad uso scolastico. Lo ha reso noto il deputato del Movimento 5 StelleAlessandro Melicchio, spiegando che «il sottosegretario all’Interno, Carlo Sibilia ci ha, infatti, informato che sono stati assegnati agli Enti Locali i contributi per investimenti relativi a opere pubbliche di messa in sicurezza degli edifici e del territorio.

Poi, per gli edifici scolastici, il deputato ha spiegato che «in particolare, per questi ultimi, il finanziamento copre il miglioramento antisismico, l’adeguamento impiantistico e antincendio, l’abbattimento delle barriere architettoniche e l’efficientamento energetico».

Melicchio, infatti, ha spiegato che «sono 47 i Comuni interessati da questo finanziamento per la provincia di Catanzaro, con più di 61 milioni stanziati, mentre sono 93 quelli in provincia di Cosenza che riceveranno più di 114 milioni, 48 comuni nell’area metropolitana di Reggio Calabria per più di 56 milioni di euro, 17 in provincia di Crotone, per uno stanziamento di più di 19 milioni di euro e, infine, 35 comuni in provincia di Vibo Valentia verranno finanziati con più di 40 milioni di euro. Gli Enti Locali, poi, sono stati spinti ad approvare il piano urbanistico attuativo (Pua) e il piano di eliminazione delle barriere architettoniche (Peba) entro il 31 dicembre 2020, pena una riduzione del finanziamento».

«Grazie a questi contributi – ha concluso Melicchio – le infrastrutture stradali, idriche e sociali e, più in generale, gli edifici pubblici del tessuto urbano della nostra regione saranno dunque più efficienti, più sicuri, più moderni: interventi che spesso le amministrazioni locali non riescono a portare a termine a causa della frequente scarsità di risorse, che oggi potranno essere progettate e completate». (rrm)

Il sindaco Giuseppe Falcomatà: Ripresa post pandemica sia occasione per rilancio del Sud

Il sindaco di Reggio e delegato Anci per il Mezzogiorno e la Coesione Territoriale, Giuseppe Falcomatà, a seguito del discordo del presidente del Consiglio Mario Draghi in Senato, ha sottolineato che «l‘uscita dalla crisi pandemica deve essere un’occasione per il Sud, un’opportunità per riprendere un discorso interrotto 70 anni fa».

«Ho apprezzato il discorso del presidente Draghi – ha detto –. Il richiamo all’unità è certamente un valore. Il presidente ha ragione: uscire da questa pandemia non sarà semplice come riaccendere la luce. Molte cose cambieranno, e la politica ha il compito di accompagnare questa fase di ripartenza sostenendo soprattutto chi è rimasto più indietro. A cominciare dal tema del lavoro, con la promozione di un nuovo paradigma di giustizia sociale».

«Il Sud – ha proseguito – può essere il motore della ripartenza italiana. E gli investimenti del Recovery plan il carburante per tornare in pista, ripensando il modello di sviluppo in un’ottica più equa e più sostenibile. Su questi temi, il nuovo Esecutivo ha un compito gravoso, ma non più rinviabile». (rrc)

L’appello di Giacomo Saccomanno a Draghi: L’Italia riparta dal Sud

L’Italia riparta dal Sud. È questo l’appello che il commissario regionale della LegaGiacomo Saccomanno, ha rivolto al presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi.

«Il Sud – ha spiegato – ha un’occasione storica per passare dalle tante promesse al concreto suo rilancio attraverso la reale realizzazione di opere infrastrutturali che potranno portare, tra l’altro, lavoro e crescita. La Lega, con Matteo Salvini, ha già evidenziato la necessità che si cominci a ragionare in modo fattivo per la realizzazione di quelle opere indispensabili affinchè si possa sostenere lo sviluppo del Sud».

«Oggi ci sono le risorse e, quindi – ha aggiunto – trattasi di esclusiva volontà politica. Per quanto riguarda la Calabria, Matteo Salvini, così come il presidente f.f. Nino Spirlì, hanno già indicato e chiesto la massima attenzione su diversi interventi come l’alta velocità, il ponte sullo Stretto, i collegamenti sulla fascia ionica, il porto di Gioia Tauro, ecc. Si tratta di interventi prioritari che potrebbero trasformare in positivo il futuro della nostra ragione, sui quali tutte le forze politiche devono unirsi per sostenere un piano unitario».

«In tale contesto – ha proseguito Saccomanno – appare anche indispensabile che il Sud e la Calabria vengano adeguatamente rappresentati nel Governo, in modo tale che vi sia quel collegamento stabile tra le esigenze del Mezzogiorno e le scelte che verranno assunte. La Lega, comunque, ritiene che gli interventi del segretario Salvini comprovino, pacificamente, quale sia la volontà espressa per consentire, appunto, che la Calabria diventi il punto di riferimento per i rapporti nel Mediterraneo e, quindi, vi sia la massima attenzione per consentire un corretto utilizzo delle attuali risorse».

«Certamente, risulta, comunque – ha concluso – allo stato prioritaria la lotta alla pandemia, con la evidente necessità di realizzare un piano vaccinale che possa affrontare con coraggio ed efficienza la somministrazione del vaccino a tutta la popolazione». (rcz)

Giovedì la presentazione del gemellaggio dell’Enoturismo Maremma (Toscana)-Calabria

Giovedì 18 febbraio, su Zoom, alle 21, la presentazione del Gemellaggio dell’Enoturismo Maremma (Toscana)-Calabria.

Il Gemellaggio sarà presentato nel corso del webinar Il Vino in Poltrona.

Intervengono Marco Bisdomini, regista webinar, Francesco Continisio, presidente nazionale Ses Italia, Mirella Tirabassi, delegata Ses Grosseto, Antonio Camillo, proprietaria azienda agricola Camillo – Maremma, Saverio Cristiano, chef resort “Le Guardiole” – Capalbio, Nicola Alocci, esperto di territorio ed enogastronomia Maremma, Francesco Pingitore, delegato Ses Calabria, AlessandroPierfrancesco Giraldi, proprietari Cantina “Giraldi&Giraldi” di Rende, Francesco Genovese, proprietario e chef ristorante Tryphè di Spezzano Albanese e Carmine Sirufo, docente di enogastronomia e sommelier Calabria.

Un momento per un percorso e uno scambio Enogastronomico a più  voci, nel quale i Vini, la Cucina e i comprensori saranno vettori condotti da Esperti, Giornalisti, Sommelier, Produttori appassionati di Enoturismo e provenienti da ogni parte d’Italia.

Qui c’è tradizione, passione e rispetto del Territorio, come testimonierà questo seminario su web voluto per affrontare e rilanciare proprio il ruolo fondamele ed imprescindibile dell’enogastronomia nel turismo; un trait d’union tra storia,  tradizione, costume, appartenenza, identità  e tavola da sempre, quest’ultima, coniugatrice e collante di tutti i fattori che connotano un’Area, ma pure  di quelle capacità  che rendono i manufatti nel rispetto di metodiche a tutela della qualità delle produzioni.

«Queste – si legge in una nota – sono  espressione di eccellenza delle donne e uomini del lavoro: quelli che, in streaming,  giovedì, daranno connotazione alla dedizione che imprimono nel loro lavoro per affermare il gusto del buono e del bello che possediamo e si vuole accompagnare con amore». (rrm)