CAMPO CALABRO (RC) – Il concerto dei solisti e dell’Orchestra del Conservatorio Cilea

Domani sera, a Campo Calabro, alle 19, al Teatro sullo Stretto di Reggio TV, è in programma il concerto dei solisti e dell’Orchestra Sinfonica del Conservatorio “Francesco Cilea” di Reggio Calabria in ricordo di Nicholas Green.

L’evento, a ingresso libero, è stato organizzato nella ricorrenza di uno dei giorni più tragici della Calabria.

Nato in California, Nicholas aveva sette anni quando, in vacanza con la famiglia nel nostro Paese, il giovedì 29 settembre di 28 anni fa venne ucciso da rapinatori in un barbaro agguato nel tratto calabrese dell’autostrada Salerno – Reggio. Mentre eravamo agli ultimi posti in Europa per numero di trapianti, i genitori donarono i Suoi organi e sette giovani italiani ne beneficiarono.

A  quel giorno da non dimenticare, il Conservatorio “Cilea” dedica questo concerto della propria orchestra, formata da studenti e docenti, diretta per l’occasione da Dariusz Mikulski al termine di una masterclass tenuta nell’istituzione di alta cultura musicale reggina.

Parteciperanno i solisti Davide Alogna (violino), Marco Simonacci (violoncello), Luca Avanzi (oboe) e Filippo Barracato (fagotto).

In programma  la Sinfonia n. 29 di Mozart, che valorizza con una strumentazione particolarmente accurata la timbrica dei singoli strumenti ben evidenziati nel gioco imitativo, seguita dalla Sinfonia concertante in Sib maggiore per violino, violoncello, oboe, fagotto e orchestra di Haydn, destinata a rimanere uno dei suoi contributi più preziosi alla composizione per strumenti solisti e orchestra. Concluderà il concerto l’Introduzione e Rondò capriccioso in La minore di Saint–Saёns per violino e orchestra, uno dei brani prediletti dai violinisti per la sua piacevolezza melodica e il suo infallibile effetto.

«Nell’orchestra del Conservatorio Cilea vi è la testimonianza più ampia dell’impegno, della condivisione, dell’inclusione e della bravura dei nostri studenti e docenti –  ha dichiarato il direttore Francesco Romano – ed è particolarmente significativa la ricorrenza che coinvolge soprattutto i nostri giovani nel recupero positivo di una pagina tremenda della nostra storia, la quale ha impresso una grande accelerazione a quella conquista di civiltà che è la donazione degli organi».

«Negli anni ‘90 eravamo al penultimo posto in Europa per numero di donazioni – ha concluso – seguiti solo dalla Grecia, mentre oggi siamo tra i primi. Eppure, rimane grande il divario esistente tra l’elevato numero dei pazienti in lista d’attesa e quello dei donatori. Scegliere di donare è offrire speranza per tutti». (rrc)

Reggio ricorda il giudice Scopelliti, Versace: Fare luce su pagina buia del Paese

Reggio ha ricordato Antonino Scopelliti, magistrato reggino ucciso 31 anni fa per mano mafiosa.

Alla cerimonia commemorativa, svoltasi a Campo Calabro, hanno partecipato il sindaco f.f. Carmelo Versace, le massime autorità civili e militari e naturalmente anche la presidente della Fondazione Scopelliti, Rosanna Scopelliti.

«La memoria che ogni anno si rinnova qui a Campo Calabro – ha dichiarato Versace – nel ricordo e nel doveroso omaggio che le massime istituzioni e i cittadini rivolgono al giudice Antonino Scopelliti, è il segno di una comunità attenta, sensibile e soprattutto incapace di dimenticare i propri figli migliori. Ma dopo 31 anni da ciò che è accaduto in questo luogo, non possiamo rassegnarci all’idea di non conoscere la verità».

Un omicidio definito da Versace, «una ferita ancora aperta non solo per questa terra ma per l’intero Paese che in quegli anni ha visto scosse le proprie fondamenta democratiche attraverso l’estremo sacrificio di uomini dello Stato colpiti dalla criminalità organizzata. E come rappresentanti istituzionali abbiamo il dovere di tenere viva la luce intorno a questa drammatica vicenda, sostenendo il lavoro delle associazioni impegnate nella lotta antimafia, in primis la Fondazione Scopelliti con il suo presidente Rosanna Scopelliti che invitiamo a proseguire in questo appuntamento che ha un valore enorme per Reggio Calabria e non solo da un punto di vista simbolico, ma soprattutto come richiamo alle coscienze di tutti noi».

«Ma è anche necessario – ha poi concluso Versace – che la magistratura, in cui riponiamo sempre la massima fiducia, prosegua nell’opera di ricerca della verità ponendo una parola definitiva alla morte del Giudice Scopelliti e ad una pagina buia di questo territorio».

Quel 9 agosto del 1991 ha segnato le coscienze e i percorsi di vita di tanta gente di questa comunità, ha poi ricordato il sindaco f.f del Comune di Reggio Calabria, Paolo Brunetti, «e questo momento deve essere assolutamente rinnovato e tramandato alle future generazioni. Qui operatori della giustizia fanno un lavoro ad un tasso di difficoltà maggiore rispetto ad altri contesti del Paese. E Scopelliti era uno di quelli che andava avanti a schiena dritta. E rivolgo dunque un appello affinché Rosanna Scopelliti riveda il suo pensiero che ha colpito duramente tutti noi».
«È doveroso lottare per la giustizia – ha concluso Brunetti – che dopo tanti anni non è ancora arrivata alla verità sul giudice Scopelliti ma è altrettanto fondamentale, per questa terra, mantenere vivo e presente il ricordo di una figura di questo spessore a cui non nessuno di noi può assolutamente rinunciare».
Il deputato di Coraggio Italia, Felice Maurizio D’Ettore, in aula della Camera dei Deputati, ha dichiarato che «siamo qui a parlare di un ricordo che è anche la ricostruzione della storia della magistratura non solo in Calabria, ma in tutto il Paese».

«Nel fascicolo del magistrato Scopelliti presso il Csm – aggiunge D’Ettore – si leggono passaggi importanti nei quali si evidenzia la sua straordinaria carriera: si mettono in evidenza la capacità investigativa, l’intelligenza, l’intuito, le qualità umane e l’impegno civico che ha profuso nell’esercizio della professione. Ricordo con piacere anche i suoi  trascorsi universitari, si laureò a soli 21 anni con una tesi sul “contratto astratto” di cui fu relatore l’esimio e mai dimenticato prof. Angelo Falzea, a testimoniare anche una solidissima preparazione civilistica».

D’Ettore ha ricordato ancora «la capacità di analisi, la straordinaria capacità di eloquio quando fu pubblico ministero. E poi i suoi articoli sui rapporti tra giustizia, magistratura, stampa e mass media nei quali, spesso, sottolineava l’importanza dell’istituzionalizzazione del comportamento del giudice e la capacità di preservare l’ordine collettivo specie nelle dichiarazioni e nei rapporti con la stampa».

«Antonino Scopelliti fu, insomma, un precursore di un modello di comportamento del magistrato nell’ambito dell’esercizio delle sue funzioni e nei rapporti con la società civile».

D’Ettore, inoltre, ha ricordato la rivendicazione continua «di appartenere alla terra di Calabria  di cui ne sottolineava il possibile contributo che avrebbe potuto dare allo sviluppo dell’intero Paese con esempi, anche in seno alla magistratura. Il terribile omicidio ha comportato un effetto enorme nella risposta dello Stato. Le sentenza di condanna per i vertici di Cosa Nostra hanno dimostrato il livello di pericolosità e il livello eccelso del magistrato che indirizzava le richieste di condanna in maniera capillare e puntigliosa contro le organizzazioni criminali, superando il vaglio dei vari gradi di giudizio».

D’Ettore ha concluso parlando di «vero esempio per tutte le istituzioni e per gli altri magistrati, che si sono formati facendo propri i suoi insegnamenti  e quella capacità di svolgere le funzioni giurisdizionali che sono modello di un magistrato che oggi è diventato un paradigma assoluto per l’intera categoria italiana».

Antonino Scopelliti nasce a Campo Calabro, in provincia di Reggio Calabria, il 20 gennaio 1935.

Frequenta il liceo classico a Reggio Calabria e l’Università a Messina; si laurea in giurisprudenza a soli 21 anni (il 24 novembre 1956) discutendo una tesi dal titolo “Il Contratto astratto”: relatore il prof. Angelo Falzea.

A soli ventiquattro anni vince il concorso in magistratura. Nominato uditore giudiziario il 10 aprile 1959, è destinato prima al Tribunale di Roma – dove prenderà possesso il 27 aprile 1959  – e poi quello di Messina per svolgere il prescritto tirocinio.

Nel rapporto redatto per l’ammissione all’esame pratico per la nomina ad aggiunto giudiziario, il dirigente della sezione alla quale è assegnato il dott. Scopelliti, sottolinea, tra l’altro, come lo stesso, in poco più di un mese: “ha presieduto n. 10 udienze e redatto complessivamente n. 34 sentenze. Dalla redazione delle sentenze, di cui talune importanti per le questioni di diritto processuale civile e di diritto civile, che risolvevano, risulta che il dott. Scopelliti possiede un’ottima cultura giuridica e una precisa conoscenza della giurisprudenza”.

Dopo svariate esperienze professionali, Il Consiglio Superiore della Magistratura, con provvedimento del 23 gennaio 1980 delibera la sua nomina a magistrato di Cassazione.

Come Sostituto procuratore generale presso la Corte di cassazione, si occupa, tra gli altri, di delicati procedimenti di terrorismo e criminalità organizzata.

Viene delegato a rappresentare la pubblica accusa in alcuni giudizi su fatti che hanno segnato la storia italiana più recente: il processo “Valpreda” per la strage di Piazza Fontana a Milano, il processo per la strage di piazza della Loggia a Brescia, quello per l’omicidio dell’on. Aldo Moro e della sua scorta, e quelli per l’omicidio del colonnello dei carabinieri Antonio Varisco e per l’uccisione del capitano Emanuele Basile.

Segue inoltre i processi per la morte del consigliere istruttore Rocco Chinnici e della sua scorta (chiede il rigetto dei ricorsi degli imputati ma la I sezione della Corte di cassazione, presieduta dal giudice Corrado Carnevale, annulla la sentenza per vizi nella motivazione) nonché quelli per la morte del giudice Vittorio Occorsio, del  giudice Amato (in questo caso la I sezione della Corte di cassazione, presieduta dallo stesso giudice Corrado Carnevale, accoglie in toto le richieste della Procura Generale) e del giornalista Walter Tobagi, nonché quelli relativi al ccdd. “casi Calvi e Sindona”.

Designato a rappresentare  la pubblica accusa all’udienza del 30 gennaio 1992 nel cd. maxi-processo a Cosa Nostra, come noto, viene barbaramente assassinato prima di poter adempiere a questo ulteriore, delicato, compito.

Fu universalmente apprezzato per le qualità umane, la capacità professionale e l’impegno civile; il suo pensiero e le sue idee possono essere ripercorsi attraverso alcuni interventi pubblicati per la rivista “Gli oratori del Giorno: rassegna mensile d’eloquenza”.

Di sconvolgente attualità è ad esempio la concezione del magistrato in merito ai rapporti tra magistratura e mass media, contenuta in un celebre scritto dal titolo Libertà d’informazione o di diffamazione (pubblicato in “Gli Oratori del Giorno”, Roma, luglio 1987 Anno LV) in cui, tra l’altro, con grande equilibrio, afferma: “Grande quindi la responsabilità del giudice e del giornalista in ogni momento ed in ogni piega della propria attività[…] stampa e magistratura sono oggi i protagonisti più potenti della società italiana; […] hanno il potere di distruggere l’immagine di chiunque con una frettolosa comunicazione giudiziaria o con un insidioso articolo nella pagina interna di un giornale; che la nostra è una società in cui un qualsiasi pentito (vero o presunto) o un subdolo corsivo possono delegittimare la più autorevole delle persone e dissolvere il prestigio di ogni istituzione; che in questo gioco perverso il magistrato e il giornalista stanno coltivando un pericoloso ruolo primario ed è quindi inevitabile che si entri in rotta di collisione non avvedendosi, né l’uno né l’altro che delegittimare è delegittimarsi, uccidere è un po’ suicidarsi”.

CAMPO CALABRO (RC) – S’inaugura il nuovo campo sportivo

Domani, a Campo Calabro, sarà inaugurato il nuovo campo sportivo, che è stato completamente riqualificato con terreno in sintetico.

Realizzato nell’area del vecchio impianto del 1972 fra la via Campanile e la Via Gagliostro al margine sud dell’abitato, si affianca al campo coperto polivalente riqualificato ed aperto al pubblico nello scorso mese di ottobre. Dopo la sua costruzione negli anni 70 il terreno da gioco e l’area circostante, di circa 13 mila mq ha subito diversi interventi di rifacimento, consolidamento dell’area e implementazione dei servizi per un totale di circa 700 mila euro fra il 1987 ed il 2009.

Ma è l’intervento appena concluso che ha trasformato il vecchio campo in terra battuta oramai assalito dal degrado in un impianto moderno ed all’avanguardia. I lavori sono stati realizzati a tempo di record coi fondi del PON Legalità 2014- 2020 , ed hanno avuto un costo di 497 mila euro. Dall’approvazione del progetto, realizzato dall’architetto Mariano Sciarrone, sono passati infatti appena 16 mesi durante i quali i lavori sono stati portati a compimento in dieci mesi dalla ditta Venturelli di Forlì.

L’impianto di Campo Calabro è la prima opera completata fra quelle finanziate con l’asse 7 del Pon Legalità. Lo stadio verrà
intitolato giusta delibera della giunta comunale a due storici presidenti delle squadre locali, la Campese e la Pro – Campese, il Prof. Rocco Parrinello e Domenico Repaci. Alla cerimonia, alla quale sono state invitate le massime autorità civili, politiche e militari della provincia ed i rappresentati delle federazioni sportive, seguirà una partita simbolica fra le vecchie glorie delle due squadre locali .

«Si completa progressivamente – ha commentato il sindaco Sandro Repaci – il nostro disegno di trasformazione dell’area di via Campanile in un autentico polo sportivo che intendiamo ancora ampliare e migliorare. Dopo la riqualificazione del Campo Coperto Polivalente e la prossima apertura dell’impianto per il tennis di via Gerace, che sta per essere completamente rifunzionalizzato, portiamo così a compimento il piano straordinario per lo sport che avevamo assunto come impegno all’atto dell’insediamento della nostra amministrazione». (rrc)

CAMPO CALABRO (RC) – Pnrr, il comune è capofila dei progetti di rigenerazione urbana della vallata

Campo Calabro è il Comune capofila dei progetti di rigenerazione urbana della Valla. Infatti, si è riunito il Consiglio comunale che ha approvato la Convenzione per la presentazione di progetti di rigenerazione urbana con interventi di cui alla legge 30 dicembre 2021 n. 234 art. 1 comma 534-542 Comuni di Campo Calabro – Fiumara – San Roberto – Sant’Alessio in Aspromonte – Scilla- Villa San Giovanni.

Voto unanime e favorevole del Consiglio – anche se non erano presenti Miriam Idone (Prima di Tutto Campo Calabro) e Giuseppe Buda (Campo Calabro Unita) – anche  alle numerose esenzioni e riduzioni tariffarie : integrazione Regolamento Tari con esenzione dal pagamento per  le nuove attività commerciali, i nuovi residenti e le nuove coppie ed alla riduzione aliquote IMU per le categorie catastali C1 (negozi e botteghe) anno 2022  e esenzione pagamento dell’occupazione del suolo pubblico – per l’anno 2022. A margine del punto il Sindaco ha preannunciato che a partire dal prossimo anno scolastico il trasporto scolastico sarà gratuito per tutte le famiglie.

Con solo voto contrario dei consiglieri Calandruccio e Scopelliti viene riconosciuto un debito fuori bilancio derivante da sentenza del Tribunale di Reggio Calabria per un contezioso risalente al 2015. Il Consiglio ha poi approvato all’unanimità l’adesione del Comune all’Azienda speciale Consortile “Acque pubbliche della Calabria”. Nel corso della trattazione del punto riguardante i bandi di rigenerazione urbana la consigliera Calandruccio in corso di dichiarazione di voto ha rilevato lo scarso coinvolgimento del Consiglio nelle scelte del PNRR, mentre il consigliere Domenico Idone ha sottolineato l’ampiezza ed il peso della sfida che attende l’amministrazione nei prossimi cinque anni sollecitando la costituzione di un gruppo di lavoro che accompagni l’amministrazione nelle scelte future. Il Sindaco Repaci ha ricordato che il 24 febbraio scorso il Consiglio Comunale è stato convocato proprio per l’esame dello stato dell’arte dei bandi PNRR e che la proficua discussione che ne è scaturita ha registrato il solo contributo del consigliere Domenico Idone, assente il resto delle minoranze.

«Cogliamo – ha dichiarato il sindaco Sandro Repaci – i frutti dell’intenso lavoro di questi anni . Oltre al rispetto delle scadenze dei bandi PNRR sinora individuati come obiettivo già dal DUP e dei quali diffusamente abbiamo ragionato nella passata riunione del Consiglio, non senza fatica e sacrifici approviamo una serie di misure che non vanno più nella direzione di un assistenzialismo miope e necessariamente limitato, ma raccogliamo la sfida dello sviluppo: trasporto scolastico gratuito per tutti, niente Tari per tre anni per i nuovi residenti, i nuovi nuclei familiari, nuove attività commerciali».

«Canone occupazione suolo pubblico abolito per il 2022 – ha spiegato ancora – e Imu ridotta per i proprietari di locali commerciali, sono il frutto di una politica di attenzione ai problemi della gente. Una semina per un futuro di sviluppo e coesione sociale che è stato negli anni il punto di fuoco della visione cui la nostra amministrazione ha lavorato. Aderiamo come atto quasi obbligatorio all’azienda Calabria Acque, nella consapevolezza del rischio della creazione di un ennesimo carrozzone, stante la nebulosità della governance per come indicata nello statuto ed i dubbi sulla capacità di vigilanza di Regione Calabria. C’è insomma ancora molto da fare, e lo faremo come sempre assieme alle migliori energie e risorse della nostra comunità ,nella consapevolezza di essere diventati il punto di riferimento di esperienze politiche e di buone pratiche tecniche ed amministrative nell’intero comprensorio». (rrc)

CAMPO CALABRO (RC) – Al via i lavori di open fiber

Al via, a Campo Calabro, i lavori per la nuova rete pubblica di telecomunicazioni a banda ultralarga, condotti da Open Fiber, nella zona industriale, nella frazione Timpanari dove presto sorgerà il nuovo parco urbano e nelle nuove edificazioni di via Patera, via San Martino e via Campanile.

«Le risorse stanziate – si legge in una nota – non gravano sul bilancio del Comune: l’infrastruttura è infatti finanziata con fondi regionali e statali e resterà di proprietà pubblica. Le attività sono coordinate da Infratel, società “in house” del Ministero dello Sviluppo Economico, con l’attenta supervisione della Regione Calabria. La nuova rete coprirà circa 150 unità immobiliari, raggiunte in modalità FTTH (Fiber-to-the-home, cioè la fibra ottica stesa fino all’interno degli edifici) l’unica in grado di restituire velocità di connessione fino a 1 Gigabit al secondo».

«La disponibilità della banda ultralarga – ha spiegato il sindaco, Rocco Alessandro Repaci – permetterà alla nostra cittadinanza e in particolare alle aziende insediate nella zona industriale di guardare al futuro con maggiore fiducia. La pandemia ci ha del resto costretto a rivedere il nostro stile di vita, imponendo di ricercare nuove soluzioni e nuovi modelli per reggere l’impatto che il Covid ha sull’esistenza di ognuno di noi».

«In questa sfida – ha aggiunto – un ruolo decisivo lo gioca proprio la digitalizzazione: dalle grandi città ai piccoli centri, non devono esserci più differenze nell’accesso ai servizi di rete, l’unica differenza la devono fare le competenze. Questa iniziativa è perfettamente coerente con il percorso verso la smart city che abbiamo perseguito in questi anni, rinnovando le reti degli uffici e promuovendo lo sviluppo della rete civica con il wi fi libero nelle aree pubbliche. Iniziative come quella portata avanti col Piano BUL da Open Fiber, rappresentata dal field manager Giuseppe Crupi, nostro concittadino, che intendo ringraziare per la collaborazione e la disponibilità, contribuiscono perciò a raggiungere obiettivi di sviluppo divenuti ormai imprescindibili»

Una rete a banda ultralarga permette di abilitare del resto quei servizi divenuti ormai indispensabili come lo smart working o la didattica a distanza. Una volta aperti i servizi di connettività, i cittadini e le imprese di Campo Calabro potranno usufruire della nuova rete attraverso gli operatori partner di Open Fiber.

L’azienda infatti realizza l’infrastruttura ma non si rivolge direttamente agli utenti: bisogna innanzitutto verificare sul sito openfiber.it la copertura del proprio indirizzo, scegliere quindi il piano tariffario preferito tra le diverse offerte e contattare uno degli operatori disponibili per poi iniziare a navigare ad alta velocità. I cittadini possono rivolgersi sempre a Open Fiber attraverso la sezione “contatti” all’indirizzo openfiber.it/contattaci/ per eventuali segnalazioni. (rrc)

 

CAMPO CALABRO (RC) – Inaugurata la Biblioteca intitolata a Vincenzo Ranieri

È stata inaugurata, a Campo Calabro, nei locali del Centro Polifunzionale “Scopelliti”, la Biblioteca intitolata a Vincenzo Ranieri.

Presenti, il consigliere metropolitano Giuseppe Giordano, il sindaco di Campo Calabro, Rocco Alessandro Repaci e l’assessore Marianna Malara.

«È una gioia essere qui oggi – ha detto il consigliere metropolitano – perché l’amministrazione comunale è riuscita a gettare le basi per un futuro che deve farci prendere coscienza dell’enorme potenziale che giace all’interno delle nostre comunità. Questi sono passaggi cruciali che arrivano in un frangete storico in cui i valori più importanti vengono pervasi dalla forte volatilità del tempo scandito da una pandemia che ha cambiato le nostre abitudini e sta assegnando nuovi paradigmi alla società».

«Una biblioteca, dunque – ha aggiunto – è luogo di consapevolezza, di crescita, di incontro dove far germogliare una nuova responsabilità sociale che deve essere sempre presente e che non deve essere solo delle istituzioni, ma di tutte le componenti della società affinché responsabilità ed educazione accompagnino soprattutto le più giovani generazioni».

La biblioteca, che porta il nome dell’insigne studioso e uomo di cultura Vincenzo Ranieri, anche grazie all’imponente donazione libraia arrivata dalla famiglia del probo uomo delle istituzioni locali, è impreziosita dagli arredi e dagli strumenti informatici che il Comune di Campo Calabro ha ricevuto dopo aver partecipato ad un bando specifico della Città Metropolitana, «a testimonianza – secondo Giuseppe Giordano – di quanto Palazzo Alvaro sia un’istituzione sempre più vicina ai bisogni ed alle esigenze dei territori».

«È una vicinanza – ha detto – non solo formale e amministrativa, ma costante, che ci accompagnerà in tutti quegli obiettivi proiettati alla costruzione di una cittadinanza metropolitana possibile soltanto se esiste la consapevolezza nelle sue energie positive».

Il consigliere metropolitano, nel corso del suo intervento, ha pure sottolineato l’importanza dell’Archivio storico che «è quanto di più prezioso possa avere una comunità perché è custode delle radici e delle ricchezze di un popolo che ha dato i natali a nobilissime figure, esempio vivo e presente per quanti sono impegnati, quotidianamente, al servizio della cosa pubblica e della comunità». (rrc)

Il ricordo del giudice Scopelliti da parte del sindaco Repaci di Campo Calabro

di SANDRO REPACI – Per chi come me ha avuto una conoscenza diretta e personale di Nino Scopelliti è difficile parlare stasera. Era più o meno quest’ora.La strada è la stessa di trent’anni orsono. Forse il vigneto che la costeggia era meno curato. Uguale il sole, abbaccinate e caldissimo. Uguale il mare ed il cielo. La morte l’ha colto impietosa e crudele in uno dei tornanti più belli della terra che amava, mentre ritornava a casa.

È stato difficile, a tratti anche doloroso separare le radici profonde dell’affetto  quasi ancestrale di una comunità che ha perso improvvisamente il migliore dei suoi figli da quelle dell’esempio e del sacrificio di un servitore dello Stato da trapiantare nella terra della memoria comune e della coscienza civile. Ma è il lavoro che abbiamo fatto in questi anni, contando uno dopo l’altro  i 30 pomeriggi afosi nei quali abbiamo calpestato questi metri d’asfalto . Lo abbiamo fatto assieme alla Signorina Rosetta, e da cinque anni anche assieme a Rosanna Scopelliti ed alla sua Fondazione. Continueremo a farlo, e non solo per chiedere giustizia.

Perché Campo Calabro perdona, ma non dimentica. Lo faremo perché la passione civile della quale Nino Scopelliti ha intriso la sua vita e la sua morte sono diventate l’anima di una impresa umana e culturale al servizio del cambiamento di questa terra. Perché una Calabria che resiste c’è. Dobbiamo avere la forza di andarla a cercare negli angoli più aspri, inaccessibili  e faticosi da raggiungere.  

[Sandro Repaci è Sindaco di Campo Calabro]

30 anni fa l’omicidio del giudice Scopelliti. Falcomatà: «È tempo della verità»

Trent’anni fa l’orribile omicidio del giudice Antonino Scopelliti a Piale, sopra Villa San Giovanni: “un favore della ‘ndrangheta” alla mafia siciliana sulla quale il giudice calabrese aveva istruito il maxiprocesso. Alla commemorazione, a Piale, hanno preso parte oltre alla figlia Rosanna Scopelliti, il sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà, quello di Campo Calabrò Sandro Repaci e numerose personalità.

«Rendiamo omaggio – ha detto Falcomatà – alla memoria di un patrimonio collettivo di questa comunità, un orgoglio reggino e calabrese, ma possiamo dire, di tutto il nostro Paese. Il fulgido esempio del giudice Scopelliti vive sempre insieme a noi, ogni giorno» – ha proseguito Falcomatà al termine della cerimonia che si è svolta dapprima a Piale davanti alla stele che ricorda il luogo in cui è avvenuto l’omicidio e poi nella parrocchia di Campo Calabro per la santa messa concelebrata da don Luigi Ciotti –, «tuttavia a trent’anni dalla sua morte, questa ricorrenza sembra sempre avere qualcosa di sospeso, di non definito. Una ricorrenza che ogni anno è accompagnata dalla presenza e dai messaggi delle più alte cariche dello Stato. Ognuno di loro ha sempre assunto l’impegno a fare piena luce su una vicenda che ancora oggi presenta lati oscuri e grandi zone d’ombra. E siamo sicuri che si stia lavorando proprio in questa direzione. Però dopo trent’anni non possiamo più permetterci che il dolore lasci spazio alla rassegnazione o peggio alla paura che su questa vicenda, sul delitto di Antonino Scopelliti, non si faccia piena luce. E se un significato in più possiamo dare alla ricorrenza del 9 agosto, anche alla luce del percorso di riforma della giustizia in atto, è proprio l’impegno a moltiplicare gli sforzi affinché si scriva presto una parola di verità su quanto accaduto qui trent’anni fa».

Continua ad esserci fiducia nella magistratura, ha detto Rosanna Scopelliti, figlia del compianto magistrato e assessore alla Cultura e Legalità del Comune di Reggio Calabria, «anche se il tempo trascorso è davvero tanto. Montesquieu diceva che una giustizia che arriva in ritardo è una giustizia negata e la speranza oggi è che si possa ripartire da questo trentennale per poter mettere la parola fine al delitto Scopelliti e poter dare, non solo alla famiglia, ma all’intera comunità reggina la verità. Naturalmente continua l’impegno della fondazione che presiedo – ha aggiunto Scopelliti -non solo per la verità e la giustizia ma anche per i giovani, per promuovere le eccellenze di questo territorio e fare in modo che possano restare qui e contribuire al riscatto di questa terra. Riscatto che potrà realizzarsi solo attraverso il protagonismo, le competenze e il merito delle giovani generazioni». (rrc)

Area dello Stretto, l’Associazione dei Comuni incontra la sottosegretaria Nesci

A Campo Calabro, l’Associazione dei Comuni dell’Area dello Stretto ha incontrato la sottosegretaria per il Sud, Dalila Nesci, per discutere delle problematiche sul territorio.

L’incontro, al quale era presente anche la deputata del Movimento 5 Stelle, Federica Dieni, è stato introdotto dal presidente dell’Associazione Sandro Repaci, sindaco di Campo Calabro che, nel tracciare una panoramica delle principali istanze comuni alle amministrazioni dell’area, ha sottolineato fra i principali problemi quelli legati alle grandi infrastrutture di mobilità interna all’area e la mancanza di una politica chiara del Governo circa l’attraversamento stabile dello Stretto, le insufficienti risposte circa le infrastrutture di captazione ed adduzione idrica, il vuoto e l’incertezza determinate dall’assenza di una politica coerente di valorizzazione dei beni culturali con riferimento al Bando regionale per la Valorizzazione dei Borghi della Calabria, la mancata inclusione nella Zona Economica Speciale delle aree industriali di Campo Calabro -Villa- Reggio Calabria.

Una parte dell’intervento del presidente è stata dedicata alla necessità di una sollecita risoluzione delle problematiche relative allo sblocco dei fondi del Bando Periferie, uniche opere già cantierabili dal 2018 nel territorio e che coinvolgono diversi dei Comuni dell’Area.
Sono seguiti gli interventi dei sindaci Vincenzo Bellè di Fiumara, Maria Foti di Montebello Jonico, Maria Grazia Richichi di Villa San Giovanni e dei delegati delle amministrazioni di San Roberto, Sant’Alessio in Aspromonte e Laganadi.

La Sottosegretaria, nel prendere atto di quanto rappresentato peraltro già noto e frutto di decenni di mancata o errata programmazione, ha assunto l’impegno a mantenere con l’Area un dialogo costante, monitorando l’evolversi delle soluzioni prospettate e finanziate. Si è impegnata, anche, ad approfondire e seguire l’iter del bando Periferie intraprendendo le azioni utili al sollecito sblocco dei fondi nei limiti della sua delega. (rrc)

Campo Calabro, quella panchina di fronte a un panorama stupendo… lettera alla Santelli

A Campo Calabro (RC) il grande lavoro coordinato dal sindaco Sandro Repaci per il recupero delle tre antiche fortezze umbertine ha dato già un primo eccellente risultato per Forte Siacci. Ma non basta, serve il sostegno e l’impegno della Regione Calabria perché questo borgo straordinario con le sue bellezze incantevoli (basterebbe la “panchina del tramonto“che si affaccia sullo Stretto a trasformarlo in un luogo del cuore!) possa portare a termine il grande progetto di recupero delle fortezze e di rilancio, in termini turistici e culturali di tutta l’area.

A questo proposito, il sindaco Sandro Repaci ha scritto una garbata lettera alla presidente Jole Santelli, la quale – siamo certi – vorrà interessarsi personalmente delle richieste avanzate. La pubblichiamo integralmente:

«Presidente Gentilissima, non ho mai avuto occasione di incontrarLa, quindi La prego di leggere questa mia come assolutamente priva di ogni pregiudizio personale e politico, ostinandomi ancora a giudicare le persone dalle azioni e dal pensiero e non dalle appartenenze.

Mi rivolgo, nonostante si tratti di tematica specifica, ne agli uffici, dei quali tutti conosciamo capacità e difficoltà, ne all’Assessore competente, perché ritengo che un approccio strategico al problema non possa che passare dalla Presidenza. Come dire che non è un problema della governance, ma della politica.

Premetto che abbiamo profondamente creduto nel sistema dei bandi e delle politiche comunitarie che li finanziano, tanto da istituire un assessorato ad hoc che segue queste problematiche.

Nel campo dei beni culturali, il Comune che ho il privilegio di amministrare assieme ad una infaticabile squadra di governo, da anni persegue l’obiettivo della valorizzazione del Sistema delle Fortezze Umbertine (tre manufatti costruiti nel territorio di Campo Calabro alla fine dell’800, fra i 20 eretti fra Sicilia e Calabria a guardia dello Stretto). Con alterne fortune, fra cambi di interlocutori , brusche accelerazioni, improvvise frenate, stalli, cartolarizzazioni improvvide, nel novembre del 2019 il Comune ha sottoscritto l’atto di trasferimento al demanio comunale del Forte Batteria Siacci, a conclusione di un percorso cui non è stata estranea Regione Calabria, che ha assegnato al bene con delibera GR n. 121 del 2 aprile 2019 un finanziamento di un milione di euro per il quale rimaniamo a distanza di 14 mesi in attesa della emissione del decreto e della stipula della convenzione .

Abbiamo altresì iniziato il doveroso percorso di valorizzazione previsto dall’Accordo con MiBac e Demanio partecipando all’Avviso pubblico per la selezione e il finanziamento di interventi per la valorizzazione del sistema dei beni culturali annualità 2018 e rinnovando, nella prospettiva della storicizzazione dell’evento, l’istanza per l’annualità 19, dal finanziamento della quale siamo stati a nostro parere ingiustamente ed inspiegabilmente esclusi nonostante una forse fin troppo minuziosa istanza di riesame.

A questo quadro di faticosa emersione del nostro Comune e del suo territorio, abbiamo aggiunto la partecipazione al Bando per la valorizzazione dei Borghi, per il quale abbiamo sottoscritto nel novembre 2019 un verbale di intesa relativo alla assegnazione di un finanziamento di 300 mila euro, e del quale abbiamo perso le tracce.

Già a questo punto, ove Ella decidesse di passare ai suoi collaboratori questo testo rubricandolo ad ennesima lamentela di un Sindaco frettolosamente classificato  “di parte avversa” verrebbe loro facilissimo ottenere dagli uffici competenti una forbitissima nota piena di riferimenti legislativi, estratti dei bandi, punteggi e quant’altro. Vale a dire le cose stanno così, ci spiace e molti cordiali saluti. Una delle tante noiose incombenze quotidiane del Capo di Gabinetto.

Ma La prego di andare oltre, gentilissima Presidente. Vorrei condividere con Lei una serie di domande, ovviamente retoriche, per sollecitare una conseguente comune riflessione non  dei  partiti o degli schieramenti, ma della politica. Cioè di quella benemerita attività che si preoccupa di tutti e di tutto.

Perché un piccolo Comune come il nostro (e come tanti altri comuni in Calabria) le cui amministrazioni si sono lodevolmente impegnate in una attività di recupero e valorizzazione di manufatti dichiarati Beni Culturali che potrebbero cambiarne il destino economico e sociale deve attendere 14 mesi per avere emesso un decreto per un finanziamento già assegnato?

Perché la mancata emissione di quel decreto con il quale avremmo dovuto finanziare la progettazione del recupero del bene deve penalizzarci nella ricerca di nuove risorse essendo stati costretti ad inserire un livello di progettazione non definitivo nell’avviso pubblico relativo alla selezione di interventi finalizzati alla riqualificazione e valorizzazione turistico culturale dei comuni delle regioni meridionali finanziato dal Programma di Azione e coesione complementare al PON e Sviluppo (Fers) 2014-2020?

Quando mai riusciremo ad uscire dalla palude dell’abbandono o attrarre quelli che vengono nei bandi definiti “flussi di visitatori” se le premialità ci dicono che dobbiamo essere inseriti in un parco, o essere bandiera arancione, o se abbiamo un bene culturale? E se lo abbiamo, (è il nostro caso) perché il nostro tentativo di ridare decoro, dignità, prospettive al territorio deve essere frustrato da cervellotiche disposizioni dell’Avviso pubblico per la selezione e il finanziamento di interventi per  la promozione e la produzione culturale pubblicato di recente secondo il  quale “bisogna avervi organizzato 7 eventi negli ultimi 10 anni”?

Come mai gli stessi funzionari che negli anni precedenti hanno riconosciuto il valore di un progetto l’anno dopo sui medesimi criteri soggettivi cambiano improvvisamente idea? Perché dobbiamo essere convocati, firmare atti di rinuncia a ricorsi, annunciare in Consiglio un finanziamento sul Bando Borghi e poi perderne le tracce?

Perché l’Atlante dei Beni Culturali della Calabria dopo più di un anno non riesce ad inserire un bene culturale sul suo sito internet dopo innumerevoli solleciti mentre il FAI lo fa in dieci minuti?

Con quali risorse, attraverso quali attività, con quali politiche Comuni delle nostre dimensioni possono contribuire alla costruzione della Calabria accogliente della quale tutti parlano? Quali sono le politiche per fare diventare siti sconosciuti ma di incomparabile bellezza “acceleratori culturali”?

Che senso ha lavorare per tenere pulite le strade, far funzionare acquedotti e fogne, fare le manutenzioni stradali, curare il decoro urbano se poi molti degli eventi magari si svolgono, benché finanziati lautamente, fra i rifiuti e le erbacce?

Perché dunque in buona sostanza nella nostra regione è praticamente impossibile perseguire una strategia unitaria su turismo e beni culturali mettendo in fila una o due azioni veramente coerenti fra di loro e delle quali la seconda sia conseguenza logica della prima?

Se avessimo voluto solo far prevalere diritti che crediamo ci siano stati negati, saremmo ricorsi alla giustizia amministrativa ove ne avessimo avuto le risorse. Ma non le abbiamo. Non possiamo spender soldi in avvocati per difendere il nostro diritto a sognare un futuro migliore: abbiamo le fogne da far funzionare, l’acqua è sempre poca, Sorical se la fa pagare salata, ed il costo di una tonnellata di indifferenziato è  triplicato in sei anni.

So bene Presidente che l’altra risposta da pilota automatico di un amministratore è dire che “abbiamo trovato il caos e stiamo mettendo ordine, siamo arrivati da poco”.

Io personalmente non l’ho mai presa come scusa. Mi sono fatto ugualmente carico del buono e del cattivo ed ho lavorato per migliorare il primo e rendere buono il secondo. E spero che nemmeno Lei si farà scudo delle miserevoli scuse che fanno da paravento a governanti ed amministratori non incapaci, ma semplicemente uguali ai loro predecessori.

C’è un luogo, che certamente Le è sconosciuto, lontano dai clamori della stampa e dagli intrighi della Cittadella che forse sarà propizio ad un suo ancor più sereno ed equilibrato giudizio sulle cose.

È la panchina restaurata da due volontari  e issata sul punto più alto dei terrazzi di Forte Siacci. La chiamiamo “la panchina del tramonto”. A strapiombo sullo Stretto, di fronte ad un panorama mozzafiato, unico al mondo.

Quando i visitatori arrivano lassù, chiedono  sempre: “perché  non  lo  restaurate?” (la risposta è ” …aspettiamo il decreto.’) oppure ” perché non  ci fate i concerti  dell’alba?” (la risposta è “...non abbiamo realizzato qua 7 eventi negli ultimi 10 anni e quindi non possiamo accedere ai finanziamenti.”).

Venga a Siacci, che solenne, imponente, come tanti altri monumenti della Calabria attende paziente il riconoscimento della terra della quale è stato muta sentinella per 130 anni. Sono certo che le domande che Le ho fatto verranno in mente anche a Lei, gentile Presidente, e nella Sua sicura intelligenza, forse potrà trovare anche qualche risposta.

Non per Campo Calabro, ma per la nostra terra. Perchè non si sia costretti ad aggiungere anche la politica all’elenco delle calamità che nel breve racconto di Leonida Repaci “Quando venne il giorno della Calabria” il diavolo assegnò alla nostra terra.

E La prego di scusarmi se queste righe Le giungono a cavallo del confronto avviato attraverso i tavoli partenariali sulla programmazione comunitaria. Quindi perdoni, La prego, lo sfogo di un Sindaco di campagna, che cerca di tenere i suoi concittadini abbarbicati a questo estremo lembo della nostra terra, e stia sicura comunque che non ci arrenderemo, anche a costo di vangarla con le  nostre mani, ed irrigarla con il nostro sudore».  (rrc)