Su RaiPlay lo speciale di Rai Calabria dedicato all’Eparchia di Lungro

Andato in onda sul digitale terreste di Rai 3 solo in Calabria, è adesso disponibile su RaiPlay l’ omaggio che Rai Calabria ha voluto dedicare al Centenario dell’Eparchia di Lungro, con il bel documentario realizzato in collaborazione con la direzione della TGR, del Centro Televisivo Vaticano, di Rai Quirinale, di Rai Vaticano e della struttura di produzione della Sede Rai Cosenza. Un filmato affascinante che suggeriamo di non perdere:

click qui per vedere il documentario

Secondo il direttore della sede Rai di Cosenza Demetrio Crucitti – intervistata da Pino Nano per PrimaPaginaNews – è  «Un grande successo per la Sede Regionale della Rai calabrese che a questo speciale ha dedicato mesi e mesi di preparazione e di lavoro, per un docufilm interamente dedicato alla storia degli albanesi di Calabria». Quasi un omaggio ideale che la Sede Regionale della Rai ha scelto di dedicare ad un anniversario storico per la comunità arbereshe, e per il suo capo spirituale, l’Eparca di Lungro mons. Donato Oliverio, uno degli intellettuali più fecondi e più attivi della Chiesa Bizantina cattolica in Italia di rito orientale.

Demetrio Crucitti, direttore della Sede Rai di Cosenza
Demetrio Crucitti, direttore della Sede Rai di Cosenza

«Vale la pena di ricordare – aggiunge ancora il Direttore della Sede Rai della Calabria che «L’Eparchia di Lungro degli Albanesi dell’Italia continentale comprende le comunità italo-albanesi rimaste fedeli al tradizionale rito religioso bizantino-greco, sparse in 4 regioni dell’Italia continentale e 5 province, Cosenza, Potenza, Bari, Lecce, Pescara, per un totale di 26 comunità con 30 parrocchie diverse, ma solo a Lungro nel 2016 la comunità contava 32.800 battezzati su 32.900 abitanti: questo la dice lunga sul ruolo che l’Eparchia nel suo complesso esercita in una realtà composita come la Calabria. Il nostro docufilm è la “summa” delle Celebrazioni ufficiali del Primo Centenario dell’Eparchia, e i cui festeggiamenti sono stati anticipati da una visita storica in Calabria del nostro Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella insieme al Presidente della Repubblica dell’Albania Ilir Meta a Novembre del 2018 a San Demetrio Corone, presso il Collegio di Sant’ Adriano dove giovani italo-albanesi, ai primi dell’Ottocento si sono formati e hanno studiato per liberare e rispettive nazioni dagli oppressori».

Uno straordinario lavoro di squadra – scrive Pino Nano – a cui la Sede regionale della Rai è abituata da sempre e che questa volta ha messo insieme il meglio della produzione regionale. La voce narrante dello speciale è di Francesca Pecora, il Coordinamento tecnico e la regia di Andrea Recchia, con la collaborazione del Vicario Generale dell’Eparchia di Lungro Proto Sincello Pietro Lanza, della storica regista Rai Anna Bruna Eugeni, di Giuseppe Guttilla, le immagini sono invece firmate da Emanuele Franzese, Carlo Spadafora, Massimiliano De Lio, Antonio Vacante, Gianluca Fazio, Pietro Bianco, Specializzati di ripresa Pino Manzo, Franco De Cario, Aldo Morrone, Tecnico della produzione Mauro Tedesco, post-produzione presso la stessa Sede Rai della Calabria. Fondamentale è stata invece la ricerca d’archivio, e nessuno meglio di Giuseppe Nocito, memoria storica della Rai calabrese di questi ultimi 40 anni, avrebbe potuto farlo. E con lui anche Nicola Napoli.

Lo speciale TV spiega con grande chiarezza come siano passati ormai cento anni dalla istituzione dell’Eparchia di Lungro e «oggi essa è più che mai impegnata nella grande questione della ricomposizione dell’unità dei cristiani e nella salvaguardia del principio della legittima diversità nell’unità della fede».

Il docufilm della Rai ricostruisce il lungo processo storico che è stato necessario per arrivare alla istituzione della Eparchia di Lungro, «pensate che ci sono voluti oltre quattrocento anni – ricorda lo stesso Demetrio Crucitti – dal tempo in cui gli albanesi giunsero in Calabria, Basilicata, Puglia e Sicilia».

L’esodo degli albanesi in Italia risale ai secoli XV-XVIII, dopo alcuni grandi avvenimenti quali il Concilio di Firenze del 1439, la caduta di Costantinopoli del 1453 e la morte nel 1468 di Giorgio Castriota Skanderbeg, `Lo chiamavano l’atleta di Dio per l’impegno in difesa della libertà e dell’autodeterminazione del proprio popolo e della cristianità europea». Parliamo qui di una realtà a tratti inimmaginabile: «olo in Provincia di Cosenza – precisa lo speciale TV – vivono oltre 50.000 italo -albanesi, suddivisi in una ventina di Paesi e frazioni, che in casa e per strada parlano due lingue, l’italiano imparato a scuola, e l’arbёresh imparato per trasmissione diretta tra madre e figli».

Non tutti forse lo sanno, – fa notare Pino Nano – ma la lingua parlata dagli arbёreshё ha ancora oggi la stessa base di quella parlata dagli albanesi in Albania, ma ha dei termini più antichi e alcuni di origine greca. E nella maggior parte di questi centri la gente in Chiesa prega cantando in greco e seguendo il Rito Bizantino. Nulla di più affascinante e di magico insieme, e che si coglie per intero dalle immagini di repertorio che Rai Teche ha permesso di utilizzare per lo speciale.

Il docufilm ricostruisce poi le tappe fondamentali delle tante cerimonie solenni per il Centenario della nascita dell’Eparchia, partendo dalla delegazione ricevuta ufficialmente il 24 maggio 2019 dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale. Il pomeriggio di quello stesso giorno una folta rappresentanza di pellegrini provenienti da tutti i paesi dell’Eparchia ha partecipato alla Divina Liturgia, celebrata all’Altare della Cattedra della Basilica di San Pietro.

Il giorno dopo gli stessi pellegrini sono stati ricevuti in udienza speciale dal Santo Padre, Papa Francesco, nell’Aula San Paolo VI. Ma ancora, nel mese di settembre il Patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I, visitando l’Eparchia di Lungro ha sottolineato il rilevante ruolo ecumenico svolto dalla piccola Chiesa, con il forte auspicio e l’impegno comune di far diventare i Paesi italo-albanesi della piccola diocesi cattolica bizantina di Lungro “palestre di incontro per scambi fraterni tra cristiani, ortodossi e cattolici, latini e bizantini, sulla scia della luminosa considerazione di San Paolo VI del 25 aprile del 1968, quando in occasione del V° centenario della morte di Giorgio Castriota Skanderbeg definì gli albanesi “anticipatori del moderno ecumenismo”.  (rrm)

(Courtesy PrimaPaginaNews)

La grande suggestione della Messa di rito bizantino di mons. Donato Oliverio a Roma

È stata una bella e grande emozione per molti fedeli assistere stamattina alla divina liturgia, la messa dedicata agli arbëreshë (albanesi) celebrata dal capo dell’Eparchia di Lungro, il vescovo mons. Donato Oliverio nella chiesa di Sant’Anastasio di Roma.
Il rito bizantino della Chiesa cattolica è suggestivo e pieno di sacralità: la messa dura quasi due ore, quasi tutta cantata; nella celebrazione dell’eucaristia non c’è l’ostia della tradizione latina ma pane lievitato che si riceve direttamente dal celebrante, bagnato nel vino. Anche i bambini più piccoli prendono la comunione (secondo il rito bizantino hanno già ricevuto insieme al battesimo anche i sacramenti della comunione e della cresima). Una delle caratteristiche delle chiese dove si celebra il rito bizantino è l’iconostasi, un muro sul quale figurano le icone della vita di Gesù o dei santi, che divide l’altare dalla navata dove siedono i fedeli: attraverso la porta centrale delle tre (porta regale) i celebranti passano dall’area dell’altare (santuario) alla navata. Il vescoco eparca mons. DOnato Oliverio ha portato ancora una volta la straordinaria testimonianza di fede di una grande chiesa, cattolica, che merita di essere conosciuta e maggiormente diffusa tra i fedeli. In Calabria, appartengono all’Eparchia di Lungro le comunità di Acquaformosa, Castroregio, Castrovillari, Civita, Corigliano Calabro, Cosenza, Falconara Albanese, Firmo, Frascineto, Lungro, Plataci, San Basile, San Benedetto Ullano, San Cosmo Albanese, San Demetrio Corone, San Giorgio Albanese, Santa Sofia d’Epiro, Vaccarizzo Albanese, tutte in provincia di Cosenza. La sede centrale dell’Eparchia è a Lungro dove c’è la cattedrale di San Nicola di Mira. In totale l’Eparchia conta oggi quasi 33mila battezzati (erano quasi 41mila nel 1950) in 30 parrocchie per un totale di 26 comunità rette da 44 sacerdoti.

L’Eparchia di Lungro è stata istituita da Benedetto XV nel 1919 (ha festeggiato lo scorso anno i 100 anni) e comprende alcune parrocchie italo-albanesi di rito-bizantino greco delle province di Cosenza, Potenza, Lecce e Pescara. La bolla “Catholici Fideles” spiega le origini e il perché del mantenimento del rito che si affianca a quello tradizionale latino: «I fedeli cattolici di rito greco – inizia la bolla – che abitavano l’Epiro e l’Albania, fuggiti a più riprese dalla dominazione dei turchi, emigrarono nella vicina Italia, ove, accolti con generosa liberalità, si stabilirono nelle terre della Calabria e della Sicilia, conservando, come del resto era giusto, i costumi e le tradizioni del popolo greco, in modo particolare i riti della loro Chiesa, insieme a tutte le leggi e consuetudini che essi avevano ricevuto dai loro padri e avevano con somma cura e amore conservate per lungo corso di secoli. Questo modo di vivere dei profughi albanesi fu ben volentieri approvato e permesso sull’autorità pontificia, di modo che essi, al di là del proprio cielo, quasi ritrovarono la loro patria in suolo italiano. All’inizio, come suole accadere, tutto andò bene per ambedue le parti. Ma con l’andar del tempo, raffreddatasi la carità di chi li ospitava, cominciarono a sorgere con troppa frequenza gravi e fastidiose liti, che tristemente turbavano la pace dei fedeli, che pur professavano gli stessi dogmi della medesima Chiesa». (rrm)

Oggi il vescovo dell’Eparchia di Lungro Mons. Oliverio dagli Arbëreshë di Roma

Oggi, domenica 9 febbraio il vescovo mons. Donato Oliverio, il capo dell’Eparchia di Lungo, farà visita alla comunità Arbëreshë di Roma. La solennità dell’incontro sarà segnata dalla Divina Liturgia Pontificale alle 10.30 tenuta da mons. Oliverio alla Chiesa di Sant’Atanasio il Grande di rito Greco Bizantino, nel centro di Roma, in via del Babuino 149. Sarà un momento di grande e intensa partecipazione. L’Eparchia di Lungro – che ha celebrato lo scorso anno i 100 anni – è una piccola diocesi cattolica di rito bizantino che raccoglie i fedeli italo-albanesi che vivono nell’enclave arbëreshe del Cosentino, mantenendo in vita una realtà che ha saputo non disperdere il prezioso e variegato patrimonio della tradizione bizantina nel culto della Chiesa Cattolica.

La storia dell’Eparchia di Lungro risale al 13 febbraio 1919, quando con la costituzione apostolica Chatolici fideles papa Benedetto XV univa in un unico corpo ecclesiale e giuridico i discendenti dei profughi albanesi e greci dei secoli XV-XVIII. «I fedeli cattolici di rito greco – si legge nella Catholici fideles –, che abitavano l’Epiro e l’Albania, fuggiti a più riprese dalla dominazione dei turchi, […] accolti con generosa liberalità […] nelle terre della Calabria e della Sicilia, conservando, come del resto era giusto, i costumi e le tradizioni del popolo greco, in modo particolare i riti della loro Chiesa, insieme a tutte le leggi e consuetudini che essi avevano ricevute dai loro padri ed avevano con somma cura ed amore conservate per lungo corso di secoli. Questo modo di vivere dei profughi albanesi fu ben volentieri approvato e permesso dall’autorità pontificia, di modo che essi, al di là del proprio ciel, quasi ritrovarono la loro patria in suolo italiano».

A Roma l'Eparchia di Lungro

La Catholici fideles era la risposta della Santa Sede alle pressanti richieste di tutela avanzate per lungo tempo dai discendenti del condottiero-eroe albanese Giorgio Castriota Skanderberg, a suo tempo insignito del titolo di “Atleta di Cristo” per l’impegno profuso coi suoi valorosi soldati a difesa, per un quarto di secolo, della libertà e dell’autonomia del proprio popolo e della cristianità europea. L’esodo dei greco-albanesi in Italia si fa risalire a dopo il Concilio di Firenze del 1439, la caduta di Costantinopoli del 1453 e la morte di Skanderberg nel 1468. A spostarsi era un popolo con un proprio patrimonio linguistico ed ecclesiale, orgogliosa della sua libertà e della sua cristianità.

L’Eparchia di Lungro, dalla sua istituzione, ha contato quattro vescovi. Il primo fu mons. Giovanni Mele, eletto ad appena 34 anni che resse l’Eparchia dal 1919 al 1979, cui successe mons. Giovanni Stamati (già coadiuvatore di Mele a partire dal 1967), e, prima di Oliverio, mons. Ercole Lupinacci dal 1988 al 2010. L’attuale vescovo Donato Oliverio ha ereditato una diocesi, saldamente piantata in Occidente dove rende visibile con estrema chiarezza le ricchezze della tradizione bizantina e la bellezza della possibile unità tra i cristiani di Occidente e di Oriente nella differenza delle tradizioni e nella diversità delle lingue.

Mons. Oliverio regge l’Eparchia dalla sede di Lungro, una bella cittadina calabrese di circa 3.000 abitanti, posta sul versante Sud-Ovest della Catena montuosa del Pollino, ai piedi del Monte Petrosa, a un’altitudine di 600 metri sul livello del mare. Il suo trono si trova nella Chiesa Madre di tutte le Chiese dell’Eparchia, la Cattedrale di San Nicola di Mira, costruita tra il 1721 e il 1825. Maestosa nella sua pianta romanico-barocca a croce latina, negli ultimi decenni è stata impreziosita da pregevoli mosaici e affreschi, che la rendono un luogo unico in cui arte bizantina e spiritualità orientale si coniugano felicemente, tanto da portarla ad essere considerata la Chiesa più importante del cattolicesimo bizantino arbëreshë in Italia. Nella sua cupola domina il maestoso Cristo Pantocratore, volto della misericordia del Padre. (rrm)

Il centenario dell’Eparchia di Lungro a San Marino con mons. Donato Oliverio

Anche San Marino celebra il centenario dell’Eparchia di Lungro: domani sarà il vescovo mons. Donato Oliverio nella Repubblica del Titano a presiedere la cerimonia che ricorderà la nascita della Chiesa bizantina cattolica di rito orientale in Italia.

Domani, giovedì 17 ottobre  è prevista la celebrazione liturgica presso la Basilica del Santo con rito greco – bizantino, a segnare la storia della Chiesa cattolica italo-albanese e la profonda comunanza di valori spirituali con l’antica Repubblica del Titano, saldamente ancorata alle sue origini religiose e convintamente sostenitrice delle ragioni del dialogo interreligioso e interculturale, venerdì, invece, l’Eparca di Lungro, con la sua delegazione, sarà a colloquio con il Segretario di Stato per gli Affari Esteri, Nicola Renzi, ed in seguito salirà a Palazzo Pubblico, ricevuto in Udienza Ufficiale dagli Eccellentissimi Capitani Reggenti, S.E. Luca Boschi e S.E. Mariella Mularoni.

Il rapporto di San Marino con il Vescovo Oliverio si è rafforzato nell’anno in corso, anche attraverso la partecipazione degli allora Eccellentissimi Capitani Reggenti, Nicola Selva e Michele Muratori, il 25 maggio scorso, all’Udienza concessa da Papa Francesco agli oltre 6000 partecipanti al pellegrinaggio degli Italo-Albanesi dell’Italia Continentale dell’Eparchia di Lungro. La visita di Mons. Oliverio si pone, dunque, a coronamento di una serie di celebrazioni, cui la Repubblica del Titano ha inteso aderire, con un programma che prevede incontri e momenti salienti a livello istituzionale e religioso.

Soltanto un mese fa Mons.Oliverio, sempre nell’ambito del centenario dell’istituzione dell’Eparchia, ha accolto nella Cattedrale di Lungro il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, il più insigne rappresentante della Chiesa ortodossa, a testimoniare un ponte ideale tra oriente e occidente, un’apertura di nuove strade e di opportunità di conoscenza reciproca.

Grande attenzione, dunque, per i fedeli albanesi d’Italia (quasi 33mila sparsi in quattro regioni e cinque province. SI tratta di 26 comunità con 30 parrocchie che fanno capo all’Eparchia di Lungro, nel Cosentino, dove vive il vescovo Oliverio presso la cattedrale di San Nicola di Mira. Com’è noto, fu papa Benedetto XV a istituire l’Eparchia di Lungro per gli albanesi dell’Italia continentale il 13 febbraio 1919 con la Costituzione Apostolica Catholici fideles, dove, tra l’altro, si legge: «I fedeli albanesi di rito bizantino-greco, che abitavano l’Epiro e l’Albania, fuggiti a più riprese dalla dominazione dei turchi, […] accolti con generosa liberalità […] nelle terre della Calabria e della Sicilia, conservando, come del resto era giusto, i costumi e le tradizioni del popolo avio, in modo particolare i riti della loro Chiesa, insieme a tutte le leggi e consuetudini che essi avevano ricevute dai loro padri ed avevano con somma cura ed amore conservate per lungo corso di secoli. Questo modo di vivere dei profughi albanesi fu ben volentieri approvato e permesso dall’autorità pontificia, di modo che essi, al di là del proprio ciel, quasi ritrovarono la loro patria in suolo italiano […].»

Mons. Donato Oliverio (vedi l’intervista di Calabria.Live del 25 maggio scorso) è vescovo dal 12 maggio 2012 ed è una figura carismatica di grande rilievo, guida spirituale degli albanesi d’Italia: in Calabria gli albanesi vivono in 25 comuni della provincia di Cosenza: Acquaformosa, Castroregio, Castrovillari, Civita, Corigliano Calabro, Cosenza, Falconara Albanese, Firmo, Frascineto, Lungro, Plataci, San Basile, San Benedetto Ullano, San Cosmo Albanese, San Demetrio Corone, San Giorgio Albanese, Santa Sofia d’Epiro, Vaccarizzo Albanese. (rrm)

Nella foto di copertina: il presidente di Telecom San Marino, ing. Nicola Barone, e mons. Donato Oliverio

 

LUNGRO (CS) – Si riunisce la Conferenza episcopale calabrese

Da oggi, fino al 2 ottobre, a Lungro, si riunisce la Conferenza episcopale calabrese.

L’Eparchia di Lungro, infatti, dopo la storica visita del patriarca Bartolomeo I, è stata scelta come luogo in cui svolgere la riunione autunnale, convocata da Mons. Vincenzo Bertolone, presidente della Cec e Arcivescovo Metropolita di Catanzaro-Squillace, dove i vescovi e i presuli calabresi si riuniranno per continuare a lavorare nel solco «di quell’esperienza di ecumenismo sincero, bello, che va nella direzione voluta dai Papi e dal Santo Padre, Papa Francesco, in particolare, negli ultimi tempi».

Martedì prossimo, alle 8.00, i presuli della Conferenza episcopale calabrese celebreranno la divina liturgia nella Chiesa di Santa Maria Assunta di Civita. (rcs)

 

LUNGRO (CS) – La storica visita del patriarca Bartolomeo I

Nei giorni scorsi, a Lungro, a San Demetrio Corone e a Rossano è venuto in visita il patriarca Bartolomeo I, in occasione dei 100 anni dall’istituzione dell’Eparchia di Lungro.

Una storica visita, che ha visto la partecipazione di molte autorità civili e religiose, tra cui Mario Oliverio, presidente della Regione Calabria, Maria Francesca Corigliano, Assessore regionale alla Cultura, Paola Galeone, prefetto di Cosenza, Giovanna Petrocca, questore di Cosenza, Domenico Pappaterra, presidente della Arpacal, Giuseppino Santoianni, sindaco di Lungro e i sindaci arbëreshë e che ha rafforzato il ruolo della Chiese arbëreshë quale ponte del dialogo ecumenico tra Roma e Costantinopoli.

Al patriarca, nel corso della sua visita, sono state consegnate le chiavi della città di Lungro dal vescovo, mons. Donato Oliverio.

Sempre a Lungro, nella Cattedrale di San Nicola di Mira, Bartolomeo I ha parlato del rapporto con Papa Francesco «che vive e si comporta in modo degno del nome che porta, e con il quale ci unisce un amore fraterno stretto e universale dall’amicizia che, entrambi, desideriamo vedere estesa tra il clero e i fedeli delle nostre Chiese sorelle e col quale ho avuto un caloroso colloquio sempre con la piena unione della fede». (rcs)

La foto in copertina è di Ambrogio Frascini.

Il patriarca Bartolomeo I nella città arbëreshë di Lungro

Grande attesa per la comunità arbëreshë di Lungro per l’arrivo, previsto per oggi, del patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I.

Il patriarca, il più insigne rappresentante mondiale delle Chiese ortodosse, sarà accolto dal vescovo di Lungro, Donato Oliverio e dai rappresentanti delle Istituzioni ecclesiali, amministrative e militari calabresi. Prevista la presenza del vescovo di Lamezia Terme, Mons. Giuseppe Schillaci, e di Mario Oliverio, presidente della Regione Calabria.

Alle 18.00, il patriarca Bartolomeo I presenzierà alla preghiera del Vespro nella Cattedrale di San Nicola di Mira e, al suo termine, si rivolgerà ai convenuti.

Nella giornata di giovedì 19 settembre, il patriarca, accompagnato dal vescovo di Lamezia Terme, visiterà la Cattedrale di Rossano, dove si incontrerà con mons. Giuseppe Satriano e il clero della diocesi. Prevista la visita al Museo del Codex.

Nel pomeriggio, infine, il patriarca visiterà San Demetrio Corone, dove inaugurerà, nel complesso della Chiesa di Sant’Adriano, una mostra di icone.

«L’Eparchia di Lungro – ha commentato il protopresbitero e vicario generale della diocesi lungrese, Pietro Lanza – dopo la visita al Quirinale dal Presidente Mattarella il 24 maggio e l’udienza speciale con Papa Francesco il 25 maggio, si prepara per quest’altro grandioso e storico evento, che apporterà benefici al processo di riavvicinamento fraterno dei cristiani, dalla nostra Calabria, terra di santità, di accoglienza e di incontri costruttivi». (rcs)

Gli arbëresh di Calabria da Papa Francesco. L’intervista al vescovo Donato Oliverio

Una grande festa per esaltare la fede degli albanesi non solo di Calabria: l’Eparchia di Lungro, guidata dal vescovo mons. Donato Oliverio, conta 40mila fedeli. Diverse migliaia di pellegrini si sono ritrovati a Roma, in Vaticano, per l’atteso incontro di Papa Francesco per festeggiare i 100 anni dell’Eparchia di Lungro, istituita appunto nel 1919 dal pontefice Benedetto XV. Particolare emozione ha suscitato la presenza, di fronte al papa, del cardinale albanese Ernst Simoni, vittima delle persecuzioni comuniste. A rappresentare la Regione Calabria, l’assessore alla Cultura Maria Francesca Corigliano.

Il vescovo Donato Oliverio nel saluto al Santo Padre ha ricordato che «Il nostro popolo è un popolo di immigrati. I nostri padri dovettero abbandonare la loro patria per poter rimanere in vita liberi e cristiani. Ma anche di emigrati per motivi di lavoro». Poi ha invocato la sua benedizione: «Ci benedica Santo Padre: me, indegno servo, e tutto il popolo di Dio qui presente, il popolo italo-albanese. Ci confermi nella fede».

Il dono dell'Eparchia di Lungro a Papa Francesco

Papa Francesco, festeggiatissimo dai quasi seimila pellegrini (dalla Calabria sono partiti in pullman a mezzanotte di venerdì) ha lanciato un invito ai cattolici di rito bizantino dell’Eparchia di Lungro: «Dovete vivere questo giubileo non tanto come un traguardo, ma piuttosto come un nuovo e gioioso slancio nel vostro impegno umano e nel vostro percorso cristiano. In questo senso, è quanto mai  necessario approfondire il passato e farne grata memoria, per trovare in esso ragioni di speranza e camminare insieme verso il futuro che Dio vorrà donarci». Il pontefice ha ripercorso il traguardo dei 100 anni: «Mentre il mondo era lacerato dalla prima guerra mondiale, il mio venerato predecessore Benedetto XV si è posto in ascolto della storia, delle vostre legittime esigenze, come anche del vostro coraggioso itinerario spirituale, caratterizzato da fedeltà alla tradizione, nonostante le difficoltà e le sofferenze. Il Papa aveva tanto a cuore la Chiesa orientale e meditava cosa si dovesse fare per venire incontro con più fermezza alle necessità e al giusto decoro della Chiesa universale e delle altre Chiese particolare». E poi, prima di impartire la benedizione a tutti i presenti, ha rimarcato il senso del patrimonio spirituale che contraddistingue i cattolici di rito bizantino. «Vi incoraggio – ha detto il Pontefice – ad accogliere sempre più in voi e tra di voi l’amore del Signore, sorgente e motivo della nostra vera gioia, a partecipare ai sacramenti, a manifestare prossimità ad ogni famiglia, a prestare attenzione ai più poveri e ai bisognosi, ad accompagnare le giovani generazioni con la grande sfida educativa che tutti ci coinvolge: sono queste le dimensioni in cui custodire le proprie tradizioni come pure l’appartenenza a Cristo e alla sua Chiesa. Siete chiamati a vivere come cristiani, testimoniando che l’amore è più bello dell’odio, che l’amicizia è più bella dell’inimicizia, che la fratellanza fra tutti noi è più bella dei conflitti», invocando la «materna protezione della Santa Madre di Dio, l’Odegitria. Lei, la serva obbediente che ha accolto la parola del Signore, vi renda sempre più docili alla volontà del Padre e strumenti generosi del suo disegno di salvezza».

L'incontro di Papa Francesco con l'Eparchia di Lungro

Venerdì sera di grande suggestione la liturgia divina di San Giovanni Crisostomo officiata in San Pietro dal vescovo Oliverio. (rrm)

Le interviste video di Calabria.Live:

Il vescovo Donato Oliverio spiega cos’è l’Eparchia di Lungro

Il vescovo Donato Oliverio parla degli albanesi

Domani da Papa Francesco gli italo-albanesi dell’Eparchia di Lungro

Di particolare suggestione e carico di significato l’incontro di domani mattina di Papa Francesco con i fedeli italo-albanesi dell’Eparchia di Lungro, guidati dal vescovo Donato Oliverio e accolti nell’aula Paolo VI. L’Eparchia di Lungro che quest’anno celebra i 100 anni è una piccola diocesi cattolica di rito bizantino che raccoglie i fedeli italo-albanesi che vivono nell’enclave arbëreshe del Cosentino. Emozione e devozione i due elementi che accompagneranno i calabresi di lingua arbëreshe in Vaticano: alle 16.30 oggi a San Pietro la Divina Liturgia in rito bizantino nell’Altare della Cattedra officiata dal vescovo Oliverio, domattina l’incontro col Pontefice, a suggello di una realtà che ha saputo non disperdere il prezioso e variegato patrimonio della tradizione bizantina nel culto della Chiesa Cattolica.

La storia dell’Eparchia di Lungro risale al 13 febbraio 1919, con la costituzione apostolica Chatolici fideles con cui papa Benedetto XV univa in un unico corpo ecclesiale e giuridico i discendenti dei profughi albanesi e greci dei secoli XV-XVIII. «A distanza di 100 anni dal lungimirante provvedimento, – scrivono Pietro Lanza e Demetrio Guzzardi nel bel volume dedicato al centenario  e pubblicato da Editoriale Progetto 2000 – constatiamo che esso, per i benefici che ne sono derivati, è venuto dall’Alto ed è stato uno dei tanti gesti di misericordia di Dio verso il nostro popolo. L’unità ecclesiale ha favorito il contatto di persone di vari paesi, distanti tra di loro, favorendo l’uso della lingua materna e del cuore e contribuendo a custodirne la memoria. Ma, soprattutto, è valsa a mantenere vivo il patrimonio ecclesiale di tradizione bizantina, elemento caratterizzante dell’Arbëria, fino al raggiungimento di una fisionomia di Chiesa Orientale pienamente inserita nella Chiesa Cattolica. I nostri fedeli mantengono un’identità ecclesiale propria, con caratteristiche peculiari che vivono quotidiani contatti e relazioni con quelli di tradizione latina, nella manifestazione di una piena respirazione del corpo ecclesiale a due polmoni, come ha sempre auspicato San Giovanni Paolo II».

Si legge nella Catholici fideles del 1919: «i fedeli cattolici di rito greco, che abitavano l’Epiro e l’Albania, fuggiti a più riprese dalla dominazione dei turchi, […] accolti con generosa liberalità […] nelle terre della Calabria e della Sicilia, conservando, come del resto era giusto, i costumi e le tradizioni del popolo greco, in modo particolare i riti della loro Chiesa, insieme a tutte le leggi e consuetudini che essi avevano ricevute dai loro padri ed avevano con somma cura ed amore conservate per lungo corso di secoli. Questo modo di vivere dei profughi albanesi fu ben volentieri approvato e permesso dall’autorità pontificia, di modo che essi, al di là del proprio ciel, quasi ritrovarono la loro patria in suolo italiano».

Era la risposta della Santa Sede alle pressanti richieste di tutela avanzate per lungo tempo dai discendenti del condottiero-eroe albanese Giorgio Castriota Skanderberg, a suo tempo insignito del titolo di “Atleta di Cristo” per l’impegno profuso coi suoi valorosi soldati a difesa, per un quarto di secolo, della libertà e dell’autonomia del proprio popolo e della cristianità europea. L’esodo dei greco-albanesi in Italia risale a dopo il Concilio di Firenze del 1439, la caduta di Costantinopoli del 1453 e la morte di Skanderberg nel 1468. A spostarsi era un popolo con un proprio patrimonio linguistico ed ecclesiale, orgogliosa della sua libertà e della sua cristianità.

La Cattedrale di San Nicola a Lungro
La Cattedrale di San Nicola di Mira, a Lungro

L’Eparchia di Lungro, nella sua istituzione, ha contato quattro vescovi, oltre quello attuale, Donato Oliverio. Il primo fu mons. Giovanni Mele, eletto ad appena 34 anni che resse l’Eparchia dal 1919 al 1979, cui successe mons. Giovanni Stamati (già coadiuvatore di Mele a partire dal 1967), e, prima di Oliverio, mons. Ercole Lupinacci dal 1988 al 2010.

L’attuale vescovo, mons. Donato Oliverio, ha ereditato una diocesi, saldamente piantata in Occidente dove rende visibile con estrema chiarezza le ricchezze della tradizione bizantina e la bellezza della possibile unità tra i cristiani di Occidente e di Oriente nella differenza delle tradizioni e nella diversità delle lingue.

Mons. Oliverio regge l’Eparchia dalla sede di Lungro, una bella cittadina di circa 3.000 abitanti, posta sul versante Sud-Ovest della Catena montuosa del Pollino, ai piedi del Monte Petrosa, a un’altitudine di 600 metri sul livello del mare. Il suo trono si trova nella Chiesa Madre di tutte le Chiese dell’Eparchia, la Cattedrale di San Nicola di Mira, costruita tra il 1721 e il 1825. Maestosa nella sua pianta romanico-barocca a croce latina, negli ultimi decenni è stata impreziosita da pregevoli mosaici e affreschi, che la rendono un luogo unico in cui arte bizantina e spiritualità orientale si coniugano felicemente, tanto da portarla ad essere considerata la Chiesa più importante del cattolicesimo bizantino arbëresh in Italia. Nella sua cupola domina il maestoso Cristo Pantocratore, volto della misericordia del Padre.

Il Cristo Pantocratore

Oggi i fedeli dell’Eparchia sono circa 40 mila nei paesi e altrettanti sono sparsi in varie città della penisola italiana. Ad assisterli nel loro cammino di divinizzazione ci sono una cinquantina di papàs. Sono 30 le comunità parrocchiali arbëreshe di rito bizantino, ubicate in piccoli centri sparsi, la stragrande maggioranza nel cosentino, ma anche in Basilicata, a Lecce, a Bari e a Villa Badessa nei pressi di Pescara. In questi centri gli abitanti, per strada e in famiglia, parlano l’arbrisht e nelle Chiese, durante le ufficiature liturgiche, i fedeli pregano e cantano in greco e in albanese. (mcg)

LUNGRO – Oggi a San Pietro la divina liturgia dell’Eparchia

In occasione dei festeggiamenti dei 100 anni dell’Eparchia di Lungro, oggi, a Roma in San Pietro la divina liturgia in Rito Bizantino all’altare della Cattedra, presieduta dal mons. Donato Oliverio, vescovo dell’Eparchia di Lungro. L’ingresso è libero. Sabato mattina, invece, previsto sempre in Vaticano a partire dalle 9.30 l’incontro con Papa Francesco, in Sala Nervi. Non serve invito, l’ingresso è fino ad esaurimento posti. (rrm)