REGIONE, IL SÍ AL POLO BIOTECNOLOGICO
APRE UNA GRANDE STAGIONE DI SCIENZA

di SANTO STRATI – C’è voluto quasi un anno, grazie alla solerte burocrazia di Germaneto che annienta tutto, ma alla fine il risultato è arrivato: la Giunta regionale ha finalmente approvato la delibera con la quale vengono concessi i locali della Fondazione Mediterranea Terina alla Fondazione Renato Dulbecco per realizzare l’omonimo Istituto a Lamezia Terme. Una piattaforma di eccellenza destinata produrre nanoanticorpi volti a combattere le patologie da coronavirus e altre malattie ancora incurabili. Era il sogno della compianta presidente Jole Santelli che credeva moltissimo nella realizzazione di un Parco biotecnologico che avrebbe trasformato radicalmente la Calabria in una mega-città della Scienza con grandi opportunità di formazione e occupazione per centinaia di laureati e specializzati degli Atenei Calabresi. La sua morte precoce e crudele non ha fermato il progetto che lei aveva già avviato con molta convinzione. Se questo non è avvenuto, bisogna dirlo, è grazie all’impegno straordinario e alla tenacia dell’assessore competente Gianluca Gallo: la situazione si è sbloccata e ieri è arrivata la tanto attesa firma che ratifica l’apertura di una nuova stagione di scienza destinata a trasformare in maniera decisa questa terra. Gallo nel mese di giugno aveva fatto già visitare i locali destinati all’Istituto (individuati dalla Santelli con la collaborazione del prof. Giuseppe Nisticò commissario della Fondazione Dulbecco) al prof. Roberto Crea venuto appositamente dalla California. L’assessore Gallo, inoltre, aveva firmato qualche mese fa il protocollo d’intesa tra la Regione e la Fondazione Renato Dulbecco insieme con il presidente ff Nino Spirlì,  dopo l’intervento autorevole e risolutore di Matteo Salvini, atto propedeutico e necessario per la formalizzazione della delibera odierna che consente alla Fondazione Dulbecco di avviare la ristrutturazione dei laboratori attrezzati secondo standard internazionali.

La fase immediatamente successiva sarà la firma di una convenzione tra Fondazione Dulbecco e la Fondazione Mediterranea Terina per definire gli obiettivi da raggiungere, stabilire rapporti di collaborazione scientifica tra le due istituzioni e avviare in tempi rapidi la formazione del personale per poter procedere, in una prima fase, alla certificazione di qualità e sicurezza dei prodotti agroalimentari della Regione, in attesa di avviare la produzione di nanoanticorpi. Il problema della certificazione di qualità era stato l’obiettivo primario dell’ex presidente della Regione Giuseppe Nisticò quando ha istituito vent’anni fa il Centro Agroalimentare di Lamezia. Obiettivo oggi condiviso dall’assessore Gallo, oltre che atteso da anni dalla comunità del mondo agricolo al fine di valorizzare nel marketing internazionale i nostri prodotti con la certificazione della loro qualità. C’è da dire, peraltro, che lo stesso obiettivo è stato perseguito da Pietro Molinaro, presidente della Commissione Agricoltura del Consiglio regionale, il quale sta seguendo con abnegazione passo passo le varie tappe per la realizzazione dell’Istituto Renato Dulbecco.

Si conclude, quindi, oggi l’iter avviato dalla presidente Santelli che con grande intuito aveva compreso l’importanza strategica nel settore delle biotecnologie avanzate da quando ha indicato i locali della Terina quale sede per realizzare il Renato Dulbecco Institute, come aveva anche ribadito in una “storica” telefonata al prof. Roberto Crea che, bloccato in California dalla drammatica evoluzione della pandemia da covid, a luglio dello scorso anno non era potuto essere presente all’incontro programmato alla Regione a proposito del progetto.

Roberto Crea e Giuseppe Nisticò
Roberto Crea e Giuseppe Nisticò

Abbiamo chiesto al prof. Nisticò – commissario della Fondazione Renato Dulbecco  – perché c’è voluto tutto questo tempo per una semplice firma di ratifica di un progetto così grandioso. E, soprattutto, gli abbiamo domandato  quanto tempo sarà necessario alla Regione per assegnare le risorse per la formazione del personale tecnico e laureato per avviare la fase iniziale del marchio di qualità dei prodotti agroalimentari.

«Oggi non è possibile – ha detto a Calabria.Live il prof. Nisticò, ex presidente della Regione Calabria e farmacologo di fama internazionale – essere competitivi a livello internazionale se non vengono messi in atto procedure accelerate di tipo commissariale per realizzare le suddette infrastrutture di ricerca.Per esempio, noi come Fondazione Dulbecco stiamo studiando un nuovo nanoanticorpo per combattere la variante delta del coronavirus. E questo lo stiamo facendo in collaborazione con il prof. Roberto Crea e con la società Twist di San Francisco. Quindi, se in Calabria si perde ancora altro tempo è naturale che altri gruppi di ricercatori nel mondo ci supereranno e noi avremo perduto una sfida storica. Inoltre non sappiamo ancora quanto tempo sarà necessario per avere a disposizione le risorse del Recovery Plan per la realizzazione dei laboratori in GMP e GLP secondo standard europei presso l’Istituto Renato Dulbecco».

Altra preoccupazione riguarda il destinatario delle risorse del Renato Dulbecco Institute che sarà molto verosimilmente la stessa Regione.  Abbiamo chiesto al prof. Nisticò:  Se si procede con il ritmo attuale, di una lentezza elefantiaca, come si può stimare il tempo necessario per avviare le gare di appalto per la ristrutturazione dei locali come pure per l’acquisto delle attrezzature? Non sarebbe il caso di pensare al modello Genova, con l’affidamento commissariale della realizzazione del progetto?

«Onestamente – ha detto il prof. Nisticò – non so rispondere sul tempo necessario per l’attivazione dell’Istituto perché questo dipenderà unicamente dalla volontà politica e dall’efficienza del nuovo Governo regionale. Tuttavia, devo esprimere la mia fiducia nel prossimo futuro perché il candidato presidente Roberto Occhiuto ha sempre dimostrato grande entusiasmo per la realizzazione di questa nuova infrastruttura d’eccellenza a Lamezia che rappresenta la prima iniziativa scientifica e culturale del progetto più ampio denominato Calabria Silicon Valley. Un progetto straordinario che mira a creare in Calabria una rete di centri di eccellenza che comprende tutte le province e coinvolge le tre Università per valorizzare i migliori cervelli che non dovranno più andar via dalla Calabria. Sono sicuro che Occhiuto – se diventerà presidente – si renderà conto che è necessario e urgente un cambio di marcia per rilanciare la Calabria. Mi ha fatto altresì piacere che l’on. Occhiuto abbia dimostrato grande interesse e sensibilità a discutere della realizzazione del progetto Renato Dulbecco Institute con il prof. Roberto Crea nella sua recente visita di giugno a Roma e in Calabria. È noto che il prof. Crea sia riconosciuto come padre delle biotecnologie nel mondo ed è uno dei due protagonisti, insieme con me, del progetto Renato Dulbecco».

C’è da sottolineare che, di recente, Roberto Occhiuto ha voluto incontrare a Roma il premio Nobel prof. Aaron Ciechanover alto consulente del Renato Dulbecco Institute. Con lui hanno discusso dei vantaggi enormi che ci saranno in Calabria analogamente a quello che è successo a Israele, laddove il bioparco da loro creato – ha dichiarato il Premio Nobel – comprende l’Hebrew University, il Weitzmann Institute, industrie farmaceutiche, di bioinformatica, di ingegneria elettronica, e ha contributo a far raggiungere a Israele altezze inimmaginabili nel mondo della scienza come ha consentito di prevenire la fuga dei migliori talenti verso altri Paesi del mondo.

Il progetto Dulbecco Institute – che vanta la collaborazione di tre Premi Nobel, oltre a scienziati di chiara fama, come sir Salvador Moncada, lo scienziato che ha scoperto la prostaciclina e il nitrossido – è una scommessa vincente per la Calabria: la sua entrata in funzione significherà formare nuovi ricercatori, studiare nuove molecole e nuovi farmaci, aprire il campo – grazie anche all’area Zes vicina – a iniziative industriali nel campo farmaceutico (i nanoanticorpi e i farmaci saranno poi prodotti su scala industriale), così da far diventare la Calabria un riferimento centrale in Europa – ma senza esagerare potremmo dire nel mondo – per l’attività di ricerca scientifica finalizzata al benessere dell’umanità. Si tratta di partire, cambiare registro negli impedimenti burocratici, e portare a termine, nel più breve tempo possibile questa futura eccellenza della regione. Il prof. Nisticò, a Roma, da commissario speciale mise in piedi l’Istituto Rita Levi Montalcini in pochissimo tempo, realizzando una struttura che ha conquistato subito notorietà e autorevolezza in tutto il mondo. Il Dulbecco Institute non sarà da meno. (s)

Dulbecco Institute: due giornate storiche per il futuro della ricerca in Calabria

Dopo le prime giornate trascorse a Roma per incontri istituzionali (con il candidato presidente Regione Calabria Roberto Occhiuto, il segretario della Lega Matteo Salvini, la seconda carica dello Stato Maria Elisabetta Alberti Casellati, Presidente del Senato) incontri che si sono rivelati della massima importanza per la nascita del Renato Dulbecco Institute a Lamezia, il prof. Roberto Crea scienziato di fama internazionale e padre delle biotecnologie, arrivato venerdì scorso dalla California è sceso in Calabria. Accompagnato dal prof. Giuseppe Nisticò, commissario ad acta del Dulbecco Institute, si è recato in Cittadella a Germaneto per formalizzare con la Regione gli accordi di avvio delle procedure di concessione dei locali in comodato d’uso gratuito della Fondazione Mediterranea Terina. Lo scopo della visita era anche quello di firmare un protocollo d’intesa con la Regione Calabria, con il sindaco di Lamezia Terme e alcuni dipartimenti dell’Università Magna Graecia e dell’Unical, protocollo propedeutico per poter accedere ai fondi del Recovery Plan dedicati all’innovazione tecnologica e scientifica.

I due scienziati sono stati accolti calorosamente dall’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo il quale si è immediatamente dimostrato entusiasta di poter dotare la Regione di una infrastruttura di eccellenza che opera nel campo delle biotecnologie mediche avanzate e nel campo agro-alimentare.

Giuseppe Nisticò, Roberto Crea e Gianluca Gallo
Giuseppe Nisticò, Roberto Crea e Gianluca Gallo

Quindi, insieme con il sindaco di Lamezia Paolo Mascaro e un gruppo di personalità politiche del Lametino tra cui l’on. Leopoldo Chieffallo, l’ex assessore regionale alla Sanità Gianfranco Luzzo e Gennarino Masi presidente della Fondazione Mediterranea Terina, hanno visitato specificatamente i locali destinati al Renato Dulbecco Institute.

Il sindaco Mascaro già dallo scorso anno è stato uno dei promotori più motivati insieme con la presidente Santelli per creare a Lamezia il Renato Dulbecco Institute. La scelta di Lamezia era stata concertata dal commissario ad acta Nisticò con la Presidente Santelli perché in una posizione baricentrica rispetto alle università di Catanzaro e Cosenza.

Il prof. Crea ha visitato con grande interesse i locali dell’edificio ex Telcal dove saranno localizzati rispettivamente i laboratori in GLP e in GMP per la produzione di pronectine o nanoanticorpi, proteine di piccole dimensioni che rappresentano gli strumenti terapeutici più efficaci e tollerati per il trattamento del Covid e della sue varianti nonché di varie forme di cancro resistenti alle terapie tradizionali. Inoltre, nell’edificio ex ISPELS saranno localizzati i laboratori di farmaco-tossicologia in cui si procederà come richiesto dall’assessore Gallo alla certificazione di qualità e di sicurezza dei prodotti agro-alimentari della Calabria.

Alla fine dell’incontro con l’assessore Gallo il prof. Roberto Crea ha ricevuto una ottima impressione e ha dichiarato: «Ecco un esempio della nuova classe politica di cui la Calabria ha bisogno per un suo rilancio e cioè una classe politica costituita da giovani preparati, intelligenti e con una visione internazionale per rendere la regione competitiva con altre regioni del Centro-Nord e dell’Europa».

Fiducia è stata espressa, infine, dal prof. Nisticò perché l’esperienza straordinaria di Roberto Crea sarà trasferita in Calabria con alcuni brevetti da lui depositati a livello internazionale che certamente permetteranno di far arrivare in Calabria risorse di industrie multinazionali, che hanno già espresso interesse per i prodotti biotecnologici innovativi che deriveranno da Lamezia grazie ai suddetti brevetti.

La seconda giornata è da considerare una giornata storica per la Calabria perché si è chiuso a distanza di un anno il ciclo avviato con piena convinzione dalla compianta presidente Jole Santelli che nel luglio scorso aveva invitato il prof. Roberto Crea a dirigere il Renato Dulbecco Institute presso la Fondazione Terina. Il presidente Nino Spirlì, nell’accogliere il prof. Crea e il prof. Nisticò, ha voluto assicurare che è pronto l’atto deliberativo con cui la Regione procederà nei prossimi giorni a formalizzare la concessione dei locali in comodato d’uso gratuito per i primi anni degli edifici ex Telcal ed ex Ispels della Fondazione Mediterranea Terina. Lo stesso atto individua le risorse finanziarie per la formazione del personale tecnico  e laureato nel campo delle biotecnologie e della certificazione di qualità e sicurezza dei prodotti agro-alimentari della regione Calabria.

Piacevole è stata la conversazione tra il presidente Spirlì e Roberto Crea: entrambi hanno ricordato le comuni origini essendo nato Crea a Palmi e Spirli nella vicina Taurianova, città in cui hanno trascorso la loro infanzia.

«Roberto Crea – ha detto Spirlì – rappresenta il modello di calabrese che grazie ai fondi PNRR rientrerà nella sua terra, dopo 40 anni di eccellente lavoro di studi scientifici in California, portando il suo enorme bagaglio scientifico e manageriale, così come potranno fare numerosi italiani che attualmente lavorano in prestigiosi laboratori stranieri».

«Supporteremo questa causa – ha dichiara il presidente Spirlì – in nome dell’eccellenza: sono sempre più convinto che la ricerca rappresenti lo strumento più efficace per accompagnare la nostra terra e i nostri cittadini verso l’avvenire.

«L’incontro di oggi, per me – ha sottolineato il presidente – è stato un onore. La creazione di un centro così importante è il segno di una regione che, anziché lasciarsele sfuggire, vuole diventare la casa delle grandi menti calabresi. Guardiamo al futuro facendo nostri il sapere e la conoscenza dei nostri grandi corregionali del passato, come Gioacchino da Fiore, Cassiodoro, Mattia Preti e Francesco di Paola: personaggi illustri che, in ogni arte, in ogni scienza e nella fede, non solo si sono distinti, ma sono stati maestri di maestri».

ll prof. Nisticò, da parte sua, si è detto convinto e sicuro del successo internazionale del progetto Renato Dulbecco Institute che ha già presentato nelle scorse settimane al presidente Mario Draghi e successivamente alla ministra per il Sud Mara Carfagna ricevendo ampio consenso.

Tale fiducia deriva – hanno concluso Spirlì e Nisticò – dalla ricchezza di un patrimonio straordinario di giovani talenti che in Calabria rappresentano la più preziosa risorsa.

Infine, il presidente Spirlì ha siglato come capofila il protocollo d’intesa della regione con la Fondazione Renato Dulbecco e con le università Magna Graecia di Catanzaro, Unical di Cosenza, l’Università di Tor Vergata e quella della Sapienza di Roma. (rcz)

 

Dulbecco Institute a Lamezia, il commissario Giuseppe Nisticò: presto i locali

«Si farà o non si farà il Centro di Ricerca Renato Dulbecco a Lamezia Terme?», si chiede sulle pagine de Il Quotidiano del Sud l’ex presidente del Consiglio comunale di Lamezia Salvatore De Biase. «Mesi fa – ha scritto De Biase – si disse: finalmente una buona notizia, nascerà a Lamezia il “Renato Dulbecco Institute”, centro d’eccellenza per la produzione di anticorpi monoclonali, attualmente impiegati per la cura del Covid e in campo oncologico. Si precisò che l’istituto, che prende il nome dal mai dimenticato premio Nobel nato a Catanzaro, sorgerà nei locali della Fondazione Mediterranea Terina. Un investimento tra i 20 e i 30 milioni in grado di creare fino a cento posti di lavoro. Il professore Nisticò, fautore e propositore del progetto e farmacologo di fama internazionale, specificò nell’occasione – ha detto De Biase – che questo sarà “il primo tassello di una rete di centri di eccellenza”. In altri termini, il “Renato Dulbecco Institute” in cui si integrano sanità, ricerca scientifica, medicina territoriale ed economia, avrebbe dovuto rappresentare la prima realizzazione del progetto “Calabria Silicon Valley”. Un’idea lungimirante e dal valore scientifico inestimabile per la nostra regione».

Calabria.Live ha sentito in proposito il prof. Giuseppe Nisticò. Sono grato – ha detto l’ex presidente della Regione Calabria e attuale commissario del Dulbecco Institute – al presidente De Biase che ha colto con grande sensibilità le istanze che vengono dalla Calabria ma anche da giovani calabresi brillanti che lavorano all’estero nel campo delle biotecnologie mediche e in quello del settore agroalimentare. E soprattutto perché condivide la nostra ansia di veder realizzata una infrastruttura di eccellenza anche per la produzione di nanoanticorpi che rappresentano la forma più avanzata e intelligente per combattere il COVID 19 e tutte le varianti.

«Voglio rassicurare il presidente De Biase e quanti mi chiedono notizie sul nascente centro di ricerca scientifica di Lamezia che la Regione Calabria, che ha già firmato il riconoscimento giuridico della Fondazione, ha già predisposto le delibere per la concessione dei locali che andranno a ospitare il Dulbecco Institute. Una volta messi a disposizione i locali, la Regione dovrà provvedere ad assicurare le risorse necessarie per la ristrutturazione e la realizzazione dei laboratori necessari. Questo non è difficile perché c’è un impegno a rimodulare i fondi POR della UE non spesi prima che siano restituiti all’Europa!!!

«Intanto – sottolinea il prof. Nisticò – poiché la scienza vola ad una velocità superiore a quella della burocrazia con il prof Roberto Crea, padre delle biotecnologie che verrà a dirigere il Dulbecco Institute lasciando dopo 40 anni la California dove vive, abbiamo avviato i primi 2 progetti di ricerca e cioè uno in collaborazione con l’Oncologia dell’UMG diretta dal prof Pierfrancesco Tassone e il prof Piersandro Tagliaferri volto alla valutazione degli effetti dei primi nanoanticorpi (pronectine) in forme di cancro resistenti alle terapie tradizionali

Il secondo progetto sarà presto avviato in collaborazione con il prof Giuseppe Ippolito Direttore del prestigioso Spallanzani per valutare gli effetti anti Covid dei primi nanoanticorpi. Nell’insieme il progetto sta procedendo e mi auguro che presto possano essere avviati i lavori per la ristrutturazione. Sono anche lieto che l’assessore all’Agricoltura abbia chiesto alla Fondazione Dulbecco di fare un certificato di qualità e sicurezza dei prodotti agroalimentari della Regione realizzando così la missione originaria del Centro Agroalimentare di Lamezia!». (rrm)

 

Roberto Crea, “idolo” delle biotecnologie, celebrato dal Reader’s Digest

Riceviamo con piacere dal prof. Giuseppe Nisticò, commissario della Fondazione Renato Dulbecco di Lamezia un articolo pubblicato di recente dal Reader’s Digest dal titolo Roberto Crea, Conquering the Scientific World che riproponiamo integralmente ai nostri lettori.

Il prof. Roberto Crea, già invitato dalla compianta presidente Jole Santelli a rientrare in Calabria dopo 40 anni di attività scientifica a San Francisco, è attualmente il presidente e direttore scientifico del nascente Renato Dulbecco Institute presso la Fondazione Mediterranea Terina di Lamezia Terme.

Il prof. Roberto Crea

Il mondo oggi è un immenso e complesso sistema che comprende vari interessi e per una piccola parte della società un mondo altamente competitivo. Tuttavia, qualcuno può vivere una vita tutta sua, seguendo i suoi pensieri, progetti e idee. Ma non ci si rende conto che è la Scienza che regola la vita umana. La Scienza oggi rappresenta una amalgama di numerose teorie, leggi, origini dei fatti, modelli e conclusioni che di fatto costituiscono la società. La Scienza è la ragione per la quale gli uomini hanno raggiunto il massimo dei successi oggigiorno.

Nonostante gli scienziati che hanno portato una rivoluzione nella vita umana non siano molti, rimangono alcuni che seguendo varie tappe trovano continuamente soluzioni per problemi della vita umana ancora irrisolti e aggiungono valore, benessere e conforto, alla vita degli uomini.

Una personalità di grande spicco in questo contesto è Roberto Crea, il quale con le sue scoperte ha contribuito a salvare vite umane e a fare passi avanti nel cammino della Scienza.

Il dr Crea è da oltre 40 anni uno scienziato di successo, ma anche un manager di diverse industrie biotecnologiche e delle Scienze della Nutrizione. È stato il fondatore di 8 industrie negli Stati Uniti. Inoltre, è stato uno dei co-fondatori e il primo direttore dei laboratori di Chimica del DNA presso la famosissima Genentech e autore unico dei primi due brevetti internazionali di tale industria, che le hanno permesso per la prima volta di quotarsi in Borsa. Inoltre, il dr Crea detiene oggi più di 100 brevetti internazionali e 40 brevetti negli Stati Uniti d’America. Le sue scoperte e le sue ricerche nel campo delle biotecnologie rappresentano il top nella scienza internazionale.

Nato il 1° luglio del 1948, in una piccola città italiana, Palmi (Reggio Calabria), Roberto Crea è considerato un vero genio. Laureato in Chimica biologica presso l’Università di Pavia, in Italia. In seguito si è recato con una borsa di studio in Olanda dove si è specializzato all’Università di Leiden. In questi laboratori ha lavorato e si è dedicato alla sintesi dei nucleotidi, che rappresentano i mattoni che servono per la sintesi del DNA.

Per i suoi interessi e la sua innata curiosità, si è specializzato nella sintesi del DNA/RNA con la tecnica del fosfotriestere. In quel periodo pochissimi ricercatori al mondo studiavano la combinazione dei geni, ma Roberto con suo background forte in questo campo ha giocato un ruolo fondamentale per scoperte di interesse storico.

La sua straordinaria ricerca presso l’Università ha consentito di scrivere molti volumi. Egli è stato reclutato nel 1977 dalla Genentech per dirigere la squadra di ricercatori impegnati nella sintesi dei geni presso la City of Hope Medical School, situata a Duarte, in California. Roberto , allora, aveva solo 29 anni quando ha deciso di trasferirsi in California per lavorare nel campo delle biotecnologie.

La Genentech ha finanziato le ricerche del dr Crea sulla sintesi dei geni. Così, lavorando giorno e notte, egli ha ottenuto grandissimi successi perché, essendo un ricercatore molto brillante, è riuscito a scoprire una nuova metodologia di sintesi chimica degli oligonucleotidi e geni. La sua profonda conoscenza, in collaborazione con quella di altri ricercatori della eccellente squadra della Genentech hanno immediatamente usufruito di tale scoperta per la produzione dei geni A e B dell’insulina umana. Con tale scoperta la Genentech è stata riconosciuta come la prima industria al mondo in grado di sintetizzare l’insulina umana. Inserire i geni dell’insulina umana nell’Escherichia coli ha consentito di produrre quantità di insulina su scala industriale e trattare milioni di pazienti diabetici in tutto il mondo.

Oggi Roberto è riconosciuto come il padre dell’insulina umana sintetica e ha quasi vinto il Premio Nobel. Ma egli dice: «Essendo stato capace di creare un’intera molecola di insulina in laboratorio ha reso possibile eliminare i rischi e assicurare la produzione di insulina sintetica in quantità illimitate con un metodo più facile e meno costoso»

I suoi sforzi sono continuati anche dopo la sintesi dell’insulina umana e hanno portato alla sintesi di numerosissimi prodotti biotecnologici strategici nella terapia di numerose malattie (interferons, GH, prolattina, anticorpi monoclonali, etc).

Nel 1982 Roberto ha cominciato a lavorare anche come scienziato-imprenditore e ha fondato la sua prima industria chiamata Creative BioMolecules. Questa avventura inizialmente ha funzionato come una piccola impresa biotech, ma in seguito è stata in grado di produrre proteine di interesse terapeutico. In tale industria furono scoperti i fattori di crescita (rigenerazione) dell’osso.

Un altro contributo straordinario in Medicina è rappresentato dalla scoperta della ziconotide nell’industria da lui fondata e diretta Neurex Corporation. I ricercatori esperti in neuroscienze sotto la sua guida hanno scoperto questo nuovo principio attivo analgesico di gran lunga più potente rispetto alla stessa morfina e senza alcun effetto collaterale. Nell’aprile 1998 la Neurex fu acquistata dall’industria Elan Corporation di Dublino (Irlanda) per 700 milioni di dollari.

Per le sue scoperte Roberto Crea è apprezzato in tutto il mondo, come documentato da premi e riconoscimenti internazionali che gli sono stati conferiti, quali il Recipient of the David Rumbough Award, Golden Bergamot, Man of The Year by Accademia Fiord of Rhegium, il Pericles International Prize in Biotecnologie a Torre di Ruggiero, in Calabria, il Premio Nello Vincelli a Reggio Calabria, Italy.

In conclusione, il dr Roberto Crea si è affermato ed è riconosciuto come uno dei più grandi ricercatori e scienziati che l’America abbia mai conosciuto. Nei 65 anni della sua vita ha un lungo elenco di scoperte e ricerche e oggi può essere guardato dalle nuove generazioni come un idolo delle Biotecnologie cui molti scienziati nel mondo si ispirano al fine di aiutare l’umanità attraverso la Scienza. (rrm)

Avviato il maxiprocesso a Lamezia, telecamere escluse dall’aula bunker

È iniziato ieri a Lamezia Terme, nell’aula bunker allestita in tempi record presso la Fondazione Mediterranea Terina, il maxi processo antindranghera che vede oltre 300 imputati con circa 400 capi di imputazione. Escluse le telecamere dall’aula bunker per scelta del giudice dott.ssa Brigida Cavasino. «Una decisione, quella del giudice Cavasino, – scrive Giornalitalia.it – che ha amareggiato e fatto infuriare i giornalisti accreditati a seguire le udienze: il ruolo dell’informazione – sottolineano – durante i procedimenti giudiziari è fondamentale. Specie in un processo così importante, che vede alla sbarra i legami fra ‘ndrangheta e colletti bianchi».

Il pubblico ministero è il procuratore capo della Direzione Antimafia di Catanzaro, Nicola Gratteri, insieme al suo pool di indagine, presente ieri a Lamezia. Tra gli altri presenti, ieri a Lamezia, il presidente della Commissione parlamentare Antimafia Nicola Morra e il presidente della Commissione regionale antindrangheta Antonio De Caprio. Secondo quest’ultimo «Quello che si è aperto oggi a Lamezia Terme è uno dei processi più importanti degli ultimi decenni. Un processo scaturito da una maxi-inchiesta contro la ‘ndrangheta condotta dalla Procura guidata dal dott. Nicola Gratteri, che ci auguriamo possa scrivere una pagina importante di legalità per la nostra Calabria, che ha disperato bisogno di guardare al futuro con rinnovato spirito. L’innocenza o la colpevolezza degli imputati verrà sancita da un giudice terzo, ed ovviamente non si può entrare nel merito delle contestazioni. Ma da parte mia – sottolinea De Caprio – non posso non evidenziare come questo processo rappresenti un momento importante per ristabilire i valori democratici e di legalità in un territorio per troppo tempo oppresso dal fenomeno mafioso».

Secondo il presidente De Caprio, dunque, «è arrivato il momento per la Calabria di guardare avanti; tutti dobbiamo essere consci che lo Stato c’è, e che i suoi “anticorpi” – rappresentati da investigatori di primo livello in ogni corpo di polizia, e dalla guida sicura di un magistrato integerrimo – sono in grado di respingere ogni attacco del malaffare. Ma il lavoro è solo all’inizio, e parte da ognuno di noi, dai nostri comportamenti quotidiani. Solo agendo nel solco della legalità possiamo avere qualche speranza di costruire un domani migliore per i nostri figli». (rcz)

MEDICINA A CATANZARO, BEN 15 SCIENZIATI
“SEGNALATI” DALLA STANFORD UNIVERSITY

Sono ben 15 gli scienziati e ricercatori dell’Università Magna Graecia di Catanzaro che sono stati segnalati dalla prestigiosa Stanford University. L’università californiana ha elaborato un sofisticato sistema di classificazione che ha selezionato 160mila scienziati, docenti e ricercatori di tutto il mondo, individuando oltre ai 15 docenti e ricercatori della Facoltà di Medicina catanzarese, altri 84 docenti calabresi che operano negli altri due Atenei calabresi. La Calabria, dunque, è una regione che, nonostante le sue difficoltà, riesce comunque a brillare di luce propria e che si sente orgogliosa dei suoi figli che, siano in ‘casa’ o fuori, riescono a ottenere prestigiosi riconoscimenti, conferendo alla loro amata terra quel lustro che è uno stimolo – per giovani e non – a fare di meglio per la collettività.

D’altronde, la nostra amata terra può annoverare innumerevoli e continui riconoscimenti, internazionali e non, ottenuti non solo dai singoli, ma anche dalle nostre tre Università che, col passare degli anni, grazie alle grandi capacità e alle intuizioni di professori eccelsi, sono diventate un fiore all’occhiello in diverse specializzazioni, ritagliandosi un posto importante tra le grandi Università italiane e del mondo. Continuando a proporre nuovi percorsi innovativi per i loro studenti, come, ad esempio, il corso di laurea a ciclo unico in “Medicina e Ingegneria”, proposto dall’Università della Calabria e dall’Università Magna Graecia di Catanzaro, che consentirà agli iscritti, al termine del ciclo di studi di 6 anni, di conseguire oltre al titolo di dottore in Medicina e Chirurgia, anche la laurea triennale in Ingegneria informatica, con specializzazione bioinformatica. Un corso innovativo che sarà presentato il 10 dicembre.

Ed è proprio l’Università Magna Graecia di Catanzaro che, ancora una volta – nei giorni scorsi è stato premiata con il Premio Angi 2020 – a essere protagonista di un altro prestigioso riconoscimento, che questa volta arriva dalla Stanford University che nella sua indagine annuale, ha indicato tra i primi 160 mila scienziati più citati al mondo per la produzione scientifica, anche 15 docenti e ricercatori della Facoltà di Medicina dell’Umg. È un attestato di qualità che conferma l’eccellenza della Facoltà di Medicina del Capoluogo della Calabria, una vera fucina di scienziati richiesti da tutto il mondo e grande riferimento per il mondo scientifico e della ricerca. Non inganni il numero degli scienziati menzionati dalla Stanford: la qualità è presente soprattutto nelle “piccole” Università che sfornano ricercatori e specialisti che stanno lasciando il segno nel mondo scientifico. Catanzaro, peraltro, sforna sin dal primo anno dell’istituzione della Facoltà di Medicina, continue eccellenze scientifiche: proviene dall’UMG il prof. Luigi Camporota (che ha curato e guarito dal Covid-19 il premier inglese Boris Johnson) e dalla Facoltà catanzarese sono usciti illustri clinici come il prof. Vincenzo Libri (attuale direttore della Farmacologia clinica all’Imperial College di Londra), e Giuseppe Rosano, professore di cardiologia al St. George University Hospital di Londra. Senza dimenticare che a Catanzaro opera uno dei più rinomati pneumologi italiani, il prof. Girolamo Pelaia che dirige l’Unità Operativa Complessa di malattie dell’apparato respiratorio. Ma una citazione d’onore va riservata anche ai proff. Pierfrancesco Tassone e Pier Sandro Tagliaferri (meritatamente segnalato dalla Stanford University), due eccellenze nel campo dell’Oncologia internazionale, e al prof. Vincenzo Mollace, già preside della Facoltà di Farmacia, uno dei più brillanti farmacologi del nostro Paese, già allievo del premio Nobel John Vane.

E quando sarà pronto a Lamezia Terme, presso la Fondazione Mediterranea Terina il Renato Dulbecco Institute, cui sta lavorando alacremente un’altra eccellenza calabrese nel campo della farmacologia, il prof. Giuseppe Nisticò, dalla Calabria – sotto la guida del prof. Roberto Crea, padre delle biotecnologie, reggino, da 40 anni a San Francisco – usciranno fior di ricercatori. Il Dulbecco Institute produrrà anticorpi monoclonali, che si stanno rivelando un formidabile strumento terapeutico per contrastare la pandemia da coronavirus, ed è destinato a diventare uno dei più importanti centri di ricerca di tutto il Mezzogiorno.

C’è dunque di che andare orgogliosi e del resto, in gran parte del mondo, nelle corsie degli ospedali e dei centri di ricerca più importanti, si avverte molto frequentemente l’accento calabrese: la Calabria ha il triste record nell’esportazione di eccellenze e non solo nel campo scientifico. È motivo di grande soddisfazione avere tante eccellenze sparse nel mondo che danno lustro alla Calabria, ma in tantissimi, medici, specialisti, ricercatori, desidererebbero tornare e offrire le proprie competenze e capacità alla loro terra, proprio come farà il prof. Crea. Il suo ritorno apre la strada a centinaia di ricercatori calabresi che troveranno gli spazi per formarsi, specializzarsi, crescere e dare un grande impulso alla crescita e allo sviluppo della regione.

Chi sono i 15 clinici che portano ancor di più lustro a Catanzaro e alla Calabria? Si comincia con il Magnifico Rettore dell’UMG Giovambattista De Sarro, farmacologo di grande competenza, apprezzato a livello internazionale, e poi l’elenco della Stanford University comprende i proff. Aldo Quattrone (ex Rettore), Stefano Alcaro (professore di Clinica Farmaceutica) Mario Cannataro (professore di Sistemi di Elaborazione e coordiantore del gruppo di Ricerca di Ingegneria Informatica, Bioinformatica e Informatica medica), Ludovico Abenavoli (professore associato di Gastroenterologia), Ciro Indolfi (ordinario di Cardiologia Emodinamica), Francesco Perticone (ordinario di Medicina Interna già Presidente della Società Italiana di Medicina Interna), Piefrancesco Tassone (ordinario di Oncologia), Donatella Paladino (del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica) Massimo Fresta (della Scuola di Farmacia e Nutraceutica), Raffaele Serra (professore associato di Chirurgia Vascolare), Luca Gallelli (ricercatore di Farmacologia), Donato Cosco (professore associato, Farmaceutico tenologico) e Antonino Fiorillo (professore di Elettronica e Sensori in Ingegneria Biomedica).

Questi specialisti – già conosciuti e molto apprezzati in Italia – sono stati individuati da uno specifico gruppo di ricerca californiano, coordinato dal prof. John P. A. Ioannidis, tramite la piattaforma Scopus, che ha tenuto conto di tutti i possibili parametri bibliometrici, tra cui index, numero di pubblicazioni, citazioni, rilevanza riviste, rilevanza settore, ecc. in ben 22 discipline scientifiche e 176 sottocampi di ricerca specifica. Nel lungo prestigioso elenco figurano in totale  4.008 scienziati italiani. (rrm)

 

LA SCIENZA TROVA “CASA” IN CALABRIA
DULBECCO INSTITUTE, C’È UN ALTRO NOBEL

La scienza trova casa in Calabria: al nascente Renato Dulbecco Institute di Lamezia Terme sono già due i Premi Nobel che hanno dato la loro entusiastica adesione, assieme a quella di decine di scienziati e ricercatori di tutto il mondo che hanno accolto l’invito del prof. Pino Nisticò, commissario della Fondazione intitolata al prof. Dulbecco e del prof. Roberto Crea, padre delle biotecnologie, nonché presidente della Fondazione e direttore scientifico del Dulbecco Institute. Doppia la motivazione di tanto entusiasmo: prima di tutto la possibilità di condividere esperienze e lavorare a fianco di apprezzati colleghi scienziati per formare e specializzare i giovani ricercatori calabresi che usciranno dal Dulbecco Institute, poi il fascino irresistibile della Calabria. All’israeliano Premio Nobel Aaron Ciechanover, si affianca adesso il premio Nobel per la Medicina (2013) il tedesco Thomas Südhof della Standford University della California: entrambi conoscono la Calabria per essere stati ospiti del prof. Pino Nisticò e se ne sono innamorati. Il progetto scientifico della Fondazione Dulbecco, poi, è straordinario e suggestivo e metterà insieme le migliori menti, le più significative competenze in materia medico-scientifica, per realizzare nuove molecole destinate alla cura di malattie ancora inguaribili e di grande impatto sociale. Questo significa che la Calabria, oltre ad essere (o meglio diventare) la California d’Europa, per la mitezza del clima, i paesaggi naturalistici eccezionali, le risorse archeologiche e artistiche d’inestimabile ricchezza (si pensi soltanto ai Bronzi di Riace custoditi nel Museo Archeologico di Reggio) è destinata anche a diventare una regione ad altissimo valore scientifico. Per produrre benessere e cure a malati gravi o terminali, ma anche per formare le classi dirigenti della scienza di domani. Generazioni di studenti e ricercatori calabresi formatisi alla Facoltà di Medicina di Catanzaro e all’Unical hanno avuto modo di mostrare la capacità e l’altissima competenza nella ricerca scientifica, tanto da far apprezzare la Calabria e le sue facoltà scientifiche in ogni parte del mondo (il prof. Luigi Camporota che ha salvato dal Covid il premier inglese Boris Johnson è di Catanzaro e ha studiato all’Università Magna Graecia del Capoluogo). Così, la Fondazione Dulbecco avrà il compito di formare e specializzare le nuove generazioni di scienziati calabresi che, finalmente, non dovranno – se non per fini di specializzazione – andar via dalla propria terra, mettendo a disposizione dei conterranei, ingegno e competenze scientifiche di grandissimo livello.

La notizia dell’adesione di un secondo Premio Nobel all’iniziativa della Fondazione Dulbecco che ha trovato sede nell’immenso spazio (40mila mq degli ex stabilimenti Sir, ora Fondazione Mediterranea Terina) di Lamezia è straordinaria: mai si era vista una tale concentrazione di scienziati e ricercatori di tutto il mondo pronti a venire in Calabria per offrire la propria esperienza, guidare le linee di ricerca, formare nuovi scienziati. Non sembri cosa da poco: è un progetto talmente vasto e importante che rigorosamente dovrà avere la massima attenzione della Regione e di tutte le forze politiche anche nazionali perché offre un’opportunità più unica che rara alla crescita della comunità scientifica italiana. La quale troverà nel Dulbecco Institute le risposte adeguate alla crescente domanda di innovazione nel campo della medicina e della ricerca scientifica. E a scorrere i nomi di quanti a vario titolo sono coinvolti in questo meraviglioso ed eccezionale progetto scientifico si può capire cosa significherà per la Calabria questa iniziativa.

Particolarmente soddisfatto il prof. Pino Nisticò, commissario della Fondazione Renato Dulbecco, già presidente della Regione Calabria, nonché scienziato e farmacologo di levatura internazionale, nel dare la notizia dell’adesione di un altro Premio Nobel al progetto del Dulbecco Institute. «Il Premio Nobel per la medicina Thomas Südhof della Stanford University (California) – ha detto il prof. Nisticò – ha accettato di far parte del consiglio scientifico internazionale (CSI) della Fondazione Dulbecco. Appena finito il periodo di lockdown dovuto al coronavirus egli ha dichiarato che sarà felicissimo di venire in Calabria per visitare i locali della Fondazione Mediterranea Terina in cui sarà allocato il Renato Dulbecco Institute e discutere delle priorità delle linee di ricerca della Fondazione.

Thomas Südhof è stato insignito del premio Nobel nel 2013 per avere scoperto i meccanismi molecolari e ionici (in particolare il ruolo dei canali del calcio) alla base della trasmissione sinaptica nel cervello dovuta alla liberazione di neurotrasmettitori. Ciò ha aperto nuove vie per lo sviluppo di farmaci innovativi nel trattamento delle malattie neurodenegerative.

Per le sue scoperte nel 2018 gli è stato conferito all’Hotel Hassler di Roma il Pericles International Prize, premio condiviso con il dott. Paolo Chiesi per avere quest’ultimo svolto un ruolo straordinario per l’immissione in commercio da parte dell’Agenzia europea del Farmaco (EMA) del primo prodotto al mondo (Holoclar) a base di cellule staminali, capace di riparare lesioni da ustioni degli occhi, restituendo così la vita a persone cieche.

Südhof si è dichiarato molto lieto di poter lavorare in seno al CSI insieme con persone di alto prestigio verso cui nutre grande ammirazione come Aaron Chiechanover, anche lui Premio Nobel, e sir Salvador Moncada, che come diceva Rita Levi Montalcini avrebbe meritato per le sue scoperte (prostaciclina e nitrossido) due premi Nobel. Inoltre, con grande commozione, lo scienziato tedesco ha ricordato la sua collaborazione con Roberto Crea, quando nei laboratori della Neurex svolgeva importanti ricerche su nuove proteine chiave da lui identificate di cruciale importanza per la trasmissione sinaptica che poi furono usate per il controllo del dolore neuropatico. A tal riguardo, ricorda il prof. Crea (presidente della Fondazione Dulbecco di Lamezia) in quegli anni 1996-1997  fu scoperta la conotoxina, un gruppo di neuropeptidi tossici estratti dal veleno del mollusco marino (conus) che poi si è rivelato un farmaco bloccante i canali del calcio di tipo N  provvisto di una attività analgesica mille volte superiore a quella della morfina. Nel 1997 la Neurex fu poi acquistata dall’industria irlandese ELAN per 700 milioni di dollari!

Il Renato Dulbecco Institute parte quindi con il piede giusto, disponendo della supervisione della qualità e originalità dei progetti scientifici da parte di scienziati di altissimo livello, che dovranno valutare le linee di ricerca del CTS regionale composto da qualificati ricercatori dei due Atenei di Catanzaro e di Cosenza e in una fase successiva valutare i risultati delle ricerche condotte in Calabria.

Il CSI comprende ancora, accanto ai due premi Nobel Südhof e Ciechanover e sir Salvador Moncada, altri autorevoli scienziati di chiara fama come l’ex ministro prof. Franco De Lorenzo, pioniere da circa 40 anni nel campo delle biotecnologie, molto stimato nel mondo, così come il prof. Franco Salvatore, uno dei fondatori della Facoltà di Medicina dell’Università di Napoli e di Catanzaro e già presidente del prestigioso Istituto Ceinge dell’Università di Napoli, il prof. Antonino Cattaneo presidente della Fondazione EBRI Rita Levi Montalcini, il dott. Paolo Chiesi, direttore scientifico della Chiesi Farmaceutici di Parma, il prof. Emilio Clementi farmacologo illustre del San Raffaele di Milano che da giovane ha lavorato presso l’Università della Calabria, il prof. Graham Collingridge di Bristol, insignito del The Brain Prize della Lündbeck Foundation, considerato il premio Nobel delle neuroscienze, per la sua scoperta del Long Term Potentiation (LTP), che è l’equivalente neurofisiologico della memoria a livello dell’ippocampo. Oggi queste ricerche sono continuate dal suo allievo prof. Robert Nisticò, preside della Facoltà di Farmacia di lingua inglese dell’Università di Tor Vergata, il quale fa parte del CTS regionale della Fondazione Dulbecco.

Inoltre fanno parte del Comitato Scientifico Internazionale il prof. Silvio Garattini, uno dei leader della farmacologia europea, presidente dell’Istituto Mario Negri di Milano, il prof. Vincenzo Libri, di Lamezia Terme, che ha studiato alla Facoltà di Medicina di Catanzaro e oggi direttore della Farmacologia Clinica dell’Imperial College di Londra, il prof. Serafino Marsico, uno dei padri fondatori dell’Università di Catanzaro e, in particolare della Pneumologia di Catanzaro, maestro del bravissimo pneumologo Mino Pelaia. Marsico è stato allievo della Scuola del prof. Monaldi e del prof. Blasi di Napoli. Nel CSI  sono anche presenti il prof. Giuseppe Novelli, già rettore dell’Università di Tor Vergata e genetista di fama internazionale, il prof. Michael Pirozyinski, direttore della farmacologia dell’Università di Varsavia e, dulcis in fundo, il prof. Giancarlo Susinno, fisico dell’Università della Calabria, il quale oltre a essere uno scienziato di fama mondiale per avere diretto i laboratori del CERN di Ginevra in cui è stato scoperto il bosone di Higgs, la cosiddetta particella di Dio, e per avere collaborato con il premio Nobel Carlo Rubbia e lo scienziato siciliano Antonino Zichichi, ha  dimostrato e continua a dimostrare grande amore per la Calabria e i suoi giovani e grande fiducia nel progetto del Renato Dulbecco Institute.

«Con queste premesse di cui sono orgogliosa – ha dichiarato la Presidente della Regione Calabria Jole Santelli – sono sicura che riusciremo a vincere la sfida che ci attende, cioè avere una Regione che sa valorizzare i propri giovani talenti in sede, evitando la fuga dei cervelli all’estero o in altre regioni. Addirittura, ci si propone con il ritorno in Calabria dello scienziato Roberto Crea dalla California dopo circa 40 anni, di lanciare un progetto per favorire il rientro in Calabria dei migliori cervelli che attualmente lavorano nel campo delle Biotecnologie e delle Terapie avanzate in prestigiosi laboratori internazionali».

D’altra parte, va evidenziato l’impegno  straordinario del sindaco di Lamezia Paolo Mascaro che ha già convocato per domani,  venerdì 31 luglio, una riunione presso i suoi uffici con i membri del Comitato Tecnico organizzatore, presieduto dal prof. Gianfranco Luzzo e con gli esperti più qualificati del settore economico-finanziario del suo staff, per elaborare le linee strategiche del project financing e così rimodulare i fondi comunitari non spesi per poter partire in tempi più brevi con la ristrutturazione dei locali della Fondazione Terina sulla base delle esigenze funzionali del Renato Dulbecco Institute. (sd)

 

 

 

DA LAMEZIA LA SFIDA ALLE BIOTECNOLOGIE
GIÀ PRONTE LE PRIME LINEE DI RICERCA

di SANTO STRATI – Chi pensasse che il bellissimo, grande progetto del Renato Dulbecco Institute che vedrà a luce a Lamezia presso la Fondazione Mediterranea Terina fosse solo uno dei tanti annunci senza seguito dovrà ricredersi. Il dinamismo della squadra coordinata dal Commissario della Fondazione, prof. Pino Nisticò, con il Presidente della stessa, il Rettore dell’Università Magna Graeci di Catanzaro prof. Giovambattista De Sarro risulta subito agli occhi: da Lamezia parte davvero la sfida alle biotecnologie, prim’ancora che vengano allestiti i laboratori, sono già state inviate da San Francisco le molecole pronectine che serviranno ad avviare le prime due linee di ricerca che risultano di grandissima attualità e originalità. Questo significa operare per la Calabria con competenza e capacità, con l’obiettivo di offrire spazio per la formazione e la specializzazione dei nostri ragazzi:  la ricerca scientifica che partirà da Lamezia mostrerà, dunque, dal primo momento la massima autorevolezza con finalità scientifiche di primissimo ordine. Questa di Lamezia e dell’Istituto intitolato al premio Nobel Renato Dulbecco, grande scienziato catanzarese che ha anche insegnato alla Facoltà di Medicina del Capoluogo, non è una scommessa, ma sta diventando, giorno dopo giorno, con una velocità impressionante, una magnifica realtà che proietterà la Calabria nel mondo della comunità scientifica con la dovuta ammirazione (e fors’anche tanta sana invidia). Fatto sta che già dopo le prime riunioni convocate a Catanzaro, il mondo dei ricercatori – non solo calabresi – ha mostrato un grande entusiasmo per l’iniziativa e offerto immediatamente la propria disponibilità e adesione piena al progetto.

L’altro ieri, su convocazione del prof. Giovambattista De Sarro, (Presidente del Comitato Tecnico Scientifico della Fondazione)  e del prof. Pino Nisticò (Commissario della stessa) si è riunito ieri mattina presso il rettorato di Catanzaro il Comitato Tecnico Scientifico della Fondazione Renato Dulbecco per discutere sulle linee di ricerca e sui progetti da presentare per ottenere finanziamenti a livello nazionale e della Commissione europea e così avviare le attività scientifiche innovative dell’Istituto sotto la regia del prof. Roberto Crea, Presidente della Fondazione.

Dopo la teleconferenza con il Presidente della Regione Jole Santelli, la quale ha già dato il via libera alla preparazione dei laboratori di ricerca presso la Fondazione Mediterranea Terina, il prof. Crea con grande rapidità e lucidità ha già inviato da San Francisco due linee di ricerca di grandissima attualità e originalità. La prima riguarda l’impiego delle pronectine come nuovi farmaci anticoronavirus, la seconda riguarda l’uso di pronectine, che superano gli effetti terapeutici degli anticorpi monoclonali (mab) nel trattamento del cancro. Infatti, le pronectine sono proteine di più piccole dimensioni molecolari rispetto ai mab, più biodisponibili, più efficaci e più tollerate. Inoltre, le pronectine – ha spiegato il prof. Crea – non sono immunogene e pertanto non evocano, come fanno i mab, anticorpi che neutralizzano gli effetti dopo ripetute somministrazioni.

I membri del CTS dopo aver sentito le proposte del prof. Crea hanno espresso grande interesse per questa collaborazione iniziale con la Protelica di San Francisco, oltreoceano, ma che fra un anno sarà operativa presso l’Istituto Renato Dulbecco di Lamezia. Alla discussione hanno preso parte tutti i membri del CTS e, in particolare, il prof. De Sarro e i suoi collaboratori di Farmacotossicologia, hanno espresso interesse allo sviluppo di farmaci e mab contro la malattia di Alzheimer e le lesioni neurodegenerative da erbicidi e pesticidi.

Il prof. Vincenzo Mollace, già Preside della Facoltà di Farmacia, il prof. Franco Perticone, già direttore della Medicina interna dell’Università Magna Graecia e il prof. Mino Pelaia, clinico eccellente nel campo respiratorio, studieranno anche in collaborazione con il prof. Sir Salvador Moncada di Londra e il prof. Franco Romeo, Direttore della Cardiologia dell’Università di Tor Vergata, gli effetti e soprattutto i meccanismi molecolari alla base della patogenesi delle lesioni dell’apparato respiratorio e dell’apparato cardiovascolare indotte da coronavirus, ma anche da inquinanti presenti nell’ambiente.

Ricco di emozioni è stato l’intervento del prof. Pierluigi Tassone, responsabile dell’Oncologia del Policlinico di Germaneto, il quale ha confessato che finalmente «è orgoglioso di riprendere le ricerche che aveva iniziato circa venti anni orsono con il famosissimo prof. Soldano Ferroni Direttore dell’Oncologia del New York Medical College e soprattutto di avere oggi la fortuna di poter collaborare con il prof. Crea, padre delle biotecnologie, che metterà a disposizione una serie di molecole originali come le pronectine per combattere leucemie e altre forme di tumori solidi».

Il prof. Nisticò ha ricordato che il prof. Tassone è stato uno dei migliori studenti presso la Facoltà di Medicina, quando lui insegnava a Catanzaro, e insieme con il prof. Pier Sandro Tagliaferri rappresentano oggi oncologi fra i più stimati in Italia, di esperienza internazionale, che hanno saputo realizzare presso il Policlinico di Germaneto i reparti della cosiddetta Fase I delle sperimentazioni cliniche di nuovi farmaci, prima dell’immissione in commercio, reparti autorizzati a tale scopo dall’Aifa, Agenzia Italiana del Farmaco. Tali reparti – ha sottolineato Nisticò – purtroppo non sono stati ancora completati né all’Università di Roma Tor Vergata né all’Università La Sapienza».

Il dr Michelangelo Iannone e la dr.ssa Maria Mena Arbitrio, qualificati ricercatori del CNR, hanno avanzato la proposta di stipulare una Convenzione fra la Fondazione Renato Dulbecco e il CNR di Catanzaro e di Cosenza, che, pur esistendo sul territorio da circa 40 anni, hanno bisogno di un maggiore impulso per essere competitivi con altri qualificati istituti del CNR a livello nazionale.

Il prof. Alfredo Focà già Direttore della Microbiologia dell’Università Magna Graecia, insieme con il prof. Lillo Bonina, virologo di fama internazionale presso l’Università di Messina, si sono mostrati entusiasti di partecipare al progetto coronavirus, valutando gli effetti delle spike proteins in vari modelli sperimentali in vivo e in vitro e caratterizzare il profilo terapeutico delle pronectine.

Infine, il prof. Stefano Alcaro, direttore della Chimica Farmaceutica della Facoltà di Farmacia di Catanzaro, Presidente della Fondazione Crisea di Condoleo, Belcastro, ha proposto di stipulare una Convenzione di collaborazione scientifica con il Renato Dulbecco Institute, nonché una Convenzione con il dottorato in Scienze della Vita. Dal punto di vista scientifico, il prof. Alcaro sarà lieto di fornire le proprie competenze nel modelling dei mabs e delle pronectine.

Inoltre il prof. Giuseppe Viglietto, direttore della Genetica molecolare della UMG, ha espresso la propria disponibilità a fornire il suo know how ben riconosciuto a livello internazionale, per attivare i laboratori di Biologia e di Genetica molecolare che saranno uno dei due pilastri fondamentali dell’Istituto di Lamezia.

Dopo questo primo incontro – ha riferito il prof. Nisticò – sarà organizzata a breve una riunione presso il Rettorato di Catanzaro dei componenti del CTS dell’Università Unical, fra cui il prof. Sebastiano Andò, già Preside per oltre vent’anni della Facoltà di Farmacia, e il prof. Franco Rubino, già Preside della Facoltà di Economia, e il prof. Massimo La Deda, nanotecnologo di fama internazionale.

Dopo aver raccolto le linee di ricerca dei due Atenei ci sarà, non appena possibile, un incontro dei membri del CTS con il prof. Roberto Crea, il quale, come ha promesso al Presidente Santelli, prenderà il primo volo disponibile per la Calabria appena cessata la fase di lockdown in California. In tale occasione saranno approvati i primi progetti di ricerca del Renato Dulbecco Institute.

Nel contempo, il prof. Nisticò sta elaborando con gli esperti del Comitato organizzatore della Fondazione, di cui è Presidente il dott. Gianfranco Luzzo, già suo capogabinetto alla Regione e assessore regionale alla Sanità, e Vice-presidente il prof. Santino Gratteri dell’UMG di Catanzaro, il progetto esecutivo per la ristrutturazione funzionale dei laboratori della Terina e il Project Financing con la collaborazione di Armando Pagliaro, già eccellente dirigente della Regione in tale settore, per trovare le risorse necessarie in modo tale che entro il mese di settembre il dossier completo possa essere presentato, insieme con il sindaco di Lamezia Terme avv. Paolo Mascaro, al Presidente della Regione Jole Santelli per la sua approvazione. Questo significa che entro l’anno, se la Regione metterà le risorse necessarie, i laboratori di ricerca presso la Fondazione Terina potranno essere già pronti per accogliere scienziati e ricercatori dalla Calabria, ma anche da tutto il mondo: l’autorevolezza dello staff scientifico messo insieme dal prof. Nisticò, che – ricordiamolo – è un farmacologo di fama mondiale, e la carta vincente di un grand eimpegno cui la Regione non deve sottrarsi, con il coinvolgimento dell’Unical e dell’Università Magna Graecia. L’eccellenza dei nostri giovani scienziati chiamati da ogni parte del mondo e non solo in Italia, potrà dunque cominciare a farsi valere in Calabria. Terra di sole, di mare e… oggi anche di Ricerca. (s)

NASCE A LAMEZIA IL DULBECCO INSTITUTE
E RITORNA DAGLI USA LO SCIENZIATO CREA

di SANTO STRATI – L’iniziativa è grande, importante e darà straordinario lustro alla Calabria: nasce a Lamezia l’Istituto Renato Dulbecco, un centro di eccellenza per la ricerca scientifica intitolata al Premio Nobel originario di Catanzaro. Ha un doppio significato l’intitolazione al prof. Dulbecco , che – ricordiamolo – è stato professore a contratto dell’Università Magna Graecia di Catanzaro di Genetica Molecolare: non solo significa onorare la memoria di uno straordinario scienziato calabrese premio Nobel, ma indica l’aspirazione e, soprattutto, la volontà della Calabria di far tornare i suoi “cervelli” a produrre ricchezza nella propria terra. Forse per questo la presidente Jole Santelli si è entusiasmata subito del progetto portato avanti dal prof. Pino Nisticò, farmacologo di fama internazionale, già presidente della Regione Calabria negli anni 1995-1998: riportare in Calabria i nostri migliori scienziati e metterli in condizioni di creare un centro di ricerca scientifica che faccia invidia a tutto il Mezzogiorno.

Jole Santelli
La presidente della Regione Calabria Jole Santelli

Ci sono le capacità, le competenze e, soprattutto, la forte preparazione scientifica delle nostre università che sfornano fior di laureati subito “preda” delle multinazionali, mentre amarebbero restare nella propria terra a formarsi, specializzarsi, fare ricerca e mettere su famiglia nel proprio territorio, tra affetti familiari, amicizie e amori, con l’orgoglio e la soddisfazione di fare qualcosa di buona per la loro Calabria. E quale miglior posto per insediare un centro di ricerca così ambizioso se non Lamezia, che ospita la Fondazione Mediterranea Terina, oltre 40mila mq di superficie, adattissima a diventare e trasformarsi in un prestigioso centro di ricerca scientifica? Tra l’altro Lamezia è a metà strada tra Cosenza e Catanzaro, è collegata con un aeroporto internazionale e servita adesso anche dai treni di alta velocità, con un’autostrada del Mediterraneo che le passa accanto. Una centralità che risulterà molto utile per gli sviluppi futuri dell’iniziativa che vedranno il coinvolgimento e la partecipazione di scienziati e ricercatori da tutto il mondo.

Nisticò ha lavorato a lungo al progetto e ha convinto il prof. Roberto Crea, biotecnologo di origini calabresi, da 40 anni in California, a San Francisco, di tornare in Calabria e venire a dirigere questo prestigioso centro che vedrà presto la luce. Crea, tra i soci fondatori, sarà presidente nonché direttore di un Centro Ricerche che nasce con l’obiettivo di produrre molecole cellulari in laboratorio per la cura di gravi patologie e pandemie di un certa gravità come questa del coronavirus.

Il prof. Pino Nisticò
Il prof. Pino Nisticò, promotore e commissario ad acta del “Renato Dulbecco Institute”

La costituzione dell’Istituto Renato Dulbecco è avvenuta mercoledì scorso presso il notaio Rocco Guglielmo di Catanzaro. Oltre al prof. Crea, sono soci fondatori il prof. Giovambattista De Sarro, Rettore dell’Università Magna Graecia (Vice-Presidente), il prof. Giuseppe Nisticò dell’Università di Roma (Commissario). Altri qualificati soci fondatori sono calabresi eccellenti quali il prof. Eugenio Gaudio, Rettore dell’Università di Roma Sapienza e il prof. Franco Romeo, Direttore della Cardiologia dell’Università di Roma Tor Vergata. Qualche giorno prima, il sindaco di Lamezia Terme, avv. Paolo Mascaro aveva convocato i fondatori del progetto a una riunione dove erano presenti numerosi assessori della sua Giunta tra cui il dott. Gianfranco Luzzo, già assessore alla Sanità e capo gabinetto del Presidente della Regione prof. Nisticò, l’assessore alla Cultura Luisa Vaccaro, l’avv. Gennarino Masi, presidente e commissario della Fondazione Mediterranea Terina, nonché il consigliere regionale Pietro Molinaro e tanti altri qualificati amministratori del circondario, tra cui Leopoldo Chieffallo.

Il sindaco Mascaro ha espresso grande entusiasmo per l’iniziativa del prof. Giuseppe Nisticò di realizzare con la prestigiosa collaborazione del prof. Roberto Crea di San Francisco una infrastruttura di eccellenza denominata Renato Dulbecco Institute, il cui obiettivo è lo studio e la produzione di anticorpi monoclonali e di pronectine per il trattamento di malattie ancora incurabili come il cancro, l’Alzheimer e anche l’insufficienza respiratoria da coronavirus. Il sindaco ha offerto la disponibilità di allocare il Renato Dulbecco Institute presso la Fondazione Mediterranea Terina, un complesso straordinario di 40mila mq in cui sono presenti laboratori di ricerca attrezzati, decine di aule per la didattica e la formazione, un’aula Magna per circa 800 persone. Il sindaco ha quindi pregato il presidente-commissario Masi di far visitare la Fondazione Terina al prof. Nisticò e a una delegazione di professori molto qualificati dell’Università della Calabria, quali il prof. Sebastiano Andò che è stato preside della Facoltà di Farmacia per oltre vent’anni, il prof. Franco Rubino, già preside della Facoltà di Economia di Cosenza e profondo conoscitore dei meccanismi di bio-economia a livello internazionale e il prof. Stefano Alcaro, direttore della Chimica farmaceutica dell’Università Magna Graecia. Dopo la visita, era palpabile la soddisfazione e la convinzione del prof. Nisticò e degli altri docenti di aver individuato quello che serve: la Fondazione Terina è la sede ideale per collocare i laboratori e tutte le strutture scientifiche del nascente Istituto Renato Dulbecco.

La Fondazione Terina si trova in una posizione centrale rispetto alle due Università di Catanzaro e di Cosenza, le quali contribuiranno in maniera paritetica alla nascita e allo sviluppo dell’Istituto Renato Dulbecco. Sotto la guida del Prof. Roberto Crea che è considerato il padre delle biotecnologie nel mondo, avendo egli scoperto l’insulina umana ricombinante ed altri prodotti biotecnologici di importanza fondamentale in medicina, nella piattaforma di eccellenza che si verrà a creare ci si propone di procedere all’identificazione e alla produzione di anticorpi monoclonali e di pronectine (una forma più avanzata e tollerata degli anticorpi monoclonali). Questi rappresentano oggi una arma specifica e potente per la terapia non solo del cancro, malattie neurodegenerative (malattia di Alzheimer, morbo di Parkinson, SLA etc.), malattie orfane, ma anche si stanno rivelando efficaci nel trattamento dell’insufficienza respiratoria da coronavirus. Inoltre presso l’Istituto Renato Dulbecco sarà attivato, in collaborazione con l’Inail, un laboratorio di diagnostica e Genetica molecolare per la prevenzione e il trattamento di malattie professionali e anche da esposizione a tossici presenti nell’ambiente.

Il Comitato dei Soci fondatori si avvarrà della collaborazione di un Consiglio Scientifico Internazionale in cui sono presenti due Premi Nobel (Aaron Ciechanover di Tel Aviv, Thomas Sudhof della Standford University) e scienziati di fama internazionale come Sir Salvador Moncada dell’University College di Londra, il prof. Paolo Chiesi di Parma,  il prof. Giuseppe Novelli già Rettore dell’Università di Roma Tor Vergata, etc.

Inoltre, la Fondazione Renato Dulbecco si avvarrà della collaborazione di un Comitato tecnico-scientifico che comprende numerosi docenti qualificati dell’Università di Catanzaro e di Cosenza, con il compito di indicare le linee di ricerca, selezionare con borse di studio i ricercatori e i dottorandi migliori da inviare presso prestigiosi istituti italiani e stranieri per la loro formazione, nonché di operare come consulenti per l’organizzazione dei laboratori e per la soluzione di specifici problemi durante la realizzazione dell’Istituto.

Il Prof. Roberto Crea, attualmente Presidente e CEO della Protelica di San Francisco, ha concesso in licenza alla nascente Fondazione 12 brevetti su cui il Renato Dulbecco Institute potrà iniziare a lavorare per la produzione di prodotti biotecnologici innovativi e competitivi secondo le linee concordate con il Consiglio Scientifico Internazionale.

Subito dopo la costituzione del Renato Dulbecco Institute, il sindaco Mascaro, insieme con il prof. Nisticò e il rettore prof. Giovambattista De Sarro rettore dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, si sono recati alla Cittadella di Germaneto per un incontro con la presidente Santelli, nel corso del quale è stato presentato il progetto della realizzazione presso la Fondazione Terina del Renato Dulbecco Institute, pun rogetto che servirà a valorizzare e rilanciare le strutture esistenti e rendere Lamezia uno dei centri più qualificati del nostro Paese nel campo delle biotecnologie avanzate.

La presidente Santelli ha ascoltato con grande interesse la presentazione del progetto e ha accolto favorevolmente la richiesta di allocare presso la Fondazione Terina il nascente Istituto, che sarà un centro della Regione multidisciplinare in cui ci saranno progetti di ricerca di prodotti biotecnologici innovativi per il trattamento di malattie ancora incurabili, ma anche di interesse industriale nel settore farmaceutico e di grande impatto economico per la regione. Ciò consentirà – ha affermato la Santelli – di valorizzare il patrimonio dei nostri giovani cervelli inserendoli nei circuiti della ricerca internazionale.

Durante l’incontro il prof. Nisticò ha organizzato una teleconferenza con il prof. Roberto Crea, il quale per il lockdown in California non ha potuto essere presente alla riunione, ma ha voluto esprimere in videoconferenza alla presidente Santelli e al sindaco Mascaro la sua gratitudine per aver accolto l’idea di realizzare in Calabria il Renato Dulbecco Institute sul modello di quanto lui stesso ha già realizzato in passato come direttore scientifico della Genentech, per la nascita della Silicon Valley nella Baia di San Francisco.

Il prof. Crea si è quindi impegnato a prendere il primo volo disponibile dopo la fine del lockdown in California per venire di persona a ringraziare la presidente Santelli e per un suo rientro definitivo in Calabria, non appena saranno pronti i laboratori del nuovo Istituto, dopo 40 anni di attività scientifica a San Francisco. In Calabria ci sono ancora le sue profonde radici, gli affetti familiari e soprattutto intende dare un contributo a valorizzare il talento di tanti giovani calabresi che tutto il mondo ci invidia e purtroppo costretti ancora oggi alla fuga in altre regioni o all’estero.

«Oggi – ha detto il Prof. Giuseppe Nisticò, che sarà il Commissario ad acta per la realizzazione dell’Istituto – è una giornata di interesse storico per la Regione Calabria, la quale grazie alla Presidente Jole Santelli entusiasta di questo progetto internazionale fin dall’inizio, intende rompere con il passato per creare l’Istituto Renato Dulbecco, che avrà un impatto sulla cultura, sulle biotecnologie più avanzate e sulla industria futura in Calabria. «L’Istituto Renato Dulbecco – ha dichiarato infine la Presidente Santelli, deve portare un messaggio nuovo e dirompente  e cioè che la Scienza sta alla base dell’innovazione tecnologica, della salute e del benessere dei cittadini, ma anche della ricchezza economica della Calabria e del nostro Paese». È questa la Calabria che vale e sa farsi valere. (s)

ON. MELICCHIO (M5S): GRANDI POTENZIALITÀ DI RICERCA NELLA FONDAZIONE TERINA

L’on. Alessandro Melicchio, portavoce M5S alla Camera dei Deputati, dopo una visita ai laboratori dell’Ente in-house della Regione Calabria, Fondazione Mediterranea Terina – ha espresso amarezza per «lo scempio che la vecchia politica regionale ha fatto della Fondazione Terina». Melicchio, componente della VII Commissione Cultura Scienza e istruzione ha dichiarato: «Ho voluto incontrare il nuovo Presidente, che mi sembra dotato di buone intenzioni, ma non basta perché la situazione in cui versa la Fondazione Terina richiede grandi sforzi da parte della Regione Calabria per risollevarla dal buco in cui l’ha portata la scellerata gestione partitica, di destra e sinistra indistintamente, nel corso degli anni».
Secondo il deputato del M5S c’è una sola via su cui puntare, data dalla dotazione infrastrutturale dell’ente. «Le attrezzature dei laboratori sono di livello internazionale ma mancano di personale che possa utilizzarle a pieno regime. Tali strutture dovrebbero essere una risorsa fondamentale per tutta la nostra regione nel settore agricolo, agroalimentare, agroindustriale, ambientale e persino sanitario. Purtroppo però non c’è un solo dipendente in possesso di un dottorato di ricerca e la maggior parte della pianta organica è incredibilmente composta da guardie giurate e amministrativi mentre le figure di ricercatori e tecnici sono minime in numero».
Il rilancio dell’Ente però, trova la sua maggiore criticità nell’importante massa debitoria causata dalle precedenti amministrazioni . «Ho detto al Presidente Masi che mi impegnerò con il Ministero competente – continua Melicchio – per vedere se è possibile rimodulare almeno una parte del deficit, ma le responsabilità politiche di questo sfascio devono essere chiare. Sono gli uomini di Loiero e di Scopelliti che si sono succeduti alla guida della Fondazione Terina ad avere colpe precise, che si sono mossi con la consapevolezza della più totale impunità, ed anche Oliverio si è accorto di dover far qualcosa solo in quest’ultimo anno del suo deludente mandato. È inconcepibile, ad esempio, che i tanti pannelli fotovoltaici dell’ente siano rotti o non funzionanti nonostante un milione e ottocentomila euro di soldi pubblici investiti, a quanto sembra senza neanche una gara e che i pochissimi pannelli in funzione non siano affatto una risorsa per la Fondazione in virtù di una concessione troppo benevola verso una ditta privata, come quelle che, come abbiamo tristemente imparato a vedere, si sono stipulate tutto a danno del pubblico in questi anni senza il M5S al governo».


Il parlamentare pentastellato conclude con un auspicio. «Le potenzialità sono enormi e un centro di ricerca di questo tipo servirebbe come il pane alla nostra regione. Nella food security, nella nutraceutica, nella valorizzazione dei prodotti agroalimentari di alta qualità, nella certificazione delle produzioni tipiche, nella tracciabilità dei prodotti e in tanti altri fattori competitivi importanti per la Calabria, l’attività della Fondazione Terina può essere indispensabile per le nostre piccole e medie imprese. La gestione di questi enti però deve cambiare totalmente. In questo caso hanno usato un fine nobile quale la ricerca per beceri fini clientelari! Hanno gestito ogni ente, dove ci siano soldi da manovrare, alla loro solita maniera: occupando le poltrone con propri uomini, usandole come serbatoio economico per interessi di partito. È l’ora di finirla una volta per tutte, perché i danni fatti, come la storia della Fondazione Terina dimostra, non sono più tollerabili».  (rp)