Sinergia tra Mediterranea e Consiglio regionale per migliorare occasioni di studio e apprendimento

Migliorare le occasioni di studio e apprendimento. che possano consentire ai giovani di realizzare i loro progetti di vita in Calabria. È stato questo il fulcro dell’incontro avvenuto tra Giuseppe Zimbalatti, Rettore dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria e Filippo Mancuso, presidente del Consiglio regionale della Calabria.

«Il ruolo delle nostre Università, quali aggregatori e propulsori di cultura e innovazione – ha dichiarato Mancuso – è fondamentale per consentire alla Calabria di affrontare le sfide del momento. È necessario realizzare processi di sviluppo sostenibile, che blocchino il fenomeno drammatico dell’emorragia costante di giovani, costretti, al termine del loro percorso di studi, a lasciare la loro terra in cerca di opportunità che qui vengono loro negate».

Il Presidente ha rivolto i suoi complimenti al Rettore Zimbalatti «per l’impegno che sta dispiegando, mirato al potenziamento di un Ateneo che  rappresenta un qualificato punto di riferimento per l’intera Calabria. Un’eccellenza con cui il Consiglio regionale intende avere relazioni proficue e sinergiche, proseguendo sul solco tracciato dal protocollo di intesa tra Università e Consiglio Regionale e che ha come principale obiettivo la realizzazione di un sistema integrato di interventi e servizi per garantire il diritto allo studio e alla cultura». 

Il Rettore dell’Università Mediterranea si è soffermato sui risultati conseguiti nel corso degli anni, ultimo in ordine temporale: il terzo posto tra gli Atenei statali fino a 10.000 iscritti nella classifica Censis 2022. L’Ateneo reggino passa dal sesto posto del 2021 al terzo del 2022, con un punteggio complessivo di 86,5.  Un risultato che testimonia concretamente la bontà del lavoro svolto.

«I dati in nostro possesso – ha evidenziato Zimbalatti – confermano che le percentuali di occupazione post-laurea dell’Università Mediterranea sono in linea con i migliori atenei italiani. Numeri che ci incoraggiano e che vogliamo portare all’attenzione di tutte le famiglie e giovani calabresi».

«La qualità e varietà dell’offerta formativa – ha concluso – abbinata ai dati importanti sull’inserimento lavorativo, contente al nostro ateneo di essere competitivo a livello nazionale e soprattutto di assicura alle famiglie calabresi risparmi economici rilevanti, oltre alla possibilità di avere i loro figli vicini e non lontano da casa». (rrc)

CRESCERÀ IL RISCHIO DI DISCRIMINAZIONI
SE SI VIOLANO IN CALABRIA I DIRITTI UMANI

di EMILIO ERRIGOSiamo sicuri e certi, che i trenta articoli, della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, in vigore a decorrere del 10 dicembre 1948, siano osservati e fatti osservare in Calabria? Vi invito a leggere e riflettere liberamente e autonomamente, sui contenuti nell’articolato e valori umani espressi in ogni singola norma giuridica di diritto internazionale, scritti nella Dichiarazione Universale.

Già dalla prima lettura integrale interpretativa, si rimane senza parole.

Esistono estese aree territoriali in Calabria, dove alcuni dei tanti diritti umani cosiddetti “Civili”, parrebbero a una prima analisi e attenta lettura del testo giuridico internazionale, non garantiti.

Ove solo si pensi, alla sicurezza delle reti viarie, assicurata nella maggior parte del territorio nazionale italiano , e la sicurezza negata o comunque affievolita, in danno di quanti Calabresi e non, percorrono la strada statale 106, c’è veramente da rabbrividire.

Questa strada pericolosissima, denominata “la strada della morte” , oltre 480 chilometri, di pericoli e rischi d’incidenti mortali a catena , ogni ora del giorno e della notte, mettono a dura prova i conducenti e passeggeri degli autoveicoli e mezzi pesanti, i quali da Reggio Calabria, si avventurano via Strada Jonica fino a Taranto.

Non ne parliamo per non disturbare il sonno, di coloro che ancora non hanno realizzato il completamento e ammodernamento, sia della necessaria elettrificazione della rete ferroviaria, (lumaca), che della tante volte promesso potenziamento della rete ferroviaria.

L’ammodernamento e potenziamento della rete ferroviaria Jonica, sicuramente da considerarsi strategica, sotto il plurimi motivi di una moderna Logistica Intermodale, oltre a favorire logisticamente tutte le PMI, attualmente presenti nei Comuni jonici, della Città Metropolitana, migliorerebbe di tanto, la fruizione del vettore ferroviario, assicurano una paritetica qualità della vita e sicurezza dei trasporti, agli oltre 400.000, persone residenti (in estate più del doppio), i quali dalla Stazione di Reggio Calabria Centrale, potrebbero giungere agevolmente e velocemente, fino a Taranto, seguendo la molto suggestiva, panoramica e bellissima configurazione costiera del Mare Jonio.

Pensate per un momento ai benefici logistici dei quali godrebbero sia il Porto Commerciale e ci auguriamo in un prossimo futuro anche RO-RO e Crocieristico, di Saline Joniche, sia le aree industriali contermini del Polo Multifunzionale di Saline Montebello Jonico (ex Grandi Officine delle Ferrovie dello Stato), ora da molti anni inutilizzate.

Perché il diritto umano alla salute e cure mediche dei Cittadini dei Comuni jonici, lo considerate pari a quello che viene garantito alle aree delle Regioni Campania, Puglia, Lazio , Toscana e altre Regioni del Centro e Nord ?

Forse il diritto umano e costituzionale di libertà è garantito in Calabria?

Libertà di agire nel rispetto delle leggi, libertà dell’iniziativa privata, libertà d’impresa, libertà di domicilio, libertà personale, libertà famigliare, libertà di vita relazionale, libertà di movimento, libertà di associazione, di comunicazione, libertà di circolazione, libertà di respirare, libertà di passeggiare in un giardino o parco pubblico, di sedersi sul lungomare a guardare il mare, esistono e sono salvaguardate queste libertà e diritti umani universali?

La Calabria e i circa 600 mila abitanti, nei 97 Comuni della Città Metropolitana di Reggio Calabria, non possono godersi liberamente e senza alcuna interferenza, moltissimi di questi diritti umani, anche se rafforzati da norme previste dalla non tanto amata e non fatta osservare Costituzione della Repubblica Italiana.

È proprio tanto difficile, vivere liberamente e convivere pacificamente, con molte realtà territoriali, esistenti nei Comuni jonici e tirrenici della Provincia di Reggio Calabria, ora Città Metropolitana.

La costituita Zona Economica Speciale della Regione Calabria , ancora non è riuscita ad attrarre gli investimenti attesi e vedere realizzare le opere di interconnessione viarie veloci e sicure, necessarie per consentire ad eventuali investitori di localizzare insediamenti industriali alimentari o delocalizzare rami d’azienda, all’interno delle aree territoriali, aeroportuali e portuali, dove sono presenti agevolazioni amministrative, fiscali e finanziarie.

La dignità di un Uomo, non deve essere mai e poi mai calpestata e violata.

Perché in Calabria tutto o quasi è sempre impossible realizzarlo?

Io sono stato e sono geneticamente ottimista, amo la Calabria e il diritto nazionale e internazionale, più di me stesso.

Non posso comunque esimermi dal rappresentare i bisogni umani della mia Gente, che in Calabria, non riesco a comprende il perché e le vere cause, di queste enormi difficoltà che devono affrontare sia i Cittadini della Calabria dello Jonio e forse un po’ di meno, quelli abitanti nei Comuni tirrenici della mia bellissima Regione Calabria.

Ci auguriamo e ci dobbiamo dare da fare tutti, nessuno escluso, al raggiungimento del fine, prefissato e riverberata al mondo, che vorrebbe, la “Calabria Terra dei Padri”, rinascere, riproporsi e riaffermarsi, come una terra di benessere psicofisico, economico e sociale, dove la giustizia sociale sia un valore universale garantito ad ogni essere vivente, in quella che viene considerata la Regione più ricca di risorse umane, energetiche, ambientali, minerarie e naturali al mondo. 

[Emilio Errigo è nato a Reggio di Calabria.
Docente di Diritto Internazionale presso Università della Tuscia, è Generale in ausiliaria della Guardia di Finanza]

COLLASSO OCCUPAZIONALE PER I GIOVANI
IN CALABRIA SENZA LAVORO SONO IL 55,6%

di FRANCESCO RAO – I nostri giovani, dopo aver compiuto tanti sacrifici per conseguire l’ambito titolo di studio, oggi non riescono a mettere a frutto le loro conoscenze e affrancarsi dalla disoccupazione. Le cause di tali circostanze, in buona parte, sono rintracciabili in una serie di scelte fatte in passato e le responsabilità maggiori ricadono principalmente nella miopia della politica.

Quanto per cambiare, è stato speso moltissimo tempo per confrontarsi sul sesso degli Angeli, trascurando la vera e propria  valenza dell’ascensore sociale, rappresentato dai percorsi d’istruzione e dalla loro spendibilità nel mondo del lavoro. Per rimanere in tema, il numero chiuso per l’accesso alle Facoltà di Medicina sono state una scelta lungimirante? Oggi, tra le cause del mancato adeguamento tra domanda e offerta, proveniente direttamente dai mercati del lavoro, i Giovani del Meridione sono tristemente collocati all’angolo e pressati al muro dal collasso occupazionale che non potrà essere sanabile nel breve periodo.

La Calabria, nel 2017, restava al top in Ue, per tasso di disoccupazione giovanile, attestandosi al 55,6%. Ad oggi, non sono avvenuti grandi cambiamenti e persiste quel triste ancora quel primato patologico. Detto ciò, provo ad illustrare velocemente cosa è accaduto dal 1990 ai nostri giorni, tentando di analizzare brevemente le dinamiche Europee e mondiali afferenti al mondo dell’istruzione e del mercato del lavoro. Da una parte troviamo quanti hanno accolto, con umiltà ed entusiasmo, la tesi di Jeremy Rifkin guardando i processi di globalizzazione come una vera e propria opportunità.

A fronte di tali indicatori, sono state predisposte forme di adeguamento mediante l’istituzione di corsi di studio tesi a preparare i Giovani alle nuove competenze richieste da quel futuro che stava sopravvenendo. Dall’altra parte, cito l’esempio dell’Italia, in quel periodo era impegnata a reagire all’agenda politica del momento nella quale l’onda  lunga creatasi a seguito di tangentopoli, dall’ascesa di Berlusconi, dalla Destra al Governo, dal primo Governo Prodi, dall’adozione dell’Euro, con annessa la lotta eterna consistente nel decidere il rapporto di cambio lira/marco tedesco ecc. ecc.

Tutto ciò, purtroppo, oggi rappresenta la scadente cornice messa a disposizione dal Legislatore per il futuro dei nostri Giovani, costretti a non potersi posizionare positivamente all’interno del mercato del lavoro, tanto per inflazione di competenze quanto per problematiche legate alle tipologie cangianti dei contratti di lavoro. A ciò si aggiunge la penuria delle azioni concrete,  messe in atto per tentare di riportare nell’alveo ciò che oggi è diventato un vero e proprio fiume in piena identificabile nel crescente fenomeno della disoccupazione  giovanile. Allora come oggi, si è rimasti inermi a pensare che fosse sufficiente attutire l’urto sociale del momento, spendendo una marginale preoccupazione per il delicatissimo ambito maggiormente esposto e sperando nella così detta mano invisibile, pronta a riporre in equilibrio le condizioni venutesi a generare. Quella scelta ha cancellato il futuro di tutte quelle persone che oggi, alla soglia dei 40 anni, non hanno lavorato, versando contributi pensionistici nemmeno per un solo giorno.

Tanto per cambiare, noi Italiani, siamo stati sempre bastion contrario a fronte dell’innovazione; invece di leggere con attenzione i mutamenti sociali e farli immediatamente nostri, abbiamo saputo reagire al cambiamento epocale del mondo del lavoro ampliando i percorsi di studio in maniera così virtuosa per contare infiniti corsi di laurea, per giunta poco spendibili nel mercato del lavoro italiano ed in gran parte dell’Europa. Tutto ciò è avvenuto mentre l’Ocse e l’Invalsi illustrava le dinamiche del cambiamento e richiamava gli Stati, compresa l’Italia, a porre maggiore attenzione verso quali skills promuovere nei campus universitari e negli Istituti Superiori. L’effetto della mancata ed oculata attenzione verso i nostri competitor è stato ed è alla base di quanto viene dettato attualmente dal Mismatch tra domanda e offerta di lavoro.

Queste dinamiche di primissimo interesse, oggi coinvolgono i nostri Giovani e le loro famiglie, in modo particolare, quest’ultime, impegnate prima a sostenere la quotidianità dei loro figli nel percorrere la strada dell’istruzione e successivamente nel vederli penare a fronte del vortice della disoccupazione o, per la mancata gratificazione economica a fronte del lavoro svolto spesso in maniera precaria. Con l’avvento di Industria 4.0, le generazioni che oggi hanno un’età compresa tra 10 e 12 anni applicandosi soprattutto in matematica, informatica, lingue (inglese, arabo e cinese) troveranno in futuro maggiore opportunità occupazionale; anche lo studio della medicina e della chimica riscoprirà una nuova stagione, in questi ambiti sarà indispensabile approcciarsi all’informatica, alla robotica ed all’intelligenza artificiale.

Per le attuali generazioni, prive di occupazione,  a seguito delle letture e dagli studi sino ad ora compiuti e seppur la mia conoscenza non sia di rilevanza scientifica, l’unica chance intravedibile nel breve e medio periodo consisterà nel sapersi rimettere in gioco, reinventando un lavoro destinato a valorizzare ciò che ci circonda e ponendo il valore aggiunto delle nostre tradizioni  come un vero e proprio Brand da offrire a quote di mercato vogliose di vivere esperienze di accoglienza, cultura, prodotti locali e saperi dei quali il Meridione è ricco. Quanti sceglieranno di percorre questa strada, dovranno saper adempiere ad un primo ed importantissimo requisito: è vietato improvvisare, come purtroppo è stato fatto in passato, vendendo una pessima immagine dei nostri saperi e dei nostri luoghi.

Le parole d’ordine dovranno essere sostenibilità e qualità. Oggi, contrariamente al passato, possediamo i vettori giusti per canalizzare tali offerte e vi sono anche importanti finanziamenti per raggiungere gli obiettivi prefissati. Tali mezzi, da una parte alimentano alla massima velocità la diffusione del bello e potranno divenire il vero e proprio acceleratore del territorio e delle Comunità coinvolte. Perciò è sconsigliabile continuare ad usare i Social e la comunicazione in generale, in maniera spregevole. Si pensi per una volta all’importanza della web reputation da inquadrare anche come sistema di tenuta sociale.

L’esasperazione trasmessa mediante i vettori informatici crea vuoti economici ma anche nevrosi sociale. Queste scelte, qualora non governate adeguatamente dalle persone,  rappresenteranno un rinnovato senso di distruzione, volto a coinvolgere  quanti hanno intenzione di superare le difficoltà riconducibili alle tre generazioni viventi costrette a segnare il passo per mancanza di opportunità. Papa Francesco, durante il rientro da un viaggio in Marocco ha affermato: “chi costruisce muri finirà prigioniero delle sue barriere”.

Adesso, dipenderà soltanto da noi essere o non essere protagonisti. Ricorrendo ai nuovi modelli occupazionali, riconducibili soprattutto ai modelli di Start-Up, è possibile trasformare la tradizione in innovazione, interpretando il paradigma della criticità come una opportunità che sicuramente potrà conferire al Meridione una posizione attrattiva capace di aprire un dialogo con quanti non conoscono la parte bella delle nostre realtà.

Questa strada, messa a sistema, potrebbe aprire anche un nuovo percorso nel quale sia possibile infondere quella fiducia e quell’ottimismo indispensabile a superare l’attuale malessere sociale, rappresentato dalla disoccupazione, sempre più simile ad un vero e proprio male dal quale i nostri Giovani ne sono le vittime innocenti?

La Politica, in tal senso, é chiamata a dare risposte alle analisi offerte dalle scienze sociali e in tal senso, vorrei auspicare che la Campagna Elettorale in corso potesse immediatamente avere una svolta in meglio. Seguendo i vari Talk televisivi mi sembra di essere in una delle feste di paesi nei quali gli organizzatori, per raccogliere fondi, ricorrono al vecchio metodo dell’incanto, nel quale ad aggiudicarsi il bene é il miglior offerente. (fr)

(Francesco Rao, giornalista e sociologo, è Presidente del Dipartimento Calabria della Associazione Nazionale Sociologi)

Klaus Algieri: Servono politiche mirate e incisive per far rientrare i giovani all’estero

«Politiche mirate e incisive per far rientrare dall’estero circa 600mila giovani italiani di cui circa 100mila al Sud che possano contribuire alla riduzione del gap tra domanda-offerta di profili professionali da parte delle nostre MicroPMI». È la ricetta di Klaus Algieri, presidente della Camera di Commercio di Cosenza, per aiutare a far rientrare i giovani all’estero.

«Nei prossimi 5 anni – ha spiegato Algieri – le imprese italiane, secondo le stime Unioncamere-Anpal, avranno bisogno di 1,3 milioni di nuovi dipendenti, in particolare laureati e diplomati nelle discipline economiche e STEM. Nello stesso tempo già si stima che ci sarà un importante gap tra domanda e offerta di profili professionali qualificati quantificato in 470mila soggetti».

«Ad aggravare queste criticità, secondo Banca D’Italia – ha proseguito – negli ultimi 10 anni hanno lasciato l’Italia ben un milione di giovani e l’emorragia non è diminuita negli ultimi anni. La buona notizia è che, secondo recenti indagini, circa 600mila giovani qualificati e non, di cui circa 100mila al Sud, che attualmente lavorano all’estero hanno manifestato l’intenzione di rientrare in Italia date certe condizioni ambientali (ad esempio trattamento fiscale adeguato, progetti di ricerca innovativi, contratti a tempo indeterminato, livelli salariali in linea con le retribuzioni medie europee, agevolazioni per le start-up, etc.)».

«Evidentemente, se si riuscisse a realizzare una politica seria – ha evidenziato – che contribuisse al rientro dei nostri giovani molto probabilmente, unitamente ad altri interventi di contesto (ad esempio l’attuazione della riforma degli ITS, l’efficiente utilizzo dei fondi PNRR in particolare quelli destinati alla ricerca e ai progetti universitari con la creazione di reti con le imprese, allo sviluppo dei territori, etc.) si ridurrebbe in parte anche il deficit di fabbisogno di profili professionali da parte delle imprese».

«In questo contesto – ha detto ancora – il sistema delle Camere di commercio potrebbe dare un importante contributo sia in termini di diffusione delle informazioni sia con progetti mirati sul territorio insieme alle imprese, associazioni datoriali, Università, etc. Quindi, creare le condizioni perché migliaia di giovani possano rientrare in Italia nei prossimi anni, in particolare al Sud, e contribuire alla formazione di ricchezza del nostro Paese e non di quella altrui, dovrà essere a mio avviso un punto strategico e prioritario nei programmi dei partiti candidati alle prossime elezioni e del prossimo Governo a prescindere da chi vincerà il 25 settembre».

«Così – ha concluso –come sarebbe opportuno che anche il governo regionale approfondisse il suo impegno in questo senso, intercettando le risorse nazionali e, magari, stanziandone di proprie per riportare in Calabria risorse umane preziose». (rcs)

LE PAROLE NON BASTANO PIÚ, LA CALABRIA
È ALLA RICERCA DI UNA VISIONE ORGANICA

di FRANCESCO RAOL’Italia, nel suo insieme, racchiude una serie di risorse umane, materiali e immateriali dal valore inestimabile e il Made in Italy continua ad essere uno dei Brand più ambiti a livello planetario. In contropartita, molti tra i nostri migliori studenti, ancora oggi, per realizzare i loro sogni, sono “costretti” a fare le valige e partire con un biglietto di sola andata. Volendo essere buoni, sarebbe opportuno chiedersi il perché, nel 2022, si continuano ad affrontare le sfide della quotidianità con metodi simili a quelli utilizzati durante la metà del Secolo scorso.

Sicuramente qualcosa non ha funzionato nel verso giusto, oppure vi è una manifesta volontà tesa a non far funzionare un sistema avanzato come il nostro, costringendo la società a vivere in una perenne mediocrità ma con l’appannaggio dettato da aspettative futuristiche nelle quali l’innovazione più recente risulta essere allo stesso tempo obsolescenza conclamata. Alcuni potranno asserire che tutto ciò è il prezzo del progresso. Personalmente credo sia altro. Le risposte a queste domande, volutamente formulate senza l’utilizzo del punto interrogativo, preferirei consegnarle ai miei gentili lettori, magari dopo aver letto i contenuti della presente riflessione.

Da un punto di vista territoriale, ogni singola regione italiana, con il passare del tempo, ha saputo costruire una propria identità puntando principalmente sulle varie peculiarità possedute, senza trascurare la valorizzazione del microsistema, presente su scala provinciale e comunale. Sappiamo benissimo dell’esistenza di numerose regioni virtuose e non possiamo più negare che molte regioni sono ancora ferme, anzi, impegnate a segnare il passo e insieme a loro sono costrette a farlo milioni di cittadini. La presente riflessione, focalizzata sulla realtà calabrese, vuole ripercorrere quella metodologia insegnataci dalle nostre maestre ai tempi delle scuole elementari, quando l’interrogazione di geografia si svolgeva osservando la cartina fisica o politica per illustrare le peculiarità del territorio. 

Osservando la cartina della Calabria, percepiamo immediatamente la quantità e la qualità delle macro-disponibilità che necessiterebbero più di uno sforzo mentale volto a vedere le opportunità e non strutturale per doverle costruire. Con la certezza di non poter fare una approfondita analisi, sommariamente indico una breve didascalia iniziando dagli 800 km di coste (buona parte di esse non utilizzabili a seguito della conformazione montuosa del territorio e dall’intersezione dei binari ferroviari che ne inibiscono la realizzazione di apposite infrastrutture per valorizzarne il litorale. In buona sostanza, pensando al territorio della Locride, perché non vi è stata una progettualità tesa a traslare a monte i binari, attuando da una parte la rivitalizzazione delle aree interne e dall’altra l’implementazione degli insediamenti balneari?

Per quando riguarda le coste non balneabili, perché non si accetta la sfida della Blue Economy, ivi compresa l’acquacoltura? Vi sono poi i tre Parchi Nazionali (Pollino, Sila e Aspromonte). Quali segmenti turistici e quali piani strategici vengono attuati per coinvolgere annualmente un turismo di nicchia, desideroso di vivere questi luoghi, per molti versi ancora sconosciuti oppure trasformati in una cornice utile a narrare quanto le Istituzioni dovrebbero debellare in pochi mesi? Quante guide turistiche e quanta ospitalità diffusa si potrebbe accogliere? Andando avanti, dopo il mare e la montagna, poniamo l’attenzione sulla pianura. Per l’esattezza, nei confronti delle sei pianure della Calabria (Scalea, Sibari, Crotone, Sant’Eufemia, Gioia Tauro e parte della Locride), esiste un progetto strutturale dell’agricoltura nel quale oltre ai prodotti siano compresi appositi marchi identitari per conferire valore tanto alla produzione quanto ai territori? Da un punto di vista culturale: i numerosi monumenti storici, i musei e gli scavi archeologici, in parte visitabili ed in parte inaccessibili a causa di lavori finanziati con il contagocce, ci siamo chiesti in quale circuito nazionale ed internazionale dell’Arte sono rintracciabili?

Senza voler inveire, le guide turistiche, utili a promuovere questi luoghi, sono reperibili su portali specifici e tradotte in tedesco, giapponese, cinese e arabo? Per quanto riguarda il capitolo dei libri, da una parte mi fa piacere apprendere una forte presenza di scrittori calabresi, ma quali saranno le sorti delle nostre biblioteche, stracolme di pregiatissimi volumi?  Attualmente, tali patrimoni librari, sembrerebbero essere stati assegnati d’ufficio ai famelici tarli in quanto, l’idea di mettere in rete le biblioteche della Calabria ed a sua volta creare un portale internet contenente l’intero patrimonio letterario e scientifico, non è stata ritenuta strategicamente utile. Altra domanda: quanti studiosi, ricercatori, restauratori e visitatori avremmo potuto accogliere?

Le Università attive in Calabria, seppur concentrate ad affrontare quotidianamente le sfide poste alla loro attenzione da un mercato del lavoro intento a reperire elevate competenze, vista la professionalità e la preparazione dei docenti e vista la propensione dei discenti nel voler studiare in Calabria, motivazione che comprende anche l’impossibilità per molte famiglie di mantenere i loro figli negli Atenei del Nord oppure presso le costose Università telematiche, quando riusciranno a superare un paradosso, racchiuso in tutti quei corsi di laurea ormai superati e causa del mismatch occupazionale? La parola d’ordine oggi risiede nella ricerca tecnologica, nella gestione dei big data, nell’elaborazione di strumenti informatici utili ad alimentare i logaritmi dell’intelligenza artificiale i quali, affiancati alla robotica e all’info mobilità segnano il futuro. 

Occorre guardare ai prossimi 150 anni e non al tempo passato, altrimenti i giovani e le future generazioni somiglieranno alle generazioni del passato i quali, trovandosi al cospetto del progresso e non sapendolo interpretare, hanno scelto di essere conservatori per sentirsi più forti senza palesare tutta la loro ignoranza. 

Accanto a quei corsi di laurea tradizionali ma utili allo sviluppo, occorre dedicarsi alla sperimentazione di nuovi percorsi innovativi, superando l’esperienza vissuta da migliaia di laureati, costretti a studiare sino a 45 anni per poi poter sperare di vivere una vita da precari oppure doversi consegnare alla servitù della malavita o nel dover ripiegare per accontentarsi riponendo in un cassetto titoli di studio, entusiasmo e capacità indispensabili a generare sviluppo. In Calabria vi sono anche insediamenti industriali di pregevole virtuosità. Buona parte di essi attendono la materializzazione della famosa “Zona Economica Speciale” e della strutturazione degli interporti per poter avviare processi di produzione, capaci di invertire l’attuale curvatura del sistema occupazionale. Intanto, proprio questa mattina, si apprende da Gazzetta del Sud, che dopo 15 anni, è stato superato il limite che impediva il trasferimento della rete ferroviaria dal CORAP a RFI, frutto dell’Accordo di Programma Quadro adottato nel 2007 dall’allora Giunta regionale e riproposto nel 2020 con caparbia dall’Assessore regionale ai Trasporti Domenica Catalfamo.

Anche questi risultati, perché sono giunti così in ritardo? Quanto occasioni perse? Chi ne ha la responsabilità? Il Porto di Gioia Tauro, vista la movimentazione di container e vista la particolare predisposizione dei fondali (tra i più profondi del Mediterraneo) avrebbe meritato maggiori attenzioni e maggiori investimenti, invece di dover attendere così a lungo il collegamento con la rete ferroviaria? Naturalmente, manca ancora un altro importantissimo passaggio per completare l’opera: rendere possibile la percorribilità ai convogli ferroviari lunghi 750 metri, attualmente non possibile a causa di una galleria presente lungo la linea Reggio Calabria-Battipaglia. Anche in questo caso, vuoi vedere che il ritardo è stato causato per non incidere sulla produttività di qualche altro Porto Italiano? Di questo passo, come si può pensare di poter creare nuova occupazione, sviluppo e crescita socioeconomica in una Calabria affamata di lavoro? Al fine di poter fornire un quadro d’insieme ai gentili lettori, vorrei puntualizzare che la portualità in Calabria, oltre allo stesso Porto di Gioia Tauro, conta altri 38 Porti. Seppur di minore dimensione, parte di questi Porti sono stati adibiti ad approdi turistici ed altri a scali commerciali. Anche in questo caso, la domanda sorge spontanea: si potrebbe fare molto di più, oppure va bene così? Vi è poi il capitolo afferente alla mobilità. 

In tal senso abbiamo un primato che la penuria di autostima non ci consente di valorizzare nei modi dovuti. Forse non tutti sono al corrente che la vecchia autostrada Salerno-Reggio Calabria, oggi Autostrada del Mare, sta per divenire una tra le arterie autostradali più evolute d’Europa. Tutto ciò sarà possibile grazie alla lungimirante visione di ANAS che ha progettato e sta realizzando lungo l’A2 la prima Smart Road Italiana. Tutti i processi di manutenzione, aggiornamento e supporto, necessari per questa innovativa via di trasporto, destinata ad accogliere mezzi condotti dall’intelligenza artificiale grazie al sistema cellulare 5G, li commissioneremo ai neolaureati cinesi oppure vogliamo iniziare a formare le nostre Risorse Umane, fissando gli obiettivi riconducibili alla tecnologia informatica, alla robotica e all’intelligenza artificiale come innovazione capace di trattenere le migliori intelligenze? Inoltre, le Scuole e Università quando inizieranno a pensare e investire di più, magari promuovendo sistemi di fund raising per finanziare borse di studio, laboratori ultra moderni, viaggi studio per i meno abbienti e promuovere un modello di orientamento scolastico volto a porre fine alle tante fiere del nulla, con annesse distribuzioni di gadget e sorrisi smaglianti, donati da quei dirigenti che temendo il sotto dimensionamento e il trasferimento dimenticano volutamente il loro ruolo e  improvvisandosi di anno in anno in tutt’altro contribuiscono a rubare il futuro dei giovani?

Il sapere e la meritocrazia possono tornare di moda quando la serietà di un sistema politico-istituzionale inizierà a dare ascolto e porre attenzione alle competenze del futuro da intersecare sapientemente alle abilità richieste in passato e rispondere ai richiami dell’OCSE con la crescita culturale che sino ad ora abbiamo saputo soltanto perdere. Per quanto riguarda il trasporto ferroviario e aereo, purtroppo siamo ancora ai litigi dell’asilo. Tante volte è un fatto antropologico, registrato quotidianamente tra i tanti contendenti i quali, da una parte sarebbero propensi a vantare pubblicamente i meriti dell’alta velocità e dall’altra sono impegnati a stracciarsi le vesti pretendendo fermate dei treni che da Alta Velocità finirebbero per diventare Espressi perdendo l’efficacia di quei collegamenti veloci indispensabili per i nostri viaggiatori. Solo per espletare meglio il concetto ricorro ad un esempio: per la tratta Roma-Milano, in treno, necessitano 3 ore e 10 minuti e sono previste due fermate intermedie (Firenze e Bologna). Un voluto treno Alta velocità, da Reggio Calabria a Roma, secondo l’acclarata necessità proveniente dagli amministratori locali dovrebbe effettuare soltanto in Calabria almeno in dieci fermate per servire i centri più importanti situati lungo la linea. La domanda sorge spontanea: ci rendiamo conto dove nasce il ritardo? Idem per gli aeroporti: in una regione di 1.900.000 abitanti si può pretendere che ci siano tre aeroporti con collegamento da Roma a Milano giornalieri?

In questo caso la curiosità potrebbe essere intuibile ma la condivido: quante persone viaggiano quotidianamente in aereo su queste tratte? Forse, con un solo aeroporto, situato nel centro della Calabria (Lamezia), servito da una metropolitana di superficie capace di collegare in meno di un’ora tutto il territorio regionale con lo scalo aereo, non saremmo stati più al passo con i tempi, ottenendo maggiori rotte nazionali e internazionali e implementando le opportunità di far giungere in Calabria un turismo abituato a muoversi utilizzando le combinazioni aereo, treno e autobus? Pensateci bene, prendendo la valigia e uscendo da casa, quanto tempo necessita per raggiungere l’aeroporto più vicino utilizzando un mezzo pubblico? Raggiunto l’aereo porto, quale frequenza di voli è disponibile?

Anche queste scelte potrebbero essere annoverate tra i primi segnali di una transizione ecologica reale che da noi stenta ad essere compresa e attuata, soprattutto per mera questione culturale. Volutamente non entro nel merito del segmento afferente alle attività produttive della Calabria, sono profondamente convinto che sino ad ora non sia stato possibile esprimere tutta la potenzialità produttiva di questo territorio per penuria di pianificazione, programmazione e organizzazione. Tali regole aziendali, valgono tanto e rappresentano il valore aggiunto di un mondo artigianale, agricolo, commerciale e societario troppo preso dall’idea che l’imprenditore sa fare tutto e poi spreca fiumi del proprio profitto in spese inutili per tentare di far crescere la propria azienda. Anche questa è una questione culturale. Inoltre, mancando la diffusione del modello cooperativo, i numerosi ritardi registrati nell’organizzazione aziendale, riconducibili anche alla penuria di formazione continua, hanno plasticamente rappresentato la sommatoria degli ulteriori  ritardi strutturali, consolidandone le difficoltà produttive e a sua volta divenendo causa determinante di una crescente difficoltà anche nell’accesso al credito per far fronte al pagamento delle tasse e per affrontare quei costi aggiuntivi, legati al trasporto e alla distribuzione, che incidono sul prezzo finale dei prodotti. 

Percorrendo ancora questa strada, quale futuro potrà avere il nostro segmento produttivo? Potrà mai concorrere a pari dignità con altre aziende più evolute e insediate in un Centro-Nord iperconnesso e veloce? Purtroppo, a noi manca anche la cultura delle filiere di produzione e la capacità di promuovere insieme al prodotto l’immagine mediante la realizzazione di confezioni più raffinate capaci di veicolare l’importanza racchiusa nella storia di ogni prodotto e soprattutto il valore impresso dalle generazioni che hanno custodito nel tempo i vari processi di produzione, tramandando ad altre generazioni non un lavoro ma una grande cultura produttiva.

Per il momento mi fermo. Non scrivo altro. Vorrei sperare che negli spunti offerti possa esserci motivo di riflessione e soprattutto voglia di immaginare una Calabria capace di volare alto attraverso nuove scelte e nuovi percorsi. (fr)

[Francesco Rao è giornalista e sociologo, presidente della Sezione Calabria dell’Associazione Nazionale Sociologi]

L’OPINIONE / Caterina Villirillo: I veri eroi della Resistenza sono i giovani

di CATERINA VILLIRILLO – I grandi (intesi per adulti), si sono messi a giocare alla guerra, non avendo nulla da fare. Evidentemente. Dimenticando però che la guerra si porta dietro vite spezzate, distruzione, e tanto, tanto dolore.

Noi vogliamo ricordare tutti quegli eroi contemporanei, come ad esempio Peppino Impastato e Lea Garofalo, che per amore della propria libertà hanno lottato da soli, perdendo la vita. Vedete, nelle guerra non ci sono solo vincitori e vinti, ma anche e soprattutto famiglie che piangono i loro morti.
Ecco perché è importante difendere e portare avanti sempre e comunque i propri ideali, in una società ormai anonima, superficiale, che non ha più il coraggio delle idee e delle parole. Di battersi per i propri diritti, gli stessi che molte volte sono calpestati da istituzioni assenti, come spesso accade in Calabria, dove alcune persone camminano emanando un odore che sa di morte. Perché il non ribellarsi poi ti fa marcire dentro, ti fa impazzire, ti fa accettare sempre ed a testa bassa la volontà mafiosa.
E intanto la corruzione diventa sempre più un tumore invisibile che poi  uccide. Ecco perché è molto importante combattere con tutte le nostre forze per cercare di cambiare l’ambiente in cui viviamo, aiutando i nostri giovani con la musica, la cultura, il sociale, entrando nelle loro teste, per aiutarli a comprendere che la vita è un’altra, ed è tutta un’altra cosa.
I veri eroi della Resistenza di questo secolo sono i giovani. Perché è stato tolto loro tutto, anche il futuro, un lavoro, e la certezza e la serenità di vivere in un pianeta vivo, e non portatore insano di morte. In Ucraina c’è la guerra, e ci sono donne che combattono fiere, resistono, per la libertà, per i loro diritti, per il loro  Paese, per i propri figli. (cv)
[Caterina Villirillo è presidente di Libere Donne Crotone]

L’OPINIONE / Antonio Errigo: I giovani possono valorizzare le spiagge e il mare della Calabria

di ANTONIO ERRIGO – La fortuna premia i più capaci! Essere fortunati per i cari Cittadini Calabresi,  abitanti o residenti meno in Calabria, da quello che si deduce dai comportamenti individuali sembrerebbe che non sia sufficiente.
Che la Calabria sia una Regione paesaggisticamente  bellissima e profumata dal Bergamotto di Reggio Calabria, lo sanno tutti!
Quello che non tutti sono  ancora a conoscenza, che la Calabria è la prima Regione d’Italia, per estensione di litorali sabbiosi, denominate “Spiagge”dall’art. 822,  del Codice Civile e art. 28 del Codice della Navigazione.
Le spiagge e gli altri beni pubblici,  appartengono allo Stato e sono enucleati  nella categoria dei Beni Demaniali Marittimi.
In particolare, per quanto riguarda le spiagge destinate a uso turistico ricreativo, l’amministrazione di questi beni pubblici è affidata ai Comuni Costieri. La Calabria possiede oltre 616 Km, di spiagge quasi tutti questi tratti di litorale marittimo, fruibili turisticamente e ambientalmente,  in mille modalità e gusti individuali.
Le spiagge e il mare sono talmente importanti per l’economia non solo marittima che vengono considerati i due beni a godimento pubblico generale, trainanti per la Green e Blue Economy Calabrese. Sono oltre mille e forse più, le tipologie di attività imprenditoriali e sportive, che “volendo e burocrazia regionale e comunale permettendo”, si potrebbero svolgere sulle spiagge, sul e in riva al mare della Regione Calabria.
Non voglio scomodare il diritto ambientale o i principi di economia turistica, per sostenere la mia convinzione. Voglio solo sollecitare con questo scritto, i Giovani Cittadini Calabresi e non solo, che in Calabria già esistono i naturali presupposti giuridici e ambientali in senso stretto (mare, spiagge, monti), per consentire a chi intendesse investire nella altamente redditizia attività turistica ricettiva,  attrezzata a carattere stagionale  estiva, e per i più volenterosi, anche per maggiori periodi dell’anno.
Penso a quell’attività  economica ad altissimo rendimento, strettamente connessa con la fruizione delle spiagge e del mare, rappresentate dalle strutture turistiche balneari polivalenti, attrezzati o meno con adiacenti impianti sportivi open, più semplicemente chiamati e conosciuti, come  “Stabilimenti Balneari”.
In tutte le Regioni marittime o marine d’Italia la disponibilità di lunghe spiagge è sinonimo di benessere economico  personale e famigliare assicurato.  peraltro ad alta capacità occupazionale giovanile. Ogni titolare di uno stabilimento balneare per per poter aprire i battenti deve assicurare  per legge almeno la presenza continuativa in spiaggia, in posizione operativa di vigilanza bagnanti, uno o due “Assistenti Bagnanti” che si possono alternare sulla “Torretta di Osservazione” ad ampia visibilità.
Il numero degli Assistenti Bagnanti è correlato al numero degli ombrelloni e sdraio posizionati sulla spiaggia ed eventuale piscine per adulti e bambini interne allo Stabilimento Balneare.
Generalmente gli “Assistenti Bagnanti” sono dei giovani e atletici studenti diplomandi o iscritti ai primi anni dell’Università, trattandosi di un lavoro stagionale, ben remunerato, compatibile con altri interessi personali, sportivi, relazionali e non molto impegnativo.
Colui il quale intende intraprendere questa particolare attività turistica ricettiva estiva, deve  presentare all’Ufficio competente del Comune, la propria istanza corredata dai necessari allegati atti tecnici e urbanistici, al fine di richiedere e ottenere,  il rilascio  da parte del Dirigente preposto al Demanio  del Comune marittimo, di un Atto Amministrativo, chiamato “Concessione Demaniale Marittima”.
L’entità dell’investimento finanziario necessario,  è proporzionato alla natura e grandezza, della struttura che si intende realizzare. Parte da un minimo costo di sdraio, tavolinetti e ombrelloni, con Capanno Drink asservito, per spiagge attrezzate di libera fruizione, che non supera i 25.000€, a importi nettamente superiori per la realizzazione di veri e proprie strutture turistico ricettive balneari, che in alcuni casi superano i 100/200 mila euro di investimento,  trattandosi di opere a supporto del turista, ordinariamente di facile montaggio e rimozione.
Ora non è facile per chi come me, ha conosciuto questo settore turistico, comprendere le ragioni che non consentono a un Gruppo di Giovani Amici-Amiche Calabresi, penso ai componenti di una Squadra di Calcio, Pallavolo, Pallamano, ed altre discipline sportive, che decidono di cooperare per la realizzazione di uno Stabilimento Balneare c.d. Sportivo. Sono quelle strutture turistiche, dotati di attrezzature sportive da spiaggia, acquatici, di benessere e semplici campetti per praticare calcio a 5, beach volley,  beach tennis e padel ecc..
Allora “Giovani Sportivi Calabresi” armiamoci e partiamo assieme, le spiagge esistono e sono pure belle e con sabbie bianche, il mare è unico al mondo, cosa aspettiamo il denaro. L’iniziativa se individuale occorre un piccolo o adeguato finanziamento bancario, se collettivo un modesto prestito famigliare di 2000/5000 € cadauno tra i Giovani atleti cooperanti.
Sono a conoscenza che “l’Istituto per il Credito Sportivo”(ICS),  “l’Ente Nazionale per il Microcredito”,e la Società Partecipata al 100%, dal MEF “Sport e  Salute”, promuovono, sostengono e finanziano,  queste nobili attività sportive e ricreative pubbliche, finalizzate ad salvaguardare la salute pubblica, assicurare e diffondere il   benessere psicofisico dei Cittadini, attraverso la pratica di discipline sportive.
Buon lavoro Giovani Sportivi della Calabria! (ae)

La Rete Impegno in Calabria incontra la vicepresidente Princi: obiettivo un organismo rappresentativo giovanile

Creare un organismo rappresentativo giovanile. È stato questo il fulcro dell’incontro tra la rete giovanile Impegno in Calabria e la vicepresidente della Regione Calabria, Giusi Princi.

L’incontro, avvenuto a Palazzo Campanella, ha visto la partecipazione dei rappresentanti giovanili delle organizzazioni che fanno parte della Rete. Obiettivo: rendere concrete le proposte fatte nel settembre 2021 nell’ambito del “Manifesto dei giovani calabresi” poi firmato dal Presidente Regionale Occhiuto attraverso la lettera d’impegno, subito prima della sua elezione a Governatore.

L’incontro, coordinato dagli interventi dei promotori della rete Giulia Melissari e Valerio Arcobelli, ha messo in luce tutto il lavoro di partenza e di continuità che si è fatto nella costituzione di questa importante rete di partecipazione giovanile. Necessario pensare alla tematica giovanile come un’emergenza vera e propria, non pensare ai giovani come una problematica futura e lontana ma presente e reale. Millennials e generazione Z, quest’ultima rappresentata dallo studente Danilo Avila, il quale ha fatto presente proprio la paura dei giovani del futuro, oggi tra i banchi di scuola domani protagonisti della vita. “Questa è la forza di questa rete. Diverse voci con diverse qualità e professionalità. 

È necessario superare le strategie tradizionalmente impostate per settori ed aree di intervento a favore di logiche organizzative ed operative per obiettivi,” ha affermato Melissari condividendo quanto anticipato in apertura dalla stessa Princi. 

«Ascolto, lavoro, spazi di aggregazione, servizio civile, Neet e tanto altro al centro del confronto aperto e coatante – ha aggiunto Arcobelli – attraverso la realizzazione de “Il manifesto dei giovani calabresi”, che si sviluppa su due direttrici: partecipazione ed opportunità. Queste possono essere declinate in differenti modi, ma sono i pilastri sui quali vorremmo si sviluppassero le attività di questa Giunta Regionale».

La rete ha intercettato e messo insieme con fatica le diverse anime dell’associazionismo giovanile laico e cattolico, dando frutti importanti come la redazione del Manifesto da cui seguirà l’attivazione di altrettanti gruppi di lavoro con l’obiettivo di produrre conseguenti provvedimenti legislativi e amministrativi.

Da sempre vicino al mondo giovanile, la vicepresidente ha subito fatto sue e accolto le proposte avanzate dai suoi graditi ospiti, volendo imprimere un input d’azione immediato per riuscire a creare il prima possibile un organismo rappresentativo giovanile con l’obiettivo principale di dare voce ai giovani, utilizzando l’arma solitamente poco usata dalla politica, l’ascolto. La Vicepresidente della Regione intende invece rendere protagonisti i giovani, ponendoli al centro di un progetto nuovo e diverso di Regione, dando concretezza ai bisogni già individuati nei suoi tanti anni di esperienza e di lavoro “sul campo”. 

Il prossimo passo sarà infatti quello di allargare a livello regionale il coinvolgimento del mondo giovanile calabrese all’interno della programmazione. (rrc)

L’assessore regionale Varì: La Regione sosterrà progetti di ricerca e innovazione

L’assessore regionale allo Sviluppo Economico, Rosario Varì, ha ribadito che «la Regione farà la propria parte per sostenere chi, come i ragazzi dell’ITI-ITG di Vibo, saprà coniugare le vocazioni economiche del territorio (agricoltura, artigianato, turismo, pmi) con progetti di ricerca e innovazione che possano determinare crescita e sviluppo, dentro e fuori i confini calabresi».

L’assessore, infatti, ha partecipato al Cinquantenario del liceo scientifico Machiavelli di Soriano Calabro, «dove mi ha accolto una comunità grata al Presidente della Regione, Roberto Occhiuto, per aver previsto sul loro territorio un ospedale di comunità».

«Sono poi intervenuto all’evento, all’ITI-ITG di Vibo Valentia – ha aggiunto – per celebrare gli studenti che sono stari premiati dal presidente della Repubblica Mattarella per aver realizzato un Drone impollinatore ed un rover in grado di segnalare l’effettiva necessità di irrigazione, contribuendo così allo sviluppo di un’agricoltura sostenibile».

«In entrambe le occasioni – ha concluso –, nell’evidenziare che quelle umane sono le risorse più preziose che un territorio possa vantare, ho esortato i ragazzi a studiare, a formarsi al meglio, ad essere coraggiosi intraprendenti e ambiziosi, perché la conoscenza e le competenze sono strumenti di lavoro, di benessere, di successo e di libertà, non solo individuale, ma del territorio che quelle capacità esprime». (rvv)

Scarcella (CI Giovani): Mettersi al servizio e lavorare per il bene di tutti per un domani migliore

Cetty Scarcella, responsabile regionale dei Giovani di Coraggio Italia, ha sottolineato che «per offrire un domani migliore alla nostra regione è necessario anche mettersi al servizio e lavorare concretamente per il bene di tutti».

«In Italia abbiamo la necessità di formare i giovani – ha spiegato – la prossima classe dirigente, e creare una squadra forte e coesa, che sappia confrontarsi e organizzarsi per aumentare così non solo la cultura politica, ma anche quella civica».

«Il futuro sarà scritto da noi – ha sottolineato – che abbiamo il diritto e il dovere di dire la nostra e di esserci, di partecipare attivamente. Le ultime elezioni sono state un segno, in particolare con l’elezione di un giovane proprio
di Coraggio Italia: Salvatore Cirillo».

«Sono onorata – ha detto ancora – di poter portare il mio contributo al partito e ringrazio tutti i dirigenti per la grande fiducia tributatami e rinnovata solo pochi giorni fa. Come sempre metterò il massimo impegno per far sì che alcune tematiche legate ai giovani e al futuro, così delicate e rilevanti, possano essere trattate nel modo più approfondito possibile sia a livello nazionale che regionale».

La responsabile regionale, inoltre, si sofferma sulla situazione politica e sul possibile ruolo di ‘Coraggio Italia’.

«Sono tanti gli appuntamenti importanti che aspettano la Calabria – evidenzia –, a partire dal Pnrr che rappresenta un punto di svolta per il territorio. Ma dobbiamo anche fermarci e guardare indietro, riflettere e focalizzare gli errori del passato, come il cattivo uso di alcuni fondi europei, e capire come rilanciare la nostra regione. La cosiddetta “Missione 1” del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza prevede, ad esempio, lo stanziamento di 2 miliardi e 400 milioni netti per il settore turistico, comparto che potrebbe far veramente ripartire la Calabria. Bisogna essere protagonisti della progettualità e della ripartenza, offrire le competenze per uno sviluppo del territorio».

Poi conclude: «Nei prossimi mesi mi confronterò con la dirigenza regionale del partito per porre le basi alla costruzione di questo movimento politico giovanile. La Calabria ha bisogno anche di una Scuola politica che possa formare gli amministratori, per avere a disposizione, fra due o tre anni un primo nucleo di giovani dirigenti preparati, abituati ad interagire e vera risorsa del partito. È fondamentale acquisire gli strumenti per partecipare in modo attivo e responsabile alla vita politica locale e nazionale». (rrc)