Il ritorno alla terra: 754 gli ettari da coltivare
Tante opportunità per i giovani della Calabria

di MARIA CRISTINA GULLÍ – L’agricoltura, nuova opportunità per i giovani, oggi ancor di più agevolata da finanziamenti per gli under 40. L’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare (Ismea) ha aperto il bando per la vendita di 574 ettari di aree agricole in Calabria: sono aziende agricole già finanziate in passato, i cui proprietari non sono riusciti a gestire in maniera adeguata. 28 terreni destinati preferibilmente ai giovani, con mutui trentennali al 100% riservati a chi non ha superato i 40anni e intende percorrere questa via occupazionale diventando imprenditore agricolo. Coltivare i campi non è come avveniva tanti anni fa, quando la vecchia generazione mandava avanti col solo sudore delle braccia il duro lavoro della terra: oggi l’innovazione tecnologica permette di fare uno straordinario salto di qualità, sia per quel che riguarda la produzione e la distribuzione, ma anche per il management e il marketing dei prodotti. Non mancano fortunati esempi di coltivazioni, in gran parte biologiche, in Calabria, cui ispirarsi per avviare attività agricole in grado di garantire redditività e, soprattutto, occasione di lavoro.

Come funziona questa opportunità di finanza agevolata per l’agricoltura? Ci sono fondi comunitari destinati al Ricambio generazionale in agricoltura che prevedono aiuti fino a 2 milioni di euro per creare e avviare un’azienda agricola. La dotazione è di 37 miliardi per i prossimi 7 anni. Non riguarda solo la creazione ex novo di aziende, ma è previsto il subentro ad attività già avviate. Quindi, nello specifico i 28 terreni ritornati nella proprietà di Ismea rientrano in questa casistica di agevolazioni. Guardiamo alle opportunità presenti nella nostra regione: 15 sono i terreni in provincia di Reggio per una superficie totale di 181,78 ettari; 7 in provincia di Vibo Valentia per complessivi 179,93 ettari; 3 terreni in provincia di Crotone per complessivi 135,97 ettari; 1 terreno in provincia di Catanzaro che si sviluppa per 10,86 ettari, 2 terreni in provincia di Cosenza per complessivi 65,63 ettari.

Il ritorno alla terra da parte delle nuove generazioni mostra un crescente interesse, in controtendenza sulla flessione delle aziende agricole: si registra una crescita del 15% di aziende guidate da giovani sotto i 35 anni a fronte di un decremento del 3% sul totale delle aziende agricole. Senza contare la crescita costante degli universitari che scelgono la facoltà di agraria. Insomma, l’obiettivo è far riscoprire, in una terra come la Calabria, dove mancano le opportunità di lavoro, l’occasione di avviare un’impresa agricola. Tra le tante agevolazioni, destinate appunto ai giovani e alle donne, lo Stato si fa carico dei contributi previdenziali per i primi due anni, mentre l’Ismea – che conta di incassare 130 milioni di euro dalla vendita dei 10mila ettari sparsi in tutt’Italia che vuole dismettere – coprirà con mutui di trent’anni l’intero investimento. Si può inviare manifestazione di interesse fino al 19 aprile, mentre le offerte andranno fatte tra il 27 aprile e l’11 giugno: i requisiti per le imprese individuali sono un’età compresa tra i 18 e i 41 anni non ancora compiuti e l’iscrizione al registro imprese della Camera di commercio, con partita iva in campo agricolo e iscrizione al regime previdenziale agricolo. Nel caso di società, devono avere l’esercizio esclusivo delle attività previste dall’art. 2135 del Codice Civile che definisce l’imprenditore agricolo: ovvero «attività di coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse dirette alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine».

È opportuno mettere in evidenza il trend positivo dell’export agro-alimentare dell’Italia che lo scorso anno ha toccato la punta record di 44,6 miliardi di euro (+7% rispetto all’anno precedente) che, purtroppo, esclude la Calabria. Secondo l’Istat c’è da registrare in Calabria un calo di 5 milioni di euro nel 2019 rispetto al 2018, in controtendenza sui dati nazionali. Eppure, i segnali di maggiore interesse verso i prodotti agricoli di qualità sono positivi. Si consideri che le terre coltivate in Calabria occupano una modesta parte della superficie della regione e sono presenti in molte aree, soprattutto collinari, grandi estensioni di territorio ormai divenute inaccessibili. Certo ci sono anche gli allarmi lanciati da Coldiretti e della associazioni dei produttori: c’è la crisi dell’olio d’oliva, la crisi delle clementine (la cui vendita è insidiata dl”import incontrollato di frutti provenienti dalla Turchia e da altre aree extra Ue) e la crisi dell’agrumicoltura in generale. Sono tavoli aperti che vedranno impegnato il nuovo assessore all’Agricoltura, che dovrà necessariamente trovare soluzioni e gli incentivi necessari a rimettere in moto il comparto. Sennò i giovani che tornano a fare alla terra? (mcg)

Il Bando dell’ISMEA

«Scegliamo di studiare in Calabria e restarci». L’eccellenza della bella gioventù al Quirinale

di SANTO STRATI – Dalla cerimonia di consegna delle onorificenza per i nuovi 25 Cavalieri del Lavoro e dei 25 (+1 ex-aequo) giovani alfieri della Repubblica (gli studenti più meritevoli d’Italia) viene una bellissima lezione a voce delle due ragazze calabresi insignite da Mattarella. Sofia Zanelli (di Rende) e Anna Accorinti (di Tropea) un voto di maturità che rasenta il 10 (il massimo) hanno le idee chiare e sono il simbolo migliore della bella gioventù calabrese che non è disposta a rassegnarsi: «Vogliamo studiare in Calabria per poi restare ed essere utili alla nostra terra, per contribuire alla sua rinascita».

Ascoltate le loro dichiarazioni a Calabria.Live nel video che segue. C’è la fierezza e l’orgoglio di una calabresità da invidiare, c’è la determinazione che non fa da schermo a una tiepida speranza, c’è la convinzione che occorre fermare l’emorragia di giovani che, sempre più, lascia la Calabria, per non tornare più. Risorse, capacità, intelligenze costrette ad lasciare, ma non è una fuga, è una necessità e, insieme, la condanna implacabile di una cecità politica che non ha fatto e non fa nulla per fermare questa nuova diaspora di giovani calabresi. Nessuno parte più con la valigia di cartone, sono giovani preparati, laureati, tecnici specializzati, dottorandi, ricercatori di altissimo livello: per loro non c’è alcuna opportunità., se non mortificanti proposte di lavoro precario e sottopagato.

E questa bellissima gioventù, capace, competente, diventa ricchezza a costo zero (li abbiamo formati in Calabria, li costringiamo a partire) per le ricche regioni del Nord o il resto del mondo, dove vengono apprezzati e dove conquistano rapidamente posizioni di grande prestigio. I calabresi nel mondo sono l’orgoglio della Calabria, ma rappresentano anche la mortificazione più grande per una madre che li ha cresciuti per poi abbandonarli: la loro terra, qualcuno dirà, non li merita, ma non è così. La capacità e l’ingegno dei calabresi sono frutto di un’atavica tradizione di rivalsa nei confronti del mondo che finisce a non poter fare a meno di loro. Il calabrese per affermarsi ci mette un impegno superiore a quello dei suoi coetanei, sa in partenza che la strada è tutta in salita, ma l’orgoglio dell’appartenenza, la calabresità che pulsa nel cuore, sono una molla straordinaria per conquistare vette che per molti sono impossibili da scalare. Basta guardare il lunghissimo elenco di personalità del mondo delle istituzioni, dell’impresa, del lavoro, della cultura, della scienza in ogni angolo del mondo, di cui si scopre l’origine calabrese. Gente che tiene la Calabria nel cuore e non dimentica la propria terra, soprattutto quando diventa importante, ricca e famosa. Gli esempi sono tantissimi, ne scriviamo in continuazione, con orgoglio. Ne condividiamo i successi, facciamo in modo che siano l’esempio migliore per i nostri giovani. Ma l’esempio, da solo, non basta. Occorre offrire stimoli, occasioni di riscatto sociale, occasione di crescita professionale, possibilità di ulteriore specializzazione e, soprattutto, l’opportunità di mettere a frutto – per la propria terra – competenze e capacità.

Cosa è stato fatto in questi anni? Cosa è stato offerto, cosa viene offerto ai nostri ragazzi, alla nostra migliore gioventù? Parole, promesse, vuoti e illusori impegni, peraltro mai mantenuti. Anche il presidente Sergio Mattarella, in Quirinale, nel suo discorso di martedì ha detto che «Troppo spesso, molti giovani debbono lasciare il nostro Paese, cercando altrove opportunità che qui tendono a rarefarsi. Occorre far sì che il nostro sia un sistema sempre più aperto, con un dialogo virtuoso tra giovani, istituzioni, sistema formativo, imprese. L’eccesso di cautela come regola ineludibile, il rifuggire da qualsivoglia margine di rischio nei finanziamenti chiude spazi all’innovazione, a iniziative che andrebbero, al contrario, incoraggiate».

Mattarella con i nuovi 26 Alfieri della Repubblica
Il presidente Sergio Mattarella con i nuovi 26 Alfieri della Repubblica, gli studenti più bravi d’Italia, insigniti del riconoscimento lo scorso 22 ottobre

«Mettere fianco a fianco, – ha detto il presidente Mattarella – come abbiamo appena fatto, i 25 nuovi Cavalieri del Lavoro con 25 giovani Alfieri rappresenta, simbolicamente, un impegno che non riguarda soltanto i singoli premiati di oggi ma deve coinvolgere tutte le componenti attive del nostro Paese». Secondo il Capo dello Stato «Occorre investire, quindi, con coraggio e intelligenza nel capitale sociale del Paese. Scuola, formazione, ricerca, sostegno alle iniziative giovanili sono fondamentali per dare vita a un nuovo ciclo virtuoso, guidare l’innovazione e creare occupazione di qualità».

Grazie, Presidente delle belle parole, ma i nostri governanti non ascoltano il suo grido d’allarme sul futuro delle nuove generazioni, come fanno finta di non sentire le istanze che provengono dai giovani calabresi, indignati, ma non rassegnati, che credono fiduciosi nella possibilità di rinnovamento e di cambiamento. Il mondo, con la Rete, è diventato molto più piccolo, non c’è più la ristrettezza della provincia o del borgo sperduto tra le montagne: c’è una connessione continua non solo di carattere telematico, ma un continuum di idee da condividere, l’esigenza di un confronto dialettico tra le varie esperienze e le singole competenze, per costruire. Ecco, la parola magica è proprio questa, “costruire”: i nostri giovani vogliono costruire il loro futuro nella terra che li ha visti nascere. Vogliono affinare le proprie competenze all’estero (e questo è giustissimo) conoscere il mondo, allargare gli orizzonti, ma amerebbero vivere una qualità della vita che, spesso, le metropoli “che non dormono mai” o perennemente attive non offrono più. Vogliono tornare, se partono per fare nuove esperienze migliorative delle proprie competenze, ed essere utili alla propria terra, per crescere insieme con i propri cari, con gli amici, con i figli che verranno, e condividere con i conterranei progetti di crescita e sviluppo. Protagonisti del futuro. Quel futuro che qualcuno pensa di poter continuare a rubare se non diremo finalmente BASTA!. (s)

 

CATANZARO: OGGI L’INCONTRO SUI GIOVANI E SUL FUTURO

17 luglio – Si svolge oggi, a Catanzaro, alle 18.30, presso il Venice Beach Club, il dibattito sul tema “Perchè i giovani non sono protagonisti del futuro?” con Andrea Reale, rappresentante degli studenti dell’Università Magna Graecia di Catanzaro.
Intervengono al dibattito Roberto Guerriero, Consigliere Comunale e Provinciale, Tullio Barni, professore ordinario dell’Università Magna Graecia e delegato per l’orientamento, e Bernard Dika, presidente del Parlamento degli Studenti della Regione Toscana e Alfiere della Repubblica.
«L’evento – ha spiegato Andrea Reale – vuole alzare il dibattito su questo tema. Partiremo dalle mobilitazioni massicce del ’68 fino ad arrivare ai giorni nostri. L’Europa divisa meno di un secolo fa, ed oggi arricchita da una generazione Erasmus, che rappresenta il simbolo di una cultura unita ed europea».
Al termine degli interventi – ha continuato il rappresentante degli studenti – ascolteremo tutte le riflessioni del pubblico che offriranno, sicuramente, spunti importanti». (rcz)