L’OPINIONE / Mimmo Nunnari: Sud, l’occasione perduta del Governo Meloni

di MIMMO NUNNARI – Condividere il progetto di Calderoli (Lega) sull’Autonomia differenziata senza che prima siano stati adeguatamente “risarciti” i territori meridionali per i secolari saccheggi subiti a favore del Nord significa obiettivamente schierarsi contro il Sud, cioè contro quel terzo abbondante del Paese storicamente lasciato ai margini della vita nazionale da tutti i Governi di tutti i colori politici.

Significa mettere il sigillo con la parola fine su una questione antica e mai risolta come quella meridionale risalente ai tempi ormai lontani del processo di unità nazionale. Perché questo sta accadendo e pochi se ne stanno rendendo conto. La questione del Sud passata senza che le sia stata prestata alcuna attenzione nel ventennio del regime fascista durante il quale il presidente del Consiglio Benito Mussolini preferì investire ingenti risorse pubbliche per colonizzare e modernizzare l’Africa sottraendole al Sud è continuata dopo anche nell’Italia libera nell’indifferenza dei Governi della Repubblica nonostante la Costituzione si ispiri ai principi di democrazia, di libertà, di eguaglianza e di pluralismo.

Ancora oggi di conseguenza il Paese con il più grande patrimonio culturale del mondo e una grande tradizione umanistica da nord a sud continua a essere considerato l’esempio più tipico quanto incomprensibile di due Stati in uno. Un’anomalia, in tutto l’Occidente democratico. Che questo ambiguo capitolo di storia italiana si stia ora chiudendo definitivamente, e nel peggiore dei modi, cioè senza un sostanziale tentativo di riequilibrio economico e sociale tra i territori, prima che diventi realtà la mascherata secessione del Nord, è un punto di non ritorno, forse non compreso nella sua importanza storica dalla politica, dai media e dagli intellettuali. Il Governo Meloni si sta cucendo addosso la pagina di storia della disintegrazione del Paese: quella che riporta l’Italia all’epoca preunitaria degli staterelli.

Chi vivrà vedrà cosa ci sarà scritto nei libri di storia fra cinquant’anni o cent’anni. Magari ci sarà scritto che ha vinto un leader che si chiamava Umberto Bossi l’uomo che sognava la secessione del Nord. Aveva la la grande occasione di passare alla storia riavvicinando il Sud al Nord, Giorgia Meloni, e l’ha persa. Accettando i disegni leghisti ha finito con l’accettare l’idea che la questione del Sud è qualcosa di immodificabile, come immodificabili di conseguenza sono le diseguaglianze territoriali. Va detto per onestà intellettuale che non è che il primo Governo di destra della storia repubblicana stia facendo peggio dei Governi del passato, rispetto al Sud; anzi, c’è chi a sinistra ha fatto molto più male inseguendo il Nord per tattica politica allo scopo di scavalcare la Lega e prendersi il merito di una rivoluzione istituzionale in senso federale: vedi l’approvazione infausta del titolo V della Costituzione che ha dato allo Stato una fisionomia più federalista. 

Ma adesso, con l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo, ci sarà una svolta sulla questione meridionale che farà definitivamente la differenza col passato. Si sancirà , in sostanza, con l’Autonomia non preceduta da un giusto riequilibrio territoriale, che l’annosa questione del Sud diventa irrisolvibile, e perciò è come se fosse inesistente. Tutto ciò sta per accadere paradossalmente con una presidente del Consiglio come Giorgia Meloni interprete di una destra nazionalista che tenderebbe nel suo progetto politico a teneri uniti gli italiani poggiando sull’idea del binomio patria e nazione.

Che nel retroscena di tutto ciò ci sia un neppure tanto nascosto patto di scambio tra reciproche convenienze [autonomia per la Lega e premierato per FdI] è la conferma che siamo sempre nell’Italia Paese dell’identità malcerta, dell’unità incompiuta, dell’astuzia machiavellica e di quel realismo politico un po’ provinciale che porta a fare ciò che conviene al di là della morale, dell’etica o del bene comune. 

Comunque vadano a finire i progetti di riforma dell’Autonomia e del premierato – e non è detto che vadano in porto – resta il fatto che il Governo Meloni perde l’occasione che sarebbe stata storica di riequilibrare  i rapporti disarmonici tra le aree arretrate e le aree avanzate del Paese e in più non tiene conto delle ragioni che avevano convinto l’Europa a concedere all’Italia l’importo più elevato del Recovery Fund tra i Paesi Ue, proprio per  riportare il Sud dell’Italia ai livelli di autosufficienza e di sviluppo degli altri territori della nazione. (mnu)

CARA GIORGIA, LA STAMPA SI È SCORDATA
DI CHIEDERLE DI MEZZOGIORNO E DI PONTE

di SANTO STRATI – Non abbiamo potuto partecipare per ragioni di salute alla conferenza stampa di fine anno (posticipata a ieri) della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e nel caso, probabilmente non avremmo avuto la fortuna di essere selezionati (per sorteggio) tra i 45 giornalisti ammessi a porre una domanda (senza diritto di replica). Ma una domanda fuori tempo massimo la formuliamo lo stesso: sul Ponte – che è l’evento clou dell’attività del Governo di quest’anno – non ha nulla da dire? Ha affidato al vicepremier Salvini l’intero onere di organizzare, pianificare, programmare e portare a termine la cerimonia di inizio lavori (luglio 2024) ma, fino ad oggi, non abbiamo mai trovato esposta a chiare lettere la sua posizione sull’Opera più colossale del Millennio. Lei è favorevole o perplessa (certo non contraria…) al Ponte? Perché non ha mai apertamente dichiarato che cosa pensa a tal proposito? Il sospetto – ce lo conceda cara Presidente – è che ci sia, sotto sotto, una furbata colossale: lasciando la patata bollente in mano a Salvini avrà la possibilità – in caso di successo – di ascriverne i meriti al Governo, in caso di flop potrà indicare nel vicepremier il responsabile del fallimento. È perfida, come considerazione, lo sappiamo, ma glielo avremmo chiesto senza alcuna indulgenza, pretendendo una posizione chiara, una risposta che dia il segnale di una precisa presa di responsabilità sulla questione Ponte dello Stretto.

Ancora, a malincuore, abbiamo dovuto osservare, nelle tre e passa ore di incontro, che nessuno dei 45 giornalisti che hanno posto altrettante domande ha trovato di qualche interesse chiederle cosa intende fare il Governo per il Mezzogiorno, soprattutto alla luce dell’entrata in vigore della Zes unica, ma in particolar modo dopo l’assurda gabella ETS che condanna i porti italiani (e in particolar modo quello di Gioia Tauro che sta mostrando segnali di grande crescita). Ma il Sud non è materia d’interesse dei giornali e i media italiani, più che altro sono impegnati a riempire di gossip le proprie colonne o gli schermi, dimenticando che «se non riparte il Mezzogiorno non riparte l’Italia».

Tant’è, ma l’unico accenno al Sud ha riguardato il grande dolore della tragedia di Steccato di Cutro. Ma in una conferenza stampa di fine anno i lettori (per mezzo dei giornali e dei giornalisti) non vogliono sapere di (pur apprezzabili) sentimenti di sofferta condivisione del dolore, bensì amerebbero capire quali sono le intenzioni di un Governo che aumenta le tasse sui pannolini e pensa che chi guadagna 20mila euro al mese sia un riccone da spennare in tasse.

No, si è parlato di futilità e tutto ciò a suo vantaggio. Con questa opposizione e gran parte della stampa italiana che chiede, con timidezza, quali sono gli obiettivi primari non ha da temere nulla: altro che spettro della crisi, a Palazzo Chigi ci starà per decenni.  (s)

Home restaurant, la delusione di Campolo nei confronti del Governo

Nel quadro della recente manovra votata alla Camera, emergono critiche e delusioni riguardo alla mancanza di attenzione verso i veri problemi del paese. Gaetano Campolo, portavoce della Categoria Home Restaurant, solleva dubbi sulla concretezza della manovra, sottolineando che sembra orientata più verso aumenti fiscali, come quelli sulle sigarette e i caselli autostradali, che verso soluzioni concrete per le sfide reali del Paese.

Una delle principali mancanze della manovra riguarda l’ignoranza della sharing economy, un settore sempre più rilevante nell’era della new economy. Campolo denuncia inoltre gli attacchi recenti della Lobby Fipe Confcommercio contro settori come l’home restaurant, un’attività che dimostra di avere un impatto positivo e crescente nell’economia.

La piattaforma Home Restaurant Hotel e altre simili stanno guadagnando sempre più rilevanza nell’ambito della Commissione Europea e dell’Antitrust, cercando di salvaguardare un settore emergente che continua ad essere sotto attacco mediatico. Questo atteggiamento critico mina la crescita del settore home restaurant, disincentivando nuove aperture e contribuendo a diffondere disinformazione.

Gaetano Campolo, parlando a nome della Categoria Home Restaurant, critica la politica per essere lontana dai reali bisogni dei cittadini. Campolo sottolinea come la politica, anziché affrontare tematiche urgenti, sembri focalizzarsi su questioni interne e sugli stipendi, sfruttando periodi di festività per sistemare questioni personali.

La Home Restaurant Hotel srl, attraverso una nota stampa, ribadisce il suo impegno nella difesa dei diritti degli oltre 1000 home restaurant iscritti in tutto il territorio italiano. Campolo fa notare che, nonostante l’articolo 41 della Costituzione italiana regolarizzi questa tipologia di attività privata tramite comunicazioni in questura, la mancanza di una legge specifica limita gli home restaurant a un reddito annuale di 5.000 euro. Un’appello viene lanciato per una regolamentazione adeguata che consenta la piena espressione del potenziale di questo settore emergente.

In conclusione, la manovra alla Camera si trova al centro di una critica costruttiva, con l’home restaurant e la sharing economy che cercano di ottenere la visibilità e il supporto necessari per prosperare in un contesto economico in continua evoluzione. (rrc)

Fondi per il carcere di Arghillà, Neri (FdI): «Compito della politica garantire la dignità di ogni individuo»

Soddisfazione del centrodestra calabrese per le attenzioni del governo centrale sulle infrastrutture regionali. Nuovo passo sull’edilizia penitenziaria: sbloccati dal Governo Meloni 21 interventi per un valore di 166 milioni.
La misura che mira alla ristrutturazione delle carceri è indirizzata anche all’istituto penitenziario di Arghillà.

Soddisfatto del risultato ottenuto il capogruppo di FdI in consiglio regionale Giuseppe Neri che, nel condividere il pensiero del deputato e sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro delle Vedove sul «sovraffollamento carcerario che si affronta con l’edilizia penitenziaria e non con i soliti provvedimenti svuota carceri a cui ci hanno abituato i Governi passati», aggiunge: «Grazie ad un lavoro certosino, sono stati sbloccati oltre 11 milioni di euro anche per la costruzione della caserma presso il carcere di Arghillà a Reggio Calabria. Occorre garantire tutele adeguate ai cittadini, ai detenuti, agli agenti di Polizia penitenziaria che, al pari di ogni lavoratore, hanno il diritto di svolgere la loro attività in condizioni di massima sicurezza. Questi fondi oltre a rimarcare l’attenzione del Governo Meloni anche verso le strutture penitenziarie, sono fondamentali per affrontare gli eventi critici e garantire ordine, legalità e sicurezza dentro le carceri».

«Il finanziamento è una boccata d’ossigeno per la casa circondariale di Arghillà – conclude il consigliere Neri – che non solo garantirà sicurezza, ma renderà migliori gli spazi detentivi e soprattutto, le condizioni di lavoro del personale della Polizia penitenziaria. Fermo restando la certezza della pena, compito della politica è garantire la dignità di ogni individuo che contiene l’essenza della condizione umana».

Aumenti di stipendio alle forze di polizia, Montuoro plaude al Governo

«Il Governo nazionale ha recepito perfettamente quelle che sono le anomalie stipendiali dei Comparti Sicurezza e Difesa, dove i servitori dello Stato in divisa percepiscono per ogni ora di lavoro straordinario meno di quello ordinario. Le interlocuzioni, avute nel corso del tempo, tra le Organizzazioni Sindacali della Polizia di Stato ed i rappresentanti del Governo, come il Premier Giorgia Meloni e il Sottosegretario Wanda Ferro, hanno fatto si recepisse concretamente l’esigenza di un rinnovo del contratto di lavoro al passo con i tempi per il Comparto Sicurezza e Difesa. Un risultato importante che deve essere rimarcato perché rende merito al prezioso e coraggioso lavoro del Comparto».

E’ quanto afferma il consigliere regionale Antonio Montuoro, appartenente alla Polizia di Stato da sempre molto vicino ai Sindacati di Polizia.

«Per tale motivo, per dare la giusta dignità ad ogni donna ed ogni uomo appartenente alle nostre Forze di Polizia, il Governo ha stanziato una somma consistente, pari a cinque miliardi di euro, per cercare di andare incontro realisticamente ai nostri professionisti della Sicurezza rispettando con loro ogni impegno preso in campagna elettorale. Questa decisione – conclude Antonio Montuoro – è espressione della credibilità in ogni articolazione governativa, come quella del nostro Sottosegretario di Stato all’Interno Wanda Ferro». (rrc)

Despar Centro-Sud aderisce al “Trimestre anti-inflazione” voluto dal Governo

Despar Centro-Sud, insieme alle altre 5 società consortili italiane riunite sotto il marchio Despar, aderisce, tramite Federdistribuzione, la federazione delle aziende della distribuzione moderna a cui è associata, al “Trimestre anti-inflazione”: l’iniziativa è promossa dal Governo con la finalità di difendere il carrello della spesa dagli effetti dell’inflazione, attraverso l’introduzione di prezzi bloccati su un paniere di prodotti di prima necessità.

Da inizio ottobre, nei negozi delle regioni del Centro-Sud in cui l’Insegna è presente, i clienti troveranno un paniere di più di 300 prodotti a marchio Despar, composto da beni di uso quotidiano e di prima necessità, che saranno sugli scaffali a prezzi bloccati fino al 31/12/2023.

Per contrastare l’inflazione, dunque, nel carrello della spesa Despar Centro-Sud punta sui propri prodotti a marchio (Mdd), vero tratto distintivo dell’offerta Despar, nei quali il cliente può trovare qualità e convenienza garantite e riconosciute da un cliente sempre più fidelizzato, come dimostrano i numeri 2023 della Mdd Despar. Ad oggi, infatti, Despar Italia ha raggiunto una quota Mdd sul totale vendite grocery pari al 22,3%, superiore a quella del mercato totale Mdd in Italia e in crescita di 1 punto rispetto all’anno precedente (fonte Nielsen, Ytd agosto).

Prosegue, dunque, l’impegno di Despar Centro-Sud per difendere il potere d’acquisto delle famiglie, mediante una politica di contenimento dei prezzi e di rinuncia ad una più alta marginalità, già attuata durante tutto il 2023.

«L’estrema incertezza sul fronte interno e internazionale, unita all’aumento considerevole dell’inflazione che ha determinato un rialzo dei prezzi sui beni alimentari – ha spiegato Pippo Cannillo, presidente e amministratore delegato di Despar Centro-Sud – non hanno scalfito i nostri piani e la credibilità nei confronti dei consumatori. L’adesione di Despar al trimestre anti-inflazione rappresenta per la nostra insegna una scelta di responsabilità e di tutela nei confronti dei consumatori e del loro potere d’acquisto». (rrm)

Tutti i casi che agitano il governo di Giorgia Meloni

di GREGORIO CORIGLIANO – Non c’è due senza tre, si diceva una volta. E se andassimo oltre? Non c’è tre senza quattro od anche non c’è quattro senza cinque? Chi dovrebbe accorgersene fa finta di niente, purtroppo. E per quanto tempo ancora. Proviamo a ricordarlo a noi stessi e quindi agli altri. Quello che scoppia per primo è il caso Santanchè. Indagata, la ministra del turismo, a Milano, dallo scorso autunno con le accuse di bancarotta e di falso in bilancio, nell’ambito della gestione di alcune sue società, che evidentemente, coinvolgono altre persone, per sua stessa ammissione. Prima grana giudiziaria del governo Meloni.

Si passa poi al caso Del Mastro, il sottosegretario alla giustizia, per il quale il Gip di Roma ha chiesto, com’è abbondantemente noto, l’imputazione coatta perché accusato di rivelazione di segreti d’ufficio nel caso Cospito. Il terzo caso, quello c.d. Larussa. Sappiamo tutti che c’è un’indagine contro il figlio ventenne di Ignazio Larussa, presidente del Senato. Ignazio Apache Larussa è stato accusato da una sua coetanea, compagna di scuola, di violenza sessuale. Il padre, da buon genitore, senza riflettere molto, salvo poi pentirsene, ha difeso il figlio, “assolvendolo”! Tre casi che, in altri tempi, avrebbero fatto pensare alle dimissioni dagli incarichi istituzionali e di governo degli interessati.

Non solo perché quando si hanno responsabilità come le loro si debba essere come “la moglie di Cesare”, com’è giusto che sia, ma anche per dar loro, si diceva un tempo, la possibilità di difendersi. Anche perché, ogni giorno che passa, si aggiungono altri particolari che non favoriscono coloro i quali hanno “problemi” con la giustizia. Si è fatto l’esempio del ministro Piccioni che vide coinvolto negli anni 50, il proprio figlio, nello storico delitto di Wilma Montesi. Solo i più giovani non hanno memoria di quel fatto di cronaca, che col delitto Fenaroli, occupò per lungo tempo le cronache dei giornali. E poi? Poi c’è da tener conto che in questi ultimi mesi ci sono una serie di iniziative che non aiutano maggioranza e governo. Dodici condoni che potrebbero diventare tredici. La modifica del codice degli appalti che elimina il sistema dei controlli, l’eliminazione del monitoraggio della Corte dei Conti, l’innalzamento del tetto del contante, lo stop alle intercettazioni telefoniche anche per gravi reati.

Insomma non tutto va per il verso giusto, come dovrebbe, anche se si ha la stragrande maggioranza in Parlamento, anche per esclusiva colpa di quel Pd, che Elly Schlein, sta tentando di rilanciare. E’ ancora presto per vederne i frutti. E che dire del ministro Sangiuliano che al premio Strega è rimasto vittima di sue dichiarazioni, come lo stesso sottosegretario alla cultura, Sgarbi,noto per la sua effervescenza e simpatia, che si è reso responsabile, al Maxxi, di discorsi sessisti e ingiustificati? E perché Mattarella ha invitato il governo a combattere le zone grigie della complicità con la stessa fermezza con cui si contrasta l’illegalità?

Ed il tentativo di Nordio di cancellare il concorso esterno in associazione mafiosa, bloccato dalla presidente del Consiglio, almeno fino ad ora? E la guerra guerreggiata con i magistrati? Non si può delegittimare la magistratura, addirittura da parte del governo. Bisogna aspettare le elezioni europee oppure far passare il caldo atroce di queste giornate di luglio per avere un sussulto di impegno? I sondaggi non dicono, almeno fini ad oggi, granchè, anche perché siamo alle prese con l’acquisto di nuovi condizionatori e alla ricerca, come diceva il grande Vittorio Zucconi, del lato fresco del cuscino. E comunque, padre Cristoforo docet. «Giorno verrà…»! (gc)

Il Presidente Mancuso contro le bufale sulle infrastrutture in Calabria

Interviene con decisione il Presidente del Consiglio Rìregionale Filippo Mancuso contro le troppe bufale che riguardano le nuovo infrastrutture in Calabria e le polemiche sul “presunto” disimpegno del Governo Meloni nei riguardi del Sud.

«Nessuna opera – ha dichiarato Mancuso – subirà cancellazioni o diminuzioni finanziarie.  Non al Nord e neppure al Sud dove, contrariamente alle fake news messe in circolazione, tutto procede come da cronoprogramma. Si sta mettendo mano ad infrastrutture ferme da decenni e l’impegno per il Ponte dello Stretto è ormai uscito dalle nebbie in cui era stato cacciato, per diventare un progetto concreto e reale. Il Governo e il ministro Salvini stanno ridando al Paese e soprattutto al Sud il diritto al futuro che finora gli era stato negato. Occorre però fare attenzione alle ‘bufale’ propalate, anche perché sui territori c’è sempre chi, per emulazione o confusione mentale, è pronto a fomentare il linguaggio dell’odio e dell’intolleranza. E si  lascia andare a battute indegne di un Paese civile e irrispettose della volontà dell’elettorato.

«Penso – sottolinea il presidente Mancuso – ai due consiglieri comunali di Catanzaro, Palaia e Buccolieri che, partendo dalla ‘bufala’ della decurtazione dei finanziamenti al Sud, definiscono la Lega una vergogna. A prescindere dal merito della questione,  ai due esemplari del neotrasformismo catanzarese (proprio di recente il sindaco della città ha mutato il Dna della sua maggioranza includendo elementi di centro e transfughi del centrodestra) occorrerebbe impartire qualche basilare lezione di democrazia. Tra l’altro ricordando ai due smemorati (e all’eventuale mandante) che senza l’apporto, finanziario e di idee della Regione, del sottoscritto e dunque della Lega, dopo un anno di fallimentare governo del capoluogo della Calabria, la città sarebbe totalmente allo sbando». (rcs)

LA NUOVA EMIGRAZIONE DAL SUD AL NORD
È ANCHE FAVORITA DAL GOVERNO MELONI?

di MASSIMO MASTRUZZO – Avevo già scritto di come fosse forte il sospetto che favorire l’emigrazione dei giovani da Sud verso Nord fosse il reale motivo di tale astio di questo governo verso il RdC, uno strumento che volente o nolente, e con tutti i suoi difetti da correggere, dalla sua comparsa aveva dato la possibilità di una scelta: restare (o meglio resistere) o emigrare. Opzione che i cittadini del Sud-Italia non hanno mai avuto il privilegio di avere. Mentre sarebbe bastato offrire le stesse opportunità, e soprattutto lo stesso diritto di accesso al lavoro in tutta Italia, per ridurre notevolmente la platea di accesso al RdC.

Diceva Agatha Christie: «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova»
Indizio n.1: Il Pnrr, ottenuto per eliminare le diseguaglianze territoriali, di giorno in giorno viene sempre più dirottato dal Sud verso l’industria del Nord Italia. La prova più recente sono i 16 miliardi che il ministro Raffaele Fitto ha spostato dai Comuni alle grandi imprese del Nord Italia.
Indizio n.2: Hanno fatto saltare il progetto per la costruzione di 2.190 asili nido per 264 mila bambini. Un diritto essenziale negato, oltre che un danno per tantissime mamme lavoratrici al Sud e un’opportunità di lavoro mancata per insegnanti, personale scolastico e addetti ai trasporti.
Indizio n.3: A Milano inaugurano le linee metro più veloci d’Europa, mentre in Basilicata chiude ogni tipo di trasporto su rotaia, il nuovo treno “veloce” Bari-Napoli è più lento di quello vecchio e in Sicilia per andare da Siracusa e Trapani (266 chilometri) si impiegano 11 ore e 21 minuti.

Basterebbero questi tre indizi per avvalorare la prova che (ri)sbloccare l’emigrazione dei giovani da Sud verso Nord sembra essere l’assurdo progetto del governo Meloni, ma la prova decisiva (non me ne vogliano Lee Child e Tom Cruise) è rappresentata dagli incentivi in partenza necessari per assumere giovani Neet, cioè ragazzi entro i 29 anni che non studiano e non lavorano.

Disoccupati al sud, soldi al nord
Neet (Not in Education, Employment or Training) è l’Indicatore atto a individuare la quota di popolazione di età compresa tra i 15 e i 29 anni che non è né occupata né inserita in un percorso di istruzione o di formazione.
Il problema è che in Italia sono oltre 3 milioni, un quarto del totale e nessuno nell’Unione europea ne ha così tanti: lo ha ricordato anche il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco nella sua relazione annuale. «Se ne deve tener conto nel ridefinire le priorità per lo sviluppo economico e sociale…».

Il numero di coloro che non studiano e non lavorano cambia però notevolmente anche in base all’area geografica di riferimento.

Nel Nord Italia, infatti, la percentuale rilevata dall’Istat è del 20% del Nord-Ovest e del 18% del Nord-Est, nel Centro del 23% e nel Sud Italia si tocca il 39%. Una disparità fortissima che dovrebbe far preoccupare.

Neet un fenomeno che nel sud Italia coinvolge più di un giovane su quattro
L’enorme incongruenza è che il riparto fra le regioni ignora i fabbisogni e orienta ingiustificatamente i fondi dove il fenomeno è meno grave: In Veneto dove l’incidenza dei Neet è del 13% sono disponibili 8 milioni. Alla Campania, che ha più abitanti e una incidenza dei Neet del 27%, toccano 7,5 milioni. In Sicilia, dove la quota Neet arriva al 30%, appena 5 milioni. A fronte di questi dati appare facile pensare male: possibile che l’obiettivo di Meloni Salvini e Tajani sia (ri)favorire l’emigrazione dei giovani da Sud verso Nord? (mm)

(Massimo Mastruzzo è componente del Direttivo Nazionale Met – Movimento Equità Territoriale)

Lotta alla criminalità, l’assessore Pietropaolo plaude al lavoro del governo Meloni

«Sul contrasto alle mafie il governo Meloni ha messo in campo un impegno senza precedenti: dalla difesa dell’ergastolo ostativo e del carcere duro per i boss, alla messa in sicurezza delle norme sulle intercettazioni nei delitti di criminalità organizzata dopo la sentenza della Cassazione che metteva a rischio tantissimi processi in corso, il potenziamento dell’attività volta all’assegnazione dei beni confiscati, aumentata del 79 per cento. Basta quindi con le fake news come quelle espresse dal responsabile di Libera, secondo cui ci sarebbe un depotenziamento della lotta alla mafia da parte del governo».

È quanto afferma l’assessore ai Beni confiscati della Regione Calabria, Filippo Pietropaolo, che aggiunge: «Quanto alle risorse destinate ai beni confiscati, è forse opportuno chiarire per l’ennesima volta – dopo i chiarimenti del ministro Raffaele Fitto e del sottosegretario all’Interno con delega ai beni confiscati Wanda Ferro – che non c’è alcun definanziamento, ma è prevista la sostituzione delle fonti di finanziamento, spostandole sulle politiche di coesione, proprio per salvare e consentire l’effettiva realizzazione dei progetti inseriti nel Pnrr. I precedenti governi avevano infatti inserito progetti che prevedevano un’aggiudicazione anticipata a giugno 2023, quando siamo già ad agosto: tempi del tutto incompatibili con le rigide ed intransigenti regole di rendicontazione del Pnrr. Al di là delle polemiche false e strumentali, il governo ha quindi salvato questi progetti, scongiurandone l’inevitabile definanziamento». (rcz)