QUALITÀ DELLA VITA, CROTONE È ULTIMA
L’AMARO RECORD DI DOVE SI VIVE PEGGIO

È veramente triste, quanto desolante, vedere come Crotone, culla millenaria di cultura, sia il fanalino di coda, per il secondo anno consecutivo, nell’indagine de Il Sole 24 Ore sulla qualità della vita in Italia. Si è posizionata al 107esimo posto, l’ultimo.

Un quadro, quello emerso dal rapporto, che delinea un declino della città che, purtroppo, registra il primato per gli incendi, con un indice del 70,9%, per i tentativi di omicidi e un quarto posto per i reati di associazione mafiosa, oltre che risultati negativi per quanto riguarda ambiente e servizi e cultura e tempo libero.

Ma non è solo Crotone a registrare dati negativi: Cosenza si piazza all’88° posto perdendo due posizioni rispetto al 2020; Catanzaro, al contrario, ne recupera sei di posizioni dall’anno scorso, accasandosi al 96°; segue Reggio Calabria che scende al 101°, -6 rispetto al 2020; e poi Vibo Valentia non lontana da Crotone con un 104° posto stabile in confronto all’anno precedente.

E nemmeno il Mezzogiorno, nel complesso, è messo bene: su novanta indicatori le ultime posizioni sono popolate in ben 57 casi da province del Sud o delle Isole.

Per quanto riguarda la qualità della vita dei Giovani, i dati raccolti posizionano Catanzaro al 52° posto, al 66° Reggio Calabria, al 78° Vibo Valentia, al 93° Cosenza e, sempre in coda, Crotone al 98°. Per quanto riguarda i laureati e altri titoli terziani, nella fascia 25-29 anno, Cosenza è al 56° posto, seguita da Vibo 99°, 100° Reggio Calabria e Crotonr al 107°.

Drammatico, invece, il lato della disoccupazione giovanile, dove Crotone è in testa, con 59,4 punti), seguita da Vibo Valentia (46,8), Cosenza ( 41,5), Catanzaro (38,4) e Reggio Calabria, (31,4).

Il sindaco di Crotone, Vincenzo Voce, spiegando che «paghiamo una atavica carenza di infrastrutture logistiche», auspica che «con il Pnrr e con i Contratti Istituzionali di Sviluppo, su cui stiamo lavorando incessantemente, possa cambiare».

A commentare la classifica de Il Sole 24 Ore, il presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso, che ha sottolineato come si tratta di «un dato allarmante che deve far riflettere».

«La fragilità del welfare – ha proseguito – dei servizi pubblici e dei livelli di prestazione essenziali, l’esiguità dell’offerta culturale, la percentuale da capogiro di disoccupazione e la drammatica fuga dei giovani dal Mezzogiorno che incide sul Pil e sull’andamento demografico, chiedono alle Istituzioni e alle classi dirigenti del Paese un supplemento di responsabilità».

«La mole dei dati forniti dal “Sole 24 Ore” – ha concluso – passati al setaccio di strumenti ben sperimentati per la misurazione del benessere, suggeriscono di accelerare nell’utilizzo degli 82 miliardi del Pnrr e delle altre risorse comunitarie destinate al Sud, se vogliamo ricostruire l’economia nazionale e abbattere il divario territoriale, di genere e generazionale Nord-Sud». (rrm)

Ferrara (Unindustria Calabria): Serve fronte comune per Recovery Fund e Programmazione comunitaria

In una nota pubblicata sull’inserto Sud de Il Sole 24 ore, il presidente di Unindustria CalabriaAldo Ferrara, ha provato a indicare la strada della ripresa e punta sul completamento delle infrastrutture materiali ed immateriali per aprire una nuova stagione di sviluppo.

«Abbiamo due grandi temi su quali confrontarci per immaginare un percorso di crescita condiviso: il Recovery Fund e la Programmazione Comunitaria 2021-2027» si legge nella nota del presidente Ferrara, che ha invitato a «fare fronte comune».

«La Calabria – si legge ancora – dovrà capitalizzare le risorse che arriveranno dal Recovery Fund per colmare il gap infrastrutturale che penalizza e marginalizza, da troppi anni, la nostra regione. Intanto, è opportuno sottolineare che, dallo scorso mese di dicembre, con l’arrivo al Porto di Gioia Tauro del primo treno carico di container proveniente dall’interporto di Nola, è entrato in servizio il gateway ferroviario affidato in concessione a Medcenter Container Terminal».

«A questo punto – continua la nota – diventa fondamentale che il collegamento dell’Alta Velocità arrivi fino a Reggio Calabria, tappa strategica lungo il corridoio V. Così come va potenziato l’intero asse tirrenico con il completamento della linea ferroviaria, della Statale Jonica 106 e della strada statale 682 Jonio-Tirreno che collega la costa tirrenico con quella ionica». Insieme a queste, il presidente Ferrara indica, tra le priorità, anche l’ampliamento l’Aeroporto di Lamezia Terme e sottolinea quanto, oggi, «siamo importanti i collegamenti virtuali e una connessione veloce in tutta la nostra Regione».

«Come Unindustria – ha proseguito – siamo convinti che l’infrastrutturazione della Calabria sia un prerequisito fondamentale per capitalizzare le risorse previste dalla nuova programmazione comunitaria che dovranno sostenere lo sviluppo e la crescita, anche internazionale, delle nostre Pmi».

Ferrara, poi, per superare l’attuale situazione di sofferenza legata all’emergenza covid e gettare le basi per la ripresa, punta sul protocollo d’intesa firmato con la Regione Calabria, i cui «punti di forza nella liquidità da immettere nel tessuto produttivo, nella capacità di attrazione degli investimenti, nell’innovazione e nell’internazionalizzazione, oltre ad una serie di altre misure che nel tempo hanno già prodotto importanti risultati, come il prestito d’onore e gli altri strumenti a sostegno dell’imprenditoria femminile e di quella giovanile».

La prima misura messa in campo è lo sportello Fondo Calabria Competitiva, a valere sull’Azione 3.2.1. Por Calabria Fesr-Fse 2014/2020. Questa misura, con una dotazione iniziale di 40 milioni di euro, prevede la concessione di finanziamenti rimborsabili a tasso agevolato attraverso la piattaforma informatica resa disponibile da Fincalabra e rappresenta un provvedimento indispensabile per contrastare efficacemente, con una immediata immissione di liquidità nel sistema industriale, gli effetti negativi derivanti dall’emergenza epidemiologica e garantire, salvaguardando i livelli occupazionali, la continuità dell’attività economica delle imprese.

«Si tratta di una misura fondamentale per arginare gli effetti della crisi, ma ora – ha precisato Ferrara – bisogna anche iniziare a guardare in prospettiva, favorendo nuovi investimenti. Perché, se è vero che è ripresa l’emigrazione dei giovani, è altrettanto vero che la maggior parte delle nostre migliori intelligenze, costrette a lasciare la Calabria per lavorare, resterebbero nella loro terra se ci fossero prospettive interessanti, se fosse davvero possibile avviare un’attività autonoma. La nuova programmazione comunitaria offre, in questo senso, diverse opportunità da cogliere al volo. Le infrastrutture digitali richiedono anche nuove competenze, profili professionali di qualità: il capitale umano è fondamentale per rendere finalmente competitiva la nostra Regione. Ma il processo di digitalizzazione è una sfida che deve interessare anche la pubblica amministrazione: il mondo imprenditoriale ha bisogno di istituzioni veloci e snelle».

«La burocrazia – ha aggiunto – non può più rappresentare un ostacolo allo sviluppo, serve un cambio di marcia».

«Occorre aprirsi al digitale, ai nuovi metodi di produzione contemplati da Industria 4.0» ha precisato Ferrara, che guarda con attenzione anche all’edilizia: «Il rilancio delle costruzioni passa dalla nuova misura del Superbonus 110% per la cui concreta operatività chiederemo alla Regione l’attivazione di un fondo rotativo di liquidità che possa finanziare gli stati di avanzamento e, quindi, sostenere nuovi interventi di messa in sicurezza e rigenerazione urbana».

Fondamentale anche la partita che riguarda le Zes, le zone economiche sociali. «Si tratta di aree industriali di competenza del Corap, un ente pubblico economico attualmente in liquidazione. Le Zes possano rappresentare una grande occasione per modernizzare le nostre aree industriali e favorire nuovi insediamenti, ma occorre rendere appetibile questa misura. Come Unindustria – continua la nota – auspichiamo il rafforzamento degli strumenti di incentivazione per chi investe, sia attraverso mutui a tasso agevolato che misure ad hoc per la formazione e il reclutamento di nuovi lavoratori. Una volta pronto il quadro di strumenti e incentivi a disposizione, dovremo essere bravi a promuovere le nostre aree su mercati nazionali e internazionali in modo da attrarre nuovi investitori anche oltre i confini nazionali».

«Abbiamo davanti – ha concluso il presidente di Unindustria Calabria – un lavoro importante, da organizzare e portare a termine nei prossimi dieci anni. Il nostro auspicio – conclude – è che ci sia piena condivisione e massima collaborazione tra tutti i soggetti in campo, lungo un percorso di crescita proiettato nel medio-lungo termine che può davvero aprire una nuova stagione per la nostra Calabria». (rrm)

 

CALABRIA ANCORA NON BACIATA DAL ‘SOLE’
CROTONE MAGLIA NERA, È ULTIMA IN LISTA

Di male in peggio. Se l’indagine di Italia Oggi sulla qualità della vita ci aveva restituito l’immagine di una Calabria in netto declino, l’inchiesta – ancora più prestigiosa – de Il Sole 24 Ore offre un quadro assolutamente devastante delle Città e delle province calabresi. Se si esclude la buona performance di Cosenza, che si piazza all’86° posto con un balzo di 10 posizioni, le altre quattro “sorelle” si adagiano pericolosamente in fondo alla classifica. Reggio Calabria perde 4 posizioni e si attesta al 95° posto, mentre Catanzaro, Vibo Valentia e Crotone sono sotto la centesima posizione. Una débacle, una Waterloo che dovrebbe fare arrossire di vergogna tutta la classe dirigente della Calabria, dai parlamentari ai consiglieri regionali, dai presidenti delle Province ai sindaci, dagli operatori economici al sistema del credito.

Le Città calabresi guardano con il binocolo la capolista Bologna e quasi tutta l’Emilia che guadagna il podio nell’anno più difficile, dimostrando grande capacità di resilienza e di adattamento anche alla crisi.

Di contro, le posizioni di retroguardia delle Città calabresi ne mettono a nudo tutta l’incapacità di fronteggiare le emergenze. Si può dire che il Covid ha accentuato in maniera drammatica e devastante la già pesante crisi delle comunità urbane della Calabria.

Praticamente in tutti gli “indicatori” presi in considerazione dai ricercatori le calabresi si piazzano agli ultimi posti. Fa davvero impressione la “maglia nera” di Crotone, ultima tra le ultime, nonostante le grandi potenzialità della Città di Pitagora.

C’è insomma molto da riflettere, soprattutto da parte delle forze politiche che si accingono ad affrontarsi nell’imminente campagna elettorale per la Regione. Quali programmi e quali ricette intendono proporre per combattere un declino che sembra inarrestabile ? Leggano con attenzione i capi dei partiti i dati dell’indagine de Il Sole 24 Ore prima di avventurarsi nella sola ricerca dei candidati alla Presidenza, evitando ogni approfondimento di una crisi che appare senza ritorno. (rds)

I MEDIA PARLANO TANTO DELLA CALABRIA
MA NON È PIÚ SOLAMENTE CRONACA NERA

 

di SANTO STRATI – Scrive Il Sole 24 Ore: «Non si è mai sentito parlare tanto di Calabria come quest’anno». Se lo dice l’autorevole quotidiano degli industriali italiani c’è da crederci. E, in realtà, è proprio vero: la Calabria, finalmente, è protagonista delle pagine dei giornali e dei servizi televisivi non per delitti di mafia o arresti eccellenti, bensì per le sue spettacolari bellezze, le sue caratteristiche che la prefigurano come California d’Europa, i suoi incantevoli paesaggi e, soprattutto, la sua gente. La gente di Calabria accogliente, vitale, generosa e premurosa col forestiero come se fosse un parente lontano cui non si deve far mancare nulla.

Cos’è successo?  È un miracolo? Bé, non esageriamo, anche se questa – ricordiamolo – è terra di santi e mistiche e dovunque si vada c’è uno straordinario senso di fede che in molti ci invidiano. La verità è un’altra: sono gli effetti mediatici della campagna “involontaria” della presidente Jole (non ci crediamo nemmeno un po’ che non volesse attrarre l’attenzione con le sue prese di posizione contro il Governo nell’emergenza covid) e della anti-campagna di Klaus Davi che ha fatto arrabbiare il governatore del Veneto Zaia. Davi è un istrionico negromante della comunicazione: trasforma l’acqua in vino, l’acqua in (finto) oro e conosce bene il suo mestiere, tanto da essersi persino inventato da solo il termine che lo contraddistingue nelle sue continue apparizioni televisive e mediatiche: massmediologo. Che significa? È uno che capisce di mass media e, da questo punto di vista, non  ha competitor in autorevolezza e ingegno. Vorremmo solo ricordare che San Luca è stato per anni un luogo senza amministrazione comunale, perché non c’erano candidati, non si presentava mai nessuno alle elezioni. Davi, lo scorso anno, con uno dei suoi soliti colpi di teatro ha portato il caso di San Luca alla ribalta delle cronache nazionali semplicemente mettendoci la faccia: ha messo in gioco la sua persona e ha gridato ai quattro venti che si candidava a  sindaco del piccolo comune aspromontano noto più per i suoi trascorsi mafiosi che per aver dato i natali al nostro grande Corrado Alvaro. Klaus Davi si è di innamorato San Luca e della calabria e ora, provocatoriamente (ma con molta serietà), ha lanciato la sua candidatura a sindaco di Reggio. Non per fare il primo cittadino (anche se – crediamo – sarebbe molto più in gamba di tanti politici che cercheranno di lusingare gli elettori di Reggio e della sua MetroCity), ma per far emergere le tante contraddizioni di una città che ha moltissime risorse e non le sa sfruttare né utilizzare. E siatene certi che riuscirà a montare il brand Reggio senza far cacciare un centesimo alle istituzioni. La Calabria dovrebbe fargli un monumento…

Dicevamo del ritorno d’immagine che le tante finte polemiche hanno provato. Il Sole 24 Ore ha scritto, con un bellissimo e obiettivo servizio di Sara Magro, più di quanto qualsiasi campagna pubblicitaria (costosissima) avrebbe potuto raccontare. «La regione – si legge sul quotidiano –  ha molto da offrire soprattutto quest’anno: tre parchi nazionali (Sila, Aspromonte e Pollino), 14 litorali Bandiere Blu e sei borghi  Bandiere Arancioni, una rete di sentieri, tra cui il nuovo Cammino Basiliano che collega nord e sud per 1040 km in 44 tappe tra monasteri, masserie e una natura integra». Qualcuno obietterà, ma sono le cose che calabria.live – questo giornale – ripete dal primo giorno; grazie, ma volete mettere leggere su un quotidiano autorevole come il Sole questa che è musica per le orecchie del viaggiatore in cerca di novità?

L’analisi della Magro è acuta e da apprezzare: «Mentre altre regioni del Sud, più forti nella comunicazione e nell’ospitalità, godevano di un boom turistico internazionale e ricco, la Calabria restava nell’ombra, a parte le località di moda sul mare. Poche strutture, e una reputazione non proprio impeccabile. Intanto, nel 2016, dopo cinquant’anni, l’autostrada Salerno-Reggio Calabria è stata dichiarata finita, facilitando il collegamento con il resto d’Italia: 443 km tra filari di oleandri in fiore, e senza pedaggio. È come se la regione si fosse improvvisamente liberata di un oblio che non meritava, presentandosi ancora vergine a conquistare l’amore di viaggiatori curiosi. È una terra da scoprire, ideale per una vacanza on the road, con strade statali e provinciali interne che portano a luoghi al limite dell’esotico: mari e monti, campagna e colline».

La giornalista si vede che ha girato e annotato, al contrario di tanti blogger che scrivono di libri che non hanno letto o leggeranno mai, di posti che non conoscono e di località di vacanza che non saprebbero nemmeno individuare su una cartina geografica (anche se oggi c’è Google Maps). Siamo particolarmente felici di leggere il racconto una Calabria che ci appartiene e – speriamo – sappia attrarre l’interesse del viaggiatore: «Partiamo dalla costa – scrive Sara Magro sul Sole – . Ottocento km divisi tra due mari, completamente diversi: a ovest il Tirreno, rocce e acque blu, vista sulle Eolie; a est lo Ionio, litorali di sabbia e acque color smeraldo. Di qui Tropea e Capo Vaticano, con gli hotel chic e la mondanità; di lì, Riace, Soverato, Isola di Capo Rizzuto, dove l’Art Praia Resort, con ristorante stellato, è la prova di un turismo di lusso possibile. Poi, una sfilata di villaggi, ognuno con il suo perché: Diamante, con più di 300 murales; Cetraro Marina per il mercato del pesce e la vista sulle Eolie; l’Isola di Dino, nei cui fondali si nuota tra stelle e cavallucci marini; Scolacium, con il Parco Archeologico che dal 7 al 28 agosto ospita il festival di danza, musica e arte “Armonie d’arte”. Dalla costa mondana, si raggiungono velocemente i paesaggi arcaici della Sila, ultimo tratto di Appennino, Parco Nazionale dal 1997. Si viaggia tra una distesa di colline, dove pascolano capre e pecore: “Senza esagerare, non si incontra nessuno per chilometri, a parte qualche capra e qualche gregge”, dice Carla Pacelli, proprietaria con la famiglia dell’azienda agricola Tenute Pacelli, a Malvito, che produce vino biologico e offre ospitalità. “La natura è generosa e intatta, solitaria e meditativa. Si incontrano borghi minuscoli ma di grande personalità, come Carfizzi, un paese di 560 abitanti dove si parla albanese; Guardia Piemontese con le terme; Zagaris, circondato dai boschi, dove si respira l’aria più pulita d’Europa”. Secondo uno studio finanziato dall’Unione Europea, in località Trivolo, a 1800 metri, l’inquinamento è vicino allo zero, meno del Polo Nord. Al concorso di bellezza vince invece San Nicola Arcella, arroccato su una collina che guarda verso il mare. “In inverno è il deserto dei Tartari, ma tra luglio e settembre lo scrittore cosentino Michele D’Ignazio apre la sua locanda culturale Il Vicolo, e ogni sera prepara un aperitivo suggestivo: cuscini sparsi sui gradini della piazza, candele accese, cibi e vini di piccoli produttori dei dintorni, dalle olive al famoso cedro della Riviera”.

«La Sila è anche un luogo di innovazione agricola e femminile. “Ci sono storie affascinanti”, racconta Carla, perlustratrice esperta delle eccellenze gastronomiche locali. “La biologa Maria Procopio ha aperto il piccolo caseificio Santanna, dove sperimenta nuove stagionature con il latte delicato e poco grasso delle sue capre Saanen. Marianna Costanzo alleva quaglie e galline, coltiva frutti di bosco, gelsi e ortaggi dai semi antichi, tra cui qualità rare di pomodori“. Nel suo agriturismo – Le delizie di Marianna – si fa la spesa e si pranza: cucina super genuina, tutto fatto in casa”. Invece, Francesca e Cristina Cofone, dopo la laurea, hanno scelto di portare avanti l’azienda di famiglia ad Acri, seguendo valori antichi ma attualissimi: conversione all’agricoltura sostenibile, allevamento di mucche e altri animali allo stato semi-brado, puntando sul loro benessere, produzione di cacio cavallo, mozzarella e altri formaggi a latte crudo».

Scusate la lunga citazione, ma ci ha affascinato e così pensiamo capiterà a migliaia di lettori. Non c’è bisogno di una comunicazione “emozionale” come dice la presidente Jole Santelli che ha affidato – con strascico di polemiche – a Gabriele Muccino il compito di esprimerla in pochi minuti di un corto-film, basta osservare, guardare, riferire. Qualche settimana fa il TG5 ha dedicato un fantastico servizio a Tropea, altri ne verranno dai tanti media che finalmente si sono dimenticati della Calabria cruenta di Anime nere (del nostro magnifico Gioacchino Criaco) e stanno scoprendo angoli di paradiso in una regione dove anche geneticamente il covid è tenuto a distanza.

I migliori testimonial, non dimentichiamolo, sono i forestieri che scoprono per la prima volta la nostra terra, ma non sono da meno i cosiddetti turisti di ritorno, i calabresi e i figli dei figli di calabresi, che vengono a conoscere i luoghi d’origine di genitori e nonni. Sembra persino inutile ribadire che restano incantati. E allora alimentiamo questo trend di comunicazione: la regione offra buoni benzina, organizzi tour gratuiti di vigne e cantine, di siti archeologici e musei. Non  basterà il tempo ai nostri ospiti, meglio così, avranno voglia e desiderio di ritornare, possibilmente con affetti, amici, familiari. È questa la Calabria che vogliamo, quella che ci appartiene, e che ci rende orgogliosi della nostra calabresità. (s)

Al Summergame del Sole 24 Ore, Tropea è la meta più votata dai vacanzieri

Il Summergame 24 è un’iniziativa del Sole 24 Ore con cui quest’estate ha messo in pagina un ideale derby tra mete di mare e di montagna chiedendo ai lettori-vacanzieri di individuare tra le 18 località suggerite la propria preferenza. Se la montagna batte il mare 5 a 4, come località marina trionfa Tropea con il 72,8% di gradimento. Al gioco è stato abbinato un concorso fotografico e tra i primi tre l’immagine di Tropea realizzata da Maria Vittoria Mannacio Soderini ha ricevuto la menzione della redazione come migliore foto.

Tropea (foto di Maria Vittoria Mannacio Soderini)
La foto di Tropea di Maria Vittoria Mannacio Soderini che ha vinto il contest del Sole 24 Ore

Così scrive della cittadina tirrenica che ha vinto il Summergame tra le località di mare Il Sole 24 Ore sul suo sito: «Protetta dal monte Poro alle spalle e dallo strapiombo sul mare, Tropea è uno dei posti più affascinanti della costa tirrenica. Oggi la città calabra è una meta turistica internazionale. Tra il 2011 e il 2018, gli arrivi sono raddoppiati: in forte aumento i visitatori stranieri, soprattutto dalla Russia e dagli Stati Uniti».

L’articolo di Giuseppe Chiellino su Tropea è apparso il 13 settembre scorso. «Allo spuntare del giorno scorsi la città, appollaiata su una roccia a picco proprio sopra le nostre teste. ..una piattaforma elevata e dominata da alte montagne… una terrazza molto ben coltivata e fertile. Abbondanti acque bagnano i bei giardini di aranci e di limoni da cui gli abitanti estraggono delle essenze che essi stessi portano in Francia insieme a delle coperte di cotone da loro coltivato e tessuto: industrie e attività molto rare nel Regno». Il cuore di Tropea – scrive Chiellino – appare ancora così, come la descrive Dominique Vivant Denon, scrittore e antiquario francese vissuto a cavallo tra il ‘700 e l’800, nel Voyage pittoresque dell’abate del Saint-Non nel Regno di Napoli e di Sicilia pubblicato alla fine del XVIII secolo, un classico dell’epopea del Grand Tour dei viaggiatori stranieri in Italia». (rrm)

(vedi l’articolo del Sole24Ore)

 

Il Sole 24 Ore e il bergamotto milionario (di Reggio Calabria)

Molto bello l’articolo pubblicato domenica 28 sul Sole 24 Ore, a firma di Donata Marrazzo, dedicato al Bergamotto (di Reggio Calabria), peccato che la sua denominazione originale “bergamotto di Reggio Calabria” non riesca mai ad entrare nella testa di giornalisti, food influencer e specialisti. Non è bergamotto di Calabria, ma di Reggio Calabria. E non è questione di poco conto: è  una specificità unica (diffidare delle imitazioni!), ma tutti quelli che ci scrivono sopra trascurano di indicare l’esatta denominazione d’origine protetta, conquistata nel 2001, dopo una lunga battaglia sul nome completo. Battaglia che viene ancora oggi condotta senza tregua dallo storico prof. Pasquale Amato (al Bergamotto di Reggio Calabria ha dedicato diverse pubblicazioni) che insiste in una quasi solitaria sfida contro chi dimentica di aggiungere l’area geografica protetta del bergamotto (di Reggio Calabria) e merita l’ammirazione non solo dei reggini per la sua candida (e giusta) ostinazione. «C’è la cipolla di Tropea, il caciocavallo di Ciminà, la nduja di Spilinga, solo per citarne alcuni. – fa notare il prof. Amato – Perché solo del Bergamotto si omette la provenienza (protetta)?». Già, perché?

Comunque, va ringraziata la giornalista Marrazzo per il suo apprezzabilissimo servizio che illustra le proprietà nutraceutiche positive sul livello del colesterolo cattivo e sulla glicemia e dà ampio spazio a un vero ambasciatore del Bergamotto di Reggio Calabria, lo chef Filippo Cogliandro, e ad altri due chef Francesco Mazzei, celebrity chef calabrese di Cerchiara, con base a Londra, e Luca Abbruzzino chef emergente di Catanzaro (una stella Michelin) che del bergamotto (di Reggio Calabria!) hanno fatto un ingrediente immancabile nella propria cucina.

«Da qualche anno – scrive la Marrazzo – è facile reperirlo nei mercati generali del centro nord (commercializzato da Citrus) e nei reparti dei principali supermercati. In cucina è un tormentone…», e poi specifica l’uso curativo: «Ma è per i suoi effetti anti aging (antiossidante, ricco di vitamina C, proteine, fibre e sali minerali) e le sue proprietà nutraceutiche che il bergamotto è fra i superfood più richiesti: alcuni studi condotti dai ricercatori dell’Università della Calabria e degli atenei di Parma, Messina, Roma Tor Vergata e Magna Grecia, hanno stabilito che è la medicina naturale del cuore, capace di combattere il colesterolo cattivo. In particolare, l’Università di Tor Vergata ha somministrato a volontari sani di età compresa tra i 18 e i 65 anni 250 ml di succo di bergamotto e mela per 15 giorni. È risultata una riduzione del 21 % del rischio cardiovascolare. E un’azione ipolipemizzante (che riduce i lipidi/grassi) e ipoglicemizzante (riduce la glicemia). Funziona anche sulla psiche: il profumo dell’olio essenziale di bergamotto ha un’azione calmante. Viene utilizzato in aromaterapia per combattere la depressione e l’ansia». (pa)