Regione, Anas e Prociv insieme contro gli incendi boschivi

Si è svolta, in Cittadella regionale, la riunione di coordinamento per l’esame delle misure di prevenzione e contrasto degli incendi boschivi, che la collaborazione tra Regione, Anas e Protezione Civile.

All’incontro, presieduto dall’Assessore alle Infrastrutture, Mauro Dolce, hanno partecipato, oltre al Direttore del Dipartimento Regionale della Protezione Civile, Domenico Costarella, e al Responsabile dell’unità organizzativa rischi ed emergenze, Michele Folino Gallo, il Responsabile della Struttura Territoriale Calabria ANAS, Francesco Caporaso, e il Responsabile Area Gestione Rete Autostrada del Mediterraneo, Massimiliano Campanella, Antonio Ruffa del comando dei Vigili del Fuoco e Giovanni Greco, sindaco del Comune di Castrolibero, in rappresentanza di Anci Calabria.

La riunione si è resa utile per definire e programmare, le idonee misure preventive di monitoraggio e per migliorare l’approccio coordinato e integrato tra le varie componenti del sistema di Protezione Civile ai fini della lotta attiva e sulla prevenzione degli incendi.

Le sale operative Anas, allo scopo di prevenire o mitigare le conseguenze determinate dagli incendi di interfaccia con le opere infrastrutturali o civili, invieranno la segnalazione di ogni potenziale innesco di incendio rilevato attraverso la rete di sorveglianza e dei tecnici presenti sui cantieri, in tempo reale, alla Sala Operativa Unificata della Protezione Civile, per le conseguenti azioni dei soggetti preposti: Vigili del Fuoco, Calabria Verde e associazioni di Volontariato.

«Grazie alla collaborazione con Anas, che attraverso il proprio personale tecnico e di esercizio è presente in maniera capillare sul territorio, viene potenziato il sistema regionale di prevenzione degli incendi, contribuendo a preservare il territorio e la percorribilità delle infrastrutture», ha detto l’assessore Dolce al termine dell’incontro. (rcz)

LA LEZIONE INCENDI DELL’ANNO PASSATO
SERVA A ORGANIZZARE SERIA PREVENZIONE

di FRANCESCO BEVILACQUA – Gentili Ministro Lamorgese e Presidente Occhiuto, vi scrivo pubblicamente per capire se la dura “lezione” subita la scorsa estate, in Calabria, a causa degli incendi, sia servita a farci cambiar rotta e ad assumere decisioni operative per fare in modo che quanto accaduto non si ripeta.

Partiamo dai dati. Da uno studio di Coldiretti, nel solo anno 2021 il numero degli incendi in Calabria è aumentato del 256% (!). Secondo l’azienda regionale “Calabria Verde” (preposta, fra gli altri, a gestire il problema degli incendi boschivi) nel periodo compreso tra il 20 luglio ed il 20 agosto 2021 si sono verificati circa 3.640 incendi boschivi. In un sol giorno, l’11 agosto, le sale operative hanno dovuto gestire ben 242 incendi. Gli interventi dei mezzi aerei sono stati oltre 400 – parliamo solo dei mezzi regionali – di cui 263 nel mese di agosto. Ben 395 comuni calabresi sono stati interessati da almeno un incendio, 7 comuni hanno registrato nell’ambito comunale oltre 100 roghi.

Per comprendere la gravità del fenomeno basti pensare che la Calabria è tra le quattro regioni più forestate d’Italia, con 468.000 ettari di boschi (dato tratto dall’Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio) e che solo tra il 1975 ed il 2001 (quindi, ormai vent’anni fa) gli incendi hanno colpito 182.434 ettari di bosco (fonte Calabria Verde). Considerato che i boschi e più in generale il patrimonio paesaggistico-ambientale, come è ormai unanimemente riconosciuto, costituiscono le maggiori “attività produttive” della Calabria, rischiamo, se non si interviene seriamente sul problema, di mandare letteralmente in fumo la nostra unica e vera ricchezza in pochi anni; ivi comprese le decine di migliaia di ettari di rimboschimenti che dalla metà dello scorso secolo lo Stato è riuscito a realizzare in Calabria con costi economici elevatissimi.

È utile anche ricordare solo alcune delle situazioni più drammatiche della scorsa estate: nel Parco Nazionale dell’Aspromonte sono bruciati migliaia di ettari di foreste monumentali che il mondo ci invidiava, cancellando definitivamente dalla faccia della Terra centinaia e centinaia di patriarchi arborei che erano sopravvissuti per secoli ad ogni catastrofe naturale ed umana; interi paesi sono stati letteralmente messi a ferro e a fuoco ed hanno rischiato di divampare insieme ai boschi circostanti: penso a Isca sullo Jonio, ad Acri, a Gizzeria etc.; il capoluogo di regione, Catanzaro, ha visto distrutto in poche ore quello che doveva essere il suo polmone verde, la Pineta di Siano. Mi fermo qui per ragioni di spazio.

Dopo gli “strepiti” mediatici dell’immediatezza ed i tardivi interventi legislativi ed amministrativi, per tutto l’autunno, l’inverno e la primavera le istituzioni preposte hanno taciuto. Immaginavamo che, con l’avvicinarsi dell’estate, venisse fatto conoscere capillarmente un piano anti-incendi che comprendesse cambiamenti radicali in termini di prevenzione, spegnimento, repressione. Ad oggi, questo non è successo. Mi permetto, allora – per evitare di cadere nella pura recriminazione – da umile volontario dell’ambiente – di suggerire alcune azioni che sin dallo scorso anno avevo segnalato e che qui di seguito elenco.

1- Applicare in modo stringente la legge nazionale sugli incendi boschivi n. 353/2000 e quella regionale n. 51/2017 nonché le norme varate dallo Stato proprio dopo i disastri della scorsa estate.

2- Chiedere alle prefetture che diramino senza indugio a tutte le forze di polizia (comprese le polizie locali) una pressante raccomandazione al controllo del territorio per far rispettare il divieto, fra il 15 giugno ed il 30 settembre, di accendere fuochi nei terreni boscati e cespugliati e quello di bruciare ovunque stoppie, sfalci etc.

3- Ottenere dai proprietari che provvedano alla messa in sicurezza dei loro terreni, senza costringerli a defatiganti lungaggini autorizzative. 

4- Ottenere dal Governo centrale e dal Parlamento la modifica del decreto legge n. 223/1984 che impedisce alla Regione e agli enti sub-regionali di assumere nuovi stagionali (in sostituzione di quelli che stanno andando in pensione) nel comparto della forestazione, in particolare ai fini di formare un maggior numero di squadre anti-incendio.

5- Programmare corsi di formazione per tutto il personale impegnato nell’anti-incendio regionale.

6- Riformulare sulla base delle manchevolezze riscontrate nel 2021 (gravi carenze nella prevenzione, eccessiva frammentazione nelle competenze, mancanza di coordinamento, ritardi negli interventi, insufficienza di uomini e mezzi) il piano anti-incendi della Regione.

7- Varare un programma di manutenzione e/o rinaturalizzazione dei rimboschimenti, di recupero e restauro dei boschi percorsi dal fuoco, di manutenzione annuale delle stradine forestali e delle strisce frangi-fuoco. 

8- Varare un programma, insieme agli enti gestori di aree protette, di particolare sorveglianza e protezione di tutte le foreste di particolare pregio.

9- Programmare insieme al Governo centrale interventi per incentivare la riconversione dei boschi cedui, anche privati, in boschi d’alto fusto.

10- Programmare con il Governo centrale la costituzione di speciali nuclei interforze (ovvero di affidare lo specifico incarico a nuclei già esistenti) per le indagini sui roghi boschivi, che agiscano nell’immediatezza per assicurare alla giustizia gli incendiari.  

Signor Ministro, signor Presidente, la grande preoccupazione dei calabresi che qui mi permetto di rappresentare è giustificata dalle omissioni e dagli errori degli scorsi anni, anche se non dubito che gli entri preposti alla gestione del problema possano essersi attivati rispetto ad alcune delle questioni che qui ho elencato. Ma la preghiera è, in tal caso, di far conoscere all’opinione pubblica, nel modo più ampio possibile, quanto è stato deciso e fatto: già ora, peregrinando per la Calabria, per la mia professione, per il mio impegno nel volontariato e per la mia passione del camminare in montagna, vedo usare ancora il fuoco dappertutto come una sorta di “pulizia etnica” contro sterpi, erba, arbusti, alberi, foreste, senza che nessuno intervenga a far rispettare i divieti imposti.

E la sola vista delle colonne di fumo nero, delle fiamme, della fuliggine mi richiamano alla mente le visioni apocalittiche della scorsa estate, come quelle di tante (troppe) altre annate tragiche per il patrimonio boschivo della regione. Per questo mi rivolgo a voi, perché facciate quanto è in vostro potere per evitare che si perpetui la ormai ciclica devastazione col fuoco del patrimonio naturale della Calabria. (fbe)

(Francesco Bevilacqua, avvocato e scrittore, vive a Lamezia Terme)

Lotta agli incendi boschivi, Lo Schiavo: Aumentare le risorse per il contrasto alle ecomafie

Il consigliere regionale di De Magistris PresidenteAntonio Lo Schiavo, ha evidenziato come «la Calabria sta perdendo la battaglia contro gli incendi boschivi. Il Rapporto Ecomafie, negli anni, “eleva” la nostra regione sempre ai primi posti per numero di incendi boschivi dolosi».

«Vi è un problema di ordine pubblico, di criminalità organizzata, ma anche un problema politico di predisposizione e organizzazione di uomini, mezzi e risorse per arginare questo odioso fenomeno», ha aggiunto Lo Schiavo intervenendo nella seduta congiunta delle Commissioni consiliari Antindrangheta e Agricoltura incentrata sulla prevenzione degli incendi boschivi.

«Abbiamo un problema di attuazione della legge nazionale – ha spiegato –che istituisce il catasto degli incendi boschivi. Ancora troppi Comuni non si sono dotati di questo strumento che prevede vincoli di inedificabilità sui terreni percorsi dal fuoco. La Calabria è ancora molto indietro rispetto ad altre regioni del Paese, sarebbe quindi utile spingere per la piena attuazione di questo strumento normativo di estrema rilevanza. Vi è poi la questione dell’organizzazione dei Vigili del fuoco».

«In tal senso – ha proseguito – ho presentato una mozione al Consiglio regionale con la richiesta di prendere posizione rispetto all’istanza presentata dal sindacato Usb che mira a potenziare il Corpo con procedure speciali di reclutamento. Abbiamo bisogno di più vigili del fuoco perché, per quanto possano fare Calabria Verde e le associazioni di volontariato, serve personale specializzato nella gestione dell’emergenza roghi. La sussidiarietà e il coinvolgimento delle associazioni di volontariato rappresentano certamente la strada giusta per la prevenzione, ma noi abbiamo soprattutto carenza di risorse, se pensiamo, ad esempio, che il Parco nazionale d’Aspromonte dispone di fondi irrisori per la prevenzione degli incendi nonostante i molti roghi che ogni anno devastano i suoi boschi».

«Dalla Calabria – ha aggiunto Lo Schiavo – deve partire un messaggio politico chiaro: le risorse che si impiegano per la tutela del patrimonio boschivo calabrese non sono un investimento a perdere. Deve finire l’accostamento tra forestazione calabrese e i concetti di inefficienza o clientelismo. Bisogna rompere questo pregiudizio e mandare un messaggio al Paese: oggi puntare sulla forestazione calabrese, con aziende organizzate ed efficienti, significa puntare sul nostro futuro».

Infine il passaggio sulla “Vertenza Calabria”. «Essa – ha chiarito il consigliere regionale – non può limitarsi alle infrastrutture stradali ma va condotta anche su queste tematiche. Non è accettabile che lo Stato preveda appena 10 milioni di euro per la forestazione calabrese. La partecipazione del governo centrale nella battaglia per la tutela del patrimonio boschivo deve essere effettiva e completa, altrimenti, senza risorse adeguate, non vinceremo mai la partita». (rrc)

Incendi boschivi: le aziende agricole reggine chiedono ristori immediati

Le aziende agricole del Reggino devastate dagli incendi di questi ultimi giorni chiedono ristori immediati e accessibili. Se n’è fatto portavoce il consigliere metropolitano con delega all’Agricoltura Giuseppe Marino il quale, peraltro lancia l’idea di riqualificare l’ex base Nato di Monte Nardello: «Può diventare un sito strategico per la prevenzione e la sicurezza del territorio».

Marino ha detto: «Stiamo provvedendo, di concerto con le associazioni agricole e le rappresentanze di categoria, alla quantificazione degli ingenti danni provocati dagli incendi di questi giorni alle aziende di settore del territorio metropolitano. È un momento delicatissimo in cui occorre concentrare ogni sforzo possibile per scongiurare il tracollo di un segmento importantissimo dell’economia e dell’occupazione locale. Per questo sono in continuo contatto con i tanti imprenditori del settore agricolo del comprensorio aspromontano».

«Abbiamo accolto positivamente – ha dichiarato Marino – la risposta del governo e del presidente del Consiglio Draghi alla decisa presa di posizione e all’appello lanciato dal sindaco Falcomatà, ma adesso servono fatti e azioni concrete. Gli imprenditori reggini del settore agricolo che in questi anni sono tornati a investire con coraggio, competenza e passione sulla valorizzazione della terra, creando filiere d’eccellenza di produzioni tipiche e assumendo anche un ruolo di sentinelle del territorio, sono allo stremo e hanno bisogno, ora, di un piano di ristori che preveda misure rapide, semplici e accessibili. Le aziende devono essere messe nelle condizioni di ripartire subito, senza attendere anni, perché ciò significherebbe condannare a morte un comparto che storicamente rappresenta una fondamentale leva di sviluppo e ripresa».

La ripartenza del tessuto produttivo è strettamente legata alla riqualificazione ambientale per la quale, evidenzia il consigliere Marino, «occorre sin da ora la definizione e attuazione di un piano dettagliato di rimboschimento dell’Aspromonte e delle zone colpite dai roghi, anche con il coinvolgimento della facoltà di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria che ha al suo interno competenze e professionalità in grado di supportare nel migliore dei modi questa fase. Se c’è un insegnamento che si può cogliere da questa tragedia – sottolinea il rappresentante di Palazzo “Alvaro” – è proprio la necessità di investire in sistemi di protezione e di tutela capillare del territorio. Mi riferisco a sistemi di natura immateriale, ovvero attraverso la creazione di una rete sociale di presenze e presidi attivi, con il coinvolgimento delle associazioni ambientaliste e culturali del territorio, come accaduto, del resto, già in passato con il Parco dell’Aspromonte con ottimi risultati. E poi, naturalmente, anche una rete di infrastrutture materiali di protezione, che partano dal recupero dei rifugi e dei caselli aspromontani diffusi sul territorio e la realizzazione presso l’ex base militare Nato abbandonata di Monte Nardello nel Comune di Roccaforte del Greco, di un punto strategico dell’Aspromonte per la sicurezza e la prevenzione. Un vero e proprio osservatorio ambientale permanente e un centro attrezzato di protezione civile che renda possibile, in maniera continuativa, una presenza di forze di pronto intervento in Aspromonte. Non è accettabile che l’intervento dello Stato arrivi in estremo e grave ritardo come accaduto in diverse zone in queste difficilissime settimane, peraltro con l’utilizzo di mezzi che non sono pubblici ma di proprietà di privati. Abbiamo davanti tantissimo lavoro – conclude Marino – per risollevare l’Aspromonte, preservare le sue bellezze patrimonio dell’umanità e rendere questo meraviglioso luogo un motore di sviluppo ambientale e produttivo». (rrc)

Domani Salvini a Gambarie d’Aspromonte per constatare i danni del fuoco

Domani pomeriggio il leader del Carroccio Matteo Salvini – attualmente in vacanza in Calabria – si recherà a Gambarie d’Aspromonte per visitare i luoghi del disastro e della distruzione di migliaia di ettari di bosco. Con l’occasione Salvini incontrerà i soccorritori, le forze dell’ordine, uomini dell’esercito e della protezione civile quanti hanno contribuito a limitare i danni dal micidiale fuoco ed
evitare una catastrofe.

«Un momento di vicinanza e di cordoglio per le famiglie che hanno
perduto i propri cari e per coloro che hanno visto la distruzione delle proprie aziende, delle
proprie abitazioni e beni – ha dichiarato il coordinatore regionale della Lega Giacomo Francesco Saccomanno –. Visitare i luoghi del disastro per meglio comprendere cosa è
accaduto e per poter sostenere quelle legittime richieste dei calabresi che hanno perso tutto
e, in particolare, un patrimonio secolare che tutto il mondo ci invidiava. Valutare quanto
accaduto ed assumere quelle iniziative indispensabili per la ripresa delle attività e per
predisporre tutte quelle azioni necessarie per il nuovo ripopolamento dei boschi.

«Certo è, comunque, che Matteo Salvini il 15 agosto del 2018 era a San Luca e ora sarà il 16 a
Gambarie. Un evidente amore per la Calabria che allontana sempre più quel maldestro
tentativo di mischiare un passato che non appartiene più alla Lega, che mira, invece, a
ricostruire il mezzogiorno ed a renderlo veramente competitivo per far crescere ancor più la nostra Italia».

Aspromonte: il consigliere regionale Anastasi chiede di usare gli esperti di Agraria

Con un’articolata interrogazione il consigliere regionale Marcello Anastasi (Io resto in Calabria) dopo aver stigmatizzato l’impressionante quantità di incendi boschivi verificatisi nella provincia di Reggio, ha chiesto alla Giunta e al Consiglio regionale di fare ricorso agli esperti di Agraria dell’Università Mediterranea per rivitalizzare l’ecosistema aspromontano, in gran parte distrutto dal fuoco.

«Tutte le decisioni da assumere – ha detto Anastasi – nel percorso di riparazione dei danni e di rivitalizzazione e difesa dell’ecosistema siano frutto di valutazioni attente e ponderate, non dettate da opinionismi politici ma costantemente supportate dal parere di esperti botanici e del corpo docente della facoltà di Scienze Agrarie di Reggio Calabria. Da qui un invito ad aprire da subito un dibattito di programmazione, onesto e trasparente, perché le necessità particolari o le ideologie non condizionino le scelte volte alla tutela del bene comune. Di fronte a certi rischi che riguardano l’ambiente e davanti alle conseguenze di un disastro annunciato – dice Anastasi – non ci può permettere di ulteriormente sbagliare e determinare scelte che potrebbero arrecare ulteriori danni nel tempo al patrimonio boschivo e faunistico della Calabria. Serve un progetto complessivo di riqualificazione ambientale che salvaguardi l’eventuale mutamento significativo del paesaggio, l’habitat di specie animali protette e di piante autoctone presenti nei vari contesti. Soprattutto gli esperti dell’Università sapranno indicare quelle piante “resilienti” che hanno la capacità di potersi rigenerare spontaneamente dopo aver subito danni dal calore e dall’azione del fuoco durante gli incendi e che pertanto non dovrebbero essere tagliate per consentire, invece, loro di riprendere spontaneamente vigore.

«Placatasi la furia del fuoco – ha sottolineato Anastasi – non bisogna assolutamente perdere tempo essendo urgentissimo dare il via ad un lavoro sinergico tra tutte le parti nella consapevolezza che ognuna di esse, per competenze acquisite e certificate, possa contribuire ad un supporto qualificato e specialistico per restituire alle nostre montagne il volto che hanno sempre avuto, preservando lo scrigno di biodiversità che esse custodiscono. È necessario avviare progetti di riqualificazione ambientale e di previsione ai fini della prevenzione immediata degli altri eventuali danni che potrebbero verificarsi nelle stagioni piovose, a seguito di fenomeni atmosferici temporaleschi, che darebbero vita con molta facilità a ulteriori problematiche di dissesto idrogeologico nelle aree dove il terreno ha perso coesione a causa della combustione subita. Conseguenze  che si rivelerebbero traumatiche nei confronti dei territori, comprese le persone che li popolano, i loro terreni, le loro attività economiche e le loro abitazioni, tutte coinvolte in un dissesto idrogeologico a catena. Criticità, questa, di cui la nostra regione è affetta da sempre, e che ora appare accentuata dalla perdita di migliaia di alberi inceneriti dal “fuoco di Lucifero”, la cui azione devastatrice era stata preannunciata restando forse, purtroppo sottovalutata». (rp)

Anci Calabria chiede subito a Draghi un tavolo tecnico per l’emergenza incendi

Un tavolo tecnico immediato per l’emergenza incendi: è quanto chiede al presidente del Consiglio Mario Draghi l’Anci Calabria (l’Associazione dei Comuni italiani) unitamente ai sindaci della Sicilia e della Sardegna.

Il presidente Marcello Manna ha richiesto a Draghi e ai ministri competenti per istituire un tavolo politico-istituzionale per avviare azioni di contrasto all’imperversare degli incendi che lambiscono da giorni le tre regioni.

«Anci Sicilia, Anci Sardegna e Anci Calabria chiedono l’attivazione immediata del tavolo politico-istituzionale col Governo per intraprendere, da subito, un’azione energica di contrasto al fenomeno degli incendi che investa anche gli aspetti pedagogici e di educazione ambientale e il necessario rafforzamento dei sistemi di prevenzione, di intervento e di lotta attiva al fuoco», si legge nella nota congiunta.
Queste le principali richieste avanzate da Leoluca Orlando, Emiliano Deiana e Marcello Manna, presidenti di Anci Sicilia, Anci Sardegna e Anci Calabria, in una lettera inviata al Presidente del Consiglio, al ministro dell’Economia, Daniele Franco, al ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli, al ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, e al ministro per il Sud, Mara Carfagna.
«Le Anci regionali della Sardegna, della Sicilia e della Calabria – si legge nella nota – pongono all’attenzione del Governo la drammatica situazione, ancora in corso, relativa agli incendi nei nostri territori nei quali hanno bruciato e bruciano migliaia di ettari di boschi, di foreste, di terreni agricoli; incendi che hanno causato vittime, devastato il paesaggio, ucciso animali, distrutto aziende, flagellato gli ecosistemi e la biodiversità.
«In rappresentanza dei comuni delle aree colpite – continuano Orlando, Deiana e Manna – chiediamo al Governo un tavolo politico-istituzionale coi Ministri competenti affinché si pongano le basi per un’equa fase di ricostruzione ambientale, forestale, agricola, economica e paesaggistica dei territori colpiti; una ricostruzione ambientale che deve avere nei comuni e nelle comunità locali il fulcro e il motore di ogni politica e di ogni azione. In tale contesto di ricostruzione assumono connotati centrali le azioni di prevenzione che devono essere perseguiti nel tempo e non soltanto con l’approssimarsi della stagione estiva; azioni di prevenzione che investono una più ampia ed energica comprensione del fenomeno dei cambiamenti climatici e che necessitano politiche di sistema, locali e globali, in grado di contrastarli realmente”.
 «Pertanto – concludono i presidenti di Anci Sicilia, Anci Sardegna e Anci Calabria – occorre orientare robusti investimenti sull’ambiente, sul paesaggio, sulle aree montane e le “terre alte”, sui boschi e sulle politiche forestali, sui parchi e le aree protette, sulla ruralità, sul contrasto all’abbandono dei paesi, delle aree interne e delle terre agricole che possono trovare nel PNRR e nella Programmazione Europea 2021-2027 strumenti adeguati, se condivisi con le comunità locali e le loro rappresentanze, in grado di invertire la rotta». (rp)

Un minuto di raccoglimento a mezzogiorno di Ferragosto per le vittime e le devastazioni

Un minuto di raccoglimento, a mezzogiorno di Ferragosto: la Calabria e i calabresi potrebbero dedicare 60 secondi di commossa attenzione all’immane rovina che il fuoco ha portato in Aspromonte e in gran parte della Calabria. Un pensiero prima di tutto alle vittime, poi alla natura, all’ambiente distrutto. Alla memoria di un verde che non c’è più.

L’idea l’ha lanciata l’ex direttore della sede Rai calabrese, l’ing. Demetrio Crucitti, e Calabria.Live l’ha colta subito promuovendola e sostenendola. È un modo di farci sentire tutti uniti di fronte a questa tragedia, di cui il responsabile è solo l’uomo. Il fuoco ha distrutto, ma qualcuno l’ha appiccato.

Un minuto di silenzio di cui, ovviamente, questo giornale non intende in alcun modo fare uso strumentale o di stupida propaganda: è un modo di coinvolgere la comunità – i giornali servono anche a questo – per far sentire a chi sta lontano che nessuno è rimasto inerte: un minuto per riflettere sulla stupidità dell’uomo che non difende la sua terra e lascia solo cenere per le generazioni che verranno. (s)

BRUCIANO I BOSCHI, LA TERRA SI CONSUMA
MA IN CALABRIA LA SALVEZZA ANCORA C’È

di FRANCO CIMINO – Il fuoco ha dato origine al Progresso. Il fuoco trasforma e modella le materie e le sostanze ed offre all’uomo la possibilità di creare dal nulla le cose, dalle vecchie una cosa nuova. Il fuoco riscalda le persone ed offre loro l’energia principale per migliorare la vita. E costruire ricchezza, anche. Il fuoco è ricchezza in sé. È sempre bello. E buono. È sempre amico. Mai nemico. E nemico non potrebbe essere, perché è parte , a suo modo, della natura. O della Creazione, per chi in essa crede. Ha ispirato filosofi, dando quasi origine alla Filosofia. Dai poeti è immaginato come forza che accende e brucia dentro. E dà forza all’Amore. Il fuoco è luce. Ma di quella magica, che illumina all’improvviso. Squarcia la notte e colora di rosso e di bluette il giorno. Il fuoco non è mai cattivo. Quando distrugge non è lui il colpevole, ma l’uomo stolto che non protegge i boschi e le foreste e l’uomo cattivo che lo accende sui boschi e le foreste.

Il primo non conosce la bellezza e non la cura. Il secondo, la odia perché non sa amare. Non sa amarsi. Il primo l’abbandona, per pigrizia, egoismo, menefreghismo. Il secondo la distrugge. Per interesse bieco e per sadismo. Per l’alleanza stretta fra questi due uomini molto simili, anche nell’estate corrente il fuoco, che si fa incendio, ha distrutto centinaia di ettari di bosco e migliaia di animali, anche dell’aria, mettendo a rischio di estinzione alcune specie già divenute rare.

Lo stesso pericolo riguarda le piante, in particolare alcune, talmente preziose e rare che la stessa Unesco ha inserito nel “catalogo” del patrimonio dell’umanità. In estate l’Italia brucia tutta intera, quasi fosse una strategia invisibile a comandarne i roghi, il calendario e la loro distribuzione geografica. Due settimane fa è toccata alla Sardegna.

Quasi contemporaneamente ha preso fuoco la Sicilia, nella zona di Catania specialmente. Una settimana addietro l’incendio è divampato sulle colline verdi di Pescara. Il dolore per quelle immagini sembrava trovasse conforto nel riposo che gli stupidi e i criminali si erano concessi quest’anno nella nostra regione, magari pensando che non ci fosse più nulla da bruciare dopo le feroci devastazioni del passato, anche recente.

Quella nicchia del cuore, in cui abbiamo fatto riposare la preoccupazione per la vita dei nostri boschi, si è incendiata da sola alle più rapide notizie dei primi “ fuochi” accesi. Sulle colline scoscese di Carlopoli, in quei punti irraggiungibili tra Castana e Bianchi, là dove non si arriva con i mezzi dei pompieri, una decina di uomini e donne coraggiosi, in attesa dei canadeir, che non sono arrivati, si sono battuti giorno e notte per spegnere l’incendio gravemente minaccioso. Ci sono riusciti fortunatamente. Loro, una piccola pattuglia, per amore delle loro montagne hanno rischiato la vita. La prima olimpiade i nostri ragazzi l’hanno vinta lì e senza salire sul podio per ricevere la medaglia. Ma la cattiveria non si è mai arresa. Quando si stanca si riposa il tempo di prendere fiato. Poi ricomincia a far male.

Da giorni la Calabria nuovamente brucia. Brucia un po’ ovunque ci sia vegetazione. A macchia di leopardo, con quei grandi cerchi neri che dall’alto meglio mostrano il nero della terra bruciata e del verde incenerito, dopo quello del fumo acre che è salito in alto fino ad accecare gli occhi del cielo. Il rogo che più preoccupa e addolora è quello sull’Aspromonte. Addolora per le vaste proporzioni che sta assumendo e per la mano, particolarmente assassina che l’ha prodotto. Sembra essere stata comandata da una strategia ‘ndranghetistica, che molto rimanda alla strategia del terrore che la mafia di Totó Riina ha introdotto con la strage di via dei Georgofili a Firenze nel maggio del 1993.

Devastazioni senza limiti sono quelle che anche oggi il territorio calabrese sta subendo. Tutte le forze della Protezione Civile si stanno mobilitando, attraverso anche l’iniziativa che il Governo ha assunto, forse tardivamente, dichiarando lo stato d’emergenza generale.

Giornate intere, queste, a lottare contro un mostro che non somiglia affatto al fuoco, ma a una guerra, la più feroce. Eserciti di pompieri e volontari e flotte intere di canaider ancora una volta hanno ingaggiato una lotta quasi impari, che sembra dover finire solo quando l’incendio avrà compiuto il suo lavoro di distruzione e morte. Di alberi. Di boschi interi. E persone. Come le due, qualche giorno fai, un giovane e una donna di Bagaladi.

Alla fine del triste spettacolo resterà per lungo tempo quell’aria nera ed acre, un enorme tappeto di cenere nerissima. E il vuoto negli occhi. I danni sono già incalcolabili come le risorse occorrenti per ripararli. Ma solo in parte, perché il danno, anche il più piccolo, alla natura è per sempre. Niente, tornerà come prima. E il tempo non è vero che sempre ci darà ragione. Basti pensare a quello necessario per il ritorno dei terreni al loro stato originario. Lo sappiamo ma non lo ricordiamo mai.

I nostri nonni, che pure non hanno studiato, ce l’hanno insegnato bene: la distruzione di intere aree verdi accorcia di chissà quanto la vita del pianeta. Già la distruzione di un albero, solo di uno, rappresenta una ferita profonda inferta alla natura e alla bellezza. Per rendersene conto appropriatamente occorre assistere di persona a un incendio che lo divori. Le immagini trasmesse dalle televisioni, per quanto angosciose, non rendono compiutamente il dramma di una devastazione così profonda. Dramma umano, perché l’albero è vita per l’uomo. E vita esso stesso è. Con il carico di una certa retorica, ancora si dice che la morte di un uomo si rappresenti come la morte dell’intera umanità.

Ecco, anche la morte di un albero rappresenta la morte di tutta la natura. Ché se la natura è fatta per l’uomo, l’uomo è fatto di e per la natura. Ambedue sono fatti di e per la Vita. In questi ultime settimane sono stati celebrati tre momenti molto significativi sul piano internazionale, ai quali( anche qui, come per gli incendi, il caldo c’entra poco) abbiamo prestato assai scarsa attenzione.

Essi sono: il dibattito sulla tenuta dell’ecosistema; una specie di G20 sulla cultura, tenutosi a Roma; la giornata mondiale dell’amicizia, indetta dall’Onu dieci anni fa. Tre momenti legati insieme da tre parole. Le meno pronunciare. Le poco conosciute. Quelle, forse, dimenticate. Sono: Vita, Amore e Tempo. Se tutti i popoli, non solo quei venti dei paesi più forti, non diventeranno amici fra loro e tutti insieme amici della terra che xi ospita, l’uomo non salverà se stesso e lascerà morire il pianeta più bello dell’universo conosciuto.

La battaglia cui siamo tutti chiamati dopo le guerre che l’essere umano ha fatto contro se stesso e il Progresso, è quella per la Vita. La Vita, ovunque essa di se stessa viva. Per combatterla e vincerla c’è bisogno dell’Amore. Di tutto l’amore di cui la Vita dispone. Il Tempo è “subito”. Ché quello che presuntuosamente pensavamo di avere si è già consumato. Come l’aria, che abbiamo inquinato e soffocato. Come le foreste, che abbiamo bruciato. Come la terra, che abbiamo “divorato”. (fc)

Il tweet di Falcomatà, la risposta di Draghi. Oggi arriva Curcio (Protezione Civile)

Il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà twitta l’invito a draghi di venire giorno di Ferragosto in Calabria per rendersi conto di persona dell’immane disastro ambientale provocato dagli incendi di questi giorni.

E il Presidente Draghi replica immediatamente esprimendo la vicinanza del Governo alla popolazione calabrese così duramente provata. Draghi ha assicurato il massimo sostegno a tutta la comunità metropolitana di Reggio Calabria e all’intera Calabria.

«Sono stato raggiunto – ha detto Falcomatà – da una telefonata del Presidente del Consiglio, che si è intrattenuto a lungo per conoscere nel dettaglio lo stato della situazione relativa all’emergenza incendi, pregandomi di estendere la sua solidarietà e vicinanza all’intera comunità ed offrendo la massima disponibilità per ciò che riguarda il tema dei ristori sia per un progetto straordinario di messa in sicurezza del territorio metropolitano e per il rimboschimento di tutte le aree verdi andate distrutte. Credo sia un segnale positivo di vicinanza alla nostra comunità da parte del Presidente Draghi»

«Proprio domani (ndr: oggi) il Capo nazionale della Protezione Civile Fabrizio Curcio sarà in Calabria per sincerarsi direttamente della situazione, guidare personalmente le operazioni di spegnimento degli incendi rimasti e fare il punto sulla messa in sicurezza delle aree andate distrutte dal fuoco. C’è da programmare con urgenza un intervento straordinario per evitare che montagne e colline rimaste scoperte dalla protezione vegetale possano trasformarsi in fiumi di fango già alle prime piogge. E poi è necessario prevedere fin da subito una vasta operazione di rimboschimento di tutti i territori distrutti dal fuoco, oltre che il risarcimento dei danni per le imprese ed i cittadini residenti che hanno subito gli effetti devastanti degli incendi. 

«Siamo sinceramente confortati dalla vicinanza espressa dal Presidente Draghi – ha affermato infine il sindaco – in una situazione di emergenza come questa penso sia un dovere delle istituzioni far sentire la propria presenza in maniera concreta, supportando chi come i sindaci da giorni sta combattendo, spesso anche fisicamente, contro l’avanzare del fronte incendiario. Siamo fiduciosi che la disponibilità offerta dal Capo del Governo si tramuti in tempi brevi in un supporto concreto, a cominciare dal sostegno nelle operazioni di spegnimento degli incendi ed in tutto ciò che ne consegue in termini di risarcimento, messa in sicurezza e bonifica delle aree colpite. Naturalmente continueremo ad interloquire in maniera costruttiva per fare in modo che ciò avvenga in tempi ragionevoli». (rrm)