DIFFERENZIATA, LA CALABRIA È VIRTUOSA
MA LA STRADA È ANCORA MOLTO LUNGA

di FRANCESCO CANGEMI – La Calabria si distingue per la raccolta differenziata. Sono ben otto, infatti, i Comuni virtuosi nella nostra regione per la raccolta dei rifiuti. Si tratta di Parenti, Carolei, Gimigliano, San Benedetto Ullano, Cerisano, Pietrafitta, Cortale e San Marco Argentano. Ne esce bene la provincia di Cosenza con sei amministrazioni comunali virtuose da questo punto di vista. I dati arrivano direttamente da Legambiente.

Sulla strada giusta, ma un traguardo ancora distante. È questa la fotografia dell’Italia che emerge dalla 30esima edizione di “Comuni Ricicloni”, lo storico dossier di Legambiente che fa il punto, premiando i risultati più virtuosi, sull’impegno degli italiani e delle singole comunità nella raccolta differenziata per un corretto smaltimento dei rifiuti.

Secondo la nuova edizione del report 2023 (dati del 2022) sono 629 (+39 rispetto alla scorsa edizione) i Comuni Rifiuti Free, cioè quelli in cui la produzione annuale pro-capite di rifiuti avviati a smaltimento è inferiore ai 75 Kg. Il numero più alto finora raggiunto nell’ambito dell’iniziativa.

Non si arresta la crescita del Sud Italia, che conta 176 Comuni Rifiuti Free (il 28%, + 11 rispetto alla scorsa edizione). Il primato resta ancora del Nord Italia con 423 (67,2%, +32 rispetto alla scorsa edizione). Fanalino di coda ancora il Centro Italia, che registra una lieve flessione: appena 30 Comuni (solo 4,8%, -2 rispetto lo scorso anno).

Tra le regioni che registrano una crescita maggiore la Sicilia che, rispetto alla scorsa edizione, ha più che raddoppiato il numero di Comuni Rifiuti Free (da 9 a 23); la Sardegna che addirittura lo triplica (da 10 a 30 comuni) e che si aggiudica la prima posizione in ambito consortile con la Comunità Montana del Gennargentu Mandrolisai nella speciale classifica “Cento di questi Consorzi” per la categoria al di sotto dei 100.000 abitanti. Il Piemonte che passa da 18 a 49 Comuni e il Veneto che, dopo l’arresto dello scorso anno, aggiunge 18 Comuni arrivando così a 169 Comuni Rifiuti Free.  Peggiorano le performance in graduatoria di Abruzzo (-7 Comuni), Lombardia (-21 Comuni) e Campania (-20 Comuni). Rispetto a quest’ultima la diminuzione consistente è imputabile alla incompletezza di alcuni dati messi a disposizione da Arpa Campania, perciò utilizzabili solo in piccola parte.

In Calabria, come accennato in precedenza, sono 8 i Comuni Rifiuti Free: Parenti, che è nella classifica nazionale dei vincitori assoluti con il 78,3% di Rd e 52,7 kg/Ab/Anno. Seguono Carolei, Gimigliano, San Benedetto Ullano, Cerisano, Pietrafitta, Cortale tra i Comuni sotto i 5mila abitanti e San Marco Argentano tra i Comuni tra i 5mila e i 15mila abitanti.

La percentuale di cittadini che risiedono nei Comuni Rifiuti Free e che contribuiscono a contenere i quantitativi di rifiuti da avviare a smaltimento, rapportata al totale della popolazione italiana, è del 6%, con un aumento di 34.206 persone servite da sistemi di raccolta differenziata significativamente efficienti. Dei 629 comuni virtuosi, sono ben 409 i piccoli Comuni al di sotto dei 5.000 abitanti, 180 quelli con un numero di abitanti compreso tra i 5.000 e i 15.000 e 36 quelli oltre i 15.000. Oltre agli ormai consueti 4 capoluoghi del Triveneto: Trento, Treviso, Belluno e Pordenone. Pochi i centri oltre i 30.000 abitanti, dove le difficoltà nel gestire in modo efficiente le raccolte sono maggiori se non opportunamente progettate e organizzate. Ad eccezione di Capannori (46.253 abitanti) e Fonte Nuova (32.684 abitanti), sono tutte realtà collocate nel Nord Italia: Castelfranco Emilia (33.054 abitanti), Carpi (71.869 abitanti), Montebelluna (31.095 abitanti), Conegliano (36.007 abitanti), Castelfranco Veneto (32.935 abitanti), Mira (37.542 abitanti) e Belluno (35.529 abitanti). Tra i centri oltre i 50.000 abitanti riscontriamo solo i capoluoghi di Pordenone (51.725 abitanti), Treviso (97.298) e Trento (135.753 abitanti), unica città oltre i 100.000 abitanti.

«I numeri dell’edizione 2023 – ha dichiarato Giorgio Zampetti, Direttore generale Legambiente – ci confermano come il passaggio da un’economia di tipo lineare a una di tipo circolare sia possibile a partire dal lavoro di amministrazioni virtuose e sindaci attenti; ma, anche i dati della trentesima edizione del nostro concorso, che c’è ancora molto da fare, dai piccoli Comuni ai centri più grandi fino alle città, dove stentano a diffondersi sistemi di raccolta che tengono insieme qualità e prevenzione dei rifiuti avviati a smaltimento, primo tra tutti il porta a porta combinato con la tariffazione puntuale. L’efficacia che si estende a scala ancora più ampia quando lo stesso criterio viene inserito anche nella legislazione regionale, con una modulazione dei costi sostenuti dai Comuni per l’avvio a smaltimento del secco residuo, che premia i più virtuosi. Un gioco di squadra tra i diversi livelli amministrativi necessario a consentire che, le esperienze virtuose che premiamo oggi, possano diventare una buona prassi nazionale di economia circolare grazie anche alle risorse messe a disposizione dal PNRR per il tema della gestione dei rifiuti». (fc)

Il presidente Occhiuto: Su discarica Scala Coeli Regione in campo per tutela ambiente

Il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha assicurato che sta seguendo in prima persona la vicenda della discarica di Scala Coeli, situata al confine tra le province di Cosenza e Crotone, interessata da una fuoriuscita di percolato che in parte è confluito nel vicino fiume Nicà.

Proprio per questo ha incontrato il commissario straordinario dell’Arpacal, Emilio Errigo, e il direttore generale del Dipartimento Ambiente della Regione, Salvatore Siviglia.

ArpaCal è intervenuta tempestivamente sul posto con proprio personale per monitorare la situazione e per dare supporto alle forze di Polizia.

Personale tecnico del servizio suolo e rifiuti del Dipartimento provinciale di Cosenza e i Carabinieri Forestali di Corigliano-Rossano hanno eseguito i campionamenti delle acque superficiali per fornire indicazioni in merito alla messa in sicurezza dell’area.

Il sito è stato sottoposto a sequestro su disposizione dell’autorità giudiziaria per garantire l’immediata attivazione di quanto necessario per contenere il danno ambientale.

«La Regione sta seguendo con grande attenzione questa vicenda – afferma il presidente Roberto Occhiuto – e siamo a disposizione degli inquirenti: vogliamo chiarezza a tutela del territorio e a tutela della salute dei cittadini.

ArpaCal, che ringrazio, ha dato un supporto indispensabile alle forze dell’ordine e continuerà a farlo, intensificando nei prossimi giorni la propria attività per salvaguardare l’ambiente: vanno monitorati il fiume Nicà e il tratto di mare antistante la foce di questo corso d’acqua per verificare l’impatto sull’area interessata da questo sversamento.

Parallelamente bisogna lavorare per individuare le responsabilità. Sulla tutela dell’ambiente, in Calabria, tolleranza zero”, sottolinea il governatore.

«In materia ambientale la verità emerge sempre, è solo questione di tempo – si legge in una nota di Legambiente –. Gli ambientalisti non sono Cassandre, ma persone che hanno cura e rispetto del territorio che si basano sulla realtà, sulle norme vigenti e su dati scientifici. Soprattutto se l’associazione ambientalista in questione è Legambiente che dell’ambientalismo scientifico e del pragmatismo funzionale ai diritti della collettività ha fatto la propria ragione di esistere».

«La verità è emersa da poco a San Giovanni in Fiore e sta emergendo – continua la nota – con la prepotenza dei fatti inconfutabili, in queste ore a Scala Coeli, un’altra delle battaglie che Legambiente sta combattendo, anche nelle aule giudiziarie, da anni, a tutti i propri livelli associativi dal circolo “Nicà” di Scala Coeli, al livello regionale a quello nazionale».

«Nella discarica di rifiuti speciali non pericolosi di località Pipino nel Comune di Scala Coeli – si legge – in questi anni, sono proseguiti i conferimenti di rifiuti nonostante le denunce presentate dall’associazione e l’allarme dei titolari delle aziende agricole biologiche della zona. Stamattina (giovedì 22 giugno ndr) i Carabinieri Forestali della Stazione di Rossano sono intervenuti presso l’impianto di smaltimento di proprietà della Bieco s.r.l. constatando che un ingente quantitativo di percolato, probabilmente a causa della rottura di una tubatura, si sta riversando nel torrente Patia/Cacciadebiti, affluente del fiume Nicà, così cagionando una compromissione grave dei corsi d’acqua. Il sito, particolarmente attenzionato dalla Procura di Castrovillari, è stato quindi sottoposto a sequestro per l’effettuazione dei relativi accertamenti, senza pregiudicare le operazioni per la messa in sicurezza».

«Legambiente, a tutti i livelli, sia nazionale che regionale e locale, ringrazia le forze dell’ordine e la Magistratura per il loro lavoro e resta in attesa dell’esito delle indagini che ricostruiranno la vicenda accertando cause e relative responsabilità». “Oltre a costituirci parte civile, siamo molto preoccupati – conclude Legambiente – per i danni ambientali che la situazione sta provocando vista la compromissione grave per le acque fluviali. Continuiamo a chiedere alla Regione Calabria  la chiusura della discarica di Scala Coeli e l’abbandono su tutto il territorio regionale della logica delle discariche ed il rispetto dell’ambiente». (rcz)

REGGIO CALABRIA – “Spiagge e fondali puliti”, l’iniziativa di Legambiente domenica mattina a Gallico

In occasione della campagna di Legambiente “Spiagge e fondali puliti”, dedicata al monitoraggio e alla pulizia dei rifiuti abbandonati lungo le spiagge, argini di fiumi e laghi, il Circolo di Reggio Calabria “Città dello Stretto organizza per domenica 11 giugno la pulizia della spiaggia di Gallico, dopo il rinvio dell’appuntamento nelle settimane precedenti causa allerta meteo.

Il raduno è stabilito alle 9.30 presso la Rotonda del Lungomare “Natale De Grazia, a seguire, dalle ore 10.00 e alle ore 12.00 circa, si svolgerà l’attività di pulizia della spiaggia e l’immersione dei subacquei per le operazioni di rimozione dei rifiuti dai fondali marini.

All’iniziativa, che si svolge in collaborazione con il Circolo Nautico Reggio, hanno aderito numerosi diving e sub indipendenti: Diving del Car, Diving Center Abyss, Ficarella Diving, Marine Services D.c., Scilla Diving Center, Diving Scuba Point, Diving Un tuffo nel blu, e con la partecipazione dei giovani atleti del Ckc Canoa Reggio Calabria e di alcuni gruppi scout.

Importante, per il circolo di Reggio Calabria, il luogo scelto: il lungomare dedicato alla memoria del Capitano di Marina Natale De Grazia – residente proprio in questa frazione di mare -, figura simbolo della cura e della difesa dell’ambiente, sempre a fianco delle battaglie del circolo reggino.
La campagna nazionale di Legambiente viene anticipata da un accurato monitoraggio scientifico su beach e river litter, per stimare il numero e la tipologia dei rifiuti più trovati e al fine di promuovere sensibilizzazione e proposte per mitigare il problema.

L’indagine “Beach Litter” 2023 ha censito una media di 961 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia, di cui il 72,5% è composto da plastica, con un impatto sull’ecosistema marino devastante. Ma anche per la salute dell’uomo, infatti, le microplastiche hanno ormai pervaso la catena alimentare giungendo quotidianamente sulle nostre tavole.
L’iniziativa si avvale di importanti partner, Emporio Armani, Biotherm, Sammontana, Very Mobile, che intendono sostenere la cura delle spiagge e del mare.

L’impegno attivo di tutti per la difesa dell’ambiente e per il bene comune è da sempre la leva delle iniziative di Legambiente e del circolo reggino che invita la cittadinanza a prendere parte all’evento numerosa. (rrc)

Tutela Caretta Caretta, Legambiente: Importante segnale da Regione, ma servono controlli rigorosi

Legambiente Calabria,  ha espresso soddisfazione per «il richiamo lanciato dalla Regione Calabria al rispetto della normativa finalizzata alla tutela della specie Caretta caretta ed alla salvaguardia degli habitat costieri».

«Allo stesso tempo, affinchè la tutela e protezione di specie ed habitat sia effettiva, – si legge in una nota –. Legambiente Calabria chiede con forza che vengano effettuati controlli rigorosi sul rispetto delle norme da parte dei sindaci dei comuni costieri calabresi verificando l’osservanza e la coerenza delle operazioni pulizia delle spiagge e che la Regione metta a disposizione risorse regionali solo nei casi di gestione manuale e sostenibile degli arenili. Si chiede, inoltre, che venga messo a disposizione dei cittadini, infine, un numero verde per denunciare abusi e cattiva gestione degli arenili».

«Legambiente Calabria chiede, ormai da anni – ha ricordato l’Associazione – alle Amministrazioni comunali, in tempo utile rispetto all’inizio della prima della stagione balneare ed all’avvio delle attività turistiche in spiaggia, che gli interventi di pulizia vengano effettuati senza l’utilizzo di ruspe, trattori e persino bulldozer cingolati che sconvolgono la struttura del suolo e le comunità animali e vegetali presenti sugli arenili. Le spiagge e le dune costituiscono, infatti, preziosi ecosistemi in cui vivono, e si riproducono, specie protette ed importanti sia faunistiche come appunto la tartaruga marina Caretta caretta o il Fratino Charadrius alexandrinus che floristiche come il giglio di mare Pancratium maritimum che Legambiente è da sempre impegnata a proteggere con le proprie campagne».

«Riteniamo, quindi importante – ha evidenziato la nota dell’Associazione – il segnale lanciato dalla Regione Calabria, Dipartimento Territorio e Tutela dell’Ambiente che, con la recente nota prot. 244072 del 30.05. 2023, indirizzata a tutti i comuni costieri e per conoscenza all’Ente Parchi marini, ha evidenziato la necessità di attivare azioni concrete per la tutela di Caretta caretta, specie di importanza strategica per la Calabria, protetta da normative internazionali e comunitarie ed inserita nella cd. Direttiva Habitat, unica tra le tartarughe marine a nidificare in Italia».

«La Regione ha richiamato i precedenti provvedimenti regionali – si legge – con cui sono state approvate, ai sensi della Direttiva Habitat, le misure di conservazione specifiche costituenti divieti ed obblighi per tutti i comuni costieri ricadenti nei siti di Rete Natura 2000 e raccomandazioni per gli altri comuni, ricordando le relative sanzioni. Con la nota sono stati quindi ribaditi: il divieto di uso di mezzi meccanici per la pulizia della spiaggia, il divieto di transito sul litorale di fuoristrada o altri mezzi su ruota ed il divieto di sbancamento e spianamento che possa alterare il contorno delle dune».

«La tartaruga marina Caretta caretta, infatti – conclude la nota – si riproduce in Calabria più che in ogni altra regione italiana in particolare lungo la costa ionica della provincia di Reggio Calabria anche se  il fenomeno interessa tutte le spiagge della regione. Nel corso degli anni passati, l’Associazione ambientalista ha più volte stigmatizzato il comportamento della Regione Calabria pronta a fregiarsi del successo annuale delle tante ovodeposizioni di tartaruga Caretta caretta, avvenute sulle coste calabresi, ma molto meno pronta a tutelare attivamente le specie protette ed i loro habitat  applicando in concreto le numerose leggi e regolamenti, nazionali e comunitari esistenti». (rcz)

«NON FATE IL PONTE DISTURBA GLI UCCELLI»
L’INSENSATEZZA DI CHI SI SCHIERA CONTRO

di SANTO STRATI – Tra le tante insensatezze di chi si schiera contro la realizzazione del Ponte “dello” Stretto ce n’è una, in particolare che merita attenzione: «Non fate il Ponte, disturba la migrazione degli uccelli», hanno detto qualche giorno fa dalle Ong ambientaliste. E sì, proteggiamo i pesci a cui – secondo qualche biologo marino – l’ombra del ponte darebbe fastidio e non trascuriamo la fauna avicola che sarebbe costretta a cambiare rotta per attraversare lo Stretto.

Ci sembrano due “ostacoli” che se non fosse che sono stati esposti con serietà (pur col rischio del ridicolo) indurrebbero a una grande risata. E invece nel cronoprogramma di quest’opera colossale vanno ad aggiungersi alle tante panzane di chi si schiera contro il Ponte e utilizza ogni argomento, dal più fantasioso al più futile per creare inutile confusione tra la gente.

In un Paese dove, ad ogni mondiale, tutti diventano commissari tecnici di calcio (ognuno ha la sua formula vincente, ma almeno è roba da bar sport), adesso è di moda discettare sul Ponte, sui rischi simici e geologici, sulla “infattibilità” dell’Opera, sui treni che “non potrebbero viaggiare su un ponte sospeso” fino alla “micidiale presenza costante” di venti che renderebbero inutilizzabile l’opera per buona parte dell’anno.

Se permettete il termine, questo rischia di diventare il “Ponte delle balle” prim’ancora che il prossimo luglio (così dice Salvini) si ponga la prima pietra: è incredibile la quantità di sparate senza senso (e soprattutto senza cognizione alcuna) a proposito della realizzabilità dell’Opera. E ci fa piacere che (come avevamo suggerito molti mesi fa) il Governo abbia pensato a investire qualche soldo (7 milioni in 7 anni) per la comunicazione. Sperando non per compiacere i media degli “amici” ed elargire corposi compensi a comunicatori professionali (che peraltro sarebbe soldi ben spesi) ma per sgomberare il campo dalle troppe falsità che stanno confondendo l’opinione pubblica.
È opportuna una decisa azione di informazione e comunicazione che spieghi nel dettaglio agli italiani e non solo quali sono i vantaggi, le opportunità, ma anche i rischi del non fare l’opera.

Con numeri, dati di fatto, elementi concreti elaborati da tecnici ed esperti di costruzione.
I nostri ingegneri sono tra i migliori al mondo e il progetto del 2011 che in tanti – senza capire un’ acca di realizzazioni ingegneristiche – continuano a ripetere sia “vecchio”, in realtà va semplicemente aggiornato perché in 12 anni le tecnologie hanno scoperto nuovi materiali e ci sono altre esperienze cui fare riferimento. Tant’è che in Turchia hanno preso il progetto del Ponte sullo Stretto del 2011 e ci hanno fatto nel 2022 il Çanakkale Bridge, un ponte sullo Stretto dei Dardanelli, lungo 2.023 metri (quello di Messina sarà di 3.660 metri).

Il Ponte della Battaglia di Gallipoli (questo il nome ufficiale dell’opera realizzata in Turchia in tempi brevissimi) ha superato di 32 metri quello che era il Ponte più lungo del mondo (nello Stretto di Akashi, in Giappone) e naturalmente dovrebbe essere superato, come lunghezza da quello che dovrebbe collegare Sicilia e Calabria. Permetteteci il condizionale, ma il Ponte di Salvini rimane a forte rischio di realizzabilità perché in questo Paese l’instabilità politica e i poteri forti spesso decidono sulla testa degli italiani.

Proviamo a pensare se non ci fosse stato l’insensato stop di Monti all’Opera sullo Stretto nel 2011, quando già a Cannitello si era realizzata la variante ferroviaria che serviva al Ponte: oggi, già da almeno quattro anni, avremmo avuto un’opera invidiata da tutto il mondo, frutto della creatività e del genio italico che avrebbe fatto da traino allo sviluppo del territorio calabro e siculo anche in termini infrastrutturali.
I “benaltristi”, ovvero quelli che sostengono che vengono “prima” altre esigenze infrastrutturali (strade, ferrovie, etc in Calabria e in Sicilia), continuano a ignorare che il Ponte non può fare a meno di poter contare su una rete ferroviaria e stradale adeguata, in grado di convogliare e gestire traffico tra la Sicilia e il Continente, ovvero l’Europa.

Inutile recitare geremiadi sull’Alta Velocità che non si farà mai (e ancora nessuno ha spiegato perché il tracciato proposto allunga di 50 minuti il percorso) e che invece diventa irrinunciabile in presenza del Ponte o della famigerata Statale 106 (la strada della morte) che dovrà necessariamente diventare una nuova autostrada per favorire la crescita di tutta l’area jonica. E a maggior ragione in funzione del Ponte. Ma i troppi saccenti che predicano a piè sospinto contro la realizzabilità del Ponte fanno il paio con i “benaltristi” si muovono – evidentemente – con finalità sconosciute e ignoti obiettivi di parte. Viene il sospetto che accanto all’ignoranza globale dimostrata nelle argomentazioni contro il Ponte, vi sia anche una regia occulta che remi contro per ragioni non soltanto squisitamente economiche.
Si pensi ai costi dell’insularità di questi 12 anni sprecati: la Sicilia spende 6 miliardi l’anno, se ne potevano costruire quattro di ponti… Ma, ancora oggi, questo tema viene regolarmente sottaciuto o messo in disparte.

E che dire della sinistra che dopo il ripensamento degli anni scorsi (quando il premier Conte rispolverò l’idea dell’attraversamento stabile) che vedeva persino una parte dei Cinque Stelle non più contraria, oggi ne sta facendo un cavallo di battaglia contro la destra che ha riproposto l’Opera. E, soprattutto, contro Salvini che si sta giocando il suo futuro politico proprio con il Ponte.

Volenti o nolenti, bisogna riconoscere al leader leghista una straordinaria determinazione a proposito del Ponte: ha preso in mano l’iniziativa e la sta “vendendo” come frutto del suo personale impegno nei confronti del Sud (che elettoralmente gli sta dando qualche dispiacere). È singolare che a volere il Ponte sia quel leghista che prima “detestava” i meridionali (le sue cadute di stile e gli insulti gratuiti sono reperibili su Internet), ma ben venga il fervore di Salvini e gli si intesti pure l’Opera, se riuscirà nell’intento.

Stranamente, la premier Meloni non si allarga più di tanto sul tema Ponte: lascia fare – prudentemente – alla Lega il lavoro “sporco”, ma risulta chiaro che l’attuale maggioranza ha i numeri per varare – finalmente – la più grande opera infrastrutturale del mondo, là dove gli omerici Scilla e Cariddi erano il terrore dei naviganti.

Secondo le (ottimistiche) previsioni a luglio dell’anno prossimo partono i lavori. Intanto si pensi alla formazione di muratori, carpentieri, elettricisti e manovali (ne serviranno in quantità industriale) che gli istituiti professionali potrebbero adeguatamente preparare, ma soprattutto non si perda l’opportunità di usare il gigantesco e qualificato bacino di tecnici e laureati di cui dispongono Calabria e Sicilia. Il Ponte è strumento di crescita dei territori interessati e offrirà occupazione e sviluppo a chi ci vive. Sono considerazioni che dovrebbero bastare a far smettere di parlare di uccelli e pesci e (inesistenti) danni ambientali e invece pensare alle occasioni di lavoro che si andranno a realizzare.

In buona sostanza, il Ponte non è solo la messa a terra di due piloni giganteschi e la costruzione di una campata unica mai vista fino ad ora in nessuna parte del mondo, bensì è una fonte inesauribile di opportunità per il territorio e tutto il Mezzogiorno, con la creazione (perché no?) di stabilimenti e fabbriche in grado di produrre e lavorare anche i materiali che serviranno nonché l’information technology necessaria per il progetto esecutivo e la sua realizzazione.

L’ideale sarebbe che su un progetto del genere che riguarda il Paese e non solo il Sud o le due regioni interessate, ci fosse una larga intesa parlamentare. L’opposizione faccia la sua parte ma in termini costruttivi e non palesemente politici. (s)

RIFIUTI, LA CALABRIA È ANCORA AL PALO
PICCOLI SPIRAGLI SULLA DIFFERENZIATA

di FRANCESCO CANGEMI – Poche luci e molte ombre. Si può riassumere così la situazione legata ai rifiuti in Calabria che, come altri settori del resto, rimane critica.

Del tema non si smette mai di parlare e si sono conclusi con successo i workshop sulla “Transizione ecologica in materia di rifiuti: i cantieri calabresi” che Legambiente Calabria ha organizzato in questi mesi con il prezioso supporto del Conai ed in collaborazione con i tre atenei calabresi e l’Ordine degli ingegneri. Il Focus degli incontri si è concentrato sullo scambio ed il confronto tra amministrazioni, aziende e cittadini, attraverso il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, per individuare proposte e soluzioni che possano consentire l’incremento di una raccolta differenziata di qualità ed il miglioramento della gestione del ciclo dei rifiuti in Calabria. L’obiettivo dell’associazione ambientalista è stato quello di inserire un altro tassello nel puzzle, necessario della visione complessiva con cui il ciclo di gestione dei rifiuti deve essere inquadrato per liberare la regione dalle logiche emergenziali e per realizzare una effettiva transizione ecologica in Calabria.

«In Calabria è essenziale continuare ad affrontare con decisione l’irrisolto problema del ciclo dei rifiuti – afferma Anna Parretta, presidente Legambiente Calabria – Molto è stato messo in cantiere, ma tantissimo è ancora da fare visto che la Calabria continua a smaltire una quantità enorme di rifiuti in discarica, aprendone anche di nuove o riaprendone di esistenti, ed a spedire fuori regione i rifiuti con i relativi costi. Per realizzare una reale transizione ecologica in materia di rifiuti occorre risolvere la carenza dell’impiantistica dell’economia circolare. Tra gli altri strumenti da adottare anche la tariffazione puntuale e campagne di comunicazione efficaci ed incisive per incrementare la raccolta differenziata di qualità, ma anche per sensibilizzare la cittadinanza alla necessaria riduzione dei rifiuti, al riciclo ed al riuso e contro l’abbandono dei rifiuti nell’ambiente. È indispensabile un cambiamento netto nei meccanismi di produzione, ma anche negli stili di vita e di consumo».

Ma quando parliamo di raccolta differenziata in Calabria, di cosa parliamo? A dirlo sono proprio i numeri di Legambiente e dell’ultimo dossier sui “Comuni ricicloni”. La Calabria nel 2021 (i dati del 2022 sono in fase di analisi), si è attestata al 53,1% di raccolta differenziata, rispetto alla media italiana del 64% e questo la colloca al penultimo posto nelle classifiche nazionali. Dati che però, va specificato, sono in crescita e alcuni Comuni calabresi spiccano per merito come ad esempio Gimigliano, in provincia di Catanzaro, che ha raggiunto l’80% di raccolta differenziata.  Molto preoccupanti risultano essere i dati provenienti da Crotone, con il suo 17,6%, pur in lieve aumento rispetto al 2020, e la città di Reggio Calabria che, con il 29,2%, peggiora dell’8,2%.

È utile ricordare come la raccolta differenziata sia la migliore alternativa allo smaltimento dei rifiuti in discarica, con benefici all’ambiente e all’economia perché attraverso una raccolta differenziata di qualità si può compiere il passaggio successivo, ovvero il riciclo, quel processo di trasformazione dei rifiuti in materiali nuovi e diversi da quelli d’origine che garantisce una maggiore sostenibilità al ciclo produttivo dei materiali, riduce il consumo di materie prime e l’utilizzo di energia e limita l’emissione di gas serra in atmosfera. È importante incentivare sul territorio regionale l’apertura dei cantieri dell’economia circolare, realizzando un sistema impiantistico moderno ed efficiente, improntato ai principi della gestione integrata dei rifiuti urbani e con una logica di filiera, basato sul criterio di prossimità che limiti il trasporto dei rifiuti su lunghe distanze. 

Il primo degli incontri “Transizione ecologica in materia di rifiuti: i cantieri calabresi”, tenutosi all’Umg di Catanzaro ha creato l’occasione  per parlare anche dei futuri esperti che andranno a svolgere i cosiddetti “Green job”, come quelli formati dal Corso di studi in Scienze biologiche per l’ambiente, per come illustrato dalla presidente del Corso Stefania Bulotta, oltre che dell’impegno degli atenei più attenti per i temi ambientali per come spiegato da Maria Colurcio, delegato della Rete delle università per lo sviluppo sostenibile (Rus). 

Dopo l’incontro nel capoluogo di regione, coadiuvato dal circolo legambientino Airone di Catanzaro, con il suo presidente Andrea Dominijanni, gli eventi successivi, all’Unical di Rende (Cs) ed all’Università Mediterranea di Reggio Calabria, tenutosi presso i relativi dipartimenti di Ingegneria ambientale, hanno portato ad un approfondimento ulteriore della situazione attuale del ciclo di gestione dei rifiuti e delle prospettive future nei territori e nell’intera regione.

«L’incontro è stata una proficua occasione di confronto – ha affermato Massimo Migliori docente dell’Unical – che ha offerto ai tecnici l’opportunità di confrontarsi sul tema con Legambiente, le imprese e gli amministratori locali. Abbiamo ribadito la necessità di completare senza indugio l’impiantistica regionale per promuovere il ciclo di recupero di materiali dai rifiuti solidi urbani, manifestando lo strutturale ritardo della nostra Regione in questo ambito. La sinergia ed il dialogo tra i diversi soggetti coinvolti ed il supporto tecnico-scientifico dell’Università della Calabria sarebbero il miglior viatico per la definizione di scenari di medio e lungo periodo, volti alla soluzione di questo problema enorme che affligge il nostro territorio ostacolandone lo sviluppo».

«L’Università è un presidio culturale sul territorio – ha detto Lucio Bonaccorsi docente dell’Università Mediterranea – ed ospitare eventi come quello organizzato da Legambiente, su un argomento così critico per la realtà in cui viviamo, è un modo di rafforzarne la presenza nel contesto sociale in cui opera. È stata una giornata di confronto, con spunti di riflessione e messaggi positivi emersi dalle testimonianze delle realtà imprenditoriali presenti».

Nel corso dell’incontro reggino, inserito all’interno del programma della Corrireggio 2023, sono state presentate anche buone pratiche territoriali dando spazio a esperienze, campagne di sensibilizzazione, progetti e ricerche che partono dal basso, da cittadini, associazioni ed imprese con il supporto scientifico dell’università.

«Come circolo Legambiente di Reggio Calabria – ha dichiarato Nicoletta Palladino, presidente del circolo territoriale – siamo molto lieti di aver contribuito a questa importante iniziativa, da cui emerge un quadro dove ci sono senz’altro criticità ma si rileva anche lo sforzo costante delle istituzioni locali e dei tanti attori coinvolti nel settore, che ha condotto a graduali miglioramenti nell’ultimo periodo. Vi sono esempi ed occasioni di sviluppo che ci spingono a considerare ancora di più i rifiuti, non come un problema, ma come una risorsa, sia dal punto di vista economico che da quello occupazionale». 

Per Conai, è intervenuta Maria Concetta Dragonetto, referente per i progetti nel Sud: «È sempre più importante continuare a parlare di questi temi, per creare sensibilità e consapevolezza oltre che per cercare soluzioni. La Calabria, come altre regioni del Mezzogiorno, soffre ancora di una preoccupante carenza di impianti per i rifiuti, ma in alcuni casi resta ancora molto da fare per quanto riguarda i piani di ambito e i modelli di raccolta. Iniziative come questa vanno sostenute e promosse, perché sempre più realtà regionali possano seguire gli esempi virtuosi di Comuni come Catanzaro, che non ha niente da invidiare a molte realtà del Settentrione, e perché non solo le amministrazioni ma anche i cittadini siano incentivati a impegnarsi nella corretta differenziazione dei rifiuti, tutelando il pianeta e contribuendo agli sforzi nazionali per raggiungere risultati di riciclo sempre migliori».

Durante gli incontri è stato proiettato un video contro l’abbandono dei rifiuti nell’ambiente e per rimarcare la necessità di una corretta raccolta differenziata ai fini del riciclo realizzato nei vari dialetti delle province calabresi nonché un video specifico sui pneumatici fuori uso curato da Andrea Azzinnaro, presidente del circolo Legambiente Serre cosentine. 

Le conclusioni dell’incontro all’Umg di Catanzaro sono state tratte da Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente nazionale mentre le conclusioni degli incontri all’Unical ed all’Università Mediterranea, sono state affidate a Laura Brambilla, responsabile nazionale Comuni ricicloni di Legambiente che ha sottolineato come «Questi due importanti appuntamenti di confronto hanno visto istituzioni, mondo universitario e associazionismo uniti nel chiedere alla regione Calabria di passare dalla fase del dire, alla fase del fare. Questa regione ha dimostrato che l’economia circolare è fattibile e che, nonostante tutto, ospita alcune eccellenze. Per questo motivo chiediamo di lavorare insieme per intraprendere la tanto attesa svolta. Ognuno dovrà fare la propria parte». (fc)

TUTELA BIODIVERSITÀ: DA LEGAMBIENTE
UNA LETTERA AL PRESIDENTE OCCHIUTO

di STEFANO CIAFANI – Presidente Occhiuto, Le scriviamo questa lettera aperta per porre alla sua attenzione una vicenda molto rilevante,  sotto il profilo ambientale, per il futuro della nostra regione. 

Per come è a sua conoscenza è stata predisposta, a firma dei consiglieri regionali Montuoro e  Caputo, la proposta di Legge n. 117/XII dal titolo “Norme in materia di aree protette e sistema  regionale della biodiversità”. Un testo normativo che avrebbe dovuto essere innovativo e colmare i  limiti della mancata applicazione della legge regionale vigente in materia, n. 10/2003, adeguandosi  alle indicazioni della U.E. in una fase storica che vede il nostro Paese impegnato nella difficile lotta  per frenare la perdita di biodiversità indotta dalla crisi climatica in corso.  

Il 6 dicembre 2022, giornata oltretutto coincidente con il 31° anniversario della legge quadro sulle  aree protette n. 394 del 1991, Legambiente, unitamente ad altre associazioni ambientaliste, è stata  convocata in audizione dalla IV Commissione Ambiente e Territorio della Regione Calabria e, in tale  sede, abbiamo già manifestato le nostre serie perplessità sulla proposta di Legge n. 117/XII  rilevandone le numerose carenze e discrasie.  

Successivamente, nell’interesse della collettività e nell’intento di contribuire a migliorare il testo  normativo proposto, abbiamo presentato, inviandoli via pec in data 15.02.2023, circa un mese e  mezzo prima della scadenza dei relativi termini, una serie articolata e ragionata di emendamenti al  testo ribadendo le perplessità già espresse in sede di audizione sulla proposta di Legge n. 117/XII. Attraverso i nostri emendamenti proposti, che alleghiamo alla presente nota, abbiamo inteso porre  rimedio alle rilevate lacune ed incongruenze presenti nel testo, sia nella strategia generale che negli 

obiettivi specifici, per rendere più efficaci le norme sulle aree protette e per garantire una adeguata  tutela della biodiversità. 

Legambiente ha ribadito come la PdL 117/XII non chiarisce come la Calabria intenda perseguire gli  obiettivi sulla biodiversità al 2030, poiché non traccia una adeguata road map per raggiungere il  target di tutelare almeno il 30% del territorio e del mare e di questo almeno il 10% rigidamente  protetto.  

Inoltre il testo, a differenza di quanto consente la legge quadro sulle aree protette n. 394/91,  cancella il ruolo dei cittadini, dei comitati e delle associazioni dai percorsi previsti per istituire nuove  aree protette. Abbiamo evidenziato come la proposta sia velleitaria, poiché non mette a  disposizione fondi in un apposito capitolo di bilancio per le aree protette e, invece, propone l’utilizzo  in maniera retorica dei fondi europei che, come sappiamo, non possono essere utilizzati per la  gestione ordinaria ma per finanziare progetti nelle aree protette. 

Tra i tanti altri elementi di criticità evidenziati, la nuova legge omette di valutare l’efficacia e/o la  corretta applicazione della precedente norma, la legge regionale n. 10/2003, di cui non si sono  valutati i limiti applicativi, non vengono analizzati i mancati risultati e verificata l’applicazione per  giudicarne i limiti e le positività.  

Nulla si dice, ad esempio, della gestione del Parco regionale delle Serre perennemente  commissariato e privo di personale, pianta organica e di risorse finanziarie adeguate. Né si affronta  il problema dei 5 Parchi marini istituiti nel 2013 in contrasto con la normativa nazionale, e per questo  non inseriti dal Ministero nell’Elenco ufficiale delle aree protette previsto dalla legge 394/91 (EUAP), 

poiché la competenza sul mare è statale e le Regioni possono istituire aree a tutela del mare previo  intesa.  

La nuova norma, a nostro avviso, non rappresenta un passo in avanti sulla disciplina regionale per  le aree protette già prevista dalla legge n. 10/2003 e non appare adeguata a potenziare il sistema  regionale delle aree protette non prevedendo nemmeno nessuna strategia di integrazione con le  aree protette nazionali istituite in Calabria. 

Evidente, invece, appare nel testo di legge in oggetto, l’obiettivo indiretto, senza che sussista alcuna  motivazione di merito, di mettere in discussione l’attuale gestione della Riserva naturale regionale  Valli Cupe, attualmente affidata a Legambiente Calabria prevedendo, in particolare all’articolo 80,  una norma che, ponendo parametri temporali ingiustificati (10 anni) sembra scritta ad hoc contro  la nostra associazione. Soprattutto se si considera che la Riserva regionale Valli Cupe è l’unica area  protetta istituita grazie alla legge n. 10/2003 e che le altre Riserve precedentemente affidate a  un’associazione (Foce Crati e Lago di Tarsia) risalgono al 1990. Senza considerare l’evidente  paradosso delle nuove aree protette recentemente istituite con legge regionale e nelle previsioni  affidate ad associazioni . 

Poiché la previsione dell’articolo 80 ci appare arbitraria, ingiustificata e discriminatoria Legambiente  intende contestarla in ogni modo. 

Difatti, la gestione della Riserva naturale regionale Valli Cupe da parte nostra, per come appare  evidente ad ogni osservatore imparziale, è sempre stata improntata alla massima trasparenza ed  efficacia gestionale attraverso l’adozione di modalità gestionali rispettose del territorio e della  collettività, poste in essere in stretta interazione e sinergia con tutte le amministrazioni locali.  

Legambiente, nel corso di questi anni caratterizzati oltretutto dalle grandi difficoltà derivanti dalla  crisi pandemica, ha sempre gestito la Riserva con grande rigore e con diligenza, senza che gli uffici  della Regione Calabria muovessero alcuna osservazione, lavorando con cura e in sinergia con le  amministrazioni, ottenendo la collaborazione con le associazioni e gli stakeholder locali nell’  interesse della tutela e la valorizzazione delle risorse naturali della Riserva e dell’intero territorio dei  comuni interessati. 

La Riserva naturale regionale Valli Cupe, attraverso il nostro apporto in quanto associazione ambientalista nota e consolidata in tutto il Paese con una esperienza di 40 anni nella gestione delle aree protette, ha continuato ad acquisire un indubbio valore aggiunto che rischia di essere vanificato  dalla volontà politica di togliere a Legambiente la gestione della Riserva, per non meglio identificati  motivi, creando una ingiustificata contrapposizione tra le comunità interessate e il soggetto gestore  incaricato dalla Regione Calabria.  

Con la presentazione degli emendamenti proposti, Legambiente Calabria ha inteso, quindi,  contribuire a migliorare il testo normativo in oggetto, collegandolo alla Rete ecologica regionale ed alla strategia per gli appennini ed intendendo offrire alle associazioni ed ai comitati la possibilità di  proporre l’istituzione di nuove aree protette, di inserire i Monumenti naturali ed i parchi urbani tra  le tipologie di aree protette regionali indicando anche una prima lista di aree di reperimento da  istituire entro il 2030.  

Mediante gli emendamenti in oggetto sono stati, ancora, previsti strumenti come il Piano triennale  per le aree protette, l’Osservatorio regionale per la biodiversità, il Comitato tecnico scientifico e la  consulta del parco per migliorare la programmazione e la partecipazione dei cittadini alla gestione  delle aree protette. Abbiamo, ancora, proposto la revisione delle norme per la definizione,  approvazione e gestione del Piano per il parco, del Regolamento e dello Statuto. Insomma, non ci  siamo limitati a criticare la proposta normativa, ma abbiamo suggerito importanti modifiche per  migliorarne il relativo testo. 

In data 05 aprile 2023 la IV Commissione Ambiente e Territorio della Regione Calabria ha approvato  il testo normativo in oggetto, paradossalmente senza compiere alcun esame o valutazione sui 33  motivati emendamenti presentati da Legambiente Calabria. Il relativo testo ancora non è neppure  stato pubblicato sul sito della Regione Calabria. 

L’iter normativo de quo sta quindi procedendo nonostante tali circostanze rappresentino un chiaro vulnus per Legambiente e, a nostro avviso, per la collettività calabrese vista la carenza di  democraticità e trasparenza evidente dalla mancanza di un esame approfondito degli emendamenti  in oggetto. 

Legambiente si vede quindi costretta a ribadire il proprio complessivo giudizio negativo sulla norma  che, inadeguata nella formulazione, non ha inteso non solo recepire ma a monte addirittura  neppure esaminare gli emendamenti migliorativi proposti con l’unico obiettivo di rendere più  efficaci le norme per le aree protette. 

Ci rivolgiamo, quindi, a Lei, quale presidente della Regione Calabria, confidando nella sua attenzione  affinché eviti che siano mere dinamiche politiche che fuoriescono dall’alveo della tutela  dell’ambiente e della biodiversità, o incomprensibile acrimonia verso la nostra associazione, a  comportare l’approvazione del testo normativo in oggetto senza una valutazione delle lacune ed  incongruenze ivi contenute e da noi evidenziate. 

Confidiamo, quindi, che nell’interesse collettivo, la proposta di Legge n. 117/XII dal titolo “Norme in  materia di aree protette e sistema regionale della biodiversità” venga rivista e non avallata dalla  Regione Calabria. (sc)

[Stefano Ciafani è presidente nazionale di Legambiente]

  

Transizione ecologica e rifiuti in Calabria: incontro Legambiente e Conai alla Mediterranea

All’Università Mediterranea di parla di “Transizione ecologica in materia di rifiuti: i cantieri calabresi” Legambiente Calabria e Conai arrivano anche a Reggio Calabria, per il ciclo di incontri organizzati con la collaborazione degli atenei calabresi che hanno sposato l’iniziativa.

Dopo l’Umg di Catanzaro e l’Unical a Rende (Cs), oggi, mercoledì 19 aprile, è la volta dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria che ospiterà l’evento a partire dalle ore 9, nell’Aula Magna della Facoltà di Ingegneria (via Graziella- Feo di Vito 15 -Reggio Calabria).

L’incontro, organizzato da Legambiente Calabria con il supporto del CONAI e con la collaborazione dell’Università, si prefigge l’obiettivo di individuare, con il coinvolgimento diretto dei soggetti responsabili, indicazioni, proposte e soluzioni normative e tecnologiche che consentano l’incremento di una raccolta differenziata di qualità ed il miglioramento della gestione del ciclo dei rifiuti in Calabria attivando circuiti virtuosi di economia circolare con un focus particolare sulle iniziative in atto per la transizione ecologica in materia di rifiuti.

Dopo i saluti del Magnifico Rettore dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, Giuseppe Zimbalatti, seguiranno quelli del Presidente del Circolo Legambiente Reggio Calabria “Città dello Stretto”, Nicoletta Palladino; Paolo Brunetti, Sindaco f.f. del Comune di Reggio Calabria; Carmelo Versace, Sindaco f.f. Città Metropolitana di Reggio Calabria e di Francesco Foti, Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Reggio Calabria.

Come di consueto, sarà la presidente di Legambiente Calabria, Anna Parretta, ad introdurre i temi che saranno sviluppati nel corso dell’incontro moderato da Emilio Bianco, della Fondazione Legambiente Innovazione. Tra gli interventi: Lucio Bonaccorsi, DICEAM- UNIRC; Maria Concetta Dragonetto, Referente Progetti Territoriali Speciali CONAI; Paolo Calabrò, DICEAM- UNIRC; Bruno Gualtieri, Commissario Autorità Rifiuti e Risorse Idriche della Calabria; Patrizia Frontera, DICEAM – UNIRC, Progetto Next Lib; Sergio Capelli, Co-founder di Impactellers.

Seguiranno anche alcune testimonianze e racconti da parte dell’Azienda Callipo; dell’Azienda Fattoria della Piana; dell’Associazione Fare Eco, di Loveboat e della Cooperativa ROM1995. Le conclusioni sono affidate a Laura Brambilla, Responsabile Nazionale Comuni Ricicloni Legambiente.

L’appuntamento è inserito all’interno del programma della Corrireggio, una intensa settimana di eventi di sport, volontariato ambientale, cultura e solidarietà, che si concluderà con l’attesissima manifestazione ecologico-sportiva del 25 aprile. Una collaudata formula originale e sempre arricchita da nuovi stimoli che andrà a legare la riflessione e l’impegno collettivo sui problemi e le potenzialità di una corretta pratica sportiva alla sostenibilità ambientale, alla transizione ecologica e alla qualità del vivere urbano. Corrireggio 2023 sarà arricchita da una suggestione in più, del tutto speciale. Giunta, infatti, alla quarantunesima edizione, l’evento organizzato dal Team del Circolo

Legambiente Reggio Calabria “Città dello Stretto”, taglierà il lusinghiero e invidiabile traguardo dei suoi “primi” quarant’anni (1983-2023). ν

Ponte sullo Stretto, Legambiente: Opera inutile e faraonica

«Un’inutile opera faraonica che in tutti questi anni è costata al Paese tra studi, consulenze e stipendi della società stretto di Messina circa un miliardo di euro». È così che Legambiente ha definito il Ponte sullo Stretto, criticando, aspramente, l’approvazione del decreto in Consiglio dei ministri.

Per l’Associazione, infatti, «la vera urgenza da affrontare in un decreto-legge è la partenza di quei cantieri per la transizione ecologica necessari per permettere ai cittadini e alle merci di muoversi in Calabria e Sicilia come in un paese civile e industrializzato e per contribuire alla lotta alla crisi climatica».

«Questo oggi non è garantito né agli uni, né agli altri e non sarà certo il Ponte sullo Stretto a permetterlo – hanno ribadito, in una nota congiunta, Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, in una nota congiunta con Anna Parretta e Giuseppe Alfieri, rispettivamente presidente di Legambiente Calabria e Sicilia –. Serve una drastica cura del ferro, un potenziamento delle infrastrutture per la mobilità sostenibile, con linee ferroviarie elettrificate e a doppio binario, percorse da treni moderni, frequenti e puntuali, e non una cattedrale nell’evidente ‘deserto della mobilità’ come il Ponte sullo stretto di Messina».

«Chiediamo al ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini di fare un esercizio molto più utile ai cittadini meridionali e a chi si sposta in queste due regioni per lavoro o turismo», hanno suggerito, ricordando come il Ponte è uno «sperpero di soldi pubblici che ora rischia di essere ulteriormente aumentato, senza contare che quelle risorse si sarebbero potute investire per la cura del ferro e per il potenziamento delle infrastrutture per la mobilità sostenibile e del trasporto via nave».

«Su questi tre interventi, l’Italia è in netto ritardo rispetto agli altri Paesi europei e agli obiettivi che ci sta chiedendo l’Europa in termini di lotta alla crisi climatica, decarbonizzazione dei trasporti e accelerazione della transizione ecologica del Paese. Le risposte che sono arrivate dal governo Meloni invece – ha detto Ciafani – sono state la riattivazione dello Stretto di Messina Spa, prevista nell’ultima legge di bilancio, e un decreto-legge che oggi approderà in Cdm attraverso lo strumento della decretazione d’urgenza e in cui si dice che i lavori inizieranno del Ponte inizieranno entro il 2024».

«Il Ministro dovrebbe spiegare ai cittadini calabresi e siciliani – ha aggiunto – quali sono questi motivi “straordinari e urgenti” per cui si ricorre alla decretazione d’urgenza e perché l’Italia, dall’altra parte, continua ad essere in ritardo nel realizzare e migliorare quelle infrastrutture di mobilità sostenibile di cui il Paese, e soprattutto il Meridione, ha bisogno».

Legambiente, come ha sottolineato nell’ultimo report Pendolaria 2023, ricorda che sul fronte trasporti nel Mezzogiorno circolano meno treni, i convogli sono più vecchi – con un’età media di 18,5 anni, in calo rispetto a 19,2 del 2020 ma molto più elevata degli 11,9 anni di quelli del nord – e viaggiano su linee in larga parte a binario unico e non elettrificate. Le corse dei treni regionali in Sicilia e in Calabria, ad esempio, sono ogni giorno rispettivamente 506 e 333 contro le 2.173 della Lombardia, quando la popolazione in Lombardia è pari al doppio dei siciliani (rispettivamente 10 e 5 milioni) con un’estensione inferiore a quella dell’isola.

Per l’associazione ambientalista la cura per il sud si traduce con più treni per il Meridione, elettrificazione e collegamenti più veloci e frequenti tra la Sicilia, la Calabria e il resto della Penisola, portando le Frecce nei collegamenti tra Palermo, Catania e Roma, potenziando il trasporto via nave lungo lo Stretto e rafforzando i collegamenti in treno da Reggio Calabria a Taranto e Bari, ripristinando la possibilità di imbarcarsi sulle navi di qualunque vettore con un unico biglietto. (rcz)

SERSALE (CZ) – Consegnati attestati di “Guida ambientale della Riserva Valli Cupe”

Al Centro Informazione Turistica di Sersale, il direttore della Riserva Valli Cupe, Antonio Falcone insieme ad Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria, ente gestore della Riserva, hanno consegnato alle nuove guide anche l’attestato di “Guida ambientale della Riserva Valli Cupe”.

La consegna degli attestati sono la conclusione del corso di formazione promosso da Legambiente Calabria e realizzato in collaborazione con Aigae, l’Associazione italiana guide ambientali escursionistiche, che in questi mesi ha formato venti ragazzi provenienti da diverse province della Calabria. Ad aver aderito al bando anche alcuni giovani della Basilicata.

Presente all’importante giornata conclusiva di questo percorso formativo anche il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani: «La gestione della Riserva Valli Cupe, che Legambiente Calabria sta portando avanti con passione e determinazione in collaborazione con i Comuni – ha detto Ciafani – ha l’obiettivo di tutelare e valorizzare un patrimonio naturalistico davvero importante, sempre più al centro del nuovo turismo, caratterizzato dai temi ambientali».

«Il percorso di formazione che abbiamo organizzato con Aigae – continua il presidente nazionale – garantirà ai viaggiatori un servizio di guide più strutturato per fruire al meglio delle bellezze della Riserva. Sono anche questi i nuovi posti di lavoro verdi che saranno al centro della riconversione ecologica dell’economia italiana, che deve vedere protagoniste le regioni meridionali. Sarà una delle risposte al problema cronico di spopolamento giovanile delle regioni meridionali, che la Calabria conosce bene purtroppo. La transizione ecologica, anche nelle aree protette, darà un contributo importante anche in questa direzione».

Particolarmente soddisfatta anche la presidente regionale Parretta, che considera questo corso di formazione un valore aggiunto per la Riserva «perché contribuirà – ha spiegato – a far conoscere il grande patrimonio naturalistico, culturale e storico del territorio, grazie anche alla collaborazione dei sindaci dei comuni limitrofi».

«La giornata di oggi – ha detto ancora la presidente regionale – rappresenta una tappa importante nel percorso che stiamo portando avanti nella Riserva in sinergia con i Comuni, la Pro Loco e tutti gli stakeholders del territorio. Le competenze e la professionalità acquisite da questi giovani costituiscono la chiave per lo sviluppo della Calabria e un’occasione per creare occupazione di qualità nel settore turistico”.

La Riserva, inoltre, al fine di favorire la formazione dei ragazzi che risiedono nei comuni limitrofi all’area protetta, ha promosso la loro formazione anche attraverso un contributo economico per sostenere i costi del corso.

«Alla base di questa idea – ha dichiarato il direttore della Riserva Falcone – la volontà di creare un circuito virtuoso sul territorio per dare ai nostri giovani un’opportunità lavorativa e, allo stesso tempo, consentire loro di poter esercitare questo lavoro nella terra d’origine e farlo con maggiore amore ed entusiasmo».

Quell’entusiasmo e quella passione che secondo Andrea Laurenzano, coordinatore regionale Aigae, sono alla base del lavoro di una guida ambientale escursionistica: «La formazione per una guida – ha detto – non ha mai fine».

Al fianco di Legambiente e Aigae anche i sindaci di Sersale, Carmine Capellupo, edi Zagarise, Domenico Gallelli, (assente il sindaco di Cerva, Fabrizio Rizzuti, per problemi personali) che hanno partecipato alla cerimonia di consegna degli attestati. Il sindaco di Sersale ha rimarcato la «necessità di figure sempre più specializzate e competenti per rispondere alle richieste dei nuovi viaggiatori che puntano sempre di più ad un turismo ecosostenibile, un turismo green».

«Siamo felici di poter rispondere con professionalità a questa richiesta – ha continuato Capellupo – attraverso le competenze acquisite dai ragazzi che sono nati e cresciuti in questi luoghi e che in questi mesi, con sacrificio, dedizione e volontà, hanno portato a termine questo primo ma importante percorso formativo».

«Fare rete tra le istituzioni, gli enti parco, le associazioni, le riserve, i Gal e i Comuni – ha spiegato il sindaco di Zagarise – ci consentirà di fare squadra e portare avanti un modello di sviluppo alternativo rispetto a quello che abbiamo avuto negli ultimi anni e questa zona della Calabria – a pochi chilometri dal mare e dalla montagna – potrà diventare una buona pratica, un buon esempio anche per gli altri territori». (rcz)