Irto (PD): Il ministro Salvini venga ad ascoltare i cittadini per sistema ferroviario della Calabria

«Il ministro Matteo Salvini venga in Calabria ad ascoltare i cittadini sulla drammatica condizione del sistema ferroviario nella regione, confermata dai dati del rapporto Pendolaria 2023, di Legambiente». È l’appello lanciato dal senatore e segretario del Pd in Calabria, Nicola Irto.

«I dati in questione – ha sottolineato Irto – sono impietosi: fotografano diseguaglianze gravissime fra la Calabria e il resto dell’Italia e chiamano in causa il governo Meloni, che vive di propaganda, continua a ingannare il Sud e vuole spaccare il Paese con la scure dell’autonomia differenziata. In particolare, Pendolaria 2023 riporta che il territorio calabrese è servito da 333 corse giornaliere, di cui 182 di Trenitalia e 152 di Ferrovie della Calabria. Ancora, i 99 treni della Calabria hanno un’età media di 21,4 anni e quasi il 79 per cento della flotta passa i 15 anni».

«Invece i viaggiatori della Liguria, che ha una superficie molto più piccola e meno abitanti della Calabria, hanno a disposizione – ha ricordato il senatore dem – 292 corse giornaliere, effettuate da 92 treni con età media di 11,3 anni, mentre appena il 17 per cento della flotta supera i 15 anni di attività. La differenza –ha osservato poi il parlamentare del Pd – è netta, tenuto insieme conto che nel 2021 l’età media dei treni era, in Italia, di 15,3 anni. Vuol dire che la Calabria ha ancora treni vecchi, peraltro con una rete, di 965 chilometri, che per quasi il 70 per cento ha un solo binario e per circa la metà della sua lunghezza non è elettrificata».

«Davanti a questi numeri pesantissimi, Salvini e l’intero governo di centrodestra – ha concluso Irto – non possono più fingersi ciechi e sordi rispetto alle priorità del trasporto ferroviario in Calabria». (rrm)

PONTE, LA DISINFORMAZIONE DI “REPORT”
CONTRO IL SUD BALLE DELLA TV DI STATO

di SANTO STRATI – L’informazione di Stato, quella pubblica, contro il Sud e la sua voglia di sviluppo: la discutibile puntata di Report sul Ponte sullo Stretto è un chiarissimo esempio di disinformazione partigiana e assecondata di punti di vista unilaterali, con esclusione di qualsiasi contraddittorio. Ma il Governo, il ministro Salvini, hanno visto la puntata dedicata al Ponte? Ce n’è di lavoro per la commissione di vigilanza…
Nello scenario dei no-pontisti a tutti i costi è intollerabile il messaggio stracolmo di balle propalato ai telespettatori, da cui si deduce subliminalmente una sola cosa: il Sud deve schiattare e qualsiasi innovazione va bloccata. Ci avevano provato con l’Autostrada del Sole e con la Salerno-Reggio Calabria dopo: se avessero vinto i superscettici (che notoriamente non hanno alcuna competenza delle cose di cui parlano) non avremmo l’Italia collegata da Nord a Sud da un’infrastruttura stradale straordinariamente utile (che però ha prodotto utili solo ai privati, chissà perché?).

Si può essere di opinione contraria a quanti vorrebbero il Ponte (che significa – al di là di qualunque scetticismo – una grande operazione infrastrutturale per i territori della Calabria e della Sicilia: senza il Ponte scordiamoci l’alta Velocità ferroviaria e il rifacimento della statale 106), purché si oppongano argomentazioni basate su inoppugnabili elementi scientifici di valutazione. Lo sport nazionale negli ultimi anni è intervenire pro o contro qualsiasi opera pubblica (vedi i “grullini” antiTav) solo per essere controcorrente e alla disperata ricerca del famoso quarto d’ora di celebrità di warholiana memoria. Ebbene, sul Ponte si è scatenata una campagna di disinformazione spaventosa, di mitizzazione dell’impossibilità della realizzazione, probabilmente per salvaguardare (occulti) interessi di lobbies a cui del Sud interessa poco o, anzi, niente: si raccontano balle un tanto al chilo e arriva il risultato (anche se parziale) di confondere le idee, allarmare la gente, vaticinando disastri inimmaginabili, spaventando l’opinione pubblica.

Con tutto il rispetto per Report che negli anni ha spesso condotto campagne di civiltà con un’informazione corretta ed equilibrata, questa volta si è andati oltre ogni ragionevole sopportazione. Sarebbe bastato – vista la chiara impostazione no-ponte della trasmissione – chiamare esperti e progettisti di ponti (in Italia ne abbiamo svariate eccellenze) e controbattere le tesi a favore o contro con numeri, cifre, dati di fatto, documentazione reale non parole colte da incompetenti alla riscossa che vedono l’inferno in tutto ciò a a che fare con l’innovazione tecnologica. Ora, il minimo sarebbe una puntata dove siano ospitati tecnici, progettisti, costruttori di ponti per esporre con cifre reali e non citate a sentito dire gli aspetti positivi del progetto e le sue eventuali criticità. Guarda caso nel mondo ormai si parla di ponti Messina Type visto che il progetto originario viene utilizzato in tutto il mondo per le qualità innovative (il Ponte sui Dardanelli – realizzzato in tempi record – è un “piccolo” Ponte di Messina basato proprio sul progetto dello Stretto) che i nostri progettisti, tra i migliori al mondo, sono stati in grado di raggiungere.

Il sospetto è che la sospirata realizzazione del Ponte (che non è di Salvini né di Messina, ma appartiene al Paese) in queste condizioni stenti a decollare non perché manchino le condizioni tecniche e le soluzioni tecnologiche, ma per il prevalere di un atteggiamento negativo che presta il fianco ad alimentare la polemica politica. I dem un tempo erano favorevoli all’opera: siccome al Governo c’è la destra, improvvisamente si sono scoperti no-pontisti affiancando le folli idee di decrescita infelice predicate da Grillo & Co.

Salvini difende il suo progetto ed è comico constatare che debba essere un lumbard a difendere un’idea di sviluppo per il Sud (ma ricordiamoci che la Cassa per il Mezzogiorno nacque per iniziativa di illuminati settentrionali), ma farebbero bene i calabresi e i siciliani a difendere quest’idea di crescita che è solo il Ponte (futura nuova meraviglia del III Millennio?) ma le infrastrutture necessarie a rendere utilizzabile l’opera. Se ci sarà il Ponte non potrà non esserci l’Alta Velocità (ad alta capacità) in gradi di collegare Roma e Palermo con tempi accettabili; se ci sarà il Ponte non potranno non esserci strada sgarrupate e finte superstrade (la ss 106, per esempio) perché la mobilità sarebbe impossibile nell’ottica dell’attraversamento stabile.
La comunicazione sul Ponte – lo abbiamo scritto tante volte, sempre manifestando senza sotterfugi di condividere quest’idea di sviluppo – dev’essere non al servizio di lobbies e interessi oscuri: sia al servizio del Paese e dei citatdini. Con onestaà, correttezza e soprattutto basata su competenze specifiche. I mestieranti del No non hanno argomenti, solo slogan e prese di posizione basate sul nulla, in base a un’idea di terrorismo ideologico che non porta nulla di buono. Divide il Paese e danneggia il Mezzogiorno che, invece, vuole crescere  e donare un futuro nella propria terra alle nuove generazioni. (s)

PS: Chi ha voglia si legga il lungo dossier apparso su Facebook che riproponiamo che contesta punto per punto le osservazioni (vistosamente di parte) proposte dal servizio di Report. Non è legge divina o verità assoluta, ma almeno si basa su studi, numeri e cifre inconfutabili.

Falcomatà: «Al Ministro Salvini un dossier sulle infrastrutture necessarie a collegare la Calabria con l’Italia»

«Ritengo che noi dobbiamo approfittare della presenza dei rappresentanti del governo sul territorio, per porre questioni di interesse generale che riguardano lo sviluppo della nostra area metropolitana e la risoluzione di questioni annose. Siamo in un momento di grandi cambiamenti per il nostro Paese, con grandi risorse da mettere al servizio dei territori e dei cittadini. Credo che la Calabria non possa sprecare questa occasione e che la Città metropolitana di Reggio Calabria non debba perdere una chance per mettersi al passo con le grandi metropoli europee». Così il sindaco metropolitano di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà a margine dell’incontro avuto con il ministro dei Trasporti ed infrastrutture Matteo Salvini, al quale è indirizzato il dossier sulle priorità che riguardano il suo dicastero per il territorio reggino.

«Siamo anche in una fase di spinta decisiva del governo sulla l’avvio dei lavori del Ponte sullo Stretto, stando a quanto ha detto il ministro Salvini – ha aggiunto il primo cittadino – ecco perché le infrastrutture di collegamento e di passaggio che mettono in correlazione non solo Calabria alla Sicilia, ma la Calabria con il resto del Paese e l’Italia con il resto dell’Europa, debbano essere ammodernate».

«Il tema in generale delle infrastrutture – ha evidenziato Falcomatà – deve essere affrontato in maniera integrata, quindi all’interno di questo dossier ci sono i problemi relativi alla portualità, al rilancio dell’aeroporto dello Stretto. Naturalmente abbiamo chiesto al ministro Salvini anche maggiore chiarezza sugli investimenti generali rispetto a tutta la Statale Jonica 106 in Calabria, perché da quello che abbiamo sentito da Anas questa SS 106 sembrerebbe fermarsi a Catanzaro. Naturalmente questo non va bene l’ottica di unire il Paese».

«Abbiamo chiesto una parola di chiarezza rispetto anche al tracciato dell’Alta velocità ferroviaria – ha affermato – consegnando la richiesta al governo di dare mandato ai tecnici di lavorare sul tratto più semplice e diretto. Perché se di alta velocità si parla, non possiamo sacrificare questa opportunità rispetto a interessi locali che invece, in questa fase, dovrebbero essere messi da parte».

«Sul fronte della viabilità interna al territorio – ha ricordato Falcomatà – i sindaci dell’area metropolitana reggina, hanno messo in evidenza alcune criticità di tratti di strade di competenza Anas, tutto nell’ottica di una proporzionalità di investimenti che deve avvenire fra le varie province della Calabria. Se si vanno a vedere i dati degli investimenti, sul sito del governo Open Coesione, vi renderete conto che ad oggi il territorio della Città metropolitana di Reggio Calabria è evidentemente sacrificato rispetto agli altri investimenti nelle altre province».

«Naturalmente – ha concluso Falcomatà – non vogliamo che si sottraggano fondi a Catanzaro, a Cosenza piuttosto che a Castrovillari, a Crotone, a Vibo Valentia o a Lamezia Terme, ma vorremmo che la stessa attenzione fosse riservata al nostro territorio». (rrc)

Carcere di Reggio Calabria, Saccomanno (Lega) ringrazia Salvini per i fondi

Arriveranno a Reggio Calabria, per il carcere di Arghillà, 11.249.169,28 euro e, per questo motivo, Giacomo Francesco Saccomanno, commissario della Lega Calabria, ringrazia il ministro Matteo Salvini.

«Grande attenzione del Ministro Matteo Salvini sulle strutture carcerarie – dice Saccomanno – Il Comitato interministeriale sull’edilizia carceraria ha dato il via per oltre 166 milioni di euro per interventi sugli istituti penitenziari. In Calabria è stata finanziata la somma di euro 11.249.169,28 per lavori a sostegno del carcere di Arghillà. Un importo importante per cercare di rendere più adeguata la struttura e migliorare le condizioni di vita dei detenuti. Si tratta, complessivamente, di uno dei maggiori finanziamenti elargiti dal Governo per il sistema penitenziario. Interventi importanti, alcuni dei quali attesi da anni, riguardanti la sicurezza degli istituti e il miglioramento delle condizioni di vivibilità, nonché l’adeguamento funzionale dei penitenziari. Le attività saranno affidate ai provveditorati interregionali, che avranno il ruolo di soggetti attuatori.Ancora una volta la Lega e il Ministro Salvini dimostrano concretezza ed operatività».

Occhiuto da Salvini per parlare di infrastrutture

Non solo Ponte, ma anche e soprattutto i lavori per la statale 106 e il definitivo completamento dell’Autostrada Mediterranea (A2). L’incontro tra il presidente della Regione Roberto Occhiuto con il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Matteo Salvini è stato proficuo ed è servito per fare il punto dell’agenda politica sulle opere necessarie e ormai improrogabili per la Calabria.

Dopo l’incontro con il Presidente della Regione Sicilia Schifani, il ministro Salvini ha voluto incontarre il governatore calabrese per delineare un programma operativo di massima di quelle che sono le prosisme scadenze che vedranno coinvolto il suo dicastero.

Stranamente, non si è parlato dell’Alta Velocità, oggi al centro di una forte disputa sul tracciato originario, quello modificato e quello che, alla fine, dovrà essere il definitivo. Com’è noto, l’attuale linea (tradizionale) è di 393 km tra Reggio e Battipaglia e, secondo la stima più diffusa dovrebbe diventare di 350 km se si seguisse la linea retta Battipaglia-Reggio. Invece, a seguire l’ultimo tracciato proposto, con la deviazione Praia-Tarsia-Cosenza-Lamezia, si arriverebbe a 440 km. In pratica, un aumento dei tempi di percorrenza in controtendenza all’Alta Velocità che ha l’obiettivo di ridurli. 

Peraltro Salvini è convinto – e lo ha ribadito in più occasioni che – l’Alta Velocità ferroviaria è direttamente collegata al Ponte.

Oggetto dell’incontro è stata invece la statale 106 per la quale è prossima l’apertura dei cantieri, già finanziati dalla legge di Bilancio 2023 con 3 miliardi di euro per l’asse Sibari-Catanzaro. Il Presidnete Occhiuto ha sollecitato il ministro a indire le gare già ai primi mesi del 2024. Si è parlato anche dell’Autostrada Mediterranea che continua a essere un’incompiuta: una delle priorità è la variante Altilia-Grimaldi – Cosenza ( è di competenza Anas) e dell’elettrificazione della linea ferroviaria jonica.

Per Salvini tutte opere necessarie per poter rispettare l’apertura dei cantieri del Ponte nell’estate del 2024. Del resto, in assenza dell’Alta Velocità e dell’ammodernamento delle strade in Calabria e Siciliail Ponte servirebbe a poco. Forse è la volta buona che i calabresi e i siciliani vedranno njuovi cantieri destinati a non fermarsi a metà dell’opera, ma a completare i progetti nell’ambito di un grande piano infrastrutturale che l’Europa ci chiede e non è più rinviabile . (rrm)

PONTE: NON ESISTE UN “CASO PRESTININZI”
MA SOLO DISINFORMAZIONE O MALAFEDE

di SANTO STRATI – Ormai, la lotta politica ha raggiunto una virulenza senza limiti: ogni pretesto è buono con attaccare e contrastare l’avversario, con ogni mezzo, mettendo in piedi, quando possibile, una poderosa macchina del fango appoggiata da aggressive campagne mediatiche. Campagne che è facile sospettare pilotate, da una parte o dall’altra, con risultati che sfiorano l’indecenza, tra disinformazione, malafede e falsità.

L’ultima campagna di disinformazione e di offese gratuite riguarda il Ponte, su cui – risulta chiaro – si sta per giocare una partita estremamente importante per i futuri scenari del Paese.  La nuova “vittima” della campagna diffamatoria orchestrata da Cinque Stelle e diversi esponenti della sinistra è uno stimatissimo ex docente della Sapienza, geologo e scienziato della Terra, appena scelto nel Comitato Tecnico Scientifico che dovrà vagliare tutti gli aspetti della progettazione e realizzazione della colossale opera. Nominato nel CTS è stato indicato dal ministro Salvini coordinatore dello stesso CTS, e subito sono partiti gli strali contro uno scienziato il cui curriculum parla da solo: il prof. Alberto Prestininzi, originario di Caulonia, a Roma da una vita, con alle spalle decine di pubblicazioni (tra cui quelli dedicati alla Calabria nella collana L’Italia e le sue regioni edita da Treccani) e pubblici (nonché meritati) attestati di stima da tutto il mondo, oltre a prestigiosi riconoscimenti come il premio Roma dedicato ad Aurelio Peccei.

Se solo si avesse la pazienza o la voglia di leggere la sua introduzione al documentatissimo volume Dialoghi sul clima edito da Rubbettino curato dal prof. Prestininzi, si capirebbe subito che è ingeneroso e mistificatorio parlare di “negazionismo” del mutamento climatico. Prestininzi (che comunque è stato chiamato da geologo a valutare la qualità della progettazione e non per occuparsi di clima per il Ponte) scrive nell’introduzione al volume: “Il solenne impegno costituzionale che abbiamo assunto con il Paese, come Professori Universitari, di favorire sempre la diffusione e i contenuti della conoscenza, rappresenta l’elemento che ci spinge a rendere possibile la nascita di questo volume. Il dovere costituzioonale di parlare chiaro, facendo della Parresia (un termine che va ben oltre il diritto di parola e di critica) ma che entrando nel vivo della coscienza rappresenta l’espressione non priva di sofferenza di dover proporre in termini chiari e comprensibili quali sono i modelli scientifici rappresentativi delle diverse realtà fenomeniche. Dire la ‘verità scientifica’, ovvero esporre i fatti,cosa assai diversa ‘dal dire sempre di sì’ e, certamente, comporta il rischio di uno scontro tra poteri, grandi o piccoli che siano. Assumere questo impegno appartiene dunque al ruolo che è stato assegnato al Professore universitario, soprattutto quando svolge la sua attività in un Paese che ha bisogno di nutrire la democrazia attraverso dialoghi e confronti ‘veri’ su tutti i temi e, nella fattispecie, su quelli che hanno una matrice scientifica e sono detsinati a produrre garndi impattui sul piano sociale ed economico. Questo esercizio è fondamentale perché svolge, tra l’altro, la funzione di educare i giovani alpensiero critico attraverso il confronto, libero e plurale”.

Questa posizione chiara del massimo rispetto alla scienza e del rifiuto totale di narrazioni catastrofiste che nascondono (spesso) interessi molto opachi (di multinazionali e società energetiche), ha procurato al prof. Prestininzi insulti gratuiti, frutto di ignoranza e malafede. Anche al bella manifestazione di Florindo Rubbettino (Sciabacà) in corso a Soveria Mannelli a cura dell’omonima Casa editrice, non sono mancate le critiche al professore di Caulonia (che da una vita vive a Roma). Non uno scontro nel senso proprio del termine con Giuseppe Caporale (autore, sempre per Rubbettino, di Ecoshock) ma un confronto un po’ rude viste le posizioni antitetiche: il prof. Prestininzi ha ribadito, dati alla mano, che il riscaldamento globale non sia da ascrivere agli effetti dell’inquinamento bensì a una naturale evoluzione del nostro pianeta; Caporale invece, che nel suo libro riporta il parere di numerosi scienziati, ha sostenuto che sebbene non si possa negare che certi cambiamenti ci siano sempre stati, quelli in atto rivestono una forma di eccezionalità e, soprattutto, si deve constatare come dietro a questi ci sia senz’altro l’azione profonda dell’uomo.

Ma che c’entra il clima con il Ponte sullo Stretto? Il pretesto di usare il presunto negazionismo di Prestininzi (che non esiste, sia chiaro) era troppo ghiotto perché i no-ponte e parte di Verdi, Cinque Stelle e sinistra non lo sfruttassero per attaccare il governo e nello specifico Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture, il principale sostenitore della necessità di realizzare il Ponte.

Salvini si sta giocando la faccia e il futuro politico con il Ponte e, pur mantenendo i meridionali qualche perplessità nei suoi confronti, il lavoro che sta facendo gli dà ragione. Per un semplice motivo: al di là degli interessi politico-partitici che la realizzazione del collegamento stabile tra Calabria e Sicilia sottintende,  c’è un’evidenza che nessuno può contestare. Il Ponte è il volano per una profonda revisione dell’impegno infrastrutturale del Paese nel Mezzogiorno: non avrebb e senso costruire il Ponte se insieme non si realizza l’Alta Velocità ferroviaria (ad Alta Capacità, in grado davvero di ridurre le distanze), non si realizza il completamento della SS 106 (che dovrà diventare un’altra autostrada se si vuole lo sviluppo del territorio ionico) e non si riatttiva in maniera seria la totale funzionalità dell’Aeroporto dello Stretto.

L’area dello Stretto, che include necessariamente, anche il Porto di Gioia Tauro, è strategica per le opportunità che all’Italia offre il Mediterraneo. Il Ponte è un’opera di valore mondiale, dove le competenze e le capacità dei progettisti italiani hanno modo di mostrare la loro eccellenza a tutto il Pianeta.

Le voci dissonanti contro l’Opera che trasformerà gli scenari del Mezzogiorno (ma anche dell’intero Paese) continuano a disegnare apocalittiche visioni mettendo insieme ambiente e territorio “violati”, irrealizzabilità del Ponte sospeso, disturbo a uccelli e pesci, e mille altre corbellerie che una persona con un poco di sale in testa dovrebbe facilmente respingere se non altro per una ottima ragione: parlano tutti senza avere alcuna competenza. Si viaggia a ruota libera se si deve “demolire” l’idea del Ponte e qualsiasi occasione si presta a mantenere e sostenere l macchina del fango, il cui meccanismo – misterioso – rimane sempre inarrestabile, grazie anche a una stampa compiacente e sfacciatamente di parte.

La macchina del fango questa volta è andare a colpire un’altra persona per bene (l’elenco cresce continuamente) e il prof. Prestininzi (che, peraltro, aveva già fatto parte del precedente Comitato Tecnico Scientifico poi disciolto nel 2011 dal Governo Monti insieme con la cancellazione del Progetto e della società Stretto di Messina) s’è trovato suo malgrado una patente (immeritata) di “negazionista del clima”.

La cosa che più colpisce è l’accaimento che un giornale nazionale importante e serio come La Stampa di Torino, non perde occasione per attaccare tutto ciò che ha a che fare con il Ponte. Lo aveva fatto molti mesi addietro pubblicando un servizio contestato da scienziati, ingegneri e costruttori di ponti.  Protesta inutile, visto che non sono state ospitate le opinioni che smontavano le tesi farlocche del giornalista (pubblicate però da Calabria.Live). E lo stesso ha fatto con il presunto “caso Prestininzi” dicendo che il prof è “sostenitore di tesi antiscientifiche” e affibbiandogli l’etichetta di “noto negazionista del cambiamento climatico”. Stupisce che un attacco del genere arrivi da un quotidiano solitamente rigoroso e attento, ma tant’è. Se bisogna attaccare il Ponte e tutti quelli che ci hanno a che fare, ogni mezzo è lecito. Tutto è permesso, anche se si offende l’intelligenza del lettore e si condiziona in maniera evidente l’opinione pubblica sciorinando dati privi di qualunque contenuto scientifico.

Il problema del Ponte è anche questo: la disinformazione che accompagna qualsiasi iniziativa. I nomi del Comitato tecnico Scientifico rappresentano il meglio delle competenze italiane nell’ambito delle grandi infrastrutture. Qualcuno su Facebook sta facendo circolare un’immagine della prima Autostrada del Sole: non la voleva nessuno, oggi chi può farne a meno?

Allora, sarebbe opportuno che si rispondesse con elementi scientifici e numeri certi alle bufale sul Ponte. Che si contrastassero, con garbo ma irrinunciabile fermezza, tutte le sciocchezze che ogni giorno media (giornali, tv, testate online, web) pubblicano come se fossero unici detentori della “verità”.

Non importa se ci sono migliaia di documenti scientifici realizzati prima che l’insensato atto di Mario Monti cancellasse con un semplice tratto di penna un progetto eccezionale (a quest’ora viaggeremmo sul Ponte già da qualche anno), non importa se le aziende che dovranno realizzarlo hanno firmato e realizzano opere infrastrutturali ammirate e apprezzate in tutto il mondo, non importa se l’Italia ha i migliori progettisti a livello internazionale: valgono le miracolistiche (e funeree)  previsioni di nuove Cassandre in cerca soltanto di quel piccolo quarto d’ora di notorietà (copyright Andy Warhol) che non si nega (ahimè) a nessuno.

Se ci sono le condizioni (e sembra che ci siano tutte) il Ponte andrà fatto. Ma smettendo di insultare pretestuosamente professionisti di alto livello. Prestininzi è il primo, vorremmo non dover riferire di nuovi attacchi gratuiti a progettisti e scienziati chiamati a realizzare l’opera più incredibile e straordinari che il mondo aspetta di vedere.  (s)

L’Area integrata dello Stretto diventa realtà: oggi il primo tavolo operativo

L’Area integrata dello Stretto diventa realtà. Con decreto del Ministro Matteo Salvini è stato riattivato il tavolo tecnico per i trasporti nell’area dello Stretto.

Una nota informa che la prima riunione è stata prevista per oggi, martedì 8 agosto, alle ore 11.30, all’Università di Messina.

«L’iniziativa – spiega il ministero – si inserisce nell’ambito delle attività avviate dal ministero per pervenire in tempi rapidi alla realizzazione del Ponte» con l’obiettivo di promuovere iniziative finalizzate allo sviluppo dell’intermodalità in ambito ferroviario, aeroportuale e marittimo nell’area.

Il tavolo è coordinato dall’ammiraglio ispettore Nunzio Martello, vice comandante generale della Guardia di finanza.

Vi partecipano tecnici ed esperti del Ministero, delle due Regioni (Calabria e Sicilia), dell’Autorità portuale dello Stretto, delle Città metropolitane di Reggio Calabria e Messina e delle rispettive Università.
«Il tavolo, oltre a servire da luogo di coordinamento delle strategie e delle iniziative tra i soggetti istituzionali coinvolti, si pone l’obiettivo di elaborare delle proposte volte alla definizione di un sistema unitario, anche dal punto di vista tariffario, dei collegamenti marittimi nello Stretto di Messina e dei servizi di trasporto pubblico locale a terra, assicurando integrazione funzionale delle reti, accessibilità, qualità, flessibilità adeguate alle esigenze di mobilità attuali e future», si legge nel testo.

Inoltre il tavolo si propone di assicurare «massima attenzione e qualità al sistema di infrastrutture e trasporti esistenti, per preparare al meglio la realizzazione del collegamento stabile». (rrc)

L’OPINIONE / Saccomanno: Mentre gli altri parlano Salvini opera per il bene della Calabria

di GIACOMO SACCOMANNO – Tante chiacchiere, tante polemiche, tante discussioni inutili: questa è l’attuale politica di chi vive da anni sulle spalle dei cittadini. Tanti attacchi al Ministro Salvini su migranti, sul presunto mancato intervento della Guardia Costiera, sulle ONG, su qualsiasi cosa che possa anche sfiorare il suo operato.

Eppure, Salvini è uno dei pochi ministri che sta lavorando alacremente, che sta veramente correndo, che sta bruciando le tappe, che sta operando in modo concreto. Il ponte dello Stretto ha ripreso la sua corsa, la 106 ha già avuto ingenti finanziamenti, la trasversale delle Serre ha riaperto i cantieri, lo svincolo dell’Autostrada a Rosarno è stata finanziato e sono partiti gli espropri, ecc. Ma, come si può dire che la Lega non guarda al Sud?

Ed, ora anche, il finanziamento di 13 milioni per l’aeroporto di Crotone che consentirà di garantire ai cittadini di quell’area di poter raggiungere Roma velocemente. Anni di battaglie che non avevano portato a nulla. In poche settimane si sono sbloccate opere ferme da decenni, pur essendoci stati per circa 10 anni Governi di sinistra!

A questo punto una domanda è d’obbligo: troppo bravo Salvini o inermi gli altri? Sta di fatto, comunque, che grazie alla Lega ed al Ministro Salvini la Calabria ha ripreso a correre ed a sperare che qualcosa possa cambiare. Un plauso forte al nostro Matteo Salvini. (gs)

«E VOGLIONO PURE IL PONTE»: PREVALGONO
INCOMPETENZA, IGNORANZA E MALAFEDE

di PIETRO MASSIMO BUSETTA – Può essere che Gentiloni non abbia una visione d’insieme? Può essere che dal suo osservatorio privilegi alcuni indirizzi e perda di vista la proiezione di sviluppo complessiva? La sua affermazione circa l’esigenza di concentrarsi sul Pnrr piuttosto che sul ponte sullo stretto di Messina o sulla flax tax dà la sensazione di una mancanza di visione globale.

«In Italia riusciamo a dare enorme attenzione a molti problemi che talvolta non sono dietro l’angolo, come il Ponte sullo Stretto e la flat tax, ma c’è un tema di enorme importanza come il Pnrr, che non mi sembra sufficientemente al centro delle attenzioni», sono state le sue parole. A parte la considerazione che il ponte sullo stretto è diventato ormai la pietra di paragone di qualunque affermazione, stupisce che anche un commissario europeo, che di visione ampia dovrebbe vivere, si muova come un qualunque e improvvisato commentatore, che di fronte ad ogni problematica non sa fare altro che dire: “e vogliono il ponte sullo stretto”. 

Se c’è un terremoto, dopo qualche secondo che la notizie viene diffusa dalle agenzie, il commento sui social di dichiarazioni avvertite dicono: “e vogliono il ponte sullo stretto”. 

Se c’è un’alluvione o le case a Ischia o nel messinese vengono sommerse da una  frana,  dopo qualche minuto, la frase di rito è sempre la stessa. 

E che tutto questo possa essere patrimonio dei commentatori della domenica ci può stare, ma che è un Commissario all’economia dell’Unione, rispetto ai ritardi che si stanno accumulando sul PNRR, ma che arrivano da lontano dalle impostazioni generali del piano di ripresa e resilienza che la stessa Unione Europea ha approvato, possa dire “e volete la flax tax o volete il ponte” dimostra o un’insufficienza ed una inadeguatezza non sospettabile oppure che da commissario super partes il nostro, già Presidente del Consiglio, si sia iscritto al partito del no  e abbia perso un’occasione di stare zitto. 

Era facile rispettare i termini che l’Unione aveva dato per incassare le prime tranches del Pnrr, ma mano che il tempo passa e che le scadenze si cumulano ovviamente sarà sempre più difficile rispettare la tempificazione voluta dall’Unione, soprattutto in considerazione del fatto che molte delle amministrazioni locali, che devono essere il motore per la richiesta e la spesa delle risorse messe a disposizione, soprattutto nel Sud, sono assolutamente inadeguate, poiché da anni continuano per problemi di risorse disponibili a depauperare il proprio patrimonio di capitale umano a disposizione, per cui spesso non esiste nemmeno un ufficio tecnico ma un ingegnere capo che presta la sua attività, contemporaneamente, per più comuni. Nel frattempo a mò di corvi, molti da Sala a Toti si dichiarano disponibili ad utilizzare le risorse che il Sud non riesce a spendere, come era ampiamente prevedibile. 

Invece di offrirsi in aiuto ai sistemi più periferici e che si dimostrano inadeguati all’effettuazione degli investimenti necessari si candidano a lanciarsi sui cadaveri accumulati per sbranare le carni già deboli. 

Il coro si amplia con lo stesso De Benedetti che, dalla sua residenza Svizzera e forte del suo quotidiano, fondato recentemente seguendo la strada di quella impresa provinciale italiana che pretende di avere una sua voce, che poi spaccia come indipendente ed autonoma, dichiara: «D’altra parte, abbiamo un ministro delle Infrastrutture che vagheggia le mirabolanti potenzialità del ponte sullo Stretto di Messina, mentre non abbiamo i soldi per farlo e non serve a nessuno, se non alle mafie per arricchirsi sugli appalti. Le cosiddette «grandi opere» sono fumo negli occhi, un insulto all’intelligenza del popolo che si pretende di impressionare con sfoggi di presunta potenza edificatrice»,  dimostrando di non aver capito nulla della geopolitica dei prossimi anni che vede nell’Africa e nei rapporti con l’Estremo e il Medioriente la chiave di volta per diventare quella piattaforma logistica che naturalmente siamo, ma che la miopia di una classe dirigente nazionale si è fatta sfuggire di mano, regalandola agli improbabili frugali olandesi piuttosto che a Tangermed o al Pireo. 

A Gentiloni risponde a muso duro Matteo Salvini: «Da un commissario europeo mi aspetto aiuti e proposte, non polemiche. Oltretutto rivolte al suo Paese, dichiara il leader leghista. Perché tagliare le tasse e fare piccole e grandi opere è quello per cui mi pagano ed è il futuro del Paese. Da un commissario europeo mi aspetto consigli, suggerimenti su come non perdere neanche un euro di questo Pnrr, magari rivedendo tempi e modalità di spesa».  

Per fortuna al di là delle esternazioni di un commissario europeo che scivola su un’affermazione che riguarda il Sud, ma anche il Paese, tanto con i parenti poveri ci si può consentire di tutto anche di dar loro qualche schiaffo ogni tanto, vi sono a supporto di un Matteo Salvini, dichiarazioni di altri componenti la maggioranza. 

Egli intanto sta spendendo sul ponte tutta la sua credibilità, per cui dobbiamo assolutamente supportare questa sua determinazione, perché gli alberi si riconoscono dai frutti che danno e se il frutto è quello del ponte sullo stretto è certamente un frutto buono per il Mezzogiorno e per il Paese. Arriva infatti un assist della senatrice Ronzulli che riprendendo l’idea sempre sostenuta da Berlusconi che in verità aveva fatto partire l’opera afferma che  «il Ponte sullo stretto rappresenta un’infrastruttura fondamentale per il futuro dell’Italia, per unire il Mediterraneo all’Europa» e quindi «ora è opportuno adottare procedure, se necessario commissariali, che superino i vincoli burocratici e la stratificazione normativa che rallentano o bloccano la realizzazione delle opere pubbliche».       

Purtroppo quello che è incomprensibile e che viene in qualche modo sostenuto da molti e l’idea che ci debba essere una presa di posizione da parte di tutti su quello che risulta soltanto un collegamento necessario per consentire che l’alta velocità arrivi da Milano a Palermo, che vi sia una sana competizione tra aria e ferro in maniera da evitare lo scandalo dei prezzi dei biglietti da pagare per arrivare a Roma, equivalente  il Palermo Roma ormai a quello che serve per fare il Roma New York. 

Pensi il nostro Commissario Europeo a far si che parte delle opere necessarie per il ponte, perlomeno quelle a terra si possano finanziare col Pnrr, invece di abbandonarsi a dichiarazioni fuori tempo e fuori luogo.Sperando che il Governo non torni indietro sulle sue decisioni utilizzando quel “salvo intese” molto pericoloso, e che le voci delle correzioni del DL, circolate, riguardino soltanto piccoli aggiustamenti. (pmb)

[Courtesy Il Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia]

RISORGE LA SOCIETÀ STRETTO DI MESSINA
È IL PRIMO PASSO CONCRETO PER IL PONTE

di SANTO STRATI – Non è come l’araba fenice che risorge dalle sue ceneri, ma poco ci manca: la Società Stretto di Messina mandata “al macero” nel 2008 da Prodi e riportata a galla da Salvini è il primo significativo passo verso la realizzazione del Ponte sullo Stretto. È un segnale evidente che, forse, stavolta si fa sul serio ma, al di là delle inevitabili polemiche sui soldi sprecati da una Società ideata nel 1971, nata nel 1981 e rimasta a “galleggiare” per anni dopo la la decisione di cancellarla, non si può fare a meno di pensare a quanto tempo sprecato. Se dieci anni fa ci fosse stata la volontà politica, oggi il Ponte sarebbe una realtà e siciliani e calabresi avrebbero potuto raccontare un’altra storia per quanto riguarda i costi dell’insularità e i collegamenti (reali) dell’Alta Velocità. Ecco perché, pur con le dovute cautele del caso, non si può che essere felici di un provvedimento che esprime coesione tra le forze politiche di governo e rappresenta, come detto prima un punto di partenza.

Intanto perché si potrà cominciare a far piazza pulita del cosiddetto benaltrismo («ci sono altre priorità…») di personaggi che parlano senza cognizione e competenza: è un modo – diciamolo – di riconquistare la scena (irrimediabilmente perduta) e di farsi notare. L’argomento Ponte è sempre stato non solo un punto di attrito, ma soprattutto un elemento di distinzione (tra i pro e i contro) per acchiappare consenso, a seconda di come soffiava il vento. Nei giorni scorsi una seria organizzazione ambientale, FareAmbiente, per bocca del suo presidente ha fatto chiarezza sui dubbi di inquinamento e sui rischi di insostenibilità ambientale: il Mezzogiorno, il Paese, l’Europa, tutti hanno bisogno del Ponte e non si può continuare a pensare (sic) che l’ombra possa disturbare i pesci o i piloni fare strage di uccelli migratori. Il territorio calabrese e siciliano scontano un’arretratezza non solo imbarazzante (per la classe politica degli ultimi 50 anni) ma anche non più sopportabile. E il Ponte rappresenta il volano di una crescita, di uno sviluppo che permetterà, finalmente, di parlare di futuro.

Fino a oggi è mancata, vergognosamente, una visione di futuro e le opere immaginate, progettate e, spesso, mai completate costituivano un contentino per la popolazione e un’opportunità di “visibilità” per il politico di turno. Tutot questo deve finire, i calabresi e i siciliani non sono solo studi, ma sono decisamente incazzati. E il Ponte rappresenta – con buona pace dei quattro gatti che si strappano le vesti in nome dell’«ambiente violato», il “grimaldello” per aprire una cassaforte di proprietà, che in tanti sono riusciti a tenere sigillata, quando si è trattato di investimenti destinati al Sud.

Bisogna dare atto a Matteo Salvini che, una volta tanto, non ha fatto promesse da marinaio. ha detto, anticipato e presentato il suo provvedimento che rilancia l’opera più straordinaria del mondo. Pensate all’attrattiva turistica che potrà costituire, se realizzato:verrebbero da ogni parte del mondo per vederlo, per riempirsi gli. occhi dei colori dello Stretto, ammirare di persona i meravigliosi Bronzi di Riace al Museo di Reggio, scoprire gli incanti di Calabria e Sicilia sotto ogni punto di vista. artistico, culturale, paesaggistico e, non da ultimo, eno-gastronomico. Il Ponte, oltretutto, è anche opportunità di lavoro e occupazione per tutta la durata dei lavori (dai muratori ai progettisti, dai tecnici agli ingegneri, dai ristoratori e albergatori a professionisti specializzati. SI prevede, a spanne che serviranno 25mila addetti nel suo complesso: immaginate cosa significa in termini di indotto per il territorio. E C’è un prima, un durante e un dopo.

Secondo il Presidente Occhiuto, che aveva incontrato col Presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, il ministro delle Infrastrutture Salvini prima della presentazione del decreto sulla Società Stretto di Messina, «Il Ponte sarà una grande occasione per il Sud del Paese e un grande attrattore di investimenti infrastrutturali, ma occorrerà parallelamente lavorare per sviluppare al meglio le opere complementari indispensabili per raggiungerlo agevolmente». E l’occasione del decreto ha offerto l’opportunità di evidenziare al ministro «l’urgenza di realizzare una variante di circa 26 km dell’autostrada A2, nel tratto tra Cosenza e Altilia. L’Anas – ha detto Occhiuto – ha già avviato uno studio preliminare, che prevede lotti funzionali per l’avanzamento dell’opera.
Servono dunque stanziamenti da parte del governo nazionale per iniziare i lavori. In tutto occorrono 2,6 miliardi di euro: 400 sono già nelle disponibilità di Anas, sarebbero dunque necessari altri 2,2 miliardi – da reperire nell’Accordo di programma con Anas – per poter procedere alla realizzazione dell’opera.
«Con il ministro Salvini – ha detto ancora Occhiuto – ho parlato anche della Strada Statale 106. Nella scorsa legge di bilancio l’esecutivo ha stanziato 3 miliardi di euro, per la tratta da Sibari a Catanzaro Lido. Occorre adesso avere dei nuovi finanziamenti per il completamento della parte Nord della Ss Jonica e per proseguire a Sud, fino a Reggio Calabria. Ho chiesto, inoltre, al ministro di velocizzare l’impiego delle risorse per alcuni tratti della SS106, per i quali c’è già la progettazione definitiva. Il ministro mi ha assicurato che entro il 31 marzo Anas bandirà il segmento della Strada Statale 106 tra Cutro e Catanzaro».

Ecco cosa significa il decreto varato ieri: si rimette in moto non solo il “sogno” del Ponte ma ripartono le opere infrastrutturali che serviranno a dare massima funzionalità all’opera. E Salvini, giustamente, ha rivendicato il suo impegno. Secondo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti il decreto «consente l’immediato riavvio del percorso di progettazione e realizzazione dell’opera». La “riesumazione” della Società Stretto di Messina lascia immaginare che si ripartirà dal progetto del 2011 che però deve essere adeguato adeguato alle nuove norme tecniche, di sicurezza e ambientali. E il nuovo iter autorizzativo – spiegano al Ministero – dovrà bollinare il ponte strallato più lungo del mondo (3,2 km) «che rappresenterà il fiore all’occhietto dell’arte ingegneristica italiana».

Salvini non ha nascosto l’entusiasmo unito all’orgoglio di avere portato al Consiglio dei Ministri (che l’ha approvato) il decreto di realizzazione del Ponte: «Una giornata storica – ha detto il vicepremier leghista – non solo per la Sicilia e la Calabria ma per tutta l’Italia: dopo 50 anni di chiacchiere questo consiglio dei ministri approva il ponte che unisce la Sicilia al resto d’Italia e all’Europa». Grazie all’opera – ha sottolineato verrà dato «lavoro vero per decine di migliaia di persone per tanti anni». Un’opera «fortemente green» e “sicura”, che verrà certificata dai più qualificati ingegneri delle  migliori università italiane e straniere: L’Italia vanta una competenza ingegneristica che il mondo ci invidia: il Ponte sarà la conferma di una capacità di costruzione che fa scuola a livello internazionale.

Certo, non entusiasmiamoci per un “semplice” decreto: l’approvazione del progetto esecutivo richiede tempo (8si parla di luglio 2024 per far partire i lavori), ma ribadiamo è un importante segnale che sta cambiando l’aria. Il decreto revoca. lo stato di liquidazione della Società Stretto di Messina e la rimette in pista consentendo, soprattutto, di chiudere il pesante contenzione con l’ex Impregilo (oggi Webuild) e la Parson per  le penali scaturite dall’annullamento della realizzazione dell’opera. Il nuovo Consiglio di Amministrazione sarà composto da cinque membri, di cui due designati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) d’intesa con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT), a cui spetterà rispettivamente la carica di presidente e di amministratore delegato, un membro designato dalla Regione Calabria, un membro designato dalla Regione Sicilia e un membro designato da Rfi Spa e Anas Spa. Il Collegio sindacale è composto da cinque membri, di cui tre membri effettivi e due supplenti. Un CDA così composto, con la solida partecipazione di Mef e Mit, è la conferma che il Governo attribuisce una importanza strategica all’opera: il nuovo Consiglio della Stretto di Messina avrà un bel daffare per riprendere da dove si era tutto fermato. Sia chiaro: non è una tiepida speranza, potrebbe davvero essere una magnifica (e monumentale) realtà. (s)