Migranti, via libera da Regione al progetto “Oikos”

La Giunta regionale, guidata dal presidente Roberto Occhiuto, ha dato il via libera al progetto Oikos, che «aiuterà concretamente i sopravvissuti al naufragio di Cutro e altri profughi».

«Guardiamo ad un nuovo modello di inclusione che consentirà ai migranti di essere inseriti in un percorso lavorativo, recependo anche la preoccupazione di Ance Calabria e dei sindacati del settore circa la carenza di manodopera in un settore oggi in crescita grazie alle opportunità e all’incremento di attività poste in essere attraverso il Pnrr», ha dichiarato l’assessore regionale al Lavoro e Formazione professionale, Giovanni Calabrese.

«Con Ance Calabria – ha aggiunto Calabrese –, come già condiviso nelle scorse settimane con il presidente Perciaccante e con il Dipartimento Welfare e Lavoro, si stanno avviando una serie di attività di formazione di figure qualificate, secondo quelli che sono oggi i reali fabbisogni del settore, per creare reale occupazione in Calabria. La vicenda di Cutro, che ha scosso l’intera Nazione, ci ha portato ad accelerare questo percorso, facendo divenire la Calabria non solo terra di sbarco e accoglienza, ma anche terra di occupazione e prospettiva. Oikos favorirà la convivenza dei cittadini italiani e stranieri e consentirà di partecipare alla vita economica, sociale e culturale».

«In particolare il progetto, a cura dal Dipartimento Welfare e Lavoro – ha spiegato ancora – riguarderà l’attivazione di percorsi formativi dedicati nel settore edilizio, mediante lo svolgimento di attività formativa teorica e successiva esperienza professionalizzante presso le imprese del settore aderenti. Allo stesso tempo ‘Oikos Calabria’ – ha concluso l’assessore Calabrese – consentirà alla Regione di soddisfare il fabbisogno delle imprese calabresi operanti nel settore dell’edilizia di figure dotate di competenze adeguate e specifiche in grado di sostenere la ripresa e la ripartenza».

Soddisfazione è stata espressa da Occhiuto, ricordando che «i calabresi, negli ultimi anni e soprattutto nelle ultime settimane, si sono mostrati estremamente solidali nei confronti dei migranti, ho ritenuto dunque di dare una maggiore concretezza a questa solidarietà che ha fatto della Calabria un esempio in tutta Italia. Così abbiamo deciso di costruire un provvedimento che raccoglie anche le istanze dell’Ance Calabria, che ci ha manifestato l’esigenza e le difficoltà di reperire operai per le loro attività d’impresa».

«L’associazione dei costruttori – ha continuato – questo prevede la nostra delibera, formerà al lavoro le persone sopravvissute al naufragio di Cutro che vorranno restare in Italia, affinché possano essere impiegate nelle imprese che si occupano di edilizia nella nostra Regione. Abbiamo chiamato questa iniziativa ‘Oikos Calabria’, un progetto innovativo e sperimentale di inclusione socio-lavorativa per migranti vulnerabili, richiedenti e titolari di protezione internazionale o temporanea e altre categorie di cittadini stranieri in condizione di vulnerabilità con permessi di soggiorno che consentono l’attività lavorativa».

«Ci saranno percorsi dedicati – ha concluso – mediante lo svolgimento di attività formativa teorica e successiva esperienza professionalizzante presso le imprese del settore aderenti.
I calabresi hanno patito nei decenni passati il dramma dell’emigrazione, e sanno che cosa significa il distacco dalla propria terra alla ricerca di una vita migliore. Questa iniziativa rappresenta un modo tangibile e concreto di affermare la solidarietà che la Calabria ha già mostrato dopo la tragedia di Cutro». (rcz)

Senese (Fenealuil): Ratificato con la Prefettura di Cosenza protocollo migranti

La segretaria generale di Fenealuil Calabria, Maria Elena Senese, ha reso noto di aver ratificato, con la Prefettura di Cosenza, il protocollo d’intesa siglato il 16 maggio 2022, tra il Ministero dell’Interno il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, Ance e le organizzazioni sindacali FenealUil, Filca e Fillea, «per favorire l’inserimento socio lavorativo di cittadini stranieri richiedenti e titolari di protezione internazionale».

«È un passaggio importante – ha evidenziato la sindacalista – che potrebbe rappresentare una chiave di volta anche a livello occupazionale per una regione e un settore, qual è quello edile, che ha grande necessità di manodopera qualificata. Il protocollo – che dovrebbe essere replicato ed approvato su tutto il territorio regionale – è chiaro quando dice, riprendendo le parole della Commissione europea, che è necessario usare meglio le competenze e il potenziale dei rifugiati per rendere i nostri mercati del lavoro più inclusivi e contribuire alla prosperità e alla coesione delle società europee nel lungo periodo».

«In questo contesto – ha proseguito – noi ci siamo sempre impegnati per far crescere la cultura della formazione e della sicurezza sul lavoro, attraverso il nostro sistema bilaterale. Per questo siamo convinti che, in Calabria, sia necessario perseguire questo obiettivo e promuovere il percorso di formazione professionale di tutti coloro che scelgono la nostra terra per sfuggire dagli orrori della guerra e delle persecuzioni, facendolo attraverso le competenze presenti negli enti bilaterali per promuovere l’impiego dei talenti di rifugiati e migranti e, allo stesso tempo, dare concreto sviluppo a quanto sottoscritto con il Ministero del Lavoro e il Ministero dell’Interno».

«Per questo – ha concluso –chiediamo al presidente della giunta regionale Roberto Occhiuto, di sostenere questo percorso di crescita professionale, occupazionale ed umana e allo stesso tempo realizzare quel sistema sano ed equo di gestione della migrazione che, come sostenuto dai ministeri competenti, passa dall’assicurare a tutti coloro che si trovano legalmente nell’Unione europea di poter contribuire al benessere, alla prosperità e alla coesione della società». (rcz)

Il presidente del Consiglio Ue Michel: Lavorare insieme per impedire tragedie come a Cutro

Lavorando insieme e agendo con decisione dobbiamo evitare che si ripetano tragedie così terribili come quella al largo della Calabria». È così che si conclude la lettera che Charles Michel, presidente del Consiglio Ue, ha inviato a Palazzo Chigi.

Nella lettera, il presidente Michel ha evidenziato come «il tragico naufragio al largo di Crotone è un forte richiamo alla necessità di trovare soluzioni reali e praticabili per gestire meglio la migrazione e combattere il traffico di migranti».

«Al Consiglio europeo del 9 febbraio – ha ricordato il presidente Michel – abbiamo affermato la nostra determinazione collettiva a sviluppare un’adeguata risposta europea al complesso fenomeno della migrazione».

«Abbiamo concordato – ha continuato – una serie di misure pratiche e concrete nel campo dell’aumento dell’azione esterna, della cooperazione rafforzata in materia di rimpatri e riammissione, controllo delle frontiere esterne dell’Ue, lotta alla strumentalizzazione, alla tratta e al traffico di migranti. Tra l’altro è previsto l’uso di tutte le politiche Ue e di tutti gli strumenti previsti, comprese le opportunità di migrazione legale».

«Allo stesso tempo – prosegue la lettera – abbiamo chiarito che è imperativo che i colegislatori continuino i lavori sul patto sulla migrazione e l’asilo, in linea con la tabella di marcia comune del Parlamento europeo e delle presidenze di turno del Consiglio, e in vista dell’adozione delle proposte prima della fine dell’attuale legislatura».

«L’attuazione delle conclusioni del Consiglio europeo di febbraio è ora fondamentale – conclude la lettera –. Non abbiamo tempo da perdere ed è per questo che la Presidenza svedese del Consiglio e la Commissione ci informeranno sui progressi finora compiuti già durante la prossima riunione del 23 e 24 marzo. La rapida attuazione delle misure concordate è una priorità per tutti noi e su questo punto conto fermamente sull’Italia».

Palazzo Chigi, attraverso una nota, ha espresso apprezzamento per le parole del presidente Michel.

Parole, quelle del presidente del Consiglio Ue, «in piena sintonia con l’azione del governo italiano in Europa volta a una migliore gestione della migrazione e al contrasto del traffico di migranti».

«Dopo la terribile tragedia di Cutro – si legge nella nota – l’impegno comune a una risposta europea adeguata al complesso fenomeno della migrazione rende ancora più improcrastinabile l’attuazione di quanto deciso al Consiglio europeo di febbraio – prosegue Palazzo Chigi -. Come sottolineato dal Presidente Michel, occorre realizzare misure concrete di aumentata azione esterna, una cooperazione rafforzata in materia di rimpatri e riammissioni, il controllo delle frontiere esterne dell’Ue e la lotta al traffico di esseri umani, utilizzando tutte le politiche e gli strumenti necessari da parte dell’Ue». (rrm)

UNA VALIGIA VUOTA MA PIENA DI SPERANZE
QUEI MIGRANTI NEGLI OCCHI DEI RAGAZZI

di GREGORIO CORIGLIANO  – Quando Raffaella Sansone ha chiesto agli alunni di riflettere su Cutro e, soprattutto, sugli sventurati morti, pensava di dover dedicare un paio d’ore della giornata scolastica ad un dibattito a più voci –docenti-alunni- sul dramma di Steccato di Cutro che ha straziato il mondo.

Non sono state poche le scuole che, in Calabria, non abbiano dedicato un pensiero, un tema, una riflessione sulla tragedia capitata sulle coste ioniche. Raffaella Sansone non immaginava che uno dei suoi alunni avesse la capacità e lo spirito critico ed attento oltre misura al “nostro dramma”. Guarda e leggi, mi ha detto: «apolitico, riflessivo, angosciante: spesso è percepito così il tema della morte, soprattutto se a perdere la vita sono 67 ( tanti  quanti erano in quel momento) umani tra uomini, donne ed innocenti bambini, troppo piccoli per saper distinguere il bene dal male ma già cosi adulti da impugnare una valigia, vuota di abiti ma stracolma di speranza per imbarcarsi e partire verso una meta sconosciuta, per sfuggire alla fame, alla guerra, al giogo di un regime opprimente».

Questo l’incipit che ha caratterizzato il pensiero di Christian Lanuara, lo studente liceale di Belvedere Marittimo, che messo per iscritto, ha presentato a Raffaella Sansone. Ha sgranato gli occhi la docente, sapeva della bravura dei suoi alunni, ma non immaginava che Christian fosse uno scrittore vero, un poeta della vita. Chi potrebbe o saprebbe scrivere di valigia vuota di abiti, ma stracolma di speranza? Chi, ancora di giogo di regime opprimente? Solo uno scrittore affermato e riconosciuto, non v’ha dubbio. Ed invece, in questo caso, è Christian che, in nome e per conto della sua classe, ha pensato, ha riflettuto, ha scritto. Altro che il dettato o il tema dei nostri tempi! Ed il seguito? Seguitemi per capire ed apprezzare fin dove arriva la capacità del giovane studente.

«Affidare quel bagaglio, vuoto e pieno, e la propria esistenza al gatto e alla volpe può essere una decisione discutibile, ma la fiaba di Pinocchio racconta che essi sottraggono denaro, mai il futuro; perché tentare la sorte, a volte, può essere l’unica via di fuga, da una fine certa in un Paese( con la maiuscola) ostile, da un destino ineluttabile in cui se resti muori, se scappi affronti il dittatore più cruento di tutti, il mare»: questo è Christian da Belvedere  che scrive, lo avete letto di Paese ostile, destino ineluttabile, di dittatore cruento. Ahi, ragazzo, non è sempre così, solo in questo caso è stato dittatore e per giunta cruento, il mare!

E se non ti si può dire nulla su «paese ostile e destino ineluttabile, sul mare non è sempre così. Lo sai bene anche perché vivi in un bel paese di mare, Christian! Il mare è cattivo se lo sfotti, se lo usurpi, se non lo cogli appieno, se lo violenti. Ma il ragazzo ed i ragazzi proseguono dicendo che le vittime del naufragio di Cutro questo lo sapevano bene. Cosa vogliamo rimproverare loro? L’ottimismo, la speranza, la voglia di rinascita, il sogno di un futuro migliore?».

Domande, ma anche risposte di questo figlio di Calabria, che dà lezioni a tutti noi, soprattutto quando dice che «politicizzare una strage, colpevolizzando le vittime (leggi, leggi ministro Piantedosi) che paradosso. Lo spirito cosmopolita e la compassione, aggiunge Christian, non bastano per riscaldare il cuore dei ministri o delle forze armate, troppo impegnate a scaricare le colpe l’una sull’altra, ma infiamma quello dei nostri corregionali crotonesi. I quali si sono movimentati immediatamente per offrire rifugio ai sopravvissuti, per dare una degna sepoltura ai defunti.

Non finisce qui, il nostro studente, che diventa più grande dei grandi quando dice che da Cutro si urla a noi italiani che i profughi devono essere aiutati, non per diritto o dovere, ma per umanità. Bravo ragazzo, mio, bravo ragazzo: sei più adulto e riflessivo di tutti noi, anche degli stessi ministri. E non ti fermi ancora, non ho il coraggio di tagliarti, non lo meriti. Raffaella, che non conosco, non me lo perdonerebbe mai.

«Gli Zulù non dimenticano i viaggi della speranza agli inizi del ‘900 per cercare futuro, trovando umiliazione, razzismo, turni estenuanti, condizioni igieniche assenti, e percosse solo per poche lire. Per questo, sostiene ancora, sostengono e supportano gli esuli, nonché loro successori, affinché le acque del nostro mare non si colorino più di rosso e non trasportino più relitti di navi affondate, ma opere d’arte di cui esso – il mare nostrum non è più dittatore cruento – è custode».

Ed un monito al governo, forse, non manca nella riflessione di Christian: cercare un colpevole, ormai, è anacronistico, irrazionale e sconclusionato. Se lo si dovesse individuare, si dovrebbe indagare su patti diplomatici vacillanti, dichiarazioni dei diritti dell’uomo mai attuate. Prosegue, prosegue il nostro-mio studente che indirettamente si è rivolto a me, con un appello più forte ancora.

«Che la notte del 26 febbraio non sia commemorata come una strage, che sarà dimenticata e successivamente rievocata dai telegiornali, bensì come tragico inizio di una trattativa per una politica dell’accoglienza più ampia e meno rigida, per un’educazione scolastica più sociale che culturale, per una pace perpetua che non sia più una chimera kantiana, ma pura realtà».

Ho aggiunto molto poco di mio. È questo uno scritto che vale più di una tesi di laurea, è una lezione di vita, che farò in modo che legga il presidente Mattarella. Grazie, Christian, ti siamo obbligati. (gc)

 

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Migranti, l’assessore Staine alla riunione in Prefettura a Reggio Calabria

Alla Prefettura di Reggio Calabria si è svolto un tavolo convocato dal Prefetto Massimo Mariani con le forze dell’ordine e le parti interessate alla gestione dei migranti regolari. Presente anche l’assessore alle Politiche Sociali Emma Staine, con competenze in materia di immigrazione.

L’assessore Staine ha fatto il punto sullo stato dell’ex oleificio Eranova di Gioia Tauro, la cui area è interessata da gara per la bonifica già bandita e che sarà affidata nelle prossime settimane, mentre per il periodo tra fine marzo e inizio aprile, è previsto l’avvio dei lavori. Nel corso dell’incontro sono stati esaminati gli sviluppi degli interventi previsti per assicurare ai lavoratori extracomunitari impegnati nel territorio durante le campagne di raccolta, dotati di regolare contratto di lavoro, soluzioni alloggiative adeguate.

La riqualificazione dell’ex complesso industriale è propedeutica alla realizzazione del villaggio eco-solidale che accoglierà i migranti, consentendo di smantellare definitivamente la tendopoli di San Ferdinando in cui centinaia di lavoratori hanno sofferto per lunghi anni condizioni igieniche e di vita intollerabili. Si tratta di moduli abitativi dotati di impianti fotovoltaici e termici autonomi, dotate dei comfort necessari, cui saranno affiancate altre strutture destinate ad offrire alla piccola comunità servizi essenziali e spazi comuni, nonché uffici della Polizia di Stato e del Comune.

Il progetto per la realizzazione del villaggio, nato su impulso della senatrice Tilde Minasi e con il fondamentale sostegno del presidente Roberto Occhiuto, prevede un costo di 10 milioni di euro stanziati dalla Regione attraverso l’utilizzo di fondi Por Calabria 2014/2020 azione 9.4.1.

«È un atto di fondamentale importanza che vede la Regione Calabria impegnata nella restituzione della dignità abitativa, ma che pone anche una questione di affermazione di legalità che deriva, appunto, dal ricollocamento dei lavoratori in un ambiente sano», ha detto l’assessore Staine al termine dell’incontro.

«Poniamo fine della logica del ghetto – ha proseguito – puntando su soluzioni che restituiscono decoro e luoghi sicuri dove fare comunità. Luoghi sicuri che possano essere il primo passo verso una progressiva integrazione. Potremo infatti definirci Paese civile quando saremo veramente in grado di garantire un’accoglienza che possa sostenere la reale integrazione di tutti coloro che arriveranno in modo regolare, senza passare dal destino tragico e beffardo di un naufragio, come quello di ieri a largo di Crotone, di persone vittime soprattutto dei trafficanti che speculano senza remore sulle vite degli altri».

«Ecco perché si rende necessario un flusso migratorio che sia controllato – ha concluso Emma Staine – ma soprattutto un intervento decisivo e condiviso da parte dell’Europa, nell’ottica di consolidare le iniziative di partenariato con i Paesi di transito dei flussi, affidando agli Stati l’abilità di governare il fenomeno».

Nel corso del tavolo sono state esposte le problematiche relative anche alle aree di Taurianova e San Ferdinando e l’assessore si è immediatamente resa disponibile a verificare con i suoi uffici per fornire risposte puntuali nella prossima riunione operativa. (rrc)

MIGRANTI, CONTRO L’INDIFFERENZA UE
C’È IL DOLORE AUTENTICO DEI CALABRESI

di SANTO STRATI – L’immagine dei corpicini dei due gemellini senza vita spiaggiati sulle coste di Cutro resterà il simbolo più angosciante di questa nuova e, purtroppo, non ultima, tragedia del mare. Tragedia epilogo di un viaggio non della speranza ma della disperazione. È forte il dolore della gente calabra, come se ognuno in questa tragedia avesse perso un figlio, un genitore, un fratello: queste vittime sconosciute ci appartengono perché è nel dna dei calabresi il senso di solidarietà, ma soprattutto di fraternità, che viene fuori incontrollabile, sempre davanti a qualunque sciagura o calamità.

La tragedia di Cutro non stiamo a dire, col senno di poi, che forse si poteva evitare: è un problema che si trascina da anni quello degli sbarchi, che ricade sulle spalle di sindaci la cui umanità ci fa fare pace con le amministrazioni locali. Un problema che non si risolve con provvedimenti legislativi o ordinanze assurde (sapete che chi soccorre senza autorizzazione i profughi rischia pesanti ammende, dopo il decreto Piantedosi-Meloni sulle ONG?), ma andrebbe affrontato con buonsenso e cristiano spirito di umanità. I migranti fuggono da guerre, disagi sociali, povertà: non sono alla ricerca di un eden (ormai impossibile dovunque) ma di uno sbocco di vita, un’aspettativa di futuro da poter offrire ai propri figli, in realtà dove non solo la lingua è sconosciuta, ma anche le relazioni interpersonali si scontrano con pregiudizi e preconcetti di sapore razzista.

Questa tragedia ha colpito profondamente la Calabria e in poca parte l’Italia: tra distrazione e indifferenza la nostra terra ha mostrato ancora una volta il suo fortissimo rispetto verso tutti, con un innato spirito di accoglienza che, purtroppo, non trova sempre il meritato consenso. La questione richiede soluzioni, ha bisogno dell’intervento dell’Europa – come segnalato con convinzione dal Presidente Occhiuto – ma va affrontata con realismo e decisione.

Non si tratta solo di fermare le partenze: avete minimamente idea dei campi di “concentramento” dove sciacalli senza scrupoli – trafficanti di uomini – ammassano gli aspiranti fuggitivi, che pagano cifre assurde (anche vendendosi un rene, o addirittura un figlio) e restano in attesa di un’imbarcazione, qualunque essa sia, che possa portarli via. E sono costretti ad aspettare, in condizioni disumane, un imbarco che rischiano di perdere, con l’addio ai soldi versati o “impegnati”. E mentre si discute come fermare gli imbarchi, nessuno si rende conto che la decrescita demografica del nostro Paese potrebbe trovare risorse umane preziose, volenterose e forti, in grado di sopperire la cronica mancanza di manodopera là dove, anche se ci sono occasioni di lavoro, c’è il rifiuto alimentato dal facile reddito di cittadinanza, distribuito, ahimè, senza criterio.

Diciamoci la verità, il modello è quello che si era inventato Mimmo Lucano, oggi in attesa di un verdetto (forse ingiusto, permetteteci il dubbio) che aveva creato e messo insieme una comunità multietnica coesa, inventando un lavoro, riattivando case abbandonate, creando occasioni di impiego, regalando una prospettiva di vita. Quella realtà di Riace non esiste più per tante ragioni, ma il modello che fece andare in copertina sul  prestigioso magazine Fortune (era il 2016)  il sindaco di allora per la sua “utopia della normalità”, risulta una via non solo percorribile ma diremmo obbligata. Ci sono migliaia di case abbandonate (e offerte in vendita anche a solo un euro) in tanti borghi desolati e dimenticati: seguendo il modello del visionario ex sindaco Lucano si potrebbe pensare di far arrivare – ove ci siano le condizioni – famiglie di profughi, ma non su carrette del mare, ma con voli autorizzati o navi militari e offrire loro ospitalità in cambio di lavoro utile alla collettività, in grado anche di ridare dignità umana a chi è costretto a scappare dalla propria terra. Perseguitati, oppressi, vittime di violenza: quante famiglie distrutte, quanti giovani vite spezzate, e quanta indifferenza. Un sentimento in continua ascesa di cui il genere umano si dovrebbe vergognare. Un sentimento che, grazie a Dio, non abita dalle nostre parti: c’è la generosità e il disinteressato aiuto di tantissimi calabresi a testimoniarlo. Ecco perché oggi la Calabria piange questi fratelli sconosciuti, dal punto di vista parentale, ma fratelli di sangue, al di là di qualunque differente etnia, linguaggio, costume di vita. È un dolore autentico che merita rispetto e ammirazione, perché vale sempre la regola che chi ha poco offre tanto, al contrario di chi ha e non dà.

«In Calabria – ha detto il Presidente Occhiuto intervenendo ad Agorà su Rai 3 – i migranti li vediamo sbarcare quotidianamente, e li soccorriamo, evitando di considerarli un problema. Tante volte si tratta di bambini e di donne che scappano da Paesi in guerra e che cercano una vita migliore. Le vittime di questa sciagura hanno pagato migliaia di euro per inseguire un sogno che, purtroppo, li ha condotti alla morte». I sopravvissuti devono la vita alle centinaia di volontari che, dopo l’allerta di Frontex che aveva avvistato sabato sera l’imbarcazione della morte e, vista l’impossibilità di un soccorso via mare o via elicottero per le avverse condizioni del tempo sono accorsi in spiaggia a tirare a riva i profughi riusciti ad avvicinarsi alla costa. Erano lì, col freddo pungente, con coperte per i profughi, volontari e forze dell’ordine, medici e gente comune, entrata in acque gelide per portare a riva uomini, donne, bambini. Alcuni di loro non ce l’hanno fatta, molti, grazie ai soccorsi, hanno sfidato il gelo della morte. Il grazie a questi calabresi, vera espressione della Calabria positiva di cui andare largamente orgogliosi, non sarà mai sufficientemente grande. (s)

Giornata di lutto regionale: La Calabria piange i migranti di Cutro

Se l’Europa c’è, batta un colpo. È inammissibile che, mentre la Calabria oggi piange e veste a lutto – abbassando a mezz’asta le proprie bandiere – per l’ennesimo naufragio in cui hanno perso la vita tante, troppe persone, dall’Europa ci sia un silenzio assordante.

Un silenzio che fa quasi paura. L’indifferenza di fronte a decine e decine di morti. «Dov’è l’Europa», ha chiesto il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, a poche ore dalla tragedia. Una domanda che si è fatta tutta l’Italia.

Quello della migrazione è uno dei tanti problemi del nostro Paese ma, prendendo in prestito le parole di Enzo Scalese, segretario generale della Cgil Area Vasta Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia, «prima di essere un “problema” economico e sociale, è una questione di umanità».

Una questione che richiede una seria riflessione sul tema, e non i soliti slogan mascherati da promesse. Lo stesso ministro della Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, che ha rinunciato alla sua visita in Calabria in segno di lutto «perché di fronte a simili tragedie non si può far altro che fermarsi», ha evidenziato la necessità di una riflessione «sul dramma dell’immigrazione: l’Europa non lasci sola l’Italia e avvii un serio confronto per evitare il ripetersi di queste terribili tragedie».

E proprio a quell’Europa sorda che Occhiuto si rivolge: «Dov’è l’Europa che dovrebbe garantire sicurezza e legalità? Che fine hanno fatto le operazioni di dialogo con i Paesi d’origine dei migranti?».

«Tutte domande che, purtroppo, ad oggi non hanno alcuna risposta. E chi sta nei territori, a stretto contatto con la realtà di tutti i giorni, è costretto a gestire le emergenze e a piangere i morti», ha continuato Occhiuto, ricordando la Calabria sia sempre stata una regione solidale – solo nel 2022 sono stati accolti 18mila migranti «senza fare polemiche», ha evidenziato Occhiuto –, ma abbandonata a sé stessa.

Lo dimostrano i continui appelli che si sono susseguiti per tutto il 2022 da parte dei parlamentari e delle figure istituzionali calabresi, come Filippo Mancuso, presidente del Consiglio regionale della Calabria che, più e più volte, ha chiesto all’Europa «una strategia europea di contenimento degli arrivi dei migranti».

«Queste persone, adulti e minori – ha proseguito – con il loro carico di sofferenza, in fuga da carestie, povertà e guerre, segnalano un’emergenza umanitaria di grosse proporzioni, che pone ai territori d’approdo serie problematiche logistiche e sanitarie. Criticità che debbono indurre l’Europa a pervenire a un accordo-quadro sull’immigrazione». Era l’8 gennaio 2023. Quasi due mesi dopo, di nuovo l’appello: «l’Unione Europea e la comunità internazionale assumano finalmente la responsabilità di governare i flussi epocali di migranti, perché tragedie come quella davanti le coste crotonesi non abbiano più a ripetersi».

E lo stesso Mancuso, il giorno dopo la tragedia, si è recato a Crotone – insieme al sindaco Vincenzo Voce e il presidente della Provincia, Sergio Ferrari – al PalaMilone dove sono state allineate le bare delle vittime. Ma, prima della tappa a Crotone, il presidente del Consiglio regionale  ha incontrato il sindaco di Cutro, Antonio Ceraso, e il sindaco di Isola Capo Rizzuto, Maria Grazia Vittimberga, ai quali ha assicurato «la disponibilità del Consiglio a collaborare per ogni iniziativa volta a fronteggiare le problematiche del momento».

Agli amministratori locali e ai tanti soggetti che intervengono nelle azioni di aiuto, il presidente Mancuso ha detto: «Sono qui per esprimere i ringraziamenti più sinceri del  Consiglio regionale a Sindaci, Guardia costiera, Vigili del fuoco, Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, al personale sanitario e della Protezione civile, ai volontari e a tutti i soccorritori che, prontamente, sono intervenuti per assicurare sostegno ai naufraghi dell’ennesima tragedia nel Mediterraneo che registra innumerevoli vittime tra adulti e minori».

«I migranti morti davanti le coste crotonesi, in fuga da persecuzioni – ha continuato – povertà e da aree colpite dal cambiamento climatico, impongono all’Europa e alla Comunità internazionale di andare oltre l’indignazione rituale e di assumersi, finalmente, la responsabilità di intervenire sulle cause che provocano l’esplosione epocale di migranti e di non lasciarli alla mercè dei trafficanti di esseri umani».

«Purtroppo – ha sottolineato il Presidente del Consiglio regionale della Calabria – la tragedia di domenica ci dimostra che gli appelli alla responsabilità dell’Europa fin qui sono state grida nel deserto. La perdita di così tante vite umane è sconvolgente, ma adesso, vista anche la difficoltà oggettiva di garantire un’accoglienza dignitosa, sono urgenti provvedimenti ad horas, per evitare che una condizione così difficile, come segnalano molti sindaci calabresi, sfugga completamente di mano». 

«Gli arrivi sulle coste calabresi, stanno da tempo caricando sui Comuni e sui soggetti preposti ad occuparsene, una responsabilità che da soli, per le tante problematiche che un fenomeno così complesso presenta, non possono reggere – ha concluso –. È necessario che l’Europa si doti di una strategia di contenimento della fuga dalle aree svantaggiate e, al contempo, mirata ad assicurare sia un equo ricollocamento che risorse, personale e mezzi ai centri d’accoglienza subissati di problemi e non più in grado di garantire i diritti primari».

Occhiuto, intervenendo a Rtl 102.5, ha detto: «Siamo dispiaciuti del fatto che questa nuova rotta dell’immigrazione, tra la Turchia e la Calabria, sia stata poco raccontata nel corso degli anni, sia stata quasi considerata una rotta di serie B. E invece noi abbiamo visto sbarcare migliaia di migranti, nel crotonese, e soprattutto a Roccella Jonica».

«Questa è una rotta che si è consolidata nel corso degli ultimi anni tra l’indifferenza generale, persino le Ong non hanno presidiato questa rotta – ha spiegato –. La Turchia è un Paese che ha 5 milioni di profughi, e diventa difficile arginare gli imbarchi, soprattutto dopo il devastate terremoto di qualche settimana fa. Ma in questi anni si è parlato molto delle rotte provenienti dal Nord Africa, e la Calabria è interessata anche da questi flussi, ma quasi mai della rotta dalla Turchia. C’è stata una generale sottovalutazione, anche da parte dell’Europa».

«E questo deve essere motivo di riflessione per tutti: tragedie di questo tipo vanno evitate il giorno prima, non commentate il giorno dopo», ha chiosato il Governatore, ribadendo la necessità di strumenti e misure per il soccorso in mare.

«In Calabria – ha spiegato Occhiuto nel programma Agorà di Rai 3 – i migranti li vediamo sbarcare quotidianamente, e li soccorriamo, evitando di considerarli un problema. Tante volte si tratta di bambini e di donne che scappano da Paesi in guerra e che cercano una vita migliore. Le vittime di questa sciagura hanno pagato migliaia di euro per inseguire un sogno che, purtroppo, li ha condotti alla morte».

«L’imbarcazione – lo ha detto il ministro Piantedosi, che ringrazio per essere subito venuto in Calabria – è stata segnalata da Frontex intorno alle 22.30 di sabato sera – ha spiegato –. Era partita una motovedetta della Guardia di Finanza, ma è dovuta rientrare in porto a causa del mare forza 7, una condizione di oggettiva difficoltà».

«Questo, però – ha concluso – ci dice che vanno rafforzati gli strumenti e le misure per il soccorso dei migranti. Nel 2023 l’Europa e i Paesi coinvolti da questi fenomeni devono essere in grado di effettuare, in ogni condizione, salvataggi in mare».

Ma non basta più “arrabbiarsi” con l’Ue. Il consigliere regionale Francesco De Nisi ha ritenuto «irrimandabile il momento in cui il «Governo regionale – e soprattutto quello nazionale, intervengano con la dovuta fermezza nei confronti dell’Unione Europea, affinché quest’ultima, assumendosi le proprie responsabilità, non lasci più sola la Calabria e intervenga con mezzi e risorse adeguati ad impedire che tragedie di tali proporzioni si possano ripetere in futuro».

«Le persone – ha concluso De Nisi – che si trovano in mare in situazioni di emergenza vanno salvate a tutti i costi, ma la strage va fermata prima possibile con le adeguate iniziative a tutti i livelli istituzionali». (rrm)

 

ROCCELLA JONICA – Lunedì l’incontro “Migranti per una gestione straordinariamente ordinaria del fenomeno”

Si intitola Migranti – Per una gestione straordinariamente ordinaria del fenomeno, l’incontro in programma lunedì 19 dicembre, a Roccella Jonica, alle 17 al Convento dei Minimi.

Intervengono i protagonisti della straordinaria esperienza di collaborazione istituzionale, impegno volontaristico e coesione sociale che ha reso possibile quasi 100 interventi di prima assistenza a favore di oltre 11.000 migranti soccorsi in mare e sbarcati al Porto delle Grazie.

L’incontro, che sarà aperto dagli interventi dei Sindaci di Roccella, di Siderno, di Ardore e di Stilo, offrirà poi le testimonianze di chi opera sul campo: i volontari della Croce Rossa ed i Medici Senza Frontiere.  A seguire, la tavola rotonda con gli interventi del Dott. Bruno Megale – Questore di Reggio Calabria, del Ten. Colonnello Alberto Lippolis – Comandante del ROAN della Guardia di Finanza di Vibo Valentia, del Dott. Roberto Di Palma – Capo della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio e del Dott. Antonio Marziale – Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Calabria. Le conclusioni sono, infine, affidate a S.E. il Prefetto di Reggio Calabria Dott. Massimo Mariani.

Un evento, dunque, non «per autocompiacimento – viene spiegato in una nota –, ma per riflettere assieme su ciò che possiamo e dobbiamo fare per migliorarci ancora».

In uno scenario nazionale nel quale spesso il dibattito attorno al tema migranti oscilla tra opposti estremismi, l’esperienza vissuta a Roccella dà un messaggio forte ed inequivocabile circa il primato dell’esercizio dei doveri istituzionali propri degli organi periferici dello Stato, delle Forze dell’Ordine, della Capitaneria di Porto e della Squadriglia Navale della Guardia di Finanza, dei Comuni interessati, delle Associazioni di Volontariato e delle Organizzazioni non Governative rispetto alla indiscutibile e indiscussa necessità di salvaguardare le vite di decine di migliaia di donne, bambini e uomini che sfuggono da guerre e povertà.

Il sistema di primo soccorso coordinato dalla Prefettura di Reggio ha operato in questo difficilissimo anno in silenzio, senza urlare, senza sconfortarsi mai. Le istituzioni locali ad inizio anno, in considerazione degli aumenti dei flussi, avevano denunciato i pericoli di un possibile collasso del sistema. Gli organi periferici dello Stato hanno raccolto quelle preoccupazioni e le hanno rappresentate ai più alti livelli. E lo Stato, questa entità quasi astratta che chiamiamo a soccorso quando siamo in difficoltà, ha ascoltato ed è intervenuto. Certo, si continua ad operare in una situazione di emergenza, ma tutti insieme si è intervenuti e si interviene per garantire la massima dignità delle persone soccorse.

Le comunità locali hanno compreso la nostra azione, condividendola convintamente con uno spirito solidaristico fondato sul quel rispetto sacro del forestiero che è nel Dna dei calabresi, che è proprio della nostra cultura magnogreca.

In sintesi, siamo felici che a Roccella si stia scrivendo questa bella pagina di cooperazione e sinergia tra istituzioni e terzo settore che ha reso e rende socialmente accettato un fenomeno che spesso è facile preda di strumentalizzazioni politiche. (rrc)

 

Occhiuto: Le Regioni siano coinvolte nella fase dell’attuazione del Pnrr

Il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha chiesto che le Regioni siano coinvolte nella fase dell’attuazione del Pnrr. Nel suo intervento a Start di TgSky24, il Governatore ha evidenziato come le «Regioni non sono state protagoniste della stesura del Pnrr e non lo sono nemmeno ora nella fase di gestione e di attuazione: molte volte fanno semplicemente gli aggregatori di iniziative che però vedono beneficiari i Comuni».

«Un presidente di Regione dovrebbe avere una visione dello sviluppo complessivo del suo territorio, e questa visione la dovrebbe realizzare attraverso le risorse, nel nostro caso, del fondo di sviluppo e coesione, ma soprattutto del Pnrr. Quindi, non coinvolgere i governatori forse è stato un errore», ha detto il Governatore, spiegando che «la situazione in Calabria rispetto al Piano nazionale di ripresa e resilienza è, più o meno, quella che c’è in tutte le Regioni: il blocco dei cantieri dovuto al caro energia e al caro materie prime. Questa è una circostanza che l’Europa deve approfondire».

«Il Pnrr – ha spiegato – è stato preparato prima della guerra, prima del caro materie prime. Adesso l’Europa deve avere la capacità di reagire con immediatezza alle sfide che ha davanti. Sono perciò contento che queste richieste che il presidente Meloni ha fatto, di maggiore flessibilità nella spesa o nei tempi di realizzazione degli interventi del Pnrr – che molti in Italia affermavano fossero impossibili a farsi, come se il Pnrr nelle sue regole fosse un dogma -, ora siano condivise da altri Paesi europei. Quindi, una volta tanto, l’Italia riesce a mettersi alla guida anche in Europa di processi che fanno migliorare le decisioni che l’Ue deve prendere».

«Noi non avremmo potuto superare la pandemia senza l’aiuto delle istituzioni europee – ha proseguito – non avremmo rimesso in moto l’economia dell’Unione senza un atteggiamento diverso da parte delle istituzioni europee rispetto a quello che avevamo conosciuto negli anni precedenti la pandemia. L’Europa ha recuperato credibilità, non deve perderla ora, non deve ritornare ad essere l’Europa intransigente e lontana dai temi che riguardano lo sviluppo. Credo che affermare queste necessità, e farlo con decisione e rispetto delle istituzioni europee come ha fatto il nostro premier, fa bene all’Ue oltre che all’Italia».

Sul tema dei migranti, Occhiuto ha spiegato che la Calabria «ha già accolto in questo anno 17mila migranti. L’abbiamo fatto senza mai protestare, creando un rapporto improntato alla leale collaborazione con le Prefetture e con i sindaci. La Calabria ha dimostrato di essere una Regione accogliente, peró il peso di questa emergenza non può essere lasciato soltanto all’Italia»

«I migranti arrivano da Paesi che si affacciano sul Mediterraneo – ha spiegato ancora – che appartengono ad un continente, l’Africa, che nei prossimi decenni moltiplicherà per due la sua popolazione, per cui questi flussi sono destinati a crescere. Allora, o l’Europa si pone nella condizione di governare insieme questo processo, oppure dimostra di non avere contezza di quello che sarà da qui a qualche tempo questo fenomeno. Peraltro il Mediterraneo sta diventando centrale nell’agenda dell’Europa, anche in quella economica. Noi stiamo comprando l’energia dal Mediterraneo, con questi Paesi dovremmo anche intensificare i rapporti commerciali perché avranno tassi d’incremento del Pil segnatamente superiori a quelli delle economie europee».

«Allora, vivere passivamente questo problema lasciando che prevalgano gli egoismi nazionali credo sia sbagliato – ha continuato –. Devo dire che il presidente Meloni sta facendo un buon lavoro in Europa. Ricordiamoci che prima che si insediasse questo governo qualcuno in Italia, che non vuole bene al nostro Paese, rappresentava in Europa un’idea sbagliata del governo e del presidente Meloni, come se si trattasse di un esecutivo di estrema destra, nemico dell’Unione europea. Il presidente Meloni sta dimostrando di avere rispetto dell’Europa e anche di non avere nessuna soggezione, nessun complesso di inferiorità. È così che l’Italia deve rappresentarsi in Europa».

Per quanto riguarda il Reddito di Cittadinanza, il presidente della Regione ha evidenziato che in Calabria ci sono 240 mila percettori.

«Considero questa misura giusta nella parte che riguarda la necessità di affrontare il tema della povertà – ha spiegato – ma è sbagliatissima in quella parte che affronta le politiche attive del lavoro. Si è trattato di un clamoroso errore dei 5 Stelle. A un errore si ripara con una soluzione che sia davvero efficace e funzionante. Se ci si limita a cancellare l’errore senza proporre una soluzione alternativa, si rischia di commettere un errore ancora peggiore del precedente».

«Nel nostro Paese, e a maggior ragione nel Meridione – ha proseguito – c’è un disallineamento tra domanda e offerta di lavoro, anche perché non funzionano bene i Centri per l’impiego. Secondo me si tratta di istituti che peraltro scontano il fatto di essere stati pensati in epoche diverse da quella attuale. Ormai un’azienda che cerca un dipendente o un collaboratore lo fa in maniera differente da come avveniva tradizionalmente. Nell’era delle grandi tecnologie, i Centri per l’impiego forse dovrebbero non essere luoghi fisici ma addirittura delle App che i singoli imprenditori potrebbero utilizzare. Noi abbiamo un sistema del mercato del lavoro che dovrebbe incrociare domanda e offerta, ma che non funziona da anni. Se prima quindi non poniamo il mercato del lavoro nella condizione di funzionare, riformandolo, e non interveniamo nella formazione dei disoccupati, non ne usciremo».

«Suppongo che sia difficile per un disoccupato in Calabria, in Campania o in Sicilia – ha concluso – trovare un lavoro in sei o otto mesi, per cui se si toglie il reddito di cittadinanza senza aver realizzato prima efficacemente la riforma del mercato del lavoro, credo che si cancelli un errore, ma non si trovi una soluzione. Mi auguro che in questo senso ci sia un approfondimento da parte del governo». (rrm)

«Il doppio bisogno! un convegno su flussi migratori e accoglienze

di MARIATERESA D’AGOSTINO – L’abbandono della propria terra, la ricerca di un nuovo luogo che sia casa, la speranza nel futuro, da una parte, luoghi che devono e possono rigenerarsi, dall’altra, all’insegna della solidarietà e della reciprocità. Sinergie umane ed economiche, dinamiche che generano sviluppo individuale e collettivo, crescita sociale. Un messaggio importante a sottolineare la forza della multiculturalità e il valore dell’opera quotidiana e instancabile, fatta di competenza e passione, di enti e comuni che si dedicano all’accoglienza. Questo il focus del convegno nazionale “Il doppio bisogno”, svoltosi venerdì scorso all’Auditorium Casa della Pace “A. Frammartino” di Caulonia Marina (RC), organizzato dalla Cooperativa Sociale Pathos, presieduta da Maria Paola Sorace, a conclusione del progetto FAMI “Fra noi”, seconda edizione, sull’inclusione e il raggiungimento della piena autonomia dei migranti che giungono sul nostro territorio.

Una giornata densa di approfondimenti e spunti di grande interesse per l’evento, accreditato ai fini formativi presso l’Ordine degli Assistenti Sociali della Regione Calabria, con la partecipazione di operatori del settore accoglienza, rappresentanti delle istituzioni, del mondo del volontariato, imprenditori e i beneficiari dei progetti SAI e FAMI. Filo conduttore il tema legato appunto al doppio bisogno: da una parte quello di chi fugge dalla propria terra d’origine di essere accolto e integrato, divenendo parte attiva del territorio che lo ospita; dall’altra quello di individuare risorse umane nel nostro Paese. Tema ben rappresentato nel docu-film che ha introdotto i lavori, Il doppio bisogno, da un’idea di Ilario Ammendolia, precursore dell’accoglienza nella Locride, con la regia di Carlo Frascà e la collaborazione per riprese e montaggio della Scuola Cinematografica della Calabria: la fiction si intreccia con interviste a imprenditori del territorio che hanno scelto collaboratori tra i migranti, illustrando un percorso virtuoso che genera reciproco benessere.

Tanti e autorevoli gli ospiti intervenuti, sul palco e in collegamento da remoto, tutti concordi nel descrivere uomini, donne e bambini che giungono nel nostro Paese in cerca di riscatto come risorsa e ricchezza per il Paese stesso che, soprattutto nelle aree depresse sotto il profilo economico, come la Calabria, presenta la necessità di dare nuova linfa umana e professionale a comparti importanti per lo sviluppo come quello agricolo.

Dopo i saluti istituzionali dei sindaci di Caulonia, Francesco Cagliuso, di Benestare, Domenico Mantegna, di Sant’Ilario dello Ionio, Giuseppe Monteleone, e di Camini Giuseppe Alfarano, nella prima parte del convegno, condotta da Ilario Ammendolia, sono intervenuti: Sonia Bruzzese, Assistente Sociale Specialista, Tiziana Ferrittu del Consorzio Communitas, Mimma Pacifici, Sindacalista, Monica Molteni, responsabile dell’Area Lavoro del Progetto FAMI “Fra noi” 2, Mimmo Gangemi, scrittore e giornalista, Virginia Costa, responsabile Servizio Centrale per i progetti SAI, Doriana Marrelli, rappresentante del Marrelli Group srl di Crotone, Massimo Mariani, Prefetto di Reggio Calabria; nella seconda parte, condotta da Maria Teresa D’Agostino, sono intervenuti: Mons. Francesco Oliva, Vescovo diocesi Locri-Gerace, Mons. Francesco Savino, Vicepresidente CEI, Salvatore Cirillo, consigliere regionale Calabria, Antonella Ierace, assessore Comune di Caulonia, Andrea Barachino, presidente Consorzio Communitas, Olivia Bonardi, docente Unimi, Maurizio Ambrosini, sociologo e docente Unimi, Angelo Politi, direttore regionale Confagricoltura Calabria, Vincenzo Linarello, presidente GOEL Gruppo Cooperativo, Maurizio Baggetta, presidente Ass. Albergatori “Jonica Holidays”, Pasquale Calabrese, responsabile ente di formazione “FareImpresa”.

Hanno partecipato al convegno alcuni dei beneficiari che hanno svolto tirocini di formazione professionale nell’ambito alberghiero.

Presenti in sala rappresentanti dei Comuni, tra cui i sindaci di Roccella, Vittorio Zito, e di Monasterace, Cesare De Leo, delle associazioni, delle forze dell’ordine, e Gerardo Niutta, referente regionale progetto FAMI “Fra noi” seconda edizione, per conto di Pathos.

Il convegno si è concluso con la proiezione del cortometraggio “Bismillah” di Alessandro Grande, premiato con il David di Donatello per il miglior cortometraggio.

«Siamo più che soddisfatti del risultato raggiunto – dichiara Maria Paola Sorace – Nonostante il tema, molto attuale e per certi aspetti anche “pungente”, siamo riusciti a mantenere la discussione all’interno degli argomenti che volevamo trattare senza cadere nella retorica o ancora peggio in un dibattito politico. L’auspicio è che questa giornata abbia potuto generare anche un solo seme per far crescere fiducia e speranza nel nostro martoriato territorio». (mda)