Lo street artist TvBoy dedica un murales a Mimmo Lucano: «Riaccendiamo la luce»

È un’immagine forte, ma che parla chiaro, l’opera realizzata dallo street artist TvBoy per Mimmo Lucano, che raffigura l’ex sindaco di Riace dietro le sbarre con in braccio un piccolo migrante.

«Riaccendiamo la luce – ha scritto su Facebook –. Ancora una volta l’Italia è il Paese delle contraddizioni. Il luogo in cui salvare vite umane significa ricevere una condanna di 13 anni e 2 mesi».

«E il paragone inevitabile – ha proseguito – balzato all’occhio in questi giorni è la “pena” di 12 anni inflitti a Luca Traiani, che nel 2017 con un tatuaggio di una svastica sulla fronte e da candidato leghista a Macerata, ha letteralmente aperto il fuoco contro delle persone, colpevoli di essere migranti».
«Salvare vite invece, come ha fatto Mimmo Lucano col suo “Modello Riace” – riceve una pena maggiore di chi quelle vite vuole strapparle. Per noi però non è così. Non può e non deve essere così. Per noi schierarsi dalla parte degli ultimi non può significare questo».
«Per noi – ha concluso – che stiamo dalla parte di Mimmo e vediamo “in-giustizia” nei luoghi dove, al contrario, dovrebbe essere normale distinguere il bene dal male». (rrc)

«Lucano non è solo»: L’Italia e il mondo al fianco dell’ex sindaco di Riace

«Nonostante le ore difficili che hanno seguito la lettura del dispositivo di sentenza che ha condannato Mimmo Lucano a 13 anni e 2 mesi, oggi possiamo dire che Domenico Lucano non è solo», si legge in una nota del movimento Un’altra Calabria è possibile.

«Tutta l’Italia sta rispondendo al nostro appello per la costruzione di mobilitazioni democratiche in concomitanza con l’iniziativa a Riace» continua la nota del movimento, che ha illustrato le varie iniziative, che partono da Milano fino ad arrivare a Napoli, coinvolgendo anche Pisa, Firenze e Bologna. A Riace, poi, alle 16, al’Anfiteatro, andrà in scena Riace Social Blues, che ripercorrerà la storia del borgo «che ha fatto la rivoluzione».

Anche don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, ha sottolineato che «occorre equilibrio e misura».

«Ero con Mimmo Lucano a Riace nel 2004 – ha spiegato – quando iniziò la sua straordinaria esperienza di sindaco, ho continuato idealmente a esserlo anche durante le vicende giudiziarie, culminate oggi con la condanna a 13 anni di carcere: sentenza pesantissima di cui attendiamo di conoscere le motivazioni».

«Le leggi, non si discute, vanno rispettate, ma viene da chiedersi – ha sottolineato don Ciotti – di quali reati possa essersi macchiato Mimmo per meritare una simile condanna. Se le violazioni sono state commesse per facilitare l’accoglienza, senza tornaconti personali, sarebbe forse il caso di usare un minimo di riguardo».

«Si ripropone qui – ha proseguito – il contrasto che sin dai tempi antichi, valga su tutti l’esempio di Antigone, si è prodotto a volte tra le leggi dei codici e le leggi della coscienza».

«Ciò detto, e ribadita la mia umana vicinanza a Mimmo e alla sua compagna, mi auguro – ha concluso don Ciotti – che al netto degli incidenti giudiziari non si disperda il prezioso patrimonio sociale e culturale rappresentato dall’esperienza di Riace. Modello pionieristico di un’accoglienza capace di conciliare dignità, lavoro e sicurezza a beneficio di tutta la comunità».

Don Ciotti si augura «che, al netto degli incidenti giudiziari, non si disperda il prezioso patrimonio sociale e culturale rappresentato dall’esperienza di Riace».

Anche Antonio Tajani, in un’intervista a Anch’io, si è espresso sulla condanna di Lucano: «noi come Forza Italia siamo da sempre garantisti, abbiamo sempre detto che c’è un problema della giustizia penale e civile e che bisogna andare al di là della riforma Cartabia».

«Finché uno non è condannato in terzo grado è innocente – ha concluso – per Forza Italia è sempre stato così. La riforma della giustizia serve per avere nel nostro paese un sistema più equilibrato».

Giornale Radio RaiLuigi D’Alessio, procuratore di Locri, ha rivelato che «non è  che io sia soddisfatto di tutti questi anni che il tribunale ha comminato. Noi ci eravamo tenuti sui minimi di legge possibili. Il Tribunale gli ha dato ben di più».

«Le sentenze – ha aggiunto d’Alessio – non si commentano. Bisogna leggere le motivazioni, ma evidentemente la nostra ricostruzione non era così folle. Umanamente mi dispiace per Lucano, ma è stato riconosciuto l’impianto accusatorio».

«Le sentenze e le imputazioni non si fanno con il consenso pubblico che si ha – ha concluso –. C’è stata molta superficialità in queste valutazioni che mi sono portato sulle spalle».

Porta a Porta, il segretario del Pd, Enrico Letta, in merito alla sentenza di Lucano, ha dichiarato che «credo he qui si dia un messaggio terribile, pesantissimo, un messaggio che io credo alla fine farà crescere la sfiducia nei confronti della magistratura, sono molto colpito».

«Quello che è successo è incredibile: il raddoppio rispetto a quanto chiesto dal pm, non so quante volte capita. Io sono esterrefatto per quanto accaduto, esprimo solidarietà e vicinanza».

Anche Francesco Boccia, deputato Pd e responsabile Enti Locali della Segreteria nazionale, nel corso di un suo intervento elettorale a Cittanova, ha espresso la sua «solidarietà a Mimmo Lucano e vicinanza umana».

«Siamo in uno Stato di diritto – ha concluso – e abbiamo il dovere di rispettare le leggi e le istituzioni. Ci saranno il secondo e il terzo grado e Mimmo Lucano si difenderà e noi gli saremo accanto. Ma strumentalizzare la sua vicenda umana per ragioni politiche è cinico e vergognoso. La Calabria vuole il riscatto. La Calabria non vuole più i conflitti che amano e cercano Salvini e De Magistris».

La sardina Jasmine Cristallo, che ha riferito su Facebook che sarà a Riace, ha sottolineato che «non è stato condannato un uomo, è stata condannata una Storia», oltre che «c’è una questione morale nella magistratura ed è un’emergenza».

Il senatore e presidente della Commissione Antimafia, Nicola Morra, su Facebook ha ribadito che «le sentenze si rispettano. Questo non significa, però, che non si possano discutere».

«Mi auguro, dopo la condanna di ieri a Lucano – ha scritto – che per tutto il sistema dell’accoglienza venga usato lo stesso metro applicato con l’ex sindaco di Riace nel formulare le sentenze. Anche perché, come leggiamo dai commenti di chi lo conosce bene, Lucano avrà commesso soprattutto delle irregolarità amministrative, ma non sembra averne tratto vantaggio personale né patrimoniale né di altro tipo».

La Repubblica, in un articolo a firma di Arianna Finos, riporta le parole del regista tedesco Wim Wenders, legato all’ex sindaco di Riace da un rapporto di stima e amicizia: «condannare Mimmo Lucano a tredici anni di prigione è tanto scandaloso quanto assurdo. È un uomo di grande umanità e un pacificatore coraggioso. Allora si potrebbero mettere in prigione tutte le persone di buona volontà, comprese quelle che predicano compassione e fraternità. Ora sono pronto a vedere in manette Papa Francesco, non sarebbe meno ridicolo e farsesco».

Ma non è solo l’Italia a essere rimasta basita dalla condanna di Lucano. Tutto il mondo e la stampa estera ne sta parlando: il The Guardian, il DW News o il Taz.de, per farne un esempio, oltre che tantissimi utenti provenienti da tutto il mondo che hanno espresso la propria solidarietà verso quell’uomo dalla grande umanità quale è Mimmo Lucano. (rrm)

L’OPINIONE / di Franco Cimino: Mimmo Lucano, la legge, la politica e la morale

di FRANCO CIMINO – Vorrei che fosse consentito a un uomo che ama le istituzioni e l’autorità che le rappresenta rispetta, quale io mi sento, di dirsi sorpreso, esterrefatto, turbato, preoccupato, dalla sentenza che il Tribunale di Locri ha emesso nei confronti di Mimmo Lucano, il sindaco di quella Riace che voleva proporsi come città greca dell’accoglienza e della democrazia.

Chi mi conosce sa che io non mi sono mai “ iscritto” al partito sorto spontaneamente nel nome di Lucano trionfante. Dell’uomo, cioè, che per un paio d’anni ha avuto un successo politico e una popolarità, non solo in Italia, che pochi, qui e altrove, hanno avuto.

Una popolarità che l’ex sindaco non ha mai voluto sfruttare a fini personali o per facili carriere politiche. Io non sono un giurista, non sono nel processo, non conosco le carte di quello che si è appena concluso dopo circa due anni di svolgimento e, giustamente, nel giorno in cui si sarebbe dovuto concludere, non potendo la Giustizia, come invece lamentano in tanti quando ne sono interessati, sintonizzare il proprio orologio con quello della politica. In più ho fiducia nei magistrati, sia inquirenti che giudicanti, che hanno avviato l’iter processuale nei confronti dell’ex sindaco, oggi chiuso al primo responso.

Le sentenze si accettano, ma non è vero che non si discutano, anche quando sono definitive. Io che pure le accetto e le rispetto, non posso non constatare una sorta di discrepanza fra i tredici anni e due mesi più la restituzione di cinquecentomila euro dei fondi impiegati, inflitti a un amministratore , che può aver sbagliato nella gestione amministrativa violando pure la legge, ma che non si è mai messo un soldo in tasca, e i tanti corrotti nella politica.

Quelli, in particolare, che rubano risorse pubbliche, scambiano denaro con favori illeciti, e quelli che hanno fatto la tacita alleanza con quei mafiosi, che se la cavano sempre con pene assai miti. È una discrepanza, questa, che accresce la sfiducia dei cittadini verso le istituzioni in generale e la Giustizia, in particolare. Specialmente, dopo gli spiacevoli fatti che hanno riguardato la Giurisdizione calabrese negli ultimi anni. Di Mimmo Lucano, ho sempre pensato che sia una persona bella, un cristiano senza religione che ha posto l’uomo al centro della Politica, la più alta forma di carità.

In questa sua visione ha svolto il lavoro più difficile e rischioso, aiutare i più deboli, gli emarginati, quelli che Francesco chiama gli scarti umani, gli esseri umani più poveri dei poveri. Quelli che non hanno nulla, né lavoro, né casa, né patria, e la famiglia lasciano lontano o la perdono nel mare della speranza. Tra le realtà abbandonate vi sono anche i luoghi. In Calabria sono le terre abbandonate, bruciate dal fuoco e indurite dall’emigrazione.

E i paesi, quelli interni, che non sono sui monti e non sulle colline e il mare però lo guardano da un semplice affaccio. E che, come gli alberi d’autunno, spogli di anime e di persone, soffrono di solitudine. Lucano, non so se volutamente o perché spinto da quello spirito cristiano recondito, ha cercato di mettere insieme scarti umani e scarti urbani, povertà dei derelitti e povertà del territorio, solitudine delle persone e solitudine dei paesi, culture negate e culture abbandonate. In qualsiasi parte del mondo, tutto questo sarebbe stato considerato progetto politico o una qualche forma di santità.

Qui, da noi, è stato segnato come velleità fallita, presunzione dell’ignoranza rozza. Ambizione sfrenata moralmente fragile. Spero, invece, che un giorno, la Calabria non solo riconosca il bello di questa persona, ma si riconosca in questa idea della vita fortemente sostenuta dalla persona fattasi sindaco. Spero pure che, presto, davvero presto, anche la Giustizia lo assolva dei reati ascrittigli, perché troverà la prova che non sono stati commessi. (fc)

 

L’EDITORIALE di Filippo Veltri: “Ma chi te l’ha fatto fare, Mimmo?”

di FILIPPO VELTRI – Conosco Mimmo Lucano da molti anni e alcuni miei colleghi da molti più di me. Da ieri si sente dire e scrivere che le sentenze non si commentano. Vero, verissimo, anche se in quanto a quantità vale quello che Lucano ha detto ieri uscendo dal Tribunale di Locri: nemmeno a un mafioso! Ma non sarebbe stato diverso se ci fosse stato in ogni caso una condanna, anche se a pene più miti. Le sentenze non si commentano, giusto, anche se un dato emerge e su cui tutti dobbiamo riflettere: se la giustizia di un Tribunale cozza, infatti, così tanto violentemente con  un sentire comune qualche problema c’e’.

Ma in ogni caso non mi voglio occupare di ciò ma di Mimmo Lucano uomo e persona, perché se non si può giudicare una sentenza prima di averla letta, giusto per la terza volta, si può però benissimo giudicare un uomo. E io Mimmo Lucano lo conosco bene. Quando andai tanti anni fa a Riace per la prima volta e vidi quest’uomo pensai subito alla fine della visita: ma chi glielo fa fare? Si sbatteva a destra e a sinistra, dava udienza a gente che veniva da ogni parte (del Mondo, non della Calabria), il paese era un fiore, lui ti lasciava e poi ricompariva all’improvviso.

All’epoca non lo conosceva quasi nessuno. Wenders non aveva fatto ancora il film, nessun giornale gli aveva dedicato la copertina, non conosceva nessuno dei cd potenti, né qui e né altrove, non aveva parlato sui palcoscenici più famosi del mondo (non della Calabria).

Scesi a Riace Marina con la sensazione che non mi sono più tolto dalla testa in tutti questi anni di avere conosciuto un uomo generoso, uno che butta il cuore oltre l’ostacolo, di uno fuori dal coro. In tutti i sensi.

All’epoca non aveva una lira e ora non ha un euro. Chi te l’ha fatto fare Mimmo? Le sentenze non si commentano, giusto ed è la quarta volta, ma a quest’uomo chi mai restituirà un giorno l’onore e la dignità per avere aiutato decine di ultimi nel mondo ad avere una speranza? Chi dirà a costoro che sono stati invece truffati da un malandrino che nel suo conto corrente non ha nemmeno 10 euro? Se la giustizia delle aule si allontana così profondamente dal senso comune, così come da ieri sta avvenendo dopo la sentenza di Locri un problema c’è: o nella giustizia o nel senso comune. Ma fare finta di niente non è possibile. Per noi tutti ma soprattutto per Mimmo Lucano, un hombre vertical in un mondo di nebbie. (fv)

«L’epilogo di una vicenda inaudita». Corale sostegno all’ex sindaco di Riace

Un epilogo inaspettato, che ha indignato e che sta continuando a indignare, quello dell’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano, che è stato condannato a 13 anni e due mesi di reclusione dal Tribunale di Locri.

«Mi sono schierato dalla parte degli umili, ho immaginato di partecipare al riscatto della mia terra. Oggi però per me finisce tutto, è stata pesantissima. Non so se per i delitti di mafia ci sono pene simili. Per me è un momento difficile, non so cosa farò» ha dichiarato Lucano.

Una decisione fuori dal mondo, che ha scosso le istituzioni e i cittadini, in Italia e non, che hanno espresso la propria solidarietà, oltre che lo sgomento, per Mimmo Lucano, stringendosi virtualmente intorno all’ex sindaco, e condannando una sentenza che «che fa orrore», come ha scritto Mediterranea Saving Humans.

Intanto, domani, a Riace, è prevista una manifestazione contro la condanna, mentre a Napoli la Rete Antirazzista ha organizzato una manifestazione solidale a favore di chi si è «semplicemente dimostrato solidale verso gli altri esseri umani».

«Per me Mimmo Lucano – ha dichiarato il candidato alla Regione Luigi De Magistris – è un uomo giusto, un simbolo di umanità e di fratellanza universale. Non si è mai girato dall’altra parte di fronte alla richiesta di vita di esseri umani diversi. Conoscevo Riace prima di Lucano ed era un borgo desertificato, con Lucano era divenuto un Paese ricco di energie, di economia circolare e di comunità viva. Con il post Lucano nuovamente abbandono e spopolamento».
«Per me Lucano è l’antitesi del crimine – ha spiegato il candidato –. Non è certo un cultore del diritto amministrativo, avrà pure commesso delle irregolarità ed illegittimità, ma sono convinto che alla fine del suo calvario verrà assolto perché ha agito per il bene e mai per il male. Si deve avere fiducia nella magistratura e nella presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. Certo in una terra in cui pezzi significativi di politica e pezzi deviati delle istituzioni si sono mangiati tutto, tanto che mancano i diritti all’acqua, allo smaltimento dei rifiuti, alla depurazione, alla sanità pubblica e alla cura delle persone, al lavoro, alle infrastrutture materiali e digitali, alla mobilità, ai finanziamenti per lo sviluppo, alla cura delle fragilità e all’istruzione, con una emigrazione giovanile impressionante, vedere che il problema di questa regione sul piano giudiziario è Mimmo Lucano fa male al cuore e alla testa».
«Ma la storia dell’umanità insegna – ha concluso – che non sempre la giustizia coincide con la legalità. Mimmo non devi mollare perché sei un uomo buono e giusto e il popolo ti vuole bene. Ora mi voglio assumere la responsabilità di guidare la Calabria affinché con la volontà del popolo sovrano la giustizia e i diritti possano trionfare».
Anche Mario Oliverio ha espresso la sua vicinanza a Mimmo Lucano: «Conosco Mimmo e la storia di #Riace che ho sempre condiviso e sostenuto per i valori dell’accoglienza e della solidarietà che hanno ispirato e dato vita ad un modello straordinario, non a caso riconosciuto ed apprezzato anche a livello mondiale».
«Un’esperienza – ha detto Oliverio – che non può essere cancellata da una sentenza di condanna che appare spropositata.
Una vicenda giudiziaria che, mi auguro e sono sicuro, sarà chiarita nei successivi gradi di giudizio per restituire a Mimmo Lucano ed al #ModelloRiace la dignità che meritano. A Mimmo a cui sono legato da sincera amicizia, che ho sentito telefonicamente, rinnovo la mia vicinanza, stima ed affetto».
Laura Boldrini, che ha espresso la sua vicinanza «per una condanna abnorme», a Lucano, di cui ha apprezzato «il suo impegno nel fare di Riace un luogo di rinascita e accoglienza».
«Sono sicura – ha concluso – che nei gradi successivi di giudizio emergerà la verità».
«La Calabria aspettava l’assoluzione di Mimmo Lucano – ha dichiarato Innocenza Giannuzzi, candidata al consiglio regionale con Oliverio Presidente – un uomo che ha dimostrato a tutti e a tutto il mondo quanto quella Calabria ultima regione d’Europa fosse pronta a tendere la mano al più debole, donandogli il sogno di una vita diversa, facendogli sentire di non essere solo ma di aver trovato un grande famiglia. Riace, piccolo borgo, è divenuto l’emblema dell’accoglienza, simbolo dell’umanità, dell’integrazione piena di colori e di sorrisi. Crediamo in Riace, ma soprattutto in Lucano!».

Per l’eurodeputato del gruppo Socialisti & Democratici EuropeiAndrea Cozzolino, «è inaccettabile la condanna a Mimmo Lucano».

«Non sono un giurista – ha aggiunto – le sentenze si rispettano sempre ma il lavoro svolto da Lucano era pubblico, conosciuto e meritevole di ben altri giudizi. Nulla potrà cancellarlo, neppure questa sentenza».

Angelo Sposato, segretario generale Cgil Calabria, ha postato: «È un sentimento diffuso lo sconforto e l’amarezza per la sentenza del Tribunale di Locri su Mimmo Lucano. Una sentenza che va letta, rispettata, ma è molto spropositata, che va oltre e raddoppia le richieste della pubblica accusa. Siamo vicini a Mimmo e nel pieno rispetto della Magistratura confidiamo nei diversi gradi di giudizio nella certezza del suo corretto operato a difesa dei popoli e degli ultimi. Riace ha dato lustro, voce ed ha aperto una finestra sul mondo ad una Calabria che ha parlato ai popoli e all’umanità. Presto torneremo a Riace».
Anche Carola Rachete ha espresso la sua vicinanza a Lucano: «un enorme scandalo condannare Mimmo Lucano – o chiunque altro – per aver parlato e praticato la solidarietà! La criminalizzazione colpisce molte persone, ma le persone più colpite sono le persone in movimento. Molti dei loro casi passano completamente inosservati e noi, come società civile, non dobbiamo distogliere lo sguardo».
«13 anni a Mimmo Lucano. Una condanna così non l’abbiamo vista nemmeno per i peggiori criminali in Italia» ha scritto Nicola Frantoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana su Twitter. «Davvero siamo all’incredibile Mimmo ha tutto il nostro sostegno. Ora più che mai. Tre giorni fa ero con lui, oggi gli rinnovo il mio abbraccio».
Amnesty Italia, Sea Watch Italy, Open Arms EngEmergency e Baobab Experience hanno espresso la propria vicinanza all’ex sindaco. I Sentinelli di Milano hanno commentato la sentenza, «che condanna ideali e pratiche di solidarietà; che mette al centro i diritti delle persone» e hanno espresso il proprio sostegno a Lucano.
«La sentenza di condanna di primo grado arrivata oggi all’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano, ci lascia alquanto attoniti» ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente che, negli anni scorsi, ha raccontato l’esperienza positiva di Riace e di altri paesi calabresi anche nella presentazione del dossier dal titolo “L’accoglienza che fa bene all’Italia” raccontando la bellezza dell’ecologia umana, inscindibile dalla tutela ambientale, così essenziale in una società sempre più fragile e sfilacciata, attraversata da una crisi ecologica e climatica senza precedenti che si tramuta in fonte di ingiustizia.

«Si tratta – ha aggiunto – di una sentenza davvero assurda e inaudita. Esprimiamo a Mimmo Lucano tutta la nostra solidarietà e restiamo convinti che il modello Riace sia un esempio di accoglienza, integrazione e inclusione sociale, solidarietà e rigenerazione territoriale da difendere e che dovrebbe essere replicato. Il nostro auspicio è che questa brutta vicenda giudiziaria sia chiarita al più presto nei successivi gradi di giudizio».

«Con il dovuto rispetto dovuto alle sentenze ed alla magistratura – ha commentato Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria – non possiamo che constatare che, anche se la responsabilità penale è personale, questo è un processo che, in qualche modo, travalica l’uomo, con i suoi eventuali errori, ed include un intero modello quello del paese Riace, un esempio di accoglienza ed integrazione dei migranti in un piccolo borgo spopolato ed in una regione devastata da logiche mafiose».

«Un modello che ha fatto conoscere ed apprezzare la Calabria in tutto il mondo – ha concluso –. Speriamo che per questo modello, antitetico ai tempi bui che stiamo vivendo, ci sia speranza di rinascere e che Domenico Lucano, sorretto dalla presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva, avrà modo di dimostrare la sua estraneità alle accuse».

«Mimmo Lucano è un moderno Don Chisciotte che ha continuato a battagliare contro i mulini a vento, senza tornaconto, senza interessi personali, Mimmo Lucano non ha patrimoni, non possiede niente, non poteva permettersi neanche un avvocato, Mimmo Lucano non ha niente altro che l’affetto e la stima di tante persone che gli vogliono bene. Ma proprio per questo andava punito, ha avuto il doppio della pena che era stata chiesta dal PM., Perché quel modello era pericoloso, era un cattivo esempio per chi vuole che ” Tutto cambi, perché nulla cambi”» ha scritto Fiorella Mannoia su Facebook.
E, mentre il mondo si stringe attorno a Lucano, da parte di Matteo Salvini, leader della Lega e Nino Spirlì, presidente f.f. della Regione, arrivano altre condanne e attacchi: «Guadagnava illecitamente sulla gestione degli immigrati, 13 anni di condanna al sindaco di sinistra (e candidato di sinistra alle Regionali in Calabria) Mimmo Lucano, paladino dei radical chic. Giornalisti e politici di sinistra indignati ne abbiamo? No, sono tutti impegnati a fare i guardoni in casa altrui» ha scritto su Twitter.
A rispondere al leader della Lega, Simona Malpezzi, presidente dei senatori del PD: ««Le sue parole di Salvini su Mimmo Lucano sono quelle di un uomo che ha perso il senso della misura e del pudore. Comprendo le difficoltà di questo momento, ma nulla può giustificare frasi così violente e di cattivo gusto. La politica non può scendere tanto in basso. #Riace».
«Un’altra Calabria è possibile, siamo d’accordo – ha dichiarato Spirlì in una nota – ma non è quella che vede Mimmo Lucano, condannato a 13 anni e due mesi di reclusione nell’ambito del processo “Xenia”, capolista in tutte e tre le circoscrizioni calabresi a sostegno di quel de Magistris che cerca di darelezioni di etica e morale, scegliendo come compagno di viaggio un truffatore, componente di un’associazione a delinquere e favoreggiatore dell’immigrazione clandestina. Lo dicono i giudici e, dunque, non è un pettegolezzo da cortile».
«La Calabria non sentirà la mancanza del condannato Lucano – ha aggiunto – e non ne patirà l’assenza dalla gestione della cosa pubblica. È anzi doveroso – aggiunge Spirlì – che l’uomo che per anni è stato il beniamino di tutto il Pd e di tutta la sinistra sinistra, e per il quale la Rai, sempre di sinistra, aveva addirittura prodotto, a suon di milioni di euro, una fiction inutile la quale, ora più che mai, sarà materiale da buttare nel cesso, si ritiri immediatamente dalla contesa elettorale».
«Vergogna sia –  ha concluso – per chi lo ha benedetto e inserito, con una leggerezza ingiustificabile, trai candidi da schierare a tutela dei diritti e del benessere dei cittadini calabresi. Non è assolutamente possibile restare silenziosi, diventando complici di più reati che, automaticamente, escludono un candidato dalla possibilità di diventare rappresentante di una Calabria che pretende rispetto delle leggi e correttezza umana. E visto che De Magistris ha puntato tutto su Lucano, difendendolo pubblicamente e a spada tratta, forse oggi, anzi, ora, farebbe meglio a ritirarsi anche lui. La Calabria non sentirebbe nemmeno la sua, di mancanza».
«La Calabria merita molto di più e di meglio di Mimmo Lucano e del “pseudo paladino” a giorni alterni Luigi De Magistris» ha dichiarato Giacomo Saccomanno, commissario regionale della Lega.
«Le evidenze del sistema di business – ha aggiunto – operato sulla pelle degli immigrati messo in piedi dall’ex sindaco di Riace sono inquietanti. Con che coraggio De Magistris non lo sconfessa?».
«Per il bene della nostra regione – ha concluso – davanti a questa brutta vicenda l’ex sindaco di Napoli dovrebbe chiedere a Lucano di ritirarsi dalla corsa».
Anche Maurizio Gasparri ha commentato la condanna di Lucano, sottolineando come «ovviamente vale per Lucano quello che vale per qualsiasi cittadino e quindi soltanto un giudizio definitivo stabilirà se colpevole o innocente».
«Nel leggere della sua condanna a 13 anni, però – ha aggiunto – ritengo che si dovrebbero cacciare tutti quelli che in Rai hanno realizzato una fiction su di lui prima ancora di conoscere l’epilogo delle vicende giudiziarie – continua il senatore, componente della Commissione di vigilanza Rai –. È una vergogna che la Rai abbia sprecato dei soldi per fare una fiction intempestiva».
«Meglio farle su Churchill, su Garibaldi o su personaggi la cui vicenda storica è comunque conclusa – ha detto ancora –. Quando ci sarà l’audizione in Vigilanza chiederò conto e ragione agli attuali vertici della Rai di quelle spese fatte da altri dirigenti in altre fasi per sapere chi c’è ancora in Rai e a che ora sarà cacciato per quella scelta dissennata e vergognosa». (rrm)

L’OPINIONE / Nino Mallamaci: Mimmo Lucano ideale candidato unitario della sinistra

di NINO MALLAMACI – Oramai, è noto, le squadre dei campionati italiani sono piene di giocatori di altri paesi. Tra essi fuoriclasse, mediocri, portatori d’acqua, giovani, meno giovani. Forti di questi precedenti nello sport, alcuni protagonisti della scena politica avranno pensato, all’arenarsi dell’esperienza Conte, di ricorrere al mercato estero. 

Un tedesco, un francese, uno svizzero, magari avrebbero potuto favorire il cambio di passo del quale tanto si blatera. La suggestione si è incagliata davanti alla banale constatazione che l’Italia deve essere governata da un italiano. Scarso o bravo che sia, non si può prescindere da questo elemento fondamentale E non per il fatto formale della necessaria cittadinanza italiana, ma in quanto governare una comunità richiede un’appartenenza culturale, sociale, di conoscenza, di radicamento, dalla quale nello sport si può prescindere.

E allora, su Luigi De Magistris candidato alla presidenza della Regione la prima e non unica perplessità sta in questo. Un napoletano, colà nato e cresciuto, capitato in Calabria per qualche anno per il suo lavoro e tornato al luogo natio per fare il addirittura il sindaco, che c’entra con la Calabria e coi calabresi? Ha dunque ragione Corrado Augias: se tra due milioni di calabresi non se ne trova uno che ci rappresenti degnamente, siamo veramente irrecuperabili, senza speranza.

Siamo destinati alla colonia perpetua, perché siamo noi stessi a determinare questa condizione. A parte ciò, il sindaco di Napoli è un fautore della politica declinata in alla prima persona singolare: ciò si desume già dal nome della sua creatura De.Ma. È un populista, sempre in cerca di visibilità, di titoloni, di scontri all’arma bianca con chiunque gli capiti a tiro, si tratti di De Luca o di Mastella. La Calabria ha bisogno di lavoro pancia a terra, sobrio, silenzioso, se possibile, se non per parlare di ciò che si è fatto, non di ciò che, forse, un giorno si farà.

L’occasione per fare uscire l’area politica – nella quale mi riconosco – da questa situazione l’ha offerta Nicola Irto, ritengo in maniera non pretestuosa. Che si accolga il suo appello. Si azzeri tutto per trovare un punto d’incontro, se si vuole sul serio aspirare a un risultato che non ricalchi quello delle scorse elezioni. E vengo alla proposta. In moltissimi abbiamo chiesto a Mimmo Lucano la disponibilità a candidarsi alle ultime elezioni europee, fungendo da collante per tutte le energie di Sinistra orfane, disorientate, disperse. Non c’è stato verso, forse perché l’assalto a lui e all’esperienza di Riace era troppo fresco.

Oggi Mimmo decide di candidarsi a sostegno di De Magistris, capeggiandone una lista. Nel frattempo, il castello di accuse sembra crollare, e due dei protagonisti di quelle infamie sono stati addirittura arrestati per vicende legate proprio al mondo al quale Mimmo ha dedicato la sua vita. E allora, giacché il passo è deciso, perché non andare fino in fondo, consentendo al centro sinistra di presentarsi al cospetto degli elettori con un progetto credibile, di vero e profondo rinnovamento? Questa, a mio avviso, sarebbe la soluzione ideale e a portata di mano. Il campione ce l’abbia in casa: è figlio e frutto del vivaio calabrese, è onesto e ha dimostrato di sapere amministrare allacciando rapporti col mondo intero.

Credo che il centro sinistra e la Calabria tutta non debbano farsi sfuggire questa occasione, dandosi la possibilità di sostenere un uomo che ha rivoltato l’immagine della nostra terra, rendendoci orgogliosi di essere calabresi. (rrm)

Il fuorilegge, di Mimmo Lucano (2020)

di FRANCESCO KOSTNER – Si avverte un senso di preoccupazione, dopo aver letto Il fuorilegge di Mimmo Lucano. Ciò, nonostante le positive riflessioni che scaturiscono dalla testimonianza, senza dubbio suggestiva e avvincente, dedicata dall’autore al “modello” Riace: la “rivoluzione copernicana” nel rapporto con gli immigrati, di cui è stato protagonista nel piccolo centro della città metropolitana di Reggio Calabria. Il comune assurto agli onori della cronaca internazionale nel 1972, dopo il ritrovamento in mare di due statue bronzee di epoca greca, e diventato poi il simbolo di una straordinaria esperienza di integrazione multiculturale. Un meraviglioso caleidoscopio di relazioni interetniche, che ad un certo punto, però, viene messo con le spalle al muro. Vittima (fa capire, ma talvolta dice, Lucano) di oscure dinamiche politico-istituzionali. Forse anche di quella misteriosa “energia autodistruttiva”, che sembra perennemente gravare sul destino della Calabria, e di cui anche il “modello” Riace ha saggiato la micidiale forza disgregatrice.

Si viene assaliti dal dubbio che la meravigliosa epopea del sistema di accoglienza riacese possa cadere nell’oblio: questo preoccupa! Un timore affatto immotivato, sol che si consenta alla memoria di fare capolino nella sterminata distesa dell’identità calabrese, e nell’inquietante “cimitero” della (in)coscienza che vi è ospitato. Un luogo in cui hanno trovato posto (ignorati o sacrificati, a seconda dei casi) contributi ed esperienze importanti sui quali è calato il sipario. Proprio come è accaduto a Lucano. E al modello “Riace”. Concepito in rapporto alla dignità dell’uomo. Contro i diktat asfissianti della globalizzazione. Le logiche esclusive del profitto. I pregiudizi. L’assurda schematizzazione tra “buoni” e “cattivi”, operata sulla pelle di migliaia di immigrati, provenienti da territori poveri e senza prospettive.

Di quel “modello”, purtroppo, oggi rimane solo una fievole traccia. Dovremmo chiederci perché. Come sia stato possibile chiudere un’esperienza sociale e culturale di questa portata. Non tutti lo facciamo. Eppure sarebbe necessario. Senza questi interrogativi, d’altra parte, è difficile entrare con lo spirito giusto nell’intensa testimonianza di Mimmo Lucano. Riuscire a cogliere i valori fondanti della sua storia. La sua visione del mondo, in cui tutti hanno il diritto di vivere dignitosamente. E nel quale ognuno è chiamato a fare la propria parte per alleviare le sofferenze degli altri. Non è “aria fritta”. Chiacchiericcio abusato e inconsistente. Distante dalla realtà. Dai “veri” bisogni, dalle “priorità” del Paese. Dalle “leggi” del mercato. Dalle logiche del profitto. Dalle differenze e dalle sperequazioni, tra chi vive bene e chi soffre, contro cui niente e nessuno potrà mai qualcosa. Insomma, il meglio dell’armamentario populista e dell’inconsistenza parolaia di questi tempi bui. Niente di tutto questo. Lucano ha sconfessato sul campo questa costruzione “ideologica” e “strutturale”. A Riace è riuscito a stabilire priorità e valori diversi. A porre al centro dell’attenzione l’uomo. Le sue sofferenze. I suoi disagi. Le sue aspirazioni. Le sue speranze. Le mille identità che ne abitano e ne colorano la vita. Senza confini né barriere. Un enorme “apparato” antropologico, culturale, sociologico, che Lucano è riuscito a decifrare (e a cui ha dato forma) nel solco di una visione solidale della Storia. Di una relazionalità cosmopolita. Che privilegia l’abbraccio alla distanza. L’incontro alla diffidenza. La condivisione all’emarginazione. In una parola: il significato vero, concreto di un’umanità che ritrova sé stessa, fino in fondo, uscendo dal tunnel di egoismi sfrenati. Di aberranti logiche isolazioniste. In cui tutto è solo numero. Valore materiale.

Accoglienza. Amore. Solidarietà. Sono i pilastri di questo prezioso libro di Lucano. Le strutture portanti sulle quali poggia il suo racconto. A partire dall’infanzia, quando (inconsapevolmente) i dolorosi addii di parenti e amici, di interi nuclei familiari costretti ad emigrare con la morte nel cuore, diventano il “combustibile” della formazione culturale e politica del futuro sindaco di Riace. Della sua progressiva presa di coscienza dei drammi umani e sociali che affliggono il mondo. Riferimenti imprescindibili, che Lucano non perderà mai di vista. Insieme con i valori della libertà e della giustizia sociale. Parole discrete, ma efficaci, rivelano il contesto pedagogico in cui si è formato: “Non sono mai stato capace di guardare con gli occhi di chi esclude. Non sopporto i privilegi e le discriminazioni. Nella Riace della mia infanzia ho scoperto l’umanità come bellezza…mia madre mi invitava a essere curioso e mai diffidente verso l’altro, a essere generoso, perché tutti eravamo bisognosi”. E ancora, in un flusso di ricordi che arriva fino ai giorni nostri: “Ho scelto di condividere il senso della fragilità esistenziale, delle precarietà quotidiane, del popolo che si muove ai margini delle strade, dei cittadini più deboli, categoria sociale a cui sento con orgoglio di appartenere”. Tutto nel segno dell’operosità e della concretezza: “Intorno al tema dell’accoglienza c’è tanta retorica non supportata dagli ideali, ma solo fine a se stessa. A me interessa soltanto il sapore della libertà, la mia libertà e quella degli altri, di coloro che ne hanno sete”. Libertà, giustizia, solidarietà. Ma anche lotta alla ‘ndrangheta. Innanzitutto creando opportunità di lavoro, dice con chiarezza Lucano (e noi con lui), le sole in grado di affrancare i giovani dal rischio della deviazione, purtroppo sempre dietro l’angolo.

Insomma, il disegno di quella nuova società, multirazziale e cosmopolita, alla cui realizzazione Lucano ha dedicato la vita. Ogni energia. Un lavoro paziente. Tenace. Coraggioso. Sulla scia di testimonianze ed esempi eticamente vigorosi. Una straripante platea di eroi “senza tempo”: Rocco Gatto, il proprietario di un mulino ucciso il 12 marzo 1977 a Gioiosa Jonica, per non avere accettato di pagare il pizzo ad una cosca locale; Peppe Valarioti, segretario del partito comunista e consigliere comunale di Rosarno, sopraffatto da due colpi di lupara, l’11 giugno 1980; Giannino Losardo, assessore comunista al comune di Cetraro e segretario  capo della Procura della Repubblica di Paola, ammazzato il 21 giugno 1980; Gianluca Congiusta, un giovane imprenditore sidernese eliminato nel 2005 per essersi opposto alla prepotenza della ‘ndrangheta. E Dino Frusillo, giornalista e attivista pacifista foggiano, con una lunga militanza politica in Democrazia proletaria: “A lui”, scrive, “devo gli strumenti mentali per comprendere la causa curda. Diceva che non possiamo limitarci solo a essere oppure a non essere d’accordo, ma dobbiamo anche, in qualche misura, fare come loro. Dobbiamo agire. Il suo impegno, infatti, passava dall’azione, al punto da rischiare in prima persona. Nel 1998, per esempio, con una delegazione di pacifisti, giornalisti e simpatizzanti viaggiò fino a Dijarbakir, in Turchia, per festeggiare con la comunità curda e con il Partito dei lavoratori il loro capodanno, la festa del Nawruz. I festeggiamenti si trasformarono presto in una marcia di protesa contro i diritti negati, le ingiustizie, i massacri subiti. La polizia turca intervenne disperdendo il corteo a colpi di manganello su uomini, donne e bambini, e arrestando circa cento manifestanti, tra cui Dino e due studenti partiti insieme a lui, Giulia Chiarini e Marcello Musto. I due ragazzi furono scagionati dopo un paio di giorni, lui rimase in carcere per oltre quaranta giorni e infine venne espulso dalla Turchia il 16 giugno, dopo le timide pressioni del parlamento europeo e del governo italiano”. Altri incontri fondamentali per Lucano sono quelli che, attraverso attente letture, lo avvicinano via via a Michail Bakunin, Pierre-Joseph Proudhon, Jean-Paul Sartre, “i fautori del pensiero anarchico”; a padre Pino Puglisi, ai teologi della Liberazione Gustavo Gutiérrez, Leonardo Boff, Camilo Torres, Pedro Casaldàliga. E a quattro giganti della libertà e dei diritti umani: Gandhi, Che Guevara, Martin Luther King e Nelson Mandela.

Lucano rende omaggio anche a Giancarlo Maria Bregantini, vescovo di Locri dal 1994 al 2007, convinto sostenitore del suo “modello”; ad Alex Zanotelli, “il missionario comboniano dalla camicia variopinta, segnato da venti anni di lotte e sacrifici in Africa”, capace di mettere in discussione la propria fede “al punto da domandarsi se Dio fosse ‘malato’, dopo aver visto nei lunghi e faticosi anni in Kenya degrado, fame, miseria e bambini malati di Aids”. Un testimone di quella Chiesa degli ultimi, riflesso del messaggio evangelico: “ama il prossimo tuo come te stesso”, in cui Lucano si è sempre riconosciuto. E si inchina, infine, davanti a Papa Bergoglio, che il 12 dicembre 2016 scrive al “Caro fratello sindaco”, esprimendogli “ammirazione e gratitudine per il suo operato intelligente e coraggioso a favore dei nostri fratelli e sorelle rifugiati”.

“Un’altra Riace è possibile”, aveva promesso presentando la sua candidatura a sindaco nel 2004, premiata dai riacesi anche cinque anni più tardi. Proprio di quella seconda competizione elettorale Lucano ricorda l’intervento, nella piazza “Bronzi” di Riace Marina, del presidente della Regione Agazio Loiero: «Venne a sostenerci di sua spontanea iniziativa e iniziò il suo intervento quasi chiedendo scusa alla lista avversaria, e cercando di giustificare la sua presenza. Io sono il presidente di tutti i calabresi, per cui dovrei essere neutrale, al di sopra delle parti, ma in questo Comune è accaduto qualcosa di straordinario: accogliendo in ogni maniera possibile i profughi in fuga dagli orrori delle guerre, il mondo ha potuto conoscere il volto più autentico della Calabria, una terra destinata dalla storia ad accogliere chiunque abbia un sogno per la propria vita. Tutto ciò mi rende orgoglioso di essere il presidente di questa terra. Un patrimonio così non può essere disperso, il mio auspicio è che questa storia sopravviva, continui a prescindere dal risultato elettorale». La lista di Lucano vinse con 44 voti di scarto. Un segnale di insoddisfazione, da parte di una fetta consistente di elettori, accolto con consapevolezza: «Ho sempre pensato – scrive Lucano – che lo sviluppo della Marina dipendesse molto dal centro storico, dalla sua bellezza, dalla riqualificazione urbana, dall’idea di riportare l’intera Riace in una dimensione che la legasse all’identità storica delle comunità agropastorali. L’immagine delle botteghe artistiche, dei carretti con gli asini, le vie antiche curate e pulite, il valore sacro dell’accoglienza, l’assenza di pregiudizi, la volontà di riscattare l’antropologia dei luoghi sono valori e qualità che per le comunità locali dovrebbero suscitare orgoglio. Ecco perché chi non vive questa dimensione, chi non ha vissuto mai in una realtà dove tutto sembra essere comunitario, non può capire cosa significhi vivere gli spazi dell’abitare da uomini liberi. Nei nostri borghi la chiave alle porte quasi non serve, non c’è bisogno dei campanelli, basta bussare ed entrare. Non c’è neppure bisogno di sentirsi dire che la porta è aperta. Quando qualcuno si sentiva male, tutti i vicini accorrevano per prestare soccorso e dare una mano in qualche modo. C’è un risvolto anche nella tradizione culinaria: “il levatu”. Quando si preparava il pane si metteva da parte un po’ dell’impasto per conservarlo per i bisognosi. Si dice che il levatu non si nega nemmeno al peggiore nemico! Basta confrontarsi con i contadini, con le persone più umili, per averne conferma, ancora oggi: meno le realtà hanno subito la contaminazione della società moderna, quel senso irrefrenabile del consumo, della competitività, degli arrivismi, più vi si trovano una dimensione umana e una generosità disinteressata».

Uno straordinario esempio di integrazione multiculturale, messo nero su bianco anche da documenti rimasti (stranamente) a lungo indisponibili, come la relazione del Centro di accoglienza straordinaria ricevuta dal comune di Riace il 20 febbraio 2018. Lucano ne propone giustamente più di un passaggio: «Si comincia dalla scuola, un edificio che ospita un numero cospicuo di ospiti stranieri, grandi e piccoli, in classi composite, variegate e multilingue, in un miscuglio di razze, dialetti, diademi e treccine. In una stanza più grande giocano quattro bambini africani, piccoli, che guardano i visitatori con occhi sgranati. La stanza, spiega il Sindaco, che serve oggi da asilo nido, sarà presto sostituita da una struttura completamente nuova, ormai in fase di avanzata realizzazione, nella vicina frazione Marina. La giovane, anch’essa di origine africana, che accompagna amorevolmente i piccoli e li segue nei loro spostamenti, al tempo del suo arrivo in Italia, ci spiegano si prostituiva per sopravvivere.

«Nelle classi, ai cui muri sono attaccati i manifesti elementari che spiegano i rudimenti della lingua italiana, troviamo persone del Gambia, del Mali, della Siria (una coppia di sposi non più giovanissimi e che portano ancora sul volto i segni della paura), del Pakistan, dell’Africa subsahariana. Giovani e meno giovani, adolescenti con il loto smartphone e bambini minuscoli attaccati alle loro madri, impegnate nello studio. La pluriclasse, infine, è un tripudio di razze dietri i banchi della scuola. Due ragazzini di Riace scherzano e scambiano commenti ironici con i loro coetanei dell’Africa o del vicino Oriente, fino a radunarsi su invito della maestra per una foto di gruppo. Sono lì tutti insieme, in arrivo da tante parti del mondo, lontane tra loro…».

Alla Commissione prefettizia non sfugge anche l’effervescenza sociale che ha pervaso la nuova Riace: «Scendiamo e risaliamo lungo i vicoli del paese e troviamo case nelle quali riconosciamo anche alcuni degli alunni della scuola, visti prima. Chi ci accompagna spiega loro che siamo della Prefettura e tutti ci lasciano entrare per consentirci di guardare come vivono e cosa fanno. Pur nella povertà dei mezzi, si scorge sempre una dignità nel modo di vivere e nel modo di affrontare la vita. Sono persone che cercano un riscatto, che hanno voglia di dimenticare il passato e che mantengono l’entusiasmo di poter ricominciare. Riace è anche questo. E’ un paese che ha ricominciato a fare tante cose. Risalendo, nei pressi della scuola, un bellissimo parco giochi invade la nostra visuale. Non se ne vedono molti così, nei paesi spogli e disadorni della provincia reggina. Non c’erano bambini in quel momento ma non era difficile immaginarlo arricchito da decine di facce nere, gialle, bianche e rosse per il freddo, ma felici per le arrampicate, le cadute, le ginocchia sbucciate e la voglia, infine, di tornare a casa…».

Anche gli esercizi commerciali e le tradizioni artigianali hanno ripreso a pulsare: «…Sono le famose botteghe artigiane di Riace dove si lavora il legno, il vetro, la lana, i tessuti e molte altre cose. In ognuna di queste troviamo un ragazzo (o una ragazza) di Riace ed almeno un o una migrante, tutti nelle rispettive uniformi di lavoro, intenti nelle loro attività quotidiane, frutto di un apprendimento paziente di mestieri antichi, di una bellezza mai spenta. Dentro un bugigattolo lungo e stretto, ingombro di giocattoli di legno di ogni forma e dimensione, troviamo un uomo di mezz’età (ha 50 anni, dice), che viene dal Kurdistan e, racconta, è arrivato a Riace nel 1998. Ci spiegano che è uno dei primi stranieri ad essere arrivato a Riace e, da allora, non se ne è mai andato. Lavora il legno mentre parla, dipinge a mano una bambolina. Il tocco è preciso, solo un momento si ferma ed alza gli occhi, quando gli chiediamo del suo Paese. ‘Non va bene’, dice…’Non va bene’ e ricomincia a dipingere, quasi a voler mantenere il distacco dalle idee e dai ricordi di un tempo…».

La relazione prefettizia si sofferma anche su uno degli aspetti più caratteristici del “modello” creato da Lucano: “…Più in basso, per una estensione di svariate decine di metri, sono stati realizzati alcuni terrazzamenti ordinati, in cima ai quali si palesa una specie di aia, con degli asini al pascolo. Servono per la differenziata, ci spiegano, che viene fatta con il metodo della raccolta porta a porta (a dorso di mulo), nelle stradine strette di Riace, dove le automobili non passano. Su quelle terrazze, che degradano sotto gli zoccoli dei muli, sorgono ad intervalli differenziati delle piccole costruzioni vuote, con un ampio spazio di terra intorno. Il sindaco spiega che il progetto che stiamo osservando prevede la concessione in uso ai migranti di tutte quelle casettine, nelle quali custodire i propri animali domestici e provvedere quindi alla coltivazione, da parte di ciascuno, di un orto, i cui frutti potranno approvvigionare le dispense con i prodotti della terra (casomai i bonus non dovessero bastare). Riace è anche questo: l’inventiva legata alla tradizione, l’idea di recuperare spazi per lavorare la terra e sfamare i propri familiari con quello che la fatica delle mani riesce a realizzare. Certo, avremmo potuto chiedere al Sindaco maggiori dettagli sul rispetto delle regole urbanistiche nella realizzazione del progetto e se le casette fossero state realizzate da ditte iscritte nella white list o individuate con manifestazione d’interesse aperta almeno a 5 concorrenti, ovvero se le dimensioni dei terrazzamenti fossero rispondenti a quelle previste dalla legge agraria del 1982, ma eravamo lì per l’ispezione ai Cas e non potevamo venire meno all’incarico che ci era stato affidato…”.

L’opera di Lucano non è stata oggetto solo di legittimi interrogativi, come quelli appena ricordati. Anche la magistratura ha indagato sul sindaco di Riace, finito agli arresti domiciliari e successivamente riconosciuto estraneo ai fatti che gli erano stati contestati. Un esito importante, certo, ma che non potrà cancellare l’umiliazione delle prime pagine dedicate a Lucano dalle principali testate, dai siti web, dalle tv di tutto il mondo. E nemmeno l’amarezza per la fine del grande sogno di Riace. Un gran peccato. Tutto funzionava bene. L’orologio della solidarietà segnava un tempo preciso. Costante. Regalava sorrisi. Era stato capace di restituire la speranza di una vita diversa ad un esercito di donne, uomini, bambini provenienti da territori poveri, piagati dalla fame, dalle malattie. Dilaniati dalla guerra. Teatro di profonde sopraffazioni. «Chiunque bussi alla nostra porta, che sia un miserabile, un profugo o un viaggiatore, rappresenta l’unica salvezza per il mondo intero, la sola speranza contro la violenza della storia», rispondeva Lucano a chiunque gli chiedesse il segreto di quella positiva esperienza. Aggiungendo che Riace contribuiva a «riaffermare i valori della Costituzione nata dalla lotta dei partigiani, in nome di un’umanità solidale che deve essere ribadita per contrastare l’onda nera che sta attraversando il mondo. Un fenomeno globale, come è globale l’esistenza di un popolo in viaggio affamato d’umanità. È un processo che investe l’Africa e il Medio Oriente, come ben sappiamo, così come l’America con le carovane che attraversano il Centro America e si muovono verso gli Stati Uniti solo per trovarsi davanti a trafficanti di uomini, muri, fucili e propaganda».

Lucano, nonostante tutto, continua a credere che ogni comunità debba fondarsi sul rispetto della dignità umana. Merita la nostra ammirazione anche per questo. Ma ognuno di noi deve avere fiducia in questa idea e operare perché non cada nell’oblio. Significherebbe non solo tradire i valori fondamentali della nostra democrazia, ma indebolire il senso stesso della nostra esistenza. (fk)

IL FUORILEGGE – La lunga battaglia di un uomo solo
di Mimmo Lucano
Feltrinelli (2020) ISBN 9788807173813

Imperdibile Mimmo Lucano stasera a “Che Tempo che fa” da Fazio, tra i mugugni della Lega

21 ottobre – Questa sera su Rai1 l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano sarà ospite per un’intervista da Fabio Fazio a Che tempo che fa. Un’ospitata “scomoda”, tra i mugugni dei parlamentari leghisti della Commissione di Vigilanza che hanno chiesto in vari modi a Fazio e alla RAI di non invitare l’uomo simbolo del modello Riace nell’accoglienza ai migranti. «Nonostante la revoca agli arresti domiciliari – hanno scritto in una nota i parlamentari della Lega membri della commissione di Vigilanza – è evidente come Lucano sia accusato di aver violato norme civili, amministrative e penali sull’accoglienza. Chiediamo quindi che Fazio non chiami il sindaco in trasmissione. La tv pubblica non può divulgare modelli distorti sull’onda di strumentalizzazioni ideologiche. Sulla questione prepareremo, inoltre un’interrogazione in Commissione di Vigilanza Rai». I parlamentari della Lega in Commissione di Vigilanza sono: Paolo Tiramani, Massimiliano Capitanio, Simona Pergreffi, Dimitri Coin, Igor Iezzi, Giorgio Maria Bergesio e Umberto Fusco.
Ai leghisti ha risposto con un tweet Davide Faraone, membro della Commissione di Vigilanza, di area PD: «Secondo i parlamentari della Lega  Mimmo Lucano non dovrebbe essere invitato in trasmissione da Fazio perché comunicherebbe modelli distorti e lontani dalla legalità. Se questo è il criterio, chiederei alla Rai di far sparire dagli schermi Salvini ed i dirigenti Lega». Contro la presa di posizione della Lega si è schierato anche il Partito democratico: «La Lega vuole limitare la libertà di informazione e distruggere un modello di accoglienza che ha funzionato. Per questo vuole censurare l’intervista di Fabio Fazio a Domenico Lucano. Sono metodi di altre epoche storiche, non applicabili nel 2018 e in una democrazia moderna. I parlamentari leghisti in Commissione di Vigilanza Rai dovrebbe dimettersi per inadeguatezza. E quelli del Movimento 5 stelle non hanno niente da dire?».
La Federazione della Stampa e l’Usigrai (il sindacato dei giornalisti Rai) a questo proposito hanno fatto pervenire un perentorio messaggio al governo: «Rassegnatevi, i partiti non possono e non devono decidere chi può e chi non può essere ospite di una trasmissione. Come non devono mettere bocca sui sommari dei Tg. O peggio sui direttori di reti e testate. Siamo certi che nessuno in Rai cederà al veto dei parlamentari della Lega su Domenico Lucano. La soluzione non è mai cancellare. Ma semmai aumentare le occasioni di ascolto, di confronto e di dibattito. È di questo che si nutre la democrazia liberale».
Per questo l’intervista di stasera di Fazio a Mimmo Lucano diventa imperdibile. Com’è noto, l’ex sindaco (il prefetto di Reggio lo ha sospeso dall’incarico e il Tribunale del Riesame ha disposto il divieto di dimora a Riace) continua a raccogliere tanta solidarietà in ogni parte d’Italia e non solo. In più si sono mobilitati artisti, intellettuali, esponenti politici, a sua difesa e crescono iniziative in suo favore. È importante ascoltare dalla viva voce – in diretta – di Lucano le sue idee, i suoi progetti che molti vogliono soffocare, le sue ragioni. Non dovrà difendersi (ci sono i tribunali per questo) ma raccontare pacatamente come stanno i fatti, cosa è successo prima, cosa è successo negli ultimi tempi, cosa potrebbe succedere domani. La gente deve potersi fare un’idea personale, senza obbligo di schierarsi pro o contro, ma soprattutto è giusto lasciar parlare e quindi ascoltare Lucano.
In Calabria il modello Riace ha fatto scuola: ovviamente se sono stati commessi reati i responsabili dovranno essere giudicati e subire le conseguenze, ma – una volta tanto – c’è da sperare che la giustizia non rispetti i suoi usuali tempi biblici. Occorre in questo caso che il processo, ove vi siano rinvii a giudizio, sia rapido, veloce e lontano da qualunque condizionamento. Purtroppo la tv ci ha abituati a processi mediatici che assolvono e condannano con una faciloneria che fa paura: evitiamo, questa volta, di creare presunti eroi o indifendibili “colpevoli”. Lucano è una persona per bene, parlano per lui dieci anni di accoglienza. I giudici ci dicano dove e come ha sbagliato, nel caso i fatti lo accertino, ma rispettino l’uomo e le sue idee e, soprattutto, rispettino i calabresi che sul modello di Lucano hanno mostrato, come sempre, di saper interpretare a pieno i sentimenti di accoglienza e solidarietà. E cioè facciano presto, prima che il processo mediatico che inevitabilmente verrà divida l’Italia e il Paese, tra chi stima Lucano e chi non lo approva. (s)

Lucano ha lasciato Riace, non può restare nel paese che ha bisogno di lui

17 ottobre – È partito da Riace questa mattina presto, poco dopo le 6, Mimmo Lucano, diretto a un paese del circondario, a seguito della decisione del tribunale del riesame di Reggio che ieri ha revocato gli arresti domiciliari, disponendo, però, la misura del divieto di dimora. Da un lato un’attenuazione delle misure restrittive, dall’altro il provvedimento appare come un “esilio” amaro che lo allontana dal paese dove tutto è cominciato dieci anni fa. Il modello Riace per l’accoglienza ha lasciato sicuramente il segno, ma, obiettivamente, bisogna proprio pensare che si si stia facendo di tutto per cancellarlo.
Perché Mimmo Lucano dà fastidio? La domanda ha troppe implicazioni per trovare una risposta semplice. Il fatto è che gli tolgono gli arresti (domiciliari) e lo esiliano dal paese dove hanno bisogno di lui. Il divieto di dimora è una misura cautelare obbligatoria prevista dall’art. 283 del codice di procedura penale. Al di fuori dell’ambito territoriale Lucano ha piena libertà di circolazione: evidentemente i giudici del riesame ritengono “pericolosa” la presenza dell’ex-sindaco (il prefetto lo ha sospeso) a Riace (inquinamento delle prove o reiterazione del reato?). (rrm)

Per chi lo avesse perso, segnaliamo il bel servizio di ieri di SkyTg24

 

Su Facebook il prof. Nicola Fiorita (Unical) ha diffuso il 5 ottobre scorso un suo intervento, che riteniamo utile far conoscere anche ai nostri lettori:

«Ho atteso alcuni giorni prima di intervenire pubblicamente sull’arresto del sindaco di Riace. Ho voluto prima leggere l’ordinanza del Gip, ho voluto riflettere su tanti commenti, ho voluto lasciar sedimentare le mie emozioni. Per diverse ragioni – non ultimo, il mio ruolo di docente di materie giuridiche che insegna ai propri allievi il valore della legge, il diritto della critica e dell’impegno per cambiare le norme ingiuste ma anche il dovere di rispettarle finché vigenti – ho ritenuto di non poter confinarmi in uno slogan (io sto con Mimmo Lucano, questo è certo) ma di dover articolare il mio pensiero, distinguendo alcuni profili, a mio avviso i più rilevanti, della vicenda.
C’è innanzitutto l’aspetto giuridico-formale. Posto che il Gip liquida molti dei capi d’accusa (e inviterei tutti a soffermarsi su questo dato: è abbastanza raro che un Procuratore capo sia così clamorosamente smentito in sede di valutazione delle richieste di misura cautelare) e che la vicenda dei matrimoni combinati è risibile (è davvero incredibile che per un (1) matrimonio forse combinato e un (1) matrimonio suggerito e nemmeno celebrato si parli di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina) l’unica accusa rimasta in piedi è quella relativa all’affidamento diretto del servizio di raccolta differenziata a cooperative prive dei requisiti richiesti.
Rispetto a questa accusa Mimmo Lucano è un cittadino come tutti gli altri. Dovrà difendersi secondo le regole, ha diritto ad essere considerato innocente fino all’ultimo grado di giudizio e dovrà pagare nel caso abbia sbagliato. Si può e si deve aggiungere che non gli viene contestato nessun arricchimento personale, che l’affidamento riguarda un servizio erogato in un piccolissimo centro abitato e quindi per importi molto contenuti e che è del tutto evidente la sproporzione dei mezzi d’indagine utilizzati e della misura cautelare applicata, ma chiunque – anche se vittima di un accanimento investigativo – deve essere giudicato come tutti gli altri.
Accanto a queste considerazioni ci sono quelle più propriamente politiche. Le dichiarazioni di Salvini (e anche di alcuni deputati 5 stelle) sono inaccettabili in qualunque contesto democratico. La criminalizzazione delle idee altrui, la volontà di annientamento degli avversari, l’odio sparso a piene mani, la strategia di estremizzazione delle posizioni ravvivano ancora una volta l’allarme sullo scivolamento di questo paese verso una democrazia svuotata dei propri valori e riempita di autoritarismo. Allo stesso modo, l’azione sempre più dura di pezzi della magistratura e dell’apparato statale in Calabria sta conducendo verso l’azzeramento di esperienze scomode e alternative, con il rischio (o la volontà) di sterilizzare i fermenti positivi che ancora si sviluppano in questa Regione. Tra scioglimenti dei comuni, interdittive antimafia e ordinanze di custodia cautelare poi annullate si sta colpendo – da Cortale a Gioiosa a Riace – sempre più spesso chi non è allineato.
Guardare alla magistratura e/o alle prefetture con la massima fiducia e con la speranza che da loro venga lo sradicamento della ‘ndrangheta e della mala politica non può significare accettare acriticamente che esse si posizionino oltre la legge.
Ma non è ancora questo il punto.
Se si inscrive la vicenda di Mimmo Lucano dentro un perimetro esclusivamente legalitario o politico non si può comprendere quello che è accaduto in questi anni a Riace.
Riace è stato un modello si è chiesto qualcuno in questi giorni? Penso di si, penso anche che forse lo abbiamo rivestito di una retorica eccessiva e non abbiamo voluto vederne alcuni limiti (ad esempio, si dovrebbe riflettere sulla capacità o meno di generare sviluppo economico duraturo una volta ripopolati i borghi), ma Riace ha parlato al mondo della possibilità di salvare le vite degli ultimi, di dargli una speranza, di costruire incontri, di privilegiare l’umanità invece del denaro. E soprattutto Mimmo Lucano è stato un uomo, un uomo che ha caparbiamente e generosamente dedicato le proprie energie verso uomini e donne che non conosceva, che avevano un altro colore dal suo, che scappavano da guerre lontane. Un uomo che ha fatto indubbiamente, evidentemente, costantemente del bene.
E’ per questo dato – l’umanità che trionfa in un minuscolo paesino della Locride mentre soffre nel resto del mondo – che Mimmo Lucano dovrebbe essere candidato per il premio Nobel della Pace. Anche, o forse soprattutto, se avesse violato qualche norma procedurale o non avesse osservato qualche disposizione di legge. Per i suoi eventuali errori dovrebbe pagare, ma allo stesso tempo per i suoi evidenti e straordinari meriti dovrebbe essere riconosciuto per quello che è: un uomo speciale, un eroe.
Qualche giorno fa, prima di questa vicenda, all’inizio del mio corso ho chiesto ad alcuni studenti di leggere un libro di Natalia Ginzburg (Serena Cruz, o la vera giustizia) per poi discutere del rapporto tra legge e giustizia. La tensione tra legge e giustizia affonda nella notte dei tempi e sappiamo anche che non sempre chi sta dalla parte della giustizia ottiene ragione. Ma questo non è un motivo sufficiente per non continuare a stare dalla parte degli indiani, come direbbe il mio amico Giancarlo Rafele.
Chi, come me, insegna diritto nelle aule universitarie, insegna – deve insegnare – anche a non trasgredire la legge. Ma se mai mi capitasse di essere sindaco della mia città e di trovarmi dinanzi ad una regola che sento profondamente ingiusta e dalla quale può dipendere la vita di una persona, proprio come Mimmo Lucano non esiterei, assumendomene tutte le responsabilità, a trasgredirla. Non viviamo per essere salvi, viviamo per essere giusti». (Nicola Fiorita)

 

 

 

 

In migliaia per solidarietà a Mimmo Lucano: «Riace non si arresta»

6 ottobre – In migliaia oggi pomeriggio accorsi da tutt’Italia a Riace per manifestare solidarietà al sindaco Mimmo Lucano, ancora agli arresti domiciliari: una marea umana eterogenea e multicolore, quasi cinquemila, in festa – anche se non c’era niente da festeggiare – perché essere tutti lì insieme è la risposta a chi vuole smontare il modello Riace per l’accoglienza ai migranti. Con due slogan ripetuti allo sfinimento: “Mimmo libero” e “Siamo tutti clandestini”, in marcia fin sotto casa dell’ex sindaco (il prefetto di Reggio lo ha sospeso dall’incarico) costretto ai domiciliari per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e illeciti amministrativi nell’assegnazione del servizio di raccolta dei rifiuti urbani.

Tantissimi extracomunitari insieme con sindaci, esponenti politici, sindacalisti, semplici cittadini. C’era anche l’ex presidente della Camera Laura Boldrini: «Sono cittadina onoraria di Riace dal 2013 ma ho conosciuto e amato questa straordinaria esperienza molto prima – ha detto la Boldrini – nel pieno rispetto della magistratura, ho ritenuto necessario essere qui oggi per manifestare sostegno a Lucano. Sono certa che sarà in grado di chiarire ogni accusa. Ritengo indecoroso che un ministro dell’Interno indagato per sequestro di persona abbia gioito dell’arresto del sindaco. Piuttosto dovrebbe farlo per quello dei capi delle ‘ndrine».
Tra gli altri, la giornalista Luciana Castellina, il segretario di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea Maurizio Acerbo, i sindaci della Locride e quello di Cerveteri, Alessio Pascucci, che nei giorni scorsi si era detto pronto all’autodenucnia per lo stesso reato contestato a Lucano: «Se serve la disobbedienza civile di un sindaco per mettere in pratica la solidarietà e l’accoglienza – ha detto – ci dichiariamo tutti colpevoli e complici».

Il sindaco (sospeso) di Riace Mimmo Lucano saluta dalla finestra di casa i manifestanti

Acerbo ha dichiarato: «Sono orgoglioso di poter essere oggi a Riace per essere anche fisicamente accanto a Mimmo Lucano e alla sua battaglia per la convivenza fra i popoli e contro il razzismo. Riace rappresenta un esempio positivo che abbiamo esportato in Europa, una storia ventennale in cui si dimostra come l’accoglienza fra pari dia fastidio ai predicatori  di odio.
«Se il suo operato è celebrato come un modello di civiltà e anche sviluppo locale e se i Salvini e le Meloni non trovano di meglio che gettare fango sul suo operato, significa che Lucano sta rompendo una narrazione tossica secondo cui gli immigrati sono i nemici e il problema del paese. Intendo continuare la battaglia del nostro partito insieme a lui e agli amministratori locali che invece di far divenire business l’accoglienza o invece di innalzare barricate contro i profughi, costruiscono speranze di un futuro migliore, per tutte e per tutti. Sono loro quelli che cambieranno, dal basso, questo paese».
A nome del sindaco De Magistris è venuto l’assessore del Comune di Napoli Enrico Panini. Non si è visto Oliverio che aveva incontrato ieri Lucano nella sua casa-prigione: «Oggi, come ieri, sono al suo fianco. – ha detto il presidente della Regione Calabria – Sicuro della sua onestà, fiducioso nella giustizia e certo che sarà chiarito ogni aspetto di questa vicenda».
Roberto Saviano ha twittato così: «A Riace tutti per Mimmo Lucano a difendere un modello virtuoso di accoglienza e integrazione. Mimmo non è un feticcio né un ottuso burocrate, ma un uomo del sud che conosce il dolore di tutti i sud del mondo».
Mimmo Lucano ha detto al giornalista dell’Agenzia Italia: «Sono rimasto senza parole un’emozione indescrivibile, un fiume di solidarietà, non avrei mai immaginato che un giorno sotto questa casa arrivasse così tanta gente. Spero di tornare a essere una persona normale, libera, che non deve subire questi condizionamenti anche perché sul piano psicologico lasciano un segno. Voglio tornare a essere una persona libera come tutti. ». (rrc)