Elezioni, Provenzano e De Luca in Calabria per sostenere Amalia Bruni

Nella giornata di domani, giovedì 2 settembre, Piero De Luca, vicecapogruppo alla Camera dei Deputati, e Giuseppe Provenzano, vicesegretario nazionale del Partito Democratico, saranno a Lamezia Terme a sostegno di Amalia Bruni.

Insieme ad Amalia Bruni, Piero De Luca terrà una conferenza stampa sui temi del Mezzogiorno e della Calabria, giovedì alle ore 11.00 presso la sede del comitato elettorale, in via delle Nazioni 13/sub a Lamezia Terme.

Nello stesso luogo, alle 18.00 Giuseppe Provenzano ed Amalia Bruni si confronteranno con i giovani del territorio sulla visione della Calabria che verrà.

L’iniziativa sarà trasmessa in diretta streaming sulla pagina Facebook del Partito Democratico della Calabria. (rcz)

Mario Oliverio: un ultimo appello per trovare l’unità della sinistra per le regionali

L’ex presidente della Regione Calabria Mario Oliverio lancia un ultimo appello alle forze democratiche e riformiste della Calabria per ritrovare la necessaria unità a sinistra e affrontare con spirito vincente le prossime elezioni regionali.

«Anche se mancano pochi giorni alla presentazione delle liste – afferma Oliverio in un post su fb – sento di dover insistere rivolgendo un appello perché si compia ogni sforzo per trovare l’unità di tutta la Sinistra e delle forze progressiste intorno ad una candidatura sulla quale possa convergere l’intero arco delle forze del centrosinistra.
Persino i sondaggi effettuati da più Istituti specializzati evidenziano un centrodestra largamente sotto al 50%, favorito solo da un centrosinistra frammentato. Lo sanno bene in primo luogo i dirigenti del Partito Democratico nazionale e locale, a partire da Francesco Boccia e Stefano Graziano che hanno la responsabilità della situazione calabrese. Tutti, in primo luogo loro, abbiamo il dovere politico di evitare alla Calabria ed ai calabresi una proroga del rovinoso governo di centrodestra.
Il PD non può nascondersi dietro a difficoltà che invece andrebbero affrontate attraverso una iniziativa politica adeguata, avendo la capacità di liberarsi dai meschini calcoli dei singoli per un posto in Consiglio Regionale, per mettere al centro l’interesse generale di una regione che ha diritto a costruire il suo futuro. Come ho già avuto modo di dire nei giorni scorsi sono pronto a fare un passo indietro.
Ci sono ancora i margini per ricercare una candidatura unitaria in cui il popolo del centrosinistra calabrese possa rispecchiarsi e ritrovare l’entusiasmo necessario per competere e vincere. La mia non è una iniziativa strumentale né è da considerarsi fuori tempo massimo. Ripeto non mi rassegno all’idea, purtroppo prevalente in queste ore, di un risultato precostituito attraverso una sconfitta del centrosinistra. La Sinistra in Calabria ha una storia nobile, ricca di lotte, di valori, di personalità con storie e funzioni diverse che potrebbero rappresentare la sintesi su cui realizzare l’unità. Potrei citarne alcune che sono simbolo di una Calabria sana, che hanno saputo incarnare i veri valori della sinistra, capaci di rappresentare un fronte largo, un progetto di crescita per la Calabria». (rp)

Elezioni Regionali, Da Lamezia Terme parte la campagna elettorale di Amalia Bruni

È dal Lungomare di Lamezia Terme, tra la vicinanza e l’affetto, che è partita la campagna elettorale di Amalia Bruni, candidata del centro sinistra alle elezioni regionali, e che promette «un agosto in mezzo alla gente».

Insieme a lei, presenti il capogruppo al Senato Simona Malpezzi e il commissario regionale Stefano Graziano, per arrivare, tra gli altri, al M5s, presente con il deputato Massimo Misiti, a Tesoro Calabria di Carlo Tansi, ad Articolo 1 e al Psi.

Una partenza davvero sprint per la candidata che, nel corso del suo intervento, ha voluto ribadire il proprio impegno per cambiare «il destino dei calabresi ridando a tutti una opportunità».

Importante, poi, il Codice Etico, che  «prevede una grande forza nel respingere completamente persone e personaggi che non sono degni di stare in una coalizione politica», oltre che «un grande rinnovamento» e che «tra qualche giorno sarà messo in rete e i partiti dovranno tenerne conto, perché se non ne terranno conto il rinnovamento rischia di non esserci ma soprattutto Amalia Bruni vi saluta, non ci sta» ha detto la candidata, che vede in suo sostegno otto liste di M5S, PD e altre forze di centrosinistra.

«in questa coalizione – ha spiegato – da sempre ho detto che guido io, sono io che do l’ultima parola sulle liste anche fatte dai partiti e da tutti i movimenti, e mi assumo la responsabilità perché sono io che ci sto mettendo la faccia, la mia storia, la mia professionalità e mi sto rendendo conto che i calabresi mi seguono in questo perché hanno colto la novità di questo passaggio, di una persona che si è sempre spesa in maniera assolutamente gratuita per questa terra, qui ha lavorato, qui ha buttato il sangue, qui ha costruito, non ha promesso di costruire».

«Con questa forza – ha aggiunto – e con questa mia capacità di integrare le persone capaci e forti ai posti giusti immagino di poter ridare alla Calabria la speranza di una ripartenza ma questo lo dobbiamo fare con tutti i calabresi che ci credono e vogliono affrontare le enormi problematiche che abbiamo. Da questo punto di vista mi aspetto una risposta. Le risposte possono esserci se uno chiede, ma se chi chiede ha una storia e quindi è credibile, e questa credibilità e questa moralità devono essere lo sprono perché altri possano mettersi in gioco, anche dalla collettività e dalla società civile».

Obiettivo della coalizione, ha rimarcato la Bruni, «cambiare la Calabria», dove «è chiaro  che dobbiamo avere una visione di globalità e di insieme. Si tenga conto che il 70% del nostro bilancio è sulla sanità e che la sanità è al macero, completamente, a maggior ragione dopo il Covid, e questo richiederà uno sforzo immenso perché dovremo chiedere con estrema forza un tavolo al Governo, che riguardi il ministero della Salute e il ministero dello Sviluppo economico perché – ha sottolineato altresì la Bruni – l’obiettivo è quello della misurazione del debito, della cancellazione del debito fatto dai commissari con un ripiano del nostro vecchio debito di una certa maniera».

«Dopodiché – ha spiegato – no al commissariamento, basta, deve cessare al 31 dicembre, poi il potere di programmazione ritorni alla Regione, al presidente e alla Giunta e io spingerò per avere dei poteri speciali in questa direzione perché la ricostruzione della sanità dalle macerie richiede uno sforzo collettivo che non è solo di questa terra ma dev’essere anche dei ministeri».

«Il bagno di folla che ha accolto Amalia Bruni nella sua città – ha detto il commissario del Pd della Calabria – conferma la bontà del nostro progetto politico e la sua forte capacità di coinvolgere i calabresi, è il segno che il cambiamento è qui» ha detto Stefano Graziano, commissario Pd della Calabria, che ha ribadito la volontà di «cambiare la Calabria, e permettere ai calabresi di potersi curare nella loro terra, accanto ai loro affetti, di poter lavorare senza emigrare, di poter godere di un ambiente sano. Insieme è la parola chiave per poterlo fare, insieme per poter vincere e governare, con al fianco i nostri giovani».

Una «candidatura bellissima» per la senatrice Malpezzi, che «dimostra che noi ci mettiamo le donne in prima linea in questa fase di grande ricostruzione, parlando anche una lingua particolare che è quella della scienza, della salute, della sanità che per la Calabria vuol dire tanto, per uno stimolo, per una spinta per una formazione diversa per tutte le nostre giovani donne. Quindi, c’è una bella storia da raccontare ed è una storia calabrese».

«Sono rimasta davvero impressionata positivamente – ha detto la Bruni – dal calore e dall’entusiasmo che ho trovato ieri sera (lunedì 2 agosto ndr) all’apertura della campagna elettorale a Lamezia Terme. Lo confesso, mi sono anche commossa per la vicinanza e l’affetto che ho riscontrato. Un vero e proprio bagno di folla. Grazie a tutti».

«E grazie – ha aggiunto – anche agli amici della coalizione che mi sostengono, abbiamo dimostrato che stiamo costruendo una squadra di persone perbene, che hanno a cuore solo il futuro dei cittadini calabresi. Da qualche parte si tenta di far passare la presenza di problemi o incomprensioni tra di noi, ma sono solo bugie, e la bella serata di ieri (lunedì 2 agosto ndr) dimostra che la gente ci apprezza e la nostra squadra è coesa»-

«Siamo partiti col piede giusto – ha concluso – ora dobbiamo solo continuare così per raggiungere l’obiettivo». (rrm)

Sabato arriva Enrico Letta in Calabria: Al via la campagna elettorale del PD

È con l’arrivo di Enrico Letta in Calabria, prevista per sabato 24 luglio, che prende il via la campagna elettorale del Partito Democratico, al fianco della candidata del centrosinistra, Amalia Bruni, con una conferenza stampa all’Hotel Marechiaro di Gizzeria.

Nella stessa giornata, è prevista la visita alla ‘Fattoria della Piana’, cooperativa di allevatori e di trasformatori che operano tra tradizione e innovazione, un esempio unico nel Mezzogiorno d’Italia, ed un incontro con don Pino Demasi, referente di Libera per la Piana di Gioia Tauro, con il giornalista Michele Albanese e con l’imprenditore Nino De Masi, da anni sotto scorta per non essersi piegati alla ‘Ndrangheta.

Subito dopo, il segretario Letta, accompagnato dal consigliere regionale Nicola Irto, visiterà il Noel di Reggio Calabria, laboratorio naturale di ingegneria marittima diretto dal prof. Felice Arena, per poi trasferirsi al ‘Pepy’s beach’ dove alle 18.30 presenterà il suo libro Anima e Cacciavite insieme alle Associazioni studentesche ‘Themis’ e ‘Ares’ dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, e alla presenza del gruppo dirigente del Partito democratico calabrese. In serata, Enrico Letta farà visita al meraviglioso borgo marino di Scilla, al fianco del sindaco democratico Pasqualino Ciccone(rrm)

Euforia (ma anche perplessità) alla prima uscita della candidata Amalia Bruni

di SANTO STRATI – Accolta con entusiasmo e quasi euforia la prima uscita pubblica da candidata della scienziata Amalia Bruni, designata a correre da Presidente alla prossime regionali: all’incontro di ieri pomeriggio a Gizzeria Lido ci sono state solo dichiarazioni di affetto e vicinanza, quasi una “liberazione” dall’incubo Crotone (alle ultime amministrative il PD non presentò nemmeno la lista) e l’impagabile desiderio di vedere terminare la lotteria dei nomi di queste ultime settimane.

La scienziata gode di ottima fama in Calabria, è una storia di eccellenza senza dubbio, ma sconta una sorta di “impreparazione” politica che rischia di esplodere a fronte delle “abitudini” politiche della sinistra, divisiva e rancorosa più che mai in questa tornata elettorale. Di sicuro qualche preoccupazione a Luigi De Magistris l’annuncio della sua candidatura l’ha data, visto che il sindaco di Napoli, in corsa con una sua lista civica alla Presidenza della Regione, ha fatto lanciare un singolare appello alla Bruni dalla coalizione che lo sostiene:  «di non candidarsi a presidente e sostenere invece la nostra coalizione civica e popolare che da mesi è impegnata per costruire un’alternativa politica che metta insieme rottura del sistema e capacità di governo. Proprio per la stima professionale che riponiamo nella dr.ssa Bruni, per la sua attività di ricerca scientifica, riteniamo che lei non possa prestarsi ad un’operazione di maquillage politico ad opera di partiti che sia a livello nazionale e soprattutto per il PD a livello regionale hanno contribuito allo smantellamento della sanità pubblica. La nostra è l’unica coalizione in grado di garantire diritti e servizi, al posto di privilegi e concessioni, perché composta da persone oneste, libere, autonome, competenti e coraggiose. Se il nostro appello dovesse cadere nel vuoto vuol dire che prevarranno i burattinai di questa operazione che hanno l’intento politicamente maldestro di contribuire a rafforzare la candidatura del candidato di centro destra Roberto Occhiuto. Il sistema che si unisce contro de Magistris. La nostra chiarezza e forza è quella di rivolgerci al popolo calabrese che saprà distinguere, come in un referendum, il voto al sistema di potere trasversale e clientelare, che blocca la Calabria e mira a perpetuarsi, anche con l’inganno di facce presentabili, e il voto per la liberazione della Calabria».

Come considerare queste dichiarazioni? Sono il segnale della consapevolezza che separati non si va da nessuna parte o è una sorta di apertura nei confronti della sinistra che ha deciso comunque di non votare in alcun modo l’ex magistrato e attuale primo cittadino di Napoli? Perché, sia chiaro, l’opzione di un ritiro di De Magistris – qualora vi siano le condizioni – rimane sempre in piedi, anche se il diretto interessato tira dritto e smentisce qualsiasi ipotesi di cedimento. Ma se si arrivasse a un compromesso, quale potrebbe essere lo scenario che andrebbe a delinearsi? Sicuramente ci dovrebbe essere una rinuncia della Bruni e servirebbe un terzo soggetto che riuscisse a mettere insieme i vari umori della sinistra calabrese e che fosse espressione del territorio, frutto di un confronto con la base, di un dibattito “tra compagni” (come si usava una volta) e non, come nel caso della scienziata di Girifalco, di una “scelta” calata dall’alto.

Difatti, si continua a insistere nell’errore, immaginando che un nome di grande suggestione e di grande richiamo possa – improvvisamente – appianare dissapori e maldipancia. Gli umori captati da Calabria.Live ancora ieri sul territorio non sono dei migliori, pur con tutto il rispetto e l’ammirazione per il ruolo di scienziata, «simbolo di coraggio e speranza» (parole di Boccia) «che ora deve diventare patrimonio collettivo».

La prof.ssa Amalia Bruni riesce a raccogliere consensi quando parla, il suo sorriso mostra sicurezza e nasconde bene una grinta che non le manca, ma in politica non sono sufficienti queste qualità. Bisogna ricordarsi le famose parole del vecchio socialista Rino Formica che definiva la politica «sangue e merda»: mai come in questo caso appaiono profeticamente inquietanti, soprattutto per la seconda parte, visto che il patatrac dem è sotto gli occhi di tutti ed è maldigerito da storici simpatizzanti e iscritti, che non riescono a nascondere delusione e soprattutto amarezza. Né le competenze in materia sanitaria della Bruni fanno sperare in un serio capovolgimento della situazione calabrese: il commissariamento pesa e continua a far danni e questo, indipendentemente da chi andrà a Germaneto, è un dato di fatto su cui bisogna studiare interventi drastici e definitivi. Che da Roma continuano a negare, considerando la Calabria un fastidioso contrattempo alla politica nazionale…

La candidata Amalia – ha detto ancora Francesco Boccia – «è la guida di questo processo politico» che farà «chiedere alle tante associazioni e ai tanti movimenti civici di essere intorno a noi. Noi vogliamo parlare solo di contenuti, di sanità che deve cambiare sotto la guida della Bruni, di scuola che dev’essere a tempo pieno e per tutti, di asili nido, transizione ecologica e digitale, di una Calabria moderna, di infrastrutture. E siamo qui perché la campagna elettorale vogliamo vincerla, e perché tutto questo dev’essere patrimonio collettivo e non può essere certo spartito dalla destra che i calabresi conoscono». E la candidata Amalia ha annuito, ma dovrà fare attenzione ai volponi della politica che faranno di tutto per “guidarla” e ispirarla”: operazione, per la verità estremamente difficile se non impossibile, conoscendo il carattere della scienziata. Ma sia lecita qualche perplessità sulle garanzie di autonomia e indipendenza promesse per far accettare la candidatura.

Il commissario regionale dem Stefano Graziano ha detto che «Amalia Bruni è la migliore opportunità che la Calabria potesse darsi, ora sta a noi definire insieme a lei un progetto politico che si ponga come obiettivo il futuro dei calabresi, fuori da ogni retorica» Secondo Graziano, «La capacità di pensiero prospettico di Bruni e la sua profonda conoscenza delle questioni sociali, politiche e culturali della Calabria sono la vera ed unica novità di questa campagna elettorale, tutto il resto è un marchiano tentativo di scippare i calabresi delle loro speranze, ad uso e consumo di obiettivi del tutto personalistici. Il Partito Democratico calabrese metterà a disposizione della candidatura di Bruni le sue migliori risorse ed energie, in linea con i criteri del nostro codice etico e con le esigenze di ascolto poste dai territori. Gli anni a venire saranno uno spartiacque storico per il riequilibrio sociale ed economico dell’Italia e del Meridione, abbiamo la responsabilità di garantire ai calabresi il diritto di poter scegliere adeguate competenze politiche e tecniche nella gestione della cosa pubblica».

Ecco, le competenze politiche: mortificate da tre anni di assurdo commissariamento del partito democratico in Calabria, avvilite dalla mancanza di dialogo e confronto. Oliverio ha pronte già un paio di liste, con l’obiettivo di ottenere due-tre consiglieri regionali in suo nome: la sfida a sinistra consiste proprio nell’incapacità di cercare (e tentare) una coesione impossibile, se non cambiano le teste e non si sostituiscono gli artefici del fallimento politico fin qui raccolto. Perseverare è diabolico, lo sanno tutti, tranne che al Nazareno. (s)

PRIME PROIEZIONI: LA SINISTRA VA A PICCO
CENTRO-DESTRA PERDE 7 PUNTI, E DEMA…

di SANTO STRATI – Il malumore del popolo della sinistra continua a crescere sulla scelta di Maria Antonietta Ventura a candidata del pd-5 Stelle: ovviamente non è in discussione la figura della top manager (già presidente di Unicef Calabria) bensì si contesta il metodo adottato a Roma per designare la candidatura. Da ultimo c’è la protesta di un cospicuo gruppo di sindaci a partire dal sen. Ernesto Magorno (che si candida per Italia Viva a presidente della Regione) per finire alla Città Metropolitana di Reggio dove sei primi cittadini di area pd hanno contestato la scelta romana: Caterina Belcastro (Caulonia) presidente dell’assemblea dei comuni della Locride, Giuseppe Campisi (Ardore) presidente del comitato dei sindaci della Locride, Giuseppe Alfarano (Camini), Vincenzo Valenti (Bivongi), Daniela Arfuso (Cardeto) e Domenico Penna (Roccaforte del Greco), coralmente, hanno parlato dell’«ennesimo errore politico nel metodo e nel merito» con un preciso attacco alla dirigenza regionale dem «sono tutti senza coraggio e incuranti degli interessi dei cittadini calabresi e del partito».

Diversa la situazione nel campo avversario dove oggi, alle 11 a Lamezia Terme, Matteo Salvini e Antonio Tajani (di persona) e Giorgia Meloni (in telecollegamento) “coroneranno” ufficialmente la candidatura di Roberto Occhiuto, alla presenza di Licia Ronzulli in rappresentanza dei Berlusconi, e di tutti i parlamentari calabresi, sindaci e amministratori dei partiti della coalizione di centro-destra.  La quale si presenta con un candidato unitario, premessa di una vittoria pressoché scontata.

Ma è possibile, a tre mesi dalle elezioni (data probabile domenica 10 ottobre) tracciare uno scenario di cosa succederà alle urne? Calabria.Live, in esclusiva, ha commissionato e propone i risultati di uno studio basato esclusivamente sui flussi (non sulle intenzioni di voto), simile a quello presentato in occasione delle elezioni al Comune di Reggio (ampiamente confermato dai risultati). È ancora presto, lo scenario, soprattutto a sinistra, è ancora da definire, ma come prime indicazioni lo studio di Calabria.Live permette di farsi un’idea abbastanza chiara delle tendenze dei prossimi esiti elettorali.

Il centrodestra, pur perdendo circa 7 punti rispetto al gennaio 2020, manterrebbe comunque un consistente vantaggio di 17 punti sull’alleanza PD-Cinquestelle che, a sua volta, prenderebbe meno voti di quanto i due partiti abbiano preso in autonomia nelle ultime regionali. Exploit di De Magistris che con un potenziale 12-14 %, sfonderebbe nettamente lo sbarramento ed entrerebbe in Consiglio regionale. Probabile delusione per le liste di Tansi, che arretrerebbero di due punti a tutto beneficio di DeMa, e per quelle di Magorno di Italia Viva che raccoglierebbe un insignificante 1%.

Lo studio sui flussi elettorali in vista delle Regionali di ottobre non è assolutamente un sondaggio e non tiene conto della popolarità e del consenso dei candidati presidente, ma viene condotto con modelli matematici sui risultati storici e sull’andamento dei sondaggi sui partiti nazionali.

Si tratta della stessa modalità di indagine – proposta lo scorso fine agosto – che ha anticipato, con sorprendente precisione, i risultati elettorali delle ultime Comunali di Reggio Calabria. Dati da prendere, ovviamente, con le classiche pinze per via del notevole tempo che ancora ci separa dalle urne (più di tre mesi) e da sempre possibili novità negli schieramenti. Sono quindi da considerare come indicatori di tendenze, sia pure consolidate dai numeri, che potrebbero anche registrare cambiamenti da qui al prossimo ottobre.

La sintesi dello studio

Centrodestra 48-52%

Il centrodestra, capeggiato da Roberto Occhiuto di Forza Italia in ticket con il leghista Nino Spirlì, si attesterebbe in una forbice tra il 48 e il 52%, punto medio di caduta 50%, circa 7 punti in meno rispetto a quanto conseguito dalle liste della Santelli nel 2020 (57,13%), ma comunque sempre più che sufficiente per una larga vittoria.

Nel dettaglio, il primo partito della coalizione si confermerebbe Forza Italia, grazie all’effetto traino del candidato presidente Occhiuto, con una forbice tra l’11 e il 13%, seguito da Fratelli d’Italia tra il 10 e l’11 che, a sua volta scavalcherebbe, una Lega in forti difficoltà valutata tra il 6 e l’8% (4-5 punti in meno rispetto al 2020). La lista del Presidente potrebbe toccare il 7%, mentre l’Udc confermerebbe il 6%, così come la lista Casa delle Libertà, sia pure in lieve flessione. Esordio non esaltante per Coraggio Italia che non andrebbe oltre 1,5%, anche se potrebbe conseguire un risultato più alto grazie a robuste candidature.

PD/Cinquestelle/Leu  32-34%

L’alleanza guidata dall’imprenditrice Maria Antonietta Ventura si attesterebbe tra il 32 e il 34%, 3-4 punti in più di quanto raccolto da Pippo Callipo. Ma l’analisi – che registra una fuga di consensi dei dissidenti Cinquestelle verso De Magistris – porta alla conclusione che tale percentuale è inferiore a quella raccolta in autonomia da PD e Cinquestelle nell’ultima tornata elettorale.

Nel dettaglio, il PD si confermerebbe primo partito in Calabria con il 13-14%, i Cinquestelle attestati tra il 5 e il 6, una lista Leu e Socialisti potrebbe toccare il 2%, la lista Ventura Presidente il 7, Democratici e Progressisti il 5.

DeMa/ Primavera della Calabria

Le liste di Luigi De Magistris, trainate dalla popolarità televisiva del sindaco di Napoli, potrebbero essere la sorpresa delle elezioni regionali di ottobre. Il potenziale è tra il 12 e il 14%, portato anche dai dissidenti dei Cinquestelle, da Sinistra Italiana che svuoterebbe Leu, dal movimento Primavera della Calabria di Anna Falcone.

Tesoro Calabria-Tansi

La perdita di candidati e l’occupazione dell’area del dissenso da parte di De Magistris porterebbe ad un ridimensionamento delle liste di Tesoro Calabria e Tansi che furono la sorpresa nelle ultime regionali. Per le liste dell’ex capo della Prociv, la stima è tra il 3 e il 4%.

Italia Viva

La lista di Italia Viva, guidata dal senatore Ernesto Magorno, non andrebbe oltre l’1%, sia in considerazione dei sondaggi nazionali che danno il movimento di Matteo Renzi poco oltre il 2%, ma anche per il fatto che IV ha accusato tutta una serie di defezioni sul territorio calabrese.

Fin qui le proiezioni basate sui flussi di voto delle precedenti consultazioni regionali. La sensazione è che, salvo interventi improvvisi (e salutari) la sinistra consegna il governo regionale nuovamente al centro-destra. L’ipotesi di fantapolitica di una ritrovata (?) e inaspettata unità delle varie forze progressiste e riformiste per un’intesa su Anna Falcone Presidente con un ticket di vicepresidenza assegnata a De Magistris ha fatto inorridire il cosiddetto “popolo della sinistra”, ma a conti fatti (Francesco Boccia aveva fatto un pensierino su De Magistris) non ci sono alternative.

La figura dell’attuale candidata della coalizione pd-5 Stelle Maria Antonietta Ventura è politicamente scialba se non del tutto opaca e non dovrebbe stupire un’eventuale rinuncia da parte sua nel giro di una decina di giorni, non appena avrà verificato il vuoto di consensi che si andrebbe a formare intorno al suo nome. La via d’uscita è puntare su un candidato di rottura che non può essere De Magistris (sarebbe uno smacco per il pd ortodosso) ma allo stesso sindaco di Napoli che sta mietendo consensi in crescita (comunque insufficienti a garantire il risultato) occorre offrire una via d’uscita onorevole: o la vicepresidenza della Regione o un importante ruolo politico “compensativo”. In quest’ultimo caso, il probabile ritiro di De Magistris aprirebbe a una vicepresidenza “partitica” di peso: chi meglio di Nicola Irto?, che – ricordiamolo – porta in dote 12mila e passa voti personali. Difficilmente l’ex presidente del Consiglio regionale – in uno scenario del genere – potrebbe continuare a voler restare fuori (ha comunque garantito tutto l’appoggio al candidato scelto da Roma).

Rimarrebbe il nodo della presidenza: l’idea del “sindaco” della Regione avanzata dal sen. Magorno è suggestiva e apprezzabile, ma i pd non convergerebbero mai sull’attuale sindaco di Diamante. Il prof. Enzo Ciconte che ha sparato a zero contro Enrico Letta e Giuseppe Conte in un’intervista sul quotidiano Domani è fuori dai giochi. E non ci sono all’orizzonte personalità di partito in grado di coagulare le forse di sinistra in un’armata (variegata) in grado di far preoccupare la coalizione di centro-destra.

In questa ipotesi (del IV tipo, irrealizzabile con l’attuale dirigenza), però, i numeri di una sinistra “unita contro il bis del centro destra” sarebbero molto vicini a quelli della coalizione guidata da Roberto Occhiuto e un tale (pressoché impossibile) raggruppamento potrebbe stimolare al voto migliaia di astensionisti delusi. E allora? Mentre si aspettano colpi di scena che non mancheranno, qualche nostalgico della sinistra che fu guarda con malinconia al progetto di fantapolitica Falcone/De Magistris-Irto e pensa come sarebbe bello che, una volta tanto, sulle discordie, i dissapori e gli odi personali prevalesse il buon senso e la ragionevolezza. Per il bene della Calabria e dei calabresi. (s)

 

 

 

 

 

 

Regionali / Fulmini di Mario Oliverio in una lettera a Enrico Letta

L’ex presidnete della Regione Mario Oliverio ha scritto una pesante lettera al segretario del Partito Democratico Enrico Letta sulla vicenda delle elezioni regionali. Oliverio contesta che si debbano discutere a Rom ale quetsioni che interessano i calabresi, ignorando il territorio e la base.

«Caro Letta – scrive Oliverio –, è da oltre un anno e mezzo che non vengo coinvolto, invitato, consultato dal PD né su temi politici generali né sulle vicende che interessano la Calabria.  

Precisamente da quando (dicembre 2019), con una lettera all’allora segretario Zingaretti, ho deciso di ritirare la mia candidatura alla Presidenza della Regione Calabria.

Fu quella la conseguenza della presa d’atto di una scelta della Segreteria Nazionale di non riconfermare il Presidente uscente per candidare Callipo. Una scelta determinata dalle correnti, sollecitata e sostenuta dai rispettivi rappresentanti locali. 

Ti informo altresì che sono componente della Direzione Nazionale del PD eletta all’ultimo Congresso, ma non sono più stato convocato alle riunioni che si sono svolte sia pure in remoto.

Stante questa incredibile, ingiustificata e quanto mai inspiegata condotta nei miei confronti, non nego che ho anche esitato a scriverti. 

Ma ho deciso di farlo confidando nella tua coerenza rispetto ai propositi enunciati nel tuo primo intervento all’Assemblea nazionale che ti ha eletto Segretario. 

In questo lungo periodo ho osservato in silenzio malgrado ci fosse tanto da dire a partire dalle scelte compiute alle ultime elezioni regionali, il cui esito disastroso (con annesse dimissioni di Callipo) evito di commentare perché è a tutti ben chiaro.

Per non dire delle elezioni Amministrative dello scorso settembre in una città come Crotone, storico riferimento della Sinistra, dove non si è riusciti a presentare neanche la lista del PD. 

E ancora della scomparsa di una benché minima iniziativa sulle gravi difficoltà che attanagliano la Calabria e la società calabrese. 

Si coglie un preoccupante vuoto di una seria ed efficace opposizione alla Giunta Regionale di Centro Destra, che non a caso assume provvedimenti ed opera scelte al di fuori di ogni regola e controllo, rimettendo l’orologio indietro di alcuni anni. Ciò malgrado si trovi in regime di ordinaria amministrazione in considerazione della legislatura scaduta da mesi. 

È stata restaurata una situazione di degrado, di ritorno all’uso discrezionale delle risorse e degli enti sub regionali, con l’assenza di programmazione delle risorse UE, con gravi implicazioni sulle delicate problematiche della ripresa dalla pandemia, che in Calabria ha dato il colpo di grazia alla già gracile economia e fragile condizione sociale.

Un quadro a dir poco desolante, con il PD commissariato da circa tre anni a livello regionale ed in tre provincie su cinque, con un Centro Sinistra diviso e frammentato, privo di una guida, di una proposta politica, di un progetto per la Calabria sul quale coinvolgere ed attrarre il corpo largo della società calabrese nelle più variegate articolazioni ed espressioni. 

La scadenza elettorale annunciata da oltre sette mesi avrebbe ragionevolmente richiesto in primo luogo al PD l’attivazione di un processo inclusivo, teso a sanare lacerazioni e divisioni prodotte nelle scorse elezioni regionali e perpetrate anche dopo quella grave sconfitta; la riorganizzazione del campo delle forze progressiste, di sinistra, civiche, ambientaliste ripartendo dai territori, con il coinvolgimento attivo degli amministratori locali, per rilanciare un progetto di crescita della regione, forte della necessaria cultura riformista e di governo. 

Niente di tutto ciò. 

Anzi, al contrario, in questi mesi è andata avanti una accentuazione del distacco dalla realtà e dalle comprensibili ansie che pervadono le nostre comunità messe a dura prova.

La stessa candidatura di Nicola Irto, o di chiunque altro al suo posto, avrebbe dovuto essere la sintesi e l’approdo di un coinvolgimento ampio di forze e soggetti chiamati a sostenerla. 

Invece si è preferito il chiuso di una riunione ristretta di undici persone, prevalentemente di eletti, preoccupati (comprensibilmente !)  della loro rielezione.

Si è aperto così il campo a “Masanielli” che, come puoi ben comprendere, hanno buon gioco nell’agire, utilizzando armi populistiche, già viste e sperimentate, del ricorso alla facile demagogia e all’antipolitica, a parole abusate quali “rinnovamento” e “cambiamento”. 

Firma di cambiali in bianco che sanno già di non poter onorare.

La Calabria non merita nuovi inganni.

La Calabria merita un governo di forze sane realmente impegnate alla costruzione di un futuro di crescita e di riscatto, di creazione di opportunità di lavoro, di valorizzazione ambientale e paesaggistica, di servizi qualificati a partire dalla Sanità, commissariata da oltre dieci anni e mantenuta in una condizione gravissima per responsabilità di tutti i Governi nazionali che si sono succeduti dal 2009 in poi. 

La Calabria ha bisogno di essere rispettata e trattata alla pari delle altre regioni. 

Ha bisogno di liberarsi dal marchio di “regione canaglia” spesso utilizzato per giustificare commissariamenti e mortificare le sue energie capaci ed oneste che rappresentano la stragrande maggioranza della popolazione e della sua gioventù. 

Al PD ed al campo delle forze progressiste e di sinistra è richiesto un impegno coerente in questa direzione se davvero si vuole assolvere al compito che è proprio di una grande forza innovativa e di progresso.

La decisione di spostare a Roma la scelta per la candidatura alla presidenza della Regione, seppure costituisce di fatto la presa d’atto del fallimento della gestione commissariale, non è la risposta giusta.  

La scelta del candidato a Presidente della Regione deve essere in primo luogo condivisa e sentita propria dai calabresi.                          

Si è ancora nelle condizioni di evitare che le prossime elezioni regionali si trasformino nel secondo tempo di una rovinosa (quanto colpevole) sconfitta delle forze democratiche e progressiste e con essa di quel progetto di reale cambiamento di cui la Calabria e i calabresi avvertono la necessità. 

Errare è umano, perseverare sarebbe diabolico». (rp) 

Regionali / Il Pd cerca di ricomporre la frattura: Torna a casa, Irto!

Se non si conoscessero gli arcani misteri che pilotano, sempre più spesso, scelte politiche che si possono definire suicide, si potrebbe dire che a proposito della candidatura di Irto il Pd candidamente afferma “abbiamo scherzato”. È un appello (una supplica?) quello che a Irto rivolge il responsabile degli Enti Locali, ex ministro Francesco Boccia, da Gizzeria, in compagnia del commissario regionale Stefano Graziano ed altri maggiorenti del partito.

«Torna a casa, Irto»: volendo cazzeggiare, è questo il senso delle dichiarazioni austere che sono partite dal tavolo calabrese. «Il Pd – ha detto Boccia – unitariamente e la coalizione di centrosinistra unita ad esclusione di art. 1 si rivede in Nicola Irto guida politica di questo processo che è un processo che noi vogliamo completare vincendo le elezioni in Calabria. Non vogliamo che la Calabria possa essere governata da questa destra che non sceglierà qui il candidato. Lo sceglieranno come candidato di risulta, purtroppo, lo dico per la Calabria, a Roma, dopo avere definito la spartizione delle candidature decise in un palazzo i leader del centrodestra. Noi non siamo la destra, la destra dei fili spinati antieuropea, sovranista. Noi la combattiamo, siamo la sinistra, il centrosinistra, progressisti e riformisti insieme. Un anno e mezzo fa Callipo ha dato un contributo importante al centrosinistra, unì alcune forze politiche ed il Pd ottenne un ottimo risultato ma non fu sufficiente perché tutte le forze politiche non si unirono. Ecco perché facciamo un appello a tutti, con l’io non si va da nessuna parte, con l’io, io, io che è quella che sta caratterizzando ancora in questi giorni le scelte di de Magistris, si fanno solo danni e lo dimostra l’ennesima lite con Tansi».

Nicola Irto – puntualizza Boccia – «unisce i riformisti e i progressisti e sarà il nostro leader calabrese che siederà col segretario Letta al tavolo chiesto dal Giuseppe Conte. Il tavolo del presidente Conte è una buona notizia per unire riformisti e progressisti e penso sarà importante per Irto non solo esserci ma sapere di esserci rappresentando il 100% del Pd calabrese e tutto il centrosinistra che oggi è rappresentato in Consiglio regionale e che con oltre 250 mila calabresi ottenne il consenso che poi ha consentito a Callipo di rappresentare l’opposizione in consiglio». La scelta di citare Callipo non è, obiettivamente, delle più felici, visto poi la ritirata poco onorevole del re del tonno dal Consiglio regionale e la conferma che le scelte “romane” quando non tengono conto del territorio rischiano di fare danni.

Irto ha fatto bene a mettere i puntini sulle i, parlando di feudi e intenti divisivi e, con molta buona probabilità, tornerà sui suoi passi, soprattutto dopo la mano tesa da parte dell’ex premier Conte che, a nome del nuovo Movimento 5 Stelle che ancora stenta a far partire, ha mostrato un apprezzato interesse per le cose calabresi. L’invito di Giuseppe Conte («l’appuntamento elettorale di ottobre merita il massimo impegno da parte di tutte le forze politiche realmente interessate ad assicurare un futuro di riscatto sociale, culturale e di rilancio economico a tutta la comunità calabrese e, in particolare, alle nuove generazioni») per un tavolo di confronto tra tutte le forze progressiste si scontra con la crescente litigiosità dei cinquestelle calabresi che insistono sulle necessità di “rinnovamento”. Irto, se non gli faranno altri sgambetti, è l’unica soluzione possibile (in assenza di leader, calabresi e di sinistra) e ha sicuramente molte più chances dello storico Enzo Ciconte che, dando la propria disponibilità, ha escluso di voler accettare eventuali primarie. Questa parola fa storcere il muso a troppi: le snobbano perché le temono? La risposta è fin troppo evidente. (s)

Regionali, Bruno Bossio (PD): Correnti romane non possono impaludare scelte calabresi

La deputata del Partito DemocraticoEnza Bruno Bossio, ha sottolineato come «le dichiarazioni di Nicola Irto impongono una riflessione critica, senza veli, sul modo in cui il PD nazionale ha inteso, finora, affrontare la vicenda elettorale calabrese. Ha ragione Irto: è richiesto un cambio di passo».

«Bisogna uscire dalla palude nella quale è stato condotto lo schieramento calabrese delle forze progressiste – ha evidenziato ancora –. Non è possibile che le dinamiche di potere tra le correnti romane del Nazareno possano impaludare o addirittura, come afferma Irto, mettere in discussione le decisioni prese da molto tempo dal PD calabrese. È stato un grave errore politico aver voluto inseguire Luigi De Magistris e legittimarlo, di fatto, come una parte del campo di centrosinistra».

«Si è disperso così – ha proseguito la deputata dem – il potenziale vantaggio competitivo rispetto ad un centrodestra ancora oggi senza candidato. Invece di investire sul profilo innovativo e riformista della candidatura di Nicola Irto, il gruppo dirigente nazionale ha preferito blandire populismi ed espressioni politiche tanto massimaliste quanto minoritarie. È auspicabile che la reazione di Nicola Irto possa, pertanto, prima di tutto essere utile a rilanciare un progetto di governo capace di competere alle elezioni per vincere e governare bene ma anche per spezzare la spirale di una concezione feudataria che da tempo il PD nazionale va esercitando sulla Calabria e i calabresi».

Stefano Graziano, commissario regionale del Pd in Calabria, ha chiesto a Irto di «rivedere la sua decisione e di continuare a lavorare a quel progetto costruito nei mesi scorsi e che tanta fiducia ha riscosso tra giovani e società civile».

«Il partito regionale è con lui e anche il segretario Letta ha lanciato un messaggio chiaro – ha aggiunto –. Giovedì prossimo, inoltre, sarà in Calabria l’ex ministro ed oggi responsabile nazionale enti locali Francesco Boccia per continuare a lavorare al progetto di rinnovamento e cambiamento della Calabria, definendo la road map da seguire».

«Sono mesi che si parla di candidature, un tempo infinito in cui si sarebbe potuto sostenere e sviluppare un progetto condiviso con Irto candidato, che  invece è rimasto solo, mentre il resto del partito ha continuato nel silenzio, nel distacco, nell’isolamento,  nelle strategie, ancora di più se si tratta delle donne. Il PD deve mettersi in discussione per capire che non basta cambiare segretario se poi le dinamiche restano uguali» ha dichiarato Lucia Anita Nucera, presidente Commissione Pari Opportunità Reggio Calabria.

«La Calabria – ha proseguito la presidente – merita di avere un governatore all’altezza che possa portare avanti gli interessi  e i diritti dei calabresi e tolga dal torpore in cui è finita questa terra. La Calabria non può e non deve essere merce di scambio in attesa di accordi e strategie fatti in altre città d’Italia, ma merita di avere un rappresentante degno del Partito Democratico, ma che deve essere sostenuto da tutti. Bisogna chiedersi quale futuro il Pd voglia costruire in Calabria e a livello nazionale, se perseguire in una situazione di stallo e di frammentazione interna in cui si guarda solo all’interesse della propria corrente o se si vuole davvero operare un cambiamento che deve partire dall’interno con una discussione profonda su quelli che sono i temi che stanno a cuore ai cittadini».

«I calabresi sono stanchi – ha ribadito – hanno bisogno di vedere riconosciuti i loro diritti e di sperare in un futuro migliore per questa terra. Le beghe e le divisioni di partito interessano poco alla gente che è giusto che prenda le distanze dalla politica se questa non dà le giuste risposte con impegno e competenza. Caratteristiche, queste ultime,che riguardano tante donne e uomini all’interno del PD, tra questi di certo Nicola Irto, e che meriterebbero ruoli diversi per dare un segnale di effettivo cambiamento». (rrm)

Irto ritira la candidatura alla presidenza della Regione e il Pd è nel caos

Nicola Irto ha ritirato la sua candidatura, con il PD, per la presidenza della Regione Calabria. Lo ha reso noto L’Espresso, in un articolo a firma di Susanna Turco, dove Irto ha denunciato che «appare di continuo una volontà di mettere in discussione le decisioni prese da molto tempo dal partito democratico calabrese e dagli alleati di centrosinistra: ma continuando a perdere tempo si lascia terreno alla destra e a De Magistris», chiedendo a Enrico Letta «di trovare una soluzione per non continuare a svilire la dignità degli elettori militanti del Pd in Calabria».

«Il Pd deve cambiare, non solo per poter mettersi in gioco alle elezioni, ma con una nuova generazione che c’è, anche se viene vissuta con fastidio da chi pensa solo a fare carriera: ma non possiamo ridurci ai feudi, dobbiamo essere una comunità aperta. Non possiamo solo pensare con chi ci alleiamo: il Pd deve dire cosa vuol fare, se vuol parlare agli elettori» ha proseguito Irto, aggiungendo che «da mesi il confronto politico resta avvitato su se stesso: parlano tutti di coalizione prescindendo dai programmi. La Calabria è allo stremo, per gli atavici problemi strutturali e per l’ulteriore anno di pandemia, eppure sembra non importare a nessuno».

«A volte – ha spiegato a L’Espresso – mi sembra di essere l’unico che cerca di dare una visione di futuro, a pensare sia indispensabile un quadro netto di progetti, chiarezza per attuarli. Non basta infatti vincere, bisogna governare, altrimenti torniamo alle sabbie mobili, che poi sono la storia anche di questa terra: la melma dove si impantanano le coalizioni senza identità».

«Un partito che vuole essere attrattivo – ha spiegato ancora – non può suddividersi in piccoli feudi che giocano a pare gli strateghi per garantirsi una poltrona. Né in Calabria, né altrove. Purtroppo intravedo questo schema anche al livello di governo: c’è troppa timidezza. Da mesi mi sgolo, ad esempio, affinché si affronti il tema della sanità in regione. Siamo ancora fermi, salvo l’ultimo confuso decreto che ci fa passare da uno status di regione commissariata, a quello di super commissariata, senza ovviamente alcun impegno economico vero per superare il debito sanitario. Intorno al tema sanità c’è il capitolo infrastrutture, ma neanche su quello si muove nulla. E al governo c’è il Pd: non da mesi, da anni».

«Ho visto stallo e tatticismo – ha spiegato ancora –. E ho anche visto che c’è un trasversalismo, in pezzi del centrosinistra calabrese, dovuto ad interessi comuni con pezzi del centrodestra. Ho steso un programma in questi mesi, l’ho condiviso con il vero motore della regione: studenti, imprenditori, terzo settore, professionisti. Sarebbe stato bello concentrarsi su questo. Ma nessuno vuol discutere di contenuti: solo di tattica, credendo di prendere un voto in più. E intendiamoci: allargare la coalizione è una cosa giusta e intelligente, ma non possiamo condannarci a muoverci con il bilancino. La Calabria ha bisogno di iniziare a correre verso il futuro, con un governo chiaro che provi a realizzare ciò che dice».

Sulle dichiarazioni di Irto, tramite una nota, è intervenuto il vicesegretario del Pd, Giuseppe Provenzano, precisando che «non ho mai parlato di Calabria con Luigi de Magistris, tanto meno dunque lo avrei inseguito, come alcune ricostruzioni giornalistiche lascerebbero intendere».

«Ho lavorato e siamo al lavoro – prosegue – per un campo democratico e progressista più largo e competitivo. Tutto il Partito democratico dev’essere protagonista di questo percorso. La destra in Calabria va battuta, non è tempo di isolarsi. Non possiamo dare nessuna terra per perduta». (rrm)