Sul consigliere supplente centrodestra spaccato, secondo il PD

Il ritiro della proposta di legge che avrebbe voluto istituire la figura del consigliere supplente, era inevitabile. Lo avevamo immediatamente suggerito alla maggioranza di centrodestra, ammonendo sia sull’aumento dei costi che sui profili di opportunità politica e di  costituzionalità per come è stato evidenziato in questi giorni da vari esperti della materia».

A sostenerlo è il gruppo del Pd in Consiglio regionale. «La spaccatura del centrodestra sul tema, che ha portato ad una discussione accesa fra i partiti che sostengono il governo Occhiuto – aggiungono i consiglieri regionali del Pd – non è un buon viatico per il futuro della Regione e ha fatto capire chiaramente che dietro questa proposta non vi era alcun obiettivo di miglioramento della macchina legislativa, ma soltanto la necessità di avere qualche poltrona in più, utile agli equilibri di maggioranza».  (rrc)

 

CITTANOVA (RC) – Venerdì l’incontro del PD “La Piana di domani”

Si intitola “La Piana di domani. Strategie e politiche di sviluppo della Piana di Gioia Tauro” l’iniziativa in programma domani, venerdì 18 novembre al Circolo PD di Cittanova, alle 17.

Un appuntamento cui parteciperanno iscritti e militanti dei Circoli della Piana, sindaci e amministratori comunali, dirigenti locali e nazionali, che si avvarrà del contributo di idee da parte di rappresentanti delle forze produttive, sindacali, professionali e sociali e che sarà conclusa dal Segretario regionale del PD Sen. Nicola Irto.

Un’occasione per un confronto approfondito e articolato sulle molte potenzialità presenti sul territorio pianigiano e sulle criticità che lo attraversano. Un momento da cui fare emergere spunti e proposte utili a rimettere la Piana al centro: quale risorsa territoriale, culturale e umana per la Città Metropolitana e la Calabria. 

L’attuale contesto, infatti, obbliga a rappresentare le istanze dei territori in una dimensione geo-politica comprensoriale, trovando risposte adeguate alle esigenze che questi esprimono.

Ed è, proprio, dal territorio che il PD intende ripartire, per costruire un progetto politico-economico-sociale coeso ed efficace, per superare gli attuali limiti, per recuperare credibilità e consenso.

La Piana di Gioia Tauro-Rosarno rappresenta, oggi, per la presenza della struttura portuale, l’area strategicamente centrale della Calabria, ed è nel contempo espressione di un microcosmo ampio e significativo di una realtà economico-sociale ricca di complessità, novità, ritardi, ma che sostanzialmente manca di un progetto coeso, in grado, da un lato, di imprimere un deciso sviluppo e, dall’altro, di costituire da collante politico. 

Per tali ragioni necessita di un progetto economico-sociale coeso che individui nel territorio comprensoriale una base di aggregazione unitaria pur nelle sue differenze. 

Mettendo in rete le diverse risorse, le attitudini, gli insediamenti è possibile costruire un percorso in grado di valorizzare questo territorio in una prospettiva distrettuale; percorso che può concretamente costituire il volano di riferimento per un’aggregazione di esperienze di quanti operano sul territorio con tenacia e generosità per delineare un percorso comune.

Occorre, dunque, congegnare un disegno programmatorio territoriale in una dimensione comprensoriale, in cui le infrastrutture viarie ed i servizi (sanità, trasporti, cultura…), opportunamente potenziati e valorizzati e senza sovrapposizioni e/o campanilismi, siano inseriti in modo funzionale e sinergico in un circuito di fruizione collettiva.

Il quadro produttivo di riferimento di questo processo è costituito dal rapporto tra agricoltura, ambiente, turismo, artigianato, che, se messi in connessione, possono rappresentare il riferimento di base per la costruzione di una dimensione distrettuale del territorio, avendo come riferimento una politica programmatoria regionale unitaria e di respiro. 

Dunque, la Piana come area di sviluppo sostenibile e non semplice territorio di servizio. Diritti da affermare, disuguaglianze crescenti da contrastare, ma anche risorse e opportunità da valorizzare, sono le parole chiave del dibattito che il PD intende avviare con le comunità di un’area strategica qual è la Piana per fronteggiare le sfide che l’attendono. (rrc)

Successo per l’assemblea pubblica del PD a Bivongi, Irto: Ripartire dai territori per rigenerare il Partito

È stata molto partecipata l’Assemblea pubblica del Partito Democratico svoltasi a Bivongi, organizzata dal segretario di circolo Alessio Zirilli e aperta alla cittadinanza della vallata dello Stilaro.

All’incontro, volto anche ad approfondire la conoscenza tra i cittadini del comprensorio e il senatore dem Nicola Irto, hanno preso parte militanti, amministratori locali e rappresentanti delle istituzioni.

Nicola Irto ha registrato le tante esigenze provenienti del territorio e ha garantito di farsi da tramite per farle arrivare sui tavoli istituzionali di ogni livello. 

Il senatore e segretario regionale del Pd ha sottolineato come «incontri di questa natura siano fondamentali per rafforzare il legame con i territori e con la base, anche in vista del percorso congressuale nazionale che dovrà portare all’elezione della nuova classe dirigente. In Calabria è un percorso che stiamo seguendo da tempo e che proseguirà nei prossimi mesi per rendere sempre di più il Pd un partito aperto ai contributi della società e punto di riferimento per i cittadini».

Il dibattito è stato alimentato da numerosi interventi di amministratori, iscritti e simpatizzanti che hanno dato vita a una discussione proficua, con numerose proposte e idee volte ad arricchire il dibattito e fornire un contributo anche al percorso congressuale nazionale. (rrc)

L’OPINIONE / Raffaele Malito: Bettini e D’Alema, come strateghi per la salvezza del PD

di RAFFAELE MALITONella livida, cupa atmosfera di fine di un progetto, di una storia  che avrebbe dovuto  recuperare, fondendole, i grandi filoni culturalpolitici della  sinistra comunista, e non, e del cattolicesimo democratico, si propongono, come  strateghi della salvezza esistenziale, ancora prima che politica,  del Pd, due grandi personaggi, diversi per i ruoli svolti ma uguali per straordinaria, incommensurabile egolatria, riscoperti da giornali e TV: Goffredo Bettini e l’eterno Massimo D’Alema.

Il primo è già all’opera per “creare” il nuovo segretario del Pd, quando e se, dopo i lunghi tempi asiatici, previsti per il congresso,  il partito esisterà ancora. È indicato abbastanza chiaramente nel libro che Bettini ha presentato di recente con un titolo,  Sinistra da capo, che è già un programma e un progetto di fondazione: Andrea Orlando. Un dirigente che dispone già di una sua piccola corrente che offre una garanzia essenziale e che costituisce una pre-condizione che Bettini apprezza molto, il trait- d’union  che li lega alla straordinaria figura di grande coerenza politica e di punto di riferimento dell’ area progressista, racchiusa in Giuseppe Conte.

Esattamente il Conte che è stato con Matteo Salvini, senza crederci ma accettando tutto ciò che il capo della Lega gli dettava, con il Pd finché era prono e credulo in grandi, comuni progetti futuri, con Mario Draghi finché gli è convenuto, e, poi, ha fatto cadere: lo stesso Conte che ora fa finta di essere di sinistra per sottrarre voti al Pd, adesso, e fagocitarlo, domani, proponendosi come il Melanchon “de noantri”, sponda e punto di riferimento di tutto il populisno sinistreggiante.

Orlando, perché dirigente di livello senza molta storia e spessore culturale, dovrebbe essere il primo a preoccuparsi di questo investimento politico  e ideale che Bettini fa nei suoi confronti: uno dei suoi figliocci prediletti, Nicola Zingaretti che riceveva i suoi consigli e i suggerimenti sulle cose da dire, ha fatto perdere le tracce ed è scappato via vergognandosi del partito di cui era stato segretario.

Novello Machiavelli alla continua  ricerca di un Principe-leader da plasmare, alla fine, non ne ha  azzeccata una in questa insopprimibile vocazione: Alessandro De Angelis, su Huffingtonpost, ricorda che più di tre lustri fa auspicava la discesa in campo di Montezemolo e, poi, due lustri fa, scrisse un libro con quella prosa  avvolgente un po’ ingraiana modello “la storia siamo noi” che Matteo Renzi era la carta decisiva della sinistra europea e, ora, è Giuseppe Conte il faro di una nuova era della sinistra e suo punto di riferimento. 

L’altro  illuminato consigliere – lo ha ammesso, con una certa circospezione, l’altra sera a “ In onda” su la7 –  è Massimo D’Alema.   C’è una coincidenza tra questi due personaggi: provengono entrambi dal Pci, di grande esperienza, di buone letture, hanno letto e interpretato il mondo in grande ma hanno perduto il contatto con la realtà, prigionieri del loro ego. Hanno costruito teorie aleatorie per coprire opportunismi tattici, innamorati della manovra di cui si sentono titolari e depositari.

E c’è da chiedersi come è possibile  che D’Alema, che è stato autorevole leader della sinistra, di un pezzo di storia, insomma, possa  interloquire, consigliare, tramare per costruire un ipotetico, grande progetto politico con un Conte Laqualunque. Ed è lo stesso D’Alema che ha suggerito e sostenuto la scissione nel Pd, con scarsi, o risultati nulli, per la guerra a Matteo Renzi fino giudicare, con abiure di sapore leninista, la svolta riformista e di respiro europeo del leader toscano,  una malattia mentale , “per fortuna – come ha scritto – dalla quale è guarito da sola”.

Sul game over del Pd nessuna riflessione, in modo disinteressato, nessuna analisi, un pensiero in grado di spiegare le ragioni di una sconfitta storica, della rottura del rapporto con il paese ma solo giochi tattici mirati al posizionamento personale. E, quindi, nessuna risposta alla domanda perché il Pd ha perso e rischia di perdersi: colpa del correntismo, del governiamo, si risponde. E si proclama un congresso, infinito nei tempi, di rifondazione e rigenerazione che dovrebbe restituire anima, idee, progetti, la missione politica, insomma, smarrita. Intanto ognuno rafforza le proprie correnti e il segretario Letta, con le sue finte dimissioni e scarso coraggio, invece di stimolare la discussione ne conserva e legittima il meccanismo perverso.

Così l’idea di Bettini di puntare sul nuovo figlioccio Orlando che rappresenta una delle molte correnti della sinistra interna  e ne coaugula un’area, si gettano le premesse per difendersi da un’eventuale  vittoria di un  segretario fuori dal controllo delle correnti.    Un altro dato di questa crisi profonda è che chi vince, vince tutto, chi perde si prepara ad andarsene.  Ci sarà da spiegare, però, una questione non trascurabile: che cosa si dice sulla guerra in corso in Ucraina, sulle grandi emergenze sociali, economiche,  sui migranti, su come si fa opposizione al governo di destra di Meloni mentre si resta bloccati e  si pensa solo ai conti da regolare nella sistemazione del potere nelle e delle correnti. 

Nei disegni machiavellici di Bettini &Co si prepara una nuova cosa rossa con Conte. Ma il Conte Laqualunque si muove con l’obiettivo di   superare, di netto, alle prossime europee 2024, il Pd, facendo, come alle recenti politiche, salire a bordo della piattaforma cinque stelle, pezzi di sinistra  ma non i dirigenti, snobbati, ignorati o, addirittura, provocati con proposte inaccettabili  per far saltare qualsiasi ipotesi di accordo, come sta accadendo a proposito di alleanze per le prossime elezioni regionali nel Lazio e in Lombardia. C’è, nel Pd l’antico vizio del “papa straniero” a cui affidare il destino proprio e del Paese, rifiutando, come è accaduto con Walter Veltroni, quello che veniva dalla  propria storia. Nella distorta idea di considerarlo un “utile idiota”.                                     

Ma le cose si potrebbero rovesciare: il papa straniero a cui, oggi, si guarda nel Pd, il Conte Laqualunque, potrebbe trasformare, per  una beffa della storia, in “utili idioti” proprio i manovratori e i pensatori dei papi stranieri.  (rm)                                                                 

Il PD Calabria: Occhiuto tenga ferma la posizione sull’autonomia differenziata

«Occhiuto tenga ferma la posizione sull’autonomia differenziata e difenda la Calabria». È l’appello lanciato dal Partito Democratico Calabria, chiedendo la convocazione di un Consiglio ad hoc.

«Se il Ministro leghista Calderoli – si legge in una nota – si complimenta con il presidente Occhiuto per la sua posizione sull’autonomia differenziata, è il presidente Occhiuto che dovrebbe farsi qualche domanda. Noi siamo molto preoccupati,  perché la bozza messa a punto da Calderoli sull’autonomia differenziata non fa altro che disegnare la secessione delle Regioni ricche, facendo perno sul criterio inaccettabile della spesa storica e disancorando, sostanzialmente, la riforma dalla definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni. Eppure il presidente Occhiuto diceva cose ben precise neanche un anno fa ed erano molto diverse».

«Presentando in Consiglio regionale le sue linee programmatiche – ricorda il Pd nella nota – il 14 dicembre dello scorso anno, Occhiuto aveva testualmente detto:  “Basta con la spesa storica; i livelli essenziali delle prestazioni devono essere garantiti dallo Stato; quando, al termine della perequazione, ci avranno assicurato, il soddisfacimento di tutti i fabbisogni standard, allora se ci fossero Regioni con quote ulteriori di fiscalità, potrebbero occuparsi pure di aumentare il livello dei diritti per i loro cittadini”».

«Noi ci aspettiamo – hanno detto i consiglieri dem – che il governatore Occhiuto tenga fede a queste parole. Comprendiamo le difficoltà nascenti dal doversi posizionare rispetto alle linee nazionali della sua maggioranza ma, prima di tutto, egli è il presidente della Calabria e dei calabresi che deve difendere in ogni sede e a partire già dai confronti che avrà nei prossimi giorni con il ministro Salvini per il ponte sullo Stretto e con Calderoli sull’autonomia differenziata».

«Questioni cruciali sui quali riteniamo sia opportuno – hanno concluso – che venga convocata una seduta ad hoc del Consiglio regionale per un confronto che sia il più ampio possibile». (rrc)

 

Trasparenza fondi Pnrr, il PD Calabria chiede alla Regione ulteriori misure di pubblicità

I consiglieri regionali del Partito Democratico hanno depositato una interrogazione, a risposta scritta, per chiedere alla Regione «le iniziative che intende intraprendere per aumentare la pubblicità e la trasparenza in ordine alla spesa dei fondi del Pnrr e se sia stata valutata la possibilità di dedicare al Pnrr un portale esclusivo da mettere a disposizione di tutti i calabresi».

L’interrogazione parte da alcune considerazioni di base su quanto fin qui avvenuto e prendendo spunto da alcuni modelli di pubblicità adottati in altre Regioni italiane, a partire dall’Emilia Romagna.

«I fondi messi a disposizione dal Pnrr rappresentano un’opportunità di sviluppo irripetibile per la Regione Calabria – si legge nell’interrogazione depositata dai dem – Alcuni dei bandi fin qui emanati non hanno avuto la pubblicità necessaria per fare in modo che la partecipazione potesse essere la più estesa possibile innescando spesso anche la polemica politica, mentre la trasparenza per finanziamenti nevralgici per il futuro della Calabria deve essere massima».

A tal proposito viene suggerita alla giunta la possibilità, sulla scorta di quanto avvenuto in Emilia Romagna, di attivare un portale ad hoc nel quale trovare tutte le informazioni relative al Pnrr, ai bandi, alle risorse disponibili, agli stati di avanzamento e a tutti gli interventi posti in essere. (rrc)

Sanità, il Pd in consiglio regionale: Occhiuto intervenga per stato dell’emergenza-urgenza

I consiglieri regionali del Partito Democratico, Mimmo Bevacqua, Ernesto Alecci, Franco Iacucci, Nicola Irto e Raffaele Mammoliti, hanno chiesto al presidente della Regione e commissario ad acta, Roberto Occhiuto, di intervenire in merito alla situazione in cui versano le strutture dei pronto soccorso calabresi.

«Nuovo grido di allarme da parte dei medici calabresi – hanno detto i consiglieri regionali – che continuano a denunciare lo stato in cui versano le strutture dei pronto soccorso calabresi non più in grado di gestire la richiesta degli utenti. Stavolta è stato Giuseppe Loiacono ad esprimere tutta la sua preoccupazione per quanto avvenuto nel pronto soccorso di Vibo».

«Loiacono ha raccontato di quanto avvenuto ad un suo collega, colto da malore durante il turno di servizio proprio per l’eccessivo carico di lavoro. “Non so quanto resisteremo” ha scritto il medico – hanno riferito i dem calabresi – esprimendo una forte preoccupazione che condividiamo in pieno. Fin dal momento della nomina a Commissario ad acta di Roberto Occhiuto sono stati annunciati interventi immediati per l’emergenza-urgenza in Calabria».

«Ad oggi nulla si è modificato – hanno rilevato – le strutture sono abbandonate a se stesse e non hanno organici sufficienti per riuscire a far fronte alle esigenza della cittadinanza. Si tratta di un problema che non può essere ancora sottovalutato perché mette a rischio la fornitura di un servizio essenziale, oltre allo stesso diritto alla salute dei calabresi. Il gruppo del Pd in Consiglio regionale chiede al governatore risposte urgenti e la possibilità di un confronto in Assemblea sullo stato dell’emergenza-urgenza in Calabria». (rrc)

 

PONTE, INCAUTO “SCIVOLONE“ DI BOCCIA:
MA È IL PD A DIRE CHE NON SI DEVE FARE?

di ROBERTO DI MARIA – Lasciano a dir poco perplessi la dichiarazioni di Francesco Boccia, (PD) rilasciate durante in una intervista a Radio Immagina, una webradio a diffusione nazionale: «Non venga in mente a nessuno di togliere le risorse da una finalità e spostarle su un’altra. Non si tolgono le risorse dalla transizione ecologica per metterla sul Ponte sullo Stretto, per dire una cosa nemmeno tanto a caso. Su questo niente scherzi, patti chiari e amicizia lunga». 

La prima considerazione, a caldo, è che questo Ponte sullo Stretto sia diventata veramente un’ossessione, per il partito di Boccia. 

Una sorta di mostro da tirar fuori all’occorrenza, per lisciare il pelo alla parte più estremista del proprio schieramento politico, contrario, da sempre, alle Grandi Opere, di cui il Ponte è l’emblema più significativo. Un simbolo da ostacolare in ogni modo, come ci hanno chiaramente dimostrato le iniziative dei Ministri delle Infrastrutture degli ultimi due governi, esponenti del Pd o ad esso riconducibili.

Ma quello che ci meraviglia di più è il tono dell’ultimatum, degno di miglior causa.

In particolare, ci risulta incomprensibile la conclusione ”patti chiari, amicizia lunga”. 

Qualcuno avverta Boccia, che il suo partito è all’opposizione, ovvero in una condizione in cui parlare di “amicizia” peraltro “lunga”, appare quanto meno fuori luogo. Ed è pertanto incomprensibile che venga messa in dubbio un’amicizia che non ha motivo di esistere, a meno di clamorosi accordi sotterranei, ignoti non solo a chi scrive, ma anche agli stessi iscritti del PD.

Nel merito, ovviamente non ci risulta nulla di vero in quello che vuol far credere l’esponente dem, ovvero che il governo mediti di finanziare il Ponte togliendo risorse alla transizione ecologica. 

Appare, casomai, come l’ennesimo tentativo di offuscare l’immagine dell’Opera, sulla quale è stato detto di tutto, soprattutto a sinistra. Concentrandosi sull’aspetto che può destare maggior sdegno: il danno ambientale.

Peccato che Boccia ed i suoi suoi colleghi di partito dimentichino che proprio sotto il profilo ambientale la realizzazione del Ponte porterebbe con sé indubbi vantaggi. Innanzitutto per la drastica riduzione del traffico navale tra una sponda e l’altra, con abbattimento di tutte le emissioni inquinanti: per la sola CO2 è stata stimata una riduzione di 140.000 tonnellate l’anno pari al 93% di quella attuale. Ma sarebbe soltanto l’effetto più immediato.

Come è noto, le merci dalla Sicilia al continente e viceversa viaggiano quasi esclusivamente su gomma. Infatti, la necessità di traghettare i treni pone praticamente fuori mercato il trasporto delle merci su ferro, a causa dell’incidenza sui costi delle operazioni di sbarco ed imbarco. Occorre, inoltre, fare i conti con il limitato numero di traghetti disponibili e di approdi sulle due sponde.

Non a caso, il trasporto merci su ferro è ormai pressoché scomparso dalla rete ferroviaria siciliana, essendo limitato alla tratta Messina-Bicocca che conta una o due coppie di treni al giorno. 

La presenza del Ponte e l’eliminazione della “rottura di carico” dello Stretto, comporterebbe il trasferimento su ferrovia di una quota significativa di merci, riattivandone il traffico nell’intera isola.

Il che non rappresenta un optional, ma un obiettivo di sostenibilità ambientale che la UE ha fissato da tempo, dandosi dei termini precisi: il 30% delle merci, su tutto il territorio europeo, deve viaggiare su ferrovia entro il 2030. Tale quota deve salire fino al 50% entro il 2050. Due obiettivi che, se non rispettati, non soltanto comporterebbero danni all’ambiente, ma anche pesanti sanzioni a carico del nostro Paese.

Quindi, almeno per i due effetti sopra rammentati, potremmo tranquillamente affermare che il Ponte sullo Stretto rappresenta un elemento fondamentale per la transizione ecologica. E, qualora fosse vero quanto paventato da Boccia, non ci sarebbe alcuna riduzione delle somme ad essa destinate.

Si rilassi, quindi, l’ex ministro per gli affari regionali e le autonomie, e pensi piuttosto a far recuperare credibilità al suo partito. Quella dell’opposizione alle grandi opere, soprattutto al Sud, non ci sembra una strada che abbia fruttato grandi consensi. Da uomo del Sud, dovrebbe comprenderlo molto bene. (rdm)

Manna (Anci) incontra una delegazione del PD: Focus su idrico e rifiuti

Proficuo incontro si è svolto, nella sede regionale del Partito Democratico di Lamezia Terme, tra una delegazione del Direttivo di Anci Calabria guidata dal Presidente, Marcello Manna, ed il Gruppo Consiliare Regionale del Pd. Oggetto dell’incontro, le grandi e importanti tematiche che riguardano il territorio calabrese.

Il residente Manna ha ringraziato il capogruppo Mimmo Bevacqua ed i Consiglieri Regionali presenti per l’invito e la disponibilità dimostrata.
Nel confronto sono intervenuti i componenti del Direttivo di Anci Calabria Stasi, Varacalli, Panetta e Celi e si è discusso in primis sulle problematiche riguardanti il settore idrico e sui rifiuti, che adesso fanno capo alla Multiutility Calabrese che li gestisce.
Si è poi passati ai fondi del Pnrr, ad Azienda Zero, alla legge regionale sulla polizia locale, al digitale, alla legge sulla forestazione, ai CIS fino alla questione inerente il caro bolletta. Infine, sulla realizzazione delle opere pubbliche che per il lievitare esponenziale dei costi e considerando che in Calabria ci sono 37 Comuni in dissesto e 25 in pre-dissesto potrebbe portare in seguito ad un peggioramento di tale situazione con un notevole disagio per gli enti locali e relative popolazioni.
Tutti i partecipanti all’incontro hanno ritenuto opportuno che ci sia una attività di coinvolgimento e di partecipazione attiva degli Enti Locali, delle Associazioni di categoria ,delle Parti Sociali e del Terzo Settore di condivisione delle criticità affinché in concerto ed in collaborazione sinergica con la Regione Calabria si possa progettare un percorso che porti un miglioramento globale per le comunità calabresi.
L’Anci Calabria rimane disponibile ad ulteriori incontri con le altre forze politiche al fine di raccogliere idee, nonché a partecipare ad iniziative di confronto per raggiunger il fine comune che è quello di sviluppare le condizioni di vita dei nostri territori.  (rcz)

Consorzi di Bonifica, il PD: Regione trovi risorse per pagare crediti da lavoro

Il gruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale ha presentato una mozione per chiedere un intervento finanziario urgente della Regione in favore dei Consorzi di bonifica, unitamente a un organico intervento normativo.

Una mozione che è stata fatta a seguito della visita fatta da Mimmo BevacquaFranco Iacucci per esprimere la propria solidarietà ai lavoratori del Consorzio dello Jonio Cosentino in sciopero.

«I Consorzi di bonifica calabresi versano in una grave situazione finanziaria – si legge nella mozione presentata dai consiglieri regionali dem Mimmo Bevacqua, Ernesto Alecci, Franco Iacucci, Nicola Irto e Raffaele Mammoliti – causata in gran parte dalla mancata copertura  relativa ai crediti derivanti dai piani attuativi di forestazione e dalla drastica riduzione dei trasferimenti regionali».

Ricordando il ruolo nevralgico che i Consorzi svolgono per la tutela e la difesa del suolo e per la prevenzione del dissesto idrogeologico, i consiglieri del Pd chiedono alla giunta di «intervenire senza ulteriori indugi in favore dei crediti da lavoro  (stipendi e Tfr) vantati dai dipendenti dei Consorzi e provvedere alla presentazione di un organico provvedimento normativo di riforma». 

Il gruppo del Pd chiede a tal fine che venga attivato, con la massima urgenza, un tavolo di concertazione con i sindacati e l’Anbi per arrivare nel più breve tempo possibile ad una proposta di riforma non più rinviabile. (rrc)