Il Restyling di Piazza De Nava arriva al ministro Franceschini

È grazie a una interpellanza presentata dal deputato di Forza ItaliaFrancesco Cannizzaro, che la questione del restyling di Piazza De Nava di Reggio Calabria è arrivata sul tavolo del ministro alla Cultura, Dario Franceschini.

«Seguo la vicenda del progetto di ammodernamento di Piazza De Nava sin dagli albori – ha spiegato Cannizzaro –. Sono rimasto in posizione defilata fino ad una decina di giorni fa, finché la Fondazione Mediterranea, il Comitato Civico ed altre associazioni culturali reggine non mi hanno investito della questione, chiedendomi di intercedere direttamente con il Ministro. Ho preso un impegno e sto cercando di portarlo avanti».

«Nei giorni scorsi – ha proseguito – ho fatto già presente per le vie formali la vicenda Piazza De Nava al Ministro, attraverso la presentazione di una interpellanza parlamentare urgente. Ma vista l’importanza che la questione ha per la Città e l’alto interesse che riscuote nella cittadinanza, ho voluto sottoporla alla sua attenzione personalmente. L’ho incontrato e ne abbiamo parlato a lungo».

«Attendo riscontri già nei prossimi giorni – ha detto ancora –. Personalmente ho inteso farmi carico delle istanze della cittadinanza, dei comitati spontanei e delle associazioni culturali, rimaste finora inascoltate o prive di risposte, dopo essere stato ospite della Fondazione Mediterranea, da annoverare tra gli oppositori più fermi al progetto così come è stato pensato e approvato dalla Soprintendenza».

«Il Ministro Franceschini – ha detto ancora – ha assunto l’impegno di verificare nel più breve tempo possibile tutto l’iter ed entrare nel merito della questione – spiega ancora il parlamentare calabrese – Ho fatto mie le rimostranze del pubblico sentire e le ho fatte presenti al primo difensore della Cultura italiana. Non escludo che, nelle prossime settimane, voglia anche ricevere una delegazione in rappresentanza delle associazioni che tanto si stanno battendo in difesa della storia e dell’identità cittadina».

«Intanto – ha concluso – l’aspetto fondamentale è che la questione Piazza De Nava sia arrivata per la prima volta a Roma, al Ministero e direttamente sulla scrivania del Ministro competente anche brevi manu, accompagnata da una lucida spiegazione basata su validi elementi. Credo ci siano tutte le condizioni affinché la questione possa essere affrontata. Ad ogni buon conto, la voce di Reggio anche stavolta è arrivata fino al diretto interessato a Roma. Continuerò a seguirla fino ad avere dei riscontri concreti». (rrc)

La Fondazione Mediterranea risponde al riscontro della Soprintendenza su Piazza De Nava: è lacunoso e impreciso

La Fondazione Mediterranea, guidata da Enzo Vitale, ha respinto la risposta della Soprintendenza in merito al chiarimenti richiesti in merito a Piazza De Nava di Reggio Calabria, definendo tale riscontro «impreciso e lacunoso» in quanto «non va al cuore della questione: non affrontava minimamente la vera questione posta dalla Fondazione Mediterranea: rispetto per la storia cittadina, la memoria collettiva e l’identità dei luoghi».

La risposta, indirizzata al soprintendente Fabrizio Sudano, ha evidenziato come la risposta fornita «offre una visione dell’insieme approssimativa e distorta; nega dati oggettivi ed evidenza fotografica; più che all’oggettiva analisi del problema, è finalizzato a difendere tesi e proposizioni che non ci si aspetterebbe di trovare in elaborati di servitori dello Stato con ruoli di responsabilità».

«I cittadini reggini – si legge nella lettera – non sono incivili sudditi, non portano l’anello al naso e non si azzuffano per decidere chi si debba ornare della sveglia al collo, ignari di cosa avvenga nelle stanze del vero potere (cosi sembra vengano giudicati quando si affronta il problema dei “pilastrini”, equivalenti di perline e specchietti); la cittadinanza non può accettare una sua risposta, difensiva e in tutela solo degli interessi d’ufficio, in cui non si fa il minimo accenno a ciò che sostanzialmente interessa: rispetto per la storia cittadina, per la memoria collettiva, per l’identità dei luoghi».

«Nella sua – si legge – non un solo cenno a queste tematiche, non una minima apertura al dialogo e al confronto, solo un fermo arroccamento su posizioni che, se ancora mantenute, farebbero entrare Reggio e la sua Soprintendenza del Guinness dei primati. Ciò premesso, si confutano le sue affermazioni, fuorvianti e funzionali alla difesa di tesi francamente indifendibili, non in maniera puntuale ma, tentando di dare una sufficiente visione d’insieme, su diversi intersecanti registri: urbanistico, estetico, storico, identitario, etico e politico».

«Aspetto Urbanistico – Le piazze di una città – prosegue la lettera – si possono intendere in due modi diversi: come bene storico-culturale, da tutelare e proteggere, su cui effettuare restauri conservativi quando necessario; ovvero come strumento urbanistico, da usare senza vincoli di sorta per creare servizi alla collettività. Nel caso di piazza De Nava da parte della Soprintendenza si è scelto di considerarla nel secondo modo: con una “demolizione” (termine usato nel progetto definitivo) completa dell’assetto e delle componenti esistenti per farne una nuova, di servizio al Museo Archeologico e alla viabilità urbana, e renderla uno “spazio ampio” in cui tenere anche “mostre” ed “eventi folkloristici” (testuale dal progetto definitivo)».

«È, quindi, – si legge ancora – palesemente falsa l’affermazione, riportata anche nel suo riscontro, che non vi sarà demolizione bensì solo un restauro conservativo: di quanto c’è ora, tranne la statua, non rimarrà nulla; nel progetto definitivo si vede e si legge che niente resta in piedi dell’impianto storico della piazza, rasato a zero per costruirvi al suo posto una piazza completamente nuova. Se l’italiano è la lingua che parliamo e se le parole hanno un significato condiviso, lei continua a sostenere la falsità che non è prevista nessuna demolizione».

«Aspetto Estetico – La nuova piazza – perché così la si deve definire – è oggettivamente brutta – viene detto – insignificante, senz’alcun colpo d’ala che giustifichi la distruzione di quella storica, un classico non-luogo alla Marc Augé senza storia né identità, buono per una periferia da recuperare in cui sono presenti spazi aperti da utilizzare come strumenti urbanistici per fornire servizi al cittadino. Il progetto, giudicato “fragile” dal prof. Alessandro Bianchi, Urbanista di chiara fama e già Rettore dell’Università Mediterranea, (e si sa cosa un docente intenda comunemente per “fragile”: che un elaborato nemmeno sfiori la sufficienza), è banale, quasi elementare nella concezione, con un uso scolastico degli arredi urbani (fontana a zampilli, panchine e aiuole lineari, ecc.) che a volte scivola francamente nel pacchiano (basta pensare ai festoni a led che passano tra le chiome dei ficus e si illuminano all’imbrunire: forse nemmeno a Las Vegas sono arrivati a tanto)».

«Aspetto Storico – La piazza così com’è  – viene spiegato dalla Fondazione – fa parte della storia cittadina ed è il simbolo della ricostruzione dopo l’immane tragedia del terremoto del 1908, perno su cui urbanisticamente è stato fatto ruotare lo sviluppo a nord della città, intitolata proprio a chi fu di questa ricostruzione il più importante mallevadore. Questa è storia, ampiamente riportata sui testi, agevolmente consultabili ove non la si conosca».

«Nella parte iniziale del suo scritto, invece – ha proseguito il presidente Vitale – lei tratta il sito da perfetto burocrate, citando leggi e regolamenti, trascurando la sua storia centenaria, sostenendo che sull’area non vi sono i vincoli da noi invocati perché “abrogati”. Da chi? Quando? E pur fossero stati incautamente rimossi, lei Soprintendente, in ossequio alla mission ministeriale e ai suoi doveri d’ufficio, non dovrebbe rimetterli piuttosto che pensare a demolire?».

«Aspetto identitario – Fa pendant con quello estetico e storico. Nel suo riscontro – si legge ancora – lei sembra irridere la tesi sulla presenza di tre stili architettonici diversi nella piazza (l’Umbertino, il Liberty, il Razionalista). Ma così è, anche se non poco imbarazzante per chi ha deciso di radere al suolo l’esistente. L’impianto generale è nel classico stile Umbertino che ritroviamo in tantissime città italiane, dove nessuna Soprintendenza si è mai sognata di fare interventi demolitivi. Il basamento della statua è chiaramente liberty: anche questo si vuole mutilare con l’eliminazione delle fontane a conchiglia. Lei scrive non essere vero, ma viene sconfessato platealmente non solo dal rendering ma dalla relazione progettuale dove si descrive la nuova impostazione da dare al monumento».

«Il cordone delimitante la piazza – si legge ancora – costituito da una serie di pilastrini in pietra di Lazzaro collegati da elementi tubolari metallici, è in puro stile razionalista e, identico e coevo, lo ritroviamo sul sagrato della chiesa di San Giorgio al Corso, trecento metri a sud, sul perimetro di Piazza del Popolo, trecento metri a nord, in tanti altri cortili cittadini e in Provincia, come alla pineta di Gambarie. Questo tipo di recinzione, altamente identitario, è tipico degli anni della ricostruzione reggina e del secondo dopoguerra».

«Problema Pilastrini – Forse perché in pietra di Lazzaro – si legge – la loro prevista demolizione ha determinato un discreto disagio alla Soprintendenza, tanto da doversi arrampicare sugli specchi, come ora fa lei in prima persona. L’arch. Vitetta, progettista, nell’audizione tenuta in Conferenza dei Servizi alla Commissione Cultura, in cui era presente anche lei, ha sostanzialmente affermato che per rispettare l’identità dei luoghi e la memoria cittadina sarebbe stato sufficiente non mandare in discarica il “materiale lapideo” residuo della demolizione ma riutilizzarlo per la nuova pavimentazione della piazza. Tesi esilarante, da lei comunque sottoscritta in quella sede. Successivo cambio di rotta del Segretariato, per la penna del suo direttore dott. Patamia: i pilastrini non verranno demoliti; si demoliranno solo i “tubi di ferro”».

«Ora – si legge ancora – lei scrive che verranno rimossi, restaurati e riposizionati su di un nuovo perimetro, non facendo cenno alcuno agli elementi tubolari metallici. In altri termini, lei continua a negare l’evidenza fotografica insistendo non esservi un insieme architettonico che, appunto in quanto tale, costituisce un valore da tutelare e proteggere: stralcia il pilastrino dal contesto attuale e lo riposiziona in uno nuovo, pensando di risolvere il problema identitario salvando i “pilastrini” che, ripeto, isolati dall’insieme di cui fanno parte perdono il loro valore architettonico e identitario».

«Problema Concettuale – Il concetto che – si legge ancora – un insieme che non è la semplice somma dei suoi costituenti (il Colosseo non è la semplice somma delle sue pietre e, se si demolisce e con queste si costruisce un palazzo, certamente non se ne mantiene storia e identità), comune a tutte le discipline sia scientifiche che umanistiche, è di una tale elementarità che non dovrebbe essere ricordato in questa sede. Eppure si è costretti a farlo: non si può trattare in mero linguaggio burocratico ogni singolo costituente della piazza come un qualcosa avulso dal contesto, un semplice numero ovvero una pratica amministrativa da sbrigare il più velocemente possibile. Come detto nell’incipit, i cittadini reggini non possono tollerare di essere trattati come “primitivi” con l’anello al naso cui si regalano perline e specchietti».

«Questione EticaPoniamola in modo diacronico – ha scritto ancora Vitale –. Lo stesso soggetto giuridico: individua una fonte di finanziamento; allestisce il progetto preliminare; fa sì che il progetto definitivo sia un copia e incolla; individua la direzione dei lavori; controlla la loro esecuzione; rimuove vincoli ove presenti; non pone prescrizioni, contrariamente a quelle stesse poste in abundantiam su un analogo progetto da parte dell’amministrazione comunale; riceve legittimi compensi. Tutto questo senza che un ente terzo minimamente possa interferire. Non le sembra che qualche problema potrebbe esserci? La Procura su tutta questa storia sta svolgendo la sua inchiesta, pertanto non si approfondirà il tema. È nostro dovere essere comunque garantisti, ma l’esserlo non ci esime dal porre grossi interrogativi dal punto di vista etico».

«Questione Politica – È il classico Rasoio di Occam – si legge –. Posto che la piazza è della Città di Reggio Calabria e non certamente della Soprintendenza, se la città non è d’accordo la piazza non può essere demolita. I carri armati li abbiamo già avuti in Città negli anni Settanta, i morti anche; lo Stato ha già dimostrato al Sud come può essere duro e feroce nell’affermare la sua legge. Non sono più quei tempi, naturalmente, ma lo spirito dei reggini è lo stesso: non vanno toccati nella loro dignità. Il 98 per cento degli interventi sui social media è contrario alla nuova piazza e, fatto storico che non accadeva dai citati anni Settanta, il Consiglio Comunale del 31 gennaio 2022 all’unanimità ha votato un ordine del giorno che sostanzialmente pone in stand by tutta la questione».

«Con queste premesse, Lei, Soprintendente di Reggio – viene evidenziato – come fa ancora a insistere sul progetto senza prevedere una sua revisione che sia rispettosa della storia cittadina, della memoria collettiva e dell’identità dei luoghi? Il prof. Salvatore Settis, archeologo, reggino, presidente del Comitato Scientifico del Louvre, interpellato sul tema, non ha dubbi in proposito: la volontà popolare va democraticamente rispettata, qualsiasi essa sia. Non pensa che su un argomento tanto importante la città vada consultata?».

«Nel chiederle scusa per qualche parola un po’ troppo energica – conclude la lettera – dovuta alla passione civile che ci anima, la prego di considerare la possibilità che lei, secondo scienza e coscienza oltre che nel rispetto del suo mandato e della mission ministeriale, valuti con oggettività tutta la questione e proponga soluzioni alternative che, contemperando le varie posizioni e rispettando la volontà popolare, siano finalizzate al maggiore interesse cittadino. La città le sarà sicuramente grata». (rrc)

REGGIO – Gli Amici del Museo: Bene decisioni consiglio comunale per Piazza De Nava

L’Associazione Amici del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria ha espresso soddisfazione per le decisioni prese dal Consiglio comunale di Reggio in merito ai problemi sollevati dal progetto di restauro e di riqualificazione della PiazzaGiuseppe de Nava, portato avanti dal Segretariato Regionale per la Calabria del Mibac.

«La testimonianza – viene spiegato in una nota – va a tutte le forze politiche presenti in aula: Gruppo di Maggioranza e Gruppo di Minoranza, che, su un argomento così delicato, hanno saputo trovare la giusta univocità, in difesa degli interessi della Città. E va al Presidente del Consiglio Comunale, Enzo Marra, che ha guidato con adeguatezza il dibattito, consentendo, ai rappresentanti delle Associazioni che avevano chiesto di parteciparvi, di poterlo fare con ampia libertà. Nonché al sindaco ff.,Paolo Brunetti, per aver saputo riversare con esatta interpretazione la volontà del Consiglio, nell’Ordine del giorno conclusivo». 

«Una seduta, quindi – continua la nota – veramente da ricordare negli annali della nostra storia civica.  Adesso, c’è da allontanare definitivamente lo spettro della minaccia che incombeva su quella gentile Piazza. Il dibattito in consiglio ha evidenziato l’essenza del problema: il progetto mette in discussione l’Identità e il Valore storico della Piazza. La Piazza Giuseppe de Nava è una “creazione dell’ingegno umano”, cioè: è non un mero spianamento, ma una struttura architettonica realizzata sulla base di apposito elaborato. Uguale concetto si può esprimere, per esempio, per il nostro superbo Lungomare».

«A suo tempo, un secolo fa – continua la nota – l’Amministrazione Comunale reggina incaricò un suo funzionario tecnico di predisporre un progetto ad hoc; costui misurò, annotò le caratteristiche del terreno, propose la realizzazione di quella Piazza, ispirandosi, tra l’altro, a uno stile architettonico in voga all’epoca: il razionalismo. Quella Piazza, quindi, è anche artisticamente datata, e ha una sua precisa identità».. 

«Inoltre – prosegue ancora la nota dell’Associazione – la Piazza, che è, a tutti gli effetti, di esclusiva proprietà della Città di Reggio Calabria, fu costruita nel posto immediatamente fuori del circuito urbano pre-terremoto 1908, perché rappresentava fisicamente l’accesso alla nuova Reggio, caparbiamente risorta dopo l’ecatombe. E i Reggini l’apprezzarono talmente da sceglierla intenzionalmente per la collocazione del fastoso e celebrativo monumento dedicato all’Uomo che più si era distinto nell’aiutare la Città a risorgere dopo il sisma, ossia il ministro Giuseppe de Nava: Vajiori».

«Identità e Valori – viene evidenziato – elementi fondamentali da tutelare e conservare, sempre; come impone la Legge. In proposito, c’è un illuminante precedente: una ordinanza emessa, il 12 marzo 2007, dalla ‘Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio per la Calabria’ – cioè, cambiata l’intestazione, l’attuale ‘Soprintendenza Abap per la Città Metropolitana di Reggio Calabria e per la Provincia di Vibo Valentia’ –. Riguarda un progetto di semplice modifica del disegno delle aiuole proprio di Piazza de Nava, avanzato dalla nostra Amministrazione Comunale. In questa ordinanza, testualmente si legge che «è fatto tassativo divieto di operare interventi non autorizzati che snaturino la Piazza dal punto di vista della sua identità e valore». Quando le parole sono macigni…».

«Basterà riprendere questo testo – continua la nota – applicarlo al caso attuale, e trarne le ovvie conseguenze. In tal modo, l’identità e i valori storici e sociali di Piazza de Nava saranno definitivamente di sega garantiti!  E si porrà la parola fine a questa diatriba, che affligge ormai da un intero anno l’opinione pubblica reggina». (rrc)

 

Restyling Piazza De Nava, la Fondazione Mediterranea presenta esposto in Procura

Vincenzo Vitale, presidente della Fondazione Mediterranea, ha reso noto di aver presentato in Procura un esposto sul progetto di restyling di Piazza De Nava a Reggio Calabria, a seguito del quale è stato aperto un procedimento penale  con relative indagini tutt’ora in corso.

Nella pec inviata al sindaco f.f. Paolo Brunetti, Vitale ha sottolineato come «la presenza di indagini in corso su un eventuale abuso d’ufficio e altro da parte dei funzionari ministeriali interessati alla progettazione su Piazza De Nava, consiglierebbe che da parte del Comune di Reggio vi fosse una revoca/sospensione dell’approvazione al progetto, almeno fino alla chiusura delle indagini».

«Da segnalare – continua la pec – che la presenza di un procedimento penale con indagini in corso, intervenendo in epoca successiva alla chiusura della Conferenza dei Servizi con il parere positivo da parte dei tecnici comunali, oggi potrebbe legittimare, se possibile dal punto di vista amministrativo, anche una richiesta urgente da parte della Giunta Comunale di interruzione della procedura di gara per l’assegnazione dei lavori, che dovrebbe concludersi il 19 gennaio, prima quindi che se ne discuta in Consiglio Comunale aperto».

Il presidente della Fondaziomne, inoltre, ha denunciato che «il Segretariato Regionale del Mic non ha concesso l’accesso agli atti e che il nuovo Soprintendente non ha risposto alla nostra, educata e garbata, richiesta d’incontro. Oltre che illegittimi sono atteggiamenti francamente scostumati. Ma questi sono, evidentemente, i livelli dei nostri travet».

Il testo integrale dell’esposto in procura

Nel luglio del 2019, curato dal Segretariato Regionale Mibact per la Calabria, diretto dal dott. Salvatore Patamia, viene presentato un progetto di fattibilità tecnica ed economica definito “Restauro e riqualificazione per l’integrazione con il Museo Archeologico Nazionale e il contesto urbano della piazza De Nava nel comune di Reggio Calabria”, redatto dall’arch. Giuseppina Vitetta, direttrice della Soprintendenza, con RUP l’arch. Roberta Filocamo, della stessa Soprintendenza.

Per la realizzazione del progetto sono stati assegnati cinque milioni di euro provenienti da risorse recuperate dalla programmazione 2007/2013. Si è svolta una gara per l’affidamento del progetto definitivo, che ricalca quello preliminare (all. 1 e 2). Si vara la Conferenza dei servizi, decisoria e asincrona, cui viene ammessa a partecipare, su sua richiesta, la Fondazione Mediterranea in quanto portatrice di interessi diffusi. Dopo aver acquisito il parere della Commissione Regionale per il patrimonio culturale (all. 3), la Conferenza si conclude con l’approvazione del progetto e la bocciatura di tutte le proposte di modifica suggerite (all. 4 e 4.1). Il Segretariato avvia l’iter della gara per il progetto esecutivo e l’affidamento dei lavori.

Tutto secondo procedura, almeno così si presuppone. Ma occorre fare una precisazione.

La Fondazione Mediterranea – raccogliendo il comune sentire delle associazioni culturali e della cittadinanza, che ad amplissima maggioranza è fortemente contraria al progetto, e avvalendosi di qualificate consulenze, tra cui quelle del prof. Salvatore Settis e del. Prof. Alessandro Bianchi (all’uopo è disponibile un’ampia rassegna stampa) – si è opposta al progetto, che prevede la totale demolizione dell’esistente, motivando la sua posizione con una serie di considerazioni di ordine storico e urbanistico oltre che etiche e politiche, la cui analisi per brevità si rimanda alla lettura degli allegati:

  • note storiche e urbanistiche su piazza De Nava (all. 5);
  • modifiche proposte (all. 6)
  • interpellanza parlamentare (all. 7);
  • lettera aperta al Ministro titolare del MIC (all. 8);
  • considerazioni in risposta alla relazione del dott. Patamia, sollecitata dal Ministro (all. 9 e 9.1);

Benché trattasi di un progetto demolitivo di azzeramento della storia cittadina e della memoria collettiva e dell’identità dei luoghi, che non ha alcuna motivazione né urbanistica né politica e che proviene proprio da chi dovrebbe avere la mission di tutelare e conservare e restaurare (all’uopo si vedano soprattutto le considerazioni riportate nell’allegato 9), la questione potrebbe essere limitata all’ambito etico ed estetico o politico e culturale. Il rifiuto della Soprintendenza a un doveroso confronto pubblico con la cittadinanza e il suo arroccamento su posizioni palesemente insostenibili (si veda l’allegato 9.1 e il 9) lascia però molto perplessi e genera il sospetto che, da parte di funzionari dello Stato, vi possano essere interessi personali che, pur legittimi, collidono con quelli pubblici.

Una nuova luce potrebbe illuminare la questione sulla base di una serie di ulteriori e stringenti considerazioni, avallate da fatti e documenti, alcuni dei quali solo recentemente son venuti in nostro possesso (dopo un accesso agli atti effettuato presso il Comune di Reggio Calabria) e che doverosamente si sottopone all’attenzione di codesta spettabile Procura.

  • Vincolo paesaggistico-ambientale. Come si evince da una comunicazione tra uffici comunali di Reggio Calabria del 27 novembre 2003 (all. 10), ai sensi de D. L. 490/99 già Legge 1497/39, Piazza De Nava è soggetta a vincolo paesaggistico-ambientale
  • Mancanza di coerenza tra titolo e contenuti. Il progetto è definito di “restauro”, perché altrimenti non avrebbe potuto accedere al finanziamento. Ma di restauro non vi è nulla perché della storica piazza non rimane assolutamente nulla, a eccezione del complesso statuario intitolato a Giuseppe De Nava, la cui base viene comunque mutilata delle due storiche fontane a conchiglia nello stile liberty della ricostruzione reggina.
  • Autoreferenzialità. Un caso è certamente il potere autoreferente che esercita la Segreteria Regionale del MIC, che: a) individua una linea di finanziamento, b) elabora il progetto preliminare e di fattibilità economica, c) gestisce tramite Invitalia la gara per il progetto definitivo, d) esprime il responsabile del procedimento, e) indice la gara per il progetto operativo e per l’assegnazione dei lavori, f) indica infine anche la direzione dei lavori. Il tutto senza che nessuno possa interferire nelle sue scelte e senz’alcuna possibilità di controllo su come venga gestito il finanziamento. Quale oggettività di pensiero può avere un servitore dello Stato che, in assenza di controlli, può gestire una gran mole di denaro (5 ml di euro di cui 3,8 per i lavori e 1,2 tra iva al 10% e progettazione e direzione lavori, ecc) di cui una parte legittimamente gli spetta?
  • Questione Lido comunale. È sotto gli occhi di tutti il pietoso stato in cui versa il lido comunale degli anni Settanta. Ebbene, non si è potuto demolire e ricostruire perché la Soprintendenza lo ha definito un bene storico tutelabile. Due pesi e due misure, quindi, adottati dalla stessa Soprintendenza, che oggi, su un progetto suo, non reputa di usare lo stesso metro usato per il Lido. Anzi, per come riportato sulla stampa (La Gazzetta del Sud, 16 settembre 2021), si sa che il 10 maggio del 2020 il Segretariato Regionale del Mibact così si è espresso: “Il restauro finalizzato alla riqualificazione sarà conservativo, nel pieno rispetto delle tecniche costruttive e dei materiali storicizzati dell’epoca. Il piano di riqualificazione di due milioni di euro è stato approvato dal Mibact. L’iter burocratico procederà attraverso una convenzione coordinata dal Segretariato regionale. Il tutto in sinergia col comune”. Due pesi e due misure, quindi: restauro conservativo per un immobile degli anni Settanta di nessun valore storico o urbanistico; demolizione competa per una storica piazza più che centenaria e onusta di memorie.
  • Il progetto del Comune su piazza De Nava. Il restauro di piazza De Nava progettato dal Comune tra il 2003 e 2007 (all. 11 e 12), denominato come “Lavori di riqualificazione di Piazza De Nava”, abortì anche per una serie di limitazioni e vincoli posti dalla Soprintendenza, soprattutto relative alla presenza nel sottosuolo della piazza di una necropoli. Il progetto sarebbe costato complessivamente euro duecentomila. Del progetto del Comune di Reggio Calabria su Piazza De Nava se ne parla ai successivi punti 6, 7 e 8.
  • Questione costi. Quello che salta subito agli occhi è l’enormità della differenza dei costi tra il progetto del Comune e quello attuale della Soprintendenza, a distanza di poco più di dieci anni e con un’inflazione stabile: da 200 mila si è passati a 5 milioni di euro. Un’enormità, che fa subito pensare che non vi sia stato l’etico susseguirsi di idea progettuale e ricerca del finanziamento ma piuttosto l’assolutamente poco etico: abbiamo trovato un finanziamento cui accedere, inventiamoci un progetto che utilizzi tutte le somme disponibili. La sostanziale inutilità degli interventi programmati su piazza De Nava dalla Soprintendenza e l’enorme sproporzione dei costi con il precedente progetto del Comune, fanno propendere per la seconda ipotesi.
  • Problema necropoli. La presenza di una necropoli è un problema antico e sempre riemergente, che fa pendant con il vincolo paesaggistico-ambientale, che ha sempre condizionato qualsiasi intervento nella zona di piazza De Nava. Problema di cui questa volta la Soprintendenza sembra non tener conto mentre in precedenza, come per il progetto del Comune, è stata particolarmente attenta: prescrizioni del 27 giugno 2006 (all. 13); del 27 settembre 2007 (all. 14); del 12 febbraio 2007 (all. 15), in cui addirittura si legge: “un assistente di questa Soprintendenza dovrà presenziare ai lavori di scavo per la posa in opera dei pali d’illuminazione”.
  • Vincoli posti dalla Soprintendenza al precedente progetto. Il progetto del Comune, pur oggettivamente molto meno impattante di quello attuale, è stato attenzionato dalla Soprintendenza con nota 5 febbraio 2007 (all. 17) e del 12 marzo 2007 (all. 16): “è fatto assoluto divieto di operare interventi non autorizzati che snaturino la piazza dal punto di vista della sua identità e valore”; “durante l’esecuzione dei lavori sia realizzata un’accurata documentazione fotografica che alla fine degli stessi dovrà essere consegnata a quest’Ufficio”; “sia comunicata con largo anticipo la data di inizio dei lavori per permettere un opportuno e costruttivo controllo”. Con questa nota si manifesta un’attenzione quasi maniacale affinché sia mantenuta l’identità di piazza De Nava e la memoria storica di cui è portatrice. Oggi, su un progetto interno alla Segreteria Regionale del MIC, questa attenzione a interventi che non “snaturino la piazza dal punto di vista della sua identità e valore” non c’è più, con un sostanziale tradimento della mission della Soprintendenza.

Concludendo, si nota un’inversione di orientamento di 180 gradi da parte della Soprintendenza: attentissima alla tutela e conservazione dell’esistente, occhiuta e capillarmente attenta ai dettagli, quando la progettualità proviene da un ente pubblico o da un privato; non così quando si rade a zero una storica piazza cittadina, in spregio a vincoli oggettivi e identitari, con una progettualità interna al Segretariato Regionale del Mic. Pur ammettendo la legittimità dei singoli passaggi amministrativi, ciò che sconcerta è la mostruosità del disegno complessivo derivante dall’unione dei singoli punti: è lecito sospettare che a guidare le scelte dei servitori dello Stato verso una progettualità sbagliata, che peraltro la città non intende subire passivamente, siano stati personali interessi che, pur anche legittimi, comunque collidono con l’interesse pubblico. (rrc)

 

Il Comitato Civico Piazza De Nava incontra il Comune: Brunetti d’accordo che si deve modificare il progetto

di VICENZO VITALE – Non è andato tanto male, anche se non si è ottenuto ciò che si era chiesto ovvero la revoca del parere positivo da parte del Comune o quantomeno la sua sospensione in attesa della chiusura delle indagini da parte della Procura.

Il Sindaco f.f. è d’accordo che il progetto vada modificato in senso rispettoso della piazza così com’è, ovvero con l’accoglimento di tutte le proposte di modifica progettuale avanzate dalla Fondazione Mediterranea.
È già un buon risultato, e comunque l’inizio degli eventuali lavori non avverrà prima di agosto, 50° dei Bronzi, quindi non prima di ottobre.
In questi giorni il Sindaco Brunetti si incontrerà con il Soprintendente in modo informale e ci relazionerà: il contatto per una mediazione, quindi, è attivato. Ed è già abbastanza. Nel frattempo noi continueremo la lotta, dura e senza esclusione di colpi, legittimi ed etici, per come fatto fin ora, comunque tenendo informato il Sindaco, vista la sua disponibilità e apertura.
Vediamo cosa produrrà questa collaborazione con il Comune, che peraltro ha indetto un Consiglio Comunale aperto per il 31 gennaio. Da segnalare negativamente il terrore che incute la Soprintendenza all’Amministrazione, a mio avviso un po’ troppo succube. Si è potuto toccare con mano il potere di questa articolazione territoriale dello Stato, superiore a qualsiasi altro.
Una vergogna, che può essere bloccata solo un altra articolazione statale, la magistratura. Ed è su questo registro che dovremo agire con decisione e fermezza, non dimenticando comunque la via gerarchica e referendaria. La strada per la via della civiltà e della cultura sembra in salita, ripida ma non inaccessibile. Ci proveremo. (ev)

Brogli elettorali a Reggio, il 31 gennaio convocato il Consiglio comunale aperto

Il presidente del Consiglio comunale di Reggio, Vincenzo Marra, ha convocato per una seduta straordinaria, per il 31 gennaio, alle 9, il Consiglio comunale aperto dove si discuterà della vicenda dei brogli elettorali.

Inoltre, si discuterà sul nulla osta dei lavori di demolizione e ricostruzione di Piazza De Nava.

Le richieste di intervento da parte dei cittadini, enti ed associazioni interessati devono essere preventivamente prenotate attraverso l’invio di pec aI seguente indirizzo: presidente.consiglio@pec.reggiocal.it entro le ore 12.00 del 15.01.2022, con I’indicazione delle generalità dei richiedenti (persone fisiche o giuridiche). (rrc)

Enzo Vitale al soprintendente Sudano sul progetto “demolitivo” di Piazza De Nava

Enzo Vitale, presidente della Fondazione Mediterranea, ha rivolto dieci e più domande al Soprintendente Fabrizio Sudano, in merito all’iter progettuale demolitivo di Piazza De Nava di Reggio Calabria.

«Le domande – ha spiegato Vitale – si pongono partendo da dati oggettivi e documentati oltre che citando le fonti. Ci si aspetta una risposta chiara e inequivoca anche per porre rimedio al grave vulnus democratico fin ora generato».

1. Ai sensi del d.l. 490/99 già legge 1497/39, Piazza De Nava è soggetta a vincolo paesaggistico-ambientale. Così si legge in certificazioni del Comune di Reggio Calabria. Quale valore attribuire a questo vincolo? È compatibile con la progettualità demolitiva approvata in Conferenza dei Servizi?

2. Nel rendering del progetto definitivo si nota un palo di illuminazione che quasi supera in altezza l’edificio museale. Gli scavi per la sua erezione saranno compatibili con i vincoli derivanti dalla sottostante necropoli, la cui esistenza è stata più volte ricordata dalla stessa Soprintendenza?

3. Sempre nel progetto approvato in Conferenza dei Servizi, all’angolo inferiore lato sud è presente una grande fontana a zampilli. La sua presenza è compatibile con il mantenimento dei pilastrini che, secondo quanto dichiarato, dovrebbero essere smontati, restaurati e ricollocati in situ?

4. Il rendering progettuale mostra la totale demolizione (termine ripreso dal progetto) dell’impianto storico della piazza mentre in altra sede si afferma non esservi demolizione ma addirittura un rafforzamento dell’identità dei luoghi. Potrebbe spiegare questa oggettiva contraddizione?

5. Nella piazza abbiamo la convivenza di tre stili: l’umbertino, il liberty e il razionalista. Come contempera la mission ministeriale della Soprintendenza sulla tutela e conservazione della memoria storica dei luoghi con la distruzione di questa particolarità tipica della piazza?

6. Nel rendering, da diverse prospettive, si nota la mutilazione del basamento della statua, peraltro descritta nel progetto, con l’eliminazione delle fontane liberty a conchiglia. Questa evidenza fotografica è stata più volte in altre sedi negata. Come giustifica queste false affermazioni?

7. L’attuale pavimentazione della piazza, pur di materiale non di pregio, è storica ed identitaria in quanto uguale a quella dei marciapiedi di tutta la città. La decisione, sempre ribadita, di eliminarla è in linea con la mission della Sovrintendenza di salvaguardia delle pavimentazioni storiche?

8. Nella piazza sono presenti specie arboree di pregio, come evidenziato dalle associazioni ambientaliste, che nel progetto sono eliminate. È in grado di spiegare questa scelta progettuale che collide con attuali orientamenti architettonici d’arredo urbano?

9. Alle obiezioni della cittadinanza, che quasi all’unanimità non vuole la demolizione della piazza (98 per cento degli interventi registrati sui social), l’ufficio stampa del Mic ha risposto sui social con una nota infarcita di imprecisioni e lesiva dell’onorabilità di chi poneva le critiche. Ritiene che sia questa la modalità più corretta con cui un’importante articolazione territoriale dello Stato debba interloquire con la cittadinanza?

10. In dichiarazioni sulla stampa, ultima quella del 18 dicembre, sembra che alcune richieste di modifica progettuale fatte dalla Fondazione Mediterranea siano state accolte. Ma nulla è controllabile perché l’accesso agli atti le è stato negato. Ritiene che questo rifiuto sia conforme al dovere di trasparenza degli atti amministrativi?

11. Il progetto nasce all’interno della Soprintendenza e viene da questa gestito, senza controlli esterni. Ritiene che, in presenza di interessi personali, pur legittimi e garantiti dalla legge, le decisioni che si assumono abbiano la correttezza e l’imparzialità che dovrebbero avere?

12. Nell’audizione avuta in Conferenza dei servizi da parte della Commissione Regionale Beni Culturali, si afferma che il materiale lapideo dei pilastrini demoliti non andrà in discarica ma verrà riutilizzato per la pavimentazione della piazza, salvaguardando così la memoria storica dei luoghi. Questa oggettiva amenità (non saprei come altro definirla) è stata approvata dalla Commissione. Vuole spiegare come ciò è potuto accadere?

13. Nella stessa audizione si afferma che l’Università ha avallato il progetto. È un’affermazione falsa e, inoltre, alcune raccomandazioni dell’Università sul deflusso delle acque meteoriche sono state disattese. Può chiarire questo imbarazzante particolare?

14. Nei primi anni Duemila il Comune di Reggio ha avanzato un progetto di qualificazione conservativa della piazza, che comportava il rifacimento della pavimentazione, per un importo di duecentomila euro. La Soprintendenza ha posto tanti e tali di quei vincoli che il progetto è abortito. Oggi con una spesa di 30 volte superiore e con un progetto tutto interno alla Soprintendenza, questi stringenti vincoli non ci sono più. Può spiegare questa inversione di 180 gradi di giudizio e valutazione, in modo da sgombrare definitivamente il campo dalle circolanti voci di un interesse, pur legittimo, della Soprintendenza a effettuare i lavori?. (rrc)

L’OPINIONE/ Enzo Vitale: I due pesi e due misure della Soprintendenza: Restauro per il Lido, demolizione per Piazza De Nava

di ENZO VITALE – Cosa ci si aspetta da un’articolazione periferica dello Stato? Passati ormai i tempi dei canuti e severi funzionari pubblici, ci si aspetta quantomeno una linea certa e inequivocabile, un rispetto della mission ministeriale che non faccia eccezioni di sorta. In altri termini, pur prescindendo dalla valenza professionale dei travet della Soprintendenza, sotto alcuni aspetti discutibile, il minimo che si chiede loro è di essere coerenti, almeno con sé stessi.

Invece a Reggio accade esattamente il contrario. Un giorno si decreta che le vecchie cabine del lido comunale, fatiscenti e inutilizzabili e probabilmente irrecuperabili, sono un bene storico e architettonico da tutelare e da salvaguardare con un “restauro conservativo”, nonostante che siano state edificate negli anni Settanta.

Il giorno dopo si decreta che la storica piazza De Nava, simbolo della ricostruzione reggina dopo il sisma del 1908, uno pochi esempi di sincretismo architettonico con presenza di ben tre stili (umbertino eclettico, liberty floreale, razionalista italiano), non sia di nessun valore né artistico né storico e che, pertanto, si debba radere al suolo per edificarvi al suo posto uno “spazio ampio” in cui tenere “mostre, esposizioni ed eventi folkloristici” (testuale dal progetto della Soprintendenza).

Destini incrociati, quindi, ma accomunati da un insieme di atti amministrativi stiracchiati e improbabili con ampie zone razionalmente incomprensibili, che lasciano intravedere la possibilità che la Soprintendenza abbia una visione e un atteggiamento che collide con il maggiore interesse della collettività, in ossequio a interessi pur legittimi ma diversi e distanti.

Basta osservare il tortuoso iter della progettualità del Lido: una ditta ricorre perché nel bando non era esplicitata chiaramente la possibilità della demolizione; la Soprintendenza decreta he le cabine lato nord sono un bene storico perché risalenti agli anni Trenta; la stessa viene sbugiardata perché le cabine sono costruite nel dopoguerra; l’Ente rilancia riuscendo a trovare attestazioni che le cabile lato sud sono “opera artistica”; la ditta ricorrente, che ha presentato il progetto di restauro,  vince la tenzone grazie all’intervento della Soprintendenza; quest’ultima opera in ambiti che sensu stricto non le competerebbero; nelle compagini proprietarie di ditte coinvolte, sembra vi possano essere soggetti vicini a persone in familiarità con Palazzo san Giorgio.

Tutto legale, o almeno così sembra, ma certamente non eccessivamente lineare.

Fatto sta che il lido si trova ancora nelle condizioni in cui lo osserviamo e la maggiore colpa è proprio della Soprintendenza con le sue prescrizioni. Ripetiamo, fatte nel rispetto della legge ma certamente non funzionali al maggiore interesse della collettività. (ev)

[Enzo Vitale è presidente della Fondazione Mediterranea]

L’OPINIONE/ La Calabria e quel bisogno “assoluto” di competenze

di SANDRO DATTILO – Da molto tempo registro continue lamentele sull’inefficienza delle strutture a cui è demandato il compito di conservare mantenere il patrimonio culturale del nostro territorio. Aldilà dell’attuale oggetto in discussione, il rifacimento di Piazza De Nava, vi siete mai chiesti il motivo di questa inefficienza? Quale sia la reale mission della Soprintendenza? Chi governa l’ufficio? Quali siano le competenze tecniche culturali che governano?
Se vi siete posti questi interrogativi e avete dato le giuste risposte dovreste rivolgere i vostri appelli (nel caso specifico a mio parere corretti) alla buona politica, non quella dell’amico ma quella delle competenze. E già perché una regione come la Calabria, ricca non di beni ma di veri tesori culturali, deve pretendere Soprintendenti capaci, che conoscono il territorio, lo difendano dagli attacchi dei novelli Attila, che sappiano indirizzarne ogni iniziativa di sviluppo; non c’è bisogno di Soprintendenti che operino una cristallizzazione dello stato di fatto ma un’armonica crescita nel rispetto delle peculiarità culturali e ambientali della nostra Terra.
Sono circa vent’anni che la Calabria è stata abbandonata dal Ministero già dei Beni Culturali che, distratto nel perseguire una serie infinita di modifiche regolamentari e norme, ha tralasciato di interessarsi della qualità e capacità del proprio personale, tecnici che sono la cerniera con il mondo reale, vero motore dell’intero sistema. Si potrà allestire il più bel ristorante del mondo ma senza il cuoco…
Per chi scrive sarebbe facile dire “ve lo avevo detto”, avendo preannunciato il disastro: piuttosto che rinvangare il passato, rinnovo un fortissimo appello alla classe dirigente reggina, e aggiungerei quella regionale, insieme ai politici di centrodestra e di centrosinistra che hanno il potere di incidere in questo vortice che sta distruggendo quello che rimane delle migliori risorse ambientali/culturali calabresi.

Vanno allontanati i mercanti dal Tempio, va richiesto un Soprintendente capace che sappia innanzitutto distinguere, tra i tanti che incontrerà, i farisei e i sadducei. (sd)

La Fondazione Mediterranea risponde al Mic su Piazza De Nava

La Fondazione Mediterranea contesta la lunga nota del Segretariato Regionale del MIC, firmata da Angelina De Salvo, responsabile ufficio stampa MIC, riguardante la progettata demolizione, chiamata “restauro”, di piazza De Nava cui si oppone la Fondazione Mediterranea e il Comitato Civico per la tutela e valorizzazione di Piazza De Nava.

Per la Fondazione, infatti, la «suddetta nota – si legge – presenta inesattezze e imprecisioni oltre ad affermazioni palesemente non vere».

«È evidente che la nota, pur non facendo nomi – si legge – si riferisce alla Fondazione Mediterranea, che da un semestre porta avanti un’informazione puntuale e corretta. La si vuole delegittimare accusandola di falso, infangando così il nome e la professionalità dei cittadini e delle associazioni che democraticamente, tramite la Fondazione, si oppongono al progetto».

In merito alla questione – dichiarata falsa dal Segretariato – della ditta che si è aggiudicata la progettazione che eseguirà i lavori, la Fondazione ha sottolineato come si tratti di un «particolare assolutamente ininfluente, anche se fosse vero. La nostra “denuncia” ha riguardato il fatto che un unico Ente: esegue il progetto preliminare; assegna il compito di redigere il progetto definitivo, che risulta un copia e incolla di quello preliminare; gestisce la conferenza dei servizi; assegna con gara l’esecuzione dei lavori; esprime il RUP; e, dulcis in fundo, designa anche chi avrà la direzione dei lavori. Il tutto valutato da una commissione beni culturali composta dai vertici dello stesso Ente. Un accentramento di poteri senz’alcuna possibilità di controllo esterno, antidemocratico soprattutto perché riguarda lo stravolgimento dell’assetto urbanistico di un tratto centrale della città».

Per quanto riguarda la questione che riguarda la prof.ssa che ha svolto «la propria gratuita consulenza è la stessa che poi si è espressa pubblicamente a favore del progetto» e che il Segretariato ha dichiarato falso, la Fondazione ha, invece, dichiarato che si tratta di una affermazione falsa.

«La direttrice del dipartimento Pau dell’Università Mediterranea, prof.ssa Francesca Martorano– spiega la Fondazione – contrariamente a quanto affermato dal RUP in audizione alla Commissione Beni Culturali, non ha mai approvato il progetto, limitandosi a un’analisi dello stato attuale dal punto di vista storico e urbanistico e, nelle conclusioni, ponendo alcune raccomandazioni, peraltro non accolte, sul deflusso delle acque meteoriche».

«Quindi è stata l’arch. Filocamo che ha affermato quanto riferito dalla De Salvo, non certo noi – ha spiegato ancora la Fondazione – che non abbiamo mai interloquito con la prof.ssa Martorano. Cosa che invece abbiamo fatto con la prof.ssa Marisa Cagliostro, sostenitrice del progetto, in un acceso confronto a distanza sulla stampa. Abbiamo sì parlato di conflitto di interessi, non di tipo economico ma narcisistico/amicale, per i pochi che si sono espressi positivamente sul progetto. Affermazioni che, dimostrate nella sostanza, ribadiamo. L’affermazione della De Salvo, quindi, è falsa, ambigua, tendenziosa e soprattutto sconnessa nei suoi contenuti, mescolando fatti diversi avvenuti in tempi diversi. Una vera fake news».

Altra questione su cui è stata fatta chiarezza, riguarda i compensi, dove la Fondazione ha ribadito che «Abbiamo semplicemente riportato i dati estrapolati dal bando che così dicono: importo cinque milioni, di cui 1.200.000 per Iva al 10%, direzione lavori e progettazione. Il compenso per la progettazione è di euro 270.000. Mai si è detto che questa cifra andasse nelle tasche dell’arch. Giuseppina Vitetta, estensore del progetto preliminare. Le percentuali sui lavori per i progettisti interni all’amministrazione, peraltro, sono regolamentate per legge. Un’altra fake news della dott.ssa De Salvo. Dalle fake stiano tracimando nella diffamazione».

«Nel progetto è prevista la mutilazione del basamento della statua con l’eliminazione delle conchiglie – spiega la Fondazione –. Si nega perfino l’evidenza: finanche l’immagine tratta dal progetto, e posta a corredo della nota pubblicata su CalabriaPost, ritrae la statua mutilata delle conchiglie. Grande scivolone del Mic, che non controlla le foto a corredo. Il bugiardo, si diceva, deve avere buona memoria: nel nostro caso deve stare più attento».

Altra questione, riguarda gli spazi che si ricaveranno da questo “restyling”, dove la Fondazione riporta quanto scritto nelle carte progettuali; «spazio ampio in cui tenere fiere, esposizioni ed eventi folkloristici».
«Anche stavolta si nega l’evidenza. La finalità dichiarata dei progettisti è indiscutibilmente anche questa. Mai parlato di mercati rionali, come “maliziosamente riportato nelle fake news” da parte della dott.ssa De Salvo» ha proseguito la Fondazione,  che ha ricordato come le Associazioni che  di sono opposte al progetto sono quelle presenti sul territorio, a partire dal Fai «per continuare con Amici del Museo, Legambiente, Soroptmist, Fidapa, Lions, ecc. ecc.)».
«Le conclusioni della nota, da noi definite bla bla a ragion veduta – continua la Fondazione – si arrampicano sugli specchi e fanno comunque anche riferimento ad eventuali modifiche progettuali operate dopo la chiusura della conferenza dei servizi. Non le possiamo confutare perché ci sono state negate le documentazioni che avevamo formalmente chiesto. Ma lo stile del bla bla è molto simile a quello usato dall’arch. Vitetta che, in audizione alla Commissione Beni Culturali ebbe a dire che l’identità della piazza, pur demolita, si sarebbe mantenuta riutilizzando il materiale lapideo di pregio residuale della demolizione dell’impianto storico per la pavimentazione della nuova piazza».
«Concludiamo le nostre note con le appena citate affermazioni della dott.ssa Vitetta – conclude la nota – paradigmatiche di tutto il progetto, poste in audizione alla Commissione Beni Culturali. Costituita da chi? Sempre dai soliti dirigenti della Segreteria Regionale del Mic. Sempre solo loro, inattingibili e ingiudicabili, che si audiscono tra di loro e pretendono di imporre i loro progetti demolitivi, a nostro avviso in contrasto con la mission ministeriale, senza un democratico confronto con la cittadinanza». (rrc)