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Piazza De Nava

L’OPINIONE/ Enzo Vitale: La debole difesa della Soprintendenza su Piazza De Nava

di ENZO VITALE – Dispiace dover pubblicamente stigmatizzare la nota della Segreteria Regionale del Mic ma, avendo riscontrato inesattezze e imprecisioni, ovvero affermazioni per nulla suffragate da fatti e documenti, si è obbligati in tal senso.

Procederemo in modo rispettoso di ruoli e competenze, rifacendoci sempre e comunque a quei fatti e documenti che dimostrano in modo inoppugnabile che le affermazioni della Segreteria Regionale sono solo parole senza valida documentazione a loro sostegno.

Queste parole non hanno alcuna corrispondenza, né con il progetto preliminare né con quello definitivo, approvato in sede di Conferenza dei Servizi. I progetti, infatti, prevedono la demolizione completa dell’esistente e la mutilazione del complesso monumentale. Questi sono fatti, non parole, e collidono in maniera plateale, senza se e senza ma, con le affermazioni della Segreteria Regionale.

Vero è che la Segreteria parla al futuro. Dovremmo crederle? La cittadinanza, di fronte a un progetto di demolizione e mutilazione dovrebbe starsene tranquilla, sperando che si mantenga la parola data sulle colonne di un quotidiano? Dovremmo credere che i progetti di cui sopra verranno rimodulati?

La Segreteria afferma che la demolizione sarà parziale, che non vi sarà la programmata mutilazione, e che così si farà “tornare la piazza alla sua originaria identità”. Ma come si possono fare queste affermazioni? Davvero a Catanzaro credono che la cittadinanza reggina abbia gli anelli al naso e aspetti in dono perline e specchietti? O che la cittadinanza sia analfabeta, tanto da non leggere nel progetto che si vuole creare uno “spazio aperto in cui tenere “fiere e mercati”? È questa idea di “identità” che ha in mente la Segreteria Regionale? Con quale animo i reggini possono ancora credere alle promesse che provengono da uffici catanzaresi?

Si afferma che le associazioni sono state in contraddizione fra di loro. Anche questo non corrisponde al vero. Tranne qualche isolata voce, in palese conflitto di interessi, e un Club che ha perorato la causa della piazzetta Alvaro, all’unisono il coro è stato contrario al progetto demolitivo. Non viene affatto citata la Fondazione Mediterranea, a fronte delle cui motivatissime obiezioni è slittato il primo termine di chiusura della Conferenza dei servizi, per far sì che la Commissione Cultura ascoltasse l’arch. Vitetta.

Come è andata a finire? Che la citata ha avuto l’idea di affermare che la pietra di Lazzaro, derivante delle previste demolizioni delle tracce di architettura razionalista italiana, coeve al Tempio della Vittoria e Piazza del Popolo oltre che caratteristiche della ricostruzione reggina, sarebbero state riutilizzate per la pavimentazione della nuova piazza. Questo è bastato per ottenere il placet anche dalla Commissione Cultura.

Lasciamo ai lettori la valutazione: giusto per fare un esempio è come se si deliberasse, mutatis mutandis, di abbattere il Colosseo per fare uno stadio e di mantenerne la sua memoria riutilizzandone le pietre.

La Segreteria Regionale, per giustificare la demolizione e la mutilazione, ha fatto sua questa idea. Non mi sembra di dover di aggiungere altro, in questa sede, tranne che sottolineare l’assoluta debolezza delle affermazioni a difesa di un progetto che viene rigettato dalla quasi totalità della cittadinanza (97%), e stigmatizzato con venature diversificate dagli esperti consultati, tra cui l’ex rettore della Mediterranea prof. Alessandro Bianchi e il presidente del Comitato Scientifico del Louvre, prof. Salvatore Settis.

Per concludere, pur nel rispetto di ruoli e competenze, si deve ribadire che le affermazioni fatte su queste colonne dalla Segreteria Regionale del Mic non hanno corrispondenza né con il progetto preliminare né con quello definitivo. Se non vi sono altri progetti, di cui non si ha conoscenza, quanto accaduto è un fatto di una assoluta gravità: chi ha una funzione pubblica ha l’ineludibile dovere di essere parte terza e oggettiva, nel comune interesse della cittadinanza, mentre quella che ci è stata proposta è una difesa, per nulla riuscita, di una progettualità che mortifica la storia cittadina e la memoria collettiva e l’identità dei luoghi. (rv)

[Enzo Vitale è il presidente della Fondazione Mediterranea]