Il ritorno in Calabria dell’artista Franco Azzinari: ad Altomonte i colori d’Amazzonia

di FRANCO BARTUCCI – L’artista Franco Azzinari ritorna in Calabria con l’esposizione di un nuovo progetto dedicato all’Amazzonia e ai suoi ragazzi. Definito il grande “pittore del vento” dal compianto Sergio Zavoli, Azzinari si appresta a dare lustro al suo lavoro degli ultimi tempi, in giro per il mondo, alla ricerca di sempre nuovi stimoli per la sua arte dedicata in fondo alla bellezza della natura e degli uomini, che appartengono all’universalismo del patrimonio culturale ed antropologico. Le sue mete, oltre alle nostre meravigliose regioni, paesi come la Francia, Germania, Russia, Svizzera, Grecia, Albania, Cuba,  Stati Uniti, Africa in Kenia, Amazzonia in Brasile ed altri ancora, per appropriarsi di radici e culture tali da farne oggetto di progetti e lavori esplicativi.

Lavorare su progetto è stata la caratteristica di Franco Azzinari per entrare nella storia e nella conoscenza degli uomini per meditare sulle loro peculiarità e dimensione sociale e culturale dentro un contesto ambientale. Vale la pena ricordarne alcuni: Venti anni con la natura calabrese, I luoghi del mito, Cuba, Cercando Hemingway, Gabriel Garcia Marquez, Fidel Castro, Il pittore del vento, ed ecco il prossimo dedicato ai bambini indios dell’Amazonia, che verrà alla luce a giorni.

Infatti il prossimo 25  gennaio Franco Azzinari  presenterà ad Altomonte  il lavoro del suo ultimo progetto iniziato all’incirca due anni fa. Sarà una  grande Rassegna Internazionale dedicata ai “Bimbi Indios dell’Amazzonia”, con il titolo “Eyes in Color” o meglio “Gli occhi nel colore”, ovvero il racconto dei bambini dell’Amazzonia, e ancora di più: l’Amazzonia vista attraverso i ritratti dei bambini indios.

Una rassegna internazionale patrocinata dalla Sede RAI della Calabria, grazie all’impegno personale del suo Direttore Demetrio Crucitti. Un lavoro che il grande paesaggista italiano dedica oggi a Papa Francesco e all’Unicef per il lavoro che l’Unicef svolge da sempre al servizio dell’infanzia nel mondo.

Questa mostra di Azzinari coincide quest’anno con il suo settantaduesimo compleanno e per certi aspetti festeggia il suo rientro in Calabria dopo alcuni anni di vita trascorsi in America.  Avrà come madrina d’eccezione una icona della poesia mondiale, Marcia Theòfilo,  antropologa, nata a Fortaleza in Brasile, famosissima poetessa Indios candidata al Premio Nobel del 2005,  che ha di fatto “cantato” l’Amazzonia in ogni parte del mondo.  Attualmente rappresenta l’Unione Brasiliana di Scittori in Italia, una intellettuale brasiliana che ha pubblicato decine di poemi dedicati all’Amazzonia, tradotti in varie lingue fra cui si segnalano alcune edizioni italiane, con note di poeti come Rafael Alberti e Mario Luzi.

La RAI ha concesso, invece, il suo patrocinio morale per l’alto valore culturale della manifestazione, che dal 25 gennaio sarà ospitata nel Museo dell’Alimentazione di Altomonte. Poi da qui, in giro per il mondo, questa l’intenzione espressa dall’autore.

Il Maestro Franco Azzinari, per lunghissimi anni ritrattista ufficiale di Gabriel Garcia Marquez, Premio Nobel per la Letteratura, e amico personale di Fidel Castro, a cui ha dedicato una delle sue rassegne più belle della storia dei ritratti in bianco e nero, torna dunque ora in Italia ad Altomonte  con una rassegna interamente dedicata ai “Bambini dell’Amazzonia” .  Lo fa in uno dei borghi più suggestivi della Calabria settentrionale, e che per il grande paesaggista è una sorta anche di “paese ombra”, perché Altomonte – dice il sindaco Giampiero Coppola- in tutti questi anni ha adottato Franco Azzinari come fosse figlio naturale di questa comunità.

Per il “Pittore del Vento”, così lo chiamava e lo raccontava il grande Sergio Zavoli, sarà dunque un rientro trionfale in patria, a casa sua, perché Altomonte è a due passi soltanto dal paese dove Franco Azzinari è nato, San Demetrio Corone, e da dove poi poverissimo e ancora adolescente è partito in giro per il mondo per ritornarci solo dopo essere diventato un protagonista famoso della storia dell’arte moderna.

Bambini dell’Amazzonia for ever”. Questa rassegna di Franzo Azzinari è un inno meraviglioso a questa terra dove le foreste devastate dall’uomo sono forse il segno più evidente della violenza dei tempi moderni, della industrializzazione a tutti  i costi, della rapina sistematica del territorio, della modernità, e dove i bambini sono ancora i testimoni privilegiati dei colori dell’Amazzonia, e delle meraviglie paesaggistiche di questa lingua di terra ai margini del mondo.

Un lavoro che Franco Azzinari ha avviato ispirato dalle parole di Papa Francesco, attraverso i suoi tanti messaggi dedicati ai bambini dell’Amazzonia, ultimi del mondo. Lo hanno  convinto ad  affrontare un lungo viaggio in queste lande inesplorate alla ricerca di nuove emozioni oltre che di colori. E qui, nel cuore dell’America Latina, Azzinari ha preso casa, ha imparato a vivere sulle barche, ai margini della foresta, lungo i fiumi, sotto le sequoie, dove ha condiviso per lunghissimi mesi la sua vita con quella degli indios, ha sposato la loro causa, e alla fine ha scelto di dipingere i volti dei bambini indios per farne un manifesto-denuncia sulla fame nel mondo, manifesto simbolico della immensa miseria dell’Amazzonia, dove il senso della ribellione e della protesta contro il resto del mondo civile lo si coglie nella luce e negli sguardi di questi bambini ritratti dal grande artista italiano.

«Il mio primo grazie va alla RAI – dice oggi Azzinari – va al Direttore della Sede RAI della Calabria Demetrio Crucitti, per aver fortemente creduto nel mio “manifesto in difesa dell’Amazzonia”, e va al sindaco di Altomonte Giampiero Coppola che ha sposato il mio progetto, e che dopo Altomonte approderà poi nelle grandi capitali straniere. Perché il tema dell’Amazzonia che muore è un tema di interesse mondiale.

«Spero – aggiunge Azzinari – che i bambini da me ritratti possano col tempo diventare anche un manifesto ufficiale dell’UNICEF, a cui non chiederò nulla in cambio, se non di divulgare le facce sorridenti di questi piccoli eroi della foresta, che nascono in mezzo ai colori più disparati della natura e che da grandi muoiono, senza mai aver conosciuto il grigio. È questa la cosa che arrivato in Amazzonia mi ha fatto di più impazzire. C’è un popolo nel mondo, che non conosce cosa sia il grigio, tanti sono i colori accecanti e bellissimi che sono la loro casa e il loro mondo naturale» (fb)

 

 

 

Calabria 80: su Rai Calabria domattina la seconda parte del reportage di Tonino Perna

Seconda parte dell’inchiesta-reportage di Tonino Perna Calabria ’80. Un’iniziativa della sede Rai di Cosenza che intende proseguire nell’intento di attingere al vastissimo patrimonio delle teche regionali per finalità di divulgazione e informazione. Sono documenti d’epoca che acquistano un grande valore visti con gli occhi dell’oggi. Bisogna riconoscere a Rai Calabria e al suo direttore ing. Demetrio Crucitti l’incessante impegno per valorizzare il preziosissimo materiale custodito in archivio e da cui è possibile ricostruire una storia della regione con contributi ai più misconosciuti o dimenticati. L’inchiesta era originariamente di sette puntate ed è stata realizzata nel 1980 dal prof. Tonino Perna, apprezzato sociologo, oggi vicesindaco di Reggio Calabria, con la regia di Annarosa Macrì e la fotografia di Tonino Arena. Rai Calabria ne ripropone due: la prima è andata in onda il 26 dicembre scorso, l’altra andrà in onda sempre alle 7.30 domani 2 gennaio. (rcs)

Calabria 80: l’inchiesta di Tonino Perna riproposta stamattina da Rai Calabria

Da non perdere, nonostante l’ora infausta (7.30) stamattina sulla rete regionale Rai la riproposizione dell’inchiesta-reportage di Tonino Perna Calabria ’80. Un’iniziativa della sede Rai di Cosenza che intende proseguire nell’intento di attingere al vastissimo patrimonio delle teche regionali per finalità di divulgazione e informazione. Sono documenti d’epoca che acquistano un grande valore visti con gli occhi dell’oggi. Bisogna riconoscere a Rai Calabria e al suo direttore ing. Demetrio Crucitti l’incessante impegno per valorizzare il preziosissimo materiale custodito in archivio e da cui è possibile ricostruire una storia della regione con contributi ai più misconosciuti o dimenticati. L’inchiesta (in due puntate, la seconda andrà in onda sempre alle 7.30 il prossimo 2 gennaio) porta la firma del prof. Tonino Perna, apprezzato sociologo, oggi vicesindaco di Reggio Calabria. (rrm)

Annarosa Macrì: Calabria ’80, on the road per quattro mesi, una storia di ripartenze

di ANNAROSA MACRÍ – Avete presente quando di un allievo che “si applica ma non rende” si dice è volenteroso, ma non ha le basi? Ecco, le sette puntate di Calabria ’80, ne (ri)vedrete due, di mezz’ora ciascu­na su Raitre il 26 dicembre e il 2 gennaio alle 7 ,30, rappresentaro­no per me le “basi di conoscenza e di analisi del territorio che mi furo­ no indispensabili, nei quarant’an­ni successivi, per raccontare la Ca­labria, enigmatica e complessa com’è. Ebbi il privilegio di avere accan­to un compagno di avventure fu­nambolico e rigoroso come Toni­no Perna, economista e sociologo, che di quel programma fu l’auto­re (io ne curai la regia), così quei quattro mesi di sopralluoghi, ri­prese, incontri e interviste on the road per la regione, dal Pollino al­l’Aspromonte, dal Tirreno allo Jo­nio, e poi i tre mesi in moviola che seguirono (il programma fu gira­to in pellicola da un maestro della fotografia che troppo presto ci la­sciò, Tonino Arena), furono la mia seconda università, che mi laureò, davvero!, in “Calabriolo­gia”. Nessuno prima di noi, e prima di Calabria ’80 (e nessuno dopo, devo dire) aveva realizzato una ri­cognizione per immagini così at­tenta e capillare del mondo pro­duttivo calabrese, in un momento topico della storia di questa regio­ne, quando erano passati venti anni dal boom economico (dalle nostre parti, in realtà, niente di più che un’eco fievole se n’era sen­tita) e dieci anni da quel “Pacchet­to Colombo” che c’era piovuto ad­dosso per provare a riempire il ba­ratro di ribellione e disperazione che si era aperto coi fatti di Reg­gio, e che già manifestava incon­gruenze, sprechi e fallimenti.

Girammo chilometri di strade, paesi, città e campagne, girammo chilometri di pellicola e realiz­zammo sette puntate di mezzz’ora. Due dedicate all’Industria – un po’ di manufatturiero e di agroali­mentare anoora “tirava”, in mezzo ad un cimitero, già!, di deserti e di cattedrali -, due all’Agricoltura – sospesa tra eroica primitività e pionieristica innovazione -, due al Turismo – quello “indigeno” all’e­poca appena balbettante, più in­vasivo, invece, quello dei villaggi turistici e grandi gruppi coloniz­zatori – e una al Terzo Settore, che cominciava, proprio in quegli an­ni, a coprire, come poteva, vuoti ed emergenze sociali. Più imparavo – paesaggi, perso­ne, manufatti, belli, brutti o così così – più li sentivo parte della mia storia e del mio vissuto, roba che mi apparteneva, di cui dovevo far­mi carico, perché aveva attraver­sato le speranze, le sofferenze, le sconfitte e la fatica della mia gen­te.

La Calabria, dove ero nata, ma dove, anche nell’infanzia, avevo vissuto pochissimo, e che avevo lasciato per andare a studiare a Milano, prima di Calabria ’80, co­me quasi tutti quelli della mia ge­nerazione, praticamente non la conoscevo. Non era allora il luogo “circola­re” che è oggi, grazie anche alle università, che hanno rimescola­to saperi, amori ed esistenze, ma, assai più di oggi, era arroccato, e frammentato, nei paesi e nei par­ticolarismi, nelle città e nei cam­panilismi, che si guardavano, a distanza, – anche ora accade, figu­rarsi quasi mezzo secolo fa – con diffidenza circospetta se non con malcelato razzismo. Chi viveva a Reggio, per dire, andava più facilmente a Roma (o a Messina) per studio o per compe­re, piuttosto che a Catanzaro o a Cosenza, e un catanzarese magari andava a teatro al San Carlo di Na­poli, ma non al Rendano di Cosen­za o al Cilea di Reggio. Imparai a conoscerla scopren­dola, questa regione, con lo sguardo sorpreso della neofita, che, devo dire, non mi ha più ab­bandonato; scoprendola, imparai ad amarla, e, dopo quarant’anni, di più la amo. Non solo le sue cose e le sue persone belle (quelle son bravi tutti ad amarle); io m’inna­morai pure di quelle brutte e di quelle così così. E, amandola, im­parai a raccontarla. Ché, senza amore, non si può.

All’inizio degli anni Ottanta, il clima culturale del Paese era quello, irripetibile, della riscoperta delle identità locali, delle tradizio­ne e dei dialetti, contro la società di massa. Il regionalismo ammi­nistrativo era ancora bambino e quello culturale era frammentato in mille Calabrie, quando la Rai decise di riaccendere le lucciole periferiche che Pasolini piangeva spente per sempre, una per ogni regione, e nacque la Terza Rete decentrata; investì un bel po’ di ri­sorse sui territori e, dal nulla o quasi, impiantò, anche in Cala­bria, un piccolo centro di produ­zione, che non solo realizzava e metteva in onda i primi telegior­nali, ma anche inchieste, docu­mentari, talk-show, fiction.

A Cosenza fu reclutato un pic­colo esercito di operatori dell’in­formazione ( e io tra di loro, e, con molti di loro, rientrai “dal Nord”): giornalisti, registi, operatori di ripresa, tecnici, autisti, elettrici­sti. Quasi cento ragazzi, età me­dia 25 anni, competenze certe, concorsi “veri”, assunzioni a tem­po indeterminato. Ci era richiesta una grande preparazione cultu­rale, ma nessuno di noi aveva mai visto una telecamera, così impa­rammo a fare la televisione “fa­cendola”, come un bambino impa­ra ad usare nn giocattolo giocan­doci; l’entusiasmo era alle stelle, alimentato dalla consapevolezza di essere dei pionieri e dalla acco­glienza straordinaria dei Calabre­si, specialmente quelli delle aree interne: era una festa quando ar­rivava “la Televisione” in luoghi così “lontani” e dimenticati, in cui magari non c’era neanche il se­gnale di trasmissione, e che veni­vano raccontati per la prima vol­ta: persone senza voce che diventavano importanti, luoghi dimenticati a cui si restituiva la memo­ria…

Calabria ’80 nacque in que­sto irripetibile clima e, rivederne adesso due mezz’ore (grazie alla pervicacia del Direttore della Sede di Cosenza Demetrio Crucitti) vuol dire ripercorrere un pezzo fondamentale della storia di que­sta regione, quando tutto pareva dover (ri)nascere, la Regione, l’U­niversità, l’economia…

Il ritmo lentissimo del montag­gio (“allora” per percepire un fer­mo-immagine avevamo bisogno, da telespettatori, di un “tempo”, quattro secondi!, eterno per gli standard frenetici di oggi) vi darà il senso, guardando Calabria ’80, dell’andamento pigro di una sto­ria che, con fatica, con brusche frenate e affannate ripartenze, nonostante tutto, andava allora e ancora, fiaccamente, va. Buona lenta visione. (anm)

[courtesy il Quotidiano del Sud]

Tonino Perna: il ricordo di un’inchiesta straordinaria per scoprire la Calabria degli anni 80

di TONINO PERNA – Nel febbraio del 1980 iniziai a girare, in lungo e largo, nella nostra regione con un team di Rai 3 per realizzare un programma che si intitolava Calabria ’80 ed ave­va l’obiettivo di indagare sulle attività economiche, sociali e culturali della nostra Regione. Soprattutto di guar­dare al presente puntando alle pro­spettive future di questa terra, già al­lora considerata come irrecuperabile da una buona parte della stampa na­zionale. Da nord a sud, da est ad ovest, incontrammo piccoli e medi impren­ditori, aziende localizzate in borghi antichi e sconosciuti, monumenti sto­rici e siti archeologici abbandonati (uno per tutti il castello di Roccella do­ve pascolavano le pecore), scoprimmo attività impensabili (come la coltiva­zione del riso a Sibari, o la nascita di una azienda “Internet” a Piano Lago), e i primi timidi tentativi di attrarre i turisti in Calabria.

Girammo per cin­que mesi da febbraio a maggio, con l’occhio attento di Tonino Arena, indimenticabile fotografo e prezioso ci­neoperatore, producendo decine di chilometri di pellicola che poi, con la regia di Annarosa Macrì, montammo nel mese di agosto in una piccola stan­za della Rai di Cosenza. Ricordo ancora la quantità di granite che prendevo ogni giorno per vincere un caldo in­fernale, e lo stress nel decidere i tagli con la forbice della pellicola, il punto giusto, con la paura di sbagliare e per­dere un fotogramma definitivamen­te. Grazie alla competenza, intelligen­za e granitica costanza di Annarosa portammo a termine l’operazione in quattro giorni.

Alla fine ne ricavam­mo sette puntate che andarono in on­da tra ottobre e novembre del 1980: due dedicate all’industria, due all’agricoltura, una al turismo, una alle cooperative del Terzo Settore, last but not least alla cultura. Oggi, dopo quarant’anni, rivede­re queste immagini può risultare un utile esercizio per capire cosa è cambiato e cosa è rimasto, dove ci so­no stati miglioramenti e dove invece abbiamo solo rimpianti. Una cosa è certa: prenderemo coscienza che la storia non viaggia in linea retta, che il cambiamento c’è stato, in chiaro scuro, con netti miglioramenti in di­versi campi, industria-agricoltura­-turismo, e peggioramenti nel pae­saggio che scriteriate colate di ce­mento hanno deturpato e nelle rela­zioni umane, dove si è persa quella gratuità che ci caratterizzava in passato. Forse, da questa comparazione ne ricaveremo una iniezione di fiducia in noi stessi, in un momento come questo in cui ne abbiamo tanto biso­gno. Questo è l’augurio che faccio ai calabresi e a me stesso. (tp)

[courtesy il Quotidiano del Sud]

Rai Calabria ora è visibile da tutta Italia sul canale digitale 321 di TivuSat

Da ieri Rai Calabria, i suoi programmi, i suoi notiziari si possono seguire in diretta da qualsiasi parte d’Italia sul canale digitale 321 di TivuSat. Un canale (da 301 a 323) dal 18 dicembre raccoglie i 23 canali del TG regionale del Servizio pubblico e ne permette la visione superando le “barriere” geografiche che solo l’edizione web aveva abbattuto. Adesso, invece, i calabresi sparsi in tutt’Italia possono, se vogliono, sintonizzarsi in diretta per seguire il notiziario regionale. L’unico requisito è utilizzare il decoder TivuSat.

La TGR Rai sarà, dunque, presente con la sua vastissima offerta regionale sulla piattaforma satellitare. Dalle Morning News di Buongiorno regione, in onda dalle 7.40 alle 8.00 dal lunedì al venerdì, passando per le due principali edizioni dei TG delle 14.00 e delle 19.30 fino ad arrivare al TG della notte delle 24.10, l’informazione regionale sarà fruibile selezionando il proprio canale e quindi la regione di interesse. A tutto ciò si aggiunge l’informazione dedicata alle minoranze linguistiche. Una vera rivoluzione per il servizio pubblico dedicato alle regioni. Grazie alla nuova piattaforma il proprio TG regionale sarà fruibile su tutto il territorio nazionale.
Con l’arrivo dei 23 canali della TGR Rai, aumenta considerevolmente il numero di quelli visibili gratuitamente solo su Tivùsat, per un totale di più di 180 canali TV e radio disponibili, di cui 55 in HD e 7 in 4K rispetto ai 9 canali in alta definizione presenti sul digitale terrestre (che non ne dispone nessuno in 4K Ultra HD).
I 23 TGR Rai saranno visibili solo con un decoder satellitare HD o 4K. Chi utilizza la piattaforma Tivùsat deve, a tal riguardo, controllare che il proprio decoder supporti il DVB-S2, il nuovo standard che andrà a sostituire quello utilizzato finora, per farlo basterà verificare che il bollino del decoder utilizzato sia tivùsatHD o tivùsat4K.
A partire dalla fine del 2020, infatti, Rai, Mediaset, Discovery, Sky e molte altre emittenti trasmetteranno via satellite su Tivùsat molti canali digitali solamente in alta qualità.
Per arrivare preparati al giorno del cambio tecnologico è necessario fare chiarezza: il DVB S-2 (Digital Video Broadcasting Satellite 2) è lo standard di trasmissione televisiva satellitare di seconda generazione. Il cambiamento riguarda tutti coloro che utilizzano il satellite per vedere la televisione. Chi già vede canali in HD è pronto: i decoder HD sono già la grande maggioranza dei decoder satellitari tivùsat.
Si può comunque verificare facilmente se un decoder o un televisore è già abilitato. Ricevi Rai1 HD o Rai3 HD tramite il satellite? Se si vedono questi canali in HD non si deve fare nulla. Altrimenti bisognerà procurarsi un decoder HD o 4K Tivùsat per ricevere tutto gratuitamente. In alternativa, si potrà continuare a ricevere i canali via satellite con il proprio televisore HD (o Ultra HD 4K) ed una CAM tivùsat inserita nel televisore. (mp)

Rai Calabria parla anche ‘arbëreshë’ per iniziativa del direttore Demetrio Crucitti

Le minoranze linguistiche calabresi (arbëreshë, occitana e grecanica) trovano finalmente uno spazio culturale nella programmazione televisiva di Rai Calabria. L’iniziativa è del direttore della sede Rai di Cosenza, ing. Demetrio Crucitti, da sempre sensibile alla valorizzazione delle lingue e delle tradizioni delle tre importanti enclavi che risiedono in Calabria. E domani mattina, dalle 7.30 alle 8, su Rai Tre Calabria, andrà in onda Jeta, una commedia interamente scritta e recitata in lingua albanese, naturalmente con sottotitoli in italiano.

Si tratta di un evento ‘rivoluzionario’ quanto unico, dato che è la prima volta che, in Calabria, una sede Rai dà spazio a una minoranza linguistica con il teatro in lingua – in questo caso arbëreshë -. Al direttore Crucitti l’idea di produrre il video e portare nella tv regionale una commedia in lingua albanese è venuta dopo aver assistito a uno spettacolo teatrale all’Eparchia di Lungro, accogliendo anche la proposta della Past-President della Fidapa di Cosenza, Anna Cerrigone, che aveva invitato la sede Regionale Rai per la Calabria a proporre, alle direzioni competenti della Rai, la diffusione in ambito regionale sul canale di Rai 3 digitale terrestre della commedia Jeta (Vita) di Demetrio Corino.

La rappresentazione teatrale, nata da un progetto della Fidapa in collaborazione con la Compagnia Teatrale “Il Sipario” di Spezzano Albanese e Rai Calabria narra la storia di due anziani coniugi, Isabella e Francesco, che, per i loro 50 anni di matrimonio, ricordano i momenti più importanti della loro vita: dal matrimonio, alle feste e ai canti con gli amici, la prima guerra e la perdita del loro adorato figlio Giuseppe. Nel finale, toccante la preghiera di Francesco che, rivolgendosi al Signore, lo prega affinché lui e la sua Isabella, possano iniziare il loro ultimo viaggio, che li ricongiungerà al figlio perso, nello stesso momento.

È un atto unico messo in scena dagli attori non professionisti dell’Associazione “Il sipario” con la partecipazione di Adele Marino nelle vesti di Sisina (Isabella) e di Vincenzo Barbati che interpreta Francesco; la scena è ricca di altri personaggi narratori tra i quali Rocco Gallucci, Adele Diodati, Tina Cacciola e Massimo De Rosis; le canzoni arbëreshë sono interpretate dalla splendida voce di Emiliana Oriolo. Vincenzo Barbati ha, anche, collaborato con la produzione della sede regionale per i testi dei sottotitoli in italiano.

La regia teatrale è di Demetrio Corino, mentre la regia televisiva di Andrea Recchia. Grande soddisfazione hanno espresso la Past-President della Fidapa Anna Cerrigone ed il Presidente dell’Associazione “Il Sipario” arch. Giuseppe Piragine «per il raggiungimento di questo importante obiettivo quale, appunto, la messa in onda della rappresentazione teatrale che fu registrata presso il teatro Rendano di Cosenza nel 2019».

Un grazie speciale – aggiungono- «va alle Direzioni Centrali della Rai per la sensibilità dimostrata». Il riferimento qui è a Luigi Meloni, Direttore della Direzione Coordinamento sedi regionali ed estere, Marcello Ciannamea, direttore della Direzione Distribuzione, e Alberto Trionfi, dirigente Responsabile dei Rapporti Istituzionali e Sociali «per la sensibilità mostrata nell’ aver offerto alla collettività calabrese, mettendo in onda Jeta, un momento di piacevole evasione in questo periodo caratterizzato dall’isolamento causato del coronavirus».

«Ma – si legge in una nota – un grazie speciale va soprattutto alla produzione tv e radiofonica della Sede regionale Rai per la Calabria, per la pregevole attività svolta per la registrazione della messa in scena della commedia, per il montaggio e l’intervento di post-produzione per l’inserimento dei sottotitoli. In particolare, si ringraziano il Capo della Produzione e del Coordinamento tecnico Antonio Gatto e il bravissimo Andrea Recchia, che in questa veste di regista Tv ha davvero superato ogni aspettativa e se stesso». (rcs)

COSENZA – Il libro “L’avventura di Andreatta in Calabria”

4 dicembre 2018 – In occasione dei 60 anni della Rai in Calabria, oggi a Cosenza, alle 15.00, presso la sala polifunzionale “Corrado Alvaro” della sede Rai, la presentazione del libro L’avventura di Andreatta in Calabria – Un campus per competere nel mondo di Franco Bartucci.

L’evento è stato organizzato dalla direzione della sede regionale nell’ambito dell’iniziativa Leggere in Circolo, promossa dalla Direzione Coordinamento sedi regionali ed estere in collaborazione con l’Associazione Internazionale “Amici dell’Università della Calabria”.

La manifestazione si aprirà con i saluti di Demetrio Crucitti, direttore di RAi Calabria, di Patrizia Piro, presidente Associazione Internazionale “Amici dell’Università della Calabria”, dell’On. Enrico Letta, già Presidente del Consiglio – presenzierà attraverso video-messaggi – e di Giana Petronio Andreatta.

Relazionano Daniele Gambarara, docente di Filosofia del Linguaggio, Antonio Aquino, professore emerito di Economia presso l’Università della Calabria.

L’evento, che prevede la presenza dell’autore, sarà arricchito dalle testimonianze, brevi, di persone che hanno seguito il lavoro del primo Rettore dell’Università della Calabria.

Il libro, edito da Pellegrini Editore, ha la prefazione a cura di Enrico Letta. (rcs)

CASTROVILLARI – Successo per la Rassegna Internazionale “Vittorio De Seta”

 

5 novembre 2018 – Si è conclusa con successo, a Castrovillari, la Rassegna Internazionale “Vittorio De Seta” riservata ai film-documentari.
La manifestazione, svoltasi al Teatro Sybaris, è un omaggio al regista e documentarista che, nel corso della sua carriera, ha sempre mostrato particolare attenzione all’approccio etno-antropologico diventando, di fatto, uno dei più importanti rappresentanti in Italia dell’Antropologia Visuale.
La serata conclusiva ha visto i primi tre classificati ricevere l’Anfora d’Argento, il Premio realizzato dal Maestro orafo Michele Affidato che, nel corso della serata, ha presentato, con una sfilata, alcuni suoi pezzi unici della collezione “Percorsi di una storia preziosa – L’evoluzione del gioiello dall’antica Magna Graecia ai nostri giorni”.

L’Anfora d’argento realizzata da Michele Affidato

«Continuo ad essere convinto – ha dichiarato il Maestro Affidato – che la cultura sia un viatico fondamentale per la crescita della nostra splendida Regione. Questa manifestazione dà lustro ad un grande personaggio che merita di essere ricordato e valorizzato attraverso le opere che concorrono a questa rassegna».
Sono stati 54 i documentari che hanno partecipato alla rassegna e, in base al regolamento, ne sono stati ammessi 37.
Lo Pastre di Greta Loesch, il documentario sulle tradizioni di un giovane pastore del Parco Nazionale delle Cèvennes, in Francia, si è aggiudicato il primo posto; La cena delle anime, di Ignazio Figus, è il secondo classificato, mentre al terzo posto si posiziona Voci dal silenzio, di Joshua Wahlen.


A consegnare il premio, Demetrio Crucitti, direttore di Rai Calabria.
La manifestazione nasce con l’obiettivo di raccogliere e sostenere cortometraggi e produzioni video che raccontino il patrimonio culturale delle tradizioni di comunità italiane e straniere, realizzato con la lente dell’Antropologia Visuale.
Istituita dalla Federazione Italiana Tradizioni Popolari, la rassegna è stata possibile grazie alla direzione artistica della Pro Loco e del suo direttore, Gerardo Bonifati, che ha voluto fortemente l’evento, al fine di promuovere un messaggio culturale forte, che parte dal Sud.

Lo scrittore Carmine Abate mentre legge alcuni passi del suo romanzo “Le rughe del sorriso”

A decretare i vincitori, una giuria composta da Mario Atzori, dell’Università di Sassari, e presidente della Consulta Scientifica F.I.T.P, dal prof. Emanuele Buttitta, dell’Università di Palermo, dal prof. Roberto De Gaetano, dell’Unical, da Maria Pia Ammirati, direttore Rai, Aldo Patruno, direttore Dipartimento Economia e Turismo Regione Puglia, Alfonso Samengo, vicedirettore Rai Parlamento, Gabriele Cippolliti, regista, Gianfranco Donadio, dell’Unical, e da Andrea Simonetta, presidente Centro Studi Memorandum F.I.T.P., elaborazione informatica della rassegna.
La serata è stata condotta dal giornalista Rai Nino Graziano Luca. Tra i vari ospiti, lo scrittore Carmine Abate che ha letto, nel corso dell’evento, alcuni passi del suo libro “Le rughe del sorriso, accompagnato dal musicista Cataldo Perri. (rcs)