La Giunta di Cinquefrondi chiede più fondi del Recovery per il Sud

Rivedere la ripartizione dei fondi destinati al Sud Recovery Fund, allineandola ai parametri auspicati dall’Unione Europea. È quanto chiede la Giunta di Cinquefrondi, guidata dal sindaco Michele Conia, con una delibera approvata e inviata al presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi e a tutti i parlamentari.

Nella stessa, contestualmente,  si chiede a tutti i Deputati e Senatori eletti al Sud di sostenere in Parlamento le rivendicazioni.

«Il piano nazionale di ripresa e resilienza – si legge in una nota – costituisce un’importante occasione per lo sviluppo del Mezzogiorno soprattutto in termini socioeconomici, vista l’arretratezza delle condizioni in cui si trova rispetto alle altre aree del paese. Al Sud, infatti, si concentrano i ritardi più rilevanti nell’accesso ai servizi pubblici essenziali ma allo stesso tempo le più rilevanti opportunità in termini di contributo alla transazione del paese verso un’economia più sostenibile. La lotta di tutti i sindaci del Sud mette le sue radici proprio sul terreno di queste problematiche. Riuniti nella piattaforma denominata Recovery Fund, chiedono espressamente il raddoppio delle risorse previste per il Sud che, sulla base di fattori quali popolazione, media della disoccupazione degli ultimi 5 anni e basso Pil pro capite, si aggirerebbe fra il 66 e il 68%».

«La lotta per i diritti non si ferma e noi, come Amministrazione – conclude la nota – siamo sempre in prima linea. Se cresce il Sud cresce l’Italia». (rrc)

Il Comune di Reggio al Governo: Destinare il 10% delle risorse Recovery alla gestione dei Comuni

Destinare, alla gestione diretta dei Comuni, almeno il 10% delle risorse del Next Generation Eu, da utilizzare per progetti strategici territoriali in coerenza con la strategia nazionale, chiedendo inoltre ulteriori semplificazioni delle procedure di progettazione, di svolgimento delle gare nonché per l’acquisizione di adeguate risorse umane al fine di velocizzare la realizzazione dei lavori da parte degli Enti territoriali. È quanto chiesto, tramite l’ordine del giorno approvato dalla maggioranza consigliare del Comune di Reggio Calabria, nell’ambito dei lavori della I Commissione consiliare permanente, guidata da Armando Neri.

«Dispiace – si legge in una nota – che la proposta non abbia incontrato l’interesse ed il voto favorevole della minoranza consiliare, in parte inspiegabilmente assente ed in parte astenuta. Quello della gestione dei fondi per il rilancio dell’economia e del comparto produttivo a livello nazionale, ed in particolare nel Mezzogiorno, è un tema che dovrebbe impegnarci tutti come massima priorità. Ci rammarichiamo del fatto che alcuni consiglieri di minoranza preferiscano i teatrini mediatici ai lavori delle Commissioni, per i quali peraltro sono chiamati a partecipare per delega degli stessi cittadini che li hanno votati». 

«Gli obiettivi richiamati nell’ordine del giorno – prosegue la nota – sposato a livello nazionale da Ali Autonomie, sono da considerare come presupposti strategici per la programmazione territoriale che abbiamo di fronte da qui ai prossimi anni».

«Durante la pandemia Covid è emersa la consapevolezza della fragilità comune e dell’urgenza di una svolta, una presa di coscienza che ha portato all’approvazione rapida di strumenti, quali il Next Generation Eu, volti ad affrontare la crisi e a porre le fondamenta per la ripresa. Le decisioni delle Istituzioni europee esprimono una nuova concreta volontà politica: rafforzare i tratti unitari e la solidarietà interna all’UE per rendere l‘Europa finalmente protagonista sullo scenario globale la prospettiva di un Rinascimento europeo e una sfida culturale che impegna tutti i territori».

«L’Italia – si legge nell’ordine del giorno approvato dalla maggioranza – si è fortemente impegnata per la svolta europea, il nostro Paese si riconosce pienamente in un cammino di progressiva condivisione dei rischi per investimenti volti ad affrontare priorità comuni, a recuperare capacità produttiva, a migliorare le infrastrutture materiali e immateriali, ad affrontare la transizione energetica e digitale. La sfida della crescita inclusiva riguarda tutta l’Europa, che deve trovare un ruolo nella competizione tecnologica e nella riorganizzazione delle catene del valore. Ma riguarda soprattutto l’Italia, dove le crisi precedenti hanno acuito le già significative disuguaglianze di genere, generazionali e territoriali, minando nel profondo le capacità di ripresa. Per cogliere questa opportunità, in uno sforzo collettivo e urgente, è necessaria una svolta italiana, nella programmazione e nell’attuazione degli investimenti, che segni una discontinuità decisiva per lo sviluppo sostenibile la digitalizzazione e l’innovazione, la riduzione dei divari e delle diseguaglianze».

Ad oggi, si legge ancora, «vi è una pressante esigenza di migliorare la resilienza’ delle infrastrutture, puntando sulla manutenzione straordinaria, sull’ammodernamento tecnologico delle attività di monitoraggio e degli strumenti di supporto, sulla prevenzione, la protezione civile e il soccorso pubblico. Per cogliere l’opportunità che si ha di fronte il sistema Italia deve essere in grado di utilizzare utilmente e con immediatezza le risorse che vengono messe a disposizione. Se si vogliono far partire progetti, cantieri, il lavoro, e necessario compiere una grande riforma di sburocratizzazione della Pubblica amministrazione, accanto a una riforma del Codice degli Appalti, che potrebbe permettere di far partire l’attuazione degli interventi con grande velocità, avvicinando l’Italia perlomeno ai tempi degli altri Stati europei». 

«I Comuni – si legge nell’ordine del giorno – sono il primo avamposto dello Stato sul territorio e non solo hanno chiare le esigenze delle imprese locali, dei territori e delle famiglie, ma hanno progetti già pronti, capaci di mettere insieme anche più enti, fare rete, sono in grado di spendere al meglio per far ripartire l’economia. L’Italia sono i suoi territori e le sue città, che devono essere dunque centrali nel piano di rinascita del Paese; una centralità riconosciuta a monte, non a valle, se si vuole realizzare grandi progetti di riforme secondo il mandato europeo. Cogliere e mettere a in atto la centralità dei territori e delle città significa mettere a loro disposizione delle risorse necessarie a affrontare e superare le debolezze strutturali e infrastrutturali che non consentono di esprimere appieno tutte le loro potenzialità». (rrc)

Nucera: Il Pnrr attuale è irricevibile e deve essere rispedito al mittente

Giuseppe Nucera, leader del movimento La Calabria che vogliamo, ha criticato fortemente il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, così com’è stato impostato dal Governo, e promette battaglia: «Il Pnrr attuale è irricevibile e deve essere rispedito al mittente».

«Le linee guida stabilite dall’Unione Europea – ha ricordato – per la ripartizione delle risorse, sono stabilite in modo chiaro e perentorio. La spesa pro capite e il tasso di disoccupazione sono gli elementi fondamentali da tenere in considerazione, con una buona parte degli investimenti che deve essere destinato alle regioni più arretrate da un punto di vista socio-economico d’Europa. Per queste ragioni l’Europa ha assegnato all’Italia 209 miliardi del Recovery Fund, di questi il 70% deve essere destinato al Mezzogiorno per il riequilibrio con il Nord. Significa che sul piano occupazionale questi fondi devono creare circa 3 milioni di nuovi occupati. Il piano inviato a Bruxelles da ‘Super Mario’ Draghi è assolutamente fuori dagli obiettivi. Adesso bisogna sensibilizzare la Commissione Europea perché rimandi indietro il piano, con buona pace dei parlamentari “ascari”, eletti al Sud».

«I parlamentari calabresi – ha detto ancora Nucera – cantano vittoria senza sapere che non c’è motivo alcuno di esultare. Come già sostenuto in diverse occasioni, il Recovery Fund rappresenta per il Sud, e la Calabria in particolare, un’opportunità di rilancio e sviluppo irripetibile. È inaccettabile che vengano perpetrati questi veri e propri scippi a danno del Mezzogiorno».

«Bisogna condurre una vera e propria battaglia – ha ribadito Nucera – in favore dei nostri diritti, nel rivendicare risorse fondamentali per il presente e il futuro del Mezzogiorno. Adesso o mai più, bisogna pretendere con forza dal Governo gli investimenti che l’Unione Europea ha destinato al Sud. Chiederemo presto una mobilitazione a tutti i sindaci del Meridione, nel frattempo li invitiamo ad organizzare nelle aule consiliari dibattiti e focus tematici sul tema del Recovery Fund, le sue enormi potenzialità e le ingenti risorse sottratte».

«Il 2 giugno 2021, Festa della Repubblica – ha concluso – diventi in tutto il Mezzogiorno il giorno della ‘nuova unità d’Italia’, all’insegna del riequilibrio socio-economico tra Nord e Sud». (rrm)

Il Consiglio comunale di Reggio chiede al Governo il raddoppio delle risorse del Recovery destinate al Sud

Il Consiglio comunale di Reggio Calabria, con voto favorevole di maggioranza e minoranza – e con la sola astensione della consigliera Filomena Iatì – ha approvato la mozione, presentata dall’esponente di S’Intesi, Marco Cardia, la richiesta al Governo del raddoppio della quota riservata al Sud dei fondi previsti dal Recovery Fund. Ovvero, di attenersi alle linee guida fissate dell’Europa che indica fra il 66 ed il 68% la percentuale da destinare alle regioni del Mezzogiorno.

Sul punto, il sindaco Giuseppe Falcomatà, intervenuto in aula, ha parlato di «occasione storica». «Il Governo è di fronte alla possibilità di attuare una nuova Unità nazionale», ha detto il primo cittadino sottolineando «la portata epocale di un provvedimento rispetto al quale Palazzo Chigi deve fare ciò che si è fatto in Germania ai tempi della riunificazione dell’Est e dell’Ovest del Paese».

«Chi ha ascoltato l’intervento del Primo ministro Mario Draghi – ha aggiunto  – avrà notato come abbia detto che c’è la possibilità, in corso di esecuzione della programmazione del Recovery Fund, di correggere il tiro lì dove si sono fatti degli errori. Non c’è, dunque, un’enunciazione di principio. C’è da stare sul pezzo. È vero che il Piano è stato approvato dal Consiglio dei ministri, dal Parlamento ed è stato inviato a Bruxelles, ma ci sono i margini per modificare le percentuali delle risorse da distribuire sui territori. In questo momento, quindi, dobbiamo mantenere la lucidità ed essere concentrati sulle sfide dei prossimi mesi».

«È stata, più volte, ribadita la straordinarietà del Piano – ha continuato Falcomatà – tanto che, probabilmente, “Recovery” credo sia il termine meno appropriato per definirlo. Perché da un lato si ripara, ma dall’altro non è un qualcosa che guarda al passato. Dobbiamo avere la piena consapevolezza di quanto queste risorse siano uno sguardo sul futuro, di un cambiamento che, quasi certamente, non vedremo neanche noi come amministratori perché hanno ricadute ed un impatto sull’economia di un Paese in un arco temporale di circa dieci anni. Dopo tanto tempo, quindi, il Governo deve avere l’ambizione di unire il Paese che non è affatto un’utopia. E’, piuttosto, una scelta politica e strategica. Porre oggi l’attenzione sulle percentuali delle risorse da trasferire, non significa non volersi accontentare, ma avere la consapevolezza che una loro giusta ed equa distribuzione può davvero congiungere l’Italia perché in politica, in economia, nella vita non esistono situazioni insuperabili. Non possiamo pensare che il gap fra Nord e Sud sia una questione antropologica e questo è un altro degli elementi che, troppo spesso, è emerso nella narrazione del Meridione e, tra le righe, anche nel dibattito alle Camere dove si è detto che “Il Sud chiede più risorse, ma deve essere capace di spenderle”. Questa è la narrazione che dobbiamo smentire».

«La differenza fra i due lembi del Paese – ha spiegato il sindaco – non riguarda il nostro carattere, la nostra indole o il nostro clima. Non è uno stigma morale, ma una diversità nata da precise strategie di investimenti fra Nord e Sud. I popoli, così come i territori, non sono immobili, cambiano. Il futuro di un territorio muta in base alle scelte che una nazione fa». Per il primo cittadino, quindi, «non è solo una questione di giustizia, ma anche di convenienza e opportunità.

«È provato – ha continuato Falcomatà – che, per un euro investito al Sud, il Nord guadagna 0,40 centesimi. Viceversa, alle nostre latitudini si ha un ritorno di appena 0,06 centesimi. Questa più equa distribuzione delle risorse, rafforzata anche attraverso la mozione in discussione, sta a significare esattamente questo. È una convenienza per l’intero Paese. E lo dimostra la storia: l’Italia ha vissuto il boom economico degli anni ’60 perché il Sud è stato coinvolto e protagonista degli investimenti. Non solo e non tanto per la Cassa Mezzogiorno o per la grande manodopera prestata al Nord in quegli anni, ma per la spesa sulle infrastrutture che ci ha tolto da un isolamento medievale a cui eravamo condannati e anche perché, il Meridione, in quel frangente è entrato nella società i consumi e del benessere complessivo della nazione. Questo sta alla base ella nostra richiesta. Non si tratta di essere meridionalisti per forza o sindaci del Mezzogiorno che devono agire per ruolo. Alcide De Gasperi, che era trentino, è stato fra i fautori del fatto che il Sud fosse coinvolto nello sviluppo del Paese».

Il sindaco Giuseppe Falcomatà ha poi ricordato come, fra le richieste che Anci ha fatto al Governo, c’è una precisa e forte accelerata sulle politiche per la semplificazione che «devono prescindere dalla distribuzione delle risorse». «Semplificazione negli appalti – ha posto quale esempio – nell’avvio delle opere pubbliche, dell’acceso del personale e nel comparto edilizio».

Infine, un passaggio lo ha riservato ad una che è la battaglia delle battaglie sposata in qualità di sindaco, di delegato per il Sud di Anci e presidente regionale di Ali- Autonomie: «A prescindere dal numero delle risorse che arriveranno, abbiamo l’occasione di ribadire un concetto elementare: la condizione di partenza che deve cambiare. Questo Paese, oggi, deve convintamente uscire da quella che è, a tutti gli effetti, una discriminazione di residenza data dal criterio della spesa storica e, finalmente, definire i livelli essenziali delle prestazioni. Senza questo passaggio strategico, sul quale tutti ci dobbiamo misurare e, in questo caso sì da meridionalisti, prendere posizione affinché si cambi tale criterio ed il Paese torni ad investire in maniera ordinaria tanto al Nord quanto al Sud».

«Senza questo passaggio – ha concluso – un bimbo che nasce nel Mezzogiorno non avrà mai le stesse opportunità di un pari età nato nel Settentrione. A tal fine, il Governo, in sede di attuazione del Piano, deve rivedere le percentuali delle risorse da inviare nei territori, ma, più in generale, deve mettere un punto preciso su tutte quelle che sono le condizioni per tradurre gli investimenti del Pnrr in un’occasione da non perdere». (rrc)

I sindaci dell’Alto Jonio: Per fascia Jonica e aree interne non sono previsti interventi col Recovery

Amarezza e delusione è stata espressa dal sindaco di Trebisacce, Franco Mundo, dal sindaco di Oriolo, Simona Colotta, dal sindaco di Montegiordano, Rocco Introcaso, di Rocca Imperiale, Giuseppe Ranù e di Nocara, Maria Antonietta Pandolfi, in quanto «il Nord della Calabria, in particolare lo Jonio, non è stato destinatario di alcun intervento strutturale che potesse contribuire a migliorare lo sviluppo del comprensorio».

I primi cittadini, infatti, si sono recati a Roma per protestare contro le scelte relative al Recovery Fund adottate dal Governo, non solo per la riduzione degli investimenti nel Sud, limitati al 40%, anziché presenti in misura del 60% così come previsto dalle linee guida della Comunità Europea, ma soprattutto perché ancora una volta tutte le aspettative sono state tradite. 

«Non è previsto – si legge in una nota – alcun intervento né per quanto riguarda la mobilità stradale di collegamento con le aree interne, né l’ammodernamento della ferrovia ionica con previsione dell’alta velocità che colleghi Sibari a Metaponto-Taranto-Bari. La cosa grave è che in tale contesto, escluso il senatore Ernesto Magorno, nessuno dei parlamentari o degli esponenti politici calabresi regionali ha contestato le scelte operate dal governo».

«Ancora una volta – continua la nota – la fascia ionica e le aree interne vengono penalizzate e relegate ai margini, non solo dell’Italia, ma della Calabria. A nulla sono valse le manifestazioni e le proteste di questi giorni. Il Parlamento e il Governo, a trazione nordista, sono rimasti sordi rispetto alle richieste formulate dai sindaci, mortificando ancora una volta un importante territorio, lasciando inalterato il divario Nord/Sud». 

«È chiaro – conclude la nota – che si pone un problema di rappresentanza politica, che riesca a porre al centro dell’attenzione questo importante comprensorio della Calabria. Se non cresce il mezzogiorno non cresce neanche l’Italia». (rrm)

I consiglieri di Reggio Calabria chiedono al Governo di rivedere le quote di ripartizione del Recovery per il Sud

La maggioranza e l’opposizione di Reggio Calabria sono d’accordo su un fatto: che serve rivedere le quote di ripartizione ritenute insufficienti e penalizzanti per il Meridione d’Italia. Per questo, è passata a maggioranza la mozione presentata alla Commissione Bilancio dal presidente Armando Neri, che invita il Governo ad una più equa distribuzione delle risorse inserite nel programma del Recovery Fund.

«Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – è spiegato nella mozione – costituisce un’occasione imprescindibile per rilanciare lo sviluppo del Mezzogiorno, colmando il gap storico che lo relega in una condizione di arretratezza socioeconomia rispetto alle altre aree del Paese e di tutta Europa, e determinando anche un’importante opportunità per la crescita e lo sviluppo dell’intero Paese nel contesto internazionale. Attualmente, il piano impostato dal Governo, in questi giorni oggetto di confronto nelle aule della Camera e del Senato, pur con alcune significative novità positive, non risulta in linea con le indicazioni dell’Unione Europea, che ha stanziato il Recovery Fund sulla base di tre fattori: la popolazione, la media della disoccupazione degli ultimi cinque anni e il basso Pil pro capite». 

«Sulla base di questi criteri – si aggiunge – la cifra che dovrebbe spettare al Mezzogiorno si aggirerebbe fra il 66 e il 68%. Percentuali che risultano in linea con le aspettative espresse dai sindaci del Sud, riuniti in una piattaforma denominata Recovery Sud, ed enunciati anche dallo stesso Ministero per il Sud e la Coesione che, in più occasioni, ha affermato che al Mezzogiorno spetta una percentuale superiore al 60% delle risorse previste dal Recovery Fund. La stessa Svimez, tra i più autorevoli riferimenti per le politiche dello sviluppo nel Mezzogiorno, ribadisce l’esigenza di orientare le risorse aggiuntive del Piano all’obiettivo della coesione territoriale tra nord e sud del Paese, tra aree più avanzate e regioni caratterizzate da un regime di arretratezza socioeconomica, soprattutto per quanto riguarda le dotazioni infrastrutturali e sociali e per le politiche volte a migliorare la qualità e il livello dei beni e dei servizi pubblici essenziali».

Ed ancora: «Al Sud si concentrano infatti i ritardi più rilevanti in termini di offerta di servizi pubblici essenziali e, allo stesso tempo, le più rilevanti opportunità in termini di contributo alla transizione del Paese verso un’economia più sostenibile. Se cresce il Sud, cresce l’Italia. Ma se non si destinano al Sud risorse adeguate a superare questi ritardi e ad attivare tali potenzialità, il Piano non raggiungerà il suo obiettivo di ricostruire un processo di crescita più equo e più stabile».

«A tal riguardo – specifica il documento – Svimez ha anche elaborato una simulazione dei possibili effetti sulla crescita del Pil derivante dall’impiego delle risorse mobilitate dagli interventi previsti dal Pnrr. Dalle stime risulta che una distribuzione territoriale delle risorse più favorevole al Mezzogiorno, ed in linea con l’obiettivo europeo della coesione territoriale, avrebbe l’effetto di incrementare significativamente la crescita del Pil meridionale, dall’8,1% all’11,6%, per impatto incrementale cumulato tra il 2021 e il 2026, determinando anche una maggiore crescita complessiva dell’economia nazionale di circa un punto percentuale. In queste settimane tanti Comuni del Sud Italia, hanno espresso anche formalmente una proposta nei confronti del Governo affinché i fondi previsti dal Recovery siano indirizzati nella direzione auspicata dall’Unione Europea e da Svimez». 

«I sindaci e gli amministratori del Sud, costretti a governare Comuni con scarsissime risorse, insufficienti a erogare servizi sociali per una domanda di protezione sempre crescente o a curare la manutenzione di chilometri e chilometri di strade – prosegue – non riescono a comprendere perché il Governo abbia scelto invece di limitare al 40% la quota destinata al Sud.  Tale ripartizione ci appare un grave torto alle comunità dei cittadini del Mezzogiorno, comunità che annoverano al loro interno aziende industriali, agricole, zootecniche e artigiane di grande qualità, nonché giovani, professionisti, operatori del turismo e della cultura che rappresentano straordinarie eccellenze sul piano produttivo e potrebbero essere ancora più performanti se avessero le stesse opportunità, in termini infrastrutturali, di altre regioni d’Italia e d’Europa».

Per tale ragione – conclude la mozione – invitiamo il Governo a rivedere la ripartizione dei fondi, allineandola ai parametri auspicati dall’Unione Europea e contestualmente chiediamo a tutti i deputati e ai senatori eletti nelle regioni del Sud di sottoscrivere la nostra proposta, rappresentandola in sede parlamentare durante la discussione del provvedimento».

Nel corso della discussione, il consigliere Antonino Minicuci ha fatto presente che, secondo un recente studio, «per ogni euro speso al Sud ben 0,40 centesimi finiscono al Nord» e che il Governo, piuttosto, «deve abbandonare il criterio della spesa storica definendo, in maniera netta, i Livelli essenziali delle prestazioni».

Al temine della riunione, il presidente Armando Neri ha ringraziato i consiglieri di maggioranza e minoranza per «la maturità dimostrata nell’incardinare una battaglia che non conosce colore politico, ma che rivendica il diritto del Sud e della Città di Reggio in particolare a poter avere pari diritti e dignità del resto del Paese».

L’unica ad astenersi è stata la consigliera Filomena Iatì, che, per la Primavera Democratica, «è davvero incomprensibile».

 Il consigliere Filippo Burrone di Primavera Democratica ha stigmatizzato, in una nota stampa, la presa di posizione dell’esponente di minoranza. «Sul Recovery si gioca il futuro del nostro territorio», ha detto, aggiungendo: «Oggi la sfida vede coinvolte le future generazioni. Non possiamo permetterci, come avvenuto in passato con lo scippo dei fondi Fas, di perdere questo treno. Tutti lo hanno compreso fuorché la Iatì, arroccata evidentemente su posizioni personalistiche contro uno o contro l’altro, ma non certo a favore dei cittadini reggini e meridionali che reclamano maggiore attenzione da parte del Governo. La mozione approvata dalla maggioranza dei consiglieri, compreso il leader del centrodestra e già candidato sindaco Nino Minicuci, dimostra come la partita non conosca colore politico».

«È una battaglia – hanno ribadito – che ognuno di noi deve combattere, perché al Mezzogiorno vengano finalmente riconosciuti quei diritti e quella dignità fino ad oggi troppo spesso negati. Non ce lo inventiamo noi che il 37% delle risorse riservate al Meridione non sia sufficiente ad assottigliare le differenze che esistono fra i due lembi del Paese. Anche lo Svimez, sposando la causa dell’Anci e di numerosi amministratori del Sud, sottolinea come addirittura il 60% delle risorse non basterebbero ad eliminare le disuguaglianze fra Settentrione e Meridione d’Italia. Soltanto la consigliera Iatì, con la sua astensione, dimostra di non essersene accorta».

«Fa ancor più riflettere – ha proseguito Primavera democratica – la circostanza secondo cui la Iatì, per sua stessa ammissione, avrebbe votato favorevolmente alla mozione qualora a questa non fosse seguita alcuna comunicazione da parte di partiti o esponenti politici. Nessuno, ovviamente, può limitare la libertà di opinione e di espressione di alcuno così per come stabilisce la nostra Costituzione. E, a differenza della Iatì, noi accettiamo, sì perplessi, la sua curiosa presa di posizione, ma ciò non ci impedirà di continuare a gridare forte la nostra contrarietà a scelte che escludono e limitano il Sud da una piena e concreta possibilità di sviluppo e rilancio economico, sociale, civile ed occupazionale». (rrc)

Cannizzaro: Al Sud saranno destinate il 40% delle risorse del Recovery Fund

«Una vittoria epocale». Così l0ha definita il deputato e responsabile nazionale di Forza Italia, Francesco Cannizzaro, la notizia che al Sud saranno destinate il 40% delle risorse del Recovery Fund. E, questo, grazie all’impegno del ministro per il Sud, Mara Carfagna, che ha preteso che «nella versione definitiva fosse inserito un capitolo specifico Sud, che nel piano iniziale non era presente.

«È con il Pnrr che si gioca la partita del rilancio del nostro Paese. E da qui dipende soprattutto il futuro del Sud» ha ribadito Cannizzaro, che è intervenuto a Montecitorio in merito al Documento di Economia e Finanza 2021, che pone le basi per la legge di bilancio 2022.

«Un documento di basilare importanza – ha aggiunto – anzitutto perché parla di crescita, dopo il Def del 2020 che annunciava numeri drammaticamente negativi; in secondo luogo perché il protagonista di questa decisione di bilancio e di quelle dei prossimi anni sarà il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, incluso per non essere eluso».

Per il parlamentare calabrese, i singoli aspetti previsti dal Def, nei quali il Sud ha bisogno di priorità sono: alta velocità ferroviaria (ad oggi ferma a Salerno), con i due grandi progetti da finanziare delle direttrici Salerno-Reggio Calabria e Napoli-Bari; intermodalità e logistica integrata, per connettere strade, porti e ferrovie, valorizzando strategicamente le porte d’accesso al Mediterraneo; realizzazione concreta delle Zes; digitalizzazione, per colmare il clamoroso digital divide con il resto d’Italia.

Nell’intervento alla Camera, il deputato non si è soffermato solo sul Def: «il Covid ha, purtroppo, inciso profondamente sull’aspetto economico-produttivo. Sarà fondamentale, quindi, mettere in campo misure drastiche per rilanciare le imprese, passando dall’assistenza al rilancio, dal ristoro all’incentivo per gli investimenti, puntando sulle misure di decontribuzione per ridurre il costo del lavoro, uno dei principali ostacoli alla competitività per tutte le aziende».

«Non possiamo pensare – ha proseguito il deputato – ad un rilancio definitivo senza la rimodulazione e l’ammodernamento del sistema sanitario che, ad oggi, rappresenta una delle note più dolenti per tutto il Paese, soprattutto per il Sud. Dopo anni in cui la Sanità è stata vista solo come un costo da tagliare, il Pnrr ed anche la prossima legge di bilancio dovranno segnare un’inversione di tendenza in tema Sanità, dando priorità al Meridione per attuare pienamente quel diritto alla salute sancito dalla Nostra Costituzione». 

«Mi auguro – ha concluso – che questo Def possa farci sentire tutti quanti, poi, più orgogliosamente italiani, compattandoci in un Governo di unità nazionale per superare la guerra e segnare una bella pagina di storia, quella del rilancio definitivo del Paese e, chiaramente, del Sud!». (rrm)

Recovery: la Regione ha presentato 120 schede progettuali per 9,5 miliardi

Su richiesta dei consiglieri di minoranza, il presidente ff della Giunta Nino Spirlì, si è presentato in Consiglio regionale per presentare i piani di Germaneto per il Recovery Plan. Una discussione – ha detto il vicepresidente del Consiglio Nicola Irto (Pd) «quanto mai tardiva. Non dico inutile, perché ho troppo rispetto di questa istituzione che ho avuto l’onore di presiedere, ma certamente tardiva».

«Tra pochi giorni il Pnrr sarà trasmesso a Bruxelles – ha aggiunto Irto – ma il Consiglio regionale della Calabria si riunisce per discuterne soltanto oggi, dopo che il documento, approvato il 12 gennaio scorso dal Consiglio dei ministri, è ormai stato trasmesso alle Camere per le loro valutazioni. Resta la possibilità di intervenire sui piani aggiuntivi dei ministeri ed è su questo fronte che mi impegnerò a sostenere le battaglie a favore della nostra regione tramite la rappresentanza governativa del Partito democratico. Il dibattito odierno, dunque, serva almeno a questo pur a valle di scelte strategiche già compiute». Una posizione condivisa dalla minoranza, che ha comunque ascoltato le dichiarazioni del presidente pro-tempore.

Spirlì (come riferiamo in altro articolo) prima di affrontare i temi economici ha difeso strenuamente il suo operato contro la pandemia. «Il Covid 19 – ha detto – ha acuito e amplificato le criticità che affliggono la nostra regione, mettendo a nudo lacune strutturali, non solo del sistema sanitario ma anche di quello economico: divari territoriali, divari sociali, debolezze del sistema produttivo.

«La sospensione di gran parte delle attività lavorative e dell’offerta di beni e servizi, ha infatti gravemente colpito anche settori non in declino, che erano in una fase di espansione significativa, come la filiera dell’economia della cultura e del turismo. Così come hanno subito rilevanti perdite settori come i trasporti e il commercio. Nuove criticità si associano dunque a problematiche ormai strutturali».

Le analisi della Svimez sono state citate con grande attenzione: «ci restituiscono uno scenario, in gran parte noto, e comunque preoccupante: il rischio di default è maggiore per le medie e grandi imprese del Mezzogiorno. I dati territoriali sul blocco delle attività economiche delineano un quadro assai più problematico dell’ultima crisi economica degli anni 2000. La maggiore fragilità e precarietà del mercato del lavoro meridionale rende più difficile assicurare una tutela a tutti i lavoratori, precari, temporanei, intermittenti o in nero, con impatti rilevanti sulla tenuta sociale dell’area».

LE IMPRESE

«Il blocco improvviso e inatteso ha colto impreparate sia le molte imprese meridionali che non hanno ancora completato il percorso di rientro dallo stato di difficoltà causato dall’ultima crisi, sia quelle più efficienti che non solo hanno resistito, ma hanno consolidato percorsi di crescita importanti. Già queste preliminari analisi – ha sottolineato il presidente – ci offrono un chiaro ordine di idee sul costo economico della sospensione delle attività economiche, di qui lo sforzo attuale di imprimere una svolta alla gestione della crisi».

«Basti considerare l’impatto sulla propensione al consumo delle famiglie e dunque sulle attività commerciali, sulla mobilità e dunque sui trasporti, o i costi sociali ed economici derivanti dal fermo delle attività turistiche, dello spettacolo e della cultura, e via via sull’intera filiera economica e produttiva, con incidenze diverse ma comunque rilevanti. Nonostante le incertezze – ha rimarcato Spirlì –, abbiamo avviato le attività volte a dar seguito non solo a misure emergenziali per lenire le condizioni di difficoltà congiunturali ma a pensare in termini di prospettiva. A porre in essere strategie che guardino alla fase in cui sarà possibile un graduale ritorno alla normalità».

PIÙ DI 700 MILIARDI

Entrando nel merito del Pnrr, Spirlì è sceso a illustrare la situazione nei dettagli:  «Come ben saprete – ha affermato –, nel luglio 2020 il Consiglio europeo ha approvato un fondo di recupero di 750 miliardi di euro con il marchio Next Generation Eu, allo scopo di sostenere gli Stati membri colpiti dalla pandemia Covid-19. Il dispositivo per la ripresa e la resilienza (Pnrr) è il fulcro di Next Generation Eu e metterà a disposizione 672,5 miliardi di euro di prestiti e sovvenzioni per sostenere le riforme e gli investimenti effettuati dagli Stati membri. L’obiettivo è attenuare l’impatto economico e sociale della pandemia di Coronavirus e rendere le economie e le società dei paesi europei più sostenibili, resilienti e preparate alle sfide e alle opportunità della transizione ecologica e di quella digitale. Gli Stati membri stanno preparando i loro piani di ripresa e resilienza, che daranno diritto a ricevere fondi nell’ambito dello strumento per la ripresa e la resilienza».

IL CONTRIBUTO DELLA REGIONE

«Il contributo della Regione – ha aggiunto Spirlì – è il documento, contenente 120 schede progettuali, che abbiamo consegnato il 15 ottobre 2020 al presidente del Consiglio dei ministri e ai ministri agli Affari europei e agli Affari regionali e riproposto, nei giorni scorsi, con ulteriori implementazioni. La proposta è il frutto di un confronto interno alle strutture regionali. Le schede progettuali pervenute al Dipartimento Programmazione nazionale e comunitaria sono il frutto di concordia di intenti tra i responsabili dei dipartimenti e gli assessori di riferimento. È bene precisare che Il processo di mappatura dei progetti tiene conto del fatto che al momento non vi è alcuna indicazione relativa ad eventuali risorse da ripartire tra Regioni».

IL PIANO

«Le tempistiche devono considerare che la scadenza dei traguardi e obiettivi del Piano è fissata al 31 agosto 2026. È importante sottolineare che, se gli stessi traguardi e obiettivi non sono raggiunti entro questa scadenza, non saranno erogati i relativi pagamenti. Il Piano – ha rilevato Spirlì – è articolato in sei missioni, che rappresentano le aree “tematiche” strutturali di intervento. Tali missioni sono a loro volte suddivise in insiemi di progetti omogenei e funzionali a realizzare gli obiettivi economico-sociali definiti nella strategia del Governo: Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo; Rivoluzione verde e transizione ecologica; Infrastrutture per la mobilità; Istruzione, formazione, ricerca e cultura; Equità sociale, di genere e territoriale; Salute».

LE MISSIONI

«Su tali basi – ha sottolineato il presidente della Giunta – è stato redatto un elenco di schede progettuali articolate per missioni, precisando che, in tale fase, si è inteso presentare tutti i progetti attualmente disponibili con un grado di cantierabilità che ci permetterebbe di rispettare le scadenze del piano».

Ecco le sei aree in cui si articola Next Generation Ue che si muoverà in altrettante missioni:

1: Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo, su cui abbiamo avanzato proposte per 612 milioni di Euro. Le proposte presentate riguardano principalmente: la digitalizzazione della pa, il rafforzamento dei sistemi di rilevazione della Protezione civile e una serie di iniziative per migliorare la competitività del sistema produttivo.

2: Rivoluzione verde e transizione ecologica con proposte che ammontano a 3 miliardi e 740 milioni di euro. Le proposte presentate riguardano principalmente: l’ammodernamento delle reti idriche e adduzioni, l’efficientamento energetico, la mitigazione del rischio idrogeologico, Investimenti per il miglioramento del sistema di gestione dei rifiuti, opere di difesa costiera e Interventi di riefficientamento dei sistemi depurativo-fognari.

3: Infrastrutture per la mobilità con proposte che ammontano a 2 miliardi e 780 milioni di euro. Le proposte presentate riguardano principalmente: Progettazione e realizzazione dei nodi di interscambio modale a servizio dei passeggeri, connessione infrastrutturale e digitale con i principali porti, mobilità sostenibile all’interno di ambiti urbani e aree protette, messa in sicurezza di strade ponti e viadotti sulla viabilità secondaria, riqualificazione dei comprensori sciistici.

4: Istruzione, formazione, ricerca e cultura con proposte per un ammontare di 115 milioni di euro. Le proposte presentate riguardano principalmente: borse di studio per gli studenti calabresi, sostegno a dottorati di ricerca e agli istituti tecnici superiori, sostegno ai progetti di ricerca.

5: Equità sociale, di genere e territoriale, con proposte che ammontano a 468 milioni di euro. Le proposte presentate riguardano principalmente: progetti per la realizzazione di modelli di economia sostenibile attraverso la realizzazione di Aree produttive ecologicamente attrezzate, progetti per lo sviluppo della sicurezza e finalizzati allo a nuove attività imprenditoriali all’interno delle aree industriali, sostegno all’export calabrese e supporto attrazione investimenti esteri, progetti di realizzazione di impiantistica sportiva.

6: Salute, con proposte per un importo di circa un miliardo e 750 milioni di euro. Le proposte presentate riguardano principalmente: progetti di adeguamento sismico e antincendio, acquisto apparecchiature, telemedicina, informatizzazione dei reparti e ulteriori investimenti tecnologici. È importante sottolineare che i progetti riguardanti le infrastrutture ospedaliere sono finanziati dai programmi comunitari e da fondi nazionale e hanno tempi di realizzazione incompatibili con le scadenze del piano.

PIÙ DI 9 MILIARDI

«La ricognizione dell’inventario progettuale a oggi acquisito è pari a 9 miliardi e 465 milioni di euro e consente di presentarci ai tavoli di confronto con una importante base di proposte. Sui progetti di rilevanza nazionale presentati dal Governo – ha messo in evidenza Spirlì – auspichiamo una maggiore attenzione alla riduzione del gap infrastrutturale e in tale direzione abbiamo interlocuzione costruttiva con il governo affinché confermi tra le priorità strategiche del paese: l’Alta velocità del tratto Sa-Rc, il Porto di Gioia Tauro e la statale 106».

«È del tutto evidente – ha proseguito – che, sulla base delle risorse che verranno effettivamente assegnate alla Calabria, cui dovrebbe affluire una quota di spesa ordinaria pari almeno al peso percentuale della popolazione, si procederà poi a una definitiva selezione delle priorità di intervento e quindi all’indicazione delle iniziative progettuali considerate assolutamente prioritarie e strategiche per la ripresa. Siamo dunque all’inizio di un iter complesso ma che potrà rappresentare una chiave di sviluppo fondamentale per il futuro della nostra terra».

CONFRONTO PERMANENTE

Il presidente Spirlì ha concluso l’informativa sollecitando tutti «a un impegno straordinario, a un’assunzione di responsabilità di portata assai rilevante. A breve, la Cabina di regia del Governo, nella quale le Regioni hanno chiesto di poter essere presenti, darà avvio alla individuazione dei singoli interventi da finanziare. Le scelte che verranno assunte nei prossimi mesi avranno, pertanto, rilevanti conseguenze sulle nuove generazioni. Di questa nuova e inedita condizione devono farsi carico tutte le forze politiche e sociali, pur nella distinzione dei ruoli. Per tali motivi, auspico l’avvio di un confronto permanente di approfondimento con gli assessorati competenti sulle misure da adottare e sulle relative schede progettuali al fine di definire le priorità e le modalità di attuazione».

«Per parte nostra – ha concluso – abbiamo fin qui voluto evidenziare la direzione di marcia che intendiamo imprimere e ci attendiamo una risposta non pregiudiziale, un confronto nel merito, che anteponga agli interessi di parte l’interesse della comunità regionale». (rp)

 

 

Recovery Fund: al via la cabina di regia della MetroCity di Reggio

Si è insediato, ufficialmente, a Palazzo Corrado Alvaro, la cabina di regia Reggio Metropolitana, l’organo collegiale che ha l’obiettivo di rendere protagonista il territorio, in tutte le sue componenti, dell’attività di programmazione e monitoraggio che riguarda i fondi del Recovery Fund, Next Generation Eu e Piano nazionale di ripresa e resilienza, misure straordinarie per sopperire ai danni causati dalla pandemia.

 Il varo ufficiale del nuovo strumento partecipativo è stato celebrato nell’aula consiliare “Leonida Repaci”, alla presenza di tutti gli attori istituzionali e rappresentanze sociali del territorio. Presenti al tavolo dei lavori, coordinati dal sindaco della Città metropolitana di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, il sindaco di Benestare e consigliere metropolitano con delega al Coordinamento Cabina di Regia “Reggio Metropolitana” – Recovery Plan, Domenico Mantegna e il direttore generale di Palazzo “Alvaro”, Umberto Nucara.

«Oggi affermiamo, prima di tutto, un metodo di lavoro», ha detto in apertura dei lavori il sindaco Falcomatà, che ha poi parlato di “«una via nuova, che vuole andare oltre gli steccati e le divisioni politiche, ponendo al centro il senso di appartenenza, lo spirito identitario e l’impegno di tutti, nessuno escluso, per rendere questo cruciale momento storico un’opportunità autentica per il futuro del nostro territorio».

«La Città Metropolitana ha deciso di muoversi con largo anticipo – ha poi aggiunto il sindaco metropolitano – anche rispetto ad altri enti, nella piena consapevolezza che tale momento richieda presenza, partecipazione e protagonismo. Abbiamo voluto al nostro fianco Svimez che ci supporterà sotto i profili della sostenibilità economica e incisività delle azioni che proporremo. Ma, ciò che più conta, è il contributo di tutti gli attori coinvolti. La cabina di regia vede presenti tutti i rappresentanti istituzionali, le categorie, i sindacati, gli ordini professionali, l’università, i rappresentanti delle aree omogenee e di volta in volta si aprirà ai contributi di soggetti che hanno competenze specifiche su determinate materie o progetti».

La cabina di regia ha anche il compito di dare un’indicazione precisa a livello nazionale, ha rimarcato Falcomatà, «su come affrontare la sfida del Recovery Fund». In questa direzione, dall’aula consiliare di Palazzo Alvaro, è stata ribadita in modo unanime la necessità di rivedere le regole del gioco, «perché la quota del 37% non è adeguata e non risponde alle reali esigenze che il Mezzogiorno esprime e che, come anche Svimez ha rilevato, dovrebbe attestarsi al 60 circa. E, soprattutto – ha poi concluso il sindaco metropolitano – occorre definire i livelli essenziali delle prestazioni mettendo da parte il criterio della spesa storica che rischia di penalizzare ulteriormente i nostri territori».

Quattro gli indirizzi che caratterizzeranno l’azione della cabina di regia, ha poi ricordato Mantegna, «con attenzione, in particolare, ai temi ambientali, delle risorse idriche e della viabilità. Ma anche guardando agli investimenti pubblici a sostegno della crescita e dello sviluppo economico, alla pianificazione e programmazione del Piano Sud 2030 e alle azioni che riguardano il Pnrr. Senza dimenticare, naturalmente, i grandi interventi strategici quali l’ammodernamento della Jonio-Tirreno, la Bovalino-Bagnara, l’alta velocità Salerno-Reggio e la Statale 106».   

Elaborare programmi di sviluppo per il territorio, che siano coerenti con le prescrizioni della Commissione europea. Questa la funzione principale della cabina metropolitana, ha poi spiegato Nucara, che ha, inoltre, evidenziato la centralità del ruolo della struttura tecnica composta da trenta esperti suddivisi in sei aree tematiche. La cabina, è stato spiegato, funzionerà come qualsiasi organo collegiale, quindi con apposite convocazioni e specifici ordini del giorno. Non sarà uno strumento pletorico, ma un luogo operativo che si muoverà nel quadro di regole rigorose e guardando agli obiettivi che si dovranno raggiungere. Sarà presieduta dal sindaco metropolitano e composta dai consiglieri di Palazzo “Alvaro” e da un rappresentante del Comune capoluogo a cui si aggiungono un sindaco per ognuna delle quattro aree omogenee. (rrc)

 

Sainato (FI): Il Governo non dimentichi la Statale 106

Il consigliere regionale di Forza Italia, Raffaele Sainato, è soddisfatto dell’azione del Governo sulla Salerno-Reggio Calabria, e ha chiesto di non dimenticarsi della Statale 106 «che, una volta ultimata, rivestirà un ruolo chiave».

«Saranno, circa – ha detto – 25 miliardi i fondi provenienti dal Recovery Fund, destinati alle Infrastrutture del Sud: lo ha assicurato il ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini. Per noi, è importante che si dia seguito alle parole del Ministro perché quella del Recovery Fund è un’occasione unica e imperdibile per il nostro territorio».

«I fondi – ha spiegato – saranno destinati all’ammodernamento delle flotte del trasporto pubblico in senso ecologico, al sistema portuale e alla sistemazione e riammodernamento di strade e autostrade utilizzando la digitalizzazione. In particolare, per quanto riguarda la Calabria, gran parte degli interventi saranno indirizzati all’alta velocità, e in particolare, alla Salerno Reggio-Calabria, così come sottolineato anche dal Presidente del Consiglio, Mario Draghi, durante la Conferenza Stampa di ieri».

«È altrettanto fondamentale – ha proseguito – che si agisca, come da me più volte ribadito, anche sulla statale SS 106 Jonica, facendo seguito a quanto anticipato da una nota del Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile che, tra i 58 interventi infrastrutturali relativi anche al Mezzogiorno, include interventi per il potenziamento dell’importante arteria stradale che, una volta ultimata, rivestirà un ruolo chiave. La nuova arteria, concepita con il grado di compatibilità ambientale che gli interventi legati ai fondi del Recovery Fund richiedono, rappresenterà infatti un valore aggiunto per le aree culturali, industriali e produttive dell’intera fascia mediterranea».

«La 106, tristemente ribattezzata “strada della morte” – ha detto ancora – è, ad oggi, una grande incompiuta, con tratte parzialmente completate, lavori condotti a intermittenza, progetti partiti e mai completati, investimenti stanziati e poi bloccati. Finanziarla e’ la soluzione giusta per allineare finalmente il Sud al resto del Paese, così come richiesto a gran voce dall’Europa e per sottolineare l’attenzione nei confronti della nostra amata terra: la Calabria». (rrc)