Il viceministro Morelli: Il Porto di Gioia Tauro «sarà il primo scalo a disposizione del continente africano»

Il Porto di Gioia Tauro «è uno dei porti più importanti d’Europa. Oggi è il primo porto di passaggio dall’est, dopo Suez; domani sarà il primo scalo a disposizione del continente africano. Speriamo cresca per dare all’Europa il primo polo logistico per l’Africa. Il grande passo culturale da fare è questo: che si possa parlare delle infrastrutture calabresi come necessarie per l’Europa» ha dichiarato il viceministro alle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili, Alessandro Morelli, nel corso della sua visita al Porto di Gioia Tauro.

Il presidente f.f. della Regione, Nino Spirlì, e il viceministro hanno partecipato a una riunione operativa sulle ipotesi di interventi infrastrutturali per il porto, alla presenza del commissario straordinario dell’Autorità portuale di Gioia Tauro, Andrea Agostinelli, dell’assessore regionale alle Infrastrutture, Domenica Catalfamo, e dei terminalisti.

«Il Porto di Gioia Tauro è già nel Recovery fund. È una notizia che il ministro Giovannini mi ha dato di persona nei giorni scorsi, quando sono stato a Roma per parlare di uno scalo che ritengo l’opera madre di tutte le altre infrastrutture calabresi» ha detto Spirlì, aggiungendo che «questo è il primo porto  che le navi incontrano quando entrano in Europa dal Canale di Suez».

«È il porto d’Europa – ha aggiunto – e l’Europa non può non dare l’ultimo aiuto, quello più importante, per completare una infrastruttura che fornisce grandi numeri al nostro continente».

«Anche l’Alta velocità – ha concluso il presidente – è necessariamente legata al porto, così come la rete viaria che, pur non entrando direttamente nel Pnrr, sarà inclusa grazie alle operazioni periferiche e laterali. Tutto ciò sarà sviluppato proprio grazie alla grande attenzione che c’è sul Porto di Gioia Tauro, su cui dobbiamo puntare molto, insieme al ponte sullo Stretto».

«Siamo qui – ha dichiarato il viceministro Morelli – per segnalare la vicinanza del Governo in un momento così importante anche per via del Recovery Fund, a cui si lega il futuro di Gioia Tauro, di Reggio e della Calabria».

«Le infrastrutture calabresi – ha aggiunto – sono importanti e fondamentali per l’Italia e l’Europa. Se vengono considerate come semplici realtà locali, si perde l’obiettivo. Mi auguro possa esserci un cambio di passo nella considerazione di queste realtà».

«Porterò nel mio zaino – ha aggiunto – i compiti da fare anche relativi al porto di Gioia, che è uno dei porti più importanti d’Europa. Oggi è il primo porto di passaggio dall’est, dopo Suez; domani sarà il primo scalo a disposizione del continente africano. Speriamo cresca per dare all’Europa il primo polo logistico per l’Africa. Il grande passo culturale da fare è questo: che si possa parlare delle infrastrutture calabresi come necessarie per l’Europa».

«È evidente – ha spiegato ancora Morelli – che sul commissariamento bisogna fare passi avanti. Dobbiamo guardare ai prossimi decenni: il porto ha bisogno di capire le sue vocazioni di sviluppo e, per farlo, serve un rapporto continuo anche delle stesse Autorità portuali».

«Le commissioni parlamentari – ha concluso – devono valutare il progetto sull’Alta velocità. La Regione ha espresso perplessità e adesso il Governo e il Parlamento dovranno trovare una quadra. L’auspicio è che nel più breve tempo possibile la partita parlamentare si possa chiudere, per poi trovare un ragionevole equilibrio tra interessi locali e nazionali. Affinché questo sia il porto d’Europa servono il gateway e l’Alta velocità. Il percorso è tracciato. È un obiettivo condiviso tra tutte le forze politiche».

Prima della tappa di Gioia Tauro, il presidente della Regione e il viceministro Morelli hanno incontrato, a Reggio, il presidente della Camera di commercio di Reggio Calabria, Antonino Tramontana.

Spirli e Morelli hanno ascoltato le richieste di Tramontana e di altri rappresentanti delle attività produttive per far fronte alle esigenze delle imprese del territorio. Il viceministro ha promesso di tornare nei prossimi mesi. (rrc)

Isola Capo Rizzuto presenta il suo ‘Recovery Fund’: 43 milioni di euro per il territorio

Isola Capo Rizzuto è determinata a risollevare il proprio territorio, e per questo ha presentato il suo Recovery Fund, con progetti per 43 milioni di euro approvato dalla Commissione Recovery Fund dello stesso Ente e da presentare al Governo.

A presentare il progetto, il sindaco Maria Grazia Vittimberga, che ha spiegato che «abbiamo l’esigenza di correre per essere al passo con i tempi non appena i fondi verranno approvati. Ringrazio la commissione e il consigliere di minoranza, Raffaele Gareri, a cui abbiamo affidato la presidenza di una commissione così importante perché mai come oggi c’è bisogno di tutti per risollevare le sorti del territorio, non devono esistere opposizioni. Ora pensiamo a rialzarci, poi torneremo a fare politica».

Un piano ambizioso, che si focalizza su digitalizzazione, innovazione, competività e cultura; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione; salute, che si andranno a concretizzare attraverso il Completamento del Castello Aragonese di Le Castella con l’installazione di un ponte di collegamento in vetro e la realizzazione dell’area concerti; campagna di scavi per il primo insediamento umano sul Duomo di Isola Capo Rizzuto, interventi sull’area SIC del Soverato, masterplan idrico e idrogeologico; una pista ciclabile che percorrerà tutta la costa a partire da Le Castella, l’acquisto di Bus elettrici, un nuovo polo scolastico, sistemazione del porto di Le Castella e tanto altra fino ad arrivare ad un sistema di Telemedicina a cui sta già lavorando l’Assessore Fauci”. Poi il Sindaco chiarisce: “Al momento non sappiamo cosa succederà in futuro, ma noi vogliamo essere pronti e stiamo già cercando di creare una rete di tecnici e anche il Governo ci è venuto in supporto con l’assegnazione di due unità che si occuperanno esclusivamente di Recovery.

La richiesta elevata è, comunque, frutto di studio e approfondimento, perché a quanto pare il Sud sarà destinatario di molti fondi da qui a breve, questo grazie anche al meticoloso lavoro che sta portando avanti la rete dei Sindaci del Sud, circa 500, che vede il comune di Isola Capo Rizzuto, e il sindaco Maria Grazia Vittimberga in prima fila ai tavoli organizzativi.

«Proprio per questo – si legge in una nota – l’Amministrazione comunale si propone per fare da traino a tutti gli altri comuni della zona, e, in generale, di tutta la Regione, che volessero indicazioni e suggerimenti per avviare il proprio piano.

«Non possiamo perdere questo treno – ha sottolineato il presidente della Commissione, Raffaele Gareri – noi siamo in fase avanzata anche se il vero lavoro inizia da oggi e quello che abbiamo messo su carta dobbiamo trasformarlo in progetti. Siamo a disposizione di altri enti per dare informazioni ed indicare le linee guide, la Calabria tutta ha bisogno di rialzarsi, noi siamo pronti a dare sostegno».

In chiusura, sono intervenuti anche i consiglieri di maggioranza Andrea Liò, Gaetano Muto e Santo Pullano, tutti membri della stessa commissione, che hanno elogiato la forza e il coraggio del sindaco Maria Grazia Vittimberga. (rkr)

Il Consiglio Metropolitano di Reggio approva istituzione cabina di regia per risorse Recovery

Sì all’istituzione di una cabina di regia per programmare e monitorare le risorse straordinarie del Recovery Fund. È quanto è stato approvato, all’unanimità, dal Consiglio metropolitano di Reggio Calabria, che ha indicato il consigliere Domenico Mantegna come delegato.

Il sindaco Giuseppe Falcomatà, nel corso del suo intervento, si è soffermato «sulla tragicità del momento storico che stiamo vivendo e sulle opportunità comunque legate alle fasi di ripresa e riscatto a questo stesso evento drammatico che è la pandemia».

«La Cabina di regia – ha spiegato – impegna la Città Metropolitana su due esigenze in particolare: il territorio e la responsabilità. Vogliamo rendere protagoniste tutte le energie positive del comprensorio e, per questo motivo, è stata premiata l’idea di allargare il tavolo alle associazioni di categoria, agli enti camerali, agli ordini professionali, ai sindacati ed all’università. Questa classe politica ha l’occasione di dimostrare un grande senso di responsabilità ed è questo l’elemento che, più d’ogni altro, deve emergere».

«Bisogna, quindi – ha aggiunto – evitare protagonismi, personalismi, primogeniture, sfumature e appartenenze politiche per mettere davanti a tutto l’identità territoriale e la passione. Indistintamente, nella cabina di regia, siedono tutti i consiglieri metropolitani concentrati su come queste risorse possano finalmente risolvere il gap fra Nord e Sud del Paese».

«Ogni cosa riusciremo a fare – ha proseguito il primo cittadino – sarà soltanto responsabilità nostra. Non ce la potremo prendere con nessuno. Eventuali meriti ci apparterranno in via esclusiva e ne dovremo dare conto alle generazioni future. È vero che, dal dopoguerra ad oggi, non si è mai registrato un simile piano d’investimenti ma è altrettanto vero, che non ci dovremo accontentare iniziando ad unirci in un appello rivolto a rivedere la quota del 37% delle somme complessive riservate al Mezzogiorno. Una percentuale che è un vero e proprio schiaffo e che, quindi, deve essere innalzata almeno fino al 60% così come indicato dallo Svimez per assottigliare le differenze fra Settentrione e Meridione d’Italia. Questa battaglia dobbiamo combatterla assieme».

Sul punto è intervenuto il consigliere Giuseppe Ranuccio, che ha definito la Cabina di regia come «uno strumento molto importante di cui va dato merito al sindaco che testimonia un alto senso della politica».

Quindi il capogruppo di Forza Italia, Giuseppe Zampogna, ha ringraziato Falcomatà perché «offre una grande opportunità alla Città Metropolitana davanti al silenzio assordante di altre istituzioni».

Un plauso è arrivato, poi, dal consigliere di Territorio Metropolitano Michele Conia, dal vicecapogruppo dei Democratici, Nino Zimbalatti, dal consigliere di Forza Italia, Pasquale Ceratti e dal consigliere delegato Carmelo Versace.

Per il vicesindaco Armando Nei, poi, «è una giornata storica per le comunità della Città metropolitana. La cabina di regia ha un valore aggiunto: è lo strumento principe di tutti gli interventi di programmazione, progettazione, sviluppo e rilancio dell’intero territorio. Va oltre il Recovery fund e trasforma, concretamente, la funzione della Città Metropolitana che diventa una vera e propria cabina di pensiero per le future generazioni. È un primo passo verso la vittoria della sfida principale per l’Ente che è la conquista di autorevolezza. Oggi, insieme, senza distinzioni, abbracciamo questa sfida con un atto politico ancor prima che amministrativo».

Favorevolmente si sono espressi anche i consiglieri delegati Giuseppe Marino e Domenico Mantegna, oltre al capogruppo del Gruppo Misto, espressione della Lega, Antonino Minicuci che ha «ringraziato il sindaco Falcomatà per il metodo e il merito d’istituzione della Cabina di regia», condividendo pure «la necessità di interventi forti per rivedere la quota del 35% riservata al Sud».

Il dettaglio del provvedimento è stato illustrato dal Direttore generale Umberto Nucara e, successivamente, l’unanimità dell’aula ha approvato il punto all’ordine del giorno e la conseguente costituzione della Cabina di regia.

I lavori sono proseguiti con un’interrogazione del capogruppo di Forza Italia, Giuseppe Zampogna, sull’emergenza rifiuti alla quale ha risposto il consigliere delegato Salvatore Fuda illustrando lo stato dell’arte legato alla gestione degli impianti sul territorio metropolitano e le misure che la Città Metropolitana sta ponendo in essere per alleviare i disagi alla popolazione ed ai territori.

«Abbiamo le risorse e gli strumenti – ha spiegato Mantegna – ora dobbiamo attrezzare la nostra macchina pubblica per realizzare programmi che possano davvero portare ad una crescita esponenziale del comprensorio sotto ogni punto di vista. L’istituzione di questa Cabina di regia, così per come è stata immaginata e realizzata, grazie all’impulso del sindaco Giuseppe Falcomatà, ed alla lungimiranza politica dell’intero consiglio metropolitano, va nella direzione giusta e nobilita appieno il mandato al quale siamo stati chiamati dagli amministratori e, ancor prima, dai cittadini». 

«Voglio ringraziare, personalmente – ha proseguito – il sindaco per avermi delegato l’attività di coordinamento di questa brillante iniziativa, ma anche il direttore Generale dell’Ente ed i tecnici che hanno lavorato affinché si potesse giungere a questo importante risultato con l’approvazione all’unanimità da parte di tutto il Consiglio Metropolitano che giustamente, per l’impostazione lungimirante data dallo stesso sindaco Falcomatà e condivisa durante la conferenza dei capigruppo, ha accolto con grande responsabilità questo importante e nuovo strumento».

«L’obiettivo che ci dobbiamo porre d’ora in avanti – ha concluso il consigliere Mantegna – è quello di elevare le intelligenze dei nostri luoghi, le persone che li abitano e che hanno il diritto di costruirsi il futuro potendo contare su una classe dirigente responsabile, autorevole e credibile nella gestione dei programmi di sviluppo. Questa è la grande occasione per la nostra Città Metropolitana e, finalmente, anche per il Sud del Paese». (rrc)

Il sindaco Domenico Mantegna: Locride cruciale per la ripartenza del territorio

Il sindaco di Benestare e consigliere metropolitano, Domenico Mantegna, ha dichiarato che la «Locride è cruciale per la ripartenza del territorio».

«Il mio percorso “metropolitano” – ha detto – pone come priorità il tema del Recovery. Credo che per il nostro territorio si tratti di un’occasione unica, su cui occorre però lavorare bene. In tal senso, sono tante le preoccupazioni e le perplessità rispetto alla strategia adottata dal governo centrale. Dubbi che riguardano soprattutto la quota di risorse destinate al Mezzogiorno, ovvero il 34%. Una dotazione che riteniamo non congrua e che peraltro annovera al suo interno i fondi strutturali già previsti per il Sud».

 

Secondo Mantegna, il futuro del territorio reggino si gioca tutto adesso: «si tratta, dunque, di una questione molto seria, che occorre affrontare in profondità anche con il supporto della deputazione parlamentare del Mezzogiorno. La Comunità europea tra i suoi obiettivi pone chiaramente la riduzione del divario tra le due aree del Paese. Ma quella che è stata scelta non è la strada giusta perché servirebbero almeno il 60% dei fondi per rimettere in moto il Sud e porre fine ad un gap infrastrutturale non più tollerabile».

Restando in ambito “comunitario”, Mantegna ha ricordato inoltre che «l’Ente metropolitano e la sua giunta, hanno adottato una delibera in cui si chiede di inserire tra le risorse del Recovery l’ammodernamento della Statale 106. E crediamo che si debba riaprire il confronto anche su altre due opere fondamentali, quali la grande via di comunicazione Gioiosa-Rosarno e la trasversale Bovalino-Bagnara. Il Recovery menziona solo l’alta velocità e il porto di Gioia Tauro, davvero troppo poco per parlare di un intervento che punta con decisione sul rilancio infrastrutturale». 

La crisi sanitaria che si protrae ormai da più di un anno è diventata, a tutti gli effetti, un’emergenza sociale. «Specie in un territorio come il nostro, – ha evidenziato Mantegna – fragilissimo già prima del Covid e in cui i servizi essenziali sono carenti e si fa fatica a dare risposte adeguate alle tante istanze del tessuto sociale».

«Il nostro entroterra, in particolare – ha proseguito – vive una condizione di grave isolamento e proprio in queste settimane lo stiamo vedendo con maggiore evidenza, anche in relazione al piano vaccinale e ai servizi sanitari. Ma penso anche al tema dell’occupazione giovanile e alla necessità di riattivare percorsi formativi e qualificanti come il Servizio civile. Il bilancio della Città metropolitana, che a breve verrà approvato, punta a dare segnale concreto proprio in questa direzione».

Il nuovo corso di Palazzo “Alvaro” scommette, con decisione, sulla partecipazione delle comunità locali che rivestono un ruolo strategico in chiave turistica e attrattiva. A cominciare dai piccoli centri come Benestare, cittadina che ricade nel comprensorio della Locride, a sette chilometri dal mare, con poco meno di tremila abitanti ricordata per le sue case di gesso e per l’accoglienza della sua gente.

«La Locride – ha evidenziato il consigliere Mantegna – è tra le aree del territorio metropolitano più isolate. Con il sindaco Giuseppe Falcomatà, abbiamo condiviso la visione strategica per il rilancio di questa area e per una forte attenzione nei confronti delle comunità che devono giocare un ruolo da protagonisti, forti delle enormi potenzialità che possiedono».

«La Città metropolitana – ha concluso Mantegna – è un ente di programmazione che può, in questa nuova fase, scrivere una pagina nuova di riscatto e crescita socioeconomica». (rrc)

Falcomatà: Istituire cabina di regia per Recovery coinvolgendo classe politica e parti sociali del territorio

Istituire una cabina di regia per il monitoraggio delle risorse del Recovery Fund coinvolgendo non solo i consiglieri metropolitani di maggioranza e minoranza, ma anche i sindaci rappresentanti delle diverse aree della Città Metropolitana e le forse sociali più rappresentative del territorio.

È su questo che si incentrerà la prossima riunione del Consiglio metropolitano, voluta fortemente dal sindaco Giuseppe Falcomatà, che, parlando ai capigruppo di maggioranza e minoranza ha messo in evidenza «il grande spirito di coesione e condivisione, anche oltre gli schieramenti politici”, che consentirà all’Ente di Palazzo Alvaro “di arrivare pronto alla sfida che vedrà il nostro territorio impegnato ad intercettare le risorse del Recovery Fund». 

«Un appuntamento storico – lo ha definito il sindaco Falcomatà – al quale la Città Metropolitana si presenterà nel migliore dei modi, istituendo un organismo, la cabina di regia per il monitoraggio dei processi legati al Recovery, che coinvolgerà non solo i consiglieri metropolitani, per precisa scelta politica senza alcuna distinzione tra maggioranza e minoranza, ma anche i sindaci rappresentanti diverse aree della Città Metropolitana e le forze sociali più rappresentative del territorio».

«Siamo di fronte – ha ribadito il primo cittadino – ad un’occasione storica per il nostro territorio, non possiamo permetterci divisioni di carattere partitico. Ciò che deve emergere è il sentimento di identità territoriale e lo spirito di servizio dell’intera classe politica nei confronti della nostra comunità».

«Dobbiamo chiamare a raccolta – ha concluso – tutto il Consiglio Metropolitano ed in generala la classe politica e dirigente che ha il compito di governare questo territorio ad uno spirito di sano protagonismo ma anche ad una responsabilità condivisa. Perché tutto ciò che riusciremo a fare attraverso queste risorse, fondamentali per il rilancio della nostra terra, dovremo farlo insieme». (rrc)

EDITORIALE / Il Recovery Fund evidenzia l’inadeguatezza del divario Nord-Sud

di ALBERTO PORCELLI – Non essendo stata sufficiente la crisi generale in tutti i settori verificatasi in questi ultimi 20 anni, che ha sempre attanagliato il Meridione, si è aggiunto oggi il “Coronavirus” per mettere in ginocchio l’economia mondiale e conseguentemente il Mezzogiorno d’Italia e Isole comprese.

Dopo quasi 70 anni dall’approvazione del Piano Marshall, attuato con arguzia dopo il disastro della II Guerra Mondiale ed utilizzato per risanare l’ Europa, oggi non solo abbiamo imparato il significato dei termini “Pandemia” e “Covid”, ma all’interno dell’Unione Europea si sono diffusi  i  termini:

  • RECOVERY FUND; RECOVERY PLAN e ancora “NEXT GENERATION EU”.

Al dolore, alla crisi generale, al ricordo dei nostri defunti morti per la pandemia, abbiamo gioito, reclusi in casa, alla notizia che i Paesi dell’Unione Europea, per la prima volta, hanno concordato di contrarre un debito comune

Il “NEXT GENERATION EU”, chiamato impropriamente “RECOVERY FUND”, prevede un insieme di aiuti, contenuti in uno specifico piano, che può contare su un finanziamento complessivo di € 750 miliardi (1.500.000.000.000.000 un milione e cinquecentomila miliardi di ex lire) derivante dall’emissione di titoli sul mercato finanziario da parte della Commissione Europea.

Sono stati bravi coloro che sono riusciti a farci avere quanto indicato oppure, (ma speriamo che non sia così) la Commissione Europea ha ben compreso che l’Italia è arrivata alla frutta essendo la nostra Nazione tra i maggiori beneficiari del Next Generation EU (Recovery Fund). Si stima che arriveranno circa 81 miliardi in sussidi e 127 miliardi in prestiti.

Questa montagna di denaro potrà essere però spesa solo se si seguiranno attentamente linee guida e le prescrizioni dettate dalla Commissione Europea.

Ed ecco che, a questo punto, noi Italiani ci distinguiamo.

Il Piano Nazionale, chiamato “Recovery Plan”, varato dalle singole nazioni europee, è sostanzialmente il programma da seguire per la spesa dei fondi del Next Generation EU (Recovery Fund), e con questa immensa cifra (€ 208 miliardi) altro che piano Marshall, l’Italia dovrebbe e potrebbe brillare.

Invece no!! In quanto i soloni, come al solito, si sono dimenticati che l’Itala è una Penisola con due grandi isole e nel piano redatto (speriamo momentaneamente) al Mezzogiorno sono state assegnate briciole di investimenti, e quello che sbigottisce è che solo pochi sono coloro che si resi conto di ciò, meravigliandosi per il contenuto del piano.

Per prendere poi in giro quelli che ogni giorno blaterano si continua a blaterare a tutti i livelli affermando:

  • Che l’Italia è unica
  • Che bisogna sviluppare il Mezzogiorno
  • Che senza lo sviluppo del sud l’Italia sarà carente
  • Che il sud ha bisogno di infrastrutture: Alta velocità; Porti; Aeroporti; Ferrovia; Autostrade; Ospedali; Scuole: Statale 106, Ferrovia non elettrificata nella ionica.
  • Che solo le grandi infrastrutture potranno far risorgere il Mezzogiorno
  • ecc.

E che dire del Ponte sullo Stretto, che da solo o con le altre necessarie infrastrutture di completamento farebbe risorgere l’intero Mezzogiorno?

I problemi comunemente intesi come ostacoli che rendono difficoltoso il raggiungimento di un determinato obiettivo e la soddisfazione di una certa esigenza, frapponendosi tra le volontà dell’individuo e la realtà oggettiva, sono in realtà due: l’ignoranza e/o la malafede.

Pochi si sono domandati: MA IL NORD SAREBBE STATO LO STESSO ?

  • se i nostri uomini non fossero andati a lavorare al Nord;
  • se i nostri tecnici specializzati non fossero andati in Lombardia, Piemonte e Veneto;
  • se i nostri studenti non fossero andati alla Bocconi, ai Politecnici;
  • se i nostri medici non fossero andati nei grandi ospedali del Nord;
  • se i nostri impiegati non fossero andati negli Uffici delle Agenzie delle Entrate, delle Poste, della Ferrovia, delle Banche, dell’esercito, e dei vari corpi militari

Qualcuno direbbe “ ….ma se no si andava si moriva di fame ancora di più !!!!”

NO!!! si sarebbe fatto quello che altre nazioni più lungimiranti hanno creato; in Francia al Sud è stata creata la Côte d’Azur, in Spagna al Sud è stata creata la Costa del Sol, etc ,che non solo hanno sviluppato il Sud ma hanno creato un volano di sviluppo dell’intera Nazione.

Come si fa a pensare che tutto possa essere frutto di malafede? Certamente è meglio credere che si tratti di pura ignoranza!!! (alp)

L’immobilismo progettuale per l’area della media Valle del Crati

di FRANCO BARTUCCI – Il Sud al centro dell’attenzione nei pensieri e nelle dichiarazioni del Presidente Mario Draghi. Numerosi appelli sono stati fatti da diverse figure politiche della nostra Regione, perché la Calabria abbia i suoi riconoscimenti in materia della programmazione del Recovery Fund e Recovery Plan per arrivare all’ultima definizione Recovery Sud, dopo le due giornate di dibattito  sui problemi del Sud,  organizzato in remoto dal Ministro per il Sud, Mara Carfagna.

Draghi non dimentichi il Sud, è il titolo di un documento firmato dal già presidente della Giunta regionale calabrese, Mario Oliverio, insieme ad alcuni sindaci e rappresentanti di associazioni e forze sociali della Calabria e Sicilia, nel quale si evidenzia il drammatico problema dell’ammodernamento infrastrutturale del Sud ed in particolare di due regioni quali appunto  la Calabria e la Sicilia, che «come è noto – si evidenzia nel documento –  rimangono in una condizione di più accentuata marginalità anche in considerazione della inadeguata ed arretrata rete di collegamenti. Riteniamo di vitale importanza assumere impegni urgenti e precisi relativi all’ammodernamento infrastrutturale del Mezzogiorno con particolare riferimento al prolungamento dell’Alta Velocità ferroviaria (a 300 km/h) sulla Salerno / Reggio Calabria e quindi sulla Messina /Catania / Palermo; alle grandi infrastrutture portuali del Sud Gioia Tauro, primo porto container italiano, Augusta secondo porto industriale italiano e tutti gli altri porti commerciali nazionali localizzati nelle Regioni del Mezzogiorno; ai grandi sistemi autostradali jonico e tirrenico e le principali trasversali».

«Abbattere le distanze – si puntualizza ancora nel documento firmato dal già presidente Mario Oliverio della Regione Calabria – nella mobilità di persone e merci ed uscire dalla perifericità dando pari opportunità ai territori e alle imprese, è una condizione imprescindibile per affrontare e risolvere davvero con serietà e concretamente la Questione meridionale. In questo quadro, la realizzazione dell’attraversamento stabile dello Stretto di Messina diventa una scelta coerente e funzionale ad un disegno di grande impatto e valenza strategica».

«È necessaria, quindi – continua il documento – una impostazione chiara che può essere assunta tenendo conto del documento elaborato dai docenti ordinari delle facoltà di Ingegneria di sei Università siciliane e calabresi, e che costituisce un rigoroso contributo tecnico analitico con particolare riferimento alla sostenibilità degli investimenti necessari infrastrutture basilari per la crescita di due regioni del Sud, Calabria e Sicilia nelle quali vivono sette milioni di italiani, e necessarie per affermare e consolidare un ruolo centrale del nostro Paese nel contesto del bacino euro-mediterraneo. È questa una condizione per creare opportunità di crescita e per spezzare la spirale che spinge tanti nostri giovani fuori dalla loro terra. Il futuro dei nostri territori passa dall’attuazione di queste progettualità».

Intanto, è ancora fresca la notizia comunicata dalla parlamentare del Partito Democratico, Enza Bruno Bossio, che la Commissione Trasporti della Camera, su sua relazione insieme all’on. Paolo Ficara, del Movimento Cinque Stelle, ha dato via libera per la realizzazione dell’alta velocità Salerno Reggio Calabria e attraversamento stabile dello Stretto. 

A queste richieste ed accoglienza dell’investimento sull’alta velocità Salerno/Reggio Calabria, ci sono le considerazioni che scaturiscono dai lavori del convegno promosso dalla ministra Carfagna sullo sviluppo del Sud, in cui il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, nel fare le sue valutazioni ha sostenuto la necessità di ottenere adeguati finanziamenti per l’Università “Mediterranea” dello Stretto, al fine di puntare ad un programma dedito alle alte tecnologie; mentre trecento sindaci calabresi, con a capo il sen. Ernesto Magorno, aderiscono al piano Recovery Sud, che prevede adeguati finanziamenti per superare il forte divario Nord/Sud con investimenti necessari a creare coesione sociale, economica e territoriale, che trova attenzione nello stesso ministro Carfagna, ricevendo una delegazione di sindaci, il cui incontro si conclude con l’annuncio dell’istituzione di un Capitolo Sud, con almeno 150 miliardi di euro di risorse, grazie ai fondi Pnrr ed altri finanziamenti europei.

Il dibattito  che si sta sviluppando anche mediaticamente sugli investimenti del Recovery fund, e di conseguenza sul Recovery plan, è molto ampio con richieste, segnalazioni ed  indicazioni precise su interventi e finanziamenti da ottenere in virtù anche di un riequilibrio degli investimenti nel rapporto Nord/Sud Italia. Si parla molto di investimenti strutturali e si ha l’impressione, soprattutto in Calabria, che si parli pochissimo di investimenti  e progetti legati al mondo giovanile, come alla ricerca e al  mondo universitario, pur di fronte a specifiche raccomandazioni del Presidente Mario Draghi e da quanto specificato nel manifesto Rapporto Sud del ministro Carfagna.

Per tutto questo, è strano il silenzio totale delle tre Università calabresi, le cui voci non si riescono a sentire. Eppure, l’Università della Calabria, bloccata dal 2007 sulle colline di Arcavacata, potrebbe far sentire la sua voce, avendo territorio e progetti giacenti nei suoi archivi, per portare a compimento il suo disegno di cittadella universitaria nel contesto di una nuova grande “città unica” nella media Valle del Crati.

Nel 1998, è il caso di ricordarlo, l’Università della Calabria, su interessamento del concessionario titolare dell’impresa Bocoge, ottenne dall’Unione Europea un  parere favorevole per un finanziamento di 600 miliardi di lire, individuati tra fondi concessi e non utilizzati, che le avrebbero consentito di portare a compimento il progetto dell’Università secondo gli elaborati progettuali dell’arch. Vittorio Gregotti. Un finanziamento che fu ostacolato all’epoca dal sindaco di Cosenza, e che se ne perse traccia per ovvi motivi.

Con quei finanziamenti, l’Università della Calabria, oggi, sarebbe nelle dimensioni pensate dai progettisti del concorso internazionale del 1973 (Gregotti e Martensson): con il suo campus, la stazione ferroviaria sull’asse  Cosenza/Paola/Sibari in località Settimo di Montalto Uffugo, il centro culturale, il parco scientifico e tecnologico, il centro servizi per le imprese, il centro affari, il centro sportivo regionale con lo stadio, un palasport e  la piscina, un asse direzionale, il centro espositivo e  le scuole di specializzazione, con la ridefinizione dell’ingresso Sud dell’Università, collegato in modo dignitoso alla superstrada Paola/Cosenza/Sila/Crotone.

Tutto questo è andato in fumo, rallentando l’evoluzione produttiva, economica e sociale di quella parte di società residente nel territorio di pertinenza, il tutto inserito nel disegno  progettuale della Grande Cosenza, con la sua metropolitana e magari con il fiume Crati navigabile, pensato dai padri fondatori  e ripreso saltuariamente nel tempo da figure accademiche e dirigenziali della stessa università. Oggi, grazie al Recovery fund, ci potrebbe essere una valida opportunità per riproporre il progetto e realizzarlo con la condivisione, insieme all’attuale dirigenza dell’Università, dei comuni e delle istituzioni del territorio locale, provinciale e regionale.

Un progetto valido che ha nell’Università, centro di ricerca di alta qualità internazionale e formazione per tanti giovani calabresi e non solo provenienti da altre regioni italiane e di vari Paesi del mondo, il suo punto di maggiore attrazione e amalgama nell’essere nell’area del Mediterraneo una città che irradia attraverso il lavoro nuovi comportamenti di socializzazione e cultura, nonché di crescita economica puntando alle alte tecnologie ed all’innovazione.

Bisogna crederci a tale idea progettuale, ed è strano che sia l’Università che i sindaci del territorio dell’area urbana della media Valle del Crati se ne stiano buoni, buoni in silenzio ed inattivi incapaci nel programmare il futuro di progresso per le popolazioni gravitanti nel comprensorio e non solo. (rcs)

La proposta del completamento della Bovalino-Bagnara col Recovery arriva al Governo

La vicenda relativa al completamento della strada a scorrimento veloce Bovalino-Bagnara arriva sul tavolo del Governo. Lo ha reso noto Giuseppe Nucera, presidente del movimento La Calabria che vogliamo, che, nelle prossime settimane, ne discuterà nel dettaglio con alcuni rappresentanti del Governo.

Nucera, infatti, nel mese di febbraio aveva sottolineato l’importanza di realizzare, con il Recovery Fund, la strada a scorrimento veloce Bovalino-Bagnara.

«Il completamento della Bovalino-Bagnara – ha spiegato – permetterebbe a quel territorio di uscire finalmente dall’isolamento, costato negli ultimi anni l’esodo di migliaia di giovani e un livello di Pil tra i più bassi d’Europa. Questa infrastruttura riveste un’importanza fondamentale, permetterebbe di collegare l’area di Palizzi-Locri con la piana di Gioia Tauro, dunque con la zona industriale e il Porto. Considerato che il Recovery Fund deve riequilibrare le distanze e dare la possibilità al Sud di rilanciarsi, è impensabile non procedere con il completamento della Bovalino-Bagnara».

«Si tratta di un’infrastruttura – ha proseguito Nucera – che ha già un progetto esecutivo e parte dei lavori realizzati e che sarebbe possibile completare entro il 2026, ha, quindi, tutti i requisiti e le caratteristiche per essere inserita all’interno dei progetti da realizzare con le risorse del Recovery Fund. La Calabria che vogliamo come già fatto negli ultimi mesi continuerà ad insistere e a ribadire l’importanza di realizzare la strada a scorrimento veloce Bovalino-Bagnara, il nostro movimento sarà il megafono dei cittadini di un vasto territorio, oggi tristemente isolato, e dei sindaci dei comuni coinvolti».

«Le importanti risorse – ha detto ancora l’ex presidente di Confindustria RC – presenti all’interno del Recovery Fund rappresentano un’occasione unica di rilancio e sviluppo per il Sud e la Calabria in particolare. È un treno che difficilmente passerà di nuovo, per queste ragioni le somme vanno spese per progetti di assoluta necessità per il meridione, tra questi c’è senza dubbio la strada a scorrimento veloce Bovalino-Bagnara». (rrc)

IL PROBLEMA MOBILITÀ FRENA LO SVILUPPO
IN CALABRIA TRASPORTI DA RIQUALIFICARE

Quanto pesa nel mancato sviluppo regionale l’inadeguatezza dei trasporti per gli studenti e i pendolari? La mobilità è uno dei principali problemi che il Recovery Fund dovrebbe aiutare a risolvere, soprattutto nella logica di investimenti infrastrutturali che non si esauriscano soltanto con le grandi opere, ma affrontino il disagio per i viaggiatori reso ancora più evidente dalla pandemia. Serve pensare a interventi strutturali, ma anche a precise politiche di agevolazioni che vengano incontro alle esigenze della popolazione più giovane e più colpita dalla crisi provocata dal coronavirus. In altre parole, la politica regionale non può ignorare la scarsa funzionalità dei collegamenti tra le città e i comuni della provincia e, ancora peggio, tra gli stessi capoluoghi della regione, con difficoltà che da anni aspettano di trovare soluzioni definitive.

La sezione giovani del movimento politico Italia del Meridione ha elaborato un documento è una buona base di partenza per un confronto dialettico tra le nuove generazioni e l’Istituzione regionale. «I trasporti – si legge in una nota di IDM Giovani – sono di fondamentale importanza per la prosperità di un territorio, per la vita e lo sviluppo di ogni comunità; la circolazione di merci, persone e qualsiasi attività che noi svolgiamo di fatto richiede l’utilizzo di sistemi di trasporto adeguati ed efficienti. Al giorno d’oggi però nonostante i numerosi progressi tecnologici, i trasporti stradali e ferroviari non risultano essere sempre adeguati allo svolgimento di questi bisogni, soprattutto in Calabria.

«Come movimento politico riceviamo diverse segnalazioni in merito ai disagi e sempre più marcati soprattutto in quelle situazioni al limite del paradossale. Basti pensare al continuo rincaro dei ticket e abbonamenti da parte delle Agenzie di trasporto che hanno aumentato i prezzi anche durante la pandemia. Tale strategia oltre a rivelarsi fallimentare, ha penalizzato da un punto di vista economico gli utenti, lavoratori e studenti, costretti a spostarsi attraverso mezzi di trasporto pubblico con ulteriori disagi sia a causa della capienza limitata (per il distanziamento all’interno del mezzo), sia per la scarsa igiene, pulizia e sanificazione degli stessi. Viaggiare in sicurezza oggi più che mai dovrebbe essere garantito sia in termini di qualità del servizio sia delle infrastrutture.

«Le criticità principali che affliggono il sistema calabrese dei trasporti sono ben note: la mancanza di integrazione intermodale); l’incertezza nei tempi di realizzazione delle opere. Individuare quei crono-programmi che giacciono inermi da anni al fine di attingere al Recovery fund diventa allora fondamentale. Queste questioni portano immediatamente ad un’analisi, anche sommaria, delle principali infrastrutture presenti sul territorio regionale che partendo dal porto di Porto di Gioia Tauro passa attraverso l’assenza di intermodalità penalizzata dall’obsolescenza delle infrastrutture ferroviarie e stradali e arriva al trasporto aereo. Queste infrastrutture sono ad oggi debolmente integrate tra loro e sono caratterizzate da una bassa qualità funzionale, quindi hanno un modesto impatto sullo sviluppo economico regionale ed oltre a non rispettare i parametri di efficienza ed efficacia si aggiunge la mancata attuazione dei piani concernenti la mobilità sostenibile.

«Al fine di adeguarsi al mercato per fornire servizi di buona qualità a basso impatto ambientale è necessario un ammodernamento degli stessi e spesso le Agenzie si vedono negati prestiti o leasing. Dunque il quadro che si delinea in merito ai trasporti non è certamente confortante, in quanto le problematiche sono diverse e necessitano di risposte rapide e certe. E se si pensa che basti solo elencare le soluzioni per far sì che le reti ferroviarie, stradali, aeree e portuali funzionino correttamente, sarebbe come non vedere il vero male che affligge questa terra. Ci siamo posti la domanda di quanti milioni di euro sono arrivati per la riqualificazione dei nostri trasporti? Sicuramente pochi, perché il Sud ha da sempre accolto le briciole dai fondi destinati all’Italia. Allora parlare delle grandi opere da realizzare in Calabria ha senso se i nostri rappresentanti hanno da tempo smesso di partecipare ai tavoli per discutere “dei” e “su” i grandi temi? Di certo non è la sola meritocrazia che deve prevalere, bensì quegli uomini e donne visionari in grado di rendere la Calabria, coinvolgendo tutte le provincie e comuni che la compongono, per un modello che rispecchi la green economy e quindi lo sviluppo sostenibile.

«Visione significa guardare alla realizzazione anche delle grandi opere, funzionali anche alle altre. La questione del Ponte sullo Stretto è emblematica ma quanto mai necessaria per allo sviluppo economico del Sud, una concreta opportunità per far decollare finalmente l’economia meridionale e per accorciare le distanze fisiche ed economiche che separano la Sicilia dal resto dell’Italia e dove la Calabria gioca un ruolo cardine. Il grande problema della valorizzazione ottimale dei territori meridionali deve diventare il nodo centrale sia dell’Italia sia dell’Unione Europea.

«Viviamo in un mondo interconnesso, un luogo in cui muoversi in maniera agile e veloce significa crescere ed assumere una posizione di centralità. La Calabria è, quindi, chiamata a trovare delle soluzioni per uscire da questa condizione che la rende periferica e poco appetibile dal punto di vista del turismo, nonostante le enormi potenzialità che possiede ma anche come investimenti privati. Ci troviamo di fronte alla sfida cruciale, bisogna assumersi la responsabilità di essere cittadini partecipi della crescita delle proprie realtà, parte attiva di un cambio di rotta che deve vedere soprattutto noi giovani al centro delle decisioni soprattutto politiche, e laddove esse mancano diventare noi stessi interlocutori delle istanze da portare avanti. Non è più il tempo delle attese ma della realizzazione attraverso le opportunità che vengono dai fondi europei e che oggi più che mai si presentano con il Recovery fund che ha alla base proprio l’abbattimento di ogni divario, nord – sud in primis. Investire sui nostri territori, sulla nostra terra, significa investire sul nostro futuro che ha sempre più bisogno di ponti e di autostrade per potersi collegare al resto del mondo». (ed)

 

FenealUil Calabria: Sfruttare al massimo risorse del Recovery

Mariaelena Senese, segretario generale della FenealUil Calabria (Federazione nazionale lavoratori edili affini e del legno), ha ribadito che «è importante sfruttare al massimo le risorse messe a disposizione dall’Europa con il Recovery fund e, per farlo, è necessario avere una visione chiara di quale dovrà essere il futuro della Calabria».

«Questa visione, purtroppo – ha aggiunto – pare mancare all’attuale ceto dirigente calabrese, soprattutto a coloro che sono stati chiamati a guidare la cosa pubblica calabrese e che, purtroppo, oggi non solo mancano di prospettiva ma non sono neanche abilitati alla gestione dell’ordinaria amministrazione».

«Il copia e incolla – ha proseguito – utilizzato per presentare al Governo le priorità infrastrutturali della Calabria da inserire nel Recovery plan italiano è l’ennesima ingiustizia consumata sulle spalle dei calabresi. Le opere collazionate nella proposta calabrese, infatti, altro non sono che infrastrutture già programmate e finanziate attraverso altre fonti di sostegno economico, con piani di valenza nazionale o europea. Il rischio insito in questa idea strampalata è quello di produrre solo un surplus di finanziamenti, una accavallamento pericoloso di fondi che, per paradosso, potrebbe affossare definitivamente la realizzazione di infrastrutture delle quali i calabresi avrebbero dovuto già beneficiare.

Cosa fare allora? Presto detto. Intanto, vi è la necessità di convocare il partenariato economico e sociale, al fine di riprogrammare al meglio la dote ancora disponibile del Por Calabria 2014/2021 e, poi, percorrendo la stessa strada mettere mano ad una seria progettazione infrastrutturale per non disperdere in mille rivoli, o addirittura rischiare il disimpegno e la restituzione a Bruxelles dei finanziamenti europei, la programmazione 2021/2027».

«Ad oggi – ha concluso – nonostante le tante denunce pubbliche fatti in questi mesi dalla FenealUil Calabria, il governo regionale ha ritenuto opportuno rimanere silente e non dare risposte ai cittadini calabresi. Il sindacato, la FenealUil Calabria, ha le idee ben chiare su quali possano essere le priorità infrastrutturali per la Calabria e l’amministrazione regionale non può più fare finta di nulla davanti ai nostri solleciti di incontro, davanti alle nostre proposte di ammodernamento ed efficientemente di un territorio che rischia, seriamente, di vedere allargarsi in maniera irrimediabile il divario con il resto del Paese». (rcz)