Il Nobel Aaron Ciechanover per il Dulbecco Institute di Lamezia Terme

Intervista di SANTO STRATI – I grandi uomini si contraddistinguono per la loro semplicità, la cordialità che riservano anche all’ultimo ragazzo che serve loro un’acqua minerale, il sorriso che dispensano al loro interlocutore. La facilità con cui spiegano – se scienziati – le cose più difficili in modo di farle comprendere, l’affabilità nei rapporti con chiunque capiti a parlare con loro. Niente spocchia, niente superbia, simpatia e disponibilità al dialogo senza mai far pesare la propria autorevolezza, o la grandiosità del proprio ingegno. 

Il biologo israeliano Aaron Ciechanover, Premio Nobel per la Chimica nel 2004, è uno di questi. Lo abbiamo incontrato a Roma, dove è arrivato, su invito del prof. Giuseppe Nisticò, commissario della Fondazione Renato Dulbecco, per valutare i progetti di ricerca del nascente Renato Dulbecco Institute a Lamezia Terme, che saranno presentati nel programma per l’utilizzazione dei fondi del Recovery Plan. 

Il prof. Ciechanover ha raccontato cosa pensa della Calabria e quale potrà essere il suo futuro con la realizzazione del Centro di ricerca scientifica che troverà spazio nella Fondazione Mediterranea Terina.

– Benvenuto in Italia, professore. Conosce la Calabria?

«Un po’, grazie al prof. Pino Nisticò di cui sono stato ospite in un luogo meraviglioso chiamato Torello, in un bosco incantato di faggi, tra le Serre. Un vero paradiso. E se tutti i calabresi sono come Pino, questa terra ha davvero un popolo meraviglioso».

– Cosa ci dice del progetto del Renato Dulbecco Institute di Lamezia Terme?

«È un sogno che sta diventando realtà. Come si sa, i sogni si possono realizzare se ci sono seriamente le intenzioni di portarli a realtà. Oggi i bisogni dei Paesi poggiano sulla tecnologia che è il motore principale dell’economia. 

Il mondo ogni giorno è in attesa di una nuova invenzione. Guardiamo alla pandemia: sappiamo che sono in arrivo nuovi mutanti e serviranno nuovi vaccini che saranno indispensabili per la prevenzione, mentre per la cura ci vorranno nuovi farmaci o nuovi anticorpi monoclonali. Il trattamento di prevenzione guarda a nuovi vaccini, a farmaci in grado di fermare la pandemia. 

Guardiamo ai cambiamenti climatici: solo ieri in Germania sono state uccise centinaia di persone da un’inondazione, guardiamo al caldo estremo dell’area occidentale degli Stati Uniti. Guardiamo al cancro: non va in vacanza, si stanno studiando dovunque soluzioni che tutto il mondo sta aspettando. Per la fame delle aree povere dobbiamo cambiare i metodi dell’agricoltura tradizionale con utilizzo di organismi geneticamente modificati. La scienza e la tecnologia sono il motore del mondo e il motore dell’economia e gli Stati devono utilizzare i giovani talenti insieme con le Università in modo da realizzare progetti innovativi di grande respiro. 

In Calabria ci sono risorse umane eccellenti: se si costruisce un serio ecosistema legato alla scienza, convincendo e facendo restare sul territorio i giovani laureati calabresi, i ricercatori, si può realizzare un legame solido tra industria e Università e lo sviluppo della regione è garantito, in maniera inimmaginabile.

– Secondo lei è la scienza il propulsore dello sviluppo della Calabria?

«Io sono uno scienziato, quindi per me la scienza è come l’ossigeno, non posso farne a meno. Prendiamo il caso di Israele, da dove sto venendo: il Paese esporta il suo patrimonio di conoscenza per miliardi e miliardi di dollari l’anno e utilizza la stessa conoscenza per proteggersi direttamente dai nemici, sviluppando città tecnologicamente avanzate, votate alla scienza. Il Renato Dulbecco Institute è l’esempio di quello che si può fare con la scienza. In Calabria ci sono talenti che aspettano solo di essere valorizzati. Con la scienza si costruisce il futuro perché la costruzione di un ecosistema equivale a un coinvolgimento di tutte le forze disponibili: l’Università e gli istituti di ricerca forniscono progetti, l’industria li realizza». 

– Lei suggerisce di imitare il modello di Israele per la Calabria?

«Non c’è niente coperto da segreto: non abbiamo nulla da nascondere, ma tutto dipende dalle persone, dalle risorse umane che vengono utilizzate nei progetti. Gli israeliani sono un popolo molto dinamico, con un DNA unico, ma non credo che i calabresi siano da meno. Io penso di sì, perché no? L’Italia è un grande Paese, con una grande storia, cultura e conoscenza. Ha l’arte di Leonardo e Michelangelo e la scienza di Rita Levi-Montalcini o Carlo Rubbia e tanti altri. Israele è pronta a collaborare a livelli internazionale, abbiamo ottimi rapporti con la UE anche se non siamo membri»

– Ha sentito parlare delle ricerche del Dipartimento di Oncologia di Catanzaro? 

«Sì, credo stiano facendo cose molto interessanti. Nel campo scientifico c’è ancora molta strada da percorrere: ci sono molte malattie mortali ancora da sconfiggere. Ho sentito che stanno studiando l’utilizzo delle pronectine contro il carcinoma dell’ovaio a cellule chiare. Ad oggi non c’è terapia, ma la ricerca sta dando risultati promettenti. È una sperimentazione a largo raggio che potrà portare anche risultati in termini economici: dalla ricerca derivano i prodotti che diventano lavoro per l’industria farmaceutica e quindi lavoro per la regione. Bisogna fare in modo che l’industria, quindi, nasca e cresca nello stesso territorio della ricerca, così da creare occupazione, lavoro e benessere economico per la popolazione .

E questa è solo una delle tantissime attività scientifiche che la ricerca in Calabria con il Renato Dulbecco Institute potrà portare avanti fino a raggiungere risultati considerevoli.

– Il candidato presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto ha voluto incontrarla e conoscere.

«È stato un incontro piacevole. Abbiamo parlato della Calabria e lui ha dato la propria disponibilità a sostenere i progetti di ricerca. Ci crede molto e se verrà eletto ha detto che spingerà perché si realizzi il progetto Calabria Silicon Valley che non è solo ricerca scientifica e biomedicina, ma riguarda tutti gli aspetti della tecnologia, della cultura, dei beni archeologici e storici, della comunicazione digitale, dell’informatica, della telematica, etc. Si tratta di realizzare un bioparco tecnologico aperto a tutte le dinamiche dell’innovazione tecnologica sia in campo medico o biologico che in quello industriale.

– Quali sono gli ingredienti per il successo di una simile intrapresa?

«Prima di tutto servono risorse umane. Ma nessuno è disponibile a lavorare gratis: bisogna promettere buoni salari, strutture adeguate, attrezzature di ultima generazione, con un collegamento diretto con le Università. La biomedicina si sposa benissimo con l’HiTech, ma ci sono tutti gli altri settori della tecnologia che possono portare occupazione e sviluppo nella vostra terra. 

Il Dulbecco Institute sarebbe una delle componenti di questo straordinario biotech park: è un progetto magico! Ma dovete fermare la fuga dei cervelli, il brain drain: le migliori risorse vanno via, invece devono restare in Calabria e perché questo avvenga servono investimenti, infrastrutture e opportunità di lavoro e crescita professionale. Sono questi gli ingredienti per il successo di questo fantastico progetto».

(Nella foto: il prof. Giuseppe Nisticò e il Premio Nobel Aaron Ciechanover a Roma)

Dulbecco Institute: due giornate storiche per il futuro della ricerca in Calabria

Dopo le prime giornate trascorse a Roma per incontri istituzionali (con il candidato presidente Regione Calabria Roberto Occhiuto, il segretario della Lega Matteo Salvini, la seconda carica dello Stato Maria Elisabetta Alberti Casellati, Presidente del Senato) incontri che si sono rivelati della massima importanza per la nascita del Renato Dulbecco Institute a Lamezia, il prof. Roberto Crea scienziato di fama internazionale e padre delle biotecnologie, arrivato venerdì scorso dalla California è sceso in Calabria. Accompagnato dal prof. Giuseppe Nisticò, commissario ad acta del Dulbecco Institute, si è recato in Cittadella a Germaneto per formalizzare con la Regione gli accordi di avvio delle procedure di concessione dei locali in comodato d’uso gratuito della Fondazione Mediterranea Terina. Lo scopo della visita era anche quello di firmare un protocollo d’intesa con la Regione Calabria, con il sindaco di Lamezia Terme e alcuni dipartimenti dell’Università Magna Graecia e dell’Unical, protocollo propedeutico per poter accedere ai fondi del Recovery Plan dedicati all’innovazione tecnologica e scientifica.

I due scienziati sono stati accolti calorosamente dall’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo il quale si è immediatamente dimostrato entusiasta di poter dotare la Regione di una infrastruttura di eccellenza che opera nel campo delle biotecnologie mediche avanzate e nel campo agro-alimentare.

Giuseppe Nisticò, Roberto Crea e Gianluca Gallo
Giuseppe Nisticò, Roberto Crea e Gianluca Gallo

Quindi, insieme con il sindaco di Lamezia Paolo Mascaro e un gruppo di personalità politiche del Lametino tra cui l’on. Leopoldo Chieffallo, l’ex assessore regionale alla Sanità Gianfranco Luzzo e Gennarino Masi presidente della Fondazione Mediterranea Terina, hanno visitato specificatamente i locali destinati al Renato Dulbecco Institute.

Il sindaco Mascaro già dallo scorso anno è stato uno dei promotori più motivati insieme con la presidente Santelli per creare a Lamezia il Renato Dulbecco Institute. La scelta di Lamezia era stata concertata dal commissario ad acta Nisticò con la Presidente Santelli perché in una posizione baricentrica rispetto alle università di Catanzaro e Cosenza.

Il prof. Crea ha visitato con grande interesse i locali dell’edificio ex Telcal dove saranno localizzati rispettivamente i laboratori in GLP e in GMP per la produzione di pronectine o nanoanticorpi, proteine di piccole dimensioni che rappresentano gli strumenti terapeutici più efficaci e tollerati per il trattamento del Covid e della sue varianti nonché di varie forme di cancro resistenti alle terapie tradizionali. Inoltre, nell’edificio ex ISPELS saranno localizzati i laboratori di farmaco-tossicologia in cui si procederà come richiesto dall’assessore Gallo alla certificazione di qualità e di sicurezza dei prodotti agro-alimentari della Calabria.

Alla fine dell’incontro con l’assessore Gallo il prof. Roberto Crea ha ricevuto una ottima impressione e ha dichiarato: «Ecco un esempio della nuova classe politica di cui la Calabria ha bisogno per un suo rilancio e cioè una classe politica costituita da giovani preparati, intelligenti e con una visione internazionale per rendere la regione competitiva con altre regioni del Centro-Nord e dell’Europa».

Fiducia è stata espressa, infine, dal prof. Nisticò perché l’esperienza straordinaria di Roberto Crea sarà trasferita in Calabria con alcuni brevetti da lui depositati a livello internazionale che certamente permetteranno di far arrivare in Calabria risorse di industrie multinazionali, che hanno già espresso interesse per i prodotti biotecnologici innovativi che deriveranno da Lamezia grazie ai suddetti brevetti.

La seconda giornata è da considerare una giornata storica per la Calabria perché si è chiuso a distanza di un anno il ciclo avviato con piena convinzione dalla compianta presidente Jole Santelli che nel luglio scorso aveva invitato il prof. Roberto Crea a dirigere il Renato Dulbecco Institute presso la Fondazione Terina. Il presidente Nino Spirlì, nell’accogliere il prof. Crea e il prof. Nisticò, ha voluto assicurare che è pronto l’atto deliberativo con cui la Regione procederà nei prossimi giorni a formalizzare la concessione dei locali in comodato d’uso gratuito per i primi anni degli edifici ex Telcal ed ex Ispels della Fondazione Mediterranea Terina. Lo stesso atto individua le risorse finanziarie per la formazione del personale tecnico  e laureato nel campo delle biotecnologie e della certificazione di qualità e sicurezza dei prodotti agro-alimentari della regione Calabria.

Piacevole è stata la conversazione tra il presidente Spirlì e Roberto Crea: entrambi hanno ricordato le comuni origini essendo nato Crea a Palmi e Spirli nella vicina Taurianova, città in cui hanno trascorso la loro infanzia.

«Roberto Crea – ha detto Spirlì – rappresenta il modello di calabrese che grazie ai fondi PNRR rientrerà nella sua terra, dopo 40 anni di eccellente lavoro di studi scientifici in California, portando il suo enorme bagaglio scientifico e manageriale, così come potranno fare numerosi italiani che attualmente lavorano in prestigiosi laboratori stranieri».

«Supporteremo questa causa – ha dichiara il presidente Spirlì – in nome dell’eccellenza: sono sempre più convinto che la ricerca rappresenti lo strumento più efficace per accompagnare la nostra terra e i nostri cittadini verso l’avvenire.

«L’incontro di oggi, per me – ha sottolineato il presidente – è stato un onore. La creazione di un centro così importante è il segno di una regione che, anziché lasciarsele sfuggire, vuole diventare la casa delle grandi menti calabresi. Guardiamo al futuro facendo nostri il sapere e la conoscenza dei nostri grandi corregionali del passato, come Gioacchino da Fiore, Cassiodoro, Mattia Preti e Francesco di Paola: personaggi illustri che, in ogni arte, in ogni scienza e nella fede, non solo si sono distinti, ma sono stati maestri di maestri».

ll prof. Nisticò, da parte sua, si è detto convinto e sicuro del successo internazionale del progetto Renato Dulbecco Institute che ha già presentato nelle scorse settimane al presidente Mario Draghi e successivamente alla ministra per il Sud Mara Carfagna ricevendo ampio consenso.

Tale fiducia deriva – hanno concluso Spirlì e Nisticò – dalla ricchezza di un patrimonio straordinario di giovani talenti che in Calabria rappresentano la più preziosa risorsa.

Infine, il presidente Spirlì ha siglato come capofila il protocollo d’intesa della regione con la Fondazione Renato Dulbecco e con le università Magna Graecia di Catanzaro, Unical di Cosenza, l’Università di Tor Vergata e quella della Sapienza di Roma. (rcz)

 

La Carfagna incontra lo scienziato Crea: impegno per la ricerca in Calabria

Il prof. Roberto Crea, in Italia in questi giorni per gli ultimi preparativi del Renato Dulbecco Institute che sta nascendo a Lamezia Terme,  ha incontrato la ministra del Sud Mara Carfagna per illustrarle la rilevanza del grande progetto scientifico in preparazione alla Fondazione Terina di Lamezia Terme.

Accompagnato dal prof. Giuseppe Nisticò, già direttore generale dell’Istituto Rita Levi Montalcini, farmacologo di fama internazionale ed ex presidente della Regione Calabria, lo scienziato Roberto Crea, arrivato a Roma giovedì scorso da San Francisco, ha voluto esprimere tutta la sua gratitudine alla ministra Mara Carfagna per il ruolo straordinario che sta svolgendo per rilanciare il Meridione d’Italia con progetti sull’innovazione tecnologica che permette di valorizzare il patrimonio di giovani talenti, costretti ancora oggi, purtroppo, alla fuga in prestigiosi laboratori in Italia e all’estero.

La ministra Carfagna ha delegato il suo capo gabinetto avv. Giacomo Aiello, esperto della politica e dell’amministrazione delle risorse comunitarie del PNRR, per discutere delle potenzialità di finanziamenti per la realizzazione dell’Renato Dulbecco Institute. in Calabria, regione verso la quale la ministra Carfagna ha dimostrato grande attenzione con la sua spiccata sensibilità.

Il prof. Crea rappresenta un modello di calabrese che dopo una lunga esperienza in California ha deciso di rientrare, anche grazie alle risorse del PNRR, in Calabria e può rappresentare il prototipo di altri italiani che vivono all’estero e che finalmente potranno rientrare nel nostro Paese.

Roberto Crea, nei prossimi giorni, si recherà in Calabria dove incontrerà i vertici della Regione e cioè l’attuale presidente Nino Spirlì e l’assessore all’Agricoltura Gianluca Gallo per definire con loro la concessione dei locali della Fondazione Mediterranea Terina da ristrutturare per il Renato Dulbecco Institute. In tale occasione, il prof. Crea ha espresso la necessità di poter avviare rapidamente la formazione di giovani diplomati tecnici e laureati ricercatori nel campo delle biotecnologie e del settore agro-alimentare.

L’originalità del progetto della Fondazione Dulbecco e la garanzia che questo sarà portato avanti dall’esperienza internazionale di Roberto Crea sono momenti di forza del progetto in quanto il modello Silicon Valley che Roberto Crea ha contribuito ad attivare come direttore della Genentech. Difatti, egli ha creato otto imprese di biotecnologie nel settore medico e agroalimentare di grande successo.

La Fondazione Dulbecco ha ottenuto in concessione 12 brevetti relativi alla sintesi di nuovi anticorpi monoclonali e di nanoanticorpi per il trattamento di malattie ancora incurabili.

Il direttore generale Aiello nella sua illustrazione ha assicurato, inoltre, che la Regione Calabria potrà agire da sponda dal momento che dispone ancora di ingenti risorse del Programma POR non ancora spese.

Inoltre, il progetto potrà essere avviato rapidamente con la formazione del personale anche attraverso stages in qualificati laboratori nazionali ed esteri.

Infine, il prof. Crea metterà a disposizione il suo know how per consentire alla Regione di disporre del cosiddetto marchio di qualità dei prodotti agroalimentari della Calabria, secondo standard statunitensi della Food & Drug Administration e dell’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) come  richiesto convintamente dall’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo.

Nell’insieme, l’incontro è risultato molto proficuo e il prof. Crea è rimasto ampiamente soddisfatto dell’illustrazione precisa che denota alta professionalità del capo gabinetto Aiello, il quale ha sottolineato che è necessario seguire un rigoroso piano di spesa che dovrà rispettare la tempistica come imposto dalla Commissione Europea. (rrm)

Renato Dulbecco Institute di Lamezia: primi accordi scientifici con UniSapienza di Roma

Primi accordi con gli Atenei italiani del Renato Dulbecco Institute che avvierà l’attività luce nei prossimi mesi a Lamezia Terme, nell’area della Fondazione Mediterranea Terina. Nel suo breve soggiorno a Roma, il prof. Roberto Crea, arrivato in Italia giovedì scorso da San Francisco per visitare la sede del nascente Renato Dulbecco Institute di cui è direttore scientifico, si è recato, accompagnato dal prof. Giuseppe Nisticò, già direttore generale dell’Istituto Rita Levi Montalcini e commissario ad acta della Fondazione Renato Dulbecco a salutare l’ex Rettore Eugenio Gaudio e ringraziarlo per aver accettato di essere uno dei primi soci fondatori della Fondazione Dulbecco.

Gli altri soci, oltre allo stesso Nisticò, sono il prof. Franco Romeo, uno dei cardiologi interventisti più famosi nel nostro Paese, il prof. Giovambattista De Sarro Rettore dell’Università Magna Graecia di Catanzaro.

Il prof. Crea, insieme con Nisticò, ha presentato le linee di ricerca su cui la Fondazione Renato Dulbecco ha già avviato le prime attività scientifiche. Queste sono concentrate in questa prima fase sulla produzione di nanoanticorpi (detti anche pronectine) che saranno screenati da una banca di 12 miliardi di pronectine da cui saranno selezionate quelle più efficaci. In particolare, in un primo progetto, in collaborazione con l’Università di Roma Tor Vergata e con il prestigioso ospedale Spallanzani di Roma, sarà valutata l’efficacia e la tollerabilità delle pronectine più attive, utilizzando tests in vitro e in vivo su modelli sperimentali di infezioni da coronavirus (covid 19 e le sue varianti).

Un secondo filone si sta conducendo in collaborazione con la Clinica oncologica dell’Università Magna Graecia di Catanzaro diretta dal prof. Pierfrancesco Tassone e Piersandro Tagliaferri, i quali stanno valutando l’efficacia di pronectine contro recettori AXL presenti su cellule di tumori ematologici e solidi.

Il prof. Gaudio ha accolto con grande entusiasmo queste informazioni e, in qualità di socio fondatore della Fondazione Dulbecco, ha suggerito di firmare in tempi brevi una convenzione con l’Università La Sapienza di Roma. In particolare, egli ha indicato contratti di collaborazione scientifica con quattro dipartimenti. Con il Dipartimento di Scienze anatomiche da lui stesso diretto, quale erede – come ha detto il prof. Nisticò – del più grande e del primo neuroanatomico della Magna Grecia Alcmeone, (VI-V secolo a.C), si studieranno gli effetti delle pronectine nel trattamento del coloangiocarcinoma delle vie biliari, malattia ancora incurabile.

Il secondo dipartimento sarà quello di Scienze odontostomatologiche, diretto dalla Rettrice prof.ssa Antonella Polimeni, il terzo Dipartimento è quello di Traslazione e di Precisione, diretto dal prof. Mimmo Alvaro, e, infine il Dipartimento di Chimica Tecnologie farmaceutiche diretto dal prof. Bruno Botta.

Il prof. Gaudio si è augurato di scendere in Calabria nei prossimi mesi auspicando che la realizzazione dei laboratori del Renato Dulbecco Institute sia la più rapida possibile per offrire posizioni di lavoro qualificate ai giovani laureati dell’Università della Calabria (Unical) e della UMG di Catanzaro. Si è infatti complimentato per la scelta della sede del Renato Dulbecco Institute a Lamezia, baricentrica ed equidistante dall’Ateneo di Cosenza e da quello di Catanzaro, per cui l’

Istituto si avvantaggerà della collaborazione con eccellenti ricercatori nel settore della Medicina, Biotecnologie, della Chimica e dell’Agro-alimentale.

Inoltre, Gaudio ha accolto con piacere la notizia che l’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo intende realizzare presso il Dulbecco Institute i laboratori per conferire il marchio di qualità ai prodotti agro-alimentari della Calabria.

Infine, il prof. Gaudio ha voluto esprimere la propria soddisfazione per l’incontro avuto con il prof. Roberto Crea da cui l’Ateneo di Roma, che è uno dei più prestigiosi e tra i primi al mondo in tanti campi che vanno dalle Lettere alla Giurisprudenza, all’Astrofisica e alla Medicina spaziale, si arricchirà attraverso la nuova convenzione di molecole estremamente innovative come i nanoanticorpi, molto più potenti e tollerati dei classici anticorpi monoclonali per il trattamento non solo del Covid-19 e delle sue varianti ma anche di malattie incurabili e orfane dove ancora non esiste alcun trattamento. (rrm)

Il ritorno in Calabria dello scienziato Roberto Crea: dirigerà il Dulbecco Institute a Lamezia

ll ritorno dei cervelli in Italia è possibile: il prof. Roberto Crea, scienziato di fama mondiale, padre delle biotecnologie, reggino di nascita e da 40 anni in California, è in Italia per il Renato Dulbecco Institute che andrà a dirigere tra qualche mese a Lamezia Terme. Lo scienziato andrà a visitare insieme con il prof. Giuseppe Nisticò, commissario dello stesso istituto, l’attuale presidente della Regione Nino Spirlì e l’assessore all’Agricoltura Giancarlo Gallo, i locali della Fondazione Terina e prendere visione dello stato dell’arte del progetto esecutivo per la realizzazione dei laboratori in GMP e GLP secondo standard europei del nascente Renato Dulbecco Institute. Sarà un centro di eccellenza scientifica a respiro internazionale per lo studio e la produzione di nanoanticorpi (detti anche pronectine) in grado di debellare il covid e le sue varianti, nonché forme di cancro resistenti alle terapie attuali.

Dopo 40 anni di successi internazionali (è detentore di oltre 100 brevetti scientifici), Roberto Crea ritorna nella sua terra per dare un contributo con la sua eccezionale esperienza al progresso scientifico, tecnologico e sociale della Calabria. Una regione ricca di risorse umane e del territorio, però da sempre trascurata e dimenticata. Da Lamezia può partire il riscatto, con l’opportunità offerta a centinaia di ricercatori delle Università di Cosenza e di Catanzaro, di poter crescere, formarsi e lavorare nella propria terra su progetti di biotecnologia che il mondo intero vorrà adottare nella lotta alle pandemie e alle patologie ancora incurabili.

Il prof. Crea è il simbolo, il modello del cosiddetto “rientro” dei cervelli italiani in patria: un emigrato partito 40 anni fa in cerca di lavoro e che ritorna, forte della sua esperienza e della sua professionalità, a dare il proprio contributo al Paese e, soprattutto, alla sua Calabria.

Roberto Crea lancia un messaggio di ottimismo: «Noi saremo sottoposti a delle sfide continue che verranno dai virus, da nuove forme di tumore da debellare: abbiamo bisogno di continuare a investire in tecnologie innovative che ci permettono di combattere queste nuove malattie in tempo reale. Non si deve più aspettare un anno, bisogna essere capaci di reagire immediatamente con mezzi sofisticati ma che ci danno la possibilità nel giro di mesi di contrastare le nuove minacce che derivano dalle variante del Covid».

Dice ancora il prof. Crea: «Possiamo essere ottimisti perché le nuove tecnologie esistono , la scienza ha fatto molti passi avanti e quindi siamo capaci in laboratorio e assieme alle organizzazioni di produzione e sviluppo delle Case farmaceutiche siamo in effetti capaci di disegnare nuovi farmaci da zero e svilupparli nel corso di mesi non più di diversi anni. Quindi bisogna investire di più nella ricerca, selezionare le tecnologie migliori e poi identificare le sinergie che vanno messe assieme per poter arrivare alla creazione di farmaci in tempi molto brevi. È un problema non facile, anzi direi molto complesso, perché coinvolge un gran numero di aziende, esperienze, competenze e tutta una serie di integrazioni dal laboratorio al letto del paziente che devono lavorare insieme. Il progetto del Dulbecco Institute di Lamezia Terme raccoglierà i migliori ricercatori delle università di Cosenza e Catanzaro, offrendo grandi opportunità di formazione e lavoro, ma soprattutto creando quei nuovi farmaci che serviranno a fronteggiare le nuove insidie sanitarie». (rrm)

Dulbecco Institute a Lamezia, il commissario Giuseppe Nisticò: presto i locali

«Si farà o non si farà il Centro di Ricerca Renato Dulbecco a Lamezia Terme?», si chiede sulle pagine de Il Quotidiano del Sud l’ex presidente del Consiglio comunale di Lamezia Salvatore De Biase. «Mesi fa – ha scritto De Biase – si disse: finalmente una buona notizia, nascerà a Lamezia il “Renato Dulbecco Institute”, centro d’eccellenza per la produzione di anticorpi monoclonali, attualmente impiegati per la cura del Covid e in campo oncologico. Si precisò che l’istituto, che prende il nome dal mai dimenticato premio Nobel nato a Catanzaro, sorgerà nei locali della Fondazione Mediterranea Terina. Un investimento tra i 20 e i 30 milioni in grado di creare fino a cento posti di lavoro. Il professore Nisticò, fautore e propositore del progetto e farmacologo di fama internazionale, specificò nell’occasione – ha detto De Biase – che questo sarà “il primo tassello di una rete di centri di eccellenza”. In altri termini, il “Renato Dulbecco Institute” in cui si integrano sanità, ricerca scientifica, medicina territoriale ed economia, avrebbe dovuto rappresentare la prima realizzazione del progetto “Calabria Silicon Valley”. Un’idea lungimirante e dal valore scientifico inestimabile per la nostra regione».

Calabria.Live ha sentito in proposito il prof. Giuseppe Nisticò. Sono grato – ha detto l’ex presidente della Regione Calabria e attuale commissario del Dulbecco Institute – al presidente De Biase che ha colto con grande sensibilità le istanze che vengono dalla Calabria ma anche da giovani calabresi brillanti che lavorano all’estero nel campo delle biotecnologie mediche e in quello del settore agroalimentare. E soprattutto perché condivide la nostra ansia di veder realizzata una infrastruttura di eccellenza anche per la produzione di nanoanticorpi che rappresentano la forma più avanzata e intelligente per combattere il COVID 19 e tutte le varianti.

«Voglio rassicurare il presidente De Biase e quanti mi chiedono notizie sul nascente centro di ricerca scientifica di Lamezia che la Regione Calabria, che ha già firmato il riconoscimento giuridico della Fondazione, ha già predisposto le delibere per la concessione dei locali che andranno a ospitare il Dulbecco Institute. Una volta messi a disposizione i locali, la Regione dovrà provvedere ad assicurare le risorse necessarie per la ristrutturazione e la realizzazione dei laboratori necessari. Questo non è difficile perché c’è un impegno a rimodulare i fondi POR della UE non spesi prima che siano restituiti all’Europa!!!

«Intanto – sottolinea il prof. Nisticò – poiché la scienza vola ad una velocità superiore a quella della burocrazia con il prof Roberto Crea, padre delle biotecnologie che verrà a dirigere il Dulbecco Institute lasciando dopo 40 anni la California dove vive, abbiamo avviato i primi 2 progetti di ricerca e cioè uno in collaborazione con l’Oncologia dell’UMG diretta dal prof Pierfrancesco Tassone e il prof Piersandro Tagliaferri volto alla valutazione degli effetti dei primi nanoanticorpi (pronectine) in forme di cancro resistenti alle terapie tradizionali

Il secondo progetto sarà presto avviato in collaborazione con il prof Giuseppe Ippolito Direttore del prestigioso Spallanzani per valutare gli effetti anti Covid dei primi nanoanticorpi. Nell’insieme il progetto sta procedendo e mi auguro che presto possano essere avviati i lavori per la ristrutturazione. Sono anche lieto che l’assessore all’Agricoltura abbia chiesto alla Fondazione Dulbecco di fare un certificato di qualità e sicurezza dei prodotti agroalimentari della Regione realizzando così la missione originaria del Centro Agroalimentare di Lamezia!». (rrm)

 

Roberto Crea, “idolo” delle biotecnologie, celebrato dal Reader’s Digest

Riceviamo con piacere dal prof. Giuseppe Nisticò, commissario della Fondazione Renato Dulbecco di Lamezia un articolo pubblicato di recente dal Reader’s Digest dal titolo Roberto Crea, Conquering the Scientific World che riproponiamo integralmente ai nostri lettori.

Il prof. Roberto Crea, già invitato dalla compianta presidente Jole Santelli a rientrare in Calabria dopo 40 anni di attività scientifica a San Francisco, è attualmente il presidente e direttore scientifico del nascente Renato Dulbecco Institute presso la Fondazione Mediterranea Terina di Lamezia Terme.

Il prof. Roberto Crea

Il mondo oggi è un immenso e complesso sistema che comprende vari interessi e per una piccola parte della società un mondo altamente competitivo. Tuttavia, qualcuno può vivere una vita tutta sua, seguendo i suoi pensieri, progetti e idee. Ma non ci si rende conto che è la Scienza che regola la vita umana. La Scienza oggi rappresenta una amalgama di numerose teorie, leggi, origini dei fatti, modelli e conclusioni che di fatto costituiscono la società. La Scienza è la ragione per la quale gli uomini hanno raggiunto il massimo dei successi oggigiorno.

Nonostante gli scienziati che hanno portato una rivoluzione nella vita umana non siano molti, rimangono alcuni che seguendo varie tappe trovano continuamente soluzioni per problemi della vita umana ancora irrisolti e aggiungono valore, benessere e conforto, alla vita degli uomini.

Una personalità di grande spicco in questo contesto è Roberto Crea, il quale con le sue scoperte ha contribuito a salvare vite umane e a fare passi avanti nel cammino della Scienza.

Il dr Crea è da oltre 40 anni uno scienziato di successo, ma anche un manager di diverse industrie biotecnologiche e delle Scienze della Nutrizione. È stato il fondatore di 8 industrie negli Stati Uniti. Inoltre, è stato uno dei co-fondatori e il primo direttore dei laboratori di Chimica del DNA presso la famosissima Genentech e autore unico dei primi due brevetti internazionali di tale industria, che le hanno permesso per la prima volta di quotarsi in Borsa. Inoltre, il dr Crea detiene oggi più di 100 brevetti internazionali e 40 brevetti negli Stati Uniti d’America. Le sue scoperte e le sue ricerche nel campo delle biotecnologie rappresentano il top nella scienza internazionale.

Nato il 1° luglio del 1948, in una piccola città italiana, Palmi (Reggio Calabria), Roberto Crea è considerato un vero genio. Laureato in Chimica biologica presso l’Università di Pavia, in Italia. In seguito si è recato con una borsa di studio in Olanda dove si è specializzato all’Università di Leiden. In questi laboratori ha lavorato e si è dedicato alla sintesi dei nucleotidi, che rappresentano i mattoni che servono per la sintesi del DNA.

Per i suoi interessi e la sua innata curiosità, si è specializzato nella sintesi del DNA/RNA con la tecnica del fosfotriestere. In quel periodo pochissimi ricercatori al mondo studiavano la combinazione dei geni, ma Roberto con suo background forte in questo campo ha giocato un ruolo fondamentale per scoperte di interesse storico.

La sua straordinaria ricerca presso l’Università ha consentito di scrivere molti volumi. Egli è stato reclutato nel 1977 dalla Genentech per dirigere la squadra di ricercatori impegnati nella sintesi dei geni presso la City of Hope Medical School, situata a Duarte, in California. Roberto , allora, aveva solo 29 anni quando ha deciso di trasferirsi in California per lavorare nel campo delle biotecnologie.

La Genentech ha finanziato le ricerche del dr Crea sulla sintesi dei geni. Così, lavorando giorno e notte, egli ha ottenuto grandissimi successi perché, essendo un ricercatore molto brillante, è riuscito a scoprire una nuova metodologia di sintesi chimica degli oligonucleotidi e geni. La sua profonda conoscenza, in collaborazione con quella di altri ricercatori della eccellente squadra della Genentech hanno immediatamente usufruito di tale scoperta per la produzione dei geni A e B dell’insulina umana. Con tale scoperta la Genentech è stata riconosciuta come la prima industria al mondo in grado di sintetizzare l’insulina umana. Inserire i geni dell’insulina umana nell’Escherichia coli ha consentito di produrre quantità di insulina su scala industriale e trattare milioni di pazienti diabetici in tutto il mondo.

Oggi Roberto è riconosciuto come il padre dell’insulina umana sintetica e ha quasi vinto il Premio Nobel. Ma egli dice: «Essendo stato capace di creare un’intera molecola di insulina in laboratorio ha reso possibile eliminare i rischi e assicurare la produzione di insulina sintetica in quantità illimitate con un metodo più facile e meno costoso»

I suoi sforzi sono continuati anche dopo la sintesi dell’insulina umana e hanno portato alla sintesi di numerosissimi prodotti biotecnologici strategici nella terapia di numerose malattie (interferons, GH, prolattina, anticorpi monoclonali, etc).

Nel 1982 Roberto ha cominciato a lavorare anche come scienziato-imprenditore e ha fondato la sua prima industria chiamata Creative BioMolecules. Questa avventura inizialmente ha funzionato come una piccola impresa biotech, ma in seguito è stata in grado di produrre proteine di interesse terapeutico. In tale industria furono scoperti i fattori di crescita (rigenerazione) dell’osso.

Un altro contributo straordinario in Medicina è rappresentato dalla scoperta della ziconotide nell’industria da lui fondata e diretta Neurex Corporation. I ricercatori esperti in neuroscienze sotto la sua guida hanno scoperto questo nuovo principio attivo analgesico di gran lunga più potente rispetto alla stessa morfina e senza alcun effetto collaterale. Nell’aprile 1998 la Neurex fu acquistata dall’industria Elan Corporation di Dublino (Irlanda) per 700 milioni di dollari.

Per le sue scoperte Roberto Crea è apprezzato in tutto il mondo, come documentato da premi e riconoscimenti internazionali che gli sono stati conferiti, quali il Recipient of the David Rumbough Award, Golden Bergamot, Man of The Year by Accademia Fiord of Rhegium, il Pericles International Prize in Biotecnologie a Torre di Ruggiero, in Calabria, il Premio Nello Vincelli a Reggio Calabria, Italy.

In conclusione, il dr Roberto Crea si è affermato ed è riconosciuto come uno dei più grandi ricercatori e scienziati che l’America abbia mai conosciuto. Nei 65 anni della sua vita ha un lungo elenco di scoperte e ricerche e oggi può essere guardato dalle nuove generazioni come un idolo delle Biotecnologie cui molti scienziati nel mondo si ispirano al fine di aiutare l’umanità attraverso la Scienza. (rrm)

Cordoglio in Calabria per la scomparsa di Pietro Putame, per 20 anni sindaco a S. Pietro Maida

Profonda commozione e vasto cordoglio in Calabria per la scomparsa dell’ex sindaco di San Pietro a Maida, Pietro Putame. Uomo di grande levatura politica e morale, proveniva dalle fila dell’ex DC, ma era apprezzato da ogni parte per la coerenza e lo spirito visionario che ha accompagnato sempre la sua visione per la crescita del suo paese e della Calabria intera. Sindaco per oltre vent’anni, era amato dai suoi cittadini e corteggiato da politici regionali perché molto stimato dai sindaci dell’area di tutto il Lametino. Si era innamorato del progetto Calabria Silicon Valley, presentato nel 2019 dall’ex presidente della Regione Calabria Giuseppe Nisticò, in quanto «riteneva che Lamezia meritasse di essere capofila di una rete di centri di eccellenza non solo nel campo della ricerca scientifica e biomedica, ma anche nel settore agroalimentare e in altri settori dove già la Calabria eccelle».

«Pietro Putame – ha detto il prof. Nisticò – aveva un cuore nobile e generoso e per la sua alta competenza professionale, essendo stato dal 1973 al 2015 funzionario responsabile dell’INPS in Calabria, egli era stato selezionato come direttore generale facente funzioni del costituendo Renato Dulbecco Institute di Lamezia Terme. Oltre alle suddette doti – ricorda Nisticò, – Pietro era un uomo di una bontà e di una gentilezza veramente uniche, pertanto ha lasciato un vuoto incolmabile in tutti noi che l’abbiamo conosciuto ed apprezzato nella sua lunga attività politica e professionale.

Così il sindaco di Lamezia Terme avv. Paolo Mascaro ricorda Putame: «Conoscevo Pietro da tanti, tanti anni, ben prima del mio avvicinamento alla politica attiva.Ho il ricordo di un Uomo innamorato della vita ed innamorato della sua Comunità, di un Politico attivo e determinato, concreto e dinamico. Disponibile e sempre sorridente, credeva in ciò che faceva e sognava di fare sempre di più. Anche nei giorni scorsi abbiamo continuato a lavorare e sognare insieme ed oggi ancor di più, anche per Pietro, lotteremo per realizzare quello che era il suo ultimo sogno, da politico illuminato che sapeva guardare al di là dell’emergenza quotidiana. Lascia un grande vuoto di umanità in tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo».

Secondo il consigliere regionale Pietro Molinaro «Con la sua scomparsa la nostra Regione perde una figura rara e brillante con un rigore culturale e una forte passione civile che ha messo generosamente a disposizione delle Istituzioni che ha servito. Da lui è sempre emersa e ho apprezzato una tenace volontà di comprendere e trattare i problemi che via via si presentavano non sottraendosi a dare indicazioni politiche anche lungimiranti. Con lui scompare “un galantuomo” ma resterà sempre vivo il ricordo nella sua famiglia, in chi, come me, ha potuto conoscerlo e apprezzarlo e nella sua Comunità di San Pietro a Maida che ha tanto amato».

«Ottimo amministratore, professionista, padre di famiglia. – così lo ricorda Rocco Anello – Leale, generoso e sempre pronto alle necessità di chiunque. Abbiamo perso un grande amico».

Gianfranco Luzzo:  «Con Pietro avevamo preso di recente nuovamente contatti a proposito dell’iniziativa del Dulbecco Institute che porta avanti il prof. Nisticò. In tutte le occasioni che ho avuto modo di frequentarlo ne ho apprezzato la grande sensibilità e il grande impegno per la crescita della Calabria. Di lui ci mancheranno la sua presenza e il suo grande spirito di collaborazione». (rcz)

 

 

 

IL PROF. LAMETINO LIBRI GUIDA A LONDRA
PROGETTO COVID D’IMMUNITÀ IMMEDIATA

È di Lamezia Terme il prof. Enzo Libri, direttore del Centro Ricerche cliniche all’University College di Londra, a capo della sperimentazione di un sensazionale farmaco anticovid prodotto da AstraZeneca, con funzioni neutralizzanti, in grado di fornire un’immunità immediata. La notizia della sperimentazione è stata anticipata dal Guardian che ha riportato le prime dichiarazioni del prof. Libri: «Questo farmaco potrebbe dare un’immunità immediata. Se diamo degli anticorpi già attivi che riconoscono il virus e quindi non dobbiamo aspettare i tempi tecnici del vaccino che stimola gli anticorpi naturali, l’effetto è immediato, posto che gli studi diano i risultati desiderati, siamo ancora all’inizio».

Il prof. Libri fa parte della prestigiosa scuola medica dell’ex Presidente della Regione Calabria, Giuseppe Nisticò, farmacologo di fama internazionale, il quale fra i suoi allevi annovera con orgoglio il prof. Giovambattista De Sarro, attuale Rettore dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, Enzo Mollace, cardio-farmacologo di fama internazionale il quale ha lavorato a Londra anche sotto la guida del premio Nobel John Vane, Domenico Rotiroti, già preside sin dalla nascita della Facoltà di farmacia a Catanzaro, Mino Pelaja pneumologo di fama internazionale, Michelangelo Iannone attuale direttore scientifico Arpacal, la dott.ssa Maria Mena Arbitrio, Direttore Centro di Farmacologia del CNR di Catanzaro. Il prof. Nisticò aveva portato a Londra una schiera di future eccellenze tutte formatesi a Catanzaro. Oltre a Enzo Libri (che prima di passare all’University College dove è direttore della Farmacologia Clinica,  era stato all’Imperial College) attualmente vivono a Londra anche Giuseppe Rosano Direttore Cardiologia del St George University Hospital e Luigi Camporota allievo del prof. Marsico e del prof. Pelaia. Camporota, come si ricorderà – primo laureato alla Facoltà di Medicina di Catanzaro – è il medico che ha curato e salvato dal Covid il premier inglese Boris Johnson.

Un profondo legame con la Calabria è ancora vivo per il prof. Libri, che su invito del Rettore dell’Università Magna Graecia, va spesso a Catanzaro a tenere corsi di aggiornamento. Eccellenze italiane, con in comune la stessa origine (la Calabria) e la stessa matrice formativa: lo stesso Libri fa parte del Consiglio Scientifico Internazionale del Renato Dulbecco Institute che sta nascendo a Lamezia Terme sotto la guida del prof. Nisticò e che sarà diretto dal prof. Roberto Crea, padre delle biotecnologie, che tornerà in Calabria dopo 40 anni vissuti in California, a San Francisco. Il Dulbecco Institute – è bene ricordarlo – fa parte dei tanti progetti che la compianta presidente Jole Santelli stava predisponendo per la Calabria. Aveva già già dato indicazione ai suoi collaboratori, fra cui l’assessore all’Agricoltura Gianluca Gallo, di mettere a disposizione parte dei locali della Fondazione Mediterranea Terina e aveva convinto il prof. Crea a venire a dirigere quello che diventerà uno dei più prestigiosi e importanti centri di ricerca non solo della Calabria e del Mezzogiorno ma di tutta l’Europa. Purtroppo, la presidente Jole non potrà vedere la realizzazione del suo sogno: investire sulla ricerca per offrire opportunità di formazione e crescita ai giovani calabresi. E il Dulbecco Institute dovrà ricordarne l’impegno e la determinazione con cui la Santelli ha avviato la sua realizzazione.

Non deve dunque stupire che dalla Calabria vengono idee e ricerche che fanno onore all’Italia intera. Il prof. Enzo Libri, che rivendica con soddisfazione la sua “calabresità” ha affermato che lo studio continuerà per un anno. «L’aspettativa – ha specificato – è che ci sia una protezione per almeno 6 mesi-un anno, un po’ come per tutti gli anticorpi neutralizzanti anche in altre patologie. In base a chiarissimi risultati positivi intermedi dello studio si potrebbe chiedere un’urgente approvazione anche prima della formale conclusione dello studio. Che potrebbe in linea teorica verificarsi per marzo-aprile, più probabile per l’estate, nella peggiore delle ipotesi alla fine del 2021, in base al numero dei volontari che accedono al programma».

Nel contempo, il prof. Nisticò ha comunicato che «il prof. Roberto Crea, direttore scientifico del Renato Dulbecco Institute, in collaborazione con il prof. Giovambattista De Sarro e qualificati ricercatori dell’UMG come il prof. Antonio Procopio e il prof. Alfredo Focà e dell’Unical come il prof. Francesco Puoci stanno preparando un progetto di ricerca volto a valutare gli effetti delle pronectine, prodotti biotecnologici di cui il Renato Dulbecco Institute possiede il brevetto, in senso anticoronavirus. Va sottolineato come le pronectine siano molecole più piccole, più biodisponibili e più potenti rispetto agli anticorpi monoclonali. Ci si augura – ha concluso Nisticò – che nel prossimo anno dalla Calabria, anche in collaborazione con il prof. Enzo Libri dell’University College di Londra, partiranno scoperte di farmaci innovativi per debellare completamente le malattie da coronavirus».

Neanche il tempo di formulare la proposta che il prof. Libri ha già accettato l’invito del prof. Nisticò a collaborare su questo importante progetto che sarà guidato dal prof. Roberto Crea e dal rettore De Sarro. Sarà la Calabria, con la sua carica vitale di eccellenze in campo medico-scientifico, a individuare e trovare le soluzioni al “male del terzo millennio”. Un obiettivo che pone la ricerca al centro della rinascita, anche scientifica, del Mezzogiorno, con la Calabria protagonista. Con tantissimo orgoglio. (s)

 

MEDICINA A CATANZARO, BEN 15 SCIENZIATI
“SEGNALATI” DALLA STANFORD UNIVERSITY

Sono ben 15 gli scienziati e ricercatori dell’Università Magna Graecia di Catanzaro che sono stati segnalati dalla prestigiosa Stanford University. L’università californiana ha elaborato un sofisticato sistema di classificazione che ha selezionato 160mila scienziati, docenti e ricercatori di tutto il mondo, individuando oltre ai 15 docenti e ricercatori della Facoltà di Medicina catanzarese, altri 84 docenti calabresi che operano negli altri due Atenei calabresi. La Calabria, dunque, è una regione che, nonostante le sue difficoltà, riesce comunque a brillare di luce propria e che si sente orgogliosa dei suoi figli che, siano in ‘casa’ o fuori, riescono a ottenere prestigiosi riconoscimenti, conferendo alla loro amata terra quel lustro che è uno stimolo – per giovani e non – a fare di meglio per la collettività.

D’altronde, la nostra amata terra può annoverare innumerevoli e continui riconoscimenti, internazionali e non, ottenuti non solo dai singoli, ma anche dalle nostre tre Università che, col passare degli anni, grazie alle grandi capacità e alle intuizioni di professori eccelsi, sono diventate un fiore all’occhiello in diverse specializzazioni, ritagliandosi un posto importante tra le grandi Università italiane e del mondo. Continuando a proporre nuovi percorsi innovativi per i loro studenti, come, ad esempio, il corso di laurea a ciclo unico in “Medicina e Ingegneria”, proposto dall’Università della Calabria e dall’Università Magna Graecia di Catanzaro, che consentirà agli iscritti, al termine del ciclo di studi di 6 anni, di conseguire oltre al titolo di dottore in Medicina e Chirurgia, anche la laurea triennale in Ingegneria informatica, con specializzazione bioinformatica. Un corso innovativo che sarà presentato il 10 dicembre.

Ed è proprio l’Università Magna Graecia di Catanzaro che, ancora una volta – nei giorni scorsi è stato premiata con il Premio Angi 2020 – a essere protagonista di un altro prestigioso riconoscimento, che questa volta arriva dalla Stanford University che nella sua indagine annuale, ha indicato tra i primi 160 mila scienziati più citati al mondo per la produzione scientifica, anche 15 docenti e ricercatori della Facoltà di Medicina dell’Umg. È un attestato di qualità che conferma l’eccellenza della Facoltà di Medicina del Capoluogo della Calabria, una vera fucina di scienziati richiesti da tutto il mondo e grande riferimento per il mondo scientifico e della ricerca. Non inganni il numero degli scienziati menzionati dalla Stanford: la qualità è presente soprattutto nelle “piccole” Università che sfornano ricercatori e specialisti che stanno lasciando il segno nel mondo scientifico. Catanzaro, peraltro, sforna sin dal primo anno dell’istituzione della Facoltà di Medicina, continue eccellenze scientifiche: proviene dall’UMG il prof. Luigi Camporota (che ha curato e guarito dal Covid-19 il premier inglese Boris Johnson) e dalla Facoltà catanzarese sono usciti illustri clinici come il prof. Vincenzo Libri (attuale direttore della Farmacologia clinica all’Imperial College di Londra), e Giuseppe Rosano, professore di cardiologia al St. George University Hospital di Londra. Senza dimenticare che a Catanzaro opera uno dei più rinomati pneumologi italiani, il prof. Girolamo Pelaia che dirige l’Unità Operativa Complessa di malattie dell’apparato respiratorio. Ma una citazione d’onore va riservata anche ai proff. Pierfrancesco Tassone e Pier Sandro Tagliaferri (meritatamente segnalato dalla Stanford University), due eccellenze nel campo dell’Oncologia internazionale, e al prof. Vincenzo Mollace, già preside della Facoltà di Farmacia, uno dei più brillanti farmacologi del nostro Paese, già allievo del premio Nobel John Vane.

E quando sarà pronto a Lamezia Terme, presso la Fondazione Mediterranea Terina il Renato Dulbecco Institute, cui sta lavorando alacremente un’altra eccellenza calabrese nel campo della farmacologia, il prof. Giuseppe Nisticò, dalla Calabria – sotto la guida del prof. Roberto Crea, padre delle biotecnologie, reggino, da 40 anni a San Francisco – usciranno fior di ricercatori. Il Dulbecco Institute produrrà anticorpi monoclonali, che si stanno rivelando un formidabile strumento terapeutico per contrastare la pandemia da coronavirus, ed è destinato a diventare uno dei più importanti centri di ricerca di tutto il Mezzogiorno.

C’è dunque di che andare orgogliosi e del resto, in gran parte del mondo, nelle corsie degli ospedali e dei centri di ricerca più importanti, si avverte molto frequentemente l’accento calabrese: la Calabria ha il triste record nell’esportazione di eccellenze e non solo nel campo scientifico. È motivo di grande soddisfazione avere tante eccellenze sparse nel mondo che danno lustro alla Calabria, ma in tantissimi, medici, specialisti, ricercatori, desidererebbero tornare e offrire le proprie competenze e capacità alla loro terra, proprio come farà il prof. Crea. Il suo ritorno apre la strada a centinaia di ricercatori calabresi che troveranno gli spazi per formarsi, specializzarsi, crescere e dare un grande impulso alla crescita e allo sviluppo della regione.

Chi sono i 15 clinici che portano ancor di più lustro a Catanzaro e alla Calabria? Si comincia con il Magnifico Rettore dell’UMG Giovambattista De Sarro, farmacologo di grande competenza, apprezzato a livello internazionale, e poi l’elenco della Stanford University comprende i proff. Aldo Quattrone (ex Rettore), Stefano Alcaro (professore di Clinica Farmaceutica) Mario Cannataro (professore di Sistemi di Elaborazione e coordiantore del gruppo di Ricerca di Ingegneria Informatica, Bioinformatica e Informatica medica), Ludovico Abenavoli (professore associato di Gastroenterologia), Ciro Indolfi (ordinario di Cardiologia Emodinamica), Francesco Perticone (ordinario di Medicina Interna già Presidente della Società Italiana di Medicina Interna), Piefrancesco Tassone (ordinario di Oncologia), Donatella Paladino (del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica) Massimo Fresta (della Scuola di Farmacia e Nutraceutica), Raffaele Serra (professore associato di Chirurgia Vascolare), Luca Gallelli (ricercatore di Farmacologia), Donato Cosco (professore associato, Farmaceutico tenologico) e Antonino Fiorillo (professore di Elettronica e Sensori in Ingegneria Biomedica).

Questi specialisti – già conosciuti e molto apprezzati in Italia – sono stati individuati da uno specifico gruppo di ricerca californiano, coordinato dal prof. John P. A. Ioannidis, tramite la piattaforma Scopus, che ha tenuto conto di tutti i possibili parametri bibliometrici, tra cui index, numero di pubblicazioni, citazioni, rilevanza riviste, rilevanza settore, ecc. in ben 22 discipline scientifiche e 176 sottocampi di ricerca specifica. Nel lungo prestigioso elenco figurano in totale  4.008 scienziati italiani. (rrm)