PNRR: il Ministro Fitto snellisce procedure e assorbe l’Agenzia per la Coesione

di MARIA CRISTINA GULLÌ – Scompare l’Agenzia per la Coesione che viene assorbita dal Dipartimento guidato dal Ministro Fitto per l’attuazione del Pnrr. Lo ha stabilito un decreto dello stesso ministro per gli Affari Europei e le Politiche di Coesione e il PNRR, con delega anche per il Sud. 

Al Ministro Fitto è affidata la struttura di missione che ha il compito di coordinare le attività di messa a terra dei progetti che diventa così il “il punto di contatto nazionale per l’attuazione del Piano” e i rapporti con le istituzioni di Bruxelles.

Il lavoro di rendicontazione finanziaria e contabile del Pnrr e il monitoraggio restano invece a carico del Ministero dell’Economia. 

La gestione delle politiche di coesione – ha fatto notare il Ministro Fitto – finora non ha mostrato di funzionare, per cui si rende necessaria una nuova architettura di governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che dovrà “dialogare“ con le politiche di coesione per mettere a sistema le diverse fonti di finanziamento. Fitto ha dunque predisposto un decreto per semplificare le procedure, prevedendo, tra l’altro, che per interventi di tipo infrastrutturale e edilizio l’affidamento della progettazione ed esecuzione dei relativi lavori possa avvenire anche sulla base del progetto di fattibilità tecnica ed economica, come oggi avviene per le opere ferroviarie. Con l’occasione del decreto Fitto ha anche presentato in Consiglio dei Ministri – che l’ha approvata, la relazione sull’utilizzo delle risorse nazionali ed europee della programmazione 2014-2020. Su complessivi 116 miliardi, ne sono stati impegnati 67 ed effettivamente spesi solo 36. “Sono necessari rimedi strutturali – ha detto  Fitto – perché questi dati ci collocano agli ultimi posti in Europa”.

L’iniziativa ministeriale di Fitto, che sarà molto utile alla Calabria, ha trovato il plauso dell’ex presidente della Regione Calabria Giuseppe Nisticò. 

«Si tratta – ha commentato il prof. Nisticò, farmacologo di fama internazionale, di un decreto eccellente del ministro Fitto, espressione della sua alta competenza politica, dovuta alla sua lunga esperienza come Presidente della Regione Puglia e come parlamentare europeo. Così, certamente si snelliranno le procedure e si elimineranno i nodi burocratici che fino a ora, per i numerosi contenziosi e problemi sollevati, stanno bloccando l’impiego dei fondi del PNRR.

«A mio avviso – ha ribadito Nisticò – per quanto riguarda i fondi PNRR per i progetti di Ricerca Scientifica relativa agli ecosistemi per l’innovatività al Sud, il ministro Fitto e la struttura che opererà sotto la sua guida dovrebbero tener conto dei seguenti suggerimenti:

1) Quando si tratta di finanziamenti di cui è beneficiaria una Fondazione che per statuto non ha fini di lucro, come la Fondazione Dulbecco in Calabria, questi dovrebbero finanziarie al 100% il progetto approvato e non al 50% come quando si tratta di un contributo considerato “aiuto di Stato”;

2) Per facilitare l’uso di risorse, il Ministero dovrebbe seguire nell’erogazione il seguente cronoprogramma: a) un contributo iniziale come anticipo (circa il 20% del finanziamento totale); b) rimborsi periodici per lotti funzionali dell’opera fino al completamento di tutte le opere da realizzare; c) includere nei finanziamenti anche le risorse necessarie per il personale laureato, tecnico e amministrativo e non escludere queste risorse com’è successo fino a ora. Altrimenti si realizzano infrastrutture di eccellenza che rimarranno cattedrali nel deserto dal momento che senza personale non si potrà svolgere alcuna attività di ricerca.; d) infine, prevedere un incremento del contributo necessario per potere fare fronte all’aumento del costo della vita, verificatosi nel periodo che va dalla preparazione del progetto a quello della realizzazione delle opere (uno-due anni dopo), periodo in cui, nel frattempo, sono aumentati i prezzi dei materiali edili, di attrezzature, energia, etc.

Per quanto riguarda il progetto Renato Dulbecco di Lamezia, questo è stato finanziato dal Ministero del Sud (quando era ministra Mara Carfagna) perché considerato dalla commissione giudicatrice uno dei migliori in Italia per l’impatto scientifico, che permetterà la scoperta e la produzione di nuovi prodotti biotecnologici, come le pronectine scoperte dal prof. Roberto Crea, calabrese che vive da oltre 40 anni a San Francisco, e che servono per il trattamento di malattie da coronavirus e varianti, nonché forme di cancro resistenti alle terapie attuali, malattie orfane e malattie neurodegenerative. Inoltre, ci sarà un enorme impatto economico e sociale, consentendo ai giovani talenti calabresi di poter continuare a lavorare nella loro terra e a ricercatori calabresi affermati di poter rientrare int Calabria dopo anni di successo all’estero o in altri prestigiosi istituti di Ricerca in Italia. Inoltre, all’Istituto Dulbecco l’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo intende affidare i controlli di qualità e di sicurezza alimentare dei prodotti dell’agroalimentare calabrese, al fine di certificarne provenienza e qualità e aprire ai prodotti tipici nuovi mercati internazionali.

Il presidente Occhiuto, che ha sempre condiviso questo progetto come fiore all’occhiello della Regione Calabria, ha predisposto la delibera della Fondazione Terina, guidata dalla nuova commissaria Antonella Cauteruccio, per la concessione e la consegna dei locali da ristrutturare per realizzare l’Istituto Renato Dulbecco. E infine il Presidente Occhiuto si augura, come già si era impegnato pochi mesi orsono con il premio Nobel israeliano Aaron Ciechanover, di poter creare insieme con Israele un polo internazionale di biotecnologie, bioinformatica, bioingegneria, elettronica, in collaborazione con Università e imprese farmaceutiche, che potenzi la Ricerca Scientifica nel Meridione d’Italia, in Calabria, e nell’area del Mediterraneo, da cui deriveranno benefici enormi nel mondo. (mcg)

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IL PROGETTO DEL RENATO DULBECCO INSTITUTE A LAMEZIA

È un ambizioso quanto rivoluzionario progetto di Ricerca scientifica il Renato Dulbecco Institute che sorgerà a Lamezia Terme nell’area della Fondazione Mediterranea Terina. Voluto e promosso dalla Fondazione Renato Dulbecco di cui è commissario il prof. Giuseppe Nisticò, farmacologo di famainternazionale, ha tra i soci fondatori, oltre al prof. Nisticò, l’ex Rettore dell’Università La Sapienza Eugenio Gaudio (oggi presidente dell’omonima Fondazione), il prof. Franco Romeo cardiologo interventista di primissimo piano e il prof. Vincenzo Mollace, attuale vicepresidente della Fondazione Dulbecco, e sarà diretto dal prof. Roberto Crea, scienziato di fama mondiale, calabrese di Palmi, da oltre 40 anni a San Francisco.

Il progetto Renato Dulbecco era stato finanziato inizialmente con un contributo di circa 14 milioni di euro ridotto successivamente dall’Agenzia per la Coesione a 8,2 milioni perché consididerato “aiuto di Stato”.

Il progetto prevede la realizzazione di un Centro di Ricerca internazionale sulle biotecnologie, basandosi su brevetti internazionali concessi in licenza alla Fondazione Dulbecco (le cosiddette pronectine, ovvero nanoanticorpi) in grado di intervenire su malattie da coronavirus e sue varianti e su alcune forme di cancro ancora oggi incurabili. Le sperimentazioni in questo campo, già avviate all’UMG di Catanzaro dal gruppo di ricercatori calabresi di Oncologia diretto dai proff. Pierfrancesco Tassone e Piersandro Tagliaferri, hanno dato risultati sorprendenti.

Il Dulbecco Institute farà attività di ricerca e formazione scientifica e potrà offrire grandi opportunità per i giovani laureati e ricercatori della Calabria.

Il progetto era molto piaciuto alla compianta presidente Jole Santelli che aveva personalmente affidato al prof. Crea la Direzione scientifica del nascente Istituto nell’area lametina. (mcg)

Russo (CSL): Bene finanziamento dal ministero per il Sud per il Renato Dulbecco Institute

Tonino Russo, segretario generale di Cisl Calabria, ha definito una «buona notizia» quella del finanziamento, proveniente dal Ministero per il Sud e la Coesione territoriale, per la realizzazione del Renato Dulbecco Institute di Lamezia Terme.

«Una buona notizia per la ricerca – ha spiegato Russo – perché destinare circa 14 milioni di euro allo studio delle biotecnologie nel campo medico e nel settore agroalimentare significa puntare all’eccellenza; una buona notizia per la Calabria, che vede nel suo territorio, in cui l’agroalimentare è un elemento di forza dell’economia, la nascita di una struttura mirata a valorizzare proprio gli studi in questo ambito».

«Una buona notizia – ha proseguito – perché la scelta della ministra Mara Carfagna potrà favorire anche il rientro in regione di giovani ricercatori calabresi sparsi per il mondo: si annuncia, infatti, la creazione di un gruppo di esperti guidati dai professori Roberto Crea e Giuseppe Nisticò, della Fondazione Renato Dulbecco».

«La Cisl calabrese – ha concluso il segretario generale dell’organizzazione sindacale – apprezza e sostiene questo progetto che va nella direzione di un buon utilizzo, indirizzato verso l’innovazione, delle risorse per il Mezzogiorno. È un buon esempio della Calabria che vogliamo». (rcz)

Dulbecco Institute: il prof Crea da San Francisco a Roma per i fondi del Pnrr

Appresa la notizia dell’approvazione del finanziamento del progetto Renato Dulbecco Institute di Lamezia Terme, il prof Roberto Crea, direttore scientifico della Fondazione Renato Dulbecco ha spiccato il volo da San Francisco, dove vive e opera da 40 anni, per incontrare il prof. Giuseppe Nisticò ex presidente della Regione Calabria e attualmente commissario della stessa Fondazione. Obiettivo la costituzione di una task force di esperti, guidati da Crea e Nisticò, al fine di utilizzare il più rapidamente possibile il finanziamento di circa 14 milioni di euro del Ministero del Sud stanziati per la realizzazione dell’Istituto.

I due ricercatori si sono doverosamente recati a salutare la ministra Carfagna particolarmente apprezzata per la selezione su base meritocratica dei progetti approvati per la creazione di ecosistemi dell’innovazione nel Mezzogiorno.

Al ministero sono stati accolti con molta cordialità dal delegato della ministra, on. Paolo Russo, figura di grande competenza nel settore delle biotecnologie mediche, essendo stato docente presso l’Università Cattolica di Roma. Il Prof. Crea ha avuto così l’opportunità di discutere a lungo con lui del progetto volto a creare in Calabria una piattaforma di eccellenza nel campo delle biotecnologie mediche e nel settore agro-alimentare (marchio di qualità dei prodotti calabresi).

Fin dalla sua concezione, due anni or sono, il prodotto biotecnologico era stato avviato sia in California, a San Francisco, sia in Calabria, presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro, e ha già dato luogo a risultati molto interessanti. Le pronectine bispecifiche, prodotte a San Francisco, sono state sperimentate nel carcinoma ovarico da oncologi di prestigio internazionale, come il prof. Pierfrancesco Tassone e Pier Sandro Tagliaferri dell’UMG. Così le prime pronectine si sono rivelate molto efficaci in modelli sperimentali di colture cellulari di cancro dell’ovaio “a cellule chiare”, malattia orfana in quanto attualmente non esiste per questo tipo di cancro, particolarmente aggressivo e mortale, alcun trattamento farmacologico. D’altro canto, anche in modelli animali di carcinoma ovarico gli effetti delle pronectine si sono rivelate molto efficaci e tollerate. 

La visita romana del prof. Crea, accompagnato dal prof. Nisticò, è stata dedicata anche al consolidamento della rete degli istituti scientifici (Università La Sapienza di Roma, Università di Tor Vergata, Istituto Superiore di Sanità, Ospedale Spallanzani e Istituto di Ricovero e Cura a carattere scientifico Santa Lucia), che hanno già avviato progetti scientifici con il Renato Dulbecco Institute per valutare   l’efficacia in senso anticoronavirus (Sars-Cov-2) e tutte le varianti) che contro forme di cancro ad alto potere metastatizzante e letali, come il melanoma, ricerche che saranno condotte dal prof. Giovanni Pellacani, direttore della Clinica dermatologica della Sapienza, e collaboratori dell’UMG come il prof. Steven Nisticò, direttore della Dermatologia. Un altro progetto riguarda il neuroblastoma, malattia orfana, per la quale non esiste alcun trattamento, sarà sviluppato presso i laboratori della Santa Lucia diretti dal prof. Carlo Caltagirone e dal prof. Emiliano Giardina.

Inoltre, le stesse pronectine saranno impiegate, in collaborazione con l’Istituto diretto dal prof. Eugenio Gaudio per il trattamento del colangiocarcinoma, e presso il Dipartimento diretto dalla prof.ssa Antonella Polimeni per il trattamento di carcinomi testa-collo.

Difatti, particolare interesse è stato dimostrato per tali linee di ricerca dalla Rettrice della Sapienza Antonella Polimeni, la quale era stata per lungo tempo presidente della conferenza nazionale di tutte le facoltà di odontoiatria del nostro Paese. Nella lunga conversazione con il prof. Crea, la Rettrice ha confermato le sue brillanti doti strategiche e ha riferito di voler rendere il suo Ateneo una punta avanzata della Ricerca in Europa, valorizzando i giovani laureati e anche le donne più qualificate e meritevoli.

Grande entusiasmo è stato espresso anche dal prof. Gaudio, già Rettore della Sapienza il quale oggi ricopre il ruolo di Presidente della Fondazione dello stesso Ateneo, ed è stato insieme con i prof. Crea, Nisticò e Franco Romeo, uno fra i fondatori della Fondazione Dulbecco. Il prof. Gaudio è profondamente convinto che la Ricerca applicata, quando finalizzata alla scoperta di nuovi farmaci, porta vantaggi non solo scientifici a beneficio di pazienti affetti da malattie incurabili, ma anche di natura economica con un indotto straordinario a favore di giovani ricercatori universitari e anche del mondo dell’industria.

Al fine di poter utilizzare rapidamente le risorse del PNRR è stato necessario organizzare in primis una macchina amministrativa, scientifica e legale perché purtroppo, come ha dichiarato il prof. Nisticò, «ancora oggi la burocrazia di tipo borbonico del nostro Paese fa tremare le vene e i polsi e c’è il rischio di perdere le risorse assegnate». 

A tal riguardo, molto rassicurante è stato il portavoce della ministra Mara Carfagna, l’on. Paolo Russo, che ha garantito tutto il suo impegno per superare eventuali nodi burocratici e permettere il monitoraggio continuo dell’evoluzione del progetto presso l’Agenzia per la Coesione Territoriale. Questo perché – sottolineato l’on. Russo – il Dulbecco può rappresentare un progetto modello per altre iniziative analoghe da realizzare nel Mezzogiorno.

Il prof. Crea ha anche espresso piena disponibilità di traferire il know-how per la produzione delle pronectine a industria nazionali o multinazionali che intenderanno produrre questi prodotti biotecnologici innovativi per la loro immissione in commercio.

Si  aprono così in Calabria nuove frontiere sotto la presidenza di Roberto Occhiuto, che segue quotidianamente molto da vicino il progetto Dulbecco, e che nei prossimi giorni riceverà la visita del Premio Nobel israeliano Aaron Ciechanover, uno degli alti consulenti del progetto Dulbecco, insieme con l’altro Premio Nobel Thomas Südhof della Stanford University e con sir Salvador Moncada, lo scienziato che ha scoperto il nitrossido (la cosiddetta molecola della vita), per il quale è stato insignito del titolo di baronetto dalla regina Elisabetta d’Inghilterra.

Nei mesi scorsi, c’era stato già un primo incontro tra il presidente Occhiuto e il Nobel Ciechanover accompagnato dal prof. Giuseppe Nisticò a Montecitorio e fra di loro era nata una ondata di stima e di immediata e spontanea amicizia. Ciò porterà sicuramente in futuro a un’interazione positiva fra i campus biomedici delle Università israeliane e quelli della Regione Calabria, laddove il settore medico, farmaceutico, bioinformatico ed elettronico permetteranno di creare condizioni di collaborazione scientifica fra giovani ricercatori di entrambi i Paesi, prerequisito fondamentale pe ril rientro di cervelli di calabresi nella loro terra e per arrestare la fuga dei migliori talenti verso altre regioni o all’estero.

In occasione della visita romana del prof. Roberto Crea, la Fondazione Dulbecco gli ha voluto conferire la sua prima medaglia d’oro come segno di gratitudine per essere stato insieme al prof Nisticò l’ideatore e il socio fondatore della Fondazione Renato Dulbecco. La composizione artistica è opera del maestro orafo Gerardo Sacco di Crotone venuto apposta a Roma per tale occasione: è uno degli orafi più famosi del nostro Paese che da ormai circa 50 anni con le sue creazioni porta lustro alla Calabria in ogni parte del mondo. (rrm)

Approvato il finanziamento: al Dulbecco Institute di Lamezia 14 milioni

Approvato dall’Agenzia per la Coesione Territoriale del Ministero per il Sud il progetto del Renato Dulbecco Institute con un finanziamento di quasi 14 milioni di euro. È una giornata importante per la Calabria, ma anche per tutto il Mezzogiorno: si concretizza un sogno che contribuirà in maniera decisiva alla crescita e lo sviluppo del territorio di Lamezia Terme, ma soprattutto lancerà la Calabria nell’Olimpo della ricerca scientifica. 

Il progetto dell’Istituto intitolato al grande premio Nobel Renato Dulbecco (originario di Catanzaro, non dimentichiamolo), nato da un’intuizione e da un’idea del prof. Giuseppe Nisticò, già presidente della Regione Calabria, ma soprattutto farmacologo di fama internazionale, e del prof. Roberto Crea, considerato uno dei padri delle biotecnologie nel mondo, trova adesso il suo sbocco realizzativo presso la Fondazione Mediterranea Terina di Lamezia Terme. Nei locali, debitamente attrezzati, prenderà corpo un centro di ricerca scientifica di respiro mondiale.

«È quindi un grande successo per la Calabria, – ha dichiarato il prof. Giuseppe Nisticò –, il finanziamento del progetto del Renato Dulbecco Institute di Lamezia Terme, perché e il progetto più originale tra tutti quelli presentati, in quanto sviluppa le proprietà intellettuali della Protelica Inc della California e quelle del nascente Istituto di ricerca. Questo ha in licenza per l’Europa 12 brevetti di Pronectine, cioè di nanoanticorpi provvisti di attività anticoronavirus (contro tutte le varianti) e anticancro verso varie forme di carcinoma resistenti alle terapie attuali. 

Dalla Calabria sono già partite le sperimentazioni che avranno un immediato impatto sociale per la salute del’uomo e in particolare per il controllo della pandemia da coronavirus e varianti, attualmente in corso, nonché  consentirà di salvare vite umane da terribili e incurabili forme di cancro. Per questo – ha continuato Nisticò – il progetto RDI è quello a maggior impatto e valore per la società, nonostante gli altri progetti presentati e approvati siano di grande qualità, ma riguardano altri aspetti della vita culturale e scientifica.

Già ci sono i primi risultati dopo un anno di sperimentazione e quindi si può facilmente prevedere una importante ricaduta in termini terapeutici non solo per il territorio, ma per l’intera umanità».

Largamente soddisfatto il prof. Giuseppe Nisticò, commissario dell’Istituto Dulbecco e motore propulsore dell’iniziativa: «Le risorse assegnate al progetto saranno rapidamente impiegate per la ristrutturazione dei locali della Fondazione Terina, per l’acquisto delle attrezzature avanzate per dotare laboratori di ricerca di standard europeo in GMP (Good Manufacturing Practice) e GLP (Good Laboratory Practice). Le ricerche in Calabria saranno concentrate sullo studio delle pronectine anticancro e in particolare di pronectine cosiddette bispecifiche capaci di legarsi a recettori AXL di cellule cancerose del carcinoma ovarico a cellule chiare presso i laboratori di Oncologia dell’UMG, e il cancro della mammella presso i laboratori di biologia molecolare del prof. Sebastiano Andò presso l’Unical, e di altre forme di cancro finora resistenti alle terapie attuali.

«Un altro filone di ricerca – fa notare il prof. Nisticò – sarà dedicato, per volontà del presidente Roberto Occhiuto e dell’assessore regionale all’Agricoltura della Regione Calabria Gianluca Gallo, alla riqualificazione di laboratori che saranno dotati di tecnologie avanzate per la certificazione della qualità e della sicurezza (marchio di qualità) dei prodotti agroalimentari calabresi, nonché per la formazione del personale tecnico e laureato».

La notizia di ammissione al finanziamento è stata comunicata al prof. Nisticò dal sindaco di Lamezia Terme avv. Paolo Mascaro e dal presidente Occhiuto che sono stati i primi partner dell’iniziativa e hanno sottoscritto il progetto fin dalla sua nascita, accogliendolo con grande entusiasmo e orgoglio.

Altri partners che faranno parte del network scientifico sono rappresentati dall’Istituto di Oncologia dell’Università Magna Graecia, diretto dai proff. Pierfrancesco Tassone e Pier Sandro Tagliaferri, scienziati di fama internazionali, dal Dipartimento di Farmacologia dell’Unical, diretto dal prof. Sebastiano Andò, già preside della Facoltà per oltre 20 anni, e dal Dipartimento di Chimica dell’Unical di cui è responsabile il nanotecnologo prof. Massimo La Deda. Inoltre, il network scientifico si estende in altre regioni e comprende l’Università di Roma La Sapienza, l’Università di Tor Vergata, e prestigiosi istituti nazionali come lo Spallanzani di Roma e l’Istituto Superiore di Sanità.

Grande entusiasmo è stato espresso dal prof. Roberto Crea, futuro direttore scientifico dell’Istituto Dulbecco di Lamezia, che nei prossimi giorni verrà in Italia per ringraziare personalmente la ministra Mara Carfagna che ha valutato le proposte dei progetti con grande obiettività e su base meritocratica. «Un momento storico per la Calabria e i giovani ricercatori – ha detto Crea da San Francisco – che avranno modo di realizzarsi nella propria terra e contribuire al futuro della medicina e del benessere sociale ed economico della Calabria. Il nostro impegno sarà quello di creare nuovi modelli di ricerca medica e valorizzare l’impatto positivo delle nuove scoperte per il beneficio della Calabria, dell’Italia e dell’Europa stessa. Un sincero apprezzamento per la nostra classe politica, a partire dal primo ministro Draghi e la Senatrice Carfagna che hanno sostenuto con ferma volontà il nostro progetto volto a creare un’iniziativa altamente innovativa in una delle regioni più povere del Sud Italia. Adesso toccherà a noi di mettercela tutta per realizzare il nostro piano di sviluppo scientifico e imprenditoriale».

Grande soddisfazione hanno espresso anche i tre alti consulenti del Renato Dulbecco Institute e cioè i premi Nobel Aaron Ciechanover, di Tel Aviv, e Thomas Südhof, della Stanford University, e il prof. Salvador Moncada (dell’University College di Londra), lo scienziato che ha scoperto la prostaciclina e il nitrossido (la cosiddetta molecola della vita) che gli è valso il conferimento del titolo di sir dalla Regina Elisabetta.

Tra i 27 progetti approvati, solo l’Istituto Dulbecco, ha conquistato in Calabria l’accesso all’importante finanziamento, a conferma dell’altissima qualità scientifica e della competitività a livello internazionale che riveste l’iniziativa. (rrm)

Innovazione nel Sud: anche il Dulbecco Institute tra i 13 progetti calabresi ammessi alla prima fase

C’è anche il Renato Dulbecco Institute, il centro di ricerca scientifica internazionale che sta sorgendo a Lamezia Terme, fra i tredici progetti calabresi che hanno superato la prima fase di valutazione progettuale per l’Innovazione nel Mezzogiorno. I progetti sono stati presentati entro il 12 novembre nella manifestazione di interesse per la candidatura di ecosistemi di innovazione, che prevedano la sinergia tra università, centri ricerca, istituzioni e realtà imprenditoriali private. Clamorose anche lacune bocciatura come il progetto PaRISS dell’Unical  che prevedeva la nascita di una cittadella dell’innovazione intorno ad Arcavacata, quello presentato dall’Università E-Campus relativo al Parco Museo Kolbe e quello dell’Ingv Calabria che ipotizzava un sistema di monitoraggio multirischi per la prevenzione dei terremoti.

Tra quelli ammessi alla seconda fase valutativa (il PNRR finanzia il fondo voluto dalla ministra per il Sud Mara Carfagna per 70 milioni l’anno nel periodo 2022-2026) il Renato Dulbecco Institute, nonostante l’importanza e la valenza dell’iniziativa, richiede un impegno finanziario di 27 milioni, tra i più bassi come budget tra quelli presentati. A tale proposito, il prof. Giuseppe Nisticò, farmacologo di fama internazionale e commissario della Fondazione Dulbecco ha espresso la propria soddisfazione «per come sta procedendo la valutazione nazionale dei progetti sull’innovazione al Sud e mi auguro che si continui su questa linea che premia il merito». Anche il prof. Roberto Crea direttore scientifico del Renato Dulbecco Institute e il Premio Nobel Aaron Ciechanover, alto consulente dello stesso Istituto  hanno espresso il loro più vivo compiacimento per l’elevato standard di selezione che la  ministra per il Sud Mara Carfagna sta seguendo. «L’originalità del progetto – dice il prof. Nisticò – deriva dal fatto che sia la Fondazione Renato Dulbecco, sia la Protelica di San Francisco sono gli unici a essere proprietari dei brevetti per la produzione di pronectine o nanoanticorpi e quindi nessun altro istituto di ricerca al mondo può portare avanti questi studi».

Le prime pronectine prodotte si sono rivelate di essere efficaci in alcune forme di cancro resistenti alle terapie attuali, come dimostrato presso l’Università Magna Graecia, dai due grandi oncologi di fama internazionali il prof. Pier Francesco Tassone  e Pier Sandro Tagliaferri.  Allo stato attuale, il prof. Roberto Crea sta procedendo alla selezione delle pronectine più efficaci per il trattamento delle malattie da coronavirus e in primis delle varianti delta e di quella omicron.

Tra gli altri progetti che hanno superato la prima fase di valutazione, spiccano anche il progetto Agapi dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, che prevede la creazione di un campus tecnologico di altissima innovazione, con un’area hitech polifunzionale e poliattrattiva da realizzarsi nell’area dismessa delle Officine Grandi Riparazione di Saline Joniche, e il progetto Longevity health Plan Institute del prof. Valter Longo, uno dei maggiori esperti di nutrizione e salute. Longo, calabrese, che vive tra Milano e Los Angeles è molto apprezzato per le sue ricerche sull’alimentazione di anziani e bambini i cui risultati offrono opportunità per una “lunga” vita in salute. Il progetto Agapi era stato illustrato qualche mese addietro alla stampa dal Rettore della Mediterranea prof. Marcello Zimbone unitamente al deputato reggino Francesco Cannizzaro: richiede un investimento di 90 milioni di euro. (rcz)

 

Dulbecco Institute: il progetto da 27 mln depositato al Ministero per il Sud

Nuovo importante traguardo nella realizzazione del Renato Dulbecco Institute a Lamezia Terme: è stata presentata venerdì 12 novembre la documentazione del progetto per i finanziamenti che permetteranno al Centro di Ricerca di diventare realtà. Alla scadenza dei termini per la presentazione al Ministero per il Sud delle domande di manifestazione di interesse per la candidatura di idee progettuali per la creazione di ecosistemi dell’innovazione nel Mezzogiorno, la Fondazione Renato Dulbecco ha depositato la documentazione necessaria con il pieno e convinto sostegno del presidente della Regione Roberto Occhiuto e del sindaco di Lamezia Terme avv. Paolo Mascaro.

Nello specifico, si tratta della richiesta di un investimento pari a circa 27milioni di euro per realizzare presso la Fondazione Terina di Lamezia l’Istituto Renato Dulbecco, destinato a diventare una piattaforma di eccellenza internazionale sul tema delle scienze della vita, con particolare riferimento alla produzione e allo studio di anticorpi monoclonali, ma soprattutto di pronectine, dette anche nanoanticorpi. Queste nanoproteine, come riportato nelle più prestigiose pubblicazioni scientifiche statunitensi, rappresentano la forma più avanzata, più efficace e più tollerata per il trattamento delle malattie da coronavirus e varianti, nonché di varie forme di cancro resistenti alle terapie tradizionali.

La Fondazione Renato Dulbecco ha già sviluppato una strategia di collaborazioni scientifiche con ricercatori dell’Università della Calabria, ma anche con le Università di Roma La Sapienza e Tor Vergata e con i laboratori Dante dell’Aquila, una impresa biotecnologica di livello internazionale.

La Fondazione offrirà, inoltre, il supporto manageriale e scientifico per la crescita e lo sviluppo di nuove imprese biotecnologiche sul territorio calabrese. La Fondazione è guidata nella sua programmazione scientifica da un Consiglio internazionale di scienziati di altissimo profilo nel settore della ricerca farmaceutica e in particolare della farmacologia clinica e regolatoria. 

La Fondazione è dotata di un comitato di alti consulenti fra cui due premi Nobel come Aaron Ciechanover di Tel Aviv e Thomas Südhof della Stanford University della California e di due scienziati che per la le loro scoperte avrebbe già meritato il Nobel e cioè sir Salvador Moncada della London University e il prof. Napoleone Ferrara della Università La Jolla di San Diego, in California. 

Il prof. Ferrara è attualmente lo scienziato più citato al mondo per le sue scoperte di anticorpi monoclonali verso il fattore di crescita dell’endotelio dei vasi circolari (Vegf) che sono usati con successo in tutto il mondo nel trattamento di varie forme di cancro e anche nella maculopatia degenerativa della retina che se, se non trattata, porta a cecità.

Le missioni fondamentali della Fondazione Renato Dulbecco, ente con riconoscimento giuridico da parte della Regione Calabria e dell’Anagrafe nazionale della Ricerca, sono, come concordato nel protocollo d’intesa con la Regione Calabria firmato a suo tempo dal presidente ff. Spirlì e dall’assessore all’agricoltura Gianluca Gallo, da un lato quella di creare una piattaforma di biotecnologie avanzate e dall’altro di conferire un certificato di qualità e sicurezza ai prodotti agroalimentari della Calabria (favorendo la nascita di marchio di qualità) i quali potranno così entrare a pieno titolo ed essere competitivi nel mercato mondiale, come sottolineato in più occasioni dall’assessore Gallo, appena riconfermato nella sua delega.

Uno degli obiettivi dell’Istituto Renato Dulbecco, appena sarà attivo, è quello – nobile –  di arrestare la fuga dei migliori cervelli verso altre regioni del nostro Paese o anche all’estero e anche di far rientrare tanti giovani calabresi brillanti che lavorano in prestigiosi istituti all’estero. 

Soddisfazione per la presentazione della documentazione  al Ministero per il Sud è stata espressa dal prof. Giuseppe Nisticò, commissario della Fondazione e dal prof Roberto Crea direttore scientifico della stessa. Anche il sindaco di Lamezia Paolo Mascaro ha firmato la delega al prof. Nisticò come soggetto proponente del progetto Renato Dulbecco Institute nella città di Lamezia. 

Il sindaco Mascaro ha voluto sottolineare l’importanza della realizzazione in Calabria dell’Istituto Renato Dulbecco che contribuisce da un lato alla riqualificazione dell’area industriale di Lamezia, con l’utilizzo dell’area della Fondazione Mediterranea Terina,  e dall’altro a dotare la Calabria di una infrastruttura di eccellenza competitiva a livello internazionale.

Il commissario Nisticò ha messo in evidenza come «in Calabria, finalmente, grazie al presidente Occhiuto si respira un’aria nuova di tipo europeo, come dimostrato dalla rapidità e incisività del suo intervento a favore di tale prestigiosa iniziativa. Questo fa pensare che egli saprà utilizzare con la massima trasparenza e rapidità tutte le risorse nazionali ed europee finora non spese per realizzare progetti fondamentali per lo sviluppo della nostra regione. Occhiuto ha sposato fin dall’inizio la validità del progetto Renato Dulbecco e a tal riguardo si era già incontrato a Roma con il premio Nobel Aaron Ciechanover con il quale aveva parlato di una collaborazione con Israele per realizzare anche in Calabria un bioparco di tecnologie avanzate in cui universtà, centri di ricerca, industrie del settore farmaceutico, elettronico, bioinformatico, potranno contribuire allo sviluppo economico della regione e assicurare enormi vantaggi per i giovani del territorio. 

Nell’incontro che il non ancora presidente Occhiuto aveva avuto quest’estate a Roma con lo scienziato Roberto Crea, era stato rassicurato dallo scienziato sulla sua volontà di rientrare in Calabria a dirigere il Renato Dulbecco Institute dopo 40 anni di attività e successi in California. Crea, a  San Francisco, è uno dei pionieri dell’impresa più prestigiosa di biotecnologie al mondo, la Genentech, ed è considerato il padre delle biotecnologie. Già la sua figura di scienziato d’eccellenza caratterizza quello che sarà il futuro della Ricerca scientifica in Calabria, da Lamezia Terme alla conquista di successi e riconoscimenti internazionali, con personale calabrese in grado di esprimere talento e capacità che gli Atenei della regione hanno mostrato di essere in grado di formare. ′

Dulbecco Institute: il grande scienziato sir Salvador Moncada a Roma per il programma scientifico

È a Roma il farmacologo di fama mondiale sir Salvador Moncada, alto consulente del nascente Dulbecco Institute a Lamezia Terme. Incontrerà alcuni ricercatori e si confronterà con il commissario della Fondazione Dulbecco, il prof. Giuseppe Nisticò, già presidente della Regione Calabria, e anche lui farmacologo di fama internazionale. La visita romana servirà a un confronto sul programma scientifico del Dulbecco Institute e a a valutare i recenti risultati delle ricerche avviate da Dante Labs dell’Aquila, un gruppo, che collaborerà con il Dulbecco Institute di Lamezia. È un gruppo industriale privato, il Dante Labs, specializzato in biotecnologie che svolge un ruolo fondamentale nell’ambito della ricerca scientifica per individuare nanoanticorpi in grado di fronteggiare il coronavirus e le sue pericolose varianti, nonché da utilizzare contro forme di cancro resistenti alle terapie tradizionali. Il gruppo è guidato da due giovani di talento il dr Andrea Riposati CEO e Mattia Capulli direttore scientifico.

Sir Moncada ha tenuto diversi seminari a Catanzaro, all’Università Magna Graecia, ed è entusiasta della Calabria di cui si dice grande estimatore e si è detto felice di poter tornare a prestare la sua consulenza al grande progetto scientifico guidato dal prof. Giuseppe Nisticò con il Rettore UMG di Catanzaro Giovambattista De Sarro e il cardiologo reggino di fama internazionale Franco Romeo. «È un importante progetto di alta valenza scientifica – ha detto a Calabria.Live –: può convogliare competenze scientifiche di primissimo ordine e preparare e formare giovani ricercatori con l’obiettivo di creare un polo di altissima tecnologia che porterà occupazione e sviluppo in tutto il territorio, con un respiro non solo extraregionale, bensì internazionale».

Soddisfazione è stata espressa del presidente della Regione Roberto Occhiuto che già nei mesi scorsi aveva incontrato il premio Nobel israeliano Aaron Ciechanover, anche lui tra gli alti consulenti scientifici del Dulbecco Institute: non ha potuto incontrarlo di persona, ma il presidente Occhiuto ha voluto esprimere a sir Moncada la gratitudine di tutti i calabresi per l’impegno riservato alla Calabria e a questo formidabile progetto di grandissimo valore scientifico che darà alla regione un parco di biotecnologie simbolo di tecnologia e innovazione, utile anche a rilanciare e riqualificare la sanità calabrese.

Nel pomeriggio di ieri sir Moncada ha incontrato la Rettrice della Sapienza Antonella Polimeni (anche lei di origini calabresi) la quale gli ha riservato una calorosa accoglienza in quanto da scienziata conosceva le scoperte fondamentali del prof. Moncada, ovverosia quella del nitrossido e della prostaciclina che come ha detto la stessa Rita Levi Montalcini avrebbero dovuto valergli l’assegnazione del Premio Nobel. Sir Moncada espresso la volontà di collaborare anche con i Dipartimenti più importanti della Sapienza per l’uso di pronectine nel trattamento di vari tipi di tumori resistenti alle terapie tradizionali. (rrm)

Il futuro per i cybermedici di Unical è il Dulbecco Institute di Lamezia

Per i futuri cyber-medici che usciranno dalla Facoltà di Medicina di Cosenza, dal corso di laurea  interateneo con l’Università Magna Graecia di Catanzaro, servono posti di lavoro in Calabria, dove affinare la formazione e sviluppare metodologie di ricerca innovative ad altissimo valore aggiunto. esistono già in Calabria dei centri di eccellenza in grado di offrire occupazione e  specializzazione ai futuri laureati della regione, ma un posto di rilievo andrà sicuramente al nascente Istituto Renato Dulbecco di Lamezia Terme.

Ideato dal prof. Giuseppe Nisticò (già presidente della Regione Calabria nonché farmacologo di livello internazionale) unitamente a un gruppo di eccellenze calabresi del calibro del Rettore di Catanzaro Giovambattista De Sarro, del cardiologo Franco Romeo (direttore di Cardiologia al Policlinico Tor Vergata di Roma) ed altri luminari della Scienza e della Medicina, il Dulbecco Institute – un progetto che aveva affascinato ed entusiasmato la compianta presidente Jole Santelli – punta a diventare un centro di ricerca internazionale di respiro europeo e mondiale. Non a caso a dirigerlo sarà il prof. Roberto Crea, da 40 anni a San Francisco, padre delle biotecnologie, detentorie di oltre cento brevetti biomedici, che la Santelli aveva convinto a tornare in Calabria. Non solo Crea, che sarà ispiratore di nuove molecole per la cura di patologie oggi ancora incurabili, ma anche contro le varianti del Covid, ma pure lacuni prestigiosi premi Nobel hanno già assicurato la loro disponibilità a venir ein Calabria, al Lamezia, per formare e seguire i futuri ricercatori del Dulbecco Institute: basti nominare l’israeliano Aaron Ciechanover che quest’estate è stato a Roma a parlare con Roberto Occhiuto per capire l’impegno dei politici calabresi che contano su questo progetto che trasformerà la Calabria in un polo tecnologico di ricerca ad altissimo potenziale con importanti sviluppi anche occupazionali per la produzione di anticorpi monoclonali. ′

REGIONE, IL SÍ AL POLO BIOTECNOLOGICO
APRE UNA GRANDE STAGIONE DI SCIENZA

di SANTO STRATI – C’è voluto quasi un anno, grazie alla solerte burocrazia di Germaneto che annienta tutto, ma alla fine il risultato è arrivato: la Giunta regionale ha finalmente approvato la delibera con la quale vengono concessi i locali della Fondazione Mediterranea Terina alla Fondazione Renato Dulbecco per realizzare l’omonimo Istituto a Lamezia Terme. Una piattaforma di eccellenza destinata produrre nanoanticorpi volti a combattere le patologie da coronavirus e altre malattie ancora incurabili. Era il sogno della compianta presidente Jole Santelli che credeva moltissimo nella realizzazione di un Parco biotecnologico che avrebbe trasformato radicalmente la Calabria in una mega-città della Scienza con grandi opportunità di formazione e occupazione per centinaia di laureati e specializzati degli Atenei Calabresi. La sua morte precoce e crudele non ha fermato il progetto che lei aveva già avviato con molta convinzione. Se questo non è avvenuto, bisogna dirlo, è grazie all’impegno straordinario e alla tenacia dell’assessore competente Gianluca Gallo: la situazione si è sbloccata e ieri è arrivata la tanto attesa firma che ratifica l’apertura di una nuova stagione di scienza destinata a trasformare in maniera decisa questa terra. Gallo nel mese di giugno aveva fatto già visitare i locali destinati all’Istituto (individuati dalla Santelli con la collaborazione del prof. Giuseppe Nisticò commissario della Fondazione Dulbecco) al prof. Roberto Crea venuto appositamente dalla California. L’assessore Gallo, inoltre, aveva firmato qualche mese fa il protocollo d’intesa tra la Regione e la Fondazione Renato Dulbecco insieme con il presidente ff Nino Spirlì,  dopo l’intervento autorevole e risolutore di Matteo Salvini, atto propedeutico e necessario per la formalizzazione della delibera odierna che consente alla Fondazione Dulbecco di avviare la ristrutturazione dei laboratori attrezzati secondo standard internazionali.

La fase immediatamente successiva sarà la firma di una convenzione tra Fondazione Dulbecco e la Fondazione Mediterranea Terina per definire gli obiettivi da raggiungere, stabilire rapporti di collaborazione scientifica tra le due istituzioni e avviare in tempi rapidi la formazione del personale per poter procedere, in una prima fase, alla certificazione di qualità e sicurezza dei prodotti agroalimentari della Regione, in attesa di avviare la produzione di nanoanticorpi. Il problema della certificazione di qualità era stato l’obiettivo primario dell’ex presidente della Regione Giuseppe Nisticò quando ha istituito vent’anni fa il Centro Agroalimentare di Lamezia. Obiettivo oggi condiviso dall’assessore Gallo, oltre che atteso da anni dalla comunità del mondo agricolo al fine di valorizzare nel marketing internazionale i nostri prodotti con la certificazione della loro qualità. C’è da dire, peraltro, che lo stesso obiettivo è stato perseguito da Pietro Molinaro, presidente della Commissione Agricoltura del Consiglio regionale, il quale sta seguendo con abnegazione passo passo le varie tappe per la realizzazione dell’Istituto Renato Dulbecco.

Si conclude, quindi, oggi l’iter avviato dalla presidente Santelli che con grande intuito aveva compreso l’importanza strategica nel settore delle biotecnologie avanzate da quando ha indicato i locali della Terina quale sede per realizzare il Renato Dulbecco Institute, come aveva anche ribadito in una “storica” telefonata al prof. Roberto Crea che, bloccato in California dalla drammatica evoluzione della pandemia da covid, a luglio dello scorso anno non era potuto essere presente all’incontro programmato alla Regione a proposito del progetto.

Roberto Crea e Giuseppe Nisticò
Roberto Crea e Giuseppe Nisticò

Abbiamo chiesto al prof. Nisticò – commissario della Fondazione Renato Dulbecco  – perché c’è voluto tutto questo tempo per una semplice firma di ratifica di un progetto così grandioso. E, soprattutto, gli abbiamo domandato  quanto tempo sarà necessario alla Regione per assegnare le risorse per la formazione del personale tecnico e laureato per avviare la fase iniziale del marchio di qualità dei prodotti agroalimentari.

«Oggi non è possibile – ha detto a Calabria.Live il prof. Nisticò, ex presidente della Regione Calabria e farmacologo di fama internazionale – essere competitivi a livello internazionale se non vengono messi in atto procedure accelerate di tipo commissariale per realizzare le suddette infrastrutture di ricerca.Per esempio, noi come Fondazione Dulbecco stiamo studiando un nuovo nanoanticorpo per combattere la variante delta del coronavirus. E questo lo stiamo facendo in collaborazione con il prof. Roberto Crea e con la società Twist di San Francisco. Quindi, se in Calabria si perde ancora altro tempo è naturale che altri gruppi di ricercatori nel mondo ci supereranno e noi avremo perduto una sfida storica. Inoltre non sappiamo ancora quanto tempo sarà necessario per avere a disposizione le risorse del Recovery Plan per la realizzazione dei laboratori in GMP e GLP secondo standard europei presso l’Istituto Renato Dulbecco».

Altra preoccupazione riguarda il destinatario delle risorse del Renato Dulbecco Institute che sarà molto verosimilmente la stessa Regione.  Abbiamo chiesto al prof. Nisticò:  Se si procede con il ritmo attuale, di una lentezza elefantiaca, come si può stimare il tempo necessario per avviare le gare di appalto per la ristrutturazione dei locali come pure per l’acquisto delle attrezzature? Non sarebbe il caso di pensare al modello Genova, con l’affidamento commissariale della realizzazione del progetto?

«Onestamente – ha detto il prof. Nisticò – non so rispondere sul tempo necessario per l’attivazione dell’Istituto perché questo dipenderà unicamente dalla volontà politica e dall’efficienza del nuovo Governo regionale. Tuttavia, devo esprimere la mia fiducia nel prossimo futuro perché il candidato presidente Roberto Occhiuto ha sempre dimostrato grande entusiasmo per la realizzazione di questa nuova infrastruttura d’eccellenza a Lamezia che rappresenta la prima iniziativa scientifica e culturale del progetto più ampio denominato Calabria Silicon Valley. Un progetto straordinario che mira a creare in Calabria una rete di centri di eccellenza che comprende tutte le province e coinvolge le tre Università per valorizzare i migliori cervelli che non dovranno più andar via dalla Calabria. Sono sicuro che Occhiuto – se diventerà presidente – si renderà conto che è necessario e urgente un cambio di marcia per rilanciare la Calabria. Mi ha fatto altresì piacere che l’on. Occhiuto abbia dimostrato grande interesse e sensibilità a discutere della realizzazione del progetto Renato Dulbecco Institute con il prof. Roberto Crea nella sua recente visita di giugno a Roma e in Calabria. È noto che il prof. Crea sia riconosciuto come padre delle biotecnologie nel mondo ed è uno dei due protagonisti, insieme con me, del progetto Renato Dulbecco».

C’è da sottolineare che, di recente, Roberto Occhiuto ha voluto incontrare a Roma il premio Nobel prof. Aaron Ciechanover alto consulente del Renato Dulbecco Institute. Con lui hanno discusso dei vantaggi enormi che ci saranno in Calabria analogamente a quello che è successo a Israele, laddove il bioparco da loro creato – ha dichiarato il Premio Nobel – comprende l’Hebrew University, il Weitzmann Institute, industrie farmaceutiche, di bioinformatica, di ingegneria elettronica, e ha contributo a far raggiungere a Israele altezze inimmaginabili nel mondo della scienza come ha consentito di prevenire la fuga dei migliori talenti verso altri Paesi del mondo.

Il progetto Dulbecco Institute – che vanta la collaborazione di tre Premi Nobel, oltre a scienziati di chiara fama, come sir Salvador Moncada, lo scienziato che ha scoperto la prostaciclina e il nitrossido – è una scommessa vincente per la Calabria: la sua entrata in funzione significherà formare nuovi ricercatori, studiare nuove molecole e nuovi farmaci, aprire il campo – grazie anche all’area Zes vicina – a iniziative industriali nel campo farmaceutico (i nanoanticorpi e i farmaci saranno poi prodotti su scala industriale), così da far diventare la Calabria un riferimento centrale in Europa – ma senza esagerare potremmo dire nel mondo – per l’attività di ricerca scientifica finalizzata al benessere dell’umanità. Si tratta di partire, cambiare registro negli impedimenti burocratici, e portare a termine, nel più breve tempo possibile questa futura eccellenza della regione. Il prof. Nisticò, a Roma, da commissario speciale mise in piedi l’Istituto Rita Levi Montalcini in pochissimo tempo, realizzando una struttura che ha conquistato subito notorietà e autorevolezza in tutto il mondo. Il Dulbecco Institute non sarà da meno. (s)

Il Nobel Aaron Ciechanover per il Dulbecco Institute di Lamezia Terme

Intervista di SANTO STRATI – I grandi uomini si contraddistinguono per la loro semplicità, la cordialità che riservano anche all’ultimo ragazzo che serve loro un’acqua minerale, il sorriso che dispensano al loro interlocutore. La facilità con cui spiegano – se scienziati – le cose più difficili in modo di farle comprendere, l’affabilità nei rapporti con chiunque capiti a parlare con loro. Niente spocchia, niente superbia, simpatia e disponibilità al dialogo senza mai far pesare la propria autorevolezza, o la grandiosità del proprio ingegno. 

Il biologo israeliano Aaron Ciechanover, Premio Nobel per la Chimica nel 2004, è uno di questi. Lo abbiamo incontrato a Roma, dove è arrivato, su invito del prof. Giuseppe Nisticò, commissario della Fondazione Renato Dulbecco, per valutare i progetti di ricerca del nascente Renato Dulbecco Institute a Lamezia Terme, che saranno presentati nel programma per l’utilizzazione dei fondi del Recovery Plan. 

Il prof. Ciechanover ha raccontato cosa pensa della Calabria e quale potrà essere il suo futuro con la realizzazione del Centro di ricerca scientifica che troverà spazio nella Fondazione Mediterranea Terina.

– Benvenuto in Italia, professore. Conosce la Calabria?

«Un po’, grazie al prof. Pino Nisticò di cui sono stato ospite in un luogo meraviglioso chiamato Torello, in un bosco incantato di faggi, tra le Serre. Un vero paradiso. E se tutti i calabresi sono come Pino, questa terra ha davvero un popolo meraviglioso».

– Cosa ci dice del progetto del Renato Dulbecco Institute di Lamezia Terme?

«È un sogno che sta diventando realtà. Come si sa, i sogni si possono realizzare se ci sono seriamente le intenzioni di portarli a realtà. Oggi i bisogni dei Paesi poggiano sulla tecnologia che è il motore principale dell’economia. 

Il mondo ogni giorno è in attesa di una nuova invenzione. Guardiamo alla pandemia: sappiamo che sono in arrivo nuovi mutanti e serviranno nuovi vaccini che saranno indispensabili per la prevenzione, mentre per la cura ci vorranno nuovi farmaci o nuovi anticorpi monoclonali. Il trattamento di prevenzione guarda a nuovi vaccini, a farmaci in grado di fermare la pandemia. 

Guardiamo ai cambiamenti climatici: solo ieri in Germania sono state uccise centinaia di persone da un’inondazione, guardiamo al caldo estremo dell’area occidentale degli Stati Uniti. Guardiamo al cancro: non va in vacanza, si stanno studiando dovunque soluzioni che tutto il mondo sta aspettando. Per la fame delle aree povere dobbiamo cambiare i metodi dell’agricoltura tradizionale con utilizzo di organismi geneticamente modificati. La scienza e la tecnologia sono il motore del mondo e il motore dell’economia e gli Stati devono utilizzare i giovani talenti insieme con le Università in modo da realizzare progetti innovativi di grande respiro. 

In Calabria ci sono risorse umane eccellenti: se si costruisce un serio ecosistema legato alla scienza, convincendo e facendo restare sul territorio i giovani laureati calabresi, i ricercatori, si può realizzare un legame solido tra industria e Università e lo sviluppo della regione è garantito, in maniera inimmaginabile.

– Secondo lei è la scienza il propulsore dello sviluppo della Calabria?

«Io sono uno scienziato, quindi per me la scienza è come l’ossigeno, non posso farne a meno. Prendiamo il caso di Israele, da dove sto venendo: il Paese esporta il suo patrimonio di conoscenza per miliardi e miliardi di dollari l’anno e utilizza la stessa conoscenza per proteggersi direttamente dai nemici, sviluppando città tecnologicamente avanzate, votate alla scienza. Il Renato Dulbecco Institute è l’esempio di quello che si può fare con la scienza. In Calabria ci sono talenti che aspettano solo di essere valorizzati. Con la scienza si costruisce il futuro perché la costruzione di un ecosistema equivale a un coinvolgimento di tutte le forze disponibili: l’Università e gli istituti di ricerca forniscono progetti, l’industria li realizza». 

– Lei suggerisce di imitare il modello di Israele per la Calabria?

«Non c’è niente coperto da segreto: non abbiamo nulla da nascondere, ma tutto dipende dalle persone, dalle risorse umane che vengono utilizzate nei progetti. Gli israeliani sono un popolo molto dinamico, con un DNA unico, ma non credo che i calabresi siano da meno. Io penso di sì, perché no? L’Italia è un grande Paese, con una grande storia, cultura e conoscenza. Ha l’arte di Leonardo e Michelangelo e la scienza di Rita Levi-Montalcini o Carlo Rubbia e tanti altri. Israele è pronta a collaborare a livelli internazionale, abbiamo ottimi rapporti con la UE anche se non siamo membri»

– Ha sentito parlare delle ricerche del Dipartimento di Oncologia di Catanzaro? 

«Sì, credo stiano facendo cose molto interessanti. Nel campo scientifico c’è ancora molta strada da percorrere: ci sono molte malattie mortali ancora da sconfiggere. Ho sentito che stanno studiando l’utilizzo delle pronectine contro il carcinoma dell’ovaio a cellule chiare. Ad oggi non c’è terapia, ma la ricerca sta dando risultati promettenti. È una sperimentazione a largo raggio che potrà portare anche risultati in termini economici: dalla ricerca derivano i prodotti che diventano lavoro per l’industria farmaceutica e quindi lavoro per la regione. Bisogna fare in modo che l’industria, quindi, nasca e cresca nello stesso territorio della ricerca, così da creare occupazione, lavoro e benessere economico per la popolazione .

E questa è solo una delle tantissime attività scientifiche che la ricerca in Calabria con il Renato Dulbecco Institute potrà portare avanti fino a raggiungere risultati considerevoli.

– Il candidato presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto ha voluto incontrarla e conoscere.

«È stato un incontro piacevole. Abbiamo parlato della Calabria e lui ha dato la propria disponibilità a sostenere i progetti di ricerca. Ci crede molto e se verrà eletto ha detto che spingerà perché si realizzi il progetto Calabria Silicon Valley che non è solo ricerca scientifica e biomedicina, ma riguarda tutti gli aspetti della tecnologia, della cultura, dei beni archeologici e storici, della comunicazione digitale, dell’informatica, della telematica, etc. Si tratta di realizzare un bioparco tecnologico aperto a tutte le dinamiche dell’innovazione tecnologica sia in campo medico o biologico che in quello industriale.

– Quali sono gli ingredienti per il successo di una simile intrapresa?

«Prima di tutto servono risorse umane. Ma nessuno è disponibile a lavorare gratis: bisogna promettere buoni salari, strutture adeguate, attrezzature di ultima generazione, con un collegamento diretto con le Università. La biomedicina si sposa benissimo con l’HiTech, ma ci sono tutti gli altri settori della tecnologia che possono portare occupazione e sviluppo nella vostra terra. 

Il Dulbecco Institute sarebbe una delle componenti di questo straordinario biotech park: è un progetto magico! Ma dovete fermare la fuga dei cervelli, il brain drain: le migliori risorse vanno via, invece devono restare in Calabria e perché questo avvenga servono investimenti, infrastrutture e opportunità di lavoro e crescita professionale. Sono questi gli ingredienti per il successo di questo fantastico progetto».

(Nella foto: il prof. Giuseppe Nisticò e il Premio Nobel Aaron Ciechanover a Roma)