SOVERATO – L’iniziativa di Italia Sovrana e Popolare

Domani sera, a Soverato, alle 19, al Rebus Beach, è in programma L’agenda 20/30 del capitalismo globale, virus, vaccini, controllo sociale e green washing, iniziativa di Italia Sovrana e Popolare.

Saranno presenti Bianca Laura Granato, candidata nel Collegio Calabria 1 all’uninominale Camera per “Italia Sovrana e Popolare” e Franco Fracassi, giornalista, scrittore, documentarista, fotografo, esperto di geopolitica.

Fracassi porterà una testimonianza importante sui temi della guerra – come la sua esperienza in Donbass – e della globalizzazione. Fino al 2004 ha lavorato per testate italiane e internazionali, tra cui il settimanale “Avvenimenti”. Ha scritto per agenzie di stampa, quotidiani, settimanali, mensili, ha realizzato servizi radiofonici e televisivi, coprendo i principali eventi mondiali (la caduta del Muro di Berlino, il colpo di Stato in Russia, le Olimpiadi di Atlanta, i mondiali di calcio, i vertici internazionali, tra cui il G8 di Genova) e realizzando inchieste su terrorismo, mafia, servizi segreti, corruzione.

Per sedici anni è stato inviato di guerra (Croazia, Bosnia, Kosovo, Angola, Sri Lanka, Iraq, Afghanistan, Israele). Come regista ha diretto quindici documentari d’inchiesta (di cui è stato anche autore e produttore), tutti distribuiti in Italia e all’estero. (rcz)

A Soverato molto interesse per il libro di Michele Drosi su Landolfi

Successo, a Soverato, per la presentazione del libro di Michele Drosi, dal titolo “Antonio Landolfi, socialista, laico, liberale, libertario, garantista”.

Si tratta di un volume che raccoglie tra l’altro le testimonianze di Fabrizio Cicchitto, Bobo Craxi, Paolo Franchi, Ugo Intini, Emanuele Macaluso, Giacomo Mancini, Claudio Martelli, Franco Piperno, Gianni Pittella, Claudio Signorile, Sergio Talamo, Marco Villani.

L’evento è stato organizzato dalla Libreria Incontro con il patrocinio del Comune di Soverato, e si è svolta nella sala Consiliare del Comune.

Hanno dialogato con l’autore, coordinati dal giornalista Pietro Melia, Ernesto Alecci, consigliere regionale e Vittorio Daniele, docente universitario. 

All’incontro, che ha registrato una grande partecipazione di pubblico, erano presenti il sindaco e il vicesindaco di Soverato, Daniele Vacca e Emanuele Amoruso, gli ex sindaci Gerardo Pagano, Gianni Calabretta e Leonardo Taverniti e il sindaco di Santa Caterina, Francesco Severino. 

Nel corso dell’iniziativa, Melia, Alecci, Daniele e Drosi hanno delineato quelle che, secondo Antonio Landolfi, sono state le tappe salienti del socialismo e quali devono essere i contenuti per un’efficace impostazione politica che metta al centro del suo agire la libertà, la solidarietà e l’eguaglianza. Antonio Landolfi è stato un socialista liberale, un autorevole componente della segreteria nazionale del Partito Socialista Italiano con Francesco De Martino e con Bettino Craxi e il braccio destro e l’ispiratore politico di Giacomo Mancini.  

Ha scritto numerosi e apprezzati saggi e libri che rappresentano ancora pietre miliari dell’elaborazione politica italiana e capisaldi anche in campo economico ed è stato sempre in prima fila per l’affermazione della cultura riformista.  Nei diversi interventi è stato anche sottolineato come le riflessioni e gli scritti di Antonio Landolfi sono ancora validi e attuali e pertanto vale davvero la pena tornare a soffermarsi sulla sua figura limpida ed esemplare, che rappresenta un esempio di coerenza e di lungimiranza, capace di anteporre i principi ideali e l’etica pubblica agli interessi personali e che ha saputo indicare un orizzonte di progresso e di libertà. «Per la sua concezione etica della politica –  ha concluso Michele Drosi – è stato un severo critico della corruzione, dei populismi e di tutti i comportamenti erosivi dei sani principi della democrazia, che professava la sua fede per il socialismo con grande convincimento d’animo e, proprio per questo suo approccio appassionato e disinteressato, può senz’altro essere definito un apostolo del socialismo dei nostri tempi». (rcz)

A Soverato inaugurato il giardino-parco dedicato a Simona Cavallaro

A Soverato è stato inaugurato un Giardino-Parco alla memoria di Simona Cavallaro, uccisa un anno fa da un branco di cani nelle vicinanze di un’area pic-nic nella zona di Satriano.

Presente, all’inaugurazione, il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Filippo Mancuso, che ha evidenziato come «averle dedicato un Giardino-Parco aperto al pubblico è il miglior regalo che, a un anno dalla sua morte, si potesse tributare alla bella e sfortunata Simona».

«Ai genitori rinnovo la vicinanza mia e del Consiglio regionale, per la tragedia che li ha coinvolti il 26 agosto dello scorso anno e che ha profondamente scosso la Calabria e l’Italia. È apprezzamento, anzitutto come uomo e padre, per le  toccanti parole con cui il papà Alfio Cavallaro ha omaggiato Soverato dello spazio verde dedicato alla figlia: ‘un giardino dove ogni fiore, ogni germoglio ogni frutto sia dedicato a lei».

«Bisogna avere memoria di una ragazza strappata nel fiore della sua gioventù in maniera così traumatica – ha concluso – ma anche la responsabilità, ciascuno per la propria parte, di fare in modo che la morte di Simona ci sproni a fare di tutto, affinché accadimenti del genere non si ripetano mai più». (rcz)

 

SOVERATO (CZ) – Successo per la presentazione del libro di Pantaleone Sergi

Nella Terrazza dell’Hitel San Domenico di Soverato, si è svolta, con successo, la presentazione del libro Il giudice, sua maddre e il basilisco di Pantaleone Sergi, edito da Pellegrini Editore.

La manifestazione, organizzata dalla Pro Loco di Soverato e patrocinata dal Comiune, ha visto dialogare con l’autore il giornalista Luigi Stanizzi, noto come cronista di nera e giudiziaria, l’autore ha svelato gli intrecci, le collusioni, lo strapotere della ‘ndrangheta contro la quale è necessario l’impegno di istituzioni, forze dell’ordine, cittadini. Non è più possibile consentire le violenze, i soprusi, le prevaricazioni degli ‘ndranghetisti. Bisogna ribellarsi all’unisono.

È stato anche e più volte sottolineato come oggi non sia conveniente, sotto tutti i profili, intraprendere attività mafiose: inevitabilmente si finisce in carcere, si rovinano famiglie, figli, molti muoiono, in ogni caso una vita infelice, senza serenità. Ne vale la pena? La risposta è “no”.

Il presidente della Pro Loco, Giuseppe Chiaravalloti, si è detto onorato di ospitare personalità di altissimo livello, e nel suo incisivo intervento ha posto domande sul rapporto tra informazione locale (non sempre puntuale e coraggiosa) e ‘ndrangheta (sempre più prepotente ma che non bisognerebbe più tollerare). La giornalista Rossella Galati ha relazionato a modo compiuto sul libro, toccando i punti nevralgici del romanzo, analizzandolo punto per punto ma senza svelarne la trama. Il moderatore, il giornalista Pietro Melia presidente onorario della Pro Loco soveratese, ha fra l’altro evidenziato particolari inediti del giornalismo calabrese.
Al centro del dibattito naturalmente la ‘ndrangheta, in quanto il romanzo di Sergi è ambientato a Mabrici, un paese calabrese immaginario (che potrebbe essere qualunque paese della Calabria) infestato, soffocato, da criminali.
Sergi, sollecitato dalle domande di Stanizzi, ha raccontato quando venne minacciato dalla ‘ndrangheta e il mitico direttore de La Repubblica, Eugenio Scalfari, lo trasferì per un po’ a Milano per motivi di sicurezza. Ha accennato ai suoi 163 processi per diffamazione, affermando che i giornalisti vengono querelati quasi sempre per mettere loro un bavaglio. Ha rimarcato le difficoltà dei cronisti di casa nostra a fare fronte a querele e minacce, in quanto non sempre le testate locali sono in grado di tutelarli e di sostenere le spese legali.
Insomma, la presentazione del libro ha dato spunti per i temi più attuali e scottanti della nostra vita quotidiana. Nel dialogo Stanizzi-Sergi a volte serrato e acceso, è stato ribadito che dopo gli interventi delle Procure in diverse realtà calabresi, dopo avere ripulito i paesi con raffiche di arresti, la società civile, la chiesa, le associazioni (spesso esistenti solo sulla carta) dovrebbero intervenire, fare sentire la loro voce; dovrebbero rimarcare che il territorio non è più soffocato da delinquenti ma che ha prevalso finalmente la legalità. Ciò, purtroppo, non avviene sempre. Anzi, la cosiddetta società civile talvolta latita, forse per paura, forse per viltà.
Un altro aspetto è che troppo spesso l’intervento della magistratura arriva troppo tardi. In alcuni paesi di Calabria perfino i bambini sanno chi è il boss, chi prevarica, chi impone mazzette, eppure le Forze dell’Ordine non hanno sempre modo di intervenire. E questo irrobustisce il potere delinquenziale. Ma non è così nella realtà, perché seppure in forte ritardo la giustizia arriva (per fortuna) inesorabile. E i mafiosi che si illudevano di essere invincibili finiscono in carcere e i loro beni  vengono sequestrati. Scegliere una vita da criminale significa rovinarsela con le proprie mani, per sempre, dal primo momento. Basta capire questo per non dare più linfa vitale diretta o indiretta alla ’ndrangheta.
Sergi si è anche soffermato sull’aspetto (non secondario) della scrittura e sullo sforzo compiuto per passare da un linguaggio giornalistico a quello letterario, tutto suo, ormai ben riconoscibile per stile.
Nel dibattito sono intervenuti Ottavio Rossani, grande firma del Corriere della Sera; la professoressa Maria Gabriella Tigani Sava, docente all’Università di Malta. La discussione sul libro, così interessante, è proseguita a lungo a microfoni spenti con la giornalista Patrizia Greto, con Nicola Marra responsabile della comunicazione del Codacons dell’Emilia Romagna, con l’Ing. Luigi Trapasso, vicepreside dell’Istituto per Geometri Petrucci Maresca di Catanzaro, ed altre personalità.
Sergi, da più parti attualmente viene sollecitato – e non solo in Calabria – per presentare il romanzo “Il giudice, sua madre e il basilisco”, in diverse città (la prossima tappa è a Bagnara Calabra, il 17 agosto), segno che il suo narrare piace. Peraltro, il suo lavoro letterario si presta molto bene per trarne un film o una serie televisiva.
A questo proposito ha suscitato l’interesse del regista cinematografico Eugenio Attanasio, allievo del famoso Vittorio De Seta(rcz)

SOVERATO – Il 16 agosto “Noi che… a Catanzaro”

Il 16 agosto, a Soverato, al Noa Club, è in programma la 14esima edizione di Noi che… a Catanzaro, la festa più cool dell’estate calabrese.

«In Calabria il mare è bellissimo – si legge – le spiagge affollate e colorate dagli ombrelloni. Nell’aria si respira la solita atmosfera spensierata e allegra. C’è voglia di divertimento, di stare con gli amici e far tardi la sera, c’è voglia di rivivere gli anni più belli del secolo scorso, quando la discomusic riusciva a trasmettere sensazioni uniche che ti rimanevano dentro. Per chi ha vissuto i mitici anni ottanta, tutto è diverso, tutto viene vissuto con la consapevolezza di essere stati fortunati, perché quel decennio è stato uno spartiacque tra il boom economico degli anni sessanta e la “web generation” degli anni duemila».

A far rivivere l’atmosfera degli anni ottanta ci saranno gli Adika Pongo, storica band romana nata nel 1993 per volontà di un giovanissimo Niccolò Fabi. Insieme agli special guests ci saranno i Dj: Freddy, Mirko Mustari e Luke Ferrisi accompagnati dai vocalist Antonella Papaleo, Walter Russo e Andrea Tassoni. La macchina organizzativa è già in moto per regalare ai tanti che vorranno ritornare indietro nel tempo una serata speciale. (rcz)

L’OPINIONE / Giusi Princi: Abbiamo l’obbligo morale di rispettare ogni essere umano in quanto persona

di GIUSI PRINCIAbbiamo l’obbligo morale di rispettare ogni essere umano in quanto persona! Appare molto grave che, ancora oggi, si verifichino questi casi di lavoratrici e lavoratori che devono subìre delle relazioni di potere, a dispetto della legalità e della dignità della persona.

Con il Presidente Occhiuto e tutta la Giunta regionale, per il tramite del mio Assessorato, ci siamo prefissati l’obiettivo di far crescere l’occupazione in Calabria, assicurando opportunità e condizioni di lavoro che siano dignitose per tutti e che contemplino, soprattutto per i più fragili, la crescita personale e l’integrazione sociale.

Infatti, sono già in atto una serie di azioni volte alla riqualificazione dei servizi di politica attiva del lavoro per mezzo del programma GOL (Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori) che affianca il percorso di inclusione nel mercato del lavoro con particolare riguardo per le categorie più deboli. (gp)

SOVERATO – Si presenta il libro “Il giudice, sua madre e il basilisco” di Pantaleone Sergi

Questa sera, a Soverato, alle 22, all’Hotel San Domenico, si presenta il libro Il giudice, sua madre e il basilisco di Pantaleone Sergi, edito da Pellegrini.

L’iniziativa culturale è fortemente voluta dalla Pro Loco di Soverato e patrocinata dalla Città di Soverato.
Dopo gli interventi del presidente della Pro Loco, Giuseppe Chiaravalloti e della giornalista Rossella Galati; il giornalista Luigi Stanizzi dialogherà con l’autore Pantalone Sergi. Moderatore il giornalista Pietro Melia, presidente onorario della Pro Loco. Al centro del dibattito ci sarà la ‘ndrangheta, in quanto il romanzo è ambientato in un paese calabrese infestato, soffocato, da criminali.
Pantalone Sergi, laureato in Scienze Politiche all’Università di Messina, ha lavorato ai quotidiani L’Ora, L’Unità, il Giornale di Calabria, ed è stato inviato speciale del quotidiano La Repubblica, dove ha lavorato per trenta anni, nonché fondatore e direttore de Il Quotidiano della Calabria, oggi Il Quotidiano del Sud.
In quarant’anni di professione ha collaborato con numerose testate giornalistiche quotidiane e periodiche nazionali. Ha insegnato, per diversi anni, Storia del giornalismo e Linguaggio giornalistico nelle facoltà di Scienze Politiche e di Lettere dell’Università della Calabria. È deputato di Storia patria della Calabria. Dal dicembre 2010 al dicembre 2018, è stato presidente dell’ICSAIC (Istituto calabrese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea), ed è tuttora presidente del Centro di Ricerca sulle Migrazioni con sede all’Università della Calabria.
Dal 2002 al 2007 è stato sindaco del comune di Limbadi. Dal giugno 2005 al marzo 2010 è stato portavoce del presidente della Regione Calabria. Scrive libri di storia del giornalismo, dell’emigrazione e sull’evoluzione della criminalità organizzata, con particolare attenzione alla ‘ndrangheta calabrese e alla mafia lucana dei Basilischi. Dal 2010 ha concentrato la sua ricerca storica sui giornali dell’emigrazione italiana nel Cono Sud dell’America Latina e in Turchia.
Nel 2017 ha esordito come narratore con il romanzo “Liberandisdòmini” a cui, cinque anni dopo è seguito “Il giudice, sua madre e il basilisco”, una storia di ‘ndrangheta e sentimenti. È condirettore del Giornale di Storia Contemporanea e direttore responsabile della Rivista storica calabrese. (rcz)

L’OPINIONE / Franco Cimino: Beauty e il lavoro sfruttato e il lavoro negato

di FRANCO CIMINO – Diciamolo subito, Beauty è nera. È pure nigeriana. È giovane, probabilmente colta o non ignorante. Sicuramente intelligente. I suoi venticinque anni pieni di energia e quella sua sensibilità, piena di rabbia, le hanno consentito quel gesto che tanti immigrati non hanno potuto mai fare.

Lo pensano. Glielo leggi negli occhi che lo vorrebbero fare, ma non ne hanno il coraggio. Paura di perdere quel posto miserevole. Paura di perdere la “nostra affettuosa ospitalità”. Paura di essere rimandati a casa loro. Terrore, per gli irregolari (sic!), di essere cacciati e imbucati in un primo “volo” di rimpatrio. Diciamo pure che se Beauty non avesse avuto l’intelligenza coraggiosa di riprendere quella ormai famosa scena che ha fatto il giro del web, nessuno avrebbe appreso dell’accaduto e tanti di noi non avrebbero potuto recitare quella parte che recitiamo assai bene.

E, cioè, di scandalizzarci, piangendo lacrime finte su una indignazione insincera. Come è successo solo pochi giorni fa per l’assassino crudele di Alika, l’altro nigeriano, in una città poco lontana da Soverato, ma ad essa molto somigliante, Civitanova Marche. Chi lo piange più? Chi se ne indigna? Chi lo pagherà, dopo le già annunciate richieste di visita psichiatrica per Filippo, l’italiano che l’ha barbaramente ucciso. A pugni, con il bastone dell’invalido.

Con le mani strette alla gola di quell’ormone indifeso. E per concludere la missione di morte, magari vendicativa verso questi” (che vengono a rubarci il lavoro, a mettere paura ai nostri figli, a stuprare le nostre donne, a rompere le scatole per quella insistente mano tesa davanti al tuo viso a chiedere l’elemosina”), il gomito pressato sulla gola, come fanno i poliziotti americani. Perché è così che andrà a finire, con questa bella poesia lanciata sulla folla ottusa, per far partire quel corale: “ma sì che se l’è andata a cercare. Fossero rimasti a casa loro non sarebbe accaduto.” Non canta così il coro italico quando in una qualsiasi terrazza sentimento o per la strada, vengono stuprate le nostre ragazze-bambine?

Ed è ipotizzabile che lungo questa scia, passati questi primi giorni di clamore, tutto sarà dimenticato perché tutto torni come prima? E qual è questo prima che facciamo finta di non conoscere? Vogliamo dirlo? Con sincerità, coraggio, onesta? Ma sī, diciamolo, almeno noi che soltanto lo ripeteremmo. Ed è che in un’Italia dal lavoro sempre più agile per svuotarlo di diritti e dignità e in una Calabria dal lavoro sempre più ridotto in quantità e qualità, e in un Paese, sempre il nostro, che ha perso per strada la Politica sostituendola con piccoli arroganti poteri che hanno fatto apertamente la guerra, vincendola, contro le forze sociali e sindacali, che per dovere e vocazione si battono per il lavoro e la tutela dei lavoratoti, si è sviluppata una logica dello sfruttamento che si estende in lungo e in largo per tutto il territorio nazionale.

E aggredisce tutte le forme del lavoro. E il lavoro in generale. Nella sua sostanza e nel suo profondo principio umano. Ché il lavoro, come la nostra Costituzione detta, è per l’uomo prima che per l’economia. La ragione per quale tutto questo si sta verificando, e con più arroganza, è sempre quella antica, il profitto. Il profitto più duro, che va molto oltre il giusto guadagno di chi il lavoro crea, offre, organizza, garantisce. Questo profitto estremo si rappresenta come un atto ingiusto, che per sostenersi ha bisogno che il lavoro sia svuotato della sua funzione, della sua etica.

Del suo valore. Tutto questo avviene in un’Italia addormentata sui problemi che essa stessa si è creata, e che agita lo specchio della crisi economica per farne pagare il prezzo solo ai lavoratori, ai piccoli imprenditori, ai cittadini pensionati o con il reddito fisso. E, per quanto riguarda il territorio, al Sud e alle regioni più povere. Il lavoro non c’è. Ma c’è il lungo esercito delle braccia da cui si può prendere quel numero ristretto a qualsiasi condizioni. Di paga, di ore di lavoro. Di fatica. E lo si fa o in nero, oppure con quei contratti fasulli sottoscritti, sotto ricatto, per una quantità di ore correttamente pagate, in luogo del doppio o triplo che i lavoratori sono costretti a fare. Pena la perdita del “privilegio di questa schiavitù”. È per questo motivo che lavorano, specialmente nelle “ricche” stagioni estive, soprattutto gli immigrati. I neri. In particolare le donne, considerate più innocue, in tutti i sensi. Gli italiani, anche i calabresi, non lavorano e restano senza lavoro, non perché “questi neri gli rubano il lavoro”.

Ma perché, sostenuti dalle loro famiglie, rafforzate dai redditi di pensione dei nonni, per fortuna, ma anche senza, rifiutano questo lavoro non lavoro. Rifiutano lo sfruttamento e questa logica di nuovo schiavismo, inconcepibile nella Terra della Costituzione più bella. Oggi, grazie a Beauty, la ragazza che in quel pianto ma anche in quel coraggio, vorremmo, allo stesso modo in cui non vorremmo, fosse figlia nostra, questa situazione drammatica, quadro delineato di ingiustizia e arroganza, sfruttamento e violenza sociale, è emersa in tutta la sua ampiezza e drammaticità. Naturalmente, non tutto il sistema è così, non tutti gli imprenditori e non tutte le aziende, sono così. C’è del buono, del giusto, in tanti imprenditori e in molte parti della nostra economia. Anche in Calabria. Anche a Soverato.

E io pure ne conosco personalmente e tanti e buoni e giusti. Ma il problema c’è. E sistemico. E va affrontato. Subito, finalmente. E in modo sistemico, appunto e radicale. Non occorrono grandi fatiche e riforme importanti. Esse ci sono state. E vi sono, sonnolenti, però, le leggi buone che da quelle riforme sono seguite. Occorre applicarle. Con severità e nuova coscienza del valore del lavoro e della persone, all’interno di quel fecondo rapporto, proprio della cultura democratica, tra lavoro e lavoratore. Tra economia come risorsa fondamentale delle società e i soggetti che dall’imprenditoria al lavoratore, dal prodotto ai consumatori, concorrono a a formarla.

Oggi, a commento del grave fatto di Soverato che va perseguito ormai autonoma te, a prescindere dalla resistenza in giudizio della ragazza, ho letto del presidente della Regione , di un parlamentare, e immagino, anche se non letto ancora, del sindaco del Comune. Non sono persone qualsiasi e le loro parole, per quanto a mio avviso un po’ leggere, non sono quelle di un qualsiasi cittadino.

Rappresentano insieme i tre livelli istituzionali cui compete l’onore di creare lavoro, proteggerlo, garantire che esso sia non solo legale, ma pieno di dignità e umanità. Lasciando ciò che è di competenza della Giustizia e dei suoi immediati operatori, il Presidente, il Parlamentare, il Sindaco, attivino immediatamente tutti gli strumenti per verificare, in Calabria, a Soverato, se tutte le imprese e le attività economiche, siano in regola non solo con le leggi, ma con il diritto, i diritti, la morale. Quella del lavoro. E della persona.

E se nei casi negativi, avranno il coraggio, alla vigilia di altre elezioni, di assumere i provvedimenti di leggi e le determinazioni più severe. È questo, solo questo, il modo di solidarizzare con Beaty e di ringraziarla per questa sua ribellione, che ha un certo saporate di rivoluzione. (fc)

SOVERATO (CZ) – Venerdì col PD confronto su Azienda Zero

Venerdì 22 luglio, alle 18.30 nella sala del Consiglio comunale, è in programma il dibattito su Azienda zero – Esperienze a confronto, organizzato dal gruppo del Pd in Consiglio regionale di concerto con il partito regionale guidato da Nicola Irto.

All’incontro prenderanno parte il Commissario di Azienda Zero, Giuseppe Profiti e il presidente del gruppo del Pd della Regione Veneto Giacomo Possamai, oltre ai consiglieri regionali di opposizione, alle rappresentanze del mondo sindacale, dell’ordine dei medici e degli esperti di settore.

Il gruppo del Pd, con spirito critico e costruttivo, vuole procedere a un confronto con la Regione Veneto dove, da qualche tempo, è attiva un’Azienda simile a quella costituita in Calabria, con troppa fretta e senza alcun confronto. Per questo motivo il gruppo del Pd ha deciso di promuovere questa iniziativa al fine di potere attingere argomentazioni tali da potere superare le tante  criticità riscontrate.

«Dimostriamo con i fatti –ha detto il capogruppo dem a palazzo Campanella, Mimmo Bevacqua – di volere dare il nostro contributo per il bene comune e nell’interesse esclusivo della Calabria. Con lo stesso spirito, quindi, che anima la nostra azione di opposizione, anche a difesa delle prerogative e del ruolo dello stesso Consiglio regionale che spesso è stato scavalcato dall’azione dell’attuale giunta regionale. Questa è la prima di una serie di iniziative che metteremo in campo nei prossimi mesi per rimarcare la nostra presenza, le nostre posizioni e la forza delle nostre idee». (rcz)

Soverato incorona la Rettrice de La Sapienza Polimeni cittadina onoraria

di MARIA CRISTINA GULLÍ – La Rettrice dell’Università la Sapienza di Roma Antonella Polimeni, calabrese originaria della Locride, è diventata cittadina onoraria di Soverato. Il sindaco di Soverato Daniele Vacca e il vice sindaco Emanuele Amoruso le hanno conferito l’onorificenza nel corso di una semplice ma partecipata cerimonia, a conclusione dell’affollato convegno su “Donne e Scienza” al quale era stata invitata come relatrice dalla prof.ssa Paola Nucciarelli Coluccio, presidente dell’Associazione Biblioteca di Soverato. La stessa Associazione, è curioso ricordarlo, aveva proposto il nome della Rettrice Polimeni come presidente della Repubblica prima che fosse riconfermato Sergio Mattarella.

L’aula del consiglio comunale di Soverato era strapiena non solo di membri dell’Associazione ma di tanti cittadini venuti anche da lontano. 

Il sindaco e il suo vice hanno elencato le numerose motivazioni che sono alla base della cittadinanza onoraria concessa e si sono augurati di avere ospite nel comune la Rettrice almeno una volta all’anno, per poter programmare con lei una serie di iniziative culturali e scientifiche che renderanno la città di Soverato un punto di riferimento della costa jonica.  

La Polimeni, di padre calabrese di Locri-Gerace e di mamma romagnola, porta nel suo DNA i geni dell’antica splendida civiltà della Magna Grecia. Ospite della cerimonia, tra gli altri, il prof Salvatore Mongiardo, considerato uno dei filosofi migliori al mondo sul periodo della Magna Grecia.

La Polimeni è stata eletta Rettrice dell’Università La Sapienza di Roma il 1° dicembre 2020. Nata a Roma nel 1962, si è laureata in Medicina a Roma nel 1987, ordinario di odontoiatria a Roma, è stata preside della Facoltà di Odontoiatria, nonché presidente della conferenza nazionale dei corsi di laurea in Odontoiatria. Ha fatto parte del CdA della Sapienza e quindi molto è esperta non solo di problematiche scientifiche innovative, ma anche di managerialità della vita amministrativa dell’Ateneo. 

Il prof. Giuseppe Nisticò, commissario della Fondazione Renato Dulbecco, anch’egli di origine di Soverato, ha introdotto e portato il saluto di benvenuto alla Rettrice, con la quale esistono antichi rapporti di amicizia e stima.

Nisticò ha ricordato che, purtroppo, la Calabria, dopo lo splendore del periodo magnogreco, dello straordinario periodo bizantino-normanno e l’intensa attività culturale del Vivarium di Cassiodoro, era rimasta per secoli priva di Università. «Finalmente – ha detto il prof. Nisticò –, grazie al grande statista Riccardo Misasi, dopo che era stato ministro della Pubblica Istruzione, fu fondata negli anni 70 l’Università di Arcavacata in Calabria e successivamente, grazie a lui, e al sottosegretario al Tesoro Carmelo Pujia ed ad altri qualificati politici calabresi, fu creata l’Università di Catanzaro con la nuova Facoltà di Farmacia istituita agli inizi degli anni 90. Così ci fu l’opportunità per i nostri studenti di non essere più costretti ad andare in Università lontane ma frequentare in Calabria corsi di laurea in cui erano stati chiamati a insegnare professori di alto profilo come Beniamino Andreatta a Cosenza e diversi premi Nobel presso la Facoltà di Medicina a Catanzaro. 

«Oggi – ha detto Nisticò – le nostre Università dispongono di un patrimonio umano di docenti e ricercatori veramente eccellente, che svolgono ricerche di avanguardia competitive in tutto il mondo.  Se riusciamo a richiamare, con incentivi, nella nostra Calabria giovani ricercatori calabresi che lavorano successo e dirigono prestigiosi istituti di ricerca nel mondo, saremo in grado di attuare una vera rivoluzione culturale e scientifica. E per la Calabria sarebbe sicuramente un significativo salto culturale, economico e sociale. 

«Ho avuto il piacere –  ha continuato Nisticò – di constatare l’amore della prof.ssa Polimeni per la Calabria quando da Presidente della Regione le avevo chiesto – ricevendolo immediatamente – un aiuto nella sua qualità di Preside della Conferenza italiana di Odontostomatologia la sua collaborazione per realizzare in Calabria una libera Facoltà privata di Odontoiatria in lingua inglese a Crotone. Qui infatti, già esisteva, grazie alla grande managerialità di un mio ex allievo, il dott. Massimo Marrelli, una struttura di eccellenza attraverso l’utilizzazione dei fondi dell’Unione Europea. 

«Anche di recente la Rettrice Polimeni ha espresso grande disponibilità di collaborazione con la Calabria: il suo Ateneo è diventato uno dei partner più qualificati che contribuisce a potenziare il nascente Renato Dulbecco Institute di Lamezia Terme che sarà diretto dal prof. Roberto Crea, lo scienziato di origine calabrese che da oltre 40 anni vive in California e che è considerato, per le sue scoperte, uno dei padri delle biotecnologie.

«Avere convinto Roberto Crea a rientrare in Calabria per dirigere scientificamente il Renato Dulbecco Institute è stata un’operazione straordinaria, come dimostrato dal fatto – ha dichiarato Nisticò – che proprio ieri è stato approvato dal Ministero del Sud il progetto dell’Istituto finanziato con circa 14 milioni di euro. È un vero trionfo per la Calabria e per questo desidero ancora ringraziare la Rettrice Polimeni per la sua rapida e intelligente decisione di partecipare alla realizzazione di questa straordinaria piattaforma di ricerca scientifica».

Infine, il prof. Nisticò ha invitato la Rettrice Polimeni a dare «il suo contributo scientifico e culturale alla task force che insieme con il prof. Giuseppe Profiti, supermanager dell’Azienda Zero della regione Calabria, stiamo organizzando per rilanciare la sanità nella nostra Regione e realizzare quell’ambizioso progetto, condiviso pienamente dal presidente della Regione Roberto Occhiuto, che abbiamo voluto chiamare “Calabria Silicon Valley. Una rete, cioè, di centri di eccellenza che ancora mancano in Calabria e di cui i cittadini hanno enorme bisogno per evitare di ricorrere a cure specialistiche fuori della regione. Ringrazio il prof. Profiti – ha concluso Nisticò – per la sua qualificata presenza a questa cerimonia e sono sicuro, ben conoscendo il curriculum professionale di economista della sanità di fama internazionale (è stato direttore generale dell’Istituto Tumori di Genova, dell’Istituto Gaslini della Liguria, nonché direttore generale dell’Azienda regionale della sanità in questa regione e ha assolto con grande competenza al ruolo di direttore generale dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma), e sono sicuro che egli offrirà le garanzie più ampie, insieme con la task force di docenti e specialisti calabresi nel settore della Medicina e della Sanità. Si capirà così che finalmente siamo in una nuova era della vita politica della Calabria».

Dopo la conferenza precisa e dettagliata con cui la prof.ssa Polimeni ha svolto la sua relazione su  Donne e Scienza, in cui in maniera dettagliata ha riportato le statistiche della presenza e del ruolo femminile in seno all’Università di Roma La Sapienza, la Rettrice si è augurata che in futuro ci sia una maggiore valorizzazione delle giovani e brillanti donne laureate presso il suo Ateneo.

Dopo il conferimento del diploma della cittadinanza onoraria, la Rettrice Polimeni ha espresso vivissimo compiacimento e commozione e ha annunciato che sta già pensando di inserire la Calabria, in collaborazione con le Università regionali, in progetti di ricerca di livello nazionale. Una premessa importante per offrire ampie prospettive di futuro ai giovani calabresi che hanno talento e capacità e cercano opportunità di crescita e valorizzazione delle proprie competenze.