Saccomanno (Lega): Si va verso l’estate e della depurazione nessuna notizia

Il commissario regionale della Lega, Giacomo Saccomanno, ha denunciato che, nonostante si proceda verso l’estate e quindi verso la stagione turistica, «della depurazione e dell’inquinamento marino non si hanno notizie».

«È vero – ha spiegato – che in Calabria esiste una assoluta mancanza di un sistema di depurazione adeguato e funzionante. Ma, è anche vero che, a parte qualche iniziativa isolata ed emergenziale, non esiste un piano di interventi programmati. Cosa si vuol fare sulla depurazione? Dobbiamo ancora assistere all’abbandono dei turisti di villaggi e strutture alberghiere per l’inquinamento marino? Forse si è ancora in tempo per assumere qualche celere iniziativa per porre, temporaneamente, rimedio alle evidenti criticità del passato. Ma, bisogna agire subito e senza indugio».

«La Calabria – ha concluso – ha bisogno di voltare sollecitamente pagina. I disastri del passato, certamente, non possono risolversi in pochi mesi, ma almeno bisogna cominciare seriamente ad affrontare i problemi ed a tracciare un percorso di rete sostenibile e condiviso, Abbiamo fiducia nell’azione del presidente Occhiuto che finora ha dato risposte positive, ma la stagione estiva è alle porte e gli operatori calabresi meritano risposte concrete per poter affrontare delle sfide che potrebbero compromettere, senza l’attenzione dovuta, un’altra stagione, con perdita di imprese e di occupazione». (rcz)   

 

Stagione turistica, la sottosegretaria Dalila Nesci: Alta attenzione su vaccini e viabilità

La sottosegretaria per il Sud, Dalila Nesci, ha sottolineato che «nell’interesse dei cittadini calabresi e degli operatori turistici, non abbasseremo la guardia un solo istante sulla fase finale della campagna vaccinale ed è per questo che teniamo costantemente sotto controllo tutti i dati che ci arrivano dalle strutture sanitarie locali».

La Nesci, infatti, ha partecipato a un incontro istituzionale con i sindaci dell’Unione dei Comuni del Versante Jonico ed i Commissari di Guardavalle, comune sciolto per infiltrazioni mafiose, che «ho ringraziato per il delicato e proficuo lavoro che stanno portando avanti», e ha espresso «grande apprezzamento per la determinazione e la sinergia degli amministratori incontrati in queste ore con i quali stiamo portando avanti un serio confronto su temi concreti».

«Sto monitorando, con attenzione – ha detto – gli sviluppi riguardanti le infrastrutture della dorsale Jonica raccogliendo le richieste di messa in sicurezza della statale 106 e le segnalazioni dei cittadini sull’erosione costiera. Il Pnrr può rappresentare un’opportunità irripetibile per mettere mano a molte delle istanze trascurate in passato. Le attività portate avanti dal Gal Serre Calabresi e dall’Associazione operatori turistici Riviera e Borghi degli Angeli lasciano ben sperare sulla stagione turistica alle porte, le comunità dello Jonio hanno saputo dimostrare negli anni un’offerta di servizi turistici ed una vocazione all’accoglienza che nulla ha da invidiare ad altre rinomate realtà turistiche del nostro Paese». (gsp)

COL GREEN PASS RIAPRIRE ANCHE I LOCALI
COSÍ SI SALVERÀ IL TURISMO IN CALABRIA

Salvare il turismo in Calabria riaprendo, anche, i locali. È questa la parola d’ordine che Coldiretti Calabria ha dato per rilanciare uno dei pilastri della nostra regione che, ogni anno, ha attratto viaggiatori provenienti da ogni regione e parte del mondo. Quindi, per l’Ente, bene l’entrata in vigore del pass vaccinale il prossimo 15 maggio ma, con esso, deve esserci anche una riapertura dei locali.

Coldiretti, infatti, ha già spiegato che «l’assenza di turisti stranieri e italiani ha un impatto pesante sulla loro sopravvivenza legata alla storia e all’economia dei territori, che sono il simbolo della grande creatività, tradizione, qualità e sicurezza alla base del successo del Made in Calabria» e che «il crollo del turismo straniero in Calabria ha causato un buco di oltre 300 milioni nelle spese dei viaggiatori dall’estero. La mancanza di vacanzieri si trasferisce a valanga sull’insieme dell’economia per il crollo delle spese per, alimentazione, alloggio trasporti, divertimenti, shopping e souvenir. Il cibo è la voce principale del budget delle famiglie in vacanza, con circa un terzo della spesa di italiani e stranieri destinato alla tavola».

«Per questo – afferma la Coldiretti – è indispensabile che avanzi la campagna di vaccinazione e diminuiscano il numero dei contagi; aspetti che consentono di riprendere una nuova normalità; fronti che devono essere particolarmente curati in questa fase decisiva nella quale i turisti orientano la scelta delle località per le vacanze alla vigilia del Bit di Milano (Borsa Internazionale del Turismo) che, seppur digitalmente e aperto al pubblico, punta a mostrare agli operatori del settore le migliori offerte del mercato turistico nostrano.  Tropea poi, eletta quest’anno borgo dei borghi è il passepartout del nostro turismo».

«Attualmente – ha sottolineato la Coldiretti – essendo in zona arancione pesa sull’economia calabrese la chiusura di oltre 15mila tra ristoranti, bar, pizzerie e agriturismi  che complessivamente  contano su  32668 addetti che operano nella Regione e pesa anche il limite fissato del coprifuoco alle 22 per tutti, sia nelle città che nelle campagne e nelle località turistiche. Il solo sistema agrituristico in Calabria può contare su circa 350 strutture operanti con 12200 posti a tavola e circa 1500 posti letto».

«Il cibo batte l’alloggio, ed è diventato – sostiene la Coldiretti – la voce principale del budget delle famiglie in vacanza. Il cibo rappresenta, per molti turisti, la principale motivazione del viaggio perché possiamo contare primati nella qualità, nella sostenibilità ambientale e nella sicurezza della produzione agroalimentare che ha contribuito a mantenere nel tempo un territorio con paesaggi di una bellezza unica. La spesa in vacanza per il cibo lo scorso anno per la pandemia Covid, è scesa di oltre il 60%, il minimo da almeno un decennio, e gli effetti delle difficoltà delle attività di ristorazione si sono fatti sentire a cascata sull’intera filiera agroalimentare, con disdette di ordini per le forniture di molti prodotti agroalimentari, dal vino all’olio, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco».

«In alcuni settori, come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato. Senza turismo, sono a rischio anche i 269 tesori alimentari tradizionali dei borghi d’Italia custoditi da generazioni dagli agricoltori e salvati per sostenere la rinascita del Paese, 13 prodotti Dop, 6 Igp, 9 vini Doc e 10 Igt».

«L’assenza di turisti stranieri e italiani ha un impatto pesante sulla sopravvivenza di tesori agroalimentari unici al mondo legati alla storia e all’economia dei territori, che – ha sottolineato il Presidente i Coldiretti Calabria, Franco Aceto – sono il simbolo della grande creatività, tradizione, qualità e sicurezza alla base del successo nel mondo. Una patrimonio da salvare che non ha solo un valore economico, ma anche storico, culturale ed ambientale e che garantisce la sopravvivenza della popolazione anche nelle aree interne più isolate». (rrm)

[foto tratta dal video promozionale della Riviera dei Cedri, courtesy Nik Channel Youtube]

Buio in discoteca e zero divertimento al mare
Salvare la stagione turistica e gli imprenditori

La fase 3, che non significa liberi tutti, visto che il rischio del contagio è ancora possibile, continua, purtroppo,  a dimenticarsi di un segmento di imprenditoria che ha molto a che vedere con il turismo e una stagione da salvare: sono i gestori di discoteche, di locali pubblici, i responsabili di quello che, in condizioni normali, si sarebbe chiamato con il bruttissimo neologismo”divertimentificio”. Ovvero quel richiamo alla notte da ballare, da bere, da gustare, prevalentemente in riva al mare. Ma per questi imprenditori c’è buio totale, nessuna idea, né dal Governo centrale, nè da quello regionale: eppure il segmento discoteca e ballo coinvolge circa 100mila persone, la cui occupazione, in questa strana estate del 2020, è a serio rischio.

Il presidente dei giovani di Confcommercio di Reggio Sasha Sorgonà ha fatto proprie le istanze dei gestori dei locali della movida e parteciperà, a nome degli imprenditori calabresi del comparto al flash mob organizzato per dopodomani, mercoledì 10 giugno, a piazza Montecitorio. Il leitmotiv della manifestazione sarà “La vità è bella, la vita è ballo”, cercando di sensibilizzare Governo e forze politiche sulla gravissima situazione in cui tutto il settore è precipitato, con evidenti ricadute sulla stessa stagione turistica-balneare. Indubbiamente, pensare a serate al mare senza discoteca sembra un assurdo, eppure non sono ancora state previste né misure di prevenzione da attuare per consentire, anche in misura ridotta, l’attività di club e discoteche, soprattutto all’aperto, né sono stati previsti aiuti per sostenere la chiusura forza dei locali di intrattenimento sui quali grava l’ombra della chiusura definitiva.

In un comunicato diffuso dall’Associazione Italiana Imprese di Intrattenimento da Ballo e di Spettacolo (Silb) vengono sottolineati l’amarezza e lo sconforto: «La tempesta c’è stata – dicono gli imprenditori delle discoteche –. E pare anche parzialmente passata. La pioggia invece continua a cadere su una categoria: quella che per mestiere, la gente la fa divertire. E la fa divertire in sicurezza.

«Dopo 106 giorni di chiusura (e di silenzio) ininterrotta, gli imprenditori dell’intrattenimento riprendono la parola. Perché di imprese, come tutte le altre, si tratta. Si tratta di Pil, di gettito fiscale, di affitti, di lavoratori (100.000), di famiglie, di persone. Che potrebbero riprendere a lavorare con responsabilità, che hanno bisogno di aiuti economici (ma non arrivano). Qui, con la corona dei reietti (senza forse più virus), siamo rimasti solo noi. Mentre la società prende le distanze dalla paura con il metro di una maggiore responsabilità, mentre le strade si popolano e i sorrisi riprendono a sbocciare, seppur coperti da una mascherina, mentre le luci si accendono e dissolvono la nebbia della pandemia rivelando uno scenario di ben più modeste proporzioni ormai conclamato a livello europeo, nelle discoteche e nei locali notturni, nelle sale da ballo rimane il buio.

«Non possiamo accettarlo. Noi non siamo la “movida”. Parola usata per esprimere il lato deteriore di un “movimento” finalizzato a divertirsi pare, chissà perché, con una velata inclinazione alla scelleratezza. Noi siamo imprenditori che hanno stilato protocolli seri, rispettosi delle ordinanze, del vivere civile, della salute pubblica, al fine di riprendere le loro attività – ha detto Maurizio Pasca, presidente di Silb – Imprenditori che onorano regole di capienza dagli anni Settanta, che hanno locali strutturati al fine di garantire distanze di un metro, imprenditori che hanno proposto protocolli di sanificazione, tracciamento, sicurezza. Imprenditori che hanno creato procedure per la sicurezza di pubblico e lavoratori! E che hanno bisogno di aiuti economici perché sono stati i più colpiti. Chiediamo una data di riapertura in condizioni economicamente sostenibili».

«Se è possibile – fanno notare gli operatori del settore – ballare “sotto la pioggia” a un ristorante, al tavolo di un bar, su una metropolitana, in un mercato pubblico, per le strade di una Bergamo alta invasa di persone, in tutte le piazze e le vie d’Italia che in questi giorni hanno ripreso il vigore dei volti uno a fianco all’altro, non vediamo perché sia vietato “ballare” nel luogo deputato al ballo.  Quello dove la vita, nonostante il discredito gettato dal luogo comune, è sempre stata bella. Perché alla musica non servono parole. Alla politica invece si. Per questo adesso la tiriamo in ballo. Preferiamo usare “balla” come esortazione verbale anziché come sostantivo che si riferisce ad un’emergenza ormai derubricata a pseudo normalità da titoli come “12 regioni senza morti” oppure “epidemia finita il lockdown non serviva”. Sono titoli di giornali. Senza nulla togliere al senso di responsabilità che da sempre distingue noi di Silb, con i 4 miliardi di fatturato che rappresentiamo, vorremmo fare il rumore che serve per orientare l’udito all’ascolto di un fiume inarrestabile: quello della vita che riprende il suo ritmo, con le dovute precauzioni. Precauzioni che i nostri locali sono perfettamente in grado di far osservare, molto più dell’anarchia di una spianata fronte mare o di una festa improvvisata in spiaggia o in casa.  A proposito, riaprono gli stabilimenti balneari. I teatri. I cinema. I musei. Perché non i locali da ballo?».

Fin qui gli operatori della notte, ma anche per i gestori di stabilimenti balneari e locali pubblici che vivono di turismo non è facile affrontare questa stagione che si preannuncia davvero difficile. A mettersi di traverso per complicare ulteriormente si mettono anche i sindaci che, in alcuni casi, interpretano in modo soggettivo e molto più restrittivo le prescrizioni governative. A questo proposito, l’assessore regionale Fausto Orsomarso, che ha anche la delega al Turismo, ha fatto sentire la propria voce, stigmatizzando quanto accaduto a Praia a Mare dove il sindaco ha emesso una serie di ordinanze che hanno creato malcontento e disorientamento tra turisti e operatori. Non bisogna ha detto Orsomarso – «introdurre elementi di confusione e di discriminazione tra i territori. Condivido la preoccupazione degli imprenditori turistici e dei cittadini di Praia a Mare dopo l’emanazione delle ordinanze del sindaco che pone ulteriori limitazioni sia per la gestione degli stabilimenti balneari che per l’ospitalità turistica. Abbiamo tentato, tenendo sempre ben presenti le regole di base per il contenimento, di dare regole chiare e univoche,  come l’obbligo di registrazione per chi viene in Calabria da fuori regione o come l’indicazione secondo la quale gli immobili debbano avere la capacità ricettiva adeguata al numero di ospiti che vi pernotteranno, senza imporre la necessità di far parte dello stesso nucleo familiare. Il modo migliore per proteggerci dal contagio è rappresentato dal senso di responsabilità, dal rispetto delle distanze e dall’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale. Auspico che il sindaco di Praia a Mare recepisca le giuste istanze degli operatori della filiera turistica, consentendo l’avvio della fase del coraggio, nella quale si possa lavorare insieme per l’accoglienza in sicurezza dei turisti, che rappresentano la principale risorsa su cui l’economia locale può contare. Da parte mia assicuro il massimo impegno sul piano politico e per il mio ruolo istituzionale a sostenere, semplificare e liberare dai legacci burocratici l’impegno economico e personale di questi imprenditori che con tenacia e sacrificio realizzano giorno dopo giorno la principale opportunità di sviluppo e di lavoro vero per la nostra terra». (rrm)