Dall’Università Magna Graecia di Catanzaro lo studio sullo smartwatch ‘salva cuore’

Gli smartwatch potrebbero essere utilizzati come Ecg portatili anche per la diagnosi precoce di infarto. È questo il risultato di uno studio condotto dall’Università Magna Graecia di Catanzaro, che è stato presentato al congresso dell’European Society of Cardiology 2020 (Esc) e pubblicati in contemporanea sulla prestigiosa rivista Jama Cardiology.

Lo studio, coordinato da Carmen Spaccarotella della Divisione di Cardiologia e Centro di Ricerche in Malattie dell’Apparato Cardiovascolare dell’Università Magna Graecia di Catanzaro e condotto insieme ad Alberto PolimeniSerena MigliarinoElisa PrincipeAntonio CurcioAnnalisa Mongiardo. Sabato Sorrentino, Salvatore De Rosa e Ciro Indolfi, indica un nuovo utilizzo dello smartwatch, nello specifico sull’Apple Watch: «un elettrocardiogramma a nove derivazioni anche per la diagnosi precoce di infarto mettendolo sul petto del paziente, con una sensibilità che arriva al 94%».

«Lo smartwatch – si legge in una nota – può essere un salvacuore: non permette solo di scoprire le aritmie cardiache, ma può diventare per il medico anche lo strumento d’emergenza per una diagnosi tempestiva di infarto. Togliendolo dal polso e mettendolo in nove posizioni sul torace può riconoscere l’attacco cardiaco con una sensibilità che arriva al 94%.  Lo dimostra per la prima volta al mondo una sperimentazione tutta italiana i cui dati, appena pubblicati sulla prestigiosa rivista Jama Cardiology, sono stati presentati in contemporanea nel corso del congresso dell’European Society of Cardiology2020 (Esc): stando ai risultati, un ‘orologio intelligente’ potrebbe contribuire a ridurre drasticamente i tempi di diagnosi dell’infarto e quindi migliorare la prognosi dei pazienti, che dipende moltissimo dal tempo che intercorre fra l’inizio dei sintomi e la terapia effettuata con l’angioplastica coronarica».

«Un Ecg tempestivo è fondamentale per la diagnosi di infarto – ha spiegato all’Ansa la coordinatrice del progetto, Carmen Spaccarotella – ma non sempre è prontamente disponibile in caso di sintomi sospetti; gli smartwatch, invece, sono al polso di un numero sempre più elevato di persone. Gli smartwatch sono programmati per effettuare una sola derivazione elettrocardiografica e consentono di esplorare l’attività elettrica di una parte soltanto del cuore».

«Il nostro studio – ha aggiunto – ha dimostrato che è possibile spostare l’orologio in diverse posizioni del corpo, effettuando così una misurazione a nove derivazioni analoga a quella di un Ecg standard».

Per l’indagine sono stati analizzati 100 soggetti, di cui l’80% con sintomi di infarto e il 20% di controllo; per tutti sono state effettuate le registrazioni con l’Apple Watch e, in contemporanea, un esame elettrocardiografico standard.

«I risultati mostrano – ha spiegato la coordinatrice Spaccarotella – che nei pazienti colpiti da infarto la sensibilità dell’Apple watch, cioè la proporzione dei casi in cui veniva effettuata la diagnosi corretta, è stata del 94%. La specificità del test, cioè la probabilità che un soggetto sano abbia un Ecg su smartphone negativo, è stata del 92%. Ciò significa che, con l’Apple Watch, è possibile effettuare un Ecg a nove derivazioni con la stessa affidabilità dell’Ecg standard nella diagnosi di infarto miocardico».

«Non esiste ancora un programma – ha aggiunto – che consenta la diagnosi automatica con l’Ecg effettuato con l’Apple Watch, pertanto, a oggi, è indispensabile che i dati vengano valutati da un medico; in futuro tuttavia è probabile che siano resi disponibili software in grado di fare automaticamente la diagnosi di infarto, come già accade per la fibrillazione atriale».

«In caso di dolore toracico, soprattutto se si associa a sudorazione e difficoltà di respirazione, è indispensabile – ha dichiarato sottolinea Ciro Indolfi, presidente della Società italiana di cardiologia e senior autore della ricerca all’Adnkronos – effettuare subito un Ecg per verificare l’eventualità di un infarto in corso: le linee guida Esc consigliano infatti di eseguire un Ecg entro 10 minuti dal primo contatto col medico. La tempestività è decisiva: i pazienti con infarto miocardico più grave devono essere trasferiti rapidamente in emodinamica per impiantare uno stent, altrimenti si vanifica il beneficio dell’intervento».

«Negli ultimi anni – ha concluso Indolfi – proprio grazie all’angioplastica primaria la mortalità per infarto si è ridotta del 50%, a patto che la procedura venga effettuata entro 90-120 minuti dalla diagnosi con Ecg. Gli smartwatch potrebbero perciò essere d’aiuto per accorciare ulteriormente i tempi di intervento e così salvare la vita a un maggior numero di pazienti». (rrm)

Lo studio pubblicato su Jama Network

In copertina, immagine presa da Jama Network

Sono 28 le Scuole di Specializzazione di area sanitaria accreditate all’Umg

Sono 28 le Scuole di Specializzazione in ambito sanitario accreditate all’Università Magna Graecia di Catanzaro: un riconoscimento basato sull’attività e il lavoro svolto dall’Ateneo catanzarese e dal Rettore, Giovanbattista De Sarro, ma anche per tutta la rete formativa calabrese.

«Dopo l’aumento dei posti disponibili per il corso di laurea in Medicina e Chirurgia e per le Professioni Sanitarie, con particolare riguardo al corso di laurea in infermieristica, l’offerta in ambito medico del nostro Ateneo, per il prossimo anno accademico, si potenzia con il recupero  delle Scuole di Specializzazione  in Malattie dell’apparato respiratorio, Malattie dell’apparato digerente, Medicina fisica e riabilitativa, Cardiochirurgia, Pediatria, Ostetricia e Ginecologia: con queste parole il Rettore dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, Prof. Giovambattista De Sarro, esprime la soddisfazione per l’importante risultato raggiunto grazie alla riattivazione delle Scuole di Specializzazione sospese e all’aumento dei posti disponibili totali, che pone l’Ateneo catanzarese sempre di più quale punto di riferimento per la formazione medica e sanitaria nel Meridione.

“È questa la dimostrazione – ha spiegato il Rettore Giovambattista De Sarro – che il lavoro svolto con scrupolo e tanto sacrificio ripaga sempre. Vi  è l’orgoglio di testimoniare che, in questo periodo di emergenza sanitaria, il nostro Ateneo si è fatto trovare pronto per dare il suo valido e concreto contributo in campo medico con l’obiettivo sempre di riuscire a garantire standard di qualità negli aspetti della formazione dei giovani medici, della ricerca clinica, dell’assistenza ospedaliera».

«La grande richiesta di formazione per i corsi di laurea del nostro Ateneo, in tutti i suoi settori, in questi primi giorni di avvio delle immatricolazioni – ha concluso il Rettore Giovambattista De Sarro- ci fa ben sperare sulle grandi attenzioni e aspettative che i nostri giovani ripongono nella nostra Università e noi siamo sicuri di non deluderle con un’offerta variegata e potenziata che spazia dalle scienze mediche a quelle farmaceutiche, giuridiche, economiche, informatiche, sociali e veterinarie».

Le Scuole di Specializzazione attive ed i posti disponibili presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro sono: Anestesia, Rianimazione e terapia intensiva e del dolore (46 posti); Cardiochirurgia (2 posti); Chirurgia generale (9 posti); Chirurgia toracica (2 posti); Dermatologia e venereologia (2 posti); Endocrinologia e malattie del metabolismo (3 posti); Farmacologia e Tossicologia clinica (5 posti); Geriatria (8 posti); Ginecologia e Ostetricia (6 posti); Igiene e medicina preventiva (11 posti); Malattie dell’apparato cardiovascolare (12 posti); Malattie dell’apparato digerente (2 posti); Malattie dell’apparato respiratorio (4 posti); Malattie infettive e tropicali (6 posti); Medicina Fisica e riabilitativa (5 posti); Medicina Interna (13 posti); Medicina Legale (4 posti); Microbiologia e virologia (3 posti); Nefrologia (6 posti); Neurologia (7 posti); Oftalmologia (4 posti); Oncologia medica (8 posti); Ortopedia e traumatologia (5 posti); Patologia clinica e biochimica clinica (7 posti); Pediatria (5 posti); Radiodiagnostica (8 posti); Scienze dell’alimentazione (2 posti); Urologia (5 posti).

Per le immatricolazioni ai 16 corsi di laurea, ai 4 corsi di laurea magistrale a ciclo unico e ai 7 corsi di laurea magistrale biennale dell’Ateneo per l’anno accademico 2020/2021 è possibile consultare il sito internet www.unicz.it.

Il consigliere regionale Baldo Esposito, presidente della Commissione Sanità della Regione Calabria, ha dichiarato che questo dato positivo va interpretato con una doppia lettura: «sono state riaperte le scuole di specializzazione che erano state sospese lo scorso anno (Ginecologia, Pneumologia, Cardiochirurgia, Malattie dell’apparato digerente, Pediatria) e sono state rafforzate o confermate le scuole già operative. Particolare menzione non può che essere rivolta alla scuola di Anestesia e Rianimazione, che passa da 20 a 46 posti, a conferma di una gestione esemplare anche della fase emergenziale causata Covid-19».

«Successi come questo – ha concluso Esposito – ci danno l’idea che gli sforzi profusi si stanno rivelando produttivi: una sempre crescente formazione specialistica non potrà che tramutarsi in un aumento dei livelli occupazionali nonché, in considerazione della mole di professionisti e utenti che ruotano intorno a questo settore, in un notevole indotto economico per l’intero Capoluogo».

Steven Nisticò
Il prof. Steven Nisticò

Particolarmente soddisfatto il prof. Steven Nisticò direttore della Scuola di specializzazione di Dermatologia che vede raddoppiate le borse ministeriali. Il settore è particolarmente attuale per l’attività di prevenzione nei confronti di malattie della pelle e in particolari di tumori cutanei, grazie a tecniche innovative di diagnosi precoce che permettono di intervenire efficacemente sulla popolazione. La scuola di specializzazione dell’UMG è ormai attiva da tre anni e coinvolge nella propria rete formativa le unità operative complesse (UOC) dei maggiori ospedali calabresi, compensando la carenza di personale specialistico nel settore. La Scuola di Dermatologia di Catanzaro è in prima linea in ricerche internazionali su nuovi farmaci (anticorpi monoclonali) per il trattamento di malattie una volta considerate incurabili, quali la psoriasi, la dermatite atopica e il melanoma. Inoltre, sempre a Catanzaro, sono sono in corso di sperimentazione tecnologie laser di ultima generazione per il trattamento di tumori cutanei, angiomi, senza ricorrere alle tradizionali metodiche chirurgiche invasive e oltremodo costose.

Soddisfatto del risultato anche il sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, che ha definito «particolarmente importante il nuovo accreditamento, dopo quello mancato l’anno scorso, delle Scuole in Cardiochirurgia, Ginecologia e Ostetricia, Malattie dell’apparato digerente e Malattie dell’apparato respiratorio, Medicina fisica e riabilitativa e Pediatria, ma non posso che sottolineare anche il sostanziale raddoppio di parecchie delle altre Scuole già accreditate».

«È il segno che il Miur – ha aggiunto – ha riconosciuto la valenza formativa e accademica della Magna Graecia rafforzando, in questo modo, l’assoluta rilevanza che la Facoltà di Medicina dell’Ateneo guidato dal rettore Giovambattista De Sarro ha assunto all’interno del panorama della ricerca sanitaria regionale e meridionale».

«I nuovi posti nelle specializzazioni – ha proseguito Abramo – rappresentano un concreto passo avanti nell’ottica del potenziamento di Medicina, e potranno senz’altro contribuire a incrementare l’occupazione, l’erogazione di servizi all’utenza e l’indotto economico in un territorio, quello catanzarese e dell’area centrale della Calabria, in cui l’Umg è una realtà universalmente riconosciuta come dimostrato, nei mesi scorsi, con la magistrale azione di contrasto dell’emergenza Covid condotta parallelamente alle altre strutture sanitarie del capoluogo, a partire dal Pugliese-Ciaccio». (zc)

Nisticò: appello per la plasmaterapia attraverso gli italiani e i calabresi nel mondo

Un allarme a livello internazionale è stato lanciato dall’insigne farmacologo Pino Nisticò – ex Presidente della Regione Calabria  e già membro dell’Agenzia Europea del Farmaco – a favore della plasmaterapia attraverso la rete degli italiani e dei calabresi nel mondo. «Nei giorni scorsi – afferma Nisticò – ho inviato un appello al Governo italiano e alle Regioni per chiedere le risorse necessarie per incentivare e potenziare la pratica dell’infusione di plasma iperimmune in centri adeguatamente attrezzati in tutte le regioni sul modello del San Matteo di Pavia e della rete ospedaliera collegata. Infatti, sono rimasto particolarmente impressionato dai risultati riportati anche sulla prestigiosa rivista scientifica Nature secondo cui la maggior parte dei 52 pazienti affetti da Covid, trattati con plasma iperimmune dal prof. Cesare Perotti, direttore del servizio di Immunoematologia del San Matteo di Pavia e dal prof. Giuseppe De Donno bravissimo pneumologo di origini calabresi che opera Mantova, sono stati salvati da morte sicura».

Il prof. Giuseppe De Donno
Il prof. Giuseppe De Donno, pneumologo a Mantova: la madre del chirurgo è di Catanzaro

«È naturale – sostiene Nisticò – che si tratta di uno studio clinico sperimentale ancora su un piccolo numero di pazienti, ma non si capisce perché ancora il Governo, l’Aifa e l’Istituto Superiore di Sanità non abbiano approvato e lanciato uno studio clinico controllato più ampio, coinvolgendo una rete di centri, i più qualificati, che esistono nelle varie regioni! Anzi, addirittura, in alcune regioni come le Marche il Comitato etico regionale, per ragioni io penso meramente formali, sta impedendo in questi giorni l’impiego di plasma iperimmune per salvare la vita di pazienti gravi.

«Oggi voglio lanciare questo stesso grido di allarme a tutto il mondo attraverso la rete dei consultori della Regione Calabria e delle associazioni degli italiani e dei calabresi che vivono fuori del nostro Paese, nonché attraverso medici e scienziati di origine calabrese o italiana ivi presenti. Così, per esempio, i nostri conterranei possono coinvolgere in questa sacrosanta battaglia il prof. Anthony Fauci a New York, di origine siciliana, ed autorevolissimo consulente scientifico di Donald Trump; inoltre, il governatore di New York, Andrew J. Cuomo, l’on. Charlie Gargano, ex ministro dell’Economia dello Stato di New York, il calabrese Frank Guarini, già consulente di Bill e Hillary Clinton e tanti altri professori universitari e ospedalieri di origine italiana.

Un altro esempio è rappresentato dalla rete di scienziati illustri a noi vicini in Inghilterra, come il prof. Salvador Moncada, che per le sue scoperte (prostaciclina e nitrossido) avrebbe meritato il Premio Nobel, il prof. Luigi Camporota, allievo dei proff. Serafino Marsico e Mino Pelaia dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, che ha salvato la vita del premier britannico Boris Johnson, il prof. Enzo Libri, direttore della Farmacologia Clinica dell’Imperial College, il prof. Giuseppe Rosano, direttore della Cardiologia dell’Università St. George di Londra, ecc. Infine, sarà possibile fare altrettanto in altri Paesi dove esiste una rete prodigiosa di scienziati di origine italiana e di associazioni di calabresi come in Australia (l’ing. Vincenzo Daniele consultore per la Regione Calabria), in Canada (on. Basilio Giordano), in Argentina (on. Mario Borghese, il prof. Lino Potenza, il prof. Riccardo Galimberti, il dott. Enzo Rapisarda) e in tutti i Paesi dell’Europa dove ci sono comunità di calabresi molto attive».

Nisticò sfata una falsa informazione: «Non è vero che il plasma iperimmune non si trovi perché da un lato c’è la tipica generosità dei pazienti guariti, ma anche attraverso la rete mirabile dei centri Avis il plasma iperimmune può essere prelevato da portatori sani e da soggetti che abbiano avuto lievi sintomi influenzali da coronavirus».

«Il messaggio è, pertanto, chiaro, cioè fare pressione sui governi in tutti i Paesi per attivare il numero più ampio possibile di centri ospedalieri per l’infusione di plasma iperimmune, seguendo il protocollo italiano dei proff. De Donno e Perotti che si sta dimostrando molto valido nel salvare la vita di pazienti gravi affetti da Covid-19».

«Il messaggio si può estendere anche alla necessità di avviare nel più breve tempo possibile i primi clinical trials per valutare l’efficacia e la sicurezza di anticorpi monoclonali anticoronavirus come quelli già esistenti dello scienziato italiano Pierpaolo Pandolfi dell’Harvard School of Medicine di Boston, in collaborazione con il prof. Giuseppe Novelli, già Rettore dell’Università di Tor Vergata e genetista di alto prestigio».

«Perché – conclude il prof. Nisticò – ho voluto lanciare questo grido d’allarme? Perché devo confessare che la notte stento a prendere sonno pensando alle migliaia di morti da Covid in Italia e nel mondo, quando si dispone di uno strumento antico, ma prezioso come il plasma (iperimmune) e pensando purtroppo anche alla lentezza burocratica delle Agenzie regolatorie, come di recente ho scritto al prof. Guido Rasi dell’Università di Roma e validissimo direttore esecutivo dell’European Medicines Agency di Amsterdam». (rrm)

Dal Laboratorio dell’Università Magna Graecia scoperta l’origine dei tumori del cuore

Una bella – se non grandiosa – notizia arriva dal Laboratorio di Cardiologia Molecolare e Cellulare dell’Università Magna Graecia di Catanzaro: è stata individuata l’origine dei tumori del cuore.

Questo prestigioso traguardo è stato raggiunto dal gruppo di ricerca del prof. Daniele Torella, ordinario di Cardiologia nel Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica dell’ Ateneo catanzarese, che per la prima volta ha individuato le vere cellule staminali tumorali del mixoma atriale.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista European Heart Journal, ad oggi la più prestigiosa al mondo per impatto scientifico in ambito cardiovascolare. Nel lavoro, i ricercatori del Laboratorio di Cardiologia Molecolare e Cellulare (MaCCardio Lab) diretto dal prof. Torella hanno analizzato 26 mixomi umani, identificando e isolando delle cellule con caratteristiche di vere cellule staminali tumorali capaci, in esperimenti in vivo di xenotrapianto in topi immunodepressi, di riformare il mixoma cardiaco. In particolare, lo studio ha anche permesso di individuare il meccanismo molecolare, rappresentato dalla disregolazione dell’espressione di alcuni microRNAs (piccole molecole endogene di RNA non codificante), responsabile della trasformazione delle cellule staminali normali in cellule staminali tumorali.

Pertanto, per la prima volta, questo studio cui è dedicato anche un’Editorial, dimostra l’esistenza di una cellula staminale tumorale che dà origine al mixoma atriale, il che, di conseguenza, sembra indicare i mixomi cardiaci come la prima malattia cardiaca umana correlata alle cellule staminali del cuore adulto.

I mixomi atriali, infatti, possono produrre diversi quadri clinici, tra i quali rientrano lo scompenso cardiaco per disfunzione valvolare acuta e l’embolizzazione distale a carico del cervello o di altri organi. La diagnosi precoce e l’escissione totale mediante intervento di cardiochirurgia sono perciò fondamentali nel trattamento del mixoma. Tali tumori benigni, nonostante siano rari, continuano a generare interesse non solo, come segnalato supra, in conseguenza della loro presentazione clinica potenzialmente pericolosa ma, soprattutto, per la loro origine, rimasta a lungo sconosciuta.

Il lavoro, che ha come primo autore la dott.ssa Mariangela Scalise, ha visto il contributo delle dott.sse Fabiola Marino, Eleonora Cianflone, Teresa Mancuso, Carla Vicinanza e Iolanda Aquila, e dei dott. Luca Salerno e Konrad Urbanek, ricercatori che compongono il team del MaCCardio Lab.

Inoltre, va ricordato l’indispensabile contributo di diversi Ricercatori del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica, diretto dal prof. Giuseppe Viglietto, anche egli co-autore del lavoro, a testimonianza di una vitale e produttiva collaborazione con l’integrazione di diverse competenze scientifiche, tra cui la Cardiochirurgia del prof. Pasquale Mastroroberto, il Laboratorio di Chimica Farmaceutica della prof.ssa Donatella Paolino, ed il Laboratorio di Citofluorimetria del dott. Valter Agosti, nel CIS di Genomica diretto dal prof. Francesco S. Costanzo.

Il lavoro ha, infine, visto la partecipazione del prof. Pierangelo Veltri, del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, così come di scienziati nazionali ed internazionali, tra i quali il prof. Alessandro Weisz ed i suoi collaboratori dottori Giorgio Giurato e Maria Ravo dell’Università di Salerno, i prof. Michele Torella, Marisa De Feo, Antonella De Angelis e Liberato Berrino dell’Università della Campania “L. Vanvitelli”, il prof. Bernardo Nadal-Ginard di Boston (USA) e la prof.ssa Georgina M. Ellison-Hughes del King’s College di Londra. (rcz)

Tre docenti dell’UMG online in Florida sul Coronavirus

Di grande interesse la partecipazione di tre docenti dell’Università Magna Graecia di Catanzaro a un seminario online – in programma per domani pomeriggio alle 17.00 – presso l’Informatics Institute dell’Università della Florida, dal titolo On Covid-19 Data and Containment measures: Experiences on the Italian Emergency.

I professori, Pietro Hiram Guzzi, Giuseppe Tradigo e Pierangelo Veltri, presenteranno alcuni dei risultati scientifici ottenuti sull’analisi di dati sull’emergenza covid-19 e a presentare alcune idee su come l’analisi di dati possa contribuire a supportare personale medico infermieristico e amministrativo nel definire contromisure utili in ambito epidemiologico.

I docenti, membri anche della Società Scientifica Italiana di Informatica Biomedica SIBIM, svolgono ricerca da molti anni nell’ambito di modelli, analisi di dati e sistemi a supporto della biologia e della medicina, con particolare attenzione alla proteomica, genomica, all’analisi di dati, segnali ed immagini di interesse biomedico nonché all’applicazione di tecniche di integrazione di dati e sistemi geografici con applicazione all’ambito epidemiologico. (rrm)

CATANZARO – Il 6° Simposio Internazionale Magna Græcia AORtic Interventional Project

Oggi e domani, a Catanzaro, presso l’Auditorium “Salvatore Ventura”, il 6° Simposio Internazionale Magna Græcia AORtic Interventional Project (MAORI).

Organizzato dalla Cattedra e Unità Operativa Complessa di Cardiochirurgia, diretta dal prof. Pasquale Mastroroberto, l’evento è un simposio internazionale sul trattamento delle patologie a carico dell’aorta toracica e toraco-addominale  Complex Diseases of Thoracic and Thoraco-Abdominal Aorta.

Il programma di quest’anno sarà articolato in due sessioni di apertura, martedì 18 giugno, dedicate ai Tecnici della Perfusione Cardiovascolare e agli Infermieri.
 Le sessioni scientifiche, tutte di rilievo internazionale, saranno basate su temi inerenti la ricerca cardiovascolare traslazionale, le moderne tecniche di trattamento delle patologie aortiche, sia con chirurgia convenzionale che con metodiche mini-invasive endovascolari ed ibride, il trattamento delle patologie a carico della valvola aortica.

Inoltre, sarà dedicato uno spazio anche a tematiche di anestesia e terapia intensiva post-chirurgica.

Alla  Cerimonia inaugurale del Simposio saranno presenti il Prof. Giovambattista De Sarro, Magnifico Rettore dell’Università “Magna Graecia”, il Prof. Francesco Saverio Costanzo, Coordinatore del Nucleo di Valutazione e Prorettore UMG, il Prof. Giuseppe Viglietto, Direttore del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica, il Prof. Nicola Perrotti, Presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia dell’UMG, rappresentanti dell’A.O.U. “Mater Domini” e il Dirigente del Dipartimento Salute della Regione Calabria Dott. Antonio Belcastro.

Tantissimi i relatori internazionali che interverranno nel corso dell’evento: Joseph Coselli del Texas Heart Institute/ Baylor College of Medicine di Houston, Heinz Jakob dall’Università di Essen (Germania) e Yutaka Okita dell’Università di Kobe (Giappone), esperti nella chirurgia dell’arco aortico, Marc Schepens e Filip Van Den Brande dell’Ospedale AZ St.Jan di Bruges (Belgio), Laurent Chiche dell’Ospedale “La Pitiè” di Parigi, e Marek Ehrlich dell’Università di Vienna.

 Tra i relatori italiani saranno presenti il Prof. Roberto Di Bartolomeo, già Direttore della Cardiochirurgia dell’Università di Bologna, il Prof. Carlo Antona, Direttore della Cardiochirurgia dell’Ospedale Sacco di Milano, il Prof. Massimo Chello, Direttore della Cardiochirurgia dell’Università Campus BioMedico di Roma, il Prof. Gino Gerosa, Direttore della Cardiochirurgia dell’Università di Padova e Presidente della Società Italiana di Chirurgia Cardiaca, il dott. Mario Fabbrocini, Direttore del Dipartimento Cardiovascolare della Clinica “Città di Alessandria”, il Prof. Gabriele Jannelli, dell’Università “Federico II” di Napoli, docenti dell’Università UMG di Catanzaro quali i prof. Ciro Indolfi, Paolo Navalesi e Daniele Torella. (rcz)