Consumo del suolo, Arpacal: Nel 2020 in Calabria persi 86 ettari

In Calabria, nell’ultimo anno, «le coperture artificiali hanno sostituito il suolo per 86 ettari, con un incremento dello 0.11% rispetto alla superficie artificiale dell’anno precedente, facendo registrare un totale di suolo consumato pari a 76116 ettari, corrispondente al 5.05% dell’intero territorio regionale».  È quanto è emerso dal Rapporto sul “Consumo di Suolo in Italia” del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, presentato da Arpacal, in cui viene segnalato che «dai dati risulta che la provincia con maggiore suolo consumato è quella di Cosenza con quasi 29.000 ettari al 2020, mentre la provincia con minore suolo consumato risulta Crotone con 6.461 ettari».

Il rapporto, pubblicato con cadenza annuale, rappresenta il quadro aggiornato delle trasformazioni della copertura del suolo, permettendo di valutarne l’impatto sul paesaggio e su quelli che vengono definiti “Servizi Ecosistemici”, ovvero quei servizi che gli ecosistemi possono fornire al genere umano come il supporto alla vita (formazione del suolo, produzione primaria ecc.), l’approvvigionamento (produzione cibo, acqua ecc.), la regolazione (clima) e i valori culturali.

Tornando ai dati calabresi, per quanto riguarda il suolo consumato a livello comunale al 2020, ossia la quantità complessiva di copertura artificiale che si sostituisce al suolo, nella Top3 si registrano Tropea con 35% sul totale, Villa San Giovanni 28% e Soverato +27%. In riferimento, invece, al consumo di suolo,  ossia l’incremento annuale di copertura artificiale che si sostituisce al suolo, la Top3 regionale vede San Ferdinando che ha registrato un aumento di 6 ettari, Lamezia terme 5 ettari e Crotone 4.

A livello nazionale, le colate di cemento non rallentano neanche nel 2020, nonostante i mesi di blocco di gran parte delle attività durante il lockdown, e ricoprono quasi 60 chilometri quadrati, impermeabilizzando ormai il 7,11% del territorio nazionale. Ogni italiano ha a disposizione circa 360 mq di cemento (erano 160 negli anni ’50). L’incremento maggiore quest’anno è in Lombardia, che torna al primo posto tra le regioni con 765 ettari in più in 12 mesi, seguita da Veneto (+682 ettari), Puglia (+493), Piemonte (+439) e Lazio (+431). La Calabria registra un modesto incremento di +86 ettari.

«L’andamento del consumo del suolo – ha commentato il direttore generale dell’Arpacal, dott. Domenico Pappaterra – ci dà la restituzione plastica dell’emergenza che, nelle diverse matrici ambientali, stiamo vivendo e siamo chiamati ad affrontare. Sostituire il suolo con coperture artificiali, infatti, determina un effetto a cascata, penso all’impermeabilizzazione e quindi agli effetti prodotti sulle falde nonché sulla sicurezza idraulica, che ci sta pericolosamente portando ad un punto di  non ritorno».

Presentati in Cittadella i risultati del progetto ‘Sic-Carlit’ su 14 siti comunitari

Sono stati presentati, in Cittadella regionale, i risultati del progetto Sic-Carlit, assegnato dalla Regione all’Arpacal, che riguarda 14 Siti di importanza comunitaria (Sic) marini della Calabria.

Presenti l’assessore regionale all’Ambiente, Sergio De Caprio, i sindaci dei Comuni interessati, il direttore generale Arpacal, dott. Domenico Pappaterra,  il dirigente del settore Parchi e aree naturali della Regione, Giovanni Aramini, il direttore del Centro regionale di strategia marina dell’Arpacal, Emilio Cellini, e il professor Pierfrancesco Rende, in rappresentanza dell’Ispra.

Il progetto I Siti di Importanza Comunitaria (SIC) Marini della Calabria è un programma di monitoraggio degli habitat e delle specie marine all’interno dei SIC, finanziato dalla Regione Calabria attraverso i fondi Por Fesr-Fse 2014-2020 per la Tutela e la Valorizzazione del Patrimonio Ambientale e Culturale.

Con il progetto denominato “I Siti di Importanza Comunitaria (SIC) Marini della Calabria – Stato delle conoscenze e implicazioni nelle strategie di monitoraggio, gestione e conservazione. valutazione dello stato ecologico delle acque marino costiere della Calabria” la Regione Calabria ha, infatti, inteso sostenere progettualità volte a studiare, tutelare e valorizzare il patrimonio di biodiversità marina della Calabria, utilizzando tecniche innovative di acquisizione dei dati,  per contribuire alla riduzione e controllo delle pressioni umane che ne costituiscono una minaccia; il fine ultimo è quello di favorire un uso economico ed una fruizione sostenibili della risorsa mare a beneficio delle attuali e future generazioni.

Presentazione dei risultati finali del progetto Sic

Lungo le coste calabresi, che si estendono per circa 740 km, sono stati infatti istituiti 14 Siti di Importanza Comunitaria (SIC) marini e 5 Siti SIC Costieri. La loro distribuzione è pressoché continua e interessa tutti i tratti costieri lungo le cinque province calabresi. La presenza dei S.I.C. marini in Calabria coincide largamente con la distribuzione delle praterie di Posidonia oceanica.

Con l’aumento recente di attività antropiche che insistono lungo la costa diventa urgente l’utilizzo di metodi rigorosi per quantificare la vulnerabilità degli habitat, in modo da sviluppare piani di gestione efficaci e avviare studi di impatto e di mitigazione impostati correttamente.

Ecco che sulla base di tali premesse, la Regione Calabria – Assessorato all’Ambiente – ha finanziato la proposta progettuale redatta dall’Arpacal attraverso il suo Crsm (Centro Regionale Strategia Marina), diretto dal dr. Emilio Cellini, demandandone il raggiungimento degli obiettivi tecnici fissati dalle norme di settore. Il Crsm ha coordinato a tal fine una rete di enti di ricerca (l’ISPRA, il CNR IGAG e l’Università della Calabria con i Dipartimenti Dimeg e Dibest ) tutti concentrati sul medesimo obiettivo di progetto.

«Questa ricerca è un modo per far capire all’Europa che cos’è la Calabria e creare maggiore consapevolezza. Proporre il turismo in questa regione è strettamente collegato alla necessità di proteggere l’ambiente e il mare prima di tutto» ha dichiarato l’assessore regionale De Caprio, aggiungendo che «questo progetto è arricchito dalla stella marina “Claudia”, una tecnologia avanzata realizzata dall’Arpacal, in collaborazione con l’Ispra e le Università della Calabria. Si tratta di un percorso virtuale in 3D dei 14 siti marini di interesse comunitario, fiore all’occhiello del Parco marino della Calabria».

«È una giornata particolare per la Calabria perché – ha affermato Pappaterra – presentiamo i risultati di una ricerca straordinaria, realizzata nel solco del programma operativo sulla strategia marina, che deriva da una direttiva europea e da una legge nazionale».

Presentazione dei risultati finali del progetto Sic

«La Calabria – ha proseguito – è stata protagonista, mettendo in campo un’azione di coordinamento di tutta l’area ionica del bacino del Mediterraneo, così come la Regione Liguria è capofila per l’area tirrenica e l’Emilia Romagna per quella adriatica. Con le professionalità messe in campo, siamo riusciti a costruire non solo le attività istituzionali di monitoraggio, previste dalla direttiva, ma, attraverso questo progetto, fortemente sostenuto dalla Regione Calabria e dall’assessorato all’Ambiente, abbiamo messo in campo delle ricerche molto importanti, che hanno dato vita a un sistema multimediale, la stella marina “Claudia”, all’interno del quale ognuno potrà esplorare e vivere il nostro mare e conoscere a fondo la sua biodiversità».

«Ringrazio Arpacal – ha sottolineato Aramini – per il grande contributo dato. Il progetto si colloca all’interno di una strategia regionale. I siti calabresi, in totale, sono 178. Oggi si tratta di un approfondimento che ci porta all’avanguardia dal punto di vista scientifico nel panorama nazionale».

Claudia, la stella marina rossa digitale, è un plastico di 3.5 mt di raggio che riproduce in scala una Echinaster sepositus, nome scientifico della comune stella marina rossa che popola i fondali del Mediterraneo, dotata di un sistema parlante. A corredo, negli incavi delle 5 braccia, sono posizionati 5 visori 3D con joystick controller che, indossati da altrettanti utenti, rendono in visione tridimensionale una serie di contenuti riferiti ai 14 SIC marini ed all’ecosistema Posidonia oceanica.

Si tratta di una suggestiva visione del fondale accompagnata da una voce narrante che ne descrive i contenuti dando all’utente la possibilità di interagire, attraverso l’uso del controller, negli spostamenti come se si fosse realmente in immersione subacquea. [Guarda la demo per conoscere l’esperienza che l’utente vive indossando il casco 3D].

Ma il vero vantaggio di Claudia la Stella Marina Rossa sta nell’essere una struttura scomponibile, carrellabile e, quindi, trasportabile ovunque. Da qui l’idea del dr. Emilio Cellini, direttore del Centro Strategia Marina dell’Arpacal: non solo rendere pubblici i risultati del progetto in un viaggio itinerante per tutti i 14 Comuni che in cui si trovano i SIC in Calabria ma, soprattutto, raggiungere i reparti di pediatria degli ospedali calabresi o le associazioni che tutelano giovani con disabilità, che aderiranno all’invito dell’Arpacal, per dare ai piccoli ospiti e pazienti dei momenti di svago e di divertimento uniti all’apprendimento. Non dimenticando la piena fruibilità del progetto nelle scuole calabresi che si interfacciano con Arpacal nei diversi percorsi di educazione ambientale.

«I risultati del Progetto SIC-Carlit – ha spiegato Cellini – rendono evidenti le caratteristiche chimico-fisiche e bioecologiche che caratterizzano i 14 siti marini di interesse comunitario presenti in Calabria, analizzando l’ambiente marino nelle sue svariate matrici di studio: acque, sedimenti, biocenosi presenti, morfologia dei fondali, ed altro, valutando inoltre le pressioni esercitate e gli impatti antropici. L’importanza dei risultati ottenuti è certamente riconducibile alla implementazione della banca dati regionale ed all’aggiornamento della stessa rispetto alle norme cogenti di settore (Direttiva Habitat – Rete nauta 2000). A conclusione del progetto, tuttavia, risultava imprescindibile che tutta questa conoscenza venisse condivisa non solo con gli attori istituzionali, ma soprattutto con la collettività. Ecco la necessità di uno sforzo comunicativo in grado di “tradurre” il linguaggio scientifico in informazioni di facile comprensione ed accessibili al vasto pubblico». (rcz)

Arpacal offre supporto ai Comuni calabresi nella comunicazione al pubblico

L’Arpacal offre supporto a 108 comuni costieri calabresi un supporto nelle attività di comunicazione, con un poster informativo, per meglio far comprendere quali siano gli aspetti essenziali della campagna di balneazione, su impulso del direttore generale dell’Arpacal, dott. Domenico Pappaterra, e del direttore scientifico, dr. Michelangelo Iannone.

Nello specifico, si tratta delle modalità di prelievo, tempi di analisi e di risposta, eventuali ordinanze di divieto di balneazione e revoca delle stesse. I comuni che aderiranno potranno affiggere nei luoghi di maggiore frequenza di turisti sulla costa questi manifesti informativi che al tempo stesso, contenendo un QRcode, permetteranno, attraverso lo smartphone, di collegarsi al sito del ministero della Salute per consultare gli ultimi dati della campagna di balneazione del luogo ove essi si trovano.

Come è noto, il ruolo dell’Arpacal nell’ambito di tale campagna di monitoraggio è specificamente individuato nelle fasi di prelievo, analisi, refertazione dei campioni prelevati negli oltre 800 km di costa calabrese nonché, per conto della Regione Calabria, popolamento del data-base regionale che contribuisce alla comunicazione dei dati ufficiali al ministero della Salute. Dati ufficiali che, utili per la campagna di balneazione dell’ annualità successiva, sono comunque consultabili in tempo reale attraverso il sito del ministero all’indirizzo www.portaleacque.salute.gov.it.

«Quest’anno la Direzione scientifica, d’intesa con la Direzione generale e l’Assessorato regionale alla Tutela dell’Ambiente  – ha spiegato Iannone – ha voluto condividere con tutti i Comuni costieri della Calabria, un semplice ed efficace prodotto di comunicazione per far comprendere meglio ai bagnanti presenti sulle coste calabresi come si svolge la campagna di balneazione, quali sono le procedure, quali sono i contatti da poter considerare nell’eventualità si volessero acquisire ulteriori informazioni. Ulteriori perché, a mente della normativa vigente, la cartellonistica è un obbligo che il Comune deve comunque assolvere annualmente ed in autonomia».

«Da diverse annualità – ha proseguito – l’Arpacal al fine di migliorare la comunicazione di pubblico servizio alla collettività che si trova sulle coste calabresi, cittadini residenti ma anche turisti forestieri, informa attraverso il sistema dei media la collettività intera, anche sui social-media, degli esiti delle refertazioni analitiche compiute sui punti di balneazione qualora essi siano sfavorevoli. Ciò al fine di garantire un’immediata notizia, nell’attesa che ciascun Comune, per come previsto dalla normativa nazionale vigente, provveda ad emettere il consequenziale divieto temporaneo di balneazione con ordinanza del sindaco».

«Allo stesso tempo – ha concluso – nel momento in cui i dati dovessero ritornare nella normalità dei limiti di legge, Arpacal comunica, stessi mezzi, l’esito positivo del ritorno alla balneabilità». (rcz)

Arpacal e Cesram Soverato insieme per l’educazione ambientale per i cittadini

ArpacalCesram – Centro Studi e Ricerca Ambiente Marino di Soverato, hanno rinnovato la collaborazione per proporre, ai cittadini, durante la stagione estiva, una serie di attività dedicate all’educazione ambientale, con l’obiettivo di avvicinare i cittadini alle scienze marine tramite attività ludico-ricreative che abbracciano la sfera dell’educazione ambientale e poter aumentare cosi la consapevolezza verso la tutela e la valorizzazione del territorio.

Il Cesram, con sede a Soverato e con una sede operativa a Copanello di Stalettì, sempre in provincia di Catanzaro, e presieduta da Maria Assunta Menniti, è un’associazione no profit composta per la maggior parte da biologi e naturalisti che hanno capito, nel corso dei loro studi e delle loro esperienze lavorative, che l’ambiente ha bisogno di persone che “lavorano con passione e amore” affinché le sue meraviglie non vengano perdute per sempre.

«Il nostro sostegno alle associazioni – ha dichiarato il direttore generale dell’Arpacal, dott. Domenico Pappaterra – prosegue sempre sulla stessa direttiva: sostenere chi si occupa della diffusione delle conoscenze ambientali, facendo rete tutti insieme per condividere esperienze e pratiche su tutto il territorio regionale». (rcz)

L’Arpacal può svolgere monitoraggio per l’analisi dei sedimenti marini

L’Arpacal, è in grado di supportare scientificamente, per le parti di competenza, tutte le operazioni di caratterizzazione e analisi dei sedimenti in Calabria.

Si tratta di analisi che hanno un costo, che i Comuni calabresi possono sostenere attingendo a fondi specifici, attivati ad hoc dalla Regione Calabria, finanziati dai Comuni stessi o da altri Enti.

«Per le attività di dragaggio o movimentazione dei sedimenti, la Calabria può finalmente definirsi autosufficiente nella delicata fase di caratterizzazione e classificazione dei sedimenti marini e salmastri. L’Arpacal, attraverso la sinergia dei suoi laboratori biotossicologici dei dipartimenti di Crotone e Cosenza, ad oggi è l’unico soggetto pubblico sul territorio regionale in grado di svolgere le attività che la normativa nazionale impone nei casi in cui, ad esempio, le opere di dragaggio dei porti necessitino di una movimentazione di materiale da escavo per riposizionarlo altrove» ha dichiarato il dr. Michelangelo Iannone, in riferimento alla conclusione nei giorni scorsi delle analisi ecotossicologiche eseguite su campioni di sedimenti marini prelevati nel Porto di Roccella Jonica, in provincia di Reggio Calabria, in conformità a quanto previsto dal Decreto Ministeriale n. 173 del 15 luglio 2016 “Regolamento recante modalità e criteri tecnici per autorizzazione all’immersione in mare dei materiali di escavo di fondali marini”.

Le attività analitiche, obbligatorie per legge, sinora venivano, infatti, commissionate a soggetti terzi fuori Regione, rappresentando un notevole aggravio in termini di costi e tempi di consegna per le imprese incaricate. Ora l’Arpacal è in grado di supportare scientificamente, per le parti di competenza, tutte le operazioni di caratterizzazione e analisi dei sedimenti in Calabria, e non solo. Analisi che hanno un costo che i Comuni calabresi possono sostenere attingendo a fondi specifici, attivati ad hoc dalla Regione Calabria, finanziati dai Comuni stessi o da altri Enti.

COSA PREVEDE LA NORMATIVA

Entrando nello specifico, il Decreto disciplina tutte le attività di dragaggio, ovvero di movimentazione dei sedimenti marini, eccetto quelle ricadenti nelle aree SIN, stabilendo le procedure per il rilascio dell’autorizzazione, da parte dell’Autorità competente, per l’immersione deliberata in mare dei materiali di escavo di fondali marini o salmastri o di terreni litoranei emersi, ai fini della tutela dell’ambiente marino.

Il testo normativo stabilisce anche le modalità e i criteri omogenei per la caratterizzazione, la classificazione e le possibili opzioni di gestione dei sedimenti marini e salmastri da sottoporre a movimentazione, ai fini del ripascimento o all’interno di ambienti conterminati. La possibilità di recupero e riutilizzo del materiale prodotto dall’escavo è infatti interesse comune a tutti, per la protezione dell’ambiente marino nonché per lo sviluppo delle attività economiche del mare.

A coordinare le attività tecniche è il dr. Emilio Cellini, dirigente del Crsm – Centro Regionale Strategia Marina – e del laboratorio biotossicologico del Dipartimento Provinciale di Crotone.

«Il sedimento marino sottoposto ad escavo – spiega Cellini – deve essere classificato mediante analisi chimiche, fisiche ed ecotossicologiche, le cui risultanze ne definiscono la specifica destinazione in funzione della loro qualità e dell’effettiva pericolosità per l’ambiente».

Con il D.M 173/16 si conferma, quindi, una vera e propria “inversione culturale” cha dà centralità all’approccio ecotossicologico, ed alla quale viene riconosciuta ufficialità e priorità nell’esecuzione delle analisi sui sedimenti marini, nell’ottica di una valutazione ponderata e integrata tra dati analitici.

«La normativa – ha proseguito Cellini – prevede l’uso di una batteria minima di saggi ecotossicologici, composta da tre organismi appartenenti a gruppi tassonomici ben distinti (batteri, alghe, crostacei, molluschi, echinodermi), che esprimono diversa sensibilità alle sostanze tossiche eventualmente associate alla matrice sedimento».

Dopo oltre un decennio di esperienza maturata presso il Laboratorio Biotossicologico del Dipartimento Provinciale di Crotone, la dr.ssa Francesca Stefanizzi (attualmente in forze al Laboratorio Biotossicologico del Dipartimento Provinciale di Cosenza) ed il dr. Emilio Cellini (Direttore del Centro Regionale Strategia Marina) avendo messo a punto negli anni il corredo strumentale necessario, partecipato a numerosi Gruppi di Lavoro, momenti formativi e di prove di interconfronto, oggi dichiarano pienamente esecutiva la linea analitica ecotossicologica sui tre livelli trofici richiesti dalla norma.

«Punto di forza – ha dichiarato la dr.ssa Stefanizzi – è il terzo livello trofico con la scelta del Riccio di mare, una specie test disponibile in Calabria e la cui metodica, abbondantemente convalidata a livello nazionale, consente il raggiungimento di un importante obiettivo di servizio analitico».

Oggettiva la complessità del test che richiede una attenta e specifica padronanza della metodica, delle tecniche di trasporto e conservazione della specie, conoscenze biologiche ed embriologiche al microscopio, ed ancor più capacità di elaborazione dei dati prodotti per la definizione dei livelli di tossicità. A questo proposito si evidenzia che nell’ambito di un apposito gruppo di lavoro nazionale, Arpacal fornirà il proprio contributo nelle ridefinizione dei valori di tossicità riportati nella norma vigente. (rcz)

Arpacal: Cresce in Calabria partecipazione di Comuni e Associazioni a campagna monitoraggio Radon

Cresce, in Calabria, l’adesione di Comuni e Associazioni alla campagna di monitoraggio del radon negli edifici pubblici e nelle case di privati cittadini che hanno aderito all’iniziativa dell’Arpacal (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria): in questi primi mesi del 2021, sono 10 i Comuni calabresi che hanno partecipato alla campagna e «altri 22 Comuni, intanto, hanno ricevuto il report conclusivo delle attività di monitoraggio che, come noto, dura dodici mesi e si sviluppa in due campagne di misurazioni semestrali».

Alla campagna di sensibilizzazione per la misurazione del gas radon ha aderito anche il Rotary Club di Catanzaro che ha finanziato e realizzato il progetto School free from radon – che entrerà nella fase operativa il 31 maggio prossimo – che prevede, con il supporto tecnico di Arpacal, il monitoraggio del gas radioattivo in alcuni edifici scolastici della città capoluogo di regione.

Recentemente, inoltre, sono stati posizionati nel comune di San Mango d’Aquino, in provincia di Catanzaro, i dosimetri nelle sale del municipio, dell’edificio scolastico e nelle abitazioni dei cittadini che hanno aderito alla campagna di monitoraggio. Per la prossima settimana, il posizionamento interesserà il comune di Montauro, sempre in provincia di Catanzaro.

Tutta la mole di dati ed informazioni raccolte dal Laboratorio fisico “E. Majorana” del Dipartimento provinciale Arpacal di Catanzaro, che cura la campagna regionale di monitoraggio del gas radon dal 2010, viene costantemente trasmessa anche all’Isin, l’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione che è l’autorità nazionale di regolamentazione che, tra le varie competenze, gestisce il Sistema informativo nazionale sulla radioattività.

In questo database, consultabile on line all’indirizzo https://sinrad.isinucleare.it/radon/mappa-medie, è possibile conoscere anche l’andamento della campagna di monitoraggio radon in Calabria con i comuni sinora monitorati, il numero di misurazioni effettuate per comune e la concentrazione media indicativa di radon.

«Occorre ricordare – si legge in una nota – che il radon proviene principalmente dal suolo e si accumula nei luoghi chiusi, raggiungendo in alcuni casi concentrazioni tali da comportare un eccessivo rischio per la salute. Dopo il tabacco, infatti, questo gas radioattivo è il secondo fattore cancerogeno in Italia per neoplasie ai polmoni».

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, attraverso l’International Agency for Research on Cancer (Iarc) ha valutato la cancerogenicità del radon fin dal 1988 e lo ha inserito nel Gruppo 1: “agenti in grado di indurre il tumore polmonare”. Stime consolidate da decenni a livello mondiale attribuiscono al radon la seconda causa di tumore polmonare dopo il fumo di tabacco con un rischio proporzionale alla concentrazione. In Italia si stima che, su circa 30.000 casi di tumore polmonare che si registrano ogni anno, oltre 3.000 siano da attribuire al radon, la maggior parte dei quali tra fumatori ed ex-fumatori. (rcz)

Il Consiglio regionale della Calabria ha approvato il Bilancio di previsione Arpacal 2021-23

Il Consiglio regionale della Calabria ha approvato il bilancio di previsione 2021-2023 dell’Arpacal.

Il documento programmatico finanziario è stato presentato, in qualità di relatore, dal consigliere regionale Flora Sculco che, già nei giorni scorsi, aveva fatto visita all’agenzia proprio per poter approfondire, al di là degli aspetti prettamente formali di politica economica e finanziaria, lo stato dell’arte in cui si trova l’Arpacal, con le sue potenzialità e le sue criticità.

Intervento molto puntuale dell’onorevole Sculco che ha raccolto l’immediato plauso del Direttore generale dell’Arpacal, dott. Domenico Pappaterra.

«È stata una analisi – ha dichiarato Pappaterra – assolutamente chiara ed esaustiva della situazione in cui si trova la nostra agenzia e della necessità che l’intero sistema istituzionale regionale calabrese, Consiglio e Giunta, sostengano l’Arpacal, non solo perché è un ente che fa parte della rete istituzionale regionale, ma soprattutto perché ha una responsabilità primaria nelle politiche di prevenzione e protezione dell’ambiente che oggigiorno, per la natura della tecnologia necessaria e delle professionalità in campo, ha bisogno di seri investimenti duraturi nel tempo». (rrc)

I Vertici Arpacal incontrano la consigliera Flora Sculco per fare il punto sull’agenzia

Della situazione in cui si trova l’Arpacal, non solo dal punto di vista finanziario, ma anche del lavoro dettagliato, per certi versi certosino, che l’agenzia svolge nelle diverse matrici ambientali, se ne è discusso nel corso di un incontro del management di Arpacal con la consigliera regionale Flora Sculco.

Presenti, al vertice, svoltosi nella sede centrale di Catanzaro, Domenico Pappaterra, direttore generale dell’Arpacal, il direttore scientifico, dr. Michelangelo Iannone, il Direttore amministrativo, Antonio Calli, ed una rappresentanza dei dirigenti dell’Agenzia.

«Abbiamo chiesto all’onorevole Flora Sculco, consigliere regionale che nella commissione del consiglio regionale sul bilancio è relatore del relativo provvedimento di approvazione del nostro bilancio di previsione dell’Arpacal, di incontrarci nella nostra sede centrale per conoscere direttamente la realtà della nostra agenzia, le criticità ma anche le eccellenze, per aprire un dialogo , che possa andare ben oltre l’appuntamento del 19 maggio in consiglio regionale, affinché le istituzioni che ci forniscono un indirizzo,  capiscano ancor più dettagliatamente le nostre potenzialità ma anche le nostre specifiche esigenze» ha dichiarato Pappaterra.

In particolare si è parlato del lavoro di riorganizzazione dell’ente sul territorio regionale, dando vita ad un nuovo regolamento organizzativo che nell’ottica di uno snellimento delle strutture garantisca efficacia ed efficienza dell’attività tecnica e amministrativa dell’agenzia, non dimenticando le eccellenze che si sono contraddistinte nel corso degli anni e che sono al servizio, come tutta l’agenzia d’altronde, del sistema degli enti in Calabria ed anche della collettività.

Dal canto suo Sculco, apprezzando l’invito del direttore generale, ha dichiarato come in questi anni la politica regionale abbia interpretato troppo frettolosamente l’Arpacal,  come un mero ente strumentale, non valutando l’importanza strategica che l’agenzia ambientale aveva, ed ha tuttora anche alla luce del suo inserimento nella rete delle agenzie nazionali, contraddistinto dalla legge 132 del 2016 cioè di istituzione del sistema nazionale della protezione ambientale.

Per quanto di sua competenza, l’onorevole Sculco ha garantito massimo impegno perché l’intero consiglio regionale possa prendere maggiore consapevolezza delle attività svolte dall’agenzia e già nella prossima seduta del 19, in occasione della discussione del bilancio, in qualità di relatore del provvedimento che sarà sottoposto all’approvazione dell’assemblea, sarà particolarmente attenta nel sottolineare,  all’intera assemblea consiliare, i punti di forza ma anche i punti di debolezza che si sono accumulati nel corso degli anni. Non mancherà inoltre di ribadire l’importanza di andare bene oltre i numeri di un bilancio di previsione, comprendendo le necessità che quest’agenzia ha anche alla luce delle specificità territoriali. In particolar modo nel Crotonese, dove la vicenda del sito di interesse nazionale continua ad allarmare la popolazione e necessita di un particolare lavoro da parte di tutti gli enti preposti, tra cui l’Arpacal.

L’appuntamento per la prossima occasione è fissato con una visita nel Dipartimento di Crotone, con l’assessore regionale all’Ambiente, Sergio de Caprio, ma anche con una interlocuzione sempre più fitta con la direzione manageriale dell’ente per far sì che l’onorevole Sculco, ma anche tutti gli altri consiglieri regionali che ne abbiano interesse, sia costantemente informata  sulla attività dell’agenzia, sulle prospettive di sviluppo e anche sulle criticità da risolvere insieme. (rcz)

Al via raccolta dati sulla produzione di rifiuti 2020 dell’Arpacal

È iniziata, nei giorni scorsi, l’annuale campagna di raccolta dati sulla produzione di rifiuti 2020 dell’Arpacal, Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria.

Una data storica, per certi versi, perché questa sarà l’ultima campagna che prevede il ricorso ad una modalità “vecchio stile” nell’acquisizione delle informazioni dai Comuni. Già per la produzione dei rifiuti 2021, infatti, i Comuni calabresi sono stati dotati dalla Regione Calabria, con la collaborazione del Conai, del software denominato Str Calabria – My Sir, ossia il Sistema di Tracciamento dei Rifiuti che permette ad ogni municipalità di caricare in tempo reale i dati, che popoleranno un database al quale l’Arpacal accederà anch’essa sul momento per procedere alle verifiche di competenza.

È sul tema delle verifiche, tra quanto dichiarato dal Comune e quanto accertato dall’Arpacal ricorrendo ai dati prodotti dalle piattaforme di trattamento dei rifiuti, che alcune volte sono sorte delle criticità. Ecco perché il Catasto regionale che fa capo al Centro Controlli Ambientali e Rischi, diretto dal dr. Clemente Migliorino, della Direzione scientifica dell’Arpacal, nell’avviare la campagna in corso, si è sincerato di sottolineare ai Comuni calabresi di essere molto precisi nelle dichiarazioni, e quindi nei numeri forniti, in base a quanto regolamentato dalla delibera di Giunta regionale n. 226 del 29 maggio 2017 che ha approvato appunto il Regolamento sul metodo per il calcolo della percentuale di raccolta differenziata.

«I quantitativi Rd/Ru (rifiuti differenziati/rifiuti urbani , ndr) indicati – scrivono infatti dal Catasto – devono rappresentare una situazione reale e veritiera, avendone verificato l’effettiva destinazione finale e la corrispondenza a quelli del soggetto gestore. Tali dati devono essere debitamente certificati ai sensi della vigente normativa. Per i dati Rd/Ru 2020 è da utilizzare il sistema ad oggi in uso, ossia la trasmissione del format e/o del Mud (Modello Unico di Dichiarazione Ambientale ,ndr), mentre per l’anno 2021 si farà riferimento al nuovo sistema di tracciabilità Str Calabria– Mysir».

I Comuni calabresi, oltre a inviare i dati suddivisi per categoria merceologica e quindi per codici Eer (nuova denominazione dei vecchi codici Cer), dovranno indicare le piattaforme presso le quali hanno effettivamente consegnato quella tipologia di rifiuto differenziato; ciò permetterà controlli incrociati più efficaci ed una speditezza maggiore nella verifica dei dati trasmessi dai Comuni. In mancanza di questo dato il quantitativo di rifiuti indicato sarà escluso dal conteggio.

Tornando al Sistema di Tracciabilità regionale dei rifiuti, approvato con delibera di Giunta regionale n. 146 del 15 Aprile 2021, con la collaborazione del Conai, l’applicativo Str Calabria My Sir diventa obbligatorio per i Comuni che sono già da ora chiamati ad inserire i dati dei rifiuti prodotti per questa annualità 2021, andando a sostituire il vecchio sistema di trasmissione dati. Str Calabria My Sir, come anche rappresentato nelle giornate di formazione Conai svolte nel mese di Aprile ai funzionari delegati dei Comuni calabresi, che non determina comunque la certificazione della percentuale Rd, che invece resta subordinata all’attività di controllo e verifica da parte dell’Arpacal secondo quanto stabilito dalla Dgr 226/2017. (rrm)

Arpacal: Solo 6 laboratori in Calabria eseguono analisi ‘certificate’ sull’amianto

L’Arpacal ha reso noto che, in Calabria, sono soltanto sei i laboratori  privati e pubblici in Calabria in grado di analizzare, ma soprattutto certificare, la presenza di amianto nei materiali.

Queste strutture, unitamente a tutte le altre che intenderanno ottenere questa autorizzazione, dovranno, entro e non oltre il 31 maggio prossimo, procedere al rinnovo delle autorizzazioni al fine di poter continuare la loro attività di laboratorio, potendo quindi certificare le proprie analisi. L’invito a rinnovare le proprie autorizzazioni è giunto dal Centro regionale Geologia e Amianto dell’Arpacal (Agenzia regionale per la protezione dell’Ambiente della Calabria) che è stato individuato dal Ministero della Salute, in qualità di centro regionale di riferimento amianto della Calabria, quale interfaccia regionale per il programma di qualificazione 2021-2022 dei laboratori che eseguono analisi dell’amianto ai sensi del Dm 14 maggio 1996.

I laboratori che aderiranno, quindi, parteciperanno ad un circuito di interconfronto, controllato dal Centro Amianto dell’Arpacal, diretto dalla dr.ssa Teresa Oranges, che procederà ad una valutazione delle prove eseguite e le trasmetterà al Ministero della Salute, a conclusione del quale potrà essere rilasciata la qualificazione nazionale. I laboratori già certificati che non invieranno la domanda di partecipazione al nuovo circuito saranno considerati rinunciatari e cancellati dall’elenco ministeriale.

Il programma di qualificazione del Ministero della Salute, relativo ai laboratori che effettuano attività analitiche sull’amianto, prevede l’aggiornamento biennale del possesso delle capacità tecnico-professionali e organizzative per il rilascio dei rapporti di prova. In diverse circolari, infatti, il Ministero sollecita una particolare attenzione sui laboratori che, pur possedendo le professionalità opportune, non hanno questa importante certificazione, così come di casi accertati in cui laboratori certificati subappaltano attività di analisi a laboratori non certificati.

«Questo percorso di qualificazione – fanno sapere dal Centro geologia e Amianto dell’Arpacal – è molto importante non solo per i laboratori interessati, ma più in generale per l’intera programmazione regionale contenuta nel Piano regionale amianto, che chiede alle amministrazioni pubbliche ed ai privati cittadini di procedere ad un censimento dei propri manufatti contenenti amianto per procedere successivamente alla cosiddetta autodenuncia. Una mole di dati ed analisi – appunto svolte solo nei laboratori certificati – che il centro Geologia Amianto dell’Arpacal, in ossequio alla normativa regionale di riferimento del 2011, acquisirà ai fini della mappatura regionale. Da qui la necessità di garantire la qualificazione dei laboratori privati e pubblici ai quali cittadini ed enti pubblici potrebbero ricorrere per farsi assistere in tali procedure».

«Proprio in occasione della giornata mondiale dell’amianto che si celebra oggi, è importante che l’intero sistema regionale – ha dichiarato il direttore generale dell’Arpacal, dott. Domenico Pappaterra – garantisca il giusto livello di aggiornamento e qualificazione tecnica, al fine di dare l’opportuno supporto nei programmi di censimento e mappatura dell’amianto in Calabria». (rrm)