Intesa tra Confapi Calabria, Quote Merito e Clp per formazione su gestione di beni confiscati

Importante protocollo d’intesa è stato siglato tra Confapi Calabria, l’Associazione Quote Merito e Cpl Formazione per realizzare dei corsi di formazione  per la gestione dei beni e delle aziende sequestrati o confiscati alla criminalità organizzata.

Saranno, inoltre, organizzate congiuntamente iniziative ed eventi finalizzate alla valorizzazione e diffusione della cultura della Legalità nonché attività di aggiornamento al fine di favorire lo scambio di esperienze di conoscenza.

Il comitato di coordinamento, deputato all’attuazione del Protocollo, è composto, per Quote Merito, dalla Presidente Arcangela Galluzzo, dalla Dott.ssa Iside Castagnola e dal Dott. Corrado Onorati, per la Confapi Calabria dal Presidente Francesco Napoli, dalla dott.ssa Francesca Benincasa e dalla dott.ssa Rossana Battaglia.

Il Presidente di Confapi Calabria, Francesco Napoli, ha dichiarato che «con l’obiettivo di implementare la collaborazione nel campo della promozione di attività formative ed educative, è stato firmato un protocollo tra la Confapi Calabria e l’Associazione Quote Merito».

«L’intesa siglata – ha spiegato – è stata predisposta nel quadro delle iniziative volte a rafforzare le forme di collaborazione con le reti sociali. Nello specifico, le parti si impegneranno a promuovere iniziative e corsi professionalizzanti in prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata e di formazione nella gestione del patrimonio confiscato».

«L’attuazione congiunta di iniziative formative – ha concluso – ha lo scopo di favorire la creazione e lo scambio di buone pratiche gestionali attraverso il consolidamento di comunità professionali in grado di interagire con altri stakeholder per la gestione delle criticità dei processi di destinazione dei beni confiscati». (rcz)

REGGIO – Beni confiscati, inaugurato il nuovo centro per il sociale

È stato inaugurato, a Reggio, dal Consorzio Macramè, l’immobile confiscato alla ‘ndrangheta nel centro storico di Reggio Calabria (Via Possidonea 53/A) e ristrutturato nell’ambito del progetto Impronte a Sud – Welfare Lab grazie al sostegno di Fondazione Con il Sud e Fondazione Peppino Vismara.

L’immobile, un antico palazzo anni ’30 stile liberty, è stato assegnato dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria al Consorzio Macramè nel 2017. Oggi al termine di un complesso iter burocratico e dopo il completamento dei lavori di riqualificazione, l’immobile viene restituito alla collettività nell’ambito di un progetto (“Impronte a Sud”) destinato ad offrire servizi alle fasce più fragili della popolazione oltre che un punto di riferimento di prossimità per il Terzo settore e per le emergenze sociali.

Presenti tra gli altri alla cerimonia del taglio del nastro Carmelo Versace sindaco facente funzioni della Città Metropolitana di Reggio Calabria, Giuggi Palmenta, assessora comunale alla Legalità, Carlo Borgomeo, presidente di Fondazione CON IL SUD, Giancarlo Rafele presidente del Consorzio Macramè e don Ennio Stamile, coordinatore Libera Calabria.

«Oggi è una bellissima giornata segnata dall’ennesima pagina di buona amministrazione e di virtuosa gestione di un settore delicato e fondamentale come quello dei beni confiscati», ha detto nel corso del suo intervento il Sindaco metropolitano f.f. Versace, evidenziando la centralità di «un percorso certamente non semplice ma che oggi restituisce alla nostra comunità un luogo rigenerato e un presidio per il tessuto sociale e il mondo del Terzo settore».

«La Città metropolitana – ha proseguito – sta compiendo sul terreno dei patrimoni sottratti alla criminalità un lavoro incessante e attento, frutto di una precisa scelta di indirizzo politico adottata dal Sindaco Giuseppe Falcomatà già nel suo primo mandato e che oggi va avanti con grande determinazione. L’amministrazione metropolitana ha affidato questo bene, nel cuore del centro storico di Reggio Calabria, nella consapevolezza che sarebbe sorto qualcosa di bello, positivo e soprattutto utile. Così è stato grazie alla progettualità e allo straordinario impegno profuso da Macramè in collaborazione con Fondazione Con il Sud e Fondazione Peppino Vismara».

«E oggi è anche l’occasione giusta – ha poi concluso Versace – per sottolineare le criticità anche ancora insistono sul fronte delle normative in materia di beni confiscati, ricordando che è troppo lungo il lasso di tempo che passa tra la consegna di un bene alle istituzioni e l’effettiva operatività degli immobili stessi. Un problema concreto di cui la politica deve farsi carico al più presto».

Soddisfazione è stata espressa anche dall’assessora Palmenta, «per un progetto che vede la luce e che entra a pieno titolo nel quadro dei servizi rivolti alle fasce più fragili della popolazione. La legge 109 del 96 è qualcosa di meraviglioso, una strada tracciata grazie a Libera e che rimarca l’importanza di restituire i beni confiscati alla comunità non solo quale momento per creare servizi e opportunità per i nostri giovani ma anche come segnale, fortissimo, rivolto alle coscienze e all’intera cittadinanza che può così toccare con mano, concretamente, la presenza e l’incidenza dello Stato». (rrc)

Beni confiscati, Princi: Progetto di Sant’Ilario dello Jonio può essere modello per tante realtà

La vicepresidente della Regione, Giusi Princi, ha esaltato l’esperimento del canile di Sant’Ilario dello Ionio, «un esempio virtuoso che combina legalità e riduzione della disoccupazione».

«Emigrazione e Criminalità – ha spiegato – rappresentano infatti alcune delle principali piaghe sociali della Calabria… e Sant’Ilario dello Ionio è riuscita in un sol gesto a contrastare entrambe, con un’azione che potrebbe fungere da modello per tante altre realtà della nostra Regione».

La vicepresidente, infatti, ha fatto visita presso il canile che ricade sul territorio del Comune di Sant’Ilario, nel cuore della Locride, posto sotto sequestro nel 2020 dal Tribunale di Locri – Ufficio del GIP, e che ha ormai letteralmente cambiato regime.

Princi, infatti, ha voluto quindi toccare con mano l’evoluzione del progetto per il quale ha messo in rete diversi attori. Da due mesi, infatti, sotto la gestione dell’Amministratore giudiziario, Alessandro Calabrò, il canale ospita tre tirocini di inclusione sociale attivati nell’ambito del PON Legalità. Protagonisti del progetto sono detenuti presi in carico dai servizi regionali del Ministero della Giustizia; un minore seguito dal Centro di Giustizia Minorile e due adulti presi in carico dall’Ufficio Esecuzioni penali esterne.

Dalla visita istituzionale del Vicepresidente è nato un momento di confronto tra i vari attori che hanno consentito la realizzazione di tutto questo: il Sindaco di Sant’Ilario dello Ionio, Giuseppe Monteleone, il Procuratore della Repubblica uscente di Locri, Luigi D’Alessio, il nuovo Procuratore, Giuseppe Casciaro, e il Sostituto Procuratore, Marzia Currao, per l’ASP di Reggio Calabria, Massimo Gurnari, per l’Ufficio interdistrettuale esecuzioni penali esterne di Catanzaro i funzionari Salvatore Caserta e Rossella Lo Prete, per il Ministero del Lavoro lo staff impegnato nella creazione della rete regionale dei servizi per il lavoro di ANPAL SERVIZI, gli enti partner nell’ambito dei progetti PON Legalità EITD, ISTEFORM, Opera Don Calabria e Fare Impresa, nonché i rappresentanti dell’associazione animalista UGDA, impegnati in attività di volontariato all’interno del canile e grazie alla cui denuncia partirono a suo tempo le indagini che hanno consentito di ridare dignità alla struttura.

«Oltre alla bontà del progetto in generale e la grande valenza morale intrinseca – ha affermato una piacevolmente sorpresa Giusi Princi – ho potuto apprezzare le buone condizioni in cui i nostri quasi 300 amici a quattro zampe sono ospitati dalla struttura, e la grande passione che aleggia su questo luogo».

«Ho avuto modo – ha aggiunto – di constatare, tra l’altro, che negli ultimi due anni si è riusciti a far adottare ben 150 cani, dimostrazione di lavoro lungimirante verso obiettivi ben precisi».

Altro elemento emerso nel corso dell’incontro è la costruzione di una stabile rete di collaborazione pubblico-privata. 

È stata cioè evidenziata dagli intervenuti da un lato la funzione dell’associazionismo quale elemento di sprone e controllo sull’operato delle aziende sul territorio, con particolare riguardo a quelle che svolgono (come nel caso del canile di Sant’Ilario) attività delicate, e dall’altro quella delle imprese ospitanti simili tipologie di tirocini, che per svolgere compiutamente la loro funzione sociale richiedono non solo alta professionalità da parte degli imprenditori ma anche particolare sensibilità. 

La stessa dimostrata dalla Procura di Locri che, con grande umanità, ha accompagnato sin dall’inizio il percorso di legalità.

L’incontro si è concluso con l’auspicio che la rete dei servizi per il lavoro attivata dalla Regione Calabria possa essere presto rafforzata anche attraverso il coinvolgimento organico di altre imprese gestite da amministrazioni giudiziarie, nonché da attività di formazione dedicata, replicando la positiva esperienza di Sant’Ilario dello Ionio. (rcz)

A Limbadi 36 studenti internazionali per progetto sui beni confiscati

Domani si chiude all’UniRiMi di Limbadi la settimana di incontri con il focus sulle eco-mafie, che ha visto protagonisti 36 studenti provenienti da Turchia, Olanda, Romania, Cipro, Grecia, Croazia e Italia nell’ambito del progetto Erasmus+ realizzato dall’Associazione San Benedetto Abate.

Le attività, iniziate lo scorso 12 maggio e ospitate nella struttura di UniRiMi – Università della Ricerca, della Memoria e dell’Impegno Rossella Casini, hanno coinvolto i partecipanti in una densa settimana di confronti, tavole rotonde e talk con un focus dedicato alle eco-mafie. 

I ragazzi, di età compresa tra i 19 e i 32 anni, non hanno potuto solo approfondire le tematiche oggetto della settimana di incontri, svoltasi proprio in un bene confiscato alla criminalità organizzata, ma anche conoscere il territorio del vibonese che li ha accolti. Infatti, nella giornata di ieri, lunedì 16 maggio, le attività si sono svolte in forma “diffusa” e itinerante per la provincia di Vibo Valentia: i giovani ospiti, accompagnati dal referente provinciale di Libera, Giuseppe Borrello, hanno visitato i comuni di Nicotera, Tropea, Pizzo e Vibo Valentia per apprezzare le peculiarità di un territorio che non si sta solamente distinguendo per le sue bellezze naturalistiche e la sua offerta culturale ma che vuole far parlare di sé anche per il suo forte impegno nel contrasto verso la ‘ndrangheta. Accolti nella casa comunale di Vibo Valentia dal vicesindaco Domenico Primerano e dall’Assessore per le politiche giovanili, lo sport e il turismo Michele Falduto, gli studenti hanno potuto confrontarsi con gli amministratori locali sui temi di mafia e legalità.

«Iniziative di questo profilo – si legge in una nota – vogliono evidenziare la tangibile ricaduta positiva che questi progetti possono avere sul territorio, non solo in termini riabilitativi perché portavoce di una narrazione virtuosa fatta di resistenza, accoglienza e libertà, ma anche più direttamente per la creazione di nuove opportunità a favore delle attività locali con le risorse già presenti a disposizione della comunità».

«Il progetto che sta per concludersi a Limbadi – conclude la nota – non assolve soltanto a un compito formativo nei confronti delle nuove generazioni europee ed extraeuropee ma vuole offrire un’esperienza di resilienza che questi giovani ragazzi possano portare con loro oltre confine, con la speranza di costruire finalmente la vera Europa dei Popoli». (rvv)

Metrocity RC presenta progetto da 5 mln per la rigenerazione dei beni confiscati col Pnrr

È stato presentato, dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria, il progetto da 5 milioni di euro per la rigenerazione dei beni confiscati attraverso i fondi del Pnrr. La presentazione è avvenuta a conclusione del percorso partecipativo che ha visto la Metrocity confrontarsi con le realtà del Terzo Settore reggino.

Il progetto prevede ben dieci interventi di rigenerazione su altrettanti beni confiscati alla ‘ndrangheta acquisiti al patrimonio dell’Ente e dati in gestione, tramite procedura di selezione ad evidenza pubblica, ad altrettante realtà del Terzo Settore del territorio metropolitano, per un investimento complessivo di quasi 5 milioni di euro.

Nello specifico, cosi come concordato nei mesi scorsi con gli stessi rappresentanti degli Enti gestori, la Città Metropolitana si è avvalsa del contributo in coprogettazione del Forum del Terzo Settore e di alcuni tra i soggetti più virtuosi da anni impegnati nell’ambito della gestione dei beni confiscati sul territorio della Città Metropolitana: da Adspem a Reggio Basket in Carrozzina, dal Club Alpino alla Croce Rossa, dal Consorzio Macarmè a Isesp, Naima e Rose Blu.

Una sinergia virtuosa nata dall’incontro, a suo tempo convocato dalla Città Metropolitana, tenutosi nei mesi scorsi a Palazzo Alvaro alla presenza del sindaco ff Carmelo Versace e del delegato al Pnrr Domenico Mantegna, durante il quale erano state condivise le linee guida promosse dall’Ente per la partecipazione al bando Pnrr per la riqualificazione dei beni sottratti alla criminalità organizzata.

Si rinsalda cosi il percorso condiviso promosso da Palazzo Alvaro con le realtà sociali del territorio in un ambito delicato come quello dei beni confiscati. La sinergia virtuosa instaurata nei mesi scorsi ha già prodotto il risultato di mettere a confronto realtà associative di straordinario valore e la partecipazione condivisa al bando Pnrr risulta un’ulteriore occasione di condivisione degli obiettivi.

«Del resto – come commenta in una nota il sindaco ff della Città Metropolitana Carmelo Versace – da anni ormai, in accordo con il programma di mandato a suo tempo condiviso dal sindaco Falcomatà, la Metrocity ha puntato allo sviluppo di un programma di gestione virtuosa nel settore dei beni confiscati, che punta alla compartecipazione delle realtà territoriali più valide e virtuose. Sottrarre un bene alla criminalità organizzata, in un territorio complesso come il nostro, e restituirlo alla collettività attraverso i progetti delle realtà associative è una vittoria doppia, non solo dal punto di vista simbolico, ma anche come fatto concreto e sostanziale di sostegno alle finalità sociali promosse da enti e cooperative del Terzo Settore». (rrc)

L’allarme di Libera: In Calabria su 2431 beni confiscati solo 377 sono utilizzati

«Attualmente, in Calabria sono 128 gli enti locali che hanno acquisito al patrimonio complessivamente 2431 beni immobili confiscati. Di questi, solo 337 risultano utilizzati». È l’allarme lanciato dal Coordinamento di Libera, che invita le regioni del Mezzogiorno a usufruire del bando a valere sui fondi del Pnrr sui beni confiscati alle mafie.

Per l’Associazione si tratta di «un’occasione di grande importanza che non può essere in alcun modo disattesa», i cui termini di partecipazione sono stati prorogati fino al 28 febbraio 2022, che mette a disposizione 300 milioni di euro per la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie, all’interno della Missione 5 Componente 3, dedicata a interventi speciali per la coesione territoriale. Di questa cifra, 250 milioni di euro sono riservati ai progetti selezionati attraverso una procedura selettiva, mentre ulteriori 50 milioni di euro serviranno a individuare altri progetti, di particolare valore economico e/o simbolico per il territorio. La nuova scadenza riguarda entrambe le candidature.

«La valorizzazione dei beni confiscati – ha ribadito Libera – è una forte azione concreta nella lotta contro le mafie, ma soprattutto è uno strumento per la progettazione di percorsi di legalità, giustizia sociale e può diventare anche occasione per creare posti di lavoro. Per tale motivo Libera Calabria fa appello alle Amministrazioni locali affinché questa opportunità davvero unica non rimanga inevasa».

«Come sempre – conclude la nota – mettiamo a disposizione la nostra esperienza nel settore, per consentire un sano e proficuo confronto con soggetti che gestiscono già dei beni confiscati e con altre realtà sociali presenti nei territori interessati, onde poter veicolare e condividere idee e proposte progettuali». (rrm)

Metrocity e Terzo Settore a confronto sul bando per la rigenerazione dei beni confiscati alla ‘ndrangheta

La Città Metropolitana di Reggio Calabria si è confrontata con le Associazioni del Terzo Settore, assegnatarie di beni confiscati, per discutere delle nuove opportunità messe a disposizione dall’Agenzia per la Coesione territoriale che, attraverso i fondi del Next Generation Eu, consentiranno di riqualificazione gli immobili sottratti alla criminalità. 

Un incontro definito «utile e proficuo» dal vicesindaco Carmelo Versace e dal consigliere delegato Domenico Mantegna che, a margine del confronto, hanno parlato di «momento di partecipazione essenziale». Presenti, insieme al dirigente Pietro Foti ed al capo di gabinetto Francesco Dattola, i rappresentati di Avis, Adspem, Cai sezione di Reggio Calabria, Croce Rossa Vallata del Gallico, le cooperative sociali Consorzio Macramè e Rose Blu, l’associazione culturale Naima e la società sportiva Reggio Calabria Basket in Carrozzina.

«La rigenerazione dei beni confiscati alle mafie – hanno sostenuto – è una possibilità che la Città Metropolitana non vuole farsi sfuggire. Anche in questo caso, si è deciso di condividere le scelte con chi opera, agisce e lavora quotidianamente proprio in quelle strutture che rappresentano un simbolo di legalità e riscatto etico, sociale e civile ma che, spesso, vengono consegnate agli Enti in uno stato ai limiti dell’agibilità».

«Proprio questo, l’Anci ed il sindaco Giuseppe Falcomatà, da tempo, chiedono una modifica della legge e la possibilità di destinare una parte del Fondo unico giustizia, dove confluiscono i capitali confiscati, alla ristrutturazione dei beni tolti ai boss e consegnati ai Comuni. In attesa che ciò avvenga, è davvero molto importante registrare come l’Agenzia per la Coesione Territoriale abbia deciso di promuovere un avviso pubblico che destina ingenti risorse del Pnrr alla valorizzazione dei beni confiscati».

«Per cogliere questa occasione – hanno concluso Carmelo Versace e Domenico Mantegna – l’amministrazione metropolitana continua a puntare sul metodo della trasparenza e della partecipazione, volendo raccogliere spunti, idee e segnalazioni dalla viva voce degli operatori schierati in prima linea in settori chiave per la comunità agendo da una postazione delicata qual è un locale sottratto alla criminalità».

Quello del “metodo condiviso e partecipato”, infatti, è stato un elemento apprezzato e sottolineato dalle realtà del terzo settore riunite al tavolo odierno di Palazzo Alvaro.  Nel corso dell’incontro, è stato presentato l’avviso pubblico dell’Agenzia per la Coesione territoriale ed è stato stilato un calendario per continuare ad approfondire e redigere progetti che possano consentire di rigenerare gli spazi dei locali confiscati alla criminalità ed in uso agli enti del terzo settore convocati a Palazzo Alvaro.

La Città Metropolitana, infatti, quale Ente destinatario di diversi beni confiscati entrati a far parte del proprio patrimonio indisponibile, intende presentare una o più domande di partecipazione al programma di riqualificazione pianificato dal Governo. (rrc)

REGGIO – La Metrocity chiede acquisizione di altri 13 beni sottratti alla criminalità organizzata

Con apposita delibera, il sindaco della Città Metropolitana di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, ha chiesto all’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla Criminalità Organizzata, all’acquisizione al patrimonio indisponibile della Città Metropolitana di 13 beni sottratti alla criminalità e da destinare a finalità sociali.

Nello specifico, si tratta di appartamenti, terreni agricoli, box, garage, autorimessa e magazzini ubicati sul territorio di Reggio Calabria.

«Quando una comunità torna in possesso di patrimoni appartenuti alla malavita – ha detto il sindaco Giuseppe Falcomatà – è una vittoria di civiltà, importantissima, per l’intero territorio. Vuol dire, infatti, estirpare e riportare nei sacri perimetri della legalità quelli che rappresentano o hanno rappresentato l’ostentazione del potere malavitoso in un paese, in un rione, in una popolazione che stenta a crescere per colpa di quella malapianta».

«Oggi, ancora una volta – ha aggiunto – la Città Metropolitana vuole riappropriarsi di ciò che è stato edificato e costruito sui pilastri dell’illegalità per riconsegnalo ai cittadini e, in questo modo, creare economia, sviluppo, socialità, condivisione, strumenti di crescita equi, solidali e colmi di umanità».

«La richiesta formulata all’Agenzia dei Beni confiscati – ha proseguito – nasce dallo spirito che anima ogni passo della nostra amministrazione che si oppone, fortemente, a qualsiasi anelito di sopraffazione, violenza e cultura criminale. Portiamo avanti pratiche di giustizia sociale promuovendo il bene, il bello, il giusto contro pratiche che nulla hanno a che fare col vivere civile».

«Il nostro cammino, infatti – ha concluso – è segnato dall’esempio di uomini come Giuseppe Di Lello, magistrato ex componente del pool antimafia di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, di Libera e di don Luigi Ciotti che tanto hanno fatto per il nostro Paese e per l’approvazione della legge 109 sul riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati». (rrc)

L’OPINIONE / Emilio Errigo: Calabria, se il fuoco cova sotto la cenere

di EMILIO ERRIGO – Non c’è nulla da ridere affatto! La Calabria, Sud del Sud, arde sotto la cenere, fuoco coperto dai residui derivanti dai processi di combustione popolare e alimentato da risentimenti sociali, crisi economica e occupazionale.
In questi ultimi diversi decenni, non sono certo mancati i segnali e le grida di allarme, che lasciavano intendere chiaramente che in Calabria e al Sud Italia, le cose non andassero bene e così come ancora oggi non vanno assolutamente bene.
Le statistiche semestrali e annuali della DIA , DNA, le analisi di contesto delle Forze di Polizia, i report dei sindacati, le chiare e rappresentative relazioni sull’operato dell’Autorità Giudiziaria diffuse puntualmente in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, parrebbero parole e scritti insufficienti per far comprendere al potere legislativo ed esecutivo, che in Calabria e nelle Regioni del Sud Italia la gente è disperata, disorientata e confusa.
La mia ultra quarantennale esperienza umana e professionale al servizio dello Stato, mi ha consentito di comprendere quanto sia difficile per tutti, adempiere al proprio dovere in Calabria, Sicilia, Puglia e Campania.
Al Sud Italia non occorre solo tanta buona e sana volontà istituzionale, per continuare a operare in stato di emergenza sociale e occupazionale continua h 24, 365 giorni l’anno, ma a mio pensiero necessita un impegno da stato di calamità naturale, come se si fosse verificato una catastrofe umanitaria ed economica interregionale a rilevanza nazionale ed europea.
Occorrono interventi urgenti e necessari di Protezione Sociale, Civile e Umanitaria.
Non si può pensare che è una crisi occupazionale di facile soluzione, occorre ben altro. Occorre costituire una “Missione Italiana Interforze Governativa”, per stabilizzare e ricostruire, le infrastrutture sociali crollate, i centri amministrativi decisionali allo stato insufficienti, risanare e far ripartire veramente, l’economia del territorio che l’istituto delle Zone Economiche Speciali (ZES) non sono state ancora idonee per attrarre investimenti nelle aree delle Regioni del Sud complesse e complicate.
Chi volete che investa un euro o un dollaro, in Calabria e Sicilia, se oltre il timore della malavita, l’eventuale investitore non sia accompagnato e supportato adeguatamente dalle Istituzioni?
Sarà cosa molto difficile.
Si potrebbe rivelare credo molto utile, attribuire alla Ministra per il Sud e la Coesione Territoriale, Mara Carfagna, il potere decisionale di poter decidere come, a chi e quando, “destinare” i beni sottratti dallo Stato, alle organizzazioni criminali e alle mafie nazionali ed estere in Italia, attualmente amministrate e destinate, dall’Agenzia Nazionale per l’amministrazione dei beni sequestrati e confiscati alle organizzazioni criminali (ANBSC).
Inoltre affidare l’amministrazione dei beni utilizzabili nelle Aree ZES, provenienti da fallimenti o altre misure giudiziarie, a cura di un Magistrato della Corte dei Conti o della Ragioneria Generale dello Stato, che opera avvalendosi dei competenti Reparti Specializzati del Corpo della Guardia di Finanza e delle altre benemerite Forze di Polizia.
Solo così si può da una parte ridurre i rilevanti costi di gestione, amministrazione e manutenzione dei citati beni, accendere una o più speranze per la crescita economica e civile, della Calabria e il Sud Italia, di contro i sorrisi e gli arresti sempre più numerosi, non pacificheranno ne la Calabria ne il Sud. (ee)

[Emilio Errigo è nato in Calabria, Docente Universitario e Generale in ausiliaria della Guardia di Finanza]

 

Il sindaco Falcomatà: I beni confiscati devono rimanere nei territori come risarcimento per le comunità

«I capitali confiscati devono rimanere sul territorio dove sono stati sottratti alla criminalità, per creare sviluppo come risarcimento sociale per le comunità che di più soffrono l’oppressione violenta delle mafie». È quanto ha dichiarato il sindaco di Reggio e responsabile nazionale per il Mezzogiorno e la Coesione di Anci, Giuseppe Falcomatà, nel corso del workshop promosso dal Consorzio Macramè, da Legacoop Calabria e dal Forum del Terzo Settore della Calabria, dal titolo Restituire bellezza, costruire futuro” nell’ambito del progetto “Giano – Conoscere il passato e guardare al futuro.

«Un obiettivo di giustizia sociale – ha aggiunto – oltre che una proposta di buon senso. È ingiusto che i capitali confiscati continuino ad andare in maniera indiscriminata all’interno del Fondo Unico Giustizia. È utile e necessario che almeno una parte di questi fondi rimanga legata al territorio dove i capitali sono stati confiscati, per ristrutturare gli stessi beni sottratti alla criminalità e per dare un sostegno a quelle realtà che di più soffrono lo strapotere delle imprese mafiose che drogano il mercato e uccidono lo sviluppo con la violenza e le intimidazioni».

All’incontro, dal titolo Co-programmazione, co-progettazione e networking: il ruolo del Terzo Settore nella restituzione alla collettività dei beni confiscati, moderato dalla giornalista Maria Pia Tucci, insieme al sindaco Giuseppe Falcomatà, hanno preso parte Massimo Nicolò dell’Agenzia Nazionale Beni Sequestrati e Confiscati, Eleonora Vanni, presidente nazionale Legacoopsociali, e Luciano Squillaci, portavoce del Forum Regionale del Terzo Settore.

«Dobbiamo fissarci un obiettivo – ha sottolineato – dimostrare che la squadra Stato sa essere più efficiente ed efficace delle mafie, non solo sul piano della repressione, ma soprattutto sulla capacità di creare occasioni di sviluppo sociale ed economico sul territorio. Per questo va assolutamente evitato che i beni confiscati alle cosche rimangano per lungo tempo in stato di abbandono e di degrado, prima di essere riassegnati, o le imprese confiscate vadano in malora una volta reimmesse sul mercato. Dobbiamo sostenere questi percorsi, utilizzando i capitali sottratti alle mafie, per creare sviluppo, sostenere le imprese confiscate che tornano sul mercato, evitando licenziamenti ed il rischio di un generale impoverimento sociale dei territori, dando un supporto agli Enti e alle Associazioni che prendono in gestione i beni confiscati per ristrutturarli e renderli funzionali ed utili alla collettività».

«C’è, poi, un aspetto culturale che va considerato – ha spiegato ancora il sindaco Falcomatà intervenendo di fronte alla platea del Terzo Settore calabrese – se i Sindaci dei piccoli comuni periferici hanno timore ad assumere la gestione dei beni confiscati vanno aiutati e sostenuti. Intanto con degli strumenti tecnici, perché spesso, con il personale a disposizione, si incontrano difficoltà a progettare in maniera efficace, ma anche con il sostegno culturale e la vicinanza delle istituzioni e delle associazioni, che devono affiancare le realtà più fragili, soprattutto sui territori di frontiera».

«Su questi temi alcuni passi in avanti siamo riusciti a farli – ha concluso –. Ad esempio, sul fronte delle risorse per la gestione dei beni confiscati, finalmente sono stati previsti, nelle misure 5 e 6 del Pnrr, circa 250 milioni per la riqualificazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Tuttavia la strada da fare è ancora tantissima. Insieme ad Anci, abbiamo promosso una riforma del codice antimafia che guardi ad una più efficace gestione dei circuito dei beni confiscati alle mafie e soprattutto ad una diversa ripartizione dei capitali oggetto di confisca. Su questo è fondamentale che le istituzioni ed il mondo del Terzo Settore possano fare squadra». (rrc)