Emergenza Rifiuti, individuata discarica di Crotone

In merito all’emergenza rifiuti, il presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì, con una ordinanza, ha ordinato «alla società Sovreco spa di accettare nella discarica “per rifiuti pericolosi e non”, sita in località Colombra nel Comune di Crotone, i rifiuti non pericolosi prodotti dagli impianti di trattamento regionali pubblici e privati al servizio del circuito pubblico, sino a un quantitativo massimo di 600 tonnellate al giorno, con durata fissata al 30 settembre 2021».

«Alla società Sovreco spa – si legge nell’ordinanza – è riconosciuta la tariffa massima di conferimento pari a 180 euro per tonnellata di rifiuto, oltre ecotassa, stabilita sulla base di prezzi di mercato praticati per l’operazione di smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi».

Viene inoltre ordinato al dirigente generale del dipartimento Tutela dell’Ambiente, entro un giorno dall’emanazione dell’ordinanza in questione, «di ripartire tra gli Ato Rifiuti del territorio regionale i quantitativi derivanti dalla presente ordinanza e di regolare i conferimenti giornalieri dei rifiuti non pericolosi – codici eer 19.12.12, 19.05.03 e 19.05.01 – prodotti dagli impianti di trattamento dei rifiuti urbani pubblici e privati al servizio del circuito pubblico, con la predisposizione di un calendario da inviare al gestore della discarica e agli enti di governo di ciascun Ato Rifiuti».

Viene infine ordinato alle Comunità d’ambito di Cosenza, Catanzaro, Vibo Valentia, Crotone e alla Città metropolitana di Reggio Calabria di provvedere: «al massimo entro un giorno successivo al ricevimento della ripartizione di cui al punto precedente, alle procedure di omologa per l’ammissibilità in discarica di “rifiuto non pericoloso”, per come disciplinato dalla normativa vigente; alla stipula dei contratti di servizio derivanti dalla presente ordinanza, anche tramite i soggetti gestori/produttori degli impianti di trattamento» e «al gestore società Sovreco spa di trasmettere al settore Rifiuti del dipartimento Tutela dell’Ambiente della Regione Calabria, con cadenza giornaliera, i quantitativi dei rifiuti in ingresso alla discarica con la suddivisione per codice eer e per produttore/conferitore».

Nell’ordinanza si valuta che «i conferimenti in siti extra-regionali che la Regione ha reperito in sostituzione degli enti inadempienti, possono sopperire solo in parte, peraltro a prezzi esorbitanti, alla mancata entrata in esercizio della discarica di Melicuccà e alla interruzione del servizio pubblico di smaltimento nella discarica di Cassano allo Ionio e nella discarica di San Giovanni in Fiore, causata dai ritardi dei soggetti competenti; la discarica di Lamezia Terme in località Stretto, unica discarica pubblica regionale che rimane in esercizio in virtù dell’Opgr n. 24/2021, accoglie gli scarti di lavorazione prodotti dall’Ato di Catanzaro, Vibo Valentia, Crotone e, in parte, della Città metropolitana di Reggio Calabria e, pertanto, è tecnicamente impossibile aumentare i quantitativi giornalieri in ingresso».

Nel provvedimento si sottolinea che «l’interruzione dei conferimenti nelle discariche pubbliche di San Giovanni in Fiore e di Cassano, nonché la situazione di saturazione degli impianti di trattamento dei rifiuti urbani nell’Ato di Cosenza e nell’Ato di Reggio Calabria, con gli spazi per lo stoccaggio oramai esauriti, determinerà l’interruzione del servizio pubblico e gli impianti di trattamento non potranno più accogliere i rifiuti raccolti nei Comuni, tanto meno fare fronte all’aumento di produzione della stagione estiva, con i maggiori picchi da metà luglio sino alla fine del mese di agosto; la situazione di criticità, particolarmente grave nella Città metropolitana di Reggio Calabria e nell’Ato Cosenza, investe tutto il territorio regionale, tant’è che la Comunità d’ambito di Catanzaro, nei cui impianti vengono trattati anche i rifiuti prodotti dall’Ato di Vibo Valentia, con mail del 6 luglio 2021 ha chiesto al dipartimento Tutela dell’ambiente della Regione Calabria l’incremento urgente dei conferimenti nella discarica di Lamezia Terme».

«In tutto il territorio regionale e, in particolar modo nella presente stagione estiva, nei comuni costieri e nelle località turistiche calabresi – è scritto ancora nell’ordinanza – la corretta gestione dei rifiuti urbani è condizione indispensabile per assicurare il decoro urbano, la tutela della salute dei cittadini e degli utenti delle strutture ricettive turistico-alberghiere, nonché per garantire la salvaguardia dell’ambiente naturale e periurbano dall’abbandono incontrollato dei rifiuti e dallo loro dispersione nell’ambiente che deturpa il paesaggio, altera la percezione dei luoghi, con un potenziale inquinamento dell’ambiente e rischio per la salute umana; in mancanza della destinazione finale per lo smaltimento degli scarti di lavorazione, con la capacità di stoccaggio degli impianti già saturata anche a causa del fermo della seconda linea dell’inceneritore di Gioia Tauro che si è protratto sino alla fine di giugno 2021, si determinerà il blocco dell’accettazioni dei rifiuti negli impianti di trattamento e, a cascata, il blocco delle raccolte sui territori comunali».

«La volumetria della discarica privata “per rifiuti pericolosi e non” in località Colombra nel Comune di Crotone oggetto della presente ordinanza – è precisato nell’ordinanza – è riferita a volumi residui derivanti da autorizzazione già concessa nel passato (ddg n. 17770/2008 e s.m.i) e pertanto non costituisce sovra-elevazione, ampliamento ovvero nuova autorizzazione; tale volumetria sarà quindi occupata da rifiuti di orine urbana non pericolosi, a differenza di quelli “speciali pericolosi” che la discarica accoglie regolarmente, prodotti da attività produttive di varia natura».

Nel provvedimento si evidenzia «che il ricorso alla discarica sopra individuata, oltre a sopperire alla criticità di carattere contingibile e urgente provocata dai ritardi e dalle inadempienze dei soggetti competenti, consente ai Comuni di conseguire un notevole risparmio dei costi di smaltimento, anche per la notevole riduzione dei costi di trasporto, oltre al conseguimento di un abbattimento dei costi ambientali in termini di riduzione delle emissioni di Co2». (rcz)

Minicuci: Serve confronto con le opposizioni per trovare soluzione a emergenza rifiuti a Reggio

Il consigliere comunale e metropolitano di Reggio Calabria, Antonino Minicuci, in merito all’emergenza rifiuti, ha sottolineato la necessità di «un confronto con le opposizioni sulle soluzioni da adottare, alla ricerca del percorso ideale verso la risoluzione del dramma rifiuti».

«In altre nazioni – ha spiegato – penso ad esempio al Nord Europa, lo smaltimento dei rifiuti è una risorsa, anche dal punto di vista economico, e viene valorizzata con soluzioni a basso impatto ambientale. È quella la direzione verso la quale bisogna volgere lo sguardo».

Minicuci, che ha partecipato al consiglio metropolitano in cui il consigliere Salvatore Fuda ha illustrato le novità riguardanti la crisi del ciclo integrato dei rifiuti che sta coinvolgendo in modo particolare la città di Reggio Calabria, ha criticato la mancanza di visione da parte dell’amministrazione.

«Proseguendo di questo passo – ha spiegato – l’emergenza rifiuti non si risolverà mai. Se si ragiona sempre pensando a interventi tampone, a come risolvere il problema nell’immediato, non sarà possibile dire definitivamente addio all’emergenza rifiuti. Così come dichiarato nelle scorse settimane, come Lega abbiamo offerto la nostra disponibilità a collaborare con l’amministrazione comunale e metropolitana». 

«A livello regionale – ha proseguito – è stato chiaro e concreto l’impegno assunto dal presidente f.f. Nino Spirlì, che ha favorito la possibilità di smaltire parte degli scarti di lavorazione negli impianti di Mantova, in convenzione con la Regione Lombardia. Già in occasione dei 100 milioni di euro relativi alla mobilità che la Città Metropolitana rischiava di perdere a causa di pessime scelte amministrative, il centrodestra (in particolare con l’impegno dell’assessore regionale Domenica Catalfamo e il presidente f.f. Spirlì) si è adoperato affinché questo non accadesse, riuscendo a recuperare quelle importanti risorse».

«Tornano alla questione rifiuti – ha proseguito –  il problema principale è legato alla mancanza di visione e lungimiranza dell’amministrazione, sia comunale che metropolitana. Non ci sono proposte innovative, non esiste una prospettiva che indichi il percorso a 5 o 10 anni. Si continua a parlare di discariche e inceneritori, soluzioni che appaiono datate oltre che sgradite all’Unione Europea». 

«Da candidato sindaco – ha detto ancora – avevo inserito all’interno del programma una soluzione innovativa per lo smaltimento dei rifiuti, ovvero Arrow Bio,  tecnologia israeliana che possiede la capacità di riciclaggio del 90%. Enormi anche i risparmi dal punto di vista economico, considerato che smaltire una tonnellata di rifiuti con l’attuale sistema costa circa 90 euro, mentre con Arrow Bio la spesa sarebbe soltanto di 15 euro a tonnellata».

«Non vogliamo, però – ha detto ancora – rimanere ancorati alla proposta lanciata durante le scorse elezioni comunali, come Lega siamo disponibili a confrontarci con l’amministrazione anche su altre idee, a patto però che siano davvero utili a risolvere il problema. Reggio Calabria soffre da anni il dramma dell’emergenza rifiuti, divenuto negli ultimi mesi insostenibile, senza dimenticare le tariffe altissime pagate dai cittadini per un servizio inesistente. Il tempo delle chiacchiere, così come quello delle promesse non mantenute, deve concludersi». (rrc)

Emergenza rifiuti, Magorno (IV): Porterò caso in Parlamento

Il senatore di Italia Viva, e candidato alla presidenza della Regione Calabria, Ernesto Magorno, ha dichiarato che «di fronte al silenzio assoluto delle istituzioni regionali sulla drammatica emergenza rifiuti che sta vivendo la Calabria, e in particolare la provincia di Cosenza, è mio dovere attivare tutti gli strumenti possibili per giungere a una pronta ed efficace soluzione».

«Ecco perché – ha aggiunto – presenterò un’interrogazione urgente al Governo per sapere se l’esecutivo sia a conoscenza della situazione e quali poteri sostitutivi intenda utilizzare per sopperire alle gravi carenze delle istituzioni calabresi. Vi è in ballo la salute dei cittadini, costretti a convivere con accumuli di rifiuti in un periodo di grande caldo tale da compromettere i necessari standard di igiene, e in più – particolare ancora più sconcertante – siamo alle soglie dei grandi flussi turistici».

«Non possiamo, dunque – ha concluso – permetterci di restare con le mani in mani. Solleciterò le istituzioni nazionali con tutti gli strumenti possibili, anche attraverso un intervento nell’aula del Senato finalizzato a coinvolgere il Governo nella filiera delle responsabilità». (rp)

REGGIO – Rifiuti, Strategia condivisa tra Città Metropolitana e Comune per far fronte all’emergenza

È stata illustrata, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Alvaro, la strategia condivisa da Città Metropolitana e Comune di Reggio Calabria per far fronte all’emergenza rifiuti e programmare il futuro del settore.

L’obiettivo, dunque, «è quello di ridurre al minimo i disagi della gestione ordinaria, far fronte al periodo estivo e definire gli indirizzi strategici futuri» ha spiegato Salvatore Fuda, consigliere metropolitano delegato all’Ambiente che, insieme all’assessore comunale all’Ambiente, Paolo Brunetti, sono intervenuti in conferenza stampa.

«Il primo dato positivo è senza dubbio la definizione del bando di gara per il nuovo gestore – ha detto l’assessore Brunetti – che andrà a raccogliere i rifiuti a Reggio Calabria. Un percorso che si concluderà a fine estate e che in questa fase vedrà ancora Avr occuparsi di questa attività».

Interventi straordinari e implementazione dei servizi, inoltre, «riguarderanno soprattutto la fascia costiera, da Catona a Bocale, con un’attenzione particolare rivolta ai lidi e attività commerciali fronte mare attraverso un servizio quotidiano costante».

«Non è normale – ha evidenziato Brunetti – che ogni notte sempre negli stessi punti della città si verifichino roghi che non interessano solo rifiuti solidi urbani ma anche ingombranti e cumuli di inerti. Il Comune non può risolvere questo problema solo con la Polizia municipale che comunque fa un egregio lavoro. Serve l’aiuto dello Stato, mediante un presidio fisso dell’esercito quantomeno in alcuni luoghi strategici. Stiamo anche rilanciando l’impegno sui fronti della lotta all’evasione mediante controlli accurati delle utenze e del contrasto alle discariche abusive con le cosiddette fototrappole».

«L’ipotesi Castore resta sempre in campo – ha spiegato l’assessore comunale – ma deve però essere conciliabile con l’attività che porterà avanti la Città metropolitana con l’Ato territoriale. E in questo momento c’è la necessità urgente di affidare il servizio ad un nuovo gestore mediante bando pubblico. Ma il percorso della società in house va avanti».

«Il porta a porta, che ci ha consentito di raggiungere percentuali di differenziata prima inimmaginabili – ha ricordato Brunetti – è un’esperienza che oggi ci spinge a fare delle valutazioni diverse. Dobbiamo apportare dei correttivi ad esempio per le grandi utenze, i grandi condomini dove non vedremo un mastello per ogni utente ma dei cassonetti intelligenti o con serratura meccanica, che consentiranno di conferire il rifiuto a chi è abilitato. Pensiamo inoltre di acquistare le compostiere di prossimità che ci permetteranno di conferire l’organico e smaltirlo direttamente in loco. Ma dalla differenziata non si torna indietro, anzi ribadiamo l’appello alla cittadinanza a continuare a differenziare. Siamo consapevoli delle difficoltà e dei disagi che stanno vivendo tutti i cittadini, ma serve uno sforzo e l’impegno di tutti per superare questa fase».

«Il lavoro che sta facendo l’Ato – ha spiegato il consigliere Fuda – è incessante per i 97 comuni metropolitani, soprattutto per la predisposizione del piano d’ambito che è lo strumento fondamentale per poter programmare al meglio l’attività. Parallelamente si lavora per migliorare la capacità e l’efficienza dei tre impianti presenti sul territorio, Sambatello, Siderno e Gioia Tauro. Impianti che per quanto riguarda la frazione dell’indifferenziato trattano volumi considerevoli che, in vista della stagione estiva, aumenteranno. L’obiettivo è dunque garantire l’uscita degli scarti di lavorazione che sono circa 240 tonnellate al giorno. Questo piano prevede che una parte di questi scarti vengano portati oltre che nell’unica discarica di servizio che c’è in regione, ovvero Lamezia Terme, ma anche fuori regione in Puglia, Sicilia e a Mantova».

«Oltre l’ordinario – ha proseguito Fuda – c’è da portare avanti anche la programmazione e in questa fase i fondi europei che arriveranno per la transizione ecologica interesseranno anche la capacità delle comunità di costruire un ciclo integrato dei rifiuti che si apre e si chiude nei territori. L’unica via d’uscita vera, però, è quella di produrre meno rifiuti, quindi meno scarti. Serve pertanto un impegno forte e consapevole anche dei cittadini, perché paradossalmente per il rifiuto differenziato i canali di uscita li abbiamo».

«L’altra buona notizia – poi annunciato il consigliere metropolitano – è che oggi sono partiti i lavori per l’impianto di Sambatello con le prime attività di demolizione in attesa del parere del Genio civile e poter entrare nel vivo. Nel giro di un anno circa contiamo di avere un impianto che possa dare risposte alla città e a tutto l’Ato metropolitano. Un impianto moderno che non solo riceverà rifiuti ma sarà anche in grado di trasformarli».

«Sulle discariche – ha infine evidenziato Fuda –  si sta cercando di comporre il quadro. Per Melicuccà si procede fianco a fianco alla Regione Calabria, d’intesa con l’assessore Sergio De Caprio, per un discorso comune e su questo impianto comunicheremo insieme al Dipartimento regionale. Per quanto riguarda Motta la Regione sta lavorando per farla partire e poi, di concerto con i sindaci e i territori, si sta individuando anche il sito per la Locride nel quadro di principi condivisi, ovvero che quei comuni che sono già sede di impianto come Siderno o Casignana, non debbano avere altri siti. Va detto comunque che gli impianti di trattamento finali, oggi, sono strutture moderne che nulla hanno a che fare con i siti o le discariche di vent’anni fa». (rrc)

Pizzimenti (Cittadini per il Cambiamento): Falcomatà dichiari lo stato di emergenza sanitaria

Nuccio Pizzimenti, presidente dell’Associazione Cittadini per il Cambiamento, in merito all’emergenza rifiuti a Reggio, ha chiesto al sindaco Giuseppe Falcomatà di dichiarare lo stato di emergenza sanitaria «(provvedimento necessario a tutela della salute pubblica e più volte da me invano sollecitato a Falcomatà, insieme alla necessità dell’intervento dell’esercito per eliminare l’accumulo dell’immondizia dalle strade)».

«Il sindaco Falcomatà, ancora oggi, caparbiamente – ha spiegato Pizzimenti – si ostina a mantenere un servizio porta a porta di raccolta di rifiuti: deficitario, antigienico, insalubre, che accumula enormi quantità di spazzatura non raccolta davanti ai portoni e sulla pubblica via, che spesso viene incendiata con roghi giganteschi, che immettono nell’atmosfera sostanze inquinanti con ulteriore grave discapito per la salute pubblica, che si aggiunge  alla putrefazione dell’immondizia, con olezzi nauseabondi, su cui “brulicano”: scarafaggi, topi, zanzare ed insetti vari, che, col caldo di una media di 39°, costituiscono una bomba sanitaria pericolosamente esplosiva, perché la sporcizia è veicolo di pericolose epidemie – (peste particolarmente), – tra le quali quelle veicolate specialmente dai topi. Infatti, va significato alla arrogante ignoranza del Sindaco, – (che, facendola soffrire, egli non ha rispetto della cittadinanza), –  che i topi, che “brulicano” sulla spazzatura, sono responsabili anche di quella che, volgarmente, viene chiamata: “Febbre del topo”, malattia di cui, proprio in questi giorni, si è avuto un caso di contagio in un cittadino Sloveno, residente a Monfalcone, in provincia di Gorizia; e proprio in Slovenia la “Febbre del topo” ha infettato 200  persone – (finite tutte in ospedale), – con “l’Hantavirus”, trasmesso appunto dai topi».

«Le malattie da Hantavirus, dicono gli studiosi – ha spiegato ancora – sono infezioni virali di diffusione vastissima, veicolate da topi e da roditori in genere: essi eliminano gli Hantavirus nelle: loro urine, nelle feci e nella loro saliva; e l’uomo si infetta per contatto diretto con esse, oppure per semplice inalazione del virus presente negli escreti di topi e roditori; quindi, gli ambienti da essi frequentati, sono da considerarsi a rischio, specie quando vi è un aumento della popolazione di topi e roditori, come si verifica con i cumuli di spazzatura non raccolta del sindaco Falcomatà per le strade della nostra città».

«Le particelle di Hantavirus – ha spiegato ancora – quando raggiungono i polmoni dell’uomo, da lì invadono i vasi sanguigni, innescando poi la manifestazione clinica dell’infezione, che potrebbe trasmettersi eccezionalmente con la trasmissione interumana, se non vengono osservate precauzioni standard, ed esiste in questo senso un rischio non solo per la cittadinanza reggina, ma soprattutto per gli operatori ecologici, i quali, maneggiando i sacchetti di immondizia, frequentati dai topi, potrebbero venire a contatto con i loro escreti».

Per Pizzimenti, «questo è un rischio sanitario da evitare assolutamente» e «visto che il sindaco Falcomatà non ne vuole sapere, di adottare i cassonetti intelligenti, – (da me proposti, con un’idea-progetto, presentata al Comune il 2 luglio del 2018 e discussa in apposita Commissione Comunale, senza però essere stata mai votata), – e che tali cassonetti intelligenti ci toglierebbero dai portoni la spazzatura, – e che sono stati adottati sia a Gioia Tauro, sia nella vicina Scilla e Bagnara ecc, – e visto che la città è esposta palesemente ad un rischio epidemico da non sottovalutare», il presidente di Cittadini per il Cambiamento ha chiesto di dichiarare lo stato di emergenza sanitaria, in quanto «il sindaco,  non può impunemente esporre la cittadinanza ad un potenziale rischio epidemico, le cui prime vittime, sarebbero proprio gli operatori ecologici, costretti dal loro lavoro, a maneggiare la spazzatura, da cui poi, potrebbero contrarre potenziali infezioni come l’Hantavirus!».

«Falcomatà è, dunque negligente – ha proseguito Pizzimenti – proprio perché non ha richiesto mai né lo stato di emergenza sanitaria, né l’intervento dell’esercito, per togliere l’immondizia dalle strade, a fronte poi di una Tari salatissima, per un servizio inefficiente; per il quale, il Sindaco, non può richiedere ai cittadini il pagamento della tassa per intero, perché essa va dimezzata, come stabilisce un’apposita sentenza della Cassazione!».

«E – ha detto ancora – visto, che Falcomatà non ha inteso dimezzare la Tari, i cittadini devono adire le vie legali, perché il Giudice Tributario, applicando la legge, condannerà di sicuro il Comune! Insomma, Falcomatà avrebbe dovuto scegliere la soluzione migliore in materia di raccolta dei rifiuti urbani e domestici, invece si è solo insensatamente limitato ad adottare il porta a porta dell’Avr, che è un sistema inadeguato e superato da migliori tecnologie; e così ha sottoposto i Reggini a sofferenze immani, esponendoli, per giunta, come detto, ad un pericoloso rischio sanitario ed epidemico, le cui potenziali prime vittime, lo ribadiamo, sono gli operatori ecologici, la cui salute, insieme a quella di tutti i Reggini, va tutelata prioritariamente». (rrc)

In piena emergenza rifiuti: parla l’associazione “Liberi per Crotone”

di PIETRO AMENDOLA – Con l’ordinanza N°24 del 12 aprile 2021 il tema riguardante i rifiuti in Calabria è tornato prepotentemente al centro delle polemiche. Le problematiche durano ormai da parecchi anni e l’ultima comunicazione della Regione sembra il sintomo di una totale incertezza sul futuro. Con l’attivista politico Filippo Sestito, presidente dell’associazione “Liberi per Crotone”, abbiamo analizzato in particolare la gravissima situazione nella provincia di Crotone, diventata ormai da parecchio tempo una sorta di deposito per la spazzatura di tutto il territorio calabrese.

– Nell’ultima ordinanza sono indicate le mosse della Regione per i mesi estivi, durante i quali bisognerà contrastare lo stato emergenziale del ciclo dei rifiuti. E la situazione a Crotone è abbastanza complessa, come ci spiega Sestito:

«Fino a Giugno 2021 l’abbancamento emergenziale, concesso in precedenza, rende attivo lo smaltimento presso la discarica di Columbra. Dopo quest’estate, la provincia di Crotone rimarrà scoperta. L’ultima ordinanza riguarda il nuovo allargamento della discarica di San Giovanni In Fiore, in provincia di Cosenza e attaccata al territorio crotonese di Caccuri».

– Poi un excursus sulle difficoltà del territorio pitagorico e sulle condizioni della discarica di Columbra, polo principale per lo smaltimento dei rifiuti della provincia. Una situazione tragica che si protrae dal 1997:

«La discarica di Columbra è gestita dall’azienda Sovreco dei fratelli Vrenna, in un gruppo con altre società (Envi Group n.d.r). Questa holding gestisce quasi tutto ciò che riguarda l’ambiente nel territorio.  In seguito all’alluvione del ’96, ci fu la necessità di trovare un nuovo sito. Nel 1997 l’allora sindaco di Crotone consentì , in pieno centro abitato, la realizzazione della discarica di Columbra, che doveva servire per circa 20 anni a smaltire i rifiuti della nostra provincia.

Cosenza per tantissimi anni non ha avuto un impianto adatto e perciò moltissimi materiali venivano abbancati nel territorio Pitagorico, che è molto più ristretto. Noi siamo in emergenza da 23 anni. In quel sito di Columbra dovremmo avere circa 5 milioni di metri cubi di rifiuti. La capienza del polo si esaurirà a Giugno 2021 e ci sono altri 3 milioni di metri cubi di rifiuti pericolosi. Crotone ha dato tantissimo in termini di inquinamento ambientale, per lo smaltimento dei materiali della provincia ma anche quelli della Regione”

– In tutto questo un ruolo fondamentale lo ha l’ATO provinciale (Ambito Territoriale Ottimale). Le difficoltà vengono amplificate dalla scarsa presenza di questi enti, cruciali per la gestione del settore ambientale. I problemi principali sono 2: l’assenza di un piano preciso per la raccolta differenziata e la mancata individuazione di un sito per la discarica pubblica:

«Mancano anche gli strumenti di compostaggio e selezione. Di conseguenza i rifiuti tornano spesso nelle discariche, con aumenti delle spese dei cittadini. L’ATO di Crotone non è riuscita a trovare un sito per la nuova discarica pubblica da costruire. Non è neanche semplice, in quanto le popolazioni hanno paura quando si parla di rifiuti, poiché i siti della provincia diventano spesso depositi per i materiali delle altre grandi città della Regione. ATO e comuni hanno un lavoro molto importante, che include soprattutto la costruzione di impianti adatti e la realizzazione di un piano per la raccolta differenziata. Noi abbiamo una bomba ecologica, che ormai non sappiamo più come disinnescare.

– E l’ATO di Crotone? Esiste veramente? Purtroppo l’ente non ha una pagina ufficiale e si è dimostrato quasi inutile finora, come confermato da Sestito:

«L’ATO di Crotone fondamentalmente è inesistente. Hanno fatto un paio di riunioni, ma non c’è nulla. Il ciclo dei rifiuti è, purtroppo, un settore sorvegliato dalla criminalità organizzata. Uno dei motivi per cui non c’è un piano sulla raccolta differenziata è proprio la presenza di queste infiltrazioni mafiose nel processo”

– Sorprende poi la situazione della Discarica di San Giovanni In Fiore, in provincia di Cosenza e attaccata al crotonese. Il polo di smaltimento è in mano al Consorzio Valle Crati, presieduto da Maximiliano Granata. Granata è ancora a capo dell’azienda nonostante il suo passato problematico tra favoreggiamenti elettorali per il fratello Vincenzo e assegnazioni poco regolari di appalti pubblici. Con Granata, l’azienda General Construction (adesso rinominata Geko) si portò a casa ben 200 milioni per la depurazione delle acque nere di Cosenza. E la discarica di San Giovanni in Fiore presenta numerose difficoltà:

«Nella discarica di San Giovanni In Fiore ci sono stati degli incendi negli ultimi mesi, come negli altri siti. Anche qui molti vedono la mano delle organizzazioni criminali. Il polo di San Giovanni in Fiore è molto controllato e perciò è alquanto bizzarro che sia andato in fiamme, se non per bisogni precisi. In Calabria è così. Stiamo parlando di interessi, giochi di potere, che fanno male al sistema regionale».

– Altro caso critico è quello dell’impianto di Ponticelli, dell’azienda Ekrò (sempre appartenente alla holding Envi Group). La struttura doveva essere restaurata da Febbraio 2020, ma non si è ancora mosso nulla:

«L’impianto di Ponticelli ha molte difficoltà. C’era un finanziamento, che doveva garantire la restaurazione della struttura. Molte famiglie crotonesi ritengono però che l’impianto debba essere delocalizzato, vista la sua attuale posizione fastidiosa nella zona di un centro abitato. Il Ponticelli ha problemi di funzionamento ed è in estrema difficoltà. Siamo in un anno particolare, che può aver influito negativamente sul rinnovamento dell’impianto. È però una situazione che si protrae da troppo tempo».

Come rilevato da Sestito, il problema principale è che il ciclo dei rifiuti sia attualmente in mano ad un gruppo privato come Envi Group.  Ciò condiziona le scelte degli enti pubblici.  L’Envi Group è economicamente molto importante ed influente nella nostra Regione. Hanno costruito sulla gestione del ciclo dei rifiuti un successo enorme e sono diventati potenti anche sul piano politico.  Sestito conclude chiarendo quanto sia importante adottare un piano di raccolta efficace e individuare una discarica pubblica. Poi è essenziale che i 27 sindaci ,facenti riferimento all’ATO di Crotone, si mettano d’accordo. Risolvendo queste criticità, la situazione potrebbe migliorare.

Ma attenzione all’effetto domino delle ATO. Essendo tutta la Calabria in emergenza, se l’ATO di una provincia non funziona, le altre sono danneggiate automaticamente. In questo caso il ruolo della Regione è fondamentale, perché tutte le 5 province lavorino correttamente. E ovviamente ci auguriamo che la situazione possa dare segnali di miglioramento, che in questo periodo sembrano lontani e irraggiungibili. Serve, senza dubbio, un cambiamento di rotta. (pa)

 

Nucera: Bene riunione in Cittadella per emergenza rifiuti a Reggio

Giuseppe Nucera, presidente del movimento La Calabria che vogliamo, ha espresso soddisfazione per la riunione operativa in Cittadella regionale sull’emergenza rifiuti di Reggio Calabria, sottolineando che «finalmente qualcosa si muove», dato che dal 1° marzo parte la raccolta della spazzatura rimasta per le strade di Reggio Calabria, sia umido che indifferenziato. 

Giuseppe Nucera e il Movimento La Calabria che vogliamo, da settimane, avevano sollecitato le istituzioni ad affrontare l’emergenza rifiuti. Nei giorni scorsi, Nucera aveva inviato una lettera al Prefetto Mariani chiedendo soluzioni immediate. Dopo l’iniziativa di domenica 14 febbraio che ha visto i volontari pulire il Cimitero di Modena, sabato 27 febbraio si terrà una nuova opera di pulizia negli stessi luoghi.

«La Calabria che vogliamo – ha detto Nucera – con forza aveva sollecitato le istituzioni e gli organi preposti, affinché mettessero la parola fine su una situazione che toglie dignità ad ogni cittadino. La speranza è che da lunedì 1° marzo si proceda davvero in modo convinto e determinato con la raccolta dei rifiuti».

«Se ad ogni iniziativa del Movimento La Calabria che vogliamo – ha concluso – l’amministrazione comunale risponderà svolgendo il proprio dovere, Reggio Calabria potrà tornare gradualmente alla normalità. Noi di certo continueremo a vigilare e segnalare, per il bene della nostra città. Un ringraziamento doveroso va all’on. Wanda Ferro, che con la sua interrogazione presentata in Parlamento ha portato la questione rifiuti a Roma». (rrc)

L’emergenza rifiuti a Reggio all’attenzione del Governo

La grave emergenza rifiuti di Reggio Calabria è arrivata al Governo. E questo, grazie all’interrogazione presentata dalla deputata di Fratelli d’ItaliaWanda Ferro.

Lo ha reso noto il commissario provinciale di Fratelli d’ItaliaDenis Nesci, spiegando che «il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, il ministro dell’Ambiente, Roberto Cingolani e il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, dovranno rispondere all’interrogazione presentata da Ferro sullo stato di degrado in cui versa il cimitero di Modena a Reggio Calabria, sommerso da cumuli di rifiuti e che deturpano irreversibilmente un luogo di memoria per i cittadini reggini. Problema irrisolto da mesi e, come evidenziato nell’interrogazione parlamentare, non c’è un angolo, un passaggio sgombro di immondizia e per tutto il cimitero si respira un odore nauseabondo».

«Una vera e propria emergenza rifiuti – ha spiegato Nesci – denunciata anche dal prefetto di Reggio Calabria Vincenzo Mariani, che ha parlato di “crisi di sistema che affonda le sue radici in anni di ritardi e responsabilità ultradecennali, spiegando come tale situazione sia legata a un problema “di raccolta ma è anche un problema di strutture che mancano, di insufficienza impiantistica” che non consente di smaltire i rifiuti e farlo in maniera corretta”».

«Ringrazio dunque – ha aggiunto – l’on. Wanda Ferro, perché mantiene fede all’impegno preso in occasione delle Comunali di Reggio Calabria, in cui aveva dichiarato che, se l’emergenza rifiuti in riva allo Stretto non avesse avuto una risoluta soluzione, avrebbe investito il Governo della questione. Non è superfluo ribadire però, che nella stessa occasione della campagna elettorale per le comunali di Reggio Calabria, il ministro della difesa, confermava il proprio assenso all’utilizzo delle Forze Armate per l’istituzione di presidi in zone sensibili al problema rifiuti; ma ciò nonostante, ad oggi, nulla sembra essere cambiato e continuano a persistere evidenti difficoltà nel sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti, che necessita di un intervento immediato da parte dello Stato». (rrc)

Nucera scrive al Prefetto Mariani per l’emergenza rifiuti a Reggio: Attivi i poteri sostitutivi

Giuseppe Nucera, leader del movimento La Calabria che vogliamo, ha scritto una lettera al Prefetto di Reggio, Massimo Mariani, per l’emergenza rifiuti a Reggio Calabria, chiedendo di «attivare i poteri sostitutivi».

«Il Movimento La Calabria che vogliamo – si legge nella lettera – assieme ad un gruppo di volontari e cittadini, ha deciso di trascorrere la mattina di San Valentino, domenica 14 febbraio, al Cimitero di Modena. L’amore per Reggio Calabria, e il rispetto per il luogo sacro che accoglie i nostri cari, è stato manifestato con la raccolta di rifiuti ed erbacce presenti all’interno del Cimitero. Il lavoro di tutta la mattina ha fatto si fossero raccolti decine di sacchi di spazzatura, che abbiamo lasciato all’ingresso in attesa della raccolta».

«Ieri, venerdi 19 dicembre – continua la lettera – siamo tornati al Cimitero di Modena apprendendo, con amarezza, che i sacchi sono ancora dove li abbiamo lasciati. Mi rivolgo a Lei, Prefetto Mariani, anche alla luce delle dichiarazioni che ha rilasciato nei giorni scorsi. “Non sarà facile superare questo momento. È un lavoro che richiederà tempo, abbiamo una nuova amministrazione comunale”, la sintesi del suo pensiero. Mi chiedo, e le chiedo signor Prefetto, sino a quando i reggini dovranno aspettare, e continuare a vivere in una città ridotta in questo stato, letteralmente sepolta dai rifiuti. Io e il Movimento ‘La Calabria che vogliamo’, pur rispettando il suo autorevole pensiero, crediamo che i cittadini di pazienza ne abbiano avuta sin troppa. I reggini sono esasperati, non hanno neanche più la forza di protestare, e si stanno assuefacendo all’idea di vivere in una città sepolta dai rifiuti».

«Che sia un problema di sistema, e strutturale, non vi è dubbio – continua la lettera –. Allo stesso tempo, però, duole constatare che è un problema che si trascina da anni e che vede Reggio Calabria tristemente ‘svettare’ sulle altre città calabresi. La mia attività da imprenditore mi porta, infatti, a girare tutti i giorni per le strade calabresi, e posso assicurarLe che soltanto Reggio Calabria è ridotta in questo stato disastroso».

«Il timore che anima non soltanto me e il Movimento ‘La Calabria che vogliamo’, ma anche tanti cittadini – continua Nucera – è che ci sia qualcosa di non chiaro dietro questa situazione. Crediamo sia arrivato il momento di indagare a fondo sull’emergenza rifiuti, così da capire i motivi di un dramma ambientale e di civiltà che si trascina da troppo tempo. In attesa di poter meglio comprendere eventuali situazioni ambigue che si celano dietro la situazione dei rifiuti, Le chiedo di attivare i poteri sostitutivi, così come previsto in caso di ‘inerzia dell’amministrazione’, offrendo così a Reggio Calabria la possibilità di liberarsi da questo cappio soffocante. Inerzia palese e oggettiva che, aggiungo insieme ad un’acclarata incompetenza, impedisce all’amministrazione comunale di affrontare e risolvere l’emergenza rifiuti».

«La rabbia accumulata in questi mesi, assieme alla frustrazione e l’impotenza di tutti i reggini – ha concluso Nucera – è stata manifestata sempre con rispetto e amore verso la nostra città. Lo stesso rispetto e amore che non sembra avere l’amministrazione comunale. Con la speranza di non dover portare i rifiuti sino ai palazzi delle istituzioni, come unico atto rimasto per rappresentare lo sconforto, Le porgo i miei saluti e la esorto a scuotere gli organi preposti dal torpore che li ha avvolti». (rrc)

REGGIO ALLO STREMO PER LA SPAZZATURA
3MILA TONNELLATE DI RIFIUTI IN STRADA

Duemila, forse tremila tonnellate di rifiuti in città: Reggio è allo stremo, sommersa da rifiuti di ogni tipo e il timido tentativo di raccolta non lascia intravvedere soluzioni a breve. È tutta la Calabria in pieno emergenza rifiuti per la chiusura delle discariche, ma non è accettabile che una città di 180mila abitanti precipiti così in un abisso senza fondo, con tutte le conseguenze di carattere sanitario e di rischio ambientale che la situazione si porta appresso. Senza contare il danno di immagine che le tv nazionali stanno provocando con le immagini – purtroppo reali – che l’assessore comunale all’Ambiente Paolo Brunetti non ha potuto smentire. Una atmosfera surreale, se si considera che proprio nei giorni scorsi il sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà, aveva incontrato i sindaci delle Aree omogenee della Città Metropolitana e i consiglieri di Palazzo Alvaro per fare il punto della situazione. E i reggini sono giustamente infuriati ed esasperati.

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente ff della Regione Nino Spirlì che, dopo aver analizzato un accurato report del Dipartimento Tutela dell’Ambiente sullo stato dei conferimenti, ha detto che la regione «ha messo in atto tutte le azioni necessarie per consentire alla Città metropolitana di Reggio Calabria di tornare alla normalità nella gestione dei rifiuti» mettendo in atto tre diverse azioni per il rientro alla ordinarietà. La prima riguarda «l’attivazione del conferimento in Puglia per un quantitativo di 150 tonnellate t/g su sette giorni. In secondo luogo – ha detto Spirlì –, è stato autorizzato il conferimento di almeno 100 t/settimana di rifiuto organico nell’impianto di Rende. Questa azione non risolverà completamente il problema; si stanno perciò cercando ulteriori possibilità di conferimento in impianti extraregionali. Inoltre «è stato autorizzato un conferimento straordinario nella discarica di Cassano, pari a 390 tonnellate complessive nel corso di 10 giorni. Quest’ultima azione consentirà di liberare gli impianti di Siderno e Gioia Tauro, liberando il flusso di rifiuto tal quale e, contemporaneamente, riattivando la linea di trattamento della frazione organica a Siderno».

Il presidente Spirlì ha spiegato che «Tutti questi interventi si rendono necessari per via delle molte criticità che impediscono il regolare conferimento dei rifiuti da parte dei comuni della Città metropolitana. Nella sola città di Reggio sono presenti a terra circa 2.500-3mila tonnellate di rifiuti non raccolti. Questo è dovuto a una serie di rallentamenti avvenuti nel periodo novembre-dicembre, quando è subentrato il nuovo gestore dell’impianto. Ad oggi, l’impianto sta lavorando in maniera sostanzialmente regolare, con una ricezione di circa 150-160 t/g e una produzione di combustibile solido secondario, inviato al termovalorizzatore, e scarti di lavorazione a carico del gestore. All’interno dell’impianto, e nelle fosse di ricezione dei rifiuti solidi urbani, sono presenti, tuttavia, ingenti quantitativi di rifiuti: questo impedisce alla struttura di lavorare secondo le sue effettive possibilità. Ed è proprio la limitazione dei quantitativi in ingresso a non consentire di abbassare il livello di rifiuti presenti per le strade, visto che la produzione ordinaria di Reggio è pari a circa 150 t/g».

«Quanto agli impianti di trattamento dell’organico utilizzati dai Comuni della Città metropolitana – sottolinea ancora il presidente –, sono attualmente indisponibili. Nell’impianto di Siderno, dopo l’incendio dello scorso settembre, non sono ancora ripresi i conferimenti di organico, in quanto occorre rimuovere gli scarti. L’impianto di Vazzano è stato invece oggetto di verbale del Noe e dell’Arpacal: è stato perciò imposto lo svuotamento delle aree di stoccaggio di compost e scarti. In questo contesto, solo una minima parte della produzione ordinaria della Città metropolitana viene conferita nell’impianto di Rende».

«Va inoltre rilevato – osserva Spirlì – che i Comuni della Locride e della Piana subiscono limitazioni a causa degli intasamenti avvenuti dopo che, all’inizio di febbraio, per qualche giorno, il conferimento nella discarica di Lamezia Terme è stato inibito a causa delle decisioni dell’Ato Catanzaro. I conferimenti sono poi ripresi a inizio della scorsa settimana e stanno avvenendo con sufficiente regolarità, anche se ancora persistono rallentamenti».

«La concomitanza di tutte queste circostanze e, nello specifico, la mancanza di siti di conferimento – conclude il presidente ff della Regione –, ha determinato l’attuale situazione di criticità. Va ancora sottolineato che, per gli impianti di Siderno, Gioia Tauro e Vazzano, il conferimento degli scarti di lavorazione è onere del gestore, che non si è mai reso parte attiva nel trovare altri siti di conferimento, anche extra regionali. A questo problema ha fatto sempre fronte la parte pubblica, ovvero la Regione o l’Ato. È dunque chiaro che, considerato lo scenario attuale, queste inadempienze rendono la situazione ancora più drammatica».

Dal canto suo, il sindaco Falcomatà, dopo aver fornito un excursus sui disagi esistenti per la mancanza o la vetustà di impianti di contenimento dei rifiuti o votati alla raccolta degli scarti di lavorazione – alcuni appannaggio della Regione ed altri gestiti da privati – ha spinto i Comuni ad una seria riflessione sulle azioni da intraprendere, considerata la condizione di generale difficoltà che sta mettendo in ginocchio l’intero territorio metropolitano. Ma la soluzione non sarà immediata, né potrà realizzarsi in pochi mesi. E l’opposizione, in Consiglio Comunale, nell’intervento di Nicola Malaspina, di Reggio Attiva (ReAttiva) ha fotografato una realtà pesantissima, di cui nessuno può sentirsi non responsabile.

«Ancora una volta – ha detto Nicola Malaspina –, una pessima vetrina per questa martoriata Città. Ancora una volta, Reggio balza all’onore della cronaca nazionale, sulla seconda rete televisiva della RAI, mettendo in mostra case assediate dai rifiuti, quartieri circondati dal pattume e sacchetti galleggianti. Una triste realtà, come ha anche ammesso in diretta l’assessore all’ambiente, resa ancora più triste dal naufragio di tutte quelle promesse elettorali che, poco più di 100 giorni orsono riempivano volantini, opuscoli e libricini di propaganda. Una triste realtà che si scontra contro quella sorta di miraggio chiamato discarica di Melicuccà. Nel corso degli ultimi mesi, lentamente, annuncio disatteso dopo annuncio disatteso, la Città ha iniziato a comprendere che dietro la frase: “Ripuliremo la città e in un mese risolveremo il problema”, si nascondeva solo un vuoto slogan e il disperato tentativo di prendere tempo, in vista della richiesta del saldo Tari. È opportuno ricordare anche che, nel corso del penultimo Consiglio Comunale, alla richiesta dell’opposizione di dichiarare lo stato di emergenza sanitaria legata al mancato ritiro di rifiuti, il Sindaco ha risposto bollando i consiglieri del centrodestra come irresponsabili.
«Ma, arrivati a questo punto, è legittimo chiedersi chi sia il vero irresponsabile. In sei lunghi anni nulla è stato fatto per evitare l’attuale disastro: nessun progetto, nessun programma e nessuna risposta non solo nei confronti dei cittadini, costretti a pagare importi salatissimi senza avere un servizio dignitoso, ma soprattutto alle altre istituzioni coinvolte e, nel caso specifico, il governo regionale “amico” guidato da Oliverio, il quale in breve tempo è passato dai consigli ai solleciti.
«Numerosi sono stati questi ultimi nei confronti del Sindaco di Reggio, comune capofila dell’ATO di Reggio Calabria. È sufficiente collegarsi al sito istituzionale della Regione Calabria, Dipartimento Tutela dell’Ambiente, per reperire la voluminosa documentazione, ricca di solleciti, disappunti e diffide indirizzate sia al Sindaco della Città di Reggio Calabria che a quello della Città Metropolitana. Basti qui ricordare, in ordine cronologico: la diffida ad adempiere, protocollo generale SIAR n. 0129772 del 21/04/2016, con la quale si intimava il comune di Reggio Calabria, capofila dell’ATO RC, ad approvare la Convenzione per la gestione del servizio rifiuti; il successivo sollecito, protocollo generale SIAR n. 0236225 del 25/07/2016, riguardante lo stesso argomento ed infine, il secondo sollecito protocollo generale SIAR n. 0295415 del 30/09/2016, con il quale la Regione Calabria annunciava, in caso di ulteriore inadempienza, “la nomina di apposito commissario ad acta”. Da quanto risulta dai documenti presenti sul sito istituzionale della Regione (nota protocollo generale SIAR n. 0197361 del 05/06/2018), questa attività di costituzione veniva esaurita dopo ben due anni. Considerato anche che, come richiesto dal presidente dell’Anci Calabria, la Regione Calabria aveva acconsentito a differire il termine per il subentro delle ATO, al 31/12/2018, il Dipartimento regionale Ambiente e Territorio ha continuato a sollecitare l’ATO di Reggio Calabria, in particolar modo per quanto concerne il subentro nei rapporti contrattuali con i gestori degli impianti e delle discariche»

Secondo Malaspina «è necessario ricordare quanto scriveva il Direttore Generale pro-tempore nella nota protocollo generale SIAR n. 0374253 del 05/11/2018: “per il contratto inerente l’impianto di Reggio Calabria, in corso di stipula, si conferma che non contiene l’onere per lo smaltimento degli scarti di lavorazione, che quindi rimane a carico dell’affidante. Al momento la Regione si avvale della discarica di proprietà della Sovreco spa, sita nel comune di Crotone, con contratto in scadenza a tutto il 31-12-2018. Si invita pertanto il comune capofila a prendere contatti con detta società per definire termini e criteri per l’utilizzo della discarica”.
«È ormai storia il fatto che la predetta proroga, relativa al subentro delle ATO, verrà nuovamente differita al 31/12/2019, e proprio in questo ultimo anno si fanno sempre più stringenti i solleciti nei confronti della Città Metropolitana. Già nei primi mesi del 2019, più precisamente in febbraio, la Regione, con nota protocollo generale SIAR n. 0057112, considerate le già evidenti criticità legate all’esaurimento delle discariche, invitava la Città Metropolitana a completare la propria dotazione impiantistica “comprendendovi le necessarie discariche di servizio alle piattaforme di trattamento”. Nei mesi successivi, la Regione indirizzava numerose note di sollecito riguardanti gli adempimenti del crono programma, la pubblicazione delle gare per lo smaltimento degli scarti di lavorazione e dell’umido, l’individuazione di siti idonei per la realizzazione di discariche di servizio, arrivando ad affermare che: ” l’inerzia di codesta Comunità non mancherà di riverberarsi negativamente anche sulla determinazione della percentuale di raccolta differenziata”.
«Praticamente è impossibile riprodurre tutto il voluminoso carteggio indirizzato alla Città Metropolitana, ma, dal tono di tutte le note poc’anzi citate, inizia a delinearsi un quadro in cui risulta evidente chi è il vero (ir)responsabile dell’attuale disastro e soprattutto iniziano ad emergere tutte le inadempienze, non solo tecniche, non solo amministrative, ma anche finanziarie. Sì, finanziarie, poiché, come si evince dalla nota protocollo generale SIAR n. 0045176 dello 02/02/2021, che si allega congiuntamente alle schede contabili della Regione Calabria, il Comune di Reggio Calabria risulta essere debitore della Tariffa conferimento rifiuti, cito testualmente, “per i crediti vantati anni 2013/2014/2015 era stata concessa facoltà di rateizzazione, con piano di rientro decaduto per mancato pagamento puntuale delle rate; per dette somme è stata emessa Ordinanza di ingiunzione al pagamento n. 17054 del 27/12/2019 – al netto dei presunti crediti chiesti a compensazione -, il cui procedimento è sospeso in virtù dell’emergenza Covid.”. A tale importo, oggetto di recupero coattivo, bisogna aggiungere il mancato pagamento delle annualità 2016, 2017, 2018, 2019 che come verificabile dalla documentazione contabile regionale ammonta a circa 27 milioni, considerato che l’importo dell’anno 2019 risulta essere ancora provvisorio. L’insieme dei solleciti, delle diffide ed in ultimo la lettura dei freddi numeri ci consegna una situazione impietosa, a cui si aggiunge anche la mancanza di speranza, se, come affermato in più commissioni permanenti dal Dirigente del Settore Ambiente del Comune di Reggio Calabria, al problema dei rifiuti si può porre fine in un unico modo, dotandosi di impianti moderni e funzionanti e di relative discariche di servizio ove conferire gli scarti di lavorazione. Chi promette la risoluzione del problema in pochi mesi – ha concluso Malaspina –, inganna se stesso e l’intera Città».

Il piano del Comune dà priorità alla raccolta nei condomini e nelle abitazioni, ma in tantissimi, a Reggio, lamentano che viene raccolta solo una minima parte dei rifiuti, lasciando praticamente intatte le microdiscariche, regno incontrastato di topi e veicolo di pericolose infezioni. L’obiettivo del Sindaco Falcomatà è riuscire a ripulire il territorio in un mese, con l’invio di 150 tonnellate al giorno alle discariche pugliesi pronte ad accoglierli. Ma di tutte le varie soluzioni prospettate (per esempio, con l’utilizzo dell’ex officina Grandi Riparazioni di Saline per lo stoccaggio provvisorio dei rifiuti e la realizzazione di termovalorizzatore  tipo Copenhagen come suggeriva l’arch. Giuseppe Falduto (assessore comunale nella giunta di Italo Falcomatà, il padre dell’attuale sindaco) su queste pagine il 3 febbraio scorso) l’Amministrazione comunale sembra non voler tenere conto.

E dire che ad appena 50 km da Reggio, a Candidoni, c’è un modello virtuoso di riciclo con addirittura ricadute economiche: alla Fattoria della Piana i rifiuti organici producono biogas che diventa energia che viene rivenduta. Non c’è inquinamento e il costo dell’impianto è irrisorio rispetto alle spese di invio dei rifiuti alle discariche delle altre regioni. Ma qualcuno dei nostri governanti e amministratori, a partire dall’assessore all’Ambiente Sergio De Caprio per finire al sindaco Falcomatà ha mai pensato di andare a darci un’occhiata?. Dal Giappone sono venuti a vedere come Carmelo Basile, l’amministratore della cooperativa di Fattoria della Piana, ha saputo sfruttare risorse dai rifiuti. Le soluzioni sono a volte vicinissime, basta smettere di guardare lontano e abbassare lo sguardo sulle realtà che ci stanno accanto. (rrm)