ELEZIONI / IL SECONDO DEI NOSTRI INEDITI IDENTIKIT DEI QUATTRO CANDIDATI IN CORSA PER LA REGIONE;
De Magistris con la bandana arancione nella statuetta del presepe napoletano

LUIGI DE MAGISTRIS, RABBIA E ORGOGLIO
DEL MASANIELLO ARANCIONE IN CALABRIA

dalla REDAZIONE ROMANA – L’accostamento a Masaniello, il mitico capopopolo che nel 1647 rovesciò dal nulla il viceré spagnolo di Napoli, un po’ lo infastidisce e un po’ lo inorgoglisce. Perché Masaniello è stato sì una meteora, il capo di una rivoluzione appena accennata, ma è stato comunque l’incarnazione della ribellione degli ultimi verso i soprusi e le ingiustizie. Già, la Rivoluzione! Luigi De Magistris l’ha sempre avuta nella testa, non come atto violento ovviamente, ma come passaggio, trasformazione, evoluzione. Fin dai tempi del liceo “Pansini”, roccaforte della contestazione studentesca, dove con i “compagni” si interrogava se era giusto votare il PCI piuttosto che Democrazia Proletaria di Mario Capanna. Quel 7 in condotta, guadagnato sul campo per avere criticato il preside, deve averlo inteso come una medaglia al valore rivoluzionario. E poi le prime letture impegnate, tra cui “I Rivoluzionari” dello storico inglese Eric Hobsbawn, una raccolta di saggi su marxismo, anarchia e lotte di classe.

Discendente di una famiglia di magistrati (lo erano il bisnonno, il nonno e il padre, autore della sentenza d’appello sul “caso Cirillo”), Luigi De Magistris – che oggi tenta l’impresa impossibile di scardinare l’assetto politico-istituzionale della Calabria – si sente una sorta di “predestinato” a combattere i mali della società. Non importa se per via giudiziaria o per via politica.

Non è un caso che, in conclusione del suo libro Attacco al PM. Storia di un cattivo magistrato (prefazione di un altro controcorrente come Marco Travaglio), abbia pronunciato una sorta di giuramento dedicato alla memoria del padre: “A mio padre dedicherò il mio sogno più grande, contribuire con tutte le forze a ridurre le ingiustizie e cercare di realizzare un’Italia più pulita”. Roba da film.

Nato a Napoli nel 1967 sotto il segno dei Gemelli, vanta tutte le caratteristiche astrali narrate dai manuali: arguto, intelligente, veloce, comunicativo, capace di esprimersi in campi diversi, grande curiosità e forte senso teatrale.

È stato un magistrato scomodo (e, secondo i suoi denigratori, superficiale, con metodi investigativi discutibili e solo smanioso di protagonismo), un politico altrettanto scomodo che ha fatto saltare, contro tutto e contro tutti, il consolidato sistema consociativo nella città di Napoli. La bandana arancione, sfrontatamente ostentata il giorno dell’incredibile vittoria del maggio 2011, è una delle sue bandiere distintive.

Difficile raccontare in poco spazio le vicende avventurose, surreali e sul filo della tensione dell’aspirante Governatore della Calabria. Le inchieste celebri, poi finite puntualmente nel cestino (per insufficienze investigative o, più probabilmente, per la reazione dei poteri forti), gli scontri con i vertici delle Procure, il suo allontanamento dalla magistratura, le amicizie con personalità “contro” come Marco Travaglio, Michele Santoro, Beppe Grillo, Antonio Ingroia.

La Calabria nel suo destino. Già nell’infanzia, nelle vacanze giovanili tra Diamante e Belvedere Marittimo, ma soprattutto nel 1995 quando, fresco vincitore del concorso in magistratura (in commissione c’era Francesca Morvillo, la moglie di Giovanni Falcone), venne chiamato alla scelta della prima sede. Convocato all’hotel Ergife di Roma, De Magistris scelse la Puglia, la Procura di Brindisi. La stessa sera della scelta, il destino si presentò da lui sotto le sembianze di una giovane magistrata pugliese che lo implorò di rinunciare ed optare per altra Procura in modo da consentirle di avvicinarsi a casa. Per il giovane giudice napoletano, una sede valeva l’altra ed optò per la Calabria, scegliendo Catanzaro che aveva una discreta fama di prestigiosa sede giudiziaria, essendo anche Corte d’Appello. In passato aveva ospitato celebri processi come quelli di piazza Fontana e delle cosche palermitane.

E fu così che il brillante e ambizioso napoletano legò per sempre la sua vita a quella terra così lontana e misteriosa. Senza quella scelta, come ama ricordare, non avrebbe incontrato la futura moglie, Mariateresa Dolce, e non sarebbero nati i suoi adorati figli. Ma soprattutto non sarebbe nata la leggenda del giudice inflessibile che sfida i poteri forti, che indaga a tutto campo, smuovendo la sonnecchiosa vita della Procura di Catanzaro dove i fascicoli prendevano la polvere nei cassetti. De Magistris, avvalendosi a piene mani dello strumento delle intercettazioni, ha indagato presidenti di Regione, parlamentari, leader di partito, perfino il premier Romano Prodi e il ministro della Giustizia Clemente Mastella. Come sia finita la sua storia in magistratura lo sanno tutti: trasferito e privato della funzione investigativa.

Esaurita la via giudiziaria, non restava che quella politica per tentare di riscattare gli ultimi e scardinare il potere. Parlamentare europeo con Antonio Di Pietro e poi sindaco di Napoli per due mandati consecutivi.

Ora la sfida si sposta nella “sua” Calabria. Da solo, in autonomia, senza legami con i partiti, sicuro che la gente è con lui. Ricorda che quando gli venne sottratta d’imperio l’inchiesta “Why Not”, ci fu una mezza rivoluzione. Trecento persone si presentarono davanti al Palazzo di Giustizia di Catanzaro per manifestargli solidarietà (quante analogie con l’esperienza di Nicola Gratteri), ci furono centomila firme su un documento che chiedeva al Governo di farlo restare in Calabria, schiere di intellettuali e giornalisti dalla sua parte, interviste a go go, compresa una puntata esplosiva di Annozero con Michele Santoro. Oggi l’ex pm cerca una rivincita nella terra che lo ha adottato e dove ha avuto amare delusioni e subito cocenti sconfitte.

Sarà nuovamente così ? De.Ma. ci crede. Accanto a lui, come al solito personalità “contro”, come l’avvocata Anna Falcone e l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano. Perfino una schiera di intellettuali di area PD si sono schierati con lui. Energico, positivo, abbigliamento giovanile e l’irrinunciabile zainetto sulle spalle, ha battuto palmo a palmo la Calabria. Nessun candidato ha marcato il territorio come lui. Dovunque ha sprigionato la sua capacità oratoria, spiegando come intende rivoluzionare la Regione. De.Ma. lo si ama o lo si odia, non ci sono mezze misure. Come un protagonista assoluto nel teatro della vita. (rrm)

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IDENTIK DEL CANDIDATO LUIGI DE MAGISTRIS

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Luogo e data di nascita: Napoli 20 giugno 1967

Segno zodiacale: Gemelli

Stato civile: sposato, 2 figli

Professione: magistrato in aspettativa, sindaco di Napoli

PUNTI DI FORZA

Immagine di candidato anti-sistema e paladino della legalità

Equidistanza dai partiti e dagli schieramenti

Indiscutibile popolarità televisiva

PUNTI DI DEBOLEZZA

L’essere “non calabrese”

Il piglio giustizialista

Liste senza grandi portatori di voti

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