LA CHIESA DI PARAVATI SARÀ SANTUARIO:
UN ALTRO “MIRACOLO” DI MAMMA NATUZZA

di PINO NANO – «Natuzza è la prova che Dio non si distrae, che Dio ha un progetto per ciascuno di noi. E tutti noi che l’abbiamo conosciuta, che abbiamo avuto modo di vederla, di ascoltarla, siamo stati colpiti da questa sollecitudine. Potremmo riassumere così il senso del suo messaggio. “Tu non sei solo”. “Dio è accanto a te”. “Dio ti conosce”. “Dio non si è sbagliato con te”».

Credo di poterlo scrivere senza ombra di smentita, ma questa è la frase più bella e più completa che un “servo di Dio” potesse pronunciare su Natuzza Evolo. Natuzza Evolo non si poteva raccontare meglio di così, e ogni qualvolta io rileggo questa frase mi rendo conto di quanto il mistero di Natuzza sia in realtà molto più grande di quanto nessun cronista abbia mai saputo raccontare.

«Natuzza è la prova che Dio non si distrae».

Dentro queste parole, pronunciate da Mons. Attilio Nostro il giorno del suo primo arrivo a Paravati, la sua prima uscita pubblica da Vescovo in Calabria, c’è il senso profondo del rispetto che la Chiesa riserva alla mistica calabrese. C’è una considerazione di fondo che travalica ogni altra analisi scientifica e che vede in Natuzza un riferimento fondamentale della storia della nostra Pietà Popolare.

Ci sono stati momenti della mia vita in cui mi sono avvicinato a Natuzza con grande scetticismo, e ci sono momenti in cui ho persino provato a non credere in tutto quello che l’evidenza mi poneva sotto gli occhi, ma quando rileggo sul mio diario di lavoro le cose dette in quel lontano 1° novembre del 2001 dal giovane Vescovo appena arrivato a Paravati, allora mi fermo a riflettere e vado in crisi. 

Se un “Uomo di Chiesa”, autorevole come lui, severo, attentissimo alla forma e al linguaggio, documentatissimo e pieno di mille certezze, ci dice che “Natuzza è la prova che Dio non si distrae”, allora forse si capisce meglio il senso delle sue ultime dichiarazione ufficiali, quello che mons. Attilio Nostro dice il giorno della Festa della Mamma dall’altare che era tanto caro a Natuzza, e da dove annuncia al suo popolo che presto la Chiesa di Paravati diventerà Santuario Mariano.

Emozionante. 

Emozionante anche per me, che di Natuzza avevo quasi paura. Paura che un giorno mi potesse dire, come faceva ai tanti che andavano a trovarla, «Figlio mio, fatti vedere da un medico, vedo che forse hai qualcosa che non mi piace».

Paura che Natuzza potesse leggere il mio pensiero, e quindi potesse carpire i miei dubbi e le mie incertezze su quanto le avrei chiesto. 

Paura di sentirmi dire «Sai ho visto tuo padre, che è ancora in attesa del paradiso». O peggio ancora, «Ma perché scappi in continuazione?». 

Paura che potesse leggere ed entrare nella mia vita privata “«Perché l’angelo che hai alle spalle mi dice che…».

Ecco allora che mi viene in aiuto la voce di don Attilio.

«Natuzza per noi è stato un segno profetico, di quale è la strada che noi siamo chiamati a percorrere. Ecco perché la nostra presenza non è soltanto rappresentanza, o numero. Ma è elemosina. È chiedere a Dio: “Signore riempi il mio cuore, perché senza di te è vuoto”. E si riempirà di mille spiriti inutili, che non danno ragione. Donami la Grazia Signore della tua presenza. Donami la Grazie di essere fedele a questo domani».

Il carisma di un Vescovo è anche questo. È questa capacità della sintesi, questa consapevolezza di doversi spiegare, di dover essere capito da tutti, ma anche questa certezza di dover dare al suo gregge un messaggio forte e preciso.

«Quello di oggi – dice quel giorno mons. Nostro – è un giorno che segue altri giorni, nel quale sono venuto qui pellegrino, mendicante, pieno di dubbi o di presunzione. In altri due incontri con Natuzza, avevo discusso di quanto potesse essere difficile essere sacerdote, non avrei mai immaginato che sarei diventato il suo vescovo. E quindi, per me è una ragione di enorme grazia poter dire a questa serva di Dio tutto l’amore, in risposta all’amore con il quale sono stato da lei accolto. Spero che la sua sollecitudine, e questa carità fraterna che mi ha voluto manifestare possa trovare nella mia vita, ma soprattutto nel mio ministero una saggia e adeguata risposta. Noi oggi siamo qui per ricordare la solennità di tutti i Santi, e per ricordare i giorni in cui lei ha compiuto questo pio transito da questa terra al cielo, ma in realtà questa unione con Dio è già cominciata in lei e nella sua vita sin dal momento in cui è stata chiamata attraverso il battesimo».

Come si fa a non credere? Come si fa a non dubitare che tutto quello che di negativo nel silenzio della tua redazione hai magari pensato non sia poi così vero?

Don Attilio quel giorno diventa il mio grillo parlante, quasi un tarlo che incomincia a insinuarsi nella mia mente. 

«Io spero che varcando quella porta – con la mano don Attilio indica la porta della Grande Chiesa di Natuzza – quella porta che indica la misericordia di Dio, la gente possa uscire di là dicendo “Il Signore ha parlato al mio cuore».

Tre anni dopo quel giorno, don Attilio sceglie la Festa che a Natuzza era più cara, la Festa della Mamma, per quello che sarà un vero e proprio annuncio storico. Per i cento anni dalla nascita di Natuzza Evolo, quindi il prossimo 23 agosto, l’attuale Basilica di Paravati diventerà Santuario Mariano.

Cosa vuol dire tutto questo?

Vuol dire prima di tutto che il legame profondo, intimo, è vero mai palese, mai dichiarato prima, che c’è sempre stato tra la Chiesa di Papa Francesco e la realtà di fede che si respira a Paravati, prende oggi corpo sostanziale. 

Vuol dire che la Chiesa di Francesco ritiene che questa Basilica abbia tutti i numeri per diventare Santuario. Vuol dire che la Chiesa ufficiale fa propria la scelta originaria di Natuzza, che per tutta la vita non ha fatto altro che pregare per poter dare «Alla madonna una casa degna di Lei».

Ricordo che quando per la prima volta Natuzza mi disse questa cosa «Io lavoro per dare alla Madonna una casa più bella di questa, e questa casa io già la vedo…», per un attimo pensai che quella donna vaneggiasse.

30 anni dopo la Chiesa era diventata una realtà fisica, e quando Natuzza morì, e la sua bara, venne deposta ai piedi del grande sagrato esterno della Basilica, capimmo tutti che da quel giorno la storia di Natuzza Evolo sarebbe diventata una leggenda.

«Pregate non solo per me- dice ancora don Attilio nella sua prima uscita pubblica davanti alla Chiesa di Natuzza- ma anche per questa meravigliosa opera (il riferimento è alla Chiesa) che è un’altra figlia di Natuzza. Pregate perché presto questa Chiesa possa essere consacrata al culto. Pregate perché il Signore possa imporsi nel mio cuore, e nel cuore di coloro che collaboreranno con me per questa intenzione. Perché questo santuario possa diventare ciò che era ed è nel cuore di Dio. Un posto dove le anime possano trovare rifugio. Un posto dove gli assassini possano riconciliarsi con Dio, pentirsi, ravvedersi, confessare. Un posto dove i delinquenti possano capire che esiste una alternativa al delinquere. Un posto dove marito e moglie si possano riconciliare. Un posto dove i ragazzi possano lottare per un mondo nuovo. Un mondo dove anche i sacerdoti possano ritrovare la propria vocazione, la radice di quell’amore che li ha portati a rinunciare a tutto per Dio».

Oggi, dunque, l’annuncio ufficiale che questa “Chiesa di Natuzza” sta per diventare Santuario. 

Questo significa meta di nuovi pellegrini. Questo significa tempio di nuove adunate. Questo significa una nuova oasi di preghiera e di fede. Ma questo significa, soprattutto, che la Calabria avrà un Santuario Mariano, come tanti altri sparsi per il mondo, nato qui per volere di Natuzza Evolo.

Tutto questo, in attesa che Natuzza stessa possa ora essere riconosciuta Beata. Il processo di Beatificazione a suo carico va avanti, non si è mai fermato, anzi oggi ha ripreso più vigore che mai. È vero, la Chiesa ha i suoi tempi, a volte anche lunghissimi ed estenuanti, ma è giusto che sia così. Chi vivrà vedrà. 

Ma era già tutto scritto? 

Non lo so, non credo, ma di quella prima uscita pubblica del nuovo Vescovo di Mileto a Paravati mi torna ancora in mente, prepotente, il riferimento bellissimo che don Attilio fece ancora su Natuzza.

«In quella storia che non riesci a capire, in quel passato che non riesci a perdonare, ma come fa un cuore a non riconciliare? Come fa un cuore che non è nella pace? Come fa un cuore che non è perdono, che non è misericordia, ad amare? Ecco perché noi, difronte a questa nostra incapacità, ci dobbiamo mettere in ginocchio, unire le nostre mani, e pregare. Ecco perché Natuzza per noi è stato un segno profetico, di quale è la strada che noi siamo chiamati a percorrere. Ecco perché la nostra presenza non è soltanto rappresentanza, o numero. Ma è elemosina. È chiedere a Dio: “Signore riempi il mio cuore, perché senza di te è vuoto”. E si riempirà di mille spiriti inutili, che non danno ragione. Donami la Grazia Signore della tua presenza. Donami la Grazie di essere fedele a questo domani. E allora questa pagina di vangelo, bellissima, che il Signore ci dona, vede anche noi come Beati».

Mi chiedo allora, ma come si fa a non credere che prima o poi, presto o tardi che sia, Natuzza sarà Beata? 

I presupposti fondamentali perché Natuzza possa diventare Beata oggi ci sono ormai già tutti. Questo lo dicono teologi di chiara fama internazionale. E se la Chiesa ufficiale ha formalmente deciso di innalzare la Basilica di Paravati a Santuario, allora qualcosa vorrà anche dire. Se non altro, qualcosa di veramente importante, dopo la morte di Natuzza, a Paravati torna a muoversi. E la certezza che tutto andrà per il meglio, credo sia proprio lui, don Attilio Nostro, questo giovane Vescovo illuminato, intellettuale e sacerdote cresciuto e formatosi alla Lateranense a Roma, “battezzato” sacerdote da Papa Giovanni Paolo Secondo, e mandato in Calabria da Papa Francesco a rimettere ordine nei “cassetti dei ricordi” di Paravati.

Ora serve solo aspettare. Anche se per la verità, per la gente comune, “Natuzza è già Santa”. (pn)

 

Domani su Rai Storia il docufilm “Il rifugio delle anime” su Natuzza Evolo

Domani pomeriggio, su Rai Storia, alle 16.05, andrà in onda Il rifugio delle anime – La storia di Natuzza Evolo di Pino Nano e Maurizio Pizzuto.

Lo speciale, che ripropone, per certi versi affascinante e suggestivo, la storia di Natuzza, la mistica calabrese scomparsa 14 anni fa all’età di 85 anni.

«Lo speciale – ha spiegato Pino Nano che per la Rai ha seguito il fenomeno per 37 anni consecutivi – non è altro che la storia di questa donna calabrese che raccontava di “vedere e di parlare con la Madonna” e di “avere avuto affidato da lei il compito di realizzare a Paravati, paesino di tremila anime in provincia di Vibo Valentia dove Natuzza viveva, una grande Basilica”».

«Oggi dopo la sua morte, in realtà, la Chiesa che Natuzza ha fatto costruire quando era ancora in vita – ha proseguito – è diventata meta infinita di pellegrinaggi di fede da ogni parte del mondo. Ma la mistica di Paravati -precisa il docufilm- raccontava anche di essere in grado di “dialogare con gli angeli e con le anime dei defunti».

Lo speciale prodotto da Studio Colosseo e con la regia è di Simone Rubin, propone alcune interviste inedite ed esclusive in cui Natuzza ha raccontato negli anni allo stesso Pino Nano come «dietro le spalle di ognuno di noi c’è un angelo custode con il quale io parlo, e che mi aiuta a riconoscere cosa pensa e cosa vuole chi viene a cercarmi».

È lo stesso angelo custode – ripeteva più volte Natuzza – che «mi permette di parlare tante lingue diverse, pur non essendo io mai andata a scuola, e pur non avendo mai imparato né a leggere né a scrivere».

Il Rifugio delle Anime –per gli autori – vuole essere soprattutto la ricostruzione dettagliata di quello che per la Chiesa diventò negli anni 30/40 un caso davvero “difficile da decodificare e da interpretare”. Con l’aiuto dei documenti inediti recuperati presso l’Archivio Storico dell’Università Cattolica di Milano, il docufilm propone per la prima volta al grande pubblico italiano il carteggio epistolare che ci fu allora tra il vescovo della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, mons. Paolo Albera, e il Rettore della Cattolica di Milano Padre Agostino Gemelli, carteggio da cui si evince che, come era già accaduto anni prima per Padre Pio, Padre Agostino Gemelli, aveva bollato “il Caso Evolo” alla stessa maniera di quello del frate di Pietrelcina.

«Un caso di pura isteria», scriveva Padre Agostino Gemelli alla Chiesa locale, consigliando alla Curia Arcivescovile calabrese di «isolare la ragazza che parlava con la madonna», e di “ridurla al silenzio”. Poi in realtà Natuzza venne rinchiusa nel manicomio criminale di Reggio Calabria. Un racconto avvincente, che ripropone anche immagini inedite delle stigmate della donna di Paravati in varie fasi della sua vita, testimonianze fotografiche strettamente legate al giorno del Venerdì Santo di ogni anno.

Molte anche le “voci” e le “testimonianze” di vecchi filmati, che gli autori del docufilm, hanno recuperato negli archivi di Rai Teche, la più suggestiva quella del grande antropologo Luigi Maria Lombardi Satriani che, intervistato da Enzo Biagi vent’anni fa, spiegava quanto il «fenomeno Natuzza Evolo fosse più che mai autentico e reale».

Tra le testimonianze scelte per dar corpo allo speciale, in particolare, quella del medico chirurgo che ha seguito Natuzza Evolo per lunghi anni durante la Settimana Santa, “quando Natuzza viveva i segni della passione di Gesù”, il dr. Franco Petrolo; quella di Ruggero Pegna, famoso promoter musicale, che racconta di essere stato da lei miracolato dopo una terribile diagnosi di tumore e che per i medici del Gaslini di Genova era assolutamente inguaribile; quella del fisico nucleare prof. Valerio Marinelli che ha analizzato le sue emografie per quasi 50 anni scrivendo su di lei 12 libri diversi; quella del primo padre postulatore don. Enzo Gabrieli che per 14 lunghi anni ha seguito il caso per conto della Santa Sede, dopo l’avvio del processo di beatificazione; quello dei due sacerdoti che più le sono stati accanto nel corso di questi ultimi 40 anni, don Pasquale Varone e don Michele Cordiano, e infine la riflessione dello scrittore e giornalista di Avvenire, il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, Roberto Italo Zanini.

Un grande “mistero ancora irrisolto”, e che a cento anni dalla nascita di Natuzza Evolo – questo il messaggio finale del film di Pino Nano e Maurizio Pizzuto – hanno trasformato la storia di questa contadina calabrese in «una vera e propria leggenda popolare». Sarà ora la Chiesa di Papa Francesco, nei prossimi anni, ad analizzare i “frutti di Paravati” e a decidere sulla santità o meno di Natuzza Evolo, anche se per la gente che l’ha incontrata e conosciuta – questo il messaggio finale dello speciale televisivo di Rai Documentari – “Natuzza è già Santa”. (rrm)

A Paravati un incontro per il progetto per i 100 anni di Natuzza Evolo

Realizzare un evento e una music opera per i 100 anni di Natuzza Evolo. È stato questo il tema dell’incontro svoltosi nella sede della Fondazione Cuore Immacolato di Maria di Paravati, tra don Pasquale Barone, Presidente della Fondazione, il promoter Ruggero Pegna e il Maestro Francesco Perri, compositore e Direttore del Conservatorio “Stanislao Giacomantonio” di Cosenza..

Pegna, che notoriamente si è dichiarato miracolato dalle preghiere di Natuzza, come ha scritto nel suo libro Miracolo d’Amore e ricordato nel nuovo docufilm Rai di Pino Nano e Maurizio Pizzuto, ha presentato a Don Barone un progetto per la particolare ricorrenza.

Le intenzioni del promoter e del Maestro Perri, infatti, sono quelle di realizzare un evento nell’immenso piazzale della nuova Chiesa nei giorni del centesimo compleanno di “mamma Natuzza”, come la chiamano tutti i fedeli, e di produrre una Music Opera sulla sua vita.

Per l’evento dal vivo, hanno proposto una riedizione dell’Opera Musical Francesco de Paula, sulla vita di San Francesco di Paola, a cui Natuzza Evolo era molto legata, composta da Perri e prodotta da Pegna nel 2017 al Palacalafiore di Reggio. A novembre, invece, dovrebbe debuttare al Teatro Rendano di Cosenza e, poi, ad inizio dicembre al Politeama di Catanzaro, l’Opera teatrale che il promoter intende produrre con musiche di Francesco Perri, testi degli stessi Perri e Pegna, con la collaborazione di Andrea Ortis, tra i registi più geniali del panorama teatrale internazionale, già regista e Virgilio nella Divina Commedia Opera Musical, Van Gogh Cafè e di altre opere di grande impatto emotivo.

Già nel 2006, al ritorno dal trapianto di midollo seguito ad una diagnosi di leucemia acuta, Pegna aveva voluto ringraziare a modo suo la mistica, con un romanzo a lei dedicato e un grande spettacolo dal vivo, La Notte degli Angeli, condotto da Lorena Bianchetti con un cast stellare, trasmesso da Rai International in tutto il mondo.

«In questo 2024 ricorre un anniversario speciale – hanno spiegato Pegna e Perri – Il nostro legame affettivo con mamma Natuzza ci ha suggerito due progetti che intendono sottolineare la ricorrenza: un evento in agosto presso la Fondazione e un’Opera per portare in tutti i maggiori teatri  le emozioni di una vita straordinaria».

«Per questa ragione – hanno aggiunto – abbiamo scelto per la regia dell’Opera una figura di grande spessore come Andrea Ortis, che ha aderito al progetto con  entusiasmo e che, certamente, saprà trovare la sintesi teatrale per raccontarla in modo semplice, sincero e toccante. A Don Pasquale, che ringraziamo per l’accoglienza e per la cordialità, oltre al Patrocinio della Fondazione, abbiamo chiesto la collaborazione per una rilettura dei testi da parte sua e di padre Michele Cordiano, alla luce del loro rapporto quotidiano e di tanti anni al fianco di Natuzza».

«Nei giorni scorsi abbiamo contattato la segreteria di Sua Eccellenza Mons. Attilio Nostro, Vescovo di Mileto – hanno concluso – per illustrargli le nostre idee. I progetti – concludono – sono stati sottoposti pure al Presidente Occhiuto per un sostegno regionale, in attesa di riscontro, sottolineando che ogni incasso derivante da eventuali contributi e biglietti, eccedente le spese di allestimento, sarà destinato alla Fondazione». (rvv)

Una music opera per celebrare i 100 anni di Natuzza Evolo

Una music opera per celebrare i 100 anni di Natuzza Evolo. Nell’avvicinarsi del Centenario dalla nascita di Natuzza Evolo del prossimo 23 agosto, si è svolto ieri a Paravati, nella sede della Fondazione Cuore Immacolata di Maria, un incontro tra don Pasquale Barone, presidente della Fondazione, il promoter Ruggero Pegna e il maestro Francesco Perri, compositore e direttore del Conservatorio “Stanislao Giacomantonio” di Cosenza.

Pegna, che notoriamente si è dichiarato miracolato dalle preghiere di Natuzza, come ha scritto nel suo libro “Miracolo d’Amore” e ricordato nel nuovo docufilm Rai di Pino Nano e Maurizio Pizzuto, ha presentato a don Barone un progetto per la particolare ricorrenza. Le intenzioni del promoter e del maestro Perri, infatti, sono quelle di realizzare un evento nell’immenso piazzale della nuova Chiesa nei giorni del centesimo compleanno di “mamma Natuzza”, come la chiamano tutti i fedeli, e di produrre una music opera sulla sua vita.

Per l’evento dal vivo, hanno proposto una riedizione dell’opera musical Francesco de Paula, sulla vita di San Francesco di Paola, a cui Natuzza Evolo era molto legata, composta da Perri e prodotta da Pegna nel 2017 al Palacalafiore di Reggio. A novembre, invece, dovrebbe debuttare al Teatro Rendano di Cosenza e, poi, ad inizio dicembre al Politeama di Catanzaro, l’opera teatrale che il promoter intende produrre con musiche di Francesco Perri, testi degli stessi Perri e Pegna, con la collaborazione di Andrea Ortis, tra i registi più geniali del panorama teatrale internazionale, già regista e Virgilio nella Divina Commedia opera musical, Van Gogh cafè e di altre opere di grande impatto emotivo.

Già nel 2006, al ritorno dal trapianto di midollo seguito ad una diagnosi di leucemia acuta, Pegna aveva voluto ringraziare a modo suo la mistica, con un romanzo a lei dedicato e un grande spettacolo dal vivo, La Notte degli Angeli, condotto da Lorena Bianchetti con un cast stellare, trasmesso da Rai International in tutto il mondo.

«In questo 2024 ricorre un anniversario speciale – affermano Pegna e Perri – Il nostro legame affettivo con mamma Natuzza ci ha suggerito due progetti che intendono sottolineare la ricorrenza: un evento in agosto presso la Fondazione e un’Opera per portare in tutti i maggiori teatri le emozioni di una vita straordinaria. Per questa ragione, abbiamo scelto per la regia dell’Opera una figura di grande spessore come Andrea Ortis, che ha aderito al progetto con entusiasmo e che, certamente, saprà trovare la sintesi teatrale per raccontarla in modo semplice, sincero e toccante. A Don Pasquale, che ringraziamo per l’accoglienza e per la cordialità, oltre al patrocinio della Fondazione, abbiamo chiesto la collaborazione per una rilettura dei testi da parte sua e di padre Michele Cordiano, alla luce del loro rapporto quotidiano e di tanti anni al fianco di Natuzza. Nei giorni scorsi abbiamo contattato la segreteria di Sua Eccellenza mons. Attilio Nostro, vescovo di Mileto, per illustrargli le nostre idee».

«I progetti – concludono – sono stati sottoposti pure al presidente Occhiuto per un sostegno regionale, in attesa di riscontro, sottolineando che ogni incasso derivante da eventuali contributi e biglietti, eccedente le spese di allestimento, sarà destinato alla Fondazione.”. (rvv)

Domani su Rai 3 la storia di Natuzza Evolo

Domani pomeriggio, alle 13, su Rai 3, Rai-Documentari andrà in onda Il rifugio delle anime – Storia di Natuzza Evolo, di Pino Nano e Maurizio Pizzuto.

Lo speciale, che ripropone, per certi versi affascinante e suggestivo, la storia di Natuzza, la mistica calabrese scomparsa 14 anni fa all’età di 85anni, e che durante la Settimana Santa viveva, sarà presentato dal direttore di Rai – Documentari, Fabrizio Zappi.

«Lo speciale – ha spiegato Pino Nano che per la Rai ha seguito il fenomeno per 37 anni consecutivi – non è altro che la storia di questa donna calabrese che raccontava di “vedere e di parlare con la Madonna” e di “avere avuto affidato da lei il compito di realizzare a Paravati, paesino di tremila anime in provincia di Vibo Valentia dove Natuzza viveva, una grande Basilica”».

«Oggi dopo la sua morte, in realtà, la Chiesa che Natuzza ha fatto costruire quando era ancora in vita – ha proseguito – è diventata meta infinita di pellegrinaggi di fede da ogni parte del mondo. Ma la mistica di Paravati -precisa il docufilm- raccontava anche di essere in grado di “dialogare con gli angeli e con le anime dei defunti».

Lo speciale prodotto da Studio Colosseo e con la regia è di Simone Rubin, propone alcune interviste inedite ed esclusive in cui Natuzza ha raccontato negli anni allo stesso Pino Nano come «dietro le spalle di ognuno di noi c’è un angelo custode con il quale io parlo, e che mi aiuta a riconoscere cosa pensa e cosa vuole chi viene a cercarmi».

È lo stesso angelo custode – ripeteva più volte Natuzza – che «mi permette di parlare tante lingue diverse, pur non essendo io mai andata a scuola, e pur non avendo mai imparato né a leggere né a scrivere».

Il Rifugio delle Anime –per gli autori – vuole essere soprattutto la ricostruzione dettagliata di quello che per la Chiesa diventò negli anni 30/40 un caso davvero “difficile da decodificare e da interpretare”. Con l’aiuto dei documenti inediti recuperati presso l’Archivio Storico dell’Università Cattolica di Milano, il docufilm propone per la prima volta al grande pubblico italiano il carteggio epistolare che ci fu allora tra il vescovo della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, mons. Paolo Albera, e il Rettore della Cattolica di Milano Padre Agostino Gemelli, carteggio da cui si evince che, come era già accaduto anni prima per Padre Pio, Padre Agostino Gemelli, aveva bollato “il Caso Evolo” alla stessa maniera di quello del frate di Pietrelcina.

«Un caso di pura isteria», scriveva Padre Agostino Gemelli alla Chiesa locale, consigliando alla Curia Arcivescovile calabrese di «isolare la ragazza che parlava con la madonna», e di “ridurla al silenzio”. Poi in realtà Natuzza venne rinchiusa nel manicomio criminale di Reggio Calabria. Un racconto avvincente, che ripropone anche immagini inedite delle stigmate della donna di Paravati in varie fasi della sua vita, testimonianze fotografiche strettamente legate al giorno del Venerdì Santo di ogni anno.

Molte anche le “voci” e le “testimonianze” di vecchi filmati, che gli autori del docufilm, hanno recuperato negli archivi di Rai Teche, la più suggestiva quella del grande antropologo Luigi Maria Lombardi Satriani che, intervistato da Enzo Biagi vent’anni fa, spiegava quanto il «fenomeno Natuzza Evolo fosse più che mai autentico e reale».

Tra le testimonianze scelte per dar corpo allo speciale, in particolare, quella del medico chirurgo che ha seguito Natuzza Evolo per lunghi anni durante la Settimana Santa, “quando Natuzza viveva i segni della passione di Gesù”, il dr. Franco Petrolo; quella di Ruggero Pegna, famoso promoter musicale, che racconta di essere stato da lei miracolato dopo una terribile diagnosi di tumore e che per i medici del Gaslini di Genova era assolutamente inguaribile; quella del fisico nucleare prof. Valerio Marinelli che ha analizzato le sue emografie per quasi 50 anni scrivendo su di lei 12 libri diversi; quella del primo padre postulatore don. Enzo Gabrieli che per 14 lunghi anni ha seguito il caso per conto della Santa Sede, dopo l’avvio del processo di beatificazione; quello dei due sacerdoti che più le sono stati accanto nel corso di questi ultimi 40 anni, don Pasquale Varone e don Michele Cordiano, e infine la riflessione dello scrittore e giornalista di Avvenire, il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, Roberto Italo Zanini.

Un grande “mistero ancora irrisolto”, e che a cento anni dalla nascita di Natuzza Evolo – questo il messaggio finale del film di Pino Nano e Maurizio Pizzuto – hanno trasformato la storia di questa contadina calabrese in «una vera e propria leggenda popolare». Sarà ora la Chiesa di Papa Francesco, nei prossimi anni, ad analizzare i “frutti di Paravati” e a decidere sulla santità o meno di Natuzza Evolo, anche se per la gente che l’ha incontrata e conosciuta – questo il messaggio finale dello speciale televisivo di Rai Documentari – “Natuzza è già Santa”. (rrm)

A Paravati si celebra la Santa Messa dei giornalisti cattolici della Calabria

Ritorna la Santa Messa per i giornalisti calabresi. Quattordici anni dopo l’istituzione dell’itinerante “Giornata regionale dei giornalisti cattolici”, l’Ucsi Calabria “Natuzza Evolo” torna a Paravati per celebrare nella Chiesa “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”, aperta al culto il 6 agosto 2022, il tradizionale appuntamento annuale in occasione della Festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti.

A Paravati di Mileto nella “grande chiesa” che, il 17 gennaio 1944, in una visione mistica la Madonna chiese a Natuzza di realizzare con le offerte dei fedeli nella “Villa della Gioia”, si torna dunque nella casa di “Mamma Natuzza”, scomparsa nel 2009 e per la quale Papa Francesco ha aperto il processo di beatificazione. Alla mistica di Paravati è, infatti, intitolata la sezione calabrese dell’Ucsi in omaggio a Natuzza alla quale, il 7 giugno 2008, è stata consegnata la tessera numero 1 e conferito il premio “Affabulatore d’oro”.

La “Giornata regionale dei giornalisti cattolici della Calabria”, organizzata dall’Ucsi Calabria, presieduta da Santa Giannazzo, si svolgerà sabato 27 gennaio, alle ore 11, nella Chiesa “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime” di Paravati, in collaborazione con la Figec Cisal – Federazione Italiana Giornalismo Editoria Comunicazione e il Sindacato Giornalisti della Calabria. Giannazzo intende, così, onorare la scelta che nei mesi scorsi aveva fatto il suo precedessore, don Pippo Curatola, che il 1° giugno scorso ha lasciato l’incarico per motivi personali ma sarà comunque presente all’evento.

Aperta a tutti i giornalisti e gli operatori dell’informazione e della comunicazione, avrà come momento centrale la messa celebrata dai vescovi e dai sacerdoti giornalisti, quest’anno presieduta dal vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, mons. Attilio Nostro, con padre Michele Cordiano, rettore della Chiesa di Paravati, e don Pasquale Barone, presidente della Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime, che hanno trascorso la loro vita accanto a Natuzza. Al termine della funzione religiosa è previsto un momento di raccoglimento davanti alla tomba di “Mamma Natuzza”, meta di devozione e pellegrinaggio di fedeli provenienti da ogni parte del mondo.

Seguirà il tradizionale incontro con i giornalisti e gli operatori dell’informazione e della comunicazione sui temi più attuali del settore: dall’etica dell’informazione ai problemi della professione nell’era dell’Intelligenza artificiale. Da ricordare, infatti, che il tema scelto da Papa Francesco per la 58ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si celebra quest’anno, è appunto “Intelligenza artificiale e sapienza del cuore: per una comunicazione pienamente umana”.

Paravati di Mileto torna, dunque, ad essere la sede ospitante della Giornata regionale dei giornalisti cattolici calabresi, dopo esserlo stata nel 2010, e dopo Paola (2011), Vibo Valentia (2012), Gerace (2013), Cassano Ionio (2014), Gioia Tauro (2015), Paola (2016), Catanzaro (2017), Rossano (2018), Reggio Calabria (2019), Scalea (2020), Ortì di Reggio Calabria (2022) e Lamezia Terme (2023). (rvv)

Natale con Natuzza “In the world” su Rai Italia

di PINO NANO – Lunedì 25 dicembre, Giorno di Natale, gli italiani all’estero che vivono e risiedono in Canada, in America, in Argentina, in Australia, e persino in Asia potranno vedere a casa propria il docufilm di Pino Nano e Maurizio Pizzuto sulla vita e la storia di Natuzza Evolo. 

Rai Italia ha scelto, infatti, proprio il giorno di Natale come giorno ideale per la messa in onda di questo docufilm che a distanza di 14 anni dalla morte di Natuzza Evolo ricostruisce le fasi forse più salienti della esperienza terrena della mistica di Paravati.

Il docufilm, Il Rifugio delle Anime- Storia di Natuzza Evolo, presentato a Roma dal direttore di Rai – Documentari, Fabrizio Zappi, andrà in onda in Canada, negli Stati Uniti e in America Latina il 25 dicembre dalle 17.30 alle 18.30 di domani, orario quindi di massimo ascolto per le tante Little Italy sparse oltre Oceano. In orari diversi andrà poi in onda in Australia, in Asia e nel resto d’Europa 

Lo speciale – spiegano gli autori – non è altro che la storia di questa donna che raccontava di «vedere e di parlare con la Madonna».

Ma la mistica di Paravati raccontava anche di essere in grado “dialogare con gli angeli e con le anime dei defunti”, e lo speciale – la regia è di Simone Rubin –, propone alcune interviste inedite ed esclusive rilasciate al giornalista Pino Nano e a Rai Calabria, in cui Natuzza raccontava come «dietro le spalle di ogni uomo c’è un angelo con il quale io parlo e che mi aiuta a conoscere cosa pensa e cosa vuole chi viene a cercarmi». 

È lo stesso angelo – ripeteva più volte Natuzza – che «mi permette di parlare tante lingue diverse, pur non essendo io mai andata a scuola, e pur non avendo mai imparato né a leggere né a scrivere».

Un racconto avvincente, che ripropone anche immagini inedite delle stigmate della donna di Paravati in varie fasi della sua vita, tutte testimonianze fotografiche autentiche e strettamente legate al giorno del Venerdì Santo di ogni anno. 

Un “caso di fede ancora irrisolto”, ricco di troppi misteri, e di tanti interrogativi irrisolti, e che a cento anni dalla nascita di Natuzza Evolo -questo è il messaggio finale del film di Pino Nano e Maurizio Pizzuto – hanno trasformato la storia di questa contadina calabrese in una vera e propria leggenda popolare.

Sarà ora la Chiesa di Papa Francesco, e a cui Pino Nano in questi giorni ha portato la locandina del film, ad analizzare i “frutti di Paravati” e a decidere sulla santità o meno di Natuzza Evolo, anche se per la gente che l’ha incontrata e conosciuta – questo è il messaggio finale dello speciale televisivo di Rai Italia – “Natuzza è già Santa”. (pn)

Su Rai 3 stasera il film-documentario di Nano e Pizzuto su Natuzza Evolo

di ROSARIO SPROVIERI – Viveva in Calabria la donna che raccontava di parlare con l’angelo custode di chiunque le si avvicinasse. Ma Natuzza Evolo in realta’ viveva anche il grande mistero delle stimmate e della bilocazione, così come le mille emografie conservate in vaticano raccontano oggi dei segni che il sangue delle sue ferite lasciava sulle stoffe e su fazzoletti immacolati. La mistica calabrese, che era nei fatti una contadina del tutto ignorante, figlia di una “donna di facili costumi”, diventata ormai grande incomincia a vivere durante la Settimana Santa i segni della passione di Gesù. Le sanguinava persino il costato, ma Natuzza durante la Pasqua di ogni anno aveva le stigmate alle mani e ai piedi, e la notte del Venerdì Santo i medici che la seguivano parlano ancora di un fenomeno inspiegabile sotto il profilo scientifico.

Venerdì primo dicembre, RAI-Documentari propone il racconto, per certi versi affascinante e suggestivo, della storia di Natuzza Evolo, la mistica calabrese scomparsa 14 anni fa all’età di 85 anni, e che durante la Settimana Santa viveva il mistero delle stigmate.

Lo speciale, “Il Rifugio delle Anime- Storia di Natuzza Evolo”, presentato dal direttore di RAI-Documentari, Fabrizio Zappi, e che andrà in onda stasera 1° dicembre su RAI TRE alle 23.10, porta la firma dei giornalisti Pino Nano e Maurizio Pizzuto.

Lo speciale -spiegano gli autori- non è altro che la storia di questa donna calabrese che raccontava di “vedere e di parlare con la madonna” e di “avere avuto affidato da lei il compito di realizzare a Paravati, paesino di tremila anime in provincia di Vibo Valentia dove Natuzza viveva, una grande basilica”.

Oggi dopo la sua morte, in realtà, la Chiesa che Natuzza ha fatto costruire quando era ancora in vita è diventata meta infinita di pellegrinaggi di fede da ogni parte del mondo.

Ma la mistica di Paravati raccontava anche di essere in grado “dialogare con gli angeli e con le anime dei defunti”, e lo speciale prodotto da Studio Colosseo che andrà in onda su RAI TRE -la regia è di Simone Rubin. – propone alcune interviste inedite ed esclusive in cui Natuzza ha raccontato negli anni allo stesso Pino Nano come “dietro le spalle di ognuno di noi c’è un angelo custode con il quale io parlo, e che mi aiuta a riconoscere cosa pensa e cosa vuole chi viene a cercarmi”.

È lo stesso angelo custode – ripeteva più volte Natuzza – che “mi permette di parlare tante lingue diverse, pur non essendo io mai andata a scuola, e pur non avendo mai imparato né a leggere né a scrivere”.

” Il Rifugio delle Anime” – commentano gli autori del docufilm – vuole essere soprattutto la ricostruzione dettagliata di quello che per la Chiesa diventò negli anni 30/40 un caso davvero “difficile da decodificare e da interpretare”.

“Per raccontare Natuzza Evolo e la sua storia – sottolineano Pino Nano e Maurizio Pizzuto – avremmo potuto alzare i toni della narrazione facendo leva sull’emozione popolare di fronte alle immagini delle stigmate alle mani e ai piedi che Natuzza aveva durante la Settimana Santa, ma abbiamo invece preferito il racconto personale e pacato di chi con lei ha trascorso gran parte della sua esperienza mistica, alla luce di documenti storici e di una ricostruzione attenta e rigorosa del fenomeno. Natuzza, per noi che l’abbiamo seguita per oltre 30 anni, rimane ancora un grande mistero tutto da decodificare e da interpretare, e questo ci auguriamo che si colga a pieno nel nostro docufilm”.

Con l’aiuto dei documenti inediti recuperati presso l’Archivio Storico dell’Università Cattolica di Milano, il docufilm di Pino Nano e Maurizio Pizzuto propone per la prima volta al grande pubblico italiano il carteggio epistolare che ci fu allora tra il vescovo della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, mons. Paolo Albera, e il rettore della Cattolica di Milano Padre Agostino Gemelli, carteggio da cui si evince che, come era già accaduto anni prima per Padre Pio, Padre Agostino Gemelli, aveva bollato “il Caso Evolo” alla stessa maniera di quello del frate di Pietrelcina.

“Un caso di pura isteria” – scriveva Padre Agostino Gemelli alla Chiesa locale, consigliando alla Curia Arcivescovile calabrese di “isolare la ragazza che parlava con la madonna”, e di “ridurla al silenzio”.

Poi in realtà Natuzza venne rinchiusa nel manicomio criminale di Reggio Calabria.

Un racconto avvincente, che ripropone anche immagini inedite delle stigmate della donna di Paravati in varie fasi della sua vita, testimonianze fotografiche strettamente legate al giorno del Venerdì Santo di ogni anno.

Ma il vero grande mistero di Natuzza era ancora un altro.

Migliaia di persone ogni anno venivano in Calabria, a Paravati, perché sapevano che Natuzza aveva un dialogo anche con i morti, e venivano nella sua casa calabrese per ritrovare il senso del proprio dolore e toccare con mano la tranquillità dei propri defunti. Natuzza dava loro le certezze che cercavano “perché io tuo padre lo vedo felice in Paradiso”, rispondeva la donna.

Tra i miracoli che la Sante Sede sta analizzando, uno in particolare riguarda un giovane promoter musicale, Ruggero Pegna, guarito dalla leucemia dopo una diagnosi del Gaslini di Genova che lo dava in condizioni irrecuperabili.

Dalla sua casa in Calabria sono passati artisti famosi, grandi uomini di chiesa, intellettuali e giornalisti come Sergio Zavoli che ne sono rimasti incantati. Una storia tra mistero e fede religiosa, che ha costruito negli anni migliaia di cenacoli di preghiera in ogni parte del mondo. Appena tre mesi fa per volere di Papa Francesco il nuovo vescovo di Mileto-Tropea ha aperto al culto la grande Basilica che Natuzza aveva fortemente voluto realizzare sulla spianata dove per la prima volta le era apparsa la Madonna e da quel momento la Basilica è diventata meta di pellegrinaggio continuo e di fede popolare. Tante le voci che raccontano il mistero di questa donna che morendo ha lasciato frutti importanti della sua esistenza terrena.

Molte anche le “voci” e le “testimonianze” di vecchi filmati, che Pino Nano e Maurizio Pizzuto, hanno recuperato negli archivi di RAI TECHE, la più suggestiva quella del grande antropologo Luigi Maria Lombardi Satriani, che intervistato da Enzo Biagi vent’anni fa spiegava quanto il “fenomeno Natuzza Evolo fosse più che mai autentico e reale”.

Tra le testimonianze scelte per dar corpo allo speciale – spiegano ancora gli autori del docufilm- ci sono, in particolare, quella del medico chirurgo che ha seguito Natuzza Evolo per lunghi anni durante la Settimana Santa, “quando Natuzza viveva i segni della passione di Gesù”,  il dr. Franco Petrolo; quella di Ruggero Pegna, famoso promoter musicale, che racconta di essere stato da lei miracolato dopo una terribile diagnosi di tumore e che per i medici del Gaslini di Genova era assolutamente inguaribile; quella del fisico nucleare prof. Valerio Marinelli che ha analizzato le sue emografie per quasi 50 anni scrivendo su di lei 12 libri diversi; quella del primo padre postulatore don. Enzo Gabrieli che per 14 lunghi anni ha seguito il caso per conto della Santa Sede, dopo l’avvio del processo di beatificazione; quello dei due sacerdoti che più le sono stati accanto nel corso di questi ultimi 40 anni, don Pasquale Varone e don Michele Cordiano, e infine la riflessione dello scrittore e giornalista di Avvenire, il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, Roberto Italo Zanini.

Un “caso di fede ancora irrisolto”, ricco di troppi misteri, e di tanti interrogativi irrisolti, e che a cento anni dalla nascita di Natuzza Evolo -questo è il messaggio finale del film di Pino Nano e Maurizio Pizzuto- hanno trasformato la storia di questa contadina calabrese in “una vera e propria leggenda popolare”.

Sarà ora la Chiesa di Francesco, nei prossimi anni, ad analizzare i “frutti di Paravati” e a decidere sulla santità o meno di Natuzza Evolo, anche se per la gente che l’ha incontrata e conosciuta- questo è il messaggio finale dello speciale televisivo di RAI Documentari- “Natuzza è già Santa”.

Mons. Attilio Nostro nomina don Michele Cordiano Rettore della Basilica di Natuzza

di PINO NANO – Per La Diocesi di Mileto Nicotera Tropea, ancora una nomina ufficiale da parte del Vescovo Mons. Attilio Nostro che per i prossimi 5 anni riconferma don Michele Cordiano Rettore della Basilica di Paravati.

Don Michele Cordiano dunque torna definitivamente nella sua casa-madre, e cioè nella Chiesa che lui ha visto nascere, che ha seguito nelle sue varie evoluzioni e trasformazioni, e soprattutto che conosce come le sue tasche per aver vissuto per quasi 10 anni accanto a operai e maestranze che l’hanno di fatto realizzata.Ogni centimetro quadrato di questa grande Basilica lo ha visto testimone onnipresente ed esclusivo.

Parliamo di un sacerdote che ha vissuto accanto a Natuzza Evolo gli ultimi 40 anni della sua esistenza terrena e che di Natuzza è stato figlio e padre insieme, anima e fantasma della mistica di Paravati, che a lui affidava ogni incarico e ogni sorta di decisione finale da prendere. Non c’è angolo o dettaglio della vita personale di Natuzza che don Michele non abbia attraversato in prima persona e da solo. Natuzza era don Michele, e don Michele era Natuzza Evolo.

La nomina ufficiale che gli viene oggi da Mons. Attilio Nostro, vescovo della Diocesi di Mileto Nicotera Tropea non fa che suggellare questo legame spirituale tra lui e la mistica di Paravati, e soprattutto non fa che coronare il suo impegno quotidiano al servizio di “Mamma Natuzza”.

La storia personale di questo sacerdote coincide con la storia di questa nuova grande Chiesa che Natuzza aveva chiesto che venisse realizzata per la prima volta 50 anni fa, dopo una delle tante visioni straordinarie che lei stessa dichiarava di avere avuto con la Madonna. Oggi questa Grande costruzione sui pianori di Paravati è la vera grande eredità materiale che Natuzza lascia al suo popolo di preghiera, un edificio immenso, composto da quattro cappelle a forma circolare, capace di ospitare al suo interno circa tremila persone con una piazza antistante a forma di cuore, che può contenere oltre diecimila pellegrini.

La costruzione della Chiesa, vi dicevo, così come l’intera Villa della Gioia, è frutto di un’apparizione che la mistica ebbe nel 1944 nell’umile casa dove lei si era appena sposata con Pasquale Nicolace. Fu nel corso di quella visione che Natuzza raccontava di aver detto alla Vergine: “Come faccio a ricevervi in questa casa brutta?”. E la Madonna le avrebbe risposto: “Non ti preoccupare, anche nella casa brutta possiamo venire, ma vedrai, presto ci sarà una nuova casa, una chiesa, dedicata al Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”.

Sarà quindi don Michele Cordiano ad organizzare nei fatto le manifestazioni per il centenario della nascita di Natuzza Evolo, che cade proprio nel 2024, e sarà sempre lui ad organizzare la grande messa-ricordo in onore di Natuzza a 14 anni dalla sua scomparsa il prossimo 2 novembre.

La nomina ufficiale di don Michele Cordiano da parte di Mons. Attilio Nostro non fa che chiudere un capitolo importante della vita di questa comunità che era rimasta in attesa di capire chi realmente sarebbe stato alla fine il sacerdote di riferimento di Casa-Evolo.Oggi leggiamo che per i prossimi 5 anni la Chiesa ha scelto lui come “erede” spirituale dell’eredità di Natuzza Evolo. (pn)

Un medico calabrese sulla tomba di madre teresa in india porta il rosario di Natuzza

di PINO NANO – È il 5 settembre 1997 quando Madre Teresa di Calcutta muore, e otto giorni dopo la sua morte, il 13 settembre 1997, viene seppellita nella casa in cui aveva vissuto per 47 anni lunghi anni. Siamo in India, al numero 54/a di Chandra Bose Road, più precisamente a Calcutta, nella Casa madre delle Missionarie della Carità, la congregazione da lei fondata e dove oggi si trova il suo corpo. 

La cosa che più incuriosisce è il dettaglio che si coglie all’entrata del convento. È un grande cartello che indica i nomi dei presenti e degli assenti all’interno della casa, e ancora oggi si legge “in”, che sta per presente, accanto al nome di “Mother Teresa MC”. Come per dire, che Madre Teresa c’è sempre in questa casa e da questa casa non è mai andata via. Nei fatti è così.

Sono migliaia e migliaia le persone che ogni anno arrivano fin qui per lasciare un fiore sulla tomba di Madre Teresa, ma la cosa curiosa è che in questi giorni qui è arrivato un medico calabrese, il dr. Mario Tangari, che sulla tomba di Madre Teresa ha lasciato non un fiore, ma un rosario, un rosario avuto in dono nella casa di Natuzza Evolo tantissimi anni fa, quando Natuzza era ancora in vita e quando il medico calabrese aveva bussato per la prima volta alla sua porta.

Dottore lei ha fatto tutta questa strada per arrivare dalla Calabria a Calcutta, ma ne valeva almeno la pena?

«Non sono qui in India per caso. Sono stato inviato a raccontare e a spiegare i successi dell’ortopedia italiana ai medici indiani nel corso di un congresso internazionale dove ho raccontato anche la mia vita professionale. E qui l’occasione è stata utilissima per portarmi a vedere la casa di Madre Teresa e a portare sulla sua tomba il rosario di Natuzza».

Posso chiederle perché?

«Un voto, un segno del mio amore per Natuzza Evolo che ha fatto tanto nella mia vita, e un segno di riconoscenza per Madre Teresa di Calcutta che era simile a Natuzza. Due donne Sante, due testimoni autentici del nostro mondo e dei nostri tempi. Madre Teresa faceva la carità e assisteva le anime, così come Natuzza viveva in Calabria la sua missione pastorale al servizio di migliaia e migliaia di persone che la cercavano».

So che al congresso i medici indiani le hanno dedicato una vera e propria standing ovation per la lezione magistrale che ha tenuto sulle tecniche innovative che lei pratica nel suo ospedale, al San Giovanni di Dio a Roma…

«Sarò grato per tutta la vita ai colleghi indiani per averni riservato questo tributo, che è un tributo di altissimo valore professionale per me, ma il momento veramente più toccante del mio viaggio in India è stata proprio questa visita sulla tomba di Madre Teresa, dove con il rosario di Mamma Natuzza ho portato anche il respiro affannoso della mia gente di Calabria, del mio paese di origine, e dei miei amici più cari. Da oggi possiamo dire che sulla tomba di Madre Teresa c’è anche un pezzetto della nostra storia calabrese».

Ma chi è in realtà Mario Tangari? Calabrese, sessantadue compiuti il 16 gennaio scorso, sposato, padre di due figli, originario di Cotronei, in provincia di Crotone, Mario Tangari si laurea in Medicina e Chirurgia all’Università Statale Magna Graecia di Catanzaro nel giugno del 1987

Dopo una prima importante esperienza nel 1990 come Ufficiale Medico in servizio presso il Corpo Sanitario dell’Esercito Italiano, nel 1992 consegue la Specializzazione in Ortopedia e Traumatologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, poi nel 2005 la specializzazione di Medicina Manuale, e nel 2017 il Master in Medicina Estetica all’Università di Tor Vergata di Roma. 

Professore di ‘Invecchiamento muscolo-scheletrico’, presso l’Università degli studi di Tor Vergata di Roma, Mario Tangari è anche ideatore di tecniche chirurgiche mininvasive per la terapia delle fratture, riconosciute e “certificate” a livello nazionale ed internazionale. Ha realizzato ricerche scientifiche importanti nel campo della mininvasività in traumatologia, sotto l’egida del proprio marchi, “Miros”, che sta per “Minimally Invasive Reduction stheosynthesis Systems” con la produzione di una serie di brevetti in campo sanitario e di medical devices, appunto “MIROS”; “Miniopen wires instruments”; “Percutaneous Nail System”, brevetti – racconta lo studioso calabrese-che ha poi regalato a molti ospedali indiani. 

Un ultimo dettaglio sulla vita di questo medico calabrese. Autore di decine di pubblicazioni scientifiche diverse, Mario Tangari è oggi anche Socio Fondatore e Vicepresidente della Onlus volontari del Trauma, con la quale presta opera di volontariato in favore di persone affette da patologia traumatica e fa ricerca nel campo dell’osteoporosi e presta opera di volontariato presso l’Ospedale missionario Saint Jean de Dieu di Afagnan in Togo. 

«Ma alla mia vita – sottolinea – sentivo che mancava ancora qualcosa di importante e tra i miei sogni c’era anche quello di poter salutare, almeno una volta nella mia vita, Madre Teresa, e oggi che sono riuscito a farlo me ne torno finalmente in Italia più sereno che mai». (pn)