Natuzza Evolo e l’Università della Calabria

di FRANCO BARTUCCI – La figura di Natuzza Evolo, la mistica di Paravati in attesa del riconoscimento delle virtù eroiche, è stata oggetto di una profonda analisi all’Università della Calabria, grazie a un seminario promosso dall’Accademia dei Fiumi, con presidente il professore emerito di Chimica Giuseppe Chidichimo, e del Dipartimento di Ingegneria Meccanica Energetica e Gestionale della stessa Università.

A parlare sul tema Ai confini della Scienza nel cuore della fede con Natuzza Evolo è stato chiamato il prof. Valerio Marinelli, che fin dal 1975 ha fatto parte dell’organico dei docenti della Facoltà di Ingegneria assumendo anche la funzione di direttore del dipartimento promotore dell’evento e che ha studiato per tantissimi anni da vicino la figura di Natuzza Evolo scrivendo su di lei numerosi libri.

Ad introdurre la lezione magistrale del prof. Marinelli è stato il prof. Mario Maiolo del Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente che ha raccontato gli effetti e i sentimenti provati nell’incontrare Natuzza Evolo nella circostanza di un incontro istituzionale avuto a Paravati, in qualità di assessore regionale.

«Una donna semplice, che sapeva esprimere la sua fede nella innocenza e purezza di sentimenti calorosi riservati verso la Divina Madre e il suo diletto figlio, che davano agli interlocutori altrettanta serenità e speranza nel vivere le proprie esperienze personali di vita».

È toccato poi al vice direttore del Dipartimento Dimeg, prof Angelo Algieri ad illustrare l’aspetto organizzativo tecnico e scientifico dello stesso Dipartimento, dove il prof. Valerio Marinelli ha esercitato in qualità di docente di Fisica Tecnica la sua funzione educativa e formativa di numerosi studenti e laureati UniCal; nonché di  ricercatore scientifico di chiara fama nazionale fino al suo pensionamento avvenuto nel 2012, in qualità di professore Ordinario, ottenendo subito dopo il riconoscimento di “Professore Emerito”.

Per l’Accademia dei Fiumi di Cosenza, ha ricordato il  suo Presidente prof. Giuseppe Chidichimo, il seminario promosso su Natuzza Evolo si prefigge, come gli altri che lo hanno preceduto su altri temi, l’obiettivo di favorire e consolidare nella nostra società i valori cristiani, attraverso la cultura e la diffusione di un pensiero che possa alimentarsi da uno stretto connubio tra fede e ragione, o per  meglio dire dalla possibile sinergia del pensiero scientifico con il mistero della fede.

«Il seminario su Natuzza – ha precisato il professore Emerito Giuseppe Chidichimo – riguarda la possibilità  di trovare ispirazione e forza morale, da  vita e  miracoli dei mistici moderni, di cui Natuzza è senza dubbio espressione elevatissima, ed esserne confortati ed ulteriormente motivati nel nostro  vivere  ed operare in senso autenticamente cristiano».

Dopo la presentazione e l’introduzione di cui sopra il prof. Valerio Marinelli ha raccontato come, trasferitosi alla fine del 1975 dal Centro Studi Nucleari della Casaccia del Cnen all’Università della Calabria, sentì il desiderio di approfondire la conoscenza di Natuzza Evolo di Paravati, paese sito a soli 15 km da Rosarno, il suo paese natale, dove risiedevano allora i suoi genitori. 

«La sua curiosità – ha detto – era quella di capire il fenomeno della bilocazione, che pensava di poter indagare in modo scientifico, osservando assieme a dei colleghi dell’Università una bilocazione di Natuzza nel luogo e tempo concordato. Natuzza gli spiegò che questo non era consentito e allora Marinelli incominciò a farsi spiegare da numerosi testimoni della bilocazione (alcune centinaia) cosa era loro accaduto e perché erano convinti della realtà del fenomeno».

Andando spesso a trovare Natuzza nella sua opera quotidiana di accoglienza delle persone, Marinelli si accorse ben presto dell’importanza umana e sociale, nonché religiosa, dell’attività dell’umile donna di Paravati, che, in tutta la sua vita, svolse una vera e propria missione di aiuto, conforto e conversione del prossimo. Cominciò allora a studiarla a tutto campo, scoprendo a poco a poco i suoi vari carismi e molteplici aspetti della sua personalità.

I risultati delle sue ricerche furono pubblicati nel 1980 in un primo libro “Natuzza di Paravati”, a cui a poco a poco, nel tempo, seguirono altri nove volumi con lo stesso titolo, editi dalla Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime.

Negli ultimi anni, l’autore ha pubblicato i libri: “Natuzza tra scienza e fede (2017)”, “Le Bilocazioni di Natuzza Evolo (2021)”, “Emografie della Serva di Dio Natuzza Evolo (2022)” e “Natuzza Evolo e l’aldilà (2022).”

Nel seminario, il prof. Valerio Marinelli si è soffermato particolarmente sui fenomeni della bilocazione, dell’emografia, e della visione dei defunti da parte di Natuzza, illustrando alcuni esami scientifici ed alcune prove di autenticità a riguardo. (fb)

Per la Festa della Mamma in migliaia in Piazza a Paravati per Natuzza

di PINO NANO – Trentasei anni dopo la prima Festa della Mamma, celebrata anche allora in pubblico con in testa alla processione Natuzza Evolo, a Paravati si ripete oggi un rito che da allora non si è mai interrotto e che va avanti come se il tempo non passasse mai. Le solite nenie di festa, i soliti profumi del mondo, le solite preghiere di sempre, e al momento della comunione migliaia di fedeli in coda e in attesa del Corpus Cristi, e Natuzza che è ancora qui tra di loro, in testa ai pensieri di chi arriva sulla grande spianata di Paravati. 

Non c’ero domenica scorsa a Paravati, ma dalle immagini che la rete ribalta in tutto il mondo si intuisce e si tocca con mano una realtà incontestabile: il mito della donna che “parlava con i defunti” e che durante la Settimana Santa viveva il “mistero delle stigmate” è rimasto inalterato nel tempo. 

Come dire? Natuzza c’è ancora laggiù, Natuzza è presente nella vita di molti, Natuzza non è mai morta, e la gente aspetta che la Chiesa ufficiale la riconosca finalmente Santa.

A Roma in Vaticano se ne parla poco, si sa soltanto che il processo di beatificazione “è in corso”, ma i tempi che la Chiesa si dà in queste occasioni sono tempi di attesa e di riflessione, di saggezza e di verifiche continue, e non collimano quasi mai con le attese di chi da Natuzza ha già avuto un segno, una grazia, una carezza, forse anche un miracolo.

Il vero miracolo di domenica scorsa è la presenza sull’altare della grande Basilica di Natuzza di Don Pasquale Barone, il sacerdote che di Natuzza sa davvero tutto, tutto e il contrario di tutto. Don Pasquale è l’uomo che l’ha vista crescere nel suo carisma, che l’ha aiutata a difendersi dalle mille tentazioni terrene, che l’ha amata come una sorella più grande, e a cui ha dedicato tutta la sua vita. Per tenerla lontana dalla “violenza dei fari della televisione” ricordo che don Pasquale litigava anche con noi, ma lo faceva solo per aiutare Natuzza a stare il più lontana possibile dalla ribalta mediatica. 

Era la Chiesa solenne di un tempo, la Chiesa che riteneva la televisione “uno strumento anche pericoloso”, la Chiesa che credeva invece nel rito esclusivo della preghiera e del confronto, dell’ascolto, dell’attesa, della confessione, del silenzio, la Chiesa dei Padri, quella che Papa Giovanni Paolo Secondo aveva poi preso per mano e proiettato nel futuro. E chi meglio di don Pasquale? Questo sacerdote d’altri tempi, lontano da tutto, una vita eternamente vissuta in modestia e in miseria, e che con la sua presenza fisica discreta e a volte immobile ha segnato dall’inizio fino alla fine il lungo percorso terreno di Natuzza.

Ma domenica Festa della Mamma, sull’altare con lui domenica scorsa, c’era anche don Michele Cordiano, l’altro angelo custode di Natuzza, storia anche la sua di un sacerdote che ha dedicato la sua vita a Natuzza, accompagnandola là dove don Pasquale non poteva fisicamente farlo, sostituendosi a don Pasquale quando don Pasquale era impegnato a fare altro, e soprattutto seguendo Natuzza dalla mattina alla sera nei mille incontri che la “Santa” di Paravati concedeva e riservata al suo “popolo di preghiera”. 

Una unione indissolubile la loro, granitica, amorevole, ma questo lo si coglieva con mano ogni qual volta compariva Natuzza al braccio di don Michele. Si capiva da lontano che Natuzza lo amava come un figlio, e che lui ricambiava il suo amore come se lei fosse stata la sua vera mamma. 

Aveva ragione il grande antropologo calabrese Luigi Maria Lombardi Satriani quando spiegava che “dietro questo straordinario fenomeno che era Natuzza Evolo si nascondevano in effetti mille emozioni diverse, il più delle volte sentimenti affettivi e intimi forti”.

Dalle immagini colgo sulla pianata la presenza di migliaia di persone, di migliaia di ombrelli per via del maltempo di domenica scorsa, e un tripudio di applausi nel momento in cui decine e decine di giovani portano la statua della Madonna sul sagrato della Basilica, perché tutti la vedessero e l’adorassero. Era come se in realtà Natuzza fosse lì quel giorno, in mezzo a questa folla festante, come se lei non si fosse mai allontanata dal suo posto tradizionale, seduta al lato dell’altare in perenne adorazione di Maria, attaccata al braccio di don Michele che alla fine della cerimonia la riporta in macchina verso casa.

Ma mi basta fare una telefonata a Paravati per avere la conferma che cercavo. Alla fine della cerimonia per ore la gente presente ha sfilato muta e con immensa pazienza davanti alla tomba della Santa, il tempo di accarezzare il marmo, di portare un fiore, di chiedere a Natuzza qualcosa. Natuzza qui non è mai morta sul serio. 

Mi tornano continuamente in mente le parole di don Attilio Nostro, il vescovo di Mileto, che il 5 marzo di un anno fa, rivolgendosi ai suoi sacerdoti proprio dalla Basilica di Mileto, spiegava: «Ma in cosa consiste mai la santità, se non nell’assomigliare a Dio, al suo essere essenzialmente Unità nella Trinità? Assomigliare a Dio significa, pertanto, crescere nell’amore e nella comunione, questo è il destino di ogni uomo: lasciare entrare lo Spirito nella nostra natura umana, per farci da Lui trasfigurare ad immagine di Cristo… I Padri dei primi secoli chiamavano questo processo con un termine preciso: “deificazione” (Theosis) che consiste proprio nella somiglianza progressiva della nostra vita alla vita divina e beata di Dio, Uno e Trino, eterno Amore!”».

Una indimenticabile lezione di vita. (pn)

Domenica a Paravati si celebra la Fondazione cuore immacolato di Maria – Rifugio delle anime

Ricorre quest’anno il 36° anniversario della nascita della Fondazione cuore immacolato di Maria – Rifugio delle anime in Paravati. L’evento sarà celebrato domenica 14 maggio, in concomitanza con la Festa della mamma, alle ore 10:30 con una processione dell’effige della Madonna nel piazzale antistante la chiesa di recente dedicazione, seguita dalla celebrazione eucaristica sul sagrato.

La giornata di festa, che avrà inizio alle ore 8:00 con l’apertura del cancello della Villa della gioia e l’accoglienza dei pellegrini, vedrà nel pomeriggio, alle ore 16:00, come ulteriore momento mariano, la recita dell’Ora di guardia e la santa messa alle ore 18:30.

Era il 4 dicembre del 1986 quando mamma Natuzza informò don Pasquale Barone, parroco del tempo, della volontà della Madonna di iniziare l’opera da lei precedentemente mostrata alla mistica di Paravati. Per avviare la realizzazione di questi luoghi di fede, il 13 maggio 1987, con l’assenso dell’allora vescovo mons. Domenico Cortese, venne costituita l’associazione denominata Cuore immacolato di Maria – Rifugio delle anime, in seguito divenuta Fondazione di religione e di culto.

L’approvazione con decreto del vescovo e il riconoscimento civile da parte del Ministero dell’Interno dello Stato italiano conclusero il procedimento istitutivo. Quanto ispira nella sua essenza e nel suo operare la Fondazione è costituito dalla volontà di Natuzza, manifestata pienamente nel suo testamento spirituale, dettato l’11 febbraio 1998 a padre Michele Cordiano rettore della chiesa dedicata al Cuore immacolato di Maria – Rifugio delle anime.

Il momento celebrativo di domenica 14 maggio, oltre a ricordare la nascita della Fondazione, vuole essere soprattutto una lode e un ringraziamento alla Madre di Dio, la Mamma Celeste, che il 6 agosto 2022, ha offerto un segno della sua fedeltà alle promesse fatte a mamma Natuzza, con la consacrazione della chiesa a lei dedicata per le mani di s.e. mons. Attilio Nostro vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea.

I pellegrini potranno visitare la tomba di mamma Natuzza in maniera continuativa per l’intera giornata, mentre la chiesa sarà chiusa fino al termine della celebrazione eucaristica della mattinata. Rimarrà invece aperta la cappella delle confessioni per permettere di accostarsi al sacramento della Riconciliazione. (rvv)

IL GIORNO DI NATUZZA: APRE LA SUA CHIESA
UN MIRACOLO IL SANTUARIO CHE LA ONORA

di PINO NANO – Paravati 6 Agosto 2022. Giornata memorabile quella di oggi a Paravati. Ma come si fa a dire una cosa del genere se tu non c’èri?

E’ vero io non c’èro a Paravati, perché lontano fisicamente dalla Calabria migliaia di chilometri, ma la televisione, che è stata poi la mia vera vita, mi ha permesso di esserci, di vedere, di toccare con mano la tensione del popolo di Natuzza Evolo, di commuovermi e di partecipare agli applausi che più volte hanno risuonato all’interno e all’esterno di questa chiesa cosi bella, avvolgente, luminosa, con questo mosaico bellissimo alle spalle dell’altare, e di ritrovare e riconoscere anche tra la folla tantissimi vecchi amici del mio passato e del mio percorso professionale.

È la televisione insomma, che ancora una volta trasmette a chi fisicamente non era  in quella chiesa persino il profumo dell’incenso e dell’olio santo, che riportano le preghiere dell’uomo a Dio, e che il nuovo vescovo di Mileto sparge personalmente con le sue mani nella parte alta di una cripta salendo su una scala come mai ci era capitato di vedere prima per un uomo di Chiesa così illuminato come lui.

La parte più solenne è stato poi il momento della sua omelia. E qui, don Attilio supera se stesso. 

Ci si aspettava un intervento scritto, immaginavamo che per non sbagliare nessun termine e nessun concetto della sua preghiera, data la solennità della cerimonia, lui avrebbe sacralizzato tutto su carta, e invece la diretta televisiva me lo rimanda quassù in montagna sotto una bufera di pioggia come un profeta moderno. 

Parla a braccio il giovane vescovo, stringe tra le mani la base del microfono e racconta al popolo di Natuzza il perché lui stesso abbia scelto questo giorno, il sei agosto, per aprire al culto la grande Chiesa. 

Quasi contemporaneamente a Roma, Papa Francesco conclude la preghiera del giorno ribadendo lo stesso concetto caro a don Attilio: «Essere discepoli di Gesù e camminare sulla via della santità -dice il Papa- è anzitutto lasciarsi trasfiguare dalla potenza dell’amore di Dio».

Tutto questo don Attilio lo spiega con estrema dolcezza, lo fa con un garbo assoluto, con una forma di rispetto verso i fedeli a cui forse non eravamo più abituati, parla loro di Natuzza come se parlasse di una donna già santa, parla del rapporto tra Gesù e Natuzza come se fosse la cosa più naturale del mondo, parla della nuova chiesa come se la chiesa dovesse diventare, e con lui cosi sarà ne siamo certi, la casa dei poveri, la casa degli ultimi, la chiesa dei disperati, la chiesa di chi soffre, la chiesa di chi ha perso la speranza, la chiesa che sa finalmente accogliere i suoi figli dispersi, e che non manda via mai nessuno.

La Chiesa di Natuzza, vista da così lontano e in televisione è ancora più bella e più maestosa di quanto non lo sia in realtà.

Eccolo il vero “grande sogno” di Natuzza, finalmente realizzato. 

Mi ricordo che quando lei mi parlava della sua Chiesa, lo ha fatto decine di volte, lo faceva con una  meticolità, una passione, e direi anche una ossessione che a volte alimentava dentro di me il dubbio di dover ascolare “vere e proprie allucinazioni”, di avere a che fare con una donna di fede sì, ma visionaria e sognatrice. Ma lei capiva che aveva di fronte un miscredente, e insisteva con lo sbattermi addosso le sue certezze. Quello che a volte le mancava era la dolcezza, soprattutto quando doveva dirti quello che pensava.

“Aspetta e vedrai”, o meglio mi dava del voi, e mi diceva “Aspettate, la chiesa che la Madonna mi ha chiesto di realizzare la vedrete anche voi”. 

E io mi sentivo più piccolo che mai, come se lei leggesse dentro di me, e cogliesse per intero i miei dubbi il mio distacco la mia diffidenza di fondo, a volte anche la mia lontananza.

Intenso, commovente, quasi intimo, bellissimo, emblematico questo gesto della donazione che Pasquale Anastasi, il Presidente della Fondazione, riserva a don Attilio, consegnandogli le chiavi della basilica, sotto forma della riproduzione in scala del grande portone di bronzo. 

Ma il vero momento magico di tutta la manifestazione di questo 6 agosto 2022 rimane il momeno in cui don Attilio fa il suo primo ingresso in basilica, afferrando le mani di bronzo scolpite sulla parte centrale del grande portone.

Da una parte la mano di Natuzza, e dall’altra la mano di Cristo, al centro don Attilio che spinge questa montagna di bronzo, finchè la luce non illumina il grande altare all’interno della chiesa. 

Dio mio, che emozione. Sembrava di rivedere Papa Woytila ormai stanco e scolpito dal dolore che spinge le porte del battistero per l’apertura del Giubileo.

La televisione, è vero, ti da quello che stando lì in sala o sulla grande spianata di Paravati non avresti mai raccolto.

 Ti dà i dettagli delle mani di don Attilio che si aggrappano alle mani di bronzo scolpite sul portale di ingresso, immagine sublime, forte, un primo piano che rimarrà la vera “pagina storica” di questo sei agosto a Paravati. 

Non so chi abbia scelto le letture che i conduttori hanno riproposto nel corso della diretta televisiva, ma non si poteva scegliere di meglio, con queste citazioni continue appropriate ed efficiacissime di Sant’Agostino, dello stesso libro dell’Apocalisse, che ci spiegano fino in fondo il valore della simbologia, il mistero della fede e la forza degli insegnamenti che Natuzza nella sua miseria più infinita riusciva a dare anche ai grandi della terra.

E infine, l’immagine che più mi ha colpito e forse che più mi ha commosso. 

È l’arrivo sulla grande spianata di Villa Gioia del nuovo vescovo, don Attilio, circondato da centinaia di sacerdoti, almeno quattro vescovi intorno a lui, e tutto attorno una folla osannante. Il trionfo della fede, forse.

Bellissima anche l’immagine che mi capita di rivedere in rete, questa volta era la diretta televisiva precedente, quando in Chiesa venne portata per la prima volta la statua della madonna che Natuzza aveva fatto realizzare esattamente per come lei diceva di averla avuta in visione. 

In quella occasione si vede Attilio che abbraccia Pasquale, don Attilio Nostro il vescovo che abbraccia il Presidente della Fondazione Pasquale Anastasi, piangono insieme, perché per loro era quello il primo vero ingresso ufficiale nella nuova basilica. 

Anche in quella occasione la televisione ci riporta in maniera reale e palpabile l’emozione di quei momenti. E’ l’immagine altera rigorosa umana e finalmente anche intima di una Chiesa moderna e più presente che mai. 

La Basilica di Paravati aperta al culto? 

È questo il primo vero grande miracolo di Natuzza Evolo.Grazie don Attilio per aver favorito il coronamento di un sogno, che non era soltanto di Natuzza e del suo popolo ma credo di tutto il mondo cattolico che si è sempre storicamente stretto attorno a Natuzza Evolo.

Ecco perché Natuzza è già Santa. (pn)

Stamattina a Paravati apre al culto la Chiesa di Natuzza

di PINO NANO – Per la festa di inaugurazione al culto della grande Basilica che Natuzza Evolo ha voluto si realizzasse a Paravati sono attesi in Calabria per oggi, sabato 6 agosto, gruppi di preghiera da ogni parte del mondo, migliaia e migliaia di persone che dopo i lunghi mesi di pandemia tornano a rendere omaggio alla tomba della mistica calabrese.

«Migliaia e migliaia di fedeli, arriveranno domattina a Paravati da ogni parte d’Italia e anche del mondo. Centinaia di pullman, oltre cento sacerdoti tutti insieme sull’altare, una rappresentanza della CEI, le massime autorità politiche civili e militari della regione, della provincia e del circondario. Sarà una grande festa di popolo, almeno per questo stiamo lavorando come pazzi da settimane”.

Tutto è pronto, dunque, – assicura il Presidente della Fondazione dr. Pasquale Anastasi – per dare a chi verrà la giusta accoglienza in questa Casa del Signore che da domani diventerà di fatto la casa di quanti vorranno venire a pregare sulla tomba di Natuzza Evolo». 

Davvero impressionante la lista degli invitati alla grande festa, ma ancora più impressionante è il numero dei gruppi di preghiera che arriveranno con le proprie rappresentanze da tutto il mondo per questa solenne cerimonia di preghiera in onore della mistica calabrese. 

«Ma il vero grande protagonista della giornata di sabato sarà il vescovo della diocesi di Mileto Nicotera Tropea mons. Attilio Nostro – sottolinea il Presidente della Fondazione Pasquale Anastasi – per aver creduto sin dal suo primo giorno in calabria in questa straordinaria opera di fede e di speranza».

Un vescovo illuminato, mandato appositamente in Calabria da Papa Francesco a riannodare la tela sfilacciata tra il popolo di Natuzza e la Chiesa locale.

«Dopo anni di attesa – ripete con grande entusiasmo il Presidente della Fondazione “Cuore immacolato di Maria rifugio delle anime” Pasquale Anastasi –, con grande gioia, la Fondazione ispirata ai carismi di Natuzza Evolo comunica ufficialmente per la giornata di domani l’apertura al culto e la Dedicazione della Chiesa Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime in Paravati».

La cerimonia ufficiale si terrà nella Villa della Gioia, che è la sede della Fondazione, a partire dalle ore 10 in poi del mattino, e si aprirà con una solenne liturgia presieduta appunto dal vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea mons. Attilio Nostro.

Si intuisce perfettamente bene che dietro la giornata di domani ci sono mesi e mesi di lavoro, di riunioni, di vertici organizzativi, di cui Pasquale Anastasi ed il Rettore della chiesa, Padre Michele Cordiano, sono i veri testimoni esclusivi. 

La nuova grande Chiesa che Natuzza aveva chiesto che venisse realizzata per la prima volta 50 anni fa, dopo una delle tante visioni straordinarie che lei stessa dichiarava di avere avuto con la Madonna, oggi è la vera grande eredità materiale che Natuzza lascia al suo popolo di preghiera, un edificio immenso, composto da quattro cappelle a forma circolare, capace di ospitare al suo interno circa tremila persone con una piazza antistante a forma di cuore, che può contenere oltre diecimila pellegrini. La costruzione della Chiesa, vi dicevo, così come l’intera Villa della Gioia, è frutto di un’apparizione che la mistica ebbe nel 1944 nell’umile casa dove lei si era appena sposata con Pasquale Nicolace. Fu nel corso di quella visione che Natuzza raccontava di aver detto alla Vergine: “Come faccio a ricevervi in questa casa brutta?”. E la Madonna le avrebbe risposto: “Non ti preoccupare, anche nella casa brutta possiamo venire, ma vedrai, presto ci sarà una nuova casa, una chiesa, dedicata al Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”.

Il programma della giornata di domani prevede: alle 7:00 apertura del cancello della Villa della Gioia; alle 10 inizio liturgia di Dedicazione. I pellegrini che giungeranno da fuori Paravati saranno accolti ai varchi di accesso e accompagnati alla Villa della Gioia con delle apposite navette; la celebrazione sarà seguita dall’esterno della chiesa dai fedeli che rimarranno negli spazi antistanti la Basilica attraverso 7 maxischermi appositamente sistemati per l’occasione. Non ci saranno posti a sedere nella piazza se non per i disabili; si potranno però occupare tutte le aree circostanti la chiesa: il parco verde, l’anfiteatro e il piazzale inferiore. Poi alla conclusione della celebrazione, sarà possibile entrare nella chiesa che rimarrà aperta fino alle ore 20.

Naturalmente per tutta la giornata di oggi ancora la Fondazione resterà chiusa al pubblico per evidenti lavori di preparazione della festa di domani, mentre invece domani sabato 6 agosto- precisa il Presidente della Fondazione Pasquale Anastasi – non sarà possibile visitare la tomba di Natuzza. Mentre domenica 7 agosto la Villa della Gioia sarà aperta alle ore 7:00 e le Sante Messe saranno celebrate nei seguenti orari: 8:00 – 10:00 – 11:30 – 18:30. Nel mese di agosto le Sante Messe, feriali e festive, saranno alle ore 10:30 e alle 18:30.

Infine un’ultima annotazione. Se è vero che la festa di domani è frutto esclusivo del lavoro certosino, instancabile e severo compiuto in questi ultimi anni dal Presidente della Fondazione Pasquale Anastasi, il quale, con l’ausilio del Consiglio di Amministrazione, ha seguito negli ultimi anni le vicende che hanno caratterizzato la vita della Fondazione, aprendo un costruttivo e diplomatico confronto con le autorità vaticane per superare le incomprensioni sorte con la Diocesi di Mileto, è anche vero però che dall’altra parte la giornata di domani è il giorno del trionfo del giovane sacerdote che ha vissuto più degli altri la vita e il percorso ascetico di Natuzza, parliamo di don Michele Cordiano, che trasferito in una prima fase a fare il parroco a San Nicola da Crissa, torna da domani a Paravati, in quella che è stata anche la sua vera casa madre, per diventare questa volta il sacerdote titolare della grande Chiesa di Natuzza Evolo. Santa Romana Chiesa, insomma, quando vuole sa anche premiare i suoi apostoli più fedeli. (pn)

Natuzza, il vescovo Attilio Nostro: il 6 agosto la consacrazione della Grande Basilica

di PINO NANO. Ad annunciare l’apertura al culto e la Consacrazione ufficiale della Grande Basilica di Paravati, (è la chiesa fortemente voluta da Natuzza Evolo prima della sua morte), è personalmente il vescovo della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea mons. Attilio Nostro. Il 6 agosto 2022 si prevedono a Paravati migliaia di persone da ogni parte del mondo. Ecco la vera grande novità. «Vi do appuntamento sabato 6 agosto 2022, Festa della Trasfigurazione di nostro Signore Gesù Cristo per la consacrazione di questa meravigliosa chiesa!».

Questo l’annuncio solenne e ufficiale fatto al termine della Celebrazione Eucaristica  presieduta dallo stesso vescovo Nostro, sabato nella Basilica Cattedrale di Mileto. La S. Messa –spiega una nota della Curia – è stata celebrata in Cattedrale anziché sul sagrato della “Villa della Gioia” in Paravati, come inizialmente programmato, a causa delle avverse condizioni metereologiche.

Tutto dunque procede per come ampiamente previsto dagli osservatori e dagli studiosi del fenomeno Natuzza Evolo, la mistica calabrese che a Pasqua viveva il mistero delle stigmate e che, si diceva, parlasse con I morti e con l’angelo custode che lei diceva di vedere alle spalle di ogni persona che incontrava.

«Consentitemi di ringraziare – dice ancora mons. Attilio Nostro –tutti coloro che, a vario titolo, mi hanno assistito, sostenuto e incoraggiato con la loro preghiera in questo periodo: in primis i sacerdoti di questa bella Diocesi di Mileto Nicotera Tropea e in particolare don Pasquale Barone e don Michele Cordiano e poi la Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime… ma desidero ringraziare soprattutto voi, fratelli e sorelle in Cristo che non avete mai smesso di pregare perché questo giorno benedetto arrivasse! Ve ne sono grato, perché è la forza della preghiera e della fede che sposta le montagne! È la forza che viene dalla grazia di Dio che ci aiuterà a diventare sempre di più ciò che già siamo: figli prediletti, amati da un Padre meraviglioso che ci ama immensamente, di un amore folle e bellissimo!  Pregate per me!»

«Care Sorelle e Cari Fratelli in Cristo in questi giorni un articolo del Catechismo della Chiesa Cattolica  mi sta guidando nella preghiera personale – esordisce così il vescovo Attilio Nostro per dare poi l’annuncio che da anni si attendeva in Calabria -. È una sintesi mirabile che traduce tutta la dinamica della storia della salvezza in poche righe, dandoci la possibilità di riflettere sul compito che la Chiesa Sposa è chiamata a realizzare secondo il cuore di Dio Sposo. “Il mondo fu creato in vista della Chiesa”, dicevano i cristiani dei primi tempi. Dio ha creato il mondo in vista della comunione alla sua vita divina, comunione che si realizza mediante la “convocazione” degli uomini in Cristo, e questa «convocazione” è la Chiesa.La Chiesa è il fine di tutte le cose e le stesse vicissitudini dolorose, come la caduta degli angeli e il peccato dell’uomo, furono permesse da Dio solo in quanto occasione e mezzo per dispiegare tutta la potenza del suo braccio, tutta l’immensità d’amore che voleva donare al mondo:«Come la volontà di Dio è un atto, e questo atto si chiama mondo, così la sua intenzione è la salvezza dell’uomo, ed essa si chiama Chiesa».

Il vescovo non tradisce mai la sua profonda preparazione liturgica: «I Padri dei primi secoli – ricorda – chiamavano questo processo con un termine preciso: “deificazione” (Theosis) che consiste proprio nella somiglianza progressiva della nostra vita alla vita divina e beata di Dio, Uno e Trino, eterno Amore! Gregorio Pàlamas, commentando la Trasfigurazione, scrisse: “Che cosa significa fu trasfigurato? Significa che egli sollevò, per un po’, come gli parve bene, il velo della sua divinità, e ai suoi iniziati mostrò il Dio che dimorava in lui. E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto, dice Luca; brillò come il sole, scrive Matteo […] Egli ci voleva mostrare che è la preghiera a procurare quella beata visione, e voleva che noi sapessimo che è mediante la vicinanza con Dio nella virtù, tramite l’unione con lui nello spirito, che quello splendore si produce e si manifesta, si offre a tutti ed è visto da tutti coloro che incessantemente tendono a Dio, assidui a compiere opere buone e la preghiera pura”».

La preghiera, dunque. «Oggi – dice ancora il vescovo – in questa piazza risuona una preghiera di lode al Signore per ringraziare del dono della comunione tra Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime e Diocesi di Mileto Nicotera Tropea. Dopo aver percorso insieme un cammino di conoscenza e reciproca stima, siamo finalmente giunti alla decisione di aprire questa chiesa per consacrarla e aprirla al culto e alla preghiera».

La trasfigurazione,dunque. «È nostro vivo desiderio – conclude il giovane vescovo – che in questa chiesa risuoni un forte appello a seguire Gesù Cristo per diventare, come Lui, Luce del mondo! La Serva di Dio Fortunata Evolo, “mamma Natuzza”, considerava sé stessa semplicemente come una messaggera che indicava e rimandava ogni fedele a Maria e a Cristo! Perché verremo in pellegrinaggio a Paravati? Quale sarà il dono di questo luogo che Dio consacrerà attraverso la Chiesa? Il dono di questo pellegrinaggio sarà la LUCE della Trasfigurazione di Cristo che illumina le tenebre del mondo e dell’uomo! “Siate santi, perché io, il Signore Dio vostro, sono santo” “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». Coloro che usciranno da questo luogo porteranno al mondo la Luce di Cristo Signore!”».

La gente applaude il messaggero di Papa Francesco, forse mandato qui in Calabria appositamente per questo, per riaprire finalmente un dialogo interrotto tra la Chiesa ufficiale e il mondo di Natuzza Evolo, e lo fa dando al popolo di Natuzza l’annuncio più solenne e più importante che il Vaticano potesse far giungere in Calabria. (pn)

 

L’omelia del vescovo Attilio Nostro nel giorno di Natuzza: «Un segno profetico»

di PINO NANO – «Quello di oggi è un giorno che segue altri giorni, nel quale sono venuto qui pellegrino, mendicante, pieno di dubbi o di presunzione. In altri due incontri con Natuzza, avevo discusso di quanto potesse essere difficile essere sacerdote, non avrei mai immaginato che sarei diventato il suo vescovo. E quindi, per me è una ragione di enorme grazia poter dire a questa serva di Dio tutto l’amore, in risposta all’amore con il quale sono stato da lei accolto. Spero che la sua sollecitudine, spero che questa carità fraterna che mi ha voluto manifestare possa trovare nella mia vita, ma soprattutto nel mio ministero una saggia e adeguata risposta. Noi oggi siamo qui per ricordare la solennità di tutti i Santi, e per ricordare i giorni in cui lei ha compiuto questo pio transito da questa terra al cielo, ma in realtà questa unione con Dio è già cominciata in lei e nella sua vita sin dal momento in cui è stata chiamata attraverso il battesimo».

Migliaia di persone il giorno di Ognissanti in Calabria sul sagrato della Grande Basilica di Paravati, la Chiesa fortemente voluta da Natuzza Evolo. Per il nuovo vescovo della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, Mons. Attilio Nostro, è stato un bagno di folla ed una vera e propria standing ovation. Omelia storica.

Siamo sulla grande spianata di Paravati dove da anni sorge la Basilica che Natuzza Evolo volle fortemente vedere realizzata, proprio a due passi dalla sua casa natale, e che secondo Natuzza le sarebbe stata espressamente chiesta dalla Vergine Maria in uno dei tanti colloqui che la mistica calabrese raccontava di avere con la madre di Gesù.

La Basilica non è ancora aperta al culto, per via di una lunga controversia tra la Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime e la stessa Diocesi, e che oggi si è finalmente risolta, ma è una vicenda amara che solo un pastore di grandi vedute e di alto respiro teologico avrebbe potuto affrontare senza colpo ferire. Don Attilio Nostro ieri ha pronunciato qui la sua prima solenne omelia in cui non ha omesso nulla di nulla, e dichiarando il suo amore viscerale per la parola di Cristo.

L’omelia di don Attilio Nostro commuove e coinvolge: «Natuzza è un segno, in questa terra. Natuzza è la prova che Dio non si distrae, che Dio ha un progetto per ciascuno di noi. E tutti noi che l’abbiamo conosciuta, che abbiamo avuto modo di vederla, di ascoltarla, siamo stati colpiti da questa sollecitudine. Potremmo riassumere così il senso del suo messaggio. “Tu non sei solo”. “Dio è accanto a te”. “Dio ti conosce”. “Dio non si è sbagliato con te”».

Dice ancora il presule: «Natuzza per noi è stato un segno profetico, di quale è la strada che noi siamo chiamati a percorrere. Ecco perché la nostra presenza non è soltanto rappresentanza, o numero. Ma è elemosina. È chiedere a Dio: “Signore riempi il mio cuore, perché senza di te è vuoto”. E si riempirà di mille spiriti inutili, che non danno ragione.  Donami la Grazia Signore della tua presenza. Donami la Grazie di essere fedele a questo domani».

E infine l’appello, chiaro e diretto al popolo di Natuzza: «Pregate per me, perché il Signore possa illuminarmi. Perché le mie scelte siano sempre, sempre, sempre alimentate dalla fraternità e dalla misericordia di Dio, e Dio non è un giudice ma è un padre. Alla fine dei tempi giudicherà tutti. Pregate non solo per me, ma anche per questa meravigliosa opera (il riferimento è alla Grande Basilica) che è un’altra figlia di Natuzza. Pregate perché presto questa Chiesa possa essere consacrata al culto. (A questo punto la folla esplode in una vera e propria standing ovation). Pregate perché l’opera intrapresa e iniziata da Mons. Oliva in questo periodo, attraverso questo accordo meraviglioso e bellissimo che anche il Papa ha fortemente voluto possa trovare in me un continuatore di questa opera avviata da Mons. Oliva, che ho sentito ieri sera e che vi saluta tutti. E che possa essere anche un segno di conciliazione».

Accorato anche il saluto al nuovo vescovo da parte del Presidente della Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime, Pasquale Anastasi: «Le sue parole sono un’ulteriore conferma di sostegno e di supporto per il nostro cammino che è ormai rivolto in avanti. Ci siamo lasciati alle spalle il passato, abbiamo accolto quanto la Chiesa ci ha suggerito e ora insieme a lei vorremmo fare questo tratto di strada per portare a compimento l’Opera della Madonna, così come la Vergine ha manifestato a mamma Natuzza già nel lontano 1944.Le voglio assicurare, eccellenza reverendissima, e confermare, se fosse necessario, che la Fondazione intende proseguire il suo cammino nella Chiesa e con la Chiesa con la consapevolezza che essa ha riconosciuto la testimonianza di vita e di fede di mamma Natuzza».

La folla sembra impazzita di gioia, ma qui ancora tutto odora del profumo lasciato da Natuzza. (pn)

Cordoglio per la scomparsa di Antonio Nicolace, figlio della mistica Natuzza Evolo

di GIUSY STAROPOLI CALAFATI Р27 di aprile 2021. Una giornata di sole mesto, quella in cui stamane giunge a tutti la nuova che Antonio Nicolace, ̬ morto.

Un fulmine a ciel sereno. Un lampo che squarcia il cielo. Un dolore che trafigge il petto. Una notizia triste e inattesa.  Antonio era figlio di una madre speciale. Figlio di sangue e latte di Natuzza Evolo. In terra, la madre delle madri, la mistica di Paravati.

Un viaggio prematuro e improvviso, un cammino del quale Antonio non aveva avuto mai paura, ma al quale probabilmente ancora neppure pensava. Ma la morte è come la vita, non si sa mai quando arriva. E si improvvisa in tutta la sua tragicomica opera. Senza particolari attenzioni o privilegi. Con Antonio infatti, non si dimostra affatto clemente, seppure avesse una santa speciale in paradiso. 

Per Paravati, e per l’intera Calabria, è un giorno triste. Lo conoscevano tutti, Antonio. Era il fil rouge che univa i figli spirituali, a mamma Natuzza. Il volto sincero che rimandava subito a sua madre. Anzi, quello che sua madre la portava impressa nei sorrisi e nella luce che emanavano i suoi occhi neri. 

Antonio lascia la sua vita terrena, forse senza neppure rendersene conto, o magari, e noi non lo sapremo mai, giusto il tempo di rivedere la sua dolce madre tornare sulla terra, prenderlo e portalo via con sè. Accoccolato al suo seno caldo come quando era bambino. 

Questa mattina, Antonio, si era recato in campagna per quei lavoretti a cui era solito prestarsi, ma il suo cuore inaspettatamente ha cessato di battere. Un malore improvviso che lo costringe ad arrendersi e a intraprendere via, via, il viaggio conclusivo della vita terrena, verso la vita eterna.

E ora, è nell’abbraccio di mamma Natuzza, che ci piace pensarlo, Antonio Nicolace. Stretto stretto al suo petto caldo, illuminato dalla meraviglia di Dio. Con gli angeli e i santi. In quella luce di cui mamma Natuzza aveva sempre parlato.

Alla famiglia, va il cordoglio più sincero e affettuoso. Ad Antonio il nostro più caro saluto.

«Va, Antonio. Vola verso la vita più bella e sii felice. Porta a mamma Natuzza e alla Madonna, le nostre preghiere. E se puoi raccomanda loro un occhio di riguardo per questa nostra povera terra».

Requiem aetrnam! (gsc)

Tallini: La riapertura al culto della Chiesa di Paravati una notizia bellissima

«Sono davvero felice di apprendere che il divieto di culto nella nuova Chiesa di Paravati è, di fatto, caduto» ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Domenico Tallini, alla notizia della riapertura della Chiesa di Natuzza Evolo, che fu chiusa in quanto non riconosciuta come Ente religioso e di culto da Mons. Luigi Renzo, vescovo di Mileto – Nicotera – Tropea.

Un evento, per il presidente Tallini, che «apre i cuori dei calabresi alla speranza».

«Non ho parole – ha aggiunto il presidente del Consiglio regionale della Calabria – per ringraziare il Vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, monsignor Luigi Renzo, e il presidente della Fondazione “Cuore Immacolata di Maria Rifugio delle Anime”, Pasquale Anastasi per l’impegno profuso per il superamento delle incomprensioni che avevano portato all’emissione dei decreti. È una notizia bellissima per le migliaia di fedeli che, come me, sono devoti alla mistica di Paravati e che attendevano con ansia di potersi nuovamente recare in preghiera nel luogo a lei dedicato».

«Con pazienza e speranza – ha proseguito Domenico Tallini – attendiamo l’evolversi della causa di beatificazione della Serva di Dio, la cui santità è testimoniata dalla sua vita esemplare e dal modo come ha alleviato le sofferenze di tutti coloro che a lei si rivolgevano».

«Con l’auspicio che il suo messaggio di incoraggiamento e sostegno nella fede: ‘Io sono con voi e prego’, costituisca per la nostra regione e l’intero Paese – ha concluso il presidente del Consiglio regionale – motivo di rinnovata speranza nella comune volontà di superare questo difficile passaggio della nostra storia civile e sociale». 

Il Santuario fu costruito per volontà della mistica Natuzza Evolo, di cui è stata chiesta la beatificazione nel 2009.  (rrm)

IL GESÚ DI NATUZZA
di Luciano Regolo

Fra i diversi libri e le tante pubblicazioni sulla mistica di Paravati, questo di Luciano Regolo è decisamente il più suggestivo e completo. Regolo, giornalista di lungo corso, è peraltro uno dei maggiori esperti della storia straordinaria di Natuzza Evolo, una donna che parlava con Gesù, con Maria e con i Santi. Adorata in vita e venerata dopo la sua scomparsa (è in corso la causa di beatificazione) ha sempre avuto un interminabile stuolo di fedeli che hanno creduto e credono in lei. Una storia affascinante in grado di far venire dubbi anche al più agnostico dei lettori: il dialogo di Natuzza con Cristo è durato una vita, rivelando l’incredibile capacità di una donna semi-analfabeta di interpretare il senso profondo della cristianità e il messaggio del vangelo diffuso con parole semplici, tra visioni e suggestioni, sempre disponibile a ricevere e incontrare chiunque, con umiltà e una generosità senza pari.

Luciano Regolo, calabrese di Catanzaro, è molto apprezzato nella sua terra: ha diretto con polso e grande mestiere il quotidiano L’ora della Calabria prima di andare a  Famiglia Cristiana dove è condirettore. Ha lavorato per Repubblica, Oggi, Chi e diretto Novella 2000, Eva Tremila e Vip.

In questo libro ricostruisce e propone una vera e propria “cristologia” secondo Natuzza, così da offrire ai lettori, innanzitutto la certezza che il messaggio della mistica è perfettamente aderente a quello evangelico; e, dall’altra parte, offrendo uno sguardo nuovo, davvero “materno” sul Gesù della fede, di cui Natuzza si sentiva davvero – secondo quel che lei stessa fece comprendere – contemporaneamente figlia e madre. Di una mamma, infatti, provava i sentimenti nei confronti di Gesù. Una nuova prospettiva che introduce la Evolo nel novero dei grandi interpreti della teologia cristiana. Un grande libro ricco di emozione, che restituisce un ritratto quanto mai autentico ed estremamente genuino della mistica di Paravati. (rl)

IL GESÚ DI NATUZZA di Luciano Regolo
ISBN 9788892219939, Edizioni San Paolo (2019)