IL PNRR SI È FERMATO IN CALABRIA: MOLTI
RALLENTAMENTI E POCHI CANTIERI AVVIATI

di WALTER BLOISE – Il Pnrr ha smesso di correre. Dopo una partenza lanciata, soprattutto in Calabria, si registrano troppi rallentamenti. Non siamo noi della Uil Fpl a lanciare l’allarme, ma istituzioni importanti come l’Ufficio Parlamentare di Bilancio.

Attraverso la piattaforma Regis le amministrazioni centrali e periferiche dello Stato, gli enti locali e gli altri soggetti attuatori compiono tutte le operazioni necessarie per rispettare gli obblighi di monitoraggio, rendicontazione e controllo delle misure e dei progetti finanziati dal Pnrr. Tale piattaforma fornisce pertanto una visione di insieme sull’avanzamento del Pnrr inequivocabile.

A fine 2023 è stata in gran parte completata la fase di assegnazione ai soggetti attuatori, con oltre il 67 per cento delle risorse allocato a singoli progetti. L’assegnazione delle risorse è avvenuta con celerità non dissimile tra Nord, Centro e Mezzogiorno. Al contrario la quota dei progetti conclusi è bassa dappertutto.

I ritardi nella messa a gara e nell’assegnazione dei lavori, si concentrano soprattutto nel Mezzogiorno. Emerge in questo caso uno storico punto debole degli appalti dei lavori pubblici in Italia, che nel Mezzogiorno hanno sempre scontato maggiori difficoltà nella preparazione e nello svolgimento delle gare, soprattutto da parte di stazioni appaltanti di piccole dimensioni.

Ciò, però, non deve alimentare l’alibi che al Sud non si riescano a spendere i soldi per incapacità e scarsa volontà e, quindi, le stesse vanno dirottare verso altri territori. Se i fondi non vengono spesi, se i progetti non si chiudono, se i lavori non partono è solo perché le macchine burocratiche degli enti locali sono deficitarie in termini di uomini e mezzi.

Una carenza atavica che, come più volte segnalato, si può risolvere solo avviando una stagione straordinaria di assunzioni.

Siamo convinti sia necessario e non più rinviabile l’avvio di un confronto costruttivo che coinvolga la Regione, le Province, l’Anci e le istituzioni locali al fine di stimolare la fase attuativa del Piano nazionale di ripresa e resilienza che, proprio nel 2024, dovrebbe ricevere una spinta determinante nella “messa a terra” degli importanti finanziamenti messi a disposizione dall’Europa.

Proprio in Calabria, secondo le stime offerte al Governo dall’Ufficio parlamentare di bilancio, il valore delle aggiudicazioni dei lavori si ferma al 14%: una delle percentuali più basse in assoluto rispetto alle restanti regioni italiane, pari a 5,1 punti percentuali sotto la media Nazionale.

Il rischio sotteso a queste percentuali è quello di vedere sfumare l’opportunità di crescita offerta dal Pnrr, di trasformare questo grande piano di investimenti in un’occasione mancata.

L’Ance stima in 9 miliardi il valore dei grandi cantieri del Pnrr aggiudicati che non riescono a partire, in tutta Italia, per problemi di diversa natura e non ultimo quello riferito alle carenze progettuali. In Calabria le procedure avviate sono il 25,8% delle opere progettate.

Carenze che si registrano particolarmente nei Comuni, che sono responsabili del numero maggiore di progetti finanziati con il Pnrr, ma che sono costretti a fare i conti con la grave carenza di personale, con la necessità di elevata specializzazione degli operatori dedicati allo sviluppo di questi interventi e con le ristrettezze economiche, basti pensare al numero elevatissimo di enti locali in predissesto e in dissesto economico che si registrano in Calabria.

In questi ultimi due anni sono state adottate misure urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, attraverso l’assunzione a termine dei professionisti esperti assegnati agli enti locali, per i quali avevamo chiesto al Governo soluzioni idonee a favorire processi di stabilizzazione ancor prima, lo ribadiamo, dell’avvio di una nuova stagione concorsuale a tempo indeterminato, per rilanciare il processo di attuazione delle opere.

Ma è poca cosa rispetto alle reali necessità dei Comuni che sono, da sempre, alle prese con il risicato numero di professionisti in pianta organica e rischiano di diventare, per le scelte poco oculate del Governo, enti locali sempre meno appetibili e, quindi, impossibilitati a offrire qualsiasi tipo di servizio ai cittadini calabresi.

In Calabria i comuni con popolazione inferiore a 2000 abitanti sono 213 e rappresentano poco più della metà dei comuni della regione.

Le problematiche strutturali della Pubblica amministrazione calabrese e in generale di quella italiana, continuano a influire pesantemente sul ritmo di attuazione del Piano e le misure di emergenza adottate specificatamente per il Pnrr non sembrano aver risolto questa situazione.

La stessa Corte dei Conti nel corso del 2013 ha giudicato l’apparato amministrativo pubblico poco efficiente, afflitto da carenze di personale e da una inadeguata competenza tecnica nonché da una mancanza di coordinamento tra diverse amministrazioni e livelli di Governo.

Se tali lacune non saranno colmate non solo i progetti ammessi finanziamento nei territori del Sud e in Calabria in particolare rischiano di non concludersi nei tempi previsti, ma si rischia anche che il Pnrr anziché ridurli, contribuisca ad acuire i divari tra i Comuni calabresi e il resto del Paese.

Al fine di contrastare la carenza strutturale di risorse economiche riteniamo come Uil Fpl Calabria non più rinviabile un’azione tesa a promuovere sempre di più sinergie tra Enti che favoriscano, attraverso l’utilizzo, anche condiviso di personale specializzato, l’adozione e l’attuazione delle misure di velocizzazione del Pnrr. È necessario sperimentare nuovi modelli organizzativi sinergici e collaborativi, nel quale la tecnologia svolge un ruolo importante di facilitazione e potenziamento delle capacità di cooperazione in ambiti territoriali vasti. Un modello di funzioni e servizi distribuiti, collegati e condivisi attraverso piattaforme tecnologiche, che garantiscono un efficace presidio di quelle funzioni strategiche che nella tradizionale frammentazione istituzionale dei territori risultavano spesso penalizzate.

La tecnologia per la gestione di servizi condivisi può ridisegnare i territori e modellare nuove forme di condivisione e di aggregazione diventando un fattore che può unire. Si tratta di una trasformazione importante che si realizza applicando logiche collaborative all’interno della singola Pubblica amministrazione e tra Pubbliche amministrazioni diverse, ridisegnando l’intera governance territoriale. Questo è tanto più vero se si considerano i piccoli Comuni calabresi il cui successo amministrativo non può che dipendere da uno sforzo di lavoro in chiave collaborativa sui tre livelli dell’innovazione istituzionale, organizzativa e tecnologica.

Da questo punto di vista, infine, le aggregazioni territoriali, nell’ottica di sviluppo devono valorizzare le specificità e le identità del territorio a cui appartengono e sono tanto più efficaci quanto più si auto generano piuttosto che essere imposte o calate dall’alto. (wb)

[Walter Bloise è segretario generale di Uil Fp Calabria]

L’OPINIONE / De Biase (Uilpensionati Calabria): «Medicina del territorio, usare i fondi Pnrr»

di FRANCESCO DE BIASE – C’è una Calabria che invecchia, c’è una Calabria che rinuncia alle cure e c’è una Calabria che aspetta. Che aspetta da tempo, troppo tempo, che vengano realizzati i quattro nuovi ospedali promessi da oltre quindici anni. E c’è una Calabria che attende fiduciosa che la sfida del Piano nazionale di ripresa e resilienza venga vinta e che vengano aperte le porte degli ospedali e delle case di comunità.

Lo diciamo con un filo di preoccupazione, legata alla lentezza con la quale stanno procedendo le pratiche inerenti le oltre settanta strutture sanitarie di prossimità che, nelle intenzioni della Regione Calabria, dovrebbero diventare operative entro il 2026. La nostra, infatti, è una regione che invecchia rapidamente, secondo le stime degli istituti di statistica entro il 2050 i calabresi over 65 saranno il 36,9% del totale della popolazione residente, ed è una regione nella quale sempre più persone – come abbiamo denunciato pochi giorni addietro – è costretta a rinunciare alle cure per l’effetto combinato delle ristrettezze economiche con le quale è costretta a fare i conti e di una sanità pubblica che, sempre più di frequente, non offre le garanzie di salute sperate.

In questo contesto, come è facilmente intuibile, il potenziamento della medicina di prossimità rappresenterebbe una svolta epocale per un territorio che – come si può leggere nel Programma operativo regionale per la sanità – è in grave ritardo anche rispetto alla soglia di riferimento della griglia dei Lea che prevede l’assistenza domiciliare integrata di almeno l’1,88% della popolazione ultra sessantacinquenne e si ripropone di arrivare a centrare l’obiettivo del 10% di anziani assistiti a domicilio.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha stanziato per la Calabria oltre 120 milioni di euro per la realizzazione degli ospedali e delle case di comunità, divisi in oltre 37 milioni per i quindici ospedali di comunità programmati e oltre 84 milioni per le 57 case della comunità messe a progetto. Ad oggi, però, questa enorme mole di finanziamenti non sono stati messi concretamente a terra.

Ben che vada possiamo, al massimo, parlare di un iter burocratico approdato all’approvazione del progetto definitivo e apprezzare lo sforzo di trasparenza di pochi enti impegnati in questa sfida determinante per il futuro della Calabria. E questo, purtroppo, solo in riferimento a pochissime strutture sanitarie della medicina del territorio per le quali si era progettata la ristrutturazione e non la costruzione ex novo, in quanto avrebbero dovuto trovare sede presso ospedali dismessi o immobili mai entrati a regime per gli impegni prefissati.

Si tratta di un ritardo colpevole che rischia di mettere a repentaglio, anche alla luce della revisione del Pnrr studiata dal governo nazionale, il potenziamento di quella medicina di prossimità che in un territorio quale è quello calabrese, contrassegnato da impedimenti orografici importanti e da lunghe distanze dai centri più interni agli ospedali di riferimento, sarebbe determinante per tutelare la popolazione residente, soprattutto quella più anziana e quindi più soggetta alla cronicità delle malattie.

Per questo chiediamo ai soggetti competenti, con i quali siamo pronti ad interfacciarci al fine di individuare soluzioni utili al superamento di ogni eventuale ostacolo, di spingere sull’acceleratore nell’avvio dei cantieri in questione, al fine di assecondare la richiesta di un Servizio sanitario regionale moderno ed efficiente cui ogni calabrese aspira da troppo tempo. Nella convinzione, infine, che sia determinante pensare anche al dopo, avviando una nuova stagione di assunzioni nel comparto medico e infermieristico e prevedendo la copertura delle spese di gestione di queste strutture, per non rischiare di edificare nuove cattedrali nel deserto. (fdb)

(Francesco De Biase è segretario generale Uilpensionati Calabria)

LAMEZIA – L’incontro sul Pnrr e il suo impatto su Lamezia

Domani pomeriggio, a Lamezia Terme, alle 18, al Chiostro Caffè Letterario, si terrà l’incontro di approfondimento Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e il suo impatto sulla Calabria e in particolare sulla città di Lamezia Terme con Domenico Taverna, dottore in Economia e Francesco Stella, ingegnere e assessore alle Opere Pubbliche e Programmazione del Comune di Lamezia.

Il Pnrr è parte del programma Next Generation Eu (NGEU) dell’Unione Europea (che ha un valore complessivo di 750 miliardi di euro) ideato per rispondere alla crisi pandemica. Le risorse destinate all’Italia ammontano a 191,5 miliardi di euro, a cui si aggiungono 30,6 miliardi di euro di risorse nazionali.

Complessivamente, dunque, gli investimenti previsti dal Pnrr e dal Fondo nazionale sono pari a 222,1 miliardi di euro, ripartiti in sei missioni: Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, rivoluzione verde e transizione ecologica, Infrastrutture per una mobilità sostenibile, Istruzione e ricerca, Inclusione e coesione e Salute.

In Calabria il contributo totale previsto dal Pnrr è di 10,326 miliardi di euro con 12.132 progetti totali di cui 790 progetti chiusi; questo
quanto emerge dal portale della Regione Calabria e sono particolarmente rilevanti le risorse dedicate agli interventi per la transizione
ecologica e quella digitale, che assorbono circa il 40 per cento del totale. Ma nel concreto cosa succederà alla nostra città? Quali progetti
riguardano il nostro territorio? Quale sarà il destino della Calabria e quale sarà l’impatto del Pnrr sui cittadini? (rcz)

Beni confiscati, Metrocity RC incontra le Associazioni per consegna dei lavori

La Città Metropolitana di Reggio Calabria ha incontrato le associazioni per definire la consegna dei lavori finanziati col Pnrr. Si tratta complessivamente di sette progetti, per un ammontare di circa 4 milioni di euro che la Metrocity, in linea con gli indirizzi di mandato del sindaco Giuseppe Falcomatà, aveva destinato alla riqualificazione di beni confiscati alla criminalità organizzata in uso alle associazioni presenti sul territorio metropolitano.

Se ne è discusso nel corso di un incontro operativo convocato e coordinato da Pietro Foti, dirigente del settore 10. La consegna dei lavori sugli immobili assegnati, previsti già con l’inizio del 2024, e per illustrare le successive fasi di avanzamento. Alla riunione, alla quale hanno preso anche parte anche i Rup Carmelo Marmoglia, Maurizio Modafferi e Annunziato Pannuti, erano presenti i rappresentanti di Adspem per il ‘Centro destinato alla tutela della salute del donatore’, della Reggio Calabria Basket in Carrozzina per il programma ‘Yes I Can’, della Croce Rossa italiana per la ‘Comunità incontro Santo Stefano’, del Consorzio Macramè per ‘Impronte a Sud/Welfare lab’, dell’associazione Naima per la ‘Casa del Jazz’, di Rose blu per ‘Un futuro per noi’ e del Forum del Terzo Settore per il ‘Centro sportivo e di prima accoglienza in Riparo’.

La Città metropolitana di Reggio Calabria ha infatti ottenuto un finanziamento di circa 4 milioni di euro per 7 progetti di recupero dei beni confiscati nell’ambito del bando ‘Interventi speciali per la coesione territoriale – Investimento 2 – Valorizzazione dei beni confiscati alle mafie finanziato dall’Unione europea – Next Generation EU’. L’attività amministrativa, su impulso del sindaco metropolitano, Giuseppe Falcomatà, si è svolta con una costante sinergia con i soggetti assegnatari dei beni. (rrc)

PNRR MISSIONE SALUTE: IL DIVARIO CRESCE
CON IL TARGET RIDOTTO SUD PENALIZZATO

di FRANCESCO COSTANTINO E RUBENS CURIA – La rimodulazione della Missione 6 Salute approvata il 24 novembre dalla Commissione Europea desta preoccupazione per varie ragioni.

Innanzitutto perché bisognerebbe tenere in conto che l’obiettivo principale  e dichiarato del Pnrr Italia era quello della riduzione del divario territoriale in ogni settore d’intervento e, più in particolare, per quel che vogliamo evidenziare, nella erogazione dei servizi sanitari ai cittadini italiani.

A questo proposito, la rimodulazione approvata riduce significativamente i target per le Case della Comunità, le Centrali Operative Territoriali e gli Ospedali di Comunità senza alcuna specificazione sul come tale riduzione dovrà essere tradotta nella distribuzione territoriale tra le varie regioni.

Non vorremmo che si pensasse di agire per tagli lineari perché ciò non sarebbe sopportabile, e se si pensasse di poter trovare la giustificazione nei ritardi accumulati nell’attivazione delle procedure da parte delle aziende sanitarie calabresi o della Regione Calabria bisognerebbe reagire in quanto per ovviare, nella situazione data, potevano benissimo essere attivati i poteri sostitutivi dello Stato centrale.

Analoga considerazione va fatta per i tagli approvati ai target per le terapie intensive, sub-intensive e per i pronto soccorso perché, in questo caso, la riduzione sarebbe ancor più ingiustificata.

Basta pensare ai ritardi accumulati per gli interventi previsti dall’art. 2 del D.L. 34/2020 la cui programmazione prevedeva il superamento di un insopportabile gap storico attraverso la realizzazione di ben 134 posti aggiuntivi di TI (di cui realizzati solo 24 pari al 17,9%), di 136 posti aggiuntivi di SI (di cui realizzati solo 11 pari all’8%) e, infine, di 18 nuovi pronto soccorso (di cui realizzato solo 1 pari al 5%).

Ultima considerazione va riservata alla riduzione dei target per gli interventi di adeguamento antisismico per i quali la regione Calabria risulta esposta più che ogni altra regione italiana. 

Per concludere, va benissimo che si sia pensato di rimodulare incrementandoli i target per l’assistenza domiciliare e l’assistenza attraverso la telemedicina, soprattutto se si considera che l’80% del territorio calabrese è costituito da aree interne, ma ciò non dovrà avvenire a spese della riduzione degli altri target. 

Non accada infine, come già è stato prospettato, che si pensi di utilizzare per realizzare le opere non coperte dai target rimodulati  i fondi non spesi per gli interventi finanziati con i fondi dell’art. 20 della legge 67/88 perché i fondi del PNRR sono aggiuntivi e non sostitutivi.

Noi non possiamo permettercelo e la ratio del Pnrr non potrà essere stravolta.

La tabella allegata fotografa la sintesi della rimodulazione approvata dalla Commissione europea. (fc e rc)

Perciaccante (Ance): Scongiurare rischio di definanziamento dei progetti del Pnrr

«Occorre agire con immediatezza per scongiurare il rischio di definanziamento di progetti a valere sul Pnrr che, secondo le stime, potrebbero ammontare per la Calabria a 626 milioni di euro pari all’11% del totale delle risorse assegnate». È l’appello lanciato da Giovan Battista Perciaccante, presidente di Ance Calabria, commentando i dati di Bankitalia.

Dai dati illustrati emergono significativi segnali di attenuazione della fase di espansione fatta registrare nell’ultimo biennio dal settore delle costruzioni. Nel primo semestre dell’anno, infatti, le ore lavorate denunciate alle Casse Edili presenti in regione sono diminuite del 6%, dopo il forte incremento avvenuto nello stesso periodo del 2022 (81%).  

«Le costruzioni sono state in gran parte sospinte dal completamento degli interventi di riqualificazione edilizia stimolati dal Superbonus», ha commentato il presidente dei costruttori calabresi. 

Secondo i dati del monitoraggio congiunto di Enea e Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, infatti, in Calabria gli interventi riferiti al “Superbonus” al 31 ottobre 2023 erano 14.021, per un importo complessivo di 2,8 miliardi di euro ancora in aumento di oltre un quarto rispetto a fine 2022.

«Se si tiene conto, però, delle anticipazioni circa la volontà del Governo di operare una drastica riduzione rispetto alle misure di sostegno sin qui erogate – ha aggiunto il presidente Perciaccante – appare di assoluta evidenza che le prospettive di sbocco per il settore non possono che provenire in misura decisa dalla previsione di realizzazione dei lavori pubblici finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che è stato finora inferiore alle attese degli operatori».

Nel report di Banca d’Italia emerge che i soggetti attuatori pubblici a fine giugno 2023 avevano bandito procedure per un importo di 1,7 miliardi di euro pari circa al 40% del valore dei progetti. 

«Le principali criticità riscontrate – ha commentato il presidente di Ance Calabria Perciaccante – hanno riguardato i rincari dei materiali, le difficoltà di approvvigionamento di alcuni di questi e i tanti ostacoli amministrativi, normativi e gestionali che hanno finito con il determinare una bassa partecipazione delle imprese alle gare bandite». 

L’auspicio del numero uno di Ance in Calabria è che «la rimodulazione del Pnrr possa tenere in considerazione il mutato contesto geopolitico e di variazione di fattori strategici per la realizzazione delle opere: gli extracosti dovuti al caro materiali, l’inadeguatezza della pubblica amministrazione e la mancanza di manodopera per la realizzazione delle opere».

«Eppure – ha concluso il presidente Perciaccante – siamo assolutamente consapevoli che se realmente attuato nella nostra regione, il Pnrr consentirebbe la realizzazione di infrastrutture in grado di modernizzare il territorio, di proteggerlo dai molteplici rischi e, soprattutto, di valorizzarlo». (rcz)

 

IN CALABRIA A RISCHIO 626 MLN DEL PNRR
L’11% DELLE RISORSE ASSEGNATE A REGIONE

di ANTONIETTA MARIA STRATI – In Calabria si rischia di perdere 626 milioni di euro per i progetti del Pnrr. È quanto emerso dal rapporto di Bankitalia sull’Economia della Calabria, in particolare nel paragrafo dedicato proprio alle risorse dei fondi europei e del Pnc – Piano nazionale per gli investimenti complementari al Pnrr. La perdita dei fondi sarebbe causata da una proposta di modifica del Pnrr presentata dal Governo lo scorso agosto, «per tenere conto sia del mutato contesto geopolitico, a cui sono connessi alcuni fattori di ostacolo alla realizzazione delle opere (come ad esempio l’aumento dei costi), sia delle criticità emerse durante la prima fase di attuazione». E, da qui, l’ipotesi di eliminare alcune misure la cui attuazione per tenere conto sia del mutato contesto geopolitico, a cui sono connessi alcuni fattori di ostacolo alla realizzazione delle opere (come ad esempio l’aumento dei costi), sia delle criticità emerse durante la prima fase di attuazione.

Nel paragrafo, infatti, viene ricordato che alla data del «10 ottobre risultavano assegnati 5,6 miliardi di euro a soggetti attuatori pubblici per progetti da realizzare sul territorio calabrese, pari a 3.044 euro per abitante (tav. a2.1). Tali fondi risultavano concentrati soprattutto negli interventi associati alle missioni dedicate alla “Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo” e “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, che assorbono circa il 45 per cento delle risorse allocate. Per il 33 per cento dei fondi assegnati, la responsabilità di gestione fa capo a operatori nazionali (enti pubblici e società partecipate); tra le amministrazioni locali il ruolo di maggiore rilievo spetta ai Comuni, competenti per il 28 per cento degli importi».

«Con riguardo ai progetti del solo Pnrrper interventi da realizzare in Calabria – viene rilevato nel rapporto – a giugno 20232 i soggetti attuatori pubblici avevano bandito procedure per un importo stimato di 1,7 miliardi, pari a circa il 40 per cento del valore dei progetti che necessitano di una gara. In particolare, la percentuale di gare avviate per gli interventi relativi a “Rivoluzione verde e transizione ecologica” e “Inclusione e coesione” risultava più elevata, a fronte di un minor grado di avanzamento degli interventi rivolti a “Infrastrutture per una mobilità sostenibile” e “Salute”».

Ma non sono solo i fondi del Pnrr a preoccupare.

«Nella prima parte del 2023 la crescita dell’economia calabrese ha perso vigore, proseguendo nella tendenza che si era già manifestata a partire da metà dello scorso anno», ha rilevato Bankitalia, aggiungendo come «in base all’indicatore Iter elaborato dalla Banca d’Italia nel primo semestre l’attività economica in regione è aumentata dell’1,1 per cento, in linea con quanto osservato nel resto del Paese».

Per quanto riguarda le imprese, infatti, in un sondaggio condotto tra settembre e ottobre, «il fatturato delle imprese calabresi nei primi nove mesi dell’anno ha registrato in media un moderato incremento, ancora sostenuto dall’aumento dei prezzi di vendita. La situazione reddituale è migliorata, beneficiando anche della riduzione dei prezzi dei beni energetici, mentre gli investimenti sono rimasti su livelli contenuti, risentendo probabilmente del clima di incertezza sull’evoluzione del quadro macroeconomico e dell’innalzamento del costo del credito».

«A livello settoriale – si legge – il rallentamento ha riguardato maggiormente l’industria in senso stretto. Le costruzioni sono state ancora in parte sospinte dal completamento degli interventi di riqualificazione edilizia stimolati dal Superbonus, mentre in prospettiva potrebbe incidere di più il contributo dei lavori pubblici finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che è stato finora inferiore alle attese degli operatori. Nel terziario la congiuntura è rimasta positiva, pur risentendo della frenata delle vendite nel commercio e della debole crescita delle presenze turistiche».

«Tra i settori di specializzazione, la crescita è stata più accentuata nell’industria alimentare, che ha tratto vantaggio anche dal sostegno della domanda estera; le attività connesse all’edilizia hanno invece mostrato una dinamica peggiore», mentre il settore delle costruzione «sono emersi segnali di attenuazione della fase di espansione registrata nell’ultimo biennio. Nel primo semestre dell’anno, le ore lavorate denunciate alle Casse edili presenti in regione sono diminuite del 6 per cento, dopo il forte incremento avvenuto nello stesso periodo del 2022 (81 per cento)».

«Considerando le aziende con almeno 10 addetti, sulla base del sondaggio della Banca d’Italia condotto tra settembre e ottobre, poco meno di due terzi delle imprese si attende comunque un aumento del valore della produzione nel 2023, mentre il 14 per cento ne prevede un calo», continua il rapporto, evidenziando come invece il comparto residenziale ha registrato un andamento «ancora vivace» che ha tratto vantaggio dal completamento dei lavori stimolati dalle agevolazioni fiscali introdotte dal decreto rilancio.

Secondo i dati del monitoraggio congiunto di Enea e Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, in Calabria gli interventi riferiti al “Superbonus” al 30 settembre 2023 erano 13.783, per un importo complessivo di 2,7 miliardi di euro, ancora in aumento di oltre un quarto rispetto a fine 2022; i lavori risultavano conclusi all’81 per cento.

Il settore terziario, invece, «ha continuato a crescere, pur mostrando segnali di rallentamento. Secondo i risultati del sondaggio Sondtel su un campione di imprese dei servizi privati non finanziari, la quota di aziende con fatturato nominale in crescita nei primi nove mesi dell’anno è stata pari al 46 per cento, quella delle aziende con fatturato in calo al 15 per cento».

Nel commercio al dettaglio non alimentare, tale saldo scende però al 4 per cento. All’interno di quest’ultimo comparto, segnali più favorevoli provengono dal segmento degli autoveicoli: secondo i dati diffusi dall’Associazione nazionale filiera industria automobilistica (ANFIA), le immatricolazioni sono tornate a crescere, dopo il forte calo dell’anno scorso dovuto anche alle difficoltà di approvvigionamento delle aziende produttrici, sebbene in misura inferiore rispetto al resto del Paese (9,5 contro 20,6 per cento).

Turismo. Dopo il sensibile recupero dello scorso biennio seguito allo shock pandemico, la crescita dei flussi turistici in regione si è fortemente attenuata. Secondo le informazioni provvisorie sui primi otto mesi del 2023 fornite dall’Osservatorio sul turismo della Regione Calabria, le presenze nelle strutture ricettive in regione sono salite solo del 2 per cento rispetto al corrispondente periodo del 2022 (tav. a2.3). In particolare, i turisti stranieri sono aumentati del 18 per cento, mentre quelli domestici sono lievemente diminuiti. I pernottamenti risultano ancora inferiori di circa il 20 per cento rispetto al 2019 (37 per la componente straniera).

Per quanto riguarda il settore dei trasporti, i passeggeri transitati per gli aeroporti regionali nei primi 8 mesi dell’anno sono cresciuti del 17 per cento, tornando sostanzialmente sui livelli pre-pandemia. In particolare, i voli sono aumentati in linea con i maggiori flussi di stranieri e con la ripresa degli spostamenti dei residenti in regione.

Segnali importanti arrivano dal porto di Gioia Tauro, in cui è continuata la fase di crescita in atto dalla seconda metà del 2019. La movimentazione di container nei primi nove mesi dell’anno è salita del 2,1 per cento rispetto al corrispondente periodo dell’anno scorso (era cresciuta di oltre il 7 per cento nel 2022).

Dopo la ripresa del biennio precedente, nella prima parte del 2023 l’occupazione ha iniziato a mostrare segnali di rallentamento. Secondo i dati della Rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat, nel primo semestre dell’anno in corso il numero degli occupati in regione è cresciuto dello 0,9 per cento rispetto allo stesso periodo del 2022 (fig. 3.1.a e tav. a3.1), un aumento molto più contenuto di quello registrato nel Mezzogiorno e in Italia (rispettivamente 2,4 e 2,0 per cento).

Nella media dei primi sei mesi del 2023, il tasso di occupazione ha raggiunto il 43,5 per cento (5 decimi in più rispetto allo stesso periodo del 2022), sospinto anche dalla continua riduzione della popolazione in età da lavoro (15-64 anni) che, tra gennaio e giugno, è diminuita di circa lo 0,6 per cento; il divario del tasso di occupazione regionale dalla media nazionale si è tuttavia ampliato di quasi un punto percentuale. Anche il tasso di disoccupazione è tornato ad aumentare, raggiungendo il 16,8 per cento (14,6 nello stesso periodo del 2022). L’incremento è stato alimentato da una maggiore partecipazione al mercato del lavoro, con la conseguente crescita del tasso di attività di quasi due punti, al 52,4 per cento.

L’incremento tendenziale dell’occupazione ha riguardato esclusivamente gli uomini mentre il numero delle lavoratrici è leggermente diminuito, anche se − grazie alla crescita registrata nel biennio precedente − resta complessivamente superiore a quello del primo semestre 2019 – si legge nel rapporto –; il divario di genere nel tasso di occupazione è comunque tornato ad ampliarsi, arrivando a 24,9 punti percentuali (era 22,8 nello stesso periodo dell’anno precedente). Tra i settori, i servizi hanno fornito un contributo positivo alla crescita, a fronte di una sostanziale stabilità degli occupati nelle costruzioni; il numero di lavoratori è risultato in calo nell’agricoltura e, in minor misura, nell’industria.

L’aumento dell’occupazione è stato alimentato in particolare dal lavoro autonomo: nel primo semestre 2023 il numero dei lavoratori indipendenti calabresi è infatti cresciuto di quasi il 7 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (fig. 3.1.b) pur rimanendo al di sotto dei livelli pre-pandemia. Il lavoro alle dipendenze, invece, dopo l’espansione che ha caratterizzato gli ultimi due anni, ha fatto registrare una lieve riduzione (-0,9 per cento).

I consumi delle famiglie calabresi hanno risentito del forte calo del potere di acquisto, accompagnato da un deterioramento del clima di fiducia. L’inflazione, dopo aver raggiunto un picco a fine 2022, ha iniziato gradualmente a ridursi nei primi mesi dell’anno in corso, pur restando ancora su livelli elevati. Le famiglie in difficoltà economica hanno continuato a beneficiare di misure straordinarie volte a limitare l’impatto dei rincari dei prezzi di energia e gas. Al contempo, a seguito delle recenti modifiche normative, ha iniziato a ridursi la quota di famiglie beneficiarie del Reddito di cittadinanza, che sarà totalmente sostituito a partire dagli inizi del 2024 dall’Assegno di inclusione, destinato a una platea più ristretta di nuclei familiari.

La crescita dei prestiti bancari alla clientela privata si è indebolita, riflettendo principalmente il calo della domanda connesso con il rialzo dei tassi. La dinamica dei prestiti è risultata peggiore per le imprese, soprattutto per quelle di minore dimensione; per le famiglie il ricorso al credito al consumo è rimasto sostenuto, mentre le nuove erogazioni di mutui residenziali sono scese. Nonostante il peggioramento congiunturale, il tasso di deterioramento del credito si è mantenuto contenuto. I depositi bancari delle famiglie e delle imprese si sono lievemente ridotti, anche in conseguenza della ricomposizione del risparmio verso strumenti con rendimenti più elevati. (ams)

Pnrr, Occhiuto: Italia deve spendere bene le risorse Ue per riforme necessarie

Il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha dichiarato che si riterrà «soddisfatto se riusciremo a spendere gran parte delle risorse Pnrr, ma sarò davvero felice se per spenderle facessimo davvero quelle riforme ormai indispensabili per l’Italia».

«Riformare, del resto, significa creare le condizioni per spendere presto e bene», ha evidenziato il governatore intervenendo a Roma all’evento Pnrr, a che punto siamo?, promosso da Affari&Finanza, il settimanale economico di Repubblica.

«Ricordo il dibattito nella fase preparatoria del Piano nazionale di ripresa e resilienza – ha proseguito –. Si diceva che ci volevano le risorse, ma anche le riforme. Del resto, se mettessimo sui piatti di una bilancia da una parte le risorse e dall’altra le riforme, credo che peserebbero molto più le riforme. E invece negli ultimi anni abbiamo riempito i vagoni di un treno con risorse, molte prese solo a prestito dall’Europa, ma nel frattempo non abbiamo costruito i binari per far viaggiare speditamente questo treno».

«C’è un vezzo tipico del nostro Paese – ha aggiunto – che è quello di concentrarsi più sulle risorse che sulle riforme. E per questa ragione oggi siamo impegnati a fare le riforme mentre il treno è in corsa, una cosa molto complicata. Alla fine del ciclo previsto dal Pnrr noi misureremo la qualità dell’azione istituzionale del governo nazionale e dei governi regionali in relazione alla capacità che questi esecutivi avranno avuto di riformare il Paese per spendere le risorse».

«Vede, io sono presidente della Regione Calabria da due anni – ha ricordato –. Appena insediatomi ho trovato 1 miliardo di fondi del Fondo di sviluppo e coesione e 1 miliardo di fondi Por non spesi dai miei predecessori, e sto facendo di tutto per spendere queste risorse e non perderle».

«In generale nel Paese paghiamo spesso un eccesso di ottimismo in relazione ai fondi comunitari – ha concluso – rimandiamo, non rendicontiamo per tempo, dilatiamo alcune procedure, e spesso finiamo per perdere fondi. Questo non deve succedere». (rrm)

L’OPINIONE / Francesco Napoli: Come creare sviluppo se non si spendono fondi Pnrr?

di FRANCESCO NAPOLI –  Il Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede per l’Italia le risorse più ingenti, 191 miliardi di euro. Tantissimi soldi, gran parte a prestito, che però il nostro Paese fa fatica a spendere: appena il 14%.

Gli economisti milanesi Boeri e Perotti hanno osservato che «si è voluto portare a casa più soldi possibili per porsi il problema di come spenderli».

Al contrario si sarebbero dovute definire «le nostre esigenze e le nostre priorità, le nostre capacità di realizzare e decidere di conseguenza quanto prendere a prestito».

Entro quest’anno l’Italia avrebbe dovuto spendere 60 miliardi, siamo a meno della metà. Se si dovesse continuare su questa strada ovvero ad avanzare a ritmo di 500 milioni di spesa al mese non solo l’economia non ripartirà ma difficilmente si chiuderà il piano entro giugno 2026.

Il Pnrr è nato per rilanciare l’economia e avviare le transizioni verde digitale ed aumentare, come effetto a medio e lungo termine, la resilienza del tessuto economico rispetto alle sfide del mercato globale

È urgente, in un periodo di crescita zero per l’intero territorio nazionale con una situazione allarmante per il Sud, accelerare semplificazioni e snellimenti della macchina burocratica, azioni necessarie per mettere a terra subito le risorse, aprire i cantieri e, sul fronte privato, far decollare un grande piano di sviluppo economico. (fn)

[Francesco Napoli è presidente di Confapi Calabria]

SERVE IL CONFRONTO E UN PATTO SOCIALE
LA RICETTA CISL PER RIPARTENZA E PNRR

di TONINO RUSSO – Il tema del lavoro, e del lavoro dignitoso resta centrale nella nostra regione per i tanti precari, per i giovani costretti a lasciare la Calabria, per chi perde l’occupazione, per le famiglie. Ci aspettiamo parole chiare al “Tavolo regionale per i servizi e le politiche del lavoro” convocato per il 13 novembre alla Regione Calabria.

Ad ogni livello del confronto, dal Governo alle Regioni, nel dialogo con le associazioni datoriali la Cisl è impegnata con senso di responsabilità a cercare soluzioni condivise secondo una precisa linea di azione che è nel nostro Dna e si riassume in tre parole: concertare, contrattare, partecipare. Si riassume nello stare ai tavoli senza stancarsi; nell’agire non come partito politico, ma dialogando con tutti e facendo valere le proprie ragioni senza fare sconti a nessuno.

Perché quando le nostre richieste non vengono ascoltate, come sta avvenendo con il Governo in tema di pensioni, in relazione alla legge di bilancio che speriamo venga corretta in Parlamento, questo non ci sta affatto bene. Il Segretario Generale Luigi Sbarra ha, con tutto il Comitato Esecutivo nazionale, messo in evidenza luci ed ombre della manovra finanziaria. La Cisl propone con determinazione, anche in tema di unità nell’azione sindacale, “la via che porta a un nuovo Patto sociale per far ripartire investimenti e riforme, difendere il potere d’acquisto e i risparmi di lavoratori e pensionati, realizzare una nuova politica dei redditi, innalzare e redistribuire la produttività, sbloccare le infrastrutture materiali, energetiche, digitali e sociali guadagnando il Sud allo sviluppo e alla coesione, estendere in senso universale tutele e diritti dei lavoratori, abbassare le tasse sui ceti medi e popolari, affrontare in modo efficace le crisi aziendali azzerando morti e infortuni sul lavoro, rilanciando le politiche industriali, valorizzando la contrattazione e sostenendo il target strategico di una più forte partecipazione dei lavoratori alla vita e agli utili delle aziende”.

Per queste ragioni la Cisl “auspica la più ampia convergenza delle Parti Sociali e delega la Segreteria Confederale a verificare la disponibilità di Cgil e Uil a sostenere questa strategia con una manifestazione nazionale unitaria, per indicare il sentiero di un Progetto-Paese fondato sulla piena attivazione delle energie, delle responsabilità e delle competenze sociali nella costruzione del futuro”. Questa posizione  la Cisl calabrese l’ha condivisa all’interno dell’Esecutivo nazionale e la fa propria qui, nel nostro territorio. Mai come oggi è possibile attingere a risorse importanti, come quelle del Pnrr, quelle del Fondo Sviluppo e Coesione di cui l’80% va al Sud e la spesa è molto rallentata, per intervenire in vari ambiti, per rilanciare la crescita, per creare lavoro finalizzato alla realizzazione di infrastrutture materiali e immateriali. Risorse del Fondo sviluppo e coesione e Zes unica devono far diventare attrattivi i territori del Sud, a partire dai sistemi portuali. Abbiamo giudicato positivamente lo stanziamento di 3 miliardi per la S.S. 106: ora si tratta di mettere a terra gli investimenti e realizzare le opere, aprendo i cantieri, ma anche ultimando gli interventi.

Per queste ragioni urge il confronto con Regione, Anas, Rete Ferroviaria Italiana, sugli interventi programmati, per fare chiarezza su cronoprogrammi, percorsi e tempi di realizzazioni. Per queste ragioni è necessario un confronto serrato sui temi del lavoro dignitoso, sicuro, stabile, orientato verso lo sviluppo. Per queste ragioni tutti gli interventi sul sistema sanitario devono essere orientati verso il miglioramento del servizio, il dare dignità al personale che vi opera tra mille difficoltà, la qualificazione dell’offerta, la riduzione di liste d’attesa ed emigrazione sanitaria.

La tutela dell’ambiente e la messa in sicurezza del territorio necessitano di una più attenta ed oculata riflessione sugli interventi necessari ad evitare tragiche sciagure. A valorizzare le tante ricchezze naturali che la Calabria offre, a partire dalla risorsa mare, per incentivare il mercato turistico.  Le tante vertenze aperte negli enti strumentali della Regione Calabria richiedono immediati tavoli di confronto utili a migliorare la qualità dei servizi erogati e ad evitare mortificazioni al personale che vi opera, spesso insufficiente e sottodimensionato.

La Cisl crede nella partecipazione, come testimonia anche la raccolta di firme in corso per la presentazione della legge popolare sul coinvolgimento dei lavoratori nella gestione delle imprese, impegno che stiamo portando avanti anche qui in Calabria. È un segnale di speranza, di novità, una proposta che porteremo in Parlamento perché sia finalmente attuato l’art. 46 della Costituzione per una più matura democrazia economica che veda protagonisti i lavoratori. ν

(Tonino Russo è il segretario generale Cisl Calabria)