È IL RECOVERY, BELLEZZA. ADDIO AL PONTE
DIMENTICATE LA CALABRIA, GIOIA E SS 106

di SANTO STRATI – Adesso ci si può proprio dimenticare del Ponte sullo Stretto: nel Recovery Plan messo a punto dal Governo non ce n’è traccia. Come non c’è traccia di finanziamenti da destinare al vero volano di sviluppo per la Calabria che è il Porto di Gioia Tauro, né per ricostruire ex novo la ss 106 o comunque avviare quel piano di risanamento della strada della morte ormai non più rinviabile. Si sono svegliati tutti, o quasi, dall’inspiegabile torpore che ha preso i nostri politici calabresi a proposito dei soldi dell’Europa per il post-Covid, ma temiamo sia un po’ tardi. Tardi per riscrivere completamente quel “benedetto” Recovery Plan che serve a convincere la UE a sganciare una paccata di miliardi (223, per essere precisi) a fronte di progetti infrastrutturali. Una sola la voce fuori dal coro, con l’innegabile sospetto che non abbia letto il documento: la deputata cosentina Enza Bruno Bossio (Pd) elogia gli investimenti previsti per il potenziamento della linea ferroviaria Salerno-Reggio Calabria arrivando a definirli «robusti interventi». «Un primo importante e significativo passo è compiuto» ha detto in una nota, improvvidamente diffusa senza, probabilmente, confrontarsi o riflettere sul fatto che i finanziamenti di cui tesse le lodi sono già stati previsti in un piano del 2012 e ammontano a poco più di 500 milioni a fronte di 223 miliardi messi a disposizione dell’Italia. Se non è sopraffazione questa nei confronti di una Calabria dimenticata, ancora una volta vilipesa, svillaneggiata per l’inezia dei suoi rappresentanti politici forse più preoccupati della crisi di governo che di iniziative per la propria terra.

L’indignazione – abbiamo scritto ieri – non basta più. Ma cosa si può fare? L’opera principale che avrebbe costituito una straordinaria opportunità per creare occupazione e sviluppo, il famigerato Ponte sullo Stretto, ce la possiamo dimenticare. Durante la campagna elettorale per le regionali dei mesi scorsi Conte aveva rilanciato l’idea del Ponte, tanto per mostrare un minimo d’attenzione nei confronti della Calabria, ma poi ci aveva pensato la sua ministra alle Infrastrutture, l’inadeguata (non lo diciamo noi) Paola De Micheli che aveva espresso l’esigenza di avviare nuovi studi di fattibilità sulla soluzione da scegliere per l’attraversamento stabile dello Stretto. Altri studi di fattibilità quando c’è già un progetto immediatamente eseguibile che langue da anni per l’incapacità dei nostri politici di alzare la voce ed esprimere forte l’istanza dei calabresi che ragionano. Contro una minoranza da sempre contraria al Ponte per partito preso e non per obiettive ragioni: non c’è nessun problema sismico che non si possa affrontare con le moderne tecniche di costruzione e i nostri progettisti, dotati di solidi attributi, rappresentano l’eccellenza nel panorama mondiale. Ma l’opposizione al collegamento stabile (lasciamo perdere la risibile proposta del tunnel) l’ha sempre avuta vinta, tra pseudo-ecologisti di giornata, ambientalisti catastrofisti e una bella e assortita comitiva di quelli che dicono sempre di no (ogni riferimento ai Cinque Stelle è decisamente voluto, non casuale). E Conte, ricevendo i sindaci delle cinque province in rappresentanza di tutta la Calabria, qualche mese fa, aveva promesso attenzione e impegni per la Calabria. Chi li ha visti? Ulteriore presa in giro di un Governo insensibile e troppo ballerino per occuparsi di cose importanti. Conte ripete spesso il suo mantra: «se non cresce il Sud non cresce il Paese». Ma come cresce il Mezzogiorno, con le briciole del Recovery Plan?

Ora, avviene che l’ultima occasione reale per veder realizzare un’opera colossale dai grandiosi impatti di natura tecnologica, turistica, paesaggistica, d’immagine, si chiama Recovery Fund, ovvero Next Generation Ue, ma nessuno ha minimamente pensato di inserire il progetto (ripetiamo già pronto, da rinnovare soltanto nella scelta dei materiali di nuova generazione ancora più sicuri per le zone ad alta densità sismica), nessuno ha voluto verificare se ci fosse il minimo ostacolo perché l’Europa dicesse no a un investimento infrastrutturale di 8-10 miliardi (tanto costa realizzare il Ponte). Ovvero, hanno pensato bene di “dimenticarsene”. «A pensar male – diceva Andreotti – si fa peccato ma spesso ci s’azzecca». Purtroppo mai parole risultano più profetiche e adatte alla circostanza.

Sul Ponte ha insistito Renzi, nel dichiarare guerra al presidente Conte, ma ne ha smontato l’ardire Romano Prodi che, ospite da Giovanni Floris a Di Martedì, ha detto testualmente: «Renzi ha chiesto il Ponte sullo Stretto a Conte». Prodi ha anche immaginato la sua ipotetica risposta: «Se mi vesto da muratore e vado domani a costruire il Ponte sullo Stretto, Renzi chi chiederebbe il ponte sulla Sardegna…». In buona sostanza neanche Renzi crede alla grande opportunità che viene offerta a calabresi e siciliani con i quattrini dell’Europa: è stato un ulteriore pretesto per attaccare il governo e vedere l’effetto che fa. Decisamente non un bell’effetto, viste le critiche che gli sono piovute addosso da ogni parte. Probabilmente a Renzi resta sempre l’ipotesi WWF per chiedere la tutela delle razze (politiche) in via di estinzione…

Il Ponte non piace a tutti, questo è evidente, meno che meno a chi del traghettamento sullo Stretto ha fatto un business ultramilionario, ma bisogna essere onesti nel riconoscere che non ci sono realmente condizioni di non fattibilità: è semplicemente una questione di natura politica. Manca la volontà politica di realizzare il Ponte con tutto quello che potrebbe rappresentare sia per la Calabria sia per la Sicilia. Verrebbero da ogni parte del mondo solo per vederlo o per attraversarlo: c’è un esempio che rischierebbe di impallidire al confronto, il ponte rosso del Golden Gate a San Francisco. Lì aspettano the Big One, il più disastroso terremoto (ipotizzato) della storia della Valley. Ma quando l’hanno costruito (tra il 1933-1937) non c’erano le tecniche di costruzione di oggi ed era ben evidente il rischio sismico della zona. È ancora là, viene riverniciato continuamente con quel bel rosso che lo caratterizza, ad attrarre milioni di turisti. Senza avere l’incantevole e inimitabile paesaggio dello Stretto, della Costa Viola, dell’Etna che fuma e degli affascinanti gorghi marini che hanno incantato Omero.

Ma anche a voler essere indulgenti sulla storia del Ponte, non è tollerabile che un documento che è passato anche dalla Commissione Trasporti della Camera abbia di netto tagliato qualsiasi ipotesi di finanziamento alla statale 106, al Porto di Gioia Tauro, alle mille altre problematiche infrastrutturali che affliggono la Calabria. È successo, forse potrebbe cambiare qualcosa dopo l’esame del Parlamento, a fine crisi, comunque vada per il Governo, ma andrebbe completamente riscritto e non ci sono i tempi necessari.

L’unica preoccupazione per i nostri politici – questo è evidente – è evitare lo scioglimento delle Camere e dover tornare al voto. S’inventeranno la qualunque pur di restare a galla fino al regolare termine della legislatura. Dopo, quando si tornerà a votare, per molti saranno utili cartoline ricordo di Montecitorio e Palazzo Madama, unico memo di nostalgia di momenti decisamente irripetibili. (s)

Enza Bruno Bossio (Pd): «Soddisfatta del testo del Recovery Plan»

«Un primo importante e significativo passo è stato compiuto». Ad affermarlo è la parlamentare del PD, Enza Bruno Bossio, che aggiunge: «Il testo del Recovery Plan, approvato dal Consiglio dei Ministri, ha accolto le priorità indicate in sede parlamentare, in particolare dalla Commissione Trasporti della Camera dei deputati, per la realizzazione delle opere infrastrutturali ferroviarie finalizzate all’abbattimento del tasso di perifericità e garantire tempi più rapidi nei collegamenti infraregionali e dalla Calabria verso il resto del Paese».

«Nel Piano – prosegue la deputata PD – è stata prevista la realizzazione della linea di Alta Velocità Salerno-Reggio Calabria e la elettrificazione della linea ferroviaria jonica  Sibari-Reggio Calabria. Due opere strategiche, di profondo significato storico, che contribuiranno all’elevamento della capacità produttiva del sistema economico e sociale territoriale regionale. Non meno importante, anche perché finalizzata ad una forte modernizzazione del contesto ambientale, è la previsione nello stesso Piano, della realizzazione  della nuova ferrovia regionale Cosenza-Catanzaro. Importanti investimenti sono previsti, inoltre, sulla linea ferroviaria Rosarno-San Ferdinando, in collegamento al gateway ferroviario del Porto di Gioia Tauro.

L’obiettivo di tutti i deputati meridionali del PD sarà quello di fare approvare, in sede di discussione al Parlamento,  norme più stringenti per la cantierabilitá e la fattibilità di queste opere entro il 2026.

Per quanto concerne la indicazione per la realizzazione dei primi lotti funzionali della linea di Alta Velocità sulla Reggio Calabria-Salerno afferma infine la parlamentare Bruno Bossio – la nostra richiesta sarà quella di accompagnare il Recovery Plan con il relativo Studio di Fattibilità. A questo scopo è stato assunto l’impegno da parte del Ministero dei Trasporti e da RFI che lo studio, già finanziato a maggio dal Decreto “Rilancio”, dovrà essere completato entro la data di approvazione da parte del Parlamento dello stesso PNRR». (rp)

Pitaro (Gruppo Misto): La Calabria deve farsi sentire sul Recovery Plan

Il consigliere regionale del Gruppo MistoFrancesco Pitaro, ha dichiarato che «sul Recovery Plan la Calabria deve farsi sentire dal Governo, unita e forte».

«Lascia l’amaro in bocca – ha aggiunto – la sparizione, d’emblée, dell’Alta velocità ferroviaria e del Porto di Gioia Tauro dal Recovery Plan approvato dal Governo. Naturalmente, la programmazione dei 220 miliardi di euro dovrà essere discussa, confrontata con le parti sociali e approvata dal Parlamento prima di finire a Bruxelles. E però questo primo inizio non può che allarmare».

«Svela la persistenza – ha spiegato – di una scarsa volontà politica e culturale delle Istituzioni nazionali ad utilizzare le risorse anche per rimuovere il divario di sviluppo Nord-Sud nel rispetto del principio dell’addizionalità raccomandato dall’Europa. E, al contempo, segnala il ritardo della Calabria nella capacità di aprire un forte, partecipato e intenso dibattito pubblico su questo fondamentale dossier che dovrà servire a metterla al passo col resto del Paese».

«È un ritardo che può (deve!) – ha sottolineato il consigliere regionale – essere ancora recuperato, superando l’autoreferenzialità della Regione nella gestione di questa chance non ordinaria ma storica per il Mezzogiorno. Perché solo con il coinvolgendo di tutte le forze politiche, maggioranza ed opposizione (e sarebbe opportuno un Consiglio regionale ad ok per discutere del Next Generation Ue), degli attori dello sviluppo, i Comuni, l’Università e le istanze più rappresentative della società civile, si potrà esercitare – sulla base di una progettualità complessiva elaborata anche con il sussidio delle tante competenze tecniche di cui disponiamo –  la necessaria pressione politica e sociale, affinché il trasversale vizio italiano di discriminare il Sud e la Calabria nelle scelte di politica economica cessi una volta per tutte». 

«Se la Calabria – ha concluso Pitaro – subisce senza reagire l’abilità delle aree forti del Paese, lobby e interessi consolidati ad accaparrarsi magna pars degli oltre 220 miliardi del Recovery Fund, e la nota propensione a dividersi al suo interno, che è una delle cause del suo ritardo di sviluppo, rischia di perdere l’opportunità di riscatto che l’Europa ci offre. Non possiamo consentirlo». (rrc)

Recovery Plan, Magorno (IV): Uniti per non lasciare indietro la Calabria

Il senatore di Italia VivaErnesto Magorno, ha dichiarato che «è il momento di fare squadra e attivare ogni strumento possibile per colmare questo gravissimo vuoto di memoria che ha subito la Calabria nel Recovery plan».

«Il fatto – ha aggiunto – che siano spariti investimenti cruciali per l’alta velocità, per la rete portuale e in particolare per l’hub di Gioia Tauro, l’assenza di ogni minima progettualità per la rete infrastrutturale e logistica della nostra regione non può essere accettata. Ho già annunciato che, in assenza di dovute correzioni, come già fatto con il decreto Calabria sono intenzionato a non votare il piano».

«Ora – ha proseguito Magorno – credo che non solo debbano scendere in campo tutti i parlamentari calabresi ma anche le altre articolazioni istituzionali, a partire dall’Anci. L’associazione dei Comuni ben sa quanto questa dimenticanza senza precedenti possa complicare la vita dei calabresi e impedirci di consegnare alla “next generation” calabrese qualcosa di concreto che vada oltre le inutili dichiarazioni d’intenti. Molti sindaci hanno già fatto sentire la propria voce di protesta».

«Credo – ha concluso – che un intervento vigoroso da parte dell’Anci possa essere determinante per dare concretezza a una battaglia di giustizia e di verità finalizzata a riscattare il destino della nostra terra che, evidentemente nei piani del Governo, può essere condannata all’irrilevanza, ignorando però che senza il traino del Sud il nostro Paese continuerà ad arretrare rispetto all’Europa ed al resto del mondo». (rp)

RECOVERY, L’INDIGNAZIONE NON BASTA PIÚ
LA CALABRIA NON PUÒ RESTARE IN SILENZIO

di SANTO STRATI – La scandalosa “elemosina” riservata dal Recovery Plan alla Calabria (poco più di 500 milioni a fronte di 223 miliardi che l’Europa ha offerto all’Italia), dopo la nostra denuncia di mercoledì sera su Telemia (con l’anticipazione della prima pagina di giovedì) e la pubblicazione sul quotidiano di giovedì qualcosa si sta muovendo. Come si può leggere negli interventi di cui riferiamo in altra parte del quotidiano, la mobilitazione è d’obbligo e l’indignazione, a questo punto, non può bastare. La Calabria non deve e non può restare in silenzio, soprattutto nei confronti dei suoi rappresentanti in Parlamento che hanno piena responsabilità per la mancata vigilanza sul nuovo “scippo” perpetrato ai danni della nostra terra. Si tratta di capire che cavolo combinano i nostri deputati e i nostri senatori che evidentemente sono distratti da altri interessi. Anche se le elezioni sono lontane, i collegi andrebbero comunque coltivati data l’aria che tira e considerato che della pattuglia dei 30 parlamentari attuali ne resteranno 19 (13 deputati, 6 senatori – erano rispettivamente 20 e 10), dopo l’approvazione della legge che ha ridimensionato il Parlamento, con un referendum che – ancora una volta – ha penalizzato le regioni più deboli, come la Calabria.

Il documento approvato in Consiglio dei Ministri (160 pagine che alleghiamo per chi voglia documentarsi direttamente) è stato scritto probabilmente pensando a un’Italia sempre vista a due trazioni: il Nord opulento e ricco, il Mezzogiorno straccione e destinato alla povertà perpetua. Ebbene, sarà il caso di segnalare a chi ha ancora una visione così manichea del divario Nord-Sud che le cose non stanno proprio così. Il Sud soffre di troppa indulgenza (colpevolmente prestata) nei confronti della classe politica degli ultimi 50 anni e da qui tutte le disgrazie dei un Mezzogiorno reietto e dimenticato, un fastidio per qualcuno che dimentica che le fortune del Settentrione si devono alle braccia, alla manodopera, ma anche all’ingegno, di milioni di meridionali che hanno lavorato per le grandi fabbriche. Producendo ricchezza in cambio, spesso, di condizioni umili, di un disagio diffuso, di sacrifici immani. Epperò, questa massa di “cafoni” venuti dal Sud ha dato un contributo straordinario alla crescita e allo sviluppo del Paese, quello sì a due velocità.

Per il Mezzogiorno la crescita continua a rimanere un miraggio se si continua ad alimentare la fuga dei cervelli, a sostenere l’emigrazione intellettuale delle risorse migliori tra i nostri ragazzi, costretti ad andar via per assenza di opportunità e di prospettive. Il Recovery Fund è forse l’ultima occasione, unica, per offrire le condizioni di occupazione, formazione, lavoro ai ragazzi del Sud, ai giovani calabresi che mostrano, in ogni occasione, di avere talento, estro e operosità, da far invidia a chiunque. L’occasione di una valanga di denaro, ossigeno per un Paese piegato e piagato dal coronavirus, è straordinaria per immaginare uno scenario fatto di progetti, programmi, proposte operative. E invece, cosa succede? Succede – come abbiamo scritto giovedì – che ci sono appena briciole per una terra che ha bisogno di infrastrutture, la cui realizzazione si traduce, abitualmente, in un gigantesco indotto con sbocchi occupazionali per tutti: dai laureati ai manovali, dai progettisti ai carpentieri, dai ristoratori ai tecnici d’informatica. No, invece si spolvera un vecchio progetto (è del 2012) sull’adeguamento della ferrovia Salerno-Reggio Calabria, senza neanche prevedere la realizzazione di una nuova linea ferrata apposta per l’Alta Velocità/Alta Capacità, ed è tutto. Del Ponte sullo Stretto (altra grande opportunità per alimentare occupazione) neanche a parlarne, della statale 106 nessuna traccia, di tutto il piano mobilità di cui la Calabria necessita in modo organico e urgente, niente di niente.

E pensare che hanno cominciato a lavorare a questo documento dal 7 dicembre, quando la parola Recovery Plan apparve per la prima volta all’ordine del giorno del Consiglio dei Ministri. Un documento che prima di arrivare al testo finale (?) di martedì, prima che scoppiasse il bubbone Renzi-crisi di governo, a quanto pare, ha subito continue riscritture, con alti e bassi, metti e togli, della maggioranza. Il Recovery Fund più pomposamente si chiama, in realtà, Next Generation Ue, un progetto che ha il compito di rimettere in moto i Paesi europei dopo la pandemia. Erano inizialmente 196 miliardi (la cifra più alta tra i Paesi europei perché si teneva conto del disagio socio-economico dei territori del Mezzogiorno), ma il già sostanzioso pacchetto di aiuti ha ricevuto altri contributi dal fondo di coesione, arrivando a 223 miliardi. Per trovare, lungo il cammino preparatorio, altri 7 miliardi dai fondi strutturali europei e circa un’ottantina di miliardi di risorse programmate nel quinquennio 2021-2026 dal bilancio italiano.

Alcune voci di spesa (tipo Sanità che da 9 miliardi è stata portata a oltre 20) hanno dato il pretesto a Renzi per attaccare a testa bassa l’intero documento e provocare la crisi di governo. Il testo attende ora i contributi di Parlamento, Regioni, Comuni e, soprattutto, parti sociali e imprenditori. Che il Sud, nella sua generalità, risulti penalizzato non è corretto affermarlo, ma che la Calabria sia stata mortificata e offesa (e defraudata di quanto gli spetterebbe di diritto) è una cosa che salta subito all’occhio. Ora la parola passa a chi la può avere. Superata la crisi, dopo martedì, Conte 3 o quello che sarà, occorre che i nostri parlamentari si rimbocchino le maniche e comincino a battere i pugni, alzando anche la voce se serve. Non è detto che qualcuno li ascolti, ma val la pena provarci. No? (s)

IL TESTO COMPLETO DEL RECOVERY PLAN

Recovery Plan, Spirlì: Nessun grande progetto per la Calabria, ma noi abbiamo pronti piani per 4,5 miliardi

Il presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì, in merito al Recovery Plan approvato dal Governo, ha dichiarato che «è evidente che la Calabria non è nel cuore del ministro Paola De Micheli, come dimostrato dalla fuffa che ha sempre inserito nei suoi interventi sul e per il territorio calabrese».

«Per De Micheli – ha aggiunto – il ponte sullo Stretto potrebbe benissimo essere sostituito da una ciclabile. Quanto al porto di Gioia Tauro, dal ministro piacentino ha avuto la stessa considerazione di una mestolata di brodo con anolini industriali. Per non dire del progetto sull’Alta velocità che, probabilmente, sarà stato confuso con i limiti di velocità che la stessa De Micheli avrà certamente superato mentre si allontanava dalla Calabria».

«Al ministro – ha proseguito il presidente – siamo simpatici quanto un pugno sui denti. Probabilmente, De Micheli e il suo Governo hanno l’urgenza di servire altri territori, visto che, tra i grandi progetti previsti, non ce n’è uno che riguarda la Calabria. Per fortuna, questa regione sa fare da sé, dal momento che è riuscita a presentare progetti seri e concreti, per un ammontare di 4,5 miliardi, per le infrastrutture stradali, portuali e ferroviarie. Il nostro auspicio è che nessuno abbia intenzione di ribaltarli per penalizzarci ulteriormente».

«Ringrazio –ha concluso Spirlì – l’assessore alle Infrastrutture, Domenica Catalfamo, e il dipartimento Programmazione, diretto da Maurizio Nicolai, per il lavoro svolto e per l’alta qualità dei progetti presentati: sono una speranza in più per la Calabria e per quelle nuove generazioni che non dovranno patire le mutilazioni dettate dall’ottusità di ministri inesperti e improvvisati. Mi auguro che la nostra regione e l’Italia possano dimenticare presto De Micheli e il suo Governo». (rcz)

Magorno (IV): Gravi sottrazioni alla Calabria nel Recovery Plan

Il senatore di Italia VivaErnesto Magorno, ha preso atto di «una vera e propria spoliazione a danno della Calabria all’interno del Recovery plan, così come proposto dal Governo».

«Sono molto gravi – ha aggiunto – le notizie che ci giungono sulla rimozione di una serie di fondamentali investimenti sull’alta velocità in Calabria: interventi che pure erano stati annunciati in pompa magna e che avrebbero inciso notevolmente su una condizione di oggettiva emarginazione e isolamento in cui si trova immersa la regione proprio a causa dei deficit logistici».
«Scopriamo, invece – ha proseguito Magorno – che il piano approvato dal Consiglio dei ministri cancella interi capitoli che riguardano la Calabria, e per entrambe le dorsali ferroviarie non è previsto alcun tipo di investimento. Destino amaro anche per quanto riguarda il porto di Gioia Tauro, una delle infrastrutture più importanti del Mediterraneo e area carica di forza espansiva. Anche in questo caso, il Recovery plan non ne fa menzione al contrario delle aree portuali di Genova e Trieste».
«Si porta avanti, dunque – ha detto ancora – un’opera di rimozione di un’intera parte del Paese. Sarebbe stato necessario un robusto piano di investimenti, sul fronte dell’occupazione, delle opere pubbliche, del rilancio economico e invece ci troviamo di fronte a una programmazione scarsa e insufficiente tale da mettermi nelle condizioni di non poter dare il mio voto favorevole, così come già accaduto per il decreto Calabria».
«Mi auguro che – ha concluso – di fronte a questo scenario di estrema gravità, tutti i parlamentari calabresi siano dalla parte della propria terra, facciano sentire la propria voce di protesta e indignazione e difendano fino in fondo il destino della nostra regione». (rp)

Innocenza Giannuzzi (Confartigianato Imprese Cz): Alla Calabria solo un contentino con il Recovery Plan

Innocenza Giannuzzi, vicepresidente di Confartigianato Imprese Catanzaro, ha sottolineato che alla Calabria, con il Recovery Plan, sono state date solo le “briciole” in quanto è previsto solo il collegamento ferroviario ad alta velocità/alta capacità Salerno-Reggio Calabria.

«Il Recovery Plan – ha spiegato la vicepresidente – comprende 179 pagine. Come si legge nella bozza: “si articola in 6 Missioni, che a loro volta raggruppano 16 Componenti funzionali a realizzare gli obiettivi economico-sociali definiti nella strategia del governo. Le Componenti si articolano in 47 Linee di intervento per progetti omogenei e coerenti”. Linee guida dettagliate, con programmi di riforme e voci di spesa, che serviranno all’Italia per investire i 209 miliardi complessivi in arrivo da Bruxelles con il Recovery Fund».

«In Italia – ha aggiunto – il Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede tre assi strategici: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale. A questi si aggiungono le tre priorità trasversali: donne, giovani, Mezzogiorno. Per la Calabria? Il Nulla! L’unico intervento previsto per la nostra regione è il nuovo collegamento ferroviario ad alta velocità/alta capacità Salerno-Reggio Calabria, per un importo complessivo inferiore al miliardo di euro. Certamente sarà prevista un linea Avc, ciò vuol dire che, attraverso dei lavori sulla linea tradizionale, si porterà la velocità massima a 200 km/h, e non una Velocità di Rete (Avr). In quest’ultima sono comprese sia le linee Avac (quindi 300-350 km/h), sia le linee tradizionali».

«Per semplificare – ha proseguito – un ennesimo “contentino”. Cavilli, briciole, minuzie. Se l’obiettivo è quello di tornare a investire, di risollevare l’Italia, messa a dura prova dalla pandemia del Coronavirus, la maggior parte dei fondi dovrebbero essere investiti al Sud, e dunque in Calabria, che è stata senza dubbio quella più colpita dal momento pandemico e, allo stesso tempo, è quella che più può risollevare le sorti del nostro Paese. A livello di enunciazione, il Sud è una priorità trasversale nel Recovery Plan per ridurre i divari territoriali e liberare il potenziale inespresso di sviluppo del Mezzogiorno. Ciò in coerenza strategica con il “Piano Sud 2030” e integrando le risorse del Pnrr con quelle per le politiche di coesione europee e nazionali in corso di programmazione». 

«Una quantificazione precisa delle risorse del Pnrr – ha concluso – per il Mezzogiorno non è possibile, e sarebbe sempre incompleta, proprio perché il Sud è priorità trasversale a tutte le sei missioni. L’impatto di tali risorse, però, è stato stimato con riferimento al Pil delle regioni meridionali e ai livelli occupazionali. Ma, come sempre, l’inganno che si perpetua nei confronti della Calabria è continuo Nel silenzio delle forze politiche, Confartigianato Imprese Catanzaro invita i Calabresi (ed anche coloro che ormai vivono all’estero) a realizzare un piano strategico da presentare sulle linee previste dal Recovery Plan: non è possibile che si perpetui sempre questo scippo nei confronti della regione baricentrica nel bacino del Mediterraneo!». (rcz)

 

EUROPEA LA NUOVA BEFFA PER LA CALABRIA
DAL RECOVERY PLAN APPENA 0,5 MILIARDI…

di FABIO PUGLIESE – Il Piano Nazionale di ripresa e resilienza “#Next Generation Italia” approvato martedì in Consiglio dei Ministri, in materia di infrastrutture rappresenta nei fatti  la più grande colossale sconfitta nella storia della Calabria.

Oltre 220 miliardi di euro di investimenti e di questi al settore Infrastrutture ne saranno destinati 27,7. Un investimento unico nella storia d’Italia che però in Calabria non prevede praticamente nulla. Nella nostra regione, infatti, l’unico intervento previsto è il nuovo collegamento ferroviario ad alta velocità/alta capacità Salerno-Reggio Calabria per un importo di meno di un miliardo di euro complessivo.

Alla Calabria viene quindi destinato un finanziamento che nei fatti non supererà i 500 milioni di euro e che viene peraltro concentrato sulla costa tirrenica. L’importo restante, oltre 27 miliardi di euro, sarà investito nelle altre regioni italiane che, per inciso, godono di una rete infrastrutturale migliore di quella calabrese.

Tutte le forze politiche, nessuna esclusa, avevano sostenuto la necessità di finanziare il Ponte sullo Stretto ritenendola l’opera addirittura una “priorità infrastrutturale per la Calabria”. Nella realtà sarebbe stato molto meglio fare un’analisi costi-benefici per capire se la priorità infrastrutturale per la nostra regione era davvero quella di dover investire 4 miliardi di euro per la realizzazione di 3,5 chilometri di ponte oppure se, invece, sarebbe stato più conveniente investire quell’importo per realizzare oltre 200 chilometri di nuova strada Statale 106 su un tracciato ex novo in collina che avrebbe potuto rilanciare l’intera costa jonica calabrese evitando vittime, feriti e, soprattutto, spopolamento (in particolare giovanile).

Tuttavia, la novità è che nel Piano non c’è neanche il Ponte sullo Stretto ed anche questo è un fatto. Purtroppo è tutto nero su bianco.

Già prima della pandemia sia l’Istat che il rapporto Svimez evidenziavano le criticità legate all’area jonica calabrese. La crisi economica, la crescente disoccupazione, la diminuzione delle nascite, lo spopolamento caratterizzato sempre più da giovani (peraltro laureati), secondo gli studiosi avrebbero determinato a breve un ulteriore arretramento dello sviluppo e del progresso economico. Già prima della pandemia, secondo il rapporto Svimez, nel 2050 sulla costa jonica calabrese avremmo perso circa 150 comunità: significa che oltre 150 comuni sarebbero diventati “paesi fantasma” esattamente come oggi è Roghudi Vecchio.

Oggi e, soprattutto, tra qualche manciata di mesi dopo la pandemia, è davvero difficile pensare che questa prospettiva possa migliorare ma, anzi, peggiorerà per la crescente crisi economica ed in considerazione delle scelte assunte dal Governo che nei fatti ha deciso di non investire nulla nell’infrastrutturazione della Calabria.

Il Governo è fatto di uomini ed oggi, in maggioranza, costituito da populisti che avrebbero dovuto cambiare il mondo dopo 50 anni di malapolitica fatta – dicevano – di ruberie, corruzione e disonestà. Costoro oggi siedono in parlamento per merito delle loro denunce che nei cittadini hanno trovato larga condivisione. Però oggi c’è da chiedersi: qual è stata nei fatti  la loro visione? Quali sono state le loro scelte? Quali soluzioni hanno messo in campo per risolvere i nostri problemi?

Oggi il richiamo di Joe Biden agli americani “sognate con ambizione” stride fortemente con la desertificazione culturale espressa da un Governo cieco e, soprattutto, da una classe politica e parlamentare calabrese che non è stata capace di mettere al centro un’idea, una proposta ed una visione diversa che potesse far comprendere le potenzialità di una regione e di un’area in particolare, quella jonica, che poteva diventare strategica per l’intero Mezzogiorno e per l’Italia. Quindi anche per l’Europa.

Quello che non c’è scritto nel Piano Nazionale di ripresa e resilienza “#Next Generation Italia” non è colpa solo del Governo ma è colpa, soprattutto, di quei parlamentari e delle forze politiche calabresi che dovevano accendere una luce e hanno deciso di non farlo!

Essi avrebbero dovuto far comprendere al Governo che era necessaria lungimiranza e coraggio per costruire un futuro al Sud, in Calabria, sulla costa jonica calabrese. Avrebbero dovuto proporre investimenti utili e far comprendere che questi avrebbero generato lavoro, occasioni di produzione, fonti di maggiore reddito, ma soprattutto lo strumento attraverso il quale i cittadini di questo territorio avrebbero potuto contribuire al progresso morale e materiale della società.

Oggi, purtroppo, è già troppo tardi perché è tutto scritto ed approvato. Abbiamo perso una grande occasione, forse l’ultima. Cosa resta? Solo un grande bisogno di speranza per andare avanti… (pf)

Vono (IV): Recovery Plan, serve più impegno per il Sud

La senatrice di Italia VivaSilvia Vono, ha sottolineato che nel piano del Recovery Plan, serve più impegno per il Sud.

«Pur essendo convinta – ha detto – che l’Italia non può rinunciare a 209 miliardi è nostro dovere intervenire per un ulteriore miglioramento del piano».

«Per le infrastrutture del Mezzogiorno – ha aggiunto – intravedo, oltre alla poca efficacia delle azioni, come la semplice velocizzazione della SA-RC, una visione molto miope con l’uso dei fondi di coesione in un contesto improprio. Proporremo le nostre osservazioni affinché le risorse possano essere meglio destinate e poi investite». (rp)