Reddito di Cittadinanza, l’allarme dei sindaci: Noi sindaci lasciati soli

L’aggressione subita dal sindaco di Carolei, Francesco Iannucci, conferma la gravità dell’allarme che avevamo lanciato all’indomani della soppressione del reddito di cittadinanza. Sta per divampare in Calabria l’incendio della protesta sociale» È l’allarme lanciato dai sindaci di Reggio, Cosenza, Catanzaro e Crotone, rispettivamente Paolo Brunetti, Franz Caruso, Nicola Fiorita e Vincenzo Voce, a seguito dell’aggressione al sindaco di Carolei, Francesco Iannucci.

«I sindaci calabresi – hanno detto – chiamati a gestire un’emergenza sociale che da noi è particolarmente acuta, sono soli e senza difese. Era da decenni che non si vedevano cittadini disperati davanti ai portoni dei Comuni».

«Il cinismo del Governo – hanno continuato i primi cittadini – sta provocando una vera e propria situazione di tensione sociale che in autunno si aggraverà ulteriormente e nei primi mesi del 2024 diventerà una vera e propria bomba, quando non ci saranno nemmeno i contributi per l’assistenza alloggiativa».

«Senza reddito di cittadinanza e senza benefit – hanno detto ancora – l’area della povertà in Italia – ma soprattutto in regioni come la Calabria – sarà destinata ad allargarsi e pregiudicherà ogni progetto di sviluppo e di benessere per le persone».

«I sindaci della Calabria – proseguono i primi cittadini – non ci stanno a fare da parafulmini, a mettere perfino a repentaglio la propria sicurezza personale per colpe che vanno semmai addebitate ad altri. Si diano al più presto ai Comuni gli strumenti necessari per contrastare questa dilagante disperazione, si rivedano i meccanismi dei sussidi e dei sostegni a chi è rimasto dietro».

«Se continuerà questo gioco al massacro contro i sindaci – hanno aggiunto – che invece di essere aiutati vengono colpevolizzati e lasciati soli a contrastare povertà, immigrazione irregolare, depurazione, tra qualche anno nessuno se la sentirà di candidarsi a guidare le nostre Comunità».

«Al sindaco Iannucci – hanno concluso – va la nostra sincera solidarietà per quanto accaduto. Noi non lo lasceremo solo». (rrm)

A Cosenza in piazza per il Reddito di Cittadinanza

di MARIACHIARA MONACO – La fine dell’estate ha un retrogusto amaro per i numerosi percettori del Reddito di cittadinanza, i quali hanno visto andar via in poche battute, attraverso delle misure dettate dal nuovo esecutivo, un sussidio che secondo i pentastellati del Movimento 5 stelle, risulta e risultava essere necessario per contrastare la povertà.

A Cosenza, come in altre città, tanti sono stati i cittadini a  manifestare davanti alla sede Inps, insieme al Collettivo La Base. Una mobilitazione che arriva a distanza di pochi giorni dalle nuove comunicazioni dell’istituto sulla sospensione del sussidio a circa 3.000 famiglie calabresi. 

In piazza Loreto, (sede dell’Istituto Nazionale Previdenza Sociale), ci sono madri che non sanno come fare la spesa, persone che rischiano di perdere la casa. Una donna, ex percettrice del reddito, ad un certo punto mangia i croccantini dei gatti: «Non avrò più la possibilità di fare la spesa, non voglio lavorare più in nero e fin tanto che qualcuno non troverà una soluzione questa è la situazione. Non voglio essere mantenuta dallo Stato, voglio solo un lavoro. Le ultime utenze le ho pagate grazie ad un amico che mi ha prestato i soldi».

Sono circa un migliaio i cosentini e 5mila circa in tutto il territorio provinciale che si affacciano alla povertà e che, vista la cancellazione del beneficio, si troveranno a fronteggiare seri problemi sul fronte economico.

L’ingresso della sede è occupato, ma diverse sono le testimonianze, come quella di Luigi, un signore di 56 anni, laureato, con due master, che parla addirittura tre lingue ma non riesce a trovare lavoro perché considerato ormai “obsoleto”: «Ho inviato centinaia e centinaia di curriculum, e sei aziende mi hanno risposto che sono troppo grande. Allora chiedo al Governo, e in particolare al presidente della Regione Calabria, cosa intende fare per i suoi concittadini che sono nella mia stessa situazione».

Un periodo storico complesso, dove le difficoltà sembrano incrociarsi, fra il costo della vita in vertiginoso aumento, un’inflazione ormai alle stelle, e lo stop al Reddito di cittadinanza.

Ferdinando Gentile dell’Usb Cosenza, ai microfoni dei giornalisti ha parlato di una vera e propria “bomba sociale”, pronta a scoppiare indisturbata:   «I primi riflessi si avranno sugli affitti. Molti proprietari di casa stanno già inviando gli avvisi di sfratto a chi pagava l’affitto grazie al reddito. Non c’è più la garanzia per tantissime persone di continuare a percepire il sussidio, e come se non bastasse ci ritroviamo nella situazione in cui tante persone non avranno una occupazione sicura». Poi continua: «Anche i corsi stentano a partire e soprattutto – in Calabria – il lavoro manca. La nostra è la regione che più di tutte vede i giovani (e non solo) partire e andare via». 

Anche il Collettivo La Base si fa sentire: «Sono state pronunciate parole importanti e raccolte testimonianze di chi subisce le scelte di un Governo duro con i poveri e debole con i ricchi», commentano:« C’è chi è a rischio sfratto, chi a 57 anni si vede privato di qualsiasi tipo di reddito ed è costretto a svendersi in un mondo del lavoro che non lo vuole, chi a 30 anni riceverà offerte di lavoro a 3 euro all’ora. C’è chi è “occupabile” e che con 350 euro dovrà sopravvivere al rincaro dei prezzi. C’è chi ha lavorato una vita intera e dopo essere stata licenziata ha trovato nel reddito di cittadinanza una boccata di ossigeno, ma che ora non sa come pagare le bollette. C’è chi in lacrime sa che dovrà tornare a svolgere lavoretti di fortuna a 30 euro al giorno».

Una situazione da prendere dunque con le “pinze” da nord a Sud, da Cosenza a Napoli, fino all’industrializzato nord.

In attesa di una risposta dal Governo centrale, si prospetta un autunno difficile da sostenere. Una favola che rischia di trasformarsi in rabbia, livore. Di certo c’è che la macchina delle proteste non si fermerà, nella città di Alarico infatti, è prevista una nuova manifestazione per metà settembre. (mm)

Reddito di cittadinanza, dalla Regione al via nuove misure di inclusione e accesso al lavoro

«È in itinere il piano di potenziamento dei centri per l’impiego, necessario, oggi, per ridisegnare il ruolo e la funzione degli stessi che dovranno affrontare con il necessario piglio le problematiche degli aspiranti lavoratori». È quanto ha annunciato l’assessore regionale al Lavoro, Giovanni Calabrese, sottolineando come «il reddito di cittadinanza anche con gli ulteriori correttivi non può e non deve diventare l’ennesima misura assistenzialistica e un ulteriore palliativo».

«La disoccupazione rappresenta una patologia seria per la Calabria e non si è trovata ancora la giusta terapia per cui una nuova fase è necessaria e non più rinviabile», ha ricordato Calabrese, ribadendo la necessità in Calabria di «una svolta radicale, una sorta di terapia d’urto con al centro le aziende che devono però assumersi tante responsabilità. Il precariato, il lavoro nero e il lavoro sottopagato, i tirocini di lunga durata nel pubblico e nel privato, rappresentano un evidente sopruso nei confronti di cittadini che cercano e desiderano un lavoro onesto, vero e dignitoso».

«Oggi – si domanda Calabrese – molte aziende lamentano che non si trova personale e soprattutto personale qualificato. È da questa criticità che dobbiamo partire approfondendo proprio con le aziende i temi sulla equa retribuzione, sulla formazione e sulla domanda-offerta che deve corrispondere alle reali esigenze».

«Vi è un evidente corto circuito – ha proseguito – che senza un intervento serio e strutturale rischia non solo di non risolvere il problema ma di innalzare in modo esponenziale le criticità e, soprattutto, creare consistenti sacche di povertà per i prossimi decenni. È su questo che con il presidente Roberto Occhiuto e il Dipartimento regionale al lavoro stiamo concentrando i maggiori sforzi. Nei prossimi giorni verrà formalizzato il ‘Tavolo regionale per i servizi e le politiche del lavoro’ previsto dalla legge sulle ‘Norme per il mercato del lavoro’ che è stata recentemente approvata in Consiglio Regionale. Attraverso i soggetti istituzionali appartenenti al tavolo ci poniamo l’obiettivo di programmare quella terapia d’urto fondamentale oggi in Calabria».

«Già in queste settimane – ha reso noto – abbiamo avuto un costante confronto con il ministro del Lavoro Marina Elvira Calderone per affrontare la nuova formula del reddito di cittadinanza e siamo pronti a dare risposta ai circa 15.000 percettori del reddito di cittadinanza considerati ‘occupabili’ che hanno ricevuto il famoso SMS dall’Inps e che dovranno ora interagire con la piattaforma dedicata (SIISL) che sarà attiva dall’1 settembre. Ci incontreremo proprio con il ministro Calderone sabato 2 settembre a Scilla durante il meeting ‘Se cresce il sud cresce l’Europa’ per affrontare anche le criticità sull’occupazione e le opportunità delle politiche attive in Calabria».

«Sarà probabilmente un autunno caldo ma – ha assicurato – siamo pronti ad affrontarlo con l’obiettivo di dare risposte ai calabresi cominciando a costruire anche nel ‘lavoro’ una Calabria diversa rimediando a quegli errori del passato di cui in quota parte siamo tutti responsabili. È una sfida ardua e quindi maggiormente entusiasmante e doverosa». (rcz)

REDDITO DI CITTADINANZA, LA MISURA
CHE METTE A NUDO LA FRAGILITÀ DEL SUD

di PIETRO MASSIMO BUSETTA –  Un quarto  delle persone coinvolte con il reddito e la pensione di cittadinanza nel giugno 2023 sono campani,  precisamente 533.289 su 1.985. 859. Un quarto sono siciliani 449.781 é  i pugliesi sono 194.392. Complessivamente tre quarti  dei percettori sono meridionali. 

Precisamente il 72.81 %: 1.445.908 su 1.985.859. É evidente quindi che dichiarare che il reddito di cittadinanza é un problema che riguarda prevalentemente il Sud non é una forzatura. 

Per questo il messaggio che è passato per intervenire sullo strumento è  che i meridionali sono poltronari, sfaticati, un po’ sanguisughe del Nord operoso e che invece bisogna fare in modo che i cosiddetti occupabili si cerchino un lavoro, possibilmente, secondo la convinzione prevalente, anche non congruo rispetto alla formazione. 

La vulgata é : «Con tanti posti di lavoro disponibili nel turismo – c’è un’esigenza di camerieri nel Veneto enorme, per farli lavorare per tre mesi magari per 10 -12 ore al giorno per esempio –, oppure in agricoltura, – a raccogliere i pomodori, olive o uva –, dare del reddito a un milione e mezzo di sfaticati per tenerli fermi e sprecare denaro pubblico è un delitto».  

Il mantra  é supportato nei fatti dall’evidenza  che lo strumento non ha funzionato, perché in realtà non ha messo in contatto  una domanda di lavoro, in realtà inesistente, con una offerta abbondante, spesso inespressa. Ciò si evince dal fatto che nel Mezzogiorno su 20 milioni di abitanti lavorano compresi i sommersi, soltanto in 6 milioni e poco più, il resto non si presenta nemmeno sul mercato perché scoraggiati, cioè convinti che é inutile cercarlo.

Che poi invece il tema doveva essere quello, costruito malissimo dai Cinque Stelle rispetto agli effetti virtuosi che poteva avere, per un facile consenso di una popolazione spesso imbelle, che non riesce a pretendere i diritti che la Costituzione vorrebbe assicurare,  di un lavoro dignitoso, in un’area vicina, che non prevedesse uno sradicamento e lo spopolamento di un territorio, fu dimenticato da molti. 

In realtà adesso con la parziale eliminazione si é legiferato in modo tale da costringere ad accettare qualunque lavoro laddove esso c’è, quindi nel Nord, trasferendosi a migliaia di chilometri distanza, magari dormendo in container per poter sopravvivere e riuscire a mandare qualche euro a casa, alla famiglia,  che ovviamente è  previsto in un primo tempo rimanga nel Sud del Paese.      

Qualcuno dei più invitati, non si sa per quali meriti, nei talk show nazionali, come l’imprenditore Brambilla lo ha pure teorizzato, come un inno alla mobilità. Confondendo il processo migratorio che ormai sta uccidendo il Sud con quella mobilità presente al Nord, che porta molti ragazzi settentrionali a fare un’esperienza fuori dal Paese. Quel fenomeno che ho definito come l’Erasmus del lavoro. 

Ci fosse l’esigenza di evitare che alcuni furbetti approfittassero dello strumento non avendone diritto è un fatto condiviso. Che fosse diventato uno strumento di raccolta di consenso anomalo e che incoraggiasse un certo tipo di sommerso é innegabile. Ma è altrettanto vero che parlare di occupabili non tenendo presente che il mercato del lavoro è un mercato segmentato e che pensare, come in qualche momento fece Mao, di impiegare i laureati a raccogliere uva è un atteggiamento che  dimostra oltre che profonda ignoranza anche un atteggiamento estremamente reazionario é una semplificazione pericolosa. 

Se poi la realtà coinvolta é localizzata prevalentemente in una parte, la più povera, con un reddito pro capite che è poco più della  metà di quello medio italiano, nella quale le possibilità di lavoro sono solo per una persona su quattro, il manifatturiero incide per una percentuale risibile e l’esigenza di creare posti di lavoro si dimensiona in  un saldo occupazionale di oltre 3 milioni di posti di lavoro, allora si capisce come l’operazione sia  politica e miri a recuperare frangie di consenso, negando la possibilità per alcuni della sopravvivenza dignitosa.     

Facendo saltare l’equilibrio ai più fragili.

«Aveva appena ricevuto notizia che avrebbe perso il reddito di cittadinanza, un disoccupato di sessant’anni ha così fatto irruzione nella stanza del sindaco di Terrasini, in provincia di Palermo, cospargendola di benzina e minacciando di dar fuoco a tutto. Sono stati attimi di grande paura, il segretario generale Cristofaro Ricupati ha cercato di dialogare con l’uomo. Alla fine, è stato il presidente del Consiglio comunale Marcello Maniaci a far convincere il disoccupato a desistere».      

Così con manifestazioni organizzate o con gesti isolati di ordinaria follia una flebile reazione dimostra la difficoltà di un Sud che nemmeno reagisce.

Ma un merito grande il reddito di cittadinanza l’ha avuto. Quello di aver evidenziato come il tasso disoccupazione, che l’Istat fornisce periodicamente, non rappresenta in maniera assoluta la vera esigenza di posti di lavoro esistenti nell’area. Perché coloro che non entrano nemmeno nella forza lavoro sono un numero drammatico. E si avvicinano a quei 3 milioni forse quattro che sarebbero in condizioni di poter lavorare. 

In particolare quel mondo femminile, che con domanda  di lavoro adeguata e con diritti di cittadinanza assicurati, come quelli all’asilo nido, potrebbero rappresentare una forza lavoro importante per il nostro  Paese. 

Ma se la logica continua ad essere quella di portare le persone dove c’è il lavoro, invece che il lavoro dove c’è il capitale umano formato,  allora il meccanismo perverso non si romperà mai. É continueremo con i 100.000 che ogni anno emigrano per trovare diritti di  cittadinanza adeguati a cominciare da quello al lavoro.

La mancanza di lavoro in una parte, senza strumenti di welfare, é congeniale alla struttura che si é data il Paese. Il Sud come polmone estremamente utile con i suoi 100.000 che ogni anno si spostano ad alimentare un modello che vede una locomotiva e delle carrozze al seguito, spesso nell’illusione di correre più forte, ma che spesso vengono lasciate in binari morti. 

Pensare invece ad un modello che crei i posti di lavoro laddove essi  servono, creando un manifatturiero assolutamente carente,  localizzando le possibili Intel a Catania invece che a Vigasio, è molto più complicato e intacca interessi consolidati di Regioni bulimiche che non vogliono cedere spazio e che sono politicamente sovrarappresentate.  (pmb)

[Courtesy Il Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia]

La sospensione del Reddito di cittadinanza un dramma per la Calabria

di LUIGI VERALDI E ALESSANDRA BALDARI – Saranno 14.384, in  Calabria, i destinatari del famigerato sms con cui  l’Inps  comunicherà o ha già comunicato la sospensione del Reddito di cittadinanza che ha rappresentato l’àncora a cui i cittadini più deboli socialmente ed economicamente si sono aggrappati per non sprofondare dalla povertà alla disperazione.

In una regione come la nostra, in cui le opportunità di trovare un lavoro stabile, dignitoso e a tempo indeterminato sono rarissime, tanto che sono attualmente ancora presenti consistenti bacini di precariato o part time involontari anche nei servizi pubblici, è una misura che colpirà in maniera pesante chi in questi anni è riuscito a fatica a sbarcare il lunario.

Va precisato, a chi  fosse sfuggito, che il Reddito di cittadinanza non è stato solo una misura di sostegno per disoccupati e fragili (ovvero chi non può lavorare), ma ha ristorato anche chi ha un lavoro talmente povero da non raggiungere la soglia minima di sussistenza.

La disposizione di sospensione allo scadere del settimo mese prevede che,  in presenza di un componente nel nucleo familiare minore, disabile o over 60, per continuare a percepire il RdC fino a dicembre si venga presi in carico dai servizi sociali e che, in caso di sospensione, sia prevista la riattivazione comprensiva degli arretrati non percepiti se la presa in carico sia effettuata dai servizi sociali entro il 31 ottobre.

Questo è il primo scoglio pressoché insormontabile, atteso che in Calabria gli ambiti territoriali e i comuni sono particolarmente carenti di queste figure professionali, nonostante i fondi stanziati e la possibilità di assumere e stabilizzare anche in deroga ai vincoli di contenimento della spesa del personale al fine di conseguire il previsto livello di garanzia di erogazione dei servizi, ovvero un assistente per ogni 5000 o 6500 abitanti a seconda della grandezza del Comune, finanziato strutturalmente dal ministero del Lavoro.

 Insieme alla grave carenza di personale che andrebbe colmata al più presto, sono da considerare le difficoltà tecniche della presa in carico (i sistemi dei Comuni  non dialogano con quelli dei CPI) dopo la  valutazione che, certamente, richiederà  il tempo necessario, un tempo di sospensione che potrebbe generare gravissimi disagi per chi è in condizioni di assoluto bisogno di un sostegno economico semplicemente per vivere.

La sospensione ricade anche sui nuclei familiari che non presentano caratteristiche di fragilità, ma che al loro interno hanno un membro tra i 18 e i 59 anni, quindi “occupabile”, in tal caso dovranno rivolgersi ai Centri per l’impiego per sottoscrivere il patto di servizio e a cui, a partire dal primo settembre potranno richiedere il Supporto per la formazione e il lavoro per cui è prevista da gennaio una indennità di partecipazione per 12 mensilità, pari a 350 euro, in presenza di Isee non superiore a 6 mila euro.

In questo caso, non meno profonda è  la nostra preoccupazione, per due motivi: il primo i Cpi della Calabria non sono attrezzati ancora a fronteggiare con celerità questo drammatico carico di lavoro, a cominciare dalle sedi non ancora sistemate, sovraffollate di personale e utenti perché carenti delle caretteristiche strutturali necessarie, almeno nei grossi centri di Cosenza e Reggio Calabria, con sistemi informatici non aggiornati alla normativa vigente e strumentazioni carenti; il secondo perché conosciamo bene l’esigua offertra di lavoro in Calabria, in ragione della scarsa presenza di attività produttive, ma anche della debolezza delle politiche attive che, seppur rafforzate dalle recenti nuove assunzioni ancora in via di completamento, non hanno mai strutturato efficaci percorsi di formazione e riqualificazione delle persone che hanno necessità di rientrare nel mercato del lavoro.

Ignorare questo contesto di allarmanti vulnerabilità significa abbandonare alla disperazione migliaia di persone che comunque resteranno senza un minimo reddito per fronteggiare le necessità quotidiane e mettere in difficoltà le lavoratrici e i lavoratori che dovranno occuparsi di loro, un grave attacco alle persone più deboli che ancora una volta segna il profilo di questo Governo.

La Cgil e la Fp Cgil hanno chiesto al Governo di prorogare i termini almeno fino al momento in cui si siano create le condizioni di continuità per non lasciare indietro nessuno, alle istituzioni locali, Regione per CPI, Comuni, Inps chiediamo di attivare con urgenza tavoli di confronto per superare le criticità che si presenteranno.

[Alessandra Baldari e Luigi Veraldi sono rispettivamente segretario generale di Fp Cgil Calabria e segretario di Cgil Calabria]

Reddito di cittadinanza revocato con un sms, Lo Schiavo e Cittadino contro il governo Meloni

Il consigliere regionale Antonio Lo Schiavo, presidente del Gruppo misto, e il consigliere comunale di Lamezia Terme, Lucia Alessandra Cittadino, denunciano «il cinismo e il pressappochismo con il quale l’Inps, con 169mila sms, ha comunicato ad altrettante famiglie la sospensione del Reddito di cittadinanza da agosto. Al momento – affermano i due esponenti del movimento Liberamente progressisti – i beneficiari coinvolti sono i cosiddetti “occupabili”, cioè facenti parte di quei nuclei familiari nei quali non ci sono componenti disabili, minori o over 65. Il messaggio annuncia la sospensione “in attesa eventuale presa in carico da parte dei servizi sociali”. Ancora una volta il Governo fa ricadere il peso delle scelte non programmate sui Comuni ed in particolare, nel caso di specie, sui servizi sociali, servizi notoriamente sguarniti di personale e mezzi e che pertanto mai riusciranno a prendere in carico alcun beneficiario».

«La scelta scellerata di voler punire le fasce più deboli – argomentano ancora Lo Schiavo e Cittadino -, ancora una volta caratterizza questo Governo. Siamo tutti d’accordo che la misura andava rimodulata facendo lavorare realmente i navigator, creando occasione di lavoro per i fruitori del Rdc, attivando misure minuziose di controllo sui truffatori. Tagliarla però, in maniera asettica e lineare, senza andare ad analizzare caso per caso, senza prendersi carico della povertà diffusa nelle classi sociali più deboli, è inaccettabile e richiede l’impegno di tutta la classe politica per evitare che tante famiglie ricadano nella morsa del racket delle mafie e dell’usura. Per questo, come movimento “Liberamente Progressisti”, solleciteremo la convocazione di commissioni ad hoc al fine di non gettare nella morsa della povertà migliaia di calabresi e di italiani. Un Paese civile non può permettersi che ci siano ragazzi privi di mezzi economici per studiare, famiglie senza la possibilità di fare la spesa, uomini e donne che pur di sopravvivere si fanno sfruttare o addirittura si vedono costretti a delinquere, con conseguenze nefaste per tutta la collettività». (rcz)

COL REDDITO DI CITTADINANZA, RIDOTTA
L’EMIGRAZIONE: SERVE MA VA MODIFICATO

di MASSIMO MASTRUZZO – Con la Legge di Bilancio 2023, per tutti gli “occupabili“, si sopprime la parola “congrua”, tanto che, di fatto, si potrà perdere il Reddito rifiutando qualunque offerta di lavoro, qualunque essa sia, ovunque sia. La cancellazione della cosiddetta “offerta congrua”, costringerà difatti i beneficiari ad accettare qualunque lavoro e su tutto il territorio nazionale, pena la decadenza dal beneficio. 

Lo sblocco dell’emigrazione. 

Questo sembra essere il reale motivo di tale astio verso il RdC, uno strumento che volente o nolente, con tutti le auspicabili e necessarie correzioni, dalla sua comparsa ha comunque dato la possibilità di una scelta: restare (o per meglio dire resistere) o emigrare. Opzione che i cittadini del Sud-Italia, stante i milioni di emigrati, non hanno mai avuto. Il RdC, al momento, sta rallentando proprio l’emigrazione.  

E questo poco velato tentativo di “(ri)sblocco dell’emigrazione” è avvalorato dalla vicenda che ha visto il coinvolgimento della Intel, l’azienda americana che costruisce microchip, prevedeva un importante investimento in una località (anche) in Sicilia, nello specifico a Catania, dove oltre alla presenza di un centro importante, attorno alla St Microelectronics, che poteva rappresentare un nucleo di attrazione, si sarebbe potuto usufruire del valore aggiunto della locale facoltà di Ingegneria dell’Università che si è specializzata e attrezzata per fornire specialisti apprezzati in tutto il mondo.

Senza contare che Catania è all’interno di una Zes, e che queste sono state create proprio attrarre investimenti dall’esterno dell’area e visto che Catania ha un aeroporto internazionale a pochi chilometri dalla zona industriale, e poteva fornire dei vantaggi fiscali rispetto al costo del lavoro, oltre che dei vantaggi per quanto attiene agli utili che si sarebbero eventualmente prodotti, così come prevedono le Zone economiche speciali, sembrava la candidata perfetta, la ciliegina sulla torta di un serio progetto alternativo al Reddito di Cittadinanza: se il reddito di cittadinanza viene percepito nella aree dove la disoccupazione è maggiore, non serve un luminare per capire che la contromisura sia banalmente rappresentata da proposte reali e “congrue” di occupazione.

Offerte di lavoro dove congruo significa in scala 1 a 1: al cittadino residente nella provincia x viene sostituto il RdC con un posto di lavoro entro i confini della propria provincia di residenza (ed evito di sottolinea che in un Mezzogiorno senza le adeguate infrastrutture per la mobilità, bisognerebbe che il concetto di congruo tenesse conto anche della disponibilità di trasporto pubblico). Perché se la proposta di lavoro è a 1200 km più a nord, l’odore del marcio dietro all’eliminazione della “offerta congrua” è nauseante. 

Detto fatto, dopo la visita ministro leghista dello sviluppo Giancarlo Giorgetti, che da Ministro (leghista) di tutti gli italiani è andato personalmente ad incontrare i dirigenti della società americana negli Stati Uniti, il colosso statunitense sorgerà a Vigasio, una cittadina in provincia di Verona.

Si parla di un investimento da circa 4,5 miliardi che dovrebbe portare 1.500 assunzioni dirette e 3.500 posti di indotto e con governo italiano che sarebbe pronto a contribuire al 40% con fondi pubblici (pubblici, quindi anche dei cittadini siciliani) dell’investimento totale di Intel in Italia, o meglio nel Veneto.

Ennesimo esempio di disomogeneità di Stato rispetto a quanto previsto dall’art. 3 della costituzione: che logica ha l’aver creato le ZES proprio per attrarre investimenti, se alla prima occasione in barba al concetto stesso di coesione sociale si cofinanziano investimenti in un’area già satura di imprese e lavoro.

Ora fronte di una fabbrica che avrebbe portato 4.000 posti di lavoro, potenzialmente raddoppiabili, in una realtà, il territorio del Mezzogiorno d’Italia, con 20 milioni di abitanti, che per la sua condizione di minor reddito pro-capite e maggior disoccupazione tra gli altri territori degli stati membri dell’UE, ha dato il maggiore contributo negativo affinché all’Italia venisse assegnato la fetta più grande del PNRR, fabbrica e posti di lavoro che avrebbero  certamente contributo alla sottrazione del reddito di cittadinanza a tanti che ne usufruiscono perché non hanno opportunità lavorative, quante migliaia di meridionali dovranno trasferirsi nel Veronese per lavorare magari proprio in quella fabbrica? 

Che senso ha tutto ciò se non l’alimentazione della disomogeneità territoriale. 

Negli ultimi 15 anni quasi due milioni di meridionali si sono spostati al Centro Nord Italia (Dati Svimez). In sostanza, sono di più i meridionali che emigrano dal Sud per andare a lavorare o studiare al Centro Nord che gli stranieri immigrati regolari che arrivano in Italia. 

Gli emigrati dal Sud tra il 2002 e il 2017 sono stati oltre 2 milioni, di cui 132.187 nel solo 2017. Di questi ultimi 66.557 sono giovani (50,4%, di cui il 33% laureati). Il saldo migratorio interno, al netto dei rientri, è negativo per 852 mila unità. Nel solo 2017, si legge, sono andati via “132 mila meridionali, con un saldo negativo di circa 70 mila unità. Il gap occupazionale del Sud rispetto al Centro-Nord nel 2018 “è stato pari a 2 milioni 918 mila persone. 

L’indebolimento delle politiche pubbliche nel Sud, poi, incide significativamente sulla qualità dei servizi erogati ai cittadini. Il divario nei servizi è dovuto soprattutto ad una minore quantità e qualità delle infrastrutture sociali e riguarda diritti fondamentali di cittadinanza. Drammatici sono poi i dati che riguardano l’edilizia scolastica. 

A fronte di una media oscillante attorno al 50% dei plessi scolastici al Nord che hanno il certificato di agibilità o di abitabilità, al Sud sono appena il 28,4%. Inoltre, mentre nelle scuole primarie del Centro-Nord il tempo pieno per gli alunni è una costante nel 48,1% dei casi, al Sud si precipita al 15,9%. Rispetto a questi dati, e in totale assenza di offerte concrete per i diritti dei cittadini del Mezzogiorno d’Italia, la battaglia al Reddito di Cittadinanza condotta dal neoeletto governo, che dovrebbe governare tutta l’Italia, appare come il tentativo, peraltro  irrispettoso di quanto previsto dall’art 3 della Costituzione, di voler mantenere lo status quo di un sistema Italia duale, o peggio ancora coloniale.

Offrire le stesse opportunità, e soprattutto lo stesso diritto di accesso al lavoro in tutta Italia, sarebbe l’unica proposta politica seria da fare come alternativa al RdC… invece siamo al cospetto della genialata cancellazione della cosiddetta “offerta congrua”… (mm)

[Massimo Mastruzzo è del direttivo nazionale Movimento per l’Equità territoriale]

I DATI DELL’INPS: IL 13% DEI CALABRESI
PERCEPISCE IL REDDITO DI CITTADINANZA

di ANTONIETTA MARIA STRATI – Reddito di Cittadinanza e calo demografico sono due questioni importanti con cui la Calabria deve fare i conti. La prima, la misura voluta dal M5S di Giuseppe Conte, è ampiamente diffusa nella nostra regione; la seconda, un triste dato di fatto.

Secondo i dati del Bilancio sociale di Inps Calabria, presentato nei giorni scorsi, «il 13 per cento della popolazione in Calabria è percettore di reddito (di cittadinanza) con una media di 563 euro a persona». Un dato che conferma quelli forniti a novembre da Open Calabria, in cui veniva evidenziato un record nazionale della nostra regione: stando ai dati di settembre 2022, i percettori del Reddito di cittadinanza sono 99mila (contro i 103 mila del 2021) e che le persone coinvolte sono 224 mila contro i 240 mila nel 2021.

Si tratta di dati che, per il presidente del Comitato Regionale Inps Gianfranco Trotta, fanno comprendere come il Reddito di Cittadinanza «vada riformato, vada rivisto ma non eliminato senza alternative, altrimenti una parte della popolazione sarebbe in povertà assoluta».

Dello stesso parere il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, che ha partecipato all’evento e ha sottolineato l’esigenza di una rapida riforma del provvedimento di cui evidentemente non si può fare a meno, salvo a far crescere situazioni di disagio nei nuclei familiari senza reddito.

Ma non è solo il tema del Reddito di Cittadinanza a destare preoccupazione. C’è anche il dato che conferma la Calabria come una regione che conta sempre più anziani. I pensionati «rappresentano il 62,08% (738.337 in aumento rispetto al 2020 che erano 735.699) rispetto alla popolazione attiva 14-64 anni (1.189.374 in diminuzione si registra, infatti, – 37.139 rispetto all’anno 2020) – si legge nei dati Inps –. Le pensioni erogate dall’Istituto in Calabria sono 738.337 di cui 620.415 relative alla gestione privata con un importo medio mensile di € 628.07; per la gestione pubblica, invece, le pensioni erogate sono 117.922 il cui importo medio è pari a € 1.884.37. Le pensioni destinate alle donne, esclusa la gestione dipendenti pubblici, risultano con un assegno medio di € 541.04 pari al 48.38% dell’intero ammontare delle pensioni liquidate anche se rappresentano il 56% dei percettori di pensioni».

«Questo dato conferma, ancora una volta – viene evidenziato – la disparità di trattamento economico e di carriere tra uomini e donne nel percorso lavorativo. I pensionati gestione privata titolari di un reddito pensionistico lordo inferiore a 1000€ sono circa l’87,68%». 

Nel corso della presentazione del Bilancio, a cui hanno preso parte il presidente Civ nazionale Inps, Roberto Ghiselli, il direttore Inps Calabria Giuseppe Greco e il presidente Trotta, è stato evidenziato come «le performance dell’Inps calabrese vedono l’istituto tra quelli con le prestazioni migliori in ambito sociale».

«I dati rappresentati dimostrano una ripresa rispetto all’anno tragico del 2020 – ha commentato il direttore Inps Calabria, Giuseppe Greco – . Evidentemente non poteva che essere così, però si traccia un trend che fa anche ben sperare e auspichiamo in una corsa nel 2023. Questo anche grazie all’impegno delle nostre lavoratrici e dei lavoratori dell’Inps che sono però in numero sempre più risicato. I risultati in termini di performance sono frutto anche di un rapporto assolutamente consolidato e ben funzionante con i cosiddetti stakeholders e i patronati senza i quali indubbiamente l’istituto non potrebbe vantare dati di questo livello».

Il presidente Trotta, poi, ha snocciolato i dati, presentando una novità del bilancio, ossia i ricorsi per rapporti di lavoro disconosciuti. Un ambito, ha affermato Trotta, nel quale «c’è un esercizio vario della fantasia che davvero alcune volte ci lascia interdetti». Il ricorso ad assunzioni fittizie per “accaparrarsi” le misure di sostegno al reddito, oppure per “aggiungere” punti ad una graduatoria, ha aggiunto Trotta «mortificano le migliaia di lavoratrici e lavoratori che con molti sacrifici si recano al lavoro ogni giorno e che, loro malgrado, sono costretti a fare ricorso agli ammortizzatori sociali perché licenziati oppure per le sospensioni del lavoro stesso. Oltre al lavoro nero, al lavoro precario e sottopagato esiste una nuova o vecchia categoria che è il lavoro fittizio finalizzato ad attingere dai sussidi statali».

Secondo la campagna di Customer Experience,  l’attività dell’Inps Calabria ha avuto una valutazione partecipativa 2021 con un punteggio di soddisfazione pari a 3,81 in linea con la media nazionale di 3,94. Diminuisce inesorabilmente il personale, una costante degli ultimi anni, ma che nel 2021 ha toccato la quota di 80 unità in meno rispetto all’anno precedente. 

Le lavoratrici e i lavoratori dipendenti nella nostra Regione nell’anno 2021 sono 495.185 in aumento rispetto al 2020, aumentano i lavoratori del settore privato del 6.8% per un totale di 263.563 e diminuiscono i lavoratori del settore pubblico dell’1.8%, infatti, si attestano a 109.255, unica categoria che diminuisce mentre sono in aumento i lavoratori autonomi dell’1.2%, così come aumentano anche i lavoratori parasubordinati del 5.5%, arrivando, quindi, a 13.834.

Rispetto al 2020 aumenta l’occupazione femminile in tutti i settori. Continua inesorabilmente il drammatico calo demografico, così come diminuisce la popolazione residente soprattutto nelle aree interne. Altro dato preoccupante si conferma il saldo negativo dei processi migratori con un -8.568 di iscrizioni nonostante un saldo positivo dei processi migratori con l’estero di + 1.247.

Nel 2021 le prestazioni di sostegno al reddito per cessazione di lavoro accolte sono state 147.686 in aumento + 3.2% (NASpI, anticipazione NASpI, DISCOLL, D.S. Agricola) con una forte diminuzione delle DIS-COLL pari al 14,62 ed un aumento delle NASpI del 4% circa e delle Anticipazioni NASpI del 26.27 in aumento anche la D.S. Agricola del 2.86% rispetto al 2020.

Per quanto riguarda le misure relative alle sospensioni del rapporto di lavoro nel 2021 le ore autorizzate sono state 40.630.639 concentrate soprattutto nei Fondi Solidarietà F.I.S. 38%, Cassa Integrazione Guadagni in Deroga 34.3%, nel 2020 le ore autorizzate furono 51.297.872.

I sussidi erogati nell’anno 2021 di competenza della Regione Calabria ed erogati dall’INPS sulla base di apposite convenzioni per interventi di politiche attive per il lavoro e tirocini hanno riguardato 6.203 beneficiari, per una spesa totale di 18.375.000 euro. 

Le indennità Covid-19 previste nei vari decreti-legge sono state erogate, le domande definite 241.298 recuperando anche la giacenza relativa al 2020. 

Per quanto riguarda l’Invalidità Civile anche nel 2021 è proseguita l’attività in convenzione con la Regione Calabria con l’affidamento all’Istituto delle funzioni relative all’accertamento dei requisiti per l’ottenimento della pensione che ha, nei fatti, accorciato notevolmente i tempi di attesa e di erogazione della prestazione. Si conferma il trend negativo degli scorsi anni rispetto alle pensioni di invalidità erogate. 

Quelli presentati dall’Inps, dunque, sono dati che – come ha evidenziato Occhiuto – «dovrebbero essere alla base delle decisioni politiche». (ams)

Occhiuto: Le Regioni siano coinvolte nella fase dell’attuazione del Pnrr

Il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha chiesto che le Regioni siano coinvolte nella fase dell’attuazione del Pnrr. Nel suo intervento a Start di TgSky24, il Governatore ha evidenziato come le «Regioni non sono state protagoniste della stesura del Pnrr e non lo sono nemmeno ora nella fase di gestione e di attuazione: molte volte fanno semplicemente gli aggregatori di iniziative che però vedono beneficiari i Comuni».

«Un presidente di Regione dovrebbe avere una visione dello sviluppo complessivo del suo territorio, e questa visione la dovrebbe realizzare attraverso le risorse, nel nostro caso, del fondo di sviluppo e coesione, ma soprattutto del Pnrr. Quindi, non coinvolgere i governatori forse è stato un errore», ha detto il Governatore, spiegando che «la situazione in Calabria rispetto al Piano nazionale di ripresa e resilienza è, più o meno, quella che c’è in tutte le Regioni: il blocco dei cantieri dovuto al caro energia e al caro materie prime. Questa è una circostanza che l’Europa deve approfondire».

«Il Pnrr – ha spiegato – è stato preparato prima della guerra, prima del caro materie prime. Adesso l’Europa deve avere la capacità di reagire con immediatezza alle sfide che ha davanti. Sono perciò contento che queste richieste che il presidente Meloni ha fatto, di maggiore flessibilità nella spesa o nei tempi di realizzazione degli interventi del Pnrr – che molti in Italia affermavano fossero impossibili a farsi, come se il Pnrr nelle sue regole fosse un dogma -, ora siano condivise da altri Paesi europei. Quindi, una volta tanto, l’Italia riesce a mettersi alla guida anche in Europa di processi che fanno migliorare le decisioni che l’Ue deve prendere».

«Noi non avremmo potuto superare la pandemia senza l’aiuto delle istituzioni europee – ha proseguito – non avremmo rimesso in moto l’economia dell’Unione senza un atteggiamento diverso da parte delle istituzioni europee rispetto a quello che avevamo conosciuto negli anni precedenti la pandemia. L’Europa ha recuperato credibilità, non deve perderla ora, non deve ritornare ad essere l’Europa intransigente e lontana dai temi che riguardano lo sviluppo. Credo che affermare queste necessità, e farlo con decisione e rispetto delle istituzioni europee come ha fatto il nostro premier, fa bene all’Ue oltre che all’Italia».

Sul tema dei migranti, Occhiuto ha spiegato che la Calabria «ha già accolto in questo anno 17mila migranti. L’abbiamo fatto senza mai protestare, creando un rapporto improntato alla leale collaborazione con le Prefetture e con i sindaci. La Calabria ha dimostrato di essere una Regione accogliente, peró il peso di questa emergenza non può essere lasciato soltanto all’Italia»

«I migranti arrivano da Paesi che si affacciano sul Mediterraneo – ha spiegato ancora – che appartengono ad un continente, l’Africa, che nei prossimi decenni moltiplicherà per due la sua popolazione, per cui questi flussi sono destinati a crescere. Allora, o l’Europa si pone nella condizione di governare insieme questo processo, oppure dimostra di non avere contezza di quello che sarà da qui a qualche tempo questo fenomeno. Peraltro il Mediterraneo sta diventando centrale nell’agenda dell’Europa, anche in quella economica. Noi stiamo comprando l’energia dal Mediterraneo, con questi Paesi dovremmo anche intensificare i rapporti commerciali perché avranno tassi d’incremento del Pil segnatamente superiori a quelli delle economie europee».

«Allora, vivere passivamente questo problema lasciando che prevalgano gli egoismi nazionali credo sia sbagliato – ha continuato –. Devo dire che il presidente Meloni sta facendo un buon lavoro in Europa. Ricordiamoci che prima che si insediasse questo governo qualcuno in Italia, che non vuole bene al nostro Paese, rappresentava in Europa un’idea sbagliata del governo e del presidente Meloni, come se si trattasse di un esecutivo di estrema destra, nemico dell’Unione europea. Il presidente Meloni sta dimostrando di avere rispetto dell’Europa e anche di non avere nessuna soggezione, nessun complesso di inferiorità. È così che l’Italia deve rappresentarsi in Europa».

Per quanto riguarda il Reddito di Cittadinanza, il presidente della Regione ha evidenziato che in Calabria ci sono 240 mila percettori.

«Considero questa misura giusta nella parte che riguarda la necessità di affrontare il tema della povertà – ha spiegato – ma è sbagliatissima in quella parte che affronta le politiche attive del lavoro. Si è trattato di un clamoroso errore dei 5 Stelle. A un errore si ripara con una soluzione che sia davvero efficace e funzionante. Se ci si limita a cancellare l’errore senza proporre una soluzione alternativa, si rischia di commettere un errore ancora peggiore del precedente».

«Nel nostro Paese, e a maggior ragione nel Meridione – ha proseguito – c’è un disallineamento tra domanda e offerta di lavoro, anche perché non funzionano bene i Centri per l’impiego. Secondo me si tratta di istituti che peraltro scontano il fatto di essere stati pensati in epoche diverse da quella attuale. Ormai un’azienda che cerca un dipendente o un collaboratore lo fa in maniera differente da come avveniva tradizionalmente. Nell’era delle grandi tecnologie, i Centri per l’impiego forse dovrebbero non essere luoghi fisici ma addirittura delle App che i singoli imprenditori potrebbero utilizzare. Noi abbiamo un sistema del mercato del lavoro che dovrebbe incrociare domanda e offerta, ma che non funziona da anni. Se prima quindi non poniamo il mercato del lavoro nella condizione di funzionare, riformandolo, e non interveniamo nella formazione dei disoccupati, non ne usciremo».

«Suppongo che sia difficile per un disoccupato in Calabria, in Campania o in Sicilia – ha concluso – trovare un lavoro in sei o otto mesi, per cui se si toglie il reddito di cittadinanza senza aver realizzato prima efficacemente la riforma del mercato del lavoro, credo che si cancelli un errore, ma non si trovi una soluzione. Mi auguro che in questo senso ci sia un approfondimento da parte del governo». (rrm)

Sanità, Occhiuto: È indispensabile riformare reclutamento medici

Il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha evidenziato come nella sanità servono non solo risorse ma, soprattutto, quanto sia indispensabile riformare il reclutamento medici.

Nel suo intervento a Tg1 Mattina, Occhiuto ha ricordato che «la mia regione è stata governata nella sanità dall’esecutivo nazionale, perché è commissariata da oltre dieci anni. Ciò vuol dire che non abbiamo un assessore regionale alla sanità. Certo, da un anno sono io il commissario, ma prima abbiamo avuto a svolgere questo ruolo generali dei Carabinieri o della Guardia di Finanza».

«Abbiamo avuto un commissariamento da parte del governo – ha spiegato – che non ha prodotto risultati: non è stato accertato il debito, non è aumentata la qualità delle prestazioni sanitarie. Ho raccolto una sanità in macerie. C’è bisogno di risorse, ma soprattutto di riformare un aspetto che è stato molto trascurato negli ultimi anni, quello relativo al reclutamento dei medici. Io vivo un problema gigantesco legato alla carenza dei medici, così come lo vivono le altre Regioni: sappiamo tutti che i Pronto Soccorso in Italia hanno difficoltà a reperire personale sanitario».

«Nei reparti ospedalieri c’è questa carenza – ha continuato – anche perché per anni non sono state finanziate le borse di studio che servivano per colmare questi vuoti, e questo accade ancor di più in una Regione come la mia che ha un sistema sanitario poco attrattivo.
Ora sta succedendo anche che molti medici si dimettono dal pubblico per andare a lavorare nelle cooperative a gettone, facendo spendere ai sistemi sanitari 120-130 euro a ora. In Calabria si richiedono anche 150 euro per un turno di ora che equivale, per otto ore, a circa 1200 euro e quindi 50mila euro al mese».

«Allora, bisogna intervenire dando la possibilità ai medici che già operano nel pubblico – ha proseguito – di guadagnare un po’ di più e in condizioni migliori. È un tema di numeri ma anche di incentivazioni. A volte si discute soltanto delle risorse, e questo vale anche per il Pnrr, ma non a sufficienza delle riforme che nel nostro Paese varrebbero più delle risorse».

Il Governatore, poi, ha parlato del Reddito di Cittadinanza.

«Sul reddito di cittadinanza – ha ricordato – credo di essere stato l’unico esponente del centrodestra che ha sollevato qualche perplessità sulla riforma. Considero questa misura un grande errore dei 5 Stelle, ma ad un errore si deve riparare con una soluzione».

«Per cui, se non si riforma il meccanismo che permette di incrociare domanda e offerta di lavoro – ha evidenziato – è difficile pensare che, ad esempio, in una Regione come la mia si possa trovare un’occupazione in soli sei o otto mesi. Credo che il reddito di cittadinanza, nella parte che riguarda le politiche attive del lavoro, sia stato un grande errore, ma a questo errore si deve trovare una soluzione.
Se lo si cancella soltanto, in una Regione come la Calabria, nella quale ci sono 240mila percettori, può essere un problema».

Parere positivo, poi, per l’iniziativa del ministro Nordio: «Questo è il primo governo di centrodestra dopo tanti anni, con un magistrato ministro della Giustizia. Giudico positivamente il fatto che Nordio abbia avuto il coraggio di proporre certi temi, forse partendo da una posizione che è più favorevole a fare le riforme, proprio perché è un magistrato che è stato in trincea», ha detto Occhiuto.

«Nordio, ad esempio – ha spiegato il Governatore – è ancora più credibile quando dice che a volte c’è stato un abuso delle intercettazioni. Le intercettazioni sono uno straordinario strumento d’indagine. Lo dico io che governo una Regione nella quale è importante non avere alcun cedimento nell’attività di contrasto ai poteri criminali, ma a volte le intercettazioni sono diventate uno strumento di lotta politica.
La separazione delle carriere è un altro punto che Forza Italia ha sempre evocato come necessario per riformare il sistema della giustizia. Così come l’obbligatorietà dell’azione penale: se i magistrati sono bravi hanno la possibilità di stabilire quali attività vadano perseguite e quali no».

«Probabilmente queste riforme non sono state ancora fatte – ha detto –  perché da tanti anni non c’è un governo con una maggioranza coesa come quella attuale. Questo è un governo che ha una maggioranza politica che in Italia non vedevamo dal 2011.
Quindi, probabilmente questo esecutivo è nella condizione di fare ciò che governi con coalizione più larghe, che paradossalmente nascevano per realizzare cose più coraggiose, non sono riusciti fare». (rrm)