È PRONTO IL PIANO OPERATIVO DA 350 MLN
FORSE SI SVOLTA NELLA SANITÀ CALABRESE

È un masterplan di tutto rispetto, quello redatto e pubblicato dal commissario ad acta Roberto Occhiuto e dal sub-commissario Ernesto Esposito, che vuole risollevare e far ripartire la tanto disastrata sanità calabrese. Si tratta di un Piano Operativo che, a valere della missione 6 del Pnrr, prevede un investimento di oltre 350 milioni per realizzare Case della Comunità, Centrali Operative Territoriali, e Ospedali di Comunità.

Nello specifico, sono previsti 2 milioni per le Case della Comunità e presa in carico della persona; 4 milioni per la Casa come primo luogo di cura e Telemedicina” di cui sub investimento; Implementazione delle Centrali operative territoriali (COT)per un importo di euro 280.000.000– di cui interventi COT, Interconnessione aziendale, Device per un importo di euro 204.517.588; 1 milione per il rafforzamento dell’assistenza sanitaria intermedia e delle sue strutture – Ospedali di Comunità, 2 milioni per l’ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero, in cui è prevista la digitalizzazione DEA I e II livello e grandi apparecchiature e un investimento di 600 mila euro per rendere gli ospedali più sicuri e sostenibili. Inoltre, è previsto il rafforzamento dell’infrastruttura tecnologica e degli strumenti per la raccolta, l’elaborazione, l’analisi dei dati e la simulazione, con un investimento di 292 mila euro, «di cui intervento Reingegnerizzazione NSIS a livello locale (Adozione da parte delle Regioni di 4 nuovi flussi informativi nazionali – Consultori di Famiglia, Ospedali di Comunità, Servizi di Riabilitazione Territoriale e Servizi di Cure Primarie) per un importo di euro 30.300.000», si legge nel Piano.

E, ancora, 80 mila euro per lo sviluppo delle competenze tecniche-professionali, digitali e manageriali del personale del sistema sanitario – Corso di formazione in infezioni ospedaliere” e dal Piano Nazionale per gli investimenti complementari (PNC), 1 milione e 400mila euro per rendere sicure e sostenibili gli ospedali.

Nel Piano Operativo, poi, viene spiegato come sebbene «le linee guida e le schede di censimento di immobili e terreni predisposte da Agenas davano come indicazione principale quella di favorire la ristrutturazione e la riqualificazione di edifici pubblici, di proprietà o comunque nella disponibilità delle Azienda Sanitarie, da destinare alle suddette finalità», per «l’individuazione dei siti sul territorio della Regione Calabria, che purtroppo da lunghi anni ha subito il commissariamento della Sanità, si è dovuto tenere conto di alcuni specifici fattori di criticità. Infatti, la popolazione residente nella regione Calabria, che conta 409 comuni, molti dei quali con meno di 5,000 abitanti ed ubicati in zone montane e periferiche, sconta problemi di accesso ai servizi sanitari».

Inoltre, se inizialmente dovevano essere realizzati 57 Case della Comunità, 19 Centrali Operative Territoriali e 15 Ospedali di Comunità, è stata rilevata la necessità di implementare il numero delle strutture, prevedendo ulteriori cinque Ospedali di Comunità, 4 Case della Comunità e 2 Centrali Operative Territoriali, a valere delle risorse regionali. Quindi, in totale sono previsti i seguenti interventi:

 n. 61 Case della Comunità (Componente 1, Investimento 1.1); 

 n. 21 Centrali Operative Territoriali (Componenti 1, Investimento 1.2); 

n. 5 interventi di interconnessione aziendale delle suddette Centrali Operative Territoriali (Componente 1, Investimento 1.2); 

 n. 5 interventi di fornitura di device per le suddette Centrali Operative Territoriali (Componente 1, Investimento 1.2); 

 n. 20 Ospedali di Comunità (Componente 1, Investimento 1.3); 

 n. 11 interventi di Digitalizzazione dei DEA di I e II livello (Componente 2, Investimento 1.1) 

 n. 286 interventi per la fornitura e installazione di grandi apparecchiature (Componente 2, Investimento 1.1); 

 n. 6 interventi di adeguamento/miglioramento sismico di presidi ospedalieri (Componente 2, Investimento 1.2 – Risorse PNRR); 

 n. 7 interventi di adeguamento/miglioramento sismico di presidi ospedalieri (Componente 2, Investimento 1.2 – Risorse PNC); 

 n. 1 intervento di implementazione di 4 nuovi flussi informativi nazionali (Componente 2, Investimento 1.3.2); 

 n. 1 intervento di organizzazione ed erogazione del corso di formazione in infezioni ospedaliere ai dipendenti del SSR (Componente 2, Investimento 2.2). 

Nel Piano Operativo, viene spiegato che «Nella provincia di Cosenza sono state allocate n. 22 Case delle Comunità, da distinguersi eventualmente nella configurazione differenziata di Hub e Spoke, n. 9 Ospedali di Comunità e n. 7 Centrali Operative Territoriali» e che «i criteri di localizzazione per le Case di Comunità hanno tenuto conto di un obiettivo di baricentrismo, garante dell’equità assicurata dalla facilità nel raggiungimento da parte di tutti gli abitanti residenti nell’ambito distrettuale di competenza, e a quello della facilitazione viaria da assicurare al ricorso alla assistenza e alle cure infermieristiche di breve durata, assicurando presenze professionali adeguate».

«Per gli Ospedali di Comunità, invece – viene spiegato – si è optato per una collocazione in siti non assistiti da presidi sanitari, prescindendo se pubblici e/o privati accreditati, ma che possono assicurare ricoveri brevi a bassa intensità assistenziale soprattutto per i pazienti che necessitano di una post ospedalizzazione e/o cure periodiche continue, ponendosi ad un livello intermedio tra il domicilio e l’ospedale. Per le Centrali Operative Territoriali, che rappresentano un elemento di novità e di presumibile successo dell’attuazione del progetto Pnrr, perché di supporto e coordinamento dell’attività svolta dalla medicina di famiglia e specialistica, esse sono state previste in siti strategici».

«Inoltre per la provincia di Cosenza – viene spiegato ancora – nel processo di definizione della distribuzione delle nuove strutture di assistenza territoriale, si è tenuto doverosamente conto della necessaria e celere prosecuzione dei lavori finalizzati alla costruzione del Presidio Ospedaliero della Sibaritide, in relazione al quale la Regione Calabria prodigherà ogni suo impegno per la sua ultimazione, così come farà per programmare la costruzione del nuovo Ospedale Hub di Cosenza».

«Nella provincia di Crotone – si legge – sono state allocate n. 6 Case della Comunità, da distinguersi eventualmente nella configurazione differenziata di Hub e Spoke, n. 1 Ospedale di Comunità e n. 2 Centrali Operative Territoriali; Per la provincia di Catanzaro – continua il rapporto – sono state istituite n. 11 Case della Comunità, n. 4 Ospedali di Comunità e n. 4 Centrali Operative Territoriali», mentre nella provincia di Vibo Valentia sono state allocate n. 5 Case della Comunità, da distinguersi eventualmente nella configurazione differenziata di Hub e Spoke, n. 2 Ospedali di Comunità e n. 2 Centrali Operative Territoriali».

«Nella distribuzione delle Case della Comunità – viene spiegato nel Piano Operativo – hanno inciso fattori emergenziali, nel senso di assicurare certezza assistenziale in favore di territori e comunità sprovvisti di presidi ospedalieri, gli unici a garantire in un siffatto territorio l’offerta pubblica di salute, peraltro non di livello di prestazione esaltante, tanto da aver causato in passato penosi incidenti operatori; il tutto, tenuto anche conto dell’avviata realizzazione dell’Ospedale di Vibo Valentia che offrirà alla provincia una qualità e una quantità prestazionale di spedalità finalmente all’altezza della domanda. Per le strutture di comunità si è tenuto conto anche della marginalizzazione dei centri semi-montani assicurando loro una presenza garante di una assistenza fissa h24, con la resa del servizio notturno della continuità assistenziale ben efficientata. Per quanto concerne le COT, l’individuazione dei relativi siti è stata improntata sul principio del baricentrismo rispetto al bacino d’utenza di riferimento».

Infine, nella Provincia di Reggio, sono state allocate n. 17 Case della Comunità, da distinguersi eventualmente nella configurazione differenziata di Hub e Spoke, n. 4 Ospedali di Comunità e n. 6 Centrali Operative Territoriali.

Nel Piano Operativo, viene indicato come le Case della Comunità da edificare, nelle cinque Province, siano in totale 5 (4 a Cosenza e 1 a Catanzaro), mentre quelle da ristrutturare sono in totale 56: 18 a Cosenza, 10 a Catanzaro, 6 a Crotone, 5 a Vibo Valentia e 17 a Reggio Calabria, con un investimento pari a 84 milioni dal Pnrr e l’importo integrativo della Regione per l’efficientamento energetico di 5 mln e di 6 mln per i nuovi interventi.

21, invece, le Centrali Operative Territoriali che saranno realizzate e suddivise così: 7 per la Provincia di Cosenza, individuate tra Corigliano Rossano, Cisenza, Rende, Paola e Castrovillari; 2 per la Provincia di Crotone, di cui uno individuato a Mesoraca; 4 nella Provincia di Catanzaro, individuate a Botricello, Catanzaro, Soverato e Lamezia Terme. Nella Provincia di Vibo, due le Centrali individuate, che nasceranno a Pizzo e Nicotera. Infine, 6 nella Provincia di Reggio Calabria, tra Locri, Palizzi, Reggio, Bagnara Calabra, Cardeto e Taurianova.

20, infine, gli Ospedali di Comunità, che saranno realizzati con 37 mln dal Pnrr e un importo integrativo regionale per l’efficientamento energetico di 2 mln e 12 mln sempre per nuovi interventi.

Interventi, quelli programmati, che si rendono necessari per portare la Calabria “al passo” con le altre regioni. Come evidenziato nel Decreto, infatti, «la Casa della Comunità è il luogo fisico di riferimento per la comunità su cui insiste, è un luogo di prossimità e di facile individuazione dove la comunità può accedere per poter entrare in contatto con il sistema di assistenza sanitaria al fine di trovare risposta ad un proprio bisogno di salute. La CdC introduce un modello organizzativo di approccio integrato e multidisciplinare attraverso un’équipe multi-professionale territoriale. Costituisce la sede privilegiata per la progettazione e l’erogazione di interventi sanitari», mentre la Centrale Operativa Territoriale «è un modello organizzativo che svolge una funzione di coordinamento della presa in carico della persona e raccordo tra servizi e professionisti coinvolti nei diversi setting assistenziali: attività territoriali, sanitarie e sociosanitarie, ospedaliere e dialoga con la rete dell’emergenza-urgenza».

Infine, l’Ospedale di Comunità «è una struttura sanitaria di ricovero che afferisce alla rete di offerta dell’Assistenza Territoriale e svolge una funzione intermedia tra il domicilio e il ricovero ospedaliero, con la finalità di evitare ricoveri ospedalieri impropri o di favorire dimissioni protette in luoghi più idonei al prevalere di fabbisogni sociosanitari, di stabilizzazione clinica, di recupero funzionale e dell’autonomia e più prossimi al domicilio».

Ma non è solamente il Piano Operativo Regionale redatto da Occhiuto ed Esposito a poter rivoluzionare la sanità: il dott. Gerardo Mancuso, vicepresidente nazionale dei medici di Medicina Interna, primario all’ospedale di Lamezia Terme, e uno dei tecnici delle società scientifiche che partecipano ai tavoli ministeriali, ha rilevato, a Buongiorno Regione, come il decreto ministeriale 70/15 che sarà approvato entro l’estate, ridefinirà gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera.

«La novità – ha spiegato –  che tutti gli ospedali saranno aperti sulla base delle performance, quelli non in grado di erogare determinati servizi saranno chiusi» e che, quindi, un ospedale di base dovrà avere un bacino d’utenza di almeno 20 mila prestazioni per 50mila abitanti: «la Calabria si ritroverebbe con 20 ospedali di base, 10 di primo livello e 3 di secondo livello».

Di tutto questo, tuttavia, «sarà la Regione Calabria – ha concluso – a decidere in merito alla eventuale chiusura degli ospedali». (rrm)

LEGGI IL DECRETO COMPLETO
DCA-n.-59-del-24.05.2022

 

Congresso nazionale dell’Opi, gli affanni della sanità calabrese si superano col contributo degli infermieri

Grande successo, a Catanzaro, per il Congresso della Federazione Nazionale Ordine Professionale degli Infermieri, patrocinato dal ministero della Sanità e organizzato dall’Opi Catanzaro, da cui è emersa, in maniera unanime, la consapevolezza che gli affanni della sanità calabrese «sono da superare  soprattutto (e anche) con l’essenziale contributo degli infermieri, che vanno coinvolti ai tavoli istituzionali».

Competenza, conoscenza, professionalità, prossimalità ai territori con l’obiettivo primario del benessere del paziente anche in vista della nascita degli ospedali e delle case di comunità e degli obiettivi del Pnrr i temi caldi dell’iniziativa veicolata come moderatore da Silvestro Giannantonio, responsabile della Comunicazione Fnopi.

Argomenti che hanno trovato riassunto nel titolo del convengo dal titolo Ovunque per il bene di tutti. Infermieristica di prossimità per un sistema salute più giusto ed efficace.

Nei saluti del presidente di Opi Catanzaro, Giovanna Cavaliere, l’essenza della “nuova frontiera” raggiunta dall’Ordine che «punta su formazione e comunicazione, grazie pure al Centro di Simulazione attivo alla nostra sede, come vettori per rilanciare un ruolo da protagonisti e su un rafforzato e sinergico rapporto con le istituzioni pubbliche, sanitarie e universitarie».

Non sono mancati spunti interessanti nel videomessaggio di Andrea Mandelli, vicepresidente Camera dei Deputati e presidente Fofi.

Ma anche quelli della politica locale: Roberta Gallo, vicepresidente del consiglio comunale di Catanzaro; da Filippo Mancuso, presidente del consiglio regionale della Calabria; Michele Comito, presidente Commissione Sanità Regione Calabria: Filippo Pietroparolo, assessore regionale Organizzazione e Risorse Umane che ha parlato anche a nome del presidente della Giunta, Roberto Occhiuto e Fernando Sinopoli, vicepresidente della Provincia di Catanzaro, pure in rappresentanza del consigliere regionale Francesco De Nisi.

E poi proprio il mondo degli infermieri, tanti, con i consiglieri nazionali della Fnopi Giancarlo Cicolini (Opi Chieti), Nicola Draoli (Opi Grosseto), Mariacristina Magnocavallo (Opi Campobasso – Isernia), Carmelo Spica (Opi Catania) oltre ai calabresi Stefano Moscato (Opi Vibo) e Susy Ranieri (Opi Catanzaro).

Quindi le flotte rappresentative di Opi Cosenza, Opi Crotone, Opi Vibo Valentia e Opi Reggio Calabria.

«La sfida per un nuovo infermiere è lanciata – ha evidenziato il segretario Fnopi, Barbara Mazzoleni– Competente e moderno lo è già, dobbiamo solo farlo riconoscere per tornare ad essere attrattivi per i giovani in cerca di lavoro con una nuova prospettiva di carriera che non sia solo organizzativa».

Come dire: dalla responsabilità pandemica è emerso uno schema professionale moderno e svecchiato, espressione di buone pratiche infermieristiche.

A proposito di nuove frontiere, nel corso del congresso sono stati premiati quatto progetti di buone pratiche infermieristiche: Un team Picc all’interno del Dipartimento Oncoematologico dell’azienda ospedaliera “Pugliese  – Ciaccio” di Catanzaro”, presentato da Paolo Marinaro, infermiere al Dipartimento di Oncoematologia del presidio ospedaliero “Ciaccio” di Catanzaro; “L’infermiere in Diabetologia al Pst di Squillace”, a cura di Emilia Cutullè, responsabile Comunicazione e Formazione Opi Catanzaro, dipendente Asp Catanzaro.

E ancora: “L’infermiere e la formazione in simulazione: stato dell’arte. Abstract”,  di cui ha parlato Antonio Ciambrone, responsabile del Centro di Simulazione attivo all’Opi Catanzaro, in servizio al reparto di Rianimazione e Anestesia all’azienda ospedaliera “Pugliese – Ciaccio” di Catanzaro; “Triage Pediatrico”, discusso da Rossella Scalise e Maria Pennisi, infermiere pediatriche.

Chiusura con l’invito collettivo a fare rete: «Senza unità non si va da nessuna parte con l’obiettivo di portare sempre più in alto la sanità calabrese», è stato messo in evidenza. (rcz)

«ORGANIZZARE, CONTROLLARE, IMPEDIRE»
GLI IMPERATIVI DELLA SANITÀ CALABRESE

di EDUARDO LAMBERTI CASTRONUOVO  – Se una medaglia o una moneta hanno un valore, sarà eguale, quale che sia la faccia che stai guardando.  La sanità pubblica e privata sono due facce della stessa medaglia. Lo si voglia ammettere o no. È chiaro come il sole che strumentalmente questo concetto non passa, pur nella sua evidenza assoluta. Non passa per la semplice motivazione che il privato accreditato non è un soggetto vulnerabile al clientelismo. Da qui scaturisce il problema che comporta una battaglia continua, con dispersione di risorse anche erariali, per il riconoscimento di due diritti: quello al lavoro sia di chi imprende legittimamente, che di chi opera nel settore, e quello all’accesso alla diagnosi e alle cure dei cittadini. Almeno per il Livelli essenziali di Assistenza (LEA) , in Calabria assolutamente negati. 

Paradossalmente viene chiamata la Magistratura a decidere quando, una attenta gestione del settore, eviterebbe perdite di tempo, denaro e soprattutto l’emigrazione della salute. Proprio cosi. Il cittadino che qui si vede opporre un diniego dalla struttura privata per budget esaurito (si badi che quest’ultimo cerca una soluzione al  suo problema medico  e non distingue se, chi è in condizioni di risolverglielo, è pubblico o privato)non trova altra soluzione che rivolgersi fuori confini: lui non pagherà nulla, la Regione sì.

È così che ben 350 milioni di euro vengono spesi dalla Calabria a favore delle strutture sanitarie del Nord. Una forma di spreco che riduce le capacità di offrire servizi sempre migliori ai calabresi, li allontana da casa e riduce la forza lavoro in un settore vitale, nel vero senso della parola. È d’uso operare una specie di classifica che vede le strutture del Nord Italia quasi una sorta di luoghi miracolosi divisi per organo o patologia. Cosi Genova è la Lourdes dei bambini, Pisa quella della tiroide, Milano del cuore e via via cosi. Queste città, è ben vero, ospitano eccellenze – spesso provenienti dai nostri ranghi sudisti – ma in nulla differiscono da quelli delle nostre parti. La grande differenza deriva che le prime godono dei copiosi proventi calabresi potendosi cosi assicurare accoglienze di tipo alberghiero a cinque e più stelle. Denegata al Sud. Ora è tempo di cambiare le cose. Tre sono i verbi da coniugare: organizzare, controllare, impedire.

Nella nostra Regione è fin troppo evidente la mancata governance della sanità affidata, per oltre un decennio, a commissari, per nulla preparati, che avrebbero dovuto ripianare i debiti, li hanno solo aumentati. Qualità del servizio, diminuita. Organizzare significa ricostruire in tempi brevi una rete ospedaliera ed accreditata che copra l’intero territorio, assicurando tutte le prestazioni in modo uniforme. Un piano strategico condiviso con le categorie sanitarie può essere redatto in poco tempo: tutti conosciamo pregi e difetti. Una autorità reale, quale un assessore regionale qualificato, si impone.

Controllare. Significa verificare la reale qualità delle prestazioni sia pubbliche che private. Con rigore e potere di chiudere senza appello quelle fatiscenti che non garantiscano per uomini, mezzi e risultati la qualità assoluta. Oggi si può. Basta mettere al bando il clientelismo. La sanità privata accreditata non può non essere considerata parte integrante e non può essere sottoposta a limitazioni, se ha le potenzialità. È la fiducia della gente la cartina al tornasole. Non il budget. Niente più magistratura che, anche recentemente, ha ricusato le apodittiche tesi di parte pubblica, ridando spazio alla privata. Il Consiglio di Stato ha dovuto bacchettare fortemente i detentori del potere sanitario, che armati solo di penne, hanno tagliato, senza scrupoli, le possibilità di curarsi sul territorio per via del blocco dei budget.

Impedire. Che la gente debba ricorrere ai mezzi di locomozione per raggiungere le mete sanitarie fuori regione. In due modi: arginando il ricorso alla fuoruscita dal territorio, se non motivato realmente. Basterebbe una commissione medica seria. Non possiamo sostenere, talvolta, i capricci di chi va “fuori” solo perché ritiene sia “meglio”. Garantendo la qualità ad alto livello del servizio, lasciando che una sana e positiva concorrenza, sostenga il settore. (elc)

Sanità, Sapia (Alt c’è) interroga Governo: Sia rivisto rapporto fra pubblico e privato

Il deputato de L’Alternativa c’è, Francesco Sapia, ha presentato un’interrogazione sul rapporto tra pubblico e privato nella sanità calabrese, chiedendo al governo che «esso venga rivisto nell’ottica di garantire a tutti la tutela della salute e di contenere le spese per le prestazioni fornite dalle strutture private accreditate, così privilegiando lo sviluppo degli ospedali e degli ambulatori pubblici».

«Secondo le norme vigenti, il privato – ha ricordato il parlamentare di Alternativa, che alla Camera siede in commissione Sanità – integra il pubblico, non lo sostituisce. Il Piano di rientro e i dodici anni di relativo commissariamento hanno indebolito i servizi pubblici. Negli ospedali e nei distretti sanitari calabresi non si riesce ad investire a vantaggio della diagnostica e della specialistica, manca troppo personale e succede che i pazienti vengano dirottati spesso sul privato. Bisogna invertire la tendenza e stabilire che cosa realmente serve, evitando i doppioni fra pubblico e privato e consentendo al primo di ampliare l’offerta di servizi e migliorarne la qualità».

Nella stessa interrogazione, Sapia ha osservato che in Calabria si sono registrate diverse «commistioni tra dirigenza sanitaria e rappresentanza politica» e varie vicende «di inconferibilità di incarichi dirigenziali a personale sanitario con precedenti esperienze di candidature» o in posizione di «incompatibilità con lo svolgimento di mandati elettivi».

Pertanto il deputato di Alternativa ha chiesto al presidente del Consiglio «se non intenda assumere iniziative per aggiornare il decreto legislativo Anticorruzione nella parte concernente le inconferibilità e incompatibilità riguardanti candidature a cariche pubbliche, mandati elettivi e ruoli di dirigenza sanitaria, nel senso di meglio definire le ipotesi ivi previste e di evitare in maniera più completa che l’organizzazione e la gestione della sanità pubblica possa essere condizionata dall’esercizio di funzioni di indirizzo o di controllo politico e da candidature di qualsivoglia livello». (rp)

SANITÀ, ORA RIPARTIRE DAI MACCHINARI
86 MLN PER IL LORO AMMODERNAMENTO

Primi segnali positivi in risposta all’attivismo del Presidente Occhiuto che si è assunto l’ingrato onere di fare anche il commissario della Sanità. L’obiettivo, con i fondi che il decreto Calabria aveva assegnato nel 2019, di tenta di far ripartire la sanità partendo dai macchinari. È questo l’obiettivo del commissario ad acta, Roberto Occhiuto, che ha pubblicato un piano – in attesa dell’ultima validazione da parte dei Ministeri della Finanza e della Salute – da circa 86 milioni di euro, di cui 84 arriveranno dal Ministero, mentre il restante sarà a carico della Regione. Un grande passo in avanti vista la storica obsolescenza di macchinari sofisticati (e poco usati, purtroppo) che permette di rinnovare il parco tecnologico delle strutture sanitarie pubbliche calabresi.

Si tratterebbe di una svolta davvero importante per una regione che, purtroppo, si ritrova con un parco macchine troppo vecchie, la cui «età è superiore al periodo di adeguatezza tecnologica di sette anni e alla soglia dei cinque anni di obsolescenza per la programmazione della sostituzione delle grandi apparecchiature prevista dal Ministero della Salute nel Pnrr» si legge in una nota di Agenas.

Con questa rilevante somma, dunque, si punta a sostituire 59 apparecchiature e 23 da aggiornare, tra tac, risonanze magnetiche, mammografi, angiografo e acceleratore lineare, che saranno in parte destinati dalle Case della Salute, nei presidi ospedalieri in fase di riapertura, come Trebisacce, Cariati e Praia a Mare e nei Poliambulatori di tutta la regione, da Cosenza a Reggio.

L’Agenas, infatti, ha rilevato come «il numero di prestazioni erogate dalle strutture sanitarie calabresi (pubbliche e private convenzionate) è pari a 884.993. Di queste, un numero pari a 252.087 è riferito alle prestazioni del flusso di specialistica ambulatoriale riconducibile alle grandi apparecchiature», mentre «le prestazioni di specialistica ambulatoriali erogate in mobilità passiva per 100mila abitanti per grande apparecchiatura e per Asp di residenza dei pazienti. Il maggior numero di prestazioni per 100 mila abitanti – ha evidenziato l’Agenas – si rileva per le Tac e le Risonanze erogate ai residenti dell’Asp di Cosenza e, a seguire, ai residenti delle Asp di Crotone, Vibo Valentia e Reggio Calabria».

Un dato che va contenuto e ridimensionato, per l’Agenas, sono le prestazioni in mobilità passiva extra regione che, nel totale, sono 51.3084. Da considerare, poi, la pandemia che ha ridotto le prestazioni di specialistica a ambulatoriale di risonanza, mammografia e Pet, del 14%, 15,3% e 24%.

Nella Provincia di Cosenza, nei presidi dell’Asp di Cosenza, ad esempio, arriveranno 17 strumenti tra tac, risonanze magnetiche, mammografo e angiografo. All’Ao di Cosenza, invece, cinque nuovi strumenti, che andranno all’Annunziata e al Mariano Santo.

Nella Provincia di Crotone, arriveranno 10 nuovi strumenti, tra tac, pet-tac, angiografo, risonanza magnetica e gamma camera/tac. Nella Provincia di Vibo, sei le nuove macchine. Nella Provincia di Catanzaro, nei presidi dell’Asp di Catanzaro, cinque nuovi strumenti, mentre all’Aou Mater Domini arriveranno 9 strumenti. All’Ao di Catanzaro, 10 gli strumenti che arriveranno al Pugliese e al De Lellis.

Nella Provincia di Reggio, infine, all’Asp di Reggio 7 nuovi strumenti, mentre al Gom di Reggio 17 nuovi macchinari.

AZIENDA E IMPORTO ASSEGNATO:

ASP COSENZA 12.504,222,85

ASP CROTONE 8.853.112,13

ASP CATANZARO 3.833.698,42

ASP VIBO VALENTIA 4.140.289,57

ASP REGGIO CALABRIA 3.874.623,61

AO COSENZA 8.274.771,26

AO CATANZARO 14.775.292,61

GOM REGGIO CALABRIA 18.816.782,74

AOU – MATER DOMINI CATANZARO 11.415.843,85

totale 86.488.636,84

Insomma, strumenti che potrebbero dare la spinta di cui avrebbe bisogno la sanità regionale per ripartire e, sopratutto, come ha suggerito Agenas, anche «non solo per contenere i fenomeni di mobilità extra-regionale, e relative conseguenze, ma anche per migliorare notevolmente in termini di efficienza e di efficacia i processi di erogazione di prestazioni strumentali al fine di recuperare nel più breve tempo possibile quanto rimasto indietro a causa della pandemia». (rrm)

All’Ordine dei Medici confronto sulla sanità calabrese partendo dal libro di Curia

Si è svolto presso l’Ordine di Medici un interessante confronto sulla sanità calabrese prendendo spunto dall’ultimo libro di Rubens Curia Per una sanità partecipata, che ha visto l’autore impegnato a discuterne con Fausto Sposato, presidente dell’Ordine degli infermieri, che ha riflettuto sulla centralità della figura dell’infermiere di Comunità che nella medicina di prossimità dovrà  svolgere un ruolo strategico sia sul territorio che nell’ Ospedale di Comunità.

Giorgio Marcello, docente universitario, si è soffermato sul capitolo che sviluppa il Budget di salute, inteso come percorso di salute che tende a deistituzzionalizzare il paziente fragile e con Eugenio Corcioni, Presidente dell’Ordine dei Medici, che si è soffermato, dopo un’ampia panoramica sul grave malessere della sanità calabrese, sulla mancata applicazione dei contratti che avrebbero potuto dare una svolta alla sanità regionale ed ha auspicato un confronto serrato con il Presidente Roberto Occhiuto nella qualità di Commissario per Il Piano di rientro, che è mancata con il suo predecessore.

Il dibattito è stato sapientemente moderato dal giornalista Attilio Sabato che, tra l’altro, ha messo in luce il capitolo del libro dove si scrive in merito ai tre grandi ospedali ancora sulla carta che si attendono da 14 anni. Curia ha affermato che il suo è un libro scritto a più mani insieme ad alcuni compagni di viaggio di Comunità Competente e che, oltre a denunciare documentalmente il fallimento del Commissariamento che ha lasciato quasi immutato il disavanzo economico e non ha garantito i Livelli Essenziali di Assistenza ai calabresi, avanza delle concrete proposte per una «riforma organizzativa ed etica» del Servizio sanitario regionale.

Nel libro sono valorizzate le Strutture sanitarie territoriali Intermedie: l’Ospedale di Comunità, le Case della Salute che nel “PNRR” saranno trasformate nelle Case di Comunità, i Consultori familiari, i Centri Diurni , le AFT governate h 12 dai Medici di medicina generale insieme alle UCCP che funzioneranno h 24 con il contributo dei medici di continuità assistenziale; questo approccio consentirà agli Ospedali di dedicarsi alle acuzie e alle medie ed alte specialità.
L’autore ha sottolineato, con forza, il prezioso ruolo  delle Associazioni e dei sindaci che, grazie a precise norme, devono svolgere un controllo sociale sulle attività svolte dal management aziendale ed inoltre essere un antidoto alla pervasività della ‘ndrangheta e della corruzione.
Erano presenti all’iniziativa i rappresentanti di 16 Associazioni che, in provincia di Cosenza, sono protagoniste di innumerevoli battaglie per una sanità a misura di persona, docenti universitari, operatori sanitari, tra gli altri , sono intervenuti l’assessore Maria Teresa De Marco, che si renderà promotrice  di un incontro del dottore Curia con il sindaco Franz Caruso e il Commissario dell’ASP dottore La Regina, che ha apprezzato le riflessioni presenti nel libro e particolarmente la metodologia dell’ascolto che ha già attivato nei confronti del personale dell’Azienda. (fv)

Molinaro (Lega): I debiti della sanità calabrese gravino anche sullo Stato

Il consigliere regionale della LegaPietro Molinaro, ha evidenziato come la Regione, per la sanità calabrese, dovrebbe chiedere «allo Stato di assumersi anche la responsabilità dei fallimenti, compresi i debiti generati, almeno in parte».

Questo, in quanto «la sentenza della Corte Costituzionale n. 168/2021 – ha spiegato Molinaro – ha parzialmente accolto il ricorso della Regione Calabria contro il decreto legge 150/2020, convertito con la legge 181/2020, il cosiddetto Decreto CalabriaBis, sulla sanità. Una delle norme dichiarate incostituzionali è quella con la quale il Governo obbligava la Regione Calabria a provvedere “al prevalente fabbisogno della struttura commissariale”.Al contrario, la sentenza stabilisce che“al prevalente fabbisogno della struttura commissariale provveda direttamente lo Stato”, (…) “e sarebbe opportuno che l’onere sia a carico della stessa autorità centrale».

«Al di là di molteplici considerazioni – ha proseguito – che derivano dalla sentenza che investe altre parti del dl, ce né una che a mio avviso, merita un particolare rilievo. Il Giudice delle Leggi per giungere alle sue conclusioni, sottolinea la responsabilità dello Stato nell’attuazione del commissariamento, evidenziando inoltre, l’anomalia di un prolungamento ultradecennale che comprime i poteri della Regione, senza avere prodotto i risultati attesi».

Per il consigliere regionale, dunque, è «doveroso condurre questa battaglia affinché l’inefficienza ed il debito ancora incalcolato del sistema sanitario calabrese sia addebitato in parte allo Stato, per la responsabilità che deve assumersi in conseguenza del fallimento del commissariamento. Anche applicando il meritorio emendamento di Roberto Occhiuto alla legge di bilancio dello Stato, che oggi è legge (n. 178/2020), con il quale si consente la rateazione lunga del debito».

«Non si tratta – ha concluso – di far sottrarre la Calabria al suo dovere di pagare i debiti ma di chiamare, doverosamente e necessariamente, a corresponsabilità lo Stato. È evidente che questa è una battaglia politica e non giudiziaria, ma la sentenza 168/2021, credo che possa fornire elementi a supporto di una condivisione del debito della sanità calabrese, tra Stato e Regione». (rcz)

Blocco ricoveri al Gom: Falcomatà una sciagura che si poteva evitare

Nuova situazione d’emergenza al GOM Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria dove sono stati bloccati i ricoveri di pazienti infettati da covid: chi ha bisognodi un ricovero viene dirotattto a Catanzaro. Una situazione eplosiva e insostenibile. «Una sciagura che si doveva evitare» ha commentato il sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà parlando del grave e delicato momento di crisi che sta attraversando il nosonocomio della Città Metropolitana.

«Se l’organizzazione va in tilt – avverte il primo cittadino – bisogna individuarne le cause ed intervenire subito, superando i disagi legati alla carenza di personale che, a questo punto, vanno soltanto ad aggiungersi ad un problema già di per sé grandissimo. Probabilmente, si poteva e si doveva gestire meglio una situazione che rischia di assumere contorni preoccupanti di fronte all’avanzare di una possibile terza ondata pandemica. I contagi sono in aumento, l’indice delle vaccinazioni stenta a decollare ed il virus è fortemente presente in mezzo a noi: l’orlo del precipizio è davvero ad un passo e l’intero territorio metropolitano, di fronte ad uno scenario critico, appare troppo fragile e vulnerabile».

«La carenza di personale – aggiunge Falcomatà – peraltro lamentata da tutte le aziende sanitarie calabresi, non può essere una scusa dietro cui celare errori, ritardi ed inadeguatezze. Di cosa hanno parlato i vertici dell’azienda nella recente visita del Sottosegretario alla Salute? Si assiste ad uno scivolamento verso il basso dei livelli di servizio e di cura inaccettabile presso una struttura strategica come il Grande Ospedale Metropolitano. E cosi – aggiunge il sindaco – mentre va in tilt il sistema emergenziale di cura dei malati di covid, si registra una grave difficoltà nella garanzia dei Lea per le patologie ordinarie che, anche in questo periodo emergenziale, non vanno certo in vacanza. Su queste questioni è inammissibile dovere riscontrare una sottovalutazione preoccupante del dramma in cui versa la sanità reggina».

«Le responsabilità – continua Falcomatà – vanno certamente ricercate in un sistema che andava preparato ad affrontare ogni possibile recrudescenza del virus. La “zona bianca”, infatti, serve a poco se non si hanno a disposizione posti letto e si è costretti a trasferire altrove i poveri malati. Più di qualcosa, evidentemente, non ha funzionato per come avrebbe dovuto ed occorre intervenire subito ed accertare le responsabilità in tutte le sedi».

«L’appello – conclude il sindaco metropolitano – lo rivolgo ad ogni livello della Sanità calabrese, dal commissario straordinario fino al management dell’Azienda ospedaliera e territoriale. Chiederemo una riunione urgente per affrontare questa ennesima situazione emergenziale, coinvolgendo anche i vertici ministeriali e commissariali della sanità calabrese chiedendo che si accertino le reali cause di questa incredibile situazione. Si recuperi il tempo perduto e si metta i reggini nelle condizioni di poter contare su un sistema ospedaliero efficiente e, soprattutto, pronto ad affrontare ogni tipo di evoluzione del Covid. Tutto questo è quanto mai necessario affinché non sia passato invano l’ultimo anno e mezzo scandito da sofferenze ed immani tragedie». (rrc)

L’Associazione Mediass chiede ai candidati di firmare un contratto per la difesa dei malati calabresi

Firmare un contratto per la difesa dei malati calabresi. È questa la richiesta che l’Associazione Mediass Medici di Famiglia Catanzaro, insieme alle Associazioni dei malati calabresi, hanno fatto ai candidati alla presidenza della Regione Calabria.

L’Associazione, infatti, vuole risolvere la gravissima situazione della sanità in Calabria e, a tal proposito, ha individuato i punti chiave che, «se applicati, possono risolverla».

Nel contratto, «i candidati alle elezioni regionali della Calabria del 3 ottobre 2021, hanno convenuto di impegnarsi insieme a battersi per: il ritiro del piano di rientro sanitario della regione Calabria, l’azzeramento del presunto deficit sanitario calabrese; il ritiro dell’aumento delle accise e delle tasse alle imprese e ai cittadini calabresi a causa del piano di rientro sanitario calabrese e il recupero di quanto, ingiustamente, versato in più di 11 anni a questa parte».

Ancora, «il riparto dei fondi sanitari alle regioni avvenga in base alla numerosità delle malattie, e non in base al calcolo della popolazione pesata, che penalizza regioni come la Calabria e il Sud in genere, dove ci sono molti più malati cronici; il ritiro del commissariamento dell’Inps delle commissioni sanitarie Asp per il riconoscimento dell’invalidità civile». (rcz)

 

L’OPINIONE/ Filippo Veltri: I misteri della revisione contabile sulla sanità in Calabria

di FILIPPO VELTRI – Tra i tanti misteri e scandali sulla sanità calabrese commissariata, ce n’è uno su cui è praticamente impossibile fare chiarezza ma di cui parlano pochi e quando lo fanno lo fanno male. Questo mistero si chiama KPMG.

Tre mesi fa, per ultimo, un consigliere regionale – Carlo Guccione – ha presentato un’interrogazione di cui si sono perse le tracce. Riepiloga molto bene la situazione. La Regione Calabria, con delibera numero 231 del 31 maggio 2011, contrasse un prestito con il Ministero dell’Economia e delle Finanze per la copertura dei disavanzi sanitari del sistema sanitario regionale calabrese. L’ammontare del prestito era di mezzo miliardo di euro per una durata di 30 anni a un tasso di interesse molto considerevole.

Sarebbe interessante – e sarebbe anche un’operazione trasparente – conoscere se effettivamente questo prestito sia servito a ripianare debiti di Asp e Aziende Ospedaliere calabresi fino al 2005. Ma andiamo con ordine.

Con delibera di Giunta regionale numero 892 del 23 dicembre 2009 Guccione ricorda come sia stato costituito l’Ufficio del Piano di Rientro in sanità e deliberato, inoltre, di prendere atto dei compiti contabili assegnati alla società KPMG Advisory S.p.a. Le attività della KPMG riguardano i seguenti ambiti: processo di ricognizione e riconciliazione del debito pregresso e costituzione della Bad Debt Entity e dell’ufficio istruttore; supporto di programmazione e al monitoraggio regionale, gestionale e contabile; supporto nelle analisi e nelle verifiche dei dati aziendali per il processo del debito e per il monitoraggio gestionale e contabile.

Dal 2008 ad oggi la KPMG Advisory per tali attività ha ricevuto compensi pari a € 11.015.878,23. Ma alla luce di quanto è emerso nel corso della Commissione speciale di Vigilanza del 28 settembre 2020, alla presenza dei vertici delle Asp di Reggio Calabria e Cosenza e dei relativi responsabili finanziari e contabili, sono affiorate varie criticità e una massa debitoria rilevante.

In particolare, è emerso che l’Asp di Reggio Calabria ha un debito di 920 milioni e non approva Bilanci dal 2012; la massa debitoria dell’Asp di Cosenza al 31 dicembre 2019 si attestava a 547 milioni di euro e, all’epoca, non risultavano approvati i Bilanci consuntivi 2018 e 2019 e, ovviamente, il Bilancio preventivo 2021.

Anche le recenti vicende giudiziarie hanno messo in rilievo una serie di anomalie sui bilanci e la voragine finanziaria dell’Asp di Cosenza, facendo emergere una situazione ben più drammatica di quella venuta fuori durante l’audizione in Commissione Vigilanza.

Alla luce di tutto ciò Guccione (e noi con lui) chiediamo che con urgenza si faccia chiarezza sulle attività svolte dall’advisor KPMG. I compiti che erano stati affidati alla Società, tra i quali il processo di ricognizione e riconciliazione del debito pregresso e verifiche dei dati aziendali per il monitoraggio gestione e contabile delle Asp e Aziende ospedaliere calabresi, non risultano infatti essere stati svolti vista la gravità e il disordine finanziario in cui si trovano i bilanci del servizio sanitario regionale. Per tali attività, a quanto pare non effettuate, alla KPMG Advisory S.p.a. in questi anni sono state pagate quelle consulenze di cui s’e’ detto sopra per oltre 11 milioni di euro.

Qualcuno, a partire dall’attuale commissario Guido Longo fino ai vertici della Regione e poi del Ministero della Salute e di quello dell’Economia potrebbe rispondere. (fv)