REGGIO – La Città Metropolitana al fianco di Scilla nel progetto ‘Plastic Free’

È stata molto partecipata la cerimonia di consegna, a Scilla, delle borracce multiuso nell’ambito del progetto Scilla Plastic Free, attivato su iniziativa dell’Amministrazione comunale di Scilla al fine di promuovere la cultura della sostenibilità ambientale.

Presenti il sindaco della Città Metropolitana di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, e il consigliere metropolitano con delega alla Cultura, Filippo Quartuccio sul palco della manifestazione accanto al padrone di casa, il sindaco di Scilla, Pasqualino Ciccone e alle rappresentanze del mondo della scuola e del comitato di quartiere.

«Scilla, passo dopo passo, sta recuperando il suo ruolo strategico nella Città metropolitana – ha detto il sindaco Falcomatà nel corso del suo intervento – grazie agli investimenti dell’amministrazione comunale e all’impegno profuso da tutte le realtà del territorio, nel campo turistico, culturale e naturalmente anche in ambito educativo e sociale sulle tematiche ambientali che oggi, come non mai, rivestono un ruolo centrale nei percorsi di sviluppo delle comunità».

«La manifestazione di oggi – ha aggiunto – che ha coinvolto tanti ragazzi dalla scuola dell’infanzia alle superiori, nel quadro di un percorso condiviso con i dirigenti scolastici e il comitato di quartiere, è l’esempio di come le cose si possano fare bene se si fanno insieme, lottando sempre dalla stessa parte».

«E noi come Città metropolitana – ha concluso il sindaco metropolitano – vogliamo stare accanto a Scilla per affrontare al meglio tutte quelle che sono le problematiche del territorio ma anche per sostenere i progetti di crescita di questa importantissima realtà e in generale di tutta la Costa Viola, nella piena consapevolezza che se cresce Scilla, cresce tutto il territorio metropolitano».

La Città metropolitana è al fianco delle amministrazioni locali per promuovere i temi più importanti, ha poi evidenziato il consigliere Quartuccio, «e oggi a Scilla abbiamo vissuto un momento davvero emozionante, con una piazza piena di bambini che poi sono i veri protagonisti del percorso di promozione e diffusione della cultura del riciclo e della tutela dell’ambiente».

«Un obiettivo, quello del plastic free – ha spiegato – a cui la Città metropolitana sta lavorando con determinazione siglando dei veri e propri patti di collaborazione, come nel caso del Comune di Scilla, con l’obiettivo di favorire progetti e iniziative che rafforzino la consapevolezza e la centralità di questo tema in particolare partendo dalle giovani generazioni».

«Ed è stato estremamente significativo – ha concluso Quartuccio – poter anche tornare a vivere un momento di spettacolo e animazione in piazza, realizzato grazie al sostegno della Città metropolitana, dopo mesi di chiusure e limitazioni causate dal Covid. Un bel segnale di ripartenza anche per il mondo dell’arte e della cultura». (rrc)

SCILLA (RC) – La mostra “Mediterraneo” di Silvia Vigliaturo

Fino al 30 settembre si può visitare, al Castello Ruffo di Scilla la mostra Mediterraneo di Silvia Vigliaturo, a cura di Anselmo Villata. Arti director è Giuseppe Cotroneo

La mostra è patrocinata dal Comune di Scilla e vede la collaborazione dell’Istituto Nazionale d’Arte Contemporanea, con l’Università di Montpellier 3 “Paul-Valery” e l’Associazione reggina Fuori Posto.

«Con il termine Mediterraneo – ha scritto il curatore – non si intende solamente un’espressione geografica, non indica solo una regione, e, ancora, il mare da cui prende il nome. Si tratta, invece, di un’idea evocativa, espressa simbolicamente, che apre a significati contraddittori in cui s’intrecciano speranze e illusioni, passioni e interessi, passato e futuro».

«Il mito del Mediterraneo – ha aggiunto – è un qualcosa che va oltre le società che lo vivono quotidianamente e tocca le sensibilità anche di chi ha questa particolare macro-regione (geografico-ideale) molto lontana sia fisicamente che storicamente». (rrc)

 

 

SudeFuturi: Pnrr, capitale umano, giovani e donne punti su cui far ripartire il Mezzogiorno

Tantissimi sono i temi su cui far ripartire il Mezzogiorno, ma, di sicuro, il Pnrr, il capitale umano, i giovani e le donne sono quelli su cui ci si deve focalizzare, e che sono stati individuati come fondamentali per la ripartenza del Mezzogiorno nel corso dell’ultima sessione di SudeFuturi, il terzo meeting internazionale della Fondazione Magna Grecia che si è chiuso al Castello Ruffo di Scilla.

Degli esseri umani come risorsa per la ripartenza del Mezzogiorno, ne hanno parlato Antonella Polimeni, Rettrice dell’Università La Sapienza di Roma, Anna Barbaro, campionessa di Paratriathlon, Adriano Giannola, presidente della Svimez e Francesco Cicione, presidente Entopan.

La Rettrice Polimeni, ha dichiarato che «mio padre era uomo di questa terra e credo di aver ereditato dalla Calabria la mia grande determinazione».

«Il mio motore è sempre stata la passione per l’attività accademica – ha aggiunto –. Sin da bambina volevo fare l’insegnante». E sui pregi e i limiti della didattica a distanza ha aggiunto: «La dad è stato uno strumento a cui tutte le università italiane si sono adattate velocemente, un’esperienza di cui dovremo far tesoro per rimodulare il futuro immaginando alcune forme di insegnamento. Ma non può in alcun modo sostituire la presenza perché l’università non è solo didattica ma anche socialità. Si devono formare le persone non solo trasmettere i saperi».

Di ripresa ha parlato anche la reggina Anna Barbaro, campionessa di Paratriathlon (argento Tokyo 2021): «La pandemia in un primo momento mi ha abbattuto perché si era capito che le Olimpiadi sarebbero state sospese. Mi sono mancati gli allenamenti ed in particolare il nuoto. Poi la mia famiglia ha allestito una piccola palestra in casa ed il 6 maggio sono tornata in acqua ed è stato bellissimo perché era il mare di casa mia a Pellaro. C’eravamo solo io ed il mio allenatore e non volevo più uscire».

La campionessa si è poi soffermata sulle difficoltà della preparazione ai giochi durante il periodo pandemico: «Fino a Tokyo siamo stati chiusi in bolla. In zona bianca per molti è ripartita la quotidianità mentre noi atleti siamo stati tutelati. Dietro questa medaglia c’è una famiglia forte, un allenatore forte e un compagno presente». Poi, in conclusione, ha raccontato del calore ricevuto dalle persone del territorio che l’hanno supportata fin dagli allenamenti per le vie di Reggio Calabria: «Sono caduta tante volte, ho avuto tante difficoltà ma qualcosa si sta muovendo».

L’Italia non può ripartire se il Nord resta l’unico motore, ne è convinto Adriano Giannola, presidente Svimez. «Pensare di riprendere quello che era prima la pandemia sarebbe un errore. I fondi servono a cambiare rotta nel Paese, soprattutto in tema di Nord e Sud. Non fermare il vento del nord è stato il mantra nazionale degli ultimi decenni, se non cambia questa visione non si riparte». Per far questo sarebbe necessario investire in opere d’impatto, «uno shock emotivo» è ciò di cui il paese ha bisogno. Ciò potrebbe essere rappresentato dai porti e dal ponte sullo Stretto dato che «gli investitori considerano la Sicilia il centro strategico del mediterraneo».

E sul Pnrr ha concluso: «Il problema non è avere il 40% ma come verrà utilizzato».

«Un uomo di esempio» è ciò che è Santo Versace, ha detto il presidente di Entopan, Francesco Cicione, che da anni persegue il sogno di realizzare in Calabria e nel sud Italia, nel cuore del Mediterraneo, un ecosistema di innovazione fatto di spazi, campus fisici materiali e immateriali e stakeholder di vario genere che possano collaborare nello sforzo di produrre innovazione utile e armonica. « Il Sud è una risorsa per l’Europa e soprattutto per il Mediterraneo. La nostra sfida è uno sforzo inedito. Abbiamo deciso di farlo al Sud e senza alcun ricorso alla finanza pubblica. Perché la finanza pubblica non ha tempi compatibili con l’innovazione. Oggi si parla spesso di Pnrr e il grande assente in questa discussione è il contributo umano. Senza un capitalismo generativo non può esistere un’amministrazione etica».

Biagio Mazzotta, Ragioniere generale dello Stato, su domanda di Paolo Mieli in relazione a possibili sottrazioni di fondi del PNRR al Sud, lo ha escluso: «Ritengo non ci sia un problema di sottrazione di risorse al Sud – ha spiegato Mazzotta. Alcuni progetti assegnati in via diretta nell’ambito della rete ferroviaria ad esempio. Altri saranno messi al bando e il 40% degli stanziamenti, andranno al Sud. Se i progetti ci sono e le regioni saranno efficienti, ci saranno i finanziamenti. Nessuna ingiustizia, bisogna saperseli guadagnare. Il Nord rimane in vantaggio in questo momento nella progettazione. Il Sud deve cambiare il modo di fare del recente passato in cui presenta, sì i progetti di spesa, ma molto spesso questi ultimi venivano considerati inammissibili».

Secondo Francesca Moraci, docente, urbanista, già membro cda gruppo Fs, «l’investimento deve essere considerato in una strategia complessiva. Ci vuole una visione, un sistema paese che deve essere competitivo e incastonato nel Mediterraneo. Sarà fondamentale realizzare l’alta velocità fino a Reggio Calabria.  Ci sono 4 miliardi previsti per il Sud e 2 miliardi per nuove opere che devono essere utilizzati per recuperare i ritardi nelle infrastrutture».

Sull’importanza di realizzare infrastrutture nel Meridione si è soffermato anche Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia: «le infrastrutture sono fondamentali per valorizzare le bellezze e i borghi del Sud Italia che spesso sono irraggiungibili proprio per l’assenza di infrastrutture e mezzi».

Inoltre, per la valorizzazione dei borghi semi abbandonati del Meridione, per Spaziani Testa non hanno senso iniziative: «Non è la vendita a un euro delle case  che risolve il problema, bisogna farli rivivere».

Fabrizio Frullani, giornalista del Tg2, ha puntato l’attenzione sui tempi. «Non ci dimentichiamo che per il PNRR saranno fondamentali e che proprio in questi giorni ci sarà il primo banco di prova. Sull’alta velocita, il premier Mario Draghi ha detto che si farà fino a Reggio Calabria. Dobbiamo avere fiducia e ricordare che ci troviamo davanti a un’occasione storica che va accolta con tutte le forze e la disponibilità di tutti».

Sul tema di occupazione, giovani, donne e previdenza nel corso del dibattito moderato dal giornalista Fabrizio Frullani, è intervenuto Cesare Damiano, già ministro del Lavoro, cda Inail, che ha messo in luce il problema della sconnessione tra scuole e imprese.  Spesso essere troppo formati paradossalmente diminuisce le opportunità di occupazione perché ciò comporta una maggiore remunerazione e maggiori diritti e garanzie. «Si diceva che la flessibilità avrebbe creato più posti di lavoro ma non è stato così. Sicuramente il reddito di cittadinanza andrebbe riformulato».

Damiano ha poi parlato di politiche attive che «devono essere un ponte tra la disoccupazione ed il futuro impiego utilizzando formazione e tracciando percorsi su misura».

Ernesto D’Amato, Ceo di Radar Academy che si occupa di ricerca e selezione del personale. «Le imprese occupano due terzi dei lavoratori in Italia per cui rappresentano gran parte degli sbocchi professionali. Le aziende chiedono determinate caratteristiche ma i giovani fanno fatica a trovare occupazione e le ragioni di questo gap risiedono nel sistema scolastico e universitario che dovrebbero porsi delle domande in termini di metodologie».

«Si parla spesso di dad e di didattica in presenza – ha aggiunto – ma si parla poco di modalità didattiche e di apprendimento. Dovremmo rendere l’apprendimento più interessante ed efficace rispetto alle competenze richieste dal mondo del lavoro e soprattutto da quello delle imprese. Il mercato del lavoro deve ripartire da innovazione, competenze digitali e creatività. La risorsa fondamentale per competere sono i giovani».

Anche Marialuisa Gnecchi, vicepresidente Inps, ha espresso un suo pensiero sul reddito di cittadinanza: «È una misura a nucleo familiare per cui paragonare i 700 euro con il guadagno di un singolo componente è sbagliato. Si dovrebbe invece ragionare di lavoro, retribuzione regolare e contribuzione regolare per avere una pensione con cui si possa vivere».

Ha, inoltre, espresso l’urgenza di colmare il gap di genere: «La pensione delle donne è la metà di quella degli uomini. Il lavoro è il primo vero mezzo di inclusione sociale per cui è importante che ci sia equa distribuzione». Gnecchi ha inoltre invitato a ragionare sui lati positivi della pandemia che «ha insegnato che si può lavorare a distanza ed esistono molti lavori che si possono fare da remoto». Lo smart working può diventare volano di occupazione nel Mezzogiorno».

Filippo Ribisi, vicepresidente Confartigianato imprese, ha evidenziato il problema del deficit di formazione. «Mancano le persone formate, gli elettricisti formati, gli edili specializzati. Quello che oggi richiedono le piccole e medie imprese per completare le politiche attive del lavoro non può farsi solo con gli uffici di collocamento ma investendo in risorse umane, riqualificando il personale e comunicando col privato». La soluzione di Ribisi è «investire negli istituti tecnici e nelle scuole professionali perché il futuro del lavoro è nella formazione».

Renato Mason, direttore Cgia Mestre. «La situazione italiana vede Pil, export e consumi interni progredire. Chi ha patito davvero la crisi economica sono giovani, donne e Sud. Chi ha responsabilità decida politiche serie per giovani, donne e Mezzogiorno. O si creano condizioni endogene territoriali di sviluppo e crescita o non si va da nessuna parte».

Mason si è, poi, interrogato sulla crescita esponenziale di partite Iva al meridione in controtendenza con ciò che sta accadendo al Nord e ha esortato chi ha potere dirigenziale a capire «dove, come e perché nascono» e soprattutto ha esortato a «mettere una rete di protezione» per le pmi.  In ultimo ha puntato i riflettori su un altro fenomeno preoccupante che è l’abbandono scolastico.

E sull’aumento delle partite Iva si è interrogato anche Alessandro Paone, giuslavorista e partner Lablaw: «Significano crescita o una fuga dal lavoro subordinato?».

Dopodiché invitato a ragionare sui lavori del futuro «che non sono stati ancora studiati. Abbiamo sempre studiato la crescita ma non lo sviluppo. Non guardiamo mai al domani».

Di trasformazione digitale ha parlato Anna Gionfriddo di Manpower Group Italia. «Siamo in un momento importante di trasformazione digitale che la pandemia ha accelerato in maniera importante. Si è subito pensato che questa trasformazione avrebbe tolto posti di lavoro ma non è cosi. Compito del mercato del lavoro è far incontrare la richiesta di occupazione con le effettive competenze».

«Nel Sud – ha aggiunto – la prospettiva è positiva. Il turismo, che è il settore trainante, è ripartito solo che non si trova personale da reclutare perché nel frattempo le persone si sono ricollocate».

Ivano Spallanzani, presidente Assimpresa Spa, ha parlato ancora di partite iva e Mezzogiorno interrogandosi sul futuro delle piccole e medie imprese che dovranno confrontarsi con una «burocrazia massacrante» che è «contraria al sistema imprenditoriale».

Di pensioni si è occupato Gianfranco Verzaro, comitato direttivo Assoprevidenza, mettendo in discussione la compatibilità degli anticipi (Quota 100) che «contraddicono la parte di sostenibilità del costo pensionistico che era stato faticosamente consegnato dal ’92 in poi».

Verzaro si è espresso sull’urgenza di cercare meccanismi diversi per sostenere dei contratti di espansione ad esempio «un’uscita morbida dal lavoro che potrebbe evitare lo spreco umano ed economico».

La penultima sessione di lavoro si è aperta con il saluto del ministro per Affari Regionali Maria Stella Gelmini, collegato via streaming. «Cultura, sviluppo e infrastrutture sono temi importantissimi sui quali è concentrato anche il governo, in questo momento impegnato a mettere a terra il Pnrr».

«Sto provando a fare in modo – ha spiegato – che il Piano abbia il consenso degli Enti locali che devono essere coinvolti fin dal primo momento della progettazione. Il Piano deve essere occasione per un nuovo protagonismo del Mezzogiorno e servire anche a ricucire il territorio. Sono certa che questa tre giorni di lavoro a Scilla porterà un grande contributo anche in questa direzione».

Alessandro Paone, giuslavorista di Lablaw, si è soffermato sullo smart working. «Nei primi 3 mesi di pandemia tutti ci siamo innamorati dello smart working che però, successivamente, ha mostrato molti limiti. In realtà stiamo guardando un fenomeno nuovo da un punto di vista vecchio. Le aziende non adotteranno mai una formula unica ma, nell’ambito dell’organizzazione del lavoro, può essere anche lo smart uno strumento e quindi può essere un modello di sviluppo».

Matilde Marandola, presidente Aidp nazionale: «Siamo stati certamente presi alla sprovvista dalla pandemia. La chiave di lettura per riorganizzare il sistema di lavoro deve essere l’ascolto. Ci sono tante persone del Sud, ad esempio, che con lo smart working possono stare al Sud.  Non contano luogo e tempo, ma i risultati e anche i datori di lavoro se ne stanno accorgendo».

Elena Militello, presidente South working: «Serve, comunque, un cambiamento di mentalità. Le nuove modalità di lavoro potrebbero anche essere stabilite mediante un accordo scritto tra lavoratore e dipendente e, spesso, possono aumentare la produttività senza considerare solo gli orari in maniera rigida. Non credo, però, nello smart working da casa, ma da spazi appositi di coworking. In ogni caso per una prestazione lavorativa all’altezza servono una buona connessione internet e mezzi di trasporto efficienti».

Stefano Cianciotta
, presidente Abruzzo Sviluppo: «Non dobbiamo dimenticare che il lavoro si sviluppa se ci sono le imprese ad investire. Il fenomeno del south working è interessante e  nei nostri borghi si può fare, ma non ne determinerà lo sviluppo. Non è la panacea che risolve i problemi del Mezzogiorno ma solo una modalità di organizzazione del lavoro».

Anna Maria Testa, direttore risorse umane Zte Italia: «Le imprese che non erano pronte hanno sofferto di più durante la pandemia. Dobbiamo stare di più sul territorio, ascoltare le esigenze dei lavoratori e dare ai più giovani la possibilità di individuare la propria strada».

Gianpiero Tufilli, direttore risorse umane Thales: «Credo si debba continuare con lo smart working a prescindere dal discorso emergenziale. È un’opportunità? Va valutata caso per caso, ma di certo serve formazione adeguata sia per i leader che per i lavoratori. Può essere una grande opportunità per il Sud, favorendone l’indotto nel momento in cui i lavoratori vi si trasferiscono e potrebbe  migliorare la condizione dell’individuo».

A chiudere questa terza edizione di SudeFuturi, la discussione sullo Stato della democrazia.

Ripartire dal Mediterraneo non può non farci interrogare sul ruolo della Turchia in Europa e non si può ovviamente ignorare l’influenza degli Stati Uniti e l’alleanza atlantica. Paolo Mieli ne ha discusso con Antonio Baldassarre, Gabriele Checchia, Arthur Gajarsa, Valeria Giannotta, Panagiotis Roumeliotis.

Secondo Arthur Gajarsa, giudice d’Appello Federale Usa, è importante che un governo democratico protegga l’intera popolazione «ma alcune restrizioni sono necessarie per ripartire in sicurezza». Gajarsa ha risposto all’accusa dell’Isolamento degli Stati Uniti elencando le numerose sfide interne che l’America si trova attualmente a dover affrontare: come la stagnazione, l’inflazione, assieme alla nuova ondata pandemica. Gli Stati Uniti si trovano inoltre di fronte ad una crisi di fiducia dovuta al ritiro dall’Afghanistan.

Sulla questione afgana si è espresso anche Gabriele Checchia, ambasciatore d’Italia presso l’Ocse a Parigi e la Nato a Bruxelles: «La tragedia afgana impone riflessioni pesanti negli USA, in Europa e nelle relazioni transatlantiche. C’è stata da parte europea una sottovalutazione della vicenda. Per qualche motivo il presidente Biden ha ritenuto non demandabile la data del ritiro. L’Europa aveva suggerito di posticipare per un ritiro più ordinato». Difendendo però il ruolo della Nato: «Il rapporto transatlantico è più difficile ma deve restare vitale: la Nato va protetta. Macron parla di autonomia ma deve essere un’autonomia strategica. Non ci può essere autonomia strategica senza sovranità tecnologica. Le difficoltà che più mi preoccupano sono quelle di creare una politica estera europea senza una governance europea». Il problema dell’Europa, secondo Checchia, è la contrapposizione tra «tendenza centripeta dei valori e  tendenza centrifuga del mercantilismo» e la mancanza di un esercito comune.

Ancora geopolitica. Della Turchia e del suo ruolo strategico se si vuole ripartire dal Mediterraneo ha parlato Valeria Giannotta (direttore scientifico Osservatorio Turchia, centro studi di Politica Internazionale): «La Turchia aspira al ruolo di player regionale. Il fatto che sia stata in grado di intervenire in Libia va oltre l’accordo militare. Tra Europa e Turchia c’è una crisi di fiducia a 15 anni dai negoziati. Ankara viene trattata come altro rispetto all’Unione Europea ma risulta comoda quando c’è da usare la forza».

Un doppio standard sul quale l’Europa è obbligata a fare autocritica.

L’ingresso della Turchia in Europa fu supportato anche dalla Grecia, cosi ha affermato Panagiotis Roumeliotis, economista e già ministro dell’Economia in Grecia, poiché non c’era altra maniera «perché si adeguasse agli standard e allo stato di diritto europeo».

L’ex ministro dell’Economia ellenico si è poi soffermato sulle molte sfide che l’Europa dovrà affrontare per ripartire dalla pandemia: «Ci sono molti problemi, tra i quali la stagnazione secolare che proviene dall’invecchiamento della popolazione e dall’improduttività. Bisogna rivedere il patto di stabilità per dare opportunità ai paesi in difficoltà di crescere senza dimenticare di considerare come prioritaria la questione dei cambiamenti climatici perché non aspettano. E soprattutto è necessario farsi trovare preparati a nuove crisi. Dobbiamo avere obiettivi a breve, medio e lungo termine».

Sui rischi dei valori democratici si è infine espresso Antonio Baldassarre, Presidente emerito della Corte costituzionale: «Io sono un realista e per mia esperienza quando i valori si sono scontrati con interessi pratici hanno perso. L’Europa è una costruzione costituzionale e politica che non c’è mai stata nella storia. È un unicum quindi le sue difficoltà sono atroci» Le democrazie sono a rischio, ha detto ancora Baldassarre, quando passa il messaggio che gli stati autocratici rispondono in maniera più agile alle difficoltà: «Se si dimostra che gli stati autocratici funzionano meglio in periodi di crisi si rigettano le fondamenta della democrazia».

«L’Europa è una forza civile in un mondo che sta scoppiando per questo si è rivelata debole nel gioco geopolitico», ha concluso. (rrc)

SCILLA (RC) – SudeFuturi, proiettato il corto “Note Magiche”

È stato proiettato, al Castello Ruffo di Scilla, il cortometraggio Note Magiche di Maurizio Paparazzo, vincitore del bando “Calabria Emotions”, ideato dalla Fondazione Magna Grecia con il supporto tecnico della casa di produzione Indaco Film.

Il bando è nato per far sì che persone del territorio ideassero un soggetto che restituisse una giusta narrazione della Calabria. Il film è stato proiettato in una sala del Castello Ruffo di Scilla accompagnato dalla voce dell’attrice Annalisa Insardà.

Il bando, nato quasi per caso, come ha raccontato Nino Foti presidente di giuria, ha subito generato una sinergia di eccellenze intorno all’idea di creare una narrazione di questi luoghi lontana dagli stereotipi.

La proiezione è avvenuta nel corso della seconda giornata di SudeFuturi ,III – “(R)innoviamo il Mezzogiorno”, organizzata dalla Fondazione Magna Graecia.

In giuria il regista Mimmo Calopresti. «È difficile raccontare una regione, è più facile raccontare le persone e i sentimenti. Per me il cinema non racconta mai delle entità, racconta la storia delle persone. Se queste poi vivono qui ecco trovata la soluzione».

Di come si può raccontare la regione attraverso l’informazione ha invece parlato Domenico Maduli, editore de Lac Network, che ha sposato il progetto. «Raccontare la Calabria è raccontare noi stessi: quello che siamo e quello che abbiamo creato. Noi siamo l’esempio di una narrazione positiva di questa regione che è tutt’altro di quello che si vuole far passare. Una forte determinazione può creare effetti positivi. Ci vuole tanta determinazione e ovviamente accompagnarsi a persone valide e di talento».

In giuria anche Antonello Colosimo, giudice della Corte dei Conti e appassionato di cinema: «La storia della Calabria è la storia della civiltà. Qui ci sono state forme di primigenie della vita democratica. Ma adesso vive una forma patologica di narrazione. L’iniziativa è diventata anche un modo per riflettere su come rappresentare questa terra e come ognuno di noi vorrebbe leggerla».

Gianni Quaranta, scenografo premio Oscar: «Per deformazione professionale, sono colpito dall’impatto visivo dei luoghi. Ho scoperto le bellezze di questa terra durante un viaggio in macchina con mia moglie, ci ha colpito la primitività della Costa Ionica, da lì è partito il sogno di realizzare un film in questa regione. Sono rimasto folgorato dalla posizione naturale ma anche da quella architettonica di Scilla che è unica. Speriamo che un giorno si realizzi questo mio sogno per far sì che la Calabria abbia la sua reale visibilità nel mondo non solo in Italia».

Sposare il marketing territoriale con una buona azione cinematografica «è un lavoro molto complesso che richiede diversi anni» secondo Francesco del Grosso, regista e critico cinematografico. «Ci sono regioni che hanno puntato molto sul cinema credendo nelle potenzialità del territorio e nelle bellezza. Qui in Calabria la grande sfida è non dare per scontato le proprie radici ed essere, per chi fa questi progetti, prima spettatori che registi».

L’auspicio è che si innesti una macchina virtuosa come avvenuto in Campania, a Castellabate, con “Benvenuti al Sud”, prodotto importato dalla Francia: «Medusa ha avuto un’intuizione. Io sono andato a Castellabate a girare un altro film subito dopo e avevano fatto una mappatura del territorio e venivano stranieri a visitare le location. Basta partire da quello che c’è nel luogo e riuscire a valorizzarlo al massimo, se ci sono riusciti con Benvenuti al Sud perché non si può fare in Calabria?».

E di processo di narrazione ha parlato anche Edoardo Lamberti Castronuovo, editore Rtv. «La Calabria è vittima di stereotipi, di pregiudizi, di scogli. Anche nelle fiction Rai i calabresi sono rappresentati secondo stereotipi. Ciò che noi abbiamo ottenuto con questo progetto è quello di dare un’immagine più vera. È un seme dal quale certamente verrà fuori qualcosa di positivo».

Maurizio Paparazzo regista vincitore: «Ringrazio la fondazione Magna Grecia, la giuria di Calabria Emotions, che ha ritenuto la mia idea meritevole di essere premiata e Luca Marino, presidente di Indaco Film, per il sostegno e l’appoggio. Nel bando si faceva riferimento al passato magno-greco e all’impatto emotivo e proprio per questo ho deciso di partecipare: per mostrare una Calabria internazionale dalla quale si evincesse la voglia di riscatto».

«Raccontare la Calabria è una responsabilità fortissima. Ti impone una morale», ha concluso Nino Foti.  (rrc)

 

SudeFuturi: Servono interventi nazionali per rendere il Sud motore d’Italia

C’è una grande necessità di interventi progettuali nazionali per rendere il Sud motore dell’Italia intera. È su questo che si è incentrata la seconda giornata di SudeFuturi(R)innoviamo il Mezzogiorno, al Castello Ruffo di Scilla e organizzato dalla Fondazione Magna Graecia.

Ad aprire il dibattito, moderato da Paolo Mieli, Paola Bottero e Alessandro Russo, è stato il presidente della Fondazione con il Sud Carlo Borgomeo: «Si sente spesso dire che bisogna investire sulla motrice invece che sull’intero convoglio, sperando che la prima trascini il resto dei vagoni. Credo, invece, che al Paese convenga investire nel Mezzogiorno e che il Sud potrà ripartire quando non ci sarà più un atteggiamento solidaristico, ma la decisione concreta di investire al Sud perché si decide di farlo».

«Si deve, però – ha aggiunto – modificare l’atteggiamento del passato e quindi non ci si può limitare a rivendicare quote, ma si deve spostare l’attenzione sul come vengono messi in atto i progetti. Nel Pnrr il fattore tempo è decisivo e occorre presto entrare nel merito delle singole linee di spesa».

Il ragionamento è stato proseguito dal presidente emerito della Corte Costituzionale Antonio Baldassarre: «Si smetta con il romanticismo meridionalista e piagnone e si riparta dalla realtà. I vecchi governi nazionali hanno buttato i soldi al Sud senza creare sviluppo».

«Servono strategie straordinarie – ha evidenziato – che superino anche la tradizionale divisione di competenze tra Stato e Regioni sancita dalla Costituzione. Serve uno sforzo nazionale con un progetto per il Sud che immagini anche un suo ruolo definito verso il Mediterraneo».

Maria Grazia Falduto, direttore generale Pubbliemme, ha raccontato la sua storia di imprenditrice rientrata al Sud dopo un’esperienza a Milano e che è riuscita a risanare un’azienda in crisi portandola ai primi posti di produttività a livello nazionale. Dovendo, però, superare mille difficoltà. «Il rapporto con la pubblica amministrazione – ha detto Falduto – è stato spesso molto difficile, specie in Calabria».

«Abbiamo trovato maggiore difficoltà a dialogare con la Regione che con la Commissione europea – ha detto ancora –. Adesso, il Sud si trova davanti ad una grande opportunità e serve lavorare non con la fantasia ma con la concretezza cominciando dall’inserire persone all’altezza nelle amministrazioni».

Giuseppina Paterniti, direttrice editoriale offerta informativa in Rai. Ha ribadito il concetto: «Occorre competenza nelle amministrazioni e senza correzioni da questo punto di vista non andremo da nessuna parte. Per sfruttare bene le risorse in arrivo servirebbero corsi di formazione e nuove competenze per riuscire a realizzare progetti importanti e spazzare via ogni tipo di opacità».

Secondo il presidente della Fondazione Magna Grecia, Nino Foti,«Serve una centrale di spesa e progettazione che riesca a velocizzare gli iter di progettazione in un momento in cui il tempo è tiranno. Serve anche una comunicazione adeguata che informi e sappia controllare e non la stampa che si limita a seguire il potere di turno. Non può succedere più che i giornalisti non siano liberi». (rrc) 

SudeFuturi, cultura e marketing territoriale per rinnovare il Mezzogiorno

«La Calabria non fa promozione, parla solo di mare e ignora montagna e siti storici. Manca la visione, mancano persone competenti che si siedono dando una strada maestra da perseguire. Molti investitori non investono qui perché hanno paura» ha dichiarato Maurizio Talarico, imprenditore, nel corso del confronto su marketing territoriale, cultura, miti e cinema al Castello Ruffo di Scilla, durante la seconda giornata della terza edizione di SudeFuturi, organizzato dalla Fondazione Magna Graecia.

Tantissimi gli ospiti che si sono confrontati, in questa seconda giornata, con i giornalisti Paola BotteroAlessandro Russo: per Marina Lalli, presidente di Federturismo, «il turismo è espressione del territorio per cui il marketing territoriale è l’asset fondamentale su cui il turismo deve basarsi», e «per ogni euro investito in cultura se ne attivano 5 su turismo e trasporto».

Il turismo ha un forte impatto sui territori per cui bisogna promuoverne uno responsabile che non snaturi i luoghi ed eviti il fenomeno della gentrificazione. «In passato abbiamo snaturato alcuni territori e non va bene. Se leviamo i veneziani dalle calle chi arriva non troverà autenticità. Affittare agli stranieri è più conveniente che ai locali e abbiamo visto con Airbnb cos’è successo. Ma dopo la pandemia il mondo è cambiato per cui tocca a noi rilanciare i nostri territori anche attraverso la gente del luogo». In questo gli eventi possono avere un ruolo fondamentale perché in passato « hanno lanciato dei luoghi che nessuno avrebbe conosciuto, tipo il festival di Spoleto. Gli eventi sono un vero prodotto turistico e la loro costruzione è diventata la strategia di marketing territoriale principale anche per allungare la stagione turistica».

Bisogna però evitare i rischi che le città, accogliendo più persone del solito, vadano in tilt per quanto riguarda la racconta rifiuti perché sarebbe «imperdonabile» ha concluso Lalli, sottolineando l’urgenza di investire in formazione. «Quest’anno molte risorse umane sono mancate per tutta una serie di motivi e dobbiamo prepararci all’anno prossimo per trovarci pronti».

La rivoluzione digitale può essere una scintilla per rianimare i territori del Sud secondo Michelangelo Suigo, Direttore Relazione Esterne, Comunicazione e sostenibilità di INWIT. «Per raggiungere la piena e completa digitalizzazione e consentire al Sud di fare un salto in avanti verso la società del futuro, che ponga le basi su innovazione e sviluppo sostenibile, è fondamentale sfruttare appieno la grande opportunità rappresentata dal Pnrr e costruire così una nuova idea di Mezzogiorno».

«Dobbiamo guardare al futuro – ha aggiunto – e costruire le basi di un’Italia più sostenibile e tecnologica da consegnare alle generazioni che verranno. Grazie al 5G si potrà sperimentare una nuova modalità di viaggio grazie ai percorsi interattivi. Ancora il 5g potrà influire nel remote working e gli italiani potranno scegliere di tornare a lavorare nei loro luoghi di origine magari tornando in quei borghi spopolati che in passato hanno vissuto altri fasti».

Dell’urgenza di sinergia ha parlato Pasqualino Ciccone, sindaco di Scilla: «Credo sia arrivato il momento per gli amministratori locali di fare rete. Non abbiamo rappresentanza politica a livello nazionale, ma nonostante questa situazione noi possiamo giocarci questa situazione nel nostro piccolo. Stiamo pensando di creare un organismo per poter gestire direttamente i fondi che riusciamo ad attrarre dall’Unione Europea per non rischiare di perderli. Ognuno, nel compito che ha e nel ruolo che svolge, deve fare il proprio lavoro per questa terra».

Il giornalista Antonio Padellaro, ha sottolineato che «quando si parla di Sud, l’informazione viaggia tra due estremi: se ci si affida allo stereotipo della cartolina o alla cultura del piagnisteo e la Calabria resta lì cristallizzata in queste due immagini e non si risolvono tutti i problemi che sappiamo».

Interessante e ricco di spunti, la seconda sessione dei lavori mattutini, che si è incentrata su Cultura e mito: le chiavi di sviluppo del Sud, introdotto dal giornalista Paolo Mieli, che ha provato a focalizzare l’attenzione sui motivi per i quali la Calabria non è ancora riuscita a sfruttare arte, cultura e bellezza per riscattare la propria immagine e programmare un futuro diverso.

A provare a rispondere, per primo, è stato l’imprenditore Santo Versace, collegato in streaming. «La Calabria ha tutto quello che serve in teoria per essere una regione ricchissima e con la piena occupazione. Ma questo non avviene intanto per responsabilità della politica».

«Ogni giunta regionale – ha detto Santo Versace – è stata peggiore della precedente e poi anche lo Stato ha le sue responsabilità, come si può rilevare per la sanità, commissariata da lunghi anni. C’è poi da considerare anche la commistione tra criminalità, istituzioni e politica. Se la Calabria fosse correttamente amministrata potrebbe primeggiare. Credo che manchi il Draghi della situazione in grado di governare e premiare il talento».

A dare il cambio a Paolo Mieli nella conduzione del dibattito sono stati poi i giornalisti Paola Bottero e Alessandro Russo che hanno insistito sulla necessità di un diverso storytelling che riesca a far emergere il bello e il positivo della nostra terra.

In piena sintonia il regista Mimmo Calopresti. «La Calabria non viene mai raccontata in chiave positiva o sentimentale – ha detto Calopresti – eppure dovrebbe essere una vera e propria “fabbrica della bellezza” oltre il mito, il mare, il silenzio delle sue montagne. Lo Stretto ha la luce più bella del mondo e un film su Scilla potrebbe partire da qui, da una luce che cambia la storia e lo stesso modo di stare al mondo».

Lo scenografo e premio Oscar Gianni Quaranta, su stimolo arrivato sia dall’assessore alla Cultura del Comune di Scilla Marinella Gattuso e di Paola Bottero, ha immaginato da dove poter partire per un film da girare a Scilla. «La finestra la aprirei sul villaggio dei pescatori – ha detto Quaranta – un punto di riferimento del passato, ma presente per il futuro. L’altra finestra l’aprirei dal castello che offre una veduta unica. Trovare una storia da ambientare in questo villaggio e svilupparla attraverso la baia. Servono però scuole per arrivare a questo risultato. Perché non fare qui una scuola artistica? O le strutture per realizzare questi film. Non c’è uno studio in Italia per girare film che prevedono scene in mare e si deve andare a Malta. Realizzare una struttura del genere qui potrebbe essere anche un modo di garantire economia e occupazione».

Il docente Unimed, del dipartimento dArTe, Ottavio Amaro ha illustrato l’esperienza fatta in ateneo per provare a scoprire una nuova Calabria. «Come Università ci siamo posti il problema di conoscere in maniera diversa questa regione. Il mito è strutturale a questa terra. Tutta la nostra iconografia storica tiene insieme la dimensione di mito e mistero che, però, spesso viene occultata da una comunicazione turistica che non riesce a raccontarla. Come superare questa narrazione negativa? Serve scavare sotto il sistema di degrado costruito dalla cronaca per creare un vero turismo culturale, inteso come arte dei luoghi».

Più pragmatico l’intervento del presidente della Fondazione Nino Foti, che detto chiaramente come per «valorizzare al massimo il mito della bellezza serva un cambiamento degli uomini che devono essere formati da giovani ad amare cinema, arte e cultura. Anche la formazione accademica deve fare la sua parte. Lo stesso discorso vale per la politica così come abbiamo già detto in occasione del prequel di questa manifestazione al quale ha partecipato Nicola Gratteri che ha lanciato l’idea di una possibile scuola di formazione politica che stiamo valutando».

In pieno accordo l’intervento dell’assessore alla Cultura del Comune di Scilla, Marinella Gattuso: «Nel mancato sviluppo del Sud c’è una sicura responsabilità della politica che da 50 anni non investe qui. Esiste poi, ovviamente, il problema legato alla criminalità, ma c’è da considerare anche la formazione culturale del calabrese che spesso viene sottovalutata.  La maggior parte della popolazione non partecipa alla vita pubblica e non crede alle potenzialità della propria terra.  Si deve invece cominciare da qui con un diverso tipo di partecipazione e di volontà». (rrc)

SUD, DA SCILLA LE IDEE DI RINNOVAMENTO
LA SFIDA È GIA AVER SCELTO LA CALABRIA

di SANTO STRATI – La prima sfida già sta nella scelta della location: la Calabria, Scilla. Convocare un super “pensatoio” par parlare di Sud in Calabria spiega chiaramente l’idea di Mezzogiorno che porta avanti la Fondazione Magna Grecia guidata dall’ex deputato Nino Foti: «la Calabria è il luogo migliore – ha detto la giornalista Paola Bottero in apertura dei lavori – per immaginare un futuro diverso che sappia valorizzare le ricchezze del territorio».

C’è un potenziale incredibile in questa terra e, soprattutto, occorre fare una profonda opera reputazione per restituire la vera immagine di una regione come, purtroppo, in tantissimi non la vedono. La Calabria come terra di crescita e sviluppo, di formazione, di intelligenze e di risorse umane che, ovunque nel mondo, hanno mostrato capacità e competenze. Il merito del convegno Sud-e-Futuri è proprio questo: aver messo la Calabria al centro dell’attenzione pubblica, sotto riflettori di luce positiva, che diano al territorio le giuste chances di ripresa. È questo il punto di inizio: la ripartenza, soprattutto alla luce dei miliardi messi a disposizione dall’Europa e disponibili con il “Piano di ripresa e resilienza” perché si possano finalmente offrire vere opportunità ai nostri giovani.

Discutere di sviluppo non è mai un esercizio inutile: serve focalizzare idee e proposte, finalizzare iniziative, sviluppare e portare avanti progetti che siano concreta dimostrazione che stavolta si fa sul serio. Anche perché – sia ben chiaro – questa è l’ultima occasione. Come il Piano Marshall ha fatto risorgere l’Italia (ed erano risorse minime rispetto a quelle di oggi), così il PNRR se intelligentemente utilizzato offre un’opportunità straordinaria per tutta la regione, per i calabresi che ci vivono e per quelli (tantissimi) disponibili a tornarci (con l’ansia dell’assai gradito ritorno a casa).

Occorre guardare con molta attenzione ai risultati questi tre giorni (il convegno si chiude oggi) per valutarne i suggerimenti e analizzare le idee, cosa che la nostra classe politica e dirigente ha sempre mancato di fare. Serve una visione di futuro, una strategia che metta insieme le tante problematiche del Mezzogiorno e indichi le soluzioni per sanità, mobilità, lavoro: è quest’ultimo l’obiettivo principale che dovrebbe occupare i pensieri del futuro governatore della Calabria. Creare occasioni e opportunità di lavoro per i tantissimi laureati e diplomati che hanno il trolley pronto per partire, con la morte del cuore, perché non ci sono le condizioni di welfare che permettano di progettare un qualunque futuro, mettere su famiglia, comprarsi una casa, offrire ai figli che verranno condizioni di vita adeguate. I nostri governanti – non lo dimentichino i calabresi che il 3 e 4 ottobre andranno al voto (e speriamo rinunceranno ad astenersi) – hanno rubato il futuro ai nostri ragazzi: interrompiamo questo “furto” e guardiamo con ottimismo al domani.

Non è un caso che il tema della tre giorni di Scilla sia stato (R)innoviamo il Mezzogiorno, dove il rinnovamento fa il paio con l’innovazione, vera chiave di sviluppo per una terra che utilizza appena il 5% delle sue risorse. Uno degli obiettivi del meeting era quello di agevolare i contatti tra le varie realtà, italiane e non solo, per creare una rete che sappia garantire sviluppo e progresso: vedremo nei prossimi mesi se sarà adeguatamente capitalizzato questo contributo di idee. Di iniziativa importante ha parlato la viceprefetto vicario Maria Stefania Caracciolo: «in linea con gli obiettivi di chi vuole che la nostra terra non sia più terra di ‘ndrangheta. Dobbiamo cominciare a guardare la parte piena del bicchiere, il positivo smettendo di piangerci addosso. Bisogna chiedersi perché l’imprenditoria non decolla in questa nostra regione. La criminalità non può essere sconfitta con interdittive e certificazioni, ma serve uno sforzo corale e collettivo, un cambio di natura culturale».

Idee chiare, a proposito, di un Sud che non trova la sua dimensione imprenditoriale in una terra che – secondo il giornalista Antonio Padellaro presidente de Il Fatto Quotidiano – che vede imperare una triangolazione di potere. Un vertice di questo triangolo è rappresentato dall’Unione Europea con i fondi stanziati per l’emergenza e le garanzie richieste per potere realizzare i progetti. I finanziamenti potrebbero essere interrotti se non si rispettano gli impegni presi. Il secondo vertice del triangolo è il governo di Mario Draghi garante per l’Italia nel mondo e garante del Pnrr. La classe politica che verrà eletta alle prossime elezioni regionali in Calabria – ha ammonito Padellaro – sarà sotto osservazione per evitare che i finanziamenti possano finire nelle tasche della malavita. Il vertice alto del triangolo è il presidente Sergio Mattarella che sta intervenendo più che con moniti, con precise richieste. Così come è avvenuto con la richiesta di mettere un freno alle manifestazioni violente dei no vax. Questo il quadro di riferimento in cui dobbiamo muoverci».

Accanto a Padellaro un altro grande giornalista italiano, Paolo Mieli,  ha offerto un contributo di non poco conto concordando sulla necessità di investire  sulla cultura della cura del territorio  (introdotta dal vicecapo della Protezione Civile Immacolata Postiglione): «È corretta – ha detto Mieli – la declinazione dell’emergenza al plurale. Devo dire, però, che il colpo d’occhio che ho avuto arrivando in Calabria è stato molto positivo. Questa regione, che sembrava dovesse essere la prima a soccombere per la pandemia dopo il cambio dei commissari alla sanità di un anno fa, ha invece resistito. Ha dato una prova di civiltà e responsabilità maggiore rispetto ad altre regioni. Adesso si andrà al voto e, compatibilmente alle norme covid, più si vota meglio è». Mieli ha poi sottolineato la necessità di una riforma costituzionale rifacendosi a quanto fatto da De Gaulle che, secondo il giornalista, presenta molti profili comuni a Mario Draghi. «La nostra Costituzione sarà anche la più bella del mondo – ha detto ancora Mieli – ma siamo stati commissariati due volte con Monti e Draghi, per non parlare delle anomalie sulla prosecuzione dei mandati dei presidenti della Repubblica.Siamo davanti a una grave crisi costituzionale e si deve stare attenti alle ripartenze calate dall’alto. L’unico meccanismo virtuoso è quello di coinvolgere il popolo, non solo quando deve vaccinarsi, ma anche per scegliere la classe dirigente».

C’è – è evidente – ha sottolineato il presidente della Fondazione Magna Grecia Nino Foti – il rischio che i finanziamenti destinati al Sud vadano dispersi o acquisiti dalla criminalità. «La mancanza di civismo e, invece, la presenza di una struttura sociale che non osserva le regole hanno dato spazio libero alla criminalità organizzata di crescere indisturbata. Serve poi uno svecchiamento e il rinnovamento della burocrazia nazionale e regionale che sono state, spesso, di ostacolo alla spesa pubblica per la loro arretratezza».

Gli interventi sono stati tanti e altri sono in programma oggi. Il vicepresidente della Regione Sicilia Gaetano Armao ha parlato della «grande opportunità per recuperare gravi gap strutturali, perché la ripresa è tangibile, con prospettive importanti per i prossimi quattro anni», mentre l’amministratore delegato della Consap (la Concessionaria dei Servizi Assicurativi Pubblici) Vincenzo Sanasi D’Arpe ha sottolineato che «serve un duplice ruolo di controllo sia sulla liceità che sulle modalità operative di gestione dei fondi. Oltre il 50% di questi sarà destinato a infrastrutture, alta velocità e porti. Si tratta di un intervento dello Stato nel mercato che il governo dovrà gestire usando strumenti di programmazione economica.  Accanto a questi occorrono misure straordinarie per la crisi e il risanamento d’impresa». E di innovazione tecnologica, tra gli altri, hanno parlato il Rettore della Mediterranea Santo Marcello Zimbone, il giornalista Giuseppe Smorto, Francesco Caporaso di Anas Calabria, Luigi De Vecchis di Huawei Italia, Giovanni Ferigo ad di Inwit.

Ma la pandemia continuerà a costringerci nell’emergenza? Secondo Franco Romeo, direttore di Cardiologia al Policlinico Tor Vergata di Roma, va rifiutata «la narrazione, spesso eccessivamente critica del sistema sanitario calabrese, e difeso la tenuta complessiva della Calabria. Abbiamo resistito meglio di quanto si poteva immaginare alla pandemia. In Calabria ci sono stati 1302 morti dall’inizio dell’emergenza Covid. Avevamo 140 posti di terapia intensiva contro i 500 della Lombardia, in linea quindi con la consistenza della popolazione e mai si sono riempite. Anche l’indice di letalità, il rapporto cioè tra numero morti e pazienti che hanno avuto la malattia, si è attestato all’1.3, rispetto alla media nazionale sopra il 3. È vero che c’è stato disordine, ritardi nella vaccinazione, ma non c’è mai stato paziente che non abbia trovato posto in ospedale. Sicuramente, però, nell’anno appena passato ci saremmo aspettati investimenti maggiori nella sanità calabrese».

Naturalmente si è parlato anche di mobilità (carente al massimo in Calabria) e del Ponte sullo Stretto. L’Università Mediterranea per voce di Marina Tornatora, docente del dipartimento Arte, ha espresso un punto di vista ababstanza coerente con la visione offerta a suo tempo dal fondatore di Architettura a Reggio Ludovico Quaroni: «Il corridoio scandinavo deve avere una strategia di territorio che dà un’attenzione precisa a tutte le realtà interconnesse non solo al ponte». Bisogna «ristabilire degli equilibri di infrastrutture» perché il Sud non parta svantaggiato: «Se Roma-Milano si fa in tre ore e mezza dobbiamo pretendere Roma-Catania in tre ore e mezza. Il ponte deve farci riflettere su una strategia ampia: guardare al Sud come uno spazio di baricentro nel Mediterraneo». «Il ponte – secondo Dario Lo Bosco, presidente di Trainose del Gruppo FS – è una cerniera strategica di un grande corridoio plurinazionale. Interconnettere le reti significa dare valore aggiunto anche all’economia e al pil. Oggi il ponte è una scommessa anche per incrementare l’economia dopo il Covid».

Economia e scippo al Sud: il direttore del Quotidiano del Sud Roberto Napoletano ha ribadito le sue convinzioni, ormai note e condivise a tutti i livelli: «Noi abbiamo avuto tutti questi soldi perché siamo quelli messi peggio: siamo il grande malato d’Europa. Questa è l’ultima occasione» per cui più che mai necessario sarebbe per le regioni «affidarsi a strutture di progettazione. Sul ponte: non ho le competenze tecniche per potermi esprimere sulle tre campate – ha concluso –  ma, per quanto riguarda l’aspetto economico, il ponte ad una campata era stato approvato in tutte le discussioni».

Il Ponte, grande sogno, probabile nuova incompiuta anche di questo Governo che guarda all’innovazione e al futuro. Provocatoriamente l’ex ministro Saverio Romano ha chiesto «Ma siamo sicuri che i siciliani e i calabresi vogliono questo ponte? Abbiamo vissuto tutti quanti una stagione in cui ad ogni campagna elettorale si parlava di ponte sullo Stretto. C’è stata una gara, un aggiudicatario (che è stato anche risarcito) e non c’è stato nessun moto rivoluzionario tra Sicilia e Calabria. I siciliani e i calabresi ritengono che questo ponte sia indispensabile? Le ragioni del no dovrebbero riguardare siciliani e calabresi» mentre quelle del «sì potrebbero avere altri interessi che potrebbero avere un panorama largo». «Prima ancora del ponte abbiamo bisogno di costruire un ponte tra fabbisogno e consapevolezza. Questo ponte che ha mille ragioni per essere realizzato non viene realizzato perché la minoranza si è rivelata più forte della maggioranza. Penso che nessuno di noi in futuro vedrà realizzato il ponte sullo Stretto nonostante sia necessario come erano necessarie molte cose prima di noi nessuno ha visto».

Ponte, mobilità (in primo luogo la statale 106) digitalizzazione, innovazione tecnologica: un carnet “rovente” per una regione che non soffre solo di sanità insufficiente e “malata”. Dove manca – non ci stancheremo mai di ripeterlo – una visione di futuro. Fosse la volta buona che da Scilla parta la scintilla per attivare il sacro fuoco della dovuta attenzione alla Calabria e ai calabresi? (s)

 

 

 

 

Al via a Scilla il meeting internazionale per (R)innovare il Mezzogiorno

Dal 9 all’11 settembre, al Castello Ruffo di Scilla, è in programma SudEFuturi, il meeting internazionale per (R)innovare il Mezzogiorno, organizzato dalla Fondazione Mediterranea, guidata da Nino Foti.

(R)innoviamo il Mezzogiorno, del resto, è il filo conduttore che animerà i tre giorni di lavoro organizzati dalla Fondazione. Serve una nuova narrazione per il Sud che sappia diventare poi progetto, per un rinnovamento reale e una modifica profonda in grado di eliminare stereotipi e meccanismi sociali e politici che fin qui hanno ingabbiato ogni tentativo di cambiamento.

Un messaggio che è venuto fuori chiaro e forte anche nel prequel che ha preceduto i seminari il 27 e il 28 agosto scorsi con la presenza a piazza San Rocco, a Scilla, del Procuratore Nicola Gratteri, del professore Antonio Nicaso e dello scienziato Robert Gallo.

Adesso, si entrerà nel vivo del dibattito con oltre 60 ospiti d’eccezione, che animeranno le diverse sessioni tematiche. Legalità, sviluppo, investimento sulle persone, la necessità di un linguaggio nuovo che racconti il Sud, ma anche il ruolo delle donne e l’obiettivo di una nuova collaborazione con il Nord per fare in modo che l’Italia, davvero unita, possa ripartire dopo la pandemia.

Proprio quest’ultimo tema sarà al centro del primo appuntamento mattutino del giorno 9 settembre alle ore 10.00. La discussione su La ripartenza post pandemia sarà affrontata insieme al presidente della Fondazione Magna Grecia, Nino Foti, al ministro per gli Affari Regionali Maria Stella Gelmini, al capo del dipartimento della Protezione civile Fabrizio Curcio, al giornalista Antonio Padellaro nella prima sessione, all’amministratore delegato Consap, Vincenzo Sanasi d’Arpe.

Nel corso della stessa giornata, ma nel pomeriggio, si discuterà anche di infrastrutture con il dibattito su Il corridoio scandinavo passa dal ponte, che sarà arricchito dai contributi del delegato Anas Massimo Simonini e del direttore del Quotidiano del Sud Roberto Napolitano, mentre si completerà la prima giornata di lavoro con uno sguardo alle nuove tecnologie di cui discuteranno, tra gli altri, il giornalista Giuseppe Smorto e il presidente Huawei Italia Luigi De Vecchis.

Per la seconda giornata del 10 settembre previsti diversi focus su Marketing territoriale a km 0; Cultura e Mito: Le chiavi di sviluppo del Sud, L’Italia può ripartire dal Sud e Calabria Emotions: un cortometraggio per raccontare una regione. Tra i relatori che si alterneranno tra i vari seminari anche lo scenografo premio Oscar Gianni Quaranta, il regista Mimmo Calopresti, l’imprenditore Santo Versace, il presidente Svimez, Adriano Giannola, e il presidente emerito della Corte Costituzionale Antonio Baldassarre.

L’ultima giornata di sabato 11 settembre, prevede invece l’apertura dei lavori con la discussione sull’investimento più importante: quello sulle persone, al quale parteciperà la rettrice dell’Università della Sapienza, Antonella Polimeni.

A seguire il seminario su Risorse e Progetti per la Ripartenza, con i contributi del ragioniere dello Stato Biagio Mazzotta e del presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa.

Nel pomeriggio, spazio ai temi dell’occupazione e del ruolo delle donne, con la partecipazione della vicepresidente Inps Marialuisa Gnecchi e del già ministro del Lavoro Cesare Damiano. Chiusura con il dibattito su Il XXI secolo e la democrazia che parte dalla Magna Grecia, con i prestigiosi contributi del giudice della Corte d’Appello federale Usa Arthur Gajarsa e di Panagiotis Roumeliotis, economista e già ministro dell’Economia in Grecia.

Un parterre davvero variegato e autorevole che consentirà di analizzare la fase che attualmente vive il Sud e di elaborare la migliore strategia per vincere una scommessa che sembra impossibile: rendere le regioni meridionali normali e in grado di esprimere tutti i talenti, le potenzialità e le loro bellezze, costruendo così un’idea di futuro diversa e piena di speranza. (rrc)

Consegnato a Nisticò e Macheda il Premio ‘Zagari’

Nella splendida cornice del castello Ruffo di Scilla, al prof. Giuseppe Nisticò, ordinario di Farmacologia all’Università di Roma Tor Vergata, e al dott. Sebastiano Macheda, primario del Reparto di Anestesia e Terapia Intensiva al Gom di Reggio Calabria, è stato consegnato il Premio per la medicina Zagari, giunto all’ottava edizione e organizzato dall’Associazione Costa Viola.

Ad anticipare la cerimonia, gli interventi del presidente Pino Palermo, che ha ricordato il legame che il prof. Zagari ha avuto con Scilla, di Vincenzo Tromba, che ha ricordato Paolo Marcianò, già componente della giuria del premio, utilizzando le parole del poeta Kahlil Gibrain come potente strumento di riflessione per la morte di un amico.

Il prof. Vincenzo Currò ha tracciato la figura del prof. Zagari, parlando delle sue ricerche, dei suoi viaggi, delle sue scoperte le sue docenze nelle università italiane, della sua dimensione di uomo e scillese.

Un momento, poi, è stato dedicato ai vaccini e alla loro importanza, a cura del prof. Francesco Saverio Ambesi, che ha sottolineato come «i virus come il covid si potranno controllare e sconfiggere con i vaccini, se ne presenteranno sempre di nuovi, ma come la storia della medicina ci dimostra, saranno debellati».

Presenti, anche il consigliere comunale con delega alla sanità, Mario Patafio, e gli assessori Giuseppe VitaMarinella Gattuso, che ha plaudito alla manifestazione e al valore culturale e pedagogico dei temi trattati.

A illustrare le motivazioni sui premiati, Vincenzo Tromba: al prof. Nisticò, il Premio Zigari, per «gli eccelsi traguardi scientifici e professionali che, dalla Calabria, lo hanno portato ricoprire incarichi di rilevanza internazionale», mentre al dott. Macheda il Premio alla Solidarietà, «per aver attraversato, con coraggio, passione e competenza la tempesta della pandemia di covid-19l durante la quale non ha mai rinunciato a lottare, insieme al personale tutto del nosocomio reggino, per garantire una speranza di vita ai numerosi pazienti transitati dal suo reparto, fornendo così, più alto dei valori incarnati dalla professione medica».

Giuseppe Zagari è stato medico e scienziato scillese, autore di numerose scoperte. Insegnò nelle Università di Perugia, Sassari, Catania, Modena e Napoli. Durante i 36 anni di carriera, ha formato una schiera di allievi che onora la medicina italiana, tra cui L. Condorelli, F. Conti, V. Scaffidi e L. Capani.

Zagari, insieme ad Alfonso Di Vestea (1854-1938) medico, batteriolo e virologo, lavorò in campo microbiologico presso l’istituto antirabico, fondato a Napoli da Arnaldo Cantani nel 1886, dedicandosi non solo alla ricerca ma anche alla pratica della vaccinazione Insieme istituirono in questo istituto un “Reparto della rabbia”per lo
studio e la prevenzione della terribile malattia.

Zagari e Di Vestea sono stati i primi a dimostrare che il virus della rabbia raggiunge il sistema nervoso centrale attraverso i nervi periferici, contrariamente alla teoria di trasmissione Per via sanguigna, formulata da Louis Pasteur che, in seguito, riconobbe Zagari «illustre luminare». (rrc)

SCILLA (RC) – L’iniziativa “Vivere con il mare, valorizzare il patrimonio costiero”

Il 1° settembre, a Scilla, alle 21, a Piazza San Rocco, l’iniziativa Vivere con il mare, valorizzare il patrimonio costiero, organizzata all’interno degli Stati generali del mare calabrese del “Flag dello Stretto” Area Tirreno 2.

La serata pesce azzurro Miglio Zero, sarà condotta dalla giornalista Eva Giumbo; introduce il dott. Antonio Alvaro, presidente del “Flag dello Stretto”. Seguiranno i saluti del dott. Pasquale Ciccone, sindaco di Scilla; del dott. Gianluca Gallo, assessore regionale alle Politiche agricole e sviluppo agroalimentare, Politiche sociali e per la famiglia della Regione Calabria; del dott. Giacomo Giovinazzo, dirigente generale del Dipartimento Agricoltura e Risorse Agroalimentari della Regione Calabria.

Cooking show Il piatto della Rinascita, un sostegno ai ristoratori, da un’idea del maestro orafo Gerardo Sacco, con la particolare presenza dello chef televisivo Fabio Campoli. All’evento interverranno anche il dott. Alfredo Focà, ambasciatore per l’Accademia del Bergamotto, professore ordinario di Microbiologia dell’università Magna Graecia di Catanzaro e il dott. Antonio Montuoro, presidente dell’Accademia Internazionale della Dieta mediterranea.

All’interno del programma si terrà una sfilata di gioielli a cura del maestro Gerardo Sacco, dal titolo Il tipico calabrese e il mare, nell’arte orafa.

Il prof. Vittorio Caminiti, presidente dell’Accademia internazionale del Bergamotto, presenterà il progetto “I Ristoranti a Miglio Zero”.

La serata si concluderà con l’attestazione adesione dei ristoranti al concorso “La Sardina d’Oro”, pesce azzurro, il piatto della salute e lo spettacolo musicale di Mimmo Cavallaro. Animazione a cura della radio Studio 54 Network. (rrc)