AEROPORTO DELLO STRETTO NON DECOLLA
L’INUTILE VOLO PER ROMA CON ORARI FOLLI

di ANTONIETTA MARIA STRATI – «Esisteva una volta un aeroporto dello Stretto. Nell’ultimo decennio è stato declassato fino a ridursi a un piccolo, marginale, aeroporto di una piccola provincia». Inizia così la lettera scritta da Tonino Perna, vicesindaco di Reggio Calabria e indirizzata alla SacalAlitalia, in merito alla situazione dell’aeroporto di Reggio Calabria che, purtroppo, è – e continua a essere – penalizzato sotto tutti gli altri aspetti.

Una conditio perenne, quella dell’aeroporto dello Stretto che, insieme all’aeroporto di Crotone, sembrano essere dimenticati non solo dalla politica comunale, ma anche quella regionale. Eppure, il sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà, aveva annunciato, per lo scalo reggino, una «task force istituzionale supportata da esperti ed addetti ai lavori» per il suo rilancio, ma di cui non si è più saputo nulla, e di cui «c’è da chiedersi se ha motivo di esistere, atteso che manca un confronto e soprattutto un’agenda di indirizzo e di supporto tra le parti. Per non parlare dell’inconcepibile ‘silenzio’ della società di gestione Sacal, il cui piano industriale per l’infrastruttura non è ancora stato ‘lanciato» denunciano Rosy Perrone e Domenico Giordano, rispettivamente segretario provinciale Cisl e segretario provinciale Fit Cisl.

«I nostri appelli, di programmare una strategia di ampio respiro, caduti nel vuoto – hanno proseguito – diventano ancora più allarmanti adesso, che la pandemia Covid, ha ulteriormente limitato il traffico aereo. Siamo convinti servano idee e management all’altezza della sfida di sviluppo di cui necessita l’Aeroporto di Reggio Calabria. I milioni (25) ad esso destinati, da un emendamento al bilancio dello Stato di due anni fa, siamo sicuri bastino per il suo rilancio? Se non si elabora un disegno che coinvolga le compagnie di bandiera e altre società che hanno intenzione – senza trattative a rialzo – di far atterrare gli aerei in riva allo Stretto, pensiamo di no».

«Inoltre – hanno proseguito – risulta indispensabile, scongiurare le strumentalizzazioni montate ad arte, anche con luoghi comuni, o addirittura da talune compagnie di aviazione, secondo cui le restrizioni del ‘Tito Mnniti’ rappresentano un motivo insormontabile per la sua effettiva ripresa. Niente di più falso. La restrizione riguarda, considerata l’orografia del territorio e dell’aeroporto, con un raggio di virata molto stretto, il sistema di atterraggio, per cui sono richieste abilitazioni di piloti ed equipaggio che alcune compagnie (e sulle quali Sacal erroneamente insiste) non possiedono. Senza entrare nel merito tecnico che non ci compete, atteso che ci sarebbe una nuova procedura invece idonea almeno in parte, ad oggi non chiediamo – è il caso di dirlo – voli pindarici ma, servizi essenziali, periodicità, sicurezza e una visione di ampio respiro per far decollare l’aeroporto Tito Minniti. Intavolando trattative con le compagnie che hanno a disposizione vettori ed equipaggi idonei ad atterrare a Reggio Calabria e soprattutto disposti a garantire almeno due voli giornalieri».

Perna, assieme all’assessore al turismo di Messina, Enzo Caruso, hanno spiegato che «il bacino potenziale di utenti comprende una parte rilevante delle due città metropolitane di Reggio e Messina» e che «sulla sponda siciliana oltre la città di Messina e i paesi limitrofi abbiamo tutto il bacino di Barcellona-Milazzo che, in termini di tempo e costi, troverebbe conveniente recarsi all’aeroporto dello Stretto anziché a Palermo o Catania. Sulla sponda calabrese tra Palmi e Brancaleone l’aeroporto dello Stretto è più facilmente raggiungibile rispetto a Lamezia».

«Per non parlare – continua la lettera – delle isole Eolie che per tanto tempo erano collegate al sistema di trasporto: aeroporto dello Stretto- pulman-aliscafo diretto a Messina, Lipari, Vulcano, Stromboli. Quello verso le isole Eolie è un flusso turistico rilevante, proveniente dal Nord Italia e Nord Europa, che utilizzava l’aeroporto dello Stretto per la rapidità con cui raggiungevano le mete prestabilite. Con la fine della pandemia si torna a parlare di rilancio del turismo, un fattore essenziale per la ripresa economica e sociale dell’area dello Stretto».

«Ma, come si può parlare di turismo – hanno scritto ancora – se dall’aeroporto dello Stretto ci sono solo due voli: uno per Roma alle 19,20 e uno per Milano alle 14,55. E viceversa da Roma alle 17,25 e da Milano alle 12,00. Orari assolutamente penalizzanti, tanto per gli abitanti dello Stretto quanto per chi viene da fuori sia per ragioni di lavoro che di turismo. Insomma, avremmo bisogno di aver restituiti i voli la mattina presto per Roma e Milano che per tanto tempo sono stati largamente utilizzati quanto quelli della sera tardi».

Di problemi di mobilità, ne ha parlato anche il Comitato cittadino Aeroporto di Crotone, che ha definito insufficienti a garantire il diritto alla mobilità del territorio le tratte che, da fine giugno, saranno garantiti da Ryanair per Bergamo (quattro) e Bologna (due).

«Il messaggio che passa da quel comunicato è che vada tutto bene, ma non è così. Sei voli a settimana – ha spiegato Giuseppe Martino del Comitato cittadino aeroporto Crotone a LaCNews 24 – in piena stagione estiva ci preoccupano, non si può dire che vada tutto bene. È solo un’elemosina, che non possiamo accettare. Se in estate avremo sei voli, in inverno non avremo nulla. Dicono che in Calabria si attendono un milione di turisti, ma a Crotone come faranno ad arrivare?».

Una situazione, dunque, quella dei due aeroporti calabresi, che è diventata insostenibile e che fa rabbia, sopratutto se si considera che, invece, l’aeroporto di Lamezia Terme propone, ai viaggiatori, numerose rotte in tutta Italia, tra cui quella verso Berlino con la compagnia Easyjet che partirà dal 23 giugno, con la grande soddisfazione del presidente Giulio De Metrio, che ha parlato del nuovo collegamento come «frutto di un’eccellente collaborazione, conferma la volontà del vettore di voler investire in Calabria per migliorarne la connettività e favorire la ripresa economica del territorio».

Verrebbe da dire solo quello lametino, dato che è l’unico scalo su cui le compagnie aeree stanno investendo, snobbando gli altri poli – quello reggino e crotonese – che, invece di essere sfruttati per le loro potenzialità, vengono abbandonati in un limbo di incertezze e scontentezza, sia per i calabresi in loco che per quelli all’estero. (ams)

TRENI, IL SOGNO DI REGGIO-ROMA IN 3 ORE
ECCO L’ALTERNATIVA PULLMAN CON ITABUS

di SANTO STRATI – Lo scetticismo (giustificato, visti i precedenti) di qualcuno sulla promessa di Mario Draghi di una vera Alta Velocità tra Salerno e Reggio così da coprire la tratta Roma-Reggio in poco più di quattro ore (lo stesso tempo di Roma-Torino) o addirittura poco più di tre ore (sono giusto 500 km di ferrovia, una ventina in più di Roma-Milano) non impedisce ai calabresi di sognare una mobilità adeguata. Era un vecchio pallino dell’ex presidente Mario Oliverio il collegamento rapido ferroviario Reggio-Roma, ma le soluzioni adottate, alla fine, avevano fatto risparmiare sì e no poco più di una ventina di minuti. Adesso l’Alta Velocità/Alta Capacità calabrese è nel Recovery Plan: nuovi binari, nuova rete, in grado di garantire velocità fino a 300 kmh. Il progetto supera il limite del 2026 fissato dal Next Generation Ue (dovrebbe essere completato entro il 2030), ma è già un buon segnale. Soprattutto indica una cosa che nessuno può contestare: la Calabria è diventata – con il Mezzogiorno – una reale “preoccupazione” del Governo, nel senso che l’esecutivo Draghi ha capito la valenza di quanto affermato a più riprese dall’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte “se non riparte il Sud non riparte l’Italia” (pensiero ammirevole, ma non attuato) e ha deciso di mettere il turbo ai progetti. Complice l’insistenza della nuova ministra per il Sud Mara Carfagna per una seria “attenzione” verso la questione Mezzogiorno, qualcosa si sta finalmente muovendo. Le risorse finanziarie ci sono: serve progettualità e capacità di spesa, un binomio che richiede utilizzo di capacità e professionalità reali. Ci sono progettisti, manager e “burocrati illuminati” in grado di mettere a profitto talento e competenza: cosa si aspetta a chiamarli? Sarà la volta buona che verranno valorizzate anche risorse locali (che non mancano)?

Intanto, a conferma della nuova “attenzione” per il Sud, va registrata la nascita di una società di trasporto su gomma “costola” di Italo Treno che – in verità – la scorsa estate ha inaugurato la tratta Roma-Reggio, subito imitato dal Frecciarossa delle Ferrovie dello Stato. E stato infatti presentato Itabus, il nuovo operatore privato di trasporto su gomma a lunga percorrenza che dal 27 maggio collegherà anche la Calabria con il resto dell’Italia: pullman extralusso, comodi e moderni con il solo difetto di offrire una durata del viaggio abbastanza lunga: ci vogliono dieci ore esatte da Reggio a Roma, con una spesa da 16,90 a 26,90 euro. Il trasporto su gomma, si sa, ha i suoi vantaggi e le evidenti criticità, soprattutto per la durata della percorrenza, ma in Italia l’esperienza del pullman a low cost inaugurata da Flixbus è tutto sommato positiva. Certo, dieci ore di viaggio, pur con tutte le comodità previste, risultano difficili da digerire – pensando alla futura Alta Velocità prossima ventura, ma si consideri che utilizzando Frecciarossa – sempre da Reggio – ci vogliono 5 ore e 44 minuti per arrivare a Roma con una spesa di 86 euro (che diventano 10 ore e mezza nel caso si utilizzi un treno regionale con due cambi, alla modica cifra di 39,75 euro). Il Frecciargento impiega poco più di sei ore ma costa sempre 86 euro. Italo costa 79,90 (in classe Smart) e impiega circa sei ore (a seconda delle promozioni si spendono anche “solo” 59,90 euro). Piccolo particolare: c’è un solo collegamento giornaliero del Frecciarossa (alle 10.11 con arrivo alle 15.55) e di Italo (alle 7.28 con arrivo alle 13.30): dal 27 maggio Italo annuncia che diventeranno quattro e lo stesso, probabilmente, faranno le FS.

In una città che sta facendo di tutto per perdere l’aeroporto, è pur sempre un’alternativa agli impossibili orari di Alitalia che quest’estate offrirà un solo volo da Roma a Reggio alle 13.25 e un solo volo da Reggio a Roma alle 15.05. A quale tipologia di passeggeri è dedicata questo bizzarra scelta di orario non è dato di sapere, ma se è una strategia per declassificare ulteriormente l’Aeroporto dello Stretto è sicuramente vincente. Significa penalizzare il traffico aeroportuale a meno di 100mila passeggeri l’anno, il che – naturalmente – rende improduttivo lo scalo. A titolo di cronaca, per l’estate c’è anche un solo volo per Milano e ritorno: quando arrivò la Sacal, quattro anni fa, all’Aeroporto dello Stretto c’erano quattro voli per Roma e due per Milano. A prescindere delle tante dichiarazioni d’intento e i lavori annunciati nell’agosto del 2019 per 25 milioni, pare evidente che la Città Metropolitana non meriti di avere un aeroporto…  Ovvero, in Calabria abbiamo la classe politica che ci meritiamo, incapace di battere i pugni sia in casa Sacal sia al Ministero della Mobilità e delle Infrastrutture, dove nessuno, sottolineiamo nessuno, si prende la briga di avviare una pratica per il riconoscimento della continuità territoriale (come è avvenuto per la Sardegna e la Sicilia). Con tale riconoscimento è possibile per le compagnie aeree praticare “prezzi politici” dei biglietti per i residenti, svantaggiati rispetto al resto dell’Italia.

Allora, ben venga Itabus col suo progetto di collegare con gomma anche la Calabria con il resto d’Italia: l’obiettivo dichiarato è 350 servizi al giorno (in tutti’Italia) e 90 milioni di chilometri l’anno, con 300 pullman granturismo che creeranno – ulteriore nota positiva – circa 1000 nuovi posti di lavoro (di cui circa una quarantina in Calabria). Il progetto ha anche importanti elementi di sostenibilità ambientale: la flotta utilizza autobus Man (gruppo Volkswagen) che montano motori euro 6d a bassa emissione di inquinamento nella lunga percorrenza e sono allo studio utilizzi (per percorrenze non lunghe) biocarburanti alternativi e alimentazioni alternative (elettrico e idrogeno) in partnership con Eni. Il comfort – secondo quanto dichiarato da Itabus – è garantito da sedili comodi e spaziosi (interamente reclinabili), tavolini al posto, luci al led e prese Usb e di corrente, distributori automatici di snack e bevande e presenza della toilette a bordo. Una partnership con Tim garantisca una connessione a bordo in banda ultralarga.

Esistono, per la verità, altre connessioni via gomma tra la Calabria e il resto del Paese: la Simet guidata da Gerardo Smurra da Corigliano-Rossano e altri centri del nord della Calabria collega agevolmente, con un servizio di ottima qualità, Salerno, Napoli, la Capitale, Milano, Torino, Verona e prima della pandemia offriva anche collegamenti con alcune capitali europee. Il viaggio da Cosenza a Roma (6 ore e mezza di durata) costa 51,50 euro: parte alle 14.45 e arriva alle 21.15. FlixBus copre lo stesso tragitto in sei ore e 45 minuti, con una tariffa di 31,99 euro (parte alle 8 del mattino e arriva alle 14.45). Troiolo Bus da Locri a Roma parte alle 6.50 e arriva alle 16.06, il biglietto costa 36 euro. Le Autolinee Federico collegano Reggio a Roma in dieci ore e 35 minuti a 40 euro: parte dalla Stazione Centrale di Reggio intorno alle 5.30 del mattino (arriva alle 14.30) con un biglietto da 40 euro. Solo qualche esempio (i prezzi sono stati raffrontati su un ipotetico viaggio del 29 maggio), per far capire quanto inciderà la presenza di Itabus con la sua politica di low cost. Nei viaggi aerei sono migliorati, in parte, i servizi, ma c’è stato un calo generalizzato delle tariffe, a tutto vantaggio dei passeggeri: è facile prevedere una cosa analoga nel trasporto su gomma. La novità, semmai, è il nuovo approccio delle società di trasporto nei confronti dei passeggeri e la concorrenza, in questo caso, sarà uno stimolo aggiuntivo a offrire maggiori comfort e, soprattutto, sicurezza. La qualità del servizio è sicuramente la discriminante nella scelta del vettore per la stragrande maggioranza dei viaggiatori, ma certamente abbattere i costi diventa un elemento di grande rilievo nella politica commerciale, a tutto beneficio di chi viaggia. L’importante è che non avvenga quanto succede oggi con i voli low cost: la qualità del servizio è degradata e il prezzo basso non corrisponde, purtroppo sempre spesso, a un viaggio confortevole e sicuro.

Comfort, sostenibilità ambientale, sicurezza: le premesse di Itabus appaiono eccellenti: La Calabria sarà servita già dal 27 maggio, giorno di lancio del servizio. I bus offriranno anche un comodo collegamento notturno (si parte da Reggio alle 20.15, con arrivo a Roma Tiburtina alle 6 del mattino). Da Roma per Reggio, invece, i collegamenti sono previsti con due bus, uno alle 9.30 (arrivo alle 19.20) e l’altro – notturno – alle 23.30 (arrivo alle 9.15). Le località calabresi servite, al momento, sono, in ordine alfabetico: Cariati, Cirò Marina, Corigliano-Rossano, Cosenza, Crotone, Frascineto, Gioia Tauro, Lamezia Terme, Palmi, Reggio, Rende, Rosarno, Sibari, Vibo Valentia, Villa San Giovanni.

Soddisfazione è stata espressa dai due amministratori delegati di Itabus, Francesco Fiore: «L’ingresso di Itabus nel mercato del trasporto su gomma porterà ampi benefici ai molti viaggiatori che si spostano ogni giorno in Italia. Il nostro modello si contraddistingue per sicurezza e qualità a prezzi estremamente competitivi. Abbiamo puntato su una rete estesa e capillare perché crediamo nelle potenzialità del territorio italiano», ed Enrico Zampone: «Itabus introduce un concetto di viaggio su gomma completamente nuovo, con gli standard migliori del settore aereo e ferroviario ad alta velocità, per sviluppare l’intermodalità e integrarsi in maniera sinergica con il sistema di mobilità esistente più all’avanguardia. Le persone sono al centro del nostro progetto, abbiamo deciso di investire per creare occupazione e offrire maggior scelta ai viaggiatori, rispondendo a tutte le esigenze grazie alla flessibilità dei nostri servizi».

La società Itabus conta tra gli azionisti Luca Cordero di Montezemolo, Flavio Cattaneo, la famiglia Punzo, Angelo Donati e Isabella Seragnoli. La presidente di Itabus è Elisabetta Colacchia, mentre Giovanni Punzo ricopre il ruolo di Presidente onorario. (s)

Hitachi a Saline Joniche e nuovo aeroporto di Reggio: uno studio (trascurato) del 2019

Il commercialista reggino Alberto Porcelli ha scritto a Calabria.Live una cortese lettera allegando un ritaglio di stampa di agosto 2019, a proposito del progetto Agàpi di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi.

«Leggo con molto interesse, sul suo giornale – scrive il dr Porcelli , quanto l’università di Reggio sta portando avanti. Lungi da me di fare polemica o non accettare quanto proposto, essendo un modesto artigiano Dottore Commercialista, ma mi creda sarei felicissimo e altrettanto contento che potessimo superare tutte le difficoltà che nascono quando si è a quasi 2.000 km dall’ Europa e lontani dalle filiere che necessitano per completare una opera.
Nell’articolo allegato si legge quello che ho sempre portato avanti da circa 15 anni dopo un attento studio del settore. Lo spostamento  dell’Hitachi certamente non creerà 400 nuovi posti di lavoro, ma almeno 100 li dovrebbe assumere perché passa da 47 mila  mq. attuali a circa 547.000 mq., dove andrebbe ad avere, se vuole otto/dieci linee di produzione e sviluppo di ogni e qualsiasi prodotto delle innumerevoli attività.
Ma non solo. Si svilupperà il porto di Saline , mettendo in condizioni di trasportare i treni direttamente da Saline.
Caro Direttore, ma lei sa dove porta per tastare i treni l’Hitachi? In Cecoslovacchia , quando con la linea ferrata sotto casa potrebbe farlo qui.
Non è finita caro Direttore.
Più importante ancora sarà la nuova collocazione dell’ aerostazione che permetterà di avere un aeroporto baricentro del Mediterraneo e di grande interesse per una grandissima comunità come quella di Messina e delle Isole Eolie,   che se si prospetta reali comodità certamente si serviranno del Tito Minniti.
Oggi l’attuale aerostazione la puoi fare di oro ma non incrementerà i passeggeri e né i voli.
Certamente pensare che sia perfetto, sarei un illuso. Diamo spazio agli esperti ad un tavolo di lavoro».
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«Il dr Alberto Porcelli – si legge nel servizio di StrettoWeb –, supportato da altri amici che hanno molto a cuore le sorti della città, ha riproposto ad un gruppo numeroso di attenti rotariani, una vecchia idea progettuale che da tempo era in elaborazione pensando alle possibilità di sviluppo futuro ed al rilancio in grande sia dell’Hitachi che del contiguo Aeroporto.«L’ipotesi progettuale così come  condivisa dall’ing. Filippo Maltese, e virtualmente realizzata assieme all’arch. Luciano Zingale è stata illustrata ai presenti dal dott. Alberto Porcelli, originario fautore e strenuo sostenitore dell’idea il quale, sempre più convinto sia della fattibilità che della utilità allo sviluppo della città, ha enumerato tutti gli aspetti positivi che a suo giudizio dovrebbero indurre i politici lungimiranti, che hanno a cuore lo sorti della città, di sposare in toto l’idea All’incontro fra gli altri era presente anche  il prof. Michele Buonsanti, pilota ed istruttore di sicurezza del volo presso A.M. ed AECI, oltre che componente ENAC Flight Safety ed in atto Presidente della commissione sicurezza volo AECI/ENAC per il volo turistico e VdS, il quale, nel suo apprezzato e competente intervento ha segnalato alcune delle criticità dell’attuale scalo sia in tema di sicurezza che di atterraggio e decollo degli aeromobili, manifestando un vivo interesse per l’iniziativa, invitando i promotori affinché vengano coordinate le operazioni a medio e lungo termine con quelle a breve che, se istituite male affosserebbero ancora di più il già carente “Tito Minniti”, definendo altresì l’idea molto interessante e che finalmente si parli in grande.

«Consapevoli di tale complessa situazione da tempo era stato predisposto uno studio di fattibilità e l’idea è stata sempre accolta favorevolmente da quanti ne sono venuti a conoscenza, mentre le istituzioni, più volte interessate, non sempre hanno dimostrato la dovuta  attenzione al problema lasciando che tutto continuasse a muoversi nel consueto solco tracciato ormai da lungo tempo. I fautori dell’idea progettuale sono sempre stati e oggi lo sono ancor di più, fermamente convinti che le Officine ex OMECA, oggi Hitachi, in questo particolare momento di evidente successo, non debbano essere compresse, limitate o condizionate, ma al contrario devono guardare molto lontano e pensare ad ampliamenti degli stabilimenti produttivi non condizionati o limitati, ma invece liberi di potersi sviluppare nell’area circostante dando contestuale incremento ad un indotto certamente utile all’economia locale. Ed in questo momento alla gloriosa azienda non è possibile. E proprio in questa ottica, e pensando in grande, si è ipotizzato l’acquisto da parte della Città Metropolitana o di altri enti pubblici locali disponibili all’acquisto (come avvenuto in passato per la sede dell’ex compartimento FFSS), dello stabilimento Grandi Officine di Saline, messo in vendita dalle FFSS da circa 10 anni ma senza alcun successo, e ciò al fine di poterlo  offrire gratuitamente all’Hitachi per il suo trasferimento in quel sito, in cambio del rilascio dell’odierna, compressa ed asfittica sede di Torre Lupo, non disdegnando eventuali benefit giustificati dalla notevole ricaduta che avrebbe sul territorio questa sorta di permuta».

Naturalmente ciò non penalizzerebbe in alcun modo le maestranze Hitachi in quanto le stesse potrebbero continuare a raggiungere l’area di parcheggio di Torre Lupo, da dove un apposito trenino li porterebbe in poco tempo a Saline Joniche, e viceversa, senza assoggettarsi al traffico giornaliero della SS106. Questa iniziativa, se accolta, consentirebbe alla società non di ristrutturare un sito privo di qualsiasi possibilità di ampliamento e di sviluppo futuro, ma di attrezzare una nuova sede secondo standard di ultimissima generazione, tali da consentire nel breve periodo un rilancio in grande della produzione, utilizzando ai fini della spedizione non più il lontano porto di Gioia Tauro ma il vicino porto di Saline, che per tale fine potrebbe essere rivitalizzato ed adeguatamente attrezzato, servendosi altresì dell’esistente  raccordo ferroviario, non dimenticando il notevole incremento delle unità lavorative. Nel contempo la vecchia sede di Torre Lupo, ceduta alla città Metropolitana, potrà essere riconvertita in Aerostazione, magari con l’impiego di finanziamenti che certamente i nostri politici riusciranno ad ottenere, ottenendo così l’incommensurabile vantaggio di poter disporre di una stazione ferroviaria quasi all’interno della stessa aerostazione, che costituirebbe un’esclusiva nel panorama aeroportuale.

La nuova aerostazione, a differenza di quella esistente, potrebbe godere ancora di un accesso diretto automobilistico dalla Superstrada attraverso le aste poste all’interno del torrente Sant’Agata, in gran parte realizzate e potrebbe disporre di un parcheggio a più piani, dieci volte più grande di quello attuale, attestato oltre che sul torrente anche sul viale Aldo Moro da dove si avrebbe un ulteriore accesso da e per la città. Parimenti si potrebbe creare un approdo dal mare per i mezzi navali diretti provenienti da Messina o da Taormina o dalle isole Eolie, da collocare in zona protetta, cioè nella parte terminale del torrente S. Agata dove potrebbe essere creato un porto canale che risentirebbe solo in minima parte degli effetti del mare aperto, con approdo posto quasi all’interno dell’area aeroportuale. I nuovi locali dell’aerostazione, opportunamente adeguati alla legge vigente sismica, senza impedimenti derivanti dalla presenza di viaggiatori, nel complesso consentirebbero un maggiore e più agevole sviluppo sia dei servizi aeroportuali che delle attività commerciali, mentre aumenterebbero notevolmente le aree di sosta per gli aeromobili in transito, i quali in fase di atterraggio, una volta raggiunto il fine corsa, non avrebbero più la necessità di ritornare a metà pista per lo sbarco dei passeggeri ma potrebbero raggiungere la nuova e più ampia area di sbarco allocata tra le due piste esistenti.

Tutto questo in un’ottica lungimirante e di grande respiro, pensando ad un aeroporto moderno il quale godrebbe del vantaggio incommensurabile e cioè di poter essere raggiunto facilmente e senza pericolo di ritardi per traffico stradale, utilizzando il treno proveniente sia dalla Tirrenica, sia dalla Jonica che in poco tempo porterebbe i passeggeri all’interno dell’aerostazione. Senza tralasciare che dopo il trasferimento nei nuovi locali, l’attuale edificio di via Ravagnese, oggi difficilmente raggiungibile, potrebbe essere riconvertita, in Albergo, in un Centro Commerciale, in un Centro Congressi, e essere destinato altresì, anche ad ospitare attività connesse al futuro trasporto aereo delle merci. È di tutta evidenza che la programmazione non deve guardare solo al breve periodo ma piuttosto al medio e lungo termine e ciò al fine di non precludere alcuna possibilità di sviluppo all’aeroporto, che al contrario rimarrebbe, a parere di molti, affossato ancora per molti decenni».

L’ipotesi progettuale prospettata dal dr Porcelli – presentata nell’agosto 2019 in un dibattito al Rotary Club che ha visto la partecipazione anche del dr Giuseppe Franco, del prof. Giuseppe Bombino, del dr Giuseppe Bova, del prof. Corrado Trombetta, del dr Riccardo Santacroce, del dr Francesco Fragomeni e del prof. Alfredo Focà, – non ha avuto, a quanto pare, successivi riscontri nonostante fosse stato chiarito che non sarebbe stato condizionato di molto il progetto presentato dalla SACAL e dall’on. Cannizzaro, in quanto molto degli interventi non andavano a interferire con la proposta, fatta eccezione per l’intervento sull’aerostazione che avrebbe dovuto essere sospeso e rimodulato per la riqualificazione ed adeguamento dell’ex officina OMECA, da operare in piena libertà, cioè senza la contemporanea presenza di passeggeri o altro personale, in un’ottica di grande respiro finalizzata ad ottenere risultati molto più ottimali e redditizi con la medesima spesa.

Se si considera che gli interventi di manutenzione per 25 milioni annunciati ad agosto 2019 dall’allora presidente Sacal Arturo De Felice e dall’on. Francesco Cannizzaro, ancora non hanno visto avvitare o svitare un bullone e, nell’ottica dell’entusiasmo mostrato dal sindaco Giuseppe Falcomatà sul progetto Agàpi, forse sarebbe il caso di riconsiderare il progetto del dr Porcelli. Ma l’impegno appassionato dei privati che vogliono il bene di Reggio non trova, generalmente, accoglienza presso l’Amministrazione Comunale e Metropolitana. Non sarebbe opportuno aprire un tavolo di discussione con la città? (s) 

LE ISTITUZIONI NON ASCOLTANO I CITTADINI
IDEE TANTE, MA NESSUNO LE CONSIDERA

di SANTO STRATI – Le istituzioni dichiarano spesso di voler ricevere suggerimenti, segnalazioni, consigli dai cittadini, peccato che, poi, nessuno dia loro ascolto, ignorando qualsiasi proposta, indipendentemente dalla sua validità. In altre parole Comuni, Province, Regioni predicano bene sulla necessità di consultare e attingere dal territorio, ma in realtà razzolano male, non si sa se per trascuratezza, colpevole indifferenza o, più spesso, precisa volontà politica di tenere lontano gli avversari o comunque non dar loro modo di dare un contributo alla crescita.

Uno degli ultimi esempi riguarda il problema vaccinazioni. A Reggio l’Istituto De Blasi, un centro diagnostico molto apprezzato e all’avanguardia (ha tecnologie che fanno invidia ai centri di Roma e Milano) mette a disposizione la propria struttura – gratuitamente, si badi bene – per effettuare le vaccinazioni anticovid. Una proposta del genere, che non ha costi per la collettività, avrebbe dovuto essere presa immediatamente in considerazione, ma giacché il titolare del suddetto Istituto diagnostico è il dott. Eduardo Lamberti Castronuovo, uno strenuo e inossidabile difensore degli interessi della città, poco amato dagli amministratori locali, nessuno – ripetiamo nessuno – pensa di dover dare anche la pur minima risposta di rifiuto. Lamberti Castronuovo ha scritto a tutti, dal presidente Draghi al sindaco Falcomatà, ai responsabili dell’Azienda sanitaria provinciale, al commissario alla Sanità Guido Longo, etc. Nessuno ha avuto il garbo istituzionale di rispondere.

Stessa cosa succederà, probabilmente, per il Centro Commerciale Porto Bolaro, a Pellaro, a pochi km da Reggio: il titolare, l’arch. Pino Falduto ha inviato agli stessi destinatari della lettera di Lamberti Castronuovo mettendo a disposizione – sempre gratuitamente – gli spazi del centro commerciale per la somministrazione del siero vaccinale. Anche qui, non ci sarebbe da pensarci su due volte, è una proposta che meriterebbe una risposta immediata, vista la necessità di individuare spazi per effettuare le vaccinazioni, visto che, per fortuna, la bizzarra idea delle “Primule” da erigere un po’ dovunque (con una sostanziale spesa, è chiaro) è svanita. No, invece, zero riscontri all’offerta di grandi spazi gratuiti, adatti ad evitare assembramenti

Lo stesso Falduto, che ha il brutto difetto di essere un irriducibile visionario, innamorato perso della sua terra, sta tentando da anni di suggerire iniziative migliorative per l’Aeroporto dello Stretto, fornendo dati, studi, progetti e bozze di piani finanziari. «Con 25 milioni di euro si può realizzare la nuova aerostazione e con 15 milioni il nuovo porto al servizio dell’Aeroporto. Si può fare in un anno e l’esecuzione dei lavori – dice Falduto – non blocca l’operatività dell’attuale aerostazione». Niente da fare. Anche su questo fronte assoluto silenzio da parte di amministratori, parlamentari e di chiunque avrebbe voce in capitolo: ma almeno si tenti un confronto dialettico e si argomentino con dati alla mano perché queste proposte non trovano accoglienza.

Sempre Falduto ha in mente il progetto – a nostro avviso molto suggestivo e realisticamente valido – di trasformare tutta l’area marina di Pellaro – oggi praticamente abbandonata – per costruire una sorta di nuova Dubai del Mediterraneo (Mediterranean Life) con occhio al turismo da diporto, alla cultura, alle tradizioni e al territorio, con alberghi, centro congressi, cittadella commerciale, etc. Aspetta, indomito Falduto (che ha alle spalle un robusto gruppo immobiliare torinese pronto a investire l’intera somma necessaria), risposte che non arrivano. L’ex candidato sindaco per il centrodestra Nino Minicuci, oggi consigliere a Palazzo San Giorgio, ne ha sposato la causa e dato un ultimatum al Comune per rispondere, motivatamente e in tempi brevi, al progetto. Scusate il pessimismo, ma siamo decisamente dubbiosi su una qualsiasi risposta. E pensare a quanta occupazione questo progetto potrebbe creare nella costruzione e, successivamente, nella gestione delle varie attività con impiego di giovani del luogo che finalmente avrebbero qualche opportunità a casa propria. Oltre a diventare un attrattore di turismo di altissimo livello.

Le istituzioni non rispondono nemmeno a progetti di pubblica utilità. L’arch. Falduto, che ha a cuore non solo la sua terra ma anche il suo Paese, ha lanciato nei giorni scorsi un’idea contro la disoccupazione e la cassa integrazione, attraverso nuove politiche attive del lavoro, ovvero con il lavoro di cittadinanza (per gli italiani) e il lavoro di ospitalità (per gli immigrati). Il progetto lo ha illustrato lo stesso architetto Falduto: «Un modo concreto ed efficace per avere sempre la piena occupazione è quello di prevedere per ogni cittadino la possibilità di lavorare con lo Stato o con le Aziende Private scelte dallo Stato come Aziende accreditate, ogni qualvolta si trovi nella condizione di disoccupato. Questo modello prevede una riorganizzazione delle piante organiche di tutti gli Enti Pubblici, in modo che ogni Ente o istituzione pubblica venga dotato di una pianta organica in grado di gestire tutti i servizi o i compiti affidati in modo ottimale». Il modello prevede che tutto il personale in servizio negli enti o istituzioni pubbliche venga gestito da un unico ente centrale, che potrebbe essere il nostro Istituto di Previdenza (INPS).

«Il 50% del personale – propone Falduto – verrebbe assunto a tempo indeterminato (in una prima fase assorbendo il personale in servizio e successivamente con concorsi pubblici a cui possono partecipare solo le persone hanno lavorato tramite il lavoro di cittadinanza) e il 50 % a tempo determinato utilizzando a rotazione tutti i cittadini italiani che si trovano nella condizione di disoccupato. Per questa ragione andrebbero istituiti degli elenchi per ogni figura professionale e ogni cittadino potrebbe chiedere di essere inserito in tutte le liste: la scelta sarà poi fatta con sorteggio e a rotazione, in asosluta trasparenza

Ogni cittadino o emigrante accolto dall’Italia verrebbe, quindi dotato di un Voucher di Lavoro che può essere utilizzato anche nelle imprese private per un periodo di due anni. Il Voucher è comprensivo di ogni onere previdenziale, che rimane in carico al soggetto che lo percepisce. Questo modello permette di eliminare tutta la spesa per la cassa integrazione eliminando alla radice lo status di disoccupato». L’idea è meno contorta di quanto possa apparire a una prima lettura, soprattutto perché smonta il principio dell’assistenzialismo a tutti i costi che da sempre caratterizza questa terra. Il reddito di cittadinanza ha risolto molte situazioni di disagio economico di famiglie in grave crisi reddituale, ma non ha offerto possibilità di occupazione. In queste condizioni, come si fa a parlare di successo? L’alternativa dei Voucher di lavoro aprirebbe la strada a nuova occupazione, perché è evidente chele aziende trasformano volentieri contratti a tempo determinato in contratti fissi quando trovano personale efficiente e capace. La differenza con gli attuali voucher INPS, riservati a prestazioni occasionali, riguarda l’ambito di utilizzo: l’esperimento precedente riguardava più che altro i giovani e le occupazioni temporanee (baby sitting, assistenza anziani, partecipazione a fiere, etc). La proposta dell’arch. Falduto è innovativa in quanto amplia il segmento di operatività, aprendo anche alle aziende pubbliche che sarebbero sgravate dalle lungaggini di concorsi anche per assunzioni temporanee o di breve durata.

Una bella idea che tradisce la voglia di partecipazione del cittadino alla cosa pubblica con proposte operative e suggerimenti. Peccato che nessuno abbia il buon senso di stare ad ascoltare e provare a valutare l’eventuale efficacia delle varie proposte avanzate da cittadini, privati o imprenditori. Il mostro delle burocrazia si nutre anche di questa insensibilità degli amministratori nei confronti dei cittadini, ma non è detto che, prima o poi, non si possa cambiare. (s)

 

AEROPORTO DELLO STRETTO, ADDIO LIMITI
PER PREPARARE IL RILANCIO DELLO SCALO

Forse è la volta buona che si prepara sul serio il rilancio dell’Aeroporto dello Stretto. Le limitazioni operative dello scalo hanno fino ad oggi penalizzato Reggio e il suo traffico: per poter atterrare i piloti devono avere una speciale abilitazione con formazione aggiuntiva che non tutte le compagnie aeree richiedono. Piuttosto che investire nella formazione specifica per particoli condizioni di atterraggio “difficile”, RyanAir, per esempio ha preferito ignorare nelle proprie rotte lo scalo reggino. Qualcosa sta, però, cambiando grazie all’encomiabile attivismo dell’on. Francesco Cannizzaro, il deputato reggino famoso per gli emendamenti dell’ultimo minuto a favore di Reggio: ha “strappato” 27,5 milioni per l’Aeroporto nella finanziaria 2019, e 15 milioni, in quella attuale, per la portualità di Reggio. Cannizzaro ha chiesto una riunione operativa all’Enac (l’Ente Nazionale di Aviazione Civile) per discutere delle “limitazioni operative” dell’Aeroporto dello Stretto.

Un incontro di due ore al quale hanno preso parte il Direttore generale dell’Ente Alessio Quaranta ed il Direttore centrale vigilanza tecnica Claudio Eminente. Con il parlamentare reggino c’erano il Presidente della Sacal, la società di gestione degli aeroporti calabresi, Giulio De Metrio ed il Direttore generale della stessa società Piervittorio Farabbi, l’assessore ai Trasporti della Regione Calabria Domenica Catalfamo ed il Dirigente del settore Giuseppe Pavone.

Francesco Cannizzaro e Giulio De Metrio
Francesco Cannizzaro e Giulio De Metrio all’Enac

Nell’incontro con Enac sono stati affrontati vari temi relativi al rilancio dell’Aeroporto di Reggio Calabria, due in particolare quelli più rilevanti: l’accelerazione degli investimenti relativi ai 27,5 milioni di euro disponibili grazie all’Emendamento Cannizzaro che ha portato alla firma della Convenzione Mit-Enac-Sacal nel luglio scorso, per i quali oggi sono stati definiti gli impegni di tutte le parti per addivenire il più rapidamente possibile all’avvio dei lavori; la rimodulazione delle limitazioni all’atterraggio, che rappresentano una barriera all’ingresso da parte di molti vettori aerei. E si è registrata grande disponibilità da parte dell’Ente di Aviazione a superare un ostacolo allo sviluppo dello scalo reggino: abbattere l’atavico intoppo delle limitazioni renderebbe immediatamente appetibile l’Aeroporto, attraendo nuovi vettori.

Dal canto suo, il presidente della Sacal De Metrio ha predisposto la documentazione che fornisce nuovi elementi di giudizio per supportare l’Enac nell’eliminazione le delle limitazioni esistenti, rendendo fruibile lo scalo a tutte le compagnie aeree e con costi operativi ridotti rispetto ad oggi. Enac, condividendo l’opportunità di rilancio dell’Aeroporto e recependo le richieste in tal senso dell’on. Cannizzaro e dell’Assessore regionale Catalfamo, effettuerà in tempi stretti un’attenta e scrupolosa verifica della documentazione, con l’obiettivo di giungere al più presto all’eliminazione delle restrizioni.

Da segnalare l’impegno del presidente De Metrio, che si sta spendendo oltremodo nel dare nuovi impulsi dando le giuste attenzioni all’infrastruttura reggina in chiave di rilancio dell’intero territorio calabrese e di tutto il suo sistema aeroportuale. Fondamentale anche il supporto tecnico dell’assessore Catalfamo costantemente impegnata a dare il suo apporto per la definitiva soluzione del problema. Tutte le componenti tecniche oggi hanno cooperato sedute allo stesso tavolo per addivenire ad una soluzione efficace, manifestando ampia apertura verso un rapido superamento dell’annosa problematica.

Calabria.Live ha chiesto all’ing. Michele Buonsanti, professore di Modleli per la Sicurezza dei Trasporti al Dipartimento di Ingegneria dell’Università Mediterranea di Reggio e grande conoscitore dei problemi dello scalo reggino, come valuta l’iniziativa dell’on. Cannizzaro presso l’Enac.

«Apprendo con moderata soddisfazione – afferma l’ing. Buonsanti – la notizia del qualificato, quanto importante  incontro avvenuto in sede Enac tra la delegazione calabra, diretta dall’on.le Cannizzaro ed i vertici dell’Autorità preposta al controllo dell’aviazione civile e commerciale italiana. Mi compiaccio, poiché finalmente qualcuno ha messo sul giusto  tavolo  il vero ed unico problema dello scalo reggino, ovvero la sicurezza operativa di atterraggi e decolli. Problema atavico che  periodicamente si ripete specie quando l’evoluzione dei velivoli commerciali compie un salto di scala in termini di performance operativa e non solo per capacità di trasporto.

Era successo al salto F27 con DC9-30 quando operava l’ATI, si ripeté quando avvenne il cambio DC9-30 / MD80 con Alitalia concludendosi al passaggio finale con la classe Airbus 320.

La problematica riscontrata è sempre la stessa ovvero la fase  finale di avvicinamento che per particolarità orografiche non consente un perfetto allineamento alla pista in tempi quote e velocità normalmente utilizzate in altri aeroporti.

Questo ha impedito la classificazione come strumentale del nostro aeroporto (ed invece sarebbe bastato poco anche in passato intervenire con opportune radioassistenze, sulla pista 15 lato testata 33,  per  ovviare questo annoso problema che comporta la non operatività dello scalo quando le condizioni di visibilità scendono sotto le minime del volo a vista e quindi, paradossalmente un velivolo da turismo vola (VFR Speciale) e la linea resta a terra.

Ad ogni modo quello che ho potuto apprezzare è che finalmente  si parla di intervenire sulle restrizioni operative che toccano la pista 15/33. Queste non sono poche, ben 2 pagine di AIP (Aeronautical  information publication). Tra l’altro non è solo un problema di giusta quanto opportuna qualificazione e mantenimento delle current specifiche per l’avvicinamento RWY 33,  bensì limitazioni sono presenti per vento al traverso, pista bagnata ed altro, che rendono oggettivamente complesso un uso normale della infrastruttura.

Atteso che  si parla di interventi idonei alla eliminazione (personalmente  mi sembra  una parola troppo prematura, visto lo stato dell’arte) delle restrizioni, anche una loro adeguata riduzione potrebbe consentire attività operative più spedite aprendo la fruibilità a più operatori, con meno limitazioni.

Non sono pochi gli interventi mirati per garantire  una maggiore sicurezza del volo  ma ribadisco, dovranno essere mirati a risolvere un problema vero e concreto, non intervenire, avendo le somme a disposizione, per spendere  comunque.

Ho avuto modo di leggere il piano di intervento e non posso che apprezzare il primo della lista appaltato (così leggo dalla stampa). Gli aiuto visivi, cui l’intervento è proposto sono una componente fondamentale nelle procedure di avvicinamento ma anche nelle fasi di taxi durante  le operazioni notturne. Ma in ogni modo il punto debole e critico di tutto il sistema  è la fase finale dell’avvicinamento per la pista 33 ove il raggio di virata (migliorabile) comporta per i velivoli di linea l’allineamento finale a quote variabili tra 200 e 300 ft., poco, molto poco specie nella distanza tra allineamento e touchdown. Se poi si pensa che il velivolo pesa intorno a 70 tonn. e viaggia a  circa 5 km al minuto si comprende la grande energia in gioco, per portare in stato di fermo pista il velivolo. (e qui si spiegano quelle non dolci frenate cui spesso è necessario ricorrere)

Ecco quindi la necessità di un intervento profondo e radicale per gli avvicinamenti per RWY33, evitando di pensare che l’evoluzione tecnologica, specie degli apparati GPS, possa essere la completa  risoluzione del problema. Certamente eccellenti ausili ma a volte, impossibilitati a risolvere alla radice il problema, che da noi è il tratto in curva, necessariamente manuale, tale da non consentire nessun automatismo. Logica la richiesta di garanzie per gli equipaggi che volano questa procedura.

Personalmente, in funzione delle mie conoscenze  non penso che l’introduzione di nuove tecnologie possa eliminare totalmente una restrizione dettata dalla morfologia dei luoghi. Ovvero, l’autorità manterrebbe la richiesta di qualifica sull’aeroporto per i comandanti di velivoli commerciali, ma certamente  potranno allentarsi altri vincoli e questo è un bene che se realizzato andrà riconosciuta la brillante iniziativa del parlamentare reggino.

Nondimeno, ritengo sempre in funzione della mia esperienza che potrebbero essere percorse altre strade atte a verificare la possibilità di una modifica, sempre con procedura RNAV, del sentiero di avvicinamento al fine di aumentare il più possibile il raggio di virata ovvero, avere distanze finali, dopo il livellamento,  molto più consistenti e tali da consentire manovre di modifica delle traiettorie finali.

Importante in ogni caso mirare gli interventi il più possibile alla Sicurezza del Volo: serve più una procedura di sicurezza, una radioassistenza, un aiuto visivo, rispetto a maquillage che certamente hanno la loro dignità ma sulla scala delle funzionalità, mi permetto esprimere dubbi». (rrm)

 

Michele Buonsanti*

 

*Michele Buonsanti è professore al dipartimento di Ingegneria di Reggio Calabria, di Modelli per la Sicurezza dei Trasporti. Parimenti è docento presso lo Stato Maggiore Aeronautica Istituto per la Sicurezza Volo, per i corsi di S.V. agli ufficiali della F.A. . E’ qualificata Ufficiale Sicurezza Volo ed Investigatore oltre ad essere  Istruttore CRM.

Pilota Civile dal 1980

2021: ultima chiamata per l’Aeroporto dello Stretto (e S. Anna di Crotone)

di SANTO STRATI I segnali sembrano promettenti, anche se il Covid ha tagliato il traffico in maniera drastica e i costi sono rimasti pressoché immutati: per gli aeroporti della Calabria il 2021, però, potrebbe essere l’anno del rilancio. Soprattutto per l’Aeroporto dello Stretto, dimenticato, trascurato, destinato (?) alla chiusura.

I quattrini trovati dal deputato Francesco Cannizzaro nella finanziaria 2019 per l’ammodernamento dello scalo reggino finalmente cominceranno a essere spesi, la Sacal – oggi retta dal nuovo presidente Giulio De Metrio – mostra di non voler trascurare l’area metropolitana, c’è un nuovo e forse decisivo impegno della Città Metropolitana. C’è da essere ottimisti?

Andiamoci piano, stiamo parlando di segnali, di indicatori che fanno immaginare un nuovo ruolo per l’Aeroporto di Reggio che è, unitamente a Crotone e Lamezia, affidato in concessione alla Sacal. Società in cui la Città di Reggio non è mai voluta entrare con quote – è bene dirlo – e la cui gestione, eccellente dal punto di vista amministrativo di Arturo De Felice (tutti i bilanci chiusi in attivo), non ha brillato per il raggiungimento dell’obiettivo prioritario: fare rete.

È impensabile in una regione come la Calabria, con tre aeroporti, non prevedere un lavoro di rete in modo da articolare risorse e opportunità per il territorio. Da quando è nata, la Sacal è apparsa, obiettivamente, orientata a fare solo gli interessi di Lamezia: un aeroporto cresciuto a dismisura, con eccellenti livelli di traffico (pre-covid) e con ulteriori prospettive di sviluppo. Su Crotone si conoscono le battaglie del Comitato per evitare la chiusura del S. Anna, ma i numeri sono troppo modesti per sperare in un rilancio immediato: andrebbe studiato un piano operativo che valorizzi lo scalo che potrebbe servire adeguatamente tutta la fascia dell’alto Jonio.

Di Reggio, ugualmente si conoscono le vicissitudini e le battaglie sindacali (perse) per mantenere occupazione e voli. C’è un limite per l’atterraggio all’aeroporto di Reggio, in quanto lo scalo richiede specifiche competenze da parte dei piloti. Tanto per fare un esempio, RyanAir non ha mai considerato lo scalo reggino per le sue rotte per evitare costi di addestramento (al simulatore) per i propri piloti e far acquisire loro gli skill necessari per essere abilitati all’atterraggio.

Il presidente De Metrio (ex direttore esecutivo degli aeroporti milanesi gestiti dalla Sea), con una grande competenza e una vasta esperienza di traffico aereo, sta lavorando al nuovo piano industriale e infrastrutturale che dovrebbe vedere la luce a giorni.

Cosa prevede per Reggio? Non è ancora chiaro, anche De Metrio ne riconosce l’ appetibilità per le compagnie low cost grazie «anche in virtù del suo straordinario patrimonio paesaggistico». Ma non è col panorama che si crea traffico.

La soluzione numero uno si chiama “continuità territoriale”  ovvero l’intervento dello Stato per ridurre i prezzi dei biglietti per i residenti. Una formula che compensa le difficoltà delle aree svantaggiate (in Sicilia e Sardegna è già operativa) ma che in Calabria non trova applicazione complice la colpevole disattenzione della ministra Paola De Micheli.

Se i lavori di ammodernamento cominceranno presto, se si attuerà la continuità territoriale, se ci sarà la giusta attenzione per un’area che dovrebbe servire 600mila abitanti, l’Aeroporto dello Stretto potrebbe ricominciare a vivere una nuova vita. Il suo coefficiente di redditività nel 2006 era risultato il migliore, oggi è una disperazione, a causa anche delle chiusure per Covid e assenza di un masterplan regolatore. Sarà il 2021 l’anno del decollo? È l’ultima chiamata, imbarco immediato… (s)

REGGIO – Il videospot di Klaus Davi sull’Aeroporto dello Stretto

Torna a occuparsi dell’Aeroporto dello Stretto il massmediologo Klaus Davi, candidato sindaco di Reggio Calabria, rilanciando lo spot realizzato nel 2017 dalla sua agenzia di comunicazione contro la chiusura dell’aeroporto di Reggio Calabria.
«Uno spot – afferma Klaus Davi – che attaccava frontalmente la politica e che, al di là di alcuni passaggi, conserva ancora oggi tutta la sua drammatica attualità. Lo spot, commissionato all’agenzia di comunicazione Klaus Davi & Co. e al graphic designer Saverio Toscano, ha come “testimonial” i Bronzi di Riace, i quali si appellano ai cittadini per salvare l’aeroporto Tito Minniti dalla chiusura. Un’azione di marketing virale finalizzata a sollevare l’attenzione dell’opinione pubblica sull’ennesima umiliazione del Meridione. Nello spot, i due Bronzi incalzano: “Salve. Siamo i Bronzi di Riace, e se ci volete ammirare vi consigliamo di scendere subito a Reggio Calabria, città mozzafiato dove ci troviamo. Ma il cui aeroporto verrà chiuso. Nessuna pietà  per noi. I finanziamenti sono andati tutti al Nord… Milano ha goduto per l’evento Expo di un ‘sostegno’ di 3 miliardi di euro… Una politica incredibilmente miope potrebbe consentire la chiusura dell’aeroporto di Reggio Calabria. La Calabria è la regione più povera d’Italia e ora, con questo irresponsabile atto, la si vuole seppellire definitivamente». (rrc)

 

Riparte il volo giornaliero Reggio-Roma, ora si ‘combatte’ per il Reggio-Milano Linate

Da oggi, mercoledì 2 settembre, ritornano i voli giornalieri Reggio Calabria-Roma con la compagnia Alitalia.

«È una notizia buona – ha commentato il prof. Pasquale Amato su Facebook – ma aspettiamo conferme per autunno e inverno. È bene insistere anche sul ritorno Reggio-Milano Linate mattina-sera. Osservando che si tratta solo di ripristini di due voli storici pre-Sacal. Non sono nuovi. Sarebbe solo come rimettere la palla al centro per un vero e proprio attacco per il rilancio».

Intanto, è anche nato il Comitato Difendiamo l’Aeroporto dello Stretto: da Milano, guidato da Alessandro Panuccio, con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica circa le condizioni del Tito Minniti e di ripristinare il volo giornaliero Reggio Calabria- Milano Linate.

«I punti su cui faremo battaglia – ha spiegato il presidente Panuccio – sono ben precisi, intanto l’aumento dei voli da e per Reggio, oltre ad una scelta di orario comoda per l’utenza e, chiaramente la diminuzione delle tariffe».

«Quello che vogliamo far capire – sottolineano dal Comitato – è che c’è un’utenza che vive a Milano ed in Lombardia e che al pari di chi vive nelle province di Reggio e Messina è ben determinata e si vuole battere e si batterà per affermare il diritto sacrosanto alla mobilità. Si tratta di un vero e proprio esercito di cittadini che, se avesse la possibilità, tornerebbe con più frequenza nei luoghi d’infanzia e in quelli dei propri cari».

Intanto, il prof. Amato ha ribadito come «la gestione Sacal è stata disastrosa. Ha tagliato servizi, rotte, voli con un comportamento punitivo che ha ridotto allo stremo l’Aeroporto dello Stretto», e augura che «il nuovo presidente-manager dia la dimostrazione di un cambio di rotta ripristinando un volo mattina-sera Reggio-Milano che è stato sempre positivo sebbene le tariffe non siano state le stesse ma molto più alte di Lamezia. Altrimenti dichiari pubblicamente la rinuncia della Sacal alla gestione dell’Aeroporto dello Stretto». (rrc)

 

 

Klaus Davi: Reggio non ha sviluppo senza un aeroporto funzionante

Il massmediologo Klaus Davi, candidato sindaco di Reggio Calabria, ha affrontato con la usuale irruenza la gravissima situazione dell’Aeroporto dello Stretto. Lo scalo reggino, gestito dalla Sacal, ha ripreso da poco a funzionare, dopo la chiusura imposta dal lockdown. Secondo Davi, «Non si può pensare a uno sviluppo del turismo, ma neanche a una ripresa economica, senza un aeroporto funzionante. La questione “Tito Minniti” è centrale».
In più occasioni il massmediologo si è scagliato contro i vertici della Sacal e contro la classe politica e dirigente, colpevole, a suo dire, di una vera e propria svendita dello scalo che, invece, potrebbe essere funzionale anche per chi deve recarsi in Sicilia.

«L’impossibilità di raggiungere agevolmente Reggio Calabria – afferma Klaus Davi – costa a cittadini, esercenti, negozianti e artigiani dello Stretto almeno 20 milioni di euro”. La stima effettuata da Klaus Davi è impietosa e, allo stesso tempo, inquietante. 20 milioni di euro: «Tanto è l’impatto economico che
avrebbe un collegamento regolare fra la città dello Stretto, Milano, Roma ma anche capitali estere. Reggio ha un potenziale attrattivo costituito dai Bronzi di Riace, ma non solo: con un aeroporto funzionante si potrebbe sviluppare il turismo nella bellissima Scilla, ma anche verso il mare della costa ionica e Gambarie d’Aspromonte, luogo incantevole, tra i pochi al mondo in cui è possibile sciare riuscendo comunque a vedere il mare».

Klaus Davi è seriamente innamorato della Calabria e ultimamente ha deciso di occuparsi del brand Reggio che a suo avviso è vergognosamente svalutato e per nulla valorizzato, quando in realtà ha delle potenzialità grandissime, a cominciare dai Bronzi fino al Bergamotto di Reggio Calabria. Qualcuno, maliziosamente, vede nel suo interesse per la Città dello Stretto un fine elettorale: quand’anche fosse, Davi sta mostrando di avere gli attributi che molti politici di professione non hanno mai avuto. E sulla vicenda dell’aeroporto prende posizione con chiarezza e lucidità: i reggini dovrebbero apprezzare e chi, fino ad oggi, ha “malamente” gestito lo scalo portandolo alla quasi chiusura dovrebbe farsi un esame di coscienza. Senza aeroporto la Città Metropolityana non ha senso e non serve Klaus Davi a dirlo, ma almeno gli va riconosciuta la sensibilità e l’attenzione per una città che non è “sua” (ma dovrebbe al più presto”adottarlo”) che meritano stima e apprezzamento. (s)

Alitalia sconta il 20% per volare in Calabria e Trenitalia promuove Scilla

Sulla scia delle polemiche provocate dagli insulti di Easy-Jet, Alitalia lancia uno sconto del 20% per chi voglia andare in Calabria a Lamezia o Reggio. Lo sconto vale per i biglietti acquistati dal 24 al 29 giugno per i voli da e per la Calabria da Lamezia e Reggio Calabria. Il claim della campagna è uno spot a favore della Calabria e recita: «Una terra unica per i suoi abitanti, che ti accolgono sempre a braccia aperte.  Unica per i luoghi, incantevoli e suggestivi come il Parco Nazionale della Sila, sito di Eccellenza UNESCO. Unica per la sua storia segnata da opere senza tempo, come i Bronzi di Riace, e da personaggi che hanno reso famosa questa terra, come il Premio Nobel Renato Dulbecco. Unica per il suo mare che annovera ben 14 spiagge che hanno ottenuto, nel 2020, il riconoscimento della Bandiera Blu. Unica perché è la Calabria. E come te, non c’è nessuno. E per dimostrare il nostro amore verso questa terra, fino al 29 giugnosconto del 20% per visitare la Calabria. Vola in Calabria e scopri quanto è unica questa terra».

Per un ns errore avevamo segnalato che lo sconto si applicava solo per i voli entro il 29 giugno e avevamo evidenziato l’assenza, fino al 1° luglio, dell’operatività dell’aeroporto di Reggio. Siamo lieti di essere noi in torto e osservare l’intento “positivo” della campagna di amicizia dell’Alitalia nei confronti della Calabria. È un ottimo segnale per il futuro dello scalo reggino. Da ricordare, come ha annunciato il presidente della Sacal Arturo De Felice, che da settembre riprende il volo giornaliero mattutino che collega Reggio con Roma e permette il rientro in serata col volo notturno Roma-Reggio.

Intanto da segnalare anche Trenitalia che pensa a promuovere la Calabria, con una bellissima immagine di Scilla con il Castello dei Ruffo, scelta per la pubblicità. Chi non conosce l’incantevole angolo di paradiso che è Scilla si chiederà dov’è. Un Frecciarossa serve anche a scoprire la Calabria. (rrm)

Scilla per la pubblicità di Trenitalia