Klaus Davi: Reggio non ha sviluppo senza un aeroporto funzionante

Il massmediologo Klaus Davi, candidato sindaco di Reggio Calabria, ha affrontato con la usuale irruenza la gravissima situazione dell’Aeroporto dello Stretto. Lo scalo reggino, gestito dalla Sacal, ha ripreso da poco a funzionare, dopo la chiusura imposta dal lockdown. Secondo Davi, «Non si può pensare a uno sviluppo del turismo, ma neanche a una ripresa economica, senza un aeroporto funzionante. La questione “Tito Minniti” è centrale».
In più occasioni il massmediologo si è scagliato contro i vertici della Sacal e contro la classe politica e dirigente, colpevole, a suo dire, di una vera e propria svendita dello scalo che, invece, potrebbe essere funzionale anche per chi deve recarsi in Sicilia.

«L’impossibilità di raggiungere agevolmente Reggio Calabria – afferma Klaus Davi – costa a cittadini, esercenti, negozianti e artigiani dello Stretto almeno 20 milioni di euro”. La stima effettuata da Klaus Davi è impietosa e, allo stesso tempo, inquietante. 20 milioni di euro: «Tanto è l’impatto economico che
avrebbe un collegamento regolare fra la città dello Stretto, Milano, Roma ma anche capitali estere. Reggio ha un potenziale attrattivo costituito dai Bronzi di Riace, ma non solo: con un aeroporto funzionante si potrebbe sviluppare il turismo nella bellissima Scilla, ma anche verso il mare della costa ionica e Gambarie d’Aspromonte, luogo incantevole, tra i pochi al mondo in cui è possibile sciare riuscendo comunque a vedere il mare».

Klaus Davi è seriamente innamorato della Calabria e ultimamente ha deciso di occuparsi del brand Reggio che a suo avviso è vergognosamente svalutato e per nulla valorizzato, quando in realtà ha delle potenzialità grandissime, a cominciare dai Bronzi fino al Bergamotto di Reggio Calabria. Qualcuno, maliziosamente, vede nel suo interesse per la Città dello Stretto un fine elettorale: quand’anche fosse, Davi sta mostrando di avere gli attributi che molti politici di professione non hanno mai avuto. E sulla vicenda dell’aeroporto prende posizione con chiarezza e lucidità: i reggini dovrebbero apprezzare e chi, fino ad oggi, ha “malamente” gestito lo scalo portandolo alla quasi chiusura dovrebbe farsi un esame di coscienza. Senza aeroporto la Città Metropolityana non ha senso e non serve Klaus Davi a dirlo, ma almeno gli va riconosciuta la sensibilità e l’attenzione per una città che non è “sua” (ma dovrebbe al più presto”adottarlo”) che meritano stima e apprezzamento. (s)

Alitalia sconta il 20% per volare in Calabria e Trenitalia promuove Scilla

Sulla scia delle polemiche provocate dagli insulti di Easy-Jet, Alitalia lancia uno sconto del 20% per chi voglia andare in Calabria a Lamezia o Reggio. Lo sconto vale per i biglietti acquistati dal 24 al 29 giugno per i voli da e per la Calabria da Lamezia e Reggio Calabria. Il claim della campagna è uno spot a favore della Calabria e recita: «Una terra unica per i suoi abitanti, che ti accolgono sempre a braccia aperte.  Unica per i luoghi, incantevoli e suggestivi come il Parco Nazionale della Sila, sito di Eccellenza UNESCO. Unica per la sua storia segnata da opere senza tempo, come i Bronzi di Riace, e da personaggi che hanno reso famosa questa terra, come il Premio Nobel Renato Dulbecco. Unica per il suo mare che annovera ben 14 spiagge che hanno ottenuto, nel 2020, il riconoscimento della Bandiera Blu. Unica perché è la Calabria. E come te, non c’è nessuno. E per dimostrare il nostro amore verso questa terra, fino al 29 giugnosconto del 20% per visitare la Calabria. Vola in Calabria e scopri quanto è unica questa terra».

Per un ns errore avevamo segnalato che lo sconto si applicava solo per i voli entro il 29 giugno e avevamo evidenziato l’assenza, fino al 1° luglio, dell’operatività dell’aeroporto di Reggio. Siamo lieti di essere noi in torto e osservare l’intento “positivo” della campagna di amicizia dell’Alitalia nei confronti della Calabria. È un ottimo segnale per il futuro dello scalo reggino. Da ricordare, come ha annunciato il presidente della Sacal Arturo De Felice, che da settembre riprende il volo giornaliero mattutino che collega Reggio con Roma e permette il rientro in serata col volo notturno Roma-Reggio.

Intanto da segnalare anche Trenitalia che pensa a promuovere la Calabria, con una bellissima immagine di Scilla con il Castello dei Ruffo, scelta per la pubblicità. Chi non conosce l’incantevole angolo di paradiso che è Scilla si chiederà dov’è. Un Frecciarossa serve anche a scoprire la Calabria. (rrm)

Scilla per la pubblicità di Trenitalia

Basta fake news: il 1° luglio si torna a volare a Reggio e il 3 a Crotone

Di prima mattina erano apparse notizie destinate a seminare ulteriore delusione tra i viaggiatori di Reggio e Crotone: qualcuno, interpretando a modo proprio il decreto del ministero dei Trasporti per razionalizzare il servizio aereo nel post-Covid, aveva lanciato la voce (anzi la fake news) che l’aeroporto di Reggio sarebbe rimasto fermo fino al 14 luglio. Ci ha pensato la Sacal, la società che gestisce i tre scali calabresi, a fugare ogni dubbio: «L’avvio delle attività – si legge nella nota diffusa – sugli aeroporti di Reggio e Crotone è, dunque, per Sacal prevista in linea con l’avvio dell’attività volativa dei vettori, Alitalia su Reggio Calabria, dal 1 luglio, per come comunicato a mezzo stampa e pubblicato sul sito della Compagnia e Ryanair su Crotone dal 3 luglio, nelle medesime modalità».

Che cosa dice il decreto? «In considerazione delle numerose richieste dei gestori aeroportuali, della collocazione geografica degli aeroporti in grado di servire bacini di utenza in modo uniforme sul territorio e della loro capacità infrastrutturale… L’Ente nazionale per l’aviazione civile, può sulla base delle ulteriori richieste ed esigenze di trasporto aereo, previo parere del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, modificare e integrare l’elenco» degli aeroporti di cui è prevista l’operatività: Alghero, Ancona, Bari, Bergamo – Orio al Serio, Bologna, Brindisi, Cagliari, Catania, Firenze – Peretola, Genova, Lamezia Terme, Lampedusa, Milano Malpensa, Napoli Capodichino, Olbia, Palermo, Pantelleria, Parma, Pescara, Pisa, Roma Ciampino, Roma Fiumicino, Torino, Venezia Tessera e Verona Villafranca. Mancano nell’elenco Crotone e Reggio e questo ha indotto a riaccendere gli animi ormai esasperati di crotonesi e reggini.

La Sacal ha fatto presente che «Ancor prima della pubblicazione del Decreto Ministeriale. in data 12 giugno u.s. aveva già provveduto ad incontrare il Comitato Utenti partecipato dal suo Presidente e dai responsabili degli handler attivi sui tre scali, per comunicare la volontà del gestore aeroportuale di mantenere la chiusura degli scali succitati solo fino al 28 giugno. E se la verità è incontrovertibile, – si legge nella nota diffusa dalla Sacal – prova della forte volontà del gestore di ritornare alla normalità operativa è la pubblicazione dei due Notam (avviso ufficiale agli aeronavigamenti a livello globale) B3037/20 e B3038/20, pubblicati in data 14 giugno 2020 in cui Sacal comunica la chiusura dei due scali solo fino alla data indicata. Resta inteso che fino alla data del 28 giugno sugli scali di Reggio e Crotone ci sarà la possibilità di operare con un preavviso minimo di 2 ore, anche per eventuali voli commerciali (charter). Pertanto, alla luce di quanto sopra, dal 29 giugno gli scali di Reggio e Crotone garantiranno la regolare operatività dei voli già programmati».

Prima del chiarimento di Sacal, l’imprenditore turistico Demetrio Lavino, titolare del Torrione Hotel di Reggio, aveva diffuso un avvelenato comunicato stampa per stigmatizzare l’ulteriore rinvio dei voli da e per Reggio che di fatto non esiste. Nella nota di Lavino si legge tra l’altro una considerazione di tutto rispetto: «Reggio e Messina unite hanno un bacino di passeggeri pari a 600.000 abitanti considerando il solo circondario cittadino. Praticamente Reggio e Messina insieme rappresentano la settima città d’Italia! Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Reggio-Messina, Bologna, etc. Quindi chi gestisce l’aeroporto dello Stretto, sì perché è stato costruito per le due città, abbandona totalmente queste comunità e le sgretola dividendole tra Catania e Lamezia. Tutto ciò avviene o perché non si ha una visione prospettica o perché si è in malafede. Non so quale delle due sia peggio, oppure non si sa come superare i 12 km di mare per unire le due Città che, in coppia, fanno paura ai big e, pertanto, meglio tenerle separate.

«L’altro punto inquietante – sostiene l’imprenditore reggino – è che quando si parla di destinare all’aeroporto dello Stretto 25.000.000 di euro, i cittadini semplici e normali, gli operatori economici semplici e normali pensano nella loro ingenuità che si possano spendere al meglio per il rilancio dello stesso. Un aeroporto per essere rilanciato deve essere attrattivo per numero di voli, prezzi e facilità di collegamento. Invece no, non possiamo essere registi di come spendere i soldi ma solo comparse, neanche attori. Tutto viene stabilito a tavolino, 25.000.000 di euro destinati alla sicurezza dell’aeroporto. Ciò vuol dire che ci hanno fatto viaggiare non sicuri fino a prima del covid? L’aeroporto deve per legge seguire un rigido protocollo di sicurezza e pertanto è sicuro cosi come lo sono la gran parte degli aeroporti nazionali. Gli aeroporti più “pericolosi” d’Italia sono Firenze e Genova. A leggere poi le voci di spesa dei 25.000.000 si capisce bene che forse solo una minima parte ricadrà sulla città di Reggio in termini di forza lavoro, per piccole opere accessorie, mentre la gran parte ricadrà in aziende “europee”. Siamo sicuri che servano 3.000.000 di euro per abbattere dei ruderi o un vecchio sistema di avvicinamento come il Gbas? Ma questa è un’altra storia». Lavino conclude invitando la Sacal a confrontarsi con le istituzioni locali «ammesso che le stesse abbiano chiesto un incontro». (rrc)

 

Partono i lavori per l’Aeroporto dello Stretto
ma l’Alitalia scoraggia a volare da e per Reggio

di SANTO STRATI – Arriva la bella notizia che finalmente il presidente della Sacal (la società di gestione dei tre aeroporti calabresi) ha firmato la convenzione con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e l’Enac, per dare il via ai lavori previsti per l’Aeroporto dello Stretto. Evviva, nuova vita per lo scalo reggino. Ci sono da spendere i 25 milioni di euro “strappati” abilmente dal deputato reggino Francesco Cannizzaro nell’abituale corsa alla diligenza di fine anno, nella finanziaria di due anni fa. Una nota positiva che va a cancellare l’onta del finanziamento europeo perduto per mancanza di progetti destinato all’aerostazione di Lamezia Terme (che rimane brutta, “provinciale” e trascurata). E giunge, con una nota dello stesso Cannizzaro, la notizia che l’Alitalia «conferma la centralità della Regione Calabria riprendendo gli operativi sugli aeroporti di Lamezia Terme e Reggio Calabria a partire dal mese di luglio». Poi si guarda l’orario dei voli da e per Reggio e si è presi dallo sconforto. Con la netta sensazione che l’ex Compagnia di bandiera (che in un certo senso ritornerà tale, visti i soldi dei contribuenti che continua a consumare) voglia scoraggiare reggini e messinesi a utilizzare l’aeroporto di Reggio, proponendo orari che non servono a nessuno e che rendono inutile il ricorso all’aereo.

La firma di Arturo De Felice, presidente Sacal, della Convenzione per “interventi di ristrutturazione e messa in sicurezza dell’aeroporto di Reggio Calabria” è molto importante, perché sblocca un impasse imbarazzante. La somma prevista dalla finanziaria 2018 (25milioni a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione Infrastrutture 2014-202) era immediatamente disponibile già ai primi mesi del 2019, ma mancavano le procedure di autorizzazione per cominciare a lavorare. Lo scorso agosto, proprio a Reggio, De Felice e Cannizzaro avevano presentato con grande entusiasmo nove interventi «indispensabili per il miglioramento dell’Aeroporto di Reggio Calabria» consentendo di «adeguare lo stesso ai requisiti del Regolamento Europeo», ma si erano poi perse le tracce degli investimenti in programma.

Considerato che da più parti si erano sollevate molte perplessità sul futuro dello scalo (che il senatore Marco Siclari aveva cercato di far qualificare come “strategico”), l’idea di mettere mano all’aeroporto aveva aperto nella calda mattinata agostana dello scorso anno, nuove prospettive. I tempi, si sa, sono lunghi, una pratica per passare da una stanza all’altra a volte impiega tempi biblici (se le stanze sono sullo stesso piano) quando non immaginabili (se per caso deve passare da un palazzo all’altro). Ma non è di storie di ordinaria burocrazia che vogliamo parlare. Parliamo di qualcosa che si muove, a vantaggio dei calabresi. La Sacal diventa la Stazione Appaltante  e avvierà (speriamo subito) tutte le «procedure necessarie, a iniziare dalle progettazioni definitive degli interventi, già preliminarmente definite dai propri uffici tecnici». Peccato che accanto ai progetti di “ristrutturazione” nessuno (né Sacal, né Città Metropolitana, né Regione) abbia avuto il garbo o sentito il dovere di dare almeno un’occhiata a un progetto gratuito (ripetiamo gratuito) offerto da un un gruppo di giovani progettisti (tra cui alcuni calabresi innamorati della propria terra che fanno riferimento a Porto Bolaro, l’avveniristico centro commerciale alle porte di Reggio). È un’idea che, forse, poteva costituire un punto di grande rilancio per lo scalo, oltre che a creare molta più occupazione e lavoro indotto.

Non abbiamo competenza per valutare la realizzabilità del progetto Zicourat, ma i tanti reggini che sono rimasti affascinati dall’idea dell’Aeroporto del Mediterraneo avrebbero avuto il diritto di sapere se era valido o irrealizzabile. Se è un semplice esercizio di stile, oppure i numeri indicati sono corretti e meritavano di essere valutati. Il fatto è che, mentre i lavori da 25 milioni che la Sacal andrà ad appaltare riguarderanno soltanto un’“ammodernamento” della struttura, dimenticando ogni altro lavoro utile al rilancio anche strutturale dell’aeroporto, l’idea dei giovani progettisti calabro-milanesi prendeva in considerazione tutta l’area aeroportuale e i collegamenti esistenti ma abbandonati, ossia la stazione ferroviaria e il pontile di attracco per gli aliscafi. Visto che il sindaco metropolitano Giuseppe Falcomatà sta portando avanti l’idea del Parco lineare sud, quale migliore occasione per inglobare anche l’aeroporto e le strade di accesso? Ma anche da lui non è venuto il minimo riscontro al progetto offerto gratuitamente alla MetroCity. Niente, nessun commento, nessun rifiuto motivato. Niente di niente.

Gli interventi previsti da Sacal riguardano anche l’adeguamento antisismico. Ci viene un dubbio: ma l’Aeroporto dello Stretto, in piena area a rischio, è stato forse costruito senza le necessarie strutture a prova di terremoto? Attenzione, non abbiamo alcuna riserva nei confronti della Sacal, calabria.live fa solo gli interessi dei calabresi e difende le buone idee di tutti, esprimendo le legittime perplessità che certe scelte possono suscitare tra i cittadini. E un giornalista ha il dovere di raccogliere e riferire. Quindi, lo chiediamo per la terza volta: perché è stato scartato un progetto gratuito che prevedeva un investimento complessivo di 31 milioni per il completo rifacimento dello scalo (a fronte dei 25 milioni destinati solo a lavori di “adeguamento”)? Se l’idea avesse qualche validità, andrebbe avviato lo studio preliminare, appaltata e assegnata non necessariamente ai progettisti che l’hanno proposta e regalata, ma ai migliori constructor del mercato in grado di vincere l’eventuale gara. Invece, continua il silenzio e si pensa solo a incensare l’investimento dei 25 milioni. Così che – come capita abitualmente dalle nostre parti – finiti i soldi e rimasta un’aerostazione inadeguata qualcuno potrà rinfacciare che gli investimenti sono stati fatti ed è il traffico (assente) che porterà alla chiusura dello scalo.

E, a proposito del traffico, proprio ieri il deputato Cannizzaro ha riferito del suo «proficuo» incontro con i vertici Alitalia, sottolineando che «la prevedibile crescita della domanda consentirà inoltre di incrementare i servizi e distribuire gli orari di partenza in modo da intercettare i diversi segmenti di traffico, in particolar modo per quanto riguarda Reggio Calabria anche verso le popolari attrattive circostanti durante il periodo estivo».

Cannizzaro ha sottolineato «il pragmatismo dell’incontro con il Direttore Generale di Alitalia, Giancarlo Zeni, e il responsabile dei rapporti istituzionali della compagnia, Pietro Calderoni: abbiamo parlato a lungo – ha detto l’on. Cannizzaro – e abbiamo discusso a 360° del futuro dell’Aeroporto di Reggio Calabria e del rinnovato impegno di Alitalia al ‘Tito Minniti’. Ho chiesto la continuità dell’impegno di Alitalia a Reggio Calabria, non solo per il mantenimento dei voli pregressi ma anche per adattarli alle esigenze dei viaggiatori, affinché si possano avere collegamenti giornalieri con Roma e Milano che partano al mattino e rientrino la sera. Hanno recepito l’istanza e sono contento che Alitalia continui a dare grande considerazione all’Aeroporto di Reggio Calabria. Ci siamo soffermati sul post-emergenza Coronavirus, in modo particolare sul ripristino dei voli con le principali città d’Italia, Roma e Milano, e sugli orari degli stessi. Dal 1° Luglio Alitalia torna operativa, ma non in tutti gli scali quindi questo risultato non era scontato».

Abbiamo buona stima del deputato Cannizzaro, ma vorremmo chiedergli se, quando è andato a parlare “proficuamente” con l’Alitalia, avesse sott’occhio gli orari dei voli da e per Reggio. Li trova nelle schermate che corredano questo testo.

Reggio-MIlano Alitalia

Ci permettiamo – a beneficio dei poveri volatori mancati – di esporre la situazione che viene proposta dal 1° luglio. Non ci sono più i voli del mattino per Roma e Milano (operativi invece da Lamezia), in modo che le centinaia di passeggeri che riuscivano a fare tutto in una giornata (sia per Roma che per Milano) dal 1° luglio, quando riprende l’operatività dello scalo, avranno un inutile aereo delle 15.15 per Roma Fiumicino: arriva alle 16.30, quindi lo sventurato avio-viaggiatore non sarà a Roma centro prima delle 18/18.30. In tempo per un aperitivo e magari a seguire due rigatoni con la pajata e andare a dormire. Salvo che non sia Superman, dovrebbe riuscire a sbrigare il suo daffare entro le ore 11 del mattino dopo, per riuscire a prendere il volo per Reggio alle 13.15. Peggio le cose per Milano: da Reggio il volo parte alle 17.40 (quando a Milano hanno smesso da oltre mezz’ora di lavorare) e arriva a Malpensa (MPX) – attenzione non più a Linate – alle 19.25. L’avventato viaggiatore, che sarà così in centro a Milano non prima delle 20,30/21, si potrà rifare con una ricca cena e una buona dormita. Al mattino dopo per riprendere il volo Malpensa-Reggio delle 13.55 dovrà avere concluso i propri impegni almeno entro le 11. Diversamente, in entrambi i casi, sia per Roma sia per Milano, prevedere due pernottamenti. E con questi orari si pensa di attrarre traffico?

Il buon Andreotti diceva che a pensar male si fa peccato, ma spesso ci s’azzecca: non è che questi orari “assurdi” siano in realtà un modo velato di spostare a Lamezia tutto il traffico con la capitale  e il capoluogo lombardo? Già, perché Lamezia offre “comodi” voli (quelli che prima c’erano a Reggio, con grande soddisfazione di professionisti, avvocati, giudici, pazienti con visite specialistiche, etc) che permettono di sbrogliare agevolmente entro la giornata gli impegni e tornare la sera a casa. Ma perché un messinese o un reggino (inteso come cittadini metropolitani) dovrebbero sobbarcarsi un’ora e mezza o due e più ore (dalla Sicilia) per partire alle 6,35 da Lamezia (in codice aeroportuale SUF) (dopo una levataccia nel cuore della notte) per avere un aereo “comodo” per Roma? E lo stesso per tornare in Calabria col volo delle 21.35 (arrivo a Lamezia 22.40)? Questo equivale a un chiaro invito a non prendere i voli da e per Reggio, con buona pace di chi da anni finge di strapparsi le vesti per lo sfortunato scalo reggino. L’idea di un’unica società di gestione per tutt’e tre gli aeroporti della Calabria, sarebbe di sé molto apprezzabile, perché consentirebbe di fare rete, ma la crescita esponenziale (e ne siamo felici) dello scalo lametino anche a livello esponenziale non deve avvenire ai danni di Crotone e di Reggio. Un buon collegamento aereo è il presupposto inderogabile per qualsiasi piano di attrazione turistica.

Ma come si pensa di far crescere il già desolante numero di arrivi e partenze di vacanzieri, se già si deprimono le esigenze di chi vorrebbe viaggiare da e per Reggio? Ci piacerebbe una risposta da parte di Alitalia e dell’onorevole Cannizzaro che, probabilmente, tutto preso dall’entusiasmo per la Reggina in B non ha guardato l’orario estivo di Alitalia da e per l’Aeroporto dello Stretto. E poi dicono che i reggini s’incazzano per poco… (s)

 

Attenzione alta per l’aeroporto di Reggio. Il vicesindaco Mauro: anticipare la riapertura

La data ufficiale di riapertura dell’Aeroporto dello Stretto, a Reggio, è prevista per il 1° luglio, ma i voli già in vendita nelle biglietterie online rivelano una scarsa attenzione alle esigenze dei viaggiatori, con orari non certo comodi per andata e ritorno nella stessa giornata. Una prima reazione viene dal vicesindaco della Città Metropolitana.

L'immagine può contenere: Riccardo Mauro
Il vicesindaco Riccardo Mauro

«Se da un lato troviamo conforto dal raddoppio delle corse dei traghetti verso la Sicilia, – afferma il vicesindaco metropolitano di Reggio Riccardo Mauro – dall’altro teniamo alta l’attenzione sull’aeroporto “Tito Minniti” rispetto al quale nessuna richiesta di riapertura pare essere stata espressa da Sacal».

Il vicesindaco metropolitano Riccardo Mauro torna a parlare di trasporti e lo fa analizzando l’ultimo importante Decreto emanato dal Governo. «Il Ministero – spiega Mauro – ha portato ad otto il numero dei collegamenti da e vero l’isola, recependo gli appelli della città Metropolitana, più volte espressi anche dal sindaco Giuseppe Falcomatà, affinché fossero ridotti al minimo i disagi per pendolari, forze dell’ordine, personale sanitario e quanti, quotidianamente, fanno la spola fra le due regioni. È una notizia cha accogliamo con favore e che lascia presagire un lento e proficuo ritorno alla normalità. Per questo, corre l’obbligo di ringraziare il prefetto, Massimo Mariani, per il prezioso lavoro messo in campo in termini di coordinamento fra le istanze dell’Ente periferico e l’operato del Governo».

A preoccupare l’esponente di Palazzo Alvaro, invece, è l’imminente riapertura di alcuni aeroporti, ma non del “Tito Minniti” perché, per quanto scritto nel Decreto ministeriale, gli scali oggi operativi sono stati individuati sulla base “delle richieste pervenute dai gestori aeroportuali” e pertanto, per quanto riguarda Reggio Calabria, nessuna richiesta in tal senso è arrivata dalla Sacal, la società di gestione dello scalo reggino».

«Sappiamo – dice Riccardo Mauro – che Alitalia ha messo in vendita i voli da e per Reggio Calabria dal primo di luglio. Ciò farebbe presumere che, un’eventuale riapertura, potrebbe essere prevista a fare da quella data. Troppo tardi. Chiediamo alla società di gestione di riuscire, quanto meno, ad anticipare il ritorno alle normali attività dell’infrastruttura ed a tenere in forte considerazione l’aerostazione reggina. È notizia di queste ore, infatti, della graduale riapertura di moltissimi scali nazionali anche in zone d’Italia che, purtroppo, hanno pagato un prezzo altissimo in termini di vite umane al dramma Covid».

Tuttavia, anche riflettendo sugli orari imposti da Alitalia, il vicesindaco rileva che «potrebbero penalizzare ulteriormente la nostra utenza». «Abbiamo il dovere di non abbassare la guardia rispetto ad una questione fondamentale per lo sviluppo socioeconomico dell’intero territorio». È un il pensiero di Mauro che aggiunge: «Si è riscontrata, purtroppo, l’impossibilità di andare e rientrare da Roma in giornata, visto che sono stati modificati gli orari. I voli mattinieri, con rientro previsto per la sera del medesimo giorno, sono stati sostituiti da un unico volo in previsione per l’ora di pranzo. Questo, di fatto, obbligherebbe quanti si recano nella capitale per motivi di lavoro, studio o questioni sanitarie, a dover attendere il primo collegamento disponibile per il ritorno previsto soltanto il giorno successivo». Una medesima esigenza, Mauro la avverte per gli spostamenti da e per Milano che «devono poter essere garantiti nella stessa giornata».

Dunque, il vicesindaco invita «Sacal e ogni istituzione, per quelle che sono le rispettive competenze, ad attrezzarsi ed a fare gioco di squadra, a partire dalla rimodulazione delle possibilità offerte da Alitalia di prenotare voli con orari che impediscono un’omogenea e fattibile opportunità di spostamento».

«La Città Metropolitana – afferma – continuerà a fare la propria parte, in un contesto di collaborazione con Regione e Sacal, affinché si modifichino gli orari di partenza e ritorno sulle piste del “Tito Minniti”. Contrariamente, infatti, si darà adito ai passeggeri di dover usufruire delle comodità offerte da Lamezia Terme, facendo tremendamente scendere il numero effettivo di viaggiatori da Reggio e sancendone, di fatto, la morte alla fine di una lunga ed inesorabile agonia».

«Questo non possiamo permetterlo», sostiene Riccardo Mauro concludendo: «Uniamoci e restiamo compatti per la difesa di una infrastruttura fondamentale per il territorio metropolitano e per l’intera area dello Stretto». (rrc)

C’era una volta l’Aeroporto a Reggio: una lettera al ministro Provenzano

Chissà se il ministro per il Sud, Peppe Provenzano avrà tempo e voglia di leggere questa bella lettera che Maria Zagari, una hostess di terra di Alitalia che lavora (lavorava) all’Aeroporto dello Stretto, a Reggio Calabria gli ha scritto. È lo sfogo di una lavoratrice delusa, ma va considerato come il comune sentire di tanti, tantissimi calabresi, reggini, che – ancora una volta – si sentono defraudati, beffati e delusi dal Governo centrale. Caro Ministro, se vorrà rispondere Calabria.Live è a sua disposizione. (s)

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Caro Ministro Provenzano,

sono una dipendente di Alitalia, lavoro in qualità di hostess di terra per l’aeroporto ‘Tito Minniti’ di Reggio Calabria da più di venti anni. Forse sarebbe stato meglio scrivere ‘lavoravo’, visto che, oggi più che mai, il mio futuro è incerto e avviluppato da una fitta coltre di nebulosa, al pari di quello dello scalo aeroportuale, a tal punto che sussistono dubbi giganteschi sulla sopravvivenza fattuale e sulla continuità funzionale dell’Infrastruttura.

Non le farò l’elenco dei sacrifici sostenuti durante il mio percorso professionale (una laurea e un’infinità di corsi e attestazioni da appendere con dignità al mio curriculum vitae) e di sofferenze familiari e personali attraversate in questo lasso di tempo.

La presente lettera aperta non vuole suscitare pietismo compassionevole, non fa parte della pubblicistica della cultura del lamento, di cui sono infarcite certe narrazioni sul nostro Mezzogiorno.

Una cosa però vorrei ribadirla: ho avuto spesso la possibilità di cambiare aria, avrei potuto abbandonare la mia terra, il mio mare, i miei tramonti. Ma se ce ne andiamo tutti, questo territorio, già sottoposto a devastazioni predatorie secolari, non potrà mai rialzare la testa, mi sono sempre detta. E l’ho ripetuto ancora adesso, più che mai determinata, per rivitalizzare la mia testardaggine anche nei momenti più cupi e avvilenti. Lo devo ai miei figli, in primo luogo.

Maria V. Zagari
L’hostess Alitalia Maria V. Zagari

Oggi più che mai, avverto però anche un sentimento di desolazione, misto a sconforto e sfiducia nelle Istituzioni, in tutte le articolazioni territoriali. Assisto a stucchevoli palleggi di responsabilità tra Enti e politici che fanno a gara di visibilità, in primo luogo sui social network, a fare proclami, senza avere piani di intervento ben definiti. Non mi sento rassicurata da chi tenta in ogni modo di fare finta che non ci siano problemi all’orizzonte e che andrà tutto bene, o vuole indurre me e i miei colleghi al silenzio. Anzi, tutto ciò fa aumentare la mia indignazione a livelli esponenziali.

Per i 40 lavoratori dell’hub aeroportuale le speranze di tornare al lavoro, quando avremo ‘preso le misure’ alla pandemia sembrano ridotte al lumicino. Vorremmo essere persuasi del contrario. Oggi non è possibile prenotare alcun volo da Reggio Calabria per qualsiasi altra destinazione italiana per un arco temporale indefinito e, quest’aspetto, tradotto in soldoni, significherebbe sancire la fine di un aeroporto, già boccheggiante. È come se fossimo stati usurpati del nostro diritto alla mobilità, unitamente a quello alla dignità. Approfittando perlopiù del favore delle tenebre del Coronavirus, per usare una locuzione del Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte. Con una lettera asettica siamo stati messi in cassa integrazione.

Capisco che di garanzie all’orizzonte ve ne siano ben poche, per milioni di lavoratori, ma chiudere un aeroporto o azzopparlo in maniera definitiva, equivarrebbe a lanciare un segnale di inequivocabile rassegnazione in una delle aree più depresse d’Europa, nonché un messaggio di disattenzione da parte dello Stato nei confronti di un bacino di quasi un milione di abitanti, che si sentono atavicamente cittadini di serie B.

A seguito delle disposizioni introdotte dai vari decreti legge per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da Coronavirus, l’attività aeroportuale è completamente azzerata, bloccata. Come ribadito, sono perfettamente consapevole che la situazione di paralisi accomuna moltissime imprese su tutto il territorio nazionale, a livello globale e che l’Italia, soprattutto il Settentrione del Paese, abbia pagato un prezzo altissimo per questa emergenza di carattere sanitario.

È superfluo, per chi si è occupato di Svimez, sottolineare cosa rappresenti nella percezione globale e nella realtà effettuale vivere in una città problematica (eufemismo) e in un contesto caratterizzato da forti squilibri e da servizi ridotti all’osso, con lo strapotere tentacolare delle organizzazioni criminali e un clientelismo asfissiante, che impedisce qualsiasi forma di sviluppo.

Sono altrettanto consapevole del fatto che non sia lei il titolare del Ministero competente (da quanto mi risulta, la sua collega del Ministero dei Trasporti è stata costantemente informata nei minimi dettagli sul caso), ma mi rivolgo a Lei, benché non titolare del ministro competente, in quanto da Ministro del Sud, ha mostrato di comprendere la complessità della partita in atto a queste latitudini, come manifestato in più occasioni. Che fare?”

Con stima, Maria V. Zagari

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Reggio, chiude l’aeroporto, si apre la polemica.
Dalla crisi, idee e progetti per gli scali calabresi

di SANTO STRATI – Chiude l’aeroporto di Reggio, si aprono le polemiche. Una chiusura fino al 25 marzo ufficialmente per l’emergenza coronavirus, ma anche per insostenibile mancanza di passeggeri. È, però, in buona compagnia, visto che sono 23 in totale gli scali dove il traffico aereo si ferma, tra cui Ciampino, Linate e Trieste. Una decisione dell’Enac (l’Ente nazionale dell’aviazione civile) che fa parte integrante di quei provvedimenti che dovrebbero garantire la limitazione del contagio. Provvedimenti che, è bene ricordarlo, non sono suggerimenti o “inviti al buonsenso” (che evidentemente manca) ma disposizioni di legge che vanno rispettate da tutti. Probabilmente, una parte di italiani non ha ancora purtroppo compreso la gravità della situazione: c’è ancora chi prende sottogamba le distanze di sicurezza e, stupidamente, non riesce a rinunciare a bere un bicchiere di vino con gli amici su una panchina, visto che bar e osterie sono chiusi. E soprattutto sono i giovani a preoccupare di più visto che ancora in tanti non si rendono conto che l’unica trasgressione possibile è quella rivolta al loro abituale modo di essere e cioè di non rispettare i divieti: quindi che trasgrediscani alla non osservanza delle regole e seguano, senza riserve,  le norme imposte dal Governo. Questa volta la cosa è grave e seria, ma non l’hanno capito nemmeno gli incoscienti, per non usare un termine dispregiativo più consono e in questo caso giustificato, i tantissimi che hanno di nuovo preso d’assalto i treni per tornare al Sud. A infettare, a propagare, quasi sempre inconsapevolmente ma non vale come giustificazione, un contagio che pare inarrestabile.

E allora ben venga la chiusura anche degli aeroporti, incluso Reggio, perché l’unico sistema per bloccare un esodo nefasto è questo: bloccare tutti i mezzi di trasporto interregionali o nazionali. Occorre fermare i treni, i pullman, controllare le auto in direzione casello e basta uno sguardo  al portabagagli per capire che si tratta di una folle fuga verso genitori, nonni, familiari, amici che vivono al Sud e che rischiano di pagare caro questa insensatezza.

L’aeroporto chiuso, ma non è un castigo per Reggio, come qualcuno vuol farci credere. I soliti “talebani” difensori fino all’eccesso della regginità sempre unica ad essere sacrificata nel panorama regionale dovranno ricredersi, questa volta, anche se immaginiamo il presidente Sacal Arturo De Felice tirare un respiro di sollievo, visto che lo scalo reggino, con sempre meno passeggeri, costituisce una spina dolorosa che, qualcuno, avrebbe voluto estirpare, dirottando tutti i voli verso Lamezia. Un aeroporto quest’ultimo,  internazionale solo per il traffico che riesce a generare, ma con un’aerostazione degna da terzo mondo e una rete di servizi accessori di cui non c’è da vantarsi.

Secondo il sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà  che aveva vanamente scritto al ministro dei Trasporti Paola De Micheli e insistito sulla necessità di mantenere aperto lo scalo, anche a servizio della dirimpettaia Messina, bisognerebbe almeno garantire un volo giornaliero. Gli ha replicato il deputato azzurro di Reggio Francesco Cannizzaro dicendo di condividere la scelta di chiusura dell’Aeroporto in questo momento di grande emergenza sanitaria. «Non avrebbe senso – ha detto Cannizzaro – tenere aperto uno scalo che nessuno può utilizzare perché tutti devono rimanere chiusi in casa. Bisogna in tutti i modi possibili e immaginabili tentare di arginare l’epidemia del nuovo Coronavirus ed evitare che arrivi in Calabria. È quindi giusto che rimanga il solo Aeroporto di Lamezia Terme come scalo di servizio per le emergenze e per i movimenti straordinari di chi è costretto a recarsi fuori dalla Calabria soltanto per motivi più che necessari. Io stesso due giorni fa sono andato a Roma per contribuire in Parlamento al raggiungimento del numero legale necessario per approvare un provvedimento fondamentale rispetto a questa crisi senza precedenti, e ho volato praticamente da solo».

Cannizzaro è ancora più esplicito nel ricordare che occorre rispettare le misure d’emergenza imposte: «Reggio e la Calabria oggi devono rimanere isolate per evitare che l’epidemia possa dilagare anche nel nostro territorio come già accaduto al Nord, con conseguenze devastanti sulla popolazione. Ben venga, quindi, la momentanea chiusura dell’Aeroporto che è legata a quest’emergenza. Insieme a Reggio Calabria, infatti, il Ministero ha chiuso anche altri scali più grandi come Milano Linate, Bergamo Orio al Serio, Verona, Firenze e Brindisi. Non dobbiamo quindi considerarci vittime: non c’è nessuna volontà di colpire l’Aeroporto dello Stretto, ma semplicemente una necessità di tutelare la popolazione e gli operatori aeroportuali da rischi di contagio. Niente complottismi e dietrologia: stiamo vivendo un’emergenza sanitaria senza precedenti, ben venga quindi la chiusura momentanea dell’Aeroporto per evitare il dilagare del contagio. Piuttosto, ribadisco l’invito a tutti i cittadini: rimanete a casa, evitate i contatti sociali, rispettate le norme imposte dalle autorità e istituzioni. E’ un sacrificio richiesto, speriamo per poco tempo, torneremo alla normalità e potremo recuperare tutto il tempo perduto»

Di diversa opinione l’apprezzato storico reggino Pasquale Amato che, con dichiarata sofferenza, non si tiene quello che gli ribolle dentro: «A che serve il “muso duro” dopo 5 anni di assoggettamento alla strategia di affossamento guidata da Mario Oliverio e attuata con velenosa determinazione da un Presidente Sacal “nato a Reggio Calabria”? È una dichiarazione di facciata inutile e a delitto compiuto. Ricordo che abbiamo più volte chiesto – il sottoscritto e il collega Domenico Gattuso – di essere ascoltati per esporre le proposte del Movimento per l’Aeroporto senza mai ricevere una risposta; che abbiamo inviato più volte la nostra proposta senza mai ricevere una risposta; che l’abbiamo riproposta inutilmente nelle due uniche occasioni pubbliche: il Consiglio Comunale aperto e il Consiglio Metropolitano aperto. Due finte aperture alla Città e alla Città Metropolitana cui non ha fatto seguito nessun atto. Al termine del Consiglio Metropolitano aperto venne votato all’unanimità un documento ufficiale in cui il Sindaco della Città Metropolitana assumeva l’impegno di nominare un Consigliere Delegato per l’Aeroporto. Non lo ha mai nominato». Amato parla di «ennesimo scippo alla nostra Reggio Metropolitana che segue a tanti che si sono verificati in 50 anni dopo il 1970. E purtroppo devo rilevare che ci sono ancora persone che fanno di tutto per cancellare o ridimensionare il valore della Rivolta del popolo reggino nel 1970, dando una mano a chi continua a scippare, a chi subisce gli scippi e ai giuda che se ne fanno esecutori». 

Volendo evitare di alimentare una conflittualità che non servirebbe a nulla, in questo momento, ci permettiamo alcune osservazioni sul problema aeroporto. La chiusura forzata può diventare – come tutte le cose buone che generalmente il dopo-crisi riesce a partorire – una seria opportunità per mettere sul tappeto tutti, ripetiamo, tutti i problemi legati alla dissennata non-gestione dell’Aeroporto dello Stretto, alle promesse mai mantenute, alla progettualità mai presentata, alle reali possibilità di rilancio di uno scalo che nel quadro della mobilità regionale (e dello Stretto, non dimentichiamoci di Messina) diventa strategico.

Qualche domanda è d’obbligo. Al sindaco Falcomatà: dov’è stato in questi cinque anni di amministrazione mentre si distruggeva qualunque ipotesi di rilancio dello scalo? Al deputato Cannizzaro e al presidente De Felice: presentati in pompa magna l’arrivo e l’immediata disponibilità di 25 milioni, frutto della capacità politica del deputato reggino, la scorsa estate, dopo sei mesi non c’è traccia né di un bando di gara né di progetti di attuazione. E non era ancora scoppiata la crisi del Covid-19. Un’altra domanda agli amministratori, ai parlamentari, alla Regione (che, per la verità non è ancora nelle sue funzioni operative): perché nessuno ha guardato, analizzato, discusso il progetto Aeroporto del Mediterraneo offerto gratuitamente alla Città metropolitana dagli architetti Nicola Zera Falduto e Pino Falduto con un costo complessivo di 33 milioni per fare ex novo aerostazione e viabilità? Non ci risulta che qualcuno con potere decisionale abbia confutato progettualità o costi, semplicemente è stato ignorato.

Per questa ragione, in questi dieci giorni di chiusura (se non si andrà oltre) è utile una chiamata a raccolta, con umiltà e passione, di tutti gli attori interessati allo scalo di Reggio. SI chiami dello Stretto o del Mediterraneo, questo aeroporto, lo ribadiamo, dev’essere considerato strategico nel piano di rilancio e di crescita di tutta la Calabria. Ci sono anche i soldi del Piano per il Sud a disposizione: certo, quanto tutto sarà passato si potrà pensare alle infrastrutture e mettere mano ai progetti veri e propri. Però, parliamone, parliamone tutti insieme, coinvolgendo da subito la Presidente Santelli e il nuovo Consiglio regionale. L’errore più grande che continua a ripetersi è non vedere i tre scali calabresi (Crotone è a perenne rischio chiusura) come opportunità di fare rete. È quest ala parola magica che può fare la differenza. (s)

COVID-19 – Contro la chiusura dello scalo di Reggio si muove il sindaco Falcomatà

Nei piani dell’Enac (l’Ente nazionale dell’aviazione civile) di chiusura di alcuni aeroporti a causa del rischio contagio del Covid-19, c’è anche lo scalo di Reggio. L’Enac ha sottoposto al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli «uno scenario aeroportuale minimo» utile a «garantire la mobilità del trasporto aereo all’interno del territorio nazionale», che prevede il mantenimento del solo scalo di Lamezia in Calabria.

Immediata la reazione del sindaco metropolitano di Reggio Giuseppe Falcomatà che ha scritto al ministro De Micheli «perché possa intervenire a modificare l’assetto che si sta dando, in queste ore, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile. Al tempo stesso, diventa quanto mai urgente ed ugualmente importante un’azione sostanziale ed incisiva dei rappresentanti parlamentari e della Regione Calabria». La nostra città – ha messo in evidenza il sindaco – potrebbe ritrovarsi disperatamente fuori da ogni rapido collegamento.

Conscio delle difficoltà legate al diffondersi del Coronavirus e consapevole delle esigenze espresse dai gestori aeroportuali per la riduzione dei voli, Falcomatà esprime «forte preoccupazione per una programmazione che penalizza oltremisura l’intero territorio della Città Metropolitana di Reggio Calabria condannato, altrimenti, ad un isolamento, anche e soprattutto commerciale, che mina la serenità e le possibilità di una popolazione già afflitta dai rischi Covid-19 e indebolita da strategie che stanno, evidentemente, portando verso la rapida dismissione di un aeroporto fondamentale per il Mezzogiorno ed il bacino dello Stretto qual è il “Tito Minniti”».

«Fra le prerogative individuate nella selezione delle aerostazioni che continueranno la loro attività – spiega il sindaco – c’è la garanzia dei collegamenti insulari ed il “Tito Minniti” è, indiscutibilmente, indispensabile per mantenere la continuità territoriale agli abitanti delle Città Metropolitane di Reggio Calabria e Messina e delle isole Eolie che, complessivamente, rappresentano una popolazione di oltre un milione di cittadini».

«Quindi – incalza Falcomatà – l’aeroporto reggino non può e non deve chiudere. È il momento di difenderlo con la forza della ragionevolezza. Ognuno di noi, dunque, deve essere consapevole dello sfascio in cui è stato fatto precipitare lo scalo e che, adesso, si trova nella fase più delicata della sua turbolenta storia. Nel rispetto dell’attuale emergenza e delle misure che il Governo sta prendendo per limitare al massimo ogni pericolo di diffusione del virus, dobbiamo comunque fissare dei paletti: l’aeroporto “Tito Minniti”, ripeto, non va chiuso e, anzi, bisogna mettere in campo strategie alternative e condivise che possano servire a mantenere vive percezioni di serenità ed equilibrio».

«Insieme – conclude il sindaco Falcomatà – usciremo fuori da questa situazione ed insieme dobbiamo sostenere ogni azione possibile che possa dare sollievo e certezza per il presente e per il futuro della nostra comunità, fatta di uomini e donne che non si arrendono e combattono, ogni santo giorno, per il riscatto economico e sociale della propria terra». (rrc)

Arriva il progetto Aeroporto del Mediterraneo. Ultima chiamata perché decolli lo scalo reggino

di SANTO STRATI – Era una bella mattinata d’agosto dello scorso anno. A mezzogiorno, mentre i reggini stavano a mollo nelle tiepide acque dello Ionio, all’Aeroporto dello Stretto, in pompa magna, si celebrava il personale successo dell’on. Francesco Cannizzaro: con un abile colpo di mano il deputato reggino aveva fatto assegnare nella legge finanziaria 25 milioni allo scalo reggino per lavori di adeguamento e ristrutturazione. Una grande, grandissima boccata d’ossigeno per un aeroporto declassato e destinato a venire cancellato. Con Cannizzaro c’era il viceministro grillino all’Economia Laura Castelli e lo stato maggiore della Sacal, la società che gestisce i tre scali calabresi, guidata dal prefetto Arturo De Felice. Un po’ di slides, annunci roboanti, e assenza polemica del sindaco Falcomatà, non invitato. Bum, la bolla di sapone (perché così va considerata) è scoppiata: sono passati quasi sei mesi e dell’utilizzo di questi 25 milioni – trovati tra le pieghe del tradizionale assalto alla diligenza della legge finanziaria di fine anno – i calabresi, i reggini, non hanno notizie. Si sa soltanto, da fonte Sacal, che il 14 gennaio scorso c’è stato un incontro al ministero delle Infrastrutture stabilendo di rinviare a febbraio la firma della convenzione Sacal-Enac per l’avvio delle procedure (mentre sarebbero già in via ultimativa i progetti per l’utilizzo dei fondi). Viva la burocrazia che tutti i progetti si porta via: per quanto la si voglia rigirare, sono sette mesi buttati via. Sette mesi vitali per la sopravvivenza di uno scalo destinato, così facendo, alla chiusura, nonostante ci siano le risorse pronte da spendere…

Senza stare a questionare sulla complessità dei lavori previsti utilizzando tali risorse (ripavimentazione e qualche altro piccolo ridicolo ritocco, oltre alla giustissima attenzione alla sicurezza e all’adeguamento del sistema radioguidato di assistenza all’atterraggio, visto che non tutti i piloti sono in grado di scendere a Reggio), ai calabresi e soprattutto ai reggini piacerebbe sapere il motivo di questo ritardo. L’opinione della gente è che dello scalo di Reggio interessi poco o niente ai piani alti, ovvero alla Regione, alla Sacal, all’ANEC, all’ENAC e a chiunque abbia un minimo di competenza nella materia. In poche parole, l’impressione condivisa anche dal sindacato regionale della Uil trasporti guidato da Luciano Amodeo, è che si voglia far morire questo scalo (e quello di Crotone) a tutto vantaggio di un Hub unico da costituire a Lamezia. Con buona pace dei dipendenti lasciati senza occupazione e dei viaggiatori (anche messinesi) privati di una comoda opportunità di viaggio. Ma perché un reggino o un messinese, dopo un’ora di volo Roma-Lamezia dovrebbe accollarsi un’altra ora e mezzo (se tutto va bene) in pullman per raggiungere la propria città? A cosa serve una Città Metropolitana se, pur disponendo di un aeroporto, non riesce a utilizzarlo? A che servono gli stanziamenti (ad utilizzo immediato, già pronti e disponibili, fate bene attenzione!) se solo per l’«avvio delle procedure» non sono bastati sei mesi?

Il problema però non è solo delle infrastrutture, sta nello scarso utilizzo dello scalo. Il reggino De Felice, giustamente, da presidente Sacal ha sempre sostenuto che se non c’è la domanda non si può pensare a un’offerta (per volare): potremmo anche esser d’accordo se non fosse che in assenza della pur minima offerta (non indecente, viste le tariffe praticate e gli orari impossibili) risulterebbe persino difficile a Mandrake farci vedere la sala d’attesa dell’aeroporto Tito Minniti affollata, come sarebbe giusto che fosse, tutti i santi giorni. I numeri sul traffico dello scalo reggino sono spaventosi: 365,391 nel 2019 contro i 2.978.110 di Lamezia, quasi la metà del 2018). Ma con tariffe impossibili e orari impraticabili come si poteva immaginare di attrarre passeggeri?

Nelle interviste video a Luciano Amodeo e allo storico reggino Pasquale Amato (un ammirevole “talebano” quando ci sono da difendere gli interessi di Reggio) che accompagnano questo articolo ci sono le preoccupazioni dei lavoratori e dei viaggiatori. «È un problema noto – afferma Amodeo – quello dello scalo reggino sia alle istituzioni che alle parti politiche che oggi continuano ad ignorare lo stato fatiscente della struttura. Siamo al quinto sciopero in un biennio per rivendicare, come Uil Trasporti, il potenziale che l’infrastruttura reggina potrebbe offrire se si rendesse accessibile e soprattutto se si attivasse un piano di intermodalità utile, indispensabile e necessario per il rilancio dello scalo. Ma, ancor di più, servono le compagnie aeree: per farle arrivare qui bisogna rendere appetibile un aeroporto che in questo momento rappresenta solo delle limitazioni che con investimenti importanti possono essere superate. La Sacal dovrà far interagire i tre aeroporti calabresi in un regime di complementarietà e non di concorrenzialità: in questo momento sembra non voler affrontare il problema relativo allo scalo aeroportuale di Reggio non rispettando neanche quelle che devono essere le buone relazioni industriali, sottoponendosi al confronto con le parti sociali. Serve un tavolo di confronto su cui discutere su una progettualità concreta e su un piano di investimenti, nonché di incentivi per le compagnie aeree. Serve un piano di intermodalità che coinvolga tutta l’aerea metropolitana e che faciliti i collegamenti di tutti i cittadini metropolitani con un aeroporto attivo e funzionante».

Il prof. Amato, tenace assertore del rilancio dello scalo, sostiene che in Calabria non si  è fatto come in Puglia. Amato coglie nel bando ENAC che ha assegnato alla Sacal i tre scali calabresi le contraddizioni del sistema aeroportuale. «Non è stato messa in atto – secondo Amato – un’azione di potenziamento dell’intero sistema aeroportuale calabrese e la Sacal ha concentrato ogni sforzo su Lamezia col risultato della chiusura temporanea dello scalo di Crotone (poi riaperto parzialmente) e del decadimento costante e continuo dell’aeroporto dello Stretto, mai chiamato dello Stretto ma di Reggio, di fatto negando la specificità della nostra posizione geopolitica e geografica».

Luciano Amodeo
Luciano Amodeo, segretario regionale Uil-Trasporti Calabria

LE INTERVISTE  A LUCIANO AMODEO E PASQUALE AMATO

E torniamo ai 25 milioni di euro in dotazione aggiuntiva allo scalo (ci sono fondi inutilizzati del 2018): siamo certi che le scelte preannunciate per la loro destinazione siano le più indicate per il rilancio dell’aeroporto della città di Reggio? Arriva a questo proposito, il progetto del gruppo privato Zicourat, guidato dagli architetti Nicola Zera Falduto e Pino Falduto (quest’ultimo già assessore comunale del sindaco Italo Falcomatà, il padre dell’attuale primo cittadino), presentato alla Regione, alla Città Metropolitana, alla Prefettura, e a tanti altri attori istituzionali. Un progetto innovativo e lungimirante, che parte da un’idea di base: dimenticarsi della parola “Stretto” (troppo riduttiva) e far nascere un nuovo scalo da ribattezzare “Aeroporto del Mediterraneo”. Con un costo complessivo di poco meno di 33 milioni che andrebbero utilizzati per abbattere la vecchia e obsoleta aerostazione, edificare un nuovo, moderno e funzionale terminal, dal lato mare, con tutti i necessari adeguamenti di sicurezza e di accessibilità e atterraggio per qualsiasi tipo di aereo e, naturalmente, un nuovo piano di viabilità che darebbe nuova vita a un’area pressoché abbandonata. In pratica, con gli stessi fondi destinati alle “ristrutturazioni” si potrebbe – secondo il progetto regalato da Zicourat alla Città di Reggio – costruire un aeroporto nuovo.

È un’ipotesi progettuale che ai calabresi piace molto e dovrebbe legittimamente coinvolgere chi ha a cuore il futuro dell’aeroporto e il futuro della Calabria. Non perché viene “regalato” alla città di Reggio deve sottostare a pregiudizi senza senso: è quanto meno una buona base di partenza, un’alternativa ai “ritocchi” strutturali che ha in mente la Sacal, un’idea che merita la dovuta attenzione. La neo-presidente Santelli, appena operativa, metta subito in agenda questa proposta, la faccia valutare da tecnici competenti e disinteressati, e, se ci sono i presupposti di fattibilità, si renda protagonista di questa “rivoluzione dei cieli” di Reggio, invertendo la rotta fin qui negativa che ha caratterizzato la gestione dell’aeroporto “Tito Minniti”. E lo stesso dovrà fare la Città Metropolitana perché un aeroporto che funziona è il volano dello sviluppo possibile, sia in termini di business di commercio e turismo che di qualità della vita: la mobilità in Calabria è ormai alla frutta: zero la qualità dei trasporti, zero l’intermodalità, zero i collegamenti veloci. Si cominci da qui ad avviare il processo di rinnovamento e di cambiamento, dimenticando però la gattopardesca abitudine del “cambiare tutto perché nulla cambi”. Il ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli ha annunciato novità sul piano dei trasporto ferroviario per accorciare le distanze: abbinare treni e aerei nel rilancio della mobilità calabrese sarebbe un bel regalo a chi in questa terra ci abita, ha investito passione e quattrini, vorrebbe vedere tornare i propri figli lontani.

progetto Aeroporto del Mediterraneo

Come e cosa dovrebbe essere il nuovo Aeroporto del Mediterraneo? Innanzitutto una grande risorsa, secondo le idee dell’imprenditore “illuminato” Pino Falduto, da sempre innamorato della sua terra, inguaribile “visionario”, ma mica tanto: è suo il grande centro commerciale di Pellaro, Porto Bolaro, e suo è il megaprogetto del  Mediterranean Life (vedi Calabria.Live del 24 agosto) che mira a trasformare tutta l’area sud di Reggio in uno straordinario paradiso per il turismo diportistico e congressuale. Il nuovo terminal dovrebbe diventare «il cuore pulsante della Città di Reggio Calabria, in quanto lo stesso verrà utilizzato non solo per le attività aeroportuali, ma anche per ospitare un incubatore d’impresa in modo da offrire a tutti i giovani un luogo fisico in grado di poter avviare e poi sviluppare le attività che la ZES prevede per l’area dello scalo». Quindi non solo potenziamento dello scalo e dei suoi utilizzi, ma l’aeroporto dovrebbe diventare un attrattore per startup innovative e i neo-laureati in cerca di formazione, specializzazione e affermazione.

Progetto Aeroporto del Mediterraneo

Il progetto prevede che il nuovo piazzale principale destinato agli aeromobili abbia una superficie complessiva di circa 109mila mq, in grado di consentire lo stazionamento contemporaneo di sei velivoli commerciali. Gli aerei saranno collegati al terminal attraverso i fingers, ovvero i manicotti mobili che permettono l’imbarco e lo sbarco diretto dei passeggeri dentro il terminal, come avviene in quasi tutti gli aeroporti del mondo. Il terminal e l’aeroporto utilizzerebbero la stazione ferroviaria (esistente, ma inutilizzata) per attivare un collegamento metropolitano di superficie con la città di Reggio, il porto, Gioia Tauro e l’aeroporto di Lamezia. Anche il piano viabilità verrebbe completamente rivisto con i collegamenti verso la SS 106 e l’A2 Autostrada del Mediterraneo.

Progetto Aeroporto del Mediterraneo

Un progetto che non richiede investimenti di miliardi, ma la dovuta attenzione della Città metropolitana e soprattutto della nuova presidente della Regione. Il progetto prevede l’utilizzo della aree ZES previste per l’Aeroporto di Reggio e viene offerto come «contributo spontaneo con l’unico fine di una collaborazione al miglioramento della nostra città». In poche parole, perché utilizzare i 25 milioni stanziati per lo scalo reggino (e non ancora impegnati se non informalmente in discutibili “ristrutturazioni”), quando si potrebbe avere un terminal completamente nuovo e una nuova “rigenerazione urbana” che valorizzi tutta l’area dello Stretto? Il progetto presentato dagli architetti Falduto non è vangelo ma può costituire una seria e solida base per una riflessione sul corretto utilizzo delle risorse pubbliche e nell’ottica di un non più rinviabile rilancio dello scalo. Se ne facciano carico la neo-presidente Jole Santelli e il futuro consiglio metropolitano e comunale di Reggio: il sindaco Falcomatà, magari assorbito dall’ormai imminente campagna elettorale, forse non avrà occasione di valutare la proposta che invece dovrebbe promuovere e spingere. O spiegano ai cittadini, chiaramente e con dati alla mano, perché non si può fare, oppure mettano tutti l’impegno comune e trasversale delle forze politiche che hanno detto di avere a cuore il futuro della Calabria. Questa è l’occasione per dimostrare che Reggio può finalmente “decollare”.

La Città metropolitana di Reggio non può permettersi di non avere un aeroporto efficiente e moderno, ma soprattutto funzionale ai progetti di rilancio turistico di tutta la Calabria. Anche il nuovo nome proposto sembra di buon auspicio, il Mediterraneo farà la fortuna della Calabria, ma, attenzione, come per i voli che si rischia di perdere perché si giunge in ritardo o perché distratti, questa è l’ultima chiamata, con imbarco immediato… (s)

La Calabria che vola e quella che non decolla. Reggio e Crotone, aeroporti a rischio chiusura

di SANTO STRATI – C’è una Calabria che vola (quella di Lamezia) e quella che non riesce a “decollare”: parliamo ovviamente dei due aeroporti “figli di un dio mInore” di Reggio e Crotone, avviati inesorabilmente verso un declino che porterà soltanto all’inevitabile chiusura, se non si prenderanno immediati e concreti provvedimenti.. Alla faccia della tanto conclamata Città Metropolitana, disastrata nei trasporti aerei, e, nel caso di Crotone, svilendo uno scalo che funziona a corrente alternata. Quest’estate, complice il turismo straniero e i numerosi resort e villaggi presenti nella zona, ha sviluppato un’interessante mole di traffico. Arriva l’inverno e il Sant’Anna, malinconicamente, vede due soli voli al giorno (Bergamo e Bologna) anche se a prezzi appetibili (Il Crotone-Bologna del 15 gennaio partenza 13.35 e arrivo alle 15.10 costa 14,71 euro con RyanAir).

La Calabria che non vola vede a Reggio la situazione più drammatica: lo scalo dello Stretto, per fare un esempio, da sempre avvantaggiato da un volo per Roma al mattino con ritorno serale, comodissimo per molti professionisti con interessi nella Capitale, non ce l’ha più e i pochi voli disponibili sono a prezzi impossibili. Inoltre, gli orari di Reggio penalizzano i viaggiatori, indicando necessariamente soluzioni alternative su Lamezia. Perché un cittadino di Reggio (o di Messina) dovrebbe andare a Lamezia (131 km, 1 ora e 17 minuti di percorso, A2 permettendo) quando potrebbe decollare al mattino dall’Aeroporto delle Stretto e ritornare la sera da Roma?

Non crediamo all’ipotesi di una volontà “politica” di far chiudere l’aeroporto di Reggio, ma certamente c’è una buona dose di cecità commerciale se si profilano orari dei voli che scoraggiano i passeggeri, il cui numero è costantemente in picchiata (-5 %), al contrario delle sorprendenti performance di Lamezia, su cui si concentrano non solo voli di linea ma anche un buon numero di charter, con un traffico in continua ascesa. Guardiamo i numeri da gennaio a settembre di quest’anno: Lamezia oltre 2,3 milioni di passeggeri (+ 8,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno); Crotone 131 mila (+110,3); Reggio Calabria 299 mila  (+13,5%). Non inganni il segno + per Reggio: nel 2018 aveva registrato 358 mila passeggeri e 381mila nel 2017, ben lontani dai 485/490 mila del 2016 e 2015, quando c’era più voli e l’aeroporto era in buona efficienza. Cosa significano queste cifre? Molto semplicemente che se c’è l’offerta, cresce la domanda, se l’offerta non è competitiva e gli orari poco convenienti, il traffico crolla.

In poche parole, se ci sono voli (e orari che permettano andata e ritorno nello stesso giorno) la domanda è destinata a crescere. Se viaggiare da o per Reggio diventa un’avventura, sembra evidente che la domanda vada in caduta libera e i passeggeri cerchino altre soluzioni. Anche perché, non dimentichiamo, che un volo Reggio-Milano costa poco meno di un Milano-New-York, mentre un Milano-Lamezia diventa ragionevolmente accettabile (a partire dai 31 euro di RayanAir ai 73 di Alitalia – nelle tariffe speciali). C’è indubbiamente una inspiegabile discriminante a favore dello scalo di Lamezia: qualcuno dovrebbe spiegare il perché ai tanti cittadini di Reggio che domani mattina, in piazza Italia, si mobiliteranno per chiedere soluzioni per l’aeroporto. Una manifestazione promossa dal Comitato pro Aeroporto dello Stretto: l’organismo guidato da Fabio Putortì mostra qualche contraddizione nelle sue logiche di denuncia. Secondo Putortì, «la manifestazione servirà a denunciare e voltare definitivamente pagina con un sistema politico-amministrativo distorto dove le logiche di partito hanno prevalso sugli interessi della collettività e dello sviluppo del territorio». Ma Purtortì non vuole politici alla manifestazione: «I rappresentanti istituzionali – sostiene – hanno le sedi opportune per compiere il proprio dovere». In poche parole non si vuole che la manifestazione diventi il palcoscenico (di comodo) di amministrazioni e consigli comunali e regionali «che hanno dimostrato e stanno tuttora dimostrando tutta la loro indolenza ed insensibilità politica». Ovvero la piazza aperta ai cittadini e basta. Sembra una cavolata: i politici bisogna chiamarli a dare spiegazioni, a rispondere dell’inazione fin qui manifestata. E i sindacati? Non bisogna ascoltare quello che hanno da dire?

La UIL Trasporti proprio qualche settimana fa ha aperto «un nuovo stato di agitazione dei lavoratori della SACAL in forza presso l’Aeroporto di Reggio Calabria, per la mancanza di un piano lungimirante, da parte della stessa società, che possa rilanciare l’infrastruttura reggina con mediante l’arrivo di nuovi collegamenti, necessari per ridare respiro ai lavoratori in continuo stato di disagio dettato dalla persistenza dei contratti a tempo determinato, nonché di quelli part-time e di tutte le questioni messe più volte in evidenza e di non facile risoluzione a fronte delle ostilità dettate dallo stato di fatto». Il segretario regionale UILT Calabria, Luciano Amodeo, aveva dichiarato a un’emittente radiofonica nazionale che «si è assistito a un tacito e graduale disimpegno da parte di alcune compagnie, precedentemente operanti, oltre che alla riduzione dei collegamenti programmati Alitalia». Amodeo ha parlato con chiarezza: «Nonostante gli investimenti proposti recentemente, non si intravvede il piano di sviluppo e di rilancio necessario, che dovrebbe essere accompagnato da un progetto di trasporto intermodale, per ripristinare la giusta funzionalità di un aeroporto che non riesce a sfruttare l’importanza strategica dettata dalla propria ubicazione».

Gli investimenti (25 milioni per l’Aeroporto, ottenuti grazie ad un emendamento della legge di bilancio dello scorso anno dal deputato azzurro Francesco Cannizzaro) annunciati trionfalmente dal Presidente di Sacal, il reggino Arturo De Felice con lo stesso Cannizzaro, qualche mese addietro, a proposito della modernizzazione dello scalo. In tale occasione, De Felice aveva dichiarato a Calabria.Live che se non ci sono passeggeri un aeroporto non può funzionare. Il riferimento – esplicito – allo scalo reggino è evidente. Niente passeggeri, niente voli. Ma se non ci sono voli come possono esserci passeggeri? Un bel busillis. E siamo sicuri che con i 25 milioni ottenuti con mano felice da Cannizzaro possano risolvere i problemi dello scalo? Ancora non sono stati neanche fissate le gare di appalto, mentre al contrario la ventilata chiusura dell’aeroporto sembra molto vicina a diventare una drammatica realtà. E i lavori di adeguamento del volo strumentale (senza il quale RyanAir si rifiuta – parrebbe – di atterrare a Reggio)? Altro che nuovi vettori pronti a fare scalo a Reggio per servire (comodamente) anche Messina.

Per l’utilizzo dei 25 milioni per l’aeroporto (la cui destinazione appare discutibile), c’è uno studio – gratuito – proposto da un gruppo di progettisti che fa capo all’arch. Pino Falduto che ha ipotizzato una completa rivisitazione dello scalo, proprio utilizzando le risorse che – in realtà – serviranno a “rappezzare” una aerostazione piuttosto squalliduccia e risolvere qualche problema di recinzione intorno allo scalo (la sicurezza, va garantita, per carità!). Il progetto, onestamente, mostra un grande appeal e risulta una gran bella proposta, a vedere i rendering. I disegni CAD non bastano, ovviamente, ma – a quanto pare – c’è anche un conto economico dettagliato dei costi.

Pensate che qualcuno di quelli che decidono ha voluto appena appena sbirciare il costo industriale del progetto? Assolutamente no. Reggio non deve volare e con essa Crotone. Se lo ricordino i calabresi alla ormai vicinissima tornata elettorale: le soluzioni gattopardesche (cambiare tutto perché nulla cambi) non vanno più bene, occorre reagire. Democraticament e con l’arma del voto, non disertando le urne. Mandare a casa chi non ha fatto e isolare chi pensa di crearsi nuovi “pascoli” per fini strettamente privati.

E ha ragione uno storico di valore come Pasquale Amato che sogna di vedere (al contrario del Comitato pro Aeroporto) tanti politici alla manifestazione reggina, magari pronti a battersi il petto e dichiarare pubblicamente un impegno serio per il rilancio dello scalo. I politici diranno di non essere stati invitati, una comoda scusa per svicolare. Non servono inviti, serve la volontà di servire Reggio e difendere i suoi interessi. Serve la passione di far diventare non meno importante lo scalo di Lamezia, ma di far crescere Crotone e Reggio e con essi la Calabria. Non addormentatevi, al risveglio, si capirà che, purtroppo, è anche questo un sogno. (s)

Ecco come l’arch. Pino Falduto e il suo team di progettisti vedono il futuro aeroporto di Reggio. Per ora è solo un rendering, ma qualcuno si degnerà di chiedere il conto economico per la sua realizzazione? Il progetto (ideale) del nuovo aeroporto di Reggio