Comitato Magna Graecia: Il futuro per lo scalo pitagorico è il progetto ‘Magnagraecia’

Il Comitato Magna Graecia, ha ribadito che il futuro per l’aeroporto di Crotone è il progetto Magnagraecia.

«Si è svolta, alcuni giorni fa – si legge in una nota – una manifestazione sulle drammatiche condizioni in cui versano lo scalo di Sant’Anna e tutti gli Asset della mobilità relativi all’ambito jonico. La manifestazione, ospitata nella sala del civico Consesso Pitagorico, ha visto la presenza di 12 Amministratori convenuti dalle province di Crotone e Cosenza. A margine della manifestazione, in cui si è discusso per cercare di addivenire ad una soluzione affinché lo scalo aeroportuale sia rimpinguato di servizi all’utenza, pur nella consapevolezza che attualmente i vettori abbiano declinato l’invito di Sacal ad incrementare i voli, diversi attori protagonisti della stessa hanno rilasciato delle dichiarazioni alla stampa».

«Registriamo, positivamente – si legge ancora – le lungimiranti linee d’indirizzo suggerite nel corso del dibattito dal già Consigliere regionale e attuale sindaco di Rocca di Neto, Alfonso Dattolo, il quale ha invitato gli Amministratori intervenuti a guardare all’area dell’Alto Jonio, quindi all’idea-progetto Magna Graecia. Parimenti meritorie le linee di indirizzo di altri sindaci».

«Tuttavia, nostro malgrado – continua la nota – abbiamo avuto modo di constatare, dalle dichiarazioni del sindaco di Crotone, Vincenzo Voce, che lo scalo Pitagorico avrebbe già un suo bacino d’utenza, probabilmente sarà così, ma solo nella sua testa. Se poi al Sindaco Voce basta la presenza fisica di qualche sindaco per poter affermare il bacino c’è, e allora è libero di arrampicarsi sugli specchi. Appare riduttivo, se non semplicisticamente superficiale, pensare che il ristretto ambito Crotonese, possa essere reso appetibile dall’incremento di circa 25mila abitanti in più. La stessa Enac stima come bacino di riferimento dello scalo un ambito di oltre 400mila abitanti, ovvero, circa, il famoso contenitore foriero di migliorie sotto ogni punto di vista, più conosciuto con il termine di Area della Magna Graecia».

«Ci preme ricordare (ma il sindaco Voce ne è assolutamente a conoscenza) – prosegue ancora la nota – che l’ambito dell’Arco Jonico-Silano Magno Graeco è qualcosa molto più inclusivo del semplicistico concetto immaginato dall’Amministratore. A costui ribadiamo, che l’idea progetto Magna Graecia abbraccia tutta l’area Crotonese, la Sibaritide, l’area Federiciana e la Sila Graeca, e non già i soli comuni di Cariati e San Giovanni, offrendo una visuale di territorio nuova e, soprattutto, demograficamente e politicamente  più rappresentativa. Ci chiediamo secondo quale logica il Sindaco Voce consideri bastevole e “grande” un ambito di circa 200mila abitanti se anche l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, ha stimato, e non da oggi, necessaria e sufficiente, come bacino d’utenza per il mantenimento dello scalo, un territorio che inveri almeno il doppio della popolazione».

«Sa il sindaco Voce – continua ancora la nota – che il Catanzarese, guarda per questioni di opportunismo ed opportunità allo scalo Lametino, o è convinto che dal Capoluogo di Regione si recheranno a Crotone a prendere i voli? È a conoscenza del fatto che la Sibaritide, sia costretta a guardare a Lamezia, ed ancor prima a Bari, poiché, ad oggi, raggiungere lo scalo Pitagorico è un’impresa titanica?  Ed ancora sa che da Cariati, via Corigliano-Rossano, una navetta conduce passeggeri allo scalo Lametino?  Ecco, vorremmo che il Sindaco rispondesse su questo e sul perché continua a mantenere un atteggiamento, colpevolmente, silente sul progetto Magna Graecia. E con lui altri Sindaci corresponsabili del mancato decollo dell’intera area jonica. Non bisogna essere dei luminari in geografia per comprendere che un fazzoletto di terra di circa 200mila abitanti, quale è la Crotoniatide, non ha altre possibilità se non aprirsi ad un pari ambito, bistrattato dalla storia e dai fatti: la Sibaritide. Entrambe periferie e lande desolate dei bacini d’area vasta del centro e nord Calabria».

«È inutile continuare – prosegue la nota – a mantenere atteggiamenti defilati che, giocoforza, implicano diffidenza anche nell’area dell’Alto Jonio Cosentino, che spera in un’apertura culturale dell’ambito Crotonese. La Politica crotonese ha il dovere di uscire dal fumo dell’impalpabilita, non fosse altro per mettere fine alle cicliche boutade da squallida propaganda elettorale che ancora taluni Amministratori della Sibaritide, pezzenti di idee, utilizzano per promuovere l’ipotesi di un inutile scalo a Sibari. Di contro, rispediamo ai mittenti i doppiogiochismi di amministratori e burocrati, Sibariti e Crotoniati, che da un lato aprono all’unica idea foriera d’interessi per i loro territori e dall’altro mendicano, con il cappello in mano, alla corte dei capoluoghi storici, veri soggetti attuatori dello stato di stallo, degrado ed abbandono di tutto l’arco Jonico Magnograeco».

«Lo ribadiamo ancora una volta – conclude la nota – a scanso d’equivoci, il Comitato sta proponendo una rinnovata visuale, anzitutto, culturale e politica, che miri a ridisegnare territori ormai alla canna del gas. Chi, per interessi di bottega, continua a girarsi dall’altra parte immaginando improbabili Asl, bacini aeroportuali inesistenti, ambiti portuali innaturalmente aggregati a Gioia Tauro, inutili e fuorvianti scali a Sibari, più una serie di nefandezze inenarrabili, non fa torto a Noi, ma si rende attore protagonista del male perpetrato e perpetuato al proprio popolo ed alla propria terra». (rkr)

Comitato Magna Graecia: La politica intervenga e crei un nuovo Tribunale a Rossano

Il Comitato Magna Graecia, in merito alla soppressione del Tribunale di Rossano, ha denunciato un persistente «andazzo arrendevole ed incline alle dinamiche dei centralismi», mentre «fa riflettere e non poco, il dinamismo che si nota nelle Regioni a noi dirimpettaie, nel voler tentare, almeno, di correggere storture che hanno aggravato nel corso degli anni le condizioni di vita di chi ha voluto relegare aree delle stesse a ruolo di periferia».

Il Comitato, infatti, ha riportato come «nelle ultime ore la vicina Lucania ha tenuto un consiglio Regionale straordinario e monotematico sulla vicenda della soppressione del presidio giudiziario di Melfi. Sono state messe in campo una serie di azioni atte a rivendicare la riapertura del locale Tribunale, in funzione di una norma scriteriata che ha generato, a distanza di 10 anni dalla sua attuazione, un aggravio di costi piuttosto che una riduzione della spesa pubblica. In Basilicata, come in Abruzzo e Marche e prossimamente in Sicilia,  quindi, si è cercato di cogliere al volo l’opportunità fornita dalla Commissione interministeriale per la giustizia nel Mezzogiorno d’Italia, istituita dai Ministeri della Giustizia e per il Sud e la Coesione sociale. In quella sede sarà portato all’attenzione la necessità di ripristinare i Tribunali soppressi e accorpati, insieme ad altri 30 tribunali, per i tagli che, in maniera centralista, sono stati effettuati nel 2013».

«Sulla soppressione del tribunale di Rossano – si legge in una nota – registriamo, invece, una sostanziale calma piatta nella “Regione dei due Mari”, quella che, guarda caso ha perso un tribunale nelle sua terza città demograficamente più grande. La stessa città “regina” dei Tribunali soppressi essendo la più popolata dei 30 centri vittime della scure centralista che ha stabilito la soppressione dei relativi presidi di giustizia, la quale, per una ovvia visione progettuale, deve guardare a Crotone se non altro per le problematiche comuni che interessano i territori costieri. E invece si è dato vita nel corso degli anni a quest’illogica pratica secondo cui i centri dell’entroterra debbano spolpare le coste, impoverendole».

«A fianco a questa calma piatta non paga, – prosegue la nota –  la Politica propone addirittura un disegno sanitario che perimetri il territorio con i medesimi criteri che hanno visto la nascita dello sciagurato foro di Castrovillari, dove un tribunale, piuttosto che essere al centro naturale dell’area e nella realtà demograficamente maggiore ed equidistante da ogni angolo del territorio, è stato catapultato ai piedi di una montagna, in un contesto vallivo, questo si, “distante” dal Capoluogo di Provincia, poco più di 20 minuti di percorso autostradale. Tale scellerata situazione, non solo ha generato un aumento dei costi di giustizia, ma ha lasciato tutto quel territorio, compreso fra Taranto e Crotone, sguarnito di un presidio di giustizia».

«Ed ancora – dice ancora il Comitato – mentre nel resto della Calabria esiste un tribunale, mediamente, ogni 170mila abitanti, lungo l’arco Jonico Magnograeco il dato sale vertiginosamente ad un presidio su 420mila abitanti. In una condizione così drammatica e desolante, la Politica locale, non trova di meglio che accodarsi alle richieste partorite anche dai comuni viciniori di richiedere l’istituzione di un “Ufficio di prossimità”, strutture pensate per costituire una sorta di front e back office delle pratiche di cancelleria e similari».

«La politica, locale, regionale e nazionale – continua ancora il Comitato – si dia uno scatto d’orgoglio e si mobiliti. Abbia il coraggio di richiedere, non già la riapertura dell’ex Tribunale di Rossano, ma la creazione di un nuovo Tribunale. Si riparta dall’assunto di revisionare e rettificare la vergognosa perimetrazione dei fori giudiziari già ex ante la riforma del 2013, così come avvenne per la costituzione del nuovo tribunale di Napoli Nord in Aversa in atto soppressione dei 30 tribunali.  E la si smetta di giocare agli idioti con la fusione amministrativa, che secondo taluni “illuminati” avrebbe dovuto concedere di diritto la restituzione del tribunale, in quanto, già da separate Corigliano e Rossano erano parte del medesimo foro. Ci fu solo un caso che generò lo scorporo di una località da quelle soggette alla scure dei tagli: Urbino. La città marchigiana, infatti, non fu toccata solo perché Capoluogo insieme a Pesaro della medesima provincia».

«Il Comitato Magna Graecia – conclude la nota – ha fornito una strada che, di per sé, sarebbe foriera di equalizzazione dei servizi, in campo giustizia e non solo. Coloro che ancora fanno finta di non capire, ed a differenza degli asini continuano a cadere nelle stesse buche, partorendo proposte e progetti che puzzano di muffa, si aprano a nuovi orizzonti, smettendola di tentare la vendita ad incanto di visuali che appartengono alla preistoria. Oppure si facciano da parte, tanto, prima o poi saranno comunque cancellati dalla storia, ed in maniera irreversibile». (rkr)

Domenico Mazza (Comitato Magna Graecia): Grave che non ci sia indignazione per trattamento riservato allo Jonio

È un duro sfogo, quello di Domenico Mazza, cofondatore del Comitato Magna Graecia, sul modo in cui «il popolo le vivissitudini che, ormai a cadenza quotidiana, lo vedono lentamente soccombere sotto la scure dei centralismi».

«Non si leva indignazione alcuna – ha detto – se un settore sanitario viene mercificato. Non si prova ribrezzo a leggere vacue proposte, prive della benché minima idea e clone mal riusciuto di una geografia cancellata dai fatti e dalla storia. Non si prendono posizioni su tematiche che potrebbero, davvero, risollevare le sorti di un intero territorio, ed alludo ad opere del calibro della Sila-Mare, Sibari-Sila, la Jonica, la Bretella di Thurio, la Via del Mare, la Diagonale della Sila. Non si esprime risentimento se un ambulatorio di Neonatologia viene soppresso per carenza di personale, e magari è l’unico di riferimento ad un intero ambito. Non si giudica deplorevole che l’unico treno veloce in partenza dallo Jonio, venga lentamente trasformato in un espresso poiché, di colpo, si decide di concedere fermate a distanza di 10 minuti l’una dall’altra».

«E potrei continuare fino a notte inoltrata – ha aggiunto – ma non basterebbero fiumi d’inchiostro a descrivere tutte le malefatte propinate e le manchevolezze fatte dall’inermità di un Popolo e dei suoi Amministratori, avvolti da una fasciatura intellettuale. Ormai, si rimane impassibili, immobili, imbambolati, a meno che non si consideri il ludibrio di qualche social network che agisce più da sfogatoio che da strumento di comunicazione di massa. Di contro, si trova il tempo per parlare di cani randagi, buche sulle strade, erba alta, orto del vicino, ecc. Certo con questo non voglio asserire che siano problemi di poco conto, ma non di certo la visione più ampia».

«La verità – ha proseguito – è che, a furia di parlare del nulla, mischiato al niente, abbiamo perso la capacità di osservare, capire, discernere tra quelle che sono le problematiche risolvibili e quelle insormontabili. In totale assenza di pianificazione e prospettiva, e negli Amministratori e negli Amministrati, si perde finanche l’attitudine a pensare e prospettare al lungo periodo, abdicando al ragionamento l’istinto, il dileggio, talvolta la rabbia social, come farmaco miracoloso atto a lenire dolori ormai cronicizzati.  Mi chiedo quale sia il senso di ragionare, imperterriti, su disegni spazzati via dal corso degli eventi. Rifletto su come la carenza (per non dire la totale assenza) di idee porti gli uomini a copiare, in malo modo, le idee altrui, con il risultato di assistere ad azioni costruite a mo’ di castelli di sabbia, che vengono, puntualmente, spazzate via alla prima folata di vento».

«Certo – ha detto ancora – è pur vero che il livello di degrado in cui l’Arco Jonico è piombato ha pochi termini di paragone in Regione e nel resto d’Italia, forse talune affinità possiamo scorgerle in territori di confino del centro Africa, dove ancora la lotta fra tribù e la pratica delle magere è assai alla ribalta. Tuttavia, è abbastanza indecoroso pensare che la culla della storia, il cuore pulsante dell’antica Magna Graecia, quel territorio che da Sybaris conduce a Kroton si sia ridotto a larva di sé stesso, incapace a dare una svolta significativa ad un disegno di annichilimento dell’Area. Ed è così che un angolo di terra che nel corso degli anni ha visto le influenze di Greci, Bizantini, Normanni e Svevi, Angioini ed Aragonesi, ha lasciato il posto ad improbabili personaggetti in cerca d’autore e sudditi che si accingono ad un ossequioso servilismo, talvolta neppure richiesto».

«Come possiamo, anche lontanamente – ha concluso – pensare di poter uscire dal limbo delle sabbie mobili se abbiamo sostituito al ragionamento l’assuefazione?  Non abbiamo molto tempo! Le nuove generazioni, raggiunta la maggiore età, abbandonano il nostro Territorio prestando le loro menti alla valorizzazione di altre realtà. Sarà necessaria una rivoluzione culturale che dovrà partire dal mondo della scuola con i fondamenti dell’educazione civica come base di un nuovo civismo, volano alla formazione politica di nuove classi dirigenti che forniscano l’esempio al popolo. Contrariamente saremo destinati all’oblio ed al dimenticatoio, schiacciati dalla storia sotto i resti delle nostre macerie». (rkr)

Comitato Magna Graecia: La proposta dell’Asp Sibaritide-Pollino è debole nella fattibilità

Per il Comitato Magna Graecia, la proposta di sdoppiare l’attuale Asp di Cosenza e concepirne una nuova Sibaritide-Pollino, «è politicamente sballata, debole nella fattibilità e nei contenuti e, ancor peggio, non restituisce quella dignità territoriale allo Jonio».

«Non si sono tenuti in conto – viene spiegato in una nota – alcuni parametri fondamentali, propedeutici e necessari, alla creazione del prospettato ente che, se non opportunamente ponderati, potrebbero rappresentare l’ennesima spada di Damocle ai danni della Sibaritide e, di riflesso, di tutto l’arco Jonico esteso all’intera area Magnograeca.   Il nuovo designato ambito non tiene conto della commistione, aduso solo in Calabria, tra sanità territoriale ed ospedaliera. È utile ricordare che esistono le Asp e le Aziende Ospedaliere (AO). Da normativa le prime dovrebbero occuparsi squisitamente di medicina del territorio, le seconde del comparto ospedaliero. Invero i poteri centralisti, al tempo della riforma, hanno ben pensato di lasciare l’esclusiva gestione degli ospedali HUB alle AO, affidando alle ASP gli ospedali di base, gli Spoke e tutta la medicina territoriale».

«La proposta di scorporo, così come pensata – ha spiegato il Comitato – genererebbe un’ipotetica Asl di circa 250mila abitanti. Questa si ritroverebbe ad ospitare ben due Spoke, nonostante l’ambito designato possa  prevederne solo uno, non suffragando la domanda sanitaria di almeno 300mila abitanti. Va altresì considerato che si metterebbe a serio rischio la possibilità di creare un reparto di emodinamica sullo Jonio atteso che anche questo è stabilito sulla base di 300mila abitanti per ambito. Ci chiediamo quale possa essere, a questo punto, il ragionevole tasso di interesse per le popolazioni ricadenti nell’entroterra e sulla costa del basso Jonio, atteso che la famosa “golden hour”, l’ora necessaria a raggiungere il primo presidio utile, non trova suffragio già nelle strutture rivierasche, figuriamoci a raggiungere il Pollino».

«Inoltre – continua la nota – è d’obbligo ricordare che l’istituzione di un ambito sanitario si giustifica nel momento in cui i numeri a disposizione del territorio permettano la costituzione di un Ospedale di secondo livello, con annessa centrale operativa del 118, non già il contentino di una succursale ad un ente che comunque sia non può essere scorporato considerato che lo stesso, normativamente, è fondato su un’istituzione provinciale. E non ci risulta che Corigliano-Rossano o Castrovillari lo siano! Ed ancora può essere pensata una riforma di tipo sanitario ed escludere gli ambiti Silani, quindi i presidi di Montagna, laddove già il nosocomio di Acri è collegato allo Spoke Sibarita ed il Presidio di San Giovanni in Fiore era compreso nell’ex distretto Jonio Sud? A questa ed a diverse altre domande gradiremmo rispondessero i promotori della proposta».

«Come Comitato – viene spiegato ancora – ci siamo espressi più volte su quello che riteniamo essere il disegno più consono alla sanità Jonica: l’allargamento dell’attuale Asp Magna Graecia (Kr) e la contestuale creazione di un’Ao Jonica che enuclei i due Spoke di Corigliano-Rossano e Crotone, i Presidi di Montagna Silani (anche in funzione dell’oculata proposta dei Sindaci di creare un ospedale generale dalla fusione dei nososcomi di Acri e San Giovanni) ed i presidi rivieraschi di Trebisacce e Cariati. Tale disegno, intanto non sarebbe una forzatura poiché accomunerebbe aree che vivono le medesime problematiche ed inoltre permetterebbe una più equilibrata razionalizzazione dei distretti sanitari evitando quindi la costituzione di megadistretti. Questi viaggerebbero su una media di circa 65mila abitanti, i due Spoke potrebbero ospitare entrambi un reparto di emodinamica, i numeri forniti dalla nuova demografia consentirebbero la costituzione di un Presidio Hub e di una centrale operativa del 118 che potrebbe essere dotata di mezzi navali per il trasporto di pazienti».

«Pertanto – conclude la nota – pur apprezzando lo spirito di quegli amministratori che si prodigano nel cercare soluzioni che possano rappresentare un freno alla dilagante piaga del centralismo, in campo sanitario e non solo, invitiamo a ponderare l’unica proposta foriera di innovazione, migliorie e benessere a tutta l’area dell’Arco Jonico-Silano: Magna Graecia. La sola che, a saldo zero per lo Stato, senza la creazione di Enti aggiuntivi, inutili scorpori e illusorie autonomie, ma con la rimodulazione degli attuali assetti amministrativi regionali, permetterebbe la nascita di una nuova area vasta, policentrica e fedele alle dinamiche degli ambiti che riverberebbe benefici diffusi anche al resto dei territori regionali». (rkr)

Comitato Magna Graecia: Sila-Mare, politica faccia quadrato e superi localismi per visione più ampia

Il Comitato Magna Graecia ha fatto un appello agli amministratori dell’Arco Jonico sulla strada Sila-Mare, chiedendo di fare quadrato e di impegnarsi «in un ragionamento corale che apporterebbe vicendevoli benefici a tutte le comunità investite dalla progettualità, riverberando benessere diffuso e notevoli migliorie nella mobilità».

«Entro il prossimo anno – ha ricordato il Comitato – dovrebbe vedere la luce il quarto lotto funzionale dell’importante arteria, tra costa ed entroterra, che congiungerà il Bivio Manco con il ponte di Caloveto. A questo si aggiungerà poi il quinto lotto che porterà l’arteria a ricongiungersi con la SS106 tra i Comuni di Corigliano-Rossano e Mirto-Crosia. Sta tenendo banco una bagarre su quest’ultimo lotto riguardo al fatto se far proseguire la strada sul lato destro o sinistro del fiume. Senza entrare nel merito, riteniamo che il problema non sia già rappresentato dall’allocazione dell’ultimo tratto a valle, che in un caso o nell’altro disterebbe dall’innesto con la Jonica meno di un kilometro. Piuttosto, la non differibile necessità di continuare il tracciato dell’infrastruttura ad ovest del comune di Longobucco, quindi verso l’altopiano Silano, il comprensorio Florense e la località di Lorica, sede amministrativa del Parco nazionale della Calabria».

«Aver speso – continua il Comitato – una ingente somma per connettere Mirto a Longobucco appare infatti riduttivo e non suffragante l’analisi costi benefici. La costruenda arteria, se proseguita oltre il centro Traentino, potrebbe rappresentare una valida e di gran lunga migliore alternativa per i flussi turistici provenienti dall’Adriatico che raggiungerebbero i centri di villeggiatura silani in circa 1h da Corigliano-Rossano, contro le circa 2h e 15 attuali. È bene ricordare che oggi per raggiungere l’altopiano dall’alto Jonio bisogna portarsi a Cosenza e da qui iniziare l’arrampicamento sulla montagna. Non potevano certo mancare le solite manine centraliste a modificare i flussi ad uso e consumo dei Capoluoghi storici, che anche contro ogni logica dettata dal buon senso e soprattutto dalla geografia dei luoghi hanno artatamente deviato le direttrici secondo i loro desiderata».

«Si pensi – ha evidenziato il Comitato Magna Graecia – alla valenza che potrebbe assumere l’arteria se veramente fosse un itinerario Sila-Mare e non già il semplicistico concetto Longobucco-Mirto. Metterebbe in connessione due itinerari europei, la SS106 e la SS107, creando i presupposti, anche per l’area Silana dell’Alto Crotonese e per tutto il vasto comprensorio che gravità su San Giovanni in Fiore di raggiungere il corridoio Adriatico in tempi ragionevoli. A questo si aggiunga che già a circa 20 km in linea d’aria da Lorica in direzione sud ovest giace la SS616, una strada di categoria C che congiunge i territori silani di ponente con l’A2 presso lo svincolo di Grimaldi. Raccordando i due itinerari si realizzerebbe una nuova trasversale Jonio-Tirreno che avrebbe la duplice valenza di tagliare trasversalmente la Calabria e di connettere l’A2, la Sila e la SS106. In questo modo anche i flussi turistici provenienti dalla Sicilia raggiungerebbero l’altopiano dalla valle del Savuto senza l’obbligo forzato di raggiungere Cosenza».

«Allontaniamo gli spettri del centralismo che hanno arrecato, e continuano ad arrecare – ha concluso il Comitato – danni incalcolabili alla Regione ed apriamoci al policentrismo, solo così si creeranno i presupposti per una crescita economica foriera di interessi e portatrice di benessere per tutto il territorio». (rkr)

Comitato Magna Graecia: Situazione sanitaria jonica sta assumendo caratteristiche grottesche

Domenico Mazza, cofondatore del Comitato Magna Graecia ha denunciato la situazione sanitaria jonica, che «sta assumendo caratteristiche che definire grottesche sarebbe un eufemismo».

«All’improvviso – viene spiegato in una nota – si decide di chiudere un reparto di terapia intensiva per carenza di personale dedicato. Tale evento, nei fatti, delegittima la permanenza stessa di un presidio Spoke, già minato nella sussistenza in vita da quando l’area dell’Alto Jonio è stata, innaturalmente, aggregata allo Spoke di Castrovillari. Un Presidio di Primo Livello, per essere giustificato, deve rivolgersi ad un’utenza non inferiore a 150mila abitanti, che, ad oggi lo Spoke jonico non ha più, anche se taluni, dal vacuo pensiero, amano immaginare che il Distretto Sanitario e quello Ospedaliero coincidano. Se a questo aggiungiamo che senza il reparto di terapia intensiva non possono essere giustificate prestazioni ospedaliere tipiche dei reparti al primo collegati, va da sé che stiamo assistendo al declassamento ad ospedale di base».

«Colpisce maggiormente – ha detto Mazza – nella lettura dei fiumi di note a riguardo che si continui a guardare al dito e non alla luna. Si parla di mancati innesti a rimpinguare gli organici, di difficoltà gestionali, in taluni casi anche di atteggiamenti “mafiosi”, ma pochi dicono che è impensabile ed oltremodo ridicolo immaginare che due plessi dello stesso ospedale (perché se ancora non è chiaro meglio ribadirlo: il Compagna ed il Giannettasio sono un’unica struttura divisa su due plessi e non due ospedali) possano ospitare reparti fotocopia».

«Quale logica deviata – ha continuato Mazza – può consentire una commistione tra le aree chirurgiche e quelle mediche nei due plessi? Quali arcani motivi possono giustificare tali sciagurate scelte gestionali quando il “decreto 64” prevedeva una netta distinzione fra le due aree da collocare preclusivamente una in un presidio, l’altra nell’altro?  In tutto questo manicomio gestionale proliferano personalismi da pennacchio, mentre l’anello debole continua ad essere rappresentato dalla collettività. Non già della sola Corigliano-Rossano, ma di tutto quell’ambito che dall’Alto Crotonese fino alla Lucania si ritrova oggi senza un ospedale di Primo Livello. È normale che in una condizione di assoluto affanno, con la già grave carenza d’organico, tenere divise nei due plessi le figure degli Anestesisti è un lusso che proprio non possiamo permetterci».

«È lapalissiano – ha proseguito – che reparti come chirurgia, ginecologia (quindi nido e pediatria) nonché ortopedia non possano essere dislocati tra l’area Bizantina e quella Ausonica, a mo’di suddivisione dei pani e dei pesci, poiché questi devono giacere a stretto contatto (per la loro sussistenza) con un reparto di Rianimazione. E si badi bene, quanto appena asserito non è un principio di volontà centralista, ma semplicemente una chiara e limpida organizzazione che non presterebbe, altresì, il fianco ad atteggiamenti isolazionisti che l’Asp non ha mai risparmiato all’area Jonica. Invero riverbererebbe benessere a tutta la città di Corigliano-Rossano e relativo Circondario, prescindendo da quali saranno le scelte di allocazione delle due aree d’intervento, siano esse impiantate nella circoscrizione Ausonica o Bizantina».

«A ciò – ha detto ancora – si aggiungano le annunciate vicende che nelle prossime settimane impatteranno l’area Neonatale dello Spoke Sibarita, dove assisteremo nuovamente a pantomime spicciole pur di ricevere in prestito (con diritto di riscatto) una figura sanitaria da altre Aziende. Ancora, le recenti dichiarazioni del Presidente f. f. della Regione circa l’ospedale di Cariati, in cui si cerca di scaricare, su una popolazione che da mesi chiede la riattivazione del Presidio, le mancate scelte in tal senso, che restano attribuibili solo a titubanze politiche oggettivamente tendenti all’assurdo. La tragicomica farsa sulla riattivazione dell’ospedale di Trebisacce sul quale anche le sentenze del Consiglio di Stato sono state disattese. Il perenne disagio dei due Presidi di Montagna (Acri e San Giovanni in Fiore) e la condizione di abbandono delle aree interne lasciate senza un servizio di guardia medica quasi a relegarle nel più completo dimenticatoio. I mancati lavori di adeguamento del Ps di Crotone, sbandierati da anni e mai realizzati, ed il gioco è fatto».

«Si continua ancora, imperterriti – ha denunciato Mazza – a non voler risanare una peculiarità tutta calabrese: lasciare nell’ambito delle Asp la gestione dei Presidi ospedalieri non Hub, generando una commistione tra sanità ospedaliera e territoriale che non ha eguali.  Non c’è più tempo per giocare al ruolo delle prime donne!  La politica, è chiamata ad assumere atteggiamenti di coraggio che siano riguardosi delle popolazioni joniche e che parlino con spirito di coralità».

«Non è pensabile continuare a grugnire incomprensibili richieste – ha concluso Domenico Mazza – e poi essere pronti col cappello in mano a raccogliere gli scarti che i poteri centralisti lanciano nella desolata arena jonica, dove i gladiatori hanno lasciato il posto ai personaggi in cerca d’autore. Fazioni, steccati, muri, atteggiamenti isolazionisti e di chiusura al territorio prestano il fianco al centralismo che continuerà a dividere, allontanando sempre più l’agognata emancipazione dei servizi in ambito sanitario e non solo, condannandoci a vivere in ginocchio». (rkr)

 

Comitato Magna Graecia: La Sila-Mare opportunità di sviluppo per l’Area Jonica

Per il Comitato Magna Graecia, «la costruenda strada Sila-Mare, impantanata nei meandri dell’incompiuto in classica salsa calabrese, potrebbe rappresentare un volano di sviluppo interessante per tutta la comunità Jonico-Silana, qualora venissero messe in connessione la SS107 e la SS106».

«Ad oggi la strada – si legge in una nota di Domenico MazzaGianluca Succurro – almeno nella bozza di progetto, rappresenta un collegamento veloce tra la Jonica e Longobucco, ma oltre il centro pedesilano e verso la Sila inoltrata non è stato previsto alcun raccordo.  Il comprensorio Florense, per raggiungere il corridoio Adriatico è costretto a compiere il periplo di mezza Sila raggiugendo Cosenza, quindi Sibari. Parimenti dicasi per i flussi turistici adriatici che per raggiungere le località di villeggiatura dell’Altopiano, sono costretti a seguire percorsi stradali dettati da mezzo secolo di scelte centraliste. Queste hanno artatamente disegnato che le direttrici di traffico, giunte a Sibari, virassero verso l’area Valliva della Regione, proseguendo quindi per Cosenza per poi iniziare l’arrampicamento nei pressi della città Brutia».

«Non bisogna, certo essere maestri in geografia – continua la nota – per comprendere che tale mappatura è totalmente infedele ad un percorso snello e veloce verso l’entroterra se si conosce la conformazione dell’Arco Jonico Silano, naturalmente sporgente a Levante. Basterebbe prolungare la costruenda strada ad ovest di Longobucco ricongiungendola alla SS107 nei pressi di San Nicola Silano e l’ambito di San Giovanni in Fiore disterebbe dalla costa dell’alto Jonio circa 40 minuti contro le oltre 2 ore che si impiegano oggi per raggiungere Corigliano-Rossano via Cosenza».

«Si avvicinerebbe la Sibaritide alle località di villeggiatura silane di villaggio Palumbo, Lorica e Camigliatello, e San Giovanni in Fiore alla linea di costa – viene spiegato nella nota – generando un circolo economico che avrebbe risvolti molto interessanti. Ma cosa ancor più specifica si metterebbero in connessione due strade di itinerario europeo: la Jonica e la Silana Crotonese, riadeguando il tracciato della vecchia 177 “Silana di Rossano”, rendendola quindi una strada di categoria C1. Gli Amministratori Silani dovrebbero fare squadra su questa concreta possibilità per il territorio, profilando all’unisono la propria voce nelle stanze della Regione. Il tempo dei “solisti” dovrà, giocoforza, lasciare spazio alla coralità, atteso che solo le scelte congiunte e di vicendevole e sussidiario interesse potranno avere canali di prelazione e preferenza poiché non già utili alla semplice comunità, ma di valenza territoriale».

«Solo lo sforzo congiunto di tutti i sindaci delle comunità investite dal progetto – conclude la nota – potrà aumentare l’autorevolezza e la non più differibile necessità della pubblica valenza riguardante l’infrastruttura». (rkr)

Comitato Magna Graecia: Illustrate prospettive progettuali per interconnessione linea ferroviaria Jonica con alta velocità Sa-Rc

Nel corso di un webinar, organizzato dall’Associazione Ferrovie di Calabria, guidato da Roberto Galati, sono state illustrate le prospettive progettuali di interconnessione della linea ferrata Jonica con la nuova prevista linea Alta velocità SA-RC.

Presenti, le deputate Elisabetta Barbuto ed Enza Bruno Bossio, componenti della Commissione trasporti alla Camera, il Consigliere Regionale, Antonio De Caprio, Ettore Durante in rappresentanza dell’Unione delle Associazioni della Riviera dei Cedri e del Pollino, Giovanni Verga del Comitato per la riattivazione della ferrovia Sicignano-Lagonegro e Domenico Mazza per il Comitato Magna Graecia. Argomento del webinar è stata l’analisi del sistema  infrastrutturale ferroviario in Calabria.

Relativamente lo Jonio, il discorso è stato concentrato sulla necessità di connettere in modo veloce e stabile l’asse Crotone/Corigliano-Rossano alla nuova interconnessione con la linea AV nei pressi di Tarsia, previo la presa in considerazione del deviatoio ferroviario che dal Lacinio canalizzerebbe i flussi verso la futura linea ad alta velocità. In questo modo i tempi di percorrenza da Crotone verso Roma sarebbero stimati in circa 3.30h di tragitto.

È stata posta in rilievo anche la necessità, non più differibile, di ricucitura del territorio compreso tra Crotone e Sibari al naturale flusso proveniente dall’Adriatico, laddove le politiche scellerate degli ultimi 50 anni hanno artatamente deviato ad ovest della Piana, quindi verso l’area Valliva,  tutti gli Asset ferro-stradali, decretando la morte dei territori a sud di Sibari.

Il Comitato ha posto in risalto anche il ruolo che dovranno svolgere i sindaci jonici nel processo di ricucitura del territorio, finalizzato ad un agire corale e non già da solista, partendo proprio dalla funzione strategica dei primi cittadini di Crotone e Corigliano-Rossano, i quali dovranno essere da traino per tutti i loro colleghi nel processo di rinascita e riequilibrio della comunità dell’Arco Jonico Magnograeco.

Le Rappresentanze Istituzionali hanno mostrato notevole interesse verso i temi toccati, in particolare sulla proposta del cosiddetto “deviatoio di Thurio”, impegnandosi a trattare l’argomento rispettivamente nella Commissione trasporti alla Camera ed in seno al Consiglio Regionale.

È stato proposto, poi, dalla deputata Bruno Bossio, un nuovo webinar sui trasporti e sulla necessità di ricucitura e rifunzionalizzazione degli Asset infrastrutturali presenti sullo Jonio: porti, aeroporto Pitagora, SS106, nuova fermata FS per Corigliano-Rossano in prossimità del cantiere del nuovo Ospedale.

«Continua, senza sosta – si legge in una nota – l’opera di sensibilizzazione che il Comitato ha inteso intraprendere sulle problematiche che incombono sull’area dell’Arco Jonico Sibarita – Silano – Crotoniate. Si attesta, sempre più dirompente, la consapevolezza che solo un cambio di vedute svincolate da logiche centraliste, ed una rinnovata visuale di “Territorio”, potranno condurre l’area Jonica e le città di Corigliano-Rossano e Crotone ad una fase di straordinaria rinascita e sussidiario benessere».

«La perversa dinamica di aver pianificato, e di continuare ad immaginare – continua la nota – gli Asset della mobilità totalmente schiacciati sull’area ovest della Regione, nonostante lo Jonio, per caratteristiche orografiche, si presti ad un minore impatto ambientale rientrando, di diritto, in una condizione di territorio predisposto all’infrastrutturazione green, richiesto dai nuovi dettami europei, ha generato il processo involutivo dell’area».

«Solo una rinnovata visione politico-amministrativa – conclude la nota – con la conseguente creazione di una rete intermodale fra servizi ad alta velocità, strada di categoria B, rilancio dello scalo Pitagorico con usufrutto a tutta l’area della Sibaritide e definitiva interconnessione delle portualità di Crotone e Corigliano-Rossano all’interno dell’Autorità di bacino Jonica Tarantina, si potrà restituire un’agognata equivalenza all’Arco Jonico rispetto agli altri ambiti regionali che riverberi benessere diffuso a tutta la Calabria». (rkr)

Comitato Magna Graecia: Illustrato alla presidente Commissione Trasporti della Camera il Documento programmatico Jonico

È soddisfatto, il Comitato Magna Graecia, per l’interesse dimostrato da Raffaella Paita, presidente della Commissione Trasporti alla Camera, a cui è stato illustrato il Documento Programmatico Jonico, nel corso di un webinar organizzato da Antonio Castiglione, coordinatore di Italia Viva Crotone.

Hanno partecipato i senatori Silvia Vono ed Ernesto Magorno. Argomento del webinar è stata l’analisi del sistema  infrastrutturale e trasportistico lungo l’area dell’Arco Jonico. Hanno relazionato: il presidente dell’Associazione Ferrovie in Calabria, Roberto Galati, il referente della mobilità per la Provincia di Crotone, Fabio Pisciuneri, il Cofondatore del Comitato Magna Graecia, Domenico Mazza, la presidente dell’Associazione Crotone Vuole Volare, Loredana Calvo e Marco Tricoli, Presidente dell’Associazione Portuali e Marittimi di Crotone.

La presidente Paita ha mostrato notevole interesse riguardo l’elaborato che il Comitato ha prodotto, e a cui hanno aderito, con relativa sottoscrizione, Associazioni, Enti, Amministratori  e Persone Fisiche, senza soluzione di continuità, da Rocca Imperiale a Cutro. La deputata si è detta disponibile a concordare un nuovo incontro in area Jonica, per riprendere il dibattito nel merito degli argomenti trattati.

«Il Comitato – si legge in una nota – esprime soddisfazione per la disponibilità ricevuta da parte della  Rappresentante dello Stato, ringraziando per l’interessamento manifestato.  L’opera di coinvolgimento di tutti gli indirizzi Ministeriali, Parlamentari e Regionali, a cui il documento è stato rivolto, continuerà nei prossimi giorni. A tal riguardo sono previsti nuovi webinar nelle successive settimane».

«Continua, senza sosta – continua la nota – l’opera di sensibilizzazione che il Comitato ha inteso intraprendere sulle problematiche che incombono sull’area dell’Arco Jonico Sibarita – Silano – Crotoniate. Si attesta, sempre più dirompente, la consapevolezza che solo un cambio di vedute svincolate da logiche centraliste, ed una rinnovata visuale di “Territorio”, potranno condurre l’area Jonica e le città di Corigliano-Rossano e Crotone ad una fase di straordinaria rinascita e sussidiario benessere». (rkr)

 

La perversa dinamica di aver storicamente pianificato, e di continuare ad immaginare, gli Asset della mobilità totalmente schiacciati sull’area ovest della Regione, nonostante lo Jonio, per caratteristiche orografiche, si presti ad un minore impatto ambientale rientrando, di diritto, in una condizione di territorio predisposto all’infrastrutturazione green, richiesto dai nuovi dettami europei, ha generato il processo involutivo dell’area.

 

Solo con la creazione di una rete intermodale fra servizi ad alta velocità, strada di categoria B, rilancio dello scalo Pitagorico con usufrutto a tutta l’area della Sibaritide e definitiva interconnessione delle portualità di Crotone e Corigliano-Rossano all’interno dell’Autorità di bacino Jonica, si potrà restituire un’agognata equivalenza all’Arco Jonico rispetto agli altri ambiti regionali che riverberi benessere diffuso a tutta la Calabria.

Comitato Magna Graecia: Consegnate ai sottosegretari copie del documento sulla vertenza jonica

Il Comitato Magna Graecia ha riferito che sono state consegnate, ai sottosegretari per le Infrastrutture, Giancarlo Cancellieri, e al Sud, Dalila Nesci, le copie del Documento programmatico Jonico.

«L’interessamento della deputata Elisabetta Barbuto – si legge in una nota – che ringraziamo, ha fatto sì che una delegazione del Comitato, in rappresentanza delle Associazioni, degli Entri, e delle Persone Fisiche che hanno inteso sottoscrivere e recepire la bontà degli argomenti trattati nel documento, potesse incontrare i due Sottosegretari».

«L’incontro – viene spiegato – si è concretizzato a margine della presentazione del nuovo progetto stradale che vedrà coinvolte le comunità a Sud di Sibari verso Crotone. I Sottosegretari hanno manifestato notevole interesse riguardo l’elaborato e si è concordato di riprendere il dibattito nel merito degli argomenti trattati in un prossimo incontro».

«È stata consegnata – si legge ancora – una copia del documento anche alla Senatrice, Rosa Silvana Abate, presente alla manifestazione. Il Comitato esprime soddisfazione per la disponibilità ricevuta da parte dei rappresentanti dello Stato, ringraziando per l’interessamento manifestato dagli stessi».

«L’opera di diffusione e coinvolgimento di tutti gli indirizzi Ministeriali a cui il documento è rivolto – prosegue la nota – continuerà nei prossimi giorni. È già previsto, a riguardo, un incontro in webinar con la presidente Commissione Trasporti alla Camera dei Deputati, Lella Paita. Continua, senza sosta, l’opera di sensibilizzazione che il Comitato ha inteso intraprendere sulle problematiche che incombono sull’area dell’Arco Jonico Sibarita Silano Crotoniate».

«Si attesta, sempre più dirompente – dice ancora il Comitato – la consapevolezza che solo un cambio di vedute svincolate da logiche centraliste, ed una rinnovata visuale di “Territorio”, potranno condurre l’area ad una fase di straordinaria rinascita e sussidiario benessere tra la Sibaritide ed il Crotoniate».

«Pertanto – prosegue ancora la nota – pur apprezzando l’interesse che si sta concentrando sulla direttrice Roseto-Sibari-Rossano, questa ancora risponde a dettami centralisti di convogliare traffico sulla SA-RC. Per Magna Graecia, il vero punto di svolta è la realizzazione, con copertura finanziaria, della tratta Roseto-Catanzaro (parte integrante del corridoio Ten-T Comprehensive) a doppia carreggiata e quattro corsie».

«La perversa dinamica – dice ancora la nota – di aver storicamente pianificato, e di continuare ad immaginare, gli Asset della mobilità (persone e merci) totalmente schiacciati ad ovest, nonostante lo Jonio, per caratteristiche orografiche, si presti ad un minore impatto ambientale rientrando, di diritto, in una condizione di territorio predisposto alle infrastrutture green, richiesto dai nuovi dettami europei, ha generato il processo involutivo dell’area jonica».

«Solo con la creazione – conclude la nota – di una rete d’intermodalità fra servizi ad alta velocità, strada di categoria B, rilancio dello scalo Pitagorico con usufrutto a tutta l’area a nord di Crotone e definitiva interconnessione delle portualità presenti, si potrà restituire il maltolto storico». (rkr)