L’emergenza mal si concilia con la burocrazia.
Sospendere subito il decreto Sanità Calabria

di SANTO STRATI – Era già apparso da subito inutile e dannoso, in condizioni normali, figurarsi ora con l’emergenza coronavirus: il decreto Sanità Calabria, approvato lo scorso giugno, va annullato radicalmente, o quantomeno sospeso. È assolutamente incompatibile con l’emergenza sanitaria in atto e in Calabria non permette una gestione adeguata della Sanità.

Grazie a Dio, in Calabria la situazione è ancora sotto controllo e i numeri fanno sperare che si possa riuscire a contenere il contagio in limiti sostenibili, ma la burocrazia imposta dal decreto Sanità non aiuta ad affrontare nella maniera più opportuna l’emergenza. L’indignazione dei calabresi per il decreto, quando venne approvato con la bocciatura di tutti gli emendamenti presentati, fu molto forte. Il sen. Marco Siclari, uno dei più tenaci sostenitori dell’inopportunità del decreto, aveva stigmatizzato che questo provvedimento «non elimina ‘ndrangheta e tantomeno la politica. Ad essere danneggiate e, in molti casi, eliminate sono le aziende sane che non avranno le possibilità finanziarie di competere con quelle eventualmente infiltrate. Un decreto fatto su misura della politica, per permettere le nomine alla politica. Cotticelli e i commissari chi li ha nominati? Non rendetevi responsabili del colpo mortale inflitto a un sistema sanitario già devastato».

E Il Fatto quotidiano che generalmente è abbastanza tenero con i grillini  aveva titolato un corsivo di Enzo Paolini “La disfatta non è della Calabria, ma dell’intero Paese”.

È il caso di ricordare che lo scorso giugno c’era il governo lega-stellato. Ci fu un Consiglio dei ministri a Reggio, inutile passerella per lanciare un decreto che avrebbe creato disagi e scontenti, senza risolvere neanche la minima parte dei guasti della sanità in Calabria. Poi venne, grazie all’incomprensibile attacco di follia di Salvini, il nuovo governo, a conduzione grillo-dem, e il governatore Mario Oliverio aveva tentato (senza grandi risultati) di ottenere lo scorso ottobre dal ministro Speranza dei correttivi utili a sbloccare la situazione.

Nessuno poteva minimamente immaginare cosa sarebbe successo sei mesi dopo.

Quindi, un decreto che i grillini hanno imposto  con una stupida ottusità, si trova a complicare ulteriormente una emergenza la cui gravità è lampante, anzi è peggio di qualsiasi valutazione.

Siamo in emergenza? Servono misure emergenziali: la sospensione del piano di rientro dal deficit della Sanità è il minimo da pretendere dal Governo, anche se la cosa migliore sarebbe un controdecreto “Sanità Calabria” che annulli gli effetti di quello vigente e permetta una gestione non più commissariale nella regione.

Già, perché dopo dieci anni di commissariamento, la soluzione indicata dal decreto sanità è stato un altro commissariamento, identico se non peggiore dei precedenti.

«Un decreto – aveva detto la deputata Enza Bruno Bossio all’indomani del giuramento del nuovo governo – convertito in legge nonostante i limiti di costituzionalità e che oggi va valutato anche per i pesanti effetti che sta generando per la sua inapplicabilità».

La deputata dem calabrese ne auspicava la cancellazione da parte del nuovo governo: «un decreto concepito solo per espropriare la Regione delle poche e residuali competenze che poteva esercitare», visto che c’era un commissariamento da oltre un decennio. Non è una richiesta da sottovalutare e il viceministro Pierpaolo Sileri che, in un’intervista video a calabria.live, difendeva il decreto, dovrebbe farsi promotore di questo dietrofront: non rinviabile e di immediata esecuzione.

In più occasioni avevamo sottolineato che l’unica strada per uscire dalla crisi della sanità in Calabria era la cancellazione del debito. Ipotesi suggestiva ma non realizzabile prima, viste le limitazioni finanziarie dell’Europa nei confronti dell’Italia: oggi non ci sono ostacoli, si deve e si può spendere, si può registrare l’enesigibilità del debito per incapienza del debitore (la Calabria) e ripartire da zero.

Con quale ruolo e quanta responsabilità per il nuovo presidente della Regione sarebbe da vedere, ma Jole Santelli ha dimostrato di avere capacità e determinazione, anche nella scelta del team di collaboratori che serve ad affrontare l’emergenza. Non per niente ha rafforzato l’unità di crisi della Protezione civile attraverso un gruppo operativo con competenze trasversali ai dipartimenti regionali.

Nelle deleghe che ha trattenuto per sé, la Presidente Santelli ha compreso la sanità, dato che il decreto vigente assegna al commissario ogni potere e delegittimerebbe un eventuale assessore ad hoc. E visto che l’intesa col generale Saverio Cotticelli, commissario ad acta  per la salute, è ottima e, soprattutto, considerato che ha scelto tre luminari (le eccellenze mediche Raffaele Bruno, Paolo Cavalesi e Franco Romeo) il suo impegno nell’ambito della Sanità sarebbe totale, ove venisse cancellato o sospeso il decreto Sanità.

La presidente Santelli ha fatto capire che questa ulteriore responsabilità non la spaventa, anzi la sua disponibilità è pressoché dichiarata, ma occorre appunto un passo decisivo da parte del governo Conte.

Il drammatico viaggio della speranza per migliaia di calabresi verso gli ospedali del Nord (centinaia di milioni di euro buttati via) si è fermato solo per l’emergenza coronavirus, ma non è che non servano cure, purtroppo si muore anche per tumore e per altre gravissime malattie, che i medici calabresi – se messi in condizione di lavorare in maniera adeguata – potrebbero curare  nella regione. Abbiamo fior di specialisti e strutture sanitarie che solo l’insipienza della politica ha mortificato e represso nella crescita: basti vedere cosa hanno fatto e cosa stanno facendo contro il Covid-19 gli specialisti e i medici calabresi, affiancati da personale paramedico che non si risparmia. Una grande folla di “eroi” che – passata la pandemia – finirà probabilmente per essere dimenticata, travolta dalle mille insulse leggi e normative che strangolano la sanità calabrese.

A tutto questo si aggiunga la scoperta che in Regione – già ai tempi di Agazio Loiero presidente – era stato predisposto un piano contro il rischio di epidemie, elaborato per contrastare quella che è passata alla storia come “influenza suina”. Era il 26 ottobre 2009, poco più di dieci anni fa. Peccato che quel piano – come peraltro è capitato anche in altre regioni – sia stato messo da parte, appena passato il pericolo.

Come sempre, stiamo a chiudere le stalle, dopo la fuga dei buoi: in una Regione commissariata ad aeternum, chi si prendeva la briga di mantenere in piedi e aggiornare costantemente un piano operativo pronto a fronteggiare qualsiasi emergenza sanitaria di carattere epidemiologico? Nessuno, ovviamente e le conseguenze si vedono in queste drammatiche, terribili, settimane: ci sono ancora strutture sanitarie (dello Stato) che sono prive di dispositivi di prevenzione per medici e personale sanitario; sono stati chiusi ospedali mai aperti, messe fuori uso strutture che avrebbero potuto offrire, con le adeguate trasformazioni, posti aggiuntivi di terapia intensiva, assistenza  continua, modalità di pronto intervento.

La lezione del coronavirus servirà a far ripartire da zero la sanità in Calabria (ma anche in Italia)? Si sono viste tutte le inadeguezze e si piangono non solo i malati che il virus ha finito per decimare, ma soprattutto i tantissimi medici e operatori sanitari che hanno lavorato a costo della loro vita, fedeli al proprio impegno al servizio della collettività. La loro morte, in grandissima parte, si deve al contagio conseguente alla mancanza di strumenti di prevenzione, all’assoluta insufficienza di dispositivi di sicurezza (mascherine tenute per un’intera giornata, al posto delle tre ore consentite), macchinari obsoleti o in numero troppo modesto per assicurare la respirazione artificiale ai ricoverati in terapia intensiva. Bisognerà, quanto tutto sarà finito – e nessuno è in grado di valutarlo – bisognerà davvero pensare che siamo arrivati all’anno zero. E non solo nella sanità. Andranno ripensati il modello di vita e le prospettive di sviluppo, e ricominciare, ripartire. Con fatica e con la giusta passione. E in Calabria senza più commissariamenti nella sanità. Questo da subito. (s)

Sanità: Speranza cambierà il decreto Calabria? Gli interventi di Siclari e Nesci

Stamattina in seduta comune delle Commissioni Sanità di Camera e Senato il ministro Roberto Speranza, dopo aver esposto la drammatica situazione della sanità in Calabria (tanto che è probabile un suo intervento di modifica al decreto votato la scorsa estate) ha ascoltato le richieste del sen. forzista Marco Siclari, uno dei più strenui sostenitori della lotta contro il commissariamento della sanità calabrese e la deputata pentastellata Dalila Nesci.

«Ho chiesto al Ministro – ha detto il sen. Siclari – di introdurre un fondo speciale destinato a risolvere le emergenze della sanità calabrese e di trasformare il “tetto massimo di spesa sanitaria” in “tetto minimo di spesa” per garantire la sostenibilità del nostro Servizio Sanitario Nazionale che rischia di collassare nel 2024 e non garantire più il diritto alla salute agli italiani. Nel 2024 mancheranno 52.000 medici e le liste di attesa aumenteranno di molto tranne per chi chiederà assistenza privata».

#Oggi, ho chiesto al #Ministro di introdurre un #fondo speciale destinato a #risolvere le emergenze della sanita calabrese e di #trasformare il “tetto massimo di spesa sanitaria” in “tetto #minimo di spesa” per garantire la #sostenibilità del nostro #ServizioSanitarioNazionale che #rischia di collassare nel 2024 e non garantire più il #dirittoallasalute agli italiani🇮🇹Nel 2024 mancheranno 52.000 #medici e le liste di #attesa aumenteranno di molto tranne per chi chiederà assistenza #privata 🙏🏻🙏🏻Marco Siclari Marco Siclari

Posted by Marco Siclari Senato on Thursday, 24 October 2019

Siclari aveva presentato un documento in cui evidenziava le indifferibili esigenze della sanità in Calabria e nel resto d’Italia:

  • Incrementare il numero di medici (oggi ne mancano 20.000 e nel 2024 ne mancheranno 54.000), infermieri, operatori sanitari e amministrativi sbloccando il turnover, aumentando da subito il numero degli ingressi nelle scuole di specializzazione, e prevedendo un sistema adeguato per selezionare in modo più coerente gli studenti che accedono alle facoltà di Medicina e Chirurgia aumentando comunque il numero degli iscritti al corso
  • Aumentare i salari a medici, infermieri, operatori e tecnici sanitari.
  • Rivedere il regolamento che disciplina il commissariamento della sanità nelle regioni, intervenendo eliminando il blocco del turnover fino a coprire le carenze organiche delle strutture ospedaliere.
    Prevedere, per le regioni commissariate, un fondo da utilizzare per la straordinaria manutenzione degli strumenti (TC, RM, ascensori, ambulanze ecc), l’acquisto di nuova strumentazione, di nuova tecnologia e di nuovi farmaci e per l’assunzione di personale medico sanitario nelle strutture ospedaliere dove vi è necessità e carenza di organico
  • Rivedere il Decreto Calabria che, dopo mesi di attuazione, dimostra di essere inefficace e di mettere a rischio l’intero sistema sanitario territoriale (320 milioni spesi per curare i calabresi fuori regione, il 21% di migrazione). Ho sollecitato il Ministro di intervenire per poterlo migliorare, considerando che lo stesso Ministro Speranza aveva espresso voto contrario quando fu discusso dal Parlamento. Chiediamo di eliminare il blocco del turnover fino a coprire le carenze organiche delle strutture ospedaliere e di destinare un fondo per la straordinaria manutenzione e l’acquisto di nuova strumentazione, di nuova tecnologia e di nuovi farmaci.
  • Prevedere l’esenzione dal ticket sanitario per i minori fino al quattordicesimo anno di età e per tutte le famiglie e i pensionati che hanno reddito basso
  • Introdurre, quali prestazione a carico del S.S.N., delle protesi dentarie per i pensionati con bassi livelli reddituali, nonché degli ausili e delle protesi per i soggetti disabili che vogliamo svolgere attività fisica e sportiva
  • Prevedere nel nuovo Patto per la Salute l’obbligo a carico delle Regioni di programmare idonee procedure che garantiscano la continuità assistenziale del malato in relazione alla patologia. Al regime di ricovero ordinario deve essere associata l’assistenza domiciliare, il supporto ed il sostegno assistenziale psicofisico per i malati terminali e per tutti coloro che soffrono di patologie più gravi ed invalidanti specialmente quelle motorie, neurologiche, cardiovascolari e oncologiche necessarie a migliorare le condizioni generali di cura e che diano dignità al paziente e per chi va incontro al fine vita. I più bisognosi di assistenza non possono essere lasciati nelle loro abitazioni a carico dei loro familiari perché mancano le strutture come l’Hospice, come le strutture di riabilitazione ecc ecc, lo Stato deve garantire dignità ai loro cittadini fino alla fine.

Dalila NesciLa deputata Nesci (M5S) ha chiesto al ministro Speranza di vigilare sui ritardi delle assunzioni: «non possiamo rischiare – ha sottolineato – chiusure di reparti». «Questa mattina – ha dichiarato la deputata grillina – sono intervenuta sul “caso Calabria” durante la seduta delle Commissioni congiunte del Senato e della Camera dei Deputati in tema di sanità durante la quale il Ministro della Salute Roberto Speranza ha condiviso le sue linee programmatiche».
«In particolare – continua la NESCI – ho ricordato al Ministro l’impegno del Governo “Conte 1” che ha emanato, e convertito in legge, il “Decreto Calabria”, proposto come uno spartiacque nella gestione sanitaria regionale, per ripristinare Lea e diritto alla salute. Tuttavia, si sono avviate dinamiche poco chiare tra la Struttura Commissariale ed il Tavolo di verifica interministeriale che vanno approfondite».
«Riguardo alle assunzioni di medici, infermieri, OSS e tecnici – avverte la NESCI – ancora poco incisivi sono stati gli strumenti messi in campo per superare l’annoso problema della carenza di personale nelle aziendale sanitarie ed ospedaliere. Nello specifico, le circa 400 assunzioni approvate tramite il Dca 135/2019, si limitano per lo più a ricalcare e riproporre le assunzioni già stabilite dall’ex Commissario ad Acta Massimo Scura e non prendono in considerazione le esigenze attuali». In conclusione la deputata Nesci ha detto di aspettare «al più presto una risposta dal Ministro Speranza affinché si evitino chiusure e riduzioni di reparti: si attui il “Decreto Calabria” senza tergiversare per non alimentare giochi perversi della vecchia guardia politica nelle aziende». (rp)

 

Approvato il decreto sanità: calabresi infuriati, grillini felici. Chi ha ragione?

Con 137 voti a favore e 103 contrari (oltre a 4 astenuti) il Senato ha approvato definitivamente il ddl n. 1315 di conversione in legge, com modificazioni, del decreto-legge n. 35 relativo alle misure emergenziali per il servizio sanitario della Regione Calabria, che era già stato approvato dalla Camera dei Deputati. Uno scarno scomunicato di poche righe mette fine al percorso di questo benedetto/maledetto decreto che i calabresi faranno fatica a digerire, visto che non porta alcun miglioramento nella drammatica situazione della sanità nella regione.

I grillini si dichiarano felici e sostengono che questo decreto segnerà il cambiamento. Sileri, peraltro, rassicura gli operatori privati che tutti i pagamenti pregressi saranno onorati (vedi intervista video a Calabria.Live del Presidente della Commissione Sanità al Senato Pierpaolo Sileri)* .

Di parere diametralmente opposto il sen. Marco Siclari, strenuo combattente, sin dal primo giorno, di una battaglia senza speranze. I suoi tantissimi emendamenti sono stati respinti dall’Aula, ma la manifestazione che ha promosso e organizzato davanti a Montecitorio, qualche risultato lo ha portato: «Dopo essere stato ricevuto insieme a una delegazione di medici e rappresentanti di categoria, – ha detto il sen. Siclari – sono stati approvati due ordini del giorno che prevedono l’impegno da parte del Governo a valutare l’opportunità di prevedere misure volte a consentire per la Regione Calabria una deroga ai limiti di spesa annua previsti dalla normativa vigente, al fine di programmare l’acquisto di prestazioni sanitarie e garantire il raggiungimento dei Livelli Minimi di Assistenza per la Specialistica Ambulatoriale. Il secondo punto impegna il Governo a valutare la possibilità di prevedere, per le aziende che hanno erogato prestazioni sanitarie e che vantano crediti certi, un meccanismo di pagamento delle predette prestazioni, previa esibizione di idonea documentazione che attesti la veridicità dei crediti, ciò a salvaguardia dei cittadino, beneficiario finale della prestazione, che dovrà essere sollevato da qualsivoglia possibile conseguenza negativa derivante dal mancato pagamento della prestazione di cui lo stesso è beneficiario».

«Considerando che la decretazione di urgenza utilizzata da questo Governo non ha reso possibile la modifica del decreto Calabria, – sostiene Siclari –  il confronto è stato comunque produttivo e siamo riusciti a strappare al Governo un impegno politico a valutare punti che sono fondamentali per non rendere totalmente inutile e dannoso questo decreto», ha concluso il senatore azzurro. Nel suo appassionato intervento in aula, Siclari ha urlato il suo sdegno, a nome dei calabresi contro un decreto – ha detto «che non tutela le realtà sane del territorio che sono la maggioranza. State penalizzando i cittadini che non avranno più garantito il diritto alla salute e tutta la Calabria perché state alimentando un pregiudizio e rimarcando un’etichetta che la parte sana dei calabresi, che ripeto è la stragrande maggioranza, sta lottando per eliminarla». Questo decreto – dice Siclari – non mantiene le promesse fatte: «Neanche un euro è stato destinato all’assistenza sanitaria e la politica ha gli stessi poteri di prima. Un super commissariamento non è la soluzione». (rp)

*L’intervista a Pierpaolo Sileri (M5S), Presidente Commissione Sanità al Senato

Il decreto entrato in vigore il 3 maggio 2019 e convertito oggi in legge.

 

 

Tutti in piazza contro il decreto Sanità Calabria, l’allarme dei laboratori di analisi

Arriveranno con pullman da ogni parte della Calabria, non importa se saranno pochi o tantissimi, conta, significativamente, far sentire la presenza di una regione che non tollera più che si legiferi sul suo futuro senza interpellare i propri rappresentanti politici, le istituzioni, i cittadini. All’appello lanciato dal sen. Marco Siclari stanno rispondendo in molti per esprime il disappunto di tutta la regione sull’approvazione di un decreto assurdo che non aiuta in alcun modo a risolvere i problemi della sanità in Calabria.

Che questo decreto creerà nuovi disagi sociali è più che accertato, ma soprattutto preoccupa per le ricadute che esso avrà sia per l’occupazione, in ambito sanitario, sia per le mancate prestazioni private, senza più convenzione, che costringeranno migliaia di calabresi a rinunciare alle cure mediche e agli accertamenti diagnostici, fino ad oggi fatti con professionalità – in cambio di zero pagamenti – da centinaia di professionisti e laboratori d’analisi.

A questo proposito c’è da registrare un documento della Federlab Calabria che riunisce le Associazioni delle istituzioni sanitarie private. «Le Associazioni di Categoria delle strutture di Specialistica ambulatoriale accreditata di tutta la Regione Calabria, AniSAP Calabria e FederLab Calabria, – si legge in una nota – intendono manifestare il proprio dissenso al Decreto Calabria, che sarà discusso in aula Senato il giorno 18 giugno. Riteniamo che questo decreto sia assolutamente inadeguato a rispondere al problema principale della Sanità Calabrese: la drammatica insufficienza dei servizi sanitari offerti dal SSR ai cittadini calabresi che si manifesta nel mancato raggiungimento dei Livelli minimi di Assistenza delle prestazioni erogate. In occasione della discussione del suddetto decreto le presenti Associazioni stanno organizzando una manifestazione che si terrà per l’appunto a Piazza Montecitorio in concomitanza della discussione del Decreto al Senato. Parteciperanno gli operatori sanitari e i lavoratori delle nostre strutture, nonché delegazioni di aziende calabresi che riforniscono le strutture di Specialistica e che pertanto saranno notevolmente compromesse dalla crisi di questo settore. Questa crisi, iniziata negli ultimi anni a causa della miope gestione commissariale dell’ingegnere Scura, verrà drammaticamente aggravata dall’attuale impostazione del decreto Calabria in approvazione al Senato. La formulazione attuale del decreto segnerà il crollo definitivo del settore accreditato di Specialistica Ambulatoriale con il rischio concreto che tutte le prestazioni sanitarie offerte dal nostro settore saranno convertite in prestazioni erogabili solo privatamente e cioè a totale carico dei cittadini. Gli erogatori accreditati di specialistica ambulatoriale garantiscono alla cittadinanza calabrese prestazioni sanitarie per conto del Sistema Sanitario Regionale di fondamentale importanza per l’assistenza sanitaria. Ci riferiamo a indagini sanitarie cardine per la prevenzione, la diagnosi e il monitoraggio delle patologie acute, croniche e infiammatorie: esami di laboratorio di analisi, ecografie, esami radiologici, Tac, risonanze, visite mediche specialistiche, tutti esami per i quali in Calabria si registrano liste di attesa di mesi o addirittura anni. Questi operatori forniscono prestazioni per conto del SSR per circa il 35% del fabbisogno di specialistica ambulatoriale dei calabresi, garantendo un servizio immediato, efficiente e di qualità e pertanto contribuendo a tamponare l’annoso problema delle liste d’attesa, in uno spirito di integrazione e complementazione del servizio offerto dalle strutture ospedaliere pubbliche».

«L’eventuale asfissia del sistema sanitario accreditato calabrese – prosegue la nota – avrà un effetto domino di non poco conto sul diritto alla salute dei calabresi. Sono infatti già in atto acquisizioni di strutture di laboratorio calabresi da parte di multinazionali. La demolizione della rete di strutture sanitarie accreditate e dell’offerta del servizio in convenzione determinerà un immediato e sostanziale vantaggio competitivo per queste multinazionali che si inseriranno prepotentemente nel territorio calabrese offrendo esclusivamente questi esami a pagamento. Pertanto l’approvazione del decreto in assenza di modifiche specifiche in tal senso determinerà in primo luogo un’ ulteriore e inaccettabile riduzione dell’erogazione di tali prestazioni sanitarie per conto del SSR, già abbondantemente al di sotto dei Livelli minimi di Assistenza (oggi garantite in 7 prestazioni/pro capite contro le 12 previste dal DCA 32/2017), un depauperamento della fruibilità del servizio per i cittadini, la cui capillarità sul territorio e prossimalità al paziente finora è stata garantita da una rete di strutture accreditate distribuita su tutto il territorio, che operano garantendo l’accesso al Sistema Sanitario Regionale anche nelle zone più disagiate della nostra Regione. A questo si deve aggiungere il crollo occupazionale che si avrà a seguito del fallimento o, nel migliore dei casi, del ridimensionamento delle strutture del settore. Il personale occupato nella rete della specialistica è costituito essenzialmente da personale altamente qualificato, quali medici, biologi, infermieri, tecnici di laboratorio, tecnici specializzati in specifiche mansioni sanitarie. Molte di queste figure professionali possiedono ulteriori titoli specialistici quali dottorati di ricerca, Specializzazioni sanitaria, master e specifici corsi di alta formazione. A questo si aggiunga il personale amministrativo che opera in tutte le strutture della Regione. Queste figure operano in maniera stabile da anni nella sanità accreditata e sono occupate prevalentemente con contratti di assunzione a tempo indeterminato. Si tratta di donne, uomini che hanno trovato una corretta allocazione professionale nel proprio territorio e che svolgono mansioni corrispondenti alle proprie competenze e ai propri studi formativi condotti per anni. A queste dirette conseguenze vanno aggiunti gli inevitabili effetti negativi sui comparti collegati, quali aziende fornitrici di servizi e materiale di consumo alle strutture calabresi. In questi mesi i cittadini calabresi, a causa dell’insufficiente acquisto di prestazioni sanitarie da parte della struttura commissariale, sono costretti a lunghissime file quotidiane per poter eseguire anche solo un emocromo in convenzione e si vedono, dopo ore di attesa, respinti al mittente, in quanto le prestazioni acquistate dal Governo sono insufficienti a garantire il minimo stabilito per legge».

Il documento conclude con un auspicio: «L’approvazione di uno specifico emendamento, presentato al Senato e finalizzato a destinare delle risorse vincolate esclusivamente al raggiungimento dei Livelli minimi di Assistenza laddove non sono garantiti, consentirebbe immediatamente ai Calabresi di poter godere delle prestazioni a cui hanno diritto, consentirebbe alla popolazione di poter usufruire di un servizio già esistente, efficiente e disponibile sul nostro territorio, consentirebbe a migliaia di Lavoratori calabresi di mantenere il proprio posto di lavoro, porrebbe un freno alla colonizzazione delle multinazionali che già da alcuni anno stanno operando attraverso una esternalizzazione delle nostre competenze fuori regione e uno svuotamento delle risorse umane e tecnologiche già cosi rare in Calabria. A tale già compromessa condizione del settore si deve aggiungere un ulteriore colpo inferto dalla possibilità di dichiarazione di dissesto per le aziende sanitarie ed ospedaliere, prevista nel suddetto decreto. La certificazione di dissesto che si ipotizza a breve travolgerà anche altre Asp oltre l’ASP di Reggio Calabria, trasformerà in inesigibili anche i crediti esigibili e dovuti alle aziende oneste che hanno lavorato per conto di tali Aziende sanitarie, e che hanno firmato impegni con le banche per avere anticipazioni finalizzate a fornire il servizio richiesto dalle aziende sanitarie. E così anche i pagamenti dovuti, ma non ottemperati nei tempi previsti per i consueti enormi ritardi nei pagamenti tipici delle aziende sanitarie rischieranno di essere annullati o drasticamente ridotti. Stiamo parlando di soggetti giuridici privati, soggetti a fallimento, per i quali è evidente che l’indebitamento con gli istituti bancari, il ricorso necessario agli affidamenti bancari ed ogni altra forma di finanziamento dell’attività privata ha ragion d’essere nella misura in cui i tempi di pagamenti siano certi o quanto meno preventivabili. Pertanto, in assenza di accoglimento delle modifiche a questi articoli, per come sono state proposte in emendamenti specifici e che dovrebbero quantomeno essere soggetti ad approfondita valutazione date le ripercussioni che tali determinazioni avranno nella vita dei calabresi, tantissime aziende, dalle piccolissime che occupano solo familiari a quelle più grandi e complesse che occupano decine e decine di dipendenti rischiano seriamente di entrare in una crisi irreversibile che determinerà la chiusura delle piccole strutture e la ristrutturazione o vendita delle medie e delle grandi con evidenti ricadute occupazionali negative che porteranno a licenziamenti generalizzati e/o collettivi». (rrm)

Questo decreto sanità farà danni in Calabria. Martedì tutti a Roma davanti a Montecitorio

di SANTO STRATI – Il decreto sanità Calabria che andrà in votazione finale martedì 18 al Senato è la più concreta dimostrazione di come il Sud e la Calabria siano considerati dal governo lega-stellato. Peggio che sudditi, i calabresi vengono privati del servizio sanitario con la sola preoccupazione di togliere la facoltà di nomina alla Regione, dimenticando quali sono in realtà i reali problemi della sanità: personale mancante ovunque, medici e paramedici, convenzioni ritirate ad ambulatori privati, che suppliscono egregiamente all’assenza delle strutture pubbliche, e soprattutto mai pagati dalla pubblica amministrazione (o con ritardi insostenibili per qualsiasi gestione economica), servizi di emergenza o di urgenza lasciati esclusivamente all’abnegazione di tanti medici e personale sanitario che fanno miracoli pur di non far mancare l’assistenza necessaria. Ecco perché questo decreto – se i nostri governanti avessero un minimo di dignità – dovrebbe cadere, prima ancora che sia appurata la sua lampante incostituzionalità.

Il Fatto Quotidiano, che, generalmente, è abbastanza tenero con i grillini (grandi responsabili di questo sfacelo) venerdì ha titolato un commento di Enzo Paolini in modo inequivocabile: “La disfatta non è della Calabria, ma dell’intero Paese”. «Nessuno – né il ministro, né i sottosegretari, né i commissari, non il presidente della Regione, neanche i sindaci – dice niente su come far rimanere in Calabria e i malati che sono consapevolmente, dolorosamente espulsi, mandati a curarsi in altre regioni. Una vergogna – scrive Paolini – che costa ai calabresi 300 milioni l’anno… La rinascita di un popolo, quello calabrese, paradigma di un Paese in ginocchio, non passa attraverso la dichiarazione di incostituzionalità di un decreto di commissariamento che espropria le istituzioni delle loro legittime funzioni, ma attraverso la riqualificazione della propria classe dirigente, che ha perso ogni contatto con i cittadini».

Non tutti, però, hanno perso il contatto. Due iniziative indicano che c’è ancora chi crede nel proprio mandato. La prima si tiene domani a Reggio: il sindaco Giuseppe Falcomatà ha convocato in seduta straordinaria in piazza Italia il consiglio comunale e quello metropolitano sul problema della sanità di Reggio (col dissesto conclamato dell’ASP): è la prima volta nella storia che il consiglio comunale e il consiglio metropolitano si convocano congiuntamente in piazza, per ascoltare le diverse istanze del mondo della sanità reggina, dando voce agli utenti, ai pazienti dei servizi, agli operatori, ai medici, ai professionisti che operano nelle strutture pubbliche e private presenti sul territorio comunale e metropolitano, con l’obiettivo di offrire indicazioni e percorsi su una tematica che assume un’altissima rilevanza sociale, per un territorio storicamente penalizzato sotto il profilo del diritto alla salute. Ci sarebbe da aspettarsi anche una presa di posizione sul decreto sanità, su cui – temiamo – i cittadini non sono stati adeguatamente informati.

L’altra iniziativa, molto più clamorosa, si deve al senatore azzurro Marco Siclari, un medico, reggino di nascita, che ha fatto della salute la sua battaglia quotidiana nelle aule del Parlamento. Siclari – come è possibile ascoltare nel suo contributo video – invita alla mobilitazione tutta la Calabria, ovvero i calabresi che hanno a cuore la propria salute e quella dei loro cari. Martedì 18 in Senato si vota sul decreto Sanità, dopo che sono stati respinti tutti i 152 emendamenti presentati: Siclari ha organizzato una manifestazione a Roma, alle 14.30 davanti a Montecitorio per difendere il diritto alla salute dei calabresi. Partiranno molti pullman da ogni parte della Calabria e non sappiamo ancora quanti aderiranno a quest’invito alla mobilitazione. Una volta tanto, al di là degli schieramenti politici, sarebbe auspicabile vedere insieme tutti i sindaci dei capoluoghi e dei centri grandi e piccoli, i rappresentanti delle istituzioni (Regione, Province, Comuni) accanto a semplici cittadini per mostrare il volto unito di una Calabria che non è più disposta a tacere.

Nel decreto – avverte Siclari – «c’è soltanto la possibilità di sostituire una parte degli attuali lavoratori che andranno in pensione, molti dei quali con la quota 100, e quindi non aumenterà l’organico delle strutture sanitarie perché già adesso, tutte le strutture pubbliche, sono tutte senza medici ed infermieri rispetto al fabbisogno salute del territorio. Mancano 1410 medici, 2.800 infermieri, 1.000 tecnici sanitari. Il decreto non prevede alcuna risorsa per aumentare l’organico nelle strutture ospedaliere e soprattutto con il dissesto distrugge le aziende sanitarie che hanno lavorato in modo trasparente e onesto in questi anni sostituendo il pubblico che ha infinite liste di attesa. I laboratori di analisi e centri diagnostici accreditati saranno costretti a chiudere o rimanere aperti facendo pagare, per intero, il costo delle prestazioni sanitarie ai cittadini calabresi che troveranno infinite liste di attesa negli ospedali pubblici. L’aumento dei costi delle prestazioni sanitarie costringerà molti miei concittadini a rinunciare alle cure perché non potranno pagarle e le liste di attese porteranno all’aumento delle cure fuori dalla regione Calabria per i cittadini che potranno cercare speranza di guarigione altrove. Questa è la reale situazione che sono pronto a sottoscrivere e a dibattere in un confronto pubblico con il Ministro Grillo o il commissario Cotticelli, tutto il resto è demagogia e politica a fine elettorale mentre i bambini, gli ammalati e gli anziani rischiano sulla loro pelle le scelte della politica che vuole un decreto inutile e che non aiuta il diritto alla salute. Contattare il numero 349 6197709 per aderire alla manifestazione. Il pullman è gratis per manifestare per il nostro fondamentale diritto!».

Non riteniamo che sia un disegno di natura propagandistica o elettorale questo di Siclari, ma un sincero sdegno di un calabrese che si sente vicino ai calabresi. Nessuno pensi di sminuire il significato di questa manifestazione, solo perché l’ha promosso un senatore di Forza Italia, che peraltro è uno dei tantissimi giovani calabresi che ha dovuto lasciare la propria terra per crescere professionalmente e costruire il futuro. Quel futuro che viene continuamente negato ai nostri giovani laureati, apprezzati e utilizzati a piene mani dalle regioni ricche o dal resto del mondo che capisce il valore di questi ragazzi e offre loro opportunità di crescita, di formazione, di specializzazione, di successo. È un invito che deve trovare solidali i calabresi e soprattutto i loro rappresentanti politici, perché dalla piazza il dibattito vada in Parlamento.

Stavolta non si parla, però, dell’emigrazione intellettuale, dramma sociale che i nostri ragazzi vivono in prima persona, ma di salute. I calabresi, scippati di tutto, si vedono sottrarre anche il diritto di potersi curare nella propria terra, dove ci sono fior di specialisti e la malasanità non è colpa dei medici e del personale. La Calabria, dovrebbe trovarsi riunita davanti a Montecitorio a urlare il suo risentimento e la sua indignazione, fino a far vergognare chi ancora contrabbanda come panacea di tutti i mali questo assurdo decreto che per la Sanità calabrese non prevede neanche un euro. La Lega in Calabria sta costruendo una realtà politica impensabile fino a qualche anno fa: Salvini e i suoi dimostrino che ci tengono davvero a questa terra, non valutandola soltanto come terra di conquista elettorale, abbiano il coraggio di far cadere il decreto e avviare un discorso nuovo, serio, che prenda in considerazione la salute, prima di tutto, e le reali esigenze dei malati e dei cittadini.

È fin troppo facile prevedere che non succederà. E che probabilmente l’iniziativa di Siclari non troverà il consenso sperato, se non ci sarà una partecipazione significativa e forte. Però i calabresi si ricordino di dire basta e di alzare la voce, democraticamente e con la dignità che fa parte della loro (e della nostra) storia. (s)

Probabile incostituzionalità, Oliverio ricorre alla Consulta per impugnare Decreto Sanità

Il Decreto Sanità approvato dal Consiglio dei Ministri, riunito in via straordinaria a Reggio, potrebbe mostrare profili di incostituzionalità. Il Decreto – che di fatto commissaria ancora una volta la sanità in Calabria, sottraendola alle competenze regionali – sarà impugnato davanti alla Consulta dal Presidente della Regione Mario Oliverio che, ovviamente, contesta le scelte del Governo che mortificano l’autonomia regionale.

Il ministro della Salute Giulia Grillo difende l’operato del Consiglio dei Ministri e il Decreto che porta la sua firma. «Intervento emergenziale ma inevitabile – ha detto – di fronte a 160 milioni di disavanzo e Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) fermi a 136 (il minimo è 160). Il decreto durerà 18 mesi: è una situazione unica in Italia. La misura arriva dopo 10 anni di commissariamento: è evidente che gli strumenti ordinari non sono sufficienti a rimuovere gli ostacoli che non consentono alla sanità calabrese di riemergere».

Un decreto che non piace ai vertici della Regione e, a quanto pare, non risolve la gravissima situazione calabrese nel campo della sanità: «In questo modo – ha osservato il presidente Oliverio –rafforzano un’esperienza fallimentare. Non è vero, come dice la ministra, che evidentemente non è stata informata o è stata informata male, che negli ultimi dieci anni la gestione della sanità è stata in capo alla Regione. C’erano già i commissari e dalla fine del 2014 hanno controllato tutto persone nominate dal Governo».

Il ragionamento di Oliverio è molto semplice: si è visto che i commissariamenti non solo non hanno prodotto risultati ma addirittura, in molto casi, hanno creato ulteriori problemi e incrementi nei costi, occorre superare la logica di affidare la sanità ai commissari, togliendo il controllo all’amministrazione locale. «Il potere centrale – ha detto Oliverio – che si è sostituito al potere ordinario regionale nel corso di questi dieci anni ha mostrato sul campo di fallire. Nel 2010 i calabresi che andavano a curarsi fuori costavano alle casse regionali 200 milioni, adesso la cifra è salita a 320».

Si giustifica Oliverio sugli addebiti attribuiti alla sua gestione: «È vero che i direttori generali venivano nominati dal presidente ma poi rispondevano al commissario, che si occupava della programmazione sanitaria e delle risorse. In questi anni non abbiamo fatto nemmeno un atto deliberativo di giunta sulla sanità e se doveva essere aperto un servizio o fatto un bando per assumere un primario se ne occupava sempre il tecnico incaricato dal governo. Nominare i manager della aziende sanitarie e ospedaliere non vuol dire controllare la sanità, come dice la ministra, perché poi il loro lavoro era svolto con il commissario. Riguardo agli acquisti dei beni sanitari, abbiamo una centrale unica regionale, per questo mi chiedo come mai ora passino tutto a Consip».

Se ci sono profili di incostituzionalità nel decreto lo valuterà la Corte Costituzionale, alla quale, peraltro, il presidente Oliverio si è già rivolto quando sono stati nominati gli ultimi due commissari, il generale Saverio Cotticelli e il manager della sanità Thomas Schael.

C’è da dire che a proposito del decreto continua il fuoco di sbarramento del senatore di Forza Italia Marco Siclari, che, dal primo giorno dalla sua elezioni, non ha mai mancato di sottolineare l’inadeguatezza delle soluzioni adottate per la sanità in Calabria. Sabato ha convocato a Palazzo Campanella, a Reggio, una conferenza stampa per illustrare il percorso utile a superare l’emergenza, ovvero le proposte per salvare la sanità calabrese che il decreto di oggi , secondo Siclari, di certo non aiuta.

Calabria.Live del 18 aprile 2018

A parziale attenuazione dello scetticismo che abbiamo manifestato col titolo di stamattina, occorre dire che la pur velocissima riunione del Consiglio dei Ministri a Reggio ha approvato anche il decreto “sblocca cantieri”  (che modifica il codice degli appalto e domani dovrebbe apparire sulla Gazzetta ufficiale).

«Questo – ha detto il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante la conferenza stampa tenuta alla Prefettura a chiusura della riunione – è stato un Consiglio dei ministri che non ha solo valore simbolico, ma concreto, perché portiamo misure concrete, che confidiamo potranno portare risultati a questo territorio. I problemi sono tanti». Conte ha voluto sottolineare che il Governo pensa al Sud: «Non ci dimentichiamo della Calabria: l’attenzione sarà costante per la Calabria e tutto il Sud, vogliamo il suo riscatto. La Calabria è un territorio sovente ahimè dimenticato e per questo abbiamo convocato questo Cdm, non solo simbolico ma operativo, per testimoniare la vicinanza del governo alla comunità calabrese e per dire loro che non ci siamo affatto dimenticati della Regione». (rp)

Ecco il testo del decreto sulla sanità in Calabria approvato dal Consiglio dei Ministri:

SCHEMA DI DECRETO-LEGGE RECANTE MISURE EMERGENZIALI PER IL SERVIZIO SANITARIO DELLA REGIONE CALABRIA E AL TRE MISURE URGENTI IN MATERIA SANITARIA

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA VISTI gli articoli 77 e 87, quinto comma, della Costituzione;

RITENUTA la straordinaria necessità e urgenza di prevedere, allo scopo di non pregiudicare l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza, misure eccezionali per la Regione Calabria in relazione alla situazione di estrema criticità determinata dalle perduranti condizioni di mancato riequilibrio economico finanziario dal disavanzo del settore sanitario, in connessione anche alle riscontrate inadempienze e irregolarità amministrative e gestionali, al fine di ricondurre l’azione amministrativa ai principi di legalità, imparzialità, efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa a tutela del diritto alla salute dei cittadini;

ACCERTATA la persistenza delle condizioni di disavanzo del settore sanitario, del mancato raggiungimento del punteggio minimo previsto dalla griglia dei livelli essenziali di assistenza, nonché di rilevanti criticità connesse alla gestione amministrativa, riscontrati, da ultimo, dai Tavoli di verifica degli adempimenti e dal Comitato permanente per la verifica dei LEA nella seduta congiunta del 4 aprile 2019;

RITENUTA la straordinaria necessità ed urgenza di adottare misure in materia di carenza di personale sanitario, in materia di formazione sanitaria, di carenza di medicinali, di fascicolo sanitario elettronico e altre misure, tutte volte a garantire e a promuovere la continuità nell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza e ad assicurare una maggiore efficienza e funzionalità del Servizio sanitario nazionale nonché una migliore erogazione delle prestazioni, rispondendo in maniera sempre più adeguata alle esigenze dell’utenza;

VISTA la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 18 aprile 2019

SULLA PROPOSTA del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro della salute, di concerto con i Ministri dell’interno, della difesa, dell’economia e delle finanze e per gli affari regionali e le autonomie;

E M A N A

il seguente decreto-legge:

TITOLO I
(Disposizioni urgenti per il Servizio sanitario della Regio11e Calabria)

ART. 1 (Ambito di applicazione)

I. Il presente Titolo reca disposizioni speciali per la Regione Calabria volte a ripristinare il rispetto dei livelli essenziali di assistenza in ambito sanitario di cui all’articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione, nonché ad assicurare il raggiungimento degli obiettivi del piano di rientro dai disavanzi del servizio sanitario regionale, di cui al decreto legge 1 ° ottobre 2007, n. 159 e della legge 23 dicembre 2009, n. 191, secondo i relativi programmi operativi.

ART. 2
(Verifica straordinaria sui direttori generali degli enti del Servizio sanitario regionale)

1. Il Commissario ad acta per l’attuazione dei piani di rientro dal disavanzo nel settore sanitario, di seguito denominato “Commissario ad acta”, nominato ai sensi del combinato disposto dell’articolo 4 del decreto legge 1 ° ottobre 2007, n. 159, e dell’articolo 2, comma 84, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, entro trenta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto e, successivamente, almeno ogni sei mesi, è tenuto ad effettuare una verifica straordinaria sull’attività dei direttori generali delle aziende sanitarie, delle aziende ospedaliere e delle aziende ospedaliere universitarie, ai sensi di quanto disposto dall’articolo 2 del decreto legislativo 4 agosto 2016, n. 171. La verifica è volta altresì ad accertare se le azioni poste in essere da ciascun direttore generale sono coerenti con gli obiettivi di attuazione del piano di rientro, anche sotto il profilo dell’eventuale inerzia amministrativa o gestionale. Il Commissario ad acta, nel caso di valutazione negativa del direttore generale, previa contestazione e nel rispetto del principio del contraddittorio, provvede motivatamente, entro quindici giorni dall’avvio del procedimento e senza il parere di cui all’articolo 2, comma 5, del decreto legislativo n. 171 del 2016, a dichiararne l’immediata decadenza dall’incarico, nonché a risolverne il relativo contratto. In caso di valutazione positiva, al direttore generale si estendono le disposizioni relative alle attribuzioni ed ai compiti dei commissari straordinari di cui ali ‘articolo 3, comma 6, nonché all’articolo 5, comma 1.

ART. 3
(Commissari straordinari degli enti del Servizio sanitario regionale)

1. In caso di valutazione negativa del direttore generale ai sensi dell’articolo 2, comma 1, il Commissario ad acta, previa intesa con la Regione, nomina un Commissario straordinario. In mancanza d’intesa entro il termine perentorio di dieci giorni, la nomina è effettuata con decreto del Ministro della salute, su proposta del Commissario ad acta, previa delibera del Consiglio dei ministri. Quando risulti nominato dalla Regione Calabria, in luogo del direttore generale, un commissario che, a qualsiasi titolo, ne svolge le funzioni, questi decade alla data di entrata in vigore del presente decreto e si applicano le disposizioni del presente articolo.

2. Il Commissario straordinario è scelto, anche nell’ambito dell’elenco nazionale di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 4 agosto 20 I 6, n. 171, fra soggetti di comprovata competenza ed esperienza, in particolare in materia di organizzazione sanitaria o di gestione aziendale, anche in quiescenza. Restano ferme le disposizioni in materia d’inconferibilità e incompatibilità, nonché le preclusioni di cui all’articolo 3, comma 11, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502. La nomina a Commissario straordinario costituisce causa legittima di recesso da ogni incarico presso gli enti del servizio sanitario nazionale e presso ogni altro ente pubblico. Il Commissario straordinario, se dipendente pubblico, ha altresì diritto all’aspettativa non retribuita con conservazione dell’anzianità per tutta la durata dell’incarico.

3. Fino alla nomina del Commissario straordinario, si applica quanto previsto dall’articolo 3, comma 6, settimo periodo, del decreto legislativo n. 502 del 1992. In mancanza del direttore amministrativo e del direttore sanitario, l’ordinaria amministrazione è garantita dal dirigente amministrativo più anziano per età.

4. Può essere nominato un unico Commissario straordinario per più enti del servizio sanitario regionale.

5. La Regione Calabria corrisponde, al Commissario straordinario il compenso stabilito dalla normativa regionale per i direttori generali dei rispettivi enti del servizio sanitario, anche cumulativamente nei casi di cui al comma 4. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, adottato di concerto col Ministro della salute entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, è definito un compenso aggiuntivo per l’incarico di Commissario straordinario, comunque non superiore a euro 50.000 al lordo degli oneri riflessi a carico dell’amministrazione. Restano comunque fermi i limiti di cui all’articolo 23-ter, commi 1 e 2, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214. Per i Commissari straordinari residenti al di fuori del territorio regionale è altresì previsto il rimborso delle spese documentate, entro il limite di 20.000 euro annui. Per l’attuazione del presente comma è autorizzata la spesa di euro 4 72.500 annui per gli anni 2019 e 2020 e alla relativa copertura si provvede ai sensi dell’articolo 14.

6. Entro nove mesi dalla nomina, il Commissario straordinario adotta l’atto aziendale di cui all’articolo 3, comma 1-bis, del decreto legislativo n. 502 del 1992, anche in deroga ai relativi principi e criteri previsti da disposizioni regionali, al fine di assicurarne la coerenza con i piani di rientro dai disavanzi nel settore sanitario e con i relativi programmi operativi, e al fine di ridefinire le procedure di controllo interno.

7. Entro sei mesi dalla nomina e, successivamente, almeno ogni sei mesi, il Commissario ad acta provvede alla verifica delle attività svolte dal Commissario straordinario, per le cui modalità si rinvia, in quanto applicabili, all’articolo 2, comma 1. In caso di valutazione negativa, il Commissario ad acta dispone la decadenza immediata dall’incarico e provvede alla relativa sostituzione.

8. L’incarico di Commissario straordinario è valutabile quale esperienza dirigenziale ai fini di cui al comma 7-ter dell’articolo 1 del decreto legislativo 4 agosto 2016, n. 171.

9. I Commissari straordinari restano in carica fino al termine di cui ali ‘articolo 15, comma I, e comunque fino alla nomina, se anteriore, dei direttori generali individuati, ai sensi dell’articolo 􀀼2 del decreto legislativo n. 171 del 2016, in esito a procedure selettive, che sono avviate dalla Regione Calabria decorsi dodici mesi dall’entrata in vigore nel presente decreto.

ART. 4
(Direttori amministrativi e direttori sanitari degli enti del Servizio sanitario regionale)

1. Il Commissario straordinario o il direttore generale verifica periodicamente, e comunque entro sessanta giorni dalla nomina ovvero dalla valutazione positiva effettuata dal Commissario ad acta, che non sussistano i casi di cui all’articolo 3, comma 1, quinto periodo, del decreto legislativo n. 171 del 2016, in relazione all’attività svolta dai direttori amministrativi e sanitari. Qualora sia dichiarata la decadenza dei direttori amministrativi e sanitari, il Commissario straordinario o il direttore generale li sostituisce attingendo dagli elenchi di idonei di quelle Regioni che hanno provveduto ad effettuare, ai fini dell’iscrizione in tali elenchi, la selezione per titoli e colloquio mediante la commissione individuata ai sensi del citato articolo 3 del decreto legislativo n. 171 del 2016.

ART. 5
(Dissesto finanziario degli enti del Servizio sanitario regionale)

1. Entro novanta giorni dalla nomina, il Commissario straordinario, anche avvalendosi, ai sensi degli articoli 8 e 9, dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali e del Corpo della Guardia di finanza, effettua una verifica generale sulla gestione dell’ente cui è preposto. Laddove emergano gravi e reiterate irregolarità nella gestione dei bilanci, anche alla luce delle osservazioni formulate dal collegio sindacale o delle pronunce della competente sezione regionale della Corte dei conti, ovvero una manifesta e reiterata incapacità nella gestione del contenzioso ovvero comprovate disfunzioni nell’erogazione dei servizi sanitari, il Commissario straordinario propone al Commissario ad acta di disporre la gestione straordinaria dell’ente, alla quale sono imputate, con bilancio separato rispetto a quello della gestione ordinaria, tutte le entrate di competenza e tutte le obbligazioni assunte fino al 31 dicembre 2018.

2. Alla gestione straordinaria provvede un Commissario straordinario di liquidazione, nominato dal Commissario ad acta d’intesa con il Ragioniere generale dello Stato, fra dirigenti o funzionari del Ministero dell’economia e delle finanze e di altre amministrazioni dello Stato, in servizio o in quiescenza, dotati di idonea esperienza nel campo finanziario e contabile ovvero fra gli iscritti nel registro dei revisori contabili, nell’albo dei dottori commercialisti e nell’albo dei ragionieri.

3. Con successivo decreto del Ministro della salute, adottato di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, è definito il compenso del Commissario straordinario di liquidazione, il cui onere è posto a carico alla massa passiva dell’ente per il quale sia stata disposta la gestione straordinaria ai sensi del comma 1 del presente articolo.

4. Per la gestione straordinaria si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni del Titolo VIII della Parte II del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. Resta ferma in ogni caso l’applicazione, per tutte le obbligazioni contratte anteriormente al 31 dicembre 2018, dell’articolo 248, commi 2, 3 e 4, e dell’articolo 255, comma 12, del citato decreto legislativo n. 267 del 2000.

5. È data facoltà al Commissario ad acta di nominare w1 unico Commissario straordinario di liquidazione per uno o più enti del servizio sanitario regionale che si trovino nelle condizioni di cui al primo comma del presente articolo.

6. Entro trenta giorni dalla nomina, il Commissario straordinario di liquidazione presenta al Commissario ad acta, che l’approva entro i successivi novanta giorni, il piano di rientro aziendale, contenente la ricognizione della situazione economico-finanziaria dell’ente, nonché l’indicazione delle coperture finanziarie necessarie per la relativa attuazione, nei limiti delle risorse disponibili. A tali fini è autorizzata l’apertura di apposite contabilità speciali di tesoreria unica, ai sensi della legge 29 ottobre 1984, n. 720, intestate alla gestione straordinaria di cui al comma 2. Il piano di rientro assorbe, anche in deroga alle vigenti disposizioni di legge, tutte le somme derivanti da obbligazioni contratte, a qualsiasi titolo, alla data del 31 dicembre 2018, anche non scadute, e contiene misure idonee a garantire il sollecito rientro dall’indebitamento pregresso.

ART. 6
(Appalti, servizi e forniture per gli Enti del Servizio sanitario della Regione Calabria)

1. Gli enti del servizio sanitario della Regione Calabria si avvalgono esclusivamente degli strumenti di acquisto e di negoziazione aventi ad oggetto beni, servizi e lavori di manutenzione messi a disposizione da CONSIP S.p.A. nell’ambito del Programma di razionalizzazione degli acquisti della Pubblica Amministrazione ovvero, previa convenzione, di centrali di committenza di altre regioni per l’affidamento di appalti di lavori, servizi e forniture, strumentali all’esercizio delle proprie funzioni, superiori alle soglie di rilevanza comunitaria di cui all’articolo 35 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50. Resta ferma, in ogni caso, la facoltà di avvalersi del Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche per la Sicilia-Calabria.

2. Per l’affidamento di appalti di lavori, servizi e forniture inferiori alle soglie di rilevanza comunitaria di cui all’articolo 35 del decreto legislativo n. 50 del 2016, il Commissario ad acta stipula un protocollo d’intesa con l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) ai sensi dell’articolo 213, comma 3, lettera h) del medesimo decreto legislativo a cui si adeguano gli enti del servizio sanitario della Regione Calabria.

3. Al fine di assicurare la coerenza e la fattibilità degli interventi individuati dagli atti di programmazione previsti dalla legislazione vigente, ed, in ogni caso, nell’ambito delle risorse da questi assegnate, il Commissario ad acta predispone un Piano triennale straordinario di edilizia sanitaria e di adeguamento tecnologico della rete di emergenza, della rete ospedaliera e della rete territoriale della Regione Calabria. Il Piano è approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri dell’economia e delle finanze, della salute, delle infrastrutture e dei trasporti, del lavoro delle politiche sociali. Con l’approvazione del Piano sono revocate le misure già adottate, in contrasto con la nuova programmazione.

4. Per i progetti di edilizia sanitaria da finanziare ai sensi dell’articolo 20 della legge 11 marzo 1988, n. 67, per i quali alla data di entrata in vigore del presente decreto non sia stato ancora definito il livello di progettazione richiesto per l’attivazione dei programmi di investimento e appalto dei lavori, gli enti del servizio sanitario della Regione Calabria possono avvalersi, previa convenzione, di INVIT ALIA S.p.A. quale centrale di committenza.

5. Per garantire l’erogazione delle prestazioni sanitarie, anche in osservanza delle indicazioni previste nel vigente Piano nazionale di governo delle liste di attesa, è autorizzata per la Regione Calabria, per l’anno 2019, la spesa di euro 82.164.205 per l’ammodernamento tecnologico, in particolare per la sostituzione e il potenziamento delle tecnologie rientranti nella rilevazione del fabbisogno 2018-2020 del Ministero della salute, a valere sulle risorse di cui all’articolo 20 della legge n. 67 del 1988.

ART. 7
(Misure straordinarie di gestione delle imprese esercenti attività sanitaria per conto del Servizio sanitario regionale nell’ambito della prevenzione della corruzione)

1. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 32, comma 1, del decreto legge 24 giugno 2014 n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, il Commissario straordinario propone, alternativamente, al Prefetto una delle misure di cui alle lettere a) e b) del medesimo articolo 32, comma 1, nei confronti delle imprese che esercitano attività sanitaria per conto del Servizio sanitario regionale, in base agli accordi contrattuali di cui ali ‘articolo 8-quinquies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, dandone contestuale informazione al Presidente dell’ ANAC e al Commissario ad acta.

ART. 8
(Supporto dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali)

1. Per le finalità di cui al presente decreto, l’Agenzia per i servizi sanitari regionali (AGENAS) di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 30 giugno 1993, n. 266, fornisce, su indirizzo e con il coordinamento del direttore generale dell’Agenzia, supporto tecnico e operativo al Commissario ad acta e ai Commissari straordinari.

2. Per la realizzazione di quanto previsto al comma I, l ‘AGENAS può avvalersi di personale comandato, ai sensi dell’articolo 17, comma 14, della legge 15 maggio 1997, n. 127.

3. Per le finalità di cui al comma 1, l’ AGENAS può ricorrere a profili professionali attinenti ai settori dell’analisi, valutazione, controllo e monitoraggio delle performance sanitarie, anche con riferimento alla trasparenza dei processi, con contratti di lavoro flessibile.

4. Per l’attuazione dei commi 2 e 3 del presente articolo è autorizzata la spesa nel limite massimo di euro 2.000.000,00 per l’anno 2019 e di euro 4.000.000,00 per l’anno 2020 e alla relativa copertura si provvede ai sensi dell’articolo 14, comma 2.

ART. 9
(Ulteriori disposizioni in tema di collaborazione e supporto ai Commissari)

1. Nell’esercizio delle proprie funzioni il Commissario ad acta e i Commissari straordinari possono avvalersi del Corpo della Guardia di finanza per lo svolgimento di attività dirette al contrasto delle violazioni in danno degli interessi economici e finanziari connessi all’attuazione del piano di rientro dai disavanzi del servizio sanitario nella Regione Calabria. A tal fine, il Corpo della Guardia di finanza opera nell’ambito delle autonome competenze istituzionali, esercitando i poteri previsti dal decreto legislativo 19 marzo 2001, n. 68.

2. Per le finalità di cui al comma 1, il Ministero della salute stipula apposita convenzione con la Guardia di finanza, con la quale sono stabilite le modalità operative della collaborazione e le procedure di ristoro degli oneri sostenuti dal Corpo relativi al personale impiegato, ai beni e ai mezzi strumentali eventualmente utilizzati, anche a norma dell’articolo 2133 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66.

ART. 10
(Aziende sanitarie sciolte ai sensi dell’articolo 146 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267)

1. Nel caso in cui siano adottati i provvedimenti di cui agli articoli 143, 144, 145 e 146 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni del presente decreto. In tali casi, la Commissione straordinaria per la gestione dell’ente di cui all’articolo 144 del medesimo decreto legislativo n. 267 del 2000, fermi restando i compiti e le prerogative ad essa assegnati dalla legislazione vigente, opera in coerenza con l’attuazione degli obiettivi del piano di rientro dal disavanzo nel settore sanitario, nonché di quelli dei piani di riqualificazione dei servizi sanitari.

2. Per le finalità di cui al presente articolo, la Commissione straordinaria di cui all’articolo 144 del decreto legislativo n. 267 del 2000, oltre al personale in posizione di sovraordinazione di cui all’articolo 145, primo comma, del medesimo decreto legislativo, può avvalersi, in via temporanea, anche in deroga alle disposizioni vigenti, in posizione di comando o di distacco, di esperti nel settore pubblico sanitario, nominati dal prefetto competente per territorio su proposta del Ministro della salute, con oneri a carico del bilancio dell’azienda sanitaria locale od ospedaliera interessata.

3. Per le finalità di cui ali’ articolo 3 del presente decreto, i termini di cui al comma 6 del medesimo articolo e di cui all’articolo 4, comma 1, decorrono dall’insediamento della Commissione straordinaria di cui all’articolo 144 del menzionato decreto legislativo n. 267 del 2000, ovvero, se la Commissione è già insediata, dalla data di entrata in vigore del presente decreto. In tali casi la Commissione straordinaria adotta i provvedimenti previsti dall’articolo 3, comma 6, e dall’articolo 4, sentito il Commissario ad acta.

4. Nel caso in cui gli enti del Servizio sanitario regionale siano interessati dai provvedimenti di cui agli articoli 143, 144, 145 e 146 del decreto legislativo n. 267 del 2000, la Commissione straordinaria di cui all’articolo 144 del decreto legislativo n. 267 del 2000 segnala al Commissario ad acta la sussistenza dei presupposti per l’applicazione della disciplina del dissesto finanziario di cui all’articolo 5. Il termine previsto dall’articolo 5, comma 1, decorre dalla data di insediamento della Commissione ovvero, se già insediata, dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

TITOLO II
Disposizioni urgenti in materia di salute

ART. 11
(Disposizioni in materia di personale e di nomine negli enti del Servizio sanitario nazionale)

1. A decorrere dal 2019, la spesa per il personale degli enti del Servizio sanitario nazionale di ciascuna Regione e Provincia autonoma di Trento e di Bolzano, nell’ambito del livello del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard cui concorre lo Stato e ferma restando la compatibilità finanziaria, sulla base degli indirizzi definiti da ciascuna Regione e Provincia autonoma di Trento e di Bolzano e in coerenza con i piani triennali dei fabbisogni di personale, non può superare il valore della spesa sostenuta nell’anno 2018, come certificata dal Tavolo di verifica degli adempimenti di cui all’articolo 12 dell’intesa 23 marzo 2005 sancita in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, o, se superiore, il valore della spesa prevista dall’articolo 2, comma 71, della legge 23 dicembre 2009, n. 191. I predetti valori sono incrementati annualmente, a livello regionale, di un importo pari al 5 per cento dell’incremento del Fondo sanitario regionale rispetto all’esercizio precedente. Tale importo include le risorse per il trattamento accessorio del personale, il cui limite, definito dall’articolo 23, comma 2, del decreto legislativo 27 maggio 2017, n. 75, è adeguato, in aumento o in diminuzione, per garantire l’invarianza del valore medio pro-capite, riferito all’anno 2018, prendendo a riferimento come base di calcolo il personale in servizio al 31 dicembre 2018. Dall’anno 2021, il predetto incremento di spesa del 5 per cento è subordinato all’adozione di una metodologia per la determinazione del fabbisogno di personale degli enti del Servizio sanitario nazionale, in coerenza con quanto stabilito dal decreto ministeriale 2 aprile 2015, n. 70, e con l’articolo 1, comma 516, lettera c), della legge 30 dicembre 2018, n. 145.

2. Ai fini del comma 1, la spesa è considerata al lordo degli oneri riflessi a carico delle amministrazioni e dell’imposta regionale sulle attività produttive, per il personale con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, a tempo determinato, di collaborazione coordinata e continuativa e di personale che presta servizio con altre forme di rapporto di lavoro flessibile o con convenzioni. La predetta spesa è considerata al netto degli oneri derivanti dai rinnovi dei contratti collettivi nazionali di lavoro successivi all’anno 2004, per personale a carico di finanziamenti comunitari o privati e relativi alle assunzioni a tempo determinato e ai contratti di collaborazione coordinata e continuativa per l’attuazione di progetti di ricerca finanziati ai sensi dell’articolo 12-bis del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502.

3. Le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, previo accordo da definirsi con il Ministero della salute ed il Ministero dell’economia e delle finanze, possono ulteriormente incrementare i limiti di spesa di cui al comma I di un ammontare non superiore alla riduzione strutturale della spesa già sostenuta per servizi sanitari esternalizzati prima dell’entrata in vigore del presente decreto.

4. Le disposizioni di cui all’articolo 2, comma 73, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, si applicano con riferimento a quanto previsto dal presente articolo. Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano indirizzano e coordinano la spesa dei propri enti del servizio sanitario in conformità a quanto è previsto dal comma I.

5. In deroga ali’ articolo I del decreto legislativo 4 agosto 2016, n. 1 71, e nelle more della revisione dei requisiti per l’iscrizione nel relativo elenco, i direttori generali degli istituti zooprofilattici sperimentali sono nominati ai sensi dell’articolo 11, commi 5 e 6, del decreto legislativo 28 giugno 2012, n. 106.

ART. 12
(Disposizioni sulla formazione in materia sanitaria e sui medici di medicina generale)

1. Per consentire agli atenei una migliore organizzazione degli esami di Stato di abilitazione all’esercizio della professione di medico-chirurgo, il termine di cui all’articolo 7, comma 2, del decreto ministeriale 9 maggio 2018, n. 58 decorre dalla sessione di esame del mese di luglio 2021. Alle prove di esame relative agli anni 2019 e 2020 continuano ad applicarsi le disposizioni di cui al decreto ministeriale 19 ottobre 2001, n. 445. In via transitoria, coloro che non hanno ancora svolto il tirocinio pratico valutativo di cui all’articolo 3 del predetto decreto, possono effettuarlo a partire dal mese di maggio 2019 e accedere, pertanto, alla prima sessione di esame, relativa all’anno 2019, prevista per il prossimo mese di luglio 2019.

2. All’articolo 1, commi 547 e 548, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, dopo le parole “medici” sono inserite le seguenti: “e medici veterinari”.

3. Fino al 31 dicembre 2021 i laureati in medicina e chirurgia abilitati ali’ esercizio professionale e già risultati idonei al concorso per l’ammissione al corso triennale di formazione specifica in medicina generale, che siano stati incaricati, per almeno 24 mesi anche non continuativi negli ultimi 10 anni alla data di entrata in vigore del presente decreto, nell’ambito delle funzioni convenzionali previste dall’accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale, accedono al corso di formazione specifica in medicina generale tramite graduatoria riservata, senza borsa di studio e nei limiti delle risorse di cui all’articolo 14, comma 4. Accedono in via prioritaria all’iscrizione al corso coloro che risultino avere il maggior punteggio per anzianità di servizio maturata nello svolgimento dei suddetti incarichi convenzionali, attribuito sulla base dei criteri previsti dall’accordo collettivo nazionale vigente per il calcolo del punteggio di anzianità di servizio. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano garantiscono che i medici di cui al presente comma, in fase di assegnazione degli incarichi, siano interpellati in subordine ai medici già iscritti al corso di formazione specifica in medicina generale.

4. All’articolo 9 del decreto legge 14 dicembre 2018, n. 135, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 febbraio 2019, n. 12, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 1, quarto periodo, dopo le parole “corso di rispettiva frequenza” sono inserite le seguenti: “fatti salvi i periodi di sospensione previsti dall’articolo 24, commi 5 e 6 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368,”; b) al comma 2, le parole “possono prevedere limitazioni del massimale degli assistiti in carico, ovvero organizzare i corsi a tempo parziale, prevedendo” sono sostituite dalle seguenti: “prevedono, ove necessario, limitazioni del massimale degli assistiti in carico o del monte ore settimanale da definire nell’ambito dell’accordo collettivo nazionale, e possono organizzare i corsi anche a tempo parziale, garantendo”.

5. Al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, sono apportate le seguenti modificazioni: a) all’articolo 21, comma I, dopo le parole: “diploma di formazione specifica in medicina generale” sono aggiunte le seguenti: “o l’iscrizione al corso di formazione specifica in medicina generale.”; b) all’articolo 24, comma 3, sono abrogate le lettere d) ed e);

6. All’articolo 8, comma 1, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, sono apportate le seguenti modifiche:

a) alla lettera b-quinquies) dopo le parole “sulla base di accordi regionali e aziendali” sono aggiunte le seguenti: “potendo prevedere un incremento del numero massimo di assistiti in carico ad ogni medico di medicina generale nell’ambito dei modelli organizzativi multi professionali nei quali è prevista la presenza oltre che del collaboratore di studio, anche di personale infermieristico, senza ulteriori oneri a carico della finanza pubblica”;

b) dopo la lettera m-ter) è aggiunta la seguente: “m-quater) prevedere modalità e forme d’incentivo per i medici inseriti nelle graduatorie affinché sia garantito il servizio nelle zone carenti di personale medico nonché specifiche misure conseguenti alla eventuale rinuncia agli incarichi assegnati”.

ART. 13
(Disposizioni in materia di carenza di medicinali, fascicolo sanitario elettronico e riparto del Fondo sanitario nazionale)

1. Ali’ articolo 34, comma 6, secondo periodo, del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, la parola “due” è sostituita dalla parola: “quattro” e all’articolo 148, comma 1, del medesimo decreto legislativo n. 219 del 2006, le parole “comma 7” sono sostituite dalle seguenti “commi 6 e 7”. Conseguentemente all’articolo 2, comma 7, del decreto legislativo 19 febbraio 2014, n. 17, le parole “di cui ai commi da 7 a 15” sono sostituite dalle seguenti “di cui ai commi da 6 a 15 “.

2. Il comma 3-bis dell’articolo 12 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, è abrogato.

3. All’articolo 2, comma 67-bis, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, al quinto periodo, le parole “e per l’anno 2018” sono sostituite dalle seguenti: “, per l’anno 2018 e per l’anno 2019”.

TITOLO III
(Disposizioni finanziarie, transitorie e finali)

ART.14
(Disposizioni finanziarie)

1. Agli oneri previsti dall’articolo 3, comma 3, del presente decreto, per il compenso aggiuntivo dei Commissari straordinari e per il rimborso delle spese, quantificati in un massimo di euro 4 72.500 per gli anni 2019 e 2020, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del Fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2019/2021, nell’ambito del programma “Fondi di riserva e speciali” dello stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle Finanze, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero della salute.

2. Per la copertura degli oneri derivanti dall’attuazione dell’articolo 8, commi 2 e 3, del presente decreto, si provvede utilizzando l’avanzo di amministrazione di AGENAS, come approvato in occasione del rendiconto generale annuale. Alla compensazione degli effetti finanziari in termini di fabbisogno e indebitamento netto, pari a euro 1.022.000,00 per l’anno 2019 ed a euro 2.044.000,00 per l’anno 2020, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente conseguenti all’attualizzazione di contributi pluriennali, di cui all’articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189.

3. Relativamente al Titolo I, fatti salvi i commi 1 e 2 del presente articolo, la Regione Calabria mette a disposizione del Commissario ad acta, del Commissario straordinario, del Dipartimento tutela della salute, politiche sanitarie e del personale impiegato dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali il personale, gli uffici e i mezzi necessari all’espletamento dei relativi incarichi.

4. Agli oneri derivanti dall’attuazione dell’articolo 12, comma 3, relativi alle ulteriori spese di organizzazione dei corsi fino ad un massimo annuale di 2 milioni di euro, si provvede col vincolo di pari importo delle disponibilità finanziarie ordinarie destinate al fabbisogno sanitario standard nazionale, cui concorre lo Stato, con ripartizione tra le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano sulla base delle effettive carenze dei medici di medicina generale calcolate sulla base del numero complessivo di incarichi pubblicati e rimasti vacanti.

5. Fatto salvo il comma 4 del presente articolo, all’attuazione delle disposizioni di cui al Titolo II del presente decreto si provvede senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

ART. 15
(Disposizioni transitorie e finali)

1. Le disposizioni di cui al Titolo I si applicano per diciotto mesi dalla data di entrata in vigore.

2. I direttori generali delle aziende sanitarie, delle aziende ospedaliere e delle aziende ospedaliere universitarie eventualmente nominati dalla Regione Calabria nei trenta giorni anteriori all’entrata in vigore del presente decreto cessano dalle loro funzioni dall’entrata in vigore del presente decreto. Sono, in ogni caso, revocate le procedure selettive dei direttori generali in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto.

3. All’articolo 4, comma 2, del decreto-legge 1° ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, è aggiunto in fine il seguente periodo: “L’incarico di commissario ad acta e di subcommissario è valutabile quale esperienza dirigenziale ai fini di cui al comma 7-ter dell’articolo I del decreto legislativo 4 agosto 2016, n. 171.”.

ART. 16
(Entrata in vigore)

Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.