Legambiente Calabria: Regione chiuda la discarica di Scala Coeli

La Regione agisca con chiarezza e tempestività. La discarica di Scala Coeli deve essere chiusa». È quanto ha chiesto Legambiente Calabria, al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, affinché si tuteli «in tutti i modi possibili l’ecosistema di una terra che amiamo e che deve essere protetta dai predatori di futuro».

Per l’Associazione «quanto accaduto sta dimostrando a tutti le conseguenze ambientali dei comportamenti errati e degli allarmi inascoltati di Legambiente».

«Si è svolta proprio ieri  (giovedì 6 luglio ndr) una manifestazione a cui hanno partecipato molti cittadini del basso ionio cosentino e dell’alto crotonese – ha ricordato l’Associazione – insieme a molte associazioni del territorio, sindacati di categoria, rappresentanti politici ed assessori comunali e regionali, per chiedere a tutte le Autorità ed Istituzioni competenti un urgente intervento, più incisivo di quello in atto, in merito alla grave situazione in cui ancora versa il terreno Patia, affluente del fiume Nicà, e la chiusura della discarica. Nella stessa giornata la Regione Calabria ha convocato i sindaci del territorio intorno ad un tavolo tecnico per parlare dell’emergenza nella Valle del Nicà».

«Legambiente chiede di attivare immediatamente – ha rilanciato – un piano per il recupero totale del percolato e la bonifica dell’intera area nonché la nomina di un commissario tecnico che stabilisca le modalità per evitare l’aggravarsi della situazione, di monitorare nel tempo le acque ed il suolo, di valutare i danni, di accertare le cause e chiudere definitivamente la discarica».

«In attesa dell’esito delle indagini e delle verifiche tecniche, – continua la nota dell’Associazione – inoltre, si chiede la rimozione di tutti i rifiuti ancora abbancati nella discarica dinnanzi alla probabilità che la causa dell’accaduto sia riconducibile al telo in polietilene presente nella stessa con conseguente possibilità di ulteriori danni collegati anche al verificarsi di eventi meteorologici nella zona».

«Al riguardo, occorrerà verificare le prove di collaudo eseguite per mettere in esercizio l’impianto come le prove sui teli e sulla barriera d’argilla. A due settimane di distanza dal disastro ancora non c’è, infatti, alcuna certezza sulle modalità e sulla tempistica della bonifica, né sulle effettive cause del gravissimo sversamento di percolato dall’impianto di smaltimento di proprietà della Bieco s.r.l. nel torrente Patia/Cacciadebiti, affluente del fiume Nicà».

«Il grave incidente che si è verificato – viene evidenziato da Legambiente – rappresenta una grave minaccia, per l’ambiente, le acque, la terra il mare, le falde, per l’economia dei nostri territori che vivono di agricoltura, zootecnia e turismo, ma soprattutto per la salute di tutti i cittadini e per il futuro delle giovani generazioni».

«Legambiente ringrazia tutti i partecipanti alla manifestazione, donne, uomini, ragazzi, forze dell’ordine presenti e tutti quelli che, anche a distanza, hanno dimostrato la loro vicinanza – dice ancora –. La gente del territorio attende risposte ed interventi concreti ed immediati». (rcs)

Tartaruga Caretta Caretta, Legambiente: Servono controlli rigorosi per tutela specie

Serve che «vengano effettuati controlli sempre maggiori e molto rigorosi per la tutela delle specie protette e dei loro habitat e che l’iter sanzionatorio venga perseguito con determinazione e fino in fondo». È quanto ha dichiarato Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria, ribadendo che «è in gioco la legalità ma soprattutto un importante cambio di prospettiva che deve coinvolgere tutti dalle amministrazioni ai singoli cittadini, nella consapevolezza che il rispetto della normativa ambientale costituisce il passaggio fondamentale anche per la crescita socio- economica della nostra Regione a partire dal settore turistico».

Dichiarazioni che arrivano a seguito dell’ennesimo episodio grave, avvenuto nella Provincia di Reggio Calabria, qualche fa sull’arenile tra i Comuni di San Lorenzo (RC) e Condofuri ( RC) dove venivano riscontrate diverse emersioni di Caretta caretta lungo la costa che dalla foce della fiumara Agrifa va verso Condofuri.

Infatti, la stessa area, soggetta ad obbligo di Vinca in quanto ricadente interamente nella ZSC IT9350145 in cui è stata riscontrata l’emersione per la nidificazione della tartaruga,  è stata spianata con una ruspa su incarico del comune di Condofuri. La tipologia di intervento effettuato comporta la distruzione o l’eccessivo interramento del sito di nidificazione della Caretta caretta, tartaruga marina  inserita quale specie protetta negli allegati II e IV della Direttiva Habitat, nell’allegato II della convenzione di Berna, nell’allegato II del protocollo SPA/BIO della Convenzione di Barcellona e negli allegati I e II della Convenzione di Bonn oltre che nella Convenzione Cites.

«Vista la gravità dell’accaduto Legambiente ha inviato alla Regione Calabria ed alla locale Stazione dei Carabinieri forestali una segnalazione urgente a firma del Responsabile nazionale Fauna e Benessere animale Antonino Morabito», viene spiegato nella nota.

«Le spiagge calabresi  – ha ricordato Legambiente – sono luogo privilegiato per la riproduzione delle tartarughe marine Caretta caretta, ma anche per il Fratino Charadrius alexandrinus  e su molte di esse fiorisce lo splendido giglio di mare Pancratium maritimum. Per questi motivi Legambiente Calabria ha reiteratamente chiesto alle Amministrazioni comunali che gli interventi di pulizia delle spiagge fossero effettuati, in tempo utile rispetto all’inizio della stagione balneare, con modalità non invasive, senza l’utilizzo di mezzi meccanici che letteralmente distruggono i fragili ecosistemi presenti sugli arenili in applicazione della normativa vigente».

«La Regione Calabria, Dipartimento Territorio e Tutela dell’Ambiente con la nota prot. 244072/2023,  inoltrata a tutti i comuni costieri calabresi, ha richiamato le misure di conservazione esistenti emanate sulla scorta delle direttive comunitarie, ribadendo il divieto di uso di mezzi meccanici per la pulizia della spiaggia, il divieto di transito sul litorale di fuoristrada o altri mezzi su ruota e il divieto di sbancamento e spianamento che possa alterare il contorno delle dune – viene ricordato –. Ma soprattutto, finalmente, la Regione Calabria ha cominciato ad emettere le relative sanzioni a salvaguardia delle specie protette e dei loro habitat».

Infine, l’Associazione ha annunciato che nella nostra regione sta per partire Life Turtlenest, co-finanziato dall’Unione Europea attraverso il programma LIFE, coordinato da Legambiente, recentemente avviato e finalizzato al miglioramento della conservazione della tartaruga marina comune (Caretta caretta) del Mediterraneo, attraverso attività di monitoraggio e messa in sicurezza dei nidi.

Il progetto prevede il monitoraggio, per quattro stagioni di nidificazione consecutive, di circa 8mila chilometri di coste, che includono 64 aree protette della Rete Natura 2000, in Italia, Francia e Spagna con l’intento di creare una rete internazionale a protezione dei nidi di tartaruga marina Caretta Caretta e mitigare gli impatti antropici sui lidi e le spiagge che ricadono in aree di ovodeposizione.

Nel Mediterraneo, infatti, l’habitat della specie ed i siti di nidificazione sono minacciati dall’inquinamento, dallo sviluppo turistico incontrollato, dai cambiamenti climatici, dalle catture accidentali durante la pesca e dall’uso intensivo delle spiagge e delle dune che costituiscono preziosi ecosistemi in cui vivono e si riproducono, importanti specie protette. (rcz)

Crollo viadotto, Legambiente: Incrementare controlli su appalti e limitare rischio idrogeologico

Legambiente Calabria, esprimendo preoccupazione per il crollo del viadotto a Longobucco, ha rilanciato alla Regione la richiesta di «interventi celeri di messa in sicurezza del territorio, più controlli sugli abusi e maggiore vigilanza sugli appalti, per evitare drammi futuri».

«La Calabria, per come dimostra ulteriormente questa vicenda, ha ben altre priorità che la costruzione di ponti faraonici», ha ricordato Legambiente, sottolineando come «un evento connesso alle forti piogge che dovrebbe far riflettere le Amministrazioni competenti sulle vere priorità territoriali, sulle opere ed infrastrutture da realizzare in Calabria collegate alla crisi climatica in atto, sul rafforzamento necessario dei controlli in fase di costruzione e sulla successiva necessaria manutenzione».

«La Calabria è, infatti – si legge in una nota – tra le regioni in cui gli effetti della crisi climatica stanno diventando sempre più accentuati: dal 2010 ad aprile 2023 si sono verificati 90 eventi estremi di cui 35 allagamenti da piogge intense, 21 danni da raffiche di vento e trombe d’aria, 14 danni alle infrastrutture da piogge intense ed 8 frane da piogge intense; le vittime dal 2010 ad oggi sono state 17. La Calabria è quinta nella classifica nazionale per i danni ad infrastrutture secondo l’Osservatorio Città-clima di Legambiente».

«I nostri dati confermano un inquietante aumento nella frequenza degli eventi estremi – ha sottolineato Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria –che si stanno verificando sul territorio della nostra regione. Tali eventi sono, infatti, passati da 61 alla fine del 2021 a 90 ad aprile 2023 subendo un incremento esponenziale».

«Ribadiamo l’urgenza e l’importanza – ha evidenziato – di incrementare gli interventi per limitare il rischio idrogeologico ed utilizzare competenze e risorse economiche e progettuali per mettere in sicurezza territori, persone ed attività economiche. Soprattutto occorre rispettare la natura ed i suoi elementi, agendo nell’ottica della prevenzione e dell’adattamento ai cambiamenti climatici».

In Calabria quasi il 20 % del territorio regionale è in uno scenario di pericolosità elevata per le alluvioni. Si tratta di fenomeni naturali che sono stati amplificati a dismisura negli ultimi decenni a causa di due fattori specifici: il consumo di suolo e il cambiamento climatico, entrambi di origine antropica. Il nostro fragile territorio – cementificato e impermeabilizzato – non è più in grado di regolare l’anomala alternanza tra periodi di pioggia intensa e di siccità. In Calabria si è costruito troppo e troppo spesso in zone pericolose e inadatte ed in maniera abusiva e la nostra è una delle regioni con il più alto tasso di reati nel ciclo del cemento. (rcz)

 

Parretta (Legambiente): Problema gestione rifiuti in Calabria deve essere affrontato con serietà

La presidente di Legambiente Calabria, Anna Parretta, ha sottolineando come «il problema della gestione dei rifiuti in Calabria deve essere affrontato con serietà ed urgenza per la tutela dell’ambiente e per la lotta alla crisi climatica».

Ma non solo: «per la salvaguardia della salute di tutti i cittadini e per consegnare un futuro diverso alle giovani generazioni, ma anche per creare opportunità di lavoro significative nella nostra Regione», ha aggiunto Parretta, nel corso dell’incontro sul tema La transizione ecologica in materia di rifiuti: i cantieri calabresi, organizzata da Legambiente Calabria, con il supporto di Conai, ed in collaborazione con l’Università Magna Graecia di Catanzaro che ha ospitato l’evento.

«I rifiuti se correttamente gestiti – ha detto Parretta – rappresentano una preziosa risorsa. L’incontro all’Umg, cui seguiranno altri eventi sia all’Unical (Cs) che all’Università Mediterranea di Reggio Calabria, organizzati con il supporto del Conai, si propone di individuare, insieme a tutti gli attori coinvolti, la direzione giusta per incrementare la raccolta differenziata di qualità e raggiungere gli obiettivi europei».

«Ci proponiamo, quindi – ha continuato – di aprire una riflessione approfondita sui cantieri dell’economia circolare attraverso la realizzazione, in Calabria, di un sistema impiantistico moderno ed efficiente, strutturato sulla gestione integrata dei rifiuti urbani e con una logica di filiera, basata sul criterio di prossimità che concretizzi, finalmente, i principi  contenuti nel Piano regionale dei Rifiuti aggiornato nel 2022  rimasti sinora, per molti aspetti, un esercizio teorico».

Nell’aprire i lavori, il presidente del circolo Legambiente Catanzaro, Andrea Dominijanni ha lanciato la proposta di istituire un tavolo di lavoro sull’economia circolare con la partecipazione del Comune di Catanzaro, della Regione Calabria, dell’Ateneo e di Legambiente:«Servirà per orientare chi cerca occupazione verso il lavoro green».

«L’idea è quella di poter utilizzare le competenze professionali – ha continuato – in materia ambientale ottenute attraverso un corso di laurea triennale come quello avviato dall’Umg o di un diploma superiore, negli istituti scolastici ad indirizzo ambientale. Tutto ciò al fine di un ingresso rapido nel mercato del lavoro».

I temi e gli obiettivi dell’incontro, illustrati dalla presidente di Legambiente Calabria, Anna Parretta, hanno dato poi spazio al confronto con i diversi interventi in programma. Per Conai è intervenuta Maria Concetta Dragonetto, referente per i progetti nel Sud:«Il fatto che la corretta raccolta dei rifiuti in Regione sembri migliorata – ha detto – è un ottimo segnale: testimonia anche il fatto che la raccolta differenziata è sempre più un’abitudine radicata nei cittadini. Restano comunque grandi aree di miglioramento, in particolare a Crotone e Reggio Calabria, dove la raccolta deve crescere in qualità per facilitare il riciclo».

«E la Regione Calabria soffre ancora – ha concluso – come altre Regioni del Mezzogiorno, di una preoccupante carenza di impianti soprattutto per il trattamento della frazione organica».

Particolarmente significativo l’impegno dell’Umg di Catanzaro sui temi ambientali e sulla formazione dei futuri esperti in materia che andranno a svolgere i cosiddetti “Green Job”, all’interno dei laboratori di ricerca, di supporto alle aziende pubbliche e private, ecc. È il caso, infatti, del Corso di Studi in Scienze Biologiche per l’Ambiente, introdotto nell’anno accademico in corso, in cui, come illustrato dalla docente Stefania Bulotta, presidente del Corso di Studi, ha ottenuto l’introduzione dei tirocini curriculari già dal primo anno e l’aumento delle ore nelle attività di laboratorio.

«Un impegno, quello dell’Umg per l’ambiente, che si esplica anche nell’attività della RSU, la Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile, la cui finalità principale – come spiegato dalla docente dell’Umg, Maria Colurcio, delegato della Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile (RUS) – è la diffusione della cultura e delle buone pratiche di sostenibilità, sia all’interno che all’esterno degli Atenei (a livello urbano, regionale, nazionale, internazionale), in modo da incrementare gli impatti positivi in termini ambientali, etici, sociali ed economici».

Sono intervenuti anche Pasquale Lepore, Officine sostenibili società benefit s.r.l. Nel corso della tavola rotonda, sono intervenuti anche Bruno Gualtieri, commissario Autorità Rifiuti e Risorse Idriche della Calabria; Laura Moschella, sindaco di Gimigliano (“Comune Rifiuti Free” con la percentuale più alta in tutta la Calabria); Antonio Dominianni, dirigente settore ambiente del Comune di Catanzaro.

È stato Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente, a tirare le fila del discorso ribadendo quanto «l’economia circolare sia sempre più un settore chiave – ha detto – capace di creare benefici per l’ambiente e al contempo nuove opportunità di sviluppo per un territorio. In questa fase cruciale di transizione e decarbonizzazione nei diversi settori, il messaggio trasversale è costruire innovazione attraverso la messa a terra di due asset principali: la gestione dei rifiuti e dei sistemi di raccolta e la rete impiantistica necessaria per infrastrutturare l’economia circolare».

«Le fondamenta su cui costruire e sviluppare questo modello di sviluppo – ha continuato – partono però da una corretta gestione dei rifiuti urbani, in termini sia di percentuale della raccolta differenziata – una condizione necessaria ma forse non più sufficiente per il raggiungimento degli sfidanti obiettivi a livello europeo – che di qualità della raccolta differenziata, propedeutica per ottenere il massimo tasso di riciclo dei materiali differenziati».

«Ma una corretta gestione – ha concluso – parte anche da ciò che accade nelle nostre case, con una buona raccolta differenziata e la riduzione di rifiuti indifferenziati che finiscono in discarica o incenerimento». (rcz)

 

Legambiente e Libera insieme nella Giornata della Memoria e dell’Impegno del 21 marzo

A Piazza Castello di Reggio Calabria si è svolta una cerimonia per ricordare tutte le vittime di mafia, promossa dal Circolo di Reggio Calabria “Città dello Stretto” di Legambiente insieme a Libera.

Un momento che ha visto la lettura dei nomi delle vittime di tutte le mafie, come di consueto, e che è stato dedicato in maniera particolare al vigile urbano Giuseppe Macheda e all’ispettore del lavoro Demetrio Quattrone. Barbaramente uccisi per avere adempiuto alle loro funzioni, rispettivamente nel 1985 e nel 1991, proprio a Reggio Calabria, le loro sono storie di ordinario coraggio in una città piegata allora dal clima mafioso e dal malaffare. Esempi di correttezza e rettitudine che meritano di essere ricordati sempre, per questo motivo in loro memoria sarà piantato un albero di ciliegio nello spazio verde della piazza.

Alla cerimonia hanno preso parte Elena Crucitti, referente di Libera, Daniele Cartisano, per il circolo reggino di Legambiente, Simona Spagna dell’Agesci, la viceprefetto Maria Stefania Caracciolo, il presidente della Corte d’Appello Bruno Muscolo.

Nella mattina a Palmi un altro momento importante, il ricordo di Giuseppe Bova, giornalista e ambientalista prematuramente scomparso lo scorso febbraio. In sua memoria, grazie alla sensibilità del Comune di Palmi e alla partecipazione della famiglia e degli amici, è stato piantato un albero di melograno in un terreno confiscato alla mafia, in contrada Scinà. Un piccolo gesto per una persona generosa e appassionata, che amava la Calabria e si dedicava alla sua difesa e valorizzazione.

Nel ricordo di tutti quelli che hanno sancito con la loro vita l’impegno per la bellezza, la verità e la giustizia, il circolo reggino di Legambiente continua le sue attività, accanto alle numerose realtà e alle persone che negli anni e oggi ancora ne condividono i valori e gli obiettivi. (rrc)

All’Università Magna Graecia l’incontro “La transizione ecologica in materia di rifiuti: i cantieri calabresi”

Giovedì 23 marzo, alle 9.30, all’Università Magna Graecia di Catanzaro, è in programma l’incontro sul tema La transizione ecologica in materia di rifiuti: i cantieri calabresi, organizzato da Legambiente Calabria con il supporto del Conai.

L’iniziativa ha l’obiettivo di individuare, attraverso iniziative di supporto ai cittadini, alle aziende e alle istituzioni, proposte, indicazioni e soluzioni normative e tecnologiche che consentano l’incremento di una raccolta differenziata di qualità ed il miglioramento della gestione del ciclo dei rifiuti in Calabria.

Per farlo è necessario attivare circuiti virtuosi di economia circolare con un focus particolare sulle iniziative in atto per la transizione ecologica in materia di rifiuti. Da qui la necessità di Legambiente e Conai di offrire questa occasione attraverso tavoli di confronto fra tutti gli stakeholder, le Amministrazioni ed il mondo universitario.

All’incontro, che si terrà nell’aula P del Dipartimento di Scienze della Salute (corpo H, livello 0), prenderanno parte il magnifico Rettore dell’Umg, Giovambattista De Sarro; Anna Parretta, presidente Legambiente Calabria; Andrea Dominijanni, presidente circolo Legambiente Catanzaro; Fabio Costarella, responsabile Progetti territoriali speciali Conai; Stefania Bulotta, Presidente del Corso di Studio in Scienze Biologiche per l’Ambiente dell’Umg; Egidio Bencivenni, direttore tecnico di Calabra Maceri; Pasquale Lepore, Officine sostenibili società benefit s.r.l. Nel corso della tavola rotonda, interverranno anche Bruno Gualtieri, commissario Autorità Rifiuti e Risorse Idriche della Calabria; Laura Moschella, sindaco di Gimigliano (“Comune Rifiuti Free” con la percentuale più alta in tutta la Calabria); Antonio Dominianni, dirigente settore ambiente del Comune di Catanzaro; Maria Colurcio, docente dell’Umg, delegato della Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile (RUS). Le conclusioni sono affidate ad Andrea Minutolo, responsabile scientifico Legambiente. (rcz)

Ponte sullo Stretto, Legambiente: Opera inutile e faraonica

«Un’inutile opera faraonica che in tutti questi anni è costata al Paese tra studi, consulenze e stipendi della società stretto di Messina circa un miliardo di euro». È così che Legambiente ha definito il Ponte sullo Stretto, criticando, aspramente, l’approvazione del decreto in Consiglio dei ministri.

Per l’Associazione, infatti, «la vera urgenza da affrontare in un decreto-legge è la partenza di quei cantieri per la transizione ecologica necessari per permettere ai cittadini e alle merci di muoversi in Calabria e Sicilia come in un paese civile e industrializzato e per contribuire alla lotta alla crisi climatica».

«Questo oggi non è garantito né agli uni, né agli altri e non sarà certo il Ponte sullo Stretto a permetterlo – hanno ribadito, in una nota congiunta, Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, in una nota congiunta con Anna Parretta e Giuseppe Alfieri, rispettivamente presidente di Legambiente Calabria e Sicilia –. Serve una drastica cura del ferro, un potenziamento delle infrastrutture per la mobilità sostenibile, con linee ferroviarie elettrificate e a doppio binario, percorse da treni moderni, frequenti e puntuali, e non una cattedrale nell’evidente ‘deserto della mobilità’ come il Ponte sullo stretto di Messina».

«Chiediamo al ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini di fare un esercizio molto più utile ai cittadini meridionali e a chi si sposta in queste due regioni per lavoro o turismo», hanno suggerito, ricordando come il Ponte è uno «sperpero di soldi pubblici che ora rischia di essere ulteriormente aumentato, senza contare che quelle risorse si sarebbero potute investire per la cura del ferro e per il potenziamento delle infrastrutture per la mobilità sostenibile e del trasporto via nave».

«Su questi tre interventi, l’Italia è in netto ritardo rispetto agli altri Paesi europei e agli obiettivi che ci sta chiedendo l’Europa in termini di lotta alla crisi climatica, decarbonizzazione dei trasporti e accelerazione della transizione ecologica del Paese. Le risposte che sono arrivate dal governo Meloni invece – ha detto Ciafani – sono state la riattivazione dello Stretto di Messina Spa, prevista nell’ultima legge di bilancio, e un decreto-legge che oggi approderà in Cdm attraverso lo strumento della decretazione d’urgenza e in cui si dice che i lavori inizieranno del Ponte inizieranno entro il 2024».

«Il Ministro dovrebbe spiegare ai cittadini calabresi e siciliani – ha aggiunto – quali sono questi motivi “straordinari e urgenti” per cui si ricorre alla decretazione d’urgenza e perché l’Italia, dall’altra parte, continua ad essere in ritardo nel realizzare e migliorare quelle infrastrutture di mobilità sostenibile di cui il Paese, e soprattutto il Meridione, ha bisogno».

Legambiente, come ha sottolineato nell’ultimo report Pendolaria 2023, ricorda che sul fronte trasporti nel Mezzogiorno circolano meno treni, i convogli sono più vecchi – con un’età media di 18,5 anni, in calo rispetto a 19,2 del 2020 ma molto più elevata degli 11,9 anni di quelli del nord – e viaggiano su linee in larga parte a binario unico e non elettrificate. Le corse dei treni regionali in Sicilia e in Calabria, ad esempio, sono ogni giorno rispettivamente 506 e 333 contro le 2.173 della Lombardia, quando la popolazione in Lombardia è pari al doppio dei siciliani (rispettivamente 10 e 5 milioni) con un’estensione inferiore a quella dell’isola.

Per l’associazione ambientalista la cura per il sud si traduce con più treni per il Meridione, elettrificazione e collegamenti più veloci e frequenti tra la Sicilia, la Calabria e il resto della Penisola, portando le Frecce nei collegamenti tra Palermo, Catania e Roma, potenziando il trasporto via nave lungo lo Stretto e rafforzando i collegamenti in treno da Reggio Calabria a Taranto e Bari, ripristinando la possibilità di imbarcarsi sulle navi di qualunque vettore con un unico biglietto. (rcz)

Abusivismo edilizio, solidarietà al vicesindaco di Vibo, Legambiente: “È la strada giusta, non possiamo farci intimorire”

Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria, esprimendo solidarietà al vicesindaco di Vibo Valentia, Pasquale Scalamogna, «da parte del proprietario di una struttura abusiva, in località Capannina, durante le operazioni di demolizione», ha evidenziato come «un atto  di violenza che però non può e non deve fermare il percorso di legalità e tutela ambientale che si sta operando nella nostra regione».

«Siamo sulla strada giusta – ha aggiunto – non possiamo farci intimorire. Quello dell’abusivismo edilizio sta diventando un fenomeno sempre più grave e drammatico per effetto degli eventi estremi che in Calabria stanno aumentando la propria frequenza con precipitazioni eccezionali che provocano alluvioni e frane con pesanti ricadute sull’incolumità delle persone e sulla sicurezza del territorio».

La Calabria è una delle regioni con il più alto tasso di reati nel ciclo del cemento e registra migliaia di ordinanze di demolizione emesse e mai eseguite. Nell’ultimo Rapporto ecomafia di Legambiente, la Calabria è al secondo posto nel ciclo illegale del cemento con 1086 reati di cui 373 solo nella provincia di Cosenza, seguita al terzo posto da Reggio Calabria con 249 reati; Crotone 161, Vibo Valentia 56 e Catanzaro 50. Dai dati dell’ultimo dossier “Abbatti l’Abuso” dell’Associazione del Cigno Verde, in Calabria, dal 2004 al 2020, su 1.192 ordinanze di demolizione emesse, solo 133 sono state eseguite, ovvero l’11,2%. Delle restanti ordinanze non ottemperate, 1.059, solo 33 sono state trasmesse al Prefetto.

Legambiente non si ferma e continua il monitoraggio e la raccolta di dati sul territorio per la campagna permanente “Abbatti l‘abuso”, una battaglia aperta contro il cemento abusivo per restituire sicurezza, dignità e bellezza al nostro Paese. Si tratta di un fenomeno che devasta i luoghi più belli del Paese e mette a rischio la vita delle persone.  Manufatti che spesso rimangono allo stato incompiuto di scheletri, villette e alberghi che privatizzano interi pezzi di spiaggia, che sorgono in mezzo ai letti dei fiumi o in aree a rischio idrogeologico. Costruire infischiandosene delle regole provoca pesanti conseguenze sullo sviluppo urbanistico, sulla qualità del paesaggio, sull’economia e sulla sicurezza del territorio. (rcz)

Discarica Scala Coeli, Legambiente presenta esposto ai Carabinieri Noe

Il Circolo “Nica” di Legambiente, guidato da Nicola Abruzzese, ha inviato un esposto al Comando  dei Carabinieri per la tutela dell’ambiente Noe per chiedere un intervento urgente per la discarica di Scala Coeli.

Un esposto presentato per evitare il probabile inquinamento delle falde acquifere con le conseguenti ripercussioni ambientali e sulla salute.

«Alla Regione – ha dichiarato Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria – chiediamo, con urgenza, di effettuare tutti i necessari controlli e di sospendere i conferimenti di rifiuti nella discarica di Scala Coeli e, nell’immediato futuro, maggiore coerenza tra i piani regionali di gestione dei rifiuti e quanto realizzato effettivamente sui territori a partire dall’abbandono della logica delle discariche».

«Chiediamo politiche reali – ha continuato – sia per migliorare gli stili di vita e consumo dei cittadini in un’ottica di economia circolare puntando ad una riduzione dei rifiuti alla fonte, sia indirizzate, ad esempio, ad un deciso incremento della raccolta differenziata per raggiungere gli obiettivi di legge, al potenziamento degli impianti di riciclo esistenti sul territorio ed alla realizzazione di impianti tecnologicamente avanzati per il riciclo e la valorizzazione dei rifiuti». 

«Obiettivi essenziali – ha concluso – ed imprescindibili che devono essere perseguiti con determinazione nell’interesse della collettività calabrese e del rispetto dell’ambiente».

In Calabria la gestione del ciclo dei rifiuti continua a seguire circuiti viziosi ed a non trovare reali soluzioni. Dal recente rapporto Rifiuti Urbani dell’Ispra, pubblicato a dicembre 2022 e giunto alla sua ventiquattresima edizione, la Calabria risulta al 53,05% di raccolta differenziata su una media nazionale del 64%, con una situazione che registra un lieve miglioramento rispetto agli scorsi anni, ma rimane molto difficile soprattutto nelle province di Crotone (35,53%) e di Reggio Calabria (38,38%).

La nostra Regione continua ad essere agli ultimi posti nelle classifiche nazionali e ben lontana dagli obiettivi fissati dalla normativa comunitaria che indica obiettivi di riciclaggio dei rifiuti molto elevati già nei prossimi anni (per i soli rifiuti domestici al 55% entro il 2025, al 60% entro il 2030 e al 65% entro il 2035).

Nonostante le dichiarazioni di principio e gli intenti contenuti nel Piano regionale di gestione dei rifiuti (PRGR) risalente all’anno 2016 recentemente modificato su DGR n. 299/2022, miliardi di euro ed una gestione commissariale durata oltre 15 anni, la Calabria continua a smaltire una quantità enorme di rifiuti in discarica ed a spedirli all’estero con costi enormi.

Da un lato, quindi, le parole ed i tentativi della Regione Calabria, dall’altro i fatti, dissonanti rispetto ai problemi calabresi ed agli obiettivi da raggiungere in base alla normativa in materia di rifiuti e di contrasto alla crisi climatica nel rispetto dei vincoli funzionali alla riduzione delle emissioni climalteranti in atmosfera. In attesa che porti risultati concreti, la «Multiutility» di gestione del ciclo dei rifiuti e dell’acqua, sostitutiva degli Ato provinciali, la realtà della politica calabrese ci parla attualmente di previsioni di incremento del termovalorizzatore di Gioia Tauro- soluzione errata e contraria ai principi dell’economia circolare e dello sviluppo ecosostenibile – e continua a realizzare anacronistiche e paradossali discariche sul territorio.

È il caso emblematico e quasi surreale della discarica di rifiuti speciali non pericolosi di località Pipino nel Comune di Scala Coeli, sulla quale Legambiente, a tutti i livelli associativi, sta portando avanti, da anni, una strenua battaglia. Ad onta della logica, perseguita solo in teoria dalla Regione, di discariche “ zero”,  nella nuova discarica di Scala Coeli, su cui pende anche un ricorso al Consiglio di Stato presentato dall’associazione ambientalista, nel silenzio assordante della politica locale, regionale e nazionale e delle istituzioni deputate al controllo delle prescrizioni del Decreto autorizzativo n. 14284 del 20/11/2019, da fine ottobre 2022 sono già iniziati i conferimenti di rifiuti senza neppure  tener conto del parere della Struttura Tecnica di Valutazione, prot. 29018 del 24/01/2019, allegato 2 al decreto 14284 del 20/11/2019 che prescrive al punto n. 7: “L’effettivo esercizio della discarica dovrà essere condizionato al completamento dei lavori di adeguamento della viabilità comunale e provinciale di accesso”. 

Tali opere sono ben lungi dall’essere completate e la problematica si aggiunge a tutte le altre criticità insuperabili ed irrisolte del sito a partire dall’alta vocazione di agricoltura biologica e di qualità della zona.

Il circolo “Nica” di Legambiente, con il suo presidente Nicola Abruzzese, ha recentemente chiesto formalmente la sospensione dei conferimenti recandosi sui luoghi per effettuare un sopralluogo nel torrente Patia e per verificare, de visu, le condizioni della viabilità. 

Inoltre, a seguito delle tantissime segnalazioni degli agricoltori che hanno le proprie aziende agricole biologiche in località Pipino, nel mese di dicembre 2022 un ulteriore sopralluogo ha constatato che i rifiuti finora abbancati sono sommersi dall’acqua e che allo stato il catino della discarica si è trasformato in un vero e proprio lago.

La gravità della situazione è stata immediatamente segnalata agli uffici competenti con richiesta di controllo e di verifica urgente, rimasta senza esito. (rcz)

ECOMAFIE, IL TRISTE PRIMATO CALABRESE
È QUARTA IN ITALIA E CONSENZA È SECONDA

La Calabria continua a essere maglia nera per gli ecoreati. Secondo il report Ecomafia di Legambiente, la nostra regione si posiziona quarta nella classifica nazionale e, Cosenza, a livello Provinciale, è al secondo posto dopo Roma.

«È desolante continuare a vedere, nel corso degli anni, la Calabria sempre ai primi posti nella classifica nazionale degli ecoreati – ha dichiarato Anna Parretta, presidente Legambiente Calabria –. Particolarmente gravi i dati relativi al ciclo illegale del cemento che portano la nostra Regione al secondo posto ed evidenziano la necessità di azioni reali ed incisive contro l’abusivismo edilizio e la cementificazione del territorio e delle coste. Non è più tempo di proclami e perenni promesse inadempiute: servono azioni concrete contro i grandi e piccoli ecomostri calabresi. Ed è essenziale, oltre al ripristino ed alla cura della nostra bellissima terra, consolidare la cultura della legalità in particolare sui temi ambientali».

Un quadro preoccupante, dunque, quello tracciato da Legambiente nel suo report, in cui viene evidenziato come «Campania, Puglia, Calabria e Sicilia sono le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa che subiscono il maggiore impatto di ecocriminalità e corruzione. Qui si concentra il 43,8% dei reati accertati dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto, il 33,2% degli illeciti amministrativi e il 51,3% delle inchieste per corruzione ambientale sul totale nazionale».

Ma, se andiamo a vedere a livello regionale, la situazione è davvero preoccupante: Nella classifica delle illegalità ambientale 2021, infatti, la Calabria è al quarto posto con 2680 reati, di questi 1060 solo nella provincia di Cosenza, territorio che si classifica al secondo posto per numero di reati tra le province di Italia, dopo Roma. In tutta la regione, sono state 2469 le persone denunciate, 21 arresti , 1009 sequestri, 3407 illeciti amministrativi e 3298 sanzioni amministrative. 

Nel ciclo illegale del cemento la Calabria è al secondo posto con 1086 reati. Anche in questa classifica troviamo la provincia di Cosenza al secondo posto nella classifica nazionale con 373 reati, seguita al terzo posto da Reggio Calabria con 249 reati. 

Nel ciclo illegale dei rifiuti la Calabria è al quinto posto con 509 reati di cui 172 nella provincia di Cosenza e 146 nella provincia di Reggio che nella classifica delle provincie italiane si collocano rispettivamente al settimo ed ottavo posto. 

Sono state 557 le inchieste sull’art. 452 quaterdecies C.P, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti da febbraio 2002 al 19 luglio 2022. 

Nella classifica sugli incendi negli impianti di trattamento, smaltimento, recupero dei rifiuti, la regione Calabria è all’ottavo posto per numero di reati con 91 incendi ad impianti dall’1 gennaio del 2013 al 31 luglio 2022. In Italia, nello stesso periodo di riferimento, sono stati in tutto 1388.

Nella classifica delle illegalità contro la fauna, la Calabria è al settimo posto con 364 reati. Undicesimo posto tra le province italiane per Reggio Calabria con 137 reati, 126 persone denunciate, un arresto e 196 sequestri.

Infine anche alcuni dati sull’arte rubata nel 2021, la Calabria è al quindicesimo posto con 8 reati, 78 persone denunciate, una persona arrestata, 4 sequestri, 19 illeciti amministrativi e 19 sanzioni amministrative. 

Che fare, dunque? L’Associazione non ci sta e, per questo, avanza dieci proposte «per rendere più efficace l’azione dello Stato, partendo dall’approvazione di quelle riforme che ancora mancano all’appello, anche in vista della nuova direttiva europea sui crimini ambientali».

Approvare anche nella XIX legislatura la costituzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati (la cosiddetta Commissione  Ecomafia) – è la prima proposta, seguita poi dalla richiesta di inserire, con il primo provvedimento utile, i delitti ambientali previsti dal Titolo VI-bis del Codice penale e il delitto di incendio boschivo (423-bis), considerata la loro gravità e complessità, tra quelli per cui non scatta alcun automatismo in materia di improcedibilità.

Chiesto, poi, di approvare il disegno di legge contro le agromafie, che introduce i nuovi delitti a tutela del patrimonio agroalimentare del nostro Paese, del vero “made in Italy” e della salute delle persone, già varato dal governo, durante la scorsa legislatura, nell’aprile del 2020 ma mai votato in Parlamento. Per Legambiente, poi, serve introdurre nel titolo VI-bis del Codice penale sanzioni adeguate ed efficaci nei confronti di chi commette crimini contro gli animali (fino a 6 anni di reclusione e 150.000 euro di multa).

Istituire uno specifico “Fondo nazionale per la prevenzione e la tutela degli animali oggetto di maltrattamento, abbandono, sequestro, confisca o selvatici feriti”, chiede l’Associazione, oltre che «ripristinare, se necessario con una modifica legislativa, la corretta attuazione da parte delle prefetture di quanto previsto dall’art. 10-bis della legge 120/2020, che ne stabilisce il potere sostitutivo in tutti i casi, anche antecedenti all’approvazione della norma, di mancata esecuzione da parte dei Comuni delle ordinanze di demolizione di immobili abusivi».

«Emanare, da parte del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica i decreti attuativi della legge 132 del 2016 – si legge tra le proposte – che ha istituito il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (ancora non pubblicati al momento di scrivere questo Rapporto) e prevedere incrementi di organico per il Sistema nell’ambito del reclutamento di nuovo personale a cui affidare i controlli sulle opere da realizzare con il Piano nazionale di ripresa e resilienza».

Sarebbe importante, poi, «rimuovere la clausola dell’invarianza dei costi per la spesa pubblica prevista sia nella legge 68/2015 che in quella che ha istituito il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente» chiede ancora Legambiente, sottolineando la necessità di «inasprire le sanzioni per il delitto di traffico organizzato di rifiuti, ai sensi dell’art. 452-quaterdecies, innalzando le pene reclusive da 3 a 8 anni (10 nel caso di rifiuti radioattivi) e introdurre nuove e più stringenti sanzioni in materia di smaltimento illecito».

Infine, viene chiesto di «garantire l’accesso gratuito alla giustizia da parte delle associazioni, come Legambiente, iscritte nel registro unico nazionale del Terzo settore e impegnate di fronte a qualsiasi autorità giudiziaria in qualsiasi grado di giudizio nel perseguimento dei propri fini statutari». (rrm)