L’OPINIONE / Antonino Mungo: Aggressioni nella Sibaritide un pericolo per convivenza civile

di ANTONINO MUNGO – Si rimane increduli, disorientati davanti all’ennesimo attacco al tessuto imprenditoriale della Sibaritide.

Sì, quanto è successo, domenica sera, non è un attacco alla famiglia Martucci, che, tra l’altro, nella giornata di ieri piangeva la dipartita del proprio congiunto, il compianto Matteo, imprenditore capace e pasticciere raffinato; non si tratta nemmeno di un attacco alla singola attività imprenditoriale, ma è un vero e proprio assedio al tessuto imprenditoriale della Sibaritide e alla economia di un paese. È un attacco alla città. È un attacco allo Stato.

Cassano, è una bella città; è un territorio di straordinaria bellezza, in cui operano tantissimi cittadini laboriosi ed onesti, è una comunità lontana anni luce dal malaffare e dagli atteggiamenti mafiosi o comunque ossequiosi verso la criminalità organizzata.

Questi ultimi eventi rappresentano un fenomeno che ha assunto connotazioni e dimensioni talmente gravi e inaccettabili da costituire un incombente pericolo ed una reale minaccia per la convivenza civile e democratica della nostra comunità e sul quale confidiamo in una unitaria e pronta risposta di tutte le forze sociali e politiche, a conferma, ancora una volta, della robustezza dei valori della nostra democrazia.

Occorre, in questo momento, un grande senso di responsabilità da parte di tutti, è importante che solidarietà e indignazione siano condivisi dall’intera comunità affinché nessuno mai debba sentirsi solo e per trasmettere alla società e alle giovani generazioni, i valori ideali e morali della libertà, della democrazia e soprattutto della legalità come strumento di partecipazione e di riscatto sociale per la nostra comunità e la nostra Cassano.

Nell’attesa che si accertino le cause dell’incendio, siamo convinti che la Prefettura e le forze dell’ordine, sapranno, come sempre, garantire il controllo del territorio, la tutela di tutti i cittadini e assicurare alla giustizia i responsabili del vile atto criminoso.

Il Segretario e tutti gli iscritti del PD del circolo cittadino Cassanese esprimono la più totale vicinanza e solidarietà alla famiglia Martucci, le rinnovano alla famiglia Bloise e a tutti gli imprenditori di Marina di Sibari. (am)

[Antonino Mungo è segretario PD del Circolo Cittadino di Cassano allo Ionio]

L’OPINIONE / Francesco Garofalo: Sibari può ospitare un centro delle eccellenze della Sibaritide

di FRANCESCO GAROFALO – Nel Comune di Cassano, che si affaccia sulla Piana di Sibari, ci sono tante realtà produttive agro alimentare. Sibari, può tranquillamente ospitare un centro delle eccellenze della Sibaritide.

Penso per esempio all’ottimo riso, rinomato in tutto il mondo, alla vasta produzione agrumaria e vitivinicola. Alle piccole attività di nicchia – evidenzia Garofalo -, come quella della lavorazione dei fichi, dell’olio, del pane e dei pastifici di pregio.Questa iniziativa, potrebbe consentire al meglio le strutture, per implementare il tirocinio pratico di chi si vuole approcciarsi al mondo dell’agricoltura, la salvaguardia della biodiversità e di rilanciare al meglio le colture di nicchia.

Ritengo che si possa anche contribuire ad aiutare i neo laureati a fare impresa anche attraverso la creazione di spin off e start up. Un centro di attrazione in cui elementi, quali la qualità, la tipicità, la cultura e la tradizione delle produzione agroalimentari di eccellenza sibarite, si devono coniugare con i concetti di sostenibilità, accessibilità, economicità. Di promuovere il “meglio” direttamente dal “produttore” al “consumatore” senza passaggi intermedi nella logica della “filiera corta” in una struttura nella quale concentrare le migliori produzioni locali.

Un contenitore anche di piccole aziende operanti nei diversi comparti del settore enogastronomico, in cui possono trovare accoglienza stabile di prodotti ortofrutticoli di stagione, i ristoratori e tanti attività artigianali. Del resto – ha concluso -, queste iniziative sono già operative in tante altre regioni d’Italia. (fg)

[Francesco Garofalo è presidente del Centro Studi “Giorgio La Pira” della Città delle Terme]

La consigliera Straface incontra i vertici di Trenitalia per AV Sibaritide-Taranto-Milano

La consigliera regionale Pasqualina Straface, su delega del presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha incontrato i vertici di Trenitalia per discutere del collegamento dell’alta velocità tra la Sibaritide, Taranto e Milano.

All’incontro erano presenti il presidente di Trenitalia, Stefano Cuzzilla, il direttore della direzione Business Alta velocità, Pietro Diamantini, il commissario di ArtCal, Francesco Cribari.

«La soluzione su cui si sta lavorando – ha spiegato Straface – è la creazione di un collegamento dalla stazione di Sibari alle linee del Frecciarossa Taranto-Milano attraverso uno dei nuovi treni performativi che stanno per arrivare sulla linea jonica, di fatto rendendo disponibile il servizio per tutta l’utenza della Calabria del nord. Soluzione, questa, che sarebbe ottimale e permetterebbe al territorio di uscire dall’isolamento e di generare nuove e maggiori occasioni di sviluppo per un’area che si dimostra sempre più strategica per l’intero meridione».

«Dall’interlocuzione con i vertici di Trenitalia – ha concluso – è emerso inoltre come la rete ferroviaria attualmente non sia strutturalmente adeguata a permettere il transito del Frecciarossa, e che sono allo studio soluzioni tecniche che permetteranno in un prossimo futuro di sopperire a questa carenza». (rrm)

Un passo necessario per agganciare quella che è a tutti gli effetti l’area economicamente più sviluppata della regione e con prospettive di crescita ancora maggiori soprattutto nel settore del turismo all’alta velocità recuperando così un gap che in questo momento penalizza fortemente un territorio”.

Biondo (Uil): La Calabria non vuole morire di ‘ndrangheta

«La Uil Calabria sarà al fianco di don Luigi Ciotti e di tutti coloro che scenderanno in piazza a Cassano allo Ionio perché questa terra non vuole morire di ‘ndrangheta e vuole dire basta al giogo mafioso». È quanto ha dichiarato Santo Biondo, segretario generale di Uil Calabria, annunciando l’adesione alla mobilitazione contro la ‘ndrangheta organizzata da Libera per il 17 febbraio.

«Riteniamo quella della partecipazione un’arma importante nel contrasto alla criminalità organizzata – ha aggiunto – determinante per isolare tutti coloro che fanno della violenza lo strumento per esercitare la supremazia sul territorio, per distorcere le regole del vivere democratico, per metterne sotto scacco l’economia».

«Contro il malaffare – ha ribadito – è necessario alzare il muro della legalità e ogni componente della società, in Calabria soprattutto, deve operarsi per cementare il proprio mattone, rendere questo argine invalicabile».

«L’escalation criminale che si sta registrando sul territorio di Sibari e del suo comprensorio non ci lascia tranquilli – ha concluso –gli appetiti delle cosche sono diventati famelici anche alla luce degli importanti finanziamenti che vi sono stati indirizzati e per questo, nel chiedere allo Stato una rinnovata attenzione sulla Sibaritide in particolare ma su tutta la Calabria in generale,  intendiamo unirci a tutti coloro che non vogliono più tacere». (rcs)

L’OPINIONE / Antonio Loiacono: L’indifferenza dei governi locali della Sibaritide ai fatti di Acca Larentia

di ANTONIO LOIACONO – La commemorazione organizzata da Casapound ad Acca Larentia (il quartiere Tuscolano a Roma), dove quarant’anni fa tre militanti del Fronte della Gioventù furono uccisi, ha generato polemiche e dibattiti sulle reazioni dei nostri Enti locali di fronte a questo evento: nessuna condanna è stata espressa da parte dei Consigli Comunali del territorio, suscitando preoccupazione e critiche da parte delle comunità.

L’episodio del saluto romano richiedeva una presa di posizione da parte dei nostri rappresentati politici della Sibaritide che, invece, sono rimasti silenziosi. Nonostante le reazioni internazionali e nazionali che hanno condannato il saluto romano come un gesto inaccettabile e divisivo, le istituzioni locali del territorio sembrano aver adottato un atteggiamento di silenzio e inerzia. La mancanza di un documento di condanna o di una presa di posizione ufficiale da parte loro, contribuisce a generare preoccupazione e a sollevare interrogativi sulla coerenza dei valori promossi a livello locale.

In un contesto in cui la costruzione di una società inclusiva e rispettosa della diversità è un obiettivo primario, l’assenza di una presa di posizione da parte loro può essere interpretata come un segnale di negligenza e mancanza di leadership morale. La mancanza di azioni concrete potrebbe avere un impatto significativo sull’unità e sulla coesione della comunità, alimentando la percezione di un vuoto di guida e di tutela dei valori fondamentali.

Ci troviamo di fronte a un gesto simbolicamente carico di significati negativi, una manifestazione chiara dell’ideologia che ha portato tanta sofferenza nel passato. È pertanto inaccettabile che le istituzioni locali rimangano mute dinanzi a una manifestazione così evidente, senza condannare apertamente tali comportamenti. Nell’odierna società, è fondamentale che queste si impegnino attivamente nel promuovere valori di inclusione e condannare ogni forma di discriminazione. Purtroppo, l’incidente del saluto romano ad Acca Laurentia ha messo in evidenza la totale e contagiosa indifferenza dei comuni della Sibaritide (e non solo, credo!).

In questa circostanza, nessun atto di condanna è stato partorito dai consigli comunali, lasciando un’amara sensazione di mancanza di leadership e responsabilità. 

In una società moderna e progressista come la nostra, il dovere delle istituzioni locali va oltre la gestione quotidiana. Queste hanno il compito importante di proteggere i principi democratici e garantire l’integrità morale della comunità. Sfortunatamente, la stasi dei consigli comunali nel condannare pubblicamente l’episodio del saluto romano desta molta preoccupazione!

Quando si tratta delle questioni riguardanti l’intolleranza e le manifestazioni odiose, non si può rimanere indifferenti. I comuni della Sibaritide, che avrebbero dovuto levare la voce contro questo atto inaccettabile, hanno scelto invece il silenzio: un atteggiamento che alimenta un clima di impunità e crea un precedente pericoloso per il futuro.

La commemorazione di eventi storici legati a movimenti estremisti solleva la necessità di un’azione immediata e decisa da parte delle istituzioni locali. È fondamentale assumere una posizione chiara e inequivocabile di fronte a episodi che possano minare i principi di uguaglianza, rispetto e inclusione. La condanna pubblica di gesti divisivi e discriminatori è essenziale per riaffermare i valori fondamentali su cui si fonda una società civile e democratica. 

In un momento in cui la costruzione di una società inclusiva e rispettosa della diversità è un obiettivo primario, l’assenza di una presa di posizione da parte dei governi locali può essere interpretata come un segnale di negligenza e mancanza di leadership morale. La mancanza di azioni concrete da parte delle istituzioni locali potrebbe avere un impatto significativo sull’unità e sulla coesione della comunità, alimentando la percezione di un vuoto di guida e di tutela dei valori fondamentali. 

Lontani dalla nostra idea di una società inclusiva, rispettosa e libera da qualsiasi forma di discriminazione, non possiamo fare a meno di notare il completo silenzio dei consigli comunali di questa zona. Un silenzio che parla più delle parole non dette e che genera un clima di indifferenza diffusa. Il silenzio assordante dei consigli comunali della Sibaritide sta gettando un’ombra su una regione che dovrebbe difendere i valori dell’inclusione e della convivenza pacifica. Lasciare impunito un atto simbolico così gravido di significati negativi potrebbe creare un precedente pericoloso per la nostra comunità. Immaginate una Sibaritide unita, in cui i consiglieri comunali si alzano a difesa dei diritti civili e della diversità culturale. Un luogo in cui ogni cittadino si sente rappresentato e ascoltato. Questo è ciò che dobbiamo chiedere e perseguire con forza.

Non possiamo rimanere in silenzio di fronte a questa indifferenza. Facciamo sentire la nostra voce e chiediamo alle istituzioni locali di prendere posizione. È giunto il momento di esigere responsabilità e azioni concrete da parte dei consigli comunali! Solo attraverso il coraggio di denunciare le ingiustizie possiamo sperare di costruire una comunità migliore, in cui tutti si sentano accolti e liberi di esprimere le proprie idee. Quando l’onore della nostra storia viene offuscato da azioni che inneggiano al fascismo, dobbiamo sollevare le nostre voci e far sentire il nostro disappunto.

È un dovere verso la nostra costituzione, verso i valori che ci hanno reso una grande nazione. Ma la mancanza di azione da parte dei comuni, da Trebisacce a Cariati, è deludente. Non possiamo permetterci di rimanere in silenzio. È il momento di unirci come una forte comunità e chiedere ai nostri rappresentanti locali di prendere posizione contro queste pratiche offensiva per la democrazia; è ora di esigere responsabilità e azioni concrete. (al)

 

Comitato Magna Graecia: Governo intervenga per emergenza criminalità nella Sibaritide

Il Comitato Magna Graecia ha ribadito la necessità di un intervento dello Stato per l’emergenza criminalità nella Sibaritide. Da qui l’urgenza, in primis, di un decreto «per rafforzare la presenza delle forze dell’ordine nella Sibaritide – si legge nella nota – e riaprire un tribunale. Un intervento di tale portata si rivelerebbe necessario per garantire la sicurezza dei Cittadini e promuovere lo sviluppo economico e sociale del territorio. In particolare, il decreto dovrebbe prevedere, l’aumento degli organici nelle forze dell’ordine, con particolare attenzione ai reparti specializzati nella lotta alla criminalità organizzata; Il potenziamento delle attività di prevenzione e repressione dei reati; la promozione di iniziative di sensibilizzazione della Popolazione sui temi della legalità e della cittadinanza».

«L’intervento dello Stato non può limitarsi alla sola repressione – viene evidenziato – ma deve anche essere preventivo. È necessario, infatti, investire nella promozione della cultura della legalità e della cittadinanza. Solo attraverso un impegno comune di tutti gli attori coinvolti, è possibile affrontare la crisi della legalità lungo l’Arco Jonico. Contribuendo, fattivamente, alla costituzione di un futuro più sicuro e prospero per il territorio».

Il Comitato, infatti, ha evidenziato come «la recrudescenza di episodi intimidatori lungo l’Arco Jonico, avvenuta negli ultimi tempi, dovrebbe indurre la politica ad una seria riflessione. Gli attentati incendiari alle automobili del Presidente del Consiglio comunale di Corigliano-Rossano, di un giornalista e di alcuni imprenditori, si inseriscono in un contesto di crescente violenza e attività minatoria. Ancor più, rappresentano un segnale chiaro di quanto insufficiente sia la presenza dello Stato in questa zona».

«Com’è noto, il Comitato, da anni si batte per il riconoscimento dello status di Capoluogo (insieme a Crotone) a Corigliano-Rossano – ha ricordato –. La nostra azione non è frutto di un capriccio. Piuttosto, esplica una visione prospettica  che palesa l’effettiva necessità di garantire ad un territorio, demograficamente importante, il giusto riconoscimento dei servizi. Nel caso di specie, ci riferiamo alla implementazione delle maestranze nelle forze dell’ordine. Purtroppo, — e quanto su riportato lo comprova — l’area jonica continua ad essere pervasa da politiche di governance caratterizzate dalla solita logica dei due pesi e due misure».

«È impensabile ed assolutamente fuori da ogni criterio che una Città di 75mila abitanti, Corigliano-Rossano – si legge nella nota – ed un’area di pertinenza di circa 200mila ab., possano continuare a rimanere sotto l’egida di un Reparto Territoriale dei Carabinieri ed un Commissariato semplice con un numero di uomini non parametrato alle effettive esigenze del territorio».

«La Rappresentanza politica locale a Roma, dovrebbe spingere sul Governo centrale – viene rimarcato – affinché quest’ultimo si attivi così come è stato fatto per Caivano. Lo Stato avrebbe il dovere di intervenire con un apposito decreto per rafforzare la presenza delle forze dell’ordine nella Sibaritide. L’intervento statale sarebbe necessario per garantire la sicurezza dei Cittadini e per promuovere lo sviluppo economico e sociale del territorio».

«L’ambito calabrese del nord est é un’area particolarmente estesa. Questa propaggine di Calabria, seppur abbia registrato un calo demografico negli ultimi anni (come d’altronde avvenuto in tutta la Regione), resta sempre un agglomerato di Comunità con una popolazione di circa 400mila ab, tra aree di costa e pedemontane del Crotonese e della Sibaritide – si legge ancora –. È illogico pensare che la sola presenza di una Questura a Crotone e di un semplice Commissariato a Corigliano-Rossano, possano bastare a controllare un territorio di tali dimensioni. Bene l’idea di costituire un nuovo Presidio di polizia a Cirò Marina, ma non si può prescindere da un’elevazione a Primo dirigente della postazione Sibarita».

«Territori molto meno rappresentativi dal punto di vista demografico – continua ancora il Comitato – e che risaltano agli onori delle cronache per episodi meno efferati di quelli registrati lungo l’Arco Jonico, beneficiano della presenza di Gruppi della Benemerita, Nuclei di GDF, e Commissariati Distrettuali. È bene puntualizzare che dette strutture, nelle aree densamente popolate, demoltiplicano i servizi di sicurezza. Vieppiù, dispongono di maestranze in un numero approssimabile a quello delle Questure e dei Comandi provinciali. Inutile continuare a nascondersi dietro ad un dito: l’area jonica è, purtroppo, un territorio ad alta densità criminale. Negli ultimi anni, poi, la situazione è ulteriormente peggiorata, con un progressivo aumento della violenza e dell’intimidazione. Questo fenomeno è dovuto a una serie di fattori: crisi economica, disoccupazione giovanile e mancanza di prospettive future. La criminalità organizzata, infatti, offre a molti giovani lavoro facile e possibilità di rapidi guadagni. L’illustrata situazione sta mettendo a rischio la sicurezza dei Cittadini e lo sviluppo economico e sociale del territorio».

«Amplifica questa drammatica condizione – viene sottolineato – la mancanza di un Presidio di giustizia lungo tutta la linea di costa che va da Crotone a Taranto (250 km). Le Istituzioni non possono continuare a girarsi dall’altra parte, gingillandosi sul nulla. La Locride, la piana di Gioia, il Lametino, ambiti meno “caldi” e, di gran lunga, con un numero di abitanti nettamente inferiore rispetto alla Sibaritide, presentano un numero di maestranze nei relativi Gruppi CC, Nuclei GDF e Commissariati distrettuali pari a quelli presenti nei Comandi Provinciali dei rispettivi Capoluoghi».

«Solo su Corigliano-Rossano, forse perché non adeguatamente rappresentata a Roma, lo Stato continua a sonnecchiare. La politica di ogni estrazione e casacca dovrebbe battersi per una imprescindibile elevazione della Città, assieme a Crotone, a capoluogo dell’area. Un Capoluogo blinderebbe i servizi presenti e prevederebbe l’implementazione di quanto necessario – ha concluso il Comitato –. Il Governo ha il dovere di intervenire!». (rcs)

 

L’ARCO JONICO PIACE MOLTO AI TURISTI
LA POLITICA NE PROGETTI IL RILANCIO

di DOMENICO MAZZA – Dal controllo dei dati sul Por Calabria 2014/20 — pur nella consapevolezza che a dicembre ’23, con ogni probabilità la Regione, per mancato utilizzo, dovrà restituire all’Europa ingenti somme — si rilevano indici di particolare interesse. Tuttavia, ad oggi, i richiamati riscontri appaiono poco tenuti in considerazione. Almeno, non in quella che avrebbero dovuto o meritato di avere.

Mi riferisco alle informazioni sui flussi turistici, così come alle località particolarmente gettonate dalle presenze di ospiti.

Quando pensiamo all’insieme di attività e servizi che si riferiscono al trasferimento temporaneo di persone dalle località di abituale residenza, così come ai centri maggiormente prediletti dalla partecipazione antropica, immaginiamo, a giusta ragione, che la scelta si rivolga alle piccole località.

In Calabria, forse anche per oculate campagne di marketing perpetuate nel tempo, Tropea, Ricadi (Capo Vaticano) ed altre mete toccano, nel nostro immaginario, un numero di presenze particolarmente rilevante.

Quanto detto trova parziale giustifica, anche, nella oggettiva ed insindacabile constatazione che le menzionate località hanno impostato tutta la loro economia sul turismo. A questo si aggiunga la vicinanza delle su riportate comunità a nodi della mobilità intermodale (aeroporto e stazione di Lamezia) ed il gioco è fatto.

Tuttavia — da un’attenta analisi dei numeri — il dato relativo alle presenze turistiche sembra arridere, in maniera particolare, agli ambiti urbani ed ai contesti dirimpettai e conurbati a Corigliano-Rossano e Crotone. Collegando le presenze dei Comuni di Villapiana, Cassano-Sibari, Corigliano-Rossano e Crotone, Isola C.R.,Cutro, ci troviamo innanzi al più imponente sistema turistico-ricettivo della Regione. I circa 100 km di litorale dei richianti comuni dell’Arco Jonico assemblano oltre 41mila posti letto complessivi. Quasi 7mila in più al confronto con la Costa degli Dei e circa il doppio rispetto la Riviera dei Cedri.

Un sistema imponente, mastodontico, gigantesco. Tuttavia, sottovalutato o, comunque, non adeguatamente valorizzato e messo in condizione di essere un reale motore economico. Forse anche snobbato. Eppure, poco sfruttato o, almeno, non appieno. E che per caratteristiche di costa, assimilabili  quasi esclusivamente a riviera, potrebbe crescere ancora in maniera esponenziale.

Quanto descritto chiarisce due fondamenti. Da un lato le notevoli presenze nei due principali centri urbani della Sibaritide e del Crotoniate, configurano le Città pitagorica ed ausobizantina come un unicum distinguendole dagli altri principali centri calabresi che neppure si avvicinano a numeri così importanti. Dall’altro che, iniziando ad investire concretamente in un sistema turistico integrato dell’Arco Jonico, tutta la linea di costa, compresa tra la Sibaritide e Capo Rizzuto, potrebbe concorrere efficacemente a rilanciare l’intero sistema Calabria.

Vieppiù, allargando il contesto a tutto il bacino del Golfo di Taranto, l’area assumerebbe le caratteristiche della principale piattaforma turistica rivierasca non già del Mezzogiorno, ma dell’intero Paese. E non esagero se azzardo a dire, finanche, d’Europa.

Bisognerebbe, quindi, puntare sul definitivo completamento ed efficientamento delle opere ferro-aero-stradali (aeroporti di Crotone e Taranto, ferrovia jonica, SS106). Così come al rilancio dell’attività diportistica interregionale fra i 24 approdi sparsi tra Le Castella e Santa Maria di Leuca.

Le nuove infrastrutture e la rigenerazione di quelle esistenti, dovrebbero essere i capisaldi da cui partire.

È il caso che la politica si interroghi su quanto illustrato. Ed è ora che lo faccia favorendo progetti integrati anche fra realtà amministrativamente legate a concezioni superate dalla storia e dai fatti. Così da finalizzare una declinazione della Regione rinnovata e, straordinariamente, innovativa che possa riscrivere la storia del territorio.

Un  concetto, quello delle affinità tra aree ad interesse comune, ancora troppo ancorato a sistemi di tipo centralista e con spiccate diseconomie sperequative tra una costa e l’altra.

Solo così la Calabria potrà candidarsi ad essere il reale fulcro degli equilibri mediterranei e il principale polo attrattivo per gli imponenti flussi turistici internazionali.

Il brand Magna Graecia, può essere un richiamo di valenza mondiale. La Locride l’ha già capito e, di recente, ha avviato rapporti di reciproco interesse con la Grecia per rilanciare turismo balneare ed esperienziale.

Sibaritide e Crotoniatide non stiano alla finestra!

Si aprano ad una straordinaria visione del territorio che dall’estrema porzione di levante calabrese si allarghi al dirimpettaio ambito di ponente pugliese, passando per la lingua di costa lucana. La baia del golfo di Taranto, non è, semplicemente, il fulcro dello Jonio; è il baricentro del Mediterraneo.

Si sfrutti, mettendo a sistema, la favorevole geografia che ci è stata regalata. Si avviino processi di rivisitazione del territorio con politiche che amplifichino un nuovo paradigma turistico. Non già e non solo per lo Jonio, ma perché il riverbero di un’operazione del genere rilancerebbe tutto il farraginoso e minorato sistema calabrese.

E i benefici arriderebbero a tutta la Regione. (dm)

[Domenico Mazza è del Comitato Magna Graecia]

Armonie d’Arte Festival “approda” nella Sibaritide

La 23esima edizione di Armonie d’Arte Festival, diretto da Chiara Giordano, “approda” nella Sibaritide. Sono tre, infatti, gli appuntamenti della kermesse nella Provincia di Cosenza e, nello specifico, al Parco Archeologico di Sibari.

Il Parco Archeologico di Sibari, tra i siti più estesi del Mediterraneo, ubicato sulla costa Ionica della Calabria a breve distanza dalla foce del Fiume Crati, vide il sorgere, lo sviluppo e l’espansione e poi il declino della grande polis di Sibari. Qui furono impiantati, in epoche successive alla distruzione della città greca, sovrapponendosi in parte alle sue rovine, prima il centro ellenistico di Thurii e poi quello romano di Copia. Questa eccezionale stratificazione fa di Sibari uno dei siti più estesi ed importanti del Mediterraneo di età arcaica e classica.

Tre appuntamenti resi possibile grazie alla collaborazione con la Direzione Generale Musei Calabria, nella persona del direttore regionale Filippo Demma, e con il Pas – Parco Archeologico di Sibari, istituto autonomo del Ministero della cultura dotato di autonomia speciale.

Il 6 luglio, l’anteprima del Festival con Motus & R.Y.F. in “Of the nightingale I envy the fate” (“Dell’usignolo invidio la sorte”) e “Tutto Brucia Soundtrack”, e a seguire due grandi concerti: il 2 agosto Vinicio Capossela in “Tredici canzoni urgenti” ed il 28 agosto Alice con “Eri con me”.

Motus, compagnia nomade e indipendente, in costante movimento tra Paesi, momenti storici e discipline, nasce nel 1991. I fondatori Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, animati dalla necessità di confrontarsi con temi, conflitti e ferite dell’attualità, fondono scenicamente arte e impegno civile attraversando immaginari che hanno riattivato le visioni di alcuni tra i più scomodi “poeti” della contemporaneità. Il gruppo, esploso negli anni Novanta con spettacoli di grande impatto emotivo e fisico, ha saputo e sa prevedere e raccontare alcune tra le più aspre contraddizioni del presente, ha attraversato e creato tendenze sceniche iper-contemporanee, interpretando autori come Beckett, DeLillo, Genet, Fassbinder, Rilke o l’amato Pasolini.

Hanno ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui tre premi UBU e prestigiosi premi speciali per il loro lavoro. Liberi pensatori, portano i loro spettacoli nel mondo. Approdano a Sibari e ad Armonie d’Arte Festival con una doppia performance: “Of the nightingale I envy the fate”, “Of the nightingale I envy the fate (Dell’usignolo invidio la sorte)” e “Tutto brucia Soundtrack”.

Si torna a Sibari mercoledì 2 Agosto,alle ore 22:00, con Vinicio Capossela e “Tredici canzoni urgenti”. Senza dubbio il più originale fra i cantautori italiani dell’ultimo trentennio presenta il suo nuovo album uscito in primavera per la prestigiosa etichetta Parlophone/Warner. Tredici nuove canzoni scritte fra il febbraio e giugno del 2022 e registrate nei mesi seguenti, come diretta conseguenza del momento storico che stiamo vivendo. Canzoni che nascono dalla necessità di affrontare e confrontarsi con le problematiche più stringenti che affollano un mondo ormai supino, sprofondato sul divano.

Un mondo in cui ogni cosa, compresa l’emozione, è stata domiciliarizzata e su cui si va abbattendo la peggiore delle catastrofi: la guerra, con tutto il corollario di avvelenamento, di semplificazione, di inflazione, di vanificazione di ogni sforzo “culturale”. Da qui l’urgenza di testimoniare, di affrontare, di ricordare e urlare che riempie le canzoni di questo disco: si parla di urgenza etica, urgenza educativa, urgenza esistenziale, urgenza di un nuovo umanesimo egualitario, urgenza di verità oltre le mistificazioni.

Ultimo appuntamento a Sibari lunedì 28 agosto, alle 22:00, con “Eri con me”, Alice canta Battiato. Dopo il commovente successo fatto registrare lo scorso anno al parco di Scolacium, ritorna ad Armonie D’Arte Festival quasi per acclamazione la sensibile interprete forlivese, che continua a stupire nel suo accorato omaggio nei confronti del suo Maestro e riferimento assoluto, grazie a un recital che presenterà alcuni nuovi brani tratti dal recente album “Eri con me” pubblicato dalla Bmg.

Alice la cui personalità vocale è originale per quanto unica, si fa ancora una volta strumento della musica di Franco Battiato e di ciò che le ha trasmesso, attraverso quelle canzoni a cui sente di aderire pienamente e che di fatto la consacrano come la sua sola e plausibile interprete contemporanea. In questa esclusiva data calabrese, nella formazione congeniale del trio, Alice sarà accompagnata al pianoforte da Carlo Guaitoli, cui si aggiungerà il timbro caldo del violoncello di Chiara Trentin. Alice, in coerenza con un percorso artistico omogeneo per quanto di costante ricerca, è stata insignita quest’anno del Premio Tenco alla carriera.

Cultura, natura, salute e pace i temi declinati da Armonie d’Arte, un Festival “espanso” che guarda alle radici ed insieme allo scenario globale contemporaneo.

«Un festival che – ha dichiarato Chiara Giordano – cerca rinnovato umanesimo; ove musica, teatro, danza, storia, mito, natura, innovazione e creatività contemporanea si intersecano nel segno della cultura dell’armonia, come valore etico ed estetico, individuale e collettivo”. Ed è armonia delle arti, tra le arti e attraverso le arti, è la forza del dialogo culturale che include e rigenera, innova e rinnova, della narrazione, della bellezza, dell’arte, valori fondamentali e ineludibili per ogni processo, appunto armonico, di sviluppo». (rcs)

Rapani (Fdi): Lo sviluppo dell’economia locale su base culturale è possibile nella Sibaritide

Il senatore di Fdi, Ernesto Rapani, ha ribadito che anche nella Sibaritide è possibile «lo sviluppo dell’economia locale su base culturale».

«Per questi motivi ho incontrato il direttore del Museo della Sibaritide e responsabile della Direzione regionale Musei della Calabria, dott. Filippo Demma al quale ho manifestato le mie congratulazioni per un progetto unico in Italia», ha spiegato il senatore che si è complimentato con il direttore Demma «per essere riuscito a sottoscrivere un accordo per la valorizzazione integrata del Parco archeologico di Sibari e del territorio della Sibaritide tra dodici comuni ed altri otto tra enti, l’Arcidiocesi di Rossano-Cariati, la Diocesi di Cassano ed alcune associazioni».

«Al direttore – ha proseguito Rapani – ho proposto l’opportunità di estendere la rete all’intero arco jonico, l’area della Magna Grecia, da Sibari a Crotone, in lui ho trovato grande condivisione, perché è nel solco tracciato che si possono valorizzare al meglio le bellezze culturali, storiche, architettoniche del territorio. Su sollecitazione del circolo di Fratelli d’Italia di Isola Capo Rizzuto ho proposto di rendere fruibile ai turisti anche l’area di Le Castella».

«Il direttore Demma, già informato, ha tempestivamente annunciato in proposito di voler comunicare al Comune di Isola Capo Rizzuto la disponibilità ad affidare l’area all’ente, per renderla fruibile al pubblico il prima possibile – ha detto ancora il senatore –. Nei mesi scorsi, a proposito di carenze nelle risorse umane della rete museale calabrese, ho presentato un interrogazione parlamentare al Ministero della Cultura per sottolineare i problemi che gravano sul comparto calabrese e se lo stesso dicastero intenda sbloccare la condizione di stasi dei vincitori dei concorsi per ripianare le piante organiche e garantire la piena operatività dei musei e dei siti archeologici calabresi e già, anche se è solo una boccata d’ossigeno, qualche risposta attraverso l’assegnazione di personale, è arrivata. L’assunzione di personale, ad oggi, in Calabria è fondamentale per il rilancio dei nostri beni culturali». (rp)

Baldino (M5S): Istituire una sezione della Dia nella Sibaritide

La deputata del M5S, Vittoria Baldino, ha chiesto, in una interrogazione depositata e rivolta al ministero dell’Interno e della Giustizia, di istituire una sezione operativa dislocata della Dia nella Sibaritide.

«Se il Ministro dell’Interno – si legge nell’interrogazione sottoscritta anche dal vicepresidente della Commissione antimafia De Rahoe dai parlamentari calabresi del M5S Orrico, Scutellà e Tucci – non ritenga necessario valutare l’istituzione di una sezione operativa dislocata della Dia nella Sibaritide con invio di contingenti di Polizia di Stato, di Carabinieri e Guardia di Finanza».

L’interrogazione muove dalla puntuale ricostruzione delle azioni criminali che negli ultimi anni hanno scosso tutta l’area della Sibaritide. Dagli ultimi eventi, come i ripetuti e molteplici incendi di matrice dolosa, agli attentati intimidatori verso i cantieri del terzo megalotto della SS.106 a quelli che hanno riguardato una parte del villaggio Sybaris.

«Negli ultimi 4 anni – ha proseguito – l’area della Sibaritide ha registrato 11 omicidi e 3 tentati omicidi riconducibili alla ‘ndrangheta. Numerosissime sono state le operazione condotte dalla magistratura contro la ‘ndrangheta, a testimonianza di una presenza forte e radicata della criminalità organizzata nel territorio, tanto che la stessa Direzione Investigativa Antimafia nella sua relazione semestrale indica in modo preciso le cosche operanti nella Sibaritide».

Fatti che meriterebbero un’attenzione particolare al territorio.

«Non possiamo abituarci alla normalizzazione del fenomeno mafioso. I calabresi non si rassegnano all’idea di dover convivere con i fenomeni criminali e vogliono alzare la testa –  ha concluso –. Per questo è importante che lo Stato, per primo, dia un segnale forte in termini di presenza su un territorio dove invece si percepisce una sua desistenza, come dimostrano la soppressione del tribunale di Rossano e una sistematica situazione di carenza di organico nelle forze dell’ordine. L’istituzione di una sezione operativa dislocata della DIA può essere quella risposta forte dello Stato che permetterebbe una più incisiva azione di contrasto alla criminalità organizzata». (rp)