Autonomia, lo scacco matto dei sindaci alla Regione

di SERGIO DRAGONE – La Costituzione prevede che cinquecentomila elettori o cinque consigli regionali possano richiedere un referendum per abrogare totalmente o parzialmente una legge. È quello che stanno facendo cinque Regioni italiane (Puglia, Campania, Sardegna, Emilia Romagna e Toscana) per contrastare la riforma che introduce l’autonomia differenziata su molte e delicate materie.

È opinione diffusa che questa riforma aggraverà il divario nord-sud e che soprattutto avrà nel Meridione un impatto devastante su scuola e sanità, a cui verrebbero sottratte importanti risorse.

Un giudizio negativo che è condiviso dal presidente della Regione, Roberto Occhiuto che non ha esitato a prendere pubblicamente le distanze dal centrodestra nazionale che questa riforma ha approvato in Parlamento.

Il problema per Occhiuto è “che fare?”. Questione di non poco conto perché uno dei principali alleati di governo in Calabria è quella Lega che si è intestata politicamente la riforma, al punto da sventolare gioiosamente (e secondo me in maniera del tutto inopportuna) la bandiera con lo stemma ufficiale della Regione dai banchi della Camera.

Il presidente Occhiuto probabilmente avrebbe preferito fare melina, attendere gli eventi, lasciare che altri si mettano di traverso alla legge Calderoli. Le sue ultime dichiarazioni sono state molto prudenti.

Ma non ha fatto i conti con quello che in Calabria sta diventando il “partito dei Sindaci” che ormai ha oscurato la debole e impalpabile iniziativa politica del centrosinistra e in particolare di un PD molto in affanno alle ultime europee (ha la percentuale più bassa di tutto il Meridione).

Prima questo eterogeneo “partito” ha rivolto un appello firmato da circa 120 “primi cittadini” per sollecitare il ricorso alla Corte Costituzionale, poi ha sferrato un colpo magistrale, quasi uno scacco matto alla Regione.

Sfidando Occhiuto e l’intero Consiglio Regionale a richiedere, così come le altre cinque Regioni, il referendum abrogativo, i sindaci dei cinque Capoluoghi di provincia hanno costretto il Governatore a fare una scelta, o di qua o di là. Capiamo il tormento del presidente Occhiuto.

Accettare la sfida dei sindaci lo trasformerebbe in una specie di eroe della resistenza all’autonomia differenziata, ma questo gli costerebbe la rottura del rapporto con la Lega e quindi una crisi politica degli esiti imprevedibili. Respingere la richiesta significherebbe, al contrario, fare prevalere la ragione di Stato e del rispetto degli impegni di governo del centrodestra, ma gli costerebbe un’ondata popolare e l’inevitabile accusa di avere solo scherzato sull’autonomia.

Non è da escludere che il Governatore, che è politico molto abile, cerchi una terza via che, al momento, non ci sembra appaio all’orizzonte. Senza contare che cercando di accontentare tutti si finisce inevitabilmente per non accontentare nessuno.

Io mi chiedo. Può il presidente Occhiuto permettersi il lusso di fare andare avanti altre Regioni, sia pure di segno opposto al suo, in questa battaglia che comincia ad essere molto sentita dalle nostre popolazioni ? Non mi permetto di dare buoni consigli perché sono pienamente d’accordo con Fabrizio De Andrè quando dice che “da buoni consigli solo chi non può dare cattivo esempio”.

Registro solo che i cinque Sindaci di Catanzaro, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria e Vibo Valentia hanno giocato da perfetti giocatori di scacchi. (sd)

Il vescovo di Oppido-Palmi Alberti incontra i sindaci della Diocesi

È stato un momento di riflessione, dialogo e confronto – oltre che occasione per scambiarsi gli auguri pasquali – l’incontro avvenuto tra il vescovo di Oppido Mamertina – Palmi, mons. Giuseppe Alberti, con i sindaci dei territori della Diocesi.

L’incontro, avvenuto nel Centro del Laicato di Gioia Tauro, è stato introdotto da Don Pino Demasi, Vicario espiscopale per la Pastorale sociale e del lavoro che nel suo intervento ha sottolineato in particolare l’importanza della collaborazione: «Viviamo in un territorio dove sono importanti le alleanze», ha detto.

Il vescovo che aveva già incontrato i sindaci del territorio a dicembre, nel giorno del suo ingresso in diocesi, ha offerto una sintesi del documento che la Conferenza Episcopale Calabra ha pubblicato questa settimana dal titolo: La dis-unità nazionale e le preoccupazioni delle Chiese di Calabria: Spunti di riflessione, nel quale esprime profonde preoccupazioni riguardo all’attuale dibattito sull’autonomia differenziata. I vescovi calabresi evidenziano come tale progetto, se portato a compimento, «darà forma istituzionale agli egoismi territoriali della parte più ricca del Paese, amplificando e cristallizzando i divari territoriali già esistenti, con gravissimo danno per le persone più vulnerabili e indifese»Questa posizione scaturisce dalla preoccupazione che l’accentuarsi del divario Nord-Sud possa ledere la coesione sociale e il benessere collettivo della nazione.

In contrapposizione a queste tendenze, i vescovi propongono una visione di crescita armonica per l’intero territorio nazionale, sottolineando che «la strada da percorrere è invece quella che passa dal riconoscimento delle differenze e dalla valorizzazione di ogni realtà particolare, soprattutto delle aree più periferiche e/o interne». Questo approccio richiama l’importanza di una politica inclusiva che promuova equità e solidarietà tra le diverse regioni del Paese.

Il vescovo Alberti ripercorrendo dunque alcuni passaggi importanti del documento, ha evidenziato la responsabilità dell’impegno alla collaborazione con i diversi soggetti del territorio e con le altre amministrazioni, invitando a «una riflessione collettiva sull’importanza di costruire una società più giusta e coesa, sottolineando la necessità di promuovere forme di mobilitazione democratica che legano solidarietà e giustizia».

Prima di cedere la parola ai sindaci che in un clima di serena condivisone hanno espresso la loro disponibilità ad ulteriori confronti, mons. Alberti ha presentato il suo progetto, ancora in fase di definizione, per una giornata sull’ambiente da tenersi a settembre, con l’obiettivo di promuovere un cambiamento di rotta dalla cultura dell’indifferenza alla partecipazione attiva. (rrc)

LA QUESTIONE DEL MEZZOGIORNO NON SI
RISOLVE CON UNA “PAROLACCIA-INSULTO”

di MIMMO NUNNARISe del “grido” di 700 sindaci del Sud davanti a Palazzo Chigi sede del Governo sbarrata come mai resta solo quell’insulto dal “sen fuggito” al presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, significa che il Governo Meloni ha messo il rullo con i titoli di coda sul Mezzogiorno. Porte aperte a Calderoli con l’Autonomia differenziata – una secessione mascherata – porte chiuse agli amministratori del Sud – quasi mille – che avevano qualcosa da dire.

È un vero peccato che di quella manifestazione di Roma sia rimasta solo quella parolaccia [str… za] rivolta alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni dal “sen fuggita” al vulcanico politico; e purtroppo si sa che  “Vóce del sén fuggita Pòi richiamàr non vale” (Cioè, la parola detta non sa tornare indietro) come scriveva Metastasio, nell’opera Ipermestra. Politici, uomini di Governo, giornali solo di quell’insulto hanno parlato; delle ragioni del “viaggio” a Roma dei sindaci, guidati da De Luca, niente. Anzi, qualche ipocrita interpretazione si è avuta: «il Sud è così perché, non ci sa fare».

La stessa presidente Meloni seduta nel salotto di Porta a Porta di Vespa Ospite di Bruno Vespa non ha perso l’occasione per lanciare un attacco all’indirizzo di De Luca, accusandolo di finanziare, con i fondi che reclama, sagre di paese e feste varie. Non ha mai trovato il tempo, però, la presidente, per spiegare come sia stato possibile tagliare con un tratto di penna, nella manovra di bilancio, il fondo simbolo immaginato per contro bilanciare l’autonomia differenziata, che era pari a 4,4 miliardi di euro. Forse anche questo i sindaci e De Luca avrebbero voluto chiedere al Governo se avessero incontrato qualcuno. Peccato, dunque, che del grido dei sindaci sia rimasta solo quella parolaccia-volgarità. Non certo la peggiore che in questi ultimi anni abbiamo sentito pronunciare dai politici.

Va detto, comunque, nel caso di De Luca, che non è scusabile, che l’ insulto – “rubato”  in un anticamera di Montecitorio – non era pronunciato per arrivare a destinazione. Tuttavia, quella parolaccia, conferma che l’aggressione verbale è diventata il linguaggio comune della comunicazione pubblica e che è pratica non cominciata certo l’altro giorno, col presidente della Campania. La storia è lunga: inizia con Bossi, che inaugurò la stagione politica della Lega Nord mostrando il dito medio e poi seguito’ con la sua personalissima interpretazione della sigla Spqr (“Senatus popolusque romanus”) che – secondo lui – voleva dire: «Sono porci questi romani».

Da allora la politica ha cominciato a vivere una delle fasi peggiori della sua storia contemporanea, caratterizzata da quella che l’ultimo leader democristiano, il mite bresciano Mino Martinazzoli, definiva “una sorta di continua e permanente trivialità”: che è fatta di insulti, attacchi personali, diffamazioni e sofisticatissime criminalizzazioni. La volgarità, compagna di strada dell’insulto, meriterebbe un capitolo a parte. Tanto per fare qualche esempio, è indimenticabile il Calderoli leghista del Nord che definisce “orango” il ministro Cécile Kienge ed è indefinibile il suo collega Vito Comencini, che raggiunge l’apice col vilipendio del presidente della Repubblica Mattarella: «Questo presidente della Repubblica, lo posso dire? Mi fa schifo».

Di insulti politici, di questa moda frutto di una subcultura che ha distrutto e liquidato la politica, se ne occupò a suo tempo anche il grande Umberto Eco, scrivendo un divertente stelloncino dal titolo esplicativo “Insulti politici”, pubblicato su la Repubblica, più di dieci anni fa. Ecco l’incipit: «I giornali registrano, da parte degli uomini politici, insulti da carrettiere”. In quell’occasione, il semiologo e filosofo di origini piemontesi, sdoganò, profeticamente, proprio la parola “stronzo” – che ora è al centro della polemica che si è sollevata con De Luca – pur con qualche necessario avvertimento: «È vero che io avevo tempo fa rivendicato il diritto di usare la parola stronzo in certe occasioni in cui occorre esprimere il massimo sdegno, ma l’utilità della parolaccia è appunto data dalla sua eccezionalità».

Eccezionalità che, francamente, pur comprendendo l’ira di De Luca, per quel “vadano a lavorare”, detto dalla presidente Meloni, non è possibile riscontrare nel sui caso specifico. Di quella giornata romana, di De Luca, con settecento sindaci che manifestavano contro il disegno del governo di autonomia differenziata e contro il blocco del Fondo sviluppo e coesione, purtroppo resta solo la parolaccia e non il senso di una legittima battaglia di amministratori del Sud che sollecitavano i fondi per ambiente, trasporto transeuropeo, efficienza energetica e energie rinnovabili.

Anzi, come si diceva, media nazionali, politica, e anche la stessa presidente Meloni, hanno approfittato per dare un’immagine di Sud che è così [arretrato] perché non ci sa fare. Sono chiaramente tutte accuse (false) e ipocrisie che servono solo a intorbidire il dibattito che De Luca e i 700 sindaci volevano invece aprire, con la manifestazione di Roma, dove – a differenza degli agricoltori con i trattori – hanno trovato le porte chiuse. Personalmente non ricordo mai il portone di Palazzo Chigi sbarrato, come quel giorno in cui è andato a bussare De Luca a nome del Sud. Forse aveva ragione il sociologo Domenico De Masi, che, nella sua ultima intervista, sul tema del Mezzogiorno, disse: «Il Sud finora è stato fin troppo paziente, dovrebbe invece avere il coraggio di perderla la pazienza».

Resta l’amarezza per l’ennesima occasione sprecata nella storia controversa del rapporto difficile tra lo Stato [il Governo pro tempore] e il Sud dell’Italia. (mnu)

CHIAMATA PER IL SUD: UNA MOBILITAZIONE
PER FERMARE L’OMBRA DELL’AUTONOMIA

di ANGELO SPOSATO  – Sull’autonomia differenziata si sta creando un movimento di pensiero diffuso e trasversale che sta iniziando a capire i pericoli del progetto Calderoli e della Lega. Sin dall’inizio come Cgil Calabria abbiamo sempre ribadito che questo progetto fosse una secessione camuffata, una vecchia bandiera ideologica che oggi è stata barattata con il premierato e la riforma della giustizia.

Per queste ragioni abbiamo declinato l’invito ad incontrare il Ministro Roberto Calderoli in Calabria lo scorso anno. Quello che sta avvenendo in Parlamento e nel governo è un baratto politico, letale per tutto il Paese. Se ne sono resi conto i sindaci e va apprezzata la posizione dell’Anci Calabria e del suo presidente Rosaria Succurro. Oggi più che mai la battaglia contro il disegno di legge Calderoli deve unire parti sociali, amministratori, società civile, forze politiche che hanno a cuore l’unità nazionale.
Tempo addietro, al congresso regionale e nei vari interventi, abbiamo dimostrato come il progetto di autonomia differenziata possa essere letale anche per il Nord del Paese.

Ci sono aree del nord che vivono un processo di destrutturazione industriale, non offrendo più servizi adeguati, pensiamo al tema della casa, al costo della vita, al tema salariale, alla sanità privata che sostituisce quella pubblica. Il problema non si risolve chiudendosi in piccoli staterelli. I giovani del sud che fuggono per mancanza di prospettive non andranno nelle regioni del nord, ma emigreranno all’estero come avvenne negli anni ’60 e ’70 e come sta avvenendo tutt’ora.

C’è il tema del calo demografico, vera e propria emergenza. C’è il tema dell’invecchiamento del Paese, di oltre dieci anni rispetto alla media europea, che non si risolve con l’autonomia differenziata. C’è inoltre, un tema da tutti sottaciuto che potrà fare ulteriormente la differenza. Il peso della criminalità e delle mafie che si è oramai radicata nelle regioni del nord rendendole meno competitive e assoggettate al potere criminale. Le varie inchieste giudiziarie di diverse procure nel nord hanno evidenziato il potere di infiltrazioni nella pubblica amministrazione e nelle imprese, cosa questa grave e pericolosa.

E come sappiamo, lì dove c’è il proliferare delle mafie c’è economia debole, ed il mercato economico e del lavoro viene controllato, sfruttato, sottopagato. Su questo farebbero bene a riflettere dal governo, perché quello che loro ritengono autonomia può diventare trappola mortale. Il sistema economico e produttivo del nord, con questo progetto e con le scelte del governo in materia economica, rischia di diventare succursale di Francia e Germania.

Il 13 febbraio occorre sostenere i sindaci e l’Anci davanti alle Prefetture della Calabria e auspichiamo possano avere a loro fianco il vessillo della Regione Calabria e il presidente. Serve una grande mobilitazione delle coscienze e delle persone, serve parlare con giovani, nelle scuole, sui rischi e gli effetti pericoli dell’autonomia differenziata per il loro futuro e per l’unità del Paese.
Occorre scendere nelle strade e nelle piazze per parlare ed informare le persone. Il tempo è adesso per difendere la nostra costituzione. (as)

[Angelo Sposato è segretario generale Cgil Calabria]

I sindaci del Sud contro l’autonomia differenziata

Centosessanta sindaci del Sud fanno sentire la loro voce contro l’autonomia differenziata. E lo fanno attraverso un documento, dal titolo Recovery Sud, rivolto ai senatori, in cui chiedono ai senatori dei territori di «riflettere sulle loro responsabilità», ha spiegato il sindaco di Catanzaro, Nicola Fiorita, tra i primi firmatari del documento.

«Le difficoltà socio-economiche e le carenze amministrative del Mezzogiorno sono reali e tangibili – ha spiegato –. Ogni sindaco che amministra queste terre conosce la lotta quotidiana per garantire servizi adeguati ai cittadini e un futuro sostenibile per le generazioni future».

«Con il regionalismo spinto non si creerebbe quella maggiore efficienza che il ministro Roberto Calderoli sbandiera per giustificare la sua proposta, il cui unico scopo, in realtà, è ridare peso alla Lega. Si determinerebbe, invece, un peggioramento delle condizioni dei municipi del Sud – hanno spiegato i sindaci – Si calcola che la proposta di revisione del Pnrr ottenuta dal ministro Raffaele Fitto colpirà soprattutto le regioni del Sud, che subiranno un taglio di 7,6 miliardi, la metà dei 15,9 che si prevede di ridurre. Per non parlare dell’eliminazione delle Zes e dei 4,4 miliardi distratti dal fondo perequativo infrastrutturale in una nazione che sul piano delle ferrovie e delle strade è letteralmente tagliata in due, l’alta velocità al Nord, la grande lentezza al Sud». (rrm)

Anci Calabria: Verso istituzione della Centrale di prevenzione e tutela per sindaci e Comuni

«Come Anci Calabria stiamo per istituire la Cpt, che sta per “Centrale di prevenzione e tutela”, cioè uno strumento che consenta ai sindaci e agli altri amministratori locali di segnalare agilmente contesti e situazioni di pericolo o casi di violenza consumata». È quanto ha annunciato la presidente dell’Anci Calabria, Rosaria Succurro, sottolineando il bisogno di «fermare  l’escalation di attacchi intollerabili come quelli che di recente hanno colpito il sindaco di Cittanova, Francesco Cosentino, e l’assessore Pierfrancesco Balestrieri, del Comune di Bisignano».

«Condanniamo la violenza verso gli amministratori locali e intendiamo difenderli da intimidazioni, minacce, aggressioni e atti ritorsivi», ha evidenziato, ricordando come «l’Anci Calabria vuole creare uno scudo protettivo nei confronti degli amministratori locali, per avvicinarli ai responsabili della pubblica sicurezza e per avviare iniziative concrete di prevenzione e tutela, anche studiando e proponendo nuove norme di legge che permettano interventi più rapidi ed efficaci della magistratura e delle forze dell’ordine».

«Vogliamo sostenere i sindaci della Calabria – ha concluso la presidente Succurro – e le relative amministrazioni comunali, punti di riferimento dei cittadini e delle comunità locali in una regione che subisce continue pressioni criminali e illegali, contro cui le istituzioni pubbliche e la società civile combattono con ammirevole coraggio. Nessuno deve essere lasciato da solo». (rcz)

Calabria, la svolta dei sindaci uniti

di FILIPPO VELTRINon può passare sotto silenzio o, peggio, messa nel solito bagagliaio delle cose fatte e dimenticate in fretta la riunione di ieri sera a Catanzaro con i sindaci dei capoluoghi della Calabria (tranne Vibo), tutti uniti non solo per contrastare il disegno dell’autonomia differenziata ma per avviare – cosa forse più importante – un percorso di riflessione comune e unitario nel nome supremo della Calabria.

Una assemblea con centinaia di persone, di fortissima valenza simbolica e politica, come non avveniva da decenni e che ha benedetto nientemeno che il presidente nazionale dell’Anci, Antonio De Caro, che è sceso a Catanzaro dalla sua citta’ di Bari per dare il via a questa nuova stagione di unita’ delle realtà amministrative. 

 Non può e non deve sfuggire che una terra disgregata e frammentata, che ha conosciuto il veleno del municipalismo piu’ acceso, delle divisioni esasperate, delle lotte di campanile su piccole e grandi questioni, inizi a capire che non può esserci salvezza per nessuno se in una terra di nemmeno 2 milioni di abitanti non si fa un fronte comune per contare di più e meglio a Roma. Con chiarezza di idee, certamente, contenuti forti e spirito combattivo. Come quello, ad esempio, dell’ autonomia differenziata. 

Ieri sera – nel nome del bellissimo quadro di un secolo fa che rappresentava plasticamente l’unità della regione (Le tre province, capolavoro di Andrea Alfano del 1935 esposto permanentemente al complesso Monumentale del San Giovanni) – ha vinto la caparbietà del sindaco del capoluogo di regione, Nicola Fiorita, che ha voluto attorno a sé Franz Caruso di Cosenza, Vincenzo Voce di Crotone e Giuseppe Falcomatà di Reggio Calabria per un’adunata di popolo che deve dare più forza a tutti i calabresi. 

«Non nasce nessun partito dei sindaci», ha urlato Fiorita. E tutti hanno tuonato contro quello che e’ stato definito un vero e proprio imbroglio rappresentato dal Ddl Calderoli, su cui pero’ da tempo, da troppo tempo, non si vede una reazione di massa, una presa di coscienza chiara e netta dell’opinione pubblica del Sud su quello che può avvenire.

 I sindaci ieri sera ne hanno parlato con cifre, esempi, narrazioni, non tacendo (lo ha fatto con grande coraggio e lucidità Franz Caruso) il grave errore che la sinistra commise nel 2001 con la Riforma del Titolo V della nostra Costituzione. De Caro è stato tranchant, ribadendo pero’ un concetto chiaro e netto: tutti i sindaci d’Italia, di destra e di sinistra, hanno già dato un parere critico sul provvedimento. Eppure questo Governo va avanti, nel nome di un antimeridionalismo che le ultime scelte sul Def confermano del resto ampiamente.

Ma la chiamata a raccolta di Fiorita (decine e decine erano tra l’altro i sindaci o gli ex sindaci di tutta la regione  e i consiglieri regionali presenti) ha avuto un altro merito: dare fiducia a chi l’ha persa, a chi non sa dove stanno le vere coordinate di una lotta per il cambiamento e il rinnovamento. Il valore appunto simbolico di quella foto finale dei sindaci con De Caro, sotto il quadro di Andrea Alfano, pittore di Castrovillari di un secolo fa. Il valore riassunto da un grande intellettuale del mezzogiorno e grande meridionalista, che purtroppo non c’è più, Franco Cassano, che lo compendiò con un meraviglioso «il Sud può pensarsi da sé».

Da ieri sera possiamo iniziare a pensare che la Calabria può davvero pensarsi da sé, anche a partire dai suoi livelli istituzionali più alti. C’è materia per riflettere anche per il presidente della Regione. (fv)

L’appello del Corsecom ai sindaci della Locride: Organizzare riunione per problemi del territorio

di ARISTIDE BAVALe difficoltà registrate in seno all’assemblea dei sindaci della Locride per completare gli organi dirigenziali hanno pesato per troppo tempo sulla possibilità di sollecitare atavici problemi che pesano notevolmente sullo sviluppo del territorio. Ecco che, adesso, il Corsecom, importante struttura associativa che da molti anni è impegnata per dare spinta alla soluzione di questi problemi rivolge un appello diretto diretto all’Associazione per cercare di stimolarli a recuperare il tempo perduto trascorso  da quando, appunto, l’Assemblea dell’Associazione è stata costretta a rallentare la sua azione a causa delle difficoltà interne, prima fra tutte quella del rinnovo delle cariche.

«Durante questa stasi – scrive la segreteria del Corsecom – purtroppo alcune ataviche criticità che affliggono il territorio sono andate aggravandosi. I settori in crisi sono i soliti: Sanità, Viabilità e Trasporti su gomma e ferro, insoddisfacente utilizzazione di importanti risorse economiche in diversi ambiti a cause delle note carenze strutturali degli Enti locali, carenza di politiche capaci di utilizzare sinergicamente il ricco patrimonio storico ambientale presente sul nostro territorio affinché venga meglio utilizzato dall’impresa turistica, mancato coordinamento di quelle azioni idonee a sviluppare i settori dell’agricoltura e della gastronomia».

Nella sua nota il Corsecom aggiunge che, in atto, ciò che preoccupa di più è la sensazione di una sospensione dello spirito di collaborazione fra le Istituzioni, le Imprese e la cittadinanza attiva.

«Quest’ultima, sia chiaro, – è scritto nella nota – è consapevole di rappresentare solo se stessa e le persone che con l’impegno e la passione civica la animano; però, è innegabile che essa sia un pezzo di società che studia, ascolta, discute, organizza, sollecita, opera, talvolta aprendo varchi e prospettive che subito ha messo a disposizione dell’Associazione. Ora, finalmente, questa fase è alle spalle in quanto l’Associazione ha ricostituito gli Organi di vertice ed è quindi tornata ad essere pienamente operativa. Venga dunque ripreso il lavoro – è il monito del Corsecom – dove è stato interrotto».

«Ad esempio, nel recente passato è stata sviluppata una felice sinergia tra pubblico e privato nel settore dell’attività turistica con la partecipazione della  Riviera dei Gelsomini alle numerose fiere Nazionali e Internazionali che hanno fatto meglio conoscere il nostro territorio. Intensa e continua è stata la sollecitazione rivolta alla modernizzazione del tratto ferroviario Reggio/Catanzaro  per la sostituzione delle storiche “Littorine “ e l’elettrificazione. Estremamente efficaci sono stati gli incontri romani presso l’Anas al fine di fissare precisamente il quadro della situazione della programmazione dei lavori sulla Statale 106. In questi incontri il territorio ha mostrato una straordinaria unità tanto è vero che ad essi, con il Corsecom, hanno partecipato i vertici Anas, il delegato del Ministero  delle  Infrastrutture, la Regione Calabria, e appunto i Presidenti delle Associazioni dei Comuni della Locride e dell’area Grecanica. Da questi incontri è scaturita la storica giornata del 12 aprile 2023 a Caulonia, al cui tavolo oltre a tutti i soggetti già nominati hanno partecipato telefonicamente il Ministro Salvini e il Presidente della Regione Calabria. Il ministro Matteo Salvini ha chiuso il suo lungo e informato intervento promettendo che avrebbe invitato i Sindaci al Ministero».

Poi una serie di incertezze dalla questione della Galleria della Limina, alla sanità con «i problemi, gravissimi, dell’Ospedale di Locri e e della Casa della Salute di Siderno», la vicenda dei lavori relativi alla costruzione del nuovo Istituto Professionale Alberghiero già finanziato da diversi anni, e la necessità di grande attenzione allo sviluppo del progetto Città del Mare, che potrebbe essere un volano ldi sviluppo per tutto il territorio. Ed ancora la questione del mancato ripristino della Diga di Siderno e la necessità di avere  notizie aggiornate sulla Ciclovia  Basilicata/Calabria, opera, già finanziata  nella quale era stato evidenziato che avrebbe avuto priorità il tratto  Caulonia/Locri per il quale  già esiste un progetto. E non manca un riferimento alla necessaria sistemazione delle strade interne che collegano le Marine con i borghi «che stanno subendo un notevole crescita».

In conclusione, il Corsecom dunque, si appella  ai Presidenti del Comitato Esecutivo e dell’Assemblea dell’Associazione dei Comuni della Locride, Giorgio Imperitura e Vincenzo Maisano «affinché organizzino in tempi brevi una riunione dell’esecutivo per focalizzare  quanto sopra premesso». (ab)

I sindaci della Locride a confronto col Corsecom per mettere a fuoco i problemi del territorio

di ARISTIDE BAVARafforzare il fronte unico pubblico-privato per dare maggiore forza al territorio della Locride e fare sentire i cittadini tutti figli di una grande città.

È questa la considerazione principale emersa nel corso di un recente incontro organizzato dal Corsecom che ha avuto per protagonisti numerosi aderenti al proprio coordinamento che hanno fatto una approfondita ed articolata analisi della realtà che caratterizza il territorio della Locride. All’incontro hanno partecipato i Coordinatori dei vari settori, ovvero per la Sanità Emmida Multari e Franco Mammì, per la viabilità-Trasporti  e Attività  Produttive, Edmondo Crupi, per la  Cultura e i Rapporti Istituzionali, Francesco  Macrì, per il terzo settore Ersilia Multari e Cesira Surace, per l’ Ambiente e i centri storici, Pasquale Antico.

Dal confronto è emerso che l’unione dei 42 Comuni del  territorio  ha  tutte le potenzialità per potersi inserire nel contesto produttivo italiano e competere con altre Regioni del Paese che, per vari motivi, si trovano ad operare in condizioni più favorevoli rispetto alla nostra suggestiva Riviera dei Gelsomini e al suo entroterra collinare e montano.

Da qui la necessità, però, di  rafforzare il Fronte Unico Pubblico- Privato intensificando la sinergia con i sindaci, gli amministratori ed i Tecnici delle varie Istituzioni interessate, con il supporto, ai vari livelli, della Politica e dello stesso mondo Sindacale. La realtà che è stata fotografata ha messo a fuoco importanti opere già avviate e altre  in fase di progettazione avanzata, ma anche  altre al momento ferme, ma che potrebbero rapidamente riprendere il loro iter attuativo, al pari di tanti progetti, già finanziati, che non sono ancora stati avviati. Sono stati evidenziati a questo proposito l’attivazione dei Treni Regionali Blues di ultima generazione pronti per sostituire  le Storiche “Littorine”, la prevista ciclovia da poco arricchita da ulteriori 30 milioni dalla Basilicata che dovrebbe arrivare a Reggio Calabria, la ormai stantia Diga sul torrente Lordo di cui sarebbe stato finanziato il Progetto esecutivo ma che dopo 10 anni è ancora ferma al palo.

Ed ancora la ventilata Città del mare con l’ Unione dei centri di Siderno e Locri di cui in questo ultimo periodo si fa un gran parlare. Ma ci sono anche altre opere come il nuovo Istituto Alberghiero di Locri che pare ( dopo 10 anni) stia per partire per non parlare della prevista realizzazione dell’ Ospedale Spook di Locri o della Casa della salute di Siderno o delle stesse Case di Comunità territoriali , tutte cose che, se realizzate, potrebbero realmente cambiare il volto della Locride specie se, come promesso nel mese di aprile a Caulonia  saranno mantenuti gli impegni per il nuovo tratto di SS. 106. gli interventi per evitare le erosione delle Coste e la elettrificazione del tratto ferroviario Catanzaro-Melito. Alla luce di queste considerazioni, i dirigenti del Corsecom oltre all’impegno di  continuare a vigilare affinché  le varie problematiche sopra evidenziate seguano regolarmente il percorso programmato, hanno ritenuto necessario  rivolgere un accorato appello perché si superi la vecchia e deleteria logica dell’autoreferenzialità, e che si provveda ad avviare, tutti insieme, un lavoro sinergico per affrontare le numerose e complesse sfide che  attendono il territorio.

A tutti è sembrato, infatti, che  il momento sia particolarmente  propizio, e anche l’accordo ritrovato tra i Sindaci per l’assegnazione all’interno dell’ Assemblea dei Comuni delle due principali cariche, quella del Presidente dell’ Assemblea e della Conferenza dei Sindaci potrebbe servire a dare una svolta positiva alla situazione. A ciò – è stato precisato nel corso dell’incontro – c’è da aggiungere anche  il  dinamismo operativo di numerose Associazioni e Club Service che sono impegnati  a valorizzare  sempre più il ricco patrimonio storico, culturale, paesaggistico ed eno-gastronomico del territorio e che hanno dato, e stanno dando, una immagine positiva della Riviera de i Gelsomini  in un contesto Regionale e anche Nazionale.

Si ha, infine, molta fiducia anche grazie alla positiva tendenza Nazionale non solo  in vista dell’imminente stagione turistica balneare ma  anche per i mesi di bassa stagione, durante io quali è previsto una  notevole crescita di presenze, grazie anche  all’’intensa e costante attività di  promozione e commercializzazione svolta dal Consorzio di Operatori Turistici della “Jonica Holidays”. Considerazioni tutte legate .però, alla necessità di fare sentire i cittadini tutti “figli” di una grande città chiamata Locride. Una condizione indispensabile – precisano gli esponenti del Corsecom – per fare affidamento sulle  forze enormi del territorio e uscire fuori da quella marginalità nella quale questo territorio è stato tenuto per anni impedendo reali prospettive di sviluppo che sono rimaste sempre allo stato embrionale. (ab)

In copertina Vincenzo Maesano, nuovo presidente dell’Assemblea dei Sindaci della Locride

Ecco chi sono i 41 nuovi sindaci eletti in Calabria: Greco a Castrolibero, Fontana a Locri

di FRANCESCO CANGEMI – Sono 41 i nuovi sindaci eletti in Calabria in altrettanti Comuni dopo il turno elettorale di domenica 14 e lunedì 15 maggio.

Sette i Comuni in provincia di Catanzaro che hanno rinnovato le proprie amministrazioni. A Guardavalle il primo cittadino è Giuseppe Caristo che con il 52,8% prevale sullo sfidante Antonio Purri che si ferma al 47,1%. A Santa Caterina dello Jonio Francesco Severino aveva come unico avversario il quorum che ha superato brillantemente portando a casa per il suo mandato bis il 76,4%. Riconferma anche a Cardinale dove si conferma sindaco Danilo Stagliano che batte 60,2% a 39,7% lo sfidante Nicola Salvi.

Nella sfida a tre che si è disputata a Curinga ad avere la meglio è stato l’ex generale della Guardia di finanza Elia Pallaria che ha raggiunto il 47% delle preferenze staccando gli avversari Roberto Sorrenti fermo al 39,1% e Patrizia Maiello che raggiunge il 13,8%. Nuovo sindaco anche a San Mango d’Aquino dove è stato eletto primo cittadino Gianmarco Cimino (57,6% di preferenze), che ha sconfitto Francesco Trunzo (fermo al 42,3%). Gregorio Gallello con il 74,7% dei voti si riconferma sindaco di Gasperina battendo lo sfidante Domenico Lomanni che raggiunge il 25,2%. Nuovo sindaco, infine, a Stalettì dove ad avere la meglio è stato Mario Gentile con il 53,5% delle preferenze contro il 46,4% dello sfidante Alfonso Mercurio.

Anche nel cosentino si è andati al voto nei Comuni al di sotto dei 15mila abitanti quindi con elezione diretta al primo turno. Delle 15 sfide elettorali, quella che ha spiccato di più è stata quella di Castrolibero dove l’ex consigliere regionale ed ex primo cittadino Orlandino Greco è tornato a fare il sindaco. Per lui il 76,9% dei voti contro il 23% della sfidante Antonella Garritano.

Sfida solitaria a Piane Crati per Stefano Borrelli che, superato il quorum, ha ottenuto l’83,7% dei voti. A Marano Marchesato si riconferma sindaco Eduardo Vivacqua, con 1178 voti, a scapito dello sfidante Domenico Carbone che ha ottenuto 977 preferenze. Altra sfida molto attesa è stata a Casali del Manco dove la disputa a tre è stata vinta sul filo di lana dalla prof Francesca Pisani con il 35,4%. Morrone ha ottenuto il 34,6% delle preferenze, Stefania Rota il 30. Battendo Francesco Rotondaro (fermo al 48,1%), Francesco Iannucci torna a fare il sindaco di Carolei ottenendo il 51,9 dei voti. Terzo mandato consecutivo per Lucia Papaianni che resta sindaco di Paterno (preferenze al 51,9%), che ha sconfitto lo sfidante Luigi Leonardo Gagliardi (48%). Sullo Jonio cosentino, a Cariati per l’esattezza, la sfida a tre viene vinta da Cataldo Minò che ottiene il 49,2% di voti mentre Saverio Greco si ferma al 29,7. Per Mimmo Formaro la percentuale è del 21,1%. A Mandatoriccio torna sindaco, dopo 30 anni, Vincenzo Leo Grispino che ottiene 856 voti contro lo sfidante Egidio Carlino che di voti ne prende 726.

A Terravecchia vince Paolo Pignataro con 272 voti contro i 251 di Saverio Liguori. A Malito viene riconfermato l’uscente Francesco Maria De Rosa con il 76,8% battendo le due sfidanti Luisa Carpino (17,3%), e Pierfrancesca Pellegrini (5,7%). Si riconferma sindaco di Bonifati l’uscente Francesco Grosso che ottiene il 71,1% delle preferenze contro il 28,8% di Olimpia De Gregorio. Conferma anche per San Martino di Finita dove resta primo cittadino Paolo Calabrese (65,6%), che ha la meglio su Salvatore De Marco (34,3%). La sfida a 4 del piccolo paese di Canna se la aggiudica l’uscente Paolo Stigliano che ottiene il 52,7% dei voti contro il 39 di Maria Truncellito, il 7,2 di Sante Cospito e lo 0,8 di Manuela Radicioni. Le ultime due sfide del cosentino si sono tenute sul Tirreno, a Bonifati (Ivano Russo vince su Francesco Antonio Liserre per 55,7% contro 44,2%), e a Serra D’Aiello dove l’uscente Antonio Cuglietta prende il 62,6% e vince su Vincenzo Paradiso (37%), e Vito Antonio Andrioli che ottiene un solo voto pari allo 0,2%.

Nel crotonese tre i Comuni che hanno votato per il primo cittadino. A Cerenzia la sfida a tre viene vinta da Salvatore Mascaro con il 38% battendo gli sfidanti Pasquale Arcuri che si ferma al 33,9% e Francesco De Paola che ha ottenuto il 28%. Franco Spina torna sindaco a Savelli dove con il 51,2% supera l’avversario, l’uscente Domenico Frontera con il 49,7%. Si è votato anche a Scandale dove Antonio Barberio è sindaco con il 72,3% dei voti. Per Adelina Rizzuto solo il 27,6%.

Erano 6 i Comuni della provincia di Vibo Valentia dove si andava al rinnovo delle amministrazioni comunali. A Sant’Onofrio resta sindaco ancora Antonino Pezzo con il 43,1% dei voti staccando gli sfidanti Ottavio Bruni, già presidente della Provincia, che si ferma al 32,4% e Giuseppe Alibrandi che ottiene il 24,4%. Pasquale Vivona ottiene percentuali bulgare a Gerocarne dove diventa primo cittadino con il 90,3% dei voti mentre il suo avversario Luigi Crispo resta al 9,6%. A Parghelia viene riconfermato alla guida del Comune Antonio Landro con il 78,3% delle preferenze contro 21,6% ottenuto da Daniele Vasinton. A Nardodipace Romano Loielo ritorna sindaco ottenendo 50,5 dei voti con solo 9 schede in più di Samuele Maiolo che ottiene il 49,2%. Incredibile ma vero, il terzo candidato Fabio Tassone non ottiene nemmeno un voto. Rita Funduli si conferma sindaca di Filandari con la percentuale dell’83,1 sconfiggendo i due sfidanti Fortunato Rotella (16%), e Enzo Deodato (0.8%). A Dinami si cambia e il primo cittadino è Antonino di Bella che ottiene il 57,8% delle preferenze superando così Gregorio Ciccone (22,6%), e Carmelo Callà (19,5%).

Dieci le sfide elettorali nel reggino. A Sinopoli viene riconfermato Luigi Chiappalone che ottiene il 56,4% sullo sfidante Vincenzo Caruso che si ferma al 43,5%. A Locri vince il centrodestra con il delfino dell’assessore regionale ed ex sindaco Calabrese. Giuseppe Fontana ottiene il 57,2% dei voti e svetta su Raffaele Sainato (27,8%), e Ugo Passafaro (14,8%). Sfida a tre anche a Santa Caterina d’Aspromonte dove il sindaco è l’uscente Salvatore Papalia con il 47,2% che batte Antonio Violi (31,9%), e Saverio Caminiti (20,8%). A Fiumara vince Michele Filocamo (56,8% contro il 43,1% di Vincenzo Pensabene); a San Pietro Caridà si siede sulla poltrona di primo cittadino Caterina Gatto (48,8% contro il 28,3% di Sergio Rosano e il 22,8 di Mario Massi); a Serrata bis per Angelo D’Angelis che ha la meglio su Pasquale Giordano (54,3% contro il 45,6%). A Candidoni Vincenzo Cavallaro (51,9%), ottiene il terzo mandato, niente da fare per Fabio Montalto che conquista il 48%. Ribaltone a Condofuri dove vince Pippo Paino col 49,6% delle preferenze, secondo Bruno Maisano con il 30,1% e il sindaco uscente Tommaso Iaria che si ferma al 20,2%. Giovanni Versace è il nuovo sindaco di Bianco (52,3% contro il 47,6% di Pasquale Ceratti), e a Gioiosa Jonica trionfa Giuseppe Ritorto con il 64,4% su Domenico Depino che ottiene il 35,5%. (fc)