REGGIO – A CatonaTeatro domani Salvo La Rosa ed Enrico Guarneri

Per il penultimo appuntamento della XXXIV edizione di Catonateatro domani sera si ricompone la “mitica” coppia televisiva Guarneri & La Rosa, in un “format” nuovo e divertente in  Io sono l’altro 2.0. Uno spettacolo comico, leggero, ironico, irriverente sul mondo dello “show-biz” nostrano, sui suoi “tic” e le sue piccole grandi ipocrisie.

Il signor E. – acclarato interprete della scena nazionale – è riuscito (finalmente!) ad accaparrarsi il tanto agognato patrocinio della Comunità Europea; e, con esso, il fondamentale contributo economico per la produzione dello spettacolo “della vita”. Tutto va al meglio, per il Nostro ed i suoi ruspanti compagni di scena; manca solo un ultimo passo, prima di mettere tutto “nero su bianco” (così almeno dice l’Onorevole che ha fatto da sponsor): il coinvolgimento, nel progetto, di un artista assai gradito all’Onorevole medesimo. Come si vede, semplicemente un “piccolo particolare”; soprattutto se calato nella realtà italiana, tutta fatta a base di “amici degli amici”.

Se non che, il “piccolo particolare”, l’ultimo passettino, l’artista da coinvolgere altri non è che… S., notissimo personaggio televisivo e probabile “nome in ditta” di sicura chiamata.

Fra equivoci, scambi di battute al vetriolo, “gags” classiche, citazioni, appuntamenti comici, follie “slapstyck”, momenti di pura commozione racconteranno, in chiave umoristica e grottesca, le fortune e le avventure di due grandi protagonisti di palco e televisione. (rs)

Risate & buonumore a CatonaTeatro: ottima prova della “Bugia” di Garinei/Guidi

Risate e buonumore, una formula di sicuro successo a teatro. Se devi dire una bugia dilla grossa, ieri a Catonateatro, da un brillante testo di Ray Cooner adattato da Iaia Fiastri e con la regia originaria di Pietro Garinei “rivisitata” con particolare verve da Gianluca Guidi, ha raccolto il consenso e la simpatia di un pubblico molto divertito e costantemente col sorriso sulle labbra.

La commedia degli equivoci, alla Feydeau per intenderci, funziona sempre e piccoli ammiccamenti e allusioni alla realtà odierna (i 49milioni della Lega, il governo traballante, il lavoro del parlamento che impegna poco) fanno il resto. È la storia di un duplice tradimento mancato: il marito deputato (un ottimo Antonio Catania), la moglie sessualmente ansiosa (perfetta nel ruolo Paola Quattrini), il primo appuntamento con l’aspirante amante (una precisa e sorprendente Paola Barale) e un ruffiano forzato nonché aspirante amante suo malgrado (un eccellente Gianluca Ramazzotti). Sullo sfondo un albergo di lusso (che sarebbe piaciuto a Feydeau) dove il libero scambio non si consuma, al contrario del girotondo degli equivoci che fanno sganasciare dalle risate.

Nini Salerno, Antonio Catania, Paola Quattrini, Gianluca Ramazzotti e Paola Barale
Nini Salerno, Antonio Catania, Paola Quattrini, Gianluca Ramazzotti e Paola Barale

Sorprendente la prestazione di Ramazzotti: da modesto travet-segretario anonimo di un politico, si rivela un effervescente tessitore di bugie, da cui deriva la valanga di equivoci che fanno la fortuna della commedia. La scena girevole è quella ideata da Pietro Garinei, con un cambio simultaneo di stanze e concierge, quasi che nella vita bisogna pensare che ci sia sempre una porta girevole, come quella dei grandi hotel: non sai mai chi può entrare (il marito della bella aspirante traditrice) e chi uscire (senza successo, sempre l’amante mancata). Una metafora di allegria su un tema serio (la fedeltà, il matrimonio, la voglia di infedeltà) che non vuole lanciare moralismi, ma solo far sorridere.

La commedia, che ha visto negli anni diverse edizioni, nell’impianto di Garinei già funzionava alla grande (ci sono stati un Johnny Dorelli in grande spolvero, Gianfranco Iannuzzo, e la stessa Quattrini), ma la ripresa di Guidi pare abbia rivitalizzato il tutto, grazie anche una una collaudata sintonia di tutta la compagnia. Simpatici i comprimari, primo su tutti un divertente Ninì Salerno sospettoso e intrigante direttore d’albergo, Marco Cavallaro, Alessandro D’Ambrosi,  Roberta Cancian, Lorenza Giacometti e Sara Adami.

Un altro successo di CatonaTeatro. Il patron Lillo Chilà, in mezzo al pubblico ieri sera, ha riscosso personalmente una valanga di meritatissimi complimenti: una stagione di trionfi, con un cartellone che ha cercato di accontentare gli aficionados ma di attirare anche nuovo pubblico. Esperimento pienamente riuscito. (mcg)

REGGIO – A CatonaTeatro si ride con Antonio Catania e la Quattrini

Appuntamento con la risata, questa sera a CatonaTeatro, con la commedia brillante Se devi dire una bugia dilla grossa di Ray Cooner nella versione rinfrescata e attualizzata da Iaia Fiastri. Il cast, eccellente, vede protagonisti Antonio Catania, Gianluca Ramazzotti e la partecipazione di Paola Quattrini che per la terza volta interpreterà il ruolo della moglie dell’onorevole Natalia.

Cooney è autore ed attore inglese contemporaneo, maestro di intrecci efficaci, costruiti su accadimenti della vita quotidiana che talvolta assumono sviluppi paradossali. La commedia è ambientata in un albergo di lusso, dove il gioco delle porte ha facile presa, e dove l’incalzare della trama rende la vicenda ricca di divertimento e situazioni paradossali che stimolano la risata del pubblico. Cooney ha scritto questa farsa usando tutti i trucchi, i colpi di scena, le gag, gli effetti speciali, gli equivoci, i battibecchi, i rossori, gli spaventi, gli armadi, i letti e le vestaglie del teatro nato per far ridere pur specchiandosi nei vizi e nelle ipocrisie della società che ci circonda.

Riprendere uno spettacolo come “Se devi dire una bugia dilla grossa” , cavallo di battaglia della Ditta Dorelli, Quattrini, Guida, dopo 30 anni dalla prima rappresentazione del 1986, è come avere in mano una cambiale sicurissima, sia per il pubblico che per i teatri che lo ospitano.

La solida struttura comica che caratterizza la commedia, che lo stesso Cooney aveva rappresentato allo Shaftesbury Theatre, che ha poi fatto il giro del mondo e che lo stesso Garinei ha poi portato in scena con enorme successo, è per il nostro mercato un grande ritorno.

Dopo l’ultima edizione del 2000 con Jannuzzo, Quattrini, Testi, sempre per la regia di Garinei, per festeggiare i cento anni dalla nascita di un grande uomo di teatro come Pietro Garinei, viene riproposto un nuovo allestimento che sarà ispirato a quello originale firmato dalla ditta G&G con il famoso girevole che rappresenta di volta in volta la Hall dell’Albergo e le due camere da letto, dove si svolge la vicenda ormai nota del Ministro del Governo De Mitri, che vorrebbe intrattenere relazioni extra coniugali con un membro femminile del governo dell’opposizione. (rs)

La locandina:

con Antonio Catania, Gianluca Ramazzotti, Paola Quattrini, Nini Salerno, Marco Cavallaro e Alessandro D’Ambrosi e la partecipazione straordinaria di Paola Barale
regia originale Pietro Garinei, ripresa da Gianluca Guidi.

Nostalgia canaglia ed entusiasmo alle stelle a CatonaTeatro con Love&Peace

La  nostalgia, si sa, è canaglia: ti prende dentro, basta l’accenno di un motivetto e le immagini della giovinezza si rincorrono a battagliare contro gli anni, che, ahimè, passano sempre più in fretta. Love&Peace, lo spettacolo di Shel Shapiro (ex Rokes) e Maurizio Vandelli (ex Equipe 84) che la strabordante arena di CatonaTeatro ha accolto con un entusiasmo da stadio, però non è un malizioso “come eravamo” in cerca di facili consensi. È una travolgente kermesse musicale che spinge a rimpiangere gli anni 60 e 70 e l’innocenza perduta. E come una irrequieta lattina di energizzante, che ti fa crescere sempre più la voglia di partecipare, condividere, esaltare i brani che hanno segnato quegli anni, indimenticabili, che anche chi non li ha vissuti in prima persona sente quasi che gli appartengano, alla pari di un gradevole fardello di ricordi di seconda mano. Gli Anni 70 (superati anche come età da Shapiro 76 e Vandelli 75) hanno segnato la generazione che ha fatto il 68, ricordano il Vietnam, Kennedy, Martin Luther King, Woodstock, e, in Italia, la fine della stagione felice, quando ancora non c’erano le bombe, gli autonomi, le brigate rosse, i neofascisti, le stragi, l’austerità e l’economia cominciava a poco a poco a traballare.

Nel mondo s’imponevano i Beatles, i Rolling Stones e l’Italia viveva una incredibile stagione musicale di gruppi che nascevano, crescevano, scomparivano, sull’onda del beat, tra i raffinati testi di Mogol e tanti azzardi rock-melodici che avrebbero lasciato un segno indelebile. Ecco perché Love&Peace entusiasma il pubblico e fa sognare che la serata non finisca più, tante sono le opportunità di rivisitare, riproporre, o servire alla platea un mondo di canzoni che non sono canzonette. E scoprire che Vandelli, è un novello Dorian Gray che al posto dello specchio usa la chitarra e non invecchia mai: la sua voce è da 50 anni e più sempre la stessa, minimalista nel vestire, come agli esordi, immutabile nel tempo; e Shapiro, appesantito e arrochito nella voce, che diventa irresistibilmente più simpatico di quando – giovanissimo – cantava storpiando all’inglese tutte le parole. Sono passati 50 anni: per fortuna sua e nostra, non ha imparato l’italiano e il suo parlare, inglesizzato con venature romanesche, mantiene immutato il suo fascino. Insieme sono una coppia irresistibile che mostra, senza pudore, di divertirsi un sacco a stare sul palco, a suonare e cantare, a cambiare continuamente chitarra, attenti a cogliere la pur minima sfumatura nel pubblico che, rapito, non smette di entusiasmarsi. Dov’è il trucco? Non c’è, è la magia della musica pop che, quando diventa immortale, per noi poveri mortali travolge tutto e scatena istinti da stadio. Non si pensi però che sia uno spettacolo da “anta” in su: bisognerebbe fare un esperimento, legare un ventenne alla poltrona e costringerlo a seguire tutto lo spettacolo. Dopo, siamo certi ringrazierebbe, entusiasta.

L’a-cultura musicale degli ultimi 20 anni ha fatto irrimediabilmente danni: manca ai nostri giovani non solo la conoscenza musicale dei grandi (anche se cominciano a scoprire ed ad apprezzare sempre più numerosi la lirica), ma anche il genere pop che ha forgiato i loro genitori e ha reso il nostro mondo un po’ meno infelice. Servono eventi musicali così per educare alla poesia del testo, all’armonia delle note. A Mogol bastano quattro parole per raccontare una storia, Lucio Battisti con un fraseggio di chitarra faceva innamorare migliaia di ragazzine: rinfreschiamo la memoria musicale ai nostri giovani, ci ringrazieranno.

Love&Peace

Love&Peace è uno spettacolo di canzoni, in realtà di luci e suoni e di immagini che si inseguono in un vidiwall gigantesco: apre una spettacolare visione della natura in verde con sottofondo il Mattino di Grieg, seguito (e non poteva essere diversamente) dalle bombe al napalm (da Apocalypse Now) con la danza deli elicotteri sulla Cavalcata delle valchirie di Wagner, per poi chiudere sui titoli di coda col Bel Danubio Blu. È un calendario che scorre troppo in fretta, come la nostra vita oggi, e ci proietta in un passato che non è remoto, anzi è storia vicina. Le canzoni della seconda metà degli anni 60 e quelle del decennio successivo, scandiscono un’azzeccata combinazione di emozioni, dove Mogol e Battisti la fanno da protagonisti, ma c’è spazio anche per Bob Dylan, Beatles e McCartney, Cat Stevens l’atmosfera dei figli dei fiori, mediata da un’ italian way of life di cui oggi si sente tanto la mancanza.

Un palcoscenico di suggestioni straordinarie dove i nostri due “eroi” consumano subito le minime resistenze degli spettatori: è un trionfo di acclamazioni, urla, frenetici battiti di mani, un entusiasmo che riempie il cuore e non solo quello degli artisti. Avrebbero tutti voglia di ballare e di cantare (cosa che gli spettatori elettrizzati fanno più volte, invitati dai due). Basta poco per riaccendere la speranza in questi tempi bui: non sono canzonette, sono i tatzebao dell’orgoglio degli ex-giovani, quello che i nostri ragazzi devono ancora scoprire, nel disincanto di questi orribili anni, di un millennio che fino ad oggi ha portato solo delusione.

Non va trascurata, infine, la magnifica prestazione della band che accompagna Shapiro & Vandelli: i formidabili chitarristi Gian Marco De Feo e Daniele Ivaldi, l’eccellente basso Massimiliano Gentilini, i bravissimi Alessio Saglia (tastiere) e David Casaril (batteria). Uno spettacolo che è durato due ore e un quarto, ma gli insaziabili ed entusiasti spettatori di CatonaTeatro avrebbero voluto non finisse più. (mcg)

CatonaTeatro (RC): nostalgia canaglia con Shel Shapiro e Maurizio Vandelli. Love&Peace: uno spettacolo che fa ripercorrere gli anni Settanta con un palpito straordinario. Impossibile non lasciarsi coinvolgere in un turbinio di emozioni travolgenti.

Posted by Santo Strati on Sunday, 11 August 2019

Love & Peace: a CatonaTeatro Shel Shapiro e Maurizio Vandelli. Indimenticabili Anni 70

Posted by Santo Strati on Sunday, 11 August 2019

 

A CatonaTeatro gli indimenticabili Anni Settanta, tra beat, illusioni e figli dei fiori

Chi può rinunciare a immergersi nei favolosi Anni Settanta, tra figli dei fiori, l’esplosione della musica beat, e la fine (purtroppo) delle illusioni? Con Shel Shapiro (che gli “anta” ricorderanno con i Rokes) e Maurizio Vandelli (Equipe 84) a CatonaTeatro va in scena stasera Love&Peace, uno spettacolo di musica, tra nostalgia e ricordi, che farà tornare indietro nel tempo, appunto a quegli Anni Settanta che segnarono la fine dell'”innocenza” con tutto quello che sarebbe venuto dopo: lo stragismo, il terrorismo, le brigate rosse, l’austerità e la crisi petrolifera, l’avvio di una stagione, lunghissima, di dolore e disincanto, la mancata crescita e l’economia verso il deficit perenne. Ma la musica serve anche a ricordare che bastavano quattro note a renderci felici, mano nella mano nella ragazzetta che, quasi sempre, sarebbe diventata la moglie-compagna di una vita, con un ritmo che scacciava la malinconia e induceva a prendersi tutto (anche se era poco) dalla vita.

Un’operazione nostalgia canaglia, ma soprattutto uno spettacolo di oltre due ore, capace di travolgere gli spettatori con un’inattesa energia, improntato sulla storia delle carriere dei due artisti, non solo Equipe 84 e The Rokes ma anche sui loro percorsi individuali che tanto hanno dato alla scena musicale italiana. Una produzione di altissima qualità, suggestiva ed innovativa da un punto di vista tecnologico e scenograficamente ricca, con immagini e video fortemente simbolici e rappresentativi proiettati su un grande schermo, mentre la loro proverbiale rivalità viene affrontata con molta ironia, come esempio di due identità e personalità artistiche che della loro differenza hanno fatto un punto di forza, unendosi per un progetto comune.

«Quando saliamo su un palco riusciamo ancora a sentire il brivido e l’energia di una volta. Insieme tireremo fuori una carica che per molti potrebbe essere inedita” racconta Shapiro “All’epoca non avremmo mai pensato di essere ancora qui, cinquant’anni dopo. Il momento però è quello giusto – aggiunge Vandelli, e concludono – Abbiamo un compito e un dovere, anche alla nostra età, ed è quello di emozionare il prossimo».

La musica è naturalmente al centro dello spettacolo, per regalare al pubblico le emozioni evocate dal loro vasto e storico repertorio, parte integrante ormai dell’immaginario collettivo degli italiani. I brani contenuti in “Love and Peace” hanno un ruolo centrale nella scaletta (Che colpa abbiamo noi; Tutta mia la città; Un angelo blu; Bang bang; E’ la pioggia che va; Io ho in mente te; Bisogna saper perdere; Io vivrò senza te; You raise me up, When you walk in the room; Piangi con me; Nel cuore e nell’anima; 29 settembre), insieme a tanti classici del repertorio dei due grandi artisti, e a cover di celebri hit italiane ed internazionali legate, naturalmente, alla loro storia. Sul palco, accompagna l’insolito duo una band di eccellenti musicisti: Alessio Saglia alle tastiere, David Casaril alla batteria, Gian Marco De Feo e Daniele Ivaldi alle chitarre acustiche ed elettriche, e Massimiliano Gentilini al basso. (rs)

CATONA (RC) – Domenica a Catonateatro lo spettacolo “Love and Peace”

Domenica 11 agosto, a Catona, alle 21.15, all’Arena Alberto Neri, lo spettacolo live Love and Peace con Maurizio VandelliShel Shapiro.

L’evento rientra nell’ambito della rassegna Catonateatro.

Sul palco con Shapiro e Vandelli una band di eccellenti musicisti: Alessio Saglia alle tastiere, David Casaril alla batteria, Gian Marco De Feo e Daniele Ivaldi alle chitarre acustiche ed elettriche, e Massimiliano Gentilini al basso.

Uno spettacolo di oltre due ore, capace di travolgere gli spettatori con un’inattesa energia, improntato sulla storia delle carriere dei due artisti, non solo Equipe 84 e The Rokes ma anche sui loro percorsi individuali che tanto hanno dato alla scena musicale italiana.

Una produzione di altissima qualità, suggestiva ed innovativa da un punto di vista tecnologico e scenograficamente ricca, con immagini e video fortemente simbolici e rappresentativi proiettati su un grande schermo, mentre la loro proverbiale rivalità viene affrontata con molta ironia, come esempio di due identità e personalità artistiche che della loro differenza hanno fatto un punto di forza, unendosi per un progetto comune.

«Quando saliamo su un palco – ha raccontato Saphiro – riusciamo ancora a sentire il brivido e l’energia di una volta. Insieme tireremo fuori una carica che per molti potrebbe essere inedita».

«All’epoca – ha aggiunto Valdelli – non avremmo mai pensato di essere ancora qui, cinquant’anni dopo. Il momento però è quello giusto».

«Abbiamo un compito e un dovere – hanno concluso i due artisti – anche alla nostra età, ed è quello di emozionare il prossimo».

La musica è naturalmente al centro dello spettacolo, per regalare al pubblico le emozioni evocate dal loro vasto e storico repertorio, parte integrante ormai dell’immaginario collettivo degli italiani.

I brani contenuti in “Love and Peace” hanno un ruolo centrale nella scaletta (Che colpa abbiamo noi; Tutta mia la città; Un angelo blu; Bang bang; È la pioggia che va; Io ho in mente te; Bisogna saper perdere; Io vivrò senza te; You raise me up, When you walk in the room; Piangi con me; Nel cuore e nell’anima; 29 settembre), insieme a tanti classici del repertorio dei due grandi artisti, e a cover di celebri hit italiane ed internazionali legate, naturalmente, alla loro storia. (rrc)

CATONA (RC) – “L’incanto di Venere”

In scena questa sera, a Catona, alle 21.15, all’Arena “Alberto Neri”, lo spettacolo L’incanto di Venere con Incanto QuartetVenere Ensemble.

Lo spettacolo rientra nell’ambito della stagione teatrale di Catonateatro, e nasce da una duratura e armoniosa collaborazione tra il quartetto di soprani Rossella Ruini, Laura Celletti, Francesca Romana Tiddi e Claudia Coticelli, e il quartetto strumentale composto da Claudia Agostini (pianoforte), Zita Mucsi (violino), Marta Cosaro (viola) e Rossella Zampiron (violoncello).

Il concerto, sviluppato sulla poliedricità delle otto musiciste sul palco, percorre un viaggio sentimentale, una narrazione del cuore, partendo da note pagine del repertorio classico, comuni alla provenienza di entrambi gli ensemble (ad esempio Carmen, Traviata, Les Contes d’Hoffman), per arrivare ai classici della canzone partenopea (come I’ te vurria vasà, Funiculì Funiculà, O sole mio), al repertorio italiano famoso nel mondo (Con te partirò, Nel blu dipinto di blu), passando attraverso celeberrimi temi di colonne sonore (Amarcord, Nuovo cinema paradiso tra gli altri) e rivisitazioni di successi internazionali (Careless Whisper, Woman in love…). (rrc)

REGGIO – A CatonaTeatro stasera la musica del cuore con “Incanto di Venere“

Lo spettacolo si chiama Incanto di Venere e gioca con i nomi delle due formazioni musicali Incanto Quartet (quattro superlativi soprani) e Venere Ensemble (musiciste di grande suggestione): è la proposta di stasera di CatonaTeatro. Uno spettacolo che nasce, appunto, da una collaudata e armoniosa collaborazione tra il quartetto di soprani Rossella Ruini, Laura Celletti, Francesca Romana Tiddi e Claudia Coticelli, e il quartetto strumentale composto da Claudia Agostini (pianoforte), Zita Mucsi (violino), Marta Cosaro (viola) e Rossella Zampiron (violoncello).

Il concerto, sviluppato sulla poliedricità delle otto musiciste sul palco, percorre un viaggio sentimentale, una narrazione del cuore, partendo da note pagine del repertorio classico, comuni alla provenienza di entrambi gli ensemble (ad esempio Carmen, Traviata, Les Contes d’Hoffman), per arrivare ai classici della canzone partenopea (come I’ te vurria vasà, Funiculì Funiculà, O sole mio), al repertorio italiano famoso nel mondo (Con te partirò, Nel blu dipinto di blu), passando attraverso celeberrimi temi di colonne sonore (Amarcord, Nuovo Cinema Paradiso tra gli altri) e rivisitazioni di successi internazionali (Careless Whisper, Woman in love…).

Musica del cuore resa in modo originale, a tratti morbido a tratti passionale, dall’intreccio vocale di quattro soprani eclettici e dal tessuto strumentale raffinato di archi e pianoforte. Una celebrazione dell’universalità della musica e dell’incanto della bellezza (e della bravura) femminile.

INCANTO QUARTET è un quartetto italiano formato da Rossella Ruini, Laura Celletti, Francesca Romana Tiddi e Claudia Coticelli, quattro soprani di formazione classica ed evoluzione pop-crossover innamorate della bella musica tout court. Nelle loro performances le più belle melodie di tutti i tempi, accuratamente selezionate e riarrangiate, si incontrano con suggestive sonorità pop, per essere presentate poi in un frame d’eccezione, costruito sull’eleganza dell’insieme e del dettaglio. Le quattro artiste hanno iniziato a cantare insieme alla fine del 2010, esibendosi da protagoniste o a fianco di altri grandi artisti (Michael Bolton, Seal, James Blunt, Mick Hucknall, Chic, M° Josè Carreras, M° Marcello Rota), ad Atene, Praga, Belgrado oltre che in molte città del Belgio, Olanda, Danimarca, Germania e Russia. Si sono esibite in supporto al M° Andrea Bocelli, dal 2010 al 2013, affiancandolo in una lunga tournée in Irlanda e nel Regno Unito, presso il Teatro del Silenzio a Lajatico, in Armenia, Bucharest, Dubai, Abu Dhabi, Cina e Malesia. Nel novembre 2016 hanno conquistato Teatri d’opera, Auditorium e palazzetti dello Sport della Bulgaria, durante una tournée di nove date in cui hanno presentato, in anteprima all’estero, l’album In Natura.

Oggi continuano a impegnarsi in un costante percorso di ricerca musicale (che comprende anche brani inediti), la costruzione della particolarissima piece teatrale INCANTO QUARTET, L’OPERA INCONTRA IL POP (con regia di Guido Tognetti) oltre alla prosecuzione della tournée estiva in Italia e all’estero.

VENERE ENSEMBLE è una formazione composta da violino (Zita Mucsi), viola (Marta Cosaro), violoncello (Rossella Zampiron) e pianoforte (Claudia Agostini) ha svolto un’intensa attività concertistica affermandosi per le sue capacità in Europa e in alcuni paesi extraeuropei ed esibendosi in prestigiosi teatri in Ungheria, Austria, Germania, Egitto, Marocco.

Le musiciste che formano l’ensemble, vincitrici di concorsi nazionali ed internazionali, hanno frequentato corsi di perfezionamento e seminari con celebri maestri, e sono apprezzate e conosciute come soliste ed in varie formazioni da camera.

Numerose le collaborazioni con artisti di fama internazionale quali Gazzelloni, Caballe, Pavarotti, Morricone, Cipriani, Bacalov, Piovani, nonche’ artisti del mondo della musica leggera tra cui Renato Zero, Massimo Ranieri, Adriano Celentano, Laura Pausini, Steve Norman (Spandau Ballet), Lionel Richie, Claudio Baglioni, Amii Stewart. (rs)

Applausi per Mariano Rigillo a CatonaTeatro, un Mercante di Venezia apprezzabilissimo

Cavallo di battaglia del grande Giorgio Albertazzi, il Mercante di Venezia visto ieri sera a CatonaTeatro nell’adattamento e la realizzazione di Giancarlo Marinelli, trova in Mariano Rigillo un validissimo erede. Testimone di un  grande mestiere sul palcoscenico e convincente capocomico di una non facile messa in scena. Nel teatro di Shakespeare il Mercante è un’opera che ha registrato tante rivisitazioni, anche cinematografiche: questa di Marinelli è “fresca”, snellita quanto basta (secondo anche le indicazioni di Albertazzi), spumeggiante a tratti, lavorando sulla giocosità dei personaggi, anche là dove esistono problematiche di non poco conto.

Shylock, l’usuraio ebreo (un magnifico Rigillo) potrebbe rischiare di accentuare la carica di antisemitismo che a Shakespeare era sfuggita di mano, invece è, tutto sommato, un commerciante avido di denaro, ma più assetato di orgoglio e di vendetta nei confronti del cristiano Antonio. La storia è nota: una libbra di carne è la penale a garanzia di un prestito non rimborsato a tempo dovuto. Shylok la pretende dal mercante Antonio, rinunciando (insolito atteggiamento per un usuraio) al doppio o al triplo, perché vuol far prevalere il suo essere ebreo rispetto agli odiati cristiani, ma in realtà è un povero “cristo” che perde tutto a fronte dell’avidità di potere. Perde il denaro, perde la figlia, perde la sua dignità, sbeffeggiato da un improbabile azzeccagarbugli (Porzia camuffata e travestita) che risulta persino più addottorato del doge.

La morale è semplice: il potere non è un esercizio gratuito e spesso presenta un conto che non si potrà saldare se non a costo della propria dignità. Tre amori a incastro, in un girotondo di allegria, anche se sovrasta il dramma della minaccia di una terribile mutilazione. Perciò questo Mercante diverte e rende persino simpatico Shylock, al pari del buffone Graziano o del servitore Lancillotto-Job. Brava e sicura nel ruolo di Porzia Romina Mondello e bravi – e applauditissimi – tutti i protagonisti: Ruben Rigillo (Antonio), Francesco Maccarinelli (Bassanio), Teresa Valtorta (Jessica), e i comprimari Antonio Rampino (il Doge e altri personaggi), Mauro Racanati (Lorenzo), Simone Ciampi (Graziano) Cristina Chinaglia (Job) e Giulia Pellicciari (Nerissa).

Il regista ha ricostruito l’atmosfera veneziana pensando a Morte a Venezia, ma in realtà si è poi ricredutio: il ponte che sovrasta la scena diventa la passerella di un’allegra chiamata in giudizio, sì da far dimenticare notti e nebbie veneziane, ma sospingere alla lievità di calli e campielli sullo sfondo di una storia di amori, amicizia, rancore e avidità di potere. Meritatissimi i lunghi applausi finali, ottima scelta di Lillò Chilà in un cartellone stagionale che sta dando risultati sperati. (mcg)

A CatonaTeatro torna “Il mercante di Venezia“ con Rigillo nel ruolo che fu di Albertazzi

Torna un classico a Catonateatro, Il Mercante di Venezia, di cui ancora si ricorda una grandiosa messa in scena con l’insuperabile Giorgio Albertazzi. Domani sera all’Arena Neri a vestire i panni del perfido marcente Shylock sarà Mariano Rigillo, un attore che non ha bisogno di presentazioni, con la regia di Giancarlo Marinelli.

Shakespeare nel Mercante ci ha messo i temi a lui più cari: il conflitto tra generazioni, la bellezza che muore e che si riscatta ad un tempo e la giovinezza che deve fare i conti con le trasformazioni del tempo e della società

Il regista Marinelli, sullo sfondo di una Venezia divisa tra Thomas Mann e Giorgio Baffo, ha scelto di mettere in evidenza «la crisi della potenza economica e culturale lagunare, assorbita da un gioco festoso, metafora di una persistente primavera della vita che è “perenne amare i sensi e non pentirsi”, come direbbe Sandro Penna. A perpetuare una strada già solcata con successo, il precedente “Mercante” da me diretto – dichiara il regista Marinelli – era interpretato dal grande Giorgio Albertazzi, si staglia l’eccellenza scenica di Mariano Rigillo nei panni di Shylock. Con lui, Romina Mondello nella principessa “terrestre” Porzia, e una nutrita schiera di giovani attori pieni di talento».

Il Mercante di Venezia

Si legge nelle note di regia: «È una Venezia cosmopolita ma già offuscata dalle sinistre ombre della discriminazione etnica e religiosa, che fa da sfondo a una storia incrinata dal male, dal disgusto, dalla percezione che i rapporti umani siano solo violenza e inganno. La tragedia, andata in scena per la prima volta nel 1596, ruota intorno a uno scellerato contratto e alla sua macabra penale: quello stipulato tra Antonio, mercante veneziano in cerca di denaro per aiutare l’amico Bassanio a corteggiare degnamente la ricca Porzia, e l’usuraio ebreo Shylock, che pretende come obbligazione, se la somma non verrà pagata, il diritto di prendere una libbra di carne dal corpo di Antonio. In questo mondo dominato dal potere del denaro, dove il corpo è merce non meno della vile moneta, troneggia l’ambigua figura di Shylock, possente rappresentazione di un uomo che è al tempo stesso tiranno e vittima, sacrificante e sacrificato, aberrante nella crudeltà e tenerissimo nel dolore di chi si vedrà infine costretto a rinunciare al proprio credo e alla propria cultura». (rs)