IN CALABRIA SI VA IN PENSIONE SEMPRE PIÙ
TARDI E SEMPRE PIÙ POVERI: È ALLARME

di ANTONIETTA MARIA STRATI – In Calabria si va in pensione sempre più tardi e sempre più poveri. È l’allarme lanciato dallo Spi Cgil Calabria, evidenziando come «la prospettiva è una regione di anziani, con difficoltà a potersi occupare della propria salute, molti dei quali senza riferimenti familiari, vista la sempre più gravosa emigrazione giovanile».

Un quadro non confortante, ma già ben chiaro quando, a novembre, era stato presentato il Rendiconto sociale 2023 dell’Inps a Catanzaro: «il quadro demografico conferma un progressivo invecchiamento: gli over 65 rappresentano il 23,9% della popolazione regionale, pari a quasi un abitante su quattro. Il saldo naturale, tra nascite e decessi, continua a essere negativo, in linea con le tendenze nazionali, ma aggravato da un’emigrazione significativa, soprattutto giovanile».

A questo invecchiamento, si accompagnano dei dati sul lavoro preoccupanti: Nel 2023, il tasso di disoccupazione generale è salito al 16,2% (rispetto al 15% del 2022) e quello giovanile ha raggiunto il 35,2% per gli uomini e il 35% per le donne nella fascia d’età 15-29 anni. Dei 150mila nuovi contratti stipulati, quasi l’82% sono a termine, stagionali o di somministrazione, configurando un mercato del lavoro precario che penalizza i giovani, costringendoli a cercare stabilità altrove.

Anche per le pensioni il quadro non è roseo: in Calabria sono significativamente più basse rispetto alla media nazionale, con importi medi mensili inferiori per le donne, segno di una maggiore discontinuità lavorativa e di una parità retributiva ancora lontana. Sul fronte del welfare, nel 2023 sono state erogate 178.767 prestazioni di invalidità civile, con un incremento del numero di nuove prestazioni rispetto al 2022. Anche le misure di sostegno al reddito, come reddito e pensione di cittadinanza, hanno registrato oltre 46.000 richieste, di cui il 63% accolte.

«Al contrario di quanto annunciato con slogan e proclami – ha illustrato il sindacato – la legge Fornero non è stata affatto superata. L’età pensionabile è stata posticipata ai 70 anni. La flessibilità in uscita azzerata nel 2024 (meno 15,7% delle pensioni anticipate rispetto al 2023), così come l’opzione donna (con un taglio del 70,92% delle domande del 2024 confrontate con quelle del 2023 – 3.489 nel 2024 confrontate con 11.996 del 2023 – e nel 2025 il taglio sarà ancora più alto».

«C’è, poi – si legge – il nodo della quota 103 (62 + 41 anni di contributi) che è stata prorogata con il ricalcolo contributivo, con un importante taglio sul calcolo della pensione. Per chi è già in pensione non va meglio: i tagli alla perequazione per il 2023 e il 2024 non saranno più recuperabili».

Tutti questi dati indicano solo una cosa, per il sindacato: «Nessuna risposta per giovani, donne, per coloro che svolgono lavori gravosi e usuranti e nessuna valorizzazione per il lavoro di cura».

«È ancora una volta deludente la riforma pensionistica del Governo – per la Cgil –. Si andrà in pensione sempre più tardi e sempre più poveri senza la previsione di alcuna strategia per il futuro, in un Paese che guarda ai pensionati come bancomat da spremere, senza costruire le basi perché si vada in quiescenza dal lavoro a un’età consona e con un adeguato trattamento pensionistico».

«Se caliamo il tutto in un contesto fragile e povero di servizi, con una sanità annaspante che non garantisce né il diritto alla cura né quello alla prevenzione, quello che si prospetta – scrive il sindacato pensionati della Cgil – è una regione di anziani, con difficoltà a potersi occupare della propria salute, molti dei quali senza riferimenti familiari, vista la sempre più gravosa emigrazione giovanile, e costretti a lavorare fino ad età avanzata».

E, se l’Istituto, a novembre riteneva necessari interventi politici ed economici «massivi e strutturali» per invertire la tendenza e dare risposte concrete a una regione che lotta per trattenere i suoi giovani e garantire un futuro sostenibile ai suoi cittadini», lo Spi Cgil, invece, invita tutti a sostenere il referendum «per il lavoro proposti dalla Cgil che sono lo strumento per cambiare, in meglio, il Paese».

Un invito che è anche è un appello a prendere coscienza della situazione in Italia: Siamo l’unico Paese dove i lavoratori subiscono un doppio svantaggio: età pensionabile sempre più alta e assegni sempre più bassi.

«Un vero e proprio paradosso – ha detto la Cgil – visto l’inverno demografico che ci attende e viste le scarse politiche messe in campo dal governo per arginare il lavoro precario. Lavoro più stabile e più sicuro significa anche pensioni migliori».

PILLOLE DI PREVIDENZA / Ugo Bianco: Pensioni 2025, età, contributi e strumenti

di UGO BIANCONegli ultimi anni il sistema pensionistico italiano ha subito importanti riforme dettate dalla necessità di garantire la sostenibilità finanziaria di fronte a sfide demografiche sempre più pressanti.

L’aumento della speranza di vita, il calo delle nascite e la diffusione di occupazioni precarie hanno ridotto la capacità contributiva delle giovani generazioni, aggravando ulteriormente il peso della spesa previdenziale sul bilancio pubblico. In questo contesto, interventi legislativi come la legge Fornero, l’introduzione di strumenti come l’Ape social, la Quota 103 contributiva e Opzione donna, hanno ridisegnato il panorama dei requisiti pensionistici.

Il sistema continua a fondarsi su due pilastri principali: la pensione di vecchiaia, accessibile al compimento di 67 anni con almeno 20 anni di contributi, e una serie di opzioni per il pensionamento anticipato, pensate per specifiche categorie di lavoratori. Questa premessa vuole offrire una panoramica chiara e aggiornata sui requisiti richiesti per andare in pensione nel 2025, con particolare attenzione alle conferme e le novità introdotte dall’ultima legge di Bilancio (Legge 30 dicembre 2024, n. 207).

Pensione di vecchiaia

I requisiti per accedere alla pensione di vecchiaia variano in base al sistema previdenziale applicabile, con specifiche differenze tra il sistema misto e quello contributivo.

Sistema misto

I lavoratori con anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 possono andare in pensione al raggiungimento dei seguenti requisiti: Età anagrafica: 67 anni (da adeguare dal 2027 agli incrementi della speranza di vita); Contributi minimi: 20 anni di contribuzione, comprensivi di periodi lavorativi, riscatto, versamenti volontari e accrediti figurativi.

Sistema contributivo

Per chi ha iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996, le condizioni per la pensione di vecchiaia sono: 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi, purché l’importo della pensione sia pari o superiore all’assegno sociale; Alternativa: 71 anni di età con almeno 5 anni di contributi effettivi (senza accrediti figurativi) e senza vincoli sull’importo della pensione.

Novità

Calcolo delle soglie minime: A partire dal 1° gennaio 2025, in base all’articolo 1, commi 181-185, della legge di Bilancio 2025, i lavoratori con sistema contributivo integrale possono includere le rendite pensionistiche complementari nel calcolo delle soglie previste per la pensione di vecchiaia; Riduzione del requisito anagrafico: Ai sensi dell’articolo 1, comma 179, della stessa legge, le madri lavoratrici con almeno quattro figli, per le quali la pensione è calcolata con il sistema contributivo, possono beneficiare di una riduzione del requisito anagrafico di 67 anni, fino a un massimo di 16 mesi.

Accesso alla pensione

In nessun caso l’accesso alla pensione di vecchiaia è soggetto a finestre mobili, garantendo così un decorso immediato al raggiungimento dei requisiti.

Pensione anticipata

I lavoratori possono accedere alla pensione anticipata attraverso due principali sistemi: misto e contributivo. Di seguito i dettagli sui requisiti richiesti e le condizioni previste.

Sistema misto

Per i lavoratori con anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, la pensione anticipata ordinaria può essere ottenuta con: *41 anni e 10 mesi (2.175 settimane) di contributi per le donne. *42 anni e 10 mesi (2.227 settimane) di contributi per gli uomini. 

Non è richiesto un requisito anagrafico, ma sono necessari almeno 35 anni di contribuzione effettiva.

Sistema contributivo

Per i lavoratori con anzianità contributiva dal 1° gennaio 1996, i requisiti per la pensione anticipata ordinaria sono identici a quelli del sistema misto (41 anni e 10 mesi per le donne, 42 anni e 10 mesi per gli uomini).

Finestre mobili

La pensione anticipata prevede una finestra mobile di 3 mesi dalla maturazione dei requisiti. *

Opzione alternativa:
È possibile accedere alla pensione anticipata contributiva al raggiungimento di: 64 anni di età (adeguabile alla speranza di vita dal 2027); Almeno 20 anni di contribuzione effettiva; Una prima rata di pensione almeno pari a: 3 volte l’importo mensile dell’assegno sociale; 2,8 volte per le donne con un figlio; 2,6 volte per le donne con due o più figli.

Dal 1° gennaio 2024, l’importo della pensione anticipata contributiva è limitato a 5 volte il trattamento minimo per ogni mese di anticipo fino alla maturazione della pensione di vecchiaia. Inoltre, dal 1° gennaio 2025, i lavoratori con sistema contributivo possono includere le rendite pensionistiche complementari nel calcolo delle soglie minime di accesso per la medesima prestazione, con un requisito contributivo ridotto a: 25 anni dal 2025; 30 anni dal 2030.

Ape Sociale

La Legge di Bilancio 2025, con l’articolo 1, comma 175, ha esteso la validità dell’Ape Sociale fino al 31 dicembre 2025. Questo strumento, definito come prestazione ponte, consente a determinati lavoratori di accedere a un sostegno economico in attesa della pensione di vecchiaia. Per usufruirne è necessario soddisfare alcuni requisiti entro la fine del 2025: Età anagrafica: almeno 63 anni e 5 mesi; Contributi: 30 anni per la maggior parte dei lavoratori, 36 anni per chi svolge attività considerate gravose, e 32 anni per specifiche categorie come operai edili, ceramisti e conduttori di impianti per la lavorazione di ceramica e terracotta (identificati da specifici codici Istat).

Per le donne, è prevista una riduzione dei requisiti contributivi di 12 mesi per ogni figlio, fino a un massimo di due anni complessivi. Oltre ai requisiti anagrafici e contributivi, i beneficiari devono rientrare in una delle seguenti situazioni: Essere disoccupati; Assistere familiari con gravi necessità; Avere un’invalidità civile pari almeno al 74%; Svolgere o aver svolto mansioni classificate come gravose.

Quota 103

Con l’articolo 1, comma 174 della medesima legge, è stata confermata la Quota 103 per l’anno 2025. Questa misura è riservata ai lavoratori che abbiano raggiunto 62 anni di età e accumulato 41 anni di contributi. Il diritto alla pensione prevede una finestra mobile differenziata: 7 mesi per i dipendenti del settore privato; 9 mesi per i lavoratori pubblici, limitatamente alle categorie autorizzate.

Dal 1° gennaio 2024, l’adesione a Quota 103 implica il passaggio al sistema contributivo puro. Inoltre, l’importo della pensione è fissato entro un massimo mensile lordo pari a 4 volte il trattamento minimo Inps. Fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia, i beneficiari di Quota 103 non possono cumulare il trattamento con redditi da lavoro. Unica eccezione è rappresentata dai redditi derivanti da lavoro autonomo occasionale, entro un limite annuo di 5.000 euro lordi.

Opzione Donna

Anche per il 2025 è confermata la possibilità di accedere alla pensione anticipata con Opzione Donna, mantenendo le stesse condizioni del 2024. Possono aderire le lavoratrici che, entro il 31 dicembre 2024, abbiano:Contributi: almeno 35 anni; Età anagrafica: 61 anni, ridotta di un anno per figlio (fino a un massimo di 2 anni); Eccezioni: età minima di 59 anni se dipendenti o licenziati da aziende in crisi.

La misura è riservata a caregiver, donne con un’invalidità pari o superiore al 74%, e dipendenti o licenziate da aziende in difficoltà. Il trattamento pensionistico scatta dopo: 12 mesi per le dipendenti; 18 mesi per le autonome.

Conferme e novità rappresentano un’importante opportunità per chi intende anticipare il pensionamento, adattandosi alle proprie esigenze personali e familiari. Tuttavia, è fondamentale valutare attentamente i requisiti e le implicazioni economiche, considerando che alcune opzioni, come il sistema contributivo, possono influire sull’importo finale della pensione. In un contesto in continua evoluzione, è consigliabile informarsi adeguatamente e, se necessario, consultare esperti o patronati per individuare la soluzione più adatta alla propria situazione lavorativa e personale. (ub)

[Ugo Bianco è Presidente dell’Associazione Nazionale Sociologi  – Dipartimento Calabria]

PILLOLE DI PREVIDENZA / Ugo Bianco: La ricostruzione contributiva della pensione

di UGO BIANCONell’ambito della previdenza sociale con il termine ricostituzione si indica il ricalcolo dell’importo della pensione. Un’opportunità per il pensionato di valorizzare i contributi omessi, figurativi, da riscatto e volontari, non considerati nel montante contributivo antecedente la decorrenza della medesima.

Frequenti sono i casi di rateizzazione dei contributi previdenziali pregressi, pagati oltre la scadenza, che richiesti coattivamente dall’Inps, vanno ad accrescere il diritto e la misura della posizione assicurativa. In tale circostanza, è necessario inoltrare all’Inps una domanda di ricostituzione contributiva per ricevere un assegno mensile aumentato. 

Chi può richiedere la ricostituzione contributiva?

  • Il pensionato con la contribuzione nell’assicurazione generale obbligatoria (Ago), es. ex lavoratore dipendente privato;
  • Il pensionato che ha svolto una attività autonoma, afferenti alla gestione speciale, es. commercianti, artigiani, coltivatori diretti, ecc;
  • Il pensionato che ha svolto una attività dipendente, con iscrizione nei fondi sostitutivi (es. trasporti, telefonici, elettrici e volo);
  • Il pensionato con contribuzione nelle gestioni separata;
  • Il pensionato del settore pubblico;

Quali sono i contributi utili per la ricostituzione contributiva?

  1. La contribuzione obbligatoria;

  

  1. La contribuzione figurativa: La malattia; La maternità; La cassa integrazione guadagni; La disoccupazione indennizzata e la mobilità; Il servizio militare; L’aspettativa per funzioni pubbliche elettive e cariche sindacali;

 

  1. La contribuzione da riscatto: Il corso legale di laurea; I congedi per formazione e studio; Il lavoro svolto all’estero, nei paesi che non hanno stipulato con l’Italia convenzioni in materia di sicurezza sociale; Periodi di lavoro dipendente privi di contribuzione, che non è possibili  pagare regolarmente, dopo l’intervento della prescrizione; Il periodo di gravidanza facoltativa al di fuori del rapporto di lavoro; Il congedo per gravi motivi familiari;  

Da quando decorre? 

Gli effetti della ricostituzione sono ricondotti alla decorrenza originaria della pensione. In ricalcolo si effettua come se la contribuzione aggiuntiva fosse presente al momento del pensionamento, con diritto alla corresponsione di eventuali somme arretrate.

 Come fare domanda?

  • Accedendo al sito dell’Inps, mediante il servizio dedicato;
  • Rivolgendosi ai patronati che offrono assistenza gratuita nella compilazione e l’invio della richiesta. (ub)

[Ugo Bianco è presidente dell’Associazione Nazionale Sociologi – Dipartimento Calabria]

 

PILLOLE DI PREVIDENZA / Ugo Bianco: Il supplemento pensione

di UGO BIANCOEsistono molti lavoratori che raggiungono il traguardo della pensione e continuano a svolgere un’attività lavorativa. Svariati sono i settori interessati a questo fenomeno. Per esempio, i lavoratori autonomi “artigiani”, che in ottemperanza all’obbligatorietà della contribuzione, dopo la tanto desiderata rendita, accrescono il proprio montante contributivo continuando a lavorare. In questo caso, ai sensi dell’articolo 7 della legge 155/1981, dopo un tempo stabilito, che a breve descriverò, possono richiedere un ricalcolo della pensione. In base alla contribuzione aggiuntiva, versata dopo la decorrenza della pensione, si ottiene un aumento sul rateo mensile. Mi riferisco al supplemento di pensione come prerogativa per aumentare il reddito disponibile.

Chi ha diritto al supplemento e quando si presenta la domanda?

La tabella sottostante è uno strumento utile per chiarire questo tipo di interrogativi:

 Termine ordinario  Termine breve
Lavoratori iscritti all’Assicurazione Generale obbligatoria (lavoratori dipendenti del settore privato e autonomi) Dopo 5 anni dalla decorrenza della pensione o dal precedente  supplemento. Non importa il raggiungimento dell’età di pensione di vecchiaia Dopo 2 anni dalla decorrenza della pensione o dal precedente supplemento, purché sia stata raggiunta l’età della pensione di vecchiaia. Si può richiedere una sola volta
                   Gestione separata Dopo 5 anni dalla decorrenza della pensione o dal precedente supplemento. Non importa il raggiungimento dell’età di pensione di vecchiaia Dopo 2 anni dalla decorrenza della pensione o dal precedente supplemento, purché sia stata raggiunta l’età della pensione di vecchiaia. Si può richiedere una sola volta
Fondi sostitutivi (Lavoratori iscritti ai fondi: trasporto, telefonici, elettrici e volo)  Non previsto  Non previsto
Fondi esclusi dell’ago (Dipendenti Statali o degli enti locali)             

  Non previsto

 Non previsto
Casse professionali 

(Liberi professionisti)

Dipende dal regolamento della Cassa. In genere si ha diritto dopo due o tre anni dalla decorrenza della pensione o dal precedente supplemento Dipende dal regolamento della Cassa. In genere si ha diritto dopo due o tre anni dalla decorrenza della pensione o dal precedente supplemento

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PILLOLE DI PREVIDENZA / Ugo Bianco: La ricongiunzione, l’opzione per massimizzare la pensione futura

di UGO BIANCONel panorama previdenziale italiano la ricongiunzione è un’opzione fondamentale che consente ai lavoratori di unificare spezzoni di contribuzione, provenienti da diverse gestioni, in un unico fondo. Questa opportunità, regolata dalla legge 29/79, consente di beneficiare di una sola pensione più cospicua. Essa si richiede con apposita domanda quando l’assicurato possiede almeno due gestioni previdenziali nel corso della vita lavorativa. I contributi da ricongiungere non devono avere originato una pensione.

Esistono due tipologie principali di ricongiunzione. Si differenziano tra loro per il trasferimento dei contributi desiderato:

  1. la ricongiunzione, ai sensi dell’articolo 1 della legge 29/79, permette di trasferire nel Fondo Pensione Lavoratori Dipendenti (Fpld) tutti gli altri contributi posseduti in gestioni sostitutive, esclusive o esonerative dell’Ago, come ad esempio l’ex Inpdap, i fondi speciali ferrovia, volo, telefonici, o nella gestione speciale dei lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti). Questo tipo di ricongiunzione era inizialmente gratuito, ma con l’emanazione della legge 122/2010 è divenuta onerosa.
  2. la ricongiunzione, ai sensi dell’articolo 2 della legge 29/79, consente di trasferire la contribuzione del Fondo Pensione Lavoratori Dipendenti (FPLD) verso altre gestioni sostitutive, esclusive o esonerative dell’assicurazione obbligatoria (ad esempio ex-Inpdap, ferrovie, volo, elettrici, telefonici) o nella gestione speciale dei lavoratori autonomi. 

Affinché la domanda di ricongiunzione possa avere esito positivo è necessario possedere almeno cinque anni di contribuzione come lavoratore dipendente. 

Il processo di ricongiunzione prevede alcune fasi: Domanda di ricongiunzione: L’interessato deve presentare una richiesta formale al fondo pensione presso cui desidera unificare i contributi. Questa domanda deve essere accuratamente compilata e presentata secondo le procedure stabilite dal fondo pensione o dall’ente previdenziale competente; Valutazione della richiesta: Dopo aver ricevuto la domanda, il fondo pensione valuta la richiesta verificando la completezza dei documenti presentati e l’ammissibilità della ricongiunzione; Unificazione dei contributi: Una volta accettata la richiesta, i periodi di contribuzione lavorativa presso i differenti fondi pensione vengono uniti in un unico periodo di contribuzione.

Calcolo della pensione: Con i contributi unificati, viene calcolato il diritto pensionistico complessivo, tenendo conto dei criteri e delle regole previste dal sistema pensionistico vigente.

È importante sottolineare che la domanda di ricongiunzione può essere presentata una sola volta durante la carriera lavorativa, a meno che non trascorrano almeno 10 anni tra una prima e una seconda richiesta. I costi della ricongiunzione variano a seconda dei casi. In alcuni, come la ricongiunzione prevista dall’articolo 1 della legge 29/79 (ad esempio, da Inpdap a Inps), non ci sono oneri per il lavoratore. In altri, la ricongiunzione, regolata dall’articolo 2 della legge 29/79 (ad esempio, da Inps a Inpdap), riserva costi elevati che dipendono dalla quantità dei contributi da trasferire, dall’età e dalla retribuzione del lavoratore alla data della domanda. 

 

[Ugo Bianco è Presidente Associazione Nazionale Sociologi – Dipartimento Calabria]

PILLOLE DI PREVIDENZA / Ugo Bianco: La pensione supplementare, un beneficio economico aggiuntivo

di UGO BIANCOLa pensione supplementare è una prestazione economica erogata al pensionato che intende utilizzare separatamente i contributi previdenziale diversi da quelli che hanno dato origine alla pensione principale. Ciò avviene quando la contribuzione della singola gestione non è sufficienti per ottenere una prestazione in autonomia.

In questa circostanza, qualora non si opta per la ricongiunzione, la totalizzazione o cumulo, si potrà ottenere una seconda rendita. Il pagamento non avviene in modo automatico, ma è necessario fare domanda all’Inps. In questo articolo, esploreremo i destinatari, i requisiti ed il calcolo dell’importo di questo ulteriore trattamento pensionistico.

Chi può richiedere la pensione supplementare?

È destinata ai titolari di una pensione principale a carico: dei Fondi Ago (fondo lavoratori dipendenti e gestioni speciali degli autonomi). In questo caso è consentito ricevere il rateo qualora l’ulteriore contribuzione è versata nella gestione separata. Per quanto riguarda i liberi professionisti, le casse professionali possono riconoscere una pensione supplementare se è prevista dal loro regolamento interno; dei Fondi Sostitutivi, come ad esempio il Fondo trasporti, il Fondo Dazio, il Fondo Volo. Il pensionato può usufruire dell’ulteriore prestazione per la contribuzione che si trova nel Fondo AGO, nella GS (gestione separata), Inpgi ed Ex Enpals. Per le casse professionali vale la stessa regola descritta sopra; dei Fondi Esclusivi, a cui sono iscritti la maggior parte dei lavoratori pubblici, i dipendenti delle poste ed il personale ferroviario iscritto al Fondo Speciale delle Ferrovie dello Stato; delle Casse professionali, come ad esempio avvocati, commercialisti e medici, che hanno versato somme nella GS (gestione separata).  

Quali sono i requisiti?

Per ottenere l’ulteriore assegno pensionistico è necessario soddisfare alcuni requisiti chiave: essere titolare di una pensione a carico di un fondo Ago, di un Fondo Sostitutivo, Esclusivo o di una Cassa Professionale; avere almeno un contributo settimanale nel fondo in cui si richiede la pensione supplementare; non avere maturato il requisito minimo per la pensione ordinaria nel fondo dove si richiede la pensione supplementare; Avere l’età per la pensione di vecchiaia secondo la legge Fornero. Nel 2024 è fissata a 67 anni d’età.

Come viene calcolata?

Il calcolo dell’importo della pensione supplementare è un processo complesso che tiene conto di diversi fattori. In generale, da una maggiore l’anzianità contributiva e retributiva ne scaturisce un l’importo mensile più cospicuo. Il calcolo specifico varia a seconda del sistema pensionistico a cui il lavoratore è assoggettato:

Sistema Retributivo: Per coloro che hanno almeno 18 anni di contributi versati entro il 31 dicembre 1995, l’importo della pensione supplementare viene calcolato sulla base della contribuzione versata fino al 31 dicembre 2011 utilizzando il sistema retributivo. In questo calcolo, si considera l’anzianità contributiva e la retribuzione media degli ultimi anni lavorativi. Coefficienti stabiliti per legge, che variano in base all’anno di pensionamento, sono applicati per determinare l’importo finale della pensione supplementare.

Sistema Misto: Per i lavoratori che hanno iniziato a lavorare entro il 31 dicembre 1995, ma con meno di 18 anni di contribuiti a questa data, il sistema misto combina elementi del retributivo fino al 31 dicembre 1995 e del contributivo dal 1° gennaio 1996. 

Sistema Contributivo: Per coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996, l’importo della pensione supplementare dipende interamente dai contributi versati nell’intera vita lavorativa, dall’età al momento del pensionamento e dal relativo coefficiente di trasformazione. 

Da quando decorre?

Per quanto riguarda i tempi, la prestazione supplementare inizia a decorrere dal mese successivo alla presentazione della domanda amministrativa.

È importante sottolineare che la pensione supplementare non può essere integrata al trattamento minimo previsto dall’articolo 7 della legge 155/1981. (ub)

[Ugo Bianco è presidente dell’Associazione Nazionale Sociologi – Dipartimento Calabria]

PILLOLE DI PREVIDENZA / La pensione di inabilità previdenziale

di BIANCO UGOÈ una prestazione economica erogata dall’Inps a seguito del riconoscimento di un’assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa a causa di infermità fisiche o mentali (100 % di invalidità). Prima di spiegare quali sono gli altri requisiti, occorre partire dalla netta differenza, prevista dal nostro ordinamento, tra l’inabile con o senza contributi previdenziali. Nel primo caso parliamo di inabilità ai sensi della legge 222/1984, istituito di tipo previdenziale, di cui ci occuperemo tra poco. Nel secondo caso mi riferisco, alla pensione di invalidità civile regolata dall’articolo 12 delle legge 118/1971 che ha carattere di prestazione assistenziale e subordinata al possesso di limiti reddituale.

Ovviamente il riconoscimento delle condizioni sanitarie è affidato a due differenti commissioni mediche istituite presso l’Inps di competenza. Chi può fare richiesta dell’inabilità previdenziale? Tutti i lavoratori dipendenti iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (AGO), ai fondi sostitutivi, alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi (commercianti, artigiani e coltivatori diretti) e gli iscritti alla gestione separata. Quanti contribuiti previdenziali occorrono? Il richiedente deve possedere un’anzianità assicurativa, alla data della domanda, di almeno cinque anni di contribuzione dall’inizio della carriera lavorativa e un’anzianità contributiva di almeno tre anni di contributi negli ultimi cinque, anche non continuativi.

È necessario ricordare che il requisito contributivo può essere perfezionato anche totalizzando i contributi versati in vari fondi di previdenza. Quali sono le incompatibilità? La pensione di inabilità è incompatibile con qualsiasi attività lavorativa sia subordinata che autonoma, effettuata anche all’estero. Fondamentale è la cancellazione dagli elenchi anagrafici degli operai agricoli, degli elenchi nominativi dei lavoratori autonomi e degli albi professionali. E la durata? La prestazione non ha una scadenza specifica.

Nonostante ciò, per iniziativa dell’Inps, può essere soggetta a revisione, ai sensi dell’art. 9 della legge 222/1984. A conclusione di questo procedimento, la pensione può essere confermata, o trasformata in assegno ordinario di invalidità, qualora dalla documentazione esibita alla commissione medica attesta un grado di invalidità inferiore al 100 % e superiore a due terzi). Nel caso è palese un pieno recupero della capacità lavorativa, a più di un terzo, si applica l’istituto della revoca che consente al lavoratore di rientrare nuovamente nel mondo del lavoro. (bu)

[Bianco Ugo è presidente dell’Associazione Nazionale Sociologi – Dipartimento Calabria]