di SANTO STRATI – Un bel progetto, anzi bellissimo e convincente: l’audizione ieri mattina, a Roma, al Ministero della Cultura per l’assegnazione del titolo di “Capitale della Cultura 2027” si è trasformata in un’avvincente performance che ha “sedotto” la Commissione. Presa letteralmente per la gola e il naso (tra bergamotti di Reggio Calabria freschissimi e le leccornie dell’insuperabile superchef Filippo Cogliandro) ma anche conquistata negli altri sensi, grazie a un video superbo e formidabile e a un inno musicalmente eccellente.
Reggio ha, dunque, mostrato chiaramente di possedere tutti i requisiti per conquistare l’importante riconoscimento. Al di là del milione di euro che il Ministero assegna alla città vincitrice, è il titolo che conta e, nel caso di Reggio, sarebbe il giusto premio per un davvero ottimo lavoro di squadra. Sono d’obbligo i complimenti al sindaco Giuseppe Falcomatà e al suo staff.
Non poteva esserci presentazione migliore e più efficace, con testimonial di grande spessore (l’ex ministro Andrea Riccardi e Roberto Vecchioni – che non sono calabresi) e, soprattutto, il pieno e convinto appoggio di tutta la Calabria. Chi avrebbe mai creduto che Catanzaro o Cosenza arrivassero a tifare Reggio? È questa – se vogliamo – la vera vittoria (intanto morale) della Città dello Stretto. È il segnale che l’idea di fare rete, forse, finalmente, è stata recepita da tutto il territorio calabrese: uniti si vince e non è uno slogan politico, è la naturale conseguenza di una terra che comincia ad avere – attraverso i suoi governanti – una visione di futuro, dove non c’è posto per i localismi e i tronfi campanilismi degli anni passati.
La Calabria, attraverso questa candidatura, sta mostrando di avere raggiunto la giusta maturità per esigere, anzi pretendere quanto le spetta da sempre. Uno sviluppo omogeneo che ha come cardine la cultura e una crescita del territorio che valorizzi non soltanto il paesaggio e il patrimonio artistico e archeologico, ma anche la bellezza dei borghi, la ricchezza delle tradizioni, la cucina e la gastronomia e, non da ultimo, il capitale umano. È quest’ultimo l’elemento centrale di qualsiasi idea di sviluppo: poter utilizzare, offrendo adeguate opportunità, il grande serbatoio di giovani costretti ad andar via.Incentivando la “tornanza”, ovvero il rientro dei giovani cervelli allevati a pane e sapere nelle nostre eccellenti Università e poi “regalati” al Nord, all’Europa, al mondo. Le famiglie si sono indebitate per farli studiare, questi ragazzi, che hanno mostrato da subito capacità e competenza (non si spiegherebbe perché trovano subito lavoro altrove) e le aziende da Roma in su, le multinazionali, se li sono ritrovati a costo zero per quel che riguarda la formazione. L’obiettivo – possibile – è quello di creare occupazione sul territorio per chi non vuole partire e chi vuole rientrare, vuole tornare a respirare aria di casa, a ritrovare affetti e calore. Ed è per questo che la candidatura di Reggio a Capitale della Cultura 2027 rappresenta un punto di svolta, al di là del risultato finale.
Come ha saggiamente sottolineato a Calabria.Live l’assessore comunale Giovanni Latella (se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo uno come lui, per come si spende per la città) siamo davanti a una nuova rinascita, non più Reggio “bella e gentile” né nuove “primavere”, bensì un vero e proprio “Rinascimento Mediterraneo” che coglie il battito di un cuore forte e generoso, quello di Reggio, vera culla del “Mare Nostrum”. Al centro del Mediterraneo, convogliatrice di culture dei Paesi che vi si affacciano,e autonomamente fabbrica di cultura, forte dei suoi 2755 anni dalla fondazione (730 aC). Faro della civiltà magnogreca che ha sparso per il mondo i semi della democrazia e della conoscenza.
La cultura è di casa, a Reggio, come in tutta la Calabria: ogni angolo è un set naturale per girarci centinaia di film, ovvero il luogo ideale per accogliere e abbracciare genti e culture diverse, nel rispetto totale della persona. Nel solco degli insegnamenti dei grandi Pitagora e Zaleuco ma anche dei filosofi (Campanella, Gioacchino da Fiore, Barlaam, Leonzio Pilato, etc) che hanno tracciato un percorso straordinario di conoscenza e di cultura.
Il sindaco Falcomatà e il suo staff hanno fatto un ottimo lavoro, incantando la commissione degli esperti del ministero, con le immagini, i suoni, le testimonianze dei protagonisti di questo nuovo “Rinascimento Mediterraneo” (copyright Giovanni Latella) che ha affascinato con le sue premesse di futuro (e di presente) la Sala Spadolini stracolma di reggini venuti dal capoluogo e di reggini che sono ormai stanziali a Roma. Tutti orgogliosamente presenti, a sottolineare l’intensità del messaggio che si è voluto portare a Roma: al di là del titolo (che ci starebbe tutto, intendiamoci!) Reggio è già “capitale” della cultura e vuole – finalmente – farlo sapere al mondo. Forte dei suoi secoli di storia, di guerre, di invasioni, di dominazioni e della ogni volta ritrovata libertà con l’orgoglio della Polis che nessuno mai – in realtà – è riuscito a piegare. Forte del patrimonio artistico, custodito al Museo dei Bronzi, vera reggia dell’antichità, che racconta la storia millenaria della città e le sue origini megalitiche di migliaia di anni. Forte di un capitale umano che vuole affermare la propria intelligenza e regalare alla città, ovvero alla regione tutta, competenza e conoscenza, per far crescere, stavolta davvero, una terra bellissima e sfortunata. Dovrebbe essere la California d’Europa, la Calabria, un “giardino” incantato dove tra mari e monti fiorisce una vita degna di tale nome. Un clima magnifico (ideale per far arrivare pensionati di tutta Europa), borghi meravigliosi che chiedono solo di essere semplicemente valorizzati per diventare accoglienti e meta preferita di un turismo non più mordi e fuggi, bensì “lento” e portatore di ricchezza.
Allora, il dossier esposto ieri al Ministero diventa un punto di partenza essenziale di una Città, ma anche di una Regione che vuole diventare protagonista. È stato un successo (peccato per l’assenza del Governatore Occhiuto, che era comunque a Roma: avrebbe testimoniato l’impegno della Regione a sostenere questa importante candidatura) e il 28 marzo si saprà chi porta a casa il titolo.
Un titolo di per sé significativo e propulsore di un impegno che non può che crescere. Falcomatà ha giocato benissimo le sue carte: è stato preciso, pacato, puntuale. Convincente affabulatore di una partita che – obiettivamente – non trova rivali (la scelta, temo, risentirà anche della ragione politica…) e regista accorto di una performance eccellente. Assegnando al superchef Filippo Cogliandro il ruolo di ostelliere (a evidenziare il senso innato di accoglienza dei calabresi) nonché di fine pasticciere che ha distribuito Bergamotti di Reggio Calabria freschi e profumatissimi e leccornie dolciarie al bergamotto che hanno conquistato l’olfatto e il palato.
Ospiti in prima fila Santo Versace e la senatrice Giusy Versace, testimonial in video Andrea Riccardi, già ministro e presidente della Comunità di Sant’Egidio, Roberto Vecchioni, la Rettrice della Sapienza Antonella Polimeni. Riccardi e Vecchioni non sono calabresi, eppure hanno speso elogi e sostenuto con convinzione la candidatura di Reggio, ma il vero asso nella manica Falcomatà lo ha gettato nelle battute finali, affidate a due ragazzi Biagio Consiglio e Chiara Luppino, campioni nazionali delle Olimpiadi di Filosofia e Astronomia. Nelle loro parole il vero significato dell’offerta culturale che Reggio si propone di spargere oltre i confini metropolitani: uno sguardo al futuro guardando, con tanto orgoglio, al passato.
Riccardi, in collegamento dall’Indonesia, ha voluto sostenere il ruolo centrale nel Mediterraneo della città: «In questo momento storico difficile, un’epoca nella quale si alzano barriere e nuove guerre dividono i popoli, Reggio Calabria ha tutti i requisiti per portare avanti l’impegno di una capitale della cultura proiezione dell’Italia nel Mediterraneo. C’è bisogno di investire sulla cultura di un mare di conflitti che ha bisogno di acque di pace. Reggio nella sua storia ha ramificazioni con i cromosomi di tanti popoli del Mediterraneo. È una città aperta a comprendere e cogliere, il suo lungomare non è un muro ma un abbraccio».
Bella anche l’introduzione della giornalista Annalisa Cuzzocrea (inviata di Repubblica) che ha vantato i suoi natali reggini e ha guidato con abilità i vari interventi espositivi affidati alla dirigente comunale Luisa Nipote, la direttrice dell’Archivio di Stato Angela Puleio, Ninni Tramontana, presidente della Camera di Commercio e, infine, il direttore del Museo Archeologico, Fabrizio Sudano. È stato un susseguirsi di visioni e progetti, tutti realizzabili, che danno spessore al programma indicato nel dossier per la candidatura. Quest’ultimo – è stato osservato dalla Commissione – non ha illustrato adeguatamente le cifre milionarie impegnate nella città (solo 121 milioni per il Museo del Mare, ovvero delle Culture del Mediterraneo che vedrà la luce proprio nel 2027), ma Falcomatà ha sciorinato una serie di slides illustrando non solo la capacità di spesa ma anche la sostenibilità della stessa, con indicazione delle relative coperture finanziarie: « Nel dossier – ha detto Falcomatà – non si parla di tutti gli investimenti perché è un fascicolo per fortuna cresciuto nel tempo, dall’inizio della candidatura all’arrivo poi in finale con vari atti di Comune e Città Metropolitana. Gli investimenti potrebbero aumentare ancora».
Falcomatà aveva esordito dicendo che «dieci anni fa non avremmo potuto partecipare a questo progetto, non c’erano le condizioni. Adesso lo facciamo avendo già iniziato un programma che investe sulle radici e la storia, perché sappiamo di non avere potenzialità industriali. Ma tante opere di rigenerazione sono partite e andranno avanti con risultati importanti e visibili. Reggio oggi non è più un punto di passaggio ma una destinazione, come nel passato, nel quale c’è l’ispirazione di questo progetto».
In apertura, il sindaco ha parlato subito del Bergamotto di Reggio Calabria per una simpatica analogia con la città: «Vi invito a sentirne il profumo – ha detto alla Commissione – a graffiarlo, a testare la sua buccia aspra che cela una ricchezza di sapore. Hanno provato a riprodurlo in laboratorio ma non ci sono riusciti. E il Bergamotto – ha sottolineato – cresce solo nella provincia di Reggio». E dal bergamotto è partito il gioco sensoriale: olfatto, gusto, udito, tatto, ma anche solidarietà, nel nome di don Italo Calabro (futuro santo) il cui slogan a 360 gradi era “mai nessuno escluso mai”. Inclusione e coesione, accoglienza e fratellanza, elementi di distinzione di «una città che è caduta più volte, ma si è sempre poi rialzata con estrema fierezza». Una città che conosce l’emigrazione e declina i suoi sentimenti di accoglienza, pace e fraternità con tutti.
Bello, suggestivo e ricco di emozioni il filmato di tre minuti che ha aperto la sessione d’ “esame”: anche queste immagini hanno impressionato favorevolmente la Commissione e tra il pubblico è scappata anche qualche autentica lacrimuccia, soprattutto tra i calabro-romani. La Calabria nel cuore prevale sempre, anche nell’esecuzione dell’inno che ha chiuso la sessione: composto da Girolamo De Raco e Alessandro Tirotta ed eseguito dall’Orchestra e coro del Teatro Cilea. Un inno alla gioia di una città indubbiamente da amare. (s)