Mercoledì sarà aperto al pubblico “Draghe e Principesse: viaggio nel mondo magico delle fiabe calabresi”, il laboratorio teatrale avviato il 12 febbraio, a cura di Ester Tatangelo e Stefano Cuzzocrea nella Casa Circondariale di Castrovillari e che vede coinvolte le detenute.
Il laboratorio, finanziato dall’8 per Mille della Chiesa Evangelica Valdese, è promosso dall’associazione Hermit Crab, in collaborazione con Associazione I Frati (Ex Convento) di Belmonte Calabro, e la Casa Circondariale di Castrovillari.
Il laboratorio è ispirato alla raccolta di fiabe di tradizione orale dello studioso calabrese Letterio di Francia e dagli studi del filosofo Bruno Bettelheim, autore de “Il mondo incantato”, in cui analizza le fiabe della tradizione europea tramite una lettura psicoanalitica di matrice freudiana e junghiana.
«Per le donne beneficiarie del progetto, il teatro è stato un vero e proprio incontro: non lo hanno cercato, ma si sono ritrovate nello stesso luogo in maniera fortuita, e da lì si è generata la scelta di accogliere, conoscere, aprirsi all’esplorazione», hanno spiegato Tatangelo e Cuzzocrea.
«Siamo riusciti a coinvolgere 10 partecipanti con picchi di 15 – hanno proseguito – un numero alto di donne rispetto alla media registrata negli ultimi anni, a partire dal 2020, che ha segnato un calo netto della motivazione della popolazione carceraria, sempre più refrattaria a impegnarsi in attività di formazione, come osservato dal personale penitenziario. La maggior parte di queste donne non avevano mai pensato di mettersi in gioco per andare in scena, ma alla fine anche le più riservate hanno scelto di partecipare all’apertura».
«È stato un percorso di scoperte, di cadute, ma anche di divertimento – hanno detto ancora –. Giorno dopo giorno si è instaurata una fiducia reciproca, costruita attraverso pratiche teatrali che hanno trasformato la percezione di sé delle beneficiarie del percorso».
Il lavoro è stato incentrato sulla fiaba “Chioccia d’Oro”, una versione calabrese di Biancaneve, esplorata con le donne attraverso una narrazione collettiva. Le fiabe hanno il potere di illustrare percorsi di cambiamento e iniziazione, ci raccontano che tutto dipende da noi, dalla nostra volontà di avviare il processo di trasformazione. Come quella di Biancaneve, che descrive il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, tramite un racconto che si avvale di una simbologia, che è respiro dell’immaginario collettivo.
«Ogni incontro con il gruppo di donne è stato un’occasione per trasmettere elementi della pratica teatrale: tecniche per gestire l’ansia, riconoscere le emozioni, trasformarle, liberando il corpo attraverso il training fisico, sublimando l’inquietudine attraverso il gioco, imparando ad ascoltarsi e a connettere il proprio mondo introspettivo con il mondo esterno. Strumenti utili non solo sulla scena, ma anche nella vita, dentro e fuori dal carcere», hanno raccontato ancora i due artisti, colpiti positivamente dal clima di ascolto e dalla disponibilità che connotano l’interazione tra il personale della Casa Circondariale di Castrovillari e le detenute, che vivono una condizione favorevole, rispetto ad altri istituti penitenziari italiani.
A Castrovillari non ci sono problemi di sovraffollamento, ogni detenuta ha il suo spazio necessario, oltre alla possibilità di frequentare la scuola ed altre attività di formazione, che creano un ambiente che rende la detenzione più vivibile.
«Il percorso con questo gruppo è stato intenso, forse troppo breve – hanno concluso – e genera in noi il desiderio di curare un progetto più lungo, per avere il tempo necessario affinché emergano con maggiore profondità le potenzialità e la consapevolezza di queste donne. Speriamo che questo progetto possa essere un germoglio, un primo passo verso una nuova fiducia in loro stesse e nelle loro capacità di trasformazione».