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“Houston, abbiamo un problema”, che inizi una nuova avventura per rendere più grande l'Unical

“Houston, abbiamo un problema”, che inizi una nuova avventura per rendere più grande l’Unical

di FRANCO BARTUCCIBocciato e ritirato da Forza Italia al Senato l’emendamento costruito per prorogare il mandato del Rettore Nicola Leone fino al 31 dicembre 2027, per la comunità (docenti, non docenti e studenti) dell’Università della Calabria inizia, come il finale del film “Via col vento”, un “Nuovo giorno”, con l’auspicio che sia impostato per vivere una nuova avventura nella costruzione di una Università a dimensione umana e più grande.

Intanto è bene partire da una considerazione e valutazione dei fatti, trattandosi per noi giornalisti che viviamo l’anno Giubilare della “Speranza”, che deve avere, su invito di Papa Francesco, come motivazione forte la ricerca della “verità”, per raccontarla e testimoniarla in modo da partecipare alla realizzazione di una società più giusta ed equa e a maggior ragione una comunità universitaria.

Parto dai numerosi colloqui e messaggi ricevuti, all’indomani della conclusione della vicenda, da conoscenti ed amici che mi hanno posto questa prima domanda: “Perché Latorre sì e Leone no?”. Come noto il Rettore Giovanni Latorre nel 2004 portò, in virtù della legge sull’autonomia universitaria del 9 maggio 1989, n. 168 e del suo secondo statuto del 1997 e, quindi, del 2004, il Senato Accademico allargato a modificare l’articolo che prevedeva la durata e il numero dei mandati rettorali. Venivano, infatti previsti due mandati con durata quadriennale ed il senato accademico allargato ne autorizzò un terzo di durata quadriennale, che fece regolarmente, con l’aggiunta di altri due anni per effetto dell’entrata in vigore della legge di riforma universitaria, nota come legge Gelmini, del 30 dicembre 2010, n. 240.

Una legge, quest’ultima, che ha stabilito la durata del mandato rettorale in sei anni massino, così come è stata la durata del mandato del Rettore Gino Crisci dal 2013 al 2019. Con un aggravante a parer mio, che penalizzò le specificità e gli effetti della legge istitutiva dell’Università della Calabria, che nessuno seppe difendere e tutelare all’epoca.

Mi riferisco alla chiusura delle Facoltà a vantaggio dei dipartimenti che da 21 furono scesi a 13, ma soprattutto con l’eliminazione del consiglio di amministrazione del Centro Residenziale che ne faceva perdere per molteplici aspetti la sua autonomia gestionale, tradendo così il suo progetto originario. Alla luce di tutto ciò, quel terzo mandato del rettore Latorre, cercato con la modifica dell’articolo specifico dello Statuto, è stato di scarso mordente che ha influito nei rapporti e sulle tensioni ideali dello stesso Ateneo.

Mentre la modifica dello Statuto per consentire al rettore uscente Latorre il terzo mandato fu un fatto interno all’Università ampiamente dibattuto democraticamente, attraverso le assemblee di ateneo e gli stessi organismi accademici e studenteschi, l’emendamento della proroga del rettore Leone non è stato altro che un accordo segreto tra lo stesso rettore e il presidente della regione Roberto Occhiuto dando valore al contenuto della lettera dei professori Cersosimo e Costabile, di cui a seguire.

L’emendamento predisposto dai tre senatori di Forza Italia su sollecitazione del Presidente della Giunta regionale della Calabria, Roberto Occhiuto, è stato con precisione contestato attraverso una lettera che i professori onorari Domenico Cersosimo e Antonello Costabile hanno inoltrato ai colleghi del corpo accademico dell’UniCal, nella quale riconoscevano la gravità dell’iniziativa, invitandoli ad esprimere tutta la loro contrarietà: «La proroga biennale, per legge, del mandato rettorale – hanno scritto – rappresenterebbe, comunque la si voglia intendere, un “commissariamento” dell’Unical: infatti, la fonte di legittimazione democratica del Rettore passerebbe dal corpo elettorale dell’Ateneo (docenti, ricercatori, personale tecnico-amministrativo, studenti) direttamente alla politica nazionale, stravolgendo le regole elettorali che presiedono a tale incarico. Si tratterebbe, dunque, di un grave vulnus istituzionale, di una sospensione immotivata del diritto della comunità accademica di scegliere, attraverso il voto, il proprio Rettore». (Continua) (fb)