IN CALABRIA È “EMERGENZA MINORILE”:
ATTUARE I LORO DIRITTI, NON DECLAMARLI

di ANTONIETTA MARIA STRATI – In Calabria è emergenza “minorile”. «Non basta declamare i diritti dei minori, ma ne occorre l’attuazione e, dunque, impegno e risorse umane ed economiche», ha detto il presidente del Tribunale per i Minorenni di Catanzaro, Teresa Chiodo, evidenziando come «la carenza delle strutture socio-sanitarie per minori sia un problema nazionale e non solo della nostra Regione».

Un’emergenza non “nuova” in Calabria, ma che merita tutta l’attenzione possibile delle istituzioni, ed ecco perché c’è bisogno di «fare rete e di proporre alla Regione l’istituzione di strutture sanitarie residenziali specialistiche per quella che si configura come un’emergenza minorile», propone Chiodo nel corso del convegno dedicato proprio alla tutela dei più piccoli promosso dalla Fondazione Città Solidale.

Tanti gli esperti e le personalità istituzionali che si sono confrontate sull’applicazione delle linee di indirizzo per l’accoglienza nei servizi residenziali per minorenni, approvate l’8 febbraio 2024 in Conferenza unificata, che «non si sostituiscono alle normative generali, ma costituiscono strumenti di indirizzo e coordinamento a livello nazionale volti a sostenere, qualificare e dare unitarietà agli interventi su tutto il territorio nazionale», ha spiegato Padre Piero Puglisi, presidente di Fondazione Città Solidale, relazionando sull’impegno della sua ETS per i minori.

Linee – ha spiegato Gianni Fulvi, presidente coordinamento Nazionale delle Comunità di tipo familiare per i Minorenni – «che devono essere recepite in primis dalle comunità stesse per poi chiederne l’applicazione agli enti locali».

«Attualmente sono state recepite solo dalla Regione Lazio e la regione Calabria è ferma alle Linee di indirizzo sull’affidamento familiare», ha denunciato Fulvi.

«La Regione sta approfondendo le linee guida e si sta realizzando un tavolo sull’integrazione socio-sanitaria proprio in vista dei nuovi scenari», ha spiegato Renato Gaspari, coordinatore tecnico della commissione Politiche Sociali della Conferenza delle Regioni e delle Provincie.

Si è discusso, poi, delle modalità di approccio alle problematiche che investono la fase dell’infanzia e dell’adolescenza con una lettura scientifica effettuata alla dott.ssa Francesca Felicia Operto, neuropsichiatra infantile dell’UMG di Catanzaro, che ha parlato di prevenzione e della necessità di trasformare la teoria in una buona prassi.

Pasquale Neri, portavoce del Forum del Terzo Settore, ha parlato del ruolo del Terzo Settore, in un’ottica di collaborazione e di corresponsabilità, termine citato nelle linee di indirizzo e dimensione che si può esercitare e vivere solo in un’ottica di multidisciplinarietà e attraverso un accompagnamento quotidiano.

L’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Catanzaro, Nunzio Belcaro, ha parlato dell’integrazione sociosanitaria e dei vantaggi legati alla multidisciplinarietà nei diversi ambiti territoriali. Citando Benjamin “La Geografia arriva prima della Storia”,

Belcaro ha proposto la costituzione di cinque Hub fisici in cui sociale, sanità, trovino una convergenza e attraverso i processi dal basso, si ascolti il territorio più di quanto lo si faccia in tavoli tecnici e istituzionali.

Sonia Bruzzese, per l’ATS Caulonia, ha raccontato il Progetto Quadro e l’insieme coordinato e integrato degli interventi sociali, sanitari ed educativi parlando di appropriatezza di scelta della comunità ospitante, di presa in carico della famiglia, di integrazione dei diversi servizi per i bisogni multipli dei ragazzi.

Andrea Canale, per l’ATS di Reggio Calabria, ha precisato il ruolo dell’Ambito Territoriale Sociale e la peculiarità del contesto locale, facendo un quadro della Città di Reggio Calabria anche dei servizi semiresidenziali.

Lucia Rosanò, referente dell’equipe multidisciplinare dell’ATS di Soverato, ha parlato dell’opera svolta per l’interesse del minore e della centralità di un progetto familiare nel lavoro di cura con il minore in protezione.

Antonio Marziale, Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria, ha riflettuto sul ruolo del garante per la tutela dei minori, ruolo, in particolare, di vigilanza per i minori inseriti in contesti comunitari, che spesso diventa impraticabile e per il quale occorre pensare ad un’azione di intesa fra i vari attori.

Rossana Greco, infine, ha delineato il ruolo del Tutore e del Curatore Speciale nel progetto di accoglienza del minore in protezione, in vista della sua esperienza di avvocato e tutore di diversi minori.

In Cittadella, dunque, non è mancato il confronto e il dibattito tra i numerosi operatori presenti, le comunità residenziali, rappresentanti tutto il territorio regionale e le istituzioni.

Il convegno si è concluso con l’impegno delle comunità residenziali per minori di ritrovarsi in un incontro per approfondire, riflettere e individuare piste per un percorso sempre più efficace e virtuoso. (ams)

 

L’allarme dell’Istituto degli Innocenti di Firenze: 600 minori in Calabria attendono una famiglia

Sono 600 i minori in Calabria che attendono una famiglia. Sono i dati allarmanti emersi dai dati dell’Istituto degli Innocenti di Firenze, in cui è stato rilevato come al 31 dicembre 2022, nel territorio regionale dei 600 minori allontanati dalle loro famiglie d’origine e inseriti in servizi residenziali il 10 % rientra nella fascia d’età 0-5 anni, mentre 386 sono stati collocati in affido parentale o etero familiare».

Vi è, quindi, una prevalenza del collocamento dei minori che provengono da famiglie con gravi disagi nei servizi residenziali rispetto ad altre soluzioni, altro dato preoccupante è quello che riferisce che solo per il 17% dei minori allontanati è stato predisposto dai servizi sociali un progetto di accoglienza, di rientro nella famiglia d’origine o di collocamento in affido o in adozione.

Un vuoto che costringe i minori a vivere in un limbo che spesso si può prolungare fino al raggiungimento della maggiore età con gravi conseguenze sulla loro crescita ed il rischio di insorgenza di patologie a causa delle carenze affettive.

Dallo studio emerge che In Calabria solo il 20% degli ambiti territoriali ha attivato centri per l’affido in grado di fornire alle coppie interessate informazioni, sostegno, preparazione, sostegno ed accompagnamento. Ancora senza risposte le problematiche dei minori con bisogni speciali che non trovano famiglie disponibile anche per la mancanza di una rete di servizi di neuropsichiatria in grado di sostenerli.

«Per questo servono nuove risorse professionali e  investimenti anche per la formazione degli operatori e delle famiglie da parte della Regione, della Città Metropolitana, degli ambiti territoriali», scrive il Centro Comunitario Agape, guidato da Mario Nasone, che ha organizzato, per il 27 novembre, una giornata di confronto tra esperti, magistratura minorile, servizi sociali e associazioni e, nel pomeriggio, con le reti associative educative, con le famiglie affidatarie, «che hanno un ruolo decisivo nel promuovere un modello di famiglia aperta».

Relatore principale sarà Marco Giordano, genitore affidatario e docente di Servizio Sociale in varie Università, uno dei massimi esperti nazionale nel settore.     

La giornata di studi, infatti, intende rilanciare i punti qualificanti delle linee guida nazionali sull’affido che non può mai essere quello di separare, ma di riunificare una famiglia in difficoltà. Anzi si dice esplicitamente che l’obiettivo dell’affido è preventivo, perché può prevenire un allontanamento, non certo favorirlo. Priorità è intervenire sulla fascia d’età 0-5 anni dove l’affidamento familiare è sempre da preferire e si dovrebbe puntare a far scomparire l’inserimento nelle strutture d’accoglienza.

Anche per i piccolissimi (0-36) mesi si raccomanda un lavoro in rete per definire procedure e compiti. Meglio se in accordo con l’autorità giudiziaria e nell’ambito di un “progetto neonati” che, come è stato fatto in diverse regioni, preveda il collocamento dei bambini in famiglie affidatarie “ponte”, specificatamente preparate, preferibilmente con propri figli biologici. Si tratta di obiettivi a cui devono concorrere, insieme, servizi sociali e sanitari, autorità giudiziaria minorile chiamati a valorizzare le reti di  associazioni familiari con accordi di programma e protocolli condivisi.                  

Il Centro, poi, ha salutato positivamente «che la giunta regionale della Calabria su iniziativa dell’assessora regionale al Welfare, Caterina Capponi, abbia deliberato recentemente il recepimento delle linee guida nazionali sull’affidamento e l’avvio  di un tavolo di confronto con il coordinamento regionale delle associazioni che si occupano di affido e adozione, ma il ritardo da colmare e notevole e servirebbe una accelerazione delle decisioni come quella relativa alla attivazione del tavolo tecnico regionale che si aspetta ormai da due anni». (rrc)